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Scoprendo Pavia: l’Orto botanico

Da grande affezionata della mia città, voglio aprire una nuova rubrica che racconti i segreti di Pavia, sempre in ottica “vagabonda”, con il mio stile.

Iniziamo con un piccolo spaccato di storia, scoprendo le radici di Ticinum Papia.

Il primo insediamento in area pavese si deve ad antiche popolazioni della Gallia, probabilmente Levi, Marici o Insubri. La città vera e propria venne però fondata dai Romani, e questo è ben evidente dalla pianta rimasta intatta, a castrum (accampamento militare). Con il declino dell’Impero Romano, la città venne saccheggiata ripetutamente fino alla conquista dei Longobardi, che nel 572 ne fecero la capitale del loro regno in ascesa: da questo momento la città assunse il nome di Papia, perdendo il toponimo di Ticinum affibiatole dai Romani.

 

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Facendo un piccolo balzo, arriviamo all’epoca di Federico Barbarossa: Pavia fu fedele all’imperatore durante le guerre con la Lega Lombarda. Successivamente venne annessa al Ducato di Milano, sotto il dominio della famiglia Visconti. E’ il 1360.

Pavia torna protagonista sulla scena europea grazie alla famosa Battaglia di Pavia, combattuta il 24 febbraio 1525 tra i Francesi e gli Imperiali spagnoli: questi ultimi furono i vincitori perché il capitano di ventura Cesare Hercolani, ferendo il cavallo del re Francesco I di Francia, ne permise la cattura, meritandosi il soprannome di vincitore di Pavia e la gratitudine dell’imperatore spagnolo Carlo V d’Asburgo.

Successivamente, la città vide molte dominazioni dal XVIII al XIX secolo: spagnoli, francesi ed austriaci se la contesero insieme ad altre grandi città lombarde, fino al 1859 quando divenne parte del Regno di Sardegna, il futuro Regno d’Italia.

Pavia è dunque una città ricca di storia e di fascino, che conserva molto bene gli antichi splendori del passato. Molti illustri personaggi sono passati da qui, tra cui Napoleone Bonaparte, Ugo Foscolo, Ada Negri, Camillo Golgi, Lazzaro Spallanzani, Maria Teresa d’Austria, e molti altri ancora. Tutti, a loro modo, hanno contribuito alla grandezza di questa città, oggi ancora molto visitatada turisti attirati dalle sue bellezze architettoniche e dai suoi monumenti.

Con questa rubrica vorrei farvi conoscere più nel dettaglio i suoi luoghi, i suoi scorci, la sua storia.

Dopo il Castello Visconteo, Piazza della Vittoria e la Basilica di San Michele, il Ponte Coperto, e le Torri medioevali, della Chiesa di Santa Maria del Carmine, ora è la volta dell’Orto botanico.

 

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Facciata dell’Orto botanico

 

Essendomi laureata in Scienze Naturali, ho studiato per 5 anni (la durata del mio percorso di studi) all’interno delle aule dell’Orto, e mi sono anche laureata proprio qui. E’ un luogo per me molto caro e che spero ogni giorni di vedere rifiorire, come le bellissime rose delle sue aiuole.

Voluto da Maria Teresa d’Austria, Imperatrice austriaca e sovrana illuminata, viene fondato nel 1773 come struttura museale dell’Università. Ancora oggi, sorge nella sede originale, sull’area dell’antica canonica lateranense di sant’Epifanio, di cui oggi rimane solo il chiostro.  L’idea originale di istituire una cattedra di botanica fu di Fulgenzio Witman e nel 1772, il conte Carlo Giuseppe di Firmian, plenipotenziario degli Asburgo per la Lombardia, consigliò di adottare come esempio per la realizzazione l’Orto botanico di Padova.

L’anno dopo i botanici Valentino Brusati e Giovanni Battista Borsieri incominciarono i lavori per la costruzione della sede e nel 1774 venne insediato il Laboratorio di Chimica. Nel 1777 arrivò all’Orto il naturalista trentino Giovanni Antonio Scopoli che assunse la sua direzione e piantò il famoso “Platano di Scopoli”. Durante la sua direzione, Scopoli intratenne moltissimi rapporti con i più importanti botanici europei, tra cui Adanson, Allioni, Arduin, Banks, Gessner, Gleditsch, Gmelin, Haller, Jacquin, Linneo.

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La riorganizzazione dell’Orto continuò anche sotto la direzione di Domenico Nocca e Giovanni Briosi, che nel 1883 aggiunse le serre calde ancora presenti. L’opera di rinnovamento terminò con la Seconda Guerra Mondiale e ad oggi non ci sono stati molti cambiamenti rispetto alla fine del 1800, puntando sempre più (ahinoi) ad un regime di risparmio economico piuttosto che di rinnovamento. Oggi il Direttore è il Professor Francesco Bracco.

Oggi l’Orto botanico fa parte del Sistema Museale di Ateneo e della Rete degli Orti Botanicidella Lombardia, partecipando alle relative attività coordinate di carattere museale, didattico e scientifico.

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L’organizzazione attuale dell’Orto è così composta:

  • collezioni viventi di piante in-situ, localizzate nella Riserva Naturale Integrale “Bosco S. Negri”, distaccata dall’Orto;
  • collezioni viventi di piante ex-situ quali il Roseto, l’Aiula del Te, la serra delle orchidee, la Serra tropicale Tomaselli, la Serra delle piante utilitarie Briosi, le Serre Scopoliane, il Platano di Scopoli, l’Arboreto, le Aiule delle piente autoctone della Pianura Lombarda;
  • collezioni di essiccati, conservate nell’erbario all’interno dell’edificio dipartimentale annesso all’Orto;
  • collezioni viventi di semi, conservate nella banca del germoplasma;
  • Centro Didattico della Riserva Naturale Integrale “Bosco S. Negri”.

La Riserva Naturale Integrale “Bosco S. Negri” è una riserva integrale, cioè con accesso consentito soltanto per motivi di studio e si trova vicino a Zerbolò (PV). Rappresenta uno degli ultimi lembi di foresta planiziale lombarda. Siccome non è visitabile, è stato istituito un centro didattico per la cittadinanza che permette di conoscere l’ambiente peculiare del bosco di pianura, le specie che lo popolano e la loro classificazione, il suo e le sue caratteristiche.

La banca del germoplasma nasce nel 2004 nell’ambito delle iniziative promesse dal Centro Regionale per la Flora Autoctona (CFA) della Regione Lombardia a tutela della flora spontanea. La banca ospita sia semi di piante autoctone che di cultivar di interesse agronomico, in particolare le Landraces, cioè le antiche varietà agricole lombarde e pavesi in particolare. La Banca collabora con altre realtà nazionali ed internazionali, in particolare con la Millenium seed Bank di Kew, in Gran Bretagna. Il resonsabile delle attività della Banca è il Professor Graziano Rossi. Per ulteriori informazioni riguardo alla Banca, cliccate qui.

L’Erbario risale al 1780 e la sua collezione è tutt’ora in incremento. L’organizzazione comprende un Erbario dedicato alle vascolari (suddiviso a sua volta in Erbario Lombardo con circa 23000 essicati, Erbario Generale e raccolte personali) e uno crittogamico (composto da raccolte Lichenologiche, Briologiche, Algologiche, Micologiche e di Myxomiceti).

L’Arboreto ospita molte specie arboree ed arbustive, tra cui il grande Platano di Scopoli, un esemplare di Platanus hybrida piantato da Scopoli nel 1778, un albero monumentale sotto stretta tutela che ad oggi arriva a misurare 55 metri di altezza e 7,30 metri di circonferenza ad un 1 metro dalla base. E’ il simbolo dell’Orto, anche se non è osservabile tutti i giorni.

 

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Il maestoso platano di Scopoli

 

All’interno delle aiuole possiamo trovare una meravigliosa collezione di azalee (Rhododendron indicum), che fioriscono in varie colorazioni in primavera e di rose suddivise in tre settori: le rose selvatiche, le rose antiche e gli ibridi moderni.

La Serra caldo umida ospita numerose specie esotiche di grandi dimensioni, quali palme, pteridofite, aracee, euforbiacee, liliacee e marantacee, mentre la Serre delle piante utilitarie ospita numerose esotiche da frutto, aromatiche, ornamentali e da legno. Le Serre scopoliane oggi sono utilizzate per scopi didattici.

All’interno dell’Orto si trovano anche un laghetto per le piante acquatiche, alcune vasche per la riproduzione della Marsilea quadrifolia e alcune statue come il “Quadrivio delle 4 stagioni”.

Non tutti sanno che l’Orto è aperto dal lunedì al giovedì, dalle ore 9:00 alle 12:30 e dalle 14:30 alle 17:00, mentre venerdì è aperto dalle 9 alle 12:30 1e la visita è gratuita.

sarebbe lunedi al giovedì dalle 9.00 – 12.30 14.30 – 17.00

Durante il weekend vengono organizzati spesso eventi, come la Mostra-Mercato delle antiche Varietà Agricole o la Festa del Roseto, sempre aperte al pubblico gratuitamente.

Se invece si volesse avere una visita guidata, sia in gruppo che con le scuole, si deve contattare l’Associazione Amici dell’Orto Botanico.

Consiglio a tutti di venire a vedere il nostro Orto Botanico, luogo di rara bellezza e ancora oggi punto di ritrovo per studiosi e appassionati, nonché polo universitario che ospita le ex-facoltà di Scienze della Natura e Biologia.

 

 

 

 

Scoprendo Pavia: la Chiesa di Santa Maria del Carmine

Da grande affezionata della mia città, voglio aprire una nuova rubrica che racconti i segreti di Pavia, sempre in ottica “vagabonda”, con il mio stile.

Iniziamo con un piccolo spaccato di storia, scoprendo le radici di Ticinum Papia.

Il primo insediamento in area pavese si deve ad antiche popolazioni della Gallia, probabilmente Levi, Marici o Insubri. La città vera e propria venne però fondata dai Romani, e questo è ben evidente dalla pianta rimasta intatta, a castrum (accampamento militare). Con il declino dell’Impero Romano, la città venne saccheggiata ripetutamente fino alla conquista dei Longobardi, che nel 572 ne fecero la capitale del loro regno in ascesa: da questo momento la città assunse il nome di Papia, perdendo il toponimo di Ticinum affibiatole dai Romani.

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Facendo un piccolo balzo, arriviamo all’epoca di Federico Barbarossa: Pavia fu fedele all’imperatore durante le guerre con la Lega Lombarda. Successivamente venne annessa al Ducato di Milano, sotto il dominio della famiglia Visconti. E’ il 1360.

Pavia torna protagonista sulla scena europea grazie alla famosa Battaglia di Pavia, combattuta il 24 febbraio 1525 tra i Francesi e gli Imperiali spagnoli: questi ultimi furono i vincitori perché il capitano di ventura Cesare Hercolani, ferendo il cavallo del re Francesco I di Francia, ne permise la cattura, meritandosi il soprannome di vincitore di Pavia e la gratitudine dell’imperatore spagnolo Carlo V d’Asburgo.

Successivamente, la città vide molte dominazioni dal XVIII al XIX secolo: spagnoli, francesi ed austriaci se la contesero insieme ad altre grandi città lombarde, fino al 1859 quando divenne parte del Regno di Sardegna, il futuro Regno d’Italia.

Pavia è dunque una città ricca di storia e di fascino, che conserva molto bene gli antichi splendori del passato. Molti illustri personaggi sono passati da qui, tra cui Napoleone Bonaparte, Ugo Foscolo, Ada Negri, Camillo Golgi, Lazzaro Spallanzani, Maria Teresa d’Austria, e molti altri ancora. Tutti, a loro modo, hanno contribuito alla grandezza di questa città, oggi ancora molto visitatada turisti attirati dalle sue bellezze architettoniche e dai suoi monumenti.

Con questa rubrica vorrei farvi conoscere più nel dettaglio i suoi luoghi, i suoi scorci, la sua storia.

Dopo il Castello Visconteo, Piazza della Vittoria e la Basilica di San Michele, il Ponte Coperto, e le Torri medioevali, ora è la volta della Chiesa di Santa Maria del Carmine.

La Chiesa di Santa Maria del Carmine è uno dei più importanti luoghi di culto di pavia ed uno dei più importanti esempi dello stile architettonico gotico lombardo.La costruzione iniziò nel 1374 ma proseguì molto a rilento dato che i Visconti erano impegnati nella costruzione della Certosa di Pavia (leggi qui il mio articolo) e venne ultimata solo nel 1461. La costruzione avvenne per opera dei carmelitani dove era già edificata la chiesa romanica dei Santi Faustino e Giovita.

Di sicuro, ciò che colpisce instantaneamente è l’imponente facciata che domina l’omonima piazza: l’ispirazione è romanica ma le deorazioni sono senza dubbio gotico-lombarde. I portali sono 6 e dividono la facciata in cinque campi verticali. La parte centrale è occupata da un grande rosone estremamente elaborato realizzato in cotto: nella parte più esterna sono raffigurate delle teste di angeli mentreai lati del rosone, nelle due nicchie si trovano le statue dell’arcangelo Gabriele e della Vergine Annunziata. Al di sopra del rosone vi è una nicchia che accoglie un bassorilievo raffigurate il Padre Eterno.

La Chiesa ha una pianta a croce latina a tre navate: la navata centrale, di altezza doppia rispetto alle minori, è suddivisa in quattro campate quadrate che, nelle navate laterali, sono suddivise a loro volta in due campatelle quadrate aperte su due cappelle sempre di pianta quadrata. Nel presbitero è collocato l’altare di marmo che ha subito un pesante intervento di restauro nel 1832 (molte parti della facciata, compresa la facciata, hanno subito dei restauri nel 1800). L’altare è sovrastato da un tempietto circolare con il Cristo trionfante. Nella parete absidale, sopra l’altare si apre una vetrata policroma raffigurante al centro la Madonna in trono con il Bambino.

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Lungo le due navate si sviluppano otto cappelle per ognuno dei due lati: per il lato destro si annoverano la Cappella del Crocifisso, la seconda Cappella, la Cappella di San Pio X, la Cappella dell’Angelo Custode, la Cappella dell’Assunta, la Cappella di Sant’Anna, l’Ex Cappella di San Giulio, la Cappella dell’Immacolata, mentre nella parte sinistra si hanno la Cappella del Battistero, la seconda Cappella, la Cappella del Beato Contardo Ferrini, la quarta Cappella, la Cappella di bernardino da Feltre, la Cappella di San Giuseppe, la Cappella di San Giovanni Bosco, la Cappella del Sacro Cuore.

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Il Campanile è risalente il 1450 ed è caratterizzato da una trifora adorna di colonne di marmo. Riccamente decorato, è uno dei simboli della città e svetta maestoso sul centro di Pavia.

Nella piazza del Carmine, proprio davanti alla facciata, si trovava la Chiesa della Santissima Trinità, oggi trasformata in appartamenti residenziali, mentre difronte alla Chiesa si trova Palazzo Langosco-Orlandi, palazzo residenziale di epoca rinascimentale.

 

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Palazzo Langosco-Orlandi.

 

 

Curiosità su Santa Maria del Carmine

  • Nel chiostro ha sede il Liceo Scientifico Taramelli.
  • La torre campanaria è la più alta di tutta la città.

 

Per visitare Pavia, puoi alloggiare presso (tutti rigorosamente provati da Donna Vagabonda!) …

Per visitare Piazza della Vittoria, puoi parcheggiare in…

  • Parcheggio Area Cattaneo (Viale Nazario Sauro)
  • Parcheggio Viale Indipendenza (Viale Indipendenza)
  • Piazza Petrarca
  • Piazza Botta
  • Piazza Ghislieri

 

Il museo del mese: i Musei civici di Pavia

Pavia, rinomata e famosa città storica, non può che essere anche una città ricca di cultura e musei, come i Musei Civici di Pavia, che in pochi conoscono ma che sicuramente non possono non essere apprezzati.

 

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La sala dei manufatti romani

 

I Musei civici si trovano all’interno del Castello Visconteo e ospitano alcune collezioni permanenti. I Musei sono divisi in varie sezioni che comprendono:

  • Museo archeologico e sala longobarda
  • Sezione romanica e rinascimentale
  • Pinacoteca Malaspina del ‘600 e ‘700
  • Quadreria dell ‘800
  • Paesaggi Pavesi del ‘900

Oltre che alle mostre temporanee del Castello e delle Scuderie.

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Si possono ammirare parecchi manufatti, di età romana e longobarda, ritrovati nei dintorni di Pavia e nella sua provincia, e un’ottima varietà di dipinti che spaziano dai capolavori rinascimentali di Antonello da Messina ai maestri ottocenteschi come Francesco Hayez, con una delle sue opere più celebri, “Accusa segreta”

Purtroppo per mancanza di personale non è garantita l’apertura di tutte le sale espositive in contemporanea: questo è ciò che è capitato a me, quando ho effettuato la visita.

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I Musei si trovano presso il Castello Visconteo, in viale XI Febbraio a Pavia.

Orari sale espositive:

nei mesi di luglio, agosto, dicembre e gennaio:
da martedì a domenica: 9.00 – 13.30
chiuso lunedì

nei restanti mesi dell’anno:
da martedì a domenica: 10.00 – 17.50
chiuso lunedì

La cessione dei biglietti termina 45 minuti prima dell’orario di chiusura.

BIGLIETTI

Biglietto intero: euro 8.00 (tutti i musei)
Biglietto ridotto: euro 4.00 (singoli musei o sezioni)
Biglietto Famiglia (due genitori + figli fino a 18 anni): euro 10.00
Corte del Castello: gratuito

L’ingresso con biglietto ridotto è consentito a:

– gruppi o comitive pari o superiori a 20 persone (previa prenotazione)
– singoli membri di Associazioni convenzionate con i Musei
– personale del MiBACT e dei musei pubblici europei

L’ingresso gratuito è consentito a:

– possessori di Abbonamento Musei Lombardia Milano
– membri dell’ICOM.
– utenti che non abbiano compiuto il 26° anno di età o che abbiano compiuto il 70° anno di età
– guide turistiche e giornalisti nell’esercizio della propria attività, su esibizione di tessera professionale
– scolaresche e loro accompagnatori
– portatori di handicap e loro accompagnatori
– studenti universitari o di accademie oltre i 26 anni autorizzati dalla Direzione dei Musei Civici di Pavia per specifici motivi di studio (per ottenere l’autorizzazione è possibile scrivere a museicivici@comune.pv.it)
– utenti il cui compleanno cade nella giornata di visita
– cittadini stranieri residenti nelle città gemellate con Pavia: Vilnius (Lituania), Hildesheim (Germania), Besancon (Francia), Zante (Grecia), Betlemme (Stato di Palestina), Hersbruck (Germania)
– sono ad ingresso gratuito le iniziative indette in occasione di speciali giornate promozionali organizzate dai Musei anche in accordo con MiBACT e ICOM.

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale.

Scoprendo Pavia: le torri della città

Da grande affezionata della mia città, voglio aprire una nuova rubrica che racconti i segreti di Pavia, sempre in ottica “vagabonda”, con il mio stile.

Iniziamo con un piccolo spaccato di storia, scoprendo le radici di Ticinum Papia.

Il primo insediamento in area pavese si deve ad antiche popolazioni della Gallia, probabilmente Levi, Marici o Insubri. La città vera e propria venne però fondata dai Romani, e questo è ben evidente dalla pianta rimasta intatta, a castrum (accampamento militare). Con il declino dell’Impero Romano, la città venne saccheggiata ripetutamente fino alla conquista dei Longobardi, che nel 572 ne fecero la capitale del loro regno in ascesa: da questo momento la città assunse il nome di Papia, perdendo il toponimo di Ticinum affibiatole dai Romani.

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Facendo un piccolo balzo, arriviamo all’epoca di Federico Barbarossa: Pavia fu fedele all’imperatore durante le guerre con la Lega Lombarda. Successivamente venne annessa al Ducato di Milano, sotto il dominio della famiglia Visconti. E’ il 1360.

Pavia torna protagonista sulla scena europea grazie alla famosa Battaglia di Pavia, combattuta il 24 febbraio 1525 tra i Francesi e gli Imperiali spagnoli: questi ultimi furono i vincitori perché il capitano di ventura Cesare Hercolani, ferendo il cavallo del re Francesco I di Francia, ne permise la cattura, meritandosi il soprannome di vincitore di Pavia e la gratitudine dell’imperatore spagnolo Carlo V d’Asburgo.

Successivamente, la città vide molte dominazioni dal XVIII al XIX secolo: spagnoli, francesi ed austriaci se la contesero insieme ad altre grandi città lombarde, fino al 1859 quando divenne parte del Regno di Sardegna, il futuro Regno d’Italia.

Pavia è dunque una città ricca di storia e di fascino, che conserva molto bene gli antichi splendori del passato. Molti illustri personaggi sono passati da qui, tra cui Napoleone Bonaparte, Ugo Foscolo, Ada Negri, Camillo Golgi, Lazzaro Spallanzani, Maria Teresa d’Austria, e molti altri ancora. Tutti, a loro modo, hanno contribuito alla grandezza di questa città, oggi ancora molto visitatada turisti attirati dalle sue bellezze architettoniche e dai suoi monumenti.

Con questa rubrica vorrei farvi conoscere più nel dettaglio i suoi luoghi, i suoi scorci, la sua storia.

Dopo il Castello Visconteo, Piazza della Vittoria e la Basilica di San Michele, il Ponte Coperto ora è la volta delle Torri medioevali.

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Le tre torri in Piazza Leonardo da Vinci

Pavia è chiamata anche la città delle 100 torri dato che nel Medioevo vennero erette numerosi torri e ad oggi ne rimangono sessanta, di cui solo 6 integre, sparse per il centro storico della città. Le torri sorsero nel XII secolo, quando era molto accesa la competizione tra le famiglie più potenti della città: la funzione era di rappresentanza e per mostrare la propria potenza all’interno di un’epoca dove le famiglie facevano costruire monumenti ed edifici per mostrare il proprio prestigio. Le più famose si trovano in Piazza Leonardo da Vinci, proprio di frontre al complesso universitario più antico della città. Le tre torri sono a base quadrata di circa 5,5 metri di lato, con una muratura di laterizio punteggiata da buche pontaie. La più iconica è forse quella dell’orologio, realizzato solo tra il 1775 ed il 1792, quindi molto dopo la costruzione originale.

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Tutte le torri presentano le medesime caratteristiche: pianta quadrangolare, dimensione del lato unitaria, struttura quasi sempre in mattoni, buon sviluppo in altezza. Anche la Torre Civica di Pavia aveva le medesime caratteristiche, prima di crollare tragicamente nel 1989.

C’è una leggenda che narra l’origine delle cento Torri, leggiamola insieme:

Si racconta che un tempo esistesse una donna, una strega, che abitava in una baracca sulla riva del Ticino, nascosta dagli alberi che in quel tempo infestavano le sponde del fiume. La donna usciva solo di notte per andare alla ricerca di erbe e radici con le quali confezionava gli infusi di felicità.

Vecchia e brutta, zoppa e strabica, la sua vista produceva un senso di paura, eppure qualcuno andava a cercarla.

Donne o ragazze che si recavano da lei perché insegnasse loro il sistema per mantenersi giovani o di trovare un marito, oppure erano giovani uomini poco intraprendenti che le si rivolgevano perché li aiutasse ad accendere il cuore di qualche ragazza ritrosa.

In questi casi la vecchia strega vendeva i propri infusi.

Ogni tanto, però, arrivava anche qualche pavese di alto rango, di quelli chiamati dal popolo “i sciur dlà cità”, i quali chiedevano consigli per diventare potenti, sempre più potenti per dominare la città.

La megera li riceveva tutti, li ascoltava e tutti venivano da lei imbrogliati, ma felici ritornavano alle loro dimore: ognuno di questi credeva di essere stato il solo ad essere stato ricevuto dalla strega.

La domanda che uno si pone a questo punto è sempre: cosa diceva la strega a questi signori della città? La risposta era sempre la stessa: “chi vicino o incorporata nella propria casa avesse costruito la torre più alta avrebbe preso il dominio di Pavia e su tutti i pavesi”. Ecco che Pavia si riempì di torri e da allora prende il nome di “città dalle cento torri”.

Diciamo che c’è un fondo di verità in questa leggenda, proprio perchè le torri servivano per stabilire la supremazia e mostrare la potenza delle famiglie gentilizie.

Le Torri sono ben visibili dall’alto e si possono incontrare girovagando nel centro, procedendo dall’Università verso Corso Garibaldi.

Nelle buche pontaie trovano riparo i numerosi parrocchetti dal collare (Psittacula krameri) che si spostano per tutta la città, facendo tappa al Castello Visconteo e poi alle Torri, cantando e strillando con la loro voce acuta: uno spettacolo per tutti i pavesi e i turisti!

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I numerosi parrocchetti nelle buche pontaie

Curiosità sulle Torri Medioevali

  • Le Torri sono uno dei simboli di Pavia tanto che la città è conosviuta come la città delle 100 Torri ma non solo a Pavia troviamo le Torri con la medesima struttura: da San Gimignano a Bologna, da Asti ad Alba, le Torri hanno conquistato le città medioevali.
  • Sulle Torri di Pavia, al contrario di altre, non si può salire, a causa della ristrettezza degli interni, quindi si possono ammirare soltanto dall’esterno.

Per visitare Pavia, puoi alloggiare presso (tutti rigorosamente provati da Donna Vagabonda!) …

 

Per visitare Piazza della Vittoria, puoi parcheggiare in…

  • Parcheggio Area Cattaneo (Viale Nazario Sauro)
  • Parcheggio Viale Indipendenza (Viale Indipendenza)
  • Corso Garibaldi
  • Via Santa Clara
  • Piazza Ghislieri
  • Piazza Petrarca

 

I luoghi della storia: il Castello di Belgioioso

Nella provincia di pavia sono moltissimi i luoghi storici caratterizzati da rocche e castelli e da buona Vagabonda cerco con i miei articoli di farveli conoscere tutti (o almeno ci provo!). Alcuni sono davvero famosi, come il Castello del Verme di Zavattarello (leggete qui il mio articolo), o quello Visconteo di Pavia (leggete qui il mio articolo) o ancora quello sforzesco di Vigevano (leggete qui il mio articolo); altri invece non sono così famosi e spesso non sono visitabili, come quello di Montesegale (leggete qui il mio articolo). In questo piccolo articolo vi porto alla scoperta del Castello di Belgioioso, famoso nella provincia e non solo in quanto ospita numerose iniziative e fiere, come Officinalia (leggete qui il mio articolo).

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La facciata del Castello

Il Castello di Belgioioso fu probabilmente fondato da Galeazzo II nella seconda metà del XIV secolo nel territorio ove in seguito sorse il paese di Belgioioso. Il duca Gian Galeazzo II vi soggiornò molte volte; tanto cara gli era la dimora a Belgioioso che, con una sua lettera del 22 dicembre 1393, proibì la caccia ai cervi e a qualsiasi altra selvaggina fino a Bereguardo-Vigevano e Abbiategrasso.

Con Filippo Maria il castello passò di mano due volte fino all’investitura di Francesco Sforza. I successori, tutti o quasi, persero interesse verso il castello, posizionato troppo vicino al Po (q uindi soggetto agli suoi straripamenti) e su terreno poco fertile.

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Nel 1700 il castello risorse grazie al volere del principe Alberico che divenne nel 1769 Principe del Sacro Romano Impero. Il figlio Alberico XII ereditò dal padre la passione per questo luogo e organizzò spesso eventi e banchetti presso il castello. Vennero anche invitati poesti e scrittori illustri, come Parini e Foscolo. Il castello rimase dunque un punto di riferimento per letterati e nobili illuminati. Nel 1978 un gruppo di privati decide di acquistare una parte del castello e tutto il giardino costruito in stile neoclassico. A causa delle due guerre e di un perduto interesse, i la vori di restauro furono necessari per riportare all’antico splendore il maniero e nel 1992 il castello ottenne il permesso di ospitare manifestazioni ed eventi fieristici.

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L’imponente facciata sbuca dal viale

Oggi il castello non è visitabile se non durante le manifestazioni culturali, che sono molte e variegate.

Consiglio a tutti di venire a visitarlo durante queste occasioni, perchè i suoi arredi, i suoi stili rococò e classico, si mescolano perfettamente, creando un’atmosfera davvero unica.

Le mostre più belle: Mineralpavia

Da tre anni ormai si ripete il consueto appuntamento con Mineralpavia, Fiera e Borsa-Scambio di Minerali e Fossili.

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Quest’anno, Mineralpavia torna il 27 maggio, domenica, con tante novità e più di 70 espositori provenienti da tutto il nord Italia.

Ormai diventata un appuntamento fisso, la manifestazione si sposta quest’anno in una nuova location, presso il Centro Polifunzionale di San Genesio ed Uniti, in Via Parco Vecchio 21.

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Come per le scorse edizioni, la mostra prevede la vendita e lo scambio di minerali, fossili, monili, pietre preziose, gemme e oggetti preziosi. Mineralpavia è il luogo di ritrovo di appassionati, collezionisti o semplice pubblico attirato dalla bellezza della mineralogia e della paleontologia. Una giornata unica in tutto l’anno, ed una manifestazione senza precedenti all’interno della realtà pavese e del suo territorio: Mineralpavia è infatti l’unica fiera del settore del territorio pavese, che riunisce non soltanto persone della provincia, ma anche di Milano, Torino, Genova, e da tante altre città.

Oltre alla vendita e allo scambio aperto al pubblico, alla manifestazione sarà presente una mostra fotografica naturalistica con le fotografie dei fotografi Milo Ramella, Luciano Girotto e Silvia Moretti, esperti naturalisti.

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Anche quest’anno, l’organizzazione è affidata all’Associazione Mineralogica e Paleontologica Pavese (di cui sono il Presidente), che con tanto entusiasmo cerca di migliorare l’evento sempre di più.

L’ingresso al pubblico è gratuito.

La Fiera Mineralpavia si terrà il giorno 27 maggio 2018 e sarà aperta al pubblico dalle ore 9:00 alle ore 18:30, presso il Centro Polifunzionale di San Genesio ed Uniti (Pv), in via Parco Vecchio 21.

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale, l’evento ufficiale su Facebook o inviate una mail ad info@amppavia.it

E sono 100! Grazie a tutti voi!

Il centesimo articolo è di ringraziamento a tutti voi, fan affezionati o semplici visitatori, che almeno una volta vi siete fermati a leggere uno dei miei articoli.

I numeri che conto oggi sono davvero straordinari, basti pensare che questo progetto è nato così, guardando un programma televisivo riguardante i viaggi, in un freddo pomeriggio di gennaio: la mia voglia di fare e il wanderlust ci hanno messo del loro ed infine è nato il blog di Donna Vagabonda.Collage_1

Nel tempo si è arricchito, con nuove rubriche e nuove esperienze, tutte rigorosamente vissute nel mio stile e con quella passione che ho cercato di trasmettere fin dal primo articolo.

Colori, emozioni, esperienze. Tutto questo è Donna Vagabonda.

Vi lascio un piccolo ringraziamento, sperando di vedervi sempre più numerosi ed entusiati.

Ricordatevi di seguirmi sulla mia pagina Facebook Donna Vagabonda!

Scoprendo Pavia: Fortunago

L’Oltrepò è un territorio ricco di storia e di fascino: tra vigneti, colline e prodotti tipici, davvero non si può non apprezzare ed amare questo territorio dalle mille e più sfaccettature. In primavera mi piace tornare sulle colline per visitare luoghi nuovi e poco conosciuti, ancora lontani da quel circuito del turismo di massa che riempie le piazze e gli alberghi, ma non meno interessanti.

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Tra le vie di Fortunago

Dopo aver visitato Zavattarello ed il suo famoso castello, questa volta vi porto a Fortunago.

Fortunago è un comune della provincia di Pavia di 370 abitanti situato sulle colline che dividono le valli della Coppa e dell’Ardivestra. Grazie alla sua architettura, è stato inserito nel circuito de i borghi più belli d’Italia.

Fortunago è noto fin dal X secolo, quando aveva signori locali vassalli del vescovo di Tortona. Nel 1164 il paese entrò a far parte del territorio soggetto alla città di Pavia. Nel XIV divenne feudo della famiglia Giorgi. Nel XV secolo il feudo passo ai Dal Verme (proprietari anche del castello di Zavattarello che porta ancora oggi il loro nome), poi a  Girolamo Riario, signore di Forlì ed Imola, e infine ai Botta che, acquisendo anche i feudi di Gravanago, Montepicco (comprendente Sant’Eusebio), Rocca Susella e Stefanago dal vescovo di Tortona (anch’egli un Botta), crearono un vasto feudo, elevato ben presto a Marchesato. Nel 1546 esso fu acquistato dai Malaspina di Oramala, già marchesi di Godiasco. Dopo altre vicende, tra cui il passaggio sotto la potente Provincia di Bobbio, nel 1859 Fortunago entrò a far parte della provincia di Pavia.

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Fortunago è un piccolo comune, che si può girare in circa due ore con calma, con piccole vie e case in pietra che ricordano i tempi passati. Arrivati all’ingresso del paese si incontra subito la piccola chiesa di Sant’Antonio, costruita nel 1500. Proseguendo, si sale verso il Municipio e verso la più grande chiesa del paese, quella di San Giorgio: purtroppo quando arrivo è chiusa e quindi non posso visitarla, peccato. Il sentiero della Rocca costeggia tutta la collina che fa da promontorio alla Chiesa e al Comune: si tratta di una passeggiata di corca 10 minuti ad anello, che riporta alla Piazza del Municipio e all’interno del paese a seconda della direzione scelta.

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Fortunago non è solo famoso per la bellezza delle sue viuzze, ma anche perchè è stato la location del film Il Capitale Umano di Paolo Virzì.

Piccola curiosità: a Fortunago è stato battuto il record di preparazione e cottura dell’agnolotto più pesante del mondo con la produzione di un agnolotto di ben 148 chilogrammi!

Scoprendo Pavia: l’Oasi di Sant’Alessio

La provincia di Pavia è ricca di bellezze naturali e di monumenti storici dal fascino immutabile. Un luogo che mi sta particolarmente a cuore e che, purtroppo, non è ancora così conosciuto, è l’Oasi di Sant’Alessio.

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L’Oasi di Sant’Alessio è un’Area naturale protetta situata a Sant’Alessio con Vialone, a pochi chilometri da Pavia, nella provincia ominima. L’Area naturale racchiuse una grande varietà di flora e fauna, non solo europea ma anche esotica. L’Oasi ospita sia animali liberi, come Ardeidi, Corvidi, Passeriformi, che animali rinchiusi in recinti e voliere.All’interno della riserva si possono intraprendere due percorsi tematici: il percorso tropicale e quello europeo.

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Il percorso tropicale ospita la stragrande maggioranza della fauna: all’interno si possono osservare insetti, pesci, rettili e uccelli, oltre che alcuni mammiferi come il bradipo didattilo (Choloepus didactylus) e l’ocelot (Leopardus pardalis). Il percorso racchiude vere e proprie aree con ricostruzioni di ambienti tropicali, con flora variegata e sfavillante, dove gli animali possono essere più a loro agio. In molti casi, come per il percorso europeo, il visitatore può interagire con fauna e flora, sempre nel rispetto di queste, cercando di arrecare il minor disturbo possibile.

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Il percorso europeo è più corto rispetto a quello tropicale ed ospita soprattutto pesci e uccelli tipici del continente europeo, come il luccio (Esox lucius) o l’airone rosso (Ardea purpurea). Rispetto al percorso tropicale, quello europeo è caratterizzato dalla presenza di capannine di osservazione e ripari sopraelevati che permettono l’osservazione in sicurezza e senza particolare disturbo degli animali.

L’Oasi di Sant’Alessio è un luogo adatto sia ai grandi che ai piccini, e permette di conoscere meglio la natura grazie alla sua struttura e ai pannelli informativi. Oltre ai percorsi, sono previste anche attività collaterali, come spettacoli di falconeria e corsi di fotografia naturalistica.

Quando si entra nell’Oasi sembra di entrare in un serraglio magico, fatto di colori e profumi, che regala emozioni e giornate indimenticabili. Da naturalista, consiglio vivamente a tutti una visita a questa area protetta, e di insegnare ai più piccoli ad apprezzare la natura e a rispettarla, in quanto è parte di tutto ciò che noi facciamo e viviamo.

Scoprendo Pavia: La Chiesa di San Michele

Da grande affezionata della mia città, voglio aprire una nuova rubrica che racconti i segreti di Pavia, sempre in ottica “vagabonda”, con il mio stile.

Iniziamo con un piccolo spaccato di storia, scoprendo le radici di Ticinum Papia.

Il primo insediamento in area pavese si deve ad antiche popolazioni della Gallia, probabilmente Levi, Marici o Insubri. La città vera e propria venne però fondata dai Romani, e questo è ben evidente dalla pianta rimasta intatta, a castrum (accampamento militare). Con il declino dell’Impero Romano, la città venne saccheggiata ripetutamente fino alla conquista dei Longobardi, che nel 572 ne fecero la capitale del loro regno in ascesa: da questo momento la città assunse il nome di Papia, perdendo il toponimo di Ticinum affibiatole dai Romani.

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Facendo un piccolo balzo, arriviamo all’epoca di Federico Barbarossa: Pavia fu fedele all’imperatore durante le guerre con la Lega Lombarda. Successivamente venne annessa al Ducato di Milano, sotto il dominio della famiglia Visconti. E’ il 1360.

Pavia torna protagonista sulla scena europea grazie alla famosa Battaglia di Pavia, combattuta il 24 febbraio 1525 tra i Francesi e gli Imperiali spagnoli: questi ultimi furono i vincitori perché il capitano di ventura Cesare Hercolani, ferendo il cavallo del re Francesco I di Francia, ne permise la cattura, meritandosi il soprannome di vincitore di Pavia e la gratitudine dell’imperatore spagnolo Carlo V d’Asburgo.

Successivamente, la città vide molte dominazioni dal XVIII al XIX secolo: spagnoli, francesi ed austriaci se la contesero insieme ad altre grandi città lombarde, fino al 1859 quando divenne parte del Regno di Sardegna, il futuro Regno d’Italia.

Pavia è dunque una città ricca di storia e di fascino, che conserva molto bene gli antichi splendori del passato. Molti illustri personaggi sono passati da qui, tra cui Napoleone Bonaparte, Ugo Foscolo, Ada Negri, Camillo Golgi, Lazzaro Spallanzani, Maria Teresa d’Austria, e molti altri ancora. Tutti, a loro modo, hanno contribuito alla grandezza di questa città, oggi ancora molto visitatada turisti attirati dalle sue bellezze architettoniche e dai suoi monumenti.

Con questa rubrica vorrei farvi conoscere più nel dettaglio i suoi luoghi, i suoi scorci, la sua storia.

Dopo il Castello Visconteo e Piazza della Vittoria, ora è la volta della Basilica di San Michele Maggiore.

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La maestosa Basilica di San Michele

La Basilica di San Michele Maggiore è un capolavoro dello stile romanico lombardo, nonché una delle principali chiese e attrazioni della città e risale ai secoli XI e XII.

La costruzione della Basilica iniziò verso la fine del XI secolo, sui resti di una prima chiesa che fu distrutta da un incendio nel 1004. La Basilica venne terminata entro l’anno 1155 dato che sappiamo che lunedì 17 aprile del suddetto anno Federico Barbarossa si fece incoronare Re d’Italia proprio all’interno di San Michele, all’età di 32 anni.

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San Michele si discosta dalle altre chiese cittadine grazie e soprattutto per via della sua architettura: la facciata è costituita da fragile pietra arenaria color ocra, che subisce imperturbabile i danni causati dal tempo e dagli agenti atmosferici. Preservare un tale monumento richiede studi ed interventi costanti, in una continua sfida tra uomo e avversità. La meravigliosa facciata è adornata da un immenso repertorio di sculture a tema sacro e profano, tra queste si possono ricordare San Michele arcangelo e il drago, Annunciazione, Madonna col bambino presenti sul portale.

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Madonna col Bambino

La conformazione architettonica prevede una pianta a croce latina con un transetto molto sviluppato. Le dimensioni sono notevoli (lunghezza: 55 metri; larghezza al transetto: 38 metri).

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L’altare maggiore risale al 1383 e all’interno di una teca riposta in questo ci sono conservate le reliquie di tre santi:

  • Sant’Ennodio
  • San Eleucadio
  • Sant’Aldo eremita

La Basilica si distingue anche per il numero di reliquie conservate non solo all’interno dell’altare maggiore, ma anche nelle cripte.

Tra queste ricordo quelle di:

  • San Massimo vescovo di Pavia
  • San Cornelio
  • San Carlo Borromeo

Oggi la Basilica è meta di molti turisti ed è uno dei simboli più famosi non solo di Pavia, ma della Lombardia tutta, grazie alle sue meravigliose peculiarità uniche e senza tempo.

Grazie alla sua posizione facilmente raggiungibile (proprio nel cuore del centro storico, collegata ad uno dei viali più belli di Pavia, Corso Garibaldi), è una delle tappe obbligate per chi vuole visitare la città.

Un gioiello raro, da preservare e rispettare.

Curiosità sulla Basilica di San Michele…

  • San Michele è una delle poche chiese in stile romanico con la facciata in arenaria ad essere giunta fino a noi
  • La Chiesa conserva in totale 235 reliquie, di cui 11 tra santi e beati
  • La Basilica vide svolgersi riti solenni e incoronazioni, tra cui ben tre incoronazioni di re italici: Berengario I (a. 888), Lodovico III (a. 900), Ugo (a. 926), Berengario II col figlio Adalberto (a. 950), Arduino d’Ivrea (a. 1002), Enrico il Santo (a. 1004) e, molto più tardi l’anno 1155 « in dominica Iubilate » Federico I, il Barbarossa.

Per visitare Pavia, puoi alloggiare presso (tutti rigorosamente provati da Donna Vagabonda!) …

Per visitare Piazza della Vittoria, puoi parcheggiare in…

  • Parcheggio Area Cattaneo (Viale Nazario Sauro)
  • Parcheggio Viale Indipendenza (Viale Indipendenza)
  • Corso Garibaldi
  • Via Santa Clara
  • Viale Giacomo Cattaneo
  • Piazza Petrarca
  • Piazza Castello