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I luoghi della storia: il Castello di Pietra de’ Giorgi

Durante il mese di giugno ho potuto girovagare un po’ nell’Oltrepò pavese in cerca di scatti che descrivessero la bellezza di questo vasto e poco conosciuto territorio. E’ così che ho potuto visitare il Castello Beccaria di Montebello della Battaglia (leggete qui il mio articolo) e il Tempio della Fraternità a Cella di Varzi (leggete qui il mio articolo).

Attraversando le vallate e sconfinando in diverse pertinenze comunali, ho potuto visitare (almeno dall’esterno) alcuni dei più pittoreschi castelli del mio territorio natio, come nel caso del Castello di Nazzano (leggete qui il mio articolo). Oggi vi porto alla scoperta di un altro Castello, quello di Pietra de’ Giorgi.

Pietra de' giorgi

Situato nel centro del Paese di Pietra de Giorgi, il Castello è uno dei più antichi del territorio poichè risale al 1012 e fu voluto dalla famiglia dei Sannazaro. Prima della costruzione di questa rocca esisteva un precedente castello a Predalino, località che oggi è conosciuta come “Castellone”, ma non rimane più nulla di questa costruzione. Nel 1277 la fazione ghibellina pavese assediò il castello (guelfo a quell’epoca) ma la rocca resistette e non venne espugnata. Stessa sorte toccò all’assedio del gennaio del 1290 ad opera del Marchese del Monferrato, eroicamente respinto. Nel 1402 il castello venne conquistato dalla famiglia Beccaria (ramo di Messer Fiorello I), anch’essa ghibellina e nemica storica della famiglia Sannazzaro che venne dichiarata “ribelle”: ciò che rimase del castello venne donato nel 1406 a Galvagno e Antonio Beccaria, consiglieri del giovane Filippo Maria Visconti. Durante la proprietà dei Beccaria il castello venne restaurato e riportato agli antichi fasti tanto che anche il Paese cambiò il nome il “Pietra Beccaria”. Grazie al matrimonio tra l’ultima erede dei Beccaria, Franceschina, e il nobile Antonio Giorgi, il castello passò sotto la proprietà della famiglia dello sposo. Alla morte di Antonio Giorgi la rocca passò a don Pio Beccaria Giorgi mentre il palazzo adiacente, che oggi ospita il Municipio, passò ai nobili Giorgi di Vistarino. I Vistarino mantennero la proprietà fino a che questa non venne venduta alla Signora Giuseppina Meardi nel 1864 che a sua volta la vendette al comune di Pietra de’ Giorgi nel 1877. La rocca, per passaggi di eredità, passò di proprietà dai Beccaria-Giorgi, agli Eotwos, ai Dal Pozzo: questi ultimi la vendettero agli attuali proprietari, i signori Dosi.

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Attualmente, essendo la rocca un bene privato, questa non si può visitare anche se si può ammirare dall’esterno. L’attuale castello ha una pianta quadrangolare irregolare con cortile interno ed è costruito in pietra locale e mattoni. Ancora oggi si possono notare i fregi di mattoni disposti a dente di sega nella parte alta delle facciate. Delle quattro torri originali oggi è possibile vederne soltanto una, sopravvissuta alle lunghe e perigliose vicende della storia del castello, che, ricordiamolo, era nato a scopo difensivo. Ad oggi, il castello ha una superficie di circa 770 metri quadrati ai quali si aggiungono 590 metri quadrati di cantine e fienili e 100 metri quadrati di abitazione per il custode, al piano terra. Il cortile interno è di circa 160 metri quadrati mentre il terreno di proprietà, suddiviso in giardino e zona boschiva, è di circa 14mila metri quadrati.

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In cuor mio spero sempre che questi beni dall’alto valore storico siano messi a disposizione della comunità affinchè si possano visitare e studiare: mi auguro dunque che il Castello possa risplendere ancora di luce propria, magari ospitando eventi o un museo sulla sua storia.

consigli

Per arrivare a Pietra de’ Giorgi prendete la sp 46 lasciandovi Broni alle vostre spalle, venendo da Stradella e procedendo verso Montebello della Battaglia: da qui prima giungerete all’abitato di Cigognola, anch’esso ospitante un meraviglioso castello e poi arriverete a Pietra de’ Giorgi. Da qua potete proseguire sempre sulla sp 46 per giungere a Mornico e vedere, sempre dall’esterno, il Castello Lorini. La strada è immersa nelle meravigliose colline a vigneto dell’Oltrepò e vi offre numerosi punti panoramici da cui ammirare la bellezza di questo territorio.

Per una nuova offerta turistica: la presentazione del nuovo portale VisitPavia

Il 27 giugno 2019 si è tenuto presso il Palazzo della Provincia di Pavia, in Piazza Italia numero 5 a Pavia, la presentazione del nuovo portale di informazione turistica “VisitPavia“.

Visitpavia

Come Travel Blogger ho deciso di partecipare per vedere quali nuove potenzialità offriva il nuovo sito internet della Provincia di Pavia. La conferenza, durata circa un’ora e mezza, ha visto gli inteventi di Vittorio Poma, Presidente della Provincia di Pavia, di Franco Bosi, Presidente della Camera di Commercio di Pavia, di Paolo Ildo Baccolo, Direttore Generale di EXPLORA, e di Claudio Repossi, sempre facente parte dello staff di EXPLORA.

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La conferenza si è aperta con un ringraziamento ai presenti da parte del Presidente Vittorio Poma che ha parlato di come la Provincia di Pavia sia davvero ricca di potenzialità che possono essere sfruttate anche in vista delle Olimpiadi Invernali del 2026, anche se la Provincia non è direttamente coinvolta in questa manifestazione. Vittorio Poma ha inoltre sottolineato come sia importante la presenza di un portale, come quello di VisitPavia, che riunisca l’offerta turistica dei tre territori della Provincia: Pavese, Lomellina, Oltrepò. Spesso, infatti, le iniziative sono isolate ed è difficile trovare informazioni su un’unica piattaforma: VisitPavia, portale già esistente, si ripropone quindi al pubblico con una grafica più accattivante e con una semplicità tale da essere consultato da tutti i possibili fruitori.

La parola è stata poi ceduta a Franco Bosi che ha sostenuto con fermezza l’irrinunciabilità della cooperazione di tutti gli enti per una buona riuscita nella promozione turistica: non solo operatori legati strettamente al territorio, come ristoranti o strutture ricettive, ma anche tutte quelle realtà che hanno a che fare indirettamente o direttamente con il territorio, come guide turistiche, operatori e fornitori di servizi (come passeggiate particolari, navigazione fluviale, cicloturismo) e siti internet che trattano della Provincia di Pavia. La Camera di Commercio di Pavia si dimostra dunque lungimirante e pronta ad avviare, insieme agli operatori interessati, questa rete così preziosa e vitale che porterà di sicuro nuovo lustro a tutto il territorio pavese. Sempre il Presidente Bosi ci ha informato del progetto di rivalorizzazione della Cupola Arnaboldi, in un’ottica di turismo storico, religioso e lento.

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Si passa poi ad ascoltare l’intervento di Paolo Ildo Baccolo che ci illustra come la Lombardia si “spende” a livello turistico, mostrandoci il portale “InLombardia” da cui il sito “VisitPavia” trae la sua impostazione grafica: la Lombardia è una delle regioni più all’avanguardia per quanto riguarda l’offerta turistica, sia per il numero di strutture ricettive, sia per la quantità di luoghi da visitare (rivalorizzati e non): Milano, in questo, è capofila dato che è la città lombarda più visitata. Il Direttore Baccolo ha confermato anche la grande attenzione che la politica presta verso il settore del turismo e come già molti enti collaborino per aumentare l’offerta e renderla sempre più diversificata: in quest’ottica rientra dunque anche il portale “VisitPavia” che insieme ad altri portali come quello del Turismo di Cremona (CremonaTurismo) o ancora quello di Sondrio e Val Malenco (SondrioeValMalenco) mira a riunire e ad ampliare l’offerta turistica.

Infine, la parola è passata a Claudio Repossi che ci ha illustrato alcuni dati sul turismo in Lombardia e il funzionamento del sito, approfondendo le varie aree tematiche presenti.

A mio avviso l’incontro è stato davvero interessante e molto fruttuoso: ho potuto approfondire la mia conoscenza su un portale che avevo consultato davvero poco e che non si trovava così facilmente tra tutta la miriade di siti presenti online. Penso che “VisitPavia” possa diventare una realtà che tutti possono consultare, compresi noi Travel Blogger, per poter imparare ad apprezzare maggiormente il territorio pavese ma anche per partecipare ad attività ed eventi qui segnalati e promossi, che mirano molto spesso alla valorizzazione delle eccellenze presenti a Pavia e dintorni. Credo che Pavia e la sua Provincia si meritino un rilancio che deve passare in primis dagli operatori e da chi davvero abita questi luoghi e che poi passi per tutti coloro, persone fisiche e non, che hanno a che fare con il territorio ed il turismo: spesso anche io ho osservato che le realtà sono isolate e spesso in competizione tra loro ma, riprendendo le parole di Franco Posi, la competizione non giova a nessuno, anzi distrugge molto spesso le vere potenzialità di un luogo. In una Provincia dove, è innegabile, c’è una forte rivalità tra i territori, forse si dovrebbe mettere da parte l’orgoglio e cercare di collaborare tutti per un obiettivo comune: la Lomellina non ha niente di meno dell’Oltrepò e ancora l’Oltrepò non deve temere il confronto con il Pavese. I tre territori si devono sforzare di fare rete e di mettere a disposizione tutte le loro ricchezze, tutte peculiari ed uniche a seconda della loro storia e della loro ubicazione. “VisitPavia” diventa dunque una strada da percorrere per il rilancio di una città, Pavia, e del suo territorio, che vuole imporsi sul mercato turistico e dimostrare che anche in questi luoghi ci sono tantissime cose da vedere ed esperienze da vivere.

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Un ricordo di questa bella esperienza!

Naturalmente ho colto l’occasione, durante lo spazio alle domande, di chiedere quale spazio è riservato ai Travel Blogger all’interno di questa rete che si vuole costruire, e alla mia domanda ha risposto il Direttore Baccolo dicendo che la Lombardia già da qualche anno sta tenendo d’occhio la realtà dei Blogger di Viaggio e degli Influencer, e che EXPLORA organizza ogni anno del Blog Tour alla scoperta di alcuni luoghi: ora è in corso, ad esempio, quello che permette di scoprire le bellezze della Brianza. Di sicuro, la Regione e gli enti deputati alla promozione turistica lombarda non trascureranno questa nuova realtà nascente, ma anzi cercherà di includerla sempre di più, tentando di ampliare i canali attraverso cui fare promozione, come i Blog di Viaggio, o almeno me lo auguro!

La conferenza si è conclusa con un piacevole buffet dove ho potuto salutare e stringere la mano al Presidente Poma che mi ha sorriso dicendomi queste parole: “Contiamo anche su di voi per il rilancio della Provincia! – Una grossa responsabilità ma anche una bella iniezione di fiducia da parte dell’autorità politica. Io comunque penso di contribuire attivamente a questo progetto e in futuro mi impegnerò ancora di più sotto questo aspetto.

Questo evento mi ha dunque permesso di conoscere meglio la situazione della Provincia di Pavia in fatto di promozione turistica e di scoprire un nuovo mezzo di conoscenza del territorio di Pavia. Ciò che forse mi lascia con un po’ di amaro in bocca è l’essere stata l’unica Travel Blogger ad aver partecipato a questa iniziativa, che dovrebbe interessare in primis tutti i cittadini e poi anche noi, che cerchiamo sempre di valorizzare il nostro territorio con i nostri articoli (o almeno, io cerco di farlo).

Bottino_1
Il bello delle conferenze: ciò che si porta a casa!

Non mi resta dunque che lasciarvi il link, sperando che questo portale possa raggiungere sempre più persone!

VisitPavia

I Luoghi della Storia: Il Ponte delle Barche di Bereguardo

Ogni volta che gironzolo per la Provincia di Pavia trovo qualcosa su cui scrivere, qualcosa da fotografare, qualcosa che mi fa stupire della bellezza di questa Provincia che può essere poco conosciuta, ma non meno ricca di sorprese e luoghi di interesse. Tante, tantissime volte ho osservato e ho oltrepassato questo luogo, forse poco turistico ma molto suggestivo: sto parlando del Ponte delle Barche di Bereguardo.

Bereguardoponte

Il Ponte delle Barche di Bereguardo è uno degli ultimi esempi di Ponte su chiatte rimasti in Italia. Le sue origini risiedono nel passato, dato che il primo ponte fu posizionato dai Visconti nel 1374 per collegare le due sponde del Ticino. All’epoca, il territorio pavese era luogo preferito per le battute di caccia dei Signori di Pavia e questi dovevano essere ben collegati alla città da più vie, anche per una questione tattico-militare: i ponti sono sempre stati luoghi di conquista ambiti e conquistarli significava acquisire un vantaggio sugli avversari. Nel 1374 troviamo le prime menzioni del ponte di barche Bereguardo – Zerbolò nei documenti ufficiali. Nel 1378 venne poi fortificato e nel 1449 gli Sforza lo fecero sostituire da un ponte di chiatte più stabile, mantenendo sempre però la struttura del Ponte di Barche.

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Perchè un Ponte di Barche? Generalmente questa tipologia è solo temporanea, come quelli costruiti durante le guerre, ma alcuni invece sono rimasti quasi del tutto intatti e funzionanti, a causa, per la maggiorparte dei casi, della sconvenienza economica di costruirne uno “classico”. Questi ponti hanno il vantaggio di essere rimovibili per il passaggio di imbarcazioni o comunque facilmente spostabili. La loro particolarità sta però nel meccanismo sotteso che sta nella costruzione: le barche consentono al ponte di essere mobile e di alzarsi o abbassarsi a seconda della variazione del livello delle acque.

I primi ad aver utilizzato questa tipologia di costruzione furono i cinesi e successivamente greci e persiani che costruirono un ponte di barche sull’Ellesponto e gli antichi romani, che costruirono un ponte di barche addirittura sullo stretto di Messina, come raccontato da Plinio il Vecchio. I ponti di barche vennero utilizzati nelle guerre del ‘500, del ‘700, dell’800 e nei due conflitti mondiali. Ancora oggi esiste una specialità dell’Esercito italiano che si chiama “Genio pontieri”, adibito anche alla costruzione di ponti di barche.

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Ancora oggi vengono costruiti questi ponti, segno che la tecnologia che risiede alla base è tutt’altro che obsoleta.

Il Ponte di Barche di Bereguardo è formato da barche unite tra loro su cui è appoggiata una passerella formata da assi di legno che permette il transito. Nel corso dei secoli fu ripristinato più volte, l’ultima nel 1913 quando furono posizionate le chiatte in cemento.

Il Ponte di Barche ha goduto di tanta fama negli anni grazie alle numerose pellicole qui girate come ad esempio Mani di Velluto, il Bisbetico Domato diretti da Castellano e Pipolo o ancora I girasoli di Vittorio De Sica.

Il Ponte si trova lungo la Strada Provinciale 185, tra Bereguardo e Zerbolò, da e verso la località Boscaccio.

Nei dintorni di Bereguardo e del suo Ponte di Barche ci sono numerosi luoghi di interesse: il paese stesso di Bereguardo con il suo castello, la cascina della Zelata, il parco del Ticino, Pavia non molto distante.

Come spesso capita in Italia, questo manufatto storico oggi è a rischio: a causa dei depositi di sabbia e ghiaia le chiatte non poggiano più tutte sul fondo del fiume e quindi la struttura è del tutto instabile e non risponde più completamente alle fluttuazioni del livello del Ticino. Purtroppo, nonostante le numerose amministrazioni si siano succedute, queste sono state incapaci di trovare una soluzione all’annoso problema e oggi il Ponte sembra abbandonato un po’ a sè stesso.

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Le chiatte ormai sommerse

L’augurio più grande è che grazie alla sua conoscenza, magari anche con questo piccolo articolo, il Ponte ed il suo restauro ritornino tra le priorità delle amministrazioni e che un giorno questo luogo possa risplendere di nuovo di luce propria.

I luoghi della Storia: l’Eremo di Sant’Alberto di Butrio

Con questa primavera arrivata in netto anticipo, posso finalmente tornare ad esplorare le zone del mio caro e amato Oltrepò Pavese. Molti sono i luoghi da visitare e altrettanti sono gli articoli da scrivere. Cominciamo dunque un nuovo viaggio e un nuovo anno alla scoperta di questo interessante e peculiare territorio, partendo da un luogo molto conosciuto e apprezzato: l’Eremo di Sant’Alberto di Butrio.

Sant'Alberto

L’Eremo di Sant’Alberto di Butrio si trova in provincia di Pavia, in frazione Abbadia Sant’Alberto, facente parte del comune di Ponte Nizza, a 687 s.l.m.

L’Eremo porta il nome del suo costruttore, Sant’Alberto, che nel 1030 decise di lasciare la vita civile per isolarsi e andare ad abitare nella vicina valletta del Borrione. Dopo aver guarito miracolosamente un figlio muto del marchese Casasco, questi, come segno di riconoscenza, gli edificò una chiesa romanica e a Sant’Alberto si unirono altri seguaci, costituendo una comunità di eremiti che costruirono il monastero, di cui oggi rimane solamente una piccola ala: il chiostrino ed il pozzo. Negli anni seguenti, l’Eremo assunse notevole importanza per i fedeli e Sant’Alberto rimane qui come abate fino alla sua morte, avvenuta nel 1073. L’importanza di questo luogo continuò a crescere, tanto da divenire un centro spirituale di una vastissima zona, nonchè rifugio del re d’Inghilterra Edoardo II Plantageneto: un documento del 1877 attesta che il re qui morì e fu sepolto inizialmente proprio in questo Eremo. Si ritiene, inoltre, che qui vi abbiano soggiornato anche Federico Barbarossa e Dante Alighieri.

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L’accesso all’Eremo di Sant’Alberto di Butrio

Verso la metà del XV secolo, l’eremo incominciò il periodo di decadenza.

Nel 1543 gli ultimi monaci lasciarono l’eremo per trasferirsi nell’Abbazia di San Pietro di Breme. Vi rimase solo un sacerdote addetto alla cura delle anime. Seguirono tre secoli di quasi abbandono totale, durante i quali il monastero e parte della torre furono distrutti.

Solo nel 1900, anno in cui avvenne la riesumazione dei resti di Sant’Alberto, il monastero riprese vita, sotto la direzione di don Orione.
Nel 1921 gli Eremiti della Divina Provvidenza ripopolarono l’Eremo e tra di essi ce ne fu uno che ancora oggi viene ricordato con molta devozione, grazie alla sua vita riconosciuta per santità, penitenza e preghiera: frate Ave Maria. Durante la visita, potrete anche vedere la stanza e gli effetti personali di questa particolare personalità, considerato un pilastro di questo luogo sacro.
L’Eremo oggi è aperto al pubblico e organizza numerose attività per i fedeli ed i pellegrini.

 

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L’Eremo è uno dei luoghi più amati dell’Oltrepò Pavese e forse uno dei più conosciuto vista la sua fama che, certe volte, proprio lo precede. Lasciata l’auto proprio davanti all’edificio, ci si trova davanti ad un luogo mistico e sacro, silenzioso e accogliente. L’interno della piccola chiesa parrocchiale di Santa Maria ricorda quelle antiche pievi di campagna che ricorrono in romanzi e racconti. Io non sono credente, ma non disdegno la visita a questi luoghi per apprendere la loro storia e ammirare le loro bellezze artistiche e architettoniche.
Questo luogo sacro può essere visitato per intero e ancora oggi si può osservare l’antico edificio costituito dal chiostrino e dal pozzo: penso che proprio queste parti siano le più suggestive e belle. Affianco al pozzo si trovano alcune panchine dove poter riposare e godersi una meravigliosa vista sulla vallata circostante, meditando o pensando.
L’Eremo di Sant’Alberto è proprio un luogo di pace, di tranquillità e di solitudine, non vista come una pena ma come un’occasione per ritrovare, nel silenzio, il contatto con la propria spiritualità.

 

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Personalmente trovo che questo luogo sia uno dei più apprezzabili del nostro territorio e vale la pena una visita, soprattutto d’inverno, quando il flusso turistico non è ancora al suo apice, ma anzi si può visitare senza calca e con tranquillità. Non ho avuto occasione di poter visitare le Grotte di Sant’Alberto, non molto distanti dall’Eremo, ma questa sarà una buona occasione per tornarvi per ammirare le bellezze di questo favoloso luogo!
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Veduta dell’Eremo

Il viaggio come espressione di sè stessi: la mia esperienza a Pavia, Crossroads of Europe

L’8 di Dicembre sono stata invitata ad un evento assai interessante, promosso dall’Assessorato del Turismo del Comune di Pavia:

PAVIA, CROSSROADS OF EUROPE
CULTURAL AND RELIGIOUS ROUTES

Hiking | Eating | Meeting

Gli itinerari di fede e di cultura: cibo per il corpo e per il dialogo.
Intreccio strategico per la promozione del territorio.

Template Grande formato
La copertina dell’evento

Questa manifestazione si è tenuta in due giorni distinti ed io ho vi ho preso parte come relatrice per parlare dei miei viaggi e della mia esperienza come Travel Blogger. Insieme ad altri viaggiori o studiosi di turismo sostenibile e lento, ci siamo confrontati per capire come il turismo responsabile sia importante per valorizzare il territorio di Pavia, e non solo.

Come Donna Vagabonda ho voluto sottolineare l’importanza del mio territorio natio per la mia formazione di viaggiatrice: proprio così, perchè il viaggio è prima di tutto un’esperienza di formazione. Ho espresso la mia opinione riguardo all’evoluzione che sta subendo il turismo, che deve per forza direzionarsi verso una fruizione responsabile e sostenibile. In molte città italiane si assiste al fenomeno dell’Overbooking, dove ci sono più turisti che strutture ricettive e dove spesso manca una certa etica del viaggio. Purtroppo, soprattutto tra i giovani e i giovanissimi, il viaggio viene vissuto come mero divertimento, senza che ci sia un’esperienza formativa, ma atto solo per guadagnare visibilità all’interno di una cerchia di amici o dei social network. E’ invece in crescita la consapevolezza del turista “maturo”, che spesso sceglie itinerari alternativi e poco battuti, come i cammini o i sentieri. La montagna e la campagna diventano dunque protagoniste di una rivalorizzazione “lenta”, capace di mettere in luce ciò che in realtà è spesso nascosto.

 

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E’ così che si giunge a Pavia, crocevia di popoli e di culture. Pavia, purtroppo come già ho detto più volte, è una citta meravigliosa dal punto di vista storico e culturale, ma non è ancora riuscita ad imporsi sul mercato. Le strutture non mancano (anche se sono situate più al di fuori dell’agglomerato urbano, piuttosto che in centro), ma si è in difetto per la “preparazione” dei monumenti: spesso i musei sono chiusi o parzialmente visitabili, manca un sito internet che raccolga tutte le informazioni necessarie per pianificare una visita esaustiva (le informazioni ci sono, ma su molti siti diversi, rendendo difficile la pianificazione), mancano inoltre attività ben visibili volte a proiettare la città tra quelle più appetibili. Parlando con tanti miei coetanei, studenti fuori sede o ragazzi, spesso sento da loro molte critiche, come il costo esagerato dei musei o delle mostre e la mancanza di attività culturali rilevanti. Eppure, Pavia racchiude un cuore pulsante che può essere apprezzato. Molte sono le attività di vario genere proposte dalle varie realtà associative e non solo, e molti sono i monumenti che meritano una visita. Purtroppo alcuni sono un po’ nascosti e spesso manca una segnaletica efficace che permetta di scoprirli, ma Pavia ha tutte le carte in regola per dimostrarsi leader nel turismo lento e sostenibile.

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Il mio intervento

Il dibattito si è poi spostato sull‘importanza dei social network all’interno dell’ambito del turismo e di come questi possano aiutare una realtà ad essere visibile: Pavia su questo se la cava abbastanza bene, dato che ci sono molti account Instagram e Facebook che si occupano di promozione del territorio, basta cercare.

La conferenza è stata dunque un’opportunità per conoscere persone nuove, con un bagaglio ricco di esperienze, anche molto diverse dalle mie. Il turismo può essere dunque raccontato attraverso un libro, un racconto, attraverso un blog come nel mio caso o attraverso la fotografia e i dispositivi multimediali.

Pavia si conferma attenta alle esigenze dei suoi turisti grazie anche a queste iniziative, che di sicuro dovranno essere più pubblicizzate e messe in evidenza.

Al prossimo anno, Crossroads of Europe!

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Il “bottino” di Pavia Crossroads of Europe

Un sentito ringraziamento allo staff di ViviPavia e dell’Ufficio del Turismo, in particolare a Paul Ngoi che mi ha permesso di vivere questa bella esperienza.

Di seguito potrete vedere il video che ho preparato in occasione di questa manifestazione.

 

Enjoy!

Scoprendo Pavia: la Chiesa di Santa Maria del Carmine

Da grande affezionata della mia città, voglio aprire una nuova rubrica che racconti i segreti di Pavia, sempre in ottica “vagabonda”, con il mio stile.

Iniziamo con un piccolo spaccato di storia, scoprendo le radici di Ticinum Papia.

Il primo insediamento in area pavese si deve ad antiche popolazioni della Gallia, probabilmente Levi, Marici o Insubri. La città vera e propria venne però fondata dai Romani, e questo è ben evidente dalla pianta rimasta intatta, a castrum (accampamento militare). Con il declino dell’Impero Romano, la città venne saccheggiata ripetutamente fino alla conquista dei Longobardi, che nel 572 ne fecero la capitale del loro regno in ascesa: da questo momento la città assunse il nome di Papia, perdendo il toponimo di Ticinum affibiatole dai Romani.

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Facendo un piccolo balzo, arriviamo all’epoca di Federico Barbarossa: Pavia fu fedele all’imperatore durante le guerre con la Lega Lombarda. Successivamente venne annessa al Ducato di Milano, sotto il dominio della famiglia Visconti. E’ il 1360.

Pavia torna protagonista sulla scena europea grazie alla famosa Battaglia di Pavia, combattuta il 24 febbraio 1525 tra i Francesi e gli Imperiali spagnoli: questi ultimi furono i vincitori perché il capitano di ventura Cesare Hercolani, ferendo il cavallo del re Francesco I di Francia, ne permise la cattura, meritandosi il soprannome di vincitore di Pavia e la gratitudine dell’imperatore spagnolo Carlo V d’Asburgo.

Successivamente, la città vide molte dominazioni dal XVIII al XIX secolo: spagnoli, francesi ed austriaci se la contesero insieme ad altre grandi città lombarde, fino al 1859 quando divenne parte del Regno di Sardegna, il futuro Regno d’Italia.

Pavia è dunque una città ricca di storia e di fascino, che conserva molto bene gli antichi splendori del passato. Molti illustri personaggi sono passati da qui, tra cui Napoleone Bonaparte, Ugo Foscolo, Ada Negri, Camillo Golgi, Lazzaro Spallanzani, Maria Teresa d’Austria, e molti altri ancora. Tutti, a loro modo, hanno contribuito alla grandezza di questa città, oggi ancora molto visitatada turisti attirati dalle sue bellezze architettoniche e dai suoi monumenti.

Con questa rubrica vorrei farvi conoscere più nel dettaglio i suoi luoghi, i suoi scorci, la sua storia.

Dopo il Castello Visconteo, Piazza della Vittoria e la Basilica di San Michele, il Ponte Coperto, e le Torri medioevali, ora è la volta della Chiesa di Santa Maria del Carmine.

La Chiesa di Santa Maria del Carmine è uno dei più importanti luoghi di culto di pavia ed uno dei più importanti esempi dello stile architettonico gotico lombardo.La costruzione iniziò nel 1374 ma proseguì molto a rilento dato che i Visconti erano impegnati nella costruzione della Certosa di Pavia (leggi qui il mio articolo) e venne ultimata solo nel 1461. La costruzione avvenne per opera dei carmelitani dove era già edificata la chiesa romanica dei Santi Faustino e Giovita.

Di sicuro, ciò che colpisce instantaneamente è l’imponente facciata che domina l’omonima piazza: l’ispirazione è romanica ma le deorazioni sono senza dubbio gotico-lombarde. I portali sono 6 e dividono la facciata in cinque campi verticali. La parte centrale è occupata da un grande rosone estremamente elaborato realizzato in cotto: nella parte più esterna sono raffigurate delle teste di angeli mentreai lati del rosone, nelle due nicchie si trovano le statue dell’arcangelo Gabriele e della Vergine Annunziata. Al di sopra del rosone vi è una nicchia che accoglie un bassorilievo raffigurate il Padre Eterno.

La Chiesa ha una pianta a croce latina a tre navate: la navata centrale, di altezza doppia rispetto alle minori, è suddivisa in quattro campate quadrate che, nelle navate laterali, sono suddivise a loro volta in due campatelle quadrate aperte su due cappelle sempre di pianta quadrata. Nel presbitero è collocato l’altare di marmo che ha subito un pesante intervento di restauro nel 1832 (molte parti della facciata, compresa la facciata, hanno subito dei restauri nel 1800). L’altare è sovrastato da un tempietto circolare con il Cristo trionfante. Nella parete absidale, sopra l’altare si apre una vetrata policroma raffigurante al centro la Madonna in trono con il Bambino.

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Lungo le due navate si sviluppano otto cappelle per ognuno dei due lati: per il lato destro si annoverano la Cappella del Crocifisso, la seconda Cappella, la Cappella di San Pio X, la Cappella dell’Angelo Custode, la Cappella dell’Assunta, la Cappella di Sant’Anna, l’Ex Cappella di San Giulio, la Cappella dell’Immacolata, mentre nella parte sinistra si hanno la Cappella del Battistero, la seconda Cappella, la Cappella del Beato Contardo Ferrini, la quarta Cappella, la Cappella di bernardino da Feltre, la Cappella di San Giuseppe, la Cappella di San Giovanni Bosco, la Cappella del Sacro Cuore.

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Il Campanile è risalente il 1450 ed è caratterizzato da una trifora adorna di colonne di marmo. Riccamente decorato, è uno dei simboli della città e svetta maestoso sul centro di Pavia.

Nella piazza del Carmine, proprio davanti alla facciata, si trovava la Chiesa della Santissima Trinità, oggi trasformata in appartamenti residenziali, mentre difronte alla Chiesa si trova Palazzo Langosco-Orlandi, palazzo residenziale di epoca rinascimentale.

 

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Palazzo Langosco-Orlandi.

 

 

Curiosità su Santa Maria del Carmine

  • Nel chiostro ha sede il Liceo Scientifico Taramelli.
  • La torre campanaria è la più alta di tutta la città.

 

Per visitare Pavia, puoi alloggiare presso (tutti rigorosamente provati da Donna Vagabonda!) …

Per visitare Piazza della Vittoria, puoi parcheggiare in…

  • Parcheggio Area Cattaneo (Viale Nazario Sauro)
  • Parcheggio Viale Indipendenza (Viale Indipendenza)
  • Piazza Petrarca
  • Piazza Botta
  • Piazza Ghislieri

 

Il museo di luglio: i Musei civici di Pavia

Pavia, rinomata e famosa città storica, non può che essere anche una città ricca di cultura e musei, come i Musei Civici di Pavia, che in pochi conoscono ma che sicuramente non possono non essere apprezzati.

 

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La sala dei manufatti romani

 

I Musei civici si trovano all’interno del Castello Visconteo e ospitano alcune collezioni permanenti. I Musei sono divisi in varie sezioni che comprendono:

  • Museo archeologico e sala longobarda
  • Sezione romanica e rinascimentale
  • Pinacoteca Malaspina del ‘600 e ‘700
  • Quadreria dell ‘800
  • Paesaggi Pavesi del ‘900

Oltre che alle mostre temporanee del Castello e delle Scuderie.

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Si possono ammirare parecchi manufatti, di età romana e longobarda, ritrovati nei dintorni di Pavia e nella sua provincia, e un’ottima varietà di dipinti che spaziano dai capolavori rinascimentali di Antonello da Messina ai maestri ottocenteschi come Francesco Hayez, con una delle sue opere più celebri, “Accusa segreta”

Purtroppo per mancanza di personale non è garantita l’apertura di tutte le sale espositive in contemporanea: questo è ciò che è capitato a me, quando ho effettuato la visita.

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I Musei si trovano presso il Castello Visconteo, in viale XI Febbraio a Pavia.

Orari sale espositive:

nei mesi di luglio, agosto, dicembre e gennaio:
da martedì a domenica: 9.00 – 13.30
chiuso lunedì

nei restanti mesi dell’anno:
da martedì a domenica: 10.00 – 17.50
chiuso lunedì

La cessione dei biglietti termina 45 minuti prima dell’orario di chiusura.

BIGLIETTI

Biglietto intero: euro 8.00 (tutti i musei)
Biglietto ridotto: euro 4.00 (singoli musei o sezioni)
Biglietto Famiglia (due genitori + figli fino a 18 anni): euro 10.00
Corte del Castello: gratuito

L’ingresso con biglietto ridotto è consentito a:

– gruppi o comitive pari o superiori a 20 persone (previa prenotazione)
– singoli membri di Associazioni convenzionate con i Musei
– personale del MiBACT e dei musei pubblici europei

L’ingresso gratuito è consentito a:

– possessori di Abbonamento Musei Lombardia Milano
– membri dell’ICOM.
– utenti che non abbiano compiuto il 26° anno di età o che abbiano compiuto il 70° anno di età
– guide turistiche e giornalisti nell’esercizio della propria attività, su esibizione di tessera professionale
– scolaresche e loro accompagnatori
– portatori di handicap e loro accompagnatori
– studenti universitari o di accademie oltre i 26 anni autorizzati dalla Direzione dei Musei Civici di Pavia per specifici motivi di studio (per ottenere l’autorizzazione è possibile scrivere a museicivici@comune.pv.it)
– utenti il cui compleanno cade nella giornata di visita
– cittadini stranieri residenti nelle città gemellate con Pavia: Vilnius (Lituania), Hildesheim (Germania), Besancon (Francia), Zante (Grecia), Betlemme (Stato di Palestina), Hersbruck (Germania)
– sono ad ingresso gratuito le iniziative indette in occasione di speciali giornate promozionali organizzate dai Musei anche in accordo con MiBACT e ICOM.

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale.

Scoprendo Pavia: le torri della città

Da grande affezionata della mia città, voglio aprire una nuova rubrica che racconti i segreti di Pavia, sempre in ottica “vagabonda”, con il mio stile.

Iniziamo con un piccolo spaccato di storia, scoprendo le radici di Ticinum Papia.

Il primo insediamento in area pavese si deve ad antiche popolazioni della Gallia, probabilmente Levi, Marici o Insubri. La città vera e propria venne però fondata dai Romani, e questo è ben evidente dalla pianta rimasta intatta, a castrum (accampamento militare). Con il declino dell’Impero Romano, la città venne saccheggiata ripetutamente fino alla conquista dei Longobardi, che nel 572 ne fecero la capitale del loro regno in ascesa: da questo momento la città assunse il nome di Papia, perdendo il toponimo di Ticinum affibiatole dai Romani.

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Facendo un piccolo balzo, arriviamo all’epoca di Federico Barbarossa: Pavia fu fedele all’imperatore durante le guerre con la Lega Lombarda. Successivamente venne annessa al Ducato di Milano, sotto il dominio della famiglia Visconti. E’ il 1360.

Pavia torna protagonista sulla scena europea grazie alla famosa Battaglia di Pavia, combattuta il 24 febbraio 1525 tra i Francesi e gli Imperiali spagnoli: questi ultimi furono i vincitori perché il capitano di ventura Cesare Hercolani, ferendo il cavallo del re Francesco I di Francia, ne permise la cattura, meritandosi il soprannome di vincitore di Pavia e la gratitudine dell’imperatore spagnolo Carlo V d’Asburgo.

Successivamente, la città vide molte dominazioni dal XVIII al XIX secolo: spagnoli, francesi ed austriaci se la contesero insieme ad altre grandi città lombarde, fino al 1859 quando divenne parte del Regno di Sardegna, il futuro Regno d’Italia.

Pavia è dunque una città ricca di storia e di fascino, che conserva molto bene gli antichi splendori del passato. Molti illustri personaggi sono passati da qui, tra cui Napoleone Bonaparte, Ugo Foscolo, Ada Negri, Camillo Golgi, Lazzaro Spallanzani, Maria Teresa d’Austria, e molti altri ancora. Tutti, a loro modo, hanno contribuito alla grandezza di questa città, oggi ancora molto visitatada turisti attirati dalle sue bellezze architettoniche e dai suoi monumenti.

Con questa rubrica vorrei farvi conoscere più nel dettaglio i suoi luoghi, i suoi scorci, la sua storia.

Dopo il Castello Visconteo, Piazza della Vittoria e la Basilica di San Michele, il Ponte Coperto ora è la volta delle Torri medioevali.

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Le tre torri in Piazza Leonardo da Vinci

Pavia è chiamata anche la città delle 100 torri dato che nel Medioevo vennero erette numerosi torri e ad oggi ne rimangono sessanta, di cui solo 6 integre, sparse per il centro storico della città. Le torri sorsero nel XII secolo, quando era molto accesa la competizione tra le famiglie più potenti della città: la funzione era di rappresentanza e per mostrare la propria potenza all’interno di un’epoca dove le famiglie facevano costruire monumenti ed edifici per mostrare il proprio prestigio. Le più famose si trovano in Piazza Leonardo da Vinci, proprio di frontre al complesso universitario più antico della città. Le tre torri sono a base quadrata di circa 5,5 metri di lato, con una muratura di laterizio punteggiata da buche pontaie. La più iconica è forse quella dell’orologio, realizzato solo tra il 1775 ed il 1792, quindi molto dopo la costruzione originale.

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Tutte le torri presentano le medesime caratteristiche: pianta quadrangolare, dimensione del lato unitaria, struttura quasi sempre in mattoni, buon sviluppo in altezza. Anche la Torre Civica di Pavia aveva le medesime caratteristiche, prima di crollare tragicamente nel 1989.

C’è una leggenda che narra l’origine delle cento Torri, leggiamola insieme:

Si racconta che un tempo esistesse una donna, una strega, che abitava in una baracca sulla riva del Ticino, nascosta dagli alberi che in quel tempo infestavano le sponde del fiume. La donna usciva solo di notte per andare alla ricerca di erbe e radici con le quali confezionava gli infusi di felicità.

Vecchia e brutta, zoppa e strabica, la sua vista produceva un senso di paura, eppure qualcuno andava a cercarla.

Donne o ragazze che si recavano da lei perché insegnasse loro il sistema per mantenersi giovani o di trovare un marito, oppure erano giovani uomini poco intraprendenti che le si rivolgevano perché li aiutasse ad accendere il cuore di qualche ragazza ritrosa.

In questi casi la vecchia strega vendeva i propri infusi.

Ogni tanto, però, arrivava anche qualche pavese di alto rango, di quelli chiamati dal popolo “i sciur dlà cità”, i quali chiedevano consigli per diventare potenti, sempre più potenti per dominare la città.

La megera li riceveva tutti, li ascoltava e tutti venivano da lei imbrogliati, ma felici ritornavano alle loro dimore: ognuno di questi credeva di essere stato il solo ad essere stato ricevuto dalla strega.

La domanda che uno si pone a questo punto è sempre: cosa diceva la strega a questi signori della città? La risposta era sempre la stessa: “chi vicino o incorporata nella propria casa avesse costruito la torre più alta avrebbe preso il dominio di Pavia e su tutti i pavesi”. Ecco che Pavia si riempì di torri e da allora prende il nome di “città dalle cento torri”.

Diciamo che c’è un fondo di verità in questa leggenda, proprio perchè le torri servivano per stabilire la supremazia e mostrare la potenza delle famiglie gentilizie.

Le Torri sono ben visibili dall’alto e si possono incontrare girovagando nel centro, procedendo dall’Università verso Corso Garibaldi.

Nelle buche pontaie trovano riparo i numerosi parrocchetti dal collare (Psittacula krameri) che si spostano per tutta la città, facendo tappa al Castello Visconteo e poi alle Torri, cantando e strillando con la loro voce acuta: uno spettacolo per tutti i pavesi e i turisti!

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I numerosi parrocchetti nelle buche pontaie

Curiosità sulle Torri Medioevali

  • Le Torri sono uno dei simboli di Pavia tanto che la città è conosviuta come la città delle 100 Torri ma non solo a Pavia troviamo le Torri con la medesima struttura: da San Gimignano a Bologna, da Asti ad Alba, le Torri hanno conquistato le città medioevali.
  • Sulle Torri di Pavia, al contrario di altre, non si può salire, a causa della ristrettezza degli interni, quindi si possono ammirare soltanto dall’esterno.

Per visitare Pavia, puoi alloggiare presso (tutti rigorosamente provati da Donna Vagabonda!) …

Per visitare Piazza della Vittoria, puoi parcheggiare in…

  • Parcheggio Area Cattaneo (Viale Nazario Sauro)
  • Parcheggio Viale Indipendenza (Viale Indipendenza)
  • Corso Garibaldi
  • Via Santa Clara
  • Piazza Ghislieri
  • Piazza Petrarca

I luoghi della storia: il Castello di Belgioioso

Nella provincia di Pavia sono moltissimi i luoghi storici caratterizzati da rocche e castelli e da buona Vagabonda cerco con i miei articoli di farveli conoscere tutti (o almeno ci provo!).  Alcuni sono davvero famosi, come il Castello del Verme di Zavattarello (leggete qui il mio articolo), o quello Visconteo di Pavia (leggete qui il mio articolo) o ancora quello sforzesco di Vigevano (leggete qui il mio articolo); altri invece non sono così famosi e spesso non sono visitabili, come quello di Montesegale (leggete qui il mio articolo). In questo piccolo articolo vi porto alla scoperta del Castello di Belgioioso, famoso nella provincia e non solo in quanto ospita numerose iniziative e fiere, come Officinalia (leggete qui il mio articolo).

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La facciata del Castello

Il Castello di Belgioioso fu probabilmente fondato da Galeazzo II nella seconda metà del XIV secolo nel territorio ove in seguito sorse il paese di Belgioioso. Il duca Gian Galeazzo II vi soggiornò molte volte; tanto cara gli era la dimora a Belgioioso che, con una sua lettera del 22 dicembre 1393, proibì la caccia ai cervi e a qualsiasi altra selvaggina fino a Bereguardo-Vigevano e Abbiategrasso.

Con Filippo Maria il castello passò di mano due volte fino all’investitura di Francesco Sforza. I successori, tutti o quasi, persero interesse verso il castello, posizionato troppo vicino al Po (q uindi soggetto agli suoi straripamenti) e su terreno poco fertile.

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Nel 1700 il castello risorse grazie al volere del principe Alberico che divenne nel 1769 Principe del Sacro Romano Impero. Il figlio Alberico XII ereditò dal padre la passione per questo luogo e organizzò spesso eventi e banchetti presso il castello. Vennero anche invitati poesti e scrittori illustri, come Parini e Foscolo. Il castello rimase dunque un punto di riferimento per letterati e nobili illuminati. Nel 1978 un gruppo di privati decide di acquistare una parte del castello e tutto il giardino costruito in stile neoclassico. A causa delle due guerre e di un perduto interesse, i lavori di restauro furono necessari per riportare all’antico splendore il maniero e nel 1992 il castello ottenne il permesso di ospitare manifestazioni ed eventi fieristici.

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L’imponente facciata sbuca dal viale

Oggi il castello non è visitabile se non durante le manifestazioni culturali, che sono molte e variegate.

Consiglio a tutti di venire a visitarlo durante queste occasioni, perchè i suoi arredi, i suoi stili rococò e classico, si mescolano perfettamente, creando un’atmosfera davvero unica.

Le mostre più belle: Mineralpavia

Da tre anni ormai si ripete il consueto appuntamento con Mineralpavia, Fiera e Borsa-Scambio di Minerali e Fossili.

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Quest’anno, Mineralpavia torna il 27 maggio, domenica, con tante novità e più di 70 espositori provenienti da tutto il nord Italia.

Ormai diventata un appuntamento fisso, la manifestazione si sposta quest’anno in una nuova location, presso il Centro Polifunzionale di San Genesio ed Uniti, in Via Parco Vecchio 21.

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Come per le scorse edizioni, la mostra prevede la vendita e lo scambio di minerali, fossili, monili, pietre preziose, gemme e oggetti preziosi. Mineralpavia è il luogo di ritrovo di appassionati, collezionisti o semplice pubblico attirato dalla bellezza della mineralogia e della paleontologia. Una giornata unica in tutto l’anno, ed una manifestazione senza precedenti all’interno della realtà pavese e del suo territorio: Mineralpavia è infatti l’unica fiera del settore del territorio pavese, che riunisce non soltanto persone della provincia, ma anche di Milano, Torino, Genova, e da tante altre città.

Oltre alla vendita e allo scambio aperto al pubblico, alla manifestazione sarà presente una mostra fotografica naturalistica con le fotografie dei fotografi Milo Ramella, Luciano Girotto e Silvia Moretti, esperti naturalisti.

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Anche quest’anno, l’organizzazione è affidata all’Associazione Mineralogica e Paleontologica Pavese (di cui sono il Presidente), che con tanto entusiasmo cerca di migliorare l’evento sempre di più.

L’ingresso al pubblico è gratuito.

La Fiera Mineralpavia si terrà il giorno 27 maggio 2018 e sarà aperta al pubblico dalle ore 9:00 alle ore 18:30, presso il Centro Polifunzionale di San Genesio ed Uniti (Pv), in via Parco Vecchio 21.

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale, l’evento ufficiale su Facebook o inviate una mail ad info@amppavia.it