La Certosa di San Martino a Napoli
Con questo articolo torniamo a Napoli per rivivere uno dei luoghi più eccezionali della città: la Certosa di San Martino!
L’ultima tappa del mio viaggio a Napoli del 2025 mi ha infatti condotta proprio qui, alla scoperta di questo complesso religioso a dir poco sbalorditivo che unisce bellezza e sacralità come pochi altri luoghi sanno fare. Torniamo quindi insieme nell’antica Partenope per scoprire questa meraviglia!


Dove: Largo San Martino 5 – Napoli – Campania – Italia
Pe ulteriori informazioni visitare il sito ufficiale.
Cosa troverete in questo articolo
Storia della Certosa di San Martino
La Certosa di San Martino si trova presso la collina del Vomero, accanto a Castel Sant’Elmo, ed è la seconda più antica certosa della regione: fondata nel 1325 da Carlo di Calabria, figlio di Re Roberto d’Angiò, questo maestoso complesso ha vissuto per sette secoli trasformandosi ed evolvendosi, seguendo gli stili architettonici e i gusti di ogni epoca, fino a rappresentare tutt’oggi uno dei più importanti esempi di arte barocca in Italia.

La Certosa di San Martino di Napoli
L’edificazione originaria fu affidata a Tino di Camaino, del cui progetto oggi rimangono solo i sotterranei in stile gotico, maestosi e molto suggestivi. Tra il XVI e il XVIII la Certosa di San Martino si trasforma in ciò che vediamo oggi: da monastero medioevale certosino a sontuoso complesso religioso. Il protagonista di questo rinnovamento è Cosimo Fanzago che lascia la sua impronta grazie alla creazione di incredibili decorazioni contraddistinte dalla presenza di foglie, frutti ed effetti cromatici ancora oggi eccezionali.

Il Chiostro Grande della Certosa di San Martino
Non solo Fanzago ha lasciato la sua impronta: numerosi sono gli artisti che qui sono passati e hanno impresso la loro testimonianza, come Belisario Corenzio, il Cavalier d’Arpino, ma anche Pietro Bernini, Domenico Antonio Vaccaro e Giuseppe Sammartino, i quali hanno trasformato questo complesso in un tripudio dello stile Barocco.

Passeggiando nel Chiostro Grande…
Con la soppressione degli ordini religiosi del 1866 la Certosa divenne un museo, l’odierno Museo di San Martino: un luogo eccezionale di cultura che ospita numerose opere d’arte e di artigianato (come i magnifici presepi) ancora oggi simbolo del ricchissimo patrimonio artistico della città.
Dal dicembre 2014 il Ministero per i beni e le attività culturali gestisce la Certosa e il museo tramite la Direzione regionale Musei.
Struttura della Certosa
Il complesso monumentale della Certosa di San Martino permette ai visitatori non solo di visitare l’originale Chiesa di San Martino, ma anche di accedere alle collezioni museali, alle terrazze panoramiche, ai Giardini Pensili e ai chiostri storici. Di seguito riporto la suddivisione delle varie sezioni:
- Sezione Presepiale: raccoglie la più importante collezione di pastori del XVIII secolo, una preziosa testimonianza della tradizione del presepe napoletano, un’arte che ha contribuito a rendere Napoli celebre a livello internazionale.
- Sezione Navale: ripercorre il legame del Regno di Napoli con il mare attraverso lance reali, modelli nautici e manufatti che raccontano la storia e l’evoluzione dell’arte navale.
- Sezione “Immagini e Memorie della Città e del Regno”: conduce il visitatore alla scoperta dello sviluppo urbanistico di Napoli, illustrandone i principali cambiamenti storici dal Rinascimento in avanti. Tra le opere più significative spicca la celebre Tavola Strozzi, considerata uno dei più importanti documenti iconografici della Napoli del Quattrocento.
- Sezione “Ottocento a Napoli”: conserva una raffinata collezione di opere dell’Ottocento che testimoniano il fermento artistico della città, con particolare attenzione alla Scuola di Posillipo e alle profonde trasformazioni sociali e culturali avvenute durante il periodo borbonico.
- Sezione Teatrale: presenta un ricco percorso espositivo dedicato alla storia del teatro napoletano, attraverso dipinti, sculture, fotografie, stampe, disegni e cimeli. Dalla tradizione del Teatro San Carlo a quella del Teatro San Carlino, dalla maschera di Pulcinella alle scenografie di Antonio Niccolini, fino al celebre Modello al vero della Scena realizzato per l’Esposizione Nazionale di Torino del 1898.
- Cona dei Lani: rappresenta il più grandioso complesso in terracotta del Rinascimento meridionale. Si tratta di un monumentale polittico policromo realizzato nel 1517 e proveniente dalla cappella dei Lani nella chiesa di Sant’Eligio al Mercato, distrutta dai bombardamenti del 1943.
Inoltre il complesso si può dividere in questi ambienti:
- Il Cortile Monumentale
- La Chiesa
- I Sotterranei Gotici
- La Farmacia – Spezieria dei Monaci
- Il Chiostro dei Procuratori
- Il Refettorio e il Chiostrino
- Il Quarto del Priore
Cliccate qui per leggere l’articolo dedicato all’articolo dedicato al Vagabondiary Napoli 2025!
La mia visita alla Certosa di San Martino
L’ultima tappa del mio viaggio a Napoli mi ha portato fino al Vomero per una visita eccezionale alla Certosa di San Martino: ne avevo sempre sentito parlare, ma non avevo mai avuto il piacere di visitare questo luogo né tanto meno potevo immaginare che fosse così suggestivo ed eccezionale. Vero, se c’è il Barocco la vostra Donna Vagabonda è sempre in brodo di giuggiole, ma mai avrei immaginato un complesso così ricco e imponente.

La Biblioteca del Quarto del Priore: si noti la fitta decorazione sia sul pavimento che sulle pareti
Raggiunta a piedi dopo una brave passeggiata dalla fermata della metropolitana, la Certosa sembra quasi essere nascosta dall’imponente Castel Sant’Elmo proprio adiacente: io e Papà Vagabondo non abbiamo purtroppo avuto tempo di visitare anche quest’ultimo, ma ci riproponiamo di rimediare il prima possibile, del resto non passerà molto tempo prima di tornare nuovamente a Napoli, ne sono più che certa!
Dopo aver acquistato i biglietti ci siamo subito diretti presso la Chiesa: il cielo non sembrava essere molto clemente, ma forse è stato anche il suo volto plumbeo a rendere tutto così sacro e inviolabile.

La Chiesa e le sue cappelle
Dalla Chiesa ai Giardini
Le decorazioni sono sbalorditive: il Barocco trionfa fulgido ed esagerato, in una continua ricerca di stupore e meraviglia. Il mio sguardo non sapeva dove posarsi e la mia attenzione era attirata da migliaia di stimoli e dettagli diversi. Dopo un solo breve assaggio della navata ho deciso di dedicarmi prima alla parte museale e, soprattutto, ai giardini e al chiostro.

Veduta di Napoli dai giardini della Certosa di San Martino
I giardini infatti, secondo la mia impressione, erano un po’ trascurati dai visitatori presenti, che si accontentavano nella maggior parte dei casi di sostare nel piccolo cortile, senza indagare ulteriormente. Mi si è invece dischiuso davanti agli occhi un mondo fatto di sfumature di verde. Qui ho potuto osservare e immortale pregevoli essenze botaniche come l’Orchide screziata (Neotinea tridentata) e il Succiamele minore (Orobanche minor). Nel mio costante vagabondare non potevo che essere accompagnata da un simpatico micio tabby, curioso evidentemente nel vedere qualcuno così intento a osservare le piante.
Il simbolismo del complesso: dai Presepi al Chiostro Grande
Notevole è la collezione dei presepi: qui l’arte artigiana sembra superare ogni limite umano dando vita a veri e propri diorami dove nulla è fuori posto. Non solo mi ha colpito la maestria nella creazione dei personaggi, ma proprio la strutturazione della scena. Il Presepe Napoletano non è infatti “soltanto” la raffigurazione della Natività o della Sacra Famiglia e ogni scena possiede un significato simbolico unico e permette di fare un tuffo nel passato. La cura nella realizzazione del mercato, dell’osteria, ma anche dei semplici popolani, ben più che semplici orpelli, non può che lasciare estasiati!
Il chiostro grande mi ha poi molto impressionata: imponente e quasi severo se ne si osserva solo la struttura generale, elegante e raffinato se si ammira con uno sguardo più attento. Il pavimento è una vera e propria opera d’arte con i suoi chiaroscuri e il cimitero dei monaci certosini colpisce per i suoi “elementi decorativi”: sono infatti raffigurati teschi e ossa legati tra loro con dei nastri, quasi a significare un legame tra la vita e la morte. Devo ammettere che questo luogo mi ha un pelo inquietata, sarà che non amo molto il Memento Mori, ma forse non immaginavo un uso così creativo di queste parti anatomiche, che tanto mi ha ricordato la Chiesa di San Bernardino alle Ossa di Milano.

Inquietante o simbolica? La decorazione del cimitero dei certosini a me incute un po’ di timore!
Fulgido caro e vecchio Barocco
La visita sembrava riservare sempre nuove sorprese e ogni piccolo cantuccio conduceva a un nuovo cortile, a una nuova stanza, a un nuovo piano: un labirinto ordinato creato sapientemente anche per stupire, non c’è che dire, e io sono stata ben felice di perdermi volutamente tra cortili, giardini e aree museali. Tutto ciò fino a che non sono giunta all’interno della Chiesa: ed è stata una fulminazione.

Decorazioni del Chiostro Grande
La Sala Capitolare, il Passaggetto, persino il Refettorio, tutto abbonda di Barocco che si fonde con altri stili, come il Manierismo e il Classicismo seicentesco. Occorrerebbe scrivere un libro solo per le decorazioni qui presenti e il blog di sicuro non sarebbe la sede adatta per descrivervele nel dettaglio, ma posso ben parlarvi di cosa ho provato io quando ho varcato la soglia del complesso monastico: le pitture sembravano raccontare una storia trionfale, eccezionale, quasi sovrannaturale.

La Crocifissione di Cristo – Giovanni Lanfranco
Tutto è fatto per impressionare e per rendere grazie e sembra quasi fuori posto se si pensa alla vita semplice che dovevano condurre i monaci: eppure tutto ha un senso e si mantiene lineare nella sua maestosità. I colori, la ricerca della perfezione, la volontà di mostrare come i personaggi biblici siano al contempo umani e celestiali, le numerose e varie scene scelte, ciò è da ascrivere a quella volontà di omaggiare la Chiesa e i suoi protagonisti. Fulgido caro e vecchio Barocco, non ti smentisci proprio mai!

Scene di vita di San Bruno – Micco Spadaro
Visitatore bagnato, visitatore fortunato?
La visita stava ormai volgendo al termine, dopo ben quattro ore che avrei voluto non finissero mai. Purtroppo la nostra breve vacanza partenopea stava per concludersi e anche il cielo sembrava intimarci di rientrare: dovevamo raggiungere Piazza del Plebiscito per recuperare le valigie e dirigerci verso la stazione dei treni.

Il Coro dei Conversi e il soffitto affrescato da Battistello Caracciolo
A malincuore ho dovuto lasciare questo luogo che, sono sicura, mi avrebbe estasiato anche per il resto della giornata. Un violento temporale si è abbattuto su di noi proprio nel momento in cui siamo usciti dalla Certosa: le strade in pendenza del Vomero sono diventati torrenti e rivoli che ben hanno inzuppato i nostri piedi. Un errore di calcolo delle distanze ci ha condotti poi alla funicolare sbagliata, ma alla fine siamo rientrati in foresteria soddisfatti di quell’esperienza che, di sicuro, rimarrà per sempre nei nostri ricordi. Chissà se vale il detto “visitatore bagnato, visitatore fortunato”? Di certo Napoli è la città della scaramanzia e, lasciata la stazione, ci siamo sentiti anche noi un po’ più superstiziosi.

Ciao Vesuvio dalla Certosa di San Martino!
Vedi Napoli e poi muori, non si dice così?
Informazioni utili
La Certosa di San Martino è aperta tutti i giorni, tranne il mercoledì, dalle 8:30 alle 17:00.
É possibile acquistare il biglietto in loco o tramite il sito web dedicato.
Possibilità di acquistare il biglietto combinato con visita a Castel Sant’Elmo.

