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Il Gōtoku-ji – il tempio dei Maneki Neko

Ultimo aggiornamento il 3 Maggio 2026 a cura di Donna Vagabonda

Giappone, gatti, spiritualità, what else? Questo direbbe il nostro caro e buon vecchio George Clooney ma questa non è la pubblicità di una nota marca di caffè, ma il sogno ad occhi aperti della vostra Vagabonda che non poteva esimersi dal visitare uno dei luoghi più iconici della capitale del Giappone: sto parlando del Gōtoku-ji, conosciuto dai turisti come il “il tempio dei Maneki Neko”. Siete pronti a scoprirlo con me?

Yappari!

Dove: 2-chōme-24-7 Gōtokuji, Setagaya City, Tokyo 154-0021, Giappone
Per ulteriori informazioni visitate il sito ufficiale
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Storia del Gōtoku-ji

Il Daikeizan Gōtoku-ji (大谿山 豪徳寺) è un tempio buddista situato presso il quartiere di Gōtokuji, nel tranquillo e periferico distretto di Setagaya a Tokyo. Le sue origini risalgono al 1480 quando fu fondato come tempio zen con il nome di Kōtoku-in dal signore feudale Kira Masatada ed era legato al territorio del castello di Setagaya, oggi non più esistente. Nel corso dei secoli la scuola buddista del tempio cambiò passando allo Zen Sōtō e nel 1663, durante il famoso periodo Edo, divenne il tempio di famiglia del potente clan Ii, signori del feudo di Hikone.

Il tempio venne rinominato Gōtoku-ji nel 1659, dopo la morte del signore feudale Ii Naotaka, protagonista della leggenda che proprio qui è ambientata.

Ingresso al Gōtoku-ji

Ingresso al Gōtoku-ji

La leggenda del Maneki-Neko

C’è un motivo per cui questo tempio è diventato uno dei più famosi della capitale: la presenza del Maneki-Neko, ovvero del gatto bianco con la zampina alzata, simbolo di fortuna e buona sorte.

Le origini del Maneki-Neko sono tutt’ora incerte: si pensa che sia apparso per la prima volta verso la fine del Periodo Edo, quindi circa duecento anni dopo l’ambientazione della leggenda del Gōtoku-ji, e la sua comparsa è testimoniata anche da una stampa ukiyo-e di Utagawa Hiroshige. Venne rinvenuta anche una pubblicità del 1902 che pubblicizzava dei Maneki-Neko, a dimostrazione del fatto che all’inizio del XX secolo fossero già popolari.

Questa simpatica mascotte, oggi presente in moltissimi ristoranti cinesi, giapponesi o simil tali anche in terra italica, non è solo una calamita naturale per i turisti, ma ha un significato ben preciso che si riconduce alla leggenda di Ii Naotaka: si narra che il daimyō stesse passando proprio davanti al tempio durante una battuta di caccia con il falcone. Stanco per l’impegnativa battuta egli si riposò sotto un albero vicino all’ingresso del luogo sacro ed è qui che avviene un incontro che cambiò la vita del guerriero, ovvero quello con un piccolo gatto bianco che teneva la zampina alzata. Il Signore dei Samurai, incuriosito, decise di avvicinarsi e di seguire il gatto che lo invitava ad entrare. Proprio in quell’istante un violento temporale si abbatté sul tempio e un fulmine squarciò l’albero dove poco prima Ii Naotaka riposava. Il gatto, ribattezzato Tama, aveva salvato la vita del daimyō che, da quel giorno, decise di dedicare una statua al suo fido compagno a quattro zampe e di venerarlo.

Il tempio divenne dunque il tempio dei gatti, o meglio dei Maneki-Neko, i gatti che portano fortuna.

Il Maneki-Neko: il gatto portafortuna!

Il Maneki-Neko: il gatto portafortuna!

Struttura del Gōtoku-ji

Il Gōtoku-ji non è un singolo edificio ma un ampio complesso come spesso accade nei templi giapponesi: l’ingresso avviene attraverso alcune porte monumentali come Akamon (la porta rossa) e Sanmon che invitano a lasciarsi alle spalle il mondo. La Sala del Buddha (Butsuden), ovvero il cuore centrale del tempio, è stata costruita nel XVII secolo ed è uno degli edifici più antichi: qui si svolgono le principali funzioni religiose ed è qui che i fedeli rivolgono le loro preghiere. Tutti i luoghi sacri sono inseriti all’interno di un contesto rigoglioso che ospita numerose essenze botaniche come pruni, ciliegi e aceri: molti giapponesi vengono infatti qui per ammirare gli aceri rossi in autunno (momijigari).

Il Komainu: il guardiano del tempio

Il Komainu: il guardiano del tempio

Oltre alla leggenda di Ii Naotaka ve ne sono altre che raccontano di come molti personaggi illustri, fra cui Oda Nobunaga, furono attratti da un gatto che agitava una zampina e di come questi gatti evitassero loro imboscate e pericoli. Il gatto dunque venne considerato come portatore di fortuna tanto che in moltissime case e luoghi pubblici giapponesi si usa porre una statua all’ingresso per augurare buon auspicio a chi varca la loro soglia.
L’Ho-do è la sala principale e rappresenta il fulcro della vita monastica: costruita nel 1967 custodisce le statue in piedi di Shokanzenon-bosatsu e Jizo-bosatsu, le statue sedute di Monji-bosatsu e Fugen-bosatsu, e uno dei tesori del tempio, il ritratto di Naosuke Ii realizzato da Naoyasu Ii.

Presso Shōfuku-den, ovvero la Sala del gatto fortunato, è possibile venerare il Maneki-Neko donando una statuetta (acquistabile presso il negozio del tempio): spesso i giapponesi lasciano qui la loro statuetta dopo aver espresso un desiderio e ritornano una volta che il desiderio si è avverato. Il percorso che conduce alla sala è letteralmente tappezzato dai Maneki-Neko di varie forme e dimensioni.

La pagoda a tre piani, chiamata Sanjū-no-tō, è decorata con segni zodiacali e figure di gatti: molto divertente è cercare di contare tutte le figure ritraenti il nostro amato felino.

Il tempio ospita anche il cimitero del clan Ii che ospita numerose tombe dedicate a importanti figure politiche del Giappone feudale. Questo luogo è stato riconosciuto come sito storico nazionale nel 2008, un riconoscimento che conferisce ancor più importanza e solennità a questo luogo sacro.

Sanjū-no-tō: la pagoda del tempio

Sanjū-no-tō: la pagoda del tempio

La mia visita al tempio

La vampa di luglio a Setagaya

Questa è stata una delle primissime tappe inserite all’interno del mio itinerario del viaggio Giappone in Love: una “gattara senza speranze” come me non poteva di certo esimersi dal visitare il luogo dove si narra che nasca la leggenda del Maneki-Neko e dopo il Catship Museum di Nara non si poteva di certo evitare un’altra tappa “gattosa” a Tokyo. Oltre al lato sicuramente più turistico e materialistico, il Daikeizan Gōtoku-ji rappresenta un luogo di culto valevole, lontano dalle caotiche strade di Ginza o di Shibuya, perfetto per trascorrere una giornata al di fuori delle mete più inflazionate e per concentrarsi sulla spiritualità interiore. Il mio viaggio in Giappone è stato infatti riccamente influenzato dalla spiritualità di questi luoghi: i templi shintoisti e buddisti, così numerosi eppure così diversi, sono sicuramente stati i luoghi che più mi hanno fatto riflettere e che mi hanno donato più serenità.

La giornata (era il 5 Luglio 2025, NdR) è stata interamente dedicata alla spiritualità e dopo aver preso parte alla cerimonia del tè abbiamo deciso di raggiungere proprio questo luogo, distante da dove ci trovavamo circa un’ora con la metropolitana. Scesi dalla Tokyu-Setagaya Line presso la fermata di Setagaya ci siamo diretti a piedi al tempio cercando di assaporare l’atmosfera tranquilla e rilassante del quartiere: qui non ci sono grattacieli o maxischermi, ma caratteristiche casette indipendenti dotate di un piccolo giardino. I bambini giocano per strada e ci si sposta in bicicletta: gli anziani ci guardavano incuriositi e ci salutavano con un piccolo inchino, piegati dagli anni e dalla vampa di luglio che non mollava il colpo nemmeno qui.

Il tranquillo quartiere di Setagaya

Il tranquillo quartiere di Setagaya

A Setagaya ho riconosciuto molti luoghi ameni che hanno fatto da sfondo, in maniera generica, ad anime e manga: un quartiere quasi bucolico che irrimediabilmente cozza con l’immagine della frenetica Tokyo. Ma il Giappone non è solo velocità e tecnologia, anzi, è un connubio tra antico e moderno difficile da trovare altrove.

Dopo una passeggiata sotto il nipponico e impietoso sole delle 14 del pomeriggio abbiamo finalmente raggiunto la nostra meta. Insieme a degli sparuti turisti americani, anche loro belli abbrustoliti, ci siamo fermati alle porte del tempio per rinfrescarci con l’insostituibile Sweet Pokari, l’acqua con sali minerali che a litri abbiamo consumato: volevamo varcare la soglia di questo tempio sacro con un aspetto quasi umano, caldo permettendo.

I Maneki-Neko

E così, dopo aver verificato la presenza dei sempre presenti 38 gradi (che in Giappone sono molto più tosti di quelli italiani) e del 90 e passa per cento di umidità (che in confronto Pianura Padana proprio levati!), siamo entrati in un luogo silenzioso, rigenerante e totalmente avulso dal resto. I templi in Giappone mi hanno fatto proprio questo effetto: ogni volta che vi si accede sembra di entrare all’interno di una bolla dove tutto ciò che è al di fuori smette improvvisamente di esistere.

Ho-do al Gōtoku-ji

Ho-do al Gōtoku-ji

Un poco spaesati abbiamo cercato di cogliere l’essenza di questo luogo che unisce elementi antichi ad alcuni più moderni: l’ingresso principale è vegliato da un Komainu, ovvero una sorta di cane-leone che ha il compito di allontanare gli spiriti maligni e la negatività. Proprio alle sue spalle si trovano Butsuden e molte ema, ovvero piccole tavolette votive in legno per scrivere preghiere, desideri o ringraziamenti: ogni tempio ha le sue con alcune raffigurazioni tipiche e queste, ovviamente, avevano raffigurato i Maneki-Neko.

I Maneki-Neko al Gōtoku-ji: migliaia di piccole statuine di differenti forme e misure sono qui venerate

I Maneki-Neko al Gōtoku-ji: migliaia di piccole statuine di differenti forme e misure sono qui venerate

Superato Butsuden si giunge al luogo legato ai gatti portafortuna: qui migliaia di statuine bianche di gatti con la zampina alzata sono venerate dai fedeli. Le statuine sono ordinate, pulite e sembrano essere state poste qui da una divinità vista la loro simmetria e il loro ordine. Piccolissime, piccole, medie, grandi: ogni Maneki-Neko sembra far compagnia a tutti gli altri e non mancano anche piccole composizioni in cerchio, quasi fossero in riunione. Spesso sopra di esse ci sono nomi, scritte o piccoli bigliettini: i fedeli infatti esprimono qui il loro desiderio e chiedono fortuna e prosperità, nell’augurio che Tama guidi anche loro nel periglioso viaggio della vita.

Gli ema del Gōtoku-ji: da notarsi quelli dedicati all'anno del serpente

Gli ema del Gōtoku-ji: da notarsi quelli dedicati all’anno del serpente

Dato l’elevato numero e la fragilità delle statuine in ceramica bisogna fare molta attenzione a non urtarle con zaini e movimenti bruschi: purtroppo abbiamo assistito alla distruzione di un paio di statuette da parte di alcuni turisti ed è stato per noi molto doloroso raccoglierle e rimetterle, insieme ai cocci, al loro posto. Ma le crepe ci insegnano ad andare oltre e nelle imperfezioni si cela la vera bellezza, proprio come ci insegna il Kintsugi.

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Una preghiera nel vento

Dopo aver fotografato da qualunque angolazione possibile i Maneki-Neko era giunto il momento anche per me di pregare per chiedere prosperità e fortuna: ho raggiunto così il piccolo negozio del tempio per acquistare una statuetta e poter rendere grazie. Immaginavo che queste andassero letteralmente a ruba ma non immaginavo che fossero rimaste solo quelle di media grandezza, molto poche in verità, tanto che i monaci si premunivano di informare i visitatori in modo da evitare di fare la fila inutilmente.

Alcuni Maneki-Neko sono stati adornati da piccoli vestiti e decorazioni

Alcuni Maneki-Neko sono stati adornati da piccoli vestiti e decorazioni

Per mia fortuna, e già qui la zampina di Tama c’è stata, sono riuscita ad acquistarne una e subito mi sono diretta a Shōfuku-den per esprimere il mio desiderio, legato ai miei insperabili compagni di vita Dante e Vergil, i due “demoni tuxedo” che io e quel disperato di Marito Moribondo amiamo e coccoliamo ogni giorno. La preghiera è stata seguita da un’offerta e da un momento di raccoglimento: ho chiuso gli occhi e ho immaginato i nostri due pelosetti a casa, intenti a dormire sui nostri cuscini o a rincorrersi su e giù dalle scale. Il pensiero non poteva che correre fino a loro. É stato proprio in quel momento che una leggera brezza ci ha consentito di provare sollievo da quel caldo torrido che ha contraddistinto tutto il nostro viaggio: chissà, magari la mia preghiera si è persa nel vento e questo l’ha portata lontano, fino alla Casina.

Mi piace pensare che sia così.

Il nostro piccolo grande Maneki-Neko

Il nostro piccolo grande Maneki-Neko

Bye Bye Gōtoku-ji

Abbiamo lasciato il Gōtoku-ji con un po’ di malinconia: eravamo in Giappone da più di due settimane e avevamo già visitato gran parte delle nostre mete, da Kyoto a Nara, da Hiroshima fino a Tokyo. Ci mancavano pochi giorni al nostro rientro a casa e la visita al tempio ci ha commossi e resi un poco tristi. Forse era la mancanza dei nostri gatti, forse la consapevolezza che questo incredibile viaggio nel viaggio stava per concludersi e che a breve avremmo lasciato anche la capitale per dirigerci ad Hakone, o forse tutte queste sensazioni messe insieme.

Bye Bye Gōtoku-ji: Tama ci guiderà sempre alla ricerca della fortuna!

Bye Bye Gōtoku-ji: Tama ci guiderà sempre alla ricerca della fortuna!

Usciti dal tempio ci siamo diretti verso la fermata dell’autobus che ci avrebbe condotto a Shibuya: era l’ora di punta e abbiamo incrociato numerosi salary-man uscire dal lavoro. Ci siamo lasciati alle spalle la tranquillità di Setagaya per immergerci nuovamente nella frastornante e poliedrica Tokyo. Mano nella mano ci siamo guardati negli occhi: dopo una giornata così intensa emotivamente dovevamo goderci fino all’ultimo istante le vibrazioni dell’antica Edo e così abbiamo deciso di cambiare itinerario e di puntare la bussola per Akihabara, il luogo della nostra perdizione. Ma questa è un’altra storia…

Tama: anche noi abbiamo chiamato così il nostro Maneki-Neko!

Tama: anche noi abbiamo chiamato così il nostro Maneki-Neko!

Informazioni utili

Il Daikeizan Gōtoku-ji si trova presso 2-chōme-24-7 Gōtokuji, Setagaya City, Tokyo 154-0021, in Giappone.

Il tempio è aperto dalle 6:00 alle 17:00 mentre l’ufficio dei monaci è aperto dalle 8:00 alle 15:00 (tenetene conto se volete acquistare il vostro Maneki-Neko).

Il Gōtoku-ji è un luogo di pace, meditazione, fortuna: i Maneki-Neko proteggono i fedeli e sono pronti a custodire le nostre speranze. Sono certa che il nostro desiderio sarà esaudito e solo allora torneremo qui portando con noi il nostro gattino portafortuna!

E voi avete mai visitato questo tempio? Raccontatemelo nei commenti!

Scoprite il reel dedicato al Gōtoku-ji!

 
 
 
 
 
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Commenti

  • 2 Maggio 2026

    Ricordo la mia visita di tanti anni fa ormai a questo tempio. Come tutti gli altri templi è un’oasi di pace e tranquillità nella caotica Tokyo ma di distingue sicuramente da tutti gli altri templi della citta. E i gattini poi? Che dire?!

    rispondi
  • 3 Maggio 2026

    L’ho immediatamente trascritto nel piccolo grande itinerario in Giappone che sto creando, Anche noi come sai, siamo gattare da generazioni e non vorremmo perderci questo templio per nulla al mondo!!!

    rispondi
  • 8 Maggio 2026

    Che bellissimo articolo! Il Gotoku-ji sembra un luogo magico, credo che piacerebbe molto anche alla mia famiglia: i maneki-neko conquisterebbero grandi e figlia preadolescente. Hai raccontato molto bene la leggenda e l’atmosfera del tempio… ora ho ancora più voglia di visitarlo in un futuro viaggio in Giappone!

    rispondi
  • 8 Maggio 2026

    Questa dimensione profondamente spirituale e al tempo un pò giocosa è ciò che più mi attira del Giappone. E’ un viaggio che sto meditando da un pò di tempo e complici i tuoi racconti credo che si potrebbe concretizzare in tempi non lontanissimi. Hai condiviso un’esperienza molto profonda

    rispondi
  • Marina
    10 Maggio 2026

    Mi autodenuncio, anche io sono una irrimediabile gattara e quando sono in viaggio, qualsiasi riferimento ai felini mi porta a pensare al mio peloso rimasto a casa. Ovviamente non potrei rinunciare a visitare questo luogo durante una visita a Tokyo. Ti auguro che il tuo desiderio si realizzi così ti toccherà tornare : )

    rispondi
  • 15 Maggio 2026

    Ogni volta che leggo un tuo articolo sul Giappone ho una voglia irrefrenabile di partire! Sogno ad occhi aperti e ti ringrazio per questo!

    rispondi
  • 16 Maggio 2026

    I contrasti sono una delle cose che mi incuriosisce di più del Giappone: i grattacieli e i quartieri super moderni, e poco lontano un altro quartiere che sembra un sonnolento villaggio di campagna. E l’accostamento tra la spiritualità e l’aspetto più “giocoso” dei Maneki-Neko, che comunque sono anche loro un simbolo e non semplicemente un oggetto. Grazie per aver condiviso questa tappa giapponese che mi fa sognare ancora di più un viaggio in Giappone!

    rispondi

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