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Il Museo di Giugno: il Museo di Castelvecchio

Dal sondaggio svolto all’interno del Gruppo di Facebook, voi lettori avete scelto a maggioranza il Museo del mese di Giugno tra quelli proposti: si tratta del Museo di Castelvecchio.

Durante la mia visita a Verona ho potuto visitare numerosi ed importanti musei: io e Gabriele amiamo i musei e cerchiamo sempre di visitarne il più possibile all’interno di una città. Che siano musei d’arte, musei di scienze o di altro genere, ci piace molto imparare la storia e scoprire i segreti di ciò che è custodito in questi “templi della cultura”. Eccoci dunque al Museo di Castelvecchio, il primo Museo di Verona a cui dedico un articolo.

Museo di Castelvecchio

Il Museo di Castelvecchio si trova nella fortezza scaligera di Castelvecchio (leggete qui il mio articolo a riguardo) ed è uno dei musei più importanti di Verona, dedicato soprattutto all’arte italiana ed europea. Il museo venne restaurato e allestito secondo i criteri moderni di esposizione tra il 1958 e il 1974 da Carlo Scarpa.

I settori in cui il museo è diviso sono i seguenti: scultura, pittura italiana e straniera, armi antiche, ceramiche, oreficerie, miniature e quello delle antiche campane cittadine.
Il museo è tutto sommato recente dato che solo dal 1924 il Castello è stato adibito ad ospitare le collezioni civiche di arte veronese, opere che andavano dall’alto medioevo al Settecento. Durante la Seconda Guerra Mondiale la città fu pesante bombardata e Castelvecchio venne danneggiato seriamente: i tedeschi in fuga fecero saltare tutti i ponti sull’Adige, compreso il Ponte di Castelvecchio. Fu Carlo Scarpa il risponsabile designato dei restauri, che donò nuova linfa al museo e al castello tutto. Scarpa non fece distinzioni tra il restauro del Castello e quello del museo, trattando il complesso come un tutt’uno.

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La targa dìentrata del Museo

Il restauro e l’allestimento furono opera in realtà del lavoro congiunto di un team guidato da Scarpa e che comprendeva il progettista, i collaboratori, lo staff del museo, l’architetto Arrigo Rudi, l’ingegnere Carlo Maschietto, il geometra Angelo Rudella, il falegname Fulvio Don, gli amministratori, l’ufficio tecnico del comune e tanti altri.

Il Museo si apre con la collezione di scultura romanica. Tra le opere più significative possiamo ammirare:

  • Crocifisso e dolenti, opera del Trecento in tufo (originariamente dipinto) del Maestro di Sant’Anastasia, proveniente dalla chiesa di San Giacomo di Tomba;
  • Sarcofago dei santi Sergio e Bacco, bassorilievo del 1179;
  • Santa Cecilia e santa Caterina, sculture del XIV secolo del Maestro di Sant’Anastasia;
  • Statua equestre di Cangrande della Scala, proveniente dal complesso gotico delle Arche scaligere;
  • Statua equestre di Mastino II della Scala anch’essa proveniente dalle Arche Scaligere.

 

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Passata la sezione delle sculture, inizia la collezione più consistente, cioè quella di pittura, divisa in più sale e su più livelli. Si inizia con la pittura veronese e veneta: notevoli sono i quadri di Pisanello (qui presente con la celebre Madonna della Quaglia), Altichiero, Michelino da Besozzo (con la Madonna del roseto). Si giunge poi alla sezione delle opere veronesi a cavallo del Rinascimento con Jacopo Bellini, Domenico e Francesco Morone, padre e figlio, e Liberale da Verona. Non mancano i capolavori di grandi maestri come una Madonna col Bambino in piedi su un parapetto di Giovanni Bellini, il Cristo in pietà di Filippo Lippi e la Sacra Famiglia e una Santa di Andrea Mantegna. Si passa poi al Cinquecento e al Seicento con alcune opere di Paolo Caliari detto il Veronese (come la Pala Bevilacqua-Lazise e il Compianto sul Cristo morto), Jacopo Tintoretto, Paolo Farinati e Alessandro Turchi detto l’Orbetto.

Del Settecento è presente uno dei protagonisti, il Tiepolo, con un quadro quale Eliodoro saccheggia il tempio.

 

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Oltre ai dipinti si possono ammirare alcuni disegni del progetto di Carlo Scarpa e alcune armi riunite in una collezione molto interessante che comprende anche armature medievali e rinascimentali. In questa raccolta possiamo ammirare la spada di Cangrande della Scala.

Nel novembre 2015 il Museo fu colpito da una disgrazia: 3 rapinatori entrarono e rubarono ben 17 opere. La lista delle opere trafugate è la seguente:

  • Antonio Pisano detto Pisanello, Madonna col bambino, detta Madonna della quaglia, tempera su tavola, cm 54×32;
  • Jacopo Bellini, San Girolamo penitente, tempera su tavola, cm 95×65;
  • Giovanni Benini, Ritratto di Girolamo Pompei, olio su tela, cm 85×63;
  • Andrea Mantegna, Sacra Famiglia con una santa, tempera su tela, cm 76×55,5;
  • Giovanni Francesco Caroto, Ritratto di giovane con disegno infantile, olio su tavola, cm 37×29;
  • Giovanni Francesco Caroto, Ritratto di giovane monaco benedettino, olio su tela, cm 43×33;
  • Jacopo Tintoretto, Madonna allattante, olio su tela, cm 89×76;
  • Jacopo Tintoretto, Trasporto dell’arca dell’alleanza, olio su tavola, cm 28×80;
  • Jacopo Tintoretto, Banchetto di Baltassar, olio su tavola, cm 26,5×79;
  • Jacopo Tintoretto, Sansone, olio su tavola, cm 26,5×79;
  • Jacopo Tintoretto, Giudizio di Salomone, olio su tavola, cm 26,5×79,5;
  • Cerchia di Jacopo Tintoretto, Ritratto maschile, olio su tela, cm 54×44;
  • Domenico Tintoretto, Ritratto di Marco Pasqualigo, olio su tela, cm 48×40;
  • Bottega di Domenico Tintoretto, Ritratto di ammiraglio veneziano, olio su tela, cm 110×89;
  • Peter Paul Rubens, Dama delle licnidi, olio su tela, cm 76×60;
  • Hans de Jode, Paesaggio noto anche come Paesaggio con cascata, olio su tela, cm 70×99;
  • Hans de Jode, Porto di mare, olio su tela, cm 70×99.

 

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Dopo alcuni mesi di indagini dei Carabinieri per la Tutela del patrimonio Culturale si è giunti all’arresto di ben 12 persone dislocate tra la Moldavia e Verona. Tutti i dipinti sono stati ritrovati intatti il 6 maggio del 2016 in Ucraina, pronti per la spedizione in Moldavia. Dalla fine del 2016 possiamo di nuovo ammirare queste splendide opere d’arte di nuovo nel museo, fruibili a tutti per essere contemplate con ritrovata gioia. Il furto delle opere d’arte è purtroppo molto frequente nei Musei e non sempre le opere vengono ritrovate. A queste tele è andata proprio bene!

 

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Per visitare il Museo con attenzione occorrono almeno 3 ore data la mole imponente di reperti di vario genere: la peculiarità di questo Museo è anche quella di poterlo ammirare su più livelli, percorrendo camminamenti e percorsi che si snodano attraverso le varie sale del Castello e le torri. Il percorso è dunque pensato non solo per ammirare le collezioni, ma per apprezzare tutto Castelvecchio e la città di Verona dall’alto. Il Museo dunque dona al visitatore un’esperienza a tutto tondo, che permette la sua immersione nel mondo dell’arte ma anche nella storia di Verona e dei suoi Signori. Di certo, ci troviamo davanti ad un museo non convenzionale, che supera l’idea della staticità delle collezioni e che permette al visitatore di apprezzare a pieno ogni sfaccettatura di una città che sempre si mostra al passo coi tempi con le sfide che il turismo propone.

Informazioni utili

Il Museo di Castelvecchio si trova in Corso Castelvecchio 2, a Verona, proprio nel centro della città, a pochi minuti a piedi dall’Arena e da Piazza delle Erbe.

Il Museo di Castelvecchio è aperto al pubblico nei seguenti orari:

  • il lunedì dalle 13.30 alle 19.30
  • dal martedì alla domenica dalle 8.30 alle 19.30

L’ultimo ingresso è alle 18.45

Il Museo è chiuso il lunedì mattina, la mattina del 1° gennaio e il 25 dicembre.

Di seguito, il prezzo dei biglietti:

  • biglietto intero € 6,00
  • biglietto ridotto gruppi (sup. 15 unità), agevolazioni, anziani sup. 60: € 4,50
  • biglietto ridotto scuole (dalle primarie alle secondarie di secondo grado) e ragazzi (8-14 anni, solo accompagnati): € 1,00
  • biglietto cumulativo musei Castelvecchio/Maffeiano intero: € 7,00
  • biglietto cumulativo musei Castelvecchio/Maffeiano ridotto: € 5,00
  • ingresso gratuito:
    • anziani con età superiore a 65 anni residenti nel Comune di Verona
    • persone con disabilità e loro accompagnatori
    • con VeronaCard

Da ottobre a maggio, prima domenica del mese tariffa unica: € 1,00

 

 

Il Museo di Maggio: il Museo della Città di Bobbio

Durante le mie escursioni in giornata ho potuto visitare la piccola e deliziosa città di Bobbio (leggi qui il mio articolo). Non era la prima volta che la visitavo, anzi si può dire che ormai la conosco bene, ma non l’ho mai vista con “l’occhio della viaggiatrice”. E’ vero, è passato qualche anno dall’ultima volta che la vidi ma Bobbio ha un fascino davvero unico e mi sembra sia rimasta immutata.

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In molti mi avevano parlato del Museo di Minerali di Bobbio e da appassionata ero curiosa di visitarlo: al mio arrivo scopro che la collezione mineralogica fa parte del Museo della Città e quindi perchè non visitare tutto il complesso museale?

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Il Museo della Città si trova nei locali dell’ex refettorio e lavamani del Monastero di San Colombano e mira a traghettare il visitatore in una realtà passata, ricca di storia e di cultura. Lo spazio espositivo si articola in due sezioni: la prima mostra, attraverso manufatti, libri e oggetti, la vita umile dei monaci e di San Colombano, storico fondatore dell’abbazia che ancora oggi sorge accanto al convento; la seconda invece si compone di alcune vetrine che raccolgono una collezione di minerali del piacentino e del bobbiese e uno spazio con alcuni pannelli che mostrano la storia di Bobbio attraverso gli scatti di Gino Macellari, fotoreporter “della Valtrebbia”. La gentile curatrice del museo ci ha fatto da guida in questo piccolo e curioso percorso, che è iniziato con la proiezione di un video che mostrava  le origini e la storia di Bobbio.

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Pannello espositivo interattivo

Il Museo della Città è una realtà giovane ma comunque ricca: grazie al percorso interattivo, si scopre uno spaccato di storia che comprende anche l’attività dello Scriptorium, che ha reso Bobbio famosa in tutta l’Europa durante il Medioevo.

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Se vi trovate a Bobbio o nei dintorni, vi consiglio di visitare almeno una volta questo giovane ed interessante Museo, che offre uno sguardo chiaro e immediato sulla storia di Bobbio e del suo territorio.

Informazioni utili

Orario di apertura:
dal 1 Aprile al 31 Ottobre:
sabato, domenica e festivi : 10.00 – 12.30 e 15.30 – 18.30
Dal 1 Novembre al 31 Marzo :
sabato 15.00 – 18.00
domenica e festivi 10.00 – 12.30 e 15.00 – 18.00

inoltre mesi di Luglio e Agosto:
da mercoledì a sabato: 10.00 -12.30 e 15.30 -18.30

Biglietti
Biglietto d’ingresso € 3,00
Ridotto € 2,00 ( ragazzi dai 7 ai 14 anni, ultra sesantenni, gruppi di almeno 10 persone)
Gratuità per bambini fino ai 6 anni, accompagnatori gruppi e studenti delle scuole d’infanzia, primarie e secondarie di 1° e 2° grado del Comune di Bobbio.
Per informazioni e prenotazioni tel 0523/962813 -962815

Per ulteriori informazioni, visitate il Sito del Comune.

 

Il Museo del mese di Aprile: il Museo Storico Militare “Alpi Giulie”

Il Museo di aprile è un museo del tutto particolare e fuori dagli schemi. Dopo aver scritto del Museo della tradizione mineraria di Cave del Predil (leggete qui il mio articolo), completo la descrizione di questo polo museale aggiungendo un articolo sull’altro Museo del polo: il Museo storico militare “Alpi Giulie”.

Alpi Giulie

Subito attirata da questo museo per via del mio interesse verso la storia militare, mi sono diretta senza esitazione alla sua entrata: grazie alla possibilità di acquistare il biglietto combinato (Museo della tradizione mineraria + visita guidata alla miniera + Museo storico militare) ho potuto trascorrere un meraviglioso pomeriggio all’insegna della storia di questo luogo e di questo piccolo paese del tarvisiano.

Il Museo storico militare “Alpi Giulie” presenta un ottimo allestimento che ripercorre la storia bellica dall’epoca napoleonica e si conclude con la Seconda Guerra Mondiale. I reperti sono corredati da spiegazioni esaustive e molto chiare, adatte a qualunque pubblico: l’esposizione risulta d’impatto e lo stampo è proprio quello del Museo militare, simile a quello del Royal Museum of the Armed Forces and Military History di Bruxelles (cliccate qui per vedere il suo sito ufficiale). Certo, la quantità di oggetti esposti non è assolutamente paragonabile, ma questo non significa che il Museo non sia degno del rispetto che merita.

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Il percorso museale, disposto su più piani, si snoda attraverso tre periodi di riferimento:

  • Campagne napoleoniche antiasburgiche condotte dall’Armata d’Italia, a cavallo dei secoli XVII e XIX
  • Teatro operativo della Prima Guerra Mondiale (1915-1918)
  • Base di partenza e oggetto di contenzioso internazionale durante la Seconda Guerra Mondiale

Ciò che forse colpisce di più di tutto, è l’attenzione e la cura riservata alla collezione dedicata alla Prima Guerra Mondiale, dato che questi luoghi sono stati teatro di scontri e battaglie, testimoniati dai numerosi fortini sparsi in tutto il tarvisiano e il Friuli. Il punto di vista, inoltre, non è solo quello degli italiani, ma anche quello degli austroungarici, nota che va ad impreziosire ancora di più questo luogo.

Oltre allo spazio espositivo interno, si possono trovare anche dei cannoni e delle armi all’esterno, proprio al di fuori del Museo.

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Da grande appassionata, soprattutto degli eventi della Seconda Guerra Mondiale, ho notato che alcune decorazioni e medaglie di quel periodo storico erano delle riproduzioni e ciò mi è stato confermato dal gentilissimo e garbato bigliettaio, che non ha esitato a dirmi che sono esposte delle riproduzioni in quanto non è semplice trovare appassionati che donano pezzi autentici: è una scelta del tutto museale, ma che a me non dispiace, l’importante è sempre segnalarlo.

Info e costi

Il museo si trova in Via Giuseppe Garibaldi, 2, 33018 Cave del Predil, Udine.

I biglietti hanno i seguenti costi:

Intero 8 €

Ridotto 1 6 €   ragazzi dai 7 ai 14 anni, over 65, gruppi con più di 10 persone

Ridotto 2 4 €   scolaresche da 7 a 14 anni

Gratis bambini con meno di 6 anni e possessori di Holiday Card

E’ inoltre possibile acquistare un biglietto combinato presso la sede del Museo della Tradizione Mineraria per il costo di 12 euro.

Per maggiori informazioni, visitate il sito ufficiale.

Il Museo di Marzo: il Museo civico di Scienze Naturali di Bergamo

Durante l’uscita didattica che ho svolto al primo anno di insegnamento, ho potuto visitare uno dei musei più belli e validi di Scienze Naturali che ci siano nel Nord Italia: si tratta del museo “Enrico Caffi di Scienze Naturali di Bergamo”. Scopriamo insieme la sua storia e le sue collezioni.

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Situato nella Città Alta di Bergamo, vicino al Civico museo archeologico di Bergamo, conserva più di un milione di reperti, con una superficie espositiva di oltre 1800 metri quadrati.

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Il meraviglioso allosauro

Il Museo è nato nel 1871 ed è stato inaugurato ufficialmente nel 1918. Tra le collezioni più antiche, il Museo annovera quella lepidotterologica di Antonio Curò con ben 12.000 esemplari, la Raccolta ornitologica di Giovanni Battista Camozzi Vertova, e la Raccolta malacologica di Giovanni Piccinelli. Il primo direttore fu Enrico Caffi, a cui il museo è stato dedicato, che lo guidò fino al 1947 con una gestione lungimirante e volta ad incrementare le raccolte con reperti sempre più interessanti.

Nel 1960 le collezioni vennero spostate nell’attuale sede, nel Palazzo Visconteo della Cittadella.

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Il Museo è composto di diverse sezioni, molto ben articolate e con pannelli espositivi molto esaustivi: si passa dalla zoologia (con particolare attenzione all’ornitologia e all’entomologia), alla geologia (con un vasto inserto di minerali e rocce), alla paleontologia, forse la sezione più interessante ed “impressionante”: qui, infatti, troviamo un calco a grandezza naturale di uno scheletro di allosauro, che ci impressiona grazie alle sue dimensioni ragguardevoli: questo carnivoro del giurassico non sarà suggestivo forse come il T-Rex, ma è pur sempre stato un superpredatore temibile per tutti gli erbivori del suo tempo. Oltre a questo calco, si trovano importanti fossili del Triassico tutti rinvenuti nelle valli bergamasche. E ancora, degni di nota solo le ammoniti piritizzate, la libellula fossile Italophlebia gervasuttii, i fossili del più antico rettile volante, l’Eudimorphodon ranzii, ed i resti scheletrici degli elefanti (Elephas meridionalis) rinvenuti nelle miniere di lignite della Val Gandino.

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Il Museo è assolutamente adatto a tutti, sia ai grandi che ai piccoli e si dimostra all’altezza anche per le persone non vedenti grazie alle numerose vetrine tattili del percorso “Il museo da toccare” e grazie alle scritte in Braille.

Devo dire che lo scopo del Museo, di mostrare ed intrattenere, è stato assolutamente assolto dato che sia io, che i miei colleghi, che gli studenti (con un’età compresa tra i 14 ed i 19 anni) siamo rimasti davvero soddisfatti dalla visita. Il Museo Caffi si dimostra quindi un bel punto di riferimento delle Scienze Naturali sia del Bergamasco che del Nord Italia.

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Informazioni utili

Il Museo è aperto tutti i giorni con il seguente orario (orario invernale): dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 17:00.

Si può visitare il museo secondo le seguenti tariffe:

Biglietto unico valido contemporaneamente per il Museo di Scienze Naturali e il Museo Archeologico: € 3.00

Abbonamento annuale per l’entrata ad entrambi i musei. Valido un anno dalla data di emissione: € 10.00

L’ingresso è gratuito per le seguenti categorie:

– Minori di 18 anni

– Disabili ed accompagnatori

– Scolaresche ed insegnanti accompagnatori

– Soci dell’Associazione Amici del Museo di Scienze Naturali

– Possessori abbonamento Musei Lombardia

– Amici del Museo Archeologico

Per ulteriori informazioni, visitate il sito internet ufficiale:

http://www.museoscienzebergamo.it/web/

Il Museo di febbraio: il museo paleontologico di Bolca

Durante i miei studi, ho avuto l’opportunità di poter visitare tanti luoghi interessanti e di scoprire anche musei che non conoscevo. E’ il caso del museo paleontologico di Bolca, situato nel paese omonimo, in provincia di Verona. Dopo una bella mattinata di ricerca di fossili, dove sono stata anche fortunata a trovare un bel pesciolino, la visita al museo della famiglia Cerato è stata davvero obbligatoria.

Bolca

Già perchè la dinastia dei Cerato gestisce il sito di ricerca ed il museo correlato, che è un vero e proprio Lagerstätte, ossia un sito talmente ricco di reperti da essere definito “eccezionale” per la paleontologia. Grazie ad una concessione risalente alla fine del 1800, la famiglia si è occupata dell’estrazione e della conservazione di notevoli pezzi. I veri protagonisti non sono i grandi rettili del Mesozoico, ma bensì i pesci: il sito infatti viene definito la “Pesciara” di Bolca.

Il giacimento è costituito da strati calcarei dello spessore di circa 19 metri e di limitata estensione. La grande varietà di esseri viventi ha davvero stupito gli scienziati, dato che sono stati rinvenuti sia pesci da barriera corallina (simili a quelli dell’odierno Mar Rosso), sia organismi di fondali bassi e sabbiosi, simili a quelli che oggi possiamo ritrovare presso le coste meridionali del Mar Mediterraneo.

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Nel giacimento di Bolca sono state ben 250 specie di animali fossili (140 generi, 90 famiglie e 19 ordini). Inoltre, eccezionali sono stati i ritrovamenti di cefalopodi, crostacei, meduse e coralli, oltre che piume d’uccello, insetti, carapaci di tartarughe e piante acquatiche e terrestri.

Il perchè ci sia una così grande abbondanza di forme viventi è ancora tutto da spiegare e i paleontologi stanno, ancora oggi, studiando questo giacimento con grande interesse.

Il museo si caratterizza per la spettacolarità dei suoi campioni esposti: impressionanti pesci angelo (ordine dei Perciformes) e razze, pronti ad ammaliare lo spettatore che si trova davvero immerso in una laguna preistorica che lascia letteralmente senza fiato. Un viaggio nello spazio e tra le pieghe del tempo, dove i fossili sembrano prendere vita e traghettarci in lagune lontane e ricche di forme e colori bizzarri.

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I due piani epositivi offrono un’esperienza a tutto tondo e, grazie alla presenza di due grandi acquari marini con specie odierne, non è difficile per il visitatore immaginare la bellezza di questi veri e propri giganti del passato.

Il museo è adatto sia ad adulti che ai piccini, che troveranno di sicuro spettacolari questi maestosi esseri del passato. Accanto al Museo si può inoltre visitare un piccolo shop che propone pezzi in vendita provenienti anche da altri giacimenti, soprattutto esteri.

Consiglio vivamente di approfittare anche della foresteria della famiglia, dove si mangia assai bene e si dorme altrettanto comodamente. La famiglia, propone anche visite guidate al giacimento con attività di raccolta presso le “discariche”, ovvero la zona all’esterno del giacimento dove vengono depositati gli scarti delle lavorazioni, che contengono numerosi piccoli fossili ben visibili ad occhio nudo.

Informazioni utili

Biglietto intero: 4 euro

Biglietto ridotto: 3 euro

Il Museo è aperto tutti i giorni con i seguenti orari:

Orario invernale: dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 18.00

Orario estivo: dalle 9.00-12.00 e dalle 14.00-18.00

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale

http://www.museofossilibolca.eu/

Il Museo di dicembre: il Centro per la storia della resistenza e della deportazione di Lione

Lione è stata per molto tempo una roccaforte per la Resistenza in Francia: moltissimi partigiani si nascondevano delle strette vie della Vecchia Lione e nei numerosi passaggi segreti dei palazzi a nord della città. Il 26 maggio del 1944 la Gestapo decise di stabilire proprio in questa città una base molto articolata e importante ed è proprio qui, in Avenue Berthelot 14 che oggi sorge il Centro per la storia della resistenza e della deportazione.

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Oggetti di alcuni cittadini deportati

Al contrario di molte città (anche italiane, purtroppo), Lione si è dimostrata sensibile nel non demolire il tremendo passato, ma anzi ha deciso di riconvertire i tristi luoghi simboli del nazionalsocialismo in veri e propri musei, come anche in molti casi la Germania ha fatto.

Il Museo, come molti altri del suo genere, è in realtà un centro di studi e di documentazione, che conserva molto materiale cartaceo che testimonia la vita dei lionesi durante l’occupazione nazista. La scure si è abbattuta con forza in questa città e molte testimonianze di deportati sono raccolte in lettere e documenti conservati nell’eposizione permanente, che si articola in tre sezioni fondamentali: “l’impegno”, “la propaganda”, “lo spazio e il tempo”.

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Documenti necessari per spostarsi in città e altri

Il Centro nasce proprio allo scopo di preservare la memoria storica e di insegnare ai giovani a guardare al passato per non ripetere gli errori compiuti. Oltre allo spazio espositivo permanente, il Museo è impreziosito da ricostruzioni a grandezza naturale di case durante l’occupazione o di “basi segrete” con documenti riprodotte e armi. E’ forse questa la parte più originale del Centro, perchè ci proietta proprio in un’altra epoca, che sembra così distante ma che in realtà non lo è.

Il pubblico ha inoltre a sua disposizione diversi documenti audiovisivi e iconografici, un centro di documentazione, uno spazio per i giovani, un auditorium e delle esposizioni temporanee.

Oltre al Centro di Documentazione sul Nazionalsocialismo visitato a Monaco di Baviera (leggete qui il mio articolo), questo museo entra di diritto tra i musei più belli finora visitati sulla Seconda Guerra Mondiale in generale. Grazie alla Lyon Card, ancora una volta siamo riusciti ad entrare gratis e a goderci a pieno l’esperienza immersiva all’interno di questa particolare realtà. L’unico peccato è quello di non aver visto molta affluenza di pubblico, perchè spesso questi musei sono poco conosciuti e segnalati anche nelle guide, quando in realtà sono tra i più interessanti dal punto di vista storico e antropologico.

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Una sensazione di tragicità ma anche di ardente speranza ci ha pervaso alla fine della visita, perchè siamo stati contenti di vedere come Lione abbia voluto ricordare i suoi martiri e la sua gente, ma anche il periodo storico difficile e delicato che ha avvolto tutta l’Europa. Cosa che di certo l’Italia fa ancora fatica a fare, nonostante di occasioni e buoni propositi ce ne siano.

Centro per la storia della resistenza e della deportazione
14, avenue Berthelot 69007 Lyon Guillotière (7° arrondissement).
04-78-72-23-11.
Dal mercoledì alla domenica, dalle 9:00 alle 17:30.
Prezzo: 3,80 euro, gratis con la Lyon Card.

Per altre informazioni, consultate il sito ufficiale.

Il Museo di ottobre: il Museo des Beaux-Arts di Lione

Chi di voi mi segue, sa qunto mi piaccia l’arte, in particolare quella pittorica, e quanto ci tenga a visitare almeno un museo di questo genere quando visito una grande (o piccola) città. A Lione, durante il mio viaggio di luglio del 2018 (leggi il primo giorno cliccando qui) ho potuto visitare uno dei musei più importanti della città e della Francia tutta: il Musée des Beaux-Arts.

 

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Denis Foyater – Jeune fille au chevreau

 

Il Museo è stato aperto nel 1801, ed è uno dei primi musei aperti dopo il Louvre. Presenta collezioni di pittura, arte antica, scultura, oggetti d’arte, monete, medaglie, stampe e disegni, rendendolo uno dei musei più variegati di tutta la Francia. Il Museo è ospitato all’interno del palazzo seicentesco di Saint-Pierre e alcune sale conservano ancora la decorazione originale di questo ex convento. Il palazzo si affaccia direttamente su Place des Terreaux, proprio affianco all’Hotel de Ville.

Se volete godervelo appieno, vi consiglio di dedicargli almeno una mezza giornata, perchè i reperti in mostra sono davvero tanti e non è sempre facile mantenere alta l’attenzione. Se avete la Lyon Card, l’ingresso è naturalmente gratuito (un motivo in più per farla!)

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La collezione di pittura conta circa 700 opere ed occupa ben 35 sale del Museo: si parte dal trecento fino ad arrivare agli anni’80 del 1900. La collezione è ricca e variegata, con pittori europei per lo più, con una buona componente di fiamminghi e italiani. Il Seicento, l’Ottocento e la prima metà del Novecento sono i punti cardine della collezione, esposta in ordine cronologico, senza separazione delle varie scuole. Si possono dunque distinguere:

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Per quanto riguarda la scultura, la collezione si trova nel giardino del museo, proprio prima dell’entrata e nella cappella dell’Ottocento. Anche qui, si dà grande spazio alla sequenza temporale, cercando di rappresentare le più grandi scuole attraverso i secoli, come le scuole italiane del Quattrocento e del Cinquecento (scuola del Verrocchio, di Della Robbia, di Donatello, di Michelangelo), sculture di Antoine Coysevox, di Antonio Canova, Jean-Baptiste Carpeaux, Auguste Bartholdi, Auguste Rodin (con una delle più grandi raccolte delle sue opere), Antoine Bourdelle, Pierre Auguste Renoir, Ossip Zadkine, Amedeo Modigliani, Pablo Picasso, Henri Laurens, Arman.

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Una delle sale delle sculture

Il Museo è davvero immenso e mi perdo nelle varie sale che davvero ospitano ogni forma d’arte che possiamo immaginarci in questo momento, senza dimenticare l’Arte antica, dove il cavallo di battaglia è di sicuro l’Egitto dato che la sua area ospita più di 14 000 oggetti, anche se ovviamente non sono tutti esposti. Dall’egitto ci si sposta al’Oriente Antico, alla Roma e alla Grecia Antica e agli Etruschi. Non posso dimenticare assolutamente la collezione di medaglie e di monete, che conta 50.000 oggetti, portando di fatto il Museo ad essere uno dei punti di riferimento per la numismatica mondiale.

Il Museo ospita anche oggetti d’arte, opere a pastello e ancora tante altre opere d’arte. Insomma, il Museo di ione è davvero un mondo dentro il mondo della città francese, in cui perdersi e respirare il profumo delle tele dei grandi del passato. Se venite a lione, davvero, non potete perdervelo!

Il Museo è aperto tutti i giorni tranne il martedì e i giorni festivi, dalle 10 alle 18, il venerdì dalle 10,30 alle 18.
Sono previste delle chiusure parziali tra le 12,30 e le 14.

Le domeniche ed i giorni 8, 9, 10, 24 e 31 dicembre, il museo chiuderà, eccezionalmente, alle 17.

Il biglietto è di 8 euro per l’intero, 4 euro per il ridotto, gratuito per i possessori di Lyon Card e per chi è in cerca di impiego. C’è anche la possibilità di fare un biglietto combinato con le mostre presenti, al costo di 12 euro per l’intero, 7 euro per il ridotto e  gratuito per chi possiede la Lyon Card e per chi è in cerca di impiego.

 

 

Il Museo di settembre: il Museo Speleo Paleontologico di Genga

Durante la mia visita alle Grotte di Frasassi, non potevo non cogliere l’occasione di visitare il Museo affiliato speleo paleontologico archeologico di Genga, che conserva il famoso (almeno per noi addetti ai lavori) Ittiosauro di Genga. Perchè affiliato? Perchè con il biglietto per accedere alle Grotte è compreso anche l’ingresso a questo Museo, che forse troppo spesso i turisti saltano per distrazione o perchè non sanno della sua presenza. I turisti, appunto, non i viaggiatori. Eccomi quindi a raccontarvi di questo piccolo e grazioso Museo.

 

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Insegna del Museo

 

Il Museo speleo paleontologico e archeologico di Genga è un museo allestito all’interno del cenobio dell’Abbazzia di San Vittore: il Museo si propone di far conoscere la storia dell’ittiosauro di Genga, nonchè dei fossili ritrovati nei dintorni del comune di Genga e dei resti archeologici di queste zone. Senza dubbio il Museo, di ridotte dimensioni e con tre piccoli piani espositivi, è famoso per il suo rettile giurassico più che per gli altri oggetti esposti.

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L’Ittiosauro è stato ritrovato il 20 luglio nel 1976, in località Camponocecchio, proprio nei dintorni di San Vittore, durante i lavori per la costruzione di una galleria stradale. Vi avevo già parlato degli ittiosauri, in occasione del Museo del mese di Gennaio del 2017 (leggete qui il mio articolo), infatti questo non è il primo che incontro sul mio cammino, ma di sicuro è uno dei più importanti presenti in Italia. Gli ittiosauri sono grandi rettili marini estinti simili agli odierni delfini: questi formidabili predatori marini prosperarono per tutto o quasi il Mesozoico, dal Triassico inferiore (circa 250 milioni di anni fa) al Creatceo superiore, circa 90 milioni di anni fa. La causa della loro estinzione è ancora sconosciuta.  Le molte specie di ittiosauri erano di dimensioni diverse, e variavano da 1 ad oltre 16 metri, respiravano aria, partorivano cuccioli vivi (erano vivipari come i delfini e le balene) e probabilmente a sangue caldo.

La nostra protagonista, che possiamo anche chiamare gengasauro (Gengasaurus nicosiai), o Marta, dato che era una femmina, è vissuta circa 152 milioni di anni fa (Kimmeridgiano-Titonico, Giurassico superiore) nelle odierne Marche. Può essere inquadrata all’interno della famiglia degli oftalmusaridi anche se differisce da Ophthalmosaurus sotto vari aspetti, come la forma del basisfenoide posteriore, la forma del sopraoccipitale, la sfaccettatura assiale dell’omero e l’ulna prossimo-distalmente accorciata. Dopo anni in cui i resti furono abbandonati, il paleontologo Umberto Nicosia iniziò a studiarli ma solo nel 2016 la specie venne ufficialmente descritta. All’interno dell’esofago di questo esemplare, l’unico fin ora trovato, sono stati rinvenuti due denti di squalo del gruppo degli Hexanchiformes.

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Oltre al gengasauro, il museo ospita alcuni fossili di mammiferi ed uno scheletro di Ursus spelaeus (l’Orso delle caverne), oltre ad alcuni manufatti preistorici ritrovati nei dintorni come punte di freccia, lance, vasellame (anche di epoca romana o posteriore).

Il Museo si trova in Via S. Vittore, 60040 San Vittore ed è aperto dal Lunedì al Sabato dalle ore 10:00 alle ore 13:00 e dalle 14:30 alle 18:30, mentre la Domenica e i festivi si osserva l’orario continuato dalle 8:30 alle 19:30.

Il biglietto intero è di 4 euro, mentre il ridotto di 2 euro, gratuito ai visitatori delle grotte, ai ragazzi sotto i 6 anni, ai portatori di handicap e ai residenti del Comune di Genga.

Per ulteriori informazioni visitate il sito ufficiale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il museo di agosto: Il Museo del Cinema e delle Miniature di Lione

Dopo il sondaggio che ha visto vincitore il Museo del Cinema e delle Miniature di Lione sulla pagina Facebook del blog è ora di farvi conoscere questo luogo incantato e davvero magico.

Il Museo del Cinema e delle Miniature è nato nel 1990 ma si trova presso questa sede soltanto dal 2005, in una location suggestiva e davvero ipnotica: la Maison des Avocats, monumento storico dell’Unesco. Il Museo si sviluppa in verticale e raccoglie tutti i reperti raccolti da Dan Ohlmann, miniaturista e cabinet maker, un uomo che ha dedicato tutta la sua vita al cinema e all’arte delle miniature.

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C-3PO da “Guerre Stellari”

E’ così che vediamo raccolti oggetti di scena dei più famosi film degli anni ’80, ’90 e i primi 2000, costumi originali, maschere, accessori e favolosi pezzi di storia del cinema che ci emozionano, dal fantasy alla fantascienza, dalle commedie ai comici, senza dimenticare gli horror. Il Museo riesce a toccare praticamente tutti i più grandi successi di quegli anni: parliamo di Ritorno al Futuro, di Alien, di Star Wars, ma ancora Harry Potter, Batman (sia la versione di Burton che di Nolan), 2001: Odissea nello Spazio. Oltre a ciò possiamo esplorare il set del famoso film “Il Profumo“, che proprio qui è stato girato.

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Scopriamo così come vengono realizzati gli effetti speciali, o come alcuni diorami siano stati in realtà le location di molte pellicole. Il museo è anche interattivo, grazie a video e ad animatroni come la mitica Regina Alien, comparsa nel film Alien vs Predator e che riesce ad emozionare grazie ai suoi oltre 2 metri di altezza e ai suoi oltre 20 movimenti e suoni: una sala è dedicata tutta per lei, come una vera Regina.

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Ma il Museo non è solo Cinema, ma anche miniature: queste sono raccolte minuziosamente su un piano e sono più di 120, con riscostruzioni di vita quotidina ama anche di luoghi famosi di Parigi e non solo. Il lavoro che sta alle spalle di queste monumentali opere d’arte è tutt’altro che semplice, ma il risultato è davvero sbalorditivo.

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Il Museo del Cinema e delle Miniature è un santuario per chi vuole scoprire come vengono realizzati i trucchi, gli effetti speciali, le riprese speciali ed i costumi dei più grandi e famosi film. L’intero spazio espositivo è adatto sia ai bambini che agli adulti e i numerosi pezzi di memorabilia sono sapientemente esposti in modo da creare un’eccitazione continua e una fibrillazione che vi spingerà a voler vedere sempre di più e a volerci addirittura tornare per poter godere ancora una volta di uno spettacolo così unico.

La visita a questo museo è assolutamente obbligatoria per tutti gli amanti della settima arte:

virgolette Direi che l’amore per la settima arte trasuda da ogni sala del museo, a partire dai set minuziosamente ricostruiti fino ad arrivare agli stupendi oggetti di scena esposti. Un viaggio incredibile in infiniti universi, il tutto racchiuso in un unico palazzo.  

Gabriele Casnedi, studente di cinema

E per dirvelo Gabriele, che è piuttosto pignolo ed esigente, vuole dire che ne vale veramente la pena!

Il Museo del Cinema e delle Miniature si trova in Rue Saint Jean presso la Maison des Avocats ed è raggiungibile tramite la Metro D, fermata Vieux-Lyon o con la linea D dei bus, sempre fermata Vieux-Lyon, oltre che a piedi naturalmente.

Il Museo è aperto dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 18.30 e il sabato e la domenica dalle 10.00 alle 19.00, chiuso il 25 dicembre ed il 1 gennaio.

Il costo del biglietto è di 9 euro per gli adulti e di 6,50 euro per i bambini dai 4 ai 15 anni inclusi, gratuito per i minori di 4 anni.
C’è la possibilità di avere una tariffa ridotta per gli studenti, per i diversamente abili e per le persone in cerca di impiego, oltre che per gli over 60.
L’ingresso è gratuito per i possessori della Lyon Card.
Per ulteriori informazioni, visitate il Sito Ufficiale.

 

 

 

 

Il museo di luglio: i Musei civici di Pavia

Pavia, rinomata e famosa città storica, non può che essere anche una città ricca di cultura e musei, come i Musei Civici di Pavia, che in pochi conoscono ma che sicuramente non possono non essere apprezzati.

 

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La sala dei manufatti romani

 

I Musei civici si trovano all’interno del Castello Visconteo e ospitano alcune collezioni permanenti. I Musei sono divisi in varie sezioni che comprendono:

  • Museo archeologico e sala longobarda
  • Sezione romanica e rinascimentale
  • Pinacoteca Malaspina del ‘600 e ‘700
  • Quadreria dell ‘800
  • Paesaggi Pavesi del ‘900

Oltre che alle mostre temporanee del Castello e delle Scuderie.

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Si possono ammirare parecchi manufatti, di età romana e longobarda, ritrovati nei dintorni di Pavia e nella sua provincia, e un’ottima varietà di dipinti che spaziano dai capolavori rinascimentali di Antonello da Messina ai maestri ottocenteschi come Francesco Hayez, con una delle sue opere più celebri, “Accusa segreta”

Purtroppo per mancanza di personale non è garantita l’apertura di tutte le sale espositive in contemporanea: questo è ciò che è capitato a me, quando ho effettuato la visita.

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I Musei si trovano presso il Castello Visconteo, in viale XI Febbraio a Pavia.

Orari sale espositive:

nei mesi di luglio, agosto, dicembre e gennaio:
da martedì a domenica: 9.00 – 13.30
chiuso lunedì

nei restanti mesi dell’anno:
da martedì a domenica: 10.00 – 17.50
chiuso lunedì

La cessione dei biglietti termina 45 minuti prima dell’orario di chiusura.

BIGLIETTI

Biglietto intero: euro 8.00 (tutti i musei)
Biglietto ridotto: euro 4.00 (singoli musei o sezioni)
Biglietto Famiglia (due genitori + figli fino a 18 anni): euro 10.00
Corte del Castello: gratuito

L’ingresso con biglietto ridotto è consentito a:

– gruppi o comitive pari o superiori a 20 persone (previa prenotazione)
– singoli membri di Associazioni convenzionate con i Musei
– personale del MiBACT e dei musei pubblici europei

L’ingresso gratuito è consentito a:

– possessori di Abbonamento Musei Lombardia Milano
– membri dell’ICOM.
– utenti che non abbiano compiuto il 26° anno di età o che abbiano compiuto il 70° anno di età
– guide turistiche e giornalisti nell’esercizio della propria attività, su esibizione di tessera professionale
– scolaresche e loro accompagnatori
– portatori di handicap e loro accompagnatori
– studenti universitari o di accademie oltre i 26 anni autorizzati dalla Direzione dei Musei Civici di Pavia per specifici motivi di studio (per ottenere l’autorizzazione è possibile scrivere a museicivici@comune.pv.it)
– utenti il cui compleanno cade nella giornata di visita
– cittadini stranieri residenti nelle città gemellate con Pavia: Vilnius (Lituania), Hildesheim (Germania), Besancon (Francia), Zante (Grecia), Betlemme (Stato di Palestina), Hersbruck (Germania)
– sono ad ingresso gratuito le iniziative indette in occasione di speciali giornate promozionali organizzate dai Musei anche in accordo con MiBACT e ICOM.

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale.