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Diario di viaggio: Colonia – Giorno 1

Colonia 1-4 Marzo 2019

Era da tanto che volevo scrivere un nuovo diario di viaggio e finalmente è arrivata la giusta occasione. Benchè questo sia breve e costituito solo da tre giorni, penso sia uno dei più particolari che abbia mai scritto. Colonia, la città del Carnevale e del folklore, la vedetta sul Reno, è la protagonista di questa serie di articoli. Desideravo ardentemente tornare in Germania, chi mi segue lo sa quanto ami questa terra, al punto di sentirmi a casa quando ho l’occasione di visitarla, e quindi mi sono detta: perchè non visitare Colonia? Non ci ero mai stata, ed era ora di rimediare a questa mancanza!

Colonia

Partenza dall’Italia e arrivo a Colonia

Dopo aver pianificato il tutto nei minimi dettagli (leggete il mio articolo a riguardo), è giunto il momento di partire! Viaggiare dopo una giornata di lavoro non è mai il massimo, ma bisogna ottimizzare il tempo per trarne più vantaggi possibili, dunque bando alle ciance, zaino in spalla e valigia alla mano…Si parte! Da Bergamo, io e Gabriele partiamo alla volta di Colonia con un volo diretto di circa 1 ora e 10 minuti con la compagnia di volo RyanAir: è la prima volta che viaggio con loro e devo dire che non mi è dispiaciuto affatto! Con la tariffa “priority” ho potuto portare due bagagli a mano e saltare la fila al banco d’imbarco: un bel vantaggio! Sono così elettrizzata, stavo contando i giorni al mio ritorno in Germania dopo due anni di assenza e non vedevo l’ora di aggiungere un altro Land a quelli già visitati.

Dopo un’ora e dieci di volo un po’ turbolento, arriviamo all’aeroporto di Colonia con tanta voglia di raggiungere il nostro albergo. La prima tappa è però la stazione del treno, o meglio, della S-Bahn che ci porterà direttamente alla stazione centrale della città (Hauptbahnof). Un gentile addetto ci aiuta con i biglietti e in men che non si dica ci troviamo sul treno: con 3 euro a testa raggiungiamo il cuore di Colonia in meno di 20 minuti, ah l’efficienza tedesca come mi mancava!

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La Hauptbahnof

Arrivati in stazione non possiamo non notare la calca che si riversa verso i binari e verso la città, ma siamo davvero troppo stanchi per dare un’occhiata al suo esterno (benchè siamo proprio ai piedi del Duomo), così decidiamo di mangiare qualcosa di caldo e veloce presso il KFC della stazione: siccome in Germania esigo da me stessa di parlare tedesco, ordino la cena proprio nella lingua che amo di più e devo dire che me la sono cavata egregiamente! Incoraggiata dal mio piccolo successo, decido dunque di parlare tedesco ovunque mi è possibile. Dopo una buona e lauta cena a base di pollo fritto e patatine, è ora di dirigerci verso il nostro albergo, l’Hotel im Wasserturm di Colonia, a sole 4 fermate di metro dalla stazione centrale. L’imponenza della struttura, che si trova davvero in una posizione vantaggiosa, ci sorprende: l’ex cisterna dell’acqua è stata trasformata in un hotel di lusso davvero particolare. Finalmente entriamo e ci viene affidata la camera numero 902 al nono piano: la vista della città è sbalorditiva ma ora ciò che ci preme di più è infilarci sotto le coperte, abbiamo proprio bisogno di dormire!

Inizia la vacanza!

Il risveglio con me non è mai tardivo, infatti alle 8 sono già in piedi e ho voglia di visitare la meravigliosa Colonia. Butto giù il povero Gabriele dal letto, che non avrebbe disdegnato un’altra ora di sonno, e ci dirigiamo verso la sala colazioni dell’hotel: un buffet ben assortito e un’accoglienza degna dei migliori alberghi ci attendono! Notiamo come la clientela sia tutta tedesca e come non ci siano nè italiani nè altri visitatori provenienti da altre realtà: questo albergo continua a sorprendermi! Dopo la dolce colazione, prendiamo la metro numerno 18 (o 16, è indifferente) a Poststrasse verso il Duomo, che è la stessa fermata della Stazione Centrale. L’atmosfera carnevalesca si può respirare già sulla metro, dato che incontriamo parecchie persone vestite per l’occasione, di ogni età.

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Arrivati al Duomo notiamo subito la sua imponenza e maestosità. La cattedrale è costruita in stile gotico e si ispira alle chiese di Amiens e di Beauvais: i lavori per la sua costruzione iniziarono il 15 agosto del 1248, giorno in cui l’arcivescovo Corrado di Hochstaden posò la prima pietra. Oltre alla sua magnificenza, incredibile è anche la storia della sua costruzione: infatti, questa durò ben 600 anni e terminò solo nel 1880! L’odierna chiesa venne costruita allo scopo di ospitare le reliquie dei Re Magi. Nel 1880 il completamento di quella che all’epoca era la più grande cattedrale di tutta la Germania venne festeggiato con un grande ed importante evento nazionale a cui presenziò anche il Kaiser Guglielmo I. Con le sue due Torri cuspidate di ben 157 metri d’altezza, è la seconda chiesa più alta dello Stato tedesco dopo il Duomo di Ulma ed è la terza più alta del mondo. La facciata è la più grande del mondo per un edificio religioso.

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Il Duomo resistette a ben 14 bombardamenti che la città subì durante la Seconda Guerra Mondiale: venne comunque danneggiato durante il conflitto e i lavori di restauro terminarono nel 1956. Tutta questa magnificenza e questa fama ci avevano proprio convinto a scegliere Colonia come meta da visitare, tra tutte le città della Germania ma…Non abbiamo potuto visitare il Duomo.

La brutta notizia

Ebbene sì, durante il Carnevale la chiesa viene chiusa per motivi di sicurezza, così come la Camera del Tesoro e la Torre del Duomo. Vedere la chiesa tutta transennata e chiusa ci ha fatto intristire non poco: potevamo aspettarcelo, ma davvero non lo abbiamo previsto. Un po’ scoraggiati, ci dirigiamo verso l’Ufficio del Turismo per ritirare la nostra Colonia Card, che ci permette di viaggiare sulle linee del trasporto pubblico gratuitamente e di avere una riduzione sui biglietti delle principali attrazioni tedesche. All’ufficio del turismo scopriamo un’altra assurda e davvero incredibile verità: i musei sono tutti chiusi per il carnevale, da sabato a martedì compreso e alcuni addirittura fino a giovedì.

Questa proprio non ci voleva. Siamo venuti a Colonia per visitare il suo centro suggestivo, per vedere il Duomo e per apprezzare i suoi importanti musei: alla fine invece non riusciamo nemmeno a vedere il famoso Museo d’Arte della fondazione Wallraf-Richartz. Solo oggi, il primo giorno, i musei sono aperti, ma oggi è anche il giorno migliore per visitare il centro, che non è ancora chiuso e transennato per le sfilate. Che fare dunque? Decidiamo di visitare il centro per metà giornata e poi visitare il museo “più piccolo”, cioè il NS-Dokumentations-zentrum, il Centro di Documentazione sul Nazionalsocialismo.

Sono rimasta davvero indispettita dalla risonanza che ricopre il Carnevale in questa città: capisco che è una festa davvero sentita ma chiudere i musei mi sembra davvero esagerato. Inoltre, sia su Google che sui siti dei Musei, la chiusura non è per niente segnalata: a saperlo, avrei forse scelto un’altra meta, molto più tranquilla e senza il “peso” del Carnevale. Se volete dunque visitare Colonia per apprezzare il suo lato culturale, non venite durante i festeggiamenti del Carnevale!

Non ci scoraggiamo!

La “mazzata” l’abbiamo sentita eccome, ma non ci facciamo perdere d’animo: abbiamo tutto il centro da scoprire e il tempo, benchè non sia dei migliori, ci sta risparmiando la pioggia, dunque iniziamo il tour della città! Le vie del centro sono ricche di negozi delle più prestigiose firme della moda e delle grandi marche di vestiti e non solo. Non possiamo non visitare la boutique della famosa Acqua di Colonia, il 4711, che attira davvero moltissimi turisti, soprattutto asiatici. L’Acqua di Colonia compratela qui, perchè in altri negozi il prezzo sale, così come in aeroporto!

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La via più importante mi ricorda la via dello shopping di Heidelberg: questa struttura è tipica dei centri storici “ricostruiti” dopo la guerra: di antico è rimasto ben poco e i palazzi moderni hanno rimpiazzato le vecchie macerie. Una visita secondo me lo merita il negozio Elbenwald: da grande nerd e appassionata di Star Wars, Harry Potter e di videogiochi, entrare in questo negozio è stato come entrare in una fiaba grazie agli innumerevoli gadget e magliette che offre. Davvero, non fatevi scappare l’occasione di vederlo!

Dopo aver fatto qualche acquisto, ci dirigiamo verso Neumarkt per respirare un po’ di atmosfera carnevalesca: la piazza è letteralmente invasa dai tedeschi in festa, tutti travestiti con abiti bizzarri, con colori sgargianti. Cerchiamo di immergerci in questa atmosfera festante ma veniamo lettarlmente risucchiati dalla folla. Dopo 10 minuti di confusione e di birra che scorre a fiumi, riusciamo a defilarci per fotografare meglio situazione: i tedeschi prendono davvero troppo sul serio il Carnevale!

E’ già ora di pranzo, così decidiamo di fermarci all’interno della Neumarkt Galerie per cercare un posticino sfizioso: eccoci dunque all’interno di un BackWerk, uno dei tipici “take away” tedeschi: in Germania questi piccoli “prendi e porta” sono molto comuni, soprattutto all’interno dei centri commerciali e delle stazioni ferroviarie. Ricordo di aver mangiato presso queste strutture anche a Stoccarda e a Berlino, dunque conoscevo già la qualità del cibo. Il rapporto qualità/prezzo è stupefacente e la scelta è ampia: dal dolce al salato potrete acquistare ciò che vorrete e spendere davvero poco. Non mancano poi le bevande calde e quelle fredde, quindi se vorrete bere un caffè non dovrete cercare un ulteriore bar! Con un buon Pretzel ci gustiamo il pranzo, pronti per ripartire!

Il tempo ci sta regalando una giornata tutto sommato discreta, quindi ci dirigiamo verso l’Alter Markt e la Colonia “vecchia” per scattare qualche fotografia: come per Neumarkt, la piazza è blindata con transenne e spalti. Purtroppo ciò impedisce di apprezzare a pieno la bellezza della piazza e la presenza delle caratteristiche casette colorate a causa delle misure di sicurezza adottate per proteggere la piazza stessa: anche il Municipio, il più antico della Germania, risulta penalizzato da queste misure, dato che la piazza stessa su cui sorge la facciata è chiusa. Ci limitiamo, con grande amarezza, a scattare dove riusciamo e ci dirigiamo verso la riva del Reno.

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La vista qui è meravigliosa: si vede tutta la città aldilà del Reno, nonchè il meraviglioso Hohenzollernbrücke, un simbolo della città. Il Ponte Hohenzollern è un ponte ferroviaro che attraversa il Reno, in asse con l’abside del Duomo. Il ponte venne costruito dal 1946 al 1948 in sostituzione di un ponte precedentemente distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale. Oltre ad essere un ponte ferroviario, il ponte ha anche un passaggio pedonale e permette il passaggio alla riva opposta. Ciò che ci lascia sbigottiti, oltre all’imponenza dell’opera, è il fatto che il ponte è costellato da lucchetti, tanto da guadagnarsi il titolo di Ponte più romantico della Germania! Di solito non apprezzo i lucchetti sui ponti, ma qui sono davvero un valore aggiunto perchè ricoprono tutto il ponte, dividendo naturalmente i binari con il passaggio pedonale.

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Giunti dalla parte opposta non possiamo che ammirare il Duomo incorniciato dal Ponte: una vista classica di Colonia, ma davvero suggestiva: solo questa, vale davvero il viaggio in questa città!

Ci sediamo per ammirare questa vista spettacolare, accoccolati e contenti di essere in Germania, nonostante tutte le disavventure.

Torniamo alla Colonia vecchia e scattiamo ancora qualche fotografia prima di arrivare all’ora di cena: l’atmosfera del Carnevale ci ha davvero disorientato e anche un po’ spossato perciò decidiamo di dirigerci verso il NS – Dokumentations Zentrum.

Verso la conclusione della giornata

Con una sola fermata di metro, arriviamo ad Appellhofplatz e ci dirigiamo verso il Museo, che si trova all’interno della ex sede della Gestapo (proprio come a Lione, leggete qui il mio articolo a riguardo): grazie alla Colonia Card abbiamo una piccola riduzione sul biglietto d’entrata (utile come sempre acquistare le Card, come ho fatto già in numerose altre città italiane ed estere) e possiamo entrare per goderci questa esperienza così particolare. Ho già visitato il NS – Dokumentations Zentrum di Monaco (leggi qui il mio articolo a riguardo) e mi aspettavo un’esperienza analoga: in un certo senso le mie aspettative non sono state disattese, dato che il museo, sviluppato su tre piani, offre una prospettiva della vita durante gli anni bui del Nazismo, in particolare nella città di Colonia. Con molte testimonianze cartacee, oggetti e video proiettati, il museo si propone di mostrare la vita dei tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale, la propaganda e la persecuzione verso gli Ebrei e non solo. Non voglio anticiparvi molto perchè approfondirò questo Museo con un articolo a lui dedicato.

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Soddisfatti ma molto stanchi, ci ritiriamo in camera per una doccia prima di uscire per consumare l’ultimo pasto. L’unico neo del nostro hotel è quello di non trovarsi in un quartiere ricco di ristoranti, quindi dobbiamo tornare in centro per gustarci una cena tedesca. Non dobbiamo faticare molto, perchè già in stazione centrale, nella Markt Halle, troviamo un ristorante della famosa catena Schweinske, specializzata in cucina tedesca: non sarà proprio come mangiare in una Brauhaus ma già alle 17:30 i locali erano stracolmi di tedeschi in festa, alle 19 la situazione non era migliorata, perciò bisogna adattarsi con quello che si ha, e alla fine non ci è mica dispiaciuto! Con una Jäger – und Sammlerschwein Schnitzel e un Hamburger con Bacon, la cena è servita!

E’ ora di rientare, la stanchezza ci pervade e dobbiamo rifare l’itinerario per i giorni seguenti, dati i numerosi imprevisti capitati: dove andremo? Lo scoprirete nel prossimo articolo del Diario di Viaggio di Colonia!

Per leggere la pianificazione del viaggio, cliccate qui.

Diario di viaggio: Lione – Giorno 3

Eccomi arrivata all’ultimo giorno a Lione, in questa fantastica città che ancora non ha smesso di emozionarmi. L’ultimo giorno è sempre il più difficile da scrivere, ma soprattutto da vivere, perchè è il giorno in cui cerchi di tirare le somme e di esplorare il più possibile ma sai benissimo che non riuscirai a vedere ogni cosa che ti sei prefissata.

La sveglia, come sempre, suona di buon’ora, e la prima tappa è il Centro per la storia della resistenza e della deportazione: non è una tappa proprio turistica, ma chi mi segue sa quanto ami la storia, in particolare quella della Seconda Guerra Mondiale e dato che Lione è stata una delle più importanti città per i movimenti di Resistenza all’Occupazione, non posso farmi scappare l’occasione di visitare questo interessante museo, che sorge proprio in Avenue Berthold, presso la ex-sede della Gestapo, la polizia segreta della Germania nazista.

 

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Ancora una volta, grazie alla mitca Lyon Card, entriamo gratis e possiamo fare un tuffo nella storia: il centro raccoglie reperti dell’epoca dell’Occupazione, dai documenti, ad alcune armi, alle bandiere con la croce uncinata che qui erano esposte. Il Centro nasce per ricordare un’epoca buia e per sensibilizzare i visitatori circa gli avvenimenti bui di quel periodo storico. Con uno spazio di 3.000 metri quadrati, ci si può immergere all’interno di alcuni diorami a grandezza naturale che rappresentano le case usate dalla Resistenza come base per sabotare le azioni naziste. L’atmosfera è molto particolare e si sente come i francesi ancora oggi non abbiano dimenticato un solo momento di quel tremendo periodo e vogliono fare di tutto per non dimenticarlo, affinchè le nuove generazioni possano non commettere più certi fatali errori.

Dopo un’intensa visita decidiamo di spostarci completamente per visitare forse il più famoso e completo museo di Lione: il Museo delle Confluenze.

 

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Chiamato così per la sua posizione (alla confluenza tra Rodano e Saona), è un museo che cerca di rispondere alle domande più arcaiche dell’uomo: chi siamo? Cosa facciamo? Da dove veniamo? Non si può dunque definire un museo “canonico”: grazie alla sua ottima esposizione permanente (un intero piano) si vuole ricostruire la storia della Terra, degli animali e dell’uomo stesso, cercando di mostrare la grande interconnessione che quest’ultimo ha con tutto il pianeta stesso. I reperti sono esposti in modo innovativo e interattivo, proprio per far sì che il visitatore si immerga completamente nell’esperienza di visita. Oltre all’esposizione permanente, che spazia dai dinosauri alle auto d’epoca, sono molto interessanti le esposizioni temporanee, variegate e assai godibili nell’allestimento, comprese nel biglietto d’entrata che noi (non) acquistiamo grazie alla sempre presente Lyon Card. Decidiamo di vederle tutte con sommo interesse e quindi ci spostiamo dal colorato mondo dei Tuareg alla fervida immaginazione di Hugo Pratt, dal magico mondo degli Yokai in Giappone al variegato universo mostrato nel Carnets de collections.

 

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La visita vale davvero la pena, il Museo è sicuramente adatto ai bimbi e soddisfa anche il visitatore più esigente.

Dopo questa full immertion all’interno della realtà museale lionese, decidiamo di tornare un attimo in albergo per riposarci e uscire al tramonto. L’ultima immagine che vogliamo avere di questa città è quella del quartiere vecchio al tramonto, tra i suoi colori e i suoi profumi, mentre degustiamo una squisita cena presso il Bouchon Les Ventres Jaunes che consiglio vivamente: cibo divino, servizio cordiale e veloce, atmosfera unica.

Lione è stata una meravigliosa città, ricca di storia, di fascino e di tradizioni. Ogni luogo visitato ha lasciato in noi un sapore speziato e intenso, un ricordo fulgido e vivo che rimarrà in noi per sempre.

Consiglio vivamente di visitare Lione, una città non lontana dall’Italia, che si può apprezzare a pieno in pochi giorni, a misura di uomo e di bambino, ma attenta anche alle esigenze più particolari, che saprà suscitare curiosità in tutti i viaggiatori.

Per leggere gli altri giorni, cliccate qui sotto:

Giorno 1

Giorno 2

 

 

 

Diario di viaggio: Lione – Giorno 2

Ed eccoci al secondo giorno a Lione, la capitale gastronomica e cinematografica della Francia. Il primo giorno ci ha galvanizzato non poco e non vediamo l’ora di scoprire nuove meraviglie in questa incredibile città.

Alzati di buon’ora, ci dirigiamo verso il primo museo della giornata: l’Institut Lumière.

L’Institut Lumière sorge proprio nella casa dei due creatori della cinematografia, Auguste e Louis, e mostra tutte le tappe della creazione del cinema, dagli albori agli ultimi istanti dell’impresa Lumière, con un’esposizione di strumenti e oggetti utilizzati non solo dai due fratelli, ma anche da altri importanti contributori. Vengono inoltre proiettati i primi filmati degli albori, così semplici visti con gli occhi di oggi, ma assai pionieristici e avvenieristici per l’epoca.

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Il Museo offre parecchi spunti ed è adatto a grandi e piccini, grazie anche alla sua interattività: molti strumenti si possono provare così da sperimentare in prima persona la nascita del cinema.

Anche se non è proprio in centro, una visita a questo museo va fatta, soprattutto se siete appassionati di cinema.

Terminata la visita, ci dirigiamo verso la Vieux Lyon per prendere la funicolare che ci porterà alla Basilica di Notre-Dame de Fourvière, la chiesa bianca che domina tutta Lione, visibile anche da Place Bellecour.

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La Basilica fu costruita tra 1872 ed il 1884 e fu progettata da Pierre Bossan con un’architettura bizantina e romanica: all’interno è un tripudio di colori, mescolati sia grazie agli intonaci che ai meravigliosi mosaici che ricoprono le pareti. Dal 1997 è classificata come monumento storico di Francia.

La Basilica è una delle attrazioni più visitate dai turisti ed è raggiungibile sia con la comoda funicolare che a piedi, dalla Vieux Lyon.

Da questa altezza il panorama è mozzafiato e si gode di una vista di tutta Lione: uno scenario davvero magico!

 

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Panorama di Lione

 

Da qui si può ammirare anche la replica della Tour Eiffel, in scala ridotta: la replica non è visitabile da vicino ed oggi è una torre che funge da antenna.

Dopo la visita alla Basilica ci dirigiamo verso il Teatro Gallo – Romano: il teatro è stato costruito durante la dominazione romana della città di Lugdunum, l’antica Lione. Di dimensioni ragguardevoli, può ospitare fino a 3000 visitatori. Ancora oggi qui si celebrano spettacoli e concerti, riportando agli antichi fasti un teatro che non ha perso la sua funzione.

E’ quasi ora di pranzo e ci viene un certo languorino, quindi decidiamo di tornare alla Vieux Lyon per gustare qualche piatto tipico della città: un buon panino con cipolle e salsa e una tartare di manzo lionese doc! Chi l’ha detto che ai viaggiatori non viene fame?

 

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Pranzetto sfizioso

 

Il pomeriggio lo dedichiamo all’altro famoso quartiere di Lione, Les Terraux dove hanno sede il Palazzo del comune (Hôtel de Ville) ed il Museo des Beaux-Artes, entrambi affacciati sulla famosa Place des Terraux. Mentre raggiungiamo queste due mete, ci perdiamo nei numerosi negozi che affollano il quartiere, più moderno e forse meno caratteristico di Lione, ma non meno interessante.

Place des Terraux è una grande piazza pedonale circondata da edifici storici che fanno da cornice. Ad est si trova il prestigioso ed imponente Municipio, l’Hôtel de Ville, monumento storico di Francia, costruito tra il 1645 ed il 1651, ma restaurato quasi in toto dopo l’incendio del 1674. A sud troviamo l’imponente palazzo che ospita il Musée des Beaux-Artes, il museo delle belle arti.

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Al centro della piazza troviamo una magnifica ed enorme fontana allegorica dei fiumi francesi realizzata dall’illustre scultore Bartholdi: il 20 aprile 1857, la città di Bordeaux decise di inaugurare una competizione per creare una fontana per Place Quinconces ed il giovane Bartholdi, all’ora 23enne vinse l’appalto ma il sindaco di Bordeaux decise di non avvalorargli il progetto. Così, Bartholdi si dedicò ad altri progetti, tra cui la Statua della Libertà di New York. Nel 1886 allora il sindaco di Bordeaux decise di contattarlo nuovamente ma il nuovo progetto fu cancellato dopo molte esitazioni. Finalmente, dopo due anni, la fontana venne commissionata ma per la città di Bordeaux era troppo costosa, così il progetto venne venduto alla città di Lione e la famosa opera d’arte venne realizzata proprio qui, dove oggi la possiamo ammirare. La magnifica fontana raffigura la Francia come una donna meravigliosa che governa 4 cavalli, simbolo dei 4 fiumi più importanti della Francia stessa.

Dopo aver scattato qualche foto, ci intrufoliamo all’interno del Museo delle Belle Arti: è il principale museo della città ed uno dei più importanti del Paese. Aperto nel 1801, il museo presenta collezioni di pittura, scultura, arte antica, oggetti d’arte, medaglie e monete, stampe e disegni. L’esposizione è davvero ampia e solo la pittura occupa ben 35 sale del museo, con una carrellata che parte dal trecento e termina con le opere dell’arte contemporanea. Si possono dunque trovare opere di Perugino, Lorenzo Costa, Guercino, Simon Vouet, Nicolas Poussin, El Greco, Francisco de Zurbarán, Rembrandt (Lapidazione di Santo Stefano, il suo primo quadro), Rubens, Van Dyck, Géricault, Delacroix, Manet, Morisot, Monet, Sisley, Braque, Pablo Picasso, e tanti altri ancora.

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La scultura è anche questa ben rappresentata con più 1300 opere esposte sia nel giardino che all’interno delle sale: opere di Antonio Canova, Jean-Baptiste Carpeaux, Auguste Bartholdi, Auguste Rodin (con una delle più grandi raccolte delle sue opere), e molte altre ancora. Ma ancora, l’arte antica, soprattutto quella egizia, con più 14000 oggetti egiziani, quella Romana e Greca, più di 50.000 oggetti che vengono racchiusi nel medagliere, soprattutto monete, medaglie e sigilli. Un museo tutto da scoprire e che vale una giornata intera di visita.

Dopo la full immertion artistica, decidiamo di tornare verso la Vieux Lyon, per gustarci una cena tutta dolce: una bella crêpe ed un gustono gelato non ce li tolgono nessuno!

Domani è l’ultimo giorno prima della partenza, ancora tutto da vivere, tra musei e scorci romantici: Lione è davvero una perla rara.

 

 

 

 

 

 

 

Diario di viaggio: Lione – Giorno 1

Questa estate mi sono ripromessa di viaggiare il più possibile, dopo un inverno di lavoro duro è arrivato il momento di vedere un po’ il mondo, sempre nel mio stile Vagabondo.

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Lione, Piazza Bellecour

Lione, vi chiederete, perchè? Con tutte le città che ci sono, proprio Lione?

La mia risposta è sì. E’ stata una decisione praticamente improvvisa, un viaggio last minute, non programmato: ho chiamato la mia controparte (il mio caro Gabriele che ormai mi asseconda in ogni capriccio di viaggio) e gliel’ho chiesto:”ti va di andare a Lione qualche giorno?” – e lui non ha mica indugiato! (Ormai è un vagabondo anche lui, niente da fare…) E così in 4 e quattr’otto ho prenotato l’albergo e creato l’itinerario.

E così dopo meno di un mese dalla decisione, siamo partiti verso la città del cinema e del gourmet francese: L-Y-O-N!

Seconda la leggenda, Lione fu fondata dal re Atepomaro e dal druido Momoro. Gli scavi archeologici hanno riportato alla luce resti di insediamenti pre romani, del VI secolo a.C. I romani si insediarono qui nel 43 a.C e chiamarono la città Lugdunum cioè “fortezza del dio Lùg”: la città crebbe velocemente grazie alla sua fortunata posizione, proprio sulla via che conduceva all’Italia.

Nel 732 d.C. Carlo Martello occupò la città e questa appartenne poi a Lotario e alla Lotaringia, nonché al Sacro Romano Impero, fino al XIV secolo, quando fu inserita nel regno di Francia. Lo sviluppo economico maggiore si ebbe a partire dal XVI secolo e Lione divenne una grande città commerciale ed un centro focale per il commercio della seta.

Nonostante le varie guerre di religione, il XVII secolo si dimostrò benevolo verso Lione, che era rimasta fedele al giovane Re Luigi XIV durante la Fronda e questo procurò soltanto benefici alla città, che ricevette enormi elargizioni reali.

Durante la Rivoluzione Francese, Lione ricoprì un ruolo di prim’ordine, in quanto prese posizione a favore dei girondini e si sollevò contro la Convenzione. Lione dunque subì un assedio durato più di due mesi ed una volta terminato circa 2000 persone vennero fucilate o ghigliottinate.

Durante il governo di Napoleone Bonaparte, la città tornò alla tranquillità e ad essere una potenza economica e commerciale.

Facendo un balzo e giungendo alla Seconda guerra mondiale, Lione faceva parte della Repubblica di Vichy e quindi non venne occupata dai nazisti se non nel 1942: per questo motivo molti rifugiati avevano trovato riparo qui, ma la tranquillità durò poco. Dopo l’occupazione nazista, la città divenne un centro della Resistenza francese, ma la Gestapo sguinzagliò le peggiori armi di repressione, fino a quando la città non venne bombardata dagli alleati il 26 maggio 1944 e poi liberata.

Lione non perse il suo fascino nonostante la devastazione portata dalla guerra e in pochi anni ritornò splendente e viva. Tra l’altro, secondo gli esperti di occultismo, Lione forma insieme a Torino e a Praga il triangolo magico della magia bianca.

Insomma, una città ricca di storia, di fascino, di magia, culla del cinema (i fratelli Lumière sono nati qui e qui hanno inventato il cinema) non poteva non attirare la nostra attenzione!

Dopo un viaggio di circa 5 ore e mezza in auto, siamo arrivati al nostro piccolo hotel, proprio nel cuore del quartiere del cinema: il B&B Hotel Lyon Centre Monplaisir. Lasciata la macchina nel parcheggio dell’hotel, ci dirigiamo subito verso il centro prendendo la metro: prima fermata Place Bellecour.

 

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Place Bellecour è una delle più grandi piazze pedonali d’Europa, nonché la quarta piazza per dimensioni in Francia. E’ il cuore pulsante della città, uno snodo importante per le linee metropolitane ed inizio di ogni giro turistico in quanto è presente, proprio in questa piazza, il centro del turismo dove si possono ricevere informazioni sulla città e sulle sue attrazioni. Non manca la nostra visita anche qui, dato che dobbiamo ritirare le due “Lyon card” che ci permetteranno di viaggiare su tutti i mezzi pubblici illimitatamente e di visitare gratuitamente tutti i più importanti musei della città.

La piazza si trova in una posizione proprio particolare, in quanto è circondata sia dal fiume Rodano che dal fiume Saona. E’ totalmente pedonale ed il pavimento è di sabbia fine rossa, aspetto ancora più inetressante. Di spicco è di certo la grande statua equestre di Re Luigi XIV, o Re Sole, che spicca proprio sul lato nord-ovest della grande piazza. Al di sotto ci sono due allegorie dei due fiumi che circondano il quartiere e la piazza stessa.

Ci fermiamo qualche minuto a scattare le foto e per ammirare dal basso la bellissima Abbazia di Notre-Dame de Fourvière e la “piccola Torre Eiffel”, che visiteremo nei giorni seguenti, e poi proseguiamo verso il quartiere più caratteristico di Lione: la Vieux Lyon.

Passeggiando non possiamo non fermarci ad ammirare la Piazza dei Giacobini con la sua incredibile fontana: la piazza prende il nome dai giacobini che si erano stabiliti nella sua parte meridionale. La fontana è opera di Gaspard André ed è assai caratteristica.

 

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Da qui procediamo verso il Teatro dei Celestini che un tempo era un presidio dei Cavalieri Templari. Ancora oggi le testimonianze di questi eigmatici personaggi sono ben visbili in questo quartiere grazie alla denominazione delle vie circostanti che li ricordano.

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Il Ponte e la statua

Scattata qualche foto, ci dirigiamo verso la Vieux Lyon, la vecchia Lione, il quartiere medioevale, passando dal Ponte della Giustizia, verso il Palazzo della Giustizia. Qui possiamo anche ammirare una bellissima scultura di Michael Elmgreen e Ingar Dragset dal titolo “the weight of One self”. L’atmosfera è molto suggestiva e già ci siamo innamorati di questa meravigliosa città, nonostante sia soltanto un’ora che gironzoliamo tra i suoi stretti quartieri!

 

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Arrivati alla Vieux Lyon l’atmosfera cambia di nuovo e sembra di essere tornati indietro nel tempo, con un profumo alla Notre Dame de Paris. Il quartiere rinascimentale è Patrimonio dell’Unesco ed è la parte più antica della città. Si tratta di un’area di 424 ettari ai piedi della collina di Fourvière divisa in tre sezioni: Saint Jean, Saint Paul e Saint Georges. Inutile dirvi che ci siamo completamente fatti trasportare dalla bellezza di queste vie. Siamo però anche nella città del cinema ed il primo museo non può che essere un museo riguardante quest’arte figurativa: il Museo delle Miniature e del Cinema di Lione.

 

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Se siete appassionati di cinema e/o di miniature, non potete perdervi assolutamente questo museo, che vanta 8 piani di esposizione permanente dove potrete vedere meraviglie del cinema conosciute in tutto il mondo: da il set del film “Il Profumo” che proprio qui fu girato, agli oggetti scenici più iconici, soprattutto del cinema fantasy e fantascientifico. Qui dunque troviamo i costumi di Batman, Spider Man, Hunger Games, i modellini delle navicelle di 2001: Odissea nello Spazio, le cere dei goblin de Il Signore degli Anelli: la Compagnia dell’Anello, ma ancora il famoso droide C-3PO di Guerre Stellari e molto alto ancora. Da non dimenticare la Regina Alien, alta più di 3 metri e perfettamente funzionante: da brividi!

virgolette  Direi che l’amore per la settima arte trasuda da ogni sala del museo, a partire dai set minuziosamente ricostruiti fino ad arrivare agli stupendi oggetti di scena esposti. Un viaggio incredibile in infiniti universi, il tutto racchiuso in un unico palazzo.  

Gabriele Casnedi, studente di cinema.

L’ultimo piano è dedicato tutto alle miniature, un’arte minuziosa e tutt’altro che semplice. Dan Ohlmann, creatore del museo e appasionato di questa arte, ci ha messo più che la faccia e ancora oggi ci regala opere d’arte di una magnificenza unica!

Un approfondimento su questo museo lo troverete nei prossimi articoli previsti per Donna Vagabonda, continuate a seguirmi!

Dopo la visita al museo, con gli occhi pieni di gioia, ci dirigiamo verso Piazza Saint Jean dove sorge la grande Cattedrale di San Giovanni, in stile romanico e gotico.

 

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Ormai è quasi sera e quindi è arrivato il momento di mangiare un boccone e di ritirarci. La giornata è stata molto impegnativa ma non vediamo l’ora di incominciare un nuovo giorno nella città dei leoni, un po’ la nostra città dato che siamo entrambi nati ad Agosto.

 

 

 

 

Diario di viaggio: Napoli – giorno 2

Eccomi arrivata al secondo giorno di Napoli, purtroppo l’ultimo dato che l’indomani è già ora di ritornare a casa: purtroppo solo una toccata e fuga ma l’idea è proprio quella di ritornarci.

Oggi la giornata è all’insegna del bel tempo, almeno per quanto riguarda la mattina: decidiamo dunque di partire di buon’ora per tornare verso il centro. Prima tappa: la famosa Via Toledo.

Via Toledo è una delle arterie principali di Napoli ed è lunga più di 1 chilometro. E’ forse la via più famosa per quanto riguarda lo shopping della città partenopea: la sua costruzione fu voluta dal viceré Pedro Álvarez de Toledo nel 1536. La strada correva lungo la vecchia cinta muraria occidentale di epoca aragonese che per gli ampliamenti difensivi proprio di don Pedro fu resa obsoleta e quindi eliminata.

Nel corso dei secoli la sua fama è stata accresciuta tramite i viaggi del Grand Tour e di alcune citazioni nelle canzoni napoletane.

Oggi via Toledo è ricca di negozi di grandi e famosi marchi: ficchiamo anche noi il naso in qualche negozio, tra cui ovviamente il Disney Store, che non può mancare alla lista dei “must”.

Arrivati in fondo alla via, siamo praticamente giunti alla famosa Piazza del Plebiscito, la piazza più famosa di Napoli e una delle piazze più famose d’Italia.

 

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La Piazza può essere suddivisa in due parti distinte: la prima è ai piedi della Basilica di San Francesco di Paola e segue una conformazione semi circolare (l’immagine che tutti abbiamo della Piazza) mentra la secona ha forma rettangolare ed è determinata nei lati brevi dalle cortine dei palazzi gemelli e nel lato lungo dal profilo del palazzo Reale.

All’intreno della Piazza ci sono le due statue equestri di Carlo III di Borbone e di suo figlio Ferdinando I realizzate dal famoso scultore Antonio Canova.

Già vista “in veste notturna”, siamo catturati dal suo fascino pittoresco e dalla sua magnificenza: rimaniamo per un bel po’ ad osservarla, godendoci uno spettacolo davvero unico.

Dopo aver scattato le consuete foto, ci dirigiamo verso Castel dell’Ovo, ammirando la meravigliosa costiera napoletana ed il Vesuvio, che da lontano si staglia sull’orizzonte, come un guardiano di questa città, così calmo eppure insidioso.

 

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Il maestoso Vesuvio

 

Castel dell’Ovo è il castello più antico di Napoli ed è uno degli elementi che spiccano maggiormente nel celebre panorama del golfo partenopeo. Il curioso nome deriva da una leggenda secondo la quale il poeta Virgilio nascose nelle segrete un uovo che mantenesse in piedi tutta la fortezza. La rottura dell’uovo sarebbe stata la rovina per Napoli e per il Castello stesso.

 

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Dato che il Castello è aperto al pubblico, decidiamo di fare in un giretto attarverso le sue mura ed il basamento, e scattare qualche meravigliosa fotografia proprio dalle sue alture. Risalendo lungo i camminamenti, mi ritorna alla mente la fiction “Elisa di Rivomborsa – Parte seconda”: quando Elisa giunge a Napoli, la prima cosa che vede è proprio il Castel dell’Ovo ed è qui che Gaetano l’accoglie con il suo cocchio trainato dal ciuchino. Sembra di tornare indietro con il tempo!

Il Castello è proprio suggestivo e ricco di angoli nascosti, tutti da esplorare. Non possono mancare le fotografie canoniche.

 

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Il Vesuvio da Castel dell’Ovo

 

Ci soffermiamo un pochino qui e ci godiamo l’aria frizzantina del mattino (nonostante sia l’inizio dell’anno ci sono ben 16 gradi, tutt’altra cosa rispetto alla gelida Pavia!) e rimpiangiamo il fatto che non sia già primavera nel nostro gelido nord. Verso mezzogiorno dobbiamo lasciare il Castello, perchè i nostri amici Napoletani Gian Marco e Sabrina ci aspettano per un pranzo ed un bel pomeriggio insieme.

 

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I meravigliosi dolci del Caffè Gambrinus

 

Con questi due napoletani doc, la città è ancora più bella e, tra un aneddoto e l’altro, la giornata scorre più veloce del previsto! Sapori, leggende, storie antiche: Napoli è tutto questo.

Purtroppo arriviamo a sera che siamo stanchi e malinconici, perchè l’indomani dobbiamo partire: è stata proprio una toccata e fuga ma il desiderio è quello di ritornare al più presto, per goderci ancora una volta la meravigliosa aria partenopea!

 

 

 

 

 

Diario di viaggio: Napoli – giorno 1

E’ tradizione che per le vacanze di Natale o comunque per i primi dell’anno si faccia un viaggio. Ormai sono anni che seguo con rigore questa abitudine e anche il 2018 non è da meno. Così, spinta dalla voglia di viaggiare e incuriosita dalle bellezze nostrane (era da tanto che non visitavo una città d’arte), decido di partire per tre giorni, direzione: Napoli.

 

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La celebre Piazza del Plebiscito

 

Era da tanto tempo che volevo visitare la città partenopea, ma non avevo trovato nessuno con cui condividere questa esperienza, fino a settembre scorso. Complice poi la voglia di mare, il voler andare a trovare alcuni amici che abitano proprio a Napoli e la curiosità per una delle città più famose d’Italia, decido dunque di organizzare e così, come mi piace fare, in una sera prenoto sia il treno che l’alloggio. Chi mi segue sa che non amo tergiversare!

Dopo essere salita sul Frecciarossa e aver fatto 5 ore di viaggio, mi ritrovo dunque a Napoli e subito posso notare quanto sia pittoresca e ricca di spirito, grazie al suo colorato dialetto e alla gentilezza dei napoletani. Il nostro B&B si trova subito in Piazza Garibaldi, a pochi passi dalla stazione, in una posizione ottima per i servizi pubblici e per raggiungere il centro. Tempo di tirare un attimo il fiato e subito ci immergiamo nella coloratissima Napoli, tra statue del presepe, sfogliatelle calde e canzoni neomelodiche.

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Ci dirigiamo subito verso il Quartiere San Lorenzo e davvero ci perdiamo tra mille bancarelle e negozietti. Napoli è davvero bellissima e subito ci colpisce e ci travolge. Dato che ci piace girare a piedi, vogliamo percorrere più strada possibile per vedere il maggior numero di attrazioni, e così visitiamo la Basilica di San Lorenzo, tra le più antiche della città. Carlo I d’Angiò a partire dal 1270, iniziò a sovvenzionare la ricostruzione della basilica e del convento, in una mescolanza di stile gotico e francescano. Successivamente, la badilica fu protagonista di importanti eventi storici per la città: nel 1343 Francesco Petrarca soggiornò presso il suo convento e sempre qui sembra che Giovanni Boccaccio si innamorò di Fiammetta, la bella Maria d’Aquino, figlia del re Roberto d’Angiò.

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Guidati da una luce sempre più fioca (ma che risalta sempre di più la bellezza della città), percorriamo i suoi vicoli fino ad arrivare al celebre Maschio Angioino: il Castel Nuovo è uno storico castello medievale e rinascimentale, nonché uno dei simboli di Napoli. Il castello si trova proprio su piazza del Municipio. La costruzione del nucleo antico si deve sempre a Carlo I d’Angiò, anche se non vi si stabilì mai. Assegnato il progetto all’architetto francese Pierre de Chaulnes, i lavori per la costruzione del Castrum Novum presero il via nel 1279 per terminare appena tre anni dopo. Il successore di Carlo I, Carlo II lo Zoppo si trasferì con la famiglia e la corte presso la nuova residenza, che fu da lui ampliata e abbellita. Con l’ascesa al trono di Roberto d’Angiò il castello divenne un notevole centro di cultura grazio al suo mecenatismo.

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Nel 1443 Alfonso d’Aragona, che nel frattempo aveva conquistato il trono di Napoli, stabilì nel castello una corte e ristrutturò la fortezza ancora una volta. L’importanza del castello come centro del potere regale venne sottolineata dall’inserimento in corrispondenza dell’ingresso dell’arco trionfale, capolavoro del Rinascimento napoletano ed opera di Francesco Laurana, insieme a molti artisti di varia provenienza. Di grande importanza è anhe la “sala dei Baroni” (oggi dedicata ai Consigli Comunali) dove si svolse l’epilogo della famosa congiura dei baroni, ordita contro Ferdinando I, il figlio di Alfonso: nel 1486 il re invitò tutti i congiurati in questa sala col pretesto di una festa di nozze che segnasse la fine delle ostilità: i baroni accorsero ma il re fece sbarrare le porte dai suoi soldati e fece arrestare tutti i congiurati ponendoli con la condanna a morte. Devo dire che questa immagine mi fa tornare in mente le celebri “Nozze Rosse” della serie tv Il Trono di Spade… Non so a voi!

Non visitiamo l’interno in quanto chiuso a causa dell’orario, ma per questa breve toccata e fuga non avremo tempo per visitarei musei, eprciò ci accontentiamo di scattare qualche fotografia. Poco distante dal Maschio Angioino troviamo la famosa Piazza del Plebiscito, assolutamente affascinante anche con l’odore della notte che prepotente si impadronisce della città. Non racconterò qui la sua storia, né la descriverò, in quanto l’indomani avremo modo di godercela anche con la luce del sole, ma soprattutto con più calma.

 

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Piazza del Plebiscito di sera

 

Ormai si è fatto buio ed è ora di tornare verso Piazza Garibaldi: ci attende un’altra bella camminata, ma siamo felici e molto soddisfatti, quindi la stanchezza passa in secondo piano. Dopo essere rientrati e dopo una bella doccia ristoratrice, non vediamo l’ora di assaporare il piatto più famoso di Napoli: la pizza!

Decidiamo di non andare troppo lontano e ci dirigiamo verso il Ristorante – Trattoria Ieri, Oggi e Domani e siamo subito catturati dalle atmosfere del celebre film con Sofia Loren: le pellicole appese, le fotografie del set alle pareti e, naturalmente, una pizza da sogno.

Primo giorno a Napoli: vissuto a 100 all’ora!

 

 

 

Diario di viaggio: Lubiana e Bled – giorno 3

L’ultimo giorno in Slovenia non l’ho passato nella capitale, bensì a Bled. Incuriosita da ciò che mi avevano detto alcuni amici in proposito, decidi di visitare questa graziosa località situata sull’omonimo lago, a circa un’ora di auto da Lubiana. Purtroppo, ancora una volta, il tempo atmosferico mi è avverso e parto dalla città con una pioggia battente… Speriamo nel bel tempo una volta arrivata là!

 

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Il Lago di Bled

 

Bled è una piccola cittadina situata nel nord-ovest del paese, conosciuta principalmente per il suo lago di origine glaciale: al centro di questo si trova una piccola isola su cui è stata costruita una chiesa dedicata a San Martino. L’isola, tra l’altro, è l’unica isola lacustre della Slovenia e può essere raggiunta tramite alcune barchette a noleggio.

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Arrivata presso il piccolo centro, cerco subito un comodo parcheggio per fare il giro del lago. Il tempo sembra migliorare ma non canto vittoria, infatti poco dopo il mio arrivo ricomincia a piovere, ma questa volta si tratta solo di brevi scrosci. Nonostante ciò, il lago è assai suggestivo e la vista è impressionante.

Il giro del lago è lungo circa due chilometri, ma non lo faccio tutto, perchè preferisco fermarmi e scattare qualche foto: tra l’altro, durante la mia visita, si stanno svolgendo i campionati mondiali di canottaggio, quindi non posso perdermi l’occasione di immortalare un simile evento!

 

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Pronti per la partenza!

 

Dopo essermi goduta il lago, decido di visitare il Castello di Bled, poco distante, che domina il bellissimo lago: il castello medievale è costruito su una rocca che sovrasta il lago ed è probabilmente il più antico castello sloveno. Le origini risalgono al XI secolo, quando l’imperatore Enrico II decise di concedere in donazione il feudo ai vescovi di Bressanone che qui eressero il Castello, successivamente passato sotto il governo degli Asburgo nel 1278. Il Castello non venne mai abitato, ma aveva una funzione difensiva in quanto si trova su un promontorio che permette di contollare tutta la valle circostrante. Nel medioevo furono costruite le alte torri e consolidato il sistema di fortificazione.

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La struttura caratteristica di questa roccaforte è doppia e la parte bassa è collegata a quella superiore tramite una scalinata. All’interno dei due cortili si trovano alcune botteghe, come la conceria e il negozio di souvenir, ed un bar dove pranzare: io non sono da meno e mi mangio un bel panino con salame godendomi la vista illuminata da un timido sole.

Presso il secondo terrazzo si trovano anche un museo della storia antica di Bled e la cappella del Castello.

Dopo qualche piccola compera al negozio di souvenir e qualche fotografia, decido di rientrare verso Lubiana. Ormai sono arrivata alla fine di questo “viaggio-lampo” e l’indomani dovrò rimettermi in viaggio verso l’Italia.

 

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Il tempo sembra essersi fermato a Bled…

 

Lubiana e Bled mi hanno colpito molto, scoprire queste bellezze dell’Europa dell’Est è stato veramente magico. Storie, miti, leggende: la Slovenia ne è ricca e le sfoggia con grande maestria, costruendo attrazioni per grandi e piccini, sempre all’avanguardia ma con un fascino del passato.

Questo viaggio in Slovenia segna la fine dei miei viaggi all’estero del 2017: la Camargue, Stoccarda, Heidelberg, Monaco di Baviera e Lubiana. Il 2018 sarà ancora più ricco!

Per leggere gli altri giorni, cliccate sui link sottostanti:

Giorno 1

Giorno 2

 

 

 

 

Diario di viaggio: Lubiana e Bled – giorno 2

Una giornata intensa mi aspetta a Lubiana! Ora che la città mi è più famigliare, è ora di visitare i suoi angoli più nascosti. Purtroppo il meteo non è dalla mia parte e mi risveglio sotto il diluvio più insistente: non è una novità quando viaggio, quindi non mi faccio scoraggiare e decido di iniziare a visitare i musei più importanti e famosi della città: Il Museo Nazionale di Slovenia (leggi qui il mio articolo), il Museo di Storia Naturale e la Galleria Nazionale (Narodna galerija) che si trovano tutti nel quartiere dei Musei, difronte al Parco Tivoli.

Parcheggiato nei dintorni, mi dirigo subito al Museo Nazionale di Slovenia, che ospita una grande quantità di reperti archeologici dell’età Romana, quando Lubiana era ancora un piccolo insediamento provinciale del vasto Impero. Epigrafi, capitelli, resti di colonne: le testimonianze sono numerose e molto interessanti.

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Al primo piano si trova invece il Museo di Storia Naturale: un museo all’avanguardia, di modeste dimensioni ma con molti reperti interessanti. Degna di nota è la collezione mineralogica intitolata al mineralogista Sigmund Zois, nato a Trieste e vissuto a Lubiana: Zois è stato un grande scienziato del 1700 e un’illuminista dalle grandi vedute. E’ stata una delle figure di spicco della scienza slovena e ancora oggi il premio scientifico sloveno più prestigioso è il “Premio Zois”: lo scienziato è stato anche colui che ha scoperto e classificato la Zoisite, un minerale molto importante del gruppo degli epidoti (conosciuta e apprezzata è la varietà Tanazanite).

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La collezione Zois è molto variegata ed è legata più alla sistematica che all’esteticità. Oltre ai minerali, sono presenti molti campioni di fossili anche di un certo spessore e sono stati ricostruiti diorami di alcuni ecosistemi che si possono ritrovare in Slovenia. Le sale sono ampie e ben descritte, in sloveno e in inglese. Non mancano anche le attività per i più piccoli, con schede interattive e attività ludiche. Un museo attento alle esigenze di tutti, grandi e piccini, come molti musei sloveni.

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Dato che il tempo non migliora, decido di dedicarmi ad un altro museo, questa volta una pinacoteca: la Galleria Nazionale.

La Narodna galerija è la principale galleria slovena per l’arte antica e custodisce la più grande collezione d’arte figurativa dall’alto medioevo al XX secolo. La collezione è suddivisa secondo il criterio cronologico e ospita più di 600 opere europee e slovene, che ripercorrono tutti i più grandi periodi artistici, dalbarocco all’impressionismo sloveno, dall’arte sacra medioevale al neoclassicismo.

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Il museo è grande ed ospita davvero moltissime opere: è frequentato da molti turisti e dagli sloveni stessi, infatti non mancano le scolaresche o i semplici cittadini.

Ormai è ora di pranzo, e decido di tornare verso il centro. Con un pranzo al volo, decido poi di andare a visitare il Castello di Lubiana.

 

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L’interno del castello

Il Castello è stato riscostruito nel 2960 in stile medievale su preesistenti fortificazioni e si trova collocato in cima alla collina nel centro storico di Lubiana. Il castello è menzionato per la prima volta nel 1144 come sede del Ducato di Carinzia, e fu distrutto nel 1335 quando il ducato entrò nell’Impero austro-ungarico. Tra il 1485 ed il 1495 fu ricostruito come lo vediamo oggi. Dopo il periodo napoleonico la fortezza viene adibita a prigione fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

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Il Castello visto dal centro storico

Oggi il Castello è un’attrazione turistica che vale davvero la pena visitare: si può salire sulla torre e vedere tutta Lubiana, in una delle viste più belle. Inoltre, si possono visitare le prigioni, gli interni e numerose sale oggi trasformate in musei di vario genere. Il cortile è sede di spettacoli ed eventi: al suo interno c’è anche un ristorante.

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Vista di Lubiana dalla Torre del Castello

Il Castello è raggiungibile sia in auto che tramite una funicolare ed io preferisco accedervi grazie a questa, che è davvero molto suggestiva!

Dopo la visita al Castello, sfrutto il tempo leggermente migliorati per fare un bel giro tra le vie del centro ed in battello sul fiume: per fortuna la pioggia mi grazia!

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Dopo una giornata così impegnativa, è ora di tornare in albergo a riposare. A cena, naturalmente, si va al ristorante Das Ist Valter.

 

 

 

 

Diario di viaggio: Lubiana e Bled – giorno 1

Come sapete, quando posso “scappo” per un weekend lungo a visitare qualche città a me non famigliare. Questa è la volta di Lubiana, visitata dal 6 al 9 settembre del 2017.

Vi chiederete perché Lubiana? A dire la verità non c’è un motivo preciso: cercavo una città non troppo lontana, ad est (dopo aver toccato l’ovest con la Camargue, il nord con Stoccarda ed Heidelberg) e che fosse interessante sia per i risvolti storici che culturali. Amo molto la Slovenia, l’avevo già visitata due volte ma sempre con viaggi naturalistici e mai alla scoperta delle città. Quindi computer alla mano, guida nello zaino e via! Partenza verso una nuova meta: Lubiana e le sue bellezze mi attendono!

 

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Amore a Lubiana…

Prima, come di consueto, un po’ di storia.

Lubiana ha origini molto antiche, infatti già dal 2000 a.C. la zona in cui attualmente sorge questa capitale fu colonizzata da uomini che vivevano su palafitte. Il territorio poi fu colonizzato da varie tribù, come i Veneti, gli Iapodi ed i Taurisci. Siamo nel III secolo a.C..

Successivamente arrivarono i Romani che edificarono il castrum di Aemona. Dopo il passaggio degli Sloveni e dei Franchi, la città viene prima conquistata da Ottone II di Boemia e poi fu inglobata nei feudi di Rodolfo I d’Asburgo: Lubiana rimarrà asburgica fino al 1809.

Con la Prima Guerra Mondiale, la Slovenia diventa parte del Regno di Jugoslavia e con la Seconda Guerra Mondiale viene occupata ed annessa al Regno d’Italia. Nel 1945 gli eserciti dell’Asse si arrendono alle forze di Tito.

Dopo essere stata a lungo sotto il governo jugoslavo, la Slovenia diventa indipendente nel 1991 e nel 2004 lo Stato entra a far parte dell’Unione Europea.

Arrivata a Lubiana, dopo circa 6 ore di automobile, lascio i miei bagagli presso l’Hotel Asteria, a soli 15 minuti a piedi dal centro. Il sole splende sulla bellissima città mitteleuropea e quindi mi immergo subito nella sua atmosfera davvero magica: Lubiana è la città dei draghi e delle favole. Già, perché anche il simbolo di questo centro multietnico è un drago, che in origine proteggeva gli abitanti dalla cima del castello che sovrasta tutta Lubiana.

Arrivata in centro noto come tutto sia a misura di pedone: le vie sono chiuse al traffico e davvero comode per chi si sposta in bici, in carrozzina o semplicemente a piedi. Lubiana dunque si dimostra anche attenta alle esigenze dei suoi cittadini e all’impatto ambientale, tagliando l’inquinamento fuori da tutto il centro nevralgico.

Il suono delle fisarmoniche dei musicisti di strada mi proietta in un’epoca romantica, quasi settecentesca, con questi alti palazzi bianchi che incorniciano la suggestiva Piazza Civica, con la famosa Fontana del Robba, uno dei simboli della barocca Lubiana.

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Piazza Civica con la Fontana del Robba

Svoltando a destra, si incontra subito il punto nevralgico di questa città antica ma estremamente giovane nel suo aspetto: il Triplo Ponte. In sloveno chiamato Tromostovje, è in realtà un gruppo di tre ponti sul Ljubljanica. Questo “ponte” storico collega il centro storico di Lubiana con la parte moderna. Il ponte centrale è costruito in pietra glinica mentre le altre parti sono in calcestruzzo. Il bianco è davvero sfolgorante e stando sul ponte mi sembra di essere proprio nell’ombelico della città.

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Il Ponte Triplo e la Chiesa francescana dell’Annunciazione

Continuando il tour si arriva alla centralissima Piazza Prešeren, il cuore di Lubiana, dove si trova la famosa Chiesa francescana dell’Annunciazione di colore rosso vivo. La chiesa è piccola ma è estremamente bella dal punto di vista architettonico, con il Barocco che la fa da padrone, ancora una volta.

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Ritornando in piazza Prešeren, che deve il suo nome al poeta romantico sloveno France Prešeren, continuo il mio giretto tra le viuzze del centro, senza una meta precisa, ma solo per scoprire le bellezze di questa capitale.

Arrivo dunque al Ponte dei Draghi, con 4 statue di Dragoni poste alle due entrate in entrambi i sensi. Una foto qui non può mancare.

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Uno dei quattro draghi

Ciò che mi trasmette questa città è pace, tranquillità ma anche voglia di vivere e spensieratezza. Mi perdo letteralmente tra i suoi alti palazzi che mi ricordano Vienna e osservo gli sloveni che si godono un bel pomeriggio di fine estate, così allegri come la loro capitale.

Tra le vie noto negozi e botteghe di ogni genere e colore, alcune davvero bizzarre, e delle scarpe appese sui cavi che collegano le case: è tradizione che gli studenti stranieri prima di andarsene lancino un paio di scarpe su uno dei fili, per ricordare che sono stati qui (tradizione osservata anche in alcune città tedesche).

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Le caratteristiche scarpe appese

Decido ora di ripercorrere il centro in senso opposto, seguendo il lungofiume, sprizzante e multicolore grazie ai numerosi bar e localetti. Qui si può degustare la birra locale o un fresco cocktail osservando i numerosi battelli che trasportano i visitatori in un tour romantico sul placido fiume.

Anche io mi fermo su una delle numerose panchine e mi godo qualche momento di relax.

Dopo poco, continuo sul lato sinistro del Triplo Ponte, dove le vie diventano grandi e ricche di negozi di grandi marchi. Arrivo fino alla Piazza del Congresso, dove si affacciano numerosi es interessanti monumenti, come l’Università, la Chiesa delle Orsoline della Santissima Trinità, l’Ancora e l’Orchestra Filarmonica Slovena.

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Il pomeriggio è quasi terminato ed io ho proprio bisogno di riposarmi dopo una giornata intensa e meravigliosa. È giunto il momento di tornare in hotel, e di cenare nel ristorante affianco all’albergo, il ristorante Das Ist Valter, un vero faro della cucina slovena.

Il primo giorno è terminato, e non vedo l’ora di continuare ad assaporare lo spirito autentico della Slovenia.

Diario di viaggio: Stoccarda e dintorni – giorno 3

Siamo arrivati al terzo giorno e ahimè il tempo non è clemente come vorrei: purtroppo mi sveglio sotto un temporale e quando piove così forte non si può che fare una cosa: visitare un bel museo.

Decido dunque di visitare uno dei musei più ricchi e belli della città: il Landesmuseum Württemberg, ovvero il museo della storia dello Stato del Baden-Württemberg. Il museo si articola su vari piani e ripercorre la storia fin dall’antichità di questo territorio, fino ad arrivare ai giorni nostri: il viaggio si articola dunque dall’età della pietra, passando attraverso i Celti, i Romani, gli Alamanni, il Medioevo, il Rinascimento ed il Barocco. Le esposizioni coprono inoltre l’intera Europa e meritano per la ricchezza di pezzi esposti.  Il museo si trova all’interno del Vecchio Castello (Altes Schloss) e si snoda dalle cantine fino al piano più alto.

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Nonostante la pioggia battente, scopro con sorpresa che il museo è pieno di turisti, per lo più tedeschi (famiglie con bambini soprattutto): la cultura vince anche sulle avversità atmosferiche!

La quantità di oggetti e manufatti esposti è impressionante: si passa dagli oggetti degli uomini preistorici, alle corone scintillanti dei regnanti di questo stato. Le spiegazioni sono bilingue e posso così facilmente capire ogni dettaglio riguardante la storia del pezzo. Ciò che mi ha colpito particolamente è la stanza delle meraviglie: questa stanza, costruita intorno al 1700, doveva raccogliere tutto ciò che era straordinario, come fossili o scheletri di animali. Ancora oggi è così: la camera è totalmente preservata e quando ci si entra sembra di varcare la soglia di un mondo fantastico.

 

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La stanza delle meraviglie

 

Passo l’intera mattinata nel museo, che merita davvero almeno 3 ore di visita. Il tempo sembra migliorare quindi decido di fare un breve giretto per le vie del centro per pranzare con qualcosa di sfizioso, prima di dirigermi alla Pinacoteca di Stoccarda.

La Staatgalerie Stuttgart si trova proprio in centro ed è facilmente raggiungibile con la metropolitana: le opere custodite sono circa 400 e spaziano per quanto riguarda lo stile ed il periodo storico di realizzazione. Per quanto riguarda questo museo, ho già scritto un articolo di approfondimento (cliccate qui per leggerlo, ne vale la pena!).

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Con un bel sole splendente, non c’è niente di meglio che rilassarsi nel parco della Nuova Residenza e godermi uno snack all’ombra degli alberi. Un’altra giornata volge al termine e già sono malinconia, perchè il prossimo sarà l’ultimo giorno e a malincuore dovrò lasciare la Germania.

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