Le mie esperienze da Travel Blogger: intervista a Emanuela di Be Boheme

Essere Travel Blogger per me è qualcosa di meraviglioso perchè mi permette di conoscere tante altre persone appassionate di viaggio e Blogger di viaggi. Grazie a Donna Vagabonda ho stabilito dei bellissimi rapporti di amicizia con queste persone e così ho deciso di intervistarle e di permettere loro di raccontarsi attraverso alcune domande.

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La prima Travel Blogger che ho voluto intervistare è stata una delle primissime persone che ho conosciuto e di cui nutro profonda stima ed ammirazione: si tratta di Emanuela, del blog “Be Boheme, squisita appassionata di viaggi e di avventure. Di lei mi ha colpito la sua gentilezza, la sua disponibilità e naturalmente…Il suo blog! “Be Boheme” è infatti un sito ben strutturato, facile da consultare e dalla grafica semplice ma assolutamente accattivante. Il format dei suoi articoli è fresco e cattura il lettore molto facilmente.

Ma conosciamo Emanuela e la sua metà Francesco in questa intervista.

Raccontami qualcosa di te

Io sono Emanuela e insieme a Francesco siamo i fondatori di www.beboheme.com.

Qualche anno fa mi sarei sentita confusa e indecisa di fronte a questa domanda, per raccontarmi avrei fatto un casino e non avrei saputo neanche da dove partire. Oggi invece con fierezza mi presento: sono Emanuela e sono una designer.

Qualunque cosa mi passi per la testa, tento di trasformarlo in reale, ecco perché sono sempre “impantanata” nei miei 1000 progetti.  Odio le convenzioni e le convinzioni, leggera ma non frivola, amo ascoltare e cogliere le sfumature più nascoste di ogni persona. Non giudico perché non mi piace essere giudicata e non sopporto i pregiudizi. Sono sostanzialmente pigra proprio per questo preferisco non fermarmi mai. Indipendente e decisa, femminista e spirito libero. Ho tanti interessi e una curiosità immensa, ogni giorno mi rendo conto di quante cose ancora non so e quante ne vorrei sapere. Poche cose mi fanno paura, tra queste l’automobile e per questo non guido (chi l’avrebbe mai detto eh?).

Di tanto in tanto sento il bisogno di isolarmi. Testa tra le nuvole e piedi ben piantati a terra. Credo di aver detto tutto, ah no…mi piace scrivere, ma forse questo si era capito vero!?

Una persona poliedrica Emanuela, che si butta a capofitto in ogni suo progetto e che cerca di realizzarlo donandogli quell’impronta colorata e giocosa tipica della sua personalità!

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Emanuela in tutta la sua spensieratezza!

Come si chiama il tuo blog e perché? Da quanto tempo lo hai aperto?

Il blog nasce per gioco quasi: circa 4 anni fa, frequentavamo insieme un corso di web design e grafica e per l’estate ci era stato dato il compito di realizzare il progetto grafico di un sito web, così scegliemmo di progettare un blog di viaggi. Il progetto ci appassionò così tanto da decidere di farlo diventare un blog vero proprio; Francesco scrisse ogni riga di codice e io cominciai a buttare giù articoli sui vari posti in cui eravamo stati e ripescare tutte le nostre foto di viaggio.

Be Bohème, è un invito ad essere bohème un po’ come noi: artisti, nomadi, appassionati e sempre in cerca di ispirazione, tanta voglia di rispettare le regole ma di abbattere le convenzioni.

Spesso le idee geniali nascono per una fortuita casualità ed è proprio quello che è successo per Be Boheme: un progetto che ancora riempie le vite di Emanuela e Francesco.

Che cosa ti ha spinto ad aprire un blog di viaggi?

In realtà pensavo potesse essere una buona idea per tenere insieme tutti i ricordi di ogni viaggio. Ad un certo punto però, ho pensato che tante cose che avevo visto durante i miei viaggi o quelle piccole curiosità che avevo scoperto potevano essere utili a qualcun’altro e così ho iniziato a scrivere non solo per me ma anche per gli altri.

Oggi il mio blog si compone di diari di viaggio e piccole guide pratiche in cui raccolgo tutte le notizie utili per chi si prepara a partire e vuole organizzare al meglio ogni cosa.

Un blog quindi da tenere in considerazione se volete programmare un viaggio!

Che messaggio vuoi trasmettere ai tuoi lettori?

Io voglio far sì che attraverso il viaggio e non solo, le persone possano sentirsi ispirate e ritrovare in po’ di spensieratezza. Voglio parlare dei miei viaggi e del perché viaggio affinché gli altri possano capire quanto ciò ti arricchisce e ti completa.

Vorrei che per le persone il viaggio non fosse solo una vacanza ma un modo per ritrovarsi. Viaggiare dovrebbe diventare un routine e non c’è bisogno di spendere tanto o arrivare dall’altro capo del mondo, viaggiare vuol dire anche  riscoprire la propria città o i luoghi vicini che a volte neanche consideriamo.

Un viaggio consapevole e incentrato sulla persona, un viaggio che permetta la riscoperta di sè stessi e che deve essere un mezzo per conoscersi e conoscere il luogo che si vuole visitare.

Qual è la cosa più difficile per una Travel Blogger?

Avere l’occasione di dimostrare la propria attendibilità e la propria professionalità! L’Italia ad esempio è un paese che non crede e non ha mai creduto del digitale, un paese che pensa che il blogging in generale non sia una professione, quindi dobbiamo dimostrare il valore dei nostri contenuti e i benefici che da essi derivano.

Purtroppo la professione del blogger in Italia non è praticamente riconosciuta e anche gli enti locali, spesso, guardano alla nostra realtà con diffidenza.

Dove pensi ti porterà il tuo blog?

Be Bohème é parte di un grande progetto che comprende tantissime altre cose e onestamente, non so dove arriverà ma spero che ci sia sempre. Sono così affezionata a questo mio piccolo mondo virtuale e alle persone conosciute qui che spero che Be Bohème possa continuare ad essere il blog di viaggi mio e di tante persone, persone che come me condividono la stessa passione.

Di sicuro Be Boheme è un bel punto di riferimento per i viaggiatori e non solo!

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Una bellissima coppia di viaggiatori!

Qual è il viaggio che più ti è rimasto nel cuore? Perché?

Uno dei più recenti, Marrakech. Marrakech perché mi ha regalato colori e odori meravigliosi. Marrakech perché é stato il primo viaggio con la mia migliora amica che è anche la mia socia. Marrakech perché mi ha regalato inaspettate amicizie e mi ha confermato l’inutilità dei pregiudizi. Inoltre il viaggio a Marrakech è stato un viaggio diverso per me e Francesco: in quest’occasione lui avevo una mano fratturata e forse per la prima volta sono stata io a prendermi cura di lui lontano da casa; portargli la valigia, aiutarlo a vestirsi o allacciarsi le scarpe ai controlli in aeroporto, sicuramente un viaggio che ha ulteriormente rafforzato il nostro legame.

Il viaggio come unione, come collante, come passione comune: viaggiare significa condividere ed Emanuela e Francesco hanno deciso di condividere la loro rispettiva vita anche attraverso questa loro passione comune.

Quale invece ti ha deluso e perché?

Per fortuna nessuno. Sarà che quando viaggio ho lo stesso entusiasmo di una bambina e non c’è niente che non mi entusiasmi. Amo trovare la bellezza e l’autenticità di ogni luogo, non potrei dire di essere delusa da niente perché ogni posto mi ha regalato qualcosa, mi ha reso felice e si è preso un po’ di me.

Emanuela cerca sempre di cogliere il meglio dei suoi viaggi e delle sue esperienze, forse è proprio questo che le impedisce di rimanere delusa!

Qual è il tuo viaggio da sogno? Perché?

Messico e non mi stanco di ripeterlo.

Io non so, forse in un’altra vita appartenevo alla cultura messicana ma a quando guardo le immagini di Guadalajara o Tulum provo quasi un  senso di nostalgia.

La musica, la lingua, il colore e la tradizione messicana mi affascinano in maniera inspiegabile e so che quando riuscirò ad andare lì… Sarà come tornare a casa.

Ti capisco bene Emanuela, per me è così con la Germania. E’ come se ognuno di noi appartenesse ad un luogo particolare e quel luogo ci chiamasse a gran voce: per te è il Messico e per me è la Germania.

Scrivi tre parole che definiscono il tuo “viaggio tipico”

Solo tre? Mmmmh vediamo: spericolato, organizzato e… sempre troppo breve 🙂

Grazie di cuore Emanuela per avermi concesso questa tua intervista. Spero un giorno di poterti conoscere di persona e di passare del tempo insieme: magari chissà, riusciremo ad organizzare anche un bel viaggio!

Di seguito, i riferimenti di Be Boheme

Blog: Be Boheme

Pinterest: Be Boheme

Instagram: @bebohemeita

Facebook: https://www.facebook.com/bebohemeofficial/

E sono 200! Grazie a tutti!

Il 17 maggio del 2018 ho pubblicato il 100esimo articolo di Donna Vagabonda (leggete qui l’articolo). Oggi sono lieta di annunciarvi la pubblicazione di questo 200esimo articolo: sembra passata davvero una vita da quando ho aperto il blog, con una voglia matta di scrivere di tutto quello che ho fatto durante i miei viaggi.

E sono 200! Grazie tutti!

Oggi la voglia è rimasta la stessa e dal 100esimo articolo penso di essere maturata tanto, sia come scrittrice che come persona. I viaggi mi rendono una donna migliore e forse in fondo è per questo che non voglio mai fermarmi: perchè voglio essere una persona sempre migliore. Se il viaggio è la meta, allora il raggiungimento di essa per me inizia quando inizio a programmare il prossimo tour: che sia in una capitale europea o in un Paese esotico, quello che voglio fare è partire, con le persone che amo e con la mia inseparabile macchina fotografica.

Al mio ritorno è davvero semplice: le emozioni sono ancora vivide e non vedo l’ora di scriverle sul mio blog per farvi capire cosa provo mentre viaggio. Ma questo 200esimo articolo non lo dedico a me stessa, lo dedico come sempre a voi: già, perchè senza di voi tutto questo non avrebbe alcun senso. Grazie al blog ho conosciuto e sto conoscendo persone meravigliose, viaggiatori e viaggiatrici che condividono con me questa passione, appassionari di fotografia o affezionati lettori che mi incoraggiano sempre a dare il meglio.

Grazie, grazie per questi 200 articolo dalla vostra Donna Vagabonda!

Consigli di viaggio: organizzare il proprio viaggio al meglio

Tutti noi almeno una volta nella vita abbiamo viaggiato: che sia solo per una breve gita o escursione o che sia per il viaggio dei nostri sogni poco cambia, dato che tutti sono preceduti da un’organizzazione. Già, ma come si fa ad organizzare al meglio un viaggio? Esiste una prassi da seguire? E’ meglio fare tutto da soli o affidarsi ad un’agenzia? In questo articolo vorrei rispondere a queste domande che molte volte mi sono state fatte.

Organizzazione viaggio

Vademecum di viaggio: escursioni in giornata

Chi di noi non si è mai svegliato il sabato mattina con la voglia di fare una delle cosiddette “gite fuori porta”? Beh, se siete appasionati di viaggi sicuramente conoscete questa sensazione di frenesia e voglia incontrollabile di salire in auto e partire. Ma anche un’escursione in giornata deve essere un minimo pianificata, a meno che non si voglia raggiungere il luogo per poi ritrovarsi delusi dalle sue molteplici sfaccettature.

Anche se so che a volte è irresistibile decidere di fissare un punto a caso sul navigatore e partire per quella meta, in questo articolo mi occuperò solo di viaggi svolti con un minimo di pianificazione (che può avvenire anche appena prima di partire, ci mancherebbe!)

Quando decidiamo di partire dobbiamo porci alcune domande basilari:

  • Dove?
  • Per quanto tempo?
  • Come?
  • Con chi?

Sembrano questioni banali ma posso assicurarvi che non lo sono: in molti, amici, parenti, lettori, mi hanno confidato di non aver pianificato bene i loro viaggi e alla fine ne sono rimasti delusi, per uno o per molti fattori che sono entrati in gioco. Inanzitutto dovete decidere la meta e questa scelta deve essere correlata al tempo che avete a disposizione: se si tratta di una gita fuori porta non potete scegliere una meta troppo lontana dalla vostra base o difficile da raggiungere (di certo non potete scegliere di scalare il Monte Bianco, ad esempio). Contate che il viaggio di andata e quello di ritorno devono rientrare nel vostro “conteggio ore” quindi, se volete visitare una meta distante, dovete mettere in conto anche il traffico, i disagi dei mezzi, l’eventuale ritardo che proprio voi accumulerete (magari vi siete attardati a scattare più foto del previsto o un luogo vi ha particolarmente coinvolto da desiderare di trascorrervi più tempo). Come progettare al meglio un viaggio di questo genere? Io vi consiglio di consultare blog di viaggi e articoli che troverete facilmente su internet, cercando banalmente “cosa vedere a ___________” se non conoscete la vostra meta. Se invece conoscete il territorio o per lo meno il suo capoluogo, ci sono moltissime guide (cartacee e non) che potranno indicarvi dei luoghi suggestivi: io adoro scoprire luoghi storici e castelli, quindi ho acquistato dei libri che mostrano e mi offrono delle mete di questo genere sia nel mio territorio che in territori limitrofi. A volte si è restii ad acquistare le guide ma, credetemi, i libri sono talmente ben scritti che non riuscirete più a non consultarli!

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Alcuni libri e guide di viaggio sulla Scozia che ho acquistato prima e durante il mio viaggio

Altro aspetto da non trascurare è di sicuro il “come”: in molti viaggiano in auto, per la facilità degli spostamenti e per la comodità di avere il proprio mezzo, ma si può optare anche per i mezzi pubblici (autobus, pullman, treni), che vi garatiscono comunque una certa comodità e un budget a volte ridotto: certo, la tematica del ritardo è sempre da tenere sott’occhio, soprattutto se vogliamo spostarci di sera. Per questo motivo consultate sempre gli orari dei mezzi e se ci sono disagi o scioperi previsti, altrimenti la vostra gita sarà sicuramente rovinata.

Ultimo ma non meno importante è sicuramente il fattore “con chi”: quante volte ho sentito qualcuno dirmi “la città non l’ho apprezzata perchè i miei compagni di viaggio avevano esigenze diverse dalle mie”, o anche “non mi è piaciuto questo luogo perchè non sono riuscita a vedere ciò che volevo a causa di interessi e gusti diversi dei miei compagni”. Sembra davvero tanto tanto banale ma davvero non è così: la scelta dei compagni di viaggio è fondamentale, soprattutto per viaggio medio-lunghi. Bisogna sempre aver chiaro con chi si viaggia e le esigenze del gruppo: questo può far cambiare di molto la vostra esperienza, trasformandola da positiva a negativa. Se vi piacciono le camminate e il contatto con la natura, di sicuro non scegliete un compagno che predilige la vita mondana e lo shopping (e viceversa, naturalmente!). Se amate l’arte e i musei non scegliete un compagno che invece preferisce stare en plain air. Insomma, le esigenze devono essere simili e convergenti laddove non si raggiunge un buon compromesso. Piuttosto, e ve lo dico per eseperienza, andate da soli e in questo modo avrete i vostri personali interessi e ritmi da seguire.

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Viaggiate con chi vi ama, viaggiate con chi vi fa amare ciò che fate!

Vademecum di viaggio: il viaggio di più giorni

Dopo aver trascorso intere giornate a fare gite fuori porta sentirete il bisogno di trascorrere più tempo in viaggio, di vedere di più di quello che avete visto fino ad ora e di spostarvi più lontano. Siete dunque pronti a fare il salto e a diventare “medi viaggiatori”. Naturalmente dovrete tener conto sempre delle domande universali che bisogna porsi (dove, per quanto tempo, come, con chi) ma questa volta potete pianificare un viaggio più lontano e di più giorni. Attenzione, sia in termini di costi che in termini di tempo le cose cambiano: spesso gli spostamenti sono di più, come pure i mezzi di trasporto. Se pensiamo alla visita di una città straniera o lontana dalla nostra base, molto spesso si opta per l’aereo e poi per i mezzi pubblici per gli spostamenti “interni”: questo vuol dire organizzazione del volo, dei suoi orari e dei vostri per raggiungere l’aeroporto. Spesso il volo, a causa dei costi, si deve prenotare con largo anticipo: assicuratevi di prenotare prima il volo che l’albergo, soprattutto se volete visitare una meta gettonata in un periodo “caldo”, e non sto parlando delle temperature ma di alcuni periodi dell’anno (Pasqua, Ferragosto, Capodanno in primis). La cosa migliore, in ogni caso, è fare un controllo incrociato sia della disponibilità delle strutture ricettive sia dei voli. A questo proposito potete utilizzare le numerose piattaforme presenti sul web, da Booking a Hotels, da Skyscanner ad Expedia. Se invece non vi trovate bene in questo modo potrete sempre chiedere aiuto alle agenzie di viaggio o ad alcuni tour operator.

Vademecum di viaggio: On the road, in gruppo e in solitaria

Forse a questo step non ci si arriva sempre, o forse si parte proprio da questo step, sia per voglia di avventura sia per provare qualcosa di nuovo. Questi sono viaggi più avventurosi, più lunghi, più organizzati e verso mete molto più lontane. A volte la pianificazione di questo tipo di viaggio richiede mesi, se non addirittura anni, mentre a volte bastano poche ore. Se siete spiriti liberi e non volete vincoli di sicuro vi consiglio un bel viaggio “zaino in spalla” verso mete esotiche e particolari: assicuratevi, però, di conoscere bene almeno l’inglese e di possedere un itinerario ben strutturato (e anche di avere un budget adeguato). Forse un tempo si poteva scegliere di partire e di pernottare “dove capitava” ma oggi non è più così facile: in Scozia e in estate, ad esempio, è fondamentale prenotare con anticipo le strutture, altrimenti vi troverete a dormire in auto. In altre parti del mondo non è detto che le cose vadano come in Scozia ma io consiglio comunque di non lasciare nulla per quanto riguarda i pernottamenti al caso e di partire con già un itinerario pronto.

Questione fatidica è di sicuro il “con chi”: se il budget, la meta e il mezzo li avete già scelti, non resta che assicurarsi di viaggiare con le persone giuste. Per chi vuole azzardare, ci sono alcuni tour operator che organizzano viaggi di gruppo dove non si conoscono i membri se non al momento della partenza: è il caso, ad esempio, del tour operator “Avventure nel Mondo“, con cui ho viaggiato e con cui mi sono trovata molto bene. Se non siete persone adattabili e non condividereste per nulla al mondo la vostra stanza (o il vostro letto, perchè può capitare) con uno sconociuto, allora questo non fa per voi. Se preferite invece viaggiare con persone fidate o con chi conoscete beh, dovrete trovare qualcuno che come voi vuole partire per un viaggio in Africa di 20 giorni o per un tour estremo nel freddo nord del Canada (sembra facile eh? Ma non penso proprio che lo sia).

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Con gli amici è sempre bello viaggiare!

I consigli di Donna Vagabonda

Siamo dunque giunti al cuore dell’articolo: se decido di fare tutto da solo, come posso fare?

Scelta del mezzo e siti utili

 

Se decidete di viaggiare con l’aereo, uno dei mezzi più veloci e gratuiti per trovare dei voli adatti a voi è sicuramente Skyscanner: si tratta di un motore di ricerca internazionale di voli, senza finalità di vendita, che permette agli utenti di navigare tra i prezzi e le destinazioni delle offerte di volo e di confrontare le diverse offerte disponibili. Oltre alla comparazione dei voli, Skyscanner vi offre la possibilità di trovare una sistemazione o un’auto a noleggio. Io lo utilizzo sempre quando si tratta di acquistare i voli o per il noleggio dell’auto. Altri motori di ricerca molto utilizzati sono Volagratis, Kayak, eDreams, Momondo.

Scelta della sistemazione

Il web qui davvero si sbizzarrisce e i portali che offrono questo tipo di servizio sono moltissimi. Io ve ne consiglio due in particolare: Booking ed Expedia. Con Booking avete la possibilità di trovare milioni di sistemazioni, di ogni tipo, in tutto il mondo: grazie al programma Genius, inoltre potete accumulare dei livelli e dunque delle promozioni e dei vantaggi come premio fedeltà. Personalmente mi trovo molto bene ad utilizzare questo portale e, per quasi tutti i miei viaggi, la scelta ricade proprio su Booking. Oltre a Booking, ho utilizzato anche Expedia, soprattutto per quei viaggi che combinavano il volo più l’hotel e non sono rimasta mai delusa.

Attività presso la destinazione

Se volete svolgere un’attività diversa dal solito o cercate un tour guidato, Get Your Guide è cio che fa per voi: in moltissime città sono disponibili visite accompagnate da guide in inglese o multilingue, attività non convenzionali e sconti su alcune attrazioni. Ho utilizzato più volte questo sito (ad esempio per il mio guided tour al Campo di Concentramento di Dachau) e vi garantisco che il servizio è ottimo!

Spostamenti

Personalmente, quando non mi muovo in auto, cerco di sfruttare sempre i mezzi pubblici del luogo che sto visitando. Quando questo non è possibile, mi affido all’applicazione Uber: memore della mia ottima esperienza vissuta a Varsavia, posso consigliarla tranquillamente anche a chi non è avvezzo al trasporto tramite taxi. Uber consente di scegliere il proprio trasporto e di valutarlo a fine corsa, inoltre i pagamenti avvengono in modo digitale, tramite PayPal.

Altri servizi

Se volete saperne di più sul luogo che volete visitare o volete trovare qualche attività interessante, vi consiglio di recarvi presso gli Uffici del Turismo: al loro interno troverete persone del luogo disposte ad aiutarvi, spesso parlanti più lingue, e che vi sapranno consigliare al meglio. Ho sempre avuto un’esperienza positiva con questi e sono felice di raccomandarveli. In particolare, vi consiglio lo IAT di Verona, il Portree iCentre, il Vienna Tourist Board.

Per rispondere alle domande…

Non esiste un modo migliore per organizzare un viaggio: l’organizzazione, così come l’esperienza, è personale e ognuno usa il metodo che preferisce. Un viaggio organizzato dall’agenzia non è migliore o peggiore rispetto ad un viaggio fai-da-te perchè ogni viaggio è personale e cambia in base alle attitudini del viaggiatore. Di certo, più si viaggia e più si impara a viaggiare e questa credo sia l’unica prassi da seguire: viaggiate, imparate dai vostri errori e miglioratevi, sia come persone che come viaggiatori.

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Solo viaggiando si può scoprire il meglio di noi!

Spero di avervi aiutato con questo articolo nell’organizzazione dei vostri viaggi.

Non mi resta che augurarvi, buon viaggio!

Diario di viaggio: Vienna – giorno 2

Ed eccoci al secondo giorno a Vienna, entusiasti e galvanizzati per una nuova giornata ricca di storia ed emozioni. Il cielo sopra di noi non è molto invitante e la pioggia è pronta a sorprenderci in ogni momento ma questo non ci scoraggia. Decidiamo, sfruttando il maltempo, di visitare il bellissimo Complesso Reale della Hofburg. La storia di questo simbolo di Vienna è davvero secolare e ricca di nomi e personalità influenti. Non ci resta dunque che prendere la metro e dirigerci verso il Palazzo Reale.

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Il nucleo centrale del Palazzo si trova nel distretto di Innere Stadt: una parte di essa è la residenza e il luogo di lavoro del Presidente dell’Austria mentre quasi tutto il complesso è stato adibito a funzione museale (non tutto il complesso si erge su di un unico palazzo). La Hofburg si estende per 240000 metri quadri ed è formata da ben 18 ali, 19 cortili, 2600 stanze. La costruzione risale al XIII secolo e grazie agli Asburgo venne ampliata e arricchita. Il complesso è costituito da una serie di residenze a palazzi tra loro apparentemente distaccati, la Cappella Imperiale (Hofkapelle o Burgkapelle), il Naturhistorisches Museum ed il Kunsthistorisches Museum, la Biblioteca Nazionale Austriaca (Hofbibliothek), il tesoro imperiale (Schatzkammer), il Burgtheater, la Scuola di cavalleria spagnola (Hofreitschule), le stalle imperiali (Stallburg e Hofstallungen), ed il centro congressi Hofburg. Con una storia così antica e con il desiderio di creare un’opera maestosa, il progetto non poteva che essere affidato a numerosi artisti tra cui l’architetto ed ingegnere italiano Filiberto Luchese (che curò il Leopoldinischer Trakt), Lodovico Burnacini, Martino Carlone e Domenico Carlone, gli architetti barocchi Johann Lucas von Hildebrandt e Joseph Emanuel Fischer von Erlach (l’ala della Cancelleria Imperiale e la scuola di cavalleria invernale), Johann Fischer von Erlach (la biblioteca), e gli architetti della grandiosa Neue Burg costruita tra il 1881 ed il 1913.

Arrivati di buon’ora notiamo che già la fila per entrare è ben nutrita: evidentemente in molti hanno pensato di dirigersi verso un luogo chiuso come noi a causa del cattivo tempo. Le file non ci scoraggiano e dunque ci apprestiamo ad entrare, pazientando.

Avevo visitato già la Hofburg quando giunsi a Vienna la prima volta, a 18 anni, e sapevo quali meraviglie mi attendevano ma l’emozione è stata come quella che ho provato molti anni orsono: incredibile. La visita si apre con il Museo delle Argenterie, uno dei più ricchi e interessanti del mondo. Piatti, stoviglie, posate e suppellettili ci colpiscono per la loro preziosità e per lo sfarzo che solo una famiglia imperiale poteva permettersi. La storia della Camera delle argenterie risale al 1400 e la collezione si è arricchita sempre di più. Il 1° aprile 1995 è stato inaugurato il Museo delle argenterie e ad oggi la superficie è di 1300 metri quadrati e sono esposti circa 7000 pezzi (in totale sono più di 150000): notevole, non è vero?

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Dettagli dorati

Lo sguardo è davvero travolto dal lusso di questa posateria e dalla vera arte che si trova palesata in questi oggetti: oro, argento, ceramica ed altri materiali preziosi ci hanno impressionati davvero molto e ci hanno riempito il cuore di bellezza e sofisticatezza.

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Dopo più di un’ora di visita ci dirigiamo verso gli appartamenti reali: qui le fotografie non sono permesse e quindi non posso mostrarvi le meravigliose stanze imperiali. Una cosa posso dirvi. Lo sfarzo che ho visto qui non l’ho visto più da nessuna parte, più in nessun palazzo reale, a parte Schönbrunn. Gli appartamenti visibili sono quelli dell’Imperatore Francesco Giuseppe e quelli di sua moglie, l’Imperatrice Elisabetta di Baviera, conosciuta come Sissi. Su Sissi si è scritto e detto davvero di ogni e di sicuro questo non è il luogo adatto per aggiungere altro su questa figura storica così amata e così discussa. Mi limito a dire che la sua permanenza in questa corte non doveva essere facile ma di sicuro nemmeno priva di gioie. I suoi appartamenti sono tra i più belli al mondo e la loro possanza si può palpare davvero. Oltre agli appartamenti, a Sissi è dedicato anche un museo, che ripercorre le tappe della sua vita, dall’infanzia alla tragica morte per mano dell’anarchico Luigi Lucheni. La visita a tutto il complesso è durata tutta la mattinata e ne siamo usciti davvero pieni di gioia e di stupore, soprattutto Gabriele.

Appena fuori ci rendiamo conto che il tempo stava cambiando e sembrava spuntare un timido sole…Non potevamo non cogliere l’occasione di stare un po’ all’aperto! Così abbiamo incrociato le dita e ci siamo diretti alla Chiesa degli Agostiniani: sempre incastonata nel complesso monumentale della Hofburg, la Chiesa è famosa per essere stata il luogo cardine per le nozze imperiali. Maria Teresa sposò proprio qui l’amato Francesco Stefano di Lorena nel 1736 e così fece l’Imperatore Francesco Giuseppe con la sua amata Sissi, che celebrò qui l’unione reale nel 1854. Dopo averla visitata ci siamo diretti verso il Graben per gustarci un altro panino con il leggendario wurst e subito dopo, continuando a sfruttare il meraviglioso sole che così gentilemente si è concesso a noi, ci siamo diretti al Palazzo del Belvedere.

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Ricordo che la prima volta che vidi Vienna fu il primo monumento che visitai e all’epoca mi lasciò un bel ricordo. Oggi, dopo questa visita, posso dire che per me questo è il più bel palazzo della città viennese, in assoluto. Sarà meno maestoso di Schönbrunn ma comunque la bellezza architettonica non ha rivali. Chi mi segue su Instagram sa quante volte ho dichiarato il mio amore per l’arte barocca e qui siamo proprio davanti ad uno dei capolavori più rinomati dell’architettura barocca austriaca. Il complesso venne costruito da Johann Lucas von Hildebrandt per il principe Eugenio di Savoia ed è formato da due palazzi contrapposti, il Belvedere superiore (Oberes Belvedere) e il Belvedere inferiore (Unteres Belvedere), separati da una grande prospettiva di giardini alla francese digradanti sulla collina e affacciati sulla città. Oltre ad essere uno del Palazzi principeschi più belli del mondo, il Belvedere ospita la Österreichische Galerie Belvedere che ospita le opere principali di Gustav Klimt, Egon Schiele e Oskar Kokoschka, uno dei principali musei d’arte di Vienna. E sapete che quando c’è arte, c’è Donna Vagabonda.

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Belvedere inferiore e giardini alla francese

Arrivati dopo circa 20 minuti di tram, ci dirigiamo verso la biglietteria e acquistiamo il biglietto per visitare sia il Belvedere superiore che quello inferiore. A causa della grossa mole di visitatori non possiamo entrare immediatamente e così decidiamo di scattare qualche fotografia ai giardini che lasciano davvero stupiti: puliti, ordinati, ben curati e accoglienti.

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Noto che molti viennesi sfruttano il parco del Belvedere per rilassarsi e per fare jogging, infatti l’entrata ai giardini è gratuita: un ottimo modo per invogliare anche i cittadini a visitare questo luogo e di sicuro un approccio lungimirante nella gestione del bene pubblico. I giardini alla francese sono stati mantenuti sino ai nostri giorni con i numerosi jeux d’eau disegnati da Dominique Girard, che già aveva operato a Versailles come pupillo del celebre André Le Nôtre.

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Il Palazzo del Belvedere

Dopo una mezzoretta di attesa entriamo partendo dal Belvedere superiore e rimaniamo subito incantati dalla bellezza artistica sia del palazzo che delle opere che qui sono conservate: la visita inizia con il tema della storia del Belvedere e prosegue con l’esposizione di opere d’arte del Medioevo, del Barocco, del Classicismo e dell’epoca Biedermeier.

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Gabriele assorto…Chissà cosa starà pensando!

Degni di nota sono sicuramente i due ritratti reali eseguiti per conto dell’Imperatore Francesco Giuseppe e di sua moglie Sissi, realizzati da Georg Martin Ignaz Raab, pittore austriaco noto per aver ritratto alcuni membri della famiglia reale asburgica. Non si pùò non menzionare poi una delle più famose opere d’arte al mondo, “Napoleone valica il Gran San Bernardo” di Jaques-Louis David, forse il più celebre ritratto del condottiero francese, presente in moltissimi libri di storia. Al Modernismo viennese e all’arte intorno al 1900 è dedicato un ampio spazio al primo piano e qui si trovano tra le opere più importanti al mondo di questo periodo storico come il “Bacio” di Gustav Klimt e “La famiglia” di Egon Schiele. Infine, al secondo piano, si può ammirare l’arte del periodo fra le due guerre e del periodo postbellico. Un museo d’arte a tutto tondo, ricco di opere magnifiche e di quadri eccezionali. La visita, durata circa due ore, si è conclusa con tanta meraviglia e, non nego, con un po’ di stanchezza.

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Decidiamo dunque di visitare velocemente il Belvedere inferiore, forse meno suggestivo di quello superiore e assolutamente più piccolo.

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Finita la visita ci aspetta un bel giro tra i giardini: lo stile francese predomina sul paesaggio e l’armoniosa composizione mi porta alla mente periodi lontani e passati. Chissà quanti principi, condottiere, damigelle e statisti hanno calcato questi sentieri, hanno ammirato queste aiuole, hanno passeggiato con ombrellini per il sole e bastoni eleganti. Non c’è che dire, Vienna è principesca e sontuosa e difficilmente in un’altra città respirerete un’aria così maestosa e intrisa di storia!

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Si è fatta quasi l’ora di cena dunque scattiamo le ultime fotografie e poi ci dirigiamo in albergo per rinfrescarci. Alla sera ci attende un’altra buonissima Schnitzel targata Centimeter! Un altro giorno a Vienna è passato, un altro giorno ricco di sorprese, bellezza, ricordi e tanta tanta felicità.

Per leggere il primo giorno del diario di viaggio, cliccate qui.

Per leggere la pianificazione di questo viaggio, cliccate qui.

Per leggere altri articoli sull’Austria, cliccate qui.

Le Mostre più belle: Wildlife Photographer of the Year – Milano 2019

Ogni anno viene assegnato un prestigioso premio al migliore fotografo di natura: il Wildlife Photographer of the Year. Quest’anno, il vincitore è il fotografo cinese Yongqing Bao con uno scatto incredibile intitolato “The Moment”. E’ possibile vedere questa e le altre fotografie premiate al National History Museum di Londra.

A Milano, però, è sbarcata la National Photographer of the Year, la mostra “itinerante” che vuole mettere in luce una selezione delle foto vincitrici e degne di menzione dell’edizione del 2018.

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Sapendo che a Milano sarebbero stati esposti i capolavori della fotografia naturalistica più famosi al mondo ovviamente non ho esitato e così ho visitato la mostra il 20 ottobre 2019 (la mostra è aperta dal 4 ottobre al 22 dicembre 2019)

Questo evento è organizzato dall’Associazione culturale Radicediunopercento e presenta le 100 immagini premiate alla 54a edizione del famigerato concorso fotografico.

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Di 45.000 scatti provenienti da ben 95 Paesi, solo alcuni sono stati selezionati, cioè quelli che hanno colpito la giuria per composizione, particolarità e creatività: si assiste dunque a scatti incredibili, spesso frutto di un prezioso istante immortalato dal fotografo dopo mesi, se non anni, di ricerche e di appostamenti. Dal premio assoluto si passa alle foto dei giovani talenti, dagli animali si volge lo sguardo alle piante e ai paesaggi naturali.

Tutti gli scatti sono corredati di didascalia descrittiva sia della foto che dei parametri di realizzazione. Con mio grande piacere, da fotografa naturalistica, ho potuto notare alcune attrezzature menzionate che possiedo anche io e che cerco sempre di sfruttare al meglio per i miei scatti.

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Una delle sale espositive

Di sicuro, una menzione la merita la vincitrice del concorso, la fotografia di Marsel van Oosten, “Golden couple”, che raffigura due rinopitechi dorati (Rhinopithecus roxellana) seduti, con lo sguardo non rivolto alla camera, in contemplazione di ciò che sta succedendo intorno a loro. Questa specie, in pericolo di estinzione, abita i freddi altopiani cinesi di Gansu, Hubei, Sichuan e Shanxi.

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La coppia dorata – Marcel van Oosten – Foto cortesemente concessa dall’Associazione Radicediunopercento

Altra punta di diamante di questa esposizione è di certo lo scatto vincitore nella categoria “Young”: “Lounging Leopard”, di Skye Meaker, sedicenne originario del Sud Africa che ha immortalato un leopardo nel momento del risveglio nella Mashatu Game Reserve, nel Botswana.

08_Lounging Leopard © Skye Meaker - Wildlife Photographer of the Year
Il riposo del leopardo – Skye Meaker – Foto cortesemente concessa dall’Associazione Radicediunopercento

All’interno del concorso, e ovviamente della mostra, hanno trovato uno buono spazio anche alcuni fotografi nostrani, tra cui Marco Colombo, che ha vinto nella categoria “Urban Wildlife” con un scatto notturno,”Crossing Path”, realizzato ad un orso marsicano che si è avventurato in ambiente urbano.

Oltre al suo scatto, sono esposti quelli di Emanuele Biggi, Valter Bernardeschi, Lorenzo Shoubridge, Stefano Baglioni, Dario Podestà e Georg Kantioler.

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Il percorso espositivo è articolato in più sale dove le foto sono esposte secondo le seguenti categorie: Anfibi e rettili, Uccelli, Invertebrati, Mammiferi, Animali nel loro ambiente, Piante e funghi, Ambienti della terra, Subacquee, Natura urbana, Ritratti animali, Bianco e nero, Visioni creative, Portfolio, Young (fotografi da 10 anni a 17 anni). Oltre all’esperienza visiva si può anche optare per una esperienza immersiva attarverso la realtà virtuale.

La mostra è ben strutturata e l’illuminazione è ottima per ammirare gli scatti senza fastidiosi riflessi. La sede espositiva si trova non lontano dalla fermata della metro Cadorna e Cairoli Castello. All’interno della mostra è possibile acquistare il catalogo dell’esposizione e altri gadget (cartoline, magneti, ecc.).

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Sono contenta che la grande fotografia naturalistica sia approdata a Milano, città facilmente raggiungibile da tutta la Lombardia e non solo, e che l’evento sia stato pubblicizzato sui social (altrimenti, probabilmente, non ne avrei sentito parlare). Consiglio vivamente a voi lettori di visitare questa esposizione anche se non siete fotografi, ma semplici appassionati: la natura, ancora una volta, saprà stupirvi.

Ringrazio sentitamente l’Associazione Radicediunopercento, in particolare la Signora Alessandra Zanchi per il supporto che mi ha fornito.

Informazioni utili

Wildlife Photographer of the Year
4 ottobre – 22 dicembre 2018
Fondazione Luciana Matalon
Foro Buonaparte 67 – 20121 Milano

Orari
Tutti i giorni e festivi h 10 – 19 / Venerdì h 10 – 22 / Chiuso Lunedì
Chiusura biglietteria 30 minuti prima
1 novembre, 7 e 8 dicembre aperti.
Sabato 16 novembre e sabato 14 dicembre chiusura anticipata alle ore 18.00

Giungere alla mostra
MM1 Cairoli – MM2 e Ferrovie Nord Cadorna
Tram: 1 – 4 Bus: 50 – 57 – 61

Per ulteriori informazioni

Radicediunopercento

Diario di viaggio: Scozia tra natura e castelli – Arrivo e prima sera

Dopo tre mesi dal mio ritorno dalla Scozia mi sono decisa a scrivere il Diario di viaggio di questa incredibile esprienza durata 11 giorni, intensi e mai banali. E’ con immenso piacere dunque che inauguro con questo articolo questa serie, un diario di un viaggio naturalistico e storico, fatto di osservazione, attese del momento giusto, grandi traversate e…Disagi da maltempo! Già perchè non è la Scozia senza la pioggia e gli imprevisti che ne derivano! Iniziamo dunque questo racconto, alla scoperta della Scozia più bella e autentica.

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Se prima però volete sapere come ho pianificato questo viaggio, leggete questo articolo cliccando qui!

Itinerario del primo giorno

Dopo aver pianificato l’itinerario nei minimi dettagli e aver programmato ogni sosta e ogni luogo da visitare, io e mio padre siamo partiti alla volta della Scozia, dall’aeroporto di Milano Malpensa con compagnia RyanAir. Dopo un volo tutto sommato tranquillo e con un pizzico di ritardo siamo atterrati ad Edimburgo, lasciandoci alle spalle l’assolata Lombardia ed entrando nel mood triste e nervoso del meteo scozzese: già, perchè non appena atterrati abbiamo capito come questa regione sia profondamente influenzata dalle piogge e che queste siano praticamente perenni (almeno un’ora al giorno ha piovuto sempre, tranne rarissimi casi). Va beh, cerchiamo di non scoraggiarci subito! Ritirati i bagagli ci siamo diretti verso la sezione dell’aereoporto delle auto a noleggio, tra l’altro comodissimo, proprio fuori dal terminal e supersegnalato. Recuperata l’automobile presso la Thrifty Car Rental, una Citroën C4 Cactus, ci siamo messi subito su strada, direzione Dunbar.

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Pronta a partire!

Non vi nego che l’esperienza di guidare al contrario è qualcosa di assolutamente particolare e senza precedenti: le numerose rotonde con i semafori al loro interno ci hanno sbigottito e non poco! Ci sembrava di procedere in contromano ad ogni incrocio e questa sensazione ci è rimasta anche quando siamo ritornati in Italia. Con la BBC Alba a manetta e le canzoni in gaelico, la motivazione è salita al massimo e le battute si sono sprecate. Constatiamo che gli scozzesi non guidano male, anzi, con noi sono stati sempre molto attenti e prudenti.

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Dopo circa 50 minuti giugiamo a Dunbar, sempre sotto una pioggia scrosciante. Per questa prima tappa abbiamo scelto di alloggiare presso il Royal Mackintosh Hotel, un placido e tranquillo hotel a conduzione famigliare non lontano dal porto e dal centro. L’accoglienza è stata calorosa e la receptionist si è premurata di non farci mancare nulla. La stanza, piccola ma confortevole, era funzionale e silenziosa. Nonostante il volo e la stanchezza dovuta alla guida, abbiamo subito deciso di visitare il porto, sperando nella fortuna, e questa non ci ha deluso.

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La stanza

Proprio presso il porto si trovano i resti del Castello di Dunbar (poco più di un muro rimasto in piedi) e, all’interno dei suoi mattoni, ha trovato riparo e luogo di nidificazione una colonia di Gabbiano tridattilo (Rissa tridactyla), una specie vulnerabile che davvero mi ha sorpeso vedere così ben rappresentata proprio qui a Dunbar: in nessuna parte della Scozia che ho visitato ho potuto osservarne così in grande numero (parliamo di almeno 300 individui). Questi timidi e piccoli gabbiani hanno sfruttato le insenature createsi naturalmente tra i mattoni per nidificare: con gli adulti, infatti, ho potuto osservare numerosi pulcini, ben nutriti e chiassosi.

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Il mio cuore da birdwatcher si è subito riempito di gioia perchè a nemmeno due ore dall’atterraggio mi sono trovata davanti questo spettacolo così meraviglioso, unico e davvero tanto tanto desiderato. Oltre ai gabbiani non potevano mancare i cormorani (Phalacrocorax carbo) e, dulcis in fundo, anche degli edredoni (Somateria mollissima) che però ho osservato solo da lontano.

Dopo aver scattato un vero e proprio fotoset ai gabbiani, qualcos’altro ha attirato la mia attenzione: la presenza di una bellissima Foca comune (Phoca vitulina) che tranquilla e beata nuotava nell’ansa del porto. Purtroppo non sono riuscita ad immortalarla molto bene a causa della lontananza e per il fatto che la luce stava diventando davvero proibitiva per scattare (ormai era sera e la pioggia sempre più battente rendeva la visbilità davvero scarsa). Girottando sul porto ho trovato un cartello che spiegava come questa foca, di nome Sammy, fosse un abitante fisso di questo luogo dato che era abituata a ricevere cibo dai marinai in arrivo. Sammy, mascotte di Dunbar, mi ha davvero fatto sorridere!

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Ormai si era fatta una certa ora ed era il momento di tornare in hotel per fare una bella doccia e per cenare: il Royal Mackintoh Hotel ha anche un ristorante, dunque perchè non approfittarne?

Dopo una bella e rilassante doccia ci accomodiamo al tavolo del ristorante, più un pub direi che un ristorante come lo intendiamo noi, ma questo non ci dispiace affatto: non vediamo l’ora di assaporare piatti scozzesi e ricette sfiziose! La prima cosa che ho controllato sul menù è la presenza del pane all’aglio: era da quando sono stata a Winchester (in quarta superiore, quindi una vita fa) che volevo assaporare il pane all’aglio e le mie speranze qui non sono state disattese! Con un bel piatto di pane all’aglio e uno spezzatino di carne con verdure di stagione e patate, la cena è servita!

Guardondo fuori dall’ampia finestra del pub ho visto che la pioggia non accennava a diminiuire ma, nonostante ciò, non ero triste: mi sentivo pronta a vivere una nuova avventura, in una terra che non avevo mai visto ma su cui avevo ampie aspettative. Con il pensiero già al giorno seguente, mi sono ritirata in camera e ho annotato le specie che ho osservato nel tardo pomeriggio sul mio quadernetto di viaggio. Dopotutto, è un viaggio naturalistico, no?

Se vi è piaciuto il primo giorno del Diario di Viaggio, scoprite come ho pianificato questo viaggio in Scozia leggendo questo articolo!

Le mostre più belle: Hokusai, Hiroshige, Utamaro – Capolavori dell’arte giapponese a Pavia

Pavia offre spesso al grande pubblico la possibilità di visitare mostre d’arte di particolare rilievo. Una delle ultime che ho visitato è stata quella monografica sul fotografo (nonchè mio ispiratore) Steve McCurry, Icons (clicca qui per leggere l’articolo). Quando ho saputo dalla mia cara zia che sarebbe stata inaugurata una mostra sull’arte giapponese proprio qui a Pavia non mi sono fatta sfuggire l’occasione di visitarla: nasce così questo articolo dedicato alla mostra “Hokusai, Hiroshige, Utamaro. Capolavori dell’arte giapponese“.

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La mostra sulla tecnica dell’incisione a colori su legno vuole mettere a confronto più di 170 opere, proiettando il visitatore in un Giappone di altri tempi, e non solo. La rassegna infatti si propone di mostrare le stampe giapponesi contrapposte a quelle di grandi artisti occidentali come Edouard Manet, Henri Toulouse Lautrec, Pierre Bonnard, Paul Gauguin, Camille Pissarro e altri.

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I grandi maestri dell’arte giapponese la fanno da padrone: spiccano fra tutte le opere di Katsushika Hokusai (1760-1849), Utagawa Hiroshige (1797-1858) e Kitagawa Utamaro (1753-1806). Il filo conduttore della mostra è senza dubbio l’Ukiyo-e, la corrente artistica che vide queste stampe come protagoniste. Ukiyo, che significa “mondo fluttuante”, si riferisce alla cultura giovane e impetuosa che fiorì nelle città di Edo (oggi Tokyo), Ōsaka e Kyōto. Questa tecnica artistica divenne molto popolare a Edo durante la seconda metà del XVII secolo a partire dalle opere monocromatiche di Hishikawa Moronobu (circa 1670). All’inizio, si utilizzava soltanto inchiostro cinese, in seguito alcune stampe vennero colorate a mano con dei pennelli, ma nel XVIII secolo Suzuki Harunobu sviluppò la tecnica della stampa policromatica per produrre nishiki-e, le stampe appunto esposte e oggetto di questa mostra.

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virgoletteLa mostra è articolata in sezioni ben delineate con l’esposizione di opere di altissimo valore. In modo particolare si pone l’accento su due artisti cardini dell’Ukiyo-e, Hiroshige e Utamaro. Mi ha colpito molto la parte dedicata alle stampe sul teatro Kabuki e l’esposizione degli attrezzi per la realizzazione di questa tecnica artistica.

Gianfranca, visitatrice della mostra.

Con opere provenienti per la maggiorparte dalla Johannesburg Art Gallery e, in piccola parte, dalla collezione dei Musei Civici di Pavia, la mostra vuole trasmettere la bellezza di queste stampe e porre l’accento anche sulla difficoltà di realizzazione dei capolavori grazie all’esposizione di alcuni oggetti utili alla fabbricazione. Al contrario dell’usanza occidentale, le stampe giapponesi non devono il loro valore alla loro tiratura: il valore di un’opera di questo genere è uguale per tutte le copie prodotte (in buono stato). Ad esempio, de “La grande onda di Kanagawa”, ne sono state stampate circa 5000 copie solo dai blocchi originali e il prezzo irrisorio ne facilitò l’estrema diffusione (all’epoca della sua realizzazione si poteva acquistare per 16 mon, l’equivalente di una doppia porzione di noodles).

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Ho trovato questa mostra assai interessante, completa e intrigante. L’arte giapponese delle stampe è ben rappresentata dalle opere esposte e non mancano le spiegazioni esaustive sia del periodo storico che dei soggetti trasposti. Consiglio vivamente di visitare questa mostra unica e così particolare.

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Katsushika Hokusai – La grande onda al largo di Kanagawa

La mostra sarà presente a Pavia Dal 12 ottobre 2019 al 9 febbraio 2020, alle Scuderie del Castello Visconteo.

L’ingresso è di 12 euro intero, il ridotto è di 10 euro.

Ulteriori informazioni le potete trovare sul sito ufficiale cliccando qui.

Il Museo di Ottobre: Il Museo della Casa delle Bambole di Varsavia

Varsavia è una città molto ricca, sia a livello culturale che a livello storico: monumenti, palazzi antichi e storia millenaria si intrecciano per dare vita ad una città assolutamente eterogenea e peculiare. Molti sono i musei degni di una visita e che di cui avevo sentito parlare. Di certo, però, non immaginavo che potesse esistere un museo così particolare, forse unico nel suo genere: sto parlando del Museo della Casa delle Bambole.

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La mia espressione è stata di stupore e di incredulità quando ho scoperto della sua esistenza: mi trovavo all’ufficio del turismo, proprio alla base del Palazzo della Cultura e della Scienza e qui, dopo aver ritirato due Warsaw Pass, l’addetto dell’ufficio del turismo mi ha consigliato di visitare questo peculiare museo. All’inizio ero scettica perchè mi chiedevo che cosa potesse mostrare un museo del genere, ma poi mi sono davvero ricreduta.

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L’insegna del Museo

Giunta al museo, non lontano dall’ufficio del turismo, l’addetto museale mi accoglie con tanto entusiasmo e simpatia e mi fa accedere (in un modo del tutto particolare e fuori dal comune) all’interno del museo (per accordi presi con il museo non vi svelerò di più sull’entrata): qui mi sono trovata catapultata in un mondo fiabesco e fanciullesco. L’esposizione conta di più di 130 diverse case delle bambole, ognuna diversa dalle altre, sia per tecnica di costruzione sia per le proprie caratteristiche. Il museo sembra una sorta di finestra all’interno di un mondo in miniatura: dall’ospedale alla drogheria, dalla bancarella del mercato all’atelier degli abiti da sposa. Tutto il mondo reale è raffigurato mediante queste case delle bambole, ricche di dettagli e colori fantasiosi. Ogni oggetto è stato realizzato con estrema cura dei dettagli: le stoviglie, i mobili, persino le decorazioni delle case sembrano essere usciti dalle sapienti mani di artigiani e collezionisti.

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Il museo si propone dunque di farci riscoprire la nostra infanzia, attraverso un gioco davvero comune, sia in Europa che soprattutto in Polonia. Un’esposizione unica, un museo così peculiare da essere quasi unico al mondo. Di certo la visita è stata molto divertente e assai suggestiva: mi sono sentita catapultata nell’infanzia di una bimba proveniente da epoche diverse, dato che queste case sono state costruite in anni molto diversi tra loro.

Consiglio vivamente a tutti di visitare questo particolare e incredibile museo, uno spaccato sull’infanzia polacca e una forma d’arte assolutamente unica.

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Ringrazio sentitamente il museo per avermi concesso la possibilità di scattare queste fotografie al suo interno.

Informazioni utili

Il Museo della casa delle bambole di Varsavia si trova all’interno del cortile del Palazzo della Cultura e della Scienza, in Piazza Defilad numero 1.

Il Museo è aperto tutti i giorni, dalle 9:00 alle 19:00 tranne nei giorni:

 19, 20, 21, 22 Aprile

 1 Novembre

 23, 24, 25, 26, 31 Dicembre

 1 Gennaio

Entrata e costi

Biglietto normale: 20 zł (5 €)

​Biglietto ridotto (bambini, studenti fino a 26 anni e dottorandi, diversamente abili e accompagnatori, insegnanti):​ 15 zł (4 €)

Per altre informazioni visitate il sito ufficiale cliccando qui.

 

Disagi di viaggio: quando la meta sembra irraggiungibile

Dopo il mio viaggio a Vienna ho deciso di scrivere un Guest Post sulle disavventure capitate durante i viaggi. E’ vero, non può sempre andare tutto liscio, ma certe avventure sono da raccontare e, a volte, da dimenticare! A Vienna abbiamo avuto disagi in aeroporto, il giorno della nostra ripartenza, ma questo non è niente in confronto a ciò che alcune amiche Travel Blogger hanno voluto raccontarmi! In questo articolo leggerete dunque due mie esperienze da incubo e i racconti di Marica, Eleonora e Paola sui loro viaggi…Da incubo!

Disagi di viaggio

Il primo viaggio in aereo: Formentera. Dal paradiso all’incubo.

La prima pessima esperienza che vi voglio raccontare è quella che ho vissuto a Formentera, durante il mio primissimo viaggio con spostamento in aereo. Avevo 8 anni e con i miei genitori ho visitato l’idilliaca isola delle Baleari quando ancora era sconosciuta ai più. Ebbene, la vacanza sembrava essere stata divina, il mare era splendido, il cibo fantastico. Cosa avrebbe potuto rovinare un’esperienza simile? Solo l’attesa del volo di ritorno di ben 11 ore.

Alle 16 giunse presso il nostro Hotel l’addetta del Tour Operator che ci informò che il nostro volo era in ritardo di due ore e che, per evitare altri disguidi, saremmo stati portati presso una struttura della stessa catena ad Ibiza, dove potevamo tranquillamente cenare. Alle 18.30 sarebbe tornata con il pulmino per portarci in aeroporto.

Dopo l’iniziale fibrillazione ci adattammo a questo cambiamento e gustammo una cena tutto sommato discreta. Alle 19.30 ritornò l’addetta che ci informò che il volo aveva accumulato altre 4 ore di ritardo (salendo così a 6 ore) e che non potevamo rimanere nella struttura perciò ci avrebbero condotto all’aeroporto. La tensione cominciava a salire pericolosamente, ma, nonostate tutto, cercammo di mantenere la calma (altri turisti non furono così pacati).

Giunti all’aeroporto e sistemati sulle prime seggiole disponibili, l’addetta ci comunicò che NON C’ERA L’AEREO. Ma come non c’era l’aereo? Che cos’è, un film comico? Lo sarebbe davvero stato se non fosse che ci trovavamo nella realtà nuda e cruda. A quanto pare per un problema tecnico di prenotazioni, il volo previsto che ci avrebbe riportato in Italia non esisteva e quindi non saremmo partiti quella sera. La tensione esplose e tutti minacciavano esposti e denunce.

Come è finita? Dopo altre 5 ore finalmente un aereo atterrò a Ibiza: era partito appositamente dall’Italia per recuperare noi poveri sbandati e sarebbe rientrato a Milano dopo uno scalo a Roma. Insomma, Formentera ci voleva proprio tenere con sè a tutti i costi!

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Photo by Jordi Vich Navarro on Unsplash

Viaggio in Madagascar…Senza valigie!

Un altro bel disguido di viaggio mi capitò in Madagascar, nel 2014. Dopo un volo di più di 10 ore finalmente atterrai ad Antananarivo assieme a mia zia. Dopo i controlli di routine ci disponemmo in fila per recuperare i nostri bagagli. Tra la stanchezza ed il fuso eravamo abbastanza provate ma cercammo comunque di rimanere lucide. Dall’aereo giunsero soltanto alcune valigie…E le altre? Quella di mia zia, ad esempio, non si era vista nemmeno con il binocolo, così come altri 12 bagagli di altri membri del gruppo di partenza. Dove erano finite le valigie? Come mai non erano sull’aereo?

Durante il viaggio di 12 giorni alcune valigie riuscirono a recapitarle mentre altre no. Indovinate tra quelle non recapitate quale c’era? Esatto, quella di mia zia. Purtroppo ci si deve adattare in questi casi e così abbiamo condiviso tutto, dai vestiti alla biancheria intima, perchè in giro per il Paese non siamo mai riuscite a trovare un negozio di abbigliamento.

Al termine del nostro viaggi davamo per dispersa la valigia ma, proprio prima del check-in per rientrare in Italia, il nostro referente ci dice che la valigia è sana e salva e ci avrebbe aspettato a Linate. Dov’era finita durante quell’interminabile viaggio? In un posto assai sperduto, a Lakselv. Questo nome forse non vi dirrà granchè, ma se vi dico Capo Nord? Ecco, e a quanto pare il suo viaggio non era ancora terminato perchè avrebbe dovuto raggiungere un porto ancora più remoto attraverso un postale.

Insomma, questa valigia invece che andare a sud è andata a nord: solo una piccola deviazione? Non lo sapremo mai, fatto sta che al nostro rientro, per fortuna, la valigia era lì ad aspettarci, ancora chiusa con il suo lucchetto e con i vestiti puliti e profumati, come se non fosse accaduto nulla.

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Vediamo ora le esperienze delle amiche Travel Blogger!

Grechina

Mauritius…Senza passeggino!

By Marica – Bambini Giramondo

Il mese scorso siamo partiti per il nostro viaggio di nozze con i bambini, direzione Mauritius. Un viaggio di quasi venti ore considerando lo scalo e gli spostamenti da/per l’aeroporto.

E come in tutti i viaggi che si rispettino, l’imprevisto è dietro l’angolo.

Arrivati a Roma Fiumicino con l’euforia di chi sta per prendere un aereo, facciamo il check-in per bagagli, che andranno in stiva, e passeggino trio che consegneremo direttamente all’imbarco ed utilizzeremo durante lo scalo.

Dopo sei ore di volo atterriamo a Dubai, senza passeggino. Al banco informazioni della compagnia ci assicurano che arriverà direttamente a Mauritius. Utilizziamo i passeggini forniti gratuitamente in aeroporto fino all’imbarco successivo.

Altre sei ore di volo, atterriamo stanchi ma felici. Al ritiro bagagli però il nostro trio non c’è.

Non ci resta che andare all’ufficio bagagli per chiedere informazioni. Qui compiliamo il PIR (Property Irregularity Report), un modulo con codice alfanumerico che consente la localizzazione del bagaglio smarrito. Rilasciamo una descrizione dettagliata e ci comunicano che il giorno successivo avremmo ricevuto il passeggino direttamente in hotel.

Così è stato, tutto si è risolto per il meglio ma abbiamo comunque perso più di un’ora in aeroporto per sporgere denuncia, dopo un lungo viaggio e con due bimbi piccoli.

Il sistema di localizzazione dei bagagli tuttavia ci è sembrato efficiente ma al ritorno non abbiamo voluto rischiare, il passeggino è andato in stiva diretto a Roma.

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Riferimenti

BLOG: https://www.bambinigiramondo.it/

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FACEBOOK: https://www.facebook.com/bambinigiramondo/

Grechina

A 4000 metri senza mezzi di trasporto…In Bolivia!

By Eleonora – Avventure Ovunque

Si sa che quando si viaggia in Sudamerica bisogna essere pronti ad adattarsi un po’ e non si può organizzare tutto in anticipo. E infatti noi, prima della partenza, non eravamo riusciti a trovare informazioni precise sui pullman per raggiungere la cittadina di Tupiza, in Bolivia, partendo dalla capitale, Sucre. Una volta arrivati alla stazione dei pullman di Sucre, abbiamo però scoperto che ogni mattina c’è un pullman che arriva a Potosí giusto in tempo per poterne prendere un altro diretto a Tupiza: perfetto!

Chiaramente però, il nostro pullman è arrivato a Potosí giusto cinque minuti dopo la partenza di quello per Tupiza. Che credo sia stato l’unico pullman di tutto il Sudamerica a partire in orario, ma sorvoliamo.

Una volta appurato di aver perso la coincidenza, ci siamo quindi trovati a cercare di capire come fare. Avremmo potuto aspettare la sera e prendere un pullman notturno, ma non avevamo voglia di viaggiare di notte. E comunque non ci andava nemmeno di aspettare un intero pomeriggio in una stazione degli autobus. Prima di partire avevo però letto su internet che ci sono anche degli altri pullmini, con sei o sette posti, che non hanno orari precisi ma partono semplicemente quando sono pieni. Chiedendo un po’ in giro ho quindi scoperto che questi pullmini a Potosí partono dal “vecchio” terminal dei pullman. Noi ovviamente eravamo in quello “nuovo”. Nessun problema però, perché una ragazza ci ha gentilmente indicato la strada, dicendo che ci sarebbero voluti circa 20 minuti a piedi.

Dopo aver caricato gli zaini sulle spalle, ci siamo quindi avventurati fuori dal terminal. Pochi passi e già ci mancava il fiato: Potosí si trova a oltre 4000 metri di altitudine, dove l’ossigeno comincia ad essere poco e camminare con uno zaino da 12 chili sulle spalle inizia ad essere una mezza impresa. Abbiamo guardato la strada davanti a noi ed era tutta in salita. Abbiamo controllato su Google Maps e si trattava di 3 chilometri. Non era possibile che riuscissimo ad arrivare vivi, figuriamoci fare quella strada in 20 minuti.

Abbiamo allora deciso di fare l’unica cosa possibile: prendere un taxi. Davanti alla stazione mi sarei aspettata di trovarne a dozzine, considerato che in Bolivia di solito spuntano come funghi. Invece no, nulla. Ne abbiamo trovato solo uno. Da fuori aveva l’aria un po’ malandata, ma d’altro canto non avevamo grande scelta. Dopo aver contrattato il prezzo della corsa, siamo quindi saliti. E certo, il fatto che i sedili fossero tutti diversi tra loro era un po’ strano. Diciamo che tutto in quella macchina dava l’idea che fosse stata assemblata dal nulla con pezzi presi a caso qua e là. Ma il momento di vero disagio è stato quando abbiamo visto che il tassista non aveva la chiave: per far partire l’auto stava usando direttamente i cavi elettrici!

Dopo averne lette di tutti i colori prima della partenza, a proposito di rapimenti, truffe ed estorsioni, nel trovarci in quella situazione un po’ di agitazione non ci è mancata. Però alla fine è andato tutto bene. Siamo arrivati a destinazione, abbiamo recuperato gli zaini e non ci è successo nulla di male. Ma sono momenti che ci ricorderemo per sempre!

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Riferimenti:

BLOG: www.avventureovunque.it

Grechina

La Costa Azzurra da dimenticare!

By Paola – Pasta Pizza Scones

Alla maggior parte delle persone che conosco la Costa Azzurra fa venire in mente vacanze di lusso, cene in ristoranti vista mare, passeggiate mano nella mano sul lungomare e croissant appena sfornati a colazione. A me invece viene in mente la catena di hotel Balladins (e le cozze, moules frites in tutti i modi).

La prima volta che andai a Cannes, una decina di anni fa, fu in vacanza con un mio ex fidanzato. Inizialmente avevamo programmato di andare in Croazia, ma dopo lunghe discussioni davanti all’ingresso dell’autostrada mi convinse che per una settimana aveva più senso andare in Costa Azzurra anziché perdere un giorno di viaggio (partivamo da Torino). Io ovviamente ero furiosa, mi ero letta tutta la guida dei Balcani e avevo una valigia piena di abitini hippie-chic perfetti per la Croazia e totalmente fuori luogo per la Francia. Accettai il cambiamento di programma solo perché avevamo già perso due ore e lui era irremovibile (e al volante, altrimenti la discussione non sarebbe proprio neanche iniziata).
Non avendo prenotato arrivammo a Cannes da perfetti sprovveduti, senza sapere che c’era un festival delle barche o qualcosa del genere per cui tutti gli hotel erano pieni. Un receptionist ci suggerì però di provare fuori città, all’Hotel Balladins, una sistemazione semplice per famiglie, ed effettivamente lì trovammo un posto per dormire non troppo caro. La stanza però era sporchissima, con il soffitto così basso che lo toccavo alzando le mani, alla vasca mancava un lato di copertura e in bagno c’erano dei fili elettrici scoperti. Sembrava una stanza dismessa in attesa di ristrutturazione. Dopo una notte da incubo, al mattino mi feci rimborsare la seconda notte e investimmo buona parte del nostro budget per spostarci in un cinque stelle, l’unico altro hotel di Cannes con camere libere in quei giorni.
In realtà ho scoperto anni dopo che la catena Balladins è davvero una catena di hotel basici, neanche tutti così orrendi, ma l’hotel Le Cannet di Cannes continua tutt’oggi a venire sconsigliato da quasi tutti i viaggiatori per le sue camere così prive di comfort. Per il resto la vacanza in Costa Azzurra andò benissimo, ma quella notte in hotel è stata davvero indimenticabile.

Da questa esperienza comunque ho imparato: mai lasciare il volante ai compagni di viaggio fino a quando non si è già ad almeno un terzo del percorso, mai fidarsi della definizione “hotel semplice per famiglie” e portarsi sempre dietro la carta di credito per scappare nel più vicino hotel di lusso in caso di necessità.

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Riferimenti:

BLOG e articoli su viaggi da incubo: https://pastapizzascones.com/viaggi-da-incubo-europa-asia-africa/

Grechina

Storie da incubo, che mai avremmo voluto vivere ma che oggi, forse, ci fanno apprezzare ancora di più i nostri viaggi e ci strappano un sorriso dalle labbra.

E voi quali disavventure avete vissuto? Raccontatemele nei commenti o inviatemele via mail a donnavagabonda@gmail.com!

7 cose da non perdersi a Varsavia

Varavia: capitale giovane, fresca, accogliente e dalle sfumature inaspettate. Cresciuta all’ombra di Cracovia è in realtà, a mio avviso, una delle più belle capitali d’Europa, che ha saputo riconciliare il suo recente passato ad una storia di incommensurabile bellezza. Ma perchè dovremmo visitare questa città? Che cosa ha da offrirci? Ebbene, ecco 7 cose che proprio non potete non vedere se siete a Varsavia!

7 cose Varsavia

1. Passeggiare lungo la Stare Miasto (o la città vecchia)

Varsavia, nonostante i pesanti bombardamenti subiti durante l’ultimo conflitto mondiale, conserva un autentico e variegato centro storico su cui sorge ancora oggi il Palazzo Reale, sede del potere storico di questo ex-regno. Le case colorate affacciate sulla Piazza Centrale, dove sorge la Colonna di Sigismondo, vi riporteranno ad una bellezza di altri tempi.

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2. Vedere la città dal Palazzo della Cultura e della Scienza

Se cercate una bella vista dall’alto della città allora dovete recarvi sulla terrazza panoramica del Palazzo della Cultura e della Scienza. Situato nel nuovo centro di Varsavia, affiancato dai palazzi più moderni e lussuosi della capitale, questo edificio in stile realistico socialista vi permetterà di godere di una vista seza pari, dall’alto dei suoi 42 piani! Tranquilli, non dovrete salire a piedi, ma con una comoda ascensore!

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3. Conoscere la storia della città al Museo della Città di Varsavia

Questo imponente Museo riaperto nel 2017 dopo anni di restauro è uno dei più particolari di Varsavia: infatti, si snoda attraverso 11 edifici antichi (ex case) e su sei livelli. Con un approccio innovativo ma non digitalizzato, il museo offre la possibilità di conoscere alla perfezione tutto ciò che riguarda la storia della città e conserva più di 7000 reperti che vanno da opere d’arte a monete, da vasellame a orologi. Insomma, ce n’è per tutti i gusti! Da segnalare anche la vista meritevole dal sesto piano del museo sulla Piazza del Mercato: imperdibile!

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4. Una sosta a Piazza del Mercato

Non tutti sanno che il simbolo della città è una Sirena: all’interno del Museo della città di Varsavia potete vedere come è cambiato questo simbolo nel corso dei secoli. Ma perchè proprio una sirena? La leggenda narra che un giorno due sirene decisero di partire dal Mar Baltico per una bella nuotata: una si diresse verso Copenaghen (la famosa sirena di Andersen) mentre l’altra risalì la Vistola e si diresse a Varsavia. Arrivata alla capitale vide dei pescatori intenti nella loro attività. La sirena decise di liberare i pesci e i pescatori non poterono nulla, irretiti dal suo ipnotico canto. Un giorno, un uomo losco venne a sapere della sirena e del suo misterioso canto e decise di catturarla: ci riuscì e la rinchiuse in gabbia. I pescatori, commossi da questa vicenda, decisero di liberare la sirena dalle grinfie dell’aguzzino e la sirena ricambiò questo gesto promettendo di proteggere la città da ogni pericolo. Da quel momento la sirena, ritratta nella statua che si trova proprio in Piazza del Mercato, protegge la capitale con la sua spada sguainata e il suo scudo stretto al petto. In questa piazza potrete dunque ammirare la statua della Sirena, assaporare dei gustosi Pierogi e rimanere affascinati dai palazzi colorati.

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5. Visitare il Palazzo Wilanów

Varsavia è davvero la città dei Palazzi: se siete innamorati della storia e affascinati dalle casate reali, allora è proprio la meta che fa per voi. Oltre al Palazzo Reale vi consiglio di recarvi a visitare il meraviglioso Palazzo Wilanów, la “Versailles di Varsavia“. Il Palazzo fu costruito per il Re polacco Jan III Sobieski nel XVII secolo e fu in seguito ingrandito dai proprietari successivi. Al suo interno potrete vedere le stanze reali, gli appartamenti e una collezione di stampe e oggetti cinesi (dovrete però optare per il biglietto completo). Completano la visita i bellissimi giardini, dove potrete trovare alcuni simpatici scoiattoli rossi!

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6. Passeggiare per il Łazienki Królewskie

Il Parco Łazienki è uno dei parchi più famosi ed estesi della città: nato come giardino della residenza estiva del Re Stanislao Augusto, oggi è completamente visitabile con il Palazzo sul ghiaccio (così chiamato per la sua posizione, sul laghetto). Il Parco si articola in più zone che comprendono i giardini reali, l’orangerie, le stalle e molti altri ancora. Questo luogo è molto amato dagli abitanti di Varsavia e vi stupirà per la sua grandezza e per la calma che vi si respira. Per un’esperienza ancora più green vi consiglio di raggiungerlo con un monopattino elettrico, come ho fatto io. Aguzzate la vista! Tantissimi uccelli e scoiattoli si potranno palesare davanti a voi!

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7. Visitare il Museo dell’Insurrezione di Varsavia

Varsavia è stata teatro di battaglie e di numerosi avvenimenti cruenti. Il più conosciuto, probabilmente, è la repressione dell’issurrezione del Ghetto di Varsavia: nel 1944 l’esercito regolare polacco insorse contro l’egemonia nazista. La rivolta, durata circa due mesi, fu repressa nel sangue. Oggi, a raccontare questo avvenimento, esiste il Museo dell’Insurrezione, situato nel distretto di Wola. Reperti, ricostruzioni, oggetti d’epoca, armi e documenti: tutto condensato in un museo davvero sbalorditivo, sia nell’allestimento sia per il materiale esposto. Anche se non siete appassionati di storia non potete non visitare questo luogo così memorabile.

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Queste sono solo alcune delle meraviglie che vi attendono a Varsavia, capitale ritrovata e gaudente. Se vi interessa scoprire come ho pianificato questo viaggio, leggete l’articolo a riguardo cliccando qui.

 

 

 

Quando c'è una meta, anche il deserto diventa strada (Proverbio arabo)