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Le meraviglie della natura: i Lavini di Marco

Dopo avervi parlato del Museo Paleontologio di Bolca (clicca qui per leggere il mio articolo), non potevo non parlarvi dei Lavini di Marco, un luogo suggestivo, quasi lunare da quanto è spettacolare. Ho visitato questo luogo sempre durante il mio corso di studi, in occasione della mia visita a Bolca. Dopo questa breve introduzione vi chiederete: beh, che cosa sono questi Lavini di Marco? Scopriamolo insieme!

Lavini di Marco

Immaginate di vedere centinaia di orme di dinosauri, sia carnivori che erbivori. Dite che è impossibile? No, perchè vicino a Rovereto, alle pendici del Monte Zugna, ciò che immaginavate solo, è diventato realtà. Siamo in un’area naturale protetta, nella Provincia di Trento, di più di 35 ettari. L’area è stata classificata come un biotopo, cioè un’area di dimensioni limitate di un’ambiente, dove vivono organismi vegetali ed animali di una stessa specie o di specie diverse, in condizioni fisico-chimiche pressochè costanti.

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Ma le impronte come sono finite lì?

I Lavini di Marco sono una distesa di blocchi di roccia calcarea dovuti a delle frane avvenute in epoca preistorica-storica. Le frane hanno consentito alle impronte di venire “a giorno”, cioè di affiorare e di mostrarsi all’uomo. Così, nel 1990, il biologo e geologo Luciano Chemini li ha scoperti e il paleontologo ed icnologo Giuseppe Leonardi ha cominciato a studiarle, fino ad individuare impronte vecchie di 200 milioni di anni, in pieno Giurassico Inferiore. Il Trentino era molto diverso in quest’epoca passata e le impronte sono state lasciate su una distesa d’acqua popolata da organismi marini i cui scheletri hanno poi creato gli odierni calcari alpini: insomma, un’enorme barriera corallina che si trovava a bassissime profondità. I dinosauri hanno quindi camminato sulla spiaggia e le impronte, grazie a diversi processi geologici e biologici, si sono mantenute fino ad oggi.

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Una pista di impronte di sauropode

Ad oggi, sono stati identificate impronte di Ornitischi Bipedi, e anche delle impronte tridattili più piccole appartenenti a carnivoridi. Da alcune orme ben conservate si è potuto stabilire che si trattava di Teropodi Carnosauri.

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Potete immaginare come per me sia stata una visita davvero stupefacente, in un luogo dove sembra di respirare ancora l’aria che respiravano questi mastodontici rettili. Quando il mio Professore ha organizzato l’escursione, ero euforica. Dunque zaino in spalla, e partenza, per un weekend tutto paleontologico!

L’accesso al sito è libero e il percorso non presenta difficioltà, nemmeno per i bambini. Lungo il percorso, sono stati installati dei pannelli esplicativi. Il percorso dura circa mezzora, dopo aver lasciato l’auto.

Il sito paleontologico dei Lavini di Marco è inserito nell’inventario on line dei Geositi trentini, a cura del Servizio Geologico della Provincia Autonoma di Trento.

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Di seguito, alcune indicazioni su come raggiungere il sito, che comunque è ben segnalato.

Lasciato il parcheggio presso la Grotta Damiano Chiesa e scendendo a ritroso fino alla prima curva, potrete vedere alcune piste e orme isolate lasciate da dinosauri carnivori e altri. Se continuate, troverete il “colatoio Chemini” che vi mostrerà circa 30 piste o rome di sauropodi e teropodi. La parete diventa verticale (il punto forse più difficoltoso) e si raggiunge una vecchia strada militare che vi porterà a vedere due piste di sauropode e una di teropode. A valle della strada forestale da cui siamo partiti si snodano altri tre colatoi disposti ad Y che però io non ho visitato per questioni di tempistiche.

I Lavini di Marco sono un luogo unico, davvero suggestivo ed immancabile nella lista di tutti gli appassionati di natura, di geologia e di dinosauri, oltre che di paleontologia.

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Il sentiero con il panorama

Oltre a queste impronte, in Italia ce ne sono altre, come in Puglia, ad Altamura (non ho avuto ancora l’occasione di vederle).

Consiglio vivamente a tutti i miei lettori appassionati di questo genere di escursioni di visitare i Lavini di Marco, perchè non ne rimarranno delusi.

L’emozione che si prova a vedere le testimonianze di un lontano passato è davvero fortissima: sapere che i dinosauri hanno calcato le nostre terre e hanno lasciato un segno tangibile della loro preenza è, a mio avviso, davvero, formidabile.

La BIT di Donna Vagabonda: impressioni sulla Borsa Internazionale Turismo

Quest’anno, dopo qualche anno, sono tornata alla BIT – Borsa Internazionale Turismo di Milano. A parte l’epopea per arrivarci (come si suol dire, non mi sono persa a New York per essermi persa a Rho), questa BIT è stata una bella sopresa per la sottoscritta, che si è ritrovata catapultata in un mondo di bellezze, divertimento e… Tanta tanta voglia di viaggiare! La Prima Bit da Travel Blogger accreditata mi ha lasciato un sapore decisamente dolce in bocca, quindi scopriamo insieme questa favolosa esperienza!

 

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BIT – Borsa Internazionale Turismo

Pronti all’immersione BIT? VIA!

Fiera Milano – Fiera Milano City?

Bella convinta ed entusiasta, insieme ad un Gabriele curioso di vivere questa nuova esperienza, partiamo la domenica mattina verso Rho e la Fiera Milano. Quando siamo arrivati, dopo aver cercato parcheggio gratuito a Pero (perchè diciamocelo, 17 euro per qualche ora di parcheggio sono tantini), ci siamo accorti che non c’erano cartelli della BIT in nessun meandro del complesso fieristico. Bah! Decidiamo dunque di chiedere e… La BIT non si fa più a Rho, bensì a Fiera Milano City. Io, memore della mia esperienza e a causa di un biglietto che non indicava proprio esattamente il luogo preciso, mi ci ero scapicollata a Rho! Va beh, molliamo l’automobile e prendiamo la metro, fino ad arrivare finalmente a Fiera Milano City. Ma non possono chiamarle in modo diverso? Tra Fiera Milano e Fiera Milano City ammetterete che un po’ di confusione salta in testa… Ok, non sono Donna di città, ma dopo tutto sono Donna Vagabonda, quindi non mi scoraggio, nemmeno per il tempo che è davvero uggioso!

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Il mio Pass da Travel Blogger

La vittoria dell’Italia

Appena entrati, riusciamo a prendere subito il nostro badge e a tirare un respiro di sollievo: finalmente siamo in ballo e quindi…Balliamo!

Decidiamo dunque di dare un’occhiata veloce e perlustrativa al padiglione dedicato alle regione Italiane e subito ci accorgiamo come alcune regione non abbiano davvero badato a spese: parliamo soprattutto di Sicilia, Lombardia e Molise, con stand ragguardevoli e pittoreschi. La Sicilia si presentava con un grande megaschermo semicircolare che proiettava meravigliose immagini rappresentative della regione e numerosi errano anche gli operatori privati affiliati: insomma, una vasta scelta! La Lombardia, che giocava in casa, ha deciso di dedicare qualche piccolo spazio anche alle piccole realtà, come quella di Pavia e di Bellano, nonché all’Abbiatese e alla navigazione sul Naviglio. Il ventaglio di proposte era valido e attraente per il pubblico, quindi ci siamo lanciati sulla realtà lombarda. Notevole anche lo stand del Molise, con una sfera circolare attorniata da piantine: molto suggestivo!

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All’interno dell’area tematica italiana c’era anche lo stand del Touring Club Italiano e non ho potuto non associarmi a questa fantastica realtà: adoro il negozio di Milano, che è la manna dei viaggiatori, e molti sono i vantaggi dei soci, come l’accesso gratuito a tantissimi musei italiani, perciò non ho voluto farmi scappare questa occasione!

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Dopo aver scattato qualche foto, ci dirigiamo verso il padiglione del resto del Mondo e rimaniamo un pochino con l’amaro in bocca: l’Europa è ben poco rappresentata, così come l’Africa e l’America del Nord. Tanta presenza di Asia e Medio Oriente, così come di Sud America, ma le “big” non ci sono e la loro mancanza un po’ si sente: nessuna traccia di Germania, Francia, Spagna e Canada ad esempio. Molto belli invece, gli stand delle isole caraibiche o quello del Bangladesh, che si propone con giochi di colori e ballerine vestite con abiti tradizionali. Spiccano su tutti, a mio avviso, Slovenia, Cuba e Repubblica Domincana: colori, profumi e tante proposte interessanti per un viaggio da vivere a 360 gradi. Della Slovenia, ovviamente, ho preso tutti i depliant possibili, per organizzare al meglio il viaggio di fine agosto: qualche idea mi è venuta, ad esempio ho scoperto la graziosa città di Pirano, sul Mar Adriatico… Chissà che non riesca a visitarla durante il mio consueto tour di Friuli-Slovenia di fine agosto?

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Su tutta la BIT però un vincitore vero c’è: l’Italia.

Con la sua semplicità e la vasta offerta, l’Italia si dimostra attenta al suo pubblico e ai fruitori, cercando di valorizzare anche le realtà meno conosciute e roboanti (anche se si è notata l’assenza di alcune grandi città, come Bologna), proponendo attività in luoghi poco conosciuti e adatti a tutti. Molto spazio è stato dato al Golf e ai suoi praticanti e ai cammini, non solo religiosi. Ancora una volta, dunque, la proposta di un turismo più sostenibile e meno impegnativo, a ridotto impatto ambientale e a più stretto contatto con la Natura.

E i Travel Blogger?

Per chi, come me, poteva visitare la BIT soltanto la domenica, l’esperienza è di sicuro stata meno produttiva in quanto Travel Blogger. Molti interventi e conferenze erano stati programmati per i sucecssivi giorni della settimana e non ho trovato uno spazio esclusivo per la categoria all’interno dei padiglioni che ho visitato. Forse non è proprio il luogo adatto per farsi conoscere come scrittori di viaggio, ma gli spunti raccolti sono comunque molti, così come i contatti. Negli innumerevoli cataloghi che ho portato a casa ci sono numeri ed indirizzi utili. Chissà che non salti fuori qualche collaborazione interessante!

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Vediamo ora, l’opinione di Gabriele:

virgolette La BIT è una realtà adatta a chiunque, non solo ai professionisti del settore. Il Mondo è ben rappresentato e gli stand offrono molte possibilità per organizzare viaggi o semplicemente per chiedere un consulto, spinti dalla curiosità. Ho apprezzato molto questa esperienza e sicuramente la rivivrò in futuro.

Un’esperienza dunque positiva e molto esaltante, nonostante qualche pecca.

Al prossimo anno, BIT!

Per altre informazioni, visitate il sito ufficiale cliccando qui!

Alla scoperta della natura della Slovenia: le Grotte di San Canziano

Durante la mia seconda visita in Slovenia, avvenuta nel nel 2015, sono riuscita a visitare le grotte più belle e famose del Paese. Oltre a quelle di Postumia (leggete il mio articolo a riguardo cliccandio qui), meritano una menzione speciale anche le Grotte di San Canziano, il sloveno Škocjanske Jame. Queste grotte si trovano a 3 chilometri dal paese di Divaccia (Divača) dove ho allogiato per l’occasione, presso l’Hotel Malovec (clicca qui per vedere il sito) ed a 15 chilometri dal confine di Trieste.

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Le grotte furono scoperte nel 1823 e vennero aperte dopo che il club Alpino Tedesco-Austriaco fece scavare dagli scalpellini i primi sentieri nella roccia della grotta, nel 1884. Negli anni successivi furono scavate altre vie per rendere la grotta più fruibile ad un maggior numero di turisti. Le grotte sono state dichiarate area protetta nel 1981 e nel 1986 sono state inserite nel registro del patrimonio mondiale Unesco.

Le Grotte di San Canziano si differenziano però da quelle di Postumia in quanto meno turistiche e più impegnative: non c’è un trenino che trasporta i turisti e la visita è tutta a piedi. Non è di per sè il percorso ad essere impegnativo, quanto la durata della visita in sè, che è di circa un’ora e mezza. Un aspetto da non sottovalutare quando si decide di entrare in grotta, soprattutto per chi soffre di claustrofobia o non tollera gli soazi chiusi ed umidi.

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Le grotte costituiscono uno dei fenomeni più imponenti del Carso grazie alle numerose formazioni stalattitiche ancora in espansione e alla presenza di acqua che accompagna tutto il percorso del visitatore (se non per brevi tratti). La passerella che ci conduce all’interno è pratica e permette di godere di una vista mozzafiato sulla gola rocciosa. Le gallerie e le caverne costituiscono un complesso di oltre cinque chilometri completamente modellate dal fiume Timavo, che qui scompare nel sottosuolo per riemergere ben 34 chilometri più a valle, dove finalmente sfocia nel golfo di Trieste, a San Giovanni Duino.

I punti più rilevanti di San Canziano sono la piccola voragine, la grande voragine, la caverna preistorica, la grotta del silenzio, la grotta Michelangelo e la particolare sala delle fontane, con le sue belle vasche di concrezionamento. È presente inoltre una delle più grandi formazioni stalagmitiche del mondo (il Gigante), dell’altezza di 15 metri e che si stima abbia avuto bisogno di oltre 250.000 anni di accumulo di concrezioni calcaree per poter raggiungere le attuali dimensioni. Non mancano esperienze per i più temerari, dato che nel percorso si deve attraversare uno dei più profondi canyon sotterranei del mondo (situato nella grotta del rumore), lungo più di un chilometro e mezzo, che si attraversa su un ponte sospeso a 45 metri di altezza! Un vero e proprio luogo magico e… Da cardiopalma!

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All’uscita delle grotte troverete anche un sentiero che vi porterà alle cascate di San Canziano, collegate direttamente al sistema carsico delle grotte. Il percorso non è obbligatorio ma, se non siete troppo stanchi dalla traversata, consiglio di imboccarlo e di fare una mezz’ora di cammino: ne vale assolutamente la pena!

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La cascata di San Canziano

Una curiosità zoologica non può mancare anche in questa grotta: non stiamo parlando del famoso e iconico proteo, ma di un piccolo gamberetto cieco descritto nel 1880, il Cambarus typhlobius che successivamente non fu mai più ritrovato, malgrado le continue ricerche. Lo scienziato che lo ha scoperto, Gustav Josef, si è occupato della descrizione di questa nuova specie basandosi solo su questo campione: il problema è che lo studioso, molto probabilmente, ha descritto un esemplare di un’altra specie, l’Orconectes pellucidus che si trova negli Stati Uniti. Dagli ultimi studi condotti dunque, il povero gambero non risulta appartenere ad alcuna nuova specie, quindi si è trattato di analizzare un campione proveniente da un altro luogo e di un errore di trascrizione della zona d’origine.

Gustav Josef ha proprio preso un granchio, pardon…. Un gambero!

Se volete scoprire altre informazioni riguardo al Cambarus typhlobius, cliccate qui.

Naturalmente, entrare in una grotta è sempre un’esperienza magica e suggestiva perchè si viene a contatto proprio con la terra nuda e cruda e con tutti i suoi misteri: visitare le grotte per me è un’esperienza potente, che riesce a rilassarmi nonostante l’ambiente abbastanza ostile per l’uomo. E’ qui che la natura dà spettacolo di sè stessa ed è qui che mi sento così piccola in confronto alla sua magnificenza.

Consiglio vivamente a tutti di visitare almeno una  volta queste grotte, perchè sono un luogo simbolo della Slovenia e perchè un’amante di viaggi e natura non può farsele scappare!

Se volete leggere altri articoli sulle grotte che ho visitate, cliccate sui link sottostanti:

Grotte di Postumia

Grotte di Frasassi

consigli

Alloggio: Hotel Malovec – Divača

Dove mangiare: vi consiglio di dirigervi verso Lipica dove ci sono delle buone trattorie.

Abbigliamento: scarpe da trekking e abbigliamento sportivo, un pile e una giaccavento perchè la temperatura è di 12 gradi costantemente.

 

Il Museo di febbraio: il museo paleontologico di Bolca

Durante i miei studi, ho avuto l’opportunità di poter visitare tanti luoghi interessanti e di scoprire anche musei che non conoscevo. E’ il caso del museo paleontologico di Bolca, situato nel paese omonimo, in provincia di Verona. Dopo una bella mattinata di ricerca di fossili, dove sono stata anche fortunata a trovare un bel pesciolino, la visita al museo della famiglia Cerato è stata davvero obbligatoria.

Bolca

Già perchè la dinastia dei Cerato gestisce il sito di ricerca ed il museo correlato, che è un vero e proprio Lagerstätte, ossia un sito talmente ricco di reperti da essere definito “eccezionale” per la paleontologia. Grazie ad una concessione risalente alla fine del 1800, la famiglia si è occupata dell’estrazione e della conservazione di notevoli pezzi. I veri protagonisti non sono i grandi rettili del Mesozoico, ma bensì i pesci: il sito infatti viene definito la “Pesciara” di Bolca.

Il giacimento è costituito da strati calcarei dello spessore di circa 19 metri e di limitata estensione. La grande varietà di esseri viventi ha davvero stupito gli scienziati, dato che sono stati rinvenuti sia pesci da barriera corallina (simili a quelli dell’odierno Mar Rosso), sia organismi di fondali bassi e sabbiosi, simili a quelli che oggi possiamo ritrovare presso le coste meridionali del Mar Mediterraneo.

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Nel giacimento di Bolca sono state ben 250 specie di animali fossili (140 generi, 90 famiglie e 19 ordini). Inoltre, eccezionali sono stati i ritrovamenti di cefalopodi, crostacei, meduse e coralli, oltre che piume d’uccello, insetti, carapaci di tartarughe e piante acquatiche e terrestri.

Il perchè ci sia una così grande abbondanza di forme viventi è ancora tutto da spiegare e i paleontologi stanno, ancora oggi, studiando questo giacimento con grande interesse.

Il museo si caratterizza per la spettacolarità dei suoi campioni esposti: impressionanti pesci angelo (ordine dei Perciformes) e razze, pronti ad ammaliare lo spettatore che si trova davvero immerso in una laguna preistorica che lascia letteralmente senza fiato. Un viaggio nello spazio e tra le pieghe del tempo, dove i fossili sembrano prendere vita e traghettarci in lagune lontane e ricche di forme e colori bizzarri.

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I due piani epositivi offrono un’esperienza a tutto tondo e, grazie alla presenza di due grandi acquari marini con specie odierne, non è difficile per il visitatore immaginare la bellezza di questi veri e propri giganti del passato.

Il museo è adatto sia ad adulti che ai piccini, che troveranno di sicuro spettacolari questi maestosi esseri del passato. Accanto al Museo si può inoltre visitare un piccolo shop che propone pezzi in vendita provenienti anche da altri giacimenti, soprattutto esteri.

Consiglio vivamente di approfittare anche della foresteria della famiglia, dove si mangia assai bene e si dorme altrettanto comodamente. La famiglia, propone anche visite guidate al giacimento con attività di raccolta presso le “discariche”, ovvero la zona all’esterno del giacimento dove vengono depositati gli scarti delle lavorazioni, che contengono numerosi piccoli fossili ben visibili ad occhio nudo.

Informazioni utili

Biglietto intero: 4 euro

Biglietto ridotto: 3 euro

Il Museo è aperto tutti i giorni con i seguenti orari:

Orario invernale: dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 18.00

Orario estivo: dalle 9.00-12.00 e dalle 14.00-18.00

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale

http://www.museofossilibolca.eu/

Valigia sempre pronta: 5 oggetti che non mancano mai nella mia valigia

Di recente, sono stata “taggata” in un post condiviso sui social da una mia collega travelblogger, Maraina81 (cliccate qui per vedere il suo blog) in cui mi si chiedeva di scrivere un articolo riguardanti 5 oggetti che non mancano mai nella mia valigia quando parto.

valigia 5 cose

Ammetto che non è scontato formulare una lista di oggetti “irrinunciabili”, soprattutto perchè riempio la valigia in base alla mia destinazione e al tipo di viaggio. Prenderò dunque in esame la valigia di un viaggio “soft”, come la visita di una capitale o di una grande città (estera o italiana).

Ecco dunque i miei 5 “irrinunciabili”:

  • Itinerario/guida del luogo

Naturalmente non posso partire senza prima aver raccimolato tonnellate di informazioni riguardanti la mia meta, che sia tramite libri e guide o il web. Da qualche anno, conservo sempre una cartellina con tutto ciò che ho raccolto: in questa mitica cartellina potrete trovare fogli stampati e scarabocchiati con informazioni aggiunte in seguito, fotografie di luoghi da visitare, indicazioni utili per giungere ad una particolare destinazione. Se poi sono fortunata, ho trovato anche una buona guida cartacea con tutto ciò che si può vedere in quella determinata città: non è affatto scontato!

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Guide e taccuino della natura per segnalare la fauna avvistata
  • Kakebo da viaggio

Un viaggio deve essere pianificato in ogni sua sfaccettatura e questo vale soprattutto per le spese: con il Kakebo mi trovo molto bene e riesco a controllare il denario in uscita e in entrata appuntando le cifre in ogni sezione: da maniaca del controllo, soprattutto delle spese, è per me fondamentale avere il budget sotto controllo in ogni momento. Mai viaggiare sprovvisti di questo strumento!

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Kakebo da viaggio
  • Macchina fotografica

Un viaggio non si può definire tale per me senza la mia compagna di avventure preferite: la macchina fotografica! Non posso farne a meno e, a costo di pagare un bagaglio in più da imbarcare, la devo portare. Come la chiamo affettuosamente? Panzer! Perchè con lei nessuno ci ferma!

  • Un buon libro da leggere

Durante gli spostamenti, nulla è più rilassante che leggere un buon libro. Che sia un romanzo o un saggio, la narrativa non può mancare nei miei viaggi e, come se non bastasse, quando visito una città non può mancare una tappa in libreria, giusto per aggiungere altre letture!

  • La curiosità, la voglia di imparare e…Tanta pazienza!

Ogni valigia parla del proprietario, e nella mia, metaforicamente parlando, ci sono sempre queste tre componenti: la curiosità non può assolutamente mancare, per i profumi, per gli usi, per i costumi, per la natura e per tutto ciò che ci circonda in generale. Curiosità è scoperta, curiosità è avventura. Voglia di imparare? Beh direi che è fondamentale! Imparare ad apprezzare la diversità e rispettarla, adattandosi sempre al contesto culturale. Pazienza? Eh quella tanta, tantissima! Soprattutto con i mezzi di trasporto, che siano auto o treno o altri: i ritardi sono sempre in agguato e a volte capita di trovarsi in situazioni non proprio confortevoli. Pazienza? Sempre e comunque, perchè la pazienza è la virtù dei forti.

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Viaggia, fotografa e ama. La foto è stata scattata dal mio papà.

E voi, cosa portate sempre in valigia?

Fate la vostra check-list!

Le meraviglie della natura: La Riserva Naturale Regionale della Foce dell’Isonzo – Isola della Cona

Spulciando tra le mie vecchie foto ho ritrovato alcuni scatti che feci quando visitai la Riserva Naturale Regionale della Foce dell’Isonzo – Isola della Cona, rispettivamente nel 2015 e nel 2016. Sapete quanto io ami la regione del Friuli e quanto spesso io sia stata ospite della sua meravigliosa gente, perciò non potevo non scrivere un articolo in proposito.

la riserva naturale regionale della foce dell'isonzo

Proprio nel 2015 iniziarono i miei viaggi tra Friuli e Slovenia, in occasione di un’escursione organizzata dal mio corso di laurea (la più bella escursione e la più divertente senza dubbio): è così che ho potuto scoprire questa meravigliosa riserva naturale, che si trova nella parte orientale della regione, lungo l’ultimo tratto proprio dell’Isonzo, a cavallo dei comuni di Staranzano, San Canzian d’Isonzo, Fiumecello e Grado. Costituita da ben 2338 ettari e istituita nel 1996, questa riserva è un faro per tutti gli amanti della natura e del birdwatching, quindi per la sottoscritta è proprio la manna.

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Grazie ad una serie di capanni, è possibile osservare numerosissime specie ornitologiche e non solo: è infatti presenza fissa il cavallo di razza Camargue che svolge un ruolo di “manutenzione della riserva” grazie al suo brucare incessante dell’erba. I cavalli vivono bradi sull’isola e ormai sono parte integrante di questo piccolo ecosistema.

L’area protetta è accessibile a grandi e piccini, grazie a dei comodi sentieri che circondano tutto il territorio, inoltre è disponibile un punto ristoro e una foresteria per dormire dotata di tutti i confort e servizi impeccabili. La breve distanza dai comuni sopracitati o dalla città di Monfalcone rendono la Riserva un luogo davvero facile da raggiungere: un comodo parcheggio gratuito vi darà il benvenuto.

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L’avifauna in Riserva è ben rappresentata con numerosi Anseriformi svernanti tra cui il Fischione (Mareca penelope), l’Alzavola (Anas crecca) e l’Oca lombardella (Anser albifrons). Per la gioia degli ornitologi e dei fotografi non mancano poi il Cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus), il Gruccione (Merops apiaster) e la Beccaccia di mare (Haematopus ostralegus). Per quanto riguarda la botanica, in tutta la Riserva sono presenti numerosi habitat palustri che ospitano specie alofile (cioè che vivono bene in presenza di acque salmastre) come Juncus maritimus, Limonium narbonense, Salicornia fruticosa, Salicornia veneta e altre.

Da amante della natura e degli uccelli quale sono, potete immaginare che cosa ho provato ad osservare così tante specie concentrate in un luogo solo. La Riserva per me è stata la seconda esperienza di fotografia naturalistica (dopo l’Oasi di Sant’Alessio, leggete il mio articolo qui) e la più fruttuosa, tanto che l’anno dopo sono tornata armata di obiettivo 70-300 Canon Serie L per fotografare di nuovo i meravigliosi animali che qui ho incontrato. L’emozione è stata tanta, nonchè la voglia di scattare sempre di più e sempre meglio. Sia nel 2015 che nel 2016 ho alloggiato presso la foresteria e mi sono trovata davvero bene: grazie alla sempre disponibile Letizia che ha reso il nostro soggiorno confortevole e piacevole, la mia esprienza alla Riserva è assolutamente positiva! Se volete svolgere anche un’attività al di fuori dagli schemi, vi consiglio una bella cavalcata al tramonto: è infatti disponibile un piccolo maneggio con i cavalli Camargue che potranno accognarvi a vedere il tramonto incantato sulle sponde dell’Isonzo.

Che dire, se siete amanti degli animali, della natura, ed in particolare dell’avifauna, non potete perdervi questa esperienza all’Isola della Cona, o Riserva Naturale Regionale della Foce dell’Isonzo.

Per maggiori informazioni, visitate il sito internet ufficiale.

Donna Vagabonda: il bilancio di due anni di avventure e di blog

Con l’inizio del 2019 Donna Vagabonda compie 2 anni. Chi lo avrebbe mai immaginato che un piccolo progetto diventasse una realtà così conosciuta e apprezzata? Io no di certo, non posso negarlo.

due anni di donna vagabonda

In questi due anni ci sono stati momenti di gioia e momenti di crisi, non posso negarlo. Alcune volte mi sono chiesta chi me lo facesse fare, se veramente la mia opinione sui viaggi e sulle mie avventure valesse qualcosa e se davvero importasse a qualcuno dell’ennesima ragazza che decide di aprire un blog di viaggio per raccontare le sue avventure. Già, perchè alla fine a chi potrebbe davvero interessare delle esperienze di una singola persona?

E invece ho scoperto che la comunità dei Travel Blogger è florida e molto apprezzata, sia in Italia che all’estero, che le opinioni di una viaggiatrice sono prese molto in considerazione e che in molti si informano per pianificare un viaggio leggendo i blog dei viaggiatori (compresa la sottoscritta!).

Con l’avvento delle piattaforme di prenotazione online come Booking, è diventato davvero facile reperire le informazioni necessarie per programmare il proprio viaggio e, se le opinioni sono personali, gli itinerari possono essere presi in considerazione e adattati alle proprie esigenze. Eppure, il mio blog non nasce per dare consigli ai viaggiatori, ma come mezzo per trasmettere le mie emozioni quando viaggio, per descrivere le mie esperienze che potrebbero sempre essere utili o per lo meno divertenti o interessanti. Perchè non avere questa pretesa? L’ho sempre avuta e ho avuto ragione ad averla.

Ma analizziamo la situazione, a due anni dall’inaugurazione di questo grande progetto che è Donna Vagabonda. Vi avviso, potrebbe essere un po’ noiosa questa analisi, ma credo che una delle qualità di un buon Travel Blogger sia quello di tenere sott’occhio la situazione del suo blog per migliorarlo sempre di più e per adattarlo sempre meglio alle proprie esigenze e a quelle del suo pubblico.

Dati alla mano:

visualizzazioni
Visualizzazione del blog in due anni di attività
articoli
Articoli pubblicati in due anni di attività e relativo insight

Da ciò che si può osservare dalle due immagini tratte dalle statistiche, si può dedurre che il blog sia in crescita in tutti i parametri analizzati, anche se non mancano battute di arresto. Il 2018 è stato un anno decisamente più positivo rispetto al 2017, in cui il blog si è consolidato e fatto conoscere tramite vari canali come Facebook, WhatsApp e Instagram: non dimentichiamo che da luglio del 2018 ho aperto anche il profilo Instagram del blog, pubblicizzando gli articoli e le mie attività.

Dal sondaggio di Donna Vagabonda (puoi compilarlo cliccando qui) ho raccolto invece questi dati (non inserirò tutte le risposte):

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E’ interessante osservare come la maggiorparte di chi ha compilato il questionario proviene dalla mia stessa regione, la Lombardia e ha conosciuto il blog tramite me e non tramite altri mezzi (ad esempio i social). Sono felice che la maggiorparte dei campioni dica che Donna Vagabonda sia un buon blog di viaggi e che proponga molti contenuti interessanti, sia per quanto riguarda il blog in sè, sia sui canali social.

Sto già prendendo molto spunto da ciò che mi avete scritto come consigli, come ad esempio pubblicare più foto dei luoghi vicino a Pavia o della città (pubblico sia su Instagram che sulla Pagina Facebook) e, inoltre, ho iniziato a condividere notizie e curiosità su luoghi particolari, che pubblico direttamente in Pagina Facebook. Per quanto riguarda il coinvolgimento dei followers, cerco sempre di proporre storie accattivanti su Instagram che però hanno poco riscontro (domande su di me, sui followers, su ciò che vorrebbero fosse pubblicato ecc.) e sul gruppo di Facebook cerco di proporre sondaggi per scegliere i musei del mese oppure pongo spesso delle domande riguardio agli articoli pubblicati o sulle esperienze di viaggio degli iscritti. Purtroppo non molte persone condividono le loro esperienze di viaggio, quindi ho inaugurato una nuova sezione che si chiama “I viaggi dei Vagabondi” dove potrete scrivere un articolo su uno o più viaggi che avete fatto (leggete come scrivere un articolo cliccando qui). La sezione ha già avuto un riscontro, con un primo articolo già pubblicato (leggetelo qui).

Ma questo articolo non vuole essere solo un noioso report (al mio lettore non interessano particolarmente i numeri): volevo analizzare con voi il significato di questi dati, cercando da voi sempre più spunti e consigli per migliorare il mio blog, il vostro blog di Vagabondi.

L’incremento delle visualizzazioni e dei commenti mi fa ben sperare che i contenuti che pubblico siano interessanti ed innovativi, un modo diverso per raccontare di un certo luogo o di un viaggio. Se su una capitale possiamo trovare tutto ciò che cerchiamo su una guida di viaggi o sul web, certe chicche non sono facili da scovare, soprattutto se siamo nel campo storico o naturalistico: è qui che entra in gioco la vostra Donna Vagabonda, portando la sua esperienza come naturalista, mineralogista e appassionata di storia. Avrete sicuramente notato come i luoghi che visito siano tutti legati da questo fil rouge e come per me sia importante valorizzare questi aspetti durante i miei vagabondaggi. Un tocco in più? Non lo so, ma di sicuro un segno distintivo.

In ogni caso sono sempre aperta a nuove esperienze, a nuovi punti di vista, a nuove realtà, senza pregiudizi di sorta: viaggiare significa scoprire!

In questi due anni mi sono state poste alcune domande. Ve ne riporto qualcuna, con la relativa risposta:

Perchè hai deciso di aprire un blog di viaggi?

Credo che i miei affezionati lettori sappiano questa risposta, ma la riporterò comunque qui. La mia voglia di viaggiare, di scoprire, di fare nuove esperienze in luoghi diversi da quelli natii, mi ha spinto ad aprire un blog dove condividere le mie esperienze, senza avere la pretesa di dare consigli o di dire cosa è giusto e cosa non lo è. Il piacere del raccontare l’ho sempre avuto, perchè non unire le due passioni?

Come riesci a farti conoscere in mezzo agli innumerevoli blog di viaggi?

Diciamo che il farsi conoscere non è l’obiettivo primario. Non è di certo fondamentale essere “influencer” o dettare una moda, ciò che è importante è comunicare agli altri le proprie emozioni quando si viaggia, per trasmettere questa passione al maggior numero di persone possibile. Quando una persona legge un mio articolo e mi dice “bellissimo racconto, ho proprio voglia di scoprire questi luoghi”, ecco, questa è la gratificazione più grande.

Quanto sono importanti i social per un Travel Blogger?

Secondo me sono fondamentali, sia per la condivisione e quindi il veicolare le informazioni, che per scambiarsi le idee: ho voluto creare appositamente un gruppo su Facebook (questo è il link), una pagina (questo è il link) e un profilo Instagram (questo è il link) per confrontarmi con gli altri viaggiatori e per imparare da loro. Cerco sempre di coinvolgere chi mi segue chiedendo che cosa ne pensa di un determinato articolo, o di scegliere delle foto tramite un sondaggio o ancora il Museo del Mese. Credo che una buona comunicazione sia fondamentale, altrimenti il blog perde il suo significato.

Hai detto di aver visitato molti paesi come Belgio e Austria, eppure non ci sono articoli su questi Paesi, perchè?

Domanda interessante. Ho sempre specificato che le fotografie che mostro sul mio blog sono state scattate da me (a parte qualche rara eccezione, sempre segnalata). Ebbene, quando ho visitato questi luoghi, per esempio Bruxelles, Berlino, Sharm el-Sheikh, non ho avuto modo di scattare fotografie perchè ero troppo piccola o perchè non avevo con me una macchina fotografica valida. Siccome per me fotografia e viaggi vanno di pari passo, non voglio scrivere articoli senza le mie fotografie e quindi aspetterò l’occasione di tornarci per raccontare le mie esprienze. Questo preclude il numero di contenuti pubblicabili, ma solo per ora. Vienna è in programma per agosto 2019, ad esempio.

Donna Vagabonda ed Eliana Intruglio Fotografie: di che cosa si tratta?

Siamo la stessa persona! Donna Vagabonda è il blog in sè, dove racconto le mie esperienze, mentre Eliana Intruglio Fotografie è la firma che utilizzo per i miei scatti. Ho anche un piccolo sito riguardo alla mia attività di fotografa, che si interseca completamente con quella di Travel Blogger (visita qui il sito). Non pretendo di essere una fotografa famosa e nemmeno così tanto brava, ma senza la fotografia non ci sarebbe viaggio e viceversa. Spero che le mie foto possano aiutare a comprendere le bellezze del nostro Pianeta, e perchè no, magari permettermi di portare avanti la mia attività di Travel Blogger sovvezionando i miei viaggi (mai dire mai ad una possibile fonte di guadagno!)

Hai avuto modo di confrontarti con altri Travel Blogger o con soggetti affiliati al turismo?

Assolutamente sì, e spero che il confronto continui, senza rivalità ma in un clima costruttivo e propositivo. Ho avviato collaborazioni con alcune strutture ricettive del territorio e non solo (visita la mia pagina dedicata) e condivido abitualmente la mia esperienza con moltissimi/e Travel Blogger e fotografi. Il 2018 è stato molto proficuo da questo punto di vista, concludendosi anche con una bellissima esperienza, che è stata la partecipazione a “Pavia, Crossroads of Europe” come relatrice (leggi qui il mio articolo a riguardo). Inoltre, nei giorni 27 e 28 Aprile 2019, verrà inaugurata la mia prima mostra personale di fotografia: Donna Vagabonda in viaggio. Vi aspetto! (Clicca qui per saperne di più).

Hai un obiettivo a lungo termine? Dove ti porterà Donna Vagabonda?

Obiettivo? Ovviamente, VIAGGIARE!

Dove mi porterà questo blog? Chi può dirlo, magari in luoghi lontani e sperduti, magari ad un lavoro a tempo pieno come Travel Blogger, magari rimarrà soltanto una passione. In ogni caso, sono estremamente felice di averlo aperto e continuerò a seguirlo con dedizione, sperando sempre di pubblicare contenuti interessanti e mai banali.

Parlando di breve termine, che cosa vedremo su Donna Vagabonda?

Spero tanti articoli, lavoro e viaggi permettendo, e tanti contenuti originali. A febbraio è in previsione la BIT-Borsa Internazionale del Turismo e mi piacerebbe parteciparvi come Travel Blogger, vediamo se sarà possibile. Da marzo si tornerà a viaggiare con costanza, dopo una brutta battuta d’arresto dovuta alla mia salute. Il futuro è imprevedibile, ed è proprio questo il bello.

Due anni di Donna Vagabonda, due anni di viaggi, due anni di fotografia, due anni di soddisfazioni uniche.

Perchè quando c’è una meta, anche il deserto diventa strada.

 

I viaggi dei Vagabondi: la Jamaica secondo Irene e Giuseppe

Il primo articolo sui viaggi dei Vagabondi proviene da una coppia di viaggiatori abituali, Irene e Giuseppe, che hanno deciso di raccontarci il loro viaggio in Jamaica, svolto dal 2 al 10 giugno del 2018. Per loro, è stato il primo viaggio su un’isola caraibica, un’esperienza coinvolgente e divertente.

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Il meraviglioso mare della Jamaica

Il viaggio è stato organizzato tramite un’agenzia di viaggi che ha consigliato loro un hotel davvero meraviglioso, il Veraclub Negril, presso la località di Negril, nella parte occidentale dell’isola. Con un volo di 14 ore (comprensivo di scalo tecnico a Varadero, Cuba), Irene e Giuseppe sono approdati su una delle isole più carismatiche e pittoresche dei Caraibi.

Ma perchè proprio la Jamaica? Ci risponde Giuseppe

virgolette Per la nostra prima volta ai Caraibi volevamo visitare un luogo pittoresco e divertente, dove il divertimento non mancasse ma nemmeno il relax. Tutti abbiamo un’immagine ben precisa della Jamaica, un luogo di svago, patria del Reggae e del Reggaeton. Volevamo vedere se effettivamente un’isola caraibica fosse in grado di farci svagare ma al contempo rilassare.

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E Irene e Giuseppe sono tornati davvero felici ed entusiasti da questa esperienza!

Durante il loro soggiorno sono riusciti a rilassarsi e a godersi la tranquilla atmosfera jamaicana, attorniati da alcuni personaggi “sopra le righe” che con il loro motto “No Problem” offrivano cannabis da fumare sulla spiaggia: il consumo di erba è infatti legale in questa isola e molti turisti non perdono l’occasione di fumare questa droga.

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Non sono mancate le occasioni per partecipare a qualche escursione! Immancabile la traversata del fiume Black River per osservare il mangrovieto intricato e i coccodrilli americani (Crocodylus acutus), che numerosi popolano le rive del fiume. Oltre a ciò, una visita non poteva essere negata all’iconica Bamboo Avenue, una via molto importante percorsa dagli schiavi impiegati nelle piantagioni di tabacco e canna da zucchero. La strada è interamente bordata da piante di bamboo e conduce alle antiche piantagioni. Irene ci racconta:

virgolette Attraversare la stessa via percorsa dagli schiavi è stato molto toccante. Sembrava di vedere ancora queste persone piegate dal caldo afoso, in fila per accedere ai campi. Un’esperienza molto forte.

Non è mancato naturalmente il divertimento, con una bella gita tramite imbarcazioni locali verso il Pelican Bar in acqua: da qui si può godere di una vista mozzafiato sul Mar dei Caraibi, con tramonti davvero da cartolina! Un sorso di rum dentro ad una bella noce di cocco e tutto diventa magico.

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Una visita la meritava di certo il famoso Rick’s Cafe, un bar molto caratteristico situato in prossimità di una scogliera alta 30 metri, dove i locali e i turisti fanno a gara per il tuffo più spettacolare: esperienza davvero da provare!

Per ultima, ma non per importanza, l’escursione alle suggestive cascate Ys, luogo di pace e tranquillità immerso nella natura.

Per quanto riguarda la cucina, imperdibili sono le frittelle di gamberi piccanti, cucinate come street food in grossi barili, assieme all’immancabile pollo fritto. L’hotel con trattamento “All Inclusive” preparava delle specialità gustose, come il pesce locale alla piastra con riso bianco, una vera prelibatezza!

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Irene e Giuseppe sono rimasti colpiti da questo viaggio transoceanico che ha soddisfatto a pieno le loro aspettative. Consigliano questo tour a coppie di viaggiatori di tutte le età, ma non ai bambini, in quanto molti luoghi non erano accessibili per il giovanissimo pubblico.

I viaggi dei Vagabondi: l’esperienza degli amici del blog

Con questo anno nuovo, molte sono le novità che verranno apportate al blog di Donna Vagabonda. Grazie al sondaggio che viene condotto (cliccate qui per poterlo compilare), proprio voi sarete i protagonisti assieme a me e, naturalmente, alla voglia di viaggiare!

i viaggi dei vagabondi

Molti dei miei lettori viaggiano e condividono le loro emozioni sul gruppo Facebook di Donna Vagabonda (clicca qui per iscriverti anche tu), ma ora avranno la possibilità di raccontare tramite un articolo sul blog il proprio viaggio.

Come fare? Scopriamolo insieme!

Per redarre gli articoli, mi avvarrò delle vostre risposte a queste domande:

  1. Luogo e periodo del viaggio? (Sia la stagione che la durata del viaggio)
  2. Ho viaggiato con? (In solitaria, in coppia, in gruppo ecc)
  3. Perchè ho scelto questa località?
  4. Itinerario? (Descrizione dell’itinerario con particolare attenzione alle tappe svolte)
  5. Emozioni provate durante il viaggio: come ho vissuto questo viaggio?
  6. Hai delle foto del tuo viaggio?

Se lo si desidera, si può scrivere un testo unico oppure rispondere singolarmente alle domande, cercando di essere i più dettagliati possibile: la stesura deve essere un piacere, non un obbligo o un’imposizione! Le linee guida naturalmente servono per dare più informazioni possibili ai lettori.

Fotografie

Importante è la presenza di fotografie all’interno dell’articolo. Le fotografie devono essere state scattate dall’autore dell’articolo (o dai suoi accompagnatori). Non è necessario che siano state scattate da una macchina fotografica, vanno benissimo anche quelle scattate con lo smartphone o con il tablet, l’importante è che non vengano prese dal web e spacciate come proprie (lesione del Copyright!). Se non avete fotografie, non è un problema, le vostre emozioni sono molto più importanti!

Editing

Donna Vagabonda si riserva di modificare gli articoli pervenuti per adattarli allo stile del blog. Nessuna informazione verrà comunque distorta o modificata. L’editing serve solamente per dare “un po’ di pepe” ad un articolo e non è detto che per forza venga effettuato. L’articolo porterà la vostra firma, come pure le vostre fotografie. Donna Vagabonda non vuole appropriarsi dei contenuti originali altrui.

Invio del materiale

La richiesta di scrittura di un articolo e tutto il materiale inerente dovranno essere inviati via mail all’indirizzo info@donnavagabonda.com

L’invio di materiale sotto altra forma non verrà preso in considerazione.

Riceverete una mail di conferma della ricezione del materiale e sarete tenuti informati sulla data di pubblicazione del vostro articolo.

Pubblicazione

L’articolo verrà pubblicato sul blog e condiviso sui canali social (Facebook e Instagram). L’autore riceverà un piccolo premio per aver partecipato a questo progetto.

Non mi resta che aspettare i vostri splendidi articoli!

 

Il Sondaggio di Donna Vagabonda: quanto vi piace questo blog?

Cari amici e lettori, Vagabondi di vecchia data o nuovi affezionati, la vostra Donna Vagabonda non si ferma mai e ha sfruttato questo periodo di riposo forzato per cercare di migliorare il più possibile il blog e i suoi contenuti.

A tal proposito, vi propongo un veloce e pratico questionario anonimo:

https://goo.gl/forms/36QwqmUsipbNJwg92

Questo sondaggio mi aiuterà a migliorare l’offerta del blog e i suoi articoli.

Compilatelo, ci vuole proprio un minuto!

Se riuscite, compilatelo entro il 21 gennaio, così da poter elaborare quanto prima le risposte!

Vi ringrazio per il vostro immenso aiuto!