Le mete da sogno: uno sguardo ai viaggi più belli

Ogni viaggiatore ha un luogo che vorrebbe di sicuro vedere, o anche più di uno. Sì sa, tutti sogniamo una vacanza da sogno sdraiati sulla sabbia bianca e in ascolto del rassicurante sciabordio delle onde, o una vacanza avventurosa, alla scoperta di vette inesplorate o di natura incontaminata. Ma ancora, un tuffo in una città caotica e moderna come New York o Doha. Che siano dunque mete rilassanti, selvagge o iperopopolose, tutti abbiamo un’idea precisa di “meta da sogno”.

Questo articolo nasce proprio per mostrarvi la mia idea di “meta da sogno”, illustrandovi alcune località che mi piacerebbe visitare. Non solo: alcune Travelblogger come me si sono offerte di raccontare la loro concezione di “meta da sogno”.

Siete pronti per partire con noi per un viaggio intorno al mondo?

Le mete da sogno secondo Eliana

Zanzibar

andre-abreu-1297925-unsplash
Photo by Andre Abreu on Unsplash

Mare, natura, relax e soprattutto…Africa.

Così mi immagino la mia meta da sogno, cioè Zanzibar. Una meta anche relativamente vicina alla nostra Italia, ma dal fascino straordinario. Tutte le persone con cui ho avuto modo di parlare di questo luogo me lo hanno consigliato e descritto come “l’Africa romantica dipinta di azzurro“.

Da amante dell’Africa non potevo non presentarvi questa località. Perchè proprio Zanzibar? Sì forse è un classico della vacanza all’insegna del relax, ma questo non mi basta: Zanzibar offre la possibilità di spaziare tra mare e “Africa vera” proprio perchè si può scegliere di tornare sulla terra ferma e di fare un safari per osservare la natura maestosa della Tanzania, con leoni, iene, leopardi, gnu ed elefanti.

Non sono ancora riuscita a realizzare questo sogno, quello del safari, ma credo che Zanzibar possa offrirmi tutto ciò di cui ho bisogno: una vacanza rilassante, spiagge bianche e mare turchese, sorrisi, musica, buon cibo tradizionale ma anche avventura, scatti indimenticabili e quel romanticismo che solo l’Africa sa regalare.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Alaska

anna-tremewan-1496070-unsplash
Photo by Anna Tremewan on Unsplash

Un’altra meta da sogno è di sicuro l’Alaska. Fin da piccola ho sempre desiderato vedere questo luogo così stupefacente, in cui anche l’uomo deve sfidare i propri limiti per sopravvivere. Terra di ghiacci, di aurore boreali, ma anche di orsi e alci. La natura incontaminata mi richiama a sè come un magnete viene richiamato al polo e io non posso rimanere indifferente a questa sua voce.

L’Alaska offre tutto ciò che un fotografo naturalistico desidera: spazi sconfinati, natura rigogliosa, panorami fiabeschi e una moltitudine di animali. C’è però un motivo che mi spinge a sognare l’Alaska come mia meta da sogno: le orche. Già, perchè forse qui, più di ogni altro luogo, è facile avvistarle in pod molto numerosi e dato che sono tra i miei animali preferiti non posso che sognare di vederli liberi in natura.

Il mio viaggio in Alaska dunque non può prescindere dalla presenza delle orche e di altri cetacei, che amo così profondamente.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ora scopriamo cosa ne pensano alcune Travel Blogger che hanno voluto contribuire a questo articolo, scritto a più mani.
Le Travel Blogger sono inserite in ordine alfabetico (per prima lettera del nome).

Grechina

Chloe

Pure Joy – www.bychloe.it

Hawaii

11845020_10206407371959334_4016058669576689622_o
Foto by Chloe

Ho sognato le Hawaii fin da bambina. Ricordo benissimo quando un’estate, in vacanza, giocavo con la mia “Barbie Hawaii” nel torrente di montagna immaginando chissà cosa di queste isole. Non avevo un’idea precisa, sapevo solo che erano lontane, molto lontane. E dovevano essere meravigliose.

Poi non ci ho più pensato finchè il caso ha voluto che, vent’anni dopo, quella bambina ormai donna, coronasse il suo sogno d’amore proprio in una spiaggia delle Hawaii. Io e mio marito ci siamo sposati a Waimanalo il 4 agosto 2015 e il sogno ha preso le sembianze di una realtà mai immaginata.

La natura selvaggia e rigogliosa ci ha subito conquistati: i paesaggi verdi, le scogliere che si tuffano nell’oceano, le foreste e le ampie valli. E poi il vulcano: l’alba sul vulcano Haleakalā, a 3000 metri di altezza, è stata una delle esperienze più bella della mia vita.

Il contrasto tra l’imponenza della natura e la frivola mondanità di Honolulu con Waikiki, sua più celebre spiaggia, è evidente. Ogni isola è differente l’una dall’altra e Maui è stata sicuramente una grande scoperta, con quel mood di rilassatezza che ti fa sentire al posto giusto nel momento giusto, senza pensieri. Non posso non citare il surf, grande passione di mio marito, sport per il quale le Hawaii sono famose in tutto il mondo.

Raramente torniamo nei posti già visitati ma per questa meta faremo un’eccezione. Ci siamo ripromessi di tornarci ogni cinque anni. Quel giorno si avvicina e sono forse ancora più emozionata della prima volta al pensiero di rivederle.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Grechina

Eleonora

Avventure Ovunque – https://www.avventureovunque.it

Polinesia Francese

artak-petrosyan-553374-unsplash
Photo by Artak Petrosyan on Unsplash

A pensarci, mi vengono in mente tanti luoghi, ma uno più degli altri risponde a tutte le caratteristiche che secondo me deve avere una “meta da sogno”: la Polinesia Francese!

Credo che non servano presentazioni, si tratta di un arcipelago che rispecchia l’idea di paradiso di tante persone. Anche di una come me, che non ama la “vita da spiaggia”. Perché non sono solo il mare trasparente, la sabbia finissima e bianca o la possibilità di rilassarsi ad attirarmi: le isole polinesiane sono anche perfette per tantissime attività diverse. Io amo ad esempio fare immersioni subacquee, ma anche le escursioni nella natura. Quale luogo nel mondo potrebbe essere più perfetto allora? Tra la coloratissima barriera corallina, le verdi montagne di alcune isole e la possibilità di nuotare con le mante, non credo possa esserci un luogo più “da sogno” di questo per me.

Purtroppo, non sono ancora riuscita a organizzare un viaggio in Polinesia. Non è certamente una meta economica e per il momento sarebbe sicuramente fuori dal mio budget. Ma un giorno chissà, in fondo sognare non costa nulla!

Questo slideshow richiede JavaScript.

Grechina

Elisa

Eli Loves Travelling – https://elilovestravelling.com

Australia

liam-pozz-247954-unsplash.jpg
Photo by Liam Pozz on Unsplash

L’Australia è un luogo che sogno da sempre. Avrei tanto voluto fare un anno lì con un Working Holiday Visa ma la vita mi ha portata altrove e quindi mi è rimasta la voglia di esplorarla.

La natura selvaggia, le grandi distanze da percorrere con una macchina o un van on the road, le grandi città: sono queste le cose che mi attraggono di questo Paese tanto lontano quanto spettacolare. Sidney, Melbourne, Cairns, Perth, la Great Ocean Road, Uluru, i canguri ed i koala sono solo alcune delle immagini che ho visto sul web o su delle riviste di viaggio che tanto hanno attratto la mia attenzione.

È una terra che mi ha sempre affascinata per la sua diversità di paesaggi: tra oceano, deserti, montagne c’è di che esplorare. Ma l’Australia non è solo natura incontaminata, è anche storia e multiculturalità, è un Paese capace di attirare a sé persone di ogni parte del mondo e se ci riesce deve esserci un motivo e io ci tengo a scoprirlo. E poi vuoi mettere l’accento australiano? È super cool.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Grechina

Jessica

CounTrips – www.countrips.it

Irlanda

henrique-craveiro-723161-unsplash.jpg
Photo by Henrique Craveiro on Unsplash

Ho iniziato a interessarmi all’Irlanda alle scuole superiori, quando una compagna di classe recatasi a Galway non faceva che parlarmene con entusiasmo. Ero troppo giovane per viaggiare da sola, perciò per un po’ ho accantonato l’idea di una vacanza nell’isola di smeraldo. Ho iniziato poi a viaggiare in coppia, ma si sa, i primi viaggi hanno bassi budget e poche pretese, no? Sono passati gli anni, e il budget è rimasto basso per i motivi più disparati.

Finché a gennaio, dopo più di un decennio, quell’idea è rispuntata, più insistente che mai. E ad agosto finalmente la vedrò, quest’isola incantata!
Perché l’Irlanda mi affascina tanto? Per i suoi colori e il suo tempo bizzarro, che rende inutile ogni programma e ti costringe a vivere alla giornata. Per i suoi abitanti, che dicono essere tanto cordiali. Per le sue leggende, il passato che riaffiora ad ogni angolo, la natura che la fa da padrona. Per le pecore che invadono le strade, per le strette stradine che si perdono nel verde. Per questo e per molti altri piccoli dettagli che la rendono un posto speciale.

Questo slideshow richiede JavaScript.


Grechina

Simona

Oltre le Parole – www.oltreleparoleblog.com

Giappone

manuel-cosentino-691602-unsplash.jpg
Photo by Manuel Cosentino on Unsplash

Sono anni ormai che sogno un viaggio in Giappone. Ciliegi in fiore e donne con meravigliosi Kimono che tra le strade di città e paesi. Contrasti inevitabili tra tradizione e innovazione, tra pace e caos fino a tarda notte. C’è veramente qualcosa che questo paese non sa essere? Poliedrico. Ecco il Giappone io lo immagino tremendamente poliedrico.

Passerei giornate intere a perdermi tra i negozi più strani e colorati delle grandi città oppure immersa nei silenzi dei templi disseminati in ogni dove. Tradizioni e riti di cui l’aria è satura, nel significato più meraviglioso che possa assumere. Penso che nonostante la mia molta riservatezza potrei anche abbandonare per una volta la mia timidezza e provare l’esperienza dell’onsen perché parte integrante di una tradizione millenaria e dal profondo significato. Con il suo gusto, i colori particolari e le forme strabilianti, è conosciuto per davvero in tutto il mondo!

E cosa dire dello street food che con i suoi colori sgargianti e le sue forme davvero particolari, ha fatto il giro del mondo? E ancora delle città moderne fino all’inverosimile che contrastano così tanto con la pace dei templi a pochi chilomentri di distanza?

Non manca neppure il romanticismo in questa terra che con la leggenda del filo rosso mi ha colpita sin dal principio. Forse sarà il mio animo romantico, ma come non lasciarsi trasportare in questo mix incredibile!

Questo slideshow richiede JavaScript.

Grechina

Ringrazio vivamente tutte le Travelblogger intervenute in questo Guestpost dal sapore sognante:

Chloe, Eleonora, Elisa, Jessica e Simona

E la vostra meta da sogno qual è? Inviatemi un breve racconto sulla vostra meta da sogno all’indirizzo mail donnavagabonda@gmail.com!

Le meraviglie della natura: l’Oasi naturalistica dei Quadris

Nel corso di un’escursione effettuata durante i miei studi ho potuto conoscere, come già avrete avuto modo di appurare leggendo i miei articoli, la natura e la bellezza del Friuli Venezia Giulia. E’ proprio qui che vi riporto, ancora una volta, con questo articolo che vuole farvi conoscere una piccola realtà naturalistica: l’Oasi naturalistica dei Quadris.

Quadris

L’Oasi naturalistica dei Quadris è una piccola area verde deputata, principalmente, alla protezione e alla tutela di due specie di uccelli: la Cicogna bianca (Ciconia ciconia) e l’Ibis Eremita (Geronticus eremita).

Voluta e promossa dallo zoologo Fabio Perco, che ho avuto l’onore di conoscere prima della sua dipartita prematura, l’Oasi si sviluppa su un territorio di origine morenica, quindi di deposito di ghiacciai ormai scomparsi, oggi verde e fertile. E’ questo uno speciale luogo dove la flora e la fauna si sono sviluppate e hanno prosperato per millenni. Il toponimo “Quadris” trova origine dalla denominazione assegnata ad alcune pozze d’acqua dal margine quadrangolare, le quali danno vita all’ambiente più appariscente e caratteristico della zona.

Con circa 100 ettari, l’Oasi accoglie grandi e piccini per far conoscere le star di questo grande progetto realizzato: già, perchè proprio la Cicogna e l’Ibis eremita sono i punti di forza, nonchè animali straordinari che tutti conoscono per la loro bellezza e simpatia. Un percorso fatto di semplici sentieri porterà il visitatore ad ammirare questi splendidi animali, ma non solo: nell’oasi vengono anche ospitati moltissimi anatidi come le Anatre marmorizzate (Marmaronetta angustirostri), le Oche collorosso (Branta ruficollis) e le Oche lombardelle (Anser albifrons). Oltre agli anatidi, sono numerose le specie di equidi, tra cui degne di nota sono il Cavallo di Przewalski (Equus ferus przewalskii) ed il Konjik (Konik).

Questo slideshow richiede JavaScript.

Le Cicogne bianche vengono qui ospitate in gran numero: circa 50 esemplari (più della metà liberi, gli altri in voliera o in nursery) stabiliscono qui la propria dimora e ritornano durante la migrazione primaverile dall’Africa.

Gli Ibis eremita sono qui allevati e svezzati, per poi essere reintrodotti in natura per un progetto di ripopolamento portato avanti dal Waldrapp Team. Dal 2013, sono nati decine di esemplari che ora vivono una parte liberi e una parte nelle voliere, prima di essere rimessi completamente in libertà.

Questo slideshow richiede JavaScript.

L’Oasi dei Quadris ha dunque un ruolo attivo nella salvaguardia di questi uccelli e, grazie al lavoro dei volontari, porta avanti questi progetti con dedizione e costanza. L’Oasi si occupa anche di fare visite guidate a gruppi e scolareche e tutti gli anni tiene un campo estivo per i bambini.

Attenzione! I cani non sono ammessi nell’Oasi, nemmeno se muniti di guizaglio o museruola, per non infastidire gli animali presenti nel parco.

Cona_2(FILEminimizer)
Cavalli Konik presenti nell’Oasi

L’Oasi dei Quadris è aperta il sabato pomeriggio e la domenica con orario continuato.

Primavera e Autunno: sabato pomeriggio 14.00 – 18.00 / domeniche e festivi 10.00 – 18.00 orario continuato.

Estate: sabato pomeriggio 14.30 – 19.00 / domeniche e festivi 9.30 – 19.00 orario continuato.

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale.

consigli

Se visitate il Friuli, non potete non fermarvi all’Oasi dei Quadris che si trova a Fagagna, in provincia di Udine, non lontano dalla Riserva Lago del Cornino. Una volta giunti a Fagagna, dirigetevi da Via Udine verso la piazza principale e svoltate a sinistra in via Umberto I; dopo qualche centinaio di metri svoltate a destra per via Caporiacco e procedete per circa un chilometro (direzione Nord-Ovest): l’Oasi la troverete alla vostra sinistra.

L’Oasi è un ottimo luogo per la fotografia naturalistica: qui potrete immortalare numerosi uccelli senza troppa fatica: gli animali saranno a poca distanza da voi, quindi è sufficiente un buon medio-teleobiettivo come il 70-300.

Diario di viaggio: Verona – giorno 2

Eccoci al secondo giorno del Diario di Viaggio di Verona, ansiosi di scoprire la storia e le bellezze di questa città che tanto calorosamente ci ha accolto.

Se non avete ancora letto il primo giorno, rimediate cliccando qui!

Verona (2)

L’itinerario di questa giornata seguirà alcune tappe principali:

  • L’Arena di Verona
  • Il Museo di Castelvecchio
  • La Basilica di San Zeno Maggiore
  • La Basilica di San Lorenzo
  • Piazza delle Erbe
  • Le Arche scaligere
  • La Casa di Romeo
  • Torre dei Lamberti
  • La Casa di Giulietta

Di buon mattino decidiamo di dirigerci verso il simbolo di Verona: la sua Arena.

L’Arena e i suoi segreti

L’Arena si trova in Piazza Bra, proprio nel centro nevralgico della città, in una zona pedonabile, facilmente raggiungibile da ogni angolo della cittadina. L’Arena di Verona è un anfiteatro romano tra i più perfettamente conservati fino ad oggi. Sulla data di costruzione ci sono ancora delle controversie ma probabilmente fu costruita tra il I ed il II secolo D.C.. L’arena, un tempo come oggi, attira a sè numerosi visitatori, ansiosi di vedere i numerosi spettacoli che ancora oggi si tengono al suo interno: se una volta erano i gladiatori a divertire la folla, oggi numerosi cantanti e orchestre si contendono il palco veronese. Ma l’Arena non risplendette sempre di luce propria: le invasioni barbariche e il progessivo declino dell’Impero romano portarono all’abbandono progressivo della città e delle sue strutture e, di conseguenza, dell’Arena. Con l’affermazione del Cristianesimo vi fu l’abbandono dei giochi gladiatori, e l’inefficienza degli organismi pubblici nella conservazione del monumento fu un’ulteriore spinta verso il suo abbandono. Molto probabilmente il crollo della facciata o anello esterno è dovuto ad una serie di eventi sismici avutisi in Italia Settentrionale dal medioevo fino al terremoto più disastroso del 1117. A seguito delle diverse scosse sismiche sono crollate le arcate dell’anello esterno, di cui rimangono integre oggi soltanto le 4 arcate della cosiddetta Ala.

Questo slideshow richiede JavaScript.


Purtroppo l’Arena era solo parzialmente visibitabile a causa del fatto che stessero allestendo il palco per un imminente concerto ma anche così non ha perso il suo fascino. Grazie al pass per blogger dell’Ufficio del Turismo (IAT Verona) siamo entrati gratuitamente per documentare la nostra esperienza con le nostre fotografie e con questo articolo. L’Arena è suggestiva e imponente e, anche se la vediamo solo da una prospettiva, risulta comunque molto impressionante. Ciò che mi colpisce di più non è però la grandezza in sè ma il materiale di costruzione dell’Arena e di gran parte degli edifici della città veneta: non è difficile scorgere tra le gradinate o sulla pavimentazione della città delle belle e conservate ammoniti. Già, avete capito bene, ammoniti, cefalopodi marini oggi estinti. Il materiale che è stato utilizzato è una pietra da taglio dove il Rosso Ammonitico risalta: la cavatura dei monti circostanti che ancora oggi si opera ha dato vita a materiali lapidei ricchi di fossili, in particolare, appunto ammoniti. Dunque se vedete i gusci di questi organismi su qualche parete o su di un marciapiede non stupitevi!

Dopo aver scattato qualche fotografia, siamo pronti per dirigerci verso la prossima meta, promettendoci che un giorno torneremo all’Arena per vedere un bel concerto!

Prossima tappa? Naturalmente Castel Vecchio!

Castel Vecchio e la sua storia

Castel Vecchio è un castello attualmente adibito ad ospitare il museo civico. Le sue dimensioni e la sua imponenza ne fanno il monumento militare più importante della dinastia degli Scaligeri. Lo avevo già visitato la prima volta che ero venuta a Verona, così come l’Arena, ma avevo proprio voglia di rivederlo con occhi nuovi! Del resto, quando si cambia prospettiva, le cose ci appaiono più belle, no?

Dunque eccoci qua pronti ad una bella full-immertion dell’arte medioevale e rinascimentale: già, perchè la collezione del museo è davvero ragguardevole!

Questo slideshow richiede JavaScript.

Il Castello nasce come avamposto difensivo indissolubilmente collegato al fiume, tant’è che il ponte costruito serviva proprio come via di fuga esclusiva nel caso di un attacco. Le vicende che avvolgono la sua costruzione sono lunghe e complesse: dopo una prima costruzione avvenuta ad opera di Alberto I della Scala, nel 1298, l’intervento definitivo voluto da Cangrande II della Scala, riconducibile al 1354, configura un vero e proprio castello urbano. Il complesso fortificatorio fu portato a compimento nel 1376 da Antonio e Bartolomeo della Scala, con la costruzione del Mastio. Durante la signoria viscontea e la costruzione di Castel San Pietro, la funzione difensiva di Castel Vecchio diminuì sensibilmente. In epoca veneta il Castello venne adibito a residenza del castellano e del cappellano, nonchè a caserma, arsenale, armeria, magazzino per le riserve alimentari e polveriera. Una parte del Mastio venne adibita a carcere. Nel 1759 Castel Vecchio divenne sede del Veneto Militar Collegio, istituito per la formazione di ingegneri da inquadrare in un corpo tecnico militare. Con l’arrivo di Napoleone il Castello tornò ad essere un arsenale e molti fabbricati della corte vennero smantellati. Sotto gli Asburgo, di nuovo, il Castello si riconvertì e divenne una caserma, destinazione mantenuta anche dal Regno d’Italia.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Il Museo di Castelvecchio venne allestito tra il 1958 e il 1974 da Carlo Scarpa e oggi ospita le seguenti aree: scultura, pittura italiana e straniera, armi antiche, ceramiche, oreficerie, miniature e le antiche campane cittadine. La visita al Museo ci occupa buona parte della mattinata, dato che la collezione ha meritato davvero un’occhio di riguardo: tra i grandi artisti non mancano maestri come Pisanello (con la celebre Madonna della Quaglia), Altichiero, Giovanni Bellini con la sua Madonna col Bambino in piedi su un parapetto, Filippo Lippi con il suo Cristo in pietà e la Sacra Famiglia e un Santa di Andrea Mantegna (che ormai viene eletto dalla sottoscritta “Pittore dell’anno” dopo averlo apprezzato a Mantova (leggi qui il mio articolo a riguardo). Non vi approfondisco di più la visita dato che scriverò un articolo solo sul Museo. Ciò che forse appreziamo di più è proprio la location di questo bellissimo Museo, degna di un grande Museo internazionale: dal camminatoio del Castello si possono raggiungere inoltre un piccolo cortile interno pensile e una strettoia che conduce ad un torione da cui si gode una bellissima vista sull’Adige e sul Ponte di Castel Vecchio: il sole e la sua luce rendono le fotografie favolose. Se venite a Verona non potete non visitare Castel Vecchio, anche solo per questo panorama (se proprio non vi piace l’arte!).

Questo slideshow richiede JavaScript.

E’ ormai l’una e lo stomaco inizia a stringersi: per pranzo decidiamo di mangiare qualcosa al volo, senza fermarci per troppo tempo in un luogo e la nostra attenzione (nonchè il nostro palato) vengono attirati da una piccola panineria: Mordimi Verona! Questa però non è solo una panineria, ma una panuozzeria! Infatti, vengono serviti squisiti panuozzi preparati al momento: l’atmosfera è quasi quella di una salumeria e la varietà di ingredienti di sicuro vi accontenterà (i panuozzi possono subire anche delle variazioni quindi non rimarrete di sicuro a stomaco vuoto).

Con un panuozzo ai pomodori secchi, funghi e speck e con uno con il crudo, è ora di rimetterci in marcia verso la nuova meta! Direzione? La Basilica di San Zeno Maggiore!

Tra religione e venerazione: la Basilica di San Zeno

Grazie alla deliziosa passeggiata sull’Adige e alla brezza delicata che ci accompagna, riusciamo a smaltire il lauto pranzo semplicemente camminando verso una delle zone della città che preferisco: il quartiere di San Zeno. Questo quartiere non è così turistico ma si dimostra comunque molto accogliente grazie alle numerose osterie e alla presenza della Basilica, in posizione forse un po’ defilata rispetto al cuore del centro storico, ma non per questo tralasciabile.

Questo slideshow richiede JavaScript.

La Basilica di San Zeno è uno dei capolavori del romanico in Italia, nonchè una delle Chiese più importanti della città insieme a Sant’Anastasia, San Fermo ed il Duomo. Ospita capolavori inestimabili come la pala di San Zeno del nostro ormai beniamino Andrea Mantegna. Già la Chiesa originale, eretta da Teodorico il Grande, venne dedicata al santo, che morì nel 380 d.C., ma questa venne distrutta nel IX secolo. Venne costruita una seconda Chiesa distrutta poi dagli Ungari durante il X secolo. Di nuovo, la Chiesa venne ricostruita e le spoglie del Santo vennero riportate qui dai santi eremiti Benigno e Caro, considerati a quel temo gli unici degni di toccare il corpo del Santo. La chiesa prende l’attuale forma e struttura sotto il vescovo Raterio nel 967. Il terremoto del 1117 che danneggiò anche l’Arena, non risparmiò San Zeno che però non venne rasa al suolo. Il restauro arrivata ai giorni nostri è frutto degli architetti Giovanni e Nicolò da Ferrara che si occuparono anche dei rifacimenti del soffitto e dell’abside in stile gotico (siamo ormai nel 1398).

San Zeno è indubbiamente una delle Chiese più imponenti e alte della città: il suo interno è diviso in tre navate ed il soffitto è davvero alto, ma non come il campanile che raggiunge i 72 metri. Ciò che probabilmente attira di più i visitatori è la Pala di San Zeno del Mantegna: si rappresenta una sacra conversazione con la Madonna col Bambino al centro, contornata da angeli musici e cantori, e quattro santi su ciascuno dei lati. La Vergine si trova su un alto scranno, decorato da bassorilievi marmorei che sbalzano con forza sulla superficie dipinta. Ai suoi piedi si trova un tappeto, vero lusso esotico per l’epoca. Nel 1797, durante le soppressioni napoleoniche, la pala venne requisita e inviata a Parigi nel Museo Napoleone, futuro Louvre. Degno di nota è anche l’enorme portone decorato con 24 formelle bronzee, ora chiuso per motivi di sicurezza.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Dopo San Zeno ci siamo diretti di nuovo verso il centro, passando per l’Arsenale Franz Joseph I e per la piccola e nascosta, ma non meno suggestiva, Basilica di San Lorenzo.

Verso il centro

Attraversando la Porta dei Borsari, giungiamo in Piazza delle Erbe e alle Arche scaligere.

Piazza delle Erbe è la piazza più antica di Verona e sorge sopra l’area del foro romano: nell’antichità era il centro della vita politica ed economica. Il monumenro più antico della piazza è la fontana Madonna Verona, simbolo della Piazza stessa insieme al Leone di San Marco. La fontana è stata costruita con materiali di epoca romana e fu voluta da Cansignorio della Scala. La statua è ornata di cartiglio tra le mani e reca impresso il vecchio motto del Comune che così recita “a questa città portatrice di giustizia e amante di lode”. Altro monumento storico è il capitello, detto Tribuna. Viene datato intorno al XIII secolo, periodo in cui venne utilizzato per varie cerimonie: in particolare sotto di esso sedevano i podestà per la cerimonia dell’insediamento e là prestavano giuramento i pretori.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Le Arche Scaligere costituiscono un complesso funerario in stile gotico della famiglia degli Scaligeri che ospita le tombe di Cangrande a cui Dante dedica il Paradiso, Cansignorio e Mastino II. Le Arche possono essere viste solo da fuori ma rimangono comunque un monumento molto importante da non perdere.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Proprio affianco delle Arche Scaligere sorge la Casa di Romeo: purtroppo non si può visitare quindi ciò che possiamo ammirare è semplicemente un portone in legno. Beh, non si può avere tutto dalla vita!

Questo slideshow richiede JavaScript.

Prima di dirigerci verso la Casa di Giulietta e il suo celebre balcone, decidiamo di salire sulla Torre dei Lamberti: qui siamo protagonisti di un episodio un poco spiacevole, in quanto l’addetta alla vendita dei biglietti ha avuto non poche rimostranze rispetto al nostro pass e la sua scenata, perchè è stata proprio una scenata, ha infastidito ed imbarazzato non solo noi, ma anche gli altri visitatori e i colleghi. Peccato davvero perchè fino ad adesso tutti i dipendenti dei musei e dei luoghi visitati erano stati molto gentili e disponibili. Con un po’ di amarezza riusciamo comunque a salire sulla Torre e il nostro cattivo umore viene spazzato completamente via dallavista di cui si gode: tutta la città è ai nostri piedi letteralmente e possiamo distinguere bene Castel Vecchio e la Basilica di San Zeno, tra i monumenti che abbiamo visitato. Con i suoi 84 metri di altezza è l’edificio più alto della città. La costruzione iniziò nel 1172 per volere della famiglia nobile dei Lamberti, di cui si hanno poche notizie.

Questo slideshow richiede JavaScript.


La Torre, che al tempo era alta solo 37 metri, venne integrata nel Palazzo del Consiglio, sorto in seguito all’istituzione del Libero Comune. Dotata nel 1295 di due campane il Rengo e la Marangona venne denominata “Torre delle Campane”. Purtroppo, nel 1403, un fulmine abbattè la cima e solo nel 1448 iniziarono i lavori di restauro che si conclusero 16 anni più tardi. Nel 1779 la Torre venne dotata dell’orologio e dal 1972 è aperta al pubblico. La Torre dei Lamberti è di sicuro un luogo molto suggestivo: se siete amanti dei panorami non potete perdervela. Non fatevi spaventare dai 368 scalini: potete evitarli quasi in toto grazie all’ascensore! Quindi il primo piano è raggiungibile pressochè da tutti.

“Ma tu chi sei che avanzando nel buio della notte inciampi nei miei più segreti pensieri?”

Siamo quasi al compimento del nostro itinerario previsto per oggi: magari non vi sembrerà che abbiamo visto molto, ma davvero, più di così non potevamo vedere! Cosa manca? Beh, il luogo più iconico di Verona: la casa di Giulietta.

Se girottate per il centro e, ad un certo punto, notate una calca terribile, bene, siete arrivati alla Casa di Giulietta. Tutti, ma proprio tutti vogliono vedere il famoso balcone da cui Giulietta si era affacciata per il incontrare il suo amato Romeo nella celebre tragedia shakespeariana. Simbolo di amore, fedeltà e dolcezza, il balcone può essere visitato entrando nella Casa della nobildonna. La tragedia del drammaturgo inglese ha mescolato elementi fantasiosi con altri realistici e la casa di Giulietta rientra nella seconda categoria che vi ho menzionato: sono esistite effettivamente due famiglie di nome Montecchi e Capuleti (il nome esatto è però Cappelletti): dei Cappelletti si ha conoscenza della loro presenza fino agli anni della permanenza di Dante a Verona, proprio presso questa casa, dove la loro presenza è testimoniata dallo stemma del cappello sulla chiave di volta dell’arco di entrata al cortile della casa. I Montecchi, importanti mercanti ghibellini veronesi, furono veramente coinvolti in lotte sanguinose per il controllo del potere a Verona, in particolare con la famiglia guelfa dei Sambonifacio, ma non si hanno notizie di rivalità con i Cappelletti.

Questo slideshow richiede JavaScript.

I Montecchi e i Cappelletti vengono citati anche da Dante nella Divina Commedia, esattamente nel canto VI del Purgatorio. Questo luogo divenne nel XIV un hospitium a Capello, e la nuova famiglia Capello che vi risiedeva risulta aver esercitato il mestiere di speciari (cioè farmacisti) ancora alla fine del XV secolo. Dal XVII al XIX secolo divenne uno stallo con albergo. L’aspetto della casa è stato modellato fra il 1937 e 1940 da Antonio Avena tramite una serie di fantasiosi restauri voluti per ricreare l’antica scenografia rinascimentale, ispirandosi, indirettamente,  anche al dipinto di Hayez Il bacio(la mia opera italiana preferita). Anche il balcone (prima c’era la ringhiera di una casa popolare) è risultato dall’assemblaggio di resti marmorei del XIV secolo.

La Casa può essere visitata acquistando il biglietto e al suo interno si può vedere la Statua originale di Giulietta (quella del cortile è una copia) realizzata nel 1969 dallo sculture Nereo Costantini: l’originale si trova all’interno a causa dell’usura che stava riportando per un’usanza che i turisti hanno, cioè quella di toccare il seno destro della nobildonna. Si dice che porti fortuna! Sarà vero? Non siamo superstiziosi ma io e Gabriele una toccatina l’abbiamo data!

La casa è disposta su più piani ed ospita alcuni oggetti dell’epoca Rinascimentale, come abiti e ceramiche e un letto utilizzato nel film Romeo e Giulietta di Zeffirelli. Una piccola parte interattiva permette di scrivere una lettera a Giulietta: un’iniziativa carina per i bimbi. Ciò che però spinge molti visitatori ad acquistare il biglietto (non così tanti però rispetto a quelli che si riversano nel cortile) è scattare una foto dal balcone di Giulietta: anche noi ci stringiamo su questo simbolico manufatto e ci guardiamo languidi negli occhi. Eh va beh! Sono melensa ogni tanto anche io, e poi scusatemi ma siamo nella città dell’Amore!

Questo slideshow richiede JavaScript.

Stanchi, affamati e con tanta voglia di riposare, decidiamo di risparmiare le ultime forze e di dirgerci presso un ristorante che ci aveva colpito durante la prima sera, quando abbiamo passeggiato per qualche minuto in Piazza Erbe: si tratta de Tèta de Giulieta, trattoria tipica veronese che propone piatti della tradizione e pizze dal cornicione alto. In molti non si fermano presso questo bel ristorante per paura che offra un menù troppo turistico ma non è così! La simpatia del proprietario e la gentilezza dei camerieri ci hanno fatto subito sentire a casa e non è stato per niente difficile godersi una bella cena a base di pesce e pizza: ultima chicca di una giornata davvero meravigliosa.

Per leggere l’articolo sulla pianificazione del viaggio, clicca qui.

Per leggere l’articolo sull arrivo ed il primo giorno a Verona, clicca qui.

Riferimenti: #visitverona, #visitveneto, #veronatouristoffice, #IatVerona, #Verona e @veronatouristoffice.

Il Museo di Maggio: il Museo della Città di Bobbio

Durante le mie escursioni in giornata ho potuto visitare la piccola e deliziosa città di Bobbio (leggi qui il mio articolo). Non era la prima volta che la visitavo, anzi si può dire che ormai la conosco bene, ma non l’ho mai vista con “l’occhio della viaggiatrice”. E’ vero, è passato qualche anno dall’ultima volta che la vidi ma Bobbio ha un fascino davvero unico e mi sembra sia rimasta immutata.

MuseoBobbio

In molti mi avevano parlato del Museo di Minerali di Bobbio e da appassionata ero curiosa di visitarlo: al mio arrivo scopro che la collezione mineralogica fa parte del Museo della Città e quindi perchè non visitare tutto il complesso museale?

Questo slideshow richiede JavaScript.

Il Museo della Città si trova nei locali dell’ex refettorio e lavamani del Monastero di San Colombano e mira a traghettare il visitatore in una realtà passata, ricca di storia e di cultura. Lo spazio espositivo si articola in due sezioni: la prima mostra, attraverso manufatti, libri e oggetti, la vita umile dei monaci e di San Colombano, storico fondatore dell’abbazia che ancora oggi sorge accanto al convento; la seconda invece si compone di alcune vetrine che raccolgono una collezione di minerali del piacentino e del bobbiese e uno spazio con alcuni pannelli che mostrano la storia di Bobbio attraverso gli scatti di Gino Macellari, fotoreporter “della Valtrebbia”. La gentile curatrice del museo ci ha fatto da guida in questo piccolo e curioso percorso, che è iniziato con la proiezione di un video che mostrava  le origini e la storia di Bobbio.

MuBobbio_5(FILEminimizer)
Pannello espositivo interattivo

Il Museo della Città è una realtà giovane ma comunque ricca: grazie al percorso interattivo, si scopre uno spaccato di storia che comprende anche l’attività dello Scriptorium, che ha reso Bobbio famosa in tutta l’Europa durante il Medioevo.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Se vi trovate a Bobbio o nei dintorni, vi consiglio di visitare almeno una volta questo giovane ed interessante Museo, che offre uno sguardo chiaro e immediato sulla storia di Bobbio e del suo territorio.

Informazioni utili

Orario di apertura:
dal 1 Aprile al 31 Ottobre:
sabato, domenica e festivi : 10.00 – 12.30 e 15.30 – 18.30
Dal 1 Novembre al 31 Marzo :
sabato 15.00 – 18.00
domenica e festivi 10.00 – 12.30 e 15.00 – 18.00

inoltre mesi di Luglio e Agosto:
da mercoledì a sabato: 10.00 -12.30 e 15.30 -18.30

Biglietti
Biglietto d’ingresso € 3,00
Ridotto € 2,00 ( ragazzi dai 7 ai 14 anni, ultra sesantenni, gruppi di almeno 10 persone)
Gratuità per bambini fino ai 6 anni, accompagnatori gruppi e studenti delle scuole d’infanzia, primarie e secondarie di 1° e 2° grado del Comune di Bobbio.
Per informazioni e prenotazioni tel 0523/962813 -962815

Per ulteriori informazioni, visitate il Sito del Comune.

 

I luoghi della storia: Crespi d’Adda

Oltre che a Verona (leggete qui il mio primo articolo del Diario di viaggio), durante le vacanze di Pasqua ho potuto visitare un luogo storico e molto suggestivo: Crespi d’Adda.

Sapete quanto mi piace scoprire luoghi storici e raccontarvi di questi e Crespi d’Adda di sicuro si presta molto bene per un articolo.

Crespi

Crespi d’Adda è una frazione del comune di Capriate San Gervasio, in provincia di Bergamo. Il paese consiste in un villaggio operaio costruito per le maestranze operanti nel settore tessile cotoniero sorto grazie a Cristoforo Benigno Crespi, a partire dal 1875, e passato poi nelle mani del figlio, Silvio Crespi. Grazie al suo eccezionale stato di conservazione fu, nel 1995, annoverato tra i patrimoni dell’umanità dall’UNESCO.

Il villaggio è oggi abitato per lo più dai discendenti degli operai della fabbrica tessile e si può interamente visitare, assieme alla centrale idroelettrica, al cimitero e ad altri luoghi. Si tratta del villaggio operaio meglio conservato dell’Europa meridionale, ma non l’unico dato che nell’Europa centro settentrionale ne sorgono altri.

Come per l’Inghilterra della rivoluzione industriale, che aveva scelto di erigere interi villaggi operai nelle vicinanze delle grandi fabbriche, così Crespi decise di progettare la sua piccola realtà, con occhio lungimirante e volto al benessere dei suoi lavoratori: oltre alle casette per le famiglie operaie, che ospitavano un orto ed un giardino, e alle ville per i dirigenti, il villaggio aveva una scuola, un ospedale, una chiesa e un cimitero. Non mancava poi lo svago grazie al campo sportivo, al teatro e ad altre strutture comunitarie. Il lavoratore doveva essere un lavoratore felice, dedito al suo lavoro ma anche alla vita sociale: tutti i bambini dovevano quindi frequentare le scuole, prima di essere “assorbiti” dalla realtà lavorativa.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Il villaggio rimase di proprietà dei Crespi fino agli anni ’70, quando diversi edifici, soprattutto residenziali, vennero venduti ad altri privati. In questo periodo si registrò un calo dell’attività industriale dovuto, tra le altre cose, allo spopolamento del villaggio operaio.

Visitare questi luoghi è senza dubbio un’esperienza molto suggestiva, che riporta indietro nel tempo, in un’ambientazione molto “industriale” e ottocentesca: subito mi tornano alla mente le immagini evocate dai romanzi di Charles Dickens e le sue descrizioni di quei quartieri operai. Al contrario però della situazione di degrado sociale che possiamo constatare in quei romanzi, i lavoratori di Crespi erano lavoratori che possedevano un certo benessere, nonostante i turni siano stati comunque di 8 ore (e non erano certamente i turni odierni).

Arrivati a Crespi d’Adda, decidiamo di non entrare con l’automobile fino al centro a causa delle misure di limitazione della circolazione, quindi parcheggiamo prima di entrare nel centro vero e proprio. Giunti poi al cuore di Crespi, ci dirigiamo verso l’ex asilo, oggi sede della biglietteria e di un piccolo spazio espositivo e polifunzionale. Ancora una volta posso constatare che non ci sono riduzioni o convenzioni (anche per visite guidate) per i travelblogger, ma non mi scoraggio di certo di fronte a ciò e quindi decido di acquistare un biglietto per assistere ad una visita guidata della centrale meccanoelettrica. Per il giro del villaggio, la mia amica Aurelia mi farà da bravissima e preparatissima Cicerone.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Passeggiando tra i vicoli della piccola cittadina, mi rendo conto di come la vita dei suoi abitanti fosse scandita da ritmi incredibili, suddivisi tra lavoro e momenti di socialità. Molto suggestiva è la storia della Casa del Medico e quella del Parrocco: entrambe, una accanto all’altra, sono poste sopra ad una piccola collina che sovrasta il villaggio, a ricordare quanto siano state importanti queste due figure. Il primo doveva vegliare sul corpo dei lavoratori mentre il secondo sulle loro anime. Una scelta saggia dunque quella di costruirle affiancate e sovrastanti il paese, così da essere sempre ben visibili ed ergersi come luoghi di protezione.

Dalla passegiata verso la panoramica si può raggiungere il punto più alto di Crespi e ammirare tutto il complesso: non si può non notare la simmetria e l’accuratezza con cui sono state costruite le casette!

Tornata tra le vie, ho potuto visitare l’esterno dell’opificio e i suoi famosi “cancelli rossi” da cui però non entravano i lavoratori, dato che l’ingresso a loro riservato era posto sul retro del complesso.
La fabbrica si compone di quattro corpi principali, corrispondenti alle diverse fasi produttive che si compivano all’interno dell’azienda: filatura, reparti complementari, tessitura e tintoria.

Di sicuro, una menzione la merita il famoso “Castello” cioè la casa padronale della famiglia Crespi, oggi bene privato non visitabile. Questa enorme villa padronale, chiamata il Castello per la presenza di una torre, era la residenza estiva della famiglia Crespi ma venne poco sfruttata. Nel corso della sua storia è passata più volte di mano ed è diventata addirittura la sede delle scuole medie di Capriate San Gervasio. Oggi è di proprietari privati ed è in disuso, purtroppo.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Se visitate Crespi non potete perdervi il Cimitero: lo so, sembra un po’ strano, ma la sua architettura particolare richiede di sicuro una sosta. Si trova a sud del villaggio, al termine della via principale e ha un impianto quadrato. Sul fondo si trova il mausoleo Crespi, realizzato in ceppo rustico e cemento decorativo, in stile eclettico e di gusto esotico.

Ciò che colpisce di più sono le tombe degli operai e dei famigliari, caratterizzate da una piccola e semplice croce in pietra: alcune di queste non riportano nemmeno più il nome del defunto, segno che il tempo ha divorato l’antica memoria.

Dopo aver pranzato a base di panini e focaccine presso il Parco Cittadino e la sua pineta, mi dirigo verso la Centrale idroelettrica: è infatti possibile visitarla ma solo con una visita guidata ed il biglietto si può acquistare sia presso la biglietteria che presso la centrale stessa.

La centrale idroelettrica è nata con lo scopo di assicurare energia ai macchinari dell’opificio e infatti si trova proprio sul retro di quest’ultimo. Con la diffusione dell’energia elettrica impiegata per i macchinari e per l’illuminazione, si intuisce immediatamente come questa energia possa diventare importante per lo sviluppo industriale e così il buon Cristoforo Crespi decise di costruire ben due centrali: una situata a Trezzo d’Adda e poi intitolata ad Alessandro Taccani e l’altra proprio qui a Crespi. Dopo aver cessato la produzione nel 2011, la società Iniziative Bresciane ha acquisito la proprietà della centrale e l’ha rimessa in funzione grazie ad un pregevole restauro: il tetto, gli affreschi ornamentali in stile liberty (unici in una centrale), il pavimento a parquet e gli impianti sono stati rimessi rimessi a lustro e riportati a nuova vita.

La guida con molta professionalità ci ha spiegato l’utilizzo delle turbine di tipo Kaplan e il procedimento di conversione dell’energia elettrica ricavata dall’azione delle acque. L’interno della centrale ci riporta ancora una volta al passato, e in particolari ad un mondo fatto di macchine e vapore: per noi appasionati Steamers è davvero la manna! E così, sognando un set fotografico in costume, ammiriamo la maestria e l’ingegnosità dell’uomo che qui potente si mostrano.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Dopo questo interessante tour guidato, è ora di ritornare a casa, stanchi ma molto soddisfatti di questa visita.

Per ulteriori informazioni riguardanti Crespi d’Adda, visitate il sito ufficiale.

Diario di viaggio: Verona – Arrivo e prima sera

Cari Vagabondi, lettori di vecchia e nuova data, inizio con piacere un nuovo Diario di viaggio che ha come protagonista una delle città più belle che abbia mai visitato: si tratta di Verona.

Verona (2)

Dopo avervi anticipato la preparazione del viaggio (leggete qui il mio articolo a riguardo), ora partiamo subito a razzo nel raccontarvi tutte le vicende che io e Gabriele abbiamo vissuto in questo viaggio, che ci siamo goduti dal 17 al 20 aprile 2019.

Di seguito, trovate la mappa dei nostri itinerari creati con Google My Maps, per mostrarvi tutti i nostri spostamenti, i luoghi visitati e i ristoranti in cui abbiamo mangiato.

Se volete cambiare la visuale e/o vedere i tragitti singolarmente, 
cliccate sull'icona in alto a sinistra

Dopo aver viaggiato con un treno Intercity da Pavia a Milano Centrale e con un Frecciarossa da Milano Centrale a Verona Porta Nuova, ci siamo diretti alle banchine degli autobus per raggiungere il centro storico: tramite la linea 73 siamo giunti alla fermata San Fermo e da qui abbiamo raggiunto a piedi la nostra “base”: il Bed and Breakfast Casa più Piazza Erbe. L’accoglienza di Moreno, il proprietario, ci ha subito fatto assaporare l’ospitalità genuina veneta, che in tanti ci avevano solo raccontato. Grazie alle sue indicazioni, abbiamo segnato sul nostro palmares alcune locande tipiche della città e alcuni luoghi dove poterci fermare per un pranzo in velocità. Il B&B si trova nella centralissima Piazza Navona, proprio dietro a Piazze Erbe, al Palazzo della Ragione e al leggendario Balcone di Giulietta.

Dopo esserci rinfrescati decidiamo di iniziare ad esplorare la città senza però fermarci presso i luoghi turisitici per una visita, a causa dell’ora ormai non consona (erano circa le 17.30): la prima tappa è stata l’Ufficio del Turismo IAT Verona, in via degli Alpini numero 9. Per raggiungerlo abbiamo dato anche uno sguardo all’Arena e naturalmente non sono mancate le prime foto del viaggio.

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Presso l’Ufficio del Turismo IAT Verona abbiamo ritirato la lettera-pass che mi era stata riservata dalle gentilissime Elena e Letizia, con cui avevo preso contatto prima della nostra partenza. Questo pass ci permetterà di visitare numerosi luoghi (musei, chiese, punti di interesse) gratuitamente e di goderci al meglio la nostra esperienza. Attenzione però! Il pass viene concesso soltanto ai travelblogger, quindi se non lo siete non potete farne richiesta. Per i visitatori e i turisti c’è la Verona Card, che vi consiglio assolutamente di fare, in quanto vi dà diritto all’ingresso gratuito nelle principali attrazioni della città, con una durata di 24 o 48 ore (leggete qui per ulteriori informazioni), oltre che all’uso illimitato dei mezzi pubblici.

La gentilezza degli addetti dell’ufficio e la cordialità con cui ci hanno accolto sono state davvero degne di nota! Consiglio a tutti i miei lettori di visitare almeno una volta l’Ufficio IAT per chiedere informazioni riguardo al proprio soggiorno di Verona: gli addetti ci hanno infatti consegnato delle cartine utili per pianificare al meglio la nostra gita e ci hanno mostrato le interessanti iniziative che vengono offerte anche ai bambini, non solo agli adulti.

Fieri e contenti di questa grande opportunità, ci dirigiamo verso l’Arena e ci sediamo per studiare al meglio tutte le tappe da percorrere nei giorni seguenti. Dopo aver scattato qualche fotografia, decidiamo di fermarci a cena presso “Le Cantine de l’Arena, luogo consigliatoci dal simpatico Moreno. Non so perchè, ma io e Gabriele abbiamo deciso di cenare per tutte le sere a base di pesce e pizza (io pesce ovviamente, e lui pizza, perchè proprio non ne riesce a fare meno!) e quindi decidiamo di iniziare la nostra “sfida culinaria a base di pesce e pizza” proprio qui. Grazie alla gradevole temperatura, decidiamo di accomodarci fuori, per godere di una splendida vista sull’Arena. Il ristorante non è il solito “turistico”, ma anzi offre piatti della cucina veronese e veneta molto gustosi, con portate giuste e con un buon impiattamento. La vera bellezza del ristorante risiede però nei locali interni: i prosciutti appesi, gli affreschi floreali e i tavoli di legno ci hanno trasmesso la vera essenza dell’osteria tipica, che tanto amiamo ricercare.

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Stanchi ma sazi, decidiamo di goderci la Verona serale, senza però rifugiarci in altri locali: la stanchezza del viaggio (e del lavoro mattuttino) iniziano a farsi ben sentire, quindi di buon’ora rientriamo alla base, non senza prima aver dato uno sguardo, molto indiscreto, al Balcone di Giulietta tramite la terrazza panoramica del negozio di souvenir “Romeo e Giulietta”.

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Questa calma e questo silenzio sono davvero unici, dato che tale luogo è il più visitato della città, perciò ce lo godiamo in silenzio, scattando qualche fotografia. E’ ora di rientrare, con la mente affollata già di nomi di luoghi, con la pancia piena di buon cibo e con il cuore scalpitante per le mille avventure che ci attendevano.

consigli

Verona è una città estremamente collegata con i mezzi e facile da raggiungere da ogni luogo di provenienza: da Milano partono numerosi treni per Verona, sia ad alta velocità che non.  Verona è famosa per alcuni eveni fieristici ricorrenti, come il Vinitaly e Fiera Cavalli Verona. Per godersi appieno la città vi consiglio un viaggio di almeno tre giorni. Se non siete amanti dei musei, avrete comunque modo di godervi le panoramiche e i luoghi d’interesse come le Chiese, il Balcone e la Tomba di Giulietta, la veduta da Castel San Pietro e Castelvecchio con il suo ponte. L’efficente rete di trasporti pubblici vi consente di poter scegliere alloggi anche al di fuori del Centro Storico, che è comunque quasi completamente ed esclusivamente pedonabile. Verona ha anche una rete di bike-sharing che potete sfruttare. Una volta arrivati, vi consiglio di far visita all’Uffico del Turismo IAT di Verona per ricevere informazioni utili circa la vostra visita. Verona è inoltre una città Dog-Friendly, infatti molti locali offrono l’accesso agli amici a quattro zampe.

Per leggere l’articolo sulla pianificazione del viaggio, clicca qui.

Per leggere l’articolo sul secondo giorno del diario di viaggio, clicca qui.

Riferimenti: #visitverona, #visitveneto, #veronatouristoffice, #IatVerona, #Verona e @veronatouristoffice.

I luoghi della storia: l’Abbazia di Morimondo

Ai confini delle Province di Pavia e Milano, in territorio milanese, sorge un piccolo borgo facente parte del circuito dei “Borghi più Belli”: si tratta di Morimondo.

Molti milanesi, e non solo, durante le giornate soleggiate di primavera decidono di far visita a questo luogo tranquillo e molto verde, silenzioso e accogliente. Il borgo di Morimondo non può essere però così famoso senza la sua Abbazia, conosciuta in tutta Italia e non solo.

Morimondo

La piccola cittadina, abitata da circa 1000 persone, dista solo 5 chilometri da Abbiategrasso ed è facilmente raggiungibile sia dalla Provincia di Pavia che dalla Provincia di Milano. Il comune si trova sulla riva sinistra del Ticino, con orografia dolcemente digradante verso il fiume. I primi insediamenti sono di origine romana, poi rimpiazzati da stanziamenti longobardi.

Come ho già detto, Morimondo non sarebbe quella che è oggi se non grazie alla sua Abbazia: la storia della città e quella della chiesa sono infatti intimamente legate. L’Abbazia fu fondata dai monaci dell’ordine dei Cistercensi che vi risiedettero. Questa relazione è testimoniata anche dallo stemma comunale, che rappresenta nella parte superiore una mitra, indicativa del potere religioso, il bastone pastorale, poiché l’abate priore aveva dignità vescovile, ed una spada, simbolo del potere civile-giudiziario.

Questo slideshow richiede JavaScript.

La fondazione della prima chiesa risale al 1134, quando i primi religiosi vi arrivarono qui dall’abbazia di Morimond, vicino a Digione. Nel 1182 si iniziò la costruzione della chiesa odierna tutta in laterizio. I monaci giunsero e portarono spiritualità e sacrificio: un segno di questa notevole spiritualità è testimoniato dalla fiorentissima attività dello Scriptorium, finalizzata alla costituzione della biblioteca monastica. Anche dal punto di vista dell’attività agraria si ebbe una notevole espansione con un gran numero di grange insediate su un territorio di 36.000 pertiche milanesi (circa 24 km²).

Nel 1798, con l’avvento di Napoleone, il monastero fu soppresso e il patrimonio culturale andò disperso. Dal 1805 al 1950 la vita religiosa tornò in auge grazie alla presenza di sacerdoti ambrosiani. Nel 1991 il cardinale Carlo Maria Martini affidò alla Congregazione dei Servi del Cuore Immacolato di Maria la cura pastorale della parrocchia con un nuovo invito a rilanciare l’abbazia di Morimondo come centro di spiritualità e di iniziative pastorali. Con la costituzione della Fondazione Abbatia Sancte Marie de Morimundo, nel 1993 si assiste a un rilancio di Morimondo con la valorizzazione del patrimonio spirituale e culturale dell’abbazia.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Oggigiorno, grazie al supporto della comunità locale, l’attività religiosa e culturale dell’abbazia è rifiorita, tanto da rendere famosa Morimondo e il suo borgo a tal punto di essere scelti come set per produzioni cinematografiche o televisive come ad esempio il film Papà dice messa del 1996, il film Cado dalle nubi del 2009 o la serie televisiva Benedetti dal Signore del 2004.

Nel dicembre 2007 la Regione Lombardia ha riconosciuto ufficialmente il complesso monastico come museo regionale, gestito dalla Fondazione Abbatia Sancte Marie de Morimundo.

La visita a Morimondo è una delicata e dolce esperienza, fatta di silenzio e di contatto con la natura, nonchè con la propria spiritualità. Un luogo così pacifico e immerso nel verde non può che attirare a sè molte persone, sia pellegrini che semplici curiosi. Durante le giornate soleggiate di primavera o d’estate è piacevole godersi un po’ di frescura con un bel gelato stando sdraiati sull’erba o venire qui per degustare le specialità tipiche della cucina milanese in uno dei tanti ristoranti che qui sorgono. Se non siete mai stati a Morimondo, vi consiglio di dedicarci almeno un paio d’ore, per scoprire la sua storia e la sua Abbazia.

Oltre alla visita della Chiesa, potete, pagando un piccolo biglietto presso l’entrata del Museo dell’Abbazia, visitare il chiostro, il refettorio e alcune sale oggi adibite ad attività culturali.

consigli

Visitate Morimondo e la sua Abbazia durante una giornata soleggiata di primavera. Lasciate l’automobile parcheggiata presso il parcheggio a pagamento all’ingresso del borgo e percorrete le vie a piedi o in bicicletta. Se siete interessati alla storia dell’Abbazia, prenotate una visita guidata di questa e del suo parco visitando il sito ufficiale. Se siete in zona, potete visitare il Parco Agricolo Sud Milano oppure avvicinarvi al pavese e visitare le campagne vicino a Bereguardo o alla Zelata.

 

Il Museo del mese di Aprile: il Museo Storico Militare “Alpi Giulie”

Il Museo di aprile è un museo del tutto particolare e fuori dagli schemi. Dopo aver scritto del Museo della tradizione mineraria di Cave del Predil (leggete qui il mio articolo), completo la descrizione di questo polo museale aggiungendo un articolo sull’altro Museo del polo: il Museo storico militare “Alpi Giulie”.

Alpi Giulie

Subito attirata da questo museo per via del mio interesse verso la storia militare, mi sono diretta senza esitazione alla sua entrata: grazie alla possibilità di acquistare il biglietto combinato (Museo della tradizione mineraria + visita guidata alla miniera + Museo storico militare) ho potuto trascorrere un meraviglioso pomeriggio all’insegna della storia di questo luogo e di questo piccolo paese del tarvisiano.

Il Museo storico militare “Alpi Giulie” presenta un ottimo allestimento che ripercorre la storia bellica dall’epoca napoleonica e si conclude con la Seconda Guerra Mondiale. I reperti sono corredati da spiegazioni esaustive e molto chiare, adatte a qualunque pubblico: l’esposizione risulta d’impatto e lo stampo è proprio quello del Museo militare, simile a quello del Royal Museum of the Armed Forces and Military History di Bruxelles (cliccate qui per vedere il suo sito ufficiale). Certo, la quantità di oggetti esposti non è assolutamente paragonabile, ma questo non significa che il Museo non sia degno del rispetto che merita.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Il percorso museale, disposto su più piani, si snoda attraverso tre periodi di riferimento:

  • Campagne napoleoniche antiasburgiche condotte dall’Armata d’Italia, a cavallo dei secoli XVII e XIX
  • Teatro operativo della Prima Guerra Mondiale (1915-1918)
  • Base di partenza e oggetto di contenzioso internazionale durante la Seconda Guerra Mondiale

Ciò che forse colpisce di più di tutto, è l’attenzione e la cura riservata alla collezione dedicata alla Prima Guerra Mondiale, dato che questi luoghi sono stati teatro di scontri e battaglie, testimoniati dai numerosi fortini sparsi in tutto il tarvisiano e il Friuli. Il punto di vista, inoltre, non è solo quello degli italiani, ma anche quello degli austroungarici, nota che va ad impreziosire ancora di più questo luogo.

Oltre allo spazio espositivo interno, si possono trovare anche dei cannoni e delle armi all’esterno, proprio al di fuori del Museo.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Da grande appassionata, soprattutto degli eventi della Seconda Guerra Mondiale, ho notato che alcune decorazioni e medaglie di quel periodo storico erano delle riproduzioni e ciò mi è stato confermato dal gentilissimo e garbato bigliettaio, che non ha esitato a dirmi che sono esposte delle riproduzioni in quanto non è semplice trovare appassionati che donano pezzi autentici: è una scelta del tutto museale, ma che a me non dispiace, l’importante è sempre segnalarlo.

Info e costi

Il museo si trova in Via Giuseppe Garibaldi, 2, 33018 Cave del Predil, Udine.

I biglietti hanno i seguenti costi:

Intero 8 €

Ridotto 1 6 €   ragazzi dai 7 ai 14 anni, over 65, gruppi con più di 10 persone

Ridotto 2 4 €   scolaresche da 7 a 14 anni

Gratis bambini con meno di 6 anni e possessori di Holiday Card

E’ inoltre possibile acquistare un biglietto combinato presso la sede del Museo della Tradizione Mineraria per il costo di 12 euro.

Per maggiori informazioni, visitate il sito ufficiale.

Pianificazione del viaggio: Verona 2019

Dopo l’articolo scritto per la pianificazione del viaggio a Colonia (leggete qui) è giunto il momento di scrivere l’articolo per la pianificazione del prossimo viaggio, ormai imminente: questa volta rimaniamo in Italia, precisamente a Verona.

Verona

Verona

17 Aprile – 20 Aprile

Bridge Ponte Pietra in Verona on Adige river
Immagine tratta da https://www.destinationitalia.com/it/destination/verona/

Verona, città storica e famosa per la Tragedia di Shakespeare “Romeo e Giulietta”, si trova in Veneto nella parte sud-occidentale della regione. E’ la seconda città per abitanti per popolazione, dopo Venezia.

cartina_verona.jpg
Posizione di Verona. Immagine tratta da https://www.tomveelers.nl/cartina-ditalia-verona/

Budget: 560 euro in due (circa).
Vaccinazioni: nessuna obbligatoria.
Visti: nessun visto obbligatorio, necessaria Carta d’Identità o documento di riconoscimento da fornire all’host.
Viaggiare Sicuri: dalla Farnesina non risultano esserci problematiche relative ad un viaggio a Verona ed in Italia in senso lato. Per ulteriori informazioni, visitate il Sito ufficiale.
Perchè ho scelto Verona: durante le vacanze pasquali mi piace prendermi del tempo per esplotrare città vicine e mete non troppo distanti dalla mia base. Verona l’ho già visitata nel 2016 sempre nello stesso periodo ma volevo tornarci per vedere ciò che non ero riuscita a visitare in quella occasione. Tra l’altro, Gabriele non ha mai visitato questa città del Veneto, quindi abbiamo colto la palla al balzo e abbiamo optato per questa meta, così romantica e ricca di storia.
La scelta dell’Hotel: come sempre, mi sono affidata al mio portale di hotel preferito, Booking, che mi ha sempre assicurato cancellazione gratuita e servizi adeguati, corrispondenti a quelli descritti. Ho prenotato a novembre per aprile e già molte strutture risultavano esaurite: essendo una città comoda e non molto distante, che non richiede un’attrezzatura particolare, abbiamo deciso di alloggiare in un bed and breakfast, precisamente presso il B&B Casapiù Piazza Erbe, situato in pieno centro storico della città.
La scelta del treno: per questo viaggio ho deciso di raggiungere la città con il treno, mezzo che uso abitualmente per spostarmi e per visitare l’Italia (oltre che con l’automobile). Prenotando con largo anticipo, ho trovato delle offerte molto vantaggiose per il Frecciarossa. In poco più di due ore, giungeremo a Verona (sperando nella puntualità del servizio!)
Itinerario: a Verona la città è tutta da gustare e godere. Una volta scelta la destinazione, ho provveduto a contattare l’Ufficio del Turismo di Verona, per conoscere eventuali programmi personalizzati per i Travel Blogger e subito l’Ufficio è stato così gentile e solerte da dedicarmi un pass gratuito per tutti i siti di interesse più importanti. Inoltre, mi ha fornito una piantina della città e numerose brochure con indicazioni utili. Insomma, ci sanno proprio fare a Verona! La collaborazione è stata dunque avviata e mi impegnerò a scrivere più articoli possibili e a pubblicare più foto che mai di questa favolosa città (non sarà difficile, mi conoscete!). Di sicuro, una visita non può mancare all’ Anfiteatro Arena, al Museo di Castelvecchio, alla Casa di Giulietta, all’Orto Botanico, alla Basilica di Santa Anastasia, al Duomo, al Museo Civico di Storia Naturale, alla Torre dei Lamberti e alla Funicolare di Castel San Pietro. In linea di massima,una volta arrivati faremo un giro perlustrativo del centro e per prendere le distanze tra noi e la base, in modo da pianificare al meglio i nostri spostamenti, visitando già il centro storico con Piazza delle Erbe e Piazza dei Signori e l’Arena (solamente dall’esterno). Il primo giorno vorremmo visitare i il Balcone di Giulietta, la Casa di Romeo, il Museo di Castelvecchio e l’Arena di Verona, per poi procedere verso il Duomo e Santa Anastasia. Il secondo giorno lo dedicheremo invece all’Orto Botanico, al Museo di Storia Naturale e alla Funicolare di Castel San Pietro più tutto ciò che non abbiamo visto il primo giorno. L’ultima mezza giornata è sempre libera, in modo tale da completare il nostro tour. Sembrano tante cose da voler vedere ma con il nostro “passo da montagna” e con un po’ di fortuna da parte del meteo, riusciremo a vedere tutto o quasi. Del resto, abbiamo due giorni interi e due mezze giornate e niente è impossibile!
Cosa portare in valigia: a Verona la temperatura prevista oscilla tra i 12 e i 20 gradi, in linea con il periodo in cui ci troviamo. L’abbigliamento sarà più leggero che pesante, anche se una felpa di pile non può mai mancare. Una giacchetta e l’ombrello sempre a portata saranno dei must.
Prima di partire: bisogna sempre spulciare sui siti specializzati per scoprire eventi e promozioni: abbiamo notato che è possibile prenotare le visite e i biglietti online per molti musei e attrazioni e questo può essere davvero utile. Inoltre, l’Ufficio del Turismo ci segnala che al Museo di Scienze Naturali si sta tenendo una bella mostra fotografica sull’Etiopia: non possiamo proprio perdercela!
Tag e hastag: #visitverona, #visitveneto, #veronatouristoffice, #IatVerona, #Verona e @veronatouristoffice

Per scoprire altri eventi o informazioni su Verona, visitate il sito dell’Ufficio del Turismo.

Per leggere l’articolo del primo giorno del diario di viaggio, clicca qui.

Per leggere l’articolo del secondo giorno del diario di viaggio, clicca qui.

I luoghi della storia: Villa Gromo di Ternengo

Durante le Giornate di Primavera del FAI di quest’anno, ho potuto visitare una suggestiva e incredibile dimora storica a pochi passi da Milano e da Pavia: Villa Gromo di Ternengo.

Villa Gromo

Il maniero si trova infatti a Robecco sul Naviglio, piccolo centro abitato a pochi chilometri da Milano, nella provincia omonima.

Villa Gromo di Ternengo sorge su un fortilizio antico di origine medioevale, fatto costruire dalla famiglia che qui viveva, i Pietrasanta, che creò alcuni avamposti sia in città che sul Ticino e sul Naviglio Grande. Nel 1340 la proprietà pass a Giovannolo Casati che trasformò il borgo fortificato in villa gentilizia, ma ciò che possiamo vedere qui oggi è frutto delle ristrutturazioni dell’abitato durante il Seicento: il governatore di Milano, Danese Casati, promosse questi lavori fino alla sua morte, avvenuta nel 1770. Da questo avvenimento, la villa non venne più mutata nel suo aspetto esteriore e cominciò ad essere tramandata per via femminile dal momento che Ferdinando Casati, ultimo erede maschio della villa, aveva avuto una sola figlia femmina nata, tra l’altro, dopo la sua morte.

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

La Villa passò poi sotto i possedimenti di Cesare Pompeo Castelbarco, figlio di Maria Antonietta Litta Visconti Arese e di Carlo Ercole Castelbarco Visconti Simonetta, noto politico e compositore milanese. Più tardi la figlia della coppia, Elena, sposò il nobile genovese Lazzaro Negrotto Cambiaso che fu senatore del Regno d’Italia.

La Villa ha più volte cambiato il suo nome perché portata come dote nuziale della figlia primogenita, venendo così unita al patrimonio del marito. Da questa eredità, oggi la conosciamo come Villa Gromo di Ternengo, dato che nel 1884 la Marchesa Antonietta Negrotto Cambiaso, discendente sempre della famiglia Casati, sposò Emanuele Gromo Richelmy Conte di Ternengo.

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Villa Gromo di Ternengo è ancora oggi di proprietà di questa famiglia che ne ha fatto anche la propria dimora: ciò nonostante, il bene privato viene noleggiato per eventi e cerimonie.

Architettonicamente, la Villa ha una campitura centrale aperta da un lungo portico a tre archi su colonne binate. Il piano nobile è costituito da un attico raccordato da triangoli mistilinei. L’atrio del corpo nobile è deliziosamente affrescato e funge da ambiente passante verso il retrostante giardino, che in origine era l’ingresso principale alla Villa. Il complesso confina con il Naviglio Grande e possiede un enorme giardino all’inglese di circa 16 ettari: curiosa è la storia della collinetta presente in esso, che in origine non era un boschetto (come lo vediamo oggi) ma la ghiacciaia della villa! Il giardino inoltre ospita la statua di una sirena, detta Sirenella che doveva indicare la via ai barcaioli che procedevano sul Naviglio.

Gromo_9
La Sirenella ed il Naviglio Grande

La visita guidata alla Villa è stata piacevole e divertente, con le giovani volontarie che ci hanno raccontato i segreti di questa villa (forse troppo giovani ed emozionate) intrattenendo me e gli asltri ospiti. Con un po’ di dispiacere ho potuto notare che io ero la più giovane del mio gruppo di visita e, anche negli altri gruppi, non c’erano persone con meno di 30 anni. Ciò mi è dispiaciuto molto perchè ancora una volta la cultura non sembra interessare i giovani e i giovanissimi: è vero, era sabato promeriggio, una bella giornata di primavera e forse i ragazzi e le ragazze preferiscono passare altrove il loro weekend. Poco male, cerchiamo di non pensarci perchè in fondo, la cultura non ha età!

La Villa non è visitabile se non mettendosi in contatto con i proprietari, quindi risulta chiusa al pubblico: il FAI ha avvicinato questo luogo alla gente, aprendo le sue porte e mostrando la sua magnificenza. Vi consiglio di approfittare di queste giornate per scoprire queste perle nascoste non lontano da Pavia!

Per ulteriori informazioni circa Villa Gromo di Ternengo, visitate il Sito Ufficiale.

 

Quando c'è una meta, anche il deserto diventa strada (Proverbio arabo)