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La Certosa di Garegnano

Con l’arrivo della Primavera e dei weekend più soleggiati la vostra Vagabonda torna a viaggiare con più assiduità e cerca di dedicare ogni weekend possibile alla scoperta di luoghi meravigliosi e unici nel loro genere: puntando sempre sul turismo di prossimità, insieme a #SuoceriVagabondi e Uomo Moribondo, ho potuto visitare una delle chiese più maestose e imponenti di tutta la grande metropoli di Milano: la Certosa di Garegnano.

Dove: Via Garegnano 28 – Milano
A cura di:  Delegazione FAI Pavia

Storia della Certosa di Garegnano

La Certosa di Garegnano, conosciuta anche come Santa Maria Assunta in Certosa, è forse una delle più suggestive chiese di Milano, nonché una delle più importanti dal punto di vista artistico e architettonico. Fondata il 19 settembre 1349 da Giovanni Visconti (all’epoca arcivescovo e signore della città), fu da sempre un punto di riferimento per credenti, pellegrini e non solo. A quell’epoca Milano non era la grande metropoli di oggi e la Certosa si trovava al di fuori delle mura cittadine, presso il piccolo abitato rurale di Garegnano (da cui prende il nome), oggi totalmente assimilato come quartiere dalla capitale meneghina. La sua posizione non deve insospettirvi, infatti essa fu pensata per permettere ai monaci di vivere in ritiro solitario e secondo il precetto: per consentire l’indipendenza dei suoi abitanti Giovanni Visconti fu oltremodo generoso e la dotò di enormi proprietà terriere e immobiliari che ben potevano contribuire al sostentamento dei Certosini.

La Certosa di Garegnano

La Certosa di Garegnano

I lavori della costruzione furono abbastanza celeri e terminarono nel 1352. Successivamente il complesso si ampliò grazie a nuove dotazioni sempre ben fornite dai Visconti.

La chiesa non godette però sempre di ottima “salute”: trovandosi al di fuori delle mura cittadini, all’interno del Bosco della Merlata, era difatti divenuta preda di banditi e criminali che nel 1449 la saccheggiarono e si impadronirono di molte ricchezze. Negli anni settanta del Cinquecento la Certosa cambiò volto sotto l’attenta direzione di Vincenzo Seregni (già a capo della Fabbrica del Duomo) e proprio a lui si devono alcuni luoghi iconici come il Grande Chiostro (che venne poi distrutto in epoca napoleonica) e il Cortile dell’Elemosina.

Personaggi illustri che visitarono la Certosa

La Certosa di Garegnano non fu una meta importante solo per i pellegrini: diversi personaggi illustri vi si recarono data l’importanza sempre crescente di questo luogo di culto.

Nel 1357 fu raggiunta dall’illustre Francesco Petrarca che ne rimase molto colpito, mentre nel Cinquecento la sua soglia fu varcata da San Bernardino da Siena, da San Carlo Borromeo e da Filippo IV di Spagna. E ancora durante l’Ottocento la Certosa venne visitata da Lord Byron che descrisse la sua magnificenza in una lettera.

Struttura della Certosa

La facciata della Chiesa presenta una moltitudine di elementi riferibili agli stili rinascimentali e barocco composti da statue, obelischi, fregi e fiamme. Tutta la statuaria, a eccezione dell’altorilievo della Maddalena, è realizzata in marmo di Candoglia, lo stesso del Duomo di Milano. Ciò che oggi si può ammirare risponde perfettamente ai dettami della controriforma secondo i quali l’arte doveva portare il fedele a concentrarsi sulla predicazione e alla riflessione sui valori del Credo Cristiano.

L'altare e gli interni della Certosa di Garegnano

L’altare e gli interni della Certosa di Garegnano

La Chiesa possiede un’unica navata con volta a botte ed è dotata di affreschi a dir poco eccezionali: sono due i cicli pittorici, uno di Simone Peterzano, maestro del celebre Caravaggio e il secondo del maggiore interprete del barocco milanese del pieno seicento, Daniele Crespi. Con due nomi di questo calibro non è difficile capire che la Certosa è un vero e proprio capolavoro artistico e non stupisce che anche Byron ne rimase davvero affascinato.

La mia visita alla Certosa di Garegnano

Ho visitato la Certosa di Garegnano durante il mese di Marzo (2023, NdR) insieme a Uomo Moribondo e a #SuoceriVagabondi: avevo visto che la Delegazione del FAI di Pavia promuoveva una visita guidata all’interno di questa splendida chiesa, sconosciuta alla sottoscritta. Appena ho appreso di questa possibilità ho subito contattato i suoceri e insieme, pochi giorni dopo, ci siamo diretti nuovamente a Milano per questa nuova e indimenticabile esperienza.

La nostra guida era una mia vecchia conoscenza, Pierluigi, esperto di storia che già ci aveva accompagnato alla scoperta del suggestivo Castello di Lardirago: mi ha fatto molto piacere ritrovarlo qui avendo già avuto modo di constatare la sua bravura. Non ci restava che tuffarci nelle pieghe del tempo e scoprire le bellezze di questa Certosa davvero monumentale!

Il soffitto della Certosa

Il soffitto della Certosa

Già dal nostro arrivo abbiamo percepito la grandiosità di questa chiesa: nonostante ancora oggi non si trovi nel centro di Milano, ma in una zona piuttosto periferica (ma non per questo isolata), si tratta di un vero e proprio punto di riferimento per gli edifici religiosi non solo della città ma di tutta la Lombardia. Infatti la sua imponenza e la magnificenza dei suoi affreschi non sono davvero seconde a nessuno.

Ammirando gli interni è chiaro come i committenti dei dipinti volessero che tali opere inviassero messaggi ben precisi: attraverso le scene di vita di san Bruno, in particolare, il fedele poteva davvero accostarsi a queste figure religiose anche senza averle mai sentite nominare prima e comprendere il mistero di questa fede così profonda. Non solo San Bruno ma anche Gesù Cristo è protagonista degli affreschi grazie ad alcune scene splendidamente realizzate da Simone Peterzano che raffigurano momenti chiave della vita del Profeta: la Natività, la Crocifissione e l’Ascensione sono solo alcuni esempi.

Lo scopo didattico è molto limpido ancora oggi: il credente doveva entrare e imparare dagli affreschi, un linguaggio diretto che poteva fare breccia in ogni coscienza, un modo di comunicare universale che non ha bisogno di parole ma solo di immagini.

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La colorazione degli affreschi è notevole: lo stato di conservazione è davvero ottimo e sembra che le raffigurazioni siano state dipinte solo pochi anni fa. Una struttura del genere però non deve essere data per scontata: ci sono ancora molti lavori da fare per poterla preservare, in particolare nella Sala Capitolare. Qui infatti sono conservati dei pregevoli stalli in noce risalenti al 1755, opera di Giuseppe Bosso, e un affresco raffigurante San Michele Arcangelo che sconfigge il diavolo di Bernardo Zenale, opera che si discosta totalmente dallo stile manierista-barocco dell’intero complesso.

Di tutto questo tripudio non si può non far menzione della zona che più mi ha colpito, la Cappella del Rosario, realizzata intorno al 1770 da Biagio Bellotti. La decorazione, in stile rococò, raffigura ancora una volta dei momenti sacri per la religione cattolica: nella cupola di trova la Gloria della Vergine, mentre sulle pareti sono affrescati i misteri del rosario: a sinistra i misteri gaudiosi, La visitazione, La nascita di Gesù, La presentazione di Gesù al Tempio, Gesù fra i dottori e la Crocefissione. Di fronte gli altri misteri dolorosi: Gesù nell’orto degli ulivi, La flagellazione di Gesù alla colonna, L’incoronazione di spine, Gesù è caricato della Croce. I dipinti di Bellotti non possono non ricordarmi le splendide opere di Tiepolo, artista che amo profondamente e che posso dire di aver ben ammirato ad esempio a Venezia, presso il Museo del Settecento Veneziano di Ca’ Rezzonico!

Il soffitto della Cappella del Rosario

Il soffitto della Cappella del Rosario

Con questo articolo dedicato a un’altra bellezza milanese posso ancora una volta confermare come Milano sia una delle città d’arte più ricche, soprattutto di luoghi di culto notevoli e di palazzi storici eccezionali. Un patrimonio che spesso sfugge ai detrattori della “cara e vegia Milan”: nonostante queste bellezze senza tempo sento ancora moltissime persone paragonare questa città a uno dei luoghi più tristi e grigi d’Italia, sintomo di una grave superficialità. Milano non è solo innovazione e design ma storia, cultura, incontri ed esperienze uniche, come quella che mi ha portato alla scoperta della Certosa di Garegnano.

La Certosa di Garegnano non è solo un luogo di culto, ma un’opera d’arte preziosa, un viaggio attraverso la bellezza e la fede.

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Commenti

  • 2 Agosto 2023

    Le volte affrescate i questa certosa sono davvero meritevoli. Mi ricordano molto la Cappella d’oro di Gaeta. Mi segno anche questa chicca, così da pianificare un itinerario ad hoc in zona. Grazie della dritta.

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  • 2 Agosto 2023

    Ho sempre pensato che Milano è così grande che non finiresti mai di visitarla! La Certosa di Garegnano non la conoscevo, ma sarà tra le tappe nel prossimo viaggetto in città.

    Rispondi
  • Libera
    2 Agosto 2023

    Penso che gli interni della Certosa di Garegnano siano assolutamente meravigliosi. Meno male che ci hai fatto scoprire questa chicca, non la conoscevo.

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  • Bru
    5 Agosto 2023

    Milano, e come fai a conoscerla tutta ! non avevo mai letto nulla sulla certosa di garegnano e mi meraviglio perché gli interni sono favolosi.

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  • 6 Agosto 2023

    Un luogo che non ho ancora visitato, pur essendo davvero vicino a casa mia! La Cerosa di Garegnano é davvero un capolavoro che ti ringrazio di averci fatto scoprire. Come sempre, stupende le tue foto!

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  • 9 Agosto 2023

    Davvero suggestiva questa certosa e la sua storia, che sinceramente non conoscevo. Gli affreschi mi hanno davvero colpito, sia per i colori e la loro conservazione, che per i nomi dei maestri che li hanno dipinti. Aggiungerò sicuramente questo luogo tra le cose da vedere a Milano. Grazie

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  • 12 Agosto 2023

    Ammetto che in tutte quelle volte che ho avuto la fortuna di essere a Milano non mai visitato questa chiesa.
    Ad ottobre ci torno e stavolta me la segno

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  • 25 Agosto 2023

    Bello il blu degli affreschi, mi sono fermata un pò a guardarlo nelle tue foto, immagino che dal vivo sia ancora più magnetico. Un luogo insolito, hai fatto bene a parlarne, lo merita!

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