Trekking a Kyambura Gorge
Ultimo aggiornamento il 29 Marzo 2026 a cura di Donna Vagabonda
Continuiamo a scoprire la Perla d’Africa, ovvero l’Uganda, con i miei articoli dedicati a uno dei viaggi più entusiasmanti ed emozionanti della mia vita, nel cuore del Continente Vero, dove la Natura domina e detta le sue regole. In questo articolo vi porto alla scoperta di un’altra esperienza straordinaria fatta di stupore e di incontri indimenticabili: il trekking a Kyambura Gorge, nel Queen Elizabeth National Park, alla ricerca degli scimpanzè!
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Uganda 8-18 Agosto 2025
Un viaggio di gruppo con Albrieux Africa Tour
Stato: Uganda
Zona: Queen Elizabeth National Park
Comune: Katunguru
Difficoltà escursionistica: E
Dislivello: circa 150 metri
Abbigliamento: scarpe da trekking, pantaloni lunghi da escursione, maglia di ricambio, bastoni da trekking consigliati
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Trekking a Kyambura Gorge
Caratteristiche del trekking
Il trekking a Kyambura Gorge si snoda attraverso la foresta pluviale situata presso la gola di Kyambura, dove non esistono strade asfaltate: la gola si raggiunge solo accompagnati dai ranger locali che si fanno strada per mezzo del machete, senza però danneggiare in maniera significativa la rigogliosa vegetazione. L’alto tasso di umidità è sicuramente un fattore da non sottovalutare, soprattutto per chi ha problemi respiratori come me (oltre che per gli occhiali che, irrimediabilmente, si appannano in continuazione). Nonostante il fondo della gola sia quasi del tutto pianeggiante, raggiungerlo e poi risalire si può rivelare difficoltoso se non si affronta tale esperienza con una buona preparazione tecnica e con l’aiuto del gruppo.
L’attrezzatura consigliata è la seguente:
- Magliette traspiranti a manica lunga e pantaloni da escursione per evitare le punture degli insetti
- Scarpe da trekking e ghette
- Spray anti zanzare e anti punture di insetti
- Abbondante scorta di acqua
Personalmente, da persona asmatica e con problemi di anche a scatto, ho riscontrato difficoltà nella discesa e nella salita e sconsiglio vivamente l’attività a chi ha gravi patologie respiratorie o problemi nella deambulazione. Assicuratevi sempre di scegliere le attività in base alla vostra forma fisica, di non strafare e di non mettere a rischio la vostra incolumità e quella di chi vi sta attorno.
L’Equatore
Il Murchison Falls National Park era stato il primo parco nazionale ugandese da me visitato e mi aveva emozionata a tal punto da farmi credere che sarebbe stato impossibile provare le stesse emozioni o, addirittura, immaginarne di ancor più forti: eppure l’Africa è proprio così, quando ti stupisce lo fa per sempre e in continuazione.
Avevo già avuto un assaggio davvero straordinario della fauna ugandese e delle sue bellezze: le praterie sconfinate e verdeggianti, l’impeto del Nilo che dà spettacolo alle Cascate Murchison, i numerosi elefanti intenti a fare il bagno e le giraffe, così eleganti e quasi onnipresenti nel bush, mi avevano fatto letteralmente sognare (senza poi considerare gli altri incontri di cui vi ho già abbondantemente raccontato).
Eppure, anche quando pensi che più di così non puoi avere, l’Africa ti dona la sua benevolenza e ti conquista.
Dal Murchison Falls National Park siamo giunti all’Equatore a Kasese: qui è stata costruita un’imponente statua per rimarcare la presenza del “Re dei paralleli”. Ci trovavamo proprio a metà del nostro Pianeta, a cavallo, simbolicamente, di questa fantastica linea che, seppur fittizia, rappresenta il punto di arrivo degli Alisei che portano piogge in abbondanza e consentono lo sviluppo della foresta equatoriale.
Le foto, ovviamente, si sono sprecate, e nelle pose più bizzarre ci siamo divertiti a “scavallare” da una parte all’altra della linea prima di addentrarci nel Queen Elizabeth National Park: non avevo mai “visto” l’Equatore, ma ero stata al Tropico del Capricorno in Madagscar, altro luogo che mi ha letteralmente rapita.
Lasciato il parallelo più lungo del mondo ci siamo diretti verso il centro visitatori per prepararci al trekking all’interno della Kyambura Gorge, ovvero la gola di Kyambura (si legge localmente “Chambura”), un canyon profondo circa 100 metri ricoperto da una fitta foresta, un vero unicum di questa zona.

Donna Vagabonda presso l’Equatore a Kasese!
L’incontro con gli scimpanzè
Indossate le scarpe da trekking e la mascherina era ora giunto il momento di partire insieme ai ranger alla scoperta della gola. Dopo un breve incontro informativo in cui ci è stato spiegato come comportarci in caso di incontri ravvicinati (ovvero di mantenere la calma, di non toccare gli animali e di seguire sempre le indicazioni delle nostre guide) eravamo attrezzati e carichissimi: non abbiamo dovuto attendere molto prima di vedere gli scimpanzé, qui presenti con 16 individui. Infatti, ancor prima di scendere verso il fondo della gola abbiamo incontrato due femmine adulte intente a farsi una scorpacciata di frutti sulle fronde di un maestoso albero di fichi. Le due ragazze, visibilmente impegnate nella loro attività, ci hanno osservato silenziosamente per capire le nostre intenzioni: il loro pasto però è ripreso molto presto e i fichi “sono stati subito preferiti a noi”. Meglio per tutti, perché in questo modo ci siamo potuti avvicinare senza disturbarle.

Trekking a Kyambura Gorge: l’incontro con gli scimpanzé
Il ranger ci ha spiegato che non è facile osservarle al di fuori della gola e che, quando escono dalla foresta, lo fanno perché non hanno trovato altre fonti di cibo: siamo stati dunque molto fortunati a poterle incontrare, anche se non ci consola il fatto che si debbano spingere così al di fuori della gola, dove sono più protette, per mancanza di cibo.
Osservarle mentre stringevano i rami con una mano e con l’altra portare i fichi alla bocca ci fa subito pensare alla loro incredibile intelligenza e alla somiglianza che questi primati hanno con la specie umana: del resto condividiamo con loro il 98% del nostro patrimonio genetico, quindi non è proprio possibile ammirarli senza fare un confronto.

Scimpanzè femmina intenta a masticare i fichi
Incredibile anche come questi animali sbucciassero letteralmente questi frutti con la bocca, masticando e facendo scivolare i semi e le parti indigeste a terra, svolgendo quindi un ruolo importante per la propagazione dei semi stessi (in zoologia la propagazione dei semi da parte di una specie botanica attraverso gli animali viene definita zoocoria) e al mantenimento dell’ecosistema. Tutto è interconnesso e la scomparsa degli scimpanzé, come di tutte le altre specie, porterebbe a uno squilibrio e, probabilmente, alla scomparsa a catena di altre specie: in Africa tutto ciò è estremamente evidente e non posso che rimanere estasiata nel constatarlo, ancora una volta, con i miei occhi.

L’espressione così umana della scimpanzè mi ha divertito e fatto riflettere allo stesso tempo!
Lo sguardo delle due scimpanzé era carico di emozioni: quegli occhioni scuri che ogni tanto si posavano su di noi, sempre per monitorare i nostri spostamenti, riflettevano un’anima complessa e sensibile. Chissà a cosa stavano pensando esattamente, chissà quali fossero i loro pensieri!
Ammaliati da queste eteree presenze abbiamo però dovuto salutarle dopo circa una mezz’ora per non disturbarle troppo: eravamo già euforici per questo inaspettato incontro e non vedevamo l’ora di scoprire cosa la Natura avesse in serbo per noi. Il fuoristrada ci ha condotto in un punto preciso da cui siamo scesi seguendo un ripido e tortuoso sentiero, aiutati e guidati sempre dai ranger che si facevano strada utilizzando dei machete affilati. La foresta intorno a noi letteralmente respirava e i suoni dei suoi abitanti riecheggiavano e ci facevano stare all’erta: in qualunque momento avremmo potuto avvistare qualche animale. Ci siamo dunque diretti sul fondo della gola e abbiamo raggiunto il fiume, densamente abitato dagli ippopotami: con estrema calma il ranger ci ha fatto avvicinare a questi mastodontici mammiferi dalle orecchie ritte. I loro occhi, piccoli ma espressivi, non si staccavano da noi: al contrario degli scimpanzé visti in precedenza queste creature fluviali erano allerta e hanno fissato ogni nostro movimento. Qui i nostri accompagnatori ci hanno inoltre confermato come questi animali siano particolarmente pericolosi a causa dei loro attacchi, sia a terra che in acqua, e come i pescatori corrano grandi rischi durante la pratica di pasturazione che, loro malgrado, attira anche gli ippopotami verso le loro imbarcazioni.

Trekking a Kyambura Gorge: branco di ippopotami in allerta
Una serie di sbuffi ci intimava a non procedere oltre, dunque abbiamo scattato qualche fotografia e ce ne siamo andati sempre guardandoci le spalle, ben contenti di lasciare questi pachidermi al loro sonnecchiare nelle basse acque fluviali.
Risalendo tra le radici e le fronde ecco giungere alcuni suoni acuti alle nostre orecchie: un giovane scimpanzé, molto lontano ma chiaramente udibile, si divertiva a saltare tra i rami e il suo gioco tutt’altro che silenzioso ha attirato la nostra attenzione. Non è stato facile immortalarlo, ma alla fine siamo riusciti a seguirlo per qualche istante durante i suoi volteggi. Il piccolo, accortosi della nostra presenza, si è fermato per qualche minuto a scrutarci, interrogandosi sulle strane creature glabre che lo osservavano con tanta curiosità. Dopodiché si è velocemente dileguato sempre emettendo suoni acuti e striduli, quasi a rimarcare chi fosse davvero il padrone di casa!
Felici di aver potuto osservare anche questo giovincello spavaldo abbiamo proseguito lungo un sentiero ricco di radici sporgenti e rami spezzati: queste strade naturali sono percorse anche dagli scimpanzè alla ricerca di cibo, dunque c’era la possibilità, seppur più remota, di poterne scorgere ancora qualcuno.
Ed eccolo lì, seduto, davanti a noi.
Ci siamo letteralmente trovati davanti una femmina adulta, seduta, intenta a osservare i suoi simili dal basso con espressione interrogativa. Sono stati pochi secondi, brevi istanti, ma davvero intensi: trovarsi così vicini a uno scimpanzé è stato incredibile. Non riuscivo a smettere di scattare fotografie mentre il mio cuore correva all’impazzata: quella sua espressione così naturale e fiera rimarrà indelebile nel mio cuore.

L’incontro ravvicinato con la scimpanzè
Sebbene lo scimpanzé non sia tra le mie scimmie preferite è stato decisamente straordinario poterlo ammirare da così vicino, senza che lei fosse minimamente spaventata dalla nostra presenza. Un incontro fugace ma carico di significato, un momento che non dimenticherò: era lì, a pochissimi metri da noi, e poteva dileguarsi in qualunque momento, magari spaventata da noi ospiti di questa magnifica terra vergine. Ma non lo ha fatto dato che era assorta a tal punto da non considerarci minimamente. Nonostante ciò abbiamo sempre mantenuto una distanza adeguata seguendo le indicazioni dei ranger, il tutto indossando la nostra mascherina al fine di evitare contagi inopportuni: queste scimmie infatti sono talmente simili a noi da condividere anche molte malattie che potrebbero essere letali per loro, dunque è giusto tutelarne la salute.
Così come è apparsa davanti ai nostri occhi così si è addentrata nella fitta boscaglia, lasciando dietro di sé solo il suo ricordo.
Galvanizzati da questo incontro a dir poco eccezionale abbiamo proseguito alla ricerca di altri scimpanzé, sempre accompagnati dai suoni inconfondibili della foresta: un mix di cinguettii, ronzii, crepitii, il tutto attorniato da quell’umidità tipica delle rigogliose foreste tropicali che ti fanno sentire così piccolo e indifeso, quasi un intruso in un luogo sacro e inviolabile.

Cucciolo di scimpanzè intento ad arrampicarsi sugli alberi
Attraversato un ponticello fatto di legno e liane, non senza qualche brivido, ci siamo fermati sotto alcuni imponenti alberi mentre la guida ci indicava i movimenti furtivi e fin troppo lontani degli scimpanzè che sembravano totalmente ignorare la nostra presenza e divertirsi a inseguirsi su quelle irraggiungibili chiome: la struttura sociale di queste scimmie è molto complessa e grazie agli studi dell’immensa Jane Goodall è stato possibile dimostrare la presenza di una vera e propria cultura riconducibile a quella dei primi appartenenti al genere Homo e Australopithecus.
Queste scimmie vivono in branchi con un numero variabile di individui maschi, femmine e cuccioli: la guida spetta di solito ai maschi e questi individuano i luoghi migliori dove potersi nutrire e dove dormire. In genere questi primati sono arboricoli, ma possono scendere dagli alberi e trascorrere molto tempo a terra. Il loro principale predatore è il leopardo che riesce a tendere loro agguati soprattutto durante le ore notturne.
Prevalentemente vegetariani non disdegnano comunque di integrare la loro dieta con miele, insetti, aracnidi, lumache, uccelli e talvolta anche alcuni mammiferi, come il Colobo rosso occidentale, frutto di alcune battute di caccia assai particolari organizzandosi in squadre coordinate in cui ogni membro del gruppo ha un ruolo ben preciso: i “drivers” ad esempio mantengono la preda in fuga verso una direzione precisa e congeniale, i “bloccanti” sono deputati al bloccaggio della preda, i “cacciatori” sono deputati alla cattura e gli “attaccanti” si nascondono e si posizionano in aree non ancora raggiunte dalla preda stessa.
Siamo rimasti tutti ammaliati dalla profonda conoscenza della nostra guida che con tanta enfasi e profondo rispetto per questi animali ha fatto sì che tutti noi ci appassionassimo alle vicende di questi primati assolutamente straordinari: ora più che mai a rischio di estinzione gli scimpanzè sono spesso vittime di bracconaggio e della frammentazione dei loro habitat naturali. La Kyambura Gorge rappresenta dunque un luogo fondamentale per la preservazione della specie: consentire inoltre di venire a contatto con queste scimmie tramite trekking organizzati e guidati dai ranger è un’occasione importante di sensibilizzazione e un formidabile esempio di ecoturismo. Esperienze sicuramente non adatte a tutti, soprattutto a livello fisico, ma che lasciano impresse nella memoria ricordi che non si possono cancellare.
L’Uganda si dimostra ancora una volta un Paese dove poter ammirare una fauna variegata e rara, un luogo ancora lontano dalle dinamiche del turismo di massa, ancora tutto da scoprire e assaporare, sempre con profondo rispetto per la Natura e per le popolazioni locali.
Rientro al lodge, pronti per una nuova avventurosa giornata!
Terminato il nostro trekking ci siamo diretti verso il nostro alloggio: il Queen Elizabeth Bush Lodge. Si tratta di una struttura completamente immersa nel Parco, ecologica, dotata di alcuni lodge e bungalow ampi e funzionali, dotati di una magnifica doccia esterna in pietra e di un bagno privato per ogni sistemazione.
La presenza di un ristorante interno e la sua vicinanza con il Kazinga Channel, meta del nostro secondo safari in barca, lo rende davvero un luogo eccezionale, dotato di ogni comfort e con standard di qualità davvero molto alti: qui ho scoperto anche il marchio di cosmesi Cinnabar Green, originario del Kenya, specializzato in prodotti naturali e non testati su animali, un’eccellenza locale che dimostra come anche in Africa ci sia attenzione e cura verso il biologico e il rispetto dell’ambiente.
Dopo una sostanziosa cena a base di pesce locale, riso e zuppa di lenticchie la nostra giornata volgeva ormai al termine: cullata dallo splendore del cielo stellato africano ero pronta per una nuova e indimenticabile giornata all’insegna del safari e della bellezza dell’Uganda!




Lisa Trevaligie-Travelblog
Che viaggio straordinario che avete fatto! Io ero tentata per il Kenya, ma tra te e mia cugina, appena tornata dall’Uganda anch’ella, mi state facendo cambiare idea. Trovo questa nazione molto più accattivante sotto più punti di vista. Credo meriti una visita approfondita.
Donna Vagabonda
Penso che siano totalmente diverse nonostante la relativa vicinanza geografica. Il Kenya è molto più savana e grandi parchi, molto più turistico (però ti saprò dire bene quest’anno quando ci andrò). L’Uganda è ancora tutta la scoprire!
Claudia
Che esperienza incredibile che hai fatto. Un trekking come questo ti porta davvero a contatto ravvicinato con gli animali in un modo che non è possibile con le jeep. Che meraviglia
Donna Vagabonda
Sì infatti spero di potere fare altri quest’anno in Kenya, sempre senza disturbare gli animali e in maniera sostenibile!
Silvia The Food Traveler
Che esperienza stupenda, davvero, mi lascia senza parole. Viverla attraverso le tue parole e le tue fotografie è stato molto emozionante, per cui immagino che dal vivo le sensazioni possano essere amplificate al massimo. Una giornata perfetta in tutto e per tutto: il trekking, gli incontri ravvicinati con gli animali e il pernottamento nel lodge immerso nella natura!
Donna Vagabonda
Il lodge è stato la ciliegina sulla torta! Il trekking poi è stato molto concitato e siamo stati davvero fortunati a poterne vedere così tanti!
Bru
Bello bello bello … ho adorato e invidiato amorevolmente questo tuo viaggio in Uganda, ogni articolo mi porta a fare queste meravigliose visite con te
Donna Vagabonda
Ti ringrazio di cuore Cinzia! Sono felice che tu abbia apprezzato questi miei articoli!
Paola
Credo sia un’esperienza davvero appagante quella di vedere gli animali nel loro habitat. Piacerebbe anche a me andare in Uganda e sono già andata a sbirciare l’operatore che hai scelto tu. Molto interessante
Donna Vagabonda
Nel caso tu avessi bisogno di qualche informazione non esitare a chiedermi! Mi sono trovata benissimo con Edoardo, una vera garanzia!
ANTONELLA MARIA MAIOCCHI
Ma sai che proprio per la terribile somiglianza che hanno con noi a me gli scimpanzé mettono una certa soggezione? Un pò tutti i primati ma loro in particolare… è sicuramente un mio limite!
Ciò detto il tuo viaggio è stato incredibilmente bello e ho letto anche questo post con estrema attenzione. Foto come sempre bellissime!
Donna Vagabonda
Gli scimpanzé sono forse i primati che mi piacciono meno esteticamente, non so esattamente per quale motivo ma escludo la somiglianza agli umani. In ogni caso è stato incredibile vederli in Natura e questo trekking mi ha emozionata moltissimo! Ti ringrazio per i tuoi complimenti 🤩
Valeria V
Che racconto coinvolgente e pieno di energia! Deve davvero essere adrenalinico il senso di avventura che si prova a Kyambura Gorge: non una semplice passeggiata nella natura, ma un vero trekking dentro una gola spettacolare, quasi un mondo nascosto nel cuore del Queen Elizabeth National Park. Ci sono la fatica, l’umidità, il contatto diretto con la foresta e soprattutto l’emozione dell’incontro con gli scimpanzé, che immagino ripaghi ogni sforzo: ciò che rende speciale certi viaggi è uscire dalla comfort zone e ritrovarsi immersi in una natura potente, autentica, che obbliga a rallentare e osservare.
Donna Vagabonda
Tutto il viaggio è stato straordinario e questo trekking, benché non semplice, è stato molto emozionante. Trovarsi davanti gli scimpanzè tranquilli e intenti a mangiare o a giocare non ha prezzo!