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Vagabondiary: Kasbah Marocco – Parte 3

Ultimo aggiornamento il 11 Febbraio 2025 a cura di Donna Vagabonda

Prosegue il racconto del nostro viaggio in Marocco dell’Estate del 2024: dopo avervi raccontato Meknès e Fès è giunto il momento di farvi scoprire il Marocco più rurale e interno, quello forse più sconosciuto e autentico, lontano dal turismo di Marrakech o di Chefchaouen. Un Marocco segreto, pronto a essere rivelato con rispetto e sacralità. Siete pronti a scoprire dunque il Vagabondiary: Kasbah Marocco – Parte 3?

Marocco

28 Luglio – 11 Agosto 2024
Media passi giornalieri: 14645 – 112,68 km totali percorsi a piedi – 2340 km percorsi con pullman (circa)

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Giorno 5 – Fès – Sefrou – Bhalil – Ifrane – Sidi Hamza

Auberge Palace Sidi Hamza

Eccoci dunque al Vagabondiary Kasbah Marocco: Parte 3!

Siamo pronti per lasciare la magnetica Fès e dirigerci nella parte più interna del Paese, a cavallo della catena montuosa dell’Atlante, in particolare del Medio Atlante: la nostra discesa verso la parte meridionale del Paese è cominciata e non vediamo l’ora di scoprire il Marocco più intimo e segreto. Lasciato dunque il nostro Riad ci dirigiamo verso la prima tappa del viaggio, Sefrou: si tratta di una piccola cittadina situata a circa 40 minuti di auto da Fès, famosa per aver ospitato in passato una nutrita comunità ebraica, oggi non più presente.

I vicoli di Sefrou

I vicoli di Sefrou

Sefrou è una cittadina piccola ma davvero particolare: il suo fascino decadente è ben visibile grazie alla presenza di molti edifici semidistrutti e mai ricostruiti. La Medina è piccola e silenziosa, totalmente diversa da quella di Fès, frequentata da poche persone e dagli onnipresenti gatti. Per evitare di girare a zonzo decidiamo di farci aiutare da un poliziotto locale di nome Omar che ben volentieri è disposto ad accompagnarci attraverso le vie strette del cuore della città: ci sentiamo anche più sicuri grazie alla sua uniforme, niente faux guides e simili dunque, con Omar siamo in una botte di ferro!

Le case della Medina di Sefrou

Le case della Medina di Sefrou

Terminato il breve tour di Sefrou raggiungiamo un’altra località non molto distante davvero incredbile: Bhalil.

Bhalil è un piccolo e affascinante villaggio situato a circa 25 chilometri da Fès che vale proprio la pena di visitare: la sua particolarità è possedere delle case scavate nella roccia dove tutt’oggi gli abitanti vivono. La tradizione è secolare e consente alle persone di vivere al riparo dal caldo estivo e dal freddo invernale in modo naturale: spesso queste case hanno colori più accentuati, il chè conferisce al villaggio un ulteriore fascino.

Di ritorno dal mercato di Sefrou...

Di ritorno dal mercato di Sefrou…

É sicuramente una meta al di fuori del turismo di massa in quanto qui non troviamo altri visitatori oltre che noi e anche gli abitanti ci guardano sorpresi: ci scrutano, bisbigliano e abbassano lo sguardo temendo di infastidirci. I bambini sono giocosi e vogliono accompagnarci senza chiederci nulla in cambio, cosa non comune in Marocco dove spesso chiedono l’elemosina in maniera insistente.

La suggestiva Bhalil

La suggestiva Bhalil

Incuriositi dalla presenza di case ricavate nella roccia (che a me ricordano vagamente le abitazioni dei Pueblos Blancos spagnoli) ci avviciniamo e incontriamo una gentile famiglia che ci invita a entrare: l’abitazione è piccola, spartana ma davvero molto accogliente. La premura dei due padroni di casa, Fatima e Mohammed, ci conquista: subito ci chiedono di accomodarci e di sorseggiare con loro del tè caldo alla menta. Mohammed, che conosce qualche parola di francese, traduce ciò che Fatima cerca di trasmetterci in berbero: sono lieti di ospitare degli stranieri e ci tengono a mostrare la nota ospitalità marocchina. Chiacchieriamo con il nostro anfitrione seduti attorno ad un piccolo tavolino e, benché ci intendiamo più a sguardi e a gesti, riusciamo subito a stabilire un bellissimo rapporto di complicità.

Bhalil e le sue donne

Bhalil e le sue donne

Siamo molto intrigati dalla presenza di piccoli bottoni in stoffa situati sul tavolino e subito Mohammed ci racconta che questi bottoncini in seta vengono intrecciati dalle donne locali e vengono usati per decorare i caftani tradizionali: questa particolare tecnica di intreccio a mano si tramanda da generazioni e Fatima è una fiera rappresentante di quest’arte così particolare!

I sorrisi dei bambini di Bhalil

I sorrisi dei bambini di Bhalil

Riuniti in cerchio ringraziamo Allah per l’ospitalità e per questa occasione di poter conoscere persone così speciali come Mohammed e Fatima, che nel frattempo ci ha raggiunti con una ciotola enorme piena zeppa di pop corn: il loro sorriso, semplice e disinvolto, ci fa provare una forte emozione e una gioia incontenibile. Queste persone conducono una vita umile ma nonostante ciò sono orgogliose di ospitare anche chi non conoscono: ci sentiamo davvero grati e prima di congedarci abbracciamo entrambi i nostri ospiti che decidono di relagarci alcuni bottoncini di seta per commemorare questo lieto evento.

La casa di Fatima e Mohammed ricavata nella roccia

La casa di Fatima e Mohammed ricavata nella roccia

Il tempo di scattare le ultime fotografie e poi via verso Ifrane, soprannominata la “Piccola Svizzera”: un nome singolare dovuto alle architetture di questa caratteristica città. Si trova a ben 1713 metri sul livello del mare ed è una rinomata località sciistica: questa cittadina infatti detiene il record della temperatura più bassa mai registrata in Africa, ben -23,9 °C nel 1935! Le case possiedono particolari tetti spioventi e sono caratterizzate da architetture occidentali tanto da rimandare alle tipiche case di montagna che si possono osservare in Svizzera e in Austria!

Foto di gruppo a Bhalil!

Foto di gruppo a Bhalil!

Qui ci concediamo un pizzico di riposo ma soprattutto riusciamo ad assaporare temperature gradevoli: notiamo che moltissimi marocchini sono qui in villeggiatura, dimostrando che Ifrane non è solo un centro sciistico ma una località apprezzata dal turismo interno anche in stagione estiva. Il centro è piccolo e raccolto e dà l’impressione di una città davvero pulita e a misura d’uomo: ci siamo lasciati alle spalle gli aromi pungenti di Fès o i tortuosi vicoli di Moulay Idriss e ci sembra di aver varcato i confini di un altro Paese: il Marocco è così, poliedrico e sorprendente a tal punto da farci scopire un angolo “alpino” nel bel mezzo dell’Atlante.

La statua del Leone berbero di Ifrane

La statua del Leone berbero di Ifrane

Rimaniamo affascinati da uno dei simboli di questa ridente cittadina: la Statua dedicata al Leone Berbero, una sottospecie di Leone oggi estinta in Natura (e di cui, pensate, proprio il Museo Kosmos di Pavia possiede un esemplare tassidermizzato). Decidiamo di immortalare questo momento con una fotografia di gruppo che esprima sia la nostra “anima di viaggiatori ruggenti” ma anche la speranza che questi animali, di cui rimangono solo alcuni discendenti ospitati presso i giardini zoologici, possano essere nuovamente reimmessi nel loro habitat al fine di costituire una nuova popolazione.

Una femmina di Bertuccia

Una femmina di Bertuccia

Si ritiene che presso alcuni zoo ci siano dei discendenti degli ultimi leoni berberi catturati in Natura: alcuni discendono dai leoni del serraglio della Casa Reale che vennero poi donati allo Zoo di Témara o in altri zoo sparsi in Europa e non solo. Gli esemplari attuali sono entrati a far parte di un progetto di ripristino e reintroduzione della sottospecie.

Salutata Ifrane ci dirigiamo verso la suggestiva Foresta dei Cedri: qui è infatti presente una meravigliosa popolazione di Cedro dell’Atlante (Cedrus atlantica) che costituisce uno degli ultimi habitat delle Bertucce (Macaca sylvanus), una specie considerata “In pericolo” dalla IUCN. L’emozione è davvero palpabile: sarebbe stata la prima volta che avrei potuto osservare delle scimmie in Natura, così come una foresta di Cedri e potete immaginare, da Naturalista quale sono, la mia gioia nel poter osservare queste due specie.

Giunti ad una piccola radura e lasciato i mezzo mi sono resa conto che la realtà era ben diversa da quello che mi sarei aspettata: la foresta, almeno in quel tratto, è fortemente antropizzata e al suo interno ci sono chioschi e spazi dedicati ad attività “turistiche” come giri in sella a cavalli o resti di focolore.

La Foresta dei Cedri di Ifrane

La Foresta dei Cedri di Ifrane

Le povere scimmie sono a stretto contatto con gli umani e nella maggior parte dei casi questi vengono qui per nutrirle e infastidirle con rumori e schiamazzi: questi animali rappresentano un’attrazione e purtroppo proprio per questo motivo finisono per essere disturbate in continuazione.

Una femmina di Bertuccia con il suo cucciolo

Una femmina di Bertuccia con il suo cucciolo

Esse, ormai confidenti, si lasciano avvicinare facilmente non sentendosi minacciate e accettano il cibo, spesso zuccherato o salato, assolutamente inadatto alla loro dieta. Se da una parte la loro vicinanza mi permette di scattare fotografie ravvicinate di questi che potrebbero essere gli ultimi esemplari in Natura, dall’altra provo una profonda tristezza e una rabbia che faccio fatica a reprimere: poi sospiro, le osservo, scruto nei loro sguardi profondi una sorta di sofferenza ma anche un senso estremo di adattamento. Sono così simili a noi, così vulnerabili e vorrei fare qualcosa per loro: cerco di dissuadere alcuni turisti dal dare loro da mangiare ma so che questo servirà a poco dato che ormai si sono abituate e probabilmente senza questo cibo non potrebbero sopravvivere. Un triste epilogo per questa popolazione che sarà sì preservata ma anche condannata a uno stato di “semilibertà”.

La Bertuccia gioca con un filo di plastica

La Bertuccia gioca con un filo di plastica

Mi sono ricordata della mia esperienza con i lemuri in Madagascar e di come anche lì molti fossero abituati al cibo fornito dai turisti: con la consapevolezza di oggi so che nutrirli è sbagliato, ma rappresenta forse l’unico modo per preservare queste specie così in forte declino, un compromesso che posso accettare solo in parte.

Forse vi sembrerò inutilmente idealista ma a ripensare a questi ricordi non posso che cercare di trovare della positività in tutto ciò: nella popolazione da me brevemente osservata erano presenti esemplari di diverse età, compresi dei cuccioli molto piccoli, segno che comunque queste scimmie riescono a riprodursi nonostate il disturbo umano, una piccola speranza per la Bertuccia. 

Osservo con attenzione, senza però avvicinarmi troppo per evitare di disturbarla, il comportamento di una giovane femmina intenta a giocare con un filo di plastica (quello per incartare i regali di Natale, giusto per darvi l’idea): la sua curiosità verso quest’oggetto è incredibile e con le sue delicate mani (possiamo davvero definire così le zampe anteriori) lo arrotola, lo muove, lo porta alla bocca: chissà che cosa le sarà passato per la mente, quali sensazioni e quali pensieri avrà avuto.

Il paesaggio del Medio Atlante

Il paesaggio del Medio Atlante

Sconfortata ma anche paradossalmente molto contenta di aver potuto osservare le Bertucce nel loro habitat mi riunisco al gruppo e insieme procediamo verso la prossima meta: Sidi Hamza.

Oltrepassiamo il Medio Atlante dove il paesagio cambia radicalmente, così come la temperatura: da una gradevole frescura si passa nuovamente al caldo e le foreste di Cedri lasciano il posto a distese brulle e rocciose, dove l’ocra, il carminio e “Burnt Henna” dominano incotrastati davanti ai nostri occhi. Pian piano ci districhiamo tra le montagne rimanendo sorpresi per l’ottima qualità del manto stradale: non che avessimo delle riserve sulla gestione marocchina delle strade, ma ci saremmo immaginati di trovare buche e smottamenti vista la zona. Niente di più sbagliato.

Il villaggio di Sidi Hamza

Il villaggio di Sidi Hamza

Con la luce ormai calante lasciamo la strada maestra per addentrarci in un’area rurale e isolata: stiamo per giungere a Sidi Hamza!

Ci troviamo in una delle zone più isolate e povere del Marocco, un villaggio dove la maggioranza degli abitanti è costituito da donne, anziani e moltissimi bambini: l’arrivo di un furgone turistico è quindi fonte di curiosità e stupore. Da qualche anno Sidi Hamza sta cercando di farsi notare nel panorama variegato del turismo responsabile: la costruzione di un hotel e una buona campagna pubblicitaria hanno permesso ai viaggiatori più consapevoli di riuscire a scovare questo autentico gioiello, fatto di case costruite con fango e paglia ma anche di grandi speranze per il futuro.

Le case di Sidi Hamza

Le case di Sidi Hamza

Veniamo accolti dal proprietario dell’hotel che viene visto dalla comunità come una sorta di leader: il suo italiano a tratti vacillante misto francese ci permette subito di stabilire un legame e insieme decidiamo di esplorare il villaggio e i suoi dintorni. Non essendo missionari e non avendo ricevuto da Avventure nel Mondo indicazioni particolari rispetto alla visita di Sidi Hamza non ci siamo premurati di portare nulla come dono se non qualche penna e pennarello acquistati durante la giornata, in particolare dalla nostra compagna di viaggio Francesca P.: cerchiamo di rimediare dirigendogi all’unica bottega alimentare del luogo e l’unica cosa che troviamo sono dolciumi e caramelle.

La distribuzione delle caramelle

La distribuzione delle caramelle

Non siamo molto contenti del nostro acquisto ma comprendiamo come questi bambini (un numero imprecisato comunque superiore alle 50 unità) non si possano permettere di acquistarli e benché questo gesto da “uomo bianco benefattore” non ci vada a genio decidiamo comunque, su insistenza della nostra guida, di acquistare una discreta quantità di caramelle: improvvisamente siamo letteralmente accerchiati da decine di bambini che chiedono a gran voce il loro premio. Disorientati e travolti decidiamo di affidare la spartizione dei doni a un ragazzo del luogo, lasciando a lui l’arduo compito di distribuire le cibarie. 

Alcuni ragazzi di Sidi Hamza

Alcuni ragazzi di Sidi Hamza

La compagnia di questi bambini non è venuta meno nemmeno per un secondo e la loro cusiosità, nonchè la voglia di interagire con lo straniero, hanno prevalso sulla timidezza di questa popolazione berbera riservata, caratterizzata da capelli e occhi chiari, talvolta chiarissimi.

Qui avviene un incontro davvero eccezionale: alcune ragazze del villaggio, di circa 16-18 anni, mi hanno espressamente chiesto di attenderle mentre letteralmente si vestivano a festa per renderci omaggio. E così hanno sfoggiato tutta la loro candida bellezza con caftani colorati e parrucche luccicanti, continuando a sorridermi e chiedendomi selfie a profusione. Mi sono subito sentita accolta e amata grazie a quei sorrisi e a quelle loro espressioni così innocenti, un incontro che non dimenticherò mai (e che ancora oggi mi permette di rimanere in contatto con alcune di loro). Nonostante la nostra difficoltà nel comprenderci a causa della lingua, i loro occhi e i loro gesti sono stati più efficaci di qualunque parola: viaggiare è davvero qualcosa di straordinario!

Le ragazze di Sidi Hamza

Le ragazze di Sidi Hamza

Il tour alla scoperta di Sidi hamza è toccante e mi fa tornare alla mente il Madagascar: una situazione di povertà diffusa ma anche di orgoglio manifesto in queste persone che, nonostante tutto, cercano di vivere una vita dignitosa. L’isolamento del viallaggio non permette che un’agricoltura di sussistenza, le condizioni igieniche sono spesso precarie (i rifiuti, anche qui, sono ovunque) e la siccità rende difficile le conltivazioni. Ipotizziamo che mariti, padri e fratelli siano altrove a lavorare e che solo poche volte facciano ritorno al villaggio data la mancanza di queste figure nel tessuto sociale.

I bimbi di Sidi Hamza

I bimbi di Sidi Hamza

Terminato il tour prendiamo possesso delle nostre piccole ma accoglienti camere: questa notte la nostra verrà condivisa con Francesca L., insegnante come me e con cui abbiamo fin da subito stabilito un bel legame. Non ci turba, anzi ci rallegra, condividere la nostra stanza con una compagna di viaggio così simpatica e disponibile come lei!

Per cena ci attende la ormai solita Tajine con pollo e verdure: dopo una giornata ricca di emozioni contrastanti è bello ritrovarsi tutti insieme a condividere una lauta cena!

Spese per questo giorno (conteggiate per due persone)

120 Dihram per pranzo a Ifrane

20 Dirham acqua

Totale 140 Dirham

In questo giorno denso di avventure ci siamo trovati ad esplorare numerose mete e a fare incontri davvero speciali! Dalla particolare Sefrou all’accogliente Bhalil, dalla suggestiva Ifrane fino all’autentica Sidi Hamza, un giorno davvero eccezionale protagonista del Vagabondiary Kasbah Marocco: Parte 3!

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Commenti

  • 12 Novembre 2024

    Una tappa ricca di emozioni, dalla prima all’ultima tappa. Bellissime le case di Sefrou, con il loro fascino decadente e i colori un po’ sbiaditi qua e là. Commovente la tappa a Bhalil: il fatto di essere invitati a casa di qualcuno che non ci conosce a prendere il tè è qualcosa che qui non potrebbe mai succedere.
    Anche la visita alla foresta mi ha molto colpita: sai che guardando le scimmie sembra quasi di guardare negli occhi una persona? La loro tristezza arriva attraverso lo schermo.
    Molto bella anche la foto di Sidi Hamza, dove sembra che non ci sia soluzione di continuità tra le abitazioni e il paesaggio circostante.

    rispondi
  • Lisa Trevaligie Travelblog
    12 Novembre 2024

    In questo mondo che diventa sempre più diffidente è bello leggere di persone che ancora “osano” accogliere nelle loro abitazione dei turisti stranieri. Leggere di questa esperienza mi ha emozionato. Sono curiosa di scoprire il resto del viaggio.

    rispondi
  • 13 Novembre 2024

    Capisco il tuo appeal verso le montagne dell’Atlante, la foresta di cedri e le bertucce, quindi comprendo la scelta di questo viaggio ma ammetto che il Marocco mi attira di più per il tour delle location cinematografiche!😂

    rispondi
  • Arianna
    14 Novembre 2024

    Le parti meno battute del Marocco sono le più affascinanti dove è possibile entrare in contatto con la popolazione locale, uno degli aspetti che poi sai preferisco nei viaggi. Bello il Marocco sempre più sorprendente

    rispondi
  • 2 Dicembre 2024

    Stupendo questo articolo, grazie per avermi portato via dai classici itinerari turistici di questo paese.
    Questo è uno dei motivi per cui vorrei partecipare ad un viaggio in moto per queste terre… per andare oltre!
    Grazie!

    rispondi
  • 8 Dicembre 2024

    Sempre un piacere leggere dei tui viaggi, soprattutto in un paese che mi interessa da un po’. Conoscevo solo Fès di fama ed è stato bello scoprire anche altre zone ed esperienze come a Bhalil.

    rispondi
  • 8 Marzo 2025

    Ancora mi ricordo le tenere bertucce della foresta di cedri, ma sono d’accordo con te Eliana, non sempre è facile trovare un compromesso tra turismo ed animali da salvaguardare.

    rispondi
  • antomaio65
    20 Marzo 2026

    percorrerò un itinerario simile al tuo tra pochi giorni e mi è piaciuto molto leggere delle tue esperienze personali così intense e appassionate. Come sempre complimenti per le foto che sono stupende e rendono perfettamente l’atmosfera soprattutto di Bhalil che mi sono già premurata di inserire nel mio itinerario

    rispondi

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