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Il Museo del Mese: il Museo des Beaux-Arts di Lione

Chi di voi mi segue, sa qunto mi piaccia l’arte, in particolare quella pittorica, e quanto ci tenga a visitare almeno un museo di questo genere quando visito una grande (o piccola) città. A Lione, durante il mio viaggio di luglio del 2018 (leggi il primo giorno cliccando qui) ho potuto visitare uno dei musei più importanti della città e della Francia tutta: il Musée des Beaux-Arts.

 

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Denis Foyater – Jeune fille au chevreau

 

Il Museo è stato aperto nel 1801, ed è uno dei primi musei aperti dopo il Louvre. Presenta collezioni di pittura, arte antica, scultura, oggetti d’arte, monete, medaglie, stampe e disegni, rendendolo uno dei musei più variegati di tutta la Francia. Il Museo è ospitato all’interno del palazzo seicentesco di Saint-Pierre e alcune sale conservano ancora la decorazione originale di questo ex convento. Il palazzo si affaccia direttamente su Place des Terreaux, proprio affianco all’Hotel de Ville.

Se volete godervelo appieno, vi consiglio di dedicargli almeno una mezza giornata, perchè i reperti in mostra sono davvero tanti e non è sempre facile mantenere alta l’attenzione. Se avete la Lyon Card, l’ingresso è naturalmente gratuito (un motivo in più per farla!)

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La collezione di pittura conta circa 700 opere ed occupa ben 35 sale del Museo: si parte dal trecento fino ad arrivare agli anni’80 del 1900. La collezione è ricca e variegata, con pittori europei per lo più, con una buona componente di fiamminghi e italiani. Il Seicento, l’Ottocento e la prima metà del Novecento sono i punti cardine della collezione, esposta in ordine cronologico, senza separazione delle varie scuole. Si possono dunque distinguere:

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Per quanto riguarda la scultura, la collezione si trova nel giardino del museo, proprio prima dell’entrata e nella cappella dell’Ottocento. Anche qui, si dà grande spazio alla sequenza temporale, cercando di rappresentare le più grandi scuole attraverso i secoli, come le scuole italiane del Quattrocento e del Cinquecento (scuola del Verrocchio, di Della Robbia, di Donatello, di Michelangelo), sculture di Antoine Coysevox, di Antonio Canova, Jean-Baptiste Carpeaux, Auguste Bartholdi, Auguste Rodin (con una delle più grandi raccolte delle sue opere), Antoine Bourdelle, Pierre Auguste Renoir, Ossip Zadkine, Amedeo Modigliani, Pablo Picasso, Henri Laurens, Arman.

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Una delle sale delle sculture

Il Museo è davvero immenso e mi perdo nelle varie sale che davvero ospitano ogni forma d’arte che possiamo immaginarci in questo momento, senza dimenticare l’Arte antica, dove il cavallo di battaglia è di sicuro l’Egitto dato che la sua area ospita più di 14 000 oggetti, anche se ovviamente non sono tutti esposti. Dall’egitto ci si sposta al’Oriente Antico, alla Roma e alla Grecia Antica e agli Etruschi. Non posso dimenticare assolutamente la collezione di medaglie e di monete, che conta 50.000 oggetti, portando di fatto il Museo ad essere uno dei punti di riferimento per la numismatica mondiale.

Il Museo ospita anche oggetti d’arte, opere a pastello e ancora tante altre opere d’arte. Insomma, il Museo di ione è davvero un mondo dentro il mondo della città francese, in cui perdersi e respirare il profumo delle tele dei grandi del passato. Se venite a lione, davvero, non potete perdervelo!

Il Museo è aperto tutti i giorni tranne il martedì e i giorni festivi, dalle 10 alle 18, il venerdì dalle 10,30 alle 18.
Sono previste delle chiusure parziali tra le 12,30 e le 14.

Le domeniche ed i giorni 8, 9, 10, 24 e 31 dicembre, il museo chiuderà, eccezionalmente, alle 17.

Il biglietto è di 8 euro per l’intero, 4 euro per il ridotto, gratuito per i possessori di Lyon Card e per chi è in cerca di impiego. C’è anche la possibilità di fare un biglietto combinato con le mostre presenti, al costo di 12 euro per l’intero, 7 euro per il ridotto e  gratuito per chi possiede la Lyon Card e per chi è in cerca di impiego.

 

 

I weekend a Bologna: la Chiesa di Santo Stefano

Dopo la Piazza del Nettuno e della sua Fontana, è ora di parlarvi di un altro grande simbolo del capoluogo emiliano: la Basilica di Santo Stefano.

 

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Piazza Santo Stefano e le sue Chiese

 

Chiamato anche il “Complesso delle 7 Chiese”, questo insieme di strutture architettoniche dà il nome anche alla Piazza su cui si affaccia e a tutto il quartiere, uno dei più rinomati e conosciuti di Bologna.

 

 

 

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Struttura del Complesso. Opera tratta da Wikipedia, License M.Violante. La struttura è così divisa: 1-3. Chiesa del Crocifisso 2. Cripta 4. Basilica del Sepolcro 5. Basilica dei SS. Vitale e Agricola 6. Cortile di Pilato 7. Chiesa della Trinità o del Martyrium con il Presepio più antico 8. Il Chiostro 9-10-11-12. Chiesa della Benda e Museo

 

Secondo la tradizione, fu San Petronio, patrono di Bologna, l’ideatore della basilica, nata per imitare il Santo Sepolcro di Gerusalemme. Le origini sono comunque assai antiche: la chiesa del Crocifisso risale al VIII secolo, mentre quella del Santo Sepolcro al V secolo.

Dalla Piazza Santo Stefano si possono vedere le tre facciate delle chiese del Crocifisso, del sepolcro e dei Santi Vitale e Agricola. Nonostante i vari rifacimenti e le ricostruzioni, il complesso si può inquadrare sotto lo stile romanico.

Ogni Chiesa ha caratteristiche e storia a sè stanti, scopriamole insieme.

Basilica del protomartiri San Vitale e Sant’Agricola

E’ la più antica di tutto il complesso e fin dalla sua costruzione accoglieva le reliquie dei due santi a cui è stata intitolata. All’inizio del XV secolo fu rinvenuto un sepolcro molto antico, di età paleocristiana, che riportava la scritta “Symon” e si era sparsa la voce, priva di fondamento storico, che fosse di San Pietro. Molti pellegrini, così, invece che recarsi a Roma, si recarono a Bologna per venerare il Santo, tanto che Papa Eugenio IV non prese molto bene questo “cambio di rotta” e fece scoperchiare la chiesa per riempirla di terra e lasciarla abbandonata in quello stato per circa 70 anni. Solo con l’interecessione dell’arcivescovo Giuliano Della Rovere la chiesa viene restaurata. L’evento è ricordato da una scritta sulla porta laterale: “JUL. CARD. S. P. AD VINC. RESTITUIT”.

Chiesa del Crociffiso

L’origine della struttura è longobarda e questa è costituita da una sola navata con volta a capriata e presbitero sopraelevato sulla cripta. La cripta è suddivisa in cinque navate con colonne di diverso materiale. Secondo una leggenda, una delle colonne riproduce esattamente l’altezza di Gesù (circa 1 metro e 70). In fondo alla cripta sono conservate le reliquie dei Santi Vitale e Agricola.

 

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L’interno della Chiesa del Crocifisso

 

Chiesa del Santo Sepolcro

La chiesa, dopo essere stata danneggiata pesantemente dalle invasioni degli ungari, è stata ricostruita dai monaci benedettini all’inizio del XI secolo. La base è ottagonale e la cupola è dodecagonale, all’interno ci sono 12 colonne di marmo e laterizio. La porticina del Sepolcro viene aperta soltanto una volta l’anno, in occasione della Pasqua. Prima era possibile sgusciare all’interno per venerare i resti di San Petronio. Un fatto particolare ci dice che le prostitute di Bologna vi si recavano la mattina di Pasqua per pregare segretamente. Oggi le spoglie del Santo sono custodite all’interno dell’omonima Basilica.

Chiesa della Trinità

In origine questa Chiesa doveva essere costruita con 5 navate e un abside antistante il cortile di Pilato, ma Petronio probabilmente finì i fondi e non riuscì a portare a termine l’edificio. Con l’avvento dei Longobardi diventò un Battistero. Con le invasioni ungariche, l’edificio venne pesantemente danneggiato e ancora una volta furono i benedettini a restaurarlo. L’aspetto che vediamo adesso è frutto di ulteriori restauri avvenuti nell’ottocento: attualmente si presenta con 5 navate e la facciata antistante il cortile, con abside rivolta ad est. Lo stile è neoromanico. Da ricordare è il grande gruppo ligneo dell’Adorazione dei Magi, il più antico presepio conosciuto al mondo con statue a tutto tondo, sistemato permanentemente all’interno dell’ultima cappelletta.

La struttura delle 7 Chiese termina con altre piccole cappellette (3 per l’esattezza).

All’interno del complesso si possono ben distinguere il Cortile di Pilato, chiamato così per ricordare il luogo dove Gesù fu condannato a morte, e il chiostro medioevale, di dimensioni maggiori rispetto al Cortile e divisio in due piani: quello inferiore è impostato su aperture ad arco preromaniche, mentre quello superiore è un grandioso colonnato in stile romanico. Sotto i portici del chiostro sono appese molte lapidi che ricordano i nomi di quasi tutti i bolognesi caduti durante la Prima Guerra Mondiale e di alcuni caduti durante la Seconda. Dal portico si accede anche al piccolo Museo di Santo Stefano che raccoglie alcuni oggetti di varia natura come reliquiari, abiti talari e un bastone pastorale in avorio, oltre che vari dipinti.

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La Piazza Santo Stefano  è un’interessante luogo d’incontro che ospita numerosi bar e negozi sotto i suoi porticati: la struttura è triangolare e rappresenta in realtà uno slargo della via Santo Stefano. La Piazza non è riportata sullo stradario cittadino, ma è formarlmente riconosciuta dai bolognesi. Una volta al mese è presente il mercatino dell’usato e delle pulci, con la possibilità di acquistare chicche di vario genere, dai mobili alle locandine originali di molti film proiettati a Bologna in anni passati.

 

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Piazza Santo Stefano e le case mercantili

 

Piazza Santo Stefano e le sue Chiese sono un simbolo di Bologna, uno dei luoghi più famosi e riconosciuti di tutta la città, meta turistica ma anche di svago e di cultura, raggiungibile da Via Rizzoli appena a destra delle 2 Torri. L’area è pedonale durante i weekend ed è spesso affollata dai turisti ma anche dai bolognesi.

 

 

 

 

 

 

Il museo del mese: Il Museo del Cinema e delle Miniature di Lione

Dopo il sondaggio che ha visto vincitore il Museo del Cinema e delle Miniature di Lione sulla pagina Facebook del blog è ora di farvi conoscere questo luogo incantato e davvero magico.

Il Museo del Cinema e delle Miniature è nato nel 1990 ma si trova presso questa sede soltanto dal 2005, in una location suggestiva e davvero ipnotica: la Maison des Avocats, monumento storico dell’Unesco. Il Museo si sviluppa in verticale e raccoglie tutti i reperti raccolti da Dan Ohlmann, miniaturista e cabinet maker, un uomo che ha dedicato tutta la sua vita al cinema e all’arte delle miniature.

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C-3PO da “Guerre Stellari”

E’ così che vediamo raccolti oggetti di scena dei più famosi film degli anni ’80, ’90 e i primi 2000, costumi originali, maschere, accessori e favolosi pezzi di storia del cinema che ci emozionano, dal fantasy alla fantascienza, dalle commedie ai comici, senza dimenticare gli horror. Il Museo riesce a toccare praticamente tutti i più grandi successi di quegli anni: parliamo di Ritorno al Futuro, di Alien, di Star Wars, ma ancora Harry Potter, Batman (sia la versione di Burton che di Nolan), 2001: Odissea nello Spazio. Oltre a ciò possiamo esplorare il set del famoso film “Il Profumo“, che proprio qui è stato girato.

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Scopriamo così come vengono realizzati gli effetti speciali, o come alcuni diorami siano stati in realtà le location di molte pellicole. Il museo è anche interattivo, grazie a video e ad animatroni come la mitica Regina Alien, comparsa nel film Alien vs Predator e che riesce ad emozionare grazie ai suoi oltre 2 metri di altezza e ai suoi oltre 20 movimenti e suoni: una sala è dedicata tutta per lei, come una vera Regina.

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Ma il Museo non è solo Cinema, ma anche miniature: queste sono raccolte minuziosamente su un piano e sono più di 120, con riscostruzioni di vita quotidina ama anche di luoghi famosi di Parigi e non solo. Il lavoro che sta alle spalle di queste monumentali opere d’arte è tutt’altro che semplice, ma il risultato è davvero sbalorditivo.

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Il Museo del Cinema e delle Miniature è un santuario per chi vuole scoprire come vengono realizzati i trucchi, gli effetti speciali, le riprese speciali ed i costumi dei più grandi e famosi film. L’intero spazio espositivo è adatto sia ai bambini che agli adulti e i numerosi pezzi di memorabilia sono sapientemente esposti in modo da creare un’eccitazione continua e una fibrillazione che vi spingerà a voler vedere sempre di più e a volerci addirittura tornare per poter godere ancora una volta di uno spettacolo così unico.

La visita a questo museo è assolutamente obbligatoria per tutti gli amanti della settima arte:

virgolette Direi che l’amore per la settima arte trasuda da ogni sala del museo, a partire dai set minuziosamente ricostruiti fino ad arrivare agli stupendi oggetti di scena esposti. Un viaggio incredibile in infiniti universi, il tutto racchiuso in un unico palazzo.  

Gabriele Casnedi, studente di cinema

E per dirvelo Gabriele, che è piuttosto pignolo ed esigente, vuole dire che ne vale veramente la pena!

Il Museo del Cinema e delle Miniature si trova in Rue Saint Jean presso la Maison des Avocats ed è raggiungibile tramite la Metro D, fermata Vieux-Lyon o con la linea D dei bus, sempre fermata Vieux-Lyon, oltre che a piedi naturalmente.

Il Museo è aperto dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 18.30 e il sabato e la domenica dalle 10.00 alle 19.00, chiuso il 25 dicembre ed il 1 gennaio.

Il costo del biglietto è di 9 euro per gli adulti e di 6,50 euro per i bambini dai 4 ai 15 anni inclusi, gratuito per i minori di 4 anni.
C’è la possibilità di avere una tariffa ridotta per gli studenti, per i diversamente abili e per le persone in cerca di impiego, oltre che per gli over 60.
L’ingresso è gratuito per i possessori della Lyon Card.
Per ulteriori informazioni, visitate il Sito Ufficiale.

 

 

 

 

Un mese ad Heidelberg: Friburgo in Brisgovia

Friburgo in Brisgovia è stata l’ultima città tedesca visitata durante il mio mese studio in Germania. Stavo tornando a casa in auto e ho deciso all’ultimo momento di deviare verso Friburgo, per una toccata e fuga, anche se questa città merita di sicuro di più. Friburgo è situata nella Germania sud-occidentale ed è la quarta città del Baden-Württemberg per grandezza dopo Stoccarda, Mannheim e Karlsruhe.

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Le caratteristiche case colorate e la Schwabentor

Vicina al confine francese, questa città si trova in una posizione davvero unica, dato che è posizionata sul confine tra la fosse tettonica del Reno Superiore (Oberrheingraben) e la Foresta Nera (Schwarzwald). La faglia tra queste due zone geologiche passa proprio attraverso il territorio urbano, dividendo la città in due: i quartieri occidentali si trovano in pianura mentre quelli orientali posano sul pendio della Foresta Nera.

Friburgo ha origini medioevali: nel 1091 i duchi Zähringen costruirono un castello sullo Schlossberg. La posizione geografica favorevole e la presenza di molte miniere di argenti garantirono alla città un certo benessere. Nel 1457 venne costruita l’Università per volere dell’arciduca Albrecht VI. La cuittà si oppose alla Riforma protestante e divenne una importante roccaforte cattolica dell’Alto Reno. Nel frattempo la città passò sotto il dominio asburgico e nel 1651 divenne capoluogo dell’Austria Anteriore. Nel corso della Guerra dei trent’anni la città passò ripetutamente da un dominio all’altro (quello francese e quello austriaco), subendo numerosi assedi da entrambe le parti.  Nel 1805 Napoleone annesse Friburgo e con lei gran parte dell’Austria Anteriore al neo costituito Granducato del Baden.

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Nel corso della Seconda guerra mondiale la città subì danni rilevanti, il 27 novembre 1944 un pesante bombardamento rase al suolo l’intera parte settentrionale della città vecchia e gran parte di quella occidentale. La città venne successivamente ricostruita rispettando la planimetria originale.

La vostra Vagabonda poteva perdersi l’occasione di visitare una città così ricca di storia?

Arrivata e lasciata l’automobile non distante dal centro, mi dirigo nel suo centro storico per una breve fugace visita. La cattedrale è di certo l’architettura più suggestiva che visito: il famoso Münster, costruito tra la fine del 1400 ed il 1513, è il simbolo della città con il suo stile gotico prorompente. La chiesa si affaccia sulla piazza del mercato storico e gli edifici che la circondano sono tutti colorati, ricchi di dettagli e assai belli da vedere!

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Il fascino tedesco qui è molto forte e non posso che perdermi tra le varie bancarelle e i negozi della città. Friburgo poi è circondata da minuscoli ruscelletti (Freiburger Bächle) da cui scorre l’acqua, che rendono la città ancora più particolare.

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Uno dei famosi ruscelletti

La città è racchiusa in alcune mura e possiede, come Rothenburg ob der Tauber (leggi qui il mio articolo) alcune porte famose come la Schwabentor.

Purtroppo non ho il tempo di visitarla per bene e di vedere i suoi musei, ma solo di scattare qualche foto di questa meravigliosa città, ripromettendomi di tornarci per conoscerla meglio.

Ah, prima di andare via non posso non comprare un orologio cucù, che qui vengono venduti in vari formati e misure. Potevo forse resistere?

Il museo del mese: i Musei civici di Pavia

Pavia, rinomata e famosa città storica, non può che essere anche una città ricca di cultura e musei, come i Musei Civici di Pavia, che in pochi conoscono ma che sicuramente non possono non essere apprezzati.

 

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La sala dei manufatti romani

 

I Musei civici si trovano all’interno del Castello Visconteo e ospitano alcune collezioni permanenti. I Musei sono divisi in varie sezioni che comprendono:

  • Museo archeologico e sala longobarda
  • Sezione romanica e rinascimentale
  • Pinacoteca Malaspina del ‘600 e ‘700
  • Quadreria dell ‘800
  • Paesaggi Pavesi del ‘900

Oltre che alle mostre temporanee del Castello e delle Scuderie.

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Si possono ammirare parecchi manufatti, di età romana e longobarda, ritrovati nei dintorni di Pavia e nella sua provincia, e un’ottima varietà di dipinti che spaziano dai capolavori rinascimentali di Antonello da Messina ai maestri ottocenteschi come Francesco Hayez, con una delle sue opere più celebri, “Accusa segreta”

Purtroppo per mancanza di personale non è garantita l’apertura di tutte le sale espositive in contemporanea: questo è ciò che è capitato a me, quando ho effettuato la visita.

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I Musei si trovano presso il Castello Visconteo, in viale XI Febbraio a Pavia.

Orari sale espositive:

nei mesi di luglio, agosto, dicembre e gennaio:
da martedì a domenica: 9.00 – 13.30
chiuso lunedì

nei restanti mesi dell’anno:
da martedì a domenica: 10.00 – 17.50
chiuso lunedì

La cessione dei biglietti termina 45 minuti prima dell’orario di chiusura.

BIGLIETTI

Biglietto intero: euro 8.00 (tutti i musei)
Biglietto ridotto: euro 4.00 (singoli musei o sezioni)
Biglietto Famiglia (due genitori + figli fino a 18 anni): euro 10.00
Corte del Castello: gratuito

L’ingresso con biglietto ridotto è consentito a:

– gruppi o comitive pari o superiori a 20 persone (previa prenotazione)
– singoli membri di Associazioni convenzionate con i Musei
– personale del MiBACT e dei musei pubblici europei

L’ingresso gratuito è consentito a:

– possessori di Abbonamento Musei Lombardia Milano
– membri dell’ICOM.
– utenti che non abbiano compiuto il 26° anno di età o che abbiano compiuto il 70° anno di età
– guide turistiche e giornalisti nell’esercizio della propria attività, su esibizione di tessera professionale
– scolaresche e loro accompagnatori
– portatori di handicap e loro accompagnatori
– studenti universitari o di accademie oltre i 26 anni autorizzati dalla Direzione dei Musei Civici di Pavia per specifici motivi di studio (per ottenere l’autorizzazione è possibile scrivere a museicivici@comune.pv.it)
– utenti il cui compleanno cade nella giornata di visita
– cittadini stranieri residenti nelle città gemellate con Pavia: Vilnius (Lituania), Hildesheim (Germania), Besancon (Francia), Zante (Grecia), Betlemme (Stato di Palestina), Hersbruck (Germania)
– sono ad ingresso gratuito le iniziative indette in occasione di speciali giornate promozionali organizzate dai Musei anche in accordo con MiBACT e ICOM.

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale.

Il museo di maggio: la Galleria Nazionale della Slovenia

Nel 2017 mi è capitato di visitare la capitale della Slovenia, Lubiana. Una città meravigliosa, storica ma allo stesso tempo al passo con i tempi, con tanta voglia di rinnovarsi e di crescere. E’ così, come sempre quando visito una città, che ho visitato il museo d’arte più importante non soltanto di Lubiana, ma di tutta la Slovenia.

 

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Una delle sale della Galleria

 

La Galleria nazionale della Slovenia (Narodna galerija) è la galleria d’arte più famosa dello stato ed è stata fondata nel 1918 dopo la dissoluzione dell’Impero austro-ungarico e l’istituzione dello stato degli Sloveni, Croati e Serbi. La galleria ha sede presso un imponente palazzo architettato da František Škabrout e costruito nel 1896. Tra il 2013 ed il 2016 il palazzo è stato completamente rinnovato.

 

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Il museo ospita la più grande colezione di opere figurative dall’alto medioevo al XX secolo, oltre che esposizioni temponaree e la mostra stabile di uno dei pittori modernistici più famosi, Zoran Mušič.

 

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All’interno della galleria si trova anche l’originale Fontana dei tre fiumi carniolani di Francesco Robba: quella davanti al Municipio è infatti una copia di questa (anche se non si nota affatto!).

La Galleria è immensa e ospita opere davvero variegate che ripercorrono epoche caratterizzate da uno stile pittorico unico. Dall’arte medievale agli impressionisti, dai neoclassici all’arte moderna, questa galleria va assolutamente visitata se vi trovate a Lubiana!

La Galleria Nazionale è aperta dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 18 (il giovedì fino alle 20).

Il biglietto intero è di 7 euro, mentre il ridotto è di 3 euro. C’è la possibilità di fare un bioglietto cumulativo per la Galleria e l’esibizione temporanea a 10 euro (intero) e 5 euro (ridotto).

Se vi è piaciuto il museo di questo mese, leggete il mio diario di viaggio di Lubiana e Bled:

Giorno 1

Giorno 2

Giorno 3

 

 

 

 

Le mostre più belle: Manet e la Parigi moderna

Da grande appassionata di arte, soprattutto quella impressionistica, e da grande amante di Manet (che ricordo sempre non essere un’impressionista, nonostante sia vissuto durante la nascita di questo movimento), non potevo perdermi la mostra “Manet e la Parigi moderna” che si è tenuta a Milano, a Palazzo Reale, dall’ 8 marzo a 2 luglio 2017.

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Questa grande esposizione intendeva ripercorrere la storia del grande pittore, dagli inizi alla fine della sua carriera molto intensa (430 dipinti in totale). Oltre alla figura di Manet, vengono menzionate, attraverso l’eposizione delle loro opere, altri pittori suoi contemporanei, come Tissot, Signac, Gaugin e il suo grande amico Monet.

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Con Manet, l’arte moderna si rivoluziona, assume tratti completamente diversi dai canoni prestabiliti dal celebre Salon e inizia un percorso assolutamete innovativo. Rifiutato dai critici contemporanei perchè troppo fuori dagli schemi, il pittore non si scoraggia e continua seguendo la sua linea di pensiero, creando opere d’arte ineguagliabili.

Le opere presenti in mostra arrivano dalla collezione del Musée d’Orsay di Parigi: un centinaio di opere, tra cui 55 dipinti – di cui 17 di Manet e 40 di grandi maestri coevi. Alle opere su tela si aggiungono 10 tra disegni e acquarelli di Manet, una ventina di disegni degli altri artisti e sette tra maquettes e sculture.

 

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Il simbolo della mostra: Edouard Manet
Il pifferaio, 1866
Olio su tela – Parigi, Musée d’Orsay

 

La mostra è stata assolutamente una chicca per chi ama la pittura, in particolare quella del maestro Manet. Purtroppo non è stata riproposta in altre città ed il tempo di permanenza non è stato forse sufficiente per tutti, soprattutto per chi venisse da fuori Milano.

 

Pro

  • Mostra ben articolata con grandi opere famose
  • Oltre a Manet, vengono mostrate altre opere di artisti famosi e coevi
  • Il percorso è armonico e l’audioguida molto approfondita

Contro

  • Il tempo di permanenza della mostra è risultato non essere molto adeguato
  • La mostra non è stata riproposta in altre città

Le fotografie di questo articolo sono state prese liberamente da internet, in quanto non era possibile scattarne all’interno della mostra.

Per maggiori informazioni sulla mostra, visitate il sito ufficiale.

 

Le mostre più belle: Robert Doisneau – Pescatore di immagini

Un’altra mostra che merità senz’altro una visita è quella di “Robert Doisneau – Pescatore di immagini“, ospitata al Palazzo del Broletto di Pavia dal 14 ottobre 2017 al 28 gennaio 2018. L’esposizione conta 70 immagini in bianco e nero, le più rappresentative di tutta la carriera fotografica del grande artista francese, che cercava sempre di immortalare momenti che potessero offrire più di una interpretazione, le cosiddette fotografie “a finale aperto”.

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Ritratto di Robert Doisneau del 1949

Il percorso espositivo si apre con un autoritratto del 1949 e continua mostrando i soggetti preferiti del fotografo francese: i parigini. Che siano donne, bambini, innamorati, o anziani, le persone ritratte da Doisneau sono espressive, comunicano un sentimento, senza che per forza guardino dritti verso il pubblico. Si potrebbe definire un ritrattista, ma non è stato un semplice fotografo di volti: Doisneau cercava una retorica in tutti i suoi scatti, e anche ogni spicchio della vita quotidiana di un contadino diventava un’opera d’arte.

Tra le opere più famose, sono esposte le fantastiche “Le Baiser de l’Hôtel de Ville“, “Prévert au guéridon”, Les pains de Picasso”.

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La mostra vale proprio la pena di essere visitata, anche se non è di grandi dimensioni. Gli appassionati di fotografia non possono farsela sfuggire assolutamente!

Pro

  • La mostra è aperta in un periodo di forte affluenza (periodo delle feste natalizie)
  • Le audioguide sono chiare ed esaustive
  • La mostra ripercorre la carriera artistica del fotografo in un percorso ben articolato
  • Il prezzo del biglietto può essere ridotto se si visita un’altra mostra della città (“Longobardi” presso il Castello Visconteo)
  • Se si possiede la tessera musei della Regione Lombardia, l’ingresso è gratuito.

Contro

  • Il prezzo del biglietto è forse troppo alto se si visita solo una delle mostre
  • La mostra non è molto pubblicizzata
  • Il sito internet non risulta essere molto esaustivo

Le fotografie di questo articolo sono state prese liberamente da internet.

Per altre informazioni, visitate il sito internet ufficiale.

Il museo di ottobre: la Staatsgalerie Stuttgart – La pinacoteca di Stoccarda

Mi trovavo a Stoccarda a giugno, durante i miei innumerevoli giri per il mondo, e ovviamente non potevo perdermi l’occasione di visitare la pinacoteca della città, essendo, come ormai sapete, appasionata di arte, in particolare di pittura.

La Staatsgalerie Stuttgart è una delle pinacoteche tedesche più importanti, sia per la propria architettatura che per la collezione che copre davvero secoli di storia. L’edificio originale fu costruito per ordine del Re Guglielmo I del Württemberg tra il 1838 e il 1843. L’architetto James Stirling ci pone la firma più di 100 anni dopo, realizzando l’ampliamento e donandogli l’aspetto che vediamo oggi.

 

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La Porta Rossa – Marc Chagall

 

Con circa 400 opere, la galleria ospita dipinti d’arte alto-tedesca, italiana, olandese e del cassicismo svevo, propri di questa regione. Notevole è la collezione relativa al XX secolo, con grandi opere del movimento “Die Brücke” (prime su tutte le opere di Ernst Ludwig Kirchner), spaziando poi a Kandiskij o a Schlemmer. Troviamo anche tele di Picasso, fino a tempi ancora più recenti, dove non mancano Warhol e Fontana. Oltre alle pitture, sono presenti anche sculture ed istallazioni, sempre moderne e post-moderne.

Tra le varie sale, non mancano quelle della pittura del 1700, con i grandi paesaggi e le immense vedute, soprattutto di artisti italiani.

 

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Veduta di una baia con resti antichi e di un veliero durante una tempesta – Leonardo Coccorante

 

Il museo, facilmente raggiungibile tramite la metropolitana, con la fermata a pochi passi dall’edificio, è aperto tutti i giorni della settimana tranne il lunedì, ed oltre alla collezione permanente ospita molte mostre temporanee, dando spazio ad artisti emergenti o mostrando collezioni private.

Da buona amante dell’arte e del periodo impressionista, non posso fare a meno che cercare opere riconducibili a quel periodo, e così faccio: trovo subito un’intera ala della pinacoteca che ospita opere di Monet e Pissarro, tra le più famose ed iconiche.

Per maggiori informazioni, visitate il sito ufficiale della Pinacoteca.

Presto leggerete il mio diario di viaggio di Stoccarda, non perdetevelo!

Diario di viaggio: Provenza e dintorni – giorno 2

Prosegue il mio breve viaggio alla  scoperta della Provenza e della Camargue. Il secondo giorno decido di visitare due città molto diverse tra loro: Les Baux en Provence ed Avignone.

Parto dunque di buon mattino per raggiungere Les Baux. E’ presto e i turisti ancora non hanno affollato le vie di questa tranquilla cittadina: tempismo perfetto per le fotografie!

 

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Veduta di Les Baux

 

Le prime tracce di abitazioni a les Baux sono riconducibili al 6000 a.C. e il sito venne reso fortezza dai Celti dal II secolo a.C..

Dal X secolo in poi divenne sede di un’importante signoria feudale, de Baux o anche del Balzo. Il controllo esercitato durò vari secoli ma anche loro dovettero cedere il passo ai Conti di Provenza che li scalzarono. Dopo varie vicessitudini, nel 1642, la città venne concessa alla famiglia Grimaldi, reggente il Principato di Monaco come marchesato francese.

Les Baux però è famosa per un morivo ben preciso, a parte il suo bellissimo castello: la bauxite, la roccia utilizzata per l’estrazione dell’alluminio. La composizione è caratterizzata dalla presenza di diverse specie mineralogiche tra cui ossidi ed idrossidi di alluminio e di ferro. La roccia venne proprio scoperta nei dintorni di questa cittadina dal geologo Pierre Berthier, che la soprannominò proprio bauxite.

 

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La bauxite

 

 

Arrivata al paese, tiro fuori la mia Reflex e incomincio il mio giretto: le vie sono strette e caratteristiche, sembra di ritornare al Medioevo. La pace e la tranquillità pervadono tutto il paesaggio, con una veduta eccezionale dai numerosi punti di osservazione. I cartelli aiutano il visitatore ad orientarsi per osservare chiese e monumenti, come il caratteristico municipio o la chiesa di Saint-Vincent. Il castello la fa da padrone sul paese, dominando tutta la vallata, proprio come tutti i castelli-fortezza.

Con il profumo di lavanda visito tutto il paesino in mattinata e poi mi dirigo ad Avignone, non lontana in auto.

Avignone, la città papale, ha origini antiche che risalgono al paleolitico.  Nel Medioevo la città divenne cittadella avanzati dei Burgundi e nel 1251 entrò a far parte dei domini del duca di Angiò.

 

La vera notorietà di Avignone deriva però in seguito alla scelta di papa Giovanni XXII nel 1316 di farne la sede papale. Questo periodo è meglio conosciuto col nome di “cattività avignonese“. In totale otto papi governarono sul seggio cittadino, dei quali due scismatici, risiedendo nel castello detto “Palazzo dei Papi” che fu progressivamente ampliato dai vari pontefici:

Dopo la partenza dei papi, la città fu governata da un legato pontificio e quindi da vice-legati. Come exclave straniera in Francia beneficiò di un notevole ruolo in campo commerciale e finanziario.

L’importanza di Avignone si può ben osservare dal massiccio afflusso turistico: le attrazioni sono molte e per chi visita la Provenza o le Bocche del Rodano è una tappa obbligata. Non solo il Palazzo Papale, ma il centro storico, il famoso Ponte che si ferma a metà, gli stupendi giardini. Tutto ad Avignone è magico. Lasciata la vettura in uno dei comodi parcheggi in centro, comincio a vagabondare per le vie principali, e noto come la città sia fresca, giovane, con tanti musei e attrazioni culturali. Lo shopping ricopre anche un ruolo importante, con molti negozi di marche prestigiose. Ma è nel cuore di Avignogne che il mio spirito affamato di cultura si appaga: piccole bancarelle di artisti incorniciano la Place de l’Horloge e mi accompagnano fino al maestoso Palazzo, con la Chiesa di Notre Dames de Doms. Prima della visita a questi due pilastri della città, decido di vedere i giardini adiacenti del Parco Rocher des Doms: la vista è mozzafiato e la tranquillità regna sovrana. Scatto fotografie e mi riposo su una panchina a godermi il venticello fresco.

 

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La fontana del parco

 

E’ ora di pranzare, quindi mi dirigo di nuovo verso Place de l’Horloge. Dopo la pausa è ora di scoprire il Palazzo Papale: con l’audioguida scopro l’imponenza di questo edificio ma anche la sua immensa austerità. Poche le stanze decorate con gli affreschi, prevale la nuda pietra che tuttavia non sminuisce la maestosità. I soffitti sono alti, le volte sembrano racchiudere al sicuro tutto ciò che sta sotto. La visita dura circa un paio d’ore e poi mi dirigo alla Chiesa adiacente: la pianta ad unica navata di quattro campate conferisce un’aspetto regale ma non severo.

La visita di Avignone continua, con un bel cono gelato attraverso le vie del suo centro vivo e colorato. Raggiungo il caratteristico ponte lasciato a metà: la leggenda narra che il pastore Benedetto ricevette l’incarico divino di costruirlo. Oggi lo troviamo a metà perchè la piena del Rodano del 1669 portò via alcune pile, lasciando il ponte più o meno come lo vediamo oggi. Il ponte “a metà” è oggi il simbolo della città.

Dopo una bella passeggiata sul ponte (da cui scorgo anche un anguilla nuotare!) mi dirigo al Musée Angladon, dove sono conservate opere di Modigliani, Van Gogh e Manet. Il museo si colloca in un edificio del XVIII secolo ed è concepito come una casa-museo, secondo il volere dei suoi fondatori Jean Angladon (1906-1979) e Paulette Martin (1905-1988).

Il resto del palazzo ha mantenuto il fascino di un arredamento di appassionati d’arte, con numerosi dipinti, mobili e oggetti d’arte decorativa: sala Rinascimiento, ambiente dedicato ai secoli XVII e XVIII, gabinetto Estremo Oriente.

Ovviamente non posso esimermi dal vedere i quadri del mio pittore preferito, cioè Manet (come ben saprete dopo aver letto le mie peripezie a Monaco): sebbene ci sia solo una sua opera, non potevo perderla.

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Manet: il coniglio.

La giornata quasi volge al termine, ma faccio ancora in tempo a spostarmi per visitare il Pont du Gard, il famoso acquedotto romano: il ponte è costruito su tre livelli e attraversa il fiume Gardon con i suoi 49 metri di altezza e i 275 di lunghezza.

 

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Veduta del Pont du Gard.

 

Arrivati al sito visito prima il museo, con alcuni resti romani e la storia delle popolazioni che vivevano in questa zona, per poi dirigermi, attraverso una piacevole passeggiata tra gli ulivi, alla vera star del luogo. Il ponte è davvero grandioso e si può anche attraversare: non è difficile capire come mai l’Unesco lo abbia inserito tra i suoi Patrimoni.

 

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Le maestose volte.

 

Dopo una giornata intensa, è ora di tornare ad Arles, per l’ultimo giorno in Provenza.

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