Archivi categoria: Il Museo del Mese

Il Museo di Ottobre: Il Museo della Casa delle Bambole di Varsavia

Varsavia è una città molto ricca, sia a livello culturale che a livello storico: monumenti, palazzi antichi e storia millenaria si intrecciano per dare vita ad una città assolutamente eterogenea e peculiare. Molti sono i musei degni di una visita e che di cui avevo sentito parlare. Di certo, però, non immaginavo che potesse esistere un museo così particolare, forse unico nel suo genere: sto parlando del Museo della Casa delle Bambole.

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La mia espressione è stata di stupore e di incredulità quando ho scoperto della sua esistenza: mi trovavo all’ufficio del turismo, proprio alla base del Palazzo della Cultura e della Scienza e qui, dopo aver ritirato due Warsaw Pass, l’addetto dell’ufficio del turismo mi ha consigliato di visitare questo peculiare museo. All’inizio ero scettica perchè mi chiedevo che cosa potesse mostrare un museo del genere, ma poi mi sono davvero ricreduta.

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L’insegna del Museo

Giunta al museo, non lontano dall’ufficio del turismo, l’addetto museale mi accoglie con tanto entusiasmo e simpatia e mi fa accedere (in un modo del tutto particolare e fuori dal comune) all’interno del museo (per accordi presi con il museo non vi svelerò di più sull’entrata): qui mi sono trovata catapultata in un mondo fiabesco e fanciullesco. L’esposizione conta di più di 130 diverse case delle bambole, ognuna diversa dalle altre, sia per tecnica di costruzione sia per le proprie caratteristiche. Il museo sembra una sorta di finestra all’interno di un mondo in miniatura: dall’ospedale alla drogheria, dalla bancarella del mercato all’atelier degli abiti da sposa. Tutto il mondo reale è raffigurato mediante queste case delle bambole, ricche di dettagli e colori fantasiosi. Ogni oggetto è stato realizzato con estrema cura dei dettagli: le stoviglie, i mobili, persino le decorazioni delle case sembrano essere usciti dalle sapienti mani di artigiani e collezionisti.

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Il museo si propone dunque di farci riscoprire la nostra infanzia, attraverso un gioco davvero comune, sia in Europa che soprattutto in Polonia. Un’esposizione unica, un museo così peculiare da essere quasi unico al mondo. Di certo la visita è stata molto divertente e assai suggestiva: mi sono sentita catapultata nell’infanzia di una bimba proveniente da epoche diverse, dato che queste case sono state costruite in anni molto diversi tra loro.

Consiglio vivamente a tutti di visitare questo particolare e incredibile museo, uno spaccato sull’infanzia polacca e una forma d’arte assolutamente unica.

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Ringrazio sentitamente il museo per avermi concesso la possibilità di scattare queste fotografie al suo interno.

Informazioni utili

Il Museo della casa delle bambole di Varsavia si trova all’interno del cortile del Palazzo della Cultura e della Scienza, in Piazza Defilad numero 1.

Il Museo è aperto tutti i giorni, dalle 9:00 alle 19:00 tranne nei giorni:

 19, 20, 21, 22 Aprile

 1 Novembre

 23, 24, 25, 26, 31 Dicembre

 1 Gennaio

Entrata e costi

Biglietto normale: 20 zł (5 €)

​Biglietto ridotto (bambini, studenti fino a 26 anni e dottorandi, diversamente abili e accompagnatori, insegnanti):​ 15 zł (4 €)

Per altre informazioni visitate il sito ufficiale cliccando qui.

 

Il Museo di Settembre: il Museo archeologico al Teatro Romano di Verona

Il sondaggio di questo mese, che avviene tutti i mesi sul Gruppo di Donna Vagabonda, ha visto vincitore un Museo molto particolare e forse non così noto: si tratta del Museo archeologico al Teatro Romano di Verona. Come già saprete, ho visitato Verona lo scorso aprile (leggi qui il primo articolo riguardante il mio Diario di Viaggio) e sono rimasta molto affascinata da questa città, unica e davvero magica.

Scopriamo dunque insieme i segreti di questo Museo Archeologico.

Museo Teatro Romano

Il Museo archeologico al Teatro Romano è un centro di esposizione permanente di tipo archeologico ubicato a Verona, precisamente nella sede quattrocentesca del convento dei Gesuati, affianco al Teatro Romano. Il Museo venne istituito nel 1924 e accoglie i reperti che precedentemente erano esposti presso il museo civico Porta Vittoria: i pezzi provengono da collezioni private donate al Comune di Verona e comprendono elementi romani, urne etrusche, statue in bronzo, epigrafi e vasi. In tutto, il museo conta circa 600 opere a cui si aggiungono altri 150 manufatti esposti nel chiostro esterno e nell’area del Teatro. Il Museo è articolato in 10 sezioni: dalla 1 alla 7 si trovano al piano superiore del Chiostro mentre le altre al piano sottostante che comprende il cortile del Chiostro, la Chiesa di S. Girolamo e il refettorio dei monaci gesuati. Dal cortile, inoltre, si gode di una bella vista sulla città.

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Il Teatro Romano

La prima sezione mostra la vita a Verona ai tempi dei romani, la seconda è adibita invece alla necropoli e qui vi si illustrano le tecniche di sepoltura ad inumazione e cremazione adottate in epoca romana. Nella terza sezione si trova un calco di un pilastro riccamente decorato con ornati e girali, come esempio di ornamento degli edifici pubblici romani ed altri elementi architettonici dell’epoca. Nella quarta sezione si trova esposto il plastico ottocentesco dell’Arco dei Gavi e nella quinta è inveve esposto un plastico settecentesco dell’Anfiteatro Arena, la celebre Arena di Verona, realizzato dal 1770 al 1780. Sempre in questa sezione si trova uno spettacolare mosaico romano rinvenuto in una casa all’esterno delle Mura romane della città (in via Diaz 18) nel 1935: il mosaico raffigura in modo eccezionale tre scene di Gladiatori in combattimento vale a dire il gladiatore vincente, il gladiatore sconfitto e quello graziato. Incredibile come anche lontano da Roma la bellezza e la ricchezza della sua civiltà abbia lasciato segni indelebili!

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Nella sesta sezione troviamo l’illustrazione della forma attuale del Teatro Romano di Verona e varie ricostruzione storiche, oltre a stampe antiche, capitelli, cornici in marmo, Sfingi e Oscilla decorative. Nella settima sezione vi è una bella vetrina con alcune sculture Egizie ritrovate sempre nella zona del Teatro Romano e della Chiesa di Santo Stefano: proprio in questo ultimo luogo sorgeva un Tempio pagano dedicato a due divinità egizie: Iside e Serapide. L’ottava sezione è allestita all’interno del Refettorio e le vetrine contengono sculture in bronzo e altri oggetti. Oltre a questi, si trovano sculture in marmo sempre ritrovate a Verona e al centro del Refettorio si trova un altro splendido mosaico che raffigura pesci e grandi felini. Nella penultima sezione si trovano altre sculture in marmo e una grande statua romana di oratore con testa di Antonio Canova. Nell’ultima sezione  imvece sono esposte delle vetrinette con reperti di piccole dimensioni come bronzetti di divinità, piatti, piccole anfore e statue votive.

Completa lo splendido allestimento il cortile e la Chiesa di San Girolamo, dove sono esposti capitelli, materiale marmoreo e altri reperti.

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Il Museo Archeologico al Teatro Romano è dunque un museo imperdibile, sia per gli amanti dell’archeologia, sia per tutti i visitatori della città: mai avrei pensato di trovare a Verona così tante testimonianze romane ancora ben preservate ed esposte in un Museo dall’allestimento fresco e adatto a tutte le esigenze.

Info e Costi

Il Museo è aperto al pubblico nei seguenti orari:
  • il lunedì dalle 13.30 alle 19.30
  • dal martedì alla domenica dalle 8.30 alle 19.30

Il costo dei biglietti è il seguente:

  • biglietto intero: € 4,50
  • biglietto ridotto gruppi (sup. 15 unità), agevolazioni, anziani sup. 60: € 3,00
  • biglietto ridotto scuole (dalle primarie alle secondarie di secondo grado) e ragazzi (8-14 anni, solo accompagnati): € 1,00
  • ingresso gratuito:
    • anziani con età superiore a 65 anni residenti nel Comune di Verona
    • persone con disabilità e loro accompagnatori
    • con VeronaCard
    • Da ottobre a maggio ingresso a 1 euro la prima domenica del mese

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale cliccando qui.

Il Museo di Agosto: il Gordon Highlanders Museum di Aberdeen

Quando avevo programmato il mio viaggio in Scozia (leggete qui il mio articolo), avevo previsto di visitare numerosi musei cittadini: ebbene, complice il fatto che i castelli hanno avuto la meglio sul mio interesse e a causa degli orari decisamente scomodi dei musei, sono riuscita a visitarne solo due. Oggi vi parlo del primo che ho visitato, il Gordon Highlanders Museum di Aberdeen.

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Il Gordon Highlanders Museum si trova ad Aberdeen e celebra la storia dei “Gordon Highlanders, uomini facenti parte di un reggimento di fanteria di reclutamento scozzese dell’Esercito Britannico, attivo dal 1881 al 1994. Il reggimento si distinse negli anni per il suo valore e la sua tenacia e fu decisivo nel contribuire alla vittoria dell’Impero Britannico in India e in Africa. Durante la Prima Guerra Mondiale il reggimento fu impiegato principalmente sul fronte occidentale del 1914 dove subì ingenti perdite. Nella battaglia di Le Cateau del 25 agosto 1914, il I battaglione Gordon Highlanders venne tagliato fuori dall’avanzata tedesca e quasi distrutto; molti suoi soldati furono fatti prigionieri. Il II battaglione venne inviato in Italia nel 1917 in aiuto dopo la battaglia di Caporetto. Solo nel primo conflitto mondiale il reggimento perse 1000 ufficiali e 28000 soldati della truppa.

Durante la Seconda Guerra Mondiale i Gordon Highlanders furono dispiegati su vari fronti, dapprima in Francia e poi in Malaysia, Nord Africa, Sicilia, Italia e in Europa Nord-occidentale. In Francia due battaglioni erano inquadrati nella 51ª Divisione fanteria sul fronte occidentale nel 1940 e furono accerchiati insieme al resto della divisione a Saint-Valery-en-Caux dalla 7. Panzer-Division del generale Erwin Rommel; i britannici furono costretti alla resa. In seguito il I battaglione Gordon fu ricostituito in Gran Bretagna e inserito nella nuova 51ª Divisione fanteria che partecipò con distinzione al resto della guerra. il II battaglione Gordon fu invece schierano in Malesia e il VI battaglione partecipò alla campagna del Nord Africa e alla campagna in Italia: nel 1944 prese parte allo sbarco di Anzio, prezzo Lavinio.

Il Museo ospita uniformi, medaglie, armi e riconoscimenti del reggimento e ripercorre la sua storia, dalla sua formazione al suo scioglimento. Essendo una realtà indipendente, il Museo si autofinanzia tramite un’associazione di veterani e tutti possono contribuire al suo sostentamento tramite donazioni e aderendo alle campagne di fund-raising.

 

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Il Museo si compone di due parti, una esterna e l’altra interna: in quella esterna è stata ricostruita una trincea della Prima Guerra Mondiale mentre nella parte interna si ospitano i cimeli. La trincea è costruita con estrema veridicità storica: al suo interno si trovano armi e oggetti comuni che i soldati utilizzavano durante la guerra. Inoltre, la trincea è divisa in più zone, come la zona di rifornimento, quella di combattimento e quella di osservazione. Quando mi sono addentrata al suo interno mi sembrava di essere in una vera trincea! Inoltre si possono toccare molti arnesi e “appostarsi” per individuare il nemico: ai bambini, ma non solo, questa esperienza piacerà di sicuro.

 

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All’interno il Museo ospita poche ma ricche sale; la Lakin Room è di sicuro la più spettacolare dato che è stata allestita come sala da pranzo degli ufficiali ed è decorata con cristellaria e argenteria: spicca sicuramente il ritratto del Principe Carlo, anch’esso facente parte del reggimento degli Highlanders.

Degna di nota è anche la sala principale, dove sono custoditi la maggior parte degli oggetti in esposizione: casacche, uniformi, documenti, raffigurazioni e armi sono i protagonisti principali del museo e della sezione. Interessanti sono i numerosi cimeli rigurdanti la Campagna d’Italia della Seconda Guerra Mondiale, come la “Guida per i soldati della Sicilia” che veniva consegnata ai soldati in vista dello sbarco.

 

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La mia visita è stata breve ma molto intensa: sono arrivata alle 15:20 e purtroppo non è stato proprio possibile visitare il Museo nella sua interezza (a detta dell’addetta, che mi ha fatto aspettare quasi 15 minuti per trovare una guida per un tour non richiesto in un museo che proprio non avrebbe bisogno di visita guidata, non saremmo riusciti a vedere il museo in quell’arco di tempo). Ho imparato che però in Scozia seguono degli orari davvero assurdi e quindi ho dovuto fare buon viso a cattivo gioco. Pazienza, la prossima volta lo visiterò di mattina per vedere le sale che non ci sono state mostrate!

 

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Informazioni utili

Il Museo Gordon Highlanders si trova ad Aberdeen in Viewfield Road, ad Aberdeen e dispone di un parcheggio gratuito.

E’ chiuso la domenica e il lunedì mentre gli altri giorni è aperto dalle 10:00 alle 16:30 (vi consiglio di entrare almeno alle 14:00 e non più tardi).

Il costo del biglietto è di 8 sterline per gli adulti e 4,50 sterline per i minori di 16 anni. Il ridotto è di 6 sterline.

Per maggiori informazioni, visitate il sito ufficiale.

Il Museo di Luglio: il Centro di documentazione sul Nazionalsocialismo di Colonia

Ogni volta che visito una città tedesca cerco sempre di esplorare i musei, in particolare quelli sulla storia di questo Paese. Al contrario dell’Italia, la Germania ha deciso di aprire dei Centri di Documentazione riguardanti gli anni bui della dittatura nazista, in modo che questo periodo storico non fosse dimenticato e soprattutto per imparare a non cadere di nuovo nella trappola del razzismo e del fanatismo: dalla storia si può solo che imparare e la Germania ha ben imparato a non cancellare le tracce di questo orrendo passato, ma anzi di mostrarle a tutti per far comprendere gli orrori che la specie umana può contemplare. In una chiave di conoscenza e di coscienza di ciò che è accaduto, il Paese ha deciso di aprire i Centri di Documentazione sul Nazionalsocialismo, luoghi dove si possono consultare documenti inerenti, visionare filmati e fotografie, osservare oggetti di uso quotidiano e non della dittatura e conoscere attraverso testimonianze che cosa voleva dire vivere sotto il regime ed essere un perseguitato. Colonia è tra le città che ospitano un NS-Dokumentationszentrum assieme a Monaco di Baviera (leggete qui il mio articolo) e questo centro è tra i più completi e ricchi.

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Il Centro di documentazione sul Nazionalsocialismo di Colonia venne creato a seguito di una risoluzione del consiglio comunale del 13 dicembre 1979 ed è il più grande museo regionale della memoria per le vittime del Nazismo di tutta la Germania. Tuttavia, soltanto nel 1987 nacque il Centro come lo intendiamo oggi, cioè visibitabile (prima era solo un luogo di ricerca accademica). Come spesso accade in questi casi, il Centro o il Museo è stato ricavato all’interno della ex sede della Gestapo, cioè la polizia segreta nazista. Oltre a ciò, il Centro si ricopre di una forte carica emotiva dato che nel cortile  interno di questo palazzo ospitante centinaia di persone, sul fine della guerra, vennero ammassate e assassinate.

 

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All’interno del centro si trova un percorso espositivo permanente e un memoriale sulle vittime della Gestapo.

Il Partito Nazionalsocialista ebbe un’influenza molto forte sulla città di Colonia e anche qui si instaurò un clima di odio e di soppressione: il Centro di Documentazione ci mostra, attraverso fotografie e documenti esposti, come tutta la vita dei cittadini fosse controllata e incanalata all’interno delle logiche perverse della dittatura. Il Centro si costituisce così testimonianza diretta attraverso gli oggetti della vita omologante e scandita di quell’epoca. Non mancano anche alcune onoreficenze naziste, come la Croce delle Madri Tedesche, che veniva conferita alle madri di famiglie numerose, sempre nell’ottica dell’esaltazione della razza ariana.

 

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Ciò che però forse lascia più stupiti e sgomenti, sono i documenti e le fotografie dei migliaia di perseguitati che a Colonia vennero spediti letteralmente presso i campi di concentramento e di sterminio. Possiamo qui osservare i documenti di identità di queste vittime, le fotografie, i loro volti: davanti a queste testimonianze non si può che chiedersi come fosse stato possibile questo odio e questo abominio.

 

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Lasciata l’esposizione permanente, io e Gabriele ci siamo diretti verso la parte più buia di questo luogo: le prigioni. All’interno di queste si possono riconoscere ancora i segni della prigionia, come scritte e disegni lasciati dai condannati. Era proprio qui che la Gestapo torturava le vittime per estorcere informazioni. Spesso da queste prigioni le vittime non uscivano vive.

Qui sotto, nelle prigioni, l’aria si fa pesante, mesta di ricordi, quasi soffocante: tutti noi visitatori osserviamo in religioso silenzio questi luoghi di aberrazione, passando una per una le celle fino ad arrivare al cortile: questo non è visitabile, ma si può facilmente vedere attraverso una vetrata. Nella nostra mente si concretizzano immagini di morte e la tristezza ci assale. In fondo, però, è giusto che noi giovani possiamo visitare questi luoghi e renderci conto di quanta sofferenza, quanto odio e quanta malvagità l’uomo può provare e far provare.

 

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Dopo circa due ore di visita lasciamo il NS-Dokumentationszentrum ricchi di una nuova esperienza vissuta e contenti di aver visto come, anche a Colonia, la memoria sia ben conservata e accessibile a tutti, senza censure né vergogna ma, invece, con grande consapevolezza.

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Foto e testimonianze

Orari e Tariffe

Il NS-Dokumentationszentrum di Colonia si trova in Appellhofplatz 23-25 ed è raggiungibile con la metro omonima “Appellhofplatz” o a 10 minuti a piedi dalla stazione centrale.

Il NS-Dokumentationszentrum di Colonia è aperto dal Martedì al Venerdì dalle 10.00 alle 18.00, il Sabato e la Domenica dalle 1.00 alle 18.00.

Ogni primo giovedì del mese l’apertura sarà dalle 10.00 alle 22.00.

Il Centro è chiuso il lunedì e durante la festività del Carnevale.

Il prezzo di entrata è di 4,50 euro per gli adulti e di 2,00 euro per il ridotto.

L’ingresso è gratuito per i minori di 6 anni e per i residenti fino a 18 anni.

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale.

Il Museo di Giugno: il Museo di Castelvecchio

Dal sondaggio svolto all’interno del Gruppo di Facebook, voi lettori avete scelto a maggioranza il Museo del mese di Giugno tra quelli proposti: si tratta del Museo di Castelvecchio.

Durante la mia visita a Verona ho potuto visitare numerosi ed importanti musei: io e Gabriele amiamo i musei e cerchiamo sempre di visitarne il più possibile all’interno di una città. Che siano musei d’arte, musei di scienze o di altro genere, ci piace molto imparare la storia e scoprire i segreti di ciò che è custodito in questi “templi della cultura”. Eccoci dunque al Museo di Castelvecchio, il primo Museo di Verona a cui dedico un articolo.

Museo di Castelvecchio

Il Museo di Castelvecchio si trova nella fortezza scaligera di Castelvecchio (leggete qui il mio articolo a riguardo) ed è uno dei musei più importanti di Verona, dedicato soprattutto all’arte italiana ed europea. Il museo venne restaurato e allestito secondo i criteri moderni di esposizione tra il 1958 e il 1974 da Carlo Scarpa.

I settori in cui il museo è diviso sono i seguenti: scultura, pittura italiana e straniera, armi antiche, ceramiche, oreficerie, miniature e quello delle antiche campane cittadine.
Il museo è tutto sommato recente dato che solo dal 1924 il Castello è stato adibito ad ospitare le collezioni civiche di arte veronese, opere che andavano dall’alto medioevo al Settecento. Durante la Seconda Guerra Mondiale la città fu pesante bombardata e Castelvecchio venne danneggiato seriamente: i tedeschi in fuga fecero saltare tutti i ponti sull’Adige, compreso il Ponte di Castelvecchio. Fu Carlo Scarpa il risponsabile designato dei restauri, che donò nuova linfa al museo e al castello tutto. Scarpa non fece distinzioni tra il restauro del Castello e quello del museo, trattando il complesso come un tutt’uno.

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La targa dìentrata del Museo

Il restauro e l’allestimento furono opera in realtà del lavoro congiunto di un team guidato da Scarpa e che comprendeva il progettista, i collaboratori, lo staff del museo, l’architetto Arrigo Rudi, l’ingegnere Carlo Maschietto, il geometra Angelo Rudella, il falegname Fulvio Don, gli amministratori, l’ufficio tecnico del comune e tanti altri.

Il Museo si apre con la collezione di scultura romanica. Tra le opere più significative possiamo ammirare:

  • Crocifisso e dolenti, opera del Trecento in tufo (originariamente dipinto) del Maestro di Sant’Anastasia, proveniente dalla chiesa di San Giacomo di Tomba;
  • Sarcofago dei santi Sergio e Bacco, bassorilievo del 1179;
  • Santa Cecilia e santa Caterina, sculture del XIV secolo del Maestro di Sant’Anastasia;
  • Statua equestre di Cangrande della Scala, proveniente dal complesso gotico delle Arche scaligere;
  • Statua equestre di Mastino II della Scala anch’essa proveniente dalle Arche Scaligere.

 

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Passata la sezione delle sculture, inizia la collezione più consistente, cioè quella di pittura, divisa in più sale e su più livelli. Si inizia con la pittura veronese e veneta: notevoli sono i quadri di Pisanello (qui presente con la celebre Madonna della Quaglia), Altichiero, Michelino da Besozzo (con la Madonna del roseto). Si giunge poi alla sezione delle opere veronesi a cavallo del Rinascimento con Jacopo Bellini, Domenico e Francesco Morone, padre e figlio, e Liberale da Verona. Non mancano i capolavori di grandi maestri come una Madonna col Bambino in piedi su un parapetto di Giovanni Bellini, il Cristo in pietà di Filippo Lippi e la Sacra Famiglia e una Santa di Andrea Mantegna. Si passa poi al Cinquecento e al Seicento con alcune opere di Paolo Caliari detto il Veronese (come la Pala Bevilacqua-Lazise e il Compianto sul Cristo morto), Jacopo Tintoretto, Paolo Farinati e Alessandro Turchi detto l’Orbetto.

Del Settecento è presente uno dei protagonisti, il Tiepolo, con un quadro quale Eliodoro saccheggia il tempio.

 

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Oltre ai dipinti si possono ammirare alcuni disegni del progetto di Carlo Scarpa e alcune armi riunite in una collezione molto interessante che comprende anche armature medievali e rinascimentali. In questa raccolta possiamo ammirare la spada di Cangrande della Scala.

Nel novembre 2015 il Museo fu colpito da una disgrazia: 3 rapinatori entrarono e rubarono ben 17 opere. La lista delle opere trafugate è la seguente:

  • Antonio Pisano detto Pisanello, Madonna col bambino, detta Madonna della quaglia, tempera su tavola, cm 54×32;
  • Jacopo Bellini, San Girolamo penitente, tempera su tavola, cm 95×65;
  • Giovanni Benini, Ritratto di Girolamo Pompei, olio su tela, cm 85×63;
  • Andrea Mantegna, Sacra Famiglia con una santa, tempera su tela, cm 76×55,5;
  • Giovanni Francesco Caroto, Ritratto di giovane con disegno infantile, olio su tavola, cm 37×29;
  • Giovanni Francesco Caroto, Ritratto di giovane monaco benedettino, olio su tela, cm 43×33;
  • Jacopo Tintoretto, Madonna allattante, olio su tela, cm 89×76;
  • Jacopo Tintoretto, Trasporto dell’arca dell’alleanza, olio su tavola, cm 28×80;
  • Jacopo Tintoretto, Banchetto di Baltassar, olio su tavola, cm 26,5×79;
  • Jacopo Tintoretto, Sansone, olio su tavola, cm 26,5×79;
  • Jacopo Tintoretto, Giudizio di Salomone, olio su tavola, cm 26,5×79,5;
  • Cerchia di Jacopo Tintoretto, Ritratto maschile, olio su tela, cm 54×44;
  • Domenico Tintoretto, Ritratto di Marco Pasqualigo, olio su tela, cm 48×40;
  • Bottega di Domenico Tintoretto, Ritratto di ammiraglio veneziano, olio su tela, cm 110×89;
  • Peter Paul Rubens, Dama delle licnidi, olio su tela, cm 76×60;
  • Hans de Jode, Paesaggio noto anche come Paesaggio con cascata, olio su tela, cm 70×99;
  • Hans de Jode, Porto di mare, olio su tela, cm 70×99.

 

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Dopo alcuni mesi di indagini dei Carabinieri per la Tutela del patrimonio Culturale si è giunti all’arresto di ben 12 persone dislocate tra la Moldavia e Verona. Tutti i dipinti sono stati ritrovati intatti il 6 maggio del 2016 in Ucraina, pronti per la spedizione in Moldavia. Dalla fine del 2016 possiamo di nuovo ammirare queste splendide opere d’arte di nuovo nel museo, fruibili a tutti per essere contemplate con ritrovata gioia. Il furto delle opere d’arte è purtroppo molto frequente nei Musei e non sempre le opere vengono ritrovate. A queste tele è andata proprio bene!

 

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Per visitare il Museo con attenzione occorrono almeno 3 ore data la mole imponente di reperti di vario genere: la peculiarità di questo Museo è anche quella di poterlo ammirare su più livelli, percorrendo camminamenti e percorsi che si snodano attraverso le varie sale del Castello e le torri. Il percorso è dunque pensato non solo per ammirare le collezioni, ma per apprezzare tutto Castelvecchio e la città di Verona dall’alto. Il Museo dunque dona al visitatore un’esperienza a tutto tondo, che permette la sua immersione nel mondo dell’arte ma anche nella storia di Verona e dei suoi Signori. Di certo, ci troviamo davanti ad un museo non convenzionale, che supera l’idea della staticità delle collezioni e che permette al visitatore di apprezzare a pieno ogni sfaccettatura di una città che sempre si mostra al passo coi tempi con le sfide che il turismo propone.

Ringrazio lo IAT Verona – Ufficio del Turismo per avermi offerto la possibilità di visitare questo museo con il Pass per Blogger.

Se volete saperne di più su Verona e i suoi monumenti, visitate il blog e leggete i seguenti articoli:

Verona – Pianificazione del Viaggio

Verona – Arrivo e prima sera

Verona – Giorno 2

Verona – Giorno 3

Informazioni utili

Il Museo di Castelvecchio si trova in Corso Castelvecchio 2, a Verona, proprio nel centro della città, a pochi minuti a piedi dall’Arena e da Piazza delle Erbe.

Il Museo di Castelvecchio è aperto al pubblico nei seguenti orari:

  • il lunedì dalle 13.30 alle 19.30
  • dal martedì alla domenica dalle 8.30 alle 19.30

L’ultimo ingresso è alle 18.45

Il Museo è chiuso il lunedì mattina, la mattina del 1° gennaio e il 25 dicembre.

Di seguito, il prezzo dei biglietti:

  • biglietto intero € 6,00
  • biglietto ridotto gruppi (sup. 15 unità), agevolazioni, anziani sup. 60: € 4,50
  • biglietto ridotto scuole (dalle primarie alle secondarie di secondo grado) e ragazzi (8-14 anni, solo accompagnati): € 1,00
  • biglietto cumulativo musei Castelvecchio/Maffeiano intero: € 7,00
  • biglietto cumulativo musei Castelvecchio/Maffeiano ridotto: € 5,00
  • ingresso gratuito:
    • anziani con età superiore a 65 anni residenti nel Comune di Verona
    • persone con disabilità e loro accompagnatori
    • con VeronaCard

Da ottobre a maggio, prima domenica del mese tariffa unica: € 1,00

 

 

Il Museo di Maggio: il Museo della Città di Bobbio

Durante le mie escursioni in giornata ho potuto visitare la piccola e deliziosa città di Bobbio (leggi qui il mio articolo). Non era la prima volta che la visitavo, anzi si può dire che ormai la conosco bene, ma non l’ho mai vista con “l’occhio della viaggiatrice”. E’ vero, è passato qualche anno dall’ultima volta che la vidi ma Bobbio ha un fascino davvero unico e mi sembra sia rimasta immutata.

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In molti mi avevano parlato del Museo di Minerali di Bobbio e da appassionata ero curiosa di visitarlo: al mio arrivo scopro che la collezione mineralogica fa parte del Museo della Città e quindi perchè non visitare tutto il complesso museale?

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Il Museo della Città si trova nei locali dell’ex refettorio e lavamani del Monastero di San Colombano e mira a traghettare il visitatore in una realtà passata, ricca di storia e di cultura. Lo spazio espositivo si articola in due sezioni: la prima mostra, attraverso manufatti, libri e oggetti, la vita umile dei monaci e di San Colombano, storico fondatore dell’abbazia che ancora oggi sorge accanto al convento; la seconda invece si compone di alcune vetrine che raccolgono una collezione di minerali del piacentino e del bobbiese e uno spazio con alcuni pannelli che mostrano la storia di Bobbio attraverso gli scatti di Gino Macellari, fotoreporter “della Valtrebbia”. La gentile curatrice del museo ci ha fatto da guida in questo piccolo e curioso percorso, che è iniziato con la proiezione di un video che mostrava  le origini e la storia di Bobbio.

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Pannello espositivo interattivo

Il Museo della Città è una realtà giovane ma comunque ricca: grazie al percorso interattivo, si scopre uno spaccato di storia che comprende anche l’attività dello Scriptorium, che ha reso Bobbio famosa in tutta l’Europa durante il Medioevo.

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Se vi trovate a Bobbio o nei dintorni, vi consiglio di visitare almeno una volta questo giovane ed interessante Museo, che offre uno sguardo chiaro e immediato sulla storia di Bobbio e del suo territorio.

Informazioni utili

Orario di apertura:
dal 1 Aprile al 31 Ottobre:
sabato, domenica e festivi : 10.00 – 12.30 e 15.30 – 18.30
Dal 1 Novembre al 31 Marzo :
sabato 15.00 – 18.00
domenica e festivi 10.00 – 12.30 e 15.00 – 18.00

inoltre mesi di Luglio e Agosto:
da mercoledì a sabato: 10.00 -12.30 e 15.30 -18.30

Biglietti
Biglietto d’ingresso € 3,00
Ridotto € 2,00 ( ragazzi dai 7 ai 14 anni, ultra sesantenni, gruppi di almeno 10 persone)
Gratuità per bambini fino ai 6 anni, accompagnatori gruppi e studenti delle scuole d’infanzia, primarie e secondarie di 1° e 2° grado del Comune di Bobbio.
Per informazioni e prenotazioni tel 0523/962813 -962815

Per ulteriori informazioni, visitate il Sito del Comune.

 

Il Museo di Aprile: il Museo Storico Militare “Alpi Giulie”

Il Museo di aprile è un museo del tutto particolare e fuori dagli schemi. Dopo aver scritto del Museo della tradizione mineraria di Cave del Predil (leggete qui il mio articolo), completo la descrizione di questo polo museale aggiungendo un articolo sull’altro Museo del polo: il Museo storico militare “Alpi Giulie”.

Alpi Giulie

Subito attirata da questo museo per via del mio interesse verso la storia militare, mi sono diretta senza esitazione alla sua entrata: grazie alla possibilità di acquistare il biglietto combinato (Museo della tradizione mineraria + visita guidata alla miniera + Museo storico militare) ho potuto trascorrere un meraviglioso pomeriggio all’insegna della storia di questo luogo e di questo piccolo paese del tarvisiano.

Il Museo storico militare “Alpi Giulie” presenta un ottimo allestimento che ripercorre la storia bellica dall’epoca napoleonica e si conclude con la Seconda Guerra Mondiale. I reperti sono corredati da spiegazioni esaustive e molto chiare, adatte a qualunque pubblico: l’esposizione risulta d’impatto e lo stampo è proprio quello del Museo militare, simile a quello del Royal Museum of the Armed Forces and Military History di Bruxelles (cliccate qui per vedere il suo sito ufficiale). Certo, la quantità di oggetti esposti non è assolutamente paragonabile, ma questo non significa che il Museo non sia degno del rispetto che merita.

 

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Il percorso museale, disposto su più piani, si snoda attraverso tre periodi di riferimento:

  • Campagne napoleoniche antiasburgiche condotte dall’Armata d’Italia, a cavallo dei secoli XVII e XIX
  • Teatro operativo della Prima Guerra Mondiale (1915-1918)
  • Base di partenza e oggetto di contenzioso internazionale durante la Seconda Guerra Mondiale

Ciò che forse colpisce di più di tutto, è l’attenzione e la cura riservata alla collezione dedicata alla Prima Guerra Mondiale, dato che questi luoghi sono stati teatro di scontri e battaglie, testimoniati dai numerosi fortini sparsi in tutto il tarvisiano e il Friuli. Il punto di vista, inoltre, non è solo quello degli italiani, ma anche quello degli austroungarici, nota che va ad impreziosire ancora di più questo luogo.

Oltre allo spazio espositivo interno, si possono trovare anche dei cannoni e delle armi all’esterno, proprio al di fuori del Museo.

 

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Da grande appassionata, soprattutto degli eventi della Seconda Guerra Mondiale, ho notato che alcune decorazioni e medaglie di quel periodo storico erano delle riproduzioni e ciò mi è stato confermato dal gentilissimo e garbato bigliettaio, che non ha esitato a dirmi che sono esposte delle riproduzioni in quanto non è semplice trovare appassionati che donano pezzi autentici: è una scelta del tutto museale, ma che a me non dispiace, l’importante è sempre segnalarlo.

Info e costi

Il museo si trova in Via Giuseppe Garibaldi, 2, 33018 Cave del Predil, Udine.

I biglietti hanno i seguenti costi:

Intero 8 €

Ridotto 1 6 €   ragazzi dai 7 ai 14 anni, over 65, gruppi con più di 10 persone

Ridotto 2 4 €   scolaresche da 7 a 14 anni

Gratis bambini con meno di 6 anni e possessori di Holiday Card

E’ inoltre possibile acquistare un biglietto combinato presso la sede del Museo della Tradizione Mineraria per il costo di 12 euro.

Per maggiori informazioni, visitate il sito ufficiale.

Il Museo di Marzo: il Museo civico di Scienze Naturali di Bergamo

Durante l’uscita didattica che ho svolto al primo anno di insegnamento, ho potuto visitare uno dei musei più belli e validi di Scienze Naturali che ci siano nel Nord Italia: si tratta del museo “Enrico Caffi di Scienze Naturali di Bergamo”. Scopriamo insieme la sua storia e le sue collezioni.

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Situato nella Città Alta di Bergamo, vicino al Civico museo archeologico di Bergamo, conserva più di un milione di reperti, con una superficie espositiva di oltre 1800 metri quadrati.

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Il meraviglioso allosauro

Il Museo è nato nel 1871 ed è stato inaugurato ufficialmente nel 1918. Tra le collezioni più antiche, il Museo annovera quella lepidotterologica di Antonio Curò con ben 12.000 esemplari, la Raccolta ornitologica di Giovanni Battista Camozzi Vertova, e la Raccolta malacologica di Giovanni Piccinelli. Il primo direttore fu Enrico Caffi, a cui il museo è stato dedicato, che lo guidò fino al 1947 con una gestione lungimirante e volta ad incrementare le raccolte con reperti sempre più interessanti.

Nel 1960 le collezioni vennero spostate nell’attuale sede, nel Palazzo Visconteo della Cittadella.

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Il Museo è composto di diverse sezioni, molto ben articolate e con pannelli espositivi molto esaustivi: si passa dalla zoologia (con particolare attenzione all’ornitologia e all’entomologia), alla geologia (con un vasto inserto di minerali e rocce), alla paleontologia, forse la sezione più interessante ed “impressionante”: qui, infatti, troviamo un calco a grandezza naturale di uno scheletro di allosauro, che ci impressiona grazie alle sue dimensioni ragguardevoli: questo carnivoro del giurassico non sarà suggestivo forse come il T-Rex, ma è pur sempre stato un superpredatore temibile per tutti gli erbivori del suo tempo. Oltre a questo calco, si trovano importanti fossili del Triassico tutti rinvenuti nelle valli bergamasche. E ancora, degni di nota solo le ammoniti piritizzate, la libellula fossile Italophlebia gervasuttii, i fossili del più antico rettile volante, l’Eudimorphodon ranzii, ed i resti scheletrici degli elefanti (Elephas meridionalis) rinvenuti nelle miniere di lignite della Val Gandino.

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Il Museo è assolutamente adatto a tutti, sia ai grandi che ai piccoli e si dimostra all’altezza anche per le persone non vedenti grazie alle numerose vetrine tattili del percorso “Il museo da toccare” e grazie alle scritte in Braille.

Devo dire che lo scopo del Museo, di mostrare ed intrattenere, è stato assolutamente assolto dato che sia io, che i miei colleghi, che gli studenti (con un’età compresa tra i 14 ed i 19 anni) siamo rimasti davvero soddisfatti dalla visita. Il Museo Caffi si dimostra quindi un bel punto di riferimento delle Scienze Naturali sia del Bergamasco che del Nord Italia.

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Informazioni utili

Il Museo è aperto tutti i giorni con il seguente orario (orario invernale): dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 17:00.

Si può visitare il museo secondo le seguenti tariffe:

Biglietto unico valido contemporaneamente per il Museo di Scienze Naturali e il Museo Archeologico: € 3.00

Abbonamento annuale per l’entrata ad entrambi i musei. Valido un anno dalla data di emissione: € 10.00

L’ingresso è gratuito per le seguenti categorie:

– Minori di 18 anni

– Disabili ed accompagnatori

– Scolaresche ed insegnanti accompagnatori

– Soci dell’Associazione Amici del Museo di Scienze Naturali

– Possessori abbonamento Musei Lombardia

– Amici del Museo Archeologico

Per ulteriori informazioni, visitate il sito internet ufficiale:

http://www.museoscienzebergamo.it/web/

Il Museo di febbraio: il museo paleontologico di Bolca

Durante i miei studi, ho avuto l’opportunità di poter visitare tanti luoghi interessanti e di scoprire anche musei che non conoscevo. E’ il caso del museo paleontologico di Bolca, situato nel paese omonimo, in provincia di Verona. Dopo una bella mattinata di ricerca di fossili, dove sono stata anche fortunata a trovare un bel pesciolino, la visita al museo della famiglia Cerato è stata davvero obbligatoria.

Bolca

Già perchè la dinastia dei Cerato gestisce il sito di ricerca ed il museo correlato, che è un vero e proprio Lagerstätte, ossia un sito talmente ricco di reperti da essere definito “eccezionale” per la paleontologia. Grazie ad una concessione risalente alla fine del 1800, la famiglia si è occupata dell’estrazione e della conservazione di notevoli pezzi. I veri protagonisti non sono i grandi rettili del Mesozoico, ma bensì i pesci: il sito infatti viene definito la “Pesciara” di Bolca.

Il giacimento è costituito da strati calcarei dello spessore di circa 19 metri e di limitata estensione. La grande varietà di esseri viventi ha davvero stupito gli scienziati, dato che sono stati rinvenuti sia pesci da barriera corallina (simili a quelli dell’odierno Mar Rosso), sia organismi di fondali bassi e sabbiosi, simili a quelli che oggi possiamo ritrovare presso le coste meridionali del Mar Mediterraneo.

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Nel giacimento di Bolca sono state ben 250 specie di animali fossili (140 generi, 90 famiglie e 19 ordini). Inoltre, eccezionali sono stati i ritrovamenti di cefalopodi, crostacei, meduse e coralli, oltre che piume d’uccello, insetti, carapaci di tartarughe e piante acquatiche e terrestri.

Il perchè ci sia una così grande abbondanza di forme viventi è ancora tutto da spiegare e i paleontologi stanno, ancora oggi, studiando questo giacimento con grande interesse.

Il museo si caratterizza per la spettacolarità dei suoi campioni esposti: impressionanti pesci angelo (ordine dei Perciformes) e razze, pronti ad ammaliare lo spettatore che si trova davvero immerso in una laguna preistorica che lascia letteralmente senza fiato. Un viaggio nello spazio e tra le pieghe del tempo, dove i fossili sembrano prendere vita e traghettarci in lagune lontane e ricche di forme e colori bizzarri.

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I due piani epositivi offrono un’esperienza a tutto tondo e, grazie alla presenza di due grandi acquari marini con specie odierne, non è difficile per il visitatore immaginare la bellezza di questi veri e propri giganti del passato.

Il museo è adatto sia ad adulti che ai piccini, che troveranno di sicuro spettacolari questi maestosi esseri del passato. Accanto al Museo si può inoltre visitare un piccolo shop che propone pezzi in vendita provenienti anche da altri giacimenti, soprattutto esteri.

Consiglio vivamente di approfittare anche della foresteria della famiglia, dove si mangia assai bene e si dorme altrettanto comodamente. La famiglia, propone anche visite guidate al giacimento con attività di raccolta presso le “discariche”, ovvero la zona all’esterno del giacimento dove vengono depositati gli scarti delle lavorazioni, che contengono numerosi piccoli fossili ben visibili ad occhio nudo.

Informazioni utili

Biglietto intero: 4 euro

Biglietto ridotto: 3 euro

Il Museo è aperto tutti i giorni con i seguenti orari:

Orario invernale: dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 18.00

Orario estivo: dalle 9.00-12.00 e dalle 14.00-18.00

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale

http://www.museofossilibolca.eu/

Il Museo di gennaio: il museo della tradizione mineraria di Cave del Predil

Durante il mio viaggio tra Friuli e Slovenia del 2018 (leggete i miei articoli partendo da questo), sono riuscita a visitare un interessante museo, situato a Cave del Predil, a pochi chilometri da Tarvisio: il Museo della tradizione mineraria di Cave del Predil. Si tratta di un museo molto piccolo, ma assai interessante, incastonato in una terra dalle antiche tradizioni minerarie.

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La mostra/museo ripercorre le tappe relative alla storia della miniera e dei suoi minatori, con alcune sale espositive che raccontano le geologia del luogo, i metodi di escavazione, gli strumenti utilizzati e le testimonianze, attraverso le fotografie, dei minatori stessi, fino alla chiusura delle attività estrattive, avvenuta nel 1991.

Lo scopo del museo è quello di essere un archivio, un centro di documentazione e un luogo dove poter assistere a testimonianze dal passato, situato in una sede suggestiva come l’ex direzione della miniera, il palazzo in cui attualmente si trova.

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Con un allestimento attento anche ai fruitori stranieri e ai più piccoli, il museo riesce a dimostrarsi un punto di interesse, capace di accendere la curiosità sia del viaggiatore abituale che del “turista per caso”.

All’interno dell’esposizione, ho potuto osservare la dura vita dei minatori del passato, i loro sacrifici, gli strumenti che utilizzavano per estrarre il piombo e lo zinco. Da mineralogista quale sono, ho trovato una buona ricchezza di informazioni, che sono messe a disposizione del fruitore con chiarezza. Non è facile trovare musei che trattano di miniere o di minerali, soprattutto in Italia, quindi sono rimasta doppiamente contenta di aver visitato questo luogo.

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Il Museo della Tradizione Mineraria fa parte, insieme al Parco Geominerario e al Museo Storico Militare “Alpi Giulie” del “Polo Museale Cave del Predil” ed è possibile acquistare un biglietto cumulativo per visitare le tre realtà, come ho fatto io. Consiglio vivamente di passare per Cave del Predil e di vivere queste tre esperienze, che si legano così tanto ad un territorio che molto ha da offrire.

Info e costi

Il museo si trova in Largo Giuseppe Mazzini, 7, 33018 Cave del Predil, Udine.

I biglietti hanno i seguenti costi:

Intero          6 €

Ridotto 1     4 €   ragazzi dai 7 ai 14 anni, over 65, gruppi con più di 10 persone

Ridotto 2     3 €   scolaresche da 7 a 14 anni

Gratis                 bambini con meno di 6 anni

Consiglio di prenotare la visita telefonicamente.

Per maggiori informazioni, visitate il sito ufficiale.