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Diario di viaggio: Verona – giorno 3

Cari amici e amiche, siamo giunti quasi al termine del viaggio a Verona, un viaggio ricco di emozioni, dove siamo riusciti a gustarci la leggendaria ospitalità veneta e dove il divertimento non è certo mancato.

Se non avete ancora letto il primo giorno, rimediate cliccando qui e non perdetevi il secondo giorno cliccando qui! Se invece siete interessati alla pianificazione di questo viaggio, leggete l’articolo cliccando qui!

Verona (2)

L’itinerario di questa giornata seguirà alcune tappe principali:

  • La Basilica di Sant’Anastasia
  • Il Duomo
  • Il Ponte di Pietra
  • Castel San Pietro
  • Il Teatro Romano
  • Giardino Giusti
  • Il Museo di Storia Naturale

Due pilastri della cristianità: Santa Anastasia e il Duomo

Ancora una volta la sveglia suona presto (non esiste che in vacanza si dorma, per buona pace di Gabriele) e dopo una bella colazione ci si mette subito in cammino verso la Basilica di Sant’Anastasia, che si trova poco distante dalla nostra base di partenza. Una volta entrati e mostrato il pass (anche qui non senza un’opportuna verifica della sua veridicità), rimaniamo subito estasiati dalla grandezza e dalla maestosità di questo luogo sacro. Verona sembra la città delle grandi Chiese ed è proprio così: in nessuna città che ho mai visitato ho visto tanta grandiosità (eccetto Roma).

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la Chiesa è in realtà intitolata al santo domenicano Pietro Martire, tuttavia è conosciuta con il nome di Sant’Anastasia dato che in questo luogo si trovava un antico edificio di culto ariano dedicato ad Anastasia di Sirmio martire sotto le persecuzione di Diocleziano.

La costruzione dell’edificio che oggi possiamo vedere ebbe inizio nel 1260 ad opera di Manfredo Roberti, vescovo di Verona, su richiesta dei frati domenicani che ancora non avevano un proprio luogo di culto. Il cantiere ebbe inizio nel 1290 e fin da subito beneficiò di numerose donazioni e lasciti testamentari, come quelli degli appartenenti ai Della Scala. Caduta la signoria scaligera i lavori ebbero dei rallentamenti ma con la ritrovata stabilità politica successiva alla dedizione a Venezia ripresero alacremente. La chiesa venne consacrata solennemente il 22 ottobre 1471 dal cardinale e vescovo di Verona Giovanni Michiel, tuttavia i lavori continuarono per oltre due secoli non arrivando mai a completare la facciata.

All’interno della chiesa si possono ammirare tele e affreschi di noti maestri della pittura veronese e non, quali: Pisanello, Altichiero, Liberale da Verona, Stefano da Zevio, Nicolò Giolfino, e tanti altri.

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Forse il motivo di tante visite è proprio l’affresco di Pisanello di San Giorgio e la Principessa, che si trova sopra l’arco della cappella Pellegrini: questa è una delle opere più famose del tardo gotico. Si tratta di un’affresco esterno alla cappella solo parzialmente conservato, di datazione incerta (tra il 1433 e il 1438 o tra il 1444 e il 1446). A causa delle numerose infiltrazioni di acqua provenienti dal tetto della chiesa, l’affresco è solo parzialmente osservabile e il restauro sarebbe davvero complicato da operare.

La Chiesa è impressionante per la sua bellezza e per la sua grandezza: il soffitto è alto e crea un’atmosfera ariosa e molto suggestiva.

Dopo aver visitato la Basilica di Sant’Anastasia, ci dirigiamo verso il Duomo, la chiesa forse più importante di Verona (anche se è una dura lotta tra San Zeno, San Fermo, Sant’Anastasia).

Purtroppo anche il Duomo ci ha presentato una sgradevole sorpresa: dopo aver verificato la veridicità del nostro documento, ci hanno dato i bigleitti senza l’audioguida gratuita (che veniva data a tutti i visitatori). Non abbiamo fatto rimostranze e siamo entrati perchè non ci sembrava il caso, anche se forse, con il senno di poi, sarebbe stato meglio far valere i nostri diritti.

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La facciata posteriore del Duomo con la scultura dell’Angelo

In ogni caso la bellezza del Duomo è indiscutibile e di sicuro siamo rimasti estasiati anche da questo luogo. Passiamo ora alla descrizione consueta: la struttura attuale sorge nel luogo in cui venne edificata, nel IV secolo, la prima chiesa cristiana della città, probabilmente ad opera di San Zeno. La struttura primordiale venne rasa al suolo dal terremoto del 1117. La costruzione della nuova cattedrale fu iniziata tre anni dopo e terminò nel 1187. Risale al cinquecento l’attuale sistemazione della facciata mentre il campanile, costruito su un precedente campanile romanico, venne rialzato fino a 30 metri da Michele Sanmicheli e solo nel primo Novecento venne portato all’altezza attuale (circa 75 metri): nonostante tutto, il campanile non è stato ancora terminato dato che manca la cuspide. Una leggenda vuole che questo sia dovuto al fatto che nessun edificio potesse superare in altezza la Torre dei Lamberti ma la realtà ci dice che è per mancanza di fondi che non venne completato (ma la leggenda rimane comunque molto suggestiva!).

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L’interno della Chiesa è diviso in tre navate da pilastri molto alti in marmo rosso di Verona che sostengono le arcate gotiche. Le prime tre cappelle di ogni lato presentano un aspetto unitario. La navata centrale è conclusa dalla cappella maggiore ed è stata realizzata dall’architetto Michele Sanmicheli. Le cappelle laterali sono arricchite da numerose sculture ed opere pittoriche, per lo più rinascimentali, la più famosa è quella con il dipinto dell’Assunzione della Vergine (1535) opera di Tiziano, mentre tra gli altri figurano molti artisti veronesi.

I veri protagonisti della storia veronese: i Romani

Dopo queste due bellissime chiese, ci dirigiamo verso il Ponte di Pietra e il Teatro romano, decidendo di visitare questo ultimo monumento prima del pranzo. A dire il vero, nella mia immensa ignoranza, non pensavo ci fosse un Teatro romano a Verona (dato che l’Arena si prende tanti meriti) e quindi quando l’ho scoperto sono rimasta un po’ sbigottita, ma non delusa affatto: se da una parte l’Arena ci testimonia una presenza romana importante, non sono nemmeno da sottovalutare la bellezza e l’importanza di questo luogo. Il Teatro romano è un teatro costruito all’aperto nel I secono a.C. presso il colle di San Pietro, all’interno delle mura romane e sulla sponda sinistra del fiume Adige. Il Teatro romano fa parte del Museo archeologico cittadino e viene adoperato come spazio teatrale durante l’estate: proprio qui viene ospitata l’Estate teatrale veronese sin dal 1948. Quest’ultimo è anche uno dei più grandi e antichi dell’Italia settentrionale.

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Ciò che possiamo osservare oggi sono i resti del Teatro originale dato che la primitiva struttura fu scossa da numerosi danni dovuti al tempo, agli eventi naturali e derivati dalla sepoltura al di sotto di edifici fatiscenti. Nel 1834 un ricco commerciante, Andrea Monga, acquistò i terreni dove un tempo sorgeva il Teatro e condusse degli scavi: la meraviglia fu tanta quando scoprì i resti. Non riuscì però a vedere compiuti i lavoro di demolizione e di scavo ma la sua opera non rimase incompiuta dato che il comune di Verona, nel 1904, acquistò la zona e li proseguì. Oggi possiamo vedere la cavea e la gradinata, molte arcate delle loggie e alcuni importanti resti della scena, oltre che i muri portanti dell’edificio scenico. Se si risale verso la sommità del colle si possono vedere anche i resti del tempio che coronava la struttura originale. Il Teatro era solo parzialmente visitabile a causa degli allestimenti che si stavano adoperando in vista degli spettacoli estivi, ma è stato comunque molto suggestivo vedere ancora una volta una traccia della magnificenza dell’epoca romana. Oltre al Teatro abbiamo visitato anche il Museo archeologico di Verona, istituito proprio qui nel 1924: non voglio anticiparvi nulla, perchè scriverò un articolo a riguardo, quindi vi racconto solo che il Museo è un importante luogo che custodisce numerosi reperti romani con circa 600 opere esposte nelle sale e con 150 altre opere esposte nella zona del chiostro esterno della Chiesa dell’ex convento qui costruito dalla congregazione dei Gesuati di San Girolamo sul colle di San Pietro.

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Dal chiostro si gode anche di una splendida veduta di Verona e in particolare del suo Ponte Pietra: il ponte è l’unico rimasto costruito nell’epoca romana ed è lungo 92,8 metri e larco 7,2 metri. Costituito da 5 arcate, di cui due sono di epoca romana insieme alla spalla sinistra, fu rimaneggiato dagli Scaligeri che costruirono la spalla destra con la soprastante torre e l’arco adiacente  e ancora dai venziani che costruirono le due arcate rimanenti con il grande tondo.

Pausa Focaccia e poi su fino a Castel San Pietro!

Se Verona continua a stupirci per quanto riguarda la sua ricchezza culturale, non può che fare lo stesso con il suo cibo e i suoi chioschetti: ancora una volta Moreno colpisce nel segno dato che ci ha consigliato un posticino davvero favoloso per mangiare una…Focaccia! La Focacceria Ponte Pietra si trova infatti a pochi passi dal Ponte Pietra e offre focacce di tutti i gusti e di tutte le misure! Assaporarla e gustarla davanti al Ponte Pietra o sulle rive dell’Adige è sicuramente una rilassante esperienza!

Con la pancia piena e un po’ accaldati ci rigiamo verso Castel San Pietro: decidiamo di raggiungerlo tramite la funicolare, dove troviamo un’addetta all’accoglienza molto simpatica e premurosa! Io poi adoro le funicolari e di solito non me ne faccio sfuggire nemmeno una durante i miei viaggi: sono stata in quella di Bergamo e in quella di Lione, ad esempio. La funicolare ci porta dunque al colle San Pietro dove è situato l’omonimo edificio militare: si tratta di una caserma asburgica costruita su un precedente fortificato, oggi però inutilizzata. L’interno è diventato un parco pubblico e il piazzale merdionale, dove arriva proprio la funciolare, è la meta preferita per chi vuole ammirare Verona dall’alto. In effetti lo spettacolo della città da questa prospettiva è sensazionale e di sicuro vale la pena salire fino a qui per vedere i tetti della bella città veneta.

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Per scendere decidiamo di non usufruire della funicolare ma di proseguire a piedi lungo la stradina stretta che ci riporta al Ponte di Pietra: a scenderla è un conto, a salirla…Beh le mi anche avrebbero qualcosa di ridire (niente in realtà di così eccezionale eh, in una  buona mezz’ora a passo lento si sale, ma purtroppo ho a che fare con due anche già compromesse quindi meglio non sforzarle più di tanto!).

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Verona in tutto il suo splendore

Tra cipressi e glicini: il Giardino Giusti e il suo Palazzo

Scesi soddisfatti, decidiamo di visitare la penultima tappa prefissata della giornata: il Giardino Giusti e il suo Palazzo.

Palazzo e Giardino Giusti non rientrano all’interno del nostro Pass dato che si tratta di beni privati ma di certo non è stato questo a farci desistere, anzi!

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Il Palazzo è stato costruito nel XVI secolo insieme all’omonimo giardino, considerato dagli esperti e non solo uno dei più belli esempi di giardino all’italiana. Durante la sua vita, il giardino fu modificato più volte e grande attenzione gli fu riservata dopo la Seconda Guerra Mondiale dato che molte piante furono stroncate dai massicci bombardamenti e dalle vicende belliche. L’aspetto della struttura che oggi possiamo ammirare è quello che gli ha donato Agostino Giusti, Cavaliere della Repubblica Veneta e Gentiluomo del Granduca di Toscana. Nel 1583 sempre Agostino insieme alla moglie Alda Malaspina trasferirono presso il Palazzo la loro residenza. Oggi sono visitabili sia l’Appartamento 900, in cui vissero i due coniugi, e il Giardino: la famiglia Giusti vi abitò fino al 1944, quando fu reso inagibile dai bombardamenti. La parte restante del Palazzo venne requisita come comando della Luftwaffe fin dal 1943. L’appartamento venne restaurato nel 1954 da Alberto e Mary Farina, che lo presero in affitto vitalizio dai Giusti e che vi abitarono dal 1954 al 1984.

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Non voglio raccontarvi di più di questo luogo storico, anche perchè, come per il Teatro Romano, vorrei dedicargli un articolo a sè: non me ne vogliate ma questi sono luoghi talmente belli e ricchi di storia che vorrei proprio venissero approfonditi sul blog, così come per il Museo di Storia Naturale, di cui leggerete qualche informazione a breve.

Il Giardino è davvero meraviglioso e ben curato, sebbene richieda una manutenzione continua: la pulizia e l’ordine devono essere sempre mantenuti e il visitatore deve trovare questo luogo sempre accogliente e a misura d’uomo. Numerose sono le aree dove possiamo sederci e rilassarci, lontani dal caos della vita ferenetica o anche solo dal traffico cittadino: i glicini profumati rendono il muro di confine una dolcezza per gli occhi e i cipressi sembrano traghettarci verso la Toscana. La vista dal belvedere, sul cosiddetto “Mascherone” per via del volto grottesco qui scolpito, mostra il giardino in tutta la sua bellezza, e non solo quello: da questa terrazza si presta anche Verona a dare il suo spettacolo di bellezza, ancora una volta.

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Non può mancare il Museo di Storia Naturale

Dopo esserci riposati all’ombra, cullati da una piacevole brezza, decidiamo, anche se con un po’ di stanchezza, di dirigerci verso l’ultima tappa di questo penultimo giorno a Verona: Il Museo di Storia Naturale di Verona. Il Museo non può mancare assolutamente: durante la mia visita a Verona del 2016 non ero riuscita a visitarlo per mancanza di tempo ma questa volta non me lo sono fatta sfuggire. Tra l’altro, Gabriele adora i musei di Storia Naturale e quello di Verona vale sicuramente una visita!

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Il Museo è ospitato presso Palazzo Pompei, uno degli edifici più importanti dal punto di vista architettonico e storico di Verona e si compone di sedici sale espositive, della biblioteca e degli uffici museali. Le sezioni toccano le più importanti scienze: la zoologia, la geologia, la paleontologia, la mineralogia. Le collezioni del museo sono incrementate  dalle numerose campagne di ricerca (floristiche, faunistiche, paleontologiche e preistoriche) svolte nel territorio veronese, in Italia e nelle missioni all’estero, da donazioni e acquisti. Il Museo ospita e conserva un patrimonio naturalistico che ha oggi una consistenza di oltre 3.000.000 di esemplari. Ovviamente non tutto il patrimonio è esposto, ma se volete apprezzarlo davvero a pieno, dovete assolutamente dedicarvi almeno due ore del vostro tempo.

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Usciti da questo fantastico museo dove siamo rimasti a bocca a parte soprattutto per la grande mole di fossili provenienti da Bolca e dal Veronese (leggete qui il mio articolo a riguardo) decidiamo di rientrare in B&B per una doccia e per un attimo di riposo: alla sera ci attende una buona cena presso il Ristorante Pizzeria Torre 5 che mi avevano consigliato e che non ci ha affatto delusi.

Con un po’ di malinconia ci apprestiamo a rientrare in camera dopo una bella passeggiata rilassante al chiaro di luna, allietati ancora una volta dalla vista dell’Arena e dai vicoli che ci riportano verso il nostro Bed and Breakfast.

Ringrazio ancora una volta lo IAT Verona – Ufficio del Turismo per la grande opportunità che ci ha riservato.

Per ulteriori informazioni e riferimenti:

IAT Verona – Ufficio del Turismo

Basilica di Sant’Anastasia

Duomo di Verona

Museo Archeologico al Teatro Romano

Giardino Giusti

Museo di Storia Naturale

Riferimenti: #visitverona, #visitveneto, #veronatouristoffice, #IatVerona, #Verona e @veronatouristoffice.

 

I luoghi della storia: l’Abbazia di Morimondo

Ai confini delle Province di Pavia e Milano, in territorio milanese, sorge un piccolo borgo facente parte del circuito dei “Borghi più Belli”: si tratta di Morimondo.

Molti milanesi, e non solo, durante le giornate soleggiate di primavera decidono di far visita a questo luogo tranquillo e molto verde, silenzioso e accogliente. Il borgo di Morimondo non può essere però così famoso senza la sua Abbazia, conosciuta in tutta Italia e non solo.

Morimondo

La piccola cittadina, abitata da circa 1000 persone, dista solo 5 chilometri da Abbiategrasso ed è facilmente raggiungibile sia dalla Provincia di Pavia che dalla Provincia di Milano. Il comune si trova sulla riva sinistra del Ticino, con orografia dolcemente digradante verso il fiume. I primi insediamenti sono di origine romana, poi rimpiazzati da stanziamenti longobardi.

Come ho già detto, Morimondo non sarebbe quella che è oggi se non grazie alla sua Abbazia: la storia della città e quella della chiesa sono infatti intimamente legate. L’Abbazia fu fondata dai monaci dell’ordine dei Cistercensi che vi risiedettero. Questa relazione è testimoniata anche dallo stemma comunale, che rappresenta nella parte superiore una mitra, indicativa del potere religioso, il bastone pastorale, poiché l’abate priore aveva dignità vescovile, ed una spada, simbolo del potere civile-giudiziario.

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La fondazione della prima chiesa risale al 1134, quando i primi religiosi vi arrivarono qui dall’abbazia di Morimond, vicino a Digione. Nel 1182 si iniziò la costruzione della chiesa odierna tutta in laterizio. I monaci giunsero e portarono spiritualità e sacrificio: un segno di questa notevole spiritualità è testimoniato dalla fiorentissima attività dello Scriptorium, finalizzata alla costituzione della biblioteca monastica. Anche dal punto di vista dell’attività agraria si ebbe una notevole espansione con un gran numero di grange insediate su un territorio di 36.000 pertiche milanesi (circa 24 km²).

Nel 1798, con l’avvento di Napoleone, il monastero fu soppresso e il patrimonio culturale andò disperso. Dal 1805 al 1950 la vita religiosa tornò in auge grazie alla presenza di sacerdoti ambrosiani. Nel 1991 il cardinale Carlo Maria Martini affidò alla Congregazione dei Servi del Cuore Immacolato di Maria la cura pastorale della parrocchia con un nuovo invito a rilanciare l’abbazia di Morimondo come centro di spiritualità e di iniziative pastorali. Con la costituzione della Fondazione Abbatia Sancte Marie de Morimundo, nel 1993 si assiste a un rilancio di Morimondo con la valorizzazione del patrimonio spirituale e culturale dell’abbazia.

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Oggigiorno, grazie al supporto della comunità locale, l’attività religiosa e culturale dell’abbazia è rifiorita, tanto da rendere famosa Morimondo e il suo borgo a tal punto di essere scelti come set per produzioni cinematografiche o televisive come ad esempio il film Papà dice messa del 1996, il film Cado dalle nubi del 2009 o la serie televisiva Benedetti dal Signore del 2004.

Nel dicembre 2007 la Regione Lombardia ha riconosciuto ufficialmente il complesso monastico come museo regionale, gestito dalla Fondazione Abbatia Sancte Marie de Morimundo.

La visita a Morimondo è una delicata e dolce esperienza, fatta di silenzio e di contatto con la natura, nonchè con la propria spiritualità. Un luogo così pacifico e immerso nel verde non può che attirare a sè molte persone, sia pellegrini che semplici curiosi. Durante le giornate soleggiate di primavera o d’estate è piacevole godersi un po’ di frescura con un bel gelato stando sdraiati sull’erba o venire qui per degustare le specialità tipiche della cucina milanese in uno dei tanti ristoranti che qui sorgono. Se non siete mai stati a Morimondo, vi consiglio di dedicarci almeno un paio d’ore, per scoprire la sua storia e la sua Abbazia.

Oltre alla visita della Chiesa, potete, pagando un piccolo biglietto presso l’entrata del Museo dell’Abbazia, visitare il chiostro, il refettorio e alcune sale oggi adibite ad attività culturali.

consigli

Visitate Morimondo e la sua Abbazia durante una giornata soleggiata di primavera. Lasciate l’automobile parcheggiata presso il parcheggio a pagamento all’ingresso del borgo e percorrete le vie a piedi o in bicicletta. Se siete interessati alla storia dell’Abbazia, prenotate una visita guidata di questa e del suo parco visitando il sito ufficiale. Se siete in zona, potete visitare il Parco Agricolo Sud Milano oppure avvicinarvi al pavese e visitare le campagne vicino a Bereguardo o alla Zelata.

 

I luoghi della Storia: l’Eremo di Sant’Alberto di Butrio

Con questa primavera arrivata in netto anticipo, posso finalmente tornare ad esplorare le zone del mio caro e amato Oltrepò Pavese. Molti sono i luoghi da visitare e altrettanti sono gli articoli da scrivere. Cominciamo dunque un nuovo viaggio e un nuovo anno alla scoperta di questo interessante e peculiare territorio, partendo da un luogo molto conosciuto e apprezzato: l’Eremo di Sant’Alberto di Butrio.

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L’Eremo di Sant’Alberto di Butrio si trova in provincia di Pavia, in frazione Abbadia Sant’Alberto, facente parte del comune di Ponte Nizza, a 687 s.l.m.

L’Eremo porta il nome del suo costruttore, Sant’Alberto, che nel 1030 decise di lasciare la vita civile per isolarsi e andare ad abitare nella vicina valletta del Borrione. Dopo aver guarito miracolosamente un figlio muto del marchese Casasco, questi, come segno di riconoscenza, gli edificò una chiesa romanica e a Sant’Alberto si unirono altri seguaci, costituendo una comunità di eremiti che costruirono il monastero, di cui oggi rimane solamente una piccola ala: il chiostrino ed il pozzo. Negli anni seguenti, l’Eremo assunse notevole importanza per i fedeli e Sant’Alberto rimane qui come abate fino alla sua morte, avvenuta nel 1073. L’importanza di questo luogo continuò a crescere, tanto da divenire un centro spirituale di una vastissima zona, nonchè rifugio del re d’Inghilterra Edoardo II Plantageneto: un documento del 1877 attesta che il re qui morì e fu sepolto inizialmente proprio in questo Eremo. Si ritiene, inoltre, che qui vi abbiano soggiornato anche Federico Barbarossa e Dante Alighieri.

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L’accesso all’Eremo di Sant’Alberto di Butrio

Verso la metà del XV secolo, l’eremo incominciò il periodo di decadenza.

Nel 1543 gli ultimi monaci lasciarono l’eremo per trasferirsi nell’Abbazia di San Pietro di Breme. Vi rimase solo un sacerdote addetto alla cura delle anime. Seguirono tre secoli di quasi abbandono totale, durante i quali il monastero e parte della torre furono distrutti.

Solo nel 1900, anno in cui avvenne la riesumazione dei resti di Sant’Alberto, il monastero riprese vita, sotto la direzione di don Orione.
Nel 1921 gli Eremiti della Divina Provvidenza ripopolarono l’Eremo e tra di essi ce ne fu uno che ancora oggi viene ricordato con molta devozione, grazie alla sua vita riconosciuta per santità, penitenza e preghiera: frate Ave Maria. Durante la visita, potrete anche vedere la stanza e gli effetti personali di questa particolare personalità, considerato un pilastro di questo luogo sacro.
L’Eremo oggi è aperto al pubblico e organizza numerose attività per i fedeli ed i pellegrini.

 

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L’Eremo è uno dei luoghi più amati dell’Oltrepò Pavese e forse uno dei più conosciuto vista la sua fama che, certe volte, proprio lo precede. Lasciata l’auto proprio davanti all’edificio, ci si trova davanti ad un luogo mistico e sacro, silenzioso e accogliente. L’interno della piccola chiesa parrocchiale di Santa Maria ricorda quelle antiche pievi di campagna che ricorrono in romanzi e racconti. Io non sono credente, ma non disdegno la visita a questi luoghi per apprendere la loro storia e ammirare le loro bellezze artistiche e architettoniche.
Questo luogo sacro può essere visitato per intero e ancora oggi si può osservare l’antico edificio costituito dal chiostrino e dal pozzo: penso che proprio queste parti siano le più suggestive e belle. Affianco al pozzo si trovano alcune panchine dove poter riposare e godersi una meravigliosa vista sulla vallata circostante, meditando o pensando.
L’Eremo di Sant’Alberto è proprio un luogo di pace, di tranquillità e di solitudine, non vista come una pena ma come un’occasione per ritrovare, nel silenzio, il contatto con la propria spiritualità.

 

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Personalmente trovo che questo luogo sia uno dei più apprezzabili del nostro territorio e vale la pena una visita, soprattutto d’inverno, quando il flusso turistico non è ancora al suo apice, ma anzi si può visitare senza calca e con tranquillità. Non ho avuto occasione di poter visitare le Grotte di Sant’Alberto, non molto distanti dall’Eremo, ma questa sarà una buona occasione per tornarvi per ammirare le bellezze di questo favoloso luogo!
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Veduta dell’Eremo