I luoghi della storia: il Castello di Pietra de’ Giorgi

Durante il mese di giugno ho potuto girovagare un po’ nell’Oltrepò pavese in cerca di scatti che descrivessero la bellezza di questo vasto e poco conosciuto territorio. E’ così che ho potuto visitare il Castello Beccaria di Montebello della Battaglia (leggete qui il mio articolo) e il Tempio della Fraternità a Cella di Varzi (leggete qui il mio articolo).

Attraversando le vallate e sconfinando in diverse pertinenze comunali, ho potuto visitare (almeno dall’esterno) alcuni dei più pittoreschi castelli del mio territorio natio, come nel caso del Castello di Nazzano (leggete qui il mio articolo). Oggi vi porto alla scoperta di un altro Castello, quello di Pietra de’ Giorgi.

Pietra de' giorgi

Situato nel centro del Paese di Rocca de Giorgi, il Castello è uno dei più antichi del territorio poichè risale al 1012 e fu voluto dalla famiglia dei Sannazzaro. Prima della costruzione di questa rocca esisteva un precedente castello a Predalino, località che oggi è conosciuta come “Castellone”, ma non rimane più nulla di questa costruzione. Nel 1277 la fazione ghibellina pavese assediò il castello (guelfo a quell’epoca) ma la rocca resistette e non venne espugnata. Stessa sorte toccò all’assedio del gennaio del 1290 ad opera del Marchese del Monferrato, eroicamente respinto. Nel 1402 il castello venne conquistato dalla famiglia Beccaria (ramo di Messer Fiorello I), anch’essa ghibellina e nemica storica della famiglia Sannazzaro che venne dichiarata “ribelle”: ciò che rimase del castello venne donato nel 1406 a Galvagno e Antonio Beccaria, consiglieri del giovane Filippo Maria Visconti. Durante la proprietà dei Beccaria il castello venne restaurato e riportato agli antichi fasti tanto che anche il Paese cambiò il nome il “Pietra Beccaria”. Grazie al matrimonio tra l’ultima erede dei Beccaria, Franceschina, e il nobile Antonio Giorgi, il castello passò sotto la proprietà della famiglia dello sposo. Alla morte di Antonio Giorgi la rocca passò a don Pio Beccaria Giorgi mentre il palazzo adiacente, che oggi ospita il Municipio, passò ai nobili Giorgi di Vistarino. I Vistarino mantennero la proprietà fino a che questa non venne venduta alla Signora Giuseppina Meardi nel 1864 che a sua volta la vendette al comune di Pietra de’ Giorgi nel 1877. La rocca, per passaggi di eredità, passò di proprietà dai Beccaria-Giorgi, agli Eotwos, ai Dal Pozzo: questi ultimi la vendettero agli attuali proprietari, i signori Dosi.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Attualmente, essendo la rocca un bene privato, questa non si può visitare anche se si può ammirare dall’esterno. L’attuale castello ha una pianta quadrangolare irregolare con cortile interno ed è costruito in pietra locale e mattoni. Ancora oggi si possono notare i fregi di mattoni disposti a dente di sega nella parte alta delle facciate. Delle quattro torri originali oggi è possibile vederne soltanto una, sopravvissuta alle lunghe e perigliose vicende della storia del castello, che, ricordiamolo, era nato a scopo difensivo. Ad oggi, il castello ha una superficie di circa 770 metri quadrati ai quali si aggiungono 590 metri quadrati di cantine e fienili e 100 metri quadrati di abitazione per il custode, al piano terra. Il cortile interno è di circa 160 metri quadrati mentre il terreno di proprietà, suddiviso in giardino e zona boschiva, è di circa 14mila metri quadrati.

Questo slideshow richiede JavaScript.

In cuor mio spero sempre che questi beni dall’alto valore storico siano messi a disposizione della comunità affinchè si possano visitare e studiare: mi auguro dunque che il Castello possa risplendere ancora di luce propria, magari ospitando eventi o un museo sulla sua storia.

consigli

Per arrivare a Pietra de’ Giorgi prendete la sp 46 lasciandovi Broni alle vostre spalle, venendo da Stradella e procedendo verso Montebello della Battaglia: da qui prima giungerete all’abitato di Cigognola, anch’esso ospitante un meraviglioso castello e poi arriverete a Pietra de’ Giorgi. Da qua potete proseguire sempre sulla sp 46 per giungere a Mornico e vedere, sempre dall’esterno, il Castello Lorini. La strada è immersa nelle meravigliose colline a vigneto dell’Oltrepò e vi offre numerosi punti panoramici da cui ammirare la bellezza di questo territorio.

Il Museo di Settembre: il Museo archeologico al Teatro Romano di Verona

Il sondaggio di questo mese, che avviene tutti i mesi sul Gruppo di Donna Vagabonda, ha visto vincitore un Museo molto particolare e forse non così noto: si tratta del Museo archeologico al Teatro Romano di Verona. Come già saprete, ho visitato Verona lo scorso aprile (leggi qui il primo articolo riguardante il mio Diario di Viaggio) e sono rimasta molto affascinata da questa città, unica e davvero magica.

Scopriamo dunque insieme i segreti di questo Museo Archeologico.

Museo Teatro Romano

Il Museo archeologico al Teatro Romano è un centro di esposizione permanente di tipo archeologico ubicato a Verona, precisamente nella sede quattrocentesca del convento dei Gesuati, affianco al Teatro Romano. Il Museo venne istituito nel 1924 e accoglie i reperti che precedentemente erano esposti presso il museo civico Porta Vittoria: i pezzi provengono da collezioni private donate al Comune di Verona e comprendono elementi romani, urne etrusche, statue in bronzo, epigrafi e vasi. In tutto, il museo conta circa 600 opere a cui si aggiungono altri 150 manufatti esposti nel chiostro esterno e nell’area del Teatro. Il Museo è articolato in 10 sezioni: dalla 1 alla 7 si trovano al piano superiore del Chiostro mentre le altre al piano sottostante che comprende il cortile del Chiostro, la Chiesa di S. Girolamo e il refettorio dei monaci gesuati. Dal cortile, inoltre, si gode di una bella vista sulla città.

Museoarche_7
Il Teatro Romano

La prima sezione mostra la vita a Verona ai tempi dei romani, la seconda è adibita invece alla necropoli e qui vi si illustrano le tecniche di sepoltura ad inumazione e cremazione adottate in epoca romana. Nella terza sezione si trova un calco di un pilastro riccamente decorato con ornati e girali, come esempio di ornamento degli edifici pubblici romani ed altri elementi architettonici dell’epoca. Nella quarta sezione si trova esposto il plastico ottocentesco dell’Arco dei Gavi e nella quinta è inveve esposto un plastico settecentesco dell’Anfiteatro Arena, la celebre Arena di Verona, realizzato dal 1770 al 1780. Sempre in questa sezione si trova uno spettacolare mosaico romano rinvenuto in una casa all’esterno delle Mura romane della città (in via Diaz 18) nel 1935: il mosaico raffigura in modo eccezionale tre scene di Gladiatori in combattimento vale a dire il gladiatore vincente, il gladiatore sconfitto e quello graziato. Incredibile come anche lontano da Roma la bellezza e la ricchezza della sua civiltà abbia lasciato segni indelebili!

Questo slideshow richiede JavaScript.

Nella sesta sezione troviamo l’illustrazione della forma attuale del Teatro Romano di Verona e varie ricostruzione storiche, oltre a stampe antiche, capitelli, cornici in marmo, Sfingi e Oscilla decorative. Nella settima sezione vi è una bella vetrina con alcune sculture Egizie ritrovate sempre nella zona del Teatro Romano e della Chiesa di Santo Stefano: proprio in questo ultimo luogo sorgeva un Tempio pagano dedicato a due divinità egizie: Iside e Serapide. L’ottava sezione è allestita all’interno del Refettorio e le vetrine contengono sculture in bronzo e altri oggetti. Oltre a questi, si trovano sculture in marmo sempre ritrovate a Verona e al centro del Refettorio si trova un altro splendido mosaico che raffigura pesci e grandi felini. Nella penultima sezione si trovano altre sculture in marmo e una grande statua romana di oratore con testa di Antonio Canova. Nell’ultima sezione  imvece sono esposte delle vetrinette con reperti di piccole dimensioni come bronzetti di divinità, piatti, piccole anfore e statue votive.

Completa lo splendido allestimento il cortile e la Chiesa di San Girolamo, dove sono esposti capitelli, materiale marmoreo e altri reperti.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Il Museo Archeologico al Teatro Romano è dunque un museo imperdibile, sia per gli amanti dell’archeologia, sia per tutti i visitatori della città: mai avrei pensato di trovare a Verona così tante testimonianze romane ancora ben preservate ed esposte in un Museo dall’allestimento fresco e adatto a tutte le esigenze.

Info e Costi

Il Museo è aperto al pubblico nei seguenti orari:
  • il lunedì dalle 13.30 alle 19.30
  • dal martedì alla domenica dalle 8.30 alle 19.30

Il costo dei biglietti è il seguente:

  • biglietto intero: € 4,50
  • biglietto ridotto gruppi (sup. 15 unità), agevolazioni, anziani sup. 60: € 3,00
  • biglietto ridotto scuole (dalle primarie alle secondarie di secondo grado) e ragazzi (8-14 anni, solo accompagnati): € 1,00
  • ingresso gratuito:
    • anziani con età superiore a 65 anni residenti nel Comune di Verona
    • persone con disabilità e loro accompagnatori
    • con VeronaCard
    • Da ottobre a maggio ingresso a 1 euro la prima domenica del mese

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale cliccando qui.

Pianificazione del viaggio: Tarvisio – Austria e Slovenia 2019

Sono ormai quattro anni che io e mio padre andiamo in Friuli per visitare questa magnifica regione, spesso dimenticata dal turista medio. Il Friuli Venezia Giulia offre attività e bellezze per ogni gusto: dal mare alla montagna, dalla laguna al Carso, insomma in questi luoghi ci si può davvero sbizzarrire. Vi chiederete perchè proprio il Friuli Venezia Giulia? 5 anni fa ci sono stata dopo moltissimo tempo (ero ancora piccola) con l’Università per un’escursione di zoologia: da allora me ne sono innamorata e mi sono ripromessa di tornare a visitarlo con più calma. Sempre nella stessa occasione è scoppiato un vero e proprio amore per la Slovenia, tanto che questo mi ha portato a visitarla nei seguenti 5 anni. C’è poi l’Austria, Paese che mi ha accolto calorosamente più di una volta: dato che soggiorno al confine, perchè non visitare questo splendido Stato? E dunque ecco qui confezionato un nuovo viaggio: Tarvisio e terre di confine: tra Italia, Slovenia e Austria.

Tarvisio pianificazione

 

Tarvisio e terre di confine: tra Italia, Slovenia e Austria

27 Agosto 2019 – 31 Agosto 2019

Budget: 400 euro in due (circa).

Vaccinazioni: nessuna obbligatoria.

Visti: nessun visto obbligatorio, necessaria Carta d’Identità o Passaporto e patente di guida (viaggiando spesso in auto).

Viaggiare Sicuri: dalla Farnesina non risultano esserci problematiche relative ad un viaggio in Italia, in Slovenia o in Austria in senso lato. Per ulteriori informazioni, visitate il Sito ufficiale.

Perchè ho scelto di fare questo viaggio: è ormai diventata una consuetudine tornare in Friuli ogni anno per scoprire sempre più le meraviglie di questa regione. Da qui, data la vicinanza della nostra base a Tarvisio ai due confini di Stato, è stato spontaneo per me visitare anche i due Paesi confinanti, quali Austria e Slovenia. In realtà, questo è il primo anno che mi sono affacciata anche all’Austria, incuriosita dalla città di Villach e dai laghi che sorgono nelle immediate vicinanze. La Slovenia, invece, si ripropone come una terra ricca di natura e buon cibo, non senza cittadine e luoghi da visitare (e che ancora non ho visitato).

La scelta dell’Hotel: in questo caso ho soggiornato presso la base logisto addestrativa militare di Tarvisio “Oltre Confini” dato che mio padre è un militare ed il Ministero della Difesa mette a disposizione ai suoi dipendenti e ai famigliari questa opportunità.

La scelta del mezzo: per questo viaggio ho deciso di raggiungere il Friuli, e successivamente di spostarmi, con l’automobile. 

Itinerario: per questo viaggio non ho impostato un itinerario preciso ma mi sono basata su ciò che volevo vedere come la città di Villach, la città di Maribor, la città di Pirano. All’interno di queste tre visite ho incastrato alcune tappe intermedie come il Vintgar di Bled (gola di Vintgar), la Gerlitzen Gipfel e altre che scoprirete leggendo gli aryicoli inerenti a questo viaggio.

Cosa portare in valigia: in Friuli la temperatura si aggirerà intorno ai 20-27 gradi. L’abbigliamento sarà comodo e sportivo, adatto ai trekking di montagna e alle passeggiate. In valigia metterò molte magliette, camicie e pantaloni leggeri, senza tralasciare qualche indumento più pesante, come un pile e qualche maglietta a maniche lunghe. Non mancano gli scarponi da trekking e delle scarpe impermeabili comode.

Prima di partire: bisogna sempre controllare le condizioni dei sentieri e la viabilità. Alcune zone potrebbero essere non agibili, come nel caso dell’Orrido dello Slizza e altre potrebbero richiedere un impegno maggiore di quello preventivato. Quando si decide di andare in montagna bisogna sempre rispettare questo luogo e non ci si deve far cogliere impreparati: bisogna sempre indossare calzature adeguate ed indumenti tecnici per non soffrire il caldo o il freddo.

I Viaggi dei Vagabondi: Cernobyl e Prypjat – di Stella

Continua  e si arricchisce la rubrica de “I Viaggi dei Vagabondi” con un contributo davvero ragguardevole, quello inviatomi da Stella Corona che riguarda il suo viaggio scientifico e di ricerca a Cernobyl, in Ucraina. Stella è stata molto dettagliata e precisa riguardo al suo racconto e ci tiene a fare qualche ringraziamento prima di farvi immergere in un mondo poco conosciuto:

virgolette Vorrei ringraziare per prima Francesca Gorzanelli che mi ha dato i contatti di Alexander, una delle guide: grazie a lui ho potuto conoscere tutto ciò che serve per visitare questa zona, in più mi ha dato contatti di persone che lavorano all’Ecocentre così da avere un laboratorio dove osservare le rane, oggetto del mio studio. Infine vorrei ringraziare tutto lo staff dell’Ecocentre che mi ha aiutata nel mio progetto.

Tengo a precisare che questo suo viaggio è un viaggio di ricerca e di studio, finalizzato alla relizzazione di uno studio scientifico e della sua tesi di laurea in scienze e tecnologie per la natura, non è stato un viaggio di piacere. Questi luoghi sono altamenti contaminati da radiazioni assai penetranti e assolutamente si sconsiglia l’ingresso nella zona di esclusione senza un’adeguata protezione e senza una guida.

i viaggi dei vagabondi

Stella è una ragazza di 23 anni, che ho avuto il piacere di conoscere anche di persona oltre che virtualmente, e una studentessa di scienze e tecnologie per la natura (il mio stesso percorso di studi ed è proprio grazie a ciò che l’ho conosciuta). Il suo viaggio si è svolto in piccola parte a Kiev e, per la maggiorparte, nella Zona di Esclusione di Chernobyl (CEZ) dal 5 al 20 luglio 2019.

virgolette Ho fatto questo viaggio in solitaria, dall’Italia non è venuto nessuno con me, ma a Kiev (dove sono atterrata) ho incontrato Natasha, una signora che lavora presso il paese in cui avrei risieduto e che si è offerta di aiutarmi nello spostamento dall’aeroporto al mio appartamento. Purtroppo, di Kiev non ho molte foto perché mi sono concentrata di più sulla Zona di Esclusione, ma l’anno prossimo mi impegnerò di più e proverò a fare anche un piccolo reportage sulla capitale dell’Ucraina.

Ma come mai hai scelto proprio Cernobyl come luogo dei tuoi studi in preparazione alla tesi di laurea?

virgolette Ho scelto questa località perché, nonostante la tragedia sia conosciuta praticamente in tutto il mondo, poche persone effettuano studi sulla flora e fauna presenti. Gli studiosi presenti nella CEZ (Zona di Esclusione) si occupano in particolare di mammiferi e uccelli, ma nessuno si occupa degli anfibi (così come di molte altre specie animali), ed il materiale presente in rete è davvero scarso, perciò, avendo già esperienza con gli anfibi, ho deciso di effettuare qualche ricerca su di loro.

Un progetto ambizioso quello di Stella, che l’ha coinvolta per un periodo non breve! Leggiamo insieme il suo diario di viaggio, ricco di esperienze e avventure.

virgolette Il mio viaggio è cominciato il 5 luglio. Verso le 13.40 sono atterrata a Kiev, Natasha è venuta ad aspettarmi assieme alla sua famiglia e in macchina mi hanno accompagnata al mio appartamento al quartiere Obolon, a nord di Kiev. L’appartamento prenotato con AirBnB era al decimo piano di un grosso palazzo, qui vive Kateryna, una signora che ha vissuto in Italia, quindi parlava molto bene la nostra lingua e le ho spiegato un po’ del mio progetto.

Il giorno dopo, sempre assieme a Natasha e alla sua famiglia, sono andata a visitare la città. Siamo passati su un grande ponte pedonale sul fiume Dnepr da cui si vedeva gran parte della città, dopodiché abbiamo visitato alcune chiese ortodosse e ho anche potuto assistere ad una parte della loro messa. Le loro tradizioni e le loro chiese sono molto diverse dalle nostre, gli edifici sono ornati d’oro, con molti mosaici e dipinti. La tappa successiva è stata al museo dei carri armati. Questo era un museo in parte all’aperto e in parte al chiuso.

Questo slideshow richiede JavaScript.

La sera stessa dovevo incontrare Alexander, la persona che da gennaio ha organizzato la mia visita nella CEZ per parlare e per vederci finalmente dal vivo. Per fortuna parlava benissimo l’ italiano, quindi abbiamo potuto esprimerci al meglio. Prima però ho dovuto fare una tappa all’Epicentr, un grande centro commerciale dove dovevo reperire alcune scatole in plastica dove mettere temporaneamente le rane raccolte. Per raggiungere questo luogo ho utilizzato una maršrutka, un mezzo di trasporto tipico nei paesi dell’est Europa: questi mezzi sono delle specie di taxi collettivi che effettuano una tratta in particolare, ma sono più piccoli dei bus normali, solitamente possono trasportare fino a 14 persone.

La mattina di lunedì 8 luglio, sono partita per Chernobyl: dopo un viaggio di circa un’ora e mezza ho raggiunto il check point di Dytyatky, l’inizio della Zona di Esclusione dei 30 chilometri. Qui sono dovuta scendere dall’auto e registrarmi come visitatrice nella zona, in più i militari hanno fatto alcuni controlli di sicurezza ai miei bagagli. Dopo un piccolo tour in un paese abbandonato, io e i miei responsabili siamo giunti al centro di ricerca: qui Evgenii e Svetlana, studiosi e accompagnatori, mi stavano aspettando e subito mi hanno accompagnata sulle rive del fiume Uzh a cercare le prime rane. Questa zona non era radioattiva, così come non lo è la città di Chernobyl (al contrario di quello che molta gente pensa), però mi serviva raccogliere dati anche dalle zone “pulite” per avere dei confronti sugli animali prelevati in zone contaminate (il cosiddetto gruppo di controllo).

Questo slideshow richiede JavaScript.

Purtroppo, in tutta la giornata ho trovato una sola rana nonostante fossimo stati molto tempo sulle rive del fiume e in zone dove mi han detto che solitamente vedevano molti di questi animali.

9
Barca abbandonata sulle rive del fiume Uzh

Nel pomeriggio ho osservato la rana, ho preso alcune misure con il calibro e ho scattato delle fotografie. A vederla dall’esterno sembrava un animale in ottima salute, aveva buoni riflessi ed era molto vigile. Non avendo fatto esami genetici e anatomici non è stato possibile ricavare ulteriori informazioni (le analisi genetiche dovrei farle l’anno prossimo, mentre per analisi di anatomia interna ho deciso che le effettuerò solo nel caso trovassi animali morti, preferisco non sacrificare alcun animale).

Il giorno dopo mi sono svegliata alle 5 per andare assieme ad Evgenii e Svetlana a cercar rane: per questa occasione si sono aggiunti anche Vladimir e Vadim. Vladimir è uno studioso che lavora con gli insetti, mentre Vadim è un cosiddetto “Samosely”, cioè una di quelle persone che è tornata a vivere in queste zone nonostante il divieto del governo, lui è nato l’anno prima che succedesse il disastro e abitava proprio a Prypjat, la città della centrale nucleare.

Nonostante quedta nuova uscita, a Stella la fortuna sembrava proprio non girre dato che, anche questa volta, è riuscita a trovare soltanto una rana da poter studiare, in una zona non radioattiva.

virgolette Mercoledì 10 luglio ho incontrato Katya, una ragazza che ha studiato i pesci del fiume Prypjat e assieme a Sergii, Evgenii e Sasha (altri ragazzi che lavorano al centro) siamo andati nella Zona di Esclusione dei 10 chilometri. Questa zona è quella più contaminata e vicina alla centrale nucleare. Prima di entrare c’è un altro check-point in cui si fanno controlli ai vari bagagli e si segna chi entra e chi esce. Abbiamo tardato un po’ questa spedizione perché in mattinata il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelens’kyj, era in visita alla città. La sua visita aveva come scopo quello di firmare un decreto per migliorare la CEZ per i turisti e mostrare Chernobyl al mondo, per un rilancio turistico di questa zona del Paese.

Per prima cosa ci siamo diretti in una zona dove era presente un piccolo fosso e alcuni stagni e qui ho trovato un esemplare di ululone dal ventre rosso (Bombina bombina) e una rana verde. Il contatore Geiger, strumento che ho sempre portato con me e che misura le radiazioni presenti in una determinata zona, segnava 0.70μSv/h, un valore abbastanza alto, ma non il più alto che ho trovato (i valori di pericolo sono segnati nella tessera in foto, come riferimento ho usato il valore al centro, il μSv/h).

10
Tabella per le radiazioni

Ci siamo spostati poi sulle sponde di un piccolo laghetto senza nome e lì la radioattività era più alta, 2.85μSv/h e qui abbiamo trovato 5 rane. Abbiamo poi visitato uno stagno in cui il contatore Geiger segnava 5.16μSv/h: questo è stato il sito più prolifico perché abbiamo trovato ben 19 rane verdi. Infine, nell’ultimo sito visitato che segnalava 57.17μSv/h radiazioni, ne abbiamo trovate altre 10. Questa giornata è stata molto proficua e abbiamo trovato molti animali, per questo ero molto soddisfatta.

Prima di uscire dalla zona dei 10 chilometri abbiamo dovuto testare il livello di radiazioni assorbite dal corpo passando attraverso un macchinario (di cui purtroppo non ho foto mie) dove dovevamo appoggiare mani, piedi e testa sopra dei particolari sensori. Se il livello di radiazioni fosse rimasto nella norma si sarebbe accesa una luce verde, altrimenti avremmo dovuto sottoporci ad ulteriori accertamenti. Per fortuna nessuno di noi ha mai assorbito troppe radiazioni.

Di sicuro uno studio temerario e molto coraggioso, ma assolutamente fondamentale per capire gli effetti delle radiazioni sulla fauna locale, anche in previsioni di eventuali altri disastri nucleari.

virgolette Giovedì 11 e venerdì 12 sono rimasta in laboratorio a misurare tutte le rane per poi rilasciarle. Dato che gli uffici sono chiusi per il weekend, sono tornata a Kiev per un breve tour della città fino a lunedì 15, quando due ricercatori del centro ricerche rapaci sono venuti a prendermi a Kiev insieme a Katya per tornare a Chernobyl. Purtroppo, il tempo non era molto buono, ma io dovevo piazzare alcune trappole per gli insetti, perché volevo fare alcune ricerche anche su di loro, quindi assieme ai due ricercatori e a Sasha siamo andati in una prima zona abbastanza contaminata e ho piazzato le trappole. Nel frattempo, sono stata con i ricercatori ad osservare alcuni rapaci presenti, ma dato il cattivo tempo abbiamo avvistato solo tre gheppi (Falco tinnunculus). Ho però avuto l’opportunità di scattare una foto ad un piccolo uccellino: un’averla piccola femmina (Lanius collurio) che, nonostante il brutto tempo, se ne stava ferma su un cespuglio. Dopo queste osservazioni sono andata in altre zone a piazzare le trappole.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Il giorno successivo non ho avuto nulla da fare perché le trappole dovevano rimanere nel terreno qualche giorno (io per carenza di tempo le ho lasciate solo due giorni). La giornata di martedì era molto piovosa e quindi non ho potuto fare nulla di interessate nella Zona e sono rimasta in ufficio a studiare per un esame che avrei dovuto dare il 22 luglio.

Mercoledì il tempo era migliorato, quindi abbiamo pianificato un viaggio a Prypjat, la città fantasma dove è successo tutto. Verso le 11 io e gli altri ricercatori siamo partiti di nuovo per la Zona dei 10 chilometri. Di nuovo ci siamo dovuti fermare al check-point per i controlli e poi via verso la città: nella parte più esterna del perimetro della città è presente una vecchia fabbrica in cui si allevavano pesci e che dopo il disastro è diventata l’ufficio di alcuni ricercatori, oggi completamente abbandonata.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Dopodichè ci siamo diretti verso l’ormai famoso parco divertimenti della città: non tutti sanno che questo parco non è mai stato aperto al pubblico perché doveva essere inaugurato per la festività del primo maggio 1986, quattro giorni dopo il disastro. Sono presenti tre giostre, l’autoscontro, una piccola calcinculo e la famosissima ruota panoramica. La visita proseguiva al centro sportivo cittadino in cui era presente un campo da basket e una piscina. Il centro sportivo è stato chiuso definitivamente nel 2000 in contemporanea alla chiusura della centrale nucleare, perché, nonostante il disastro, essa ha continuato a funzionare per altri 14 anni e con essa anche alcune strutture della città per permettere ai lavoratori di svagarsi.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Tappa successiva, la scuola: nell’edificio erano ancora presenti moltissimi libri e oggetti didattici che si usano normalmente nelle scuole, come volumi per imparare a scrivere, per imparare la matematica e così via. Alcuni erano ben conservati, mentre altri erano sparsi a terra e rovinati dal tempo e forse anche dal vandalismo (cosa che non manca nella Zona, purtroppo).

22
L’Hotel Polissya

Abbiamo poi visto dall’esterno l’Hotel Polissya, il famoso albergo della città: so che molte persone salgono fino alla cima per ammirare il panorama della città desolata, ma quel giorno noi non siamo saliti. Ho poi chiesto di poter vedere la torre di raffreddamento della centrale dall’interno (l’altra è quasi completamente smantellata). All’interno della torre si può entrare e sono rimasta sorpresa di vedere molti uccelli volarci dentro e ho notato la presenza di tantissimi nidi di gheppio con i piccoli ormai già pronti a volare.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Nonostante la contaminazione la vita va ancora avanti, anche se, quasi sicuramente, quei poveri gheppi non avranno una aspettativa di vita pari ai loro conspecifici di altre zone. All’interno della torre erano presenti delle ossa di qualche animale sparse in giro, forse di alce. Magari il frutto di una predazione da parte di qualche lupo oppure una morte naturale dell’animale stesso.

25
Piccoli gheppi

virgolette Altra tappa è stata il New Safe Confinement (NSC), una grande struttura che serve a proteggere il reattore esploso e ad evitare che grandi quantitativi di radiazioni fuoriescano da esso (sotto l’NSC ho misurato circa 1.5μSv/h). La struttura è destinata a durare 100 anni, dopodiché bisognerà costruirne un altro e così via: questo perché il tempo di decadenza della radioattività durerà milioni di anni.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Dopo la visita alla città siamo passati vicino alla pozza di raffreddamento e ad alcuni stagni molto contaminati da Stronzio 90 e Cesio 137: qui ho potuto osservare da lontano alcune gru per il carico e scarico merci delle navi che approdavano al porto di Prypjat. Dopo il disastro esse sono state usate per trasportare il materiale contaminato sulle navi per portarlo allo smaltimento.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Nell’ultima tappa ho potuto osservare un braccio meccanico utilizzato per scoperchiare il reattore 4, ancora oggi è pericolosamente radioattivo ed emana 65.15μSv/h, il valore più alto che ho registrato personalmente nella Zona (anche se sicuramente non il più alto, perché i sotterranei dell’ospedale sono ancora pieni delle tute usate dai liquidatori per spegnere l’incendio in alcuni punti si possono raggiungere valori di 1mSv/h, equivalente a 1000μSv/h).

Sempre nel pomeriggio del giorno stesso siamo andati a recuperare le trappole per insetti. Nell’ultimo sito dove ho posizionato le trappole ho assistito ad una scena davvero toccante: alcune persone ci hanno chiamato per farci notare che c’era un cavallo di Przewalski morto con il suo puledro disperato, perché non capiva come mai la madre fosse a terra. È stata un’esperienza molto triste osservare questa scena. L’animale a terra non aveva tracce di predazione e molto probabilmente è morto per l’accumulo di qualche sostanza all’interno del corpo (gli elementi contaminanti più presenti sono lo Stronzio 90 e il Cesio 137, ma anche altri come lo Iodio 129, Americio 241, Plutonio 238, 239 e 240, Cerio 144 ed Europio 154, tutte sostanze radioattive che se accumulate nell’organismo provocano danni e infine portano alla morte).

Questo ci fa comprendere come sia davvero sconsigliato avvicinarsi ad un luogo del genere senza l’adeguata consapevolezza e le giuste protezioni.

virgolette Giovedì 18 ho iniziato a identificare gli insetti trovati e vedere se ci sono state differenze nella quantità tra le varie zone. Come pensavo, nella zona più contaminata (questa volta era di 1.40μSv/h) c’erano molti meno insetti rispetto alla zona “pulita” con 0.19μSv/h. Nel pomeriggio sono andata insieme ai ricercatori nel luogo dove il giorno prima abbiamo trovato il cavallo: quel giorno erano arrivati da Kiev degli esperti dell’istituto zoologico dell’università di Kiev che hanno effettuato l’autopsia dell’animale per capire cosa fosse successo e hanno prelevato molti campioni da analizzare. Nel frattempo, il puledro si era aggregato ad un nuovo gruppo di cavalli, per nostra e sua fortuna.

Venerdì 19 è stato il mio ultimo giorno nella Zona: alle 10 sono partita con il bus e sono andata fino a Kiev, da lì ho preso il treno insieme a Sasha per andare in aeroporto. Qui ci siamo salutati e sono andata nella mia camera di albergo per riposarmi un po’.

Sabato 20 il mio aereo partiva verso le 10 e dopo aver superato tutti i controlli sono potuta ripartire per l’Italia.

Il tuo racconto è davvero stato molto minuzioso e ci hai raccontato di aver visto luoghi e animali molto particolari e di aver vissuto esperienze davvero uniche. Che cosa hai provato esattamente, mentre eri lì?

virgolette Per quanto riguarda le emozioni, quelle provate sono state molte. Prima di partire ero un po’ preoccupata sul fatto di intraprendere un viaggio del genere totalmente in solitaria, non avevo bene idea di come fosse là la situazione, se le persone fossero disponibili con me o meno, in più il fatto di non sapere la lingua mi preoccupava ancora di più. Tutto però è cambiato quando lunedì 7 ho incontrato Sergii e Denis che si sono subito mostrati disponibili nei miei confronti e per fortuna parlavano inglese molto bene. Mentre visitavo la zona provavo un misto di emozioni positive e non, infatti in mezzo c’era un po’ di tristezza. Le emozioni positive le provavo perché mi faceva molto piacere essere immersa nella natura con animali ovunque, silenzio e così via, ma da una parte ero triste perché sapevo che tutta quella natura era contaminata e ancora oggi la flora e la fauna ne soffrono e continueranno a soffrirne per migliaia e migliaia di anni.

Tutto sommato è stata un’esperienza molto positiva, ho potuto osservare realtà molto diverse dalla nostra a cui siamo abituati, nella Zona c’erano regole ben precise da seguire, c’era il coprifuoco notturno, militari ovunque, tutte cose a cui noi non siamo abituati. Nonostante tutte queste regole le persone sono molto disponibili e si preoccupavano che passassi il mio soggiorno al meglio. Anche a Kiev mi sono trovata bene, perché le persone erano gentili e cercavano di darmi indicazioni su come usare i bus, ad esempio. Anche se non conoscevano bene l’inglese ce la mettevano comunque tutta per aiutarmi. Quindi sarò molto contenta di ritornarci l’anno prossimo, verso maggio, per raccogliere altri dati (purtroppo quelli di quest’anno sono veramente pochi) e poter ancora restare ancora due settimane in questa riserva naturale.

Gli itinerari di Stella:

Da Milano a Kiev

30

Dall’aeroporto Boryspil a Obolon

31

Da Kiev a Chernobyl

32

Da Chernobyl a Prypjat

33

L’anno prossimo proverò a fare anche una piccola mappa in tempo reale dei luoghi visitati, così avrò mappe più precise dei miei spostamenti.

Ringrazio veramente di cuore Stella per aver condiviso con me e con tutti voi il suo viaggio di ricerca a Kiev, Cernobyl e Prypjat: un viaggio sicuramente particolare, unico nel suo genere.

Se anche voi volete condividere con me e con gli altri appassionati Vagabondi di viaggi le vostre avventure, allora leggete questo articolo e contattatemi al più presto! Non vediamo l’ora di conoscere le vostre storie!

7 cose da non perdersi a Vienna

Vienna è una capitale vivace e molta dinamica, che può offrire un’ottima gamma di eventi culturali ed enogastronomici. Ho visitato Vienna nell’agosto del 2019 e sono riuscita a vivere a pieno una meravigliosa vacanza in pieno “spirito austriaco”. Di tutte le esperienze che ho vissuto, 7 meritano davvero di essere apprezzate anche da voi!

7 cose da non perdersi a Vienna

1 – Vedere la città dall’alto del Duomo di Santo Stefano

Se vi piace avere una visione d’insieme di una città osservandola dall’alto, allora dovete salire su una delle torri del Duomo di Santo Stefano: mentre la torre est è visitabile solo con il tour guidato, la torre ovest è accessibile previo pagamento di un biglietto (dal costo di 6 euro a persona). Una volta saliti vedrete tutta Vienna in una splendide cornice, quella del Duomo!

Tetto_Duomo_1

2 – Mangiare un bratwurst presso i Würstelstand sparsi per la città

Chi lo ha detto che a Vienna non esiste lo streetfood? Proprio nella capitale austriaca potrete trovare veri e autentici Würstelstand, disseminati nelle zone “più calde” della città, come al Graben o presso l’Albertina: vi consiglio il Frankfurter Würst racchiuso in una morbida ciabatta con tutte le salse possibili al suo interno, una vera delizia! Per un pranzo veloce, pratico e gustoso!

Wurst_1

3 – Salire sulla Gloriette di Schönbrunn

Sempre a proposito di viste magnifiche, non potete perdervi il panorama dalla Gloriette del Palazzo di Schönbrunn! Potete salire sulla sua sommità senza acquistare il biglietto del castello, ad un comodo prezzo di 4,50 euro a persona direttamente acquistabile presso la struttura: da qui godrete di uno spettacolo unico, quello del castello e della sua meravigliosa città!

Gloriette_1

4 – Assaporare la Sachertorte presso l’Hotel Sacher

Vienna è famosa per due cibi in particolare: la sua Schnitzel e la leggendaria Sacher Torte che proprio qui fu inventata da Franz Sacher per il principe Klemens von Metternich il 9 luglio 1832. L’atmosfera dell’Hotel Sacher, in pieno centro di Vienna, è elegante e raffinata e potrete decidere se gustarla nel suo dehor o al piano superiore nella sala da Té. Non vi piace il cioccolato? Tranquilli, sempre qui potrete degustare un ottimo Strudel!

Sacher_1

5 – Salire sulla ruota panoramica del Prater e sulla Praterturm

Il Wurstelprater è un affascinante parco di divertimenti sito appena fuori dalla zona del Ring, a Vienna. Qui potrete salire su numerose attrazioni tra cui la Praterturm, una delle calcinculo più alte del mondo alta ben 117 metri e con una velocità di 60 chilometri orari! Esperienza davvero unica e adrenalinica! Se invece preferite qualcosa di più tranquillo allora dovete assolutamente salire sulla Ruota Panoramica antica del Prater, costruita nel 1897 in occasione del 50° anniversario della salita al trono dell’imperatore Francesco Giuseppe. Da allora è diventata parte integrante del paesaggio urbano. Da qui godrete di una vista mozzafiato della città!

Ruota_1

6 – Visitare la Cripta imperiale

In molti vengono a Vienna a visitare i bellissimi palazzi dell’Hofburg e di Schönbrunn dimenticandosi però di visitare la Cripta imperiale sita al di sotto della Chiesa dei Cappuccini. L’imperatore Ferdinando d’Asburgo lo scelse come luogo di esequie e di sepoltura dei membri della dinastia imperiale, pertanto, nei suoi sotterranei si sviluppa un complesso di ambienti detto Cripta Imperiale (Kaisergruft o Kapuzinergruft in tedesco) che costituisce il mausoleo nel quale sono custoditi i sarcofagi di circa 150 appartenenti alla casa d’Asburgo, tra cui quello dell’Imperatrice Maria Teresa e di suo marito Francesco I di Lorena e quelle dell’Imperatrice Sissi e dell’Imperatore Francesco Giuseppe. Questa cripta è un luogo di raccoglimento e intimità, dove ancora è palpabile il rispetto per i regnanti.

Cripta_1

7 – Passeggiare tra i giardini del Belvedere

Il Palazzo del Belvedere fu voluto dal Principe Eugenio di Savoia come residenza estiva: questo gioiello barocco, fuori dall’area del Ring, ospita uno dei musei d’arte più importanti di tutta l’Austria. Oltre alla collezione, che dovrete assolutamente vedere, vi consiglio una passeggiata rilassante nei suoi giardini, punta di diamante dell’architettura del paesaggio barocco. Sia la parte anteriore che la parte posteriore sono di notevole bellezza e ospitano stagni e fontane di indubbia bellezza. Se volete riposarvi e godere di una romantica vista su di uno dei castelli più belli d’Europa, dovete assolutamente fare una passeggiata tra i giardini di questo palazzo!

Belvedere_14

Queste e molte altre esperienze vi aspettano a Vienna!

Non dimenticatevi di passare dall’Ufficio del Turismo di Vienna, che ringrazio sentitamente per l’itinerario e per i riconoscimenti concessi!

Diario di viaggio: Verona – giorno 4

Cari amici e amiche, siamo giunti al termine del viaggio a Verona, un viaggio davvero ricco di divertimento e di emozioni vissute con il piede sull’acceleratore. Come già vi ho raccontato, Verona mi ha davvero lasciato un ricordo stupendo e tanta voglia di ritornarci, di nuovo, per assaporare la sua ospitalità.

Se non avete ancora letto il primo giorno, rimediate cliccando qui, per il secondo giorno invece cliccate qui e per il terzo giorno cliccate qui. Se invece siete interessati alla pianificazione di questo viaggio, leggete l’articolo cliccando qui!

Verona (2)

L’itinerario di questa giornata seguirà alcune tappe principali:

  • La Chiesa di San Fermo Maggiore
  • Il Museo degli Affreschi G.B. Cavalcaselle
  • La Tomba di Giulietta

Purtroppo, essendo l’ultimo giorno, più di così non siamo riusciti a vedere: il treno che ci avrebbe riportato a casa sarebbe partito nel primissimo pomeriggio quindi ci siamo accontentati di fare tre tappe, non vicinissime alla nostra base.

San Fermo: due chiese in una sola

La Chiesa di San Fermo Maggiore sorge a pochi passi da Piazza delle Erbe, sulla riva destra dell’Adige. Secondo la tradizione in questo luogo nel 304 d.C. subirono il martirio i santi Fermo e Rustico e dalla devozione popolare na nacque la Chiesa odierna, anche se questa risale al VIII secolo. Tra il 1065 ed il 1143 i benedettini ristrutturarono completamente il complesso presente e fecero costruire due chiese in stile romanico: la prima inferiore, ancora oggi visitabile, per conservare le reliquie, l’altra superiore per le celebrazioni più popolari ed affollate. Inoltre diedero inizio alla costruzione del campanile, che venne terminato solo intorno al XIII secolo.

La Chiesa Superiore odierna si deve alla presenza dei francescani, dopo aver preso il posto dei benedettini, che la ricostruirono e conclusero nel 1350. La chiesa inferiore rimase comunque un luogo molto riservato e solo dal 1946 fu riaperta al culto. Una notizia particolare merita di essere riportata: nel 2018 è stata ritrovata nel chiostro della chiesa una tomba, probabilmente del maestro templare Arnau de Torroja, morto a Verona nel 1184

La Chiesa Superiore presenta un’unica navata con cinque absidi; all’interno si possono riconoscere L’Altare Maggiore, l’Altare Nichesola, in stile rinascimentale, l’altare Della Torre del XVIII secolo in stile barocco, e l’altare del presbitero dove sono custodite oggi le reliquie dei santi Fermo e Rustico. Seguono altri tre altari: quello di san Raffaele, quello di san Nicola e quello di san Francesco, che custodisce le reliquie di san Gualfardo.

Questo slideshow richiede JavaScript.

All’interno della Chiesa Superiore si trova la Cappella Alighieri, realizzata tra il 1545 e il 1558, dove sono sepolti gli ultimi discendenti diretti del sommo poeta Dante Alighieri. Pensavate che mi facessi sfuggire l’occasione di vedere qualcosa che riguarda il mio amato poeta? Appunto!

Degna di nota è anche la Cappella Brenzoni decorata dall’affresco di Pisanello e dall’opera scultorea di Nanni di Bartolo.

Questo slideshow richiede JavaScript.

La Chiesa Inferiore si raggiunge tramite una scala antica che la collega al chiostro: di dimensioni notevolmente ridotte rispetto alla Superiore, presenta alcuni affreschi di inizio XIV secolo che raffigurano la Vergine e Gesù; la struttura della Chiesa conserva l’impianto originale a croce latina e lo stile romanico: quattro navate dividono la chiesa con tre file di massicce colonne in pietra e questa struttura, la cui spartizione è poco diffusa, così suggestiva, rende l’edificio molto originale.

Questo slideshow richiede JavaScript.

La visita a San Fermo è piacevole e molto particolare, proprio per la presenza dei due edifici di culto: ancora una volta il nostro pass ci ha permesso di entrare senza problemi all’interno di questo luogo e di goderne ogni dettaglio.

Il Museo degli Affreschi e la Tomba di Giulietta

Dopo aver visitato San Fermo decidiamo di recarci presso la Tomba di Giulietta, che si trova nel complesso del Museo degli Affreschi “Giovanni Battista Cavalcaselle”: da San Fermo sono circa 12 minuti a piedi. Il Museo degli Affreschi è un museo facente parte dei musei civici di Verona, situato nel convento di San Francesco. Inaugurato nel 1973, raccoglie molti affreschi che provengono da palazzi storici della città che vanno dal X secolo al XVI secolo. Il Museo fu intitolato allo studioso di storia dell’arte Giovanni Battista Cavalcaselle, originario di Legnago, in provincia di Verona.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Il Museo ospita numerose opere degne di nota, prima fra tutti “La cavalcata di Carlo V e Clemente VII” dipinta da Jacopo Ligozzi e dalla sua bottega: l’opera risiedeva nella residenza dei Fumanelli a Verona, sita in via Santa Maria in Organo. L’affresco si compone in tutto di 13 parti ed è conservato in una sala “in solitario” per la sua grandezza e magnificenza: si tratta di un’opera alta 2 metri e 30 e lunga 40 metri. Oltre ai protagonisti dell’opera, Carlo V e Clemente VII, si incontrano numerose ed importanti personalità come Bonifacio Paleologo, marchese del Monferrato, con lo scettro imperiale, Francesco Maria della Rovere, duca d’Urbino e prefetto di Roma, con la spada imperiale, Carlo III duca di Savoia con la corona e Filippo di Baviera con il globo. Carlo V è un personaggio molto particolare per quanto mi riguarda, dato il suo forte legame con Pavia: è proprio nella mia città che sconfisse Francesco I e consolidò il suo potere su queste terre, grazie alla vittoria della Battaglia di Pavia. Di sicuro avete già sentito parlare di lui, leggendo i miei articoli.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Degni di nota sono anche gli affreschi di Palazzo Fiorio della Seta, anch’essi di grandi dimensioni e realizzati da due artisti veronesi tra i più famosi: Domenico Brusasorzi e Bernardino India o ancora “Gli Imperatori romani” di Altichiero da Zevio, affreschi che Cansignorio della Scala commissionò all’artista nel 1364 per rendere ancora più imponente la sua reggia veronese.

Il Museo ospita anche la celebre “Tomba di Giulietta”: si tratta di un sarcofago di marmo rosso che doveva ospitare il corpo della giovane. La tradizione vuole che proprio in tale sede fosse il luogo della sepoltura dei due amanti. Sin dai primi anni del 1800 la tomba, purtroppo, divenne meta di una sorta di culto superstizioso, tanto che molto spesso i visitatori ne asportavano dei frammenti, rovinando l’intonaco. Non si sa con estrema certezza se davvero questo sarcofago accolge il corpo della “presunta” Giulietta o di qualche altra nobildonna, ma, restando nel mito, non potevamo non visitarla dopo aver già visitato la Casa di Giulietta e il suo Balcone famoso.

Questo slideshow richiede JavaScript.

La conclusione del nostro viaggio

Conclusa la nostra visita la malinconia inizia a pervaderci: sono gli ultimi attimi trascorsi a Verona ed è difficile pensare che il nostro viaggio si sia già concluso così, in un batter d’occhio. Verona: per molti è solo il Balcone di Giulietta o l’Arena, ma la città dona al proprio visitatore accorto molto più di questo. Profumi dalle osterie, sorrisi da parte dei propri cittadini, storia millenaria in ogni angolo, musei ricchi e alla portata di chiunque. Verona per noi è stata una vera rivelazione, una città che abbiamo abbracciato e che ci accoglierà nuovamente, sempre con la sua atmosfera, unica. Ci dirigiamo dunque verso il centro per un pranzo al sacco molto veloce: patatine, crocchette di pollo e panzerotti e poi via, verso la stazione dei treni di Verona Porta Nuova.

Ringrazio di nuovo in modo molto sentito lo IAT Verona – Ufficio del Turismo, che ci ha davvero fornito uno strumento incredibile per apprezzare al meglio ciò che la città offre.

Speriamo dunque di rivederci presto, o Bella Verona.

Questo non è l’ultimo articolo su Verona: sarete contenti di sapere che ne mancano ancora alcuni, in primis sui Musei e sul Giardino Giusti, che vedrete pubblicati con lo scorrere dei mesi. Se volete scegliere il Museo del Mese (dove troverete spesso un Museo di Verona tra cui scegliere), ricordatevi di votarlo nel sondaggio che compare all’inizio di un nuovo mese, all’interno del Gruppo Facebook “Donna Vagabonda – il Gruppo di chi viaggia sognando“!

Pianificazione del viaggio: Varsavia 2019

Non so come mai ma penso che il 2019 sia l’anno della lettera V. V come Verona, V come Vienna e V come…Varsavia! Sono appena tornata da un bellissimo viaggio a Vienna (leggete qui la pianificazione di questo viaggio) e sono già pronta per ripartire, destinazione: la capitale della Polonia, Varsavia. Non sono mai stata in Polonia ed era da qualche anno che mi frullava in testa l’idea di poter visitare questo immenso Paese ma non avevo avuto ancora l’occasione di poter organizzare qualcosa veramente. Un pomeriggio di luglio, prima di partire per la Scozia (leggete qui la pianificazione di questo viaggio), pensai di fare un viaggio da qualche parte a metà agosto. All’inizio presi in considerazione la mia amata Germania ma poi mi sono detta “perchè non visitare un Paese che ancora non ho mai visto?” e la scelta ricadde sulla Polonia e in particolare su Varsavia. Eccomi qua dunque, pronta a partire per questo nuovo viaggio!

Varsavia_pianificazione

Varsavia, la città risorta

17 Agosto – 21 Agosto

adam-niescioruk-Z9Eoq7DgCUo-unsplash
Photo by Adam Nieścioruk on Unsplash

Varsavia è la capitale della Polonia, situata nella parte centro-orientale del Paese nel voivodato della Masovia, sul fiume Vistola. La città è il principale centro scientifico, culturale, politico ed economico ed è anche il capoluogo del voivodato della Masovia, e costituisce al contempo comune e distretto.

Cartina della Polonia con localizzazione di Varsavia
Cartina della Polonia con localizzazione di Varsavia. Fonte: viaggiatori.net

Budget: 900 euro in due (circa).

Vaccinazioni: nessuna obbligatoria.

Visti: nessun visto obbligatorio, necessaria Carta d’Identità o Passaporto.

Viaggiare Sicuri: dalla Farnesina non risultano esserci problematiche relative ad un viaggio a Varsavia o in Polonia in senso lato. Per ulteriori informazioni, visitate il Sito ufficiale.

Perchè ho scelto Varsavia: Varsavia è una delle più giovani capitali d’Europa. La sua storia è intimamente legata alle vicende che si sono susseguite durante la Seconda Guerra Mondiale e durante la Guerra Fredda. Con il venir meno del blocco sovietico, la Polonia è diventata un Paese indipendente e aperto al turismo. Nonostante abbia sofferto la rivalità con Cracovia per quanto riguarda il turismo, Varsavia mi ha colpito perchè ospita numerosi musei e palazzi storici da visitare, come il Castello, il Belvedere, il Parco Łazienki, Il Palazzo della Cultura e della Scienza, il Museo della Rivolta di Varsavia e il Museo di Wilanów. Da appassionate di storia, volevamo visitare i luoghi degli scontri della Seconda Guerra Mondiale e il memoriale delle vittime, quindi un giorno lo dedicherò soltanto a questi.

La scelta dell’Hotel: come sempre, mi sono affidata al mio portale di hotel preferito, Booking, che mi ha sempre assicurato cancellazione gratuita e servizi adeguati, corrispondenti a quelli descritti. Ho prenotato a luglio per agosto e ho trovato una driscreta gamma di strutture tra cui scegliere: cercavo un hotel non troppo costoso ma che fosse in centro e, soprattutto, vicino alla metropolitana per potermi spostare agevolmente. La mia scelta è ricaduta sull’Hotel Metropol: situato nel centro di Varsavia, proprio di fronte al Palazzo della Cultura e della Scienza, questo business hotel mi ha colpito per la sua splendida posizione e per il fatto di avere anche un ristorante incorporato, utile sia per me che mia mamma, soprattutto quando saremo stanche dopo una giornata di cammino!

La scelta del mezzo: per questo viaggio ho deciso di raggiungere Varsavia in aereo e poi di spostarmi con i mezzi pubblici e a piedi. Come al solito ho utilizzato SkyScanner per scegliere il volo e sono riuscita a trovare un buon volo con la compagnia aerea Ryanair con cui mi sono sempre trovata bene. La partenza ed il rientro sono fissate da/per Bergamo Orio al Serio a/per Varsavia Modlin. Unica pecca: gli orari dei voli non sono proprio i migliori e siamo costrette ad arrivare la sera del 17 quindi un giorno verrà perso in questo modo.

Itinerario: non essendo mai stata prima a Varsavia non so cosa aspettarmi ma le aspettative sono molto alte, quindi non vedo l’ora di scoprire le bellezze di questa capitale! Con un breve itinerario ho deciso di visitare il Palazzo della Scienze e della Cultura (a maggior ragione dato che l’hotel sorge proprio di fronte a questa struttura), il Palazzo Reale, il centro città e città vecchia, il memoriale del Ghetto, la Sinagoga, il Museo della Rivolta di Varsavia, il parco Lazienski, il Museo Wilanow, il Belvedere, i Giardini Sassoni. Spero che il meteo mi assista e di riuscire a vedere tutto! Purtroppo l’orario dei voli non è proprio confortevole ma di necessità faremo virtù!

Cosa portare in valigia: a Varsavia la temperatura si aggirerà intorno ai 27-30 gradi. L’abbigliamento sarà comodo e molto casual, semplice e non pretenzioso. In valigia metterò molte magliette, camicie e pantaloni leggeri, senza tralasciare qualche indumento più pesante, come le maglie di cotone. Non mancherà una felpa nel caso facesse brutto tempo (e le previsioni non sono molto confortanti).

Prima di partire: Ho contattato l’Ufficio del Turismo di Varsavia e non ho ricevuto alcuna risposta: purtroppo so che questo ufficio del turismo non risponde alle mail se non di rado quindi mi presenterò di persona per avere informazioni alle collaborazioni con i Travel Blogger. Come sempre in cambio scriverò articoli e pubblicherò le fotografie sul mio profilo Instagram.

Il Museo di Agosto: il Gordon Highlanders Museum di Aberdeen

Quando avevo programmato il mio viaggio in Scozia (leggete qui il mio articolo), avevo previsto di visitare numerosi musei cittadini: ebbene, complice il fatto che i castelli hanno avuto la meglio sul mio interesse e a causa degli orari decisamente scomodi dei musei, sono riuscita a visitarne solo due. Oggi vi parlo del primo che ho visitato, il Gordon Highlanders Museum di Aberdeen.

Highlanders museum

Il Gordon Highlanders Museum si trova ad Aberdeen e celebra la storia dei “Gordon Highlanders, uomini facenti parte di un reggimento di fanteria di reclutamento scozzese dell’Esercito Britannico, attivo dal 1881 al 1994. Il reggimento si distinse negli anni per il suo valore e la sua tenacia e fu decisivo nel contribuire alla vittoria dell’Impero Britannico in India e in Africa. Durante la Prima Guerra Mondiale il reggimento fu impiegato principalmente sul fronte occidentale del 1914 dove subì ingenti perdite. Nella battaglia di Le Cateau del 25 agosto 1914, il I battaglione Gordon Highlanders venne tagliato fuori dall’avanzata tedesca e quasi distrutto; molti suoi soldati furono fatti prigionieri. Il II battaglione venne inviato in Italia nel 1917 in aiuto dopo la battaglia di Caporetto. Solo nel primo conflitto mondiale il reggimento perse 1000 ufficiali e 28000 soldati della truppa.

Durante la Seconda Guerra Mondiale i Gordon Highlanders furono dispiegati su vari fronti, dapprima in Francia e poi in Malaysia, Nord Africa, Sicilia, Italia e in Europa Nord-occidentale. In Francia due battaglioni erano inquadrati nella 51ª Divisione fanteria sul fronte occidentale nel 1940 e furono accerchiati insieme al resto della divisione a Saint-Valery-en-Caux dalla 7. Panzer-Division del generale Erwin Rommel; i britannici furono costretti alla resa. In seguito il I battaglione Gordon fu ricostituito in Gran Bretagna e inserito nella nuova 51ª Divisione fanteria che partecipò con distinzione al resto della guerra. il II battaglione Gordon fu invece schierano in Malesia e il VI battaglione partecipò alla campagna del Nord Africa e alla campagna in Italia: nel 1944 prese parte allo sbarco di Anzio, prezzo Lavinio.

Il Museo ospita uniformi, medaglie, armi e riconoscimenti del reggimento e ripercorre la sua storia, dalla sua formazione al suo scioglimento. Essendo una realtà indipendente, il Museo si autofinanzia tramite un’associazione di veterani e tutti possono contribuire al suo sostentamento tramite donazioni e aderendo alle campagne di fund-raising.

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Il Museo si compone di due parti, una esterna e l’altra interna: in quella esterna è stata ricostruita una trincea della Prima Guerra Mondiale mentre nella parte interna si ospitano i cimeli. La trincea è costruita con estrema veridicità storica: al suo interno si trovano armi e oggetti comuni che i soldati utilizzavano durante la guerra. Inoltre, la trincea è divisa in più zone, come la zona di rifornimento, quella di combattimento e quella di osservazione. Quando mi sono addentrata al suo interno mi sembrava di essere in una vera trincea! Inoltre si possono toccare molti arnesi e “appostarsi” per individuare il nemico: ai bambini, ma non solo, questa esperienza piacerà di sicuro.

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

All’interno il Museo ospita poche ma ricche sale; la Lakin Room è di sicuro la più spettacolare dato che è stata allestita come sala da pranzo degli ufficiali ed è decorata con cristellaria e argenteria: spicca sicuramente il ritratto del Principe Carlo, anch’esso facente parte del reggimento degli Highlanders.

Degna di nota è anche la sala principale, dove sono custoditi la maggior parte degli oggetti in esposizione: casacche, uniformi, documenti, raffigurazioni e armi sono i protagonisti principali del museo e della sezione. Interessanti sono i numerosi cimeli rigurdanti la Campagna d’Italia della Seconda Guerra Mondiale, come la “Guida per i soldati della Sicilia” che veniva consegnata ai soldati in vista dello sbarco.

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

La mia visita è stata breve ma molto intensa: sono arrivata alle 15:20 e purtroppo non è stato proprio possibile visitare il Museo nella sua interezza (a detta dell’addetta, che mi ha fatto aspettare quasi 15 minuti per trovare una guida per un tour non richiesto in un museo che proprio non avrebbe bisogno di visita guidata, non saremmo riusciti a vedere il museo in quell’arco di tempo). Ho imparato che però in Scozia seguono degli orari davvero assurdi e quindi ho dovuto fare buon viso a cattivo gioco. Pazienza, la prossima volta lo visiterò di mattina per vedere le sale che non ci sono state mostrate!

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Informazioni utili

Il Museo Gordon Highlanders si trova ad Aberdeen in Viewfield Road, ad Aberdeen e dispone di un parcheggio gratuito.

E’ chiuso la domenica e il lunedì mentre gli altri giorni è aperto dalle 10:00 alle 16:30 (vi consiglio di entrare almeno alle 14:00 e non più tardi).

Il costo del biglietto è di 8 sterline per gli adulti e 4,50 sterline per i minori di 16 anni. Il ridotto è di 6 sterline.

Per maggiori informazioni, visitate il sito ufficiale.

Scoprendo Pavia: l’Università

Da grande affezionata della mia città, voglio aprire una nuova rubrica che racconti i segreti di Pavia, sempre in ottica “vagabonda”, con il mio stile.

Iniziamo con un piccolo spaccato di storia, scoprendo le radici di Ticinum Papia.

Il primo insediamento in area pavese si deve ad antiche popolazioni della Gallia, probabilmente Levi, Marici o Insubri. La città vera e propria venne però fondata dai Romani, e questo è ben evidente dalla pianta rimasta intatta, a castrum (accampamento militare). Con il declino dell’Impero Romano, la città venne saccheggiata ripetutamente fino alla conquista dei Longobardi, che nel 572 ne fecero la capitale del loro regno in ascesa: da questo momento la città assunse il nome di Papia, perdendo il toponimo di Ticinum affibiatole dai Romani.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Facendo un piccolo balzo, arriviamo all’epoca di Federico Barbarossa: Pavia fu fedele all’imperatore durante le guerre con la Lega Lombarda. Successivamente venne annessa al Ducato di Milano, sotto il dominio della famiglia Visconti. E’ il 1360.

Pavia torna protagonista sulla scena europea grazie alla famosa Battaglia di Pavia, combattuta il 24 febbraio 1525 tra i Francesi e gli Imperiali spagnoli: questi ultimi furono i vincitori perché il capitano di ventura Cesare Hercolani, ferendo il cavallo del re Francesco I di Francia, ne permise la cattura, meritandosi il soprannome di vincitore di Pavia e la gratitudine dell’imperatore spagnolo Carlo V d’Asburgo.

Successivamente, la città vide molte dominazioni dal XVIII al XIX secolo: spagnoli, francesi ed austriaci se la contesero insieme ad altre grandi città lombarde, fino al 1859 quando divenne parte del Regno di Sardegna, il futuro Regno d’Italia.

Pavia è dunque una città ricca di storia e di fascino, che conserva molto bene gli antichi splendori del passato. Molti illustri personaggi sono passati da qui, tra cui Napoleone Bonaparte, Ugo Foscolo, Ada Negri, Camillo Golgi, Lazzaro Spallanzani, Maria Teresa d’Austria, e tanti altri ancora. Tutti, a loro modo, hanno contribuito alla grandezza di questa città, oggi ancora molto visitata da turisti attirati dalle sue bellezze architettoniche e dai suoi monumenti.

Con questa rubrica vorrei farvi conoscere più nel dettaglio i suoi luoghi, i suoi scorci, la sua storia.

Dopo l’Orto botanico, il Castello Visconteo, Piazza della Vittoria e la Basilica di San Michele, il Ponte Coperto, e le Torri medioevali, della Chiesa di Santa Maria del Carmine, ora è la volta dell’Università di Pavia.

L'Università

L’Università di Pavia, spesso abbreviata con UNIPV, è una delle più antiche università al mondo, dato che è stata fondata nel 1361. La sua storia però inzia prima, nel 825 quando l’imperatore Lotario I costituì a Pavia la scuola di retorica per i funzionari del regno. Per tutto il periodo medioevale la scuola fu in fiorente attività; nell’XI secolo, la città di Pavia divenne sede anche di un’attestata scuola giuridica. Man mano che il tempo passava, si aggiungevano nuove scuole e nuovi studi al protoimpianto di Università: nel 1361 nacque lo Studium Generale grazie a Galeazzo II Visconti che ottenne il decreto di fondazione dall’imperatore Carlo IV di Lussemburgo. Lo Studium aveva gli stessi privilegi di quelli delle scuole di Parigi, Bologna, Oxford, Orléans e Montpellier. Lo Studio era costituito in realtà da due Università distinte, quella dei giuristi (Diritto Civile e Canonico) e quella degli artisti (Medicina, Filosofia e Arti liberali). A capo dell’Università veniva eletto annualmente un rettore che era in genere uno studente che avesse superato i venti anni. Si conferivano gradi accademici a tre livelli: il bacellierato, la licenza e il dottorato.

A causa di vari avvenimenti (soprattutto militari), l’Ateneo versò in una situazione di crisi fino al 1412, anno in cui riprese a funzionare regolarmente.

La nascita dell’Università portò benefici e giovamenti alla città dato il continuo affluire di studenti provenienti sia dagli altri stati italiani che dai paesi europei che proprio in questa città si stabilivano per lo studio del diritto, delle arti e della medicina. Nel XV secolo nacquero anche i primi collegi che subito proliferarono grazie a moltissimi studenti indigenti patrocinati dalle ricche famiglie milanesi e pavesi.
Nel campo degli studi filosofici e letterari va ricordato l’insegnamento di Lorenzo Valla, in quello di diritto, di Giasone del Maino.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ma non sempre l’Università vide periodi di luce, anzi. A causa della battaglia di Pavia e dei danni ingenti che la città subì, stretta dall’assedio da parte degli spagnoli e dei lanzichenecchi tedeschi, l’Università sprofondò in una nuova crisi che continuò per alcuni anni e culminò con l’avvento dell’epidemia di peste del 1630 che colpì diverse zone dell’Italia settentrionale.

Solo dalla seconda metà del 1700 avvenne la vera rinascita, grazie ai grandi sovrani austriaci Maria Teresa d’Austria e Giuseppe II d’Asburgo-Lorena che apportarono rilevanti riforme amministrative, e permisero la nascita della Scuola anatomica pavese. A cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, l’Ateneo divenne uno dei migliori d’Europa (e del mondo), annoverando accademici come il fisico Alessandro Volta (che ricoprì anche la carica di rettore), gli anatomisti Antonio Scarpa e Lazzaro Spallanzani, il matematico Lorenzo Mascheroni.

La scia dei successi e dei grandi nomi non abbandonò l’Università tanto da raggiungere l’apice del suo splendore con la ricezione del Premio Nobel, nella persona del medico e istologo Camillo Golgi. Nel corso degli anni settanta del ‘900, alle facoltà tradizionali si sono aggiunte quella di Economia e Commercio e di Ingegneria. Infine, negli anni ottanta l’ateneo assunse l’attuale fisionomia attraverso l’edificazione del polo sede della facoltà Ingegneria, nato da un progetto dell’architetto Giancarlo De Carlo. A seguito di ulteriori ampliamenti, è stato creato un vero e proprio campus che ospita ad oggi laboratori di ricerca, laboratori didattici e uffici di svariati corsi di laurea anche di ambito scientifico (come Matematica, Geologia, Scienze Naturali, Biologia). Il campus, chiamato simbolicamente “La Nave” grazie alla disposizione degli edifici che lo fanno assomigliare proprio ad una imbarcazione, ospita anche l’Istituto di Genetica Molecolare (IGM-CNR) e l’EUCENTRE, centro di eccellenza per il rischio sismico, ed è sito in Via Adolfo Ferrata n.1.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Dopo questa breve e sintetica descrizione delle vicende dell’Ateneo, vorrei parlarvi dell’edificio storico, sito in Strada Nuova.

In origine non esisteva un unico edificio destinato agli studi: le lezioni si tenevano nelle case private e nei conventi che offrissero locali adatti, o nello stesso palazzo del Comune. Solo sul finire del quattrocento, Ludovico il Moro destinò allo Studium un palazzo in Strada Nuova appartenuto ad Azzone Visconti. L’edificio, che confinava con l’Ospedale San Matteo, a seguito della ristrutturazione cinquecentesca (1534) presentava già due cortili a loggiati sovrapposti che corrispondono approssimativamente a quelli attuali di Volta e dei Caduti. In origine i due cortili erano conosciuti come Legale (Volta) e Medico (Caduti) dagli insegnamenti ospitati nelle aule delle due parti: quello meridionale ospitava le lezioni di diritto civile e canonico, mentre in quello settentrionale erano collocati gli spazi della medicina, filosofia e arti. Il Cortile Volta deve la denominazione corrente alla presenza della statua di Alessandro Volta scolpita da Antonio Tantardini nel 1878 in occasione del centenario della nomina di Volta a professore di fisica sperimentale a Pavia. Volta è raffigurato in toga professionale con la pila nella mano sinistra.

Nei muri perimetrali, sotto il portico si possono ammirare numerose pietre tombali e epigrafi in memoria. Le più antiche e interessanti risalgono al XV e XVI secolo e sono dedicate ad alcuni dei più famosi insegnanti di Pavia. Oltre a questi due cortili, degni di nota sono il “Cortile delle Magnolie”, dove sorgono alcune piante di Magnolia che ombreggiano i tavoli destinati agli studenti, e il Cortile delle Statue che ospita le statue di illustri personaggi che han fatto la storia dell’università di Pavia: Camillo Golgi, Antonio Bordoni, Luigi Porta Pavese, Bartolomeo Panizza.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Nel XVIII secolo, Maria Teresa d’Austria, nell’ambito del suo nuovo piano per una migliore direzione e riordino dell’Università, propose una modernizzazione dell’antico edificio. L’incarico fu affidato all’architetto Giuseppe Piermarini che si occupò della facciata e dei cortili, dove arrotondò gli archi e sostituì la copertura a cassettoni dei loggiati con soffitti a volta. Fu durante questo periodo che fu costruita l’aula Foscolo, che nel 1782 fu decorata da Paolo Mescoli.

Nel 1932, dopo che i dipartimenti medici furono trasferiti nella loro nuova sede in viale Golgi, l’Università si espanse ulteriormente ed acquistò l’ampio complesso del XV secolo che un tempo apparteneva all’Ospedale San Matteo.

L’Università, nella sua sede centrale, ospita anche alcune “Aule Storiche” dove si tengono convegni e sedute di laurea, ma di queste ve ne parlerò presto in un nuovo articolo.

Studiare presso l’università di Pavia per me è stato un vero onore: la sua storia, come avete letto, è costellata di successi e di nomi illustri che hanno calcato i pavimenti delle aule. Speriamo che l’Ateneo pavese possa risplendere sempre di luce propria e che possa ospitare altre menti eccelse, liberi pensatori e iniziative culturali sempre di rilievo.

Pianificazione del viaggio: Vienna 2019

Era da molto tempo che volevo tornare in Austria e, in particolare, a Vienna. Già, perchè di Vienna mi sono già innamorata quando la vidi per la prima volta durante il viaggio che mia zia mi regalò per l’esame di Maturità: fu davvero amore a prima vista. A distanza di quasi 10 anni ho deciso di ritornare nella capitale austriaca per rivivere le stesse emozioni che ho provato vedendo la maestosità dell’Hofburg o dello Schloss Schönbrunn e per mostrare a Gabriele tutta la magnificenza di questi luoghi. E così, dopo il viaggio a Colonia, ho deciso di prenotare la struttura ed il volo per Vienna. Eccoci dunque, alla Pianificazione del viaggio.

Vienna_Pianificazione

Vienna, la città dell’Impero

5 Agosto – 9 Agosto

jacek-dylag-5SjAaqqCCmY-unsplash.jpg
Photo by Jacek Dylag on Unsplash

Vienna è la capitale e allo stesso tempo uno dei nove stati federali dell’Austria, nonchè il settimo comune per abitanti dell’Unione Europea. E’ circondata dalla Bassa Austria ed è sede di importanti organizzazioni tra cui l’OPEC e dell’ONU. Il suo centro storico è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. La città è stata il fulcro di molti avvenimenti durante la storia non solo di questo Paese, ma dell’Europa tutta. Capitale dell’Impero Austro-Ungarico, Vienna mostra la sua storia attraverso palazzo sontuosi e chiese maestose.

Mappa-Austria
Cartina dell’Austria: GFDL con disclaimer, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=205671

Budget: 900 euro in due (circa).

Vaccinazioni: nessuna obbligatoria.

Visti: nessun visto obbligatorio, necessaria Carta d’Identità o Passaporto.

Viaggiare Sicuri: dalla Farnesina non risultano esserci problematiche relative ad un viaggio a Vienna o in Austria in senso lato. Per ulteriori informazioni, visitate il Sito ufficiale.

Perchè ho scelto Vienna: Vienna è una delle capitali europee con più storia in assoluto. Volevo visitare un luogo ricco di cultura e di storia da raccontare, che non fosse troppo lontano dall’Italia e che possa offrirmi tutti i confort di una vacanza non troppo impegnativa. Dopo il viaggio on the road in Scozia che è stato tutt’altro che rilassante (ma ne è valsa la pena, credetemi) avevo bisogno di un viaggio dove potermi rilassare ma anche di visitare splendidi palazzi e dimore storiche. Era poi da molto tempo che volevo ritornare a Vienna per apprezzarla ancora di più e per vedere ciò che mi è sfuggito l’ultima volta.

La scelta dell’Hotel: come sempre, mi sono affidata al mio portale di hotel preferito, Booking, che mi ha sempre assicurato cancellazione gratuita e servizi adeguati, corrispondenti a quelli descritti. Ho prenotato a marzo per agosto e ho trovato una vasta gamma di strutture tra cui scegliere: cercavo un hotel non troppo costoso ma che fosse in centro e, soprattutto, vicino alla metropolitana per potermi spostare agevolmente. La mia scelta è ricaduta sull’Hotel Zipser: situato nel Quartiere di Josefstadt a Vienna, a soli 100 metri dal Municipio e dalla stazione della metropolitana Rathaus (linea U2), questo hotel a 3 stelle a conduzione familiare sorge in un edificio in stile Art Nouveau. Un luogo alla nostra portata e davvero comodo grazie alla sua posizione!

La scelta del mezzo: per questo viaggio ho deciso di raggiungere Vienna in aereo e poi di spostarmi con i mezzi pubblici e a piedi. Come al solito ho utilizzato SkyScanner per scegliere il volo e sono riuscita a trovare un buon compromesso utilizzando due compagnie diverse: Ryanair e Wizz Air. Purtroppo non ho potuto optare per una compagnia sola ma alla fine sono riuscita ad ottenere un prezzo vantaggioso sia per l’andata che per il ritorno.

Itinerario: Vienna è tutta da ammirare e assaporare. Alcune tappe sono davvero imprescindibili, come il Duomo di Santo Stefano, il Palazzo Hofburg, Il Palazzo Belvedere, il Palazzo Schönbrunn e il Prater. Sicuramente visiteremo anche la Casa di Freud (essendo entrambi appassionati di psicoanalisi ed estimatori del grande scienziato), il Museo di Storia dell’Arte e quello di Scienze Naturali.

Cosa portare in valigia: a Vienna la temperatura si aggirerà intorno ai 25-30 gradi. L’abbigliamento sarà comodo e molto casual, semplice e non pretenzioso. In valigia metteremo molte magliette e camicie e pantaloni leggeri. Non mancherà una felpa nel caso facesse brutto tempo.

Prima di partire: Ho contattato l’Ufficio del Turismo di Vienna e ho ricevuto una bellissima sorpresa: anche Vienna, come Verona, ha riservato ad entrambi due Vienna City Card e alcuni vouchers per i ristoranti e i locali. Il Press Kit ci sarà recapitato in hotel e lo troveremo al nostro arrivo. Come sempre in cambio scriverò articoli e pubblicherò le fotografie sul mio profilo Instagram. Ringrazio dunque vivamente l’Ente del Turismo di Vienna che ci ha offerto questa grande possibilità.

Quando c'è una meta, anche il deserto diventa strada (Proverbio arabo)