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Il Museo del mese di Dicembre: La Scottish National Gallery

Come Museo del mese di Dicembre voi lettori avete votato nel sondaggio del gruppo Facebook la Scottish National Gallery di Edimburgo. Ho visitato questo museo in occasione del mio viaggio in Scozia dell’estate del 2019: sapevo che sarebbe stato un museo estremamente interessante e così, per la mia ultima mattina in Scozia, mi sono diretta proprio qui.

Scottish National Gallery

La Scottish National Gallery (in italiano Galleria Nazionale di Scozia) è una galleria d’arte di Edimburgo, la capitale della Scozia. La costruzione che ospita la galleria è un edificio in stile neoclassico del 1859, anno in cui fu inaugurato il museo, e fu progettata da William Henry Playfair.

La National Gallery ospita un volume imponente di opere di grande prestigio e questo fa sì che questa galleria sia una delle più importanti della Gran Bretagna, nonchè dell’Europa tutta.

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Le sale della Galleria

Il museo si fondò inizialmente sulle opere della Royal Institution attiva dagli inizi dell’Ottocento e poi si è andato arricchendo progressivamente fino ad assumere le caratteristiche di una delle più belle ‘piccole collezioni’ del mondo.

Nel 1946 ha ricevuto in prestito permanente da duchi di Sutherland le opere della famosa collezione Bridgewater, già a Londra, che comprende tre opere di Raffaello, cinque di Tiziano, un autoritratto di Rembrandt, e otto dipinti di Poussin, tra cui la famosa seconda serie dei Sette Sacramenti. Il presito venne riconfermato nel 2009 per altri 21 anni.

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Nel 1961 la pinacoteca ha avuto in dono la collezione Maitland di impressionisti francesi. Negli ultimi 25 anni, infine, sotto la direzione specialmente di Thymothy Clifford, direttore fino al 2005, la Galleria si è arricchita di capolavori tra gli altri di Botticelli, Guercino, Guido Reni, Gian Lorenzo Bernini e specialmente della seconda versione delle Tre Grazie di Antonio Canova, già del Duca di Bedford, acquistata insieme al Victoria and Albert Museum di Londra nel 1994.

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La collezione più consistente è quella riguardante la pittura scozzese: la Scottish National Gallery è la galleria che detiene il patrimonio maggiore.

Sono inoltre di proprietà della galleria opere di Vitale da Bologna, Tintoretto, Veronese, Rubens, Van Dyck, Velazquez, e di molti altri autori. Non possono mancare gli esponenti dell’Impressionismo e del Post Impressionismo come Vincent van Gogh, Claude Monet, Paul Gauguin.

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Un così importante museo d’arte non poteva essere tralasciato durante la mia visita nella capitale scozzese e in effetti merita assolutamente l’attenzione del viaggiatore. L’ingresso gratuito invoglia ancora di più chi non è appassionato (e non solo) a visitare questo luogo: la lungimiranza del museo nell’applicare questa politica è senza pari. L’arte, infatti, deve essere fruibile e apprezzata da tutti, senza vincoli o costrizioni. Un approccio che condivido assolutamente. Capisco però anche i musei che fanno pagare il biglietto d’ingresso, date le scarse (o a volte nulle) convenzioni che ricevono.

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Le sale del museo sono ampie e luminose e permettono al visitatore di scattare delle belle foto alle opere d’arte, ben illuminate. Consiglio vivamente di visitare questo piccolo gioiello di Edimburgo, città storica di famosa bellezza.

Informazioni Utili

La National Gallery of Scotland si trova ad Edimburgo, presso il The Mound, in pieno centro storico.

La galleria è facilmente raggiungibile a piedi e con i mezzi pubblici.

L’ingresso alla Galleria è completamente gratuito.

La Galleria è aperta ogni giorno, dalle 10 del mattino fino alle 17.

Il giovedì la chiusura è alle ore 19.

Per saperne di più, visitate il sito ufficiale.

I Luoghi della storia: Le Aule Storiche dell’Università di Pavia

A luglio del 2019 mi è stato concesso il permesso di realizzare qualcosa di unico: un servizio fotografico in solitaria all’interno delle Aule Storiche dell’Università di Pavia. Purtroppo le Aule Storiche non sono visitabili normalmente quindi la loro apertura è piuttosto eccezionale, se non in occasione di manifestazioni, convegni e sedute di laurea. Le Aule Storiche che ho visitato sono state le seguenti: Aula Magna, Aula Scarpa, Aula Foscolo, Aula Volta.

Aule storiche

Ci tengo a ringraziare per la disponibilità la Signora Lucia Pomidoro per avermi dato questa possibilità, il Signor Massimo Lafortezza per avermi accompagnato nella visita delle Aule e il personale universitario che ha reso possibile questo servizio fotografico e la realizzazione del seguente articolo.

Le Aule Storiche dell’Università di Pavia si trovano nell’edificio centrale, in Strada Nuova, a Pavia. Queste sono state restaurate e oggi possono ospitare sedute di laurea, convegni, conferenze e altri eventi divulgativi. Assieme alla Biblioteca Universitaria di Pavia (leggete qui il mio articolo), conferiscono lustro e magnificenza all’ateneo pavese.

Cominciamo dalla prima, nonchè la più grande, aula che ho visitato: l’Aula Magna.

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L’Aula Magna

L’Aula Magna fu opera dell’architetto brianzolo Giuseppe Marchesi: fu lui anche il restauratore dell’Aula Scarpa e dell’Aula Volta. Il progetto di questa grande aula fu esaminato nel 1837 ma i lavori iniziarono solo nel 1845, terminando naturalmente 5 anni dopo. All’interno dell’aula si può ben percepire il gusto classico: assolutamente visibili sono infatti il pronao con colonne corinzie e il timpano adornato da delle sculture. All’interno dell’ampia aula si distinguono numerose colonne con capitelli sempre corinzi, che vanno ad adornare le tre navate e che reggono la cornice su cui si innesta la volta centrale a botte con casse a stucco.

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L’Aula Magna dall’alto

Nell’abside campeggia il ritratto di Vittorio Emanuele II a cavallo. L’aria che si respira è di austerità e di sacralità: si percepisce l’importanza delle cerimonie che qui sono avvenute e che continuano ad avvenire. Ciò che mi ha colpito di più di questa Aula è l’imponenza del soffitto e delle sue decorazioni: non sono un’esperta d’arte ma devo proprio ammettere che questo soffitto sarà difficile da dimenticare!

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Proseguo con la mia gentile guida e mi dirigo all’Aula Volta, cioè l’ex Teatro di Fisica.

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L’Aula Volta

Quest’Aula si trova al primo piano, in corrispondenza del cortile delle statue. I lavori di costruzione furono affidati a Leopoldo Pollack (che la iniziò nel 1785 e concluse nel 1787), su ordine dell’Imperatore asburgico Giuseppe II, e l’aula venne poi restaurata da Giuseppe Marchesi. Quest’aula venne intitolata ad Alessandro Volta, che qui svolse i suoi insegnamenti e le ricerche che portarono alla scoperta della famosa “Pila di Volta”. Volta fu anche Magnifico Rettore dell’Università. L’Aula Volta, di minor dimensioni rispetto all’Aula Magna, è stata realizzata ad emiciclo e con soffitto piano (solo in seguito verrà sostituito con quello che possiamo osservare oggi, con una volta a conchiglia). All’interno sono presenti dei trompe-l’oeil che continuano la serie di finestroni sugli scranni a gradinata di fronte alla cattedra. Le colonne che ornano la sala sono in rosso di Francia e alle due estremità dell’Aula si trovano due statue, una di Galileo Galilei e l’altra di Bonaventura Cavalieri. Non poteva poi mancare qualcosa che riconducesse al Volta, ovvero un busto in marmo e un’iscrizione che illustra l’importanza dello scienziato e dei studi.

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Mentre realizzo il mio servizio scambio quattro chiacchiere con il mio accompagnatore, che queste aule le conosce molto bene, e mi racconta degli ospiti illustri che hanno calcato questi pavimenti. Sembra davvero di tornare indietro nel tempo!

Proseguiamo il nostro tour e ci dirigiamo verso l’aula a mio avviso più bella: l’Aula Foscolo.

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L’Aula Foscolo

Sono particolarmente legata a questo luogo in quanto proprio qui ho discusso la mia tesi della Laurea Triennale in Scienze e Tecnologie per la Natura e proprio qui ho potuto assistere ad una conferenza di Paolo Mieli, storico che ammiro moltissimo.

L’Aula Foscolo fu progettata dall’illustre architetto Giuseppe Piermarini nel 1770, questa volta su volere dell’Imperatrice Maria Teresa d’Austria, grande mecenate che fece rimodernare tutta l’Università di Pavia, oltre che costruire l’Orto Botanico e la Biblioteca Universitaria di Pavia. L’Imperatrice desiderava che venisse costruita una sala espressamente destinata alla cerimonia delle lauree e così venne costruita questa illustre aula che ancora oggi spesso viene adibita allo scopo originario. Nel 1927 venne restaurata in occasione del centenario della morte del sommo Foscolo, ma perchè è dedicata a lui? Perchè nel 22 gennaio 1809 il poeta qui tenne la famosa prolusione “Dell’origine e dell’ufficio della letteratura. L’Aula ha una pianta rettangolare ed è illuminata da finestre di grandi dimensioni che danno sul primo piano, su cui è situata. Le pareti sono state dipinte dal pittore pavese Paolo Mescoli nel 1782: sulla volta si riconosce Minerva in compagnia di Nettuno. Nelle porzioni di parete, nelle finestre, furono realizzate specchiature in cui “le Facoltà, che vengono insegnate nella detta Università” sono dipinte “in modo di cariatidi intrecciate fra grotteschi con loro simboli rispettivi”. I due grandi ritratti a olio dei sovrani Maria Teresa e Giuseppe II, dipinti a Vienna da Hubert Maurer nel 1779, furono pensati come parte integrante della decorazione.

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Che dire, la più maestosa e decorata delle Aule storiche non può che impressionare per la sua bellezza e per la sua magnificenza. Tanti sono i ricordi che riaffiorano mentre scatto e forse c’è un po’ di commozione davanti a tutta questa meravigliosa beltà.

L’ultima aula, ma non meno bella, è l’Aula Scarpa, intitolata così in onore dell’anatomo-chirurgo Antonio Scarpa, che venne chiamato dalla corta Asburgica per prestare i suoi servigi all’Università di Pavia dal 1783.

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L’Aula Scarpa

Due anni dopo il Pollack, con accordi presi con lo stesso scienziato, progettò e realizzò l’Aula Scarpa come Teatro Anatomico dell’Università. All’epoca, questo fu il più importante di tutta la Penisola. L’aula ha forma semicircolare e si ispira ai modelli dei teatri antichi. La sala è illuminata da tre finestrone tutto sesto che si aprono su Corso Carlo Alberto e da altre due che si trovano all’innesto del lato curvo. Tra una finestra e l’altra si trovano dipinte le urne cinerarie dedicate a illustri medici del passato (Bartolomeo Eustachio, Gabriele Falloppio, Giovan Battista Morgagni e Bartolomeo Eustachio). Questo però non è l’unico tributo ai grandi della medicina del passato: si possono ben vedere infatti i busti di Luigi Porta, Johann Peter Frank, Antonio Pensa, Luigi Zoja, Bartolomeo Panizza (successore di Scarpa), lo stesso Antonio Scarpa e Giovanni Alessandro Brambilla (chirurgo pavese dell’Imperatore Giuseppe II). L’Aula venne restaurata da Marchesi che inserì la volta ad ombrello al posto del soffitto con decoro a cassettoni. La forma permette l’inserzione delle gradinate utilizzate dagli studenti per assistere alle lezioni di anatomia basate sulla dissezione dei cadaveri. Sulla vela centrale proprio sopra alla cattedra si riconoscono le figure di due uomini che rappresentano la medicina e la chirurgia, in stretto di mano, in segno di riconoscenza: Antonio Scarpa fu uno dei primi pensatori che sostese il collegamento stretto tra medicina e chirurgia (a quell’epoca la chirurgia veniva vista come una scienza inferiore, da affidare a persone di rango più basso). La stretta di mano vuole proprio suggellare questa unione così imprescindibile delle due scienze. Sulle altre vele si alternano delle grottesche a delle figure alate che hanno in mano i ferri del mestiere del chirurgo.

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Dopo aver scattato qualche foto il mio giro si doveva concludere qui ma, grazie alla gentilezza del mio accompagnatore, sono riuscita a visitare anche altre aule: l’Aula del ‘400, l’Aula di Disegno e la Sala delle Lauree della facoltà di lettere. Purtroppo di queste aule non ho trovato informazioni esaustive da potervi scrivervi qui, quindi mi limito a mostrarvi gli scatti che ho realizzato.

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Poter scattare all’interno di queste aule è per me un sogno che davvero si è avverato. Il silenzio, la maestosità e la bellezza si fondevano in un tutt’uno e davano vita ad un’atmosfera incredibilmente suggestiva.

Ringrazio ancora la Signora Lucia Pomidoro per avermi seguito nella richiesta di utilizzo delle Aule Storiche, il Signor Massimo Lafortezza per avermi accompagnato nel mio tour aprendomi le porte di un mondo meraviglioso e tutto il personale dell’Università di Pavia per aver reso tutto questo possibile.

GRAZIE!!

Diario di viaggio: Scozia – Giorno 2

Scozia_diario

Il secondo giorno inizia con trepidazione e tanta curiosità: per questa giornata è infatti prevista la prima escursione, attività che sognavo davvero da tanto tempo. Sto parlando dell’uscita ornitologica sull’Isola di May. Mi sveglio ancora prima del suono della sveglia e butto giù dal letto pure mio padre, nonostante l’escursione sia prevista alle 14 e avessimo tutto il tempo di questo mondo per fare colazione e per raggiungere North Berwick, luogo di partenza per l’Isola di May. Incurante di ciò, apro le finestre e noto che il diluvio si è abbattuto su Dunbar: CATASTROFE.

Un po’ scoraggiata mi dirigo nella sala della colazione per consumare la mia prima scottish breakfast: uova strapazzate, huggies, pane tostato e fagioli rossi. Diciamo che il primo impatto non è stato dei più apprezzabili ma poi mi ci sarei abituata. Dato il tempo così folle e soprattutto un vento che sferzava qualunque cosa, decidiamo con mio padre di dirigerci verso un negozio di vestiti per trovare una giacca a vento più consona per lui, dato che aveva dimenticato questo indumento a casa. Alla cassa, l’addetta vendite ci incalza dicendo che le previsioni sarebbero state pessime per tutta la giornata e che il vento avrebbe reso complicata la navigazione, soprattutto al pomeriggio. ARIDAJE.

Nonostante le cattive previsioni decidiamo comunque di prendere l’auto e di dirigerci verso North Berwick, sperando nella cosiddetta “botta de cù”: la pioggia ci ha effettivamente accompagnato fino al ridente villaggio sulla costa ma quando siamo arrivati…Ha mirocolosamente abbondato questo lido! E vi dirò di più, è spuntato anche un timidissimo sole! Troppa grazia? Non lo avremmo scoperto fino al termine di questa indimenticabile giornata.

North Berwick è una località sulle coste della Scozia sud-orientale, situata nell’area amministrativa dell’East Lothian ed è famosa per essere un luogo turistico, sia per il turismo balneare, sia per gli amanti del golf, che per gli appassionati di birdwatching, che ogni giorno salpano per visitare le colonie di uccelli marini sull’Isola di May.

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Il nome North Berwick significa “fattoria dell’orzo” del nord (“bere” in inglese antico significa orzo e “wic” fattoria). La parola “North” fu aggiunta per distinguere questa Berwick da Berwick-upon-Tweed, che in tutto il Medioevo gli scozzesi chiamarono South Berwick. La città fu registrata come Northberwyk nel 1250. North Berwick è tristemente famosa per via dei numerosi processi e uccisioni avvenuti a danni delle presunte streghe: durante il XVI secolo almeno 70 persone furono implicate nei processi alle streghe, e gli eventi ispirarono opere come Tam o’ Shanter di Robert Burns e “Il Tredicesimo Membro” di Mollie Hunter. Uno dei più famosi processi alle streghe a North Berwick fu quello a una donna chiamata Agnes Sampson: questa fu accusata di aver realizzato una pozione per scatenare una tempesta mentre Giacomo VI di Scozia tornava in patria dalla Danimarca con la nuova moglie, Anna di Danimarca. Il processo ebbe luogo nel 1591 e fu presenziato dal Re in persona. Agnes Sampson fu torturata fino alla confessione e bruciata in loco, come molte altre persone innocenti.

Per fortuna poco rimane di questi eventi così drammatici e la cittadina oggi ha la fama di essere tranquilla e adatta a tutti. Parcheggiata l’automobile non lontana dal porto, ci dirigiamo verso di esso e verso lo Scottish Seabird Centre, da dove nel pomeriggio sarebbe partita la nostra escursione in barca.

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Lo Scottish Seabird Centre

Per scrupolo, dato che non bisogna mai lasciare nulla al caso quando si viaggia, ci siamo subito diretti al banco delle informazioni per sapere se la nostra escursione fosse confermata e per nostra grande fortuna, così fu! Ancora più elettrizzata e galvanizzata, decisi quindi di dirigermi sul promontorio per osservare gli uccelli della baia. Non molto distanti da me ho potuto osservare dei pulcini di Storno comune (Sturnus vulgaris) e alcuni esemplari di Pettegola (Tringa totanus): speravo di vedere qualche corridore come le Pettegole ma non troppi, dato che da lontano non è facile la loro identificazione. Per fortuna, con le Pettegole, questa non è così difficile ed il fatto di osservarle da vicino mi ha aiutato molto. In lontanza ho potuto anche osservare degli Edredoni, ma erano troppo lontani per essere fotografati.

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Dopo aver scattato qualche foto agli uccelli e alla stupenda Bass Rock che da qui ben si poteva vedere, decidiamo di pranzare presso un piccolo chioschetto proprio stante sul porto, chiamato “Lobster Schack: una bella zuppa di crostacei era quello che ci voleva per scaladare gli animi ancora infreddoliti per il cattivo tempo! Dopo un bel pasto ho visitato lo Scottish Seabird Centre, che offre un piccolo museo: l’obiettivo è quello di far conoscere l’avifauna locale e lo stile di vita degli uccelli di costiera. Nonostante il prezzo fosse un pochino alto rispetto alla media delle attrazioni, il piccolo museo è ben attrezzato e interessante, soprattutto per i bambini. Lo Scottish Seabird Centre offre poi un ristorante – bar e un negozio di souvenir, dove naturalmente ho acquistato qualche piccolo ricordino (vogliamo farci mancare un fazzoletto con i Puffins?).

Si avvicina l’orario di partenza e sono così agitata che mio padre mi deve ripetere più di una volta di stare calma e di capire bene le istruzioni delle guide. Raggiungiamo il punto di partenza e conosciamo la nostra guida: si tratta di James, simpatico ragazzo arzillo e con uno spiccato senso dell’umorismo. Per sicurezza e per non farci bagnare durante la traversata, James ci chiede di indossare una grossa tuta arancione e blu: goffa ma felice mi faccio scattare una foto da mio padre.

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Imbragata e pronta per partire!

Ormai tutto è pronto per partire e James ci fa salire sul gommone. Finalmente si parte! La prima tappa è Bass Rock, l’isola delle Sule bassane (Morus bassanus): l’isola è una massa rocciosa di forma circolare, circondata da ripide scogliere. Il punto più alto è di 107 metri s.l.m. Sul versante meridionale si trova una punta chiamata “East Landing” dove sorgono i resti di una antica cappella, le rovine di una fortezza e un faro costruito nel 1902.

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Bass Rock: si notino le migliaia di Sule presenti

L’isola è una zona di protezione speciale per la presenza di colonie di uccelli marini, come Gazze marine, Cormorani, Pulcinella di mare, Anatre, Gabbiani e soprattutto Sule bassane (oltre 75.000 coppie, la più grande colonia del mondo) il cui nome scientifico (Morus bassanus) trae origine per l’appunto da Bass Rock. Gli uccelli marini danno un colore bianco-grigiastro alla superficie dell’isola a causa del loro alto numero, dei loro nidi e degli escrementi.

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Sule che volteggiano

L’isola è attualmente disabitata ed è di proprietà di proprietà di Sir Hew Hamilton-Dalrymple, la cui famiglia l’acquistò nel 1706 dalla famiglia Lauder che la possedette per quasi sei secoli. Non era prevista la visita a piedi dell’isola, ma solo il periplo dell’isola con il gommone: tanto basta per essere estasiata dalla bellezza delle Sule che, appen ci scorgono, iniziano a volare vicino alla nostra imbarcazione, leggiadre come foglie trasportate dal vento. Gli uccelli marini si lasciano cullare dalla brezza leggera e ci mostrano planate e meravigliosi giochi di ali. L’emozione che ho provato nel vederle, nel fotografarle, è stata unica, indescrivibile. Mi è tornato alla mente il film “Il Popolo Migratore“, pellicola che amo e che mi ha davvero formata per quanto riguarda la conoscenza di questi pennuti.

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James ad un certo punto ci chiede di stare attenti perchè potremmo scorgere qualcosa di molto particolare. Dopo aver portato il gommone quasi all’interno di una insenatura ci indica un nido e una coppie di Sule che apparantemente non ha nulla di diverso dalle altre e ci chiede di attendere qualche minuto. Ad un certo punto, uno dei due individui si sposta leggermente e lascia intravedersi un candido batuffolo bianco: è proprio un pulcino! Siamo febbricitanti e cominciamo a scattare a raffica per immortalare il piccolo inerme, che apre il becco con una certa cadenza chiedendo cibo. James ci spiega che questa coppia è abbastanza speciale perchè si accoppia e depone in un periodo diverso dalle altre e quindi ogni anno nasce un pulcino “fuori stagione”. Cosa posso volere più di così? Ma le sorprese non sono affatto terminate!

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Il piccolo di Sula

Dopo aver realizzato un set al buffo pulcino, partiamo per l’Isola di May. Attraccati, James ci chiede di stare attenti alle Sterne artiche (Sterna paradisaea) dato che hanno numerosi pulcini e i genitori sono molto protettivi: ci intima quindi di tenere le braccia sulla testa, per evitare le beccate dolorose da queste. La Sterna artica, così come la Sula bassana e la Pulcinella di mare, ha un posto speciale nel io cuore: sempre grazie alla pellicola del Popolo Migratore, ho potuto scoprire che questo uccello è il migratore che compie più chilometri in assoluto dato che migra dall’artico all’antartico e viceversa. Secondo uno studio del fotografo Carsten Egevang (ed altri), nel corso di una vita nedia di 29 anni, una Sterna artica può arrivare a spostarsi per tanti chilometri quanti ne occorrono per andare dalla Terra alla Luna ben 6 volte (2.400.000 chilometri): un uccello da record, assolutamente unico. Per arrivare al punto di ritrovo il percorso ha previsto proprio il passaggio attorno ai nidi delle Sterne: con la testa bassa e cercando di non arrecare disturbo siamo passati quasi indenni. Dico quasi perchè qualcuno ha subito qualche beccata.

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Sterna artica che imbocca il suo pulcino

Dopo aver fatto un piccolo breefing, James ci accompagna alla scoperta dell’isola: ovunque si volga lo sguardo si possono notare uccelli marini e si odono i loro canti e i loro richiami. I primi che vediamo, dopo le Sterne, sono i Gabbiani reali zampegialle (Larus michaellis) che già avevo incontrato a Dunbar, seguiti poi da alcuni Gabbiani tridattili (Rissa tridactyla). Procedendo notiamo dei buchi nel terreno, moltissimi buchi, larghi circa 15 centimetri o poco meno: io sapevo che cos’erano ma ho voluto chiedere a James la conferma. La guida, con un sorriso, mi dice nell’orecchio “no spoiler, vediamo se gli altri indovinano”. Con un ghignolino chiese agli altri partecipanti di immaginare che cosa fossero questi pertugi e nessuno riuscì ad indovinare: a quel punto, James mi chiese di dirlo. PUFFIN’S NEST’S! Ci stavamo letteralmente districando tra nidi di Pulcinelle di mare (Fratercula arctica): ora erano vuoti perchè la maggior parte dei pulcini si erano già diretti verso lo sconfinato mare aperto.

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Alcuni Puffin non lontano dai loro nidi

Proseguendo con il nostro tour abbiamo potuto vedere una specie particolare, molto schiva e che avrei visto soltanto un’altra volta dopo di questa: si tratta del Fulmaro (Fulmarus glacialis), un uccello simile ad un gabbiano ma facente parte della famiglia dei Procellaridi, come le Berte, le Procellarie e i Petrelli. La coppia di fulmari che abbiamo potuto osservare se ne stava adagiata sull’erba, su una di una scogliera non troppo alta e osservava che cosa accadeva negli immediati dintorni: Gabbiani reali che cantavano, Puffin che volavano da uno punto all’altro della costa, Cormorani che veleggiavano, cullati dal vento. Purtroppo le foto scattate non sono di qualità eccelsa data l’enorme distanza e la difficoltà di avvicinamento da parte nostra: inoltre, i Fulmari sono uccelli molto poco confidenti e quindi non volevamo disturbarli troppo.

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La coppia di Fulmari

Proseguendo con la visita abbiamo potuto osservare anche alcuni Conigli selvatici europei (Oryctolagus cuniculus) che pascolavano indisturbati, senza predatori naturali pronti a tendergli delle imboscate. La camminata continua fino a raggiungere una stupenda scogliera letteralmente colonizzata da Pulcinelle di mare e Urie comuni (Uria aalge), un’altra specie di uccello marino molto affascinante: gli esemplari sono centinaia e a relativa distanza da noi quindi facilmente fotografabili. E’ qui che scatto alcune tra le più belle fotografie che io abbia mai realizzato. L’emozione è tanta ed il mio cuore è colmo davvero di gioia.

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Dopo averci concesso 10 minuti di riposo e di fotografie, James ci porta alla scoperta del faro dell’Isola, l’ultima tappa del tour guidato: saliti in cima, la guida ci racconta la storia del vecchio faro, andato distrutto per colpa di un incendio. Oggi di questo faro rimane sono la base e la parte inferiore: 11 persone morirono per colpa di questo rogo.

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Dopo averci dato le indicazioni su come comportarci sull’isola e sull’orario del ritorno, James ci lascia circa 1 ora e mezza per visitare in solitaria l’isola e per scattare qualche fotografia: io decido di separarmi da mio padre e di concentrarmi dapprima sulle Sterne. Cercando di non disturbarle troppo, trovo finalmente la giusta tattica per non essere bersagliata: sedermi banalmente per terra per fotografare. Da seduta per questi uccelli non costituisco una minaccia e quindi ho potuto osservarle e fotografarle, anche se la loro rapidità ha quasi sempre vinto la mia nello scattare.

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Pulcino di Sterna che chiama il genitore

Realizzato qualche scatto, mi dirigo verso la parte dell’isola che non avevamo visitato e qui incontro nuovamente mio padre, intento a fotografare alcuni Puffin: qui, un soggetto era particolarmente fotogenico e si è concesso a numerosi scatti.

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Sempre in questa porzione di isola, ho potuto scorgere un nido di Cormorani e ho scattato qualche foto ai pulcini presenti. Come ultima specie scopro alcuni esemplari di Gazza marina (Alca torda): un po’ più piccola dell’Uria, questa specie assomiglia molto ad un pinguino a causa della convergenza evolutiva, come pure la Pulcinella di mare.

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Forse meno affascinante della Pulcinella, trovo che comunque questo uccello sia perfetto come modello per i miei scatti e quindi non perdo occasione di scattare.

In men che non si dica il tempo a nostra disposizione si esaurisce ed è tempo di ritornare al rendez-vous: prima però di partire, James ci mostra due pulcini di Puffin che ha recuperato. Questi due pulcini verranno liberati durante il rientro. Curiosa, chiedo a James come mai non si lasci fare al naturale corso della vita e James mi spiega che i nidi delle Pulcinelle sono distanti rispetto al mare ed i piccoli dovrebbero fare parecchia strada prima di raggiungere la costa: inoltre, l’altezza e la presenza di numerosi e affamati gabbiani reali costituiscono un pericolo non indifferente per i pulcini, che verrebbero mangiati o cadrebbero rischiando la vita. Per preservare dunque la specie, che figura nella categoria “Vulnerabile” secondo la IUCN, si cerca di limitare i casi di predazione e di morte prematura, ovviamente quando si riesce.

Mentre saliamo sul gommone, una sorta di malinconia mista a felicità mi pervade: mi sento fortunata perchè ho potuto vedere uno dei luoghi più suggestivi del Pianeta e mi sento davvero soddisfatta di questa escursione. Dall’altra parte, però, mi sembra di aver trascorso troppo poco tempo in compagnia con gli uccelli marini, in una natura davvero sconfinata e dove l’impatto dell’uomo, almeno per una volta, non è così devastante ma anzi è quasi nullo. Qui le persone vivono per proteggere questi animali e per far conoscere il loro mondo, le loro abitudi e le loro esigenze, cercando sempre di veicolare il concetto che la specie umana non è l’unica specie presente sul Pianeta e che tutti gli animali meritano rispetto e protezione.

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Durante il rientro liberiamo i piccoli Puffin, che goffi sfuggono alla nostra vicinanza cercando di nuotare il più velocemente possibile: torneranno su May qualche anno più tardi, per cercare un compagno e per nidificare a loro volta.

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Piccolo Puffin che nuota verso l’infinito

Felici e pieni di speranza, torniamo a North Berwick e ringraziamo James, non perdendo l’occasione di chiedergli una foto ricordo.

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Foto ricordo con James

Sono ormai le 19 ed è ora di rientrare a Dunbar: un meraviglioso tramonto ci accompagna verso la nostra base (non ha piovuto per tutto il resto della giornata). Io non riesco a smettere di parlare della giornata favolosa appena vissuta e riempio la testa di mio padre di nozioni sugli uccelli di scogliera.

A livello naturalistico, era dal Madagascar che non provavo queste emozioni così forti. Di certo, questa giornata, rimarrà impressa nella mia mente e nel mio cuore per sempre.

Per leggere il primo giorno, cliccate qui.

I Luoghi della Storia: il Castello di Oramala

Se siete miei assidui lettori saprete che l’Oltrepò Pavese ha un posto speciale nel mio cuore: un po’ perchè ci sono nata e un po’ perchè con il blog vorrei farlo conoscerlo al pubblico e valorizzarlo. Durante l’estate (e non solo), mi piace fare dei giretti e delle escursioni in giornata in questo territorio. In questo articolo vorrei parlarvi di un luogo particolare: il Castello di Oramala. Ormai sapete che mi piace esplorare i castelli dell’Oltrepò e scoprirne la storia, le leggende, le tradizioni. Sul blog ho già trattato i castelli di Pietra de’ Giorgi (leggete qui il mio articolo), quello di Montebello della Battaglia (leggete qui il mio articolo), quello di Nazzano (leggete qui il mio articolo), quello di Montesegale (leggete qui il mio articolo), ora è il momento di quello di Oramala.

Oramala

Volevo visitarlo già da qualche tempo e mi chiedevo quando fosse stato possibile dato che si tratta di una residenza privata: la fortuna ha voluto che trovassi il proprietario, l’Ex Senatore Luigi Panigazzi. Nonostante se ne stesse per andare, ha deciso comunque di aprirci le porte del suo meraviglioso maniero.

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Il Castello di Oramala è situato su un promontorio roccioso, affacciato sulla Valle Staffora, presso il centro abitato di Oramala, che ha fatto parte del circuito “I Borghi più belli d’Italia“, e fu costruito dalla Famiglia Malaspina (ormai conoscerete bene questo nome, dato che i Malaspina sono stati spesso protagonisti delle vicende storiche dell’Oltrepò Pavese) nel X secolo. La famiglia fortificò la rocca nel 1474 per esigenze difensive e fece erigere la torre per controllare le eventuali incursioni provenienti dalla valle. Il fortilizio rimase alla famiglia Malaspina sino alla fine del XVIII secolo, quando i marchesi di Oramala, trasferendosi a valle, ne hanno decretato il declino; abbandonato, cominciò ad andare in rovina.

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Il Castello visto da Oramala

Oggi il Castello è proprietà della famiglia Panigazzi, in particolare di Luigi, che assieme al fratello Sergio ha restaurato il fortilizio e lo ha reso alla comunità grazie all’apertura di esso ogni domenica pomeriggio da giugno a ottobre. Della visita si occupa l’Associazione Culturale Spino Fiorito.

Il Castello ha ospitato Federico Barbarossa e, pare, anche il Sommo Poeta Dante Alighieri.

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Approdata all’interno del Castello mi sembra di tornare indietro nel tempo: il restauro è stato imponente ma l’atmosfera è ancora medioevale e gli arredi sono stati scelti con cura per far rivivere al visitatore quella determinata epoca. Si vede però che il Castello non è sempre aperto ai visitatori e sicuramente bisognerà fare ancora molto per renderlo più fruibile. Nonostante ciò, rincuora sapere che nel mio territorio ci sono queste bellezze, a volte un po’ nascoste, ma sempre da riscoprire.

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Vorrei congratularmi dunque con il Signor Luigi che, nonostante la sua età, crede ancora nel suo progetto ed è stato gentile a consentirci di entrare e di fotografare anche la vecchia torre. Speriamo che tanti proprietari di castelli e immobili d’epoca prendano spunto da lui!

Consiglio a tutti di visitare questo maniero, per respirare un’aria antica e deliziosa!

 

 

Un’escursione in giornata: le Langhe – Barolo e Grinzane Cavour

Chi lo dice che si deve viaggiare solo d’estate? Anche l’autunno può regalare delle intense emozioni! Era una domenica soleggiata di ottobre quando decisi di visitare un luogo che ancora mancava alla mia lista: le Langhe.

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Non distanti da Pavia, sono la meta perfetta per un’escursione in giornata e per un tour fotografico. Approfittando dunque del tiepido sole, io e mio padre ci siamo diretti verso Barolo, uno dei luoghi più famosi di questa regione. Ma esattamente cosa sono le Langhe?

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Le colline delle Langhe

Le Laghe sono un territorio piemontese che si sviluppa tra le province di Cuneo e Asti, confinanti con il Roero, il Monferrato e l’Astesana. Questa lingua di terra è costituita da un esteso sistema collinare, definito dal corso dei fiumi Tànaro, Belbo, Bòrmida di Millesimo e Bòrmida di Spigno. Le Langhe si dividono in tre categorie:

  • Paesi delle Langhe a bassa quota: zona con quote genericamente inferiori ai 600 m; zona di vini e tartufo (rinomato il bianco di Alba).
  • Paesi delle Langhe ad alta quota: zona con quote fino agli 896 m.; dominano i boschi e la coltivazione della pregiata varietà di nocciole “tonda gentile delle Langhe”.
  • Langhe Astigiane: zona nel sud della provincia di Asti, con un picco di 851 m nel comune di Seròle.

Le Langhe, per la loro bellezza e per le peculiarità del territorio che permettono la coltivazione e la produzione di molti prodotti enogastronomici pregiati, sono state ufficialmente incluse nella lista dei beni del Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Le Langhe sono estremamente conosciute per essere un centro d’eccellenza per la viticoltura e la vinificazione, dove spiccano varietà DOC e DOCG come il Barolo, Nebbiolo, Barbaresco, Dolcetto d’Alba, Dolcetto di Dogliani, Barbera d’Alba e il Pelaverga di Verduno. Se si pensa alle Langhe viene in mente immediatamente il tartufo bianco di Alba, in onore del quale ogni anno vi si tiene una fiera internazionale. Altri prodotti tipicamente di questa zona sono la nocciola Tonda Gentile delle Langhe e i formaggi come le Robiole di Roccaverano e di Murazzano.

Dopo questa full-immertion sulle bontà delle Langhe, vi racconto come si è svolta la mia escursione in giornata.

La prima tappa è il piccolo paese di La Morra, non lontano da Barolo: dalle sue colline si gode di una suggestiva vista delle Langhe. Purtroppo quel giorno c’era un po’ di foschia e la luce non era proprio delle migliori per le fotografie così, passata La Morra, sono scesa verso Barolo per fotografare dalle colline il Castello della Volta: questa rocca, oggi privata, non è visitabile e si trova in cattivo stato di conservazione.

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Il Castello è frutto di numerose fasi costruttive: tra il XVI e la fine del XVIII, viene progressivamente occupato da una serie di edifici di servizio, con adeguamento degli ambienti medievali già esistenti. Con il decadimento della dinastia dei Falletti, il castello venne abbandonato. Purtroppo, come per molti castelli e costruzioni medievali, la sua sorte è davvero incerta: mi auspico che un giorno questo bellissimo fortilizio venga restituito alla collettività restaurato. Nonostante il pessimo stato, il Castello incornicia naturalmente l’ambiente collinare e orna le sue pendici, regalando viste uniche e suggestive.

Dopo aver scattato quale foto, mi dirigo a Barolo, una delle cittadine più famose delle Langhe: non ci sono notizie precise sulla nascita di Barolo, benché la zona fosse abitata in epoca preistorica da tribù celto-liguri, il primo insediamento effettivo sul territorio è di origine barbarica e risalente all’Alto Medioevo. Nel 1250 la famiglia Falletti, acquisì tutti i possedimenti di Barolo dal Comune di Alba. I Falletti erano una potente famiglia di banchieri, esponenti della nuova borghesia, i quali segnarono il destino di Barolo e delle zone circostanti. Intorno al 1300 arrivarono a controllare fino a una cinquantina di feudi piemontesi. Barolo divenne poi un Marchesato nel 1730 e la sua sorte dipese poi dal Regno d’Italia.

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Barolo è piccola, caratteristica e molto molto carina: le sue viuzze sono abitate da circa 700 abitanti e la fama del vino omonimo porta ogni giorno numerosi turisti a calcare il suo suolo. Quella domenica, con mio sommo piacere, si svolgeva un bel mercato tradizionale di prodotti del luogo: formaggi, salumi, polenta e brasato, miele e lavanda…Ce n’era davvero in abbondanza per tutti! Ovviamente non mi sono fatta sfuggire la possibilità di acquistare qualche eccellenza: del miele biologico e alcuni salamini al Barolo…Una bontà assoluta!

Una visita la merita sicuramente il Castello comunale, di proprietà ancora oggi dei Falletti ma messo a disposizione della comunità grazie all’allestimento del WiMu, il Museo del Vino. Purtroppo io non ho avuto il tempo di visitarlo, ma già dall’esterno si percepisce la bellezza di questo luogo.

Soddisfatta delle fotografie scattate al Castello e al Paese, decido di dirigermi a visitare un nuovo Castello, quello di Grinzane Cavour. A pochi chilometri dal Comune di Barolo, Grinzane Cavour mi accoglie con la magnificenza del suo castello. Il nome del borgo rende omaggio dal 1916 allo statista risorgimentale Camillo Benso conte di Cavour, che di Grinzane fu sindaco per diciassette anni: nominato tale nel maggio 1832, a ventidue anni, mantenne la carica fino al febbraio 1849.

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L’imponente maniero di Grinzane Cavour

Il Castello ospita l’enoteca regionale, il Museo Etnografico e l’esposizione dei Cimeli Cavouriani: non potevo perdermi tutte queste bellezze! Il Castello è completamente adibito a museo e ad enoteca e ospita anche un ristorante che offre prodotti e piatti tipici.

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Numerosi attrezzi storici, ricostruzione di luoghi e parti di botteghe, la camera da letto e studio di Cavour, tutto questo attira fortemente la mia attenzione: tra uno scatto e l’altro, l’emozione e l’euforia sono tante! Da segnalare anche una sezione dedicata alla fotografia: sono esposti alcuni scatti delle Laghe e dei suoi luoghi simbolo, in bianco e nero…Davvero meravigliose!

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Uscita dal Castello di Grinzane noto che la luce sta iniziando a diventare fioca ed è dunque ora di rientrare a Pavia: questo breve ma intenso tour delle Langhe mi è davvero piaciuto. Spero che anche l’Oltrepò Pavese riesca un giorno, come le Langhe, a imporsi sul mercato turistico, data la sua naturale vocazione per la bellezza.

L’escursione in pillole:

  • Periodo di viaggio: ottobre
  • Durata: una giornata
  • Difficoltà: 2/5
  • Viaggio organizzato: no
  • Adatto a famiglie e bambini: sì

Il Museo del mese di Novembre: il Museo Civico di Storia Naturale di Verona

Come ormai voi lettori sapete, il Museo del Mese è scelto con un sondaggio che avviene all’interno del gruppo Facebook di Donna Vagabonda (cliccate qui per visitarlo ed iscrivervi). Questo mese torniamo a Verona per scoprire le meraviglie del Museo Civico di Storia Naturale.

Museo storia naturale verona

Durante il mio viaggio a Verona (cliccate qui per leggere l’articolo del primo giorno) ho potuto visitare questo incredibile e memorabile museo, che ospita più di 3.000.000 reperti. Sapete che non mi tiro mai indietro quando si tratta di visitare musei, in particolare quelli di storia naturale, perciò una tappa a questo di Verona era davvero d’obbligo.

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L’entrata del museo

Il Museo civico di Storia Naturale ha la sua sede a Palazzo Pompei, uno degli edifici più importanti dal punto di vista storico e architettonico di tutta la città. Nel 1833 il palazzo fu donato dalla famiglia Pompei al Comune di Verona per poter accogliere raccolte d’arte e collezioni scientfiche di pregio. Da allora il nucleo del museo venne ampliato e le sale si arricchirono di reperti e pezzi unici.

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Articolato in 16 sale, il Museo ospita tre sezioni principali: geologia, paleonotologia e zoologia. Di notevole pregio è la sezione dedicata ai fossili ritrovati a Bolca (leggete qui l’articolo inerente a Bolca) che ospita notevoli pezzi: dai pesci alle piante fossili, davvero la sezione è ricca di campioni incredibili, da rimanere senza fiato. Il percorso espositivo si snoda poi attraverso una sezione mineralogica che spiega l’origine e la formazione dei minerali per poi passare alla parte zoologica del museo, che conserva esemplari tassidermizzati tipici del veronese e non solo. Un ottimo focus è stato inserito sull’evoluzione, per mostrare il percorso che ha portato alla differenziazione delle specie e alle loro specializzazioni. Da non trascurare poi la parte dedicata agli insetti, con moltissimi campioni esposti, e la parte geologica, con campioni di roccia tipici della zona del veronese (forse questa è la sezione che più richiederebbe attenzione data la ricchezza di campioni esposti e tavole esplicative).

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Il museo si imposta dunque come un luogo classico per la conoscenza, con espositori semplici e ben descritti: prevale l’antica concezione museale, con campioni esposti e descrizioni da poter leggere per comprendere ciò che stiamo vedendo.

Il museo non è solo un punto di riferimento per i visitatori e per la didattica ma lo è anche per la ricerca scientifica: numerosi sono i campioni che ancora oggi vengono preparati e analizzati. Una comunità scientifica viva e ancora molto fiorente è alle spalle di questo luogo!

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Consiglio vivamente agli appassionati e non solo di visitare questo bel museo, ricco di storia e con un ottimo appofondimento sulla natura del territorio veronese. Non ne rimarrete delusi!

Informazioni utili

 Il Museo civico di Storia Naturale si trova in Lungadige Porta Vittoria, 9, Verona.

Biglietti e costi

  • biglietto intero: € 4,50
  • biglietto ridotto gruppi, anziani (over 60) e studenti: € 3,00
  • biglietto ridotto scuole/ragazzi 8-14 anni (solo accompagnati): € 1,00
  • ingresso gratuito:
    • anziani (over 65) residenti nel Comune di Verona
    • persone con disabilità e loro accompagnatori
    • bambini fino a 7 anni
    • con VeronaCard

Prima domenica del mese tariffa unica: € 1,00 (in caso di mostre in corso e nei mesi di giugno, luglio, agosto e settembre si applicano le tariffe ordinarie di ingresso).

Il Museo di Storia Naturale è aperto al pubblico nei seguenti orari:

  • dal martedì al venerdì dalle 9.00 alle 17.00
  • il sabato, la domenica e i festivi dalle 14.00 alle 18.00

La biglietteria chiude mezz’ora prima dell’orario di fine visita.
Il Museo è chiuso ogni lunedì, il 25 dicembre (Natale), il 1° Gennaio (Capodanno), il giorno di Pasqua, il 1°Maggio.

Nel periodo estivo è prevista una chiusura straordinaria che normalmente comprende l’intera settimana di ferragosto.

Per ulteriori informazioni visitate il sito ufficiale cliccando qui.

Le mie esperienze da Travel Blogger: intervista a Emanuela di Be Boheme

Essere Travel Blogger per me è qualcosa di meraviglioso perchè mi permette di conoscere tante altre persone appassionate di viaggio e Blogger di viaggi. Grazie a Donna Vagabonda ho stabilito dei bellissimi rapporti di amicizia con queste persone e così ho deciso di intervistarle e di permettere loro di raccontarsi attraverso alcune domande.

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La prima Travel Blogger che ho voluto intervistare è stata una delle primissime persone che ho conosciuto e di cui nutro profonda stima ed ammirazione: si tratta di Emanuela, del blog “Be Boheme, squisita appassionata di viaggi e di avventure. Di lei mi ha colpito la sua gentilezza, la sua disponibilità e naturalmente…Il suo blog! “Be Boheme” è infatti un sito ben strutturato, facile da consultare e dalla grafica semplice ma assolutamente accattivante. Il format dei suoi articoli è fresco e cattura il lettore molto facilmente.

Ma conosciamo Emanuela e la sua metà Francesco in questa intervista.

Raccontami qualcosa di te

Io sono Emanuela e insieme a Francesco siamo i fondatori di www.beboheme.com.

Qualche anno fa mi sarei sentita confusa e indecisa di fronte a questa domanda, per raccontarmi avrei fatto un casino e non avrei saputo neanche da dove partire. Oggi invece con fierezza mi presento: sono Emanuela e sono una designer.

Qualunque cosa mi passi per la testa, tento di trasformarlo in reale, ecco perché sono sempre “impantanata” nei miei 1000 progetti.  Odio le convenzioni e le convinzioni, leggera ma non frivola, amo ascoltare e cogliere le sfumature più nascoste di ogni persona. Non giudico perché non mi piace essere giudicata e non sopporto i pregiudizi. Sono sostanzialmente pigra proprio per questo preferisco non fermarmi mai. Indipendente e decisa, femminista e spirito libero. Ho tanti interessi e una curiosità immensa, ogni giorno mi rendo conto di quante cose ancora non so e quante ne vorrei sapere. Poche cose mi fanno paura, tra queste l’automobile e per questo non guido (chi l’avrebbe mai detto eh?).

Di tanto in tanto sento il bisogno di isolarmi. Testa tra le nuvole e piedi ben piantati a terra. Credo di aver detto tutto, ah no…mi piace scrivere, ma forse questo si era capito vero!?

Una persona poliedrica Emanuela, che si butta a capofitto in ogni suo progetto e che cerca di realizzarlo donandogli quell’impronta colorata e giocosa tipica della sua personalità!

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Emanuela in tutta la sua spensieratezza!

Come si chiama il tuo blog e perché? Da quanto tempo lo hai aperto?

Il blog nasce per gioco quasi: circa 4 anni fa, frequentavamo insieme un corso di web design e grafica e per l’estate ci era stato dato il compito di realizzare il progetto grafico di un sito web, così scegliemmo di progettare un blog di viaggi. Il progetto ci appassionò così tanto da decidere di farlo diventare un blog vero proprio; Francesco scrisse ogni riga di codice e io cominciai a buttare giù articoli sui vari posti in cui eravamo stati e ripescare tutte le nostre foto di viaggio.

Be Bohème, è un invito ad essere bohème un po’ come noi: artisti, nomadi, appassionati e sempre in cerca di ispirazione, tanta voglia di rispettare le regole ma di abbattere le convenzioni.

Spesso le idee geniali nascono per una fortuita casualità ed è proprio quello che è successo per Be Boheme: un progetto che ancora riempie le vite di Emanuela e Francesco.

Che cosa ti ha spinto ad aprire un blog di viaggi?

In realtà pensavo potesse essere una buona idea per tenere insieme tutti i ricordi di ogni viaggio. Ad un certo punto però, ho pensato che tante cose che avevo visto durante i miei viaggi o quelle piccole curiosità che avevo scoperto potevano essere utili a qualcun’altro e così ho iniziato a scrivere non solo per me ma anche per gli altri.

Oggi il mio blog si compone di diari di viaggio e piccole guide pratiche in cui raccolgo tutte le notizie utili per chi si prepara a partire e vuole organizzare al meglio ogni cosa.

Un blog quindi da tenere in considerazione se volete programmare un viaggio!

Che messaggio vuoi trasmettere ai tuoi lettori?

Io voglio far sì che attraverso il viaggio e non solo, le persone possano sentirsi ispirate e ritrovare in po’ di spensieratezza. Voglio parlare dei miei viaggi e del perché viaggio affinché gli altri possano capire quanto ciò ti arricchisce e ti completa.

Vorrei che per le persone il viaggio non fosse solo una vacanza ma un modo per ritrovarsi. Viaggiare dovrebbe diventare un routine e non c’è bisogno di spendere tanto o arrivare dall’altro capo del mondo, viaggiare vuol dire anche  riscoprire la propria città o i luoghi vicini che a volte neanche consideriamo.

Un viaggio consapevole e incentrato sulla persona, un viaggio che permetta la riscoperta di sè stessi e che deve essere un mezzo per conoscersi e conoscere il luogo che si vuole visitare.

Qual è la cosa più difficile per una Travel Blogger?

Avere l’occasione di dimostrare la propria attendibilità e la propria professionalità! L’Italia ad esempio è un paese che non crede e non ha mai creduto del digitale, un paese che pensa che il blogging in generale non sia una professione, quindi dobbiamo dimostrare il valore dei nostri contenuti e i benefici che da essi derivano.

Purtroppo la professione del blogger in Italia non è praticamente riconosciuta e anche gli enti locali, spesso, guardano alla nostra realtà con diffidenza.

Dove pensi ti porterà il tuo blog?

Be Bohème é parte di un grande progetto che comprende tantissime altre cose e onestamente, non so dove arriverà ma spero che ci sia sempre. Sono così affezionata a questo mio piccolo mondo virtuale e alle persone conosciute qui che spero che Be Bohème possa continuare ad essere il blog di viaggi mio e di tante persone, persone che come me condividono la stessa passione.

Di sicuro Be Boheme è un bel punto di riferimento per i viaggiatori e non solo!

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Una bellissima coppia di viaggiatori!

Qual è il viaggio che più ti è rimasto nel cuore? Perché?

Uno dei più recenti, Marrakech. Marrakech perché mi ha regalato colori e odori meravigliosi. Marrakech perché é stato il primo viaggio con la mia migliora amica che è anche la mia socia. Marrakech perché mi ha regalato inaspettate amicizie e mi ha confermato l’inutilità dei pregiudizi. Inoltre il viaggio a Marrakech è stato un viaggio diverso per me e Francesco: in quest’occasione lui avevo una mano fratturata e forse per la prima volta sono stata io a prendermi cura di lui lontano da casa; portargli la valigia, aiutarlo a vestirsi o allacciarsi le scarpe ai controlli in aeroporto, sicuramente un viaggio che ha ulteriormente rafforzato il nostro legame.

Il viaggio come unione, come collante, come passione comune: viaggiare significa condividere ed Emanuela e Francesco hanno deciso di condividere la loro rispettiva vita anche attraverso questa loro passione comune.

Quale invece ti ha deluso e perché?

Per fortuna nessuno. Sarà che quando viaggio ho lo stesso entusiasmo di una bambina e non c’è niente che non mi entusiasmi. Amo trovare la bellezza e l’autenticità di ogni luogo, non potrei dire di essere delusa da niente perché ogni posto mi ha regalato qualcosa, mi ha reso felice e si è preso un po’ di me.

Emanuela cerca sempre di cogliere il meglio dei suoi viaggi e delle sue esperienze, forse è proprio questo che le impedisce di rimanere delusa!

Qual è il tuo viaggio da sogno? Perché?

Messico e non mi stanco di ripeterlo.

Io non so, forse in un’altra vita appartenevo alla cultura messicana ma a quando guardo le immagini di Guadalajara o Tulum provo quasi un  senso di nostalgia.

La musica, la lingua, il colore e la tradizione messicana mi affascinano in maniera inspiegabile e so che quando riuscirò ad andare lì… Sarà come tornare a casa.

Ti capisco bene Emanuela, per me è così con la Germania. E’ come se ognuno di noi appartenesse ad un luogo particolare e quel luogo ci chiamasse a gran voce: per te è il Messico e per me è la Germania.

Scrivi tre parole che definiscono il tuo “viaggio tipico”

Solo tre? Mmmmh vediamo: spericolato, organizzato e… sempre troppo breve 🙂

Grazie di cuore Emanuela per avermi concesso questa tua intervista. Spero un giorno di poterti conoscere di persona e di passare del tempo insieme: magari chissà, riusciremo ad organizzare anche un bel viaggio!

Di seguito, i riferimenti di Be Boheme

Blog: Be Boheme

Pinterest: Be Boheme

Instagram: @bebohemeita

Facebook: https://www.facebook.com/bebohemeofficial/

E sono 200! Grazie a tutti!

Il 17 maggio del 2018 ho pubblicato il 100esimo articolo di Donna Vagabonda (leggete qui l’articolo). Oggi sono lieta di annunciarvi la pubblicazione di questo 200esimo articolo: sembra passata davvero una vita da quando ho aperto il blog, con una voglia matta di scrivere di tutto quello che ho fatto durante i miei viaggi.

E sono 200! Grazie tutti!

Oggi la voglia è rimasta la stessa e dal 100esimo articolo penso di essere maturata tanto, sia come scrittrice che come persona. I viaggi mi rendono una donna migliore e forse in fondo è per questo che non voglio mai fermarmi: perchè voglio essere una persona sempre migliore. Se il viaggio è la meta, allora il raggiungimento di essa per me inizia quando inizio a programmare il prossimo tour: che sia in una capitale europea o in un Paese esotico, quello che voglio fare è partire, con le persone che amo e con la mia inseparabile macchina fotografica.

Al mio ritorno è davvero semplice: le emozioni sono ancora vivide e non vedo l’ora di scriverle sul mio blog per farvi capire cosa provo mentre viaggio. Ma questo 200esimo articolo non lo dedico a me stessa, lo dedico come sempre a voi: già, perchè senza di voi tutto questo non avrebbe alcun senso. Grazie al blog ho conosciuto e sto conoscendo persone meravigliose, viaggiatori e viaggiatrici che condividono con me questa passione, appassionari di fotografia o affezionati lettori che mi incoraggiano sempre a dare il meglio.

Grazie, grazie per questi 200 articolo dalla vostra Donna Vagabonda!

Consigli di viaggio: organizzare il proprio viaggio al meglio

Tutti noi almeno una volta nella vita abbiamo viaggiato: che sia solo per una breve gita o escursione o che sia per il viaggio dei nostri sogni poco cambia, dato che tutti sono preceduti da un’organizzazione. Già, ma come si fa ad organizzare al meglio un viaggio? Esiste una prassi da seguire? E’ meglio fare tutto da soli o affidarsi ad un’agenzia? In questo articolo vorrei rispondere a queste domande che molte volte mi sono state fatte.

Organizzazione viaggio

Vademecum di viaggio: escursioni in giornata

Chi di noi non si è mai svegliato il sabato mattina con la voglia di fare una delle cosiddette “gite fuori porta”? Beh, se siete appasionati di viaggi sicuramente conoscete questa sensazione di frenesia e voglia incontrollabile di salire in auto e partire. Ma anche un’escursione in giornata deve essere un minimo pianificata, a meno che non si voglia raggiungere il luogo per poi ritrovarsi delusi dalle sue molteplici sfaccettature.

Anche se so che a volte è irresistibile decidere di fissare un punto a caso sul navigatore e partire per quella meta, in questo articolo mi occuperò solo di viaggi svolti con un minimo di pianificazione (che può avvenire anche appena prima di partire, ci mancherebbe!)

Quando decidiamo di partire dobbiamo porci alcune domande basilari:

  • Dove?
  • Per quanto tempo?
  • Come?
  • Con chi?

Sembrano questioni banali ma posso assicurarvi che non lo sono: in molti, amici, parenti, lettori, mi hanno confidato di non aver pianificato bene i loro viaggi e alla fine ne sono rimasti delusi, per uno o per molti fattori che sono entrati in gioco. Inanzitutto dovete decidere la meta e questa scelta deve essere correlata al tempo che avete a disposizione: se si tratta di una gita fuori porta non potete scegliere una meta troppo lontana dalla vostra base o difficile da raggiungere (di certo non potete scegliere di scalare il Monte Bianco, ad esempio). Contate che il viaggio di andata e quello di ritorno devono rientrare nel vostro “conteggio ore” quindi, se volete visitare una meta distante, dovete mettere in conto anche il traffico, i disagi dei mezzi, l’eventuale ritardo che proprio voi accumulerete (magari vi siete attardati a scattare più foto del previsto o un luogo vi ha particolarmente coinvolto da desiderare di trascorrervi più tempo). Come progettare al meglio un viaggio di questo genere? Io vi consiglio di consultare blog di viaggi e articoli che troverete facilmente su internet, cercando banalmente “cosa vedere a ___________” se non conoscete la vostra meta. Se invece conoscete il territorio o per lo meno il suo capoluogo, ci sono moltissime guide (cartacee e non) che potranno indicarvi dei luoghi suggestivi: io adoro scoprire luoghi storici e castelli, quindi ho acquistato dei libri che mostrano e mi offrono delle mete di questo genere sia nel mio territorio che in territori limitrofi. A volte si è restii ad acquistare le guide ma, credetemi, i libri sono talmente ben scritti che non riuscirete più a non consultarli!

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Alcuni libri e guide di viaggio sulla Scozia che ho acquistato prima e durante il mio viaggio

Altro aspetto da non trascurare è di sicuro il “come”: in molti viaggiano in auto, per la facilità degli spostamenti e per la comodità di avere il proprio mezzo, ma si può optare anche per i mezzi pubblici (autobus, pullman, treni), che vi garatiscono comunque una certa comodità e un budget a volte ridotto: certo, la tematica del ritardo è sempre da tenere sott’occhio, soprattutto se vogliamo spostarci di sera. Per questo motivo consultate sempre gli orari dei mezzi e se ci sono disagi o scioperi previsti, altrimenti la vostra gita sarà sicuramente rovinata.

Ultimo ma non meno importante è sicuramente il fattore “con chi”: quante volte ho sentito qualcuno dirmi “la città non l’ho apprezzata perchè i miei compagni di viaggio avevano esigenze diverse dalle mie”, o anche “non mi è piaciuto questo luogo perchè non sono riuscita a vedere ciò che volevo a causa di interessi e gusti diversi dei miei compagni”. Sembra davvero tanto tanto banale ma davvero non è così: la scelta dei compagni di viaggio è fondamentale, soprattutto per viaggio medio-lunghi. Bisogna sempre aver chiaro con chi si viaggia e le esigenze del gruppo: questo può far cambiare di molto la vostra esperienza, trasformandola da positiva a negativa. Se vi piacciono le camminate e il contatto con la natura, di sicuro non scegliete un compagno che predilige la vita mondana e lo shopping (e viceversa, naturalmente!). Se amate l’arte e i musei non scegliete un compagno che invece preferisce stare en plain air. Insomma, le esigenze devono essere simili e convergenti laddove non si raggiunge un buon compromesso. Piuttosto, e ve lo dico per eseperienza, andate da soli e in questo modo avrete i vostri personali interessi e ritmi da seguire.

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Viaggiate con chi vi ama, viaggiate con chi vi fa amare ciò che fate!

Vademecum di viaggio: il viaggio di più giorni

Dopo aver trascorso intere giornate a fare gite fuori porta sentirete il bisogno di trascorrere più tempo in viaggio, di vedere di più di quello che avete visto fino ad ora e di spostarvi più lontano. Siete dunque pronti a fare il salto e a diventare “medi viaggiatori”. Naturalmente dovrete tener conto sempre delle domande universali che bisogna porsi (dove, per quanto tempo, come, con chi) ma questa volta potete pianificare un viaggio più lontano e di più giorni. Attenzione, sia in termini di costi che in termini di tempo le cose cambiano: spesso gli spostamenti sono di più, come pure i mezzi di trasporto. Se pensiamo alla visita di una città straniera o lontana dalla nostra base, molto spesso si opta per l’aereo e poi per i mezzi pubblici per gli spostamenti “interni”: questo vuol dire organizzazione del volo, dei suoi orari e dei vostri per raggiungere l’aeroporto. Spesso il volo, a causa dei costi, si deve prenotare con largo anticipo: assicuratevi di prenotare prima il volo che l’albergo, soprattutto se volete visitare una meta gettonata in un periodo “caldo”, e non sto parlando delle temperature ma di alcuni periodi dell’anno (Pasqua, Ferragosto, Capodanno in primis). La cosa migliore, in ogni caso, è fare un controllo incrociato sia della disponibilità delle strutture ricettive sia dei voli. A questo proposito potete utilizzare le numerose piattaforme presenti sul web, da Booking a Hotels, da Skyscanner ad Expedia. Se invece non vi trovate bene in questo modo potrete sempre chiedere aiuto alle agenzie di viaggio o ad alcuni tour operator.

Vademecum di viaggio: On the road, in gruppo e in solitaria

Forse a questo step non ci si arriva sempre, o forse si parte proprio da questo step, sia per voglia di avventura sia per provare qualcosa di nuovo. Questi sono viaggi più avventurosi, più lunghi, più organizzati e verso mete molto più lontane. A volte la pianificazione di questo tipo di viaggio richiede mesi, se non addirittura anni, mentre a volte bastano poche ore. Se siete spiriti liberi e non volete vincoli di sicuro vi consiglio un bel viaggio “zaino in spalla” verso mete esotiche e particolari: assicuratevi, però, di conoscere bene almeno l’inglese e di possedere un itinerario ben strutturato (e anche di avere un budget adeguato). Forse un tempo si poteva scegliere di partire e di pernottare “dove capitava” ma oggi non è più così facile: in Scozia e in estate, ad esempio, è fondamentale prenotare con anticipo le strutture, altrimenti vi troverete a dormire in auto. In altre parti del mondo non è detto che le cose vadano come in Scozia ma io consiglio comunque di non lasciare nulla per quanto riguarda i pernottamenti al caso e di partire con già un itinerario pronto.

Questione fatidica è di sicuro il “con chi”: se il budget, la meta e il mezzo li avete già scelti, non resta che assicurarsi di viaggiare con le persone giuste. Per chi vuole azzardare, ci sono alcuni tour operator che organizzano viaggi di gruppo dove non si conoscono i membri se non al momento della partenza: è il caso, ad esempio, del tour operator “Avventure nel Mondo“, con cui ho viaggiato e con cui mi sono trovata molto bene. Se non siete persone adattabili e non condividereste per nulla al mondo la vostra stanza (o il vostro letto, perchè può capitare) con uno sconociuto, allora questo non fa per voi. Se preferite invece viaggiare con persone fidate o con chi conoscete beh, dovrete trovare qualcuno che come voi vuole partire per un viaggio in Africa di 20 giorni o per un tour estremo nel freddo nord del Canada (sembra facile eh? Ma non penso proprio che lo sia).

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Con gli amici è sempre bello viaggiare!

I consigli di Donna Vagabonda

Siamo dunque giunti al cuore dell’articolo: se decido di fare tutto da solo, come posso fare?

Scelta del mezzo e siti utili

 

Se decidete di viaggiare con l’aereo, uno dei mezzi più veloci e gratuiti per trovare dei voli adatti a voi è sicuramente Skyscanner: si tratta di un motore di ricerca internazionale di voli, senza finalità di vendita, che permette agli utenti di navigare tra i prezzi e le destinazioni delle offerte di volo e di confrontare le diverse offerte disponibili. Oltre alla comparazione dei voli, Skyscanner vi offre la possibilità di trovare una sistemazione o un’auto a noleggio. Io lo utilizzo sempre quando si tratta di acquistare i voli o per il noleggio dell’auto. Altri motori di ricerca molto utilizzati sono Volagratis, Kayak, eDreams, Momondo.

Scelta della sistemazione

Il web qui davvero si sbizzarrisce e i portali che offrono questo tipo di servizio sono moltissimi. Io ve ne consiglio due in particolare: Booking ed Expedia. Con Booking avete la possibilità di trovare milioni di sistemazioni, di ogni tipo, in tutto il mondo: grazie al programma Genius, inoltre potete accumulare dei livelli e dunque delle promozioni e dei vantaggi come premio fedeltà. Personalmente mi trovo molto bene ad utilizzare questo portale e, per quasi tutti i miei viaggi, la scelta ricade proprio su Booking. Oltre a Booking, ho utilizzato anche Expedia, soprattutto per quei viaggi che combinavano il volo più l’hotel e non sono rimasta mai delusa.

Attività presso la destinazione

Se volete svolgere un’attività diversa dal solito o cercate un tour guidato, Get Your Guide è cio che fa per voi: in moltissime città sono disponibili visite accompagnate da guide in inglese o multilingue, attività non convenzionali e sconti su alcune attrazioni. Ho utilizzato più volte questo sito (ad esempio per il mio guided tour al Campo di Concentramento di Dachau) e vi garantisco che il servizio è ottimo!

Spostamenti

Personalmente, quando non mi muovo in auto, cerco di sfruttare sempre i mezzi pubblici del luogo che sto visitando. Quando questo non è possibile, mi affido all’applicazione Uber: memore della mia ottima esperienza vissuta a Varsavia, posso consigliarla tranquillamente anche a chi non è avvezzo al trasporto tramite taxi. Uber consente di scegliere il proprio trasporto e di valutarlo a fine corsa, inoltre i pagamenti avvengono in modo digitale, tramite PayPal.

Altri servizi

Se volete saperne di più sul luogo che volete visitare o volete trovare qualche attività interessante, vi consiglio di recarvi presso gli Uffici del Turismo: al loro interno troverete persone del luogo disposte ad aiutarvi, spesso parlanti più lingue, e che vi sapranno consigliare al meglio. Ho sempre avuto un’esperienza positiva con questi e sono felice di raccomandarveli. In particolare, vi consiglio lo IAT di Verona, il Portree iCentre, il Vienna Tourist Board.

Per rispondere alle domande…

Non esiste un modo migliore per organizzare un viaggio: l’organizzazione, così come l’esperienza, è personale e ognuno usa il metodo che preferisce. Un viaggio organizzato dall’agenzia non è migliore o peggiore rispetto ad un viaggio fai-da-te perchè ogni viaggio è personale e cambia in base alle attitudini del viaggiatore. Di certo, più si viaggia e più si impara a viaggiare e questa credo sia l’unica prassi da seguire: viaggiate, imparate dai vostri errori e miglioratevi, sia come persone che come viaggiatori.

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Solo viaggiando si può scoprire il meglio di noi!

Spero di avervi aiutato con questo articolo nell’organizzazione dei vostri viaggi.

Non mi resta che augurarvi, buon viaggio!

Diario di viaggio: Vienna – giorno 2

Ed eccoci al secondo giorno a Vienna, entusiasti e galvanizzati per una nuova giornata ricca di storia ed emozioni. Il cielo sopra di noi non è molto invitante e la pioggia è pronta a sorprenderci in ogni momento ma questo non ci scoraggia. Decidiamo, sfruttando il maltempo, di visitare il bellissimo Complesso Reale della Hofburg. La storia di questo simbolo di Vienna è davvero secolare e ricca di nomi e personalità influenti. Non ci resta dunque che prendere la metro e dirigerci verso il Palazzo Reale.

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Il nucleo centrale del Palazzo si trova nel distretto di Innere Stadt: una parte di essa è la residenza e il luogo di lavoro del Presidente dell’Austria mentre quasi tutto il complesso è stato adibito a funzione museale (non tutto il complesso si erge su di un unico palazzo). La Hofburg si estende per 240000 metri quadri ed è formata da ben 18 ali, 19 cortili, 2600 stanze. La costruzione risale al XIII secolo e grazie agli Asburgo venne ampliata e arricchita. Il complesso è costituito da una serie di residenze a palazzi tra loro apparentemente distaccati, la Cappella Imperiale (Hofkapelle o Burgkapelle), il Naturhistorisches Museum ed il Kunsthistorisches Museum, la Biblioteca Nazionale Austriaca (Hofbibliothek), il tesoro imperiale (Schatzkammer), il Burgtheater, la Scuola di cavalleria spagnola (Hofreitschule), le stalle imperiali (Stallburg e Hofstallungen), ed il centro congressi Hofburg. Con una storia così antica e con il desiderio di creare un’opera maestosa, il progetto non poteva che essere affidato a numerosi artisti tra cui l’architetto ed ingegnere italiano Filiberto Luchese (che curò il Leopoldinischer Trakt), Lodovico Burnacini, Martino Carlone e Domenico Carlone, gli architetti barocchi Johann Lucas von Hildebrandt e Joseph Emanuel Fischer von Erlach (l’ala della Cancelleria Imperiale e la scuola di cavalleria invernale), Johann Fischer von Erlach (la biblioteca), e gli architetti della grandiosa Neue Burg costruita tra il 1881 ed il 1913.

Arrivati di buon’ora notiamo che già la fila per entrare è ben nutrita: evidentemente in molti hanno pensato di dirigersi verso un luogo chiuso come noi a causa del cattivo tempo. Le file non ci scoraggiano e dunque ci apprestiamo ad entrare, pazientando.

Avevo visitato già la Hofburg quando giunsi a Vienna la prima volta, a 18 anni, e sapevo quali meraviglie mi attendevano ma l’emozione è stata come quella che ho provato molti anni orsono: incredibile. La visita si apre con il Museo delle Argenterie, uno dei più ricchi e interessanti del mondo. Piatti, stoviglie, posate e suppellettili ci colpiscono per la loro preziosità e per lo sfarzo che solo una famiglia imperiale poteva permettersi. La storia della Camera delle argenterie risale al 1400 e la collezione si è arricchita sempre di più. Il 1° aprile 1995 è stato inaugurato il Museo delle argenterie e ad oggi la superficie è di 1300 metri quadrati e sono esposti circa 7000 pezzi (in totale sono più di 150000): notevole, non è vero?

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Dettagli dorati

Lo sguardo è davvero travolto dal lusso di questa posateria e dalla vera arte che si trova palesata in questi oggetti: oro, argento, ceramica ed altri materiali preziosi ci hanno impressionati davvero molto e ci hanno riempito il cuore di bellezza e sofisticatezza.

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Dopo più di un’ora di visita ci dirigiamo verso gli appartamenti reali: qui le fotografie non sono permesse e quindi non posso mostrarvi le meravigliose stanze imperiali. Una cosa posso dirvi. Lo sfarzo che ho visto qui non l’ho visto più da nessuna parte, più in nessun palazzo reale, a parte Schönbrunn. Gli appartamenti visibili sono quelli dell’Imperatore Francesco Giuseppe e quelli di sua moglie, l’Imperatrice Elisabetta di Baviera, conosciuta come Sissi. Su Sissi si è scritto e detto davvero di ogni e di sicuro questo non è il luogo adatto per aggiungere altro su questa figura storica così amata e così discussa. Mi limito a dire che la sua permanenza in questa corte non doveva essere facile ma di sicuro nemmeno priva di gioie. I suoi appartamenti sono tra i più belli al mondo e la loro possanza si può palpare davvero. Oltre agli appartamenti, a Sissi è dedicato anche un museo, che ripercorre le tappe della sua vita, dall’infanzia alla tragica morte per mano dell’anarchico Luigi Lucheni. La visita a tutto il complesso è durata tutta la mattinata e ne siamo usciti davvero pieni di gioia e di stupore, soprattutto Gabriele.

Appena fuori ci rendiamo conto che il tempo stava cambiando e sembrava spuntare un timido sole…Non potevamo non cogliere l’occasione di stare un po’ all’aperto! Così abbiamo incrociato le dita e ci siamo diretti alla Chiesa degli Agostiniani: sempre incastonata nel complesso monumentale della Hofburg, la Chiesa è famosa per essere stata il luogo cardine per le nozze imperiali. Maria Teresa sposò proprio qui l’amato Francesco Stefano di Lorena nel 1736 e così fece l’Imperatore Francesco Giuseppe con la sua amata Sissi, che celebrò qui l’unione reale nel 1854. Dopo averla visitata ci siamo diretti verso il Graben per gustarci un altro panino con il leggendario wurst e subito dopo, continuando a sfruttare il meraviglioso sole che così gentilemente si è concesso a noi, ci siamo diretti al Palazzo del Belvedere.

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Ricordo che la prima volta che vidi Vienna fu il primo monumento che visitai e all’epoca mi lasciò un bel ricordo. Oggi, dopo questa visita, posso dire che per me questo è il più bel palazzo della città viennese, in assoluto. Sarà meno maestoso di Schönbrunn ma comunque la bellezza architettonica non ha rivali. Chi mi segue su Instagram sa quante volte ho dichiarato il mio amore per l’arte barocca e qui siamo proprio davanti ad uno dei capolavori più rinomati dell’architettura barocca austriaca. Il complesso venne costruito da Johann Lucas von Hildebrandt per il principe Eugenio di Savoia ed è formato da due palazzi contrapposti, il Belvedere superiore (Oberes Belvedere) e il Belvedere inferiore (Unteres Belvedere), separati da una grande prospettiva di giardini alla francese digradanti sulla collina e affacciati sulla città. Oltre ad essere uno del Palazzi principeschi più belli del mondo, il Belvedere ospita la Österreichische Galerie Belvedere che ospita le opere principali di Gustav Klimt, Egon Schiele e Oskar Kokoschka, uno dei principali musei d’arte di Vienna. E sapete che quando c’è arte, c’è Donna Vagabonda.

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Belvedere inferiore e giardini alla francese

Arrivati dopo circa 20 minuti di tram, ci dirigiamo verso la biglietteria e acquistiamo il biglietto per visitare sia il Belvedere superiore che quello inferiore. A causa della grossa mole di visitatori non possiamo entrare immediatamente e così decidiamo di scattare qualche fotografia ai giardini che lasciano davvero stupiti: puliti, ordinati, ben curati e accoglienti.

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Noto che molti viennesi sfruttano il parco del Belvedere per rilassarsi e per fare jogging, infatti l’entrata ai giardini è gratuita: un ottimo modo per invogliare anche i cittadini a visitare questo luogo e di sicuro un approccio lungimirante nella gestione del bene pubblico. I giardini alla francese sono stati mantenuti sino ai nostri giorni con i numerosi jeux d’eau disegnati da Dominique Girard, che già aveva operato a Versailles come pupillo del celebre André Le Nôtre.

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Il Palazzo del Belvedere

Dopo una mezzoretta di attesa entriamo partendo dal Belvedere superiore e rimaniamo subito incantati dalla bellezza artistica sia del palazzo che delle opere che qui sono conservate: la visita inizia con il tema della storia del Belvedere e prosegue con l’esposizione di opere d’arte del Medioevo, del Barocco, del Classicismo e dell’epoca Biedermeier.

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Gabriele assorto…Chissà cosa starà pensando!

Degni di nota sono sicuramente i due ritratti reali eseguiti per conto dell’Imperatore Francesco Giuseppe e di sua moglie Sissi, realizzati da Georg Martin Ignaz Raab, pittore austriaco noto per aver ritratto alcuni membri della famiglia reale asburgica. Non si pùò non menzionare poi una delle più famose opere d’arte al mondo, “Napoleone valica il Gran San Bernardo” di Jaques-Louis David, forse il più celebre ritratto del condottiero francese, presente in moltissimi libri di storia. Al Modernismo viennese e all’arte intorno al 1900 è dedicato un ampio spazio al primo piano e qui si trovano tra le opere più importanti al mondo di questo periodo storico come il “Bacio” di Gustav Klimt e “La famiglia” di Egon Schiele. Infine, al secondo piano, si può ammirare l’arte del periodo fra le due guerre e del periodo postbellico. Un museo d’arte a tutto tondo, ricco di opere magnifiche e di quadri eccezionali. La visita, durata circa due ore, si è conclusa con tanta meraviglia e, non nego, con un po’ di stanchezza.

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Decidiamo dunque di visitare velocemente il Belvedere inferiore, forse meno suggestivo di quello superiore e assolutamente più piccolo.

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Finita la visita ci aspetta un bel giro tra i giardini: lo stile francese predomina sul paesaggio e l’armoniosa composizione mi porta alla mente periodi lontani e passati. Chissà quanti principi, condottiere, damigelle e statisti hanno calcato questi sentieri, hanno ammirato queste aiuole, hanno passeggiato con ombrellini per il sole e bastoni eleganti. Non c’è che dire, Vienna è principesca e sontuosa e difficilmente in un’altra città respirerete un’aria così maestosa e intrisa di storia!

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Si è fatta quasi l’ora di cena dunque scattiamo le ultime fotografie e poi ci dirigiamo in albergo per rinfrescarci. Alla sera ci attende un’altra buonissima Schnitzel targata Centimeter! Un altro giorno a Vienna è passato, un altro giorno ricco di sorprese, bellezza, ricordi e tanta tanta felicità.

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