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Le nuove mete 2020: viaggi futuri di Donna Vagabonda!

Come ho fatto per lo scorso anno, voglio anticiparvi i viaggi che ho intenzione di fare del 2020. Purtroppo non tutti i viaggi che ho previsto per quest’anno sono riuscita a farli ma per il 2020 sono più fiduciosa! Questo 2020 mi concentrerò di più sull’Italia e sull’Est Europa, senza tralasciare il classico viaggio on the road in compagnia di mio padre.

Scopriamo insieme le mete del 2020!

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GENNAIO 2020: Torino

Sono già stata a Torino alcune volte ma per il 2020 ho in mente di visitarla con calma e in più riprese. La prima di queste “tappe” è prevista per gennaio del 2020: sarà un weekend lungo, di tre giorni, dove mi concentrerò sulle attrazioni “classiche” del centro città. Per scoprirle, leggete il mio articolo sulla pianificazione di viaggio di Torino.

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Foto scattata da me durante l’uscita didattica a Torino

FEBBRAIO – MARZO 2019: San Marino e i Borghi della Romagna

Era da un po’ di tempo che volevo visitare San Marino: ci sono stata quando ero molto piccola e devo ammettere di non ricordarla con precisione. Ho deciso di sfruttare le vacanze di Carnevale per fare questo viaggetto low cost e di visitare sia San Marino che qualche borgo della Romagna, come Sant’Arcangelo di Romagna (la mia base di alloggio). Partirò alla scoperta di questi luoghi assieme a Gabriele, mio inseparabile compagno di viaggio.

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Photo by Mark de Jong on Unsplash

APRILE 2020: Atene

Un viaggio che non ho mai fatto è quello alla scoperta della Grecia continentale: in effetti, questo Paese ha davvero tanto da offrire e io non ho visto quasi nulla delle sue meraviglie. Così ho deciso di dedicare le vacanze pasquali per scoprire Atene, la capitale. In molti mi hanno detto essere una città davvero bella, calorosa e colorata. Sia a me che a Gabri l’archeologia intriga anche se non siamo dei veri intenditori: speriamo dunque di approfondire la nostra conoscenza della storia della Grecia e della sua arte attraverso questo viaggio. Le aspettative sono oltremodo alte!

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Photo by AussieActive on Unsplash

LUGLIO 2020: Sud Africa ed eSwatini

Purtroppo il programma di visitare il Senegal nel 2019 è dovuto sfumare a causa delle mie precarie condizioni di salute, quindi per questo 2020 (e speriamo sia la volta buona!) vorrei provare a tornare in Africa, questa volta per visitare due Stati del profondo sud, selvaggio e misterioso: il Sud Africa e il piccolo eSwatini (che prima si chiamava Swaziland). Il viaggio sarebbe in compagnia di mio padre: proprio lui mi ha espresso il desiderio di visitare questi due incantevoli Paesi. La preparazione di questo viaggio richiederà particolare attenzione, anche se sarà un viaggio organizzato dal tour operator “Viaggi Avventure nel Mondo”. Non vorrei svelare troppo, spero solo che il 2020 sia l’anno giusto per tornare nel continente che tanto mi ha donato.

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Photo by Matthias Mullie on Unsplash

AGOSTO 2020: Val d’Orcia

Per il mio compleanno che, ormai lo sapete, amo festeggiarlo in viaggio, ho deciso di tornare in Toscana dopo tanti anni per visitare la Val d’Orcia e lo squisito entroterra senese. Questo viaggio lo effettuerò con Gabriele che non ha mai visto questi luoghi. Sarà un tuffo nel passato e l’occasione di riscoprire luoghi come Montepulciano, Pienza, Montalcino, San Giovanni d’Asso ed altri paesi della campagna toscana. Tra buon cibo e luoghi favolosi non vedo l’ora di concedermi una settimana in vista del relax e del turismo lento!

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Photo by Luca Micheli on Unsplash

AGOSTO 2020: Chişinău

Questo viaggio è stato deciso in meno di un’ora: mia mamma aveva letto un articolo sulla Moldavia e ne è rimasta incuriosita. Così, appena mi ha detto che le sarebbe piaciuto visitarla, subito mi sono messa all’opera: in pochi minuti ho controllato la disponibilità degli hotel e gli eventuali itinerari da seguire e ho prenotato. Sarà una scoperta visitare questa capitale così giovane! In effetti non mi sono mai spinta così ad est e sarà curioso vedere come ce la caveremo!

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Foto da https://shapeenergy.eu/index.php/chisinau-moldova/

AGOSTO 2020: Cracovia

Dopo essere state a Varsavia ed esserci innamorate della Polonia, io e mia madre abbiamo deciso di tornare in questo accogliente Paese per visitare forse la sua città più conosciuta: Cracovia. Soggiorneremo nel cuore del centro storico e visitermo questa città ricca di storia e di memoria. Una particolare attenzione sarà dedicata anche al campo di sterminio di Auschwitz – Birkenau e alle miniere di sale di Wieliczka. Insomma, la Polonia ci aspetta di nuovo! E dire che tutto è nato da una voglia matta di assaporare di nuovo i pierogi…

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Photo by Victor Malyushev on Unsplash

Oltre a questi viaggi ovviamente non mancheranno le escursioni in giornata e le gite fuori porta. Ho in mente ad esempio, dopo più di un anno, di tornare a Bologna, città che tanto mi ha dato e che tanto amo.

Spero che questa lista di viaggi vi abbia solleticato la mente e fatto scattare in voi la voglia di partire: io già non vedo l’ora!

Le nuove mete 2019: viaggi futuri di Donna Vagabonda!

Quest’anno voglio scrivere un nuovo articolo, non ho mai trattato viaggi che ancora non ho fatto, ma volevo anticiparvi le mie mete future. A meno che non succeda qualcosa di grave (e spero proprio di no!), le previsioni di viaggio sono queste:

MARZO 2019: Colonia

Ja! Auf Deutchland! Finalmente si torna in Germania, questa volta in Assia, per vedere una delle più belle città dell’ovest, Colonia, famosa per il cioccolato e per la sua meravigliosa cattedrale. Dopo 18 mesi di assenza dalla terra delle mie radici, ci si torna per 4 giorni in vista del Carnevale! Una toccata e fuga ma sempre un’occasione per poter respirare un po’ di aria teutonica e ricaricare le batterie!

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APRILE 2019: Verona

Ho visitato Verona nel 2016 (tanto che ho scritto un breve articolo su questa città) ma la mia voglia di rivederla e di scattare nuove fotografie non si è chietata e quindi ho già prenotato per 4 giorni nella bella città di Romeo e Giulietta. In occasione delle vacanze di Pasqua, dunque, si torna in Veneto! Oltre alle attrazioni tipiche, vorrei visitare il Museo di Storia Natuale e l’Orto botanico, sperando di trovare tanti fiori da immortalare. Di sicuro, una gita fuori porta culturalmente e naturalisticamente avvincente e con Gabriele la città sarà ancora più romantica!

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LUGLIO 2019: Senegal e Casamance

Dopo ben 5 anni finalmente tornerò in Africa. Una mancanza che si fa sentire fin troppo, irrimediabile se non con un viaggio nella terra che amo di più, la mia Africa. Dopo il Madagascar (leggete il mio diario di viaggio dal primo giorno), tornerò in Africa continentale per scoprire la natura selvaggia e le tradizioni di un Paese affascinante e ancora poco conosciuto al turismo di massa (e meno male!). Come mai il Senegal? In verità cercavo una destinazione non troppo faticosa e non troppo lontana, dato che viaggerò insieme a mio padre che non ha mai sperimentato che cosa voglia dire viaggiare in un gruppo di persone sconosciute e soprattutto sperimentare l’Africa, con tutte le sfide che di sicuro un viaggio del genere (17 giorni!) comporta. Un safari che attraverserà tutto lo Stato, passando anche per il Gambia e toccando natura incontaminata ed ex città coloniali, dove non mancheranno le sorprese e soprattutto tante, tantissime fotografie!

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AGOSTO 2019: Vienna

Dopo un viaggio così impegnativo come quello in Senegal secondo voi potevo fermarmi? Ma certamente no! E così ho già prenotato una bella settimana a Vienna, in vista del mio compleanno. Vienna, la capitale asburgica e una delle città più belle del vecchio continente, l’ho visitata già nel 2009 come viaggio regalo della Maturità (mamma mia come vola il tempo!) e conservo un bellissimo ricordo di questa esperienza, la prima con la mia zia giramondo! Purtroppo non posso replicare facendo Vienna-Budapest, ma di certo non mancheranno occasioni per visitare anche la perla del Danubio! Gabriele non ha mai visitato Vienna, quale migliore occasione del mio compleanno per regalarci questo viaggio così ricco e interessante dal punto di vista storico?

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AGOSTO 2019: Tarvisio – Villach – Maribor

Tornata da Vienna, è ora di ripartire per un classico di fine estate: il Friuli e la Slovenia. Scegliendo come base ancora la comodissima Tarvisio, questa volta punterò a visitare i Laghi del Predil e la Slovenia orientale, con la città di Maribor, senza dimenticare Villach e quindi passando per l’Austria. Una settimana di viaggio in auto verso mete stupende dal fascino mitteleuropeo che ci porterà a scoprire la storia di città piccole ma molto caratteristiche, sempre in compagnia del mio inseparabile papà.

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AGOSTO – SETTEMBRE 2019: Valsassina

Non può certo mancare qualche giorno di relax completo in Valsassina, a casa di Gabriele, per riprendersi dai viaggi ravvicinati e per godersi delle belle passeggiate in mezzo ai prati verdi dei dintorni di Casargo. Staccare la spina, ma sempre con la voglia di non fermarsi mai!

Per ora queste sono le mete che la vostra Vagabonda visiterà, ma chissà se ce ne saranno altre! Di sicuro, il 2019 si prospetta ricco di avventure e di viaggi tutti all’insegna della scoperta e del divertimento!

 

Diario di viaggio: Madagascar – Giorni 11 e 12

Siamo agli sgoccioli di questo viaggio, ma ancora ci sono molte meraviglie da scoprire.

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Si parte, come sempre, di buon’ora e si torna a Fort – Dauphin, per alloggiare per le ultime due notti in hotel. Dopo aver scaricato i bagagli ci raggiunge una nuova guida che ci accompagnerà per tutta la giornata. Il programma prevede un bel trekking per raggiungere la spiaggia di Lokaro. La spiaggia può essere raggiunta solo tramite navigazione e un trekking: zaino in spalla e si parte!

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Tramite il nostro motoscafo, dopo circa 40 minuti, arriviamo sulla terra ferma: ora ci aspetta un trekking di circa un’ora, in piano. Purtroppo il tempo non è dei migliori, c’è molto vento e fare il bagno non sembra essere l’idea migliore. Camminando vediamo un’incredibile varietà di ambienti, dal bosco alla costa, dalle piante succulenti alle mangrovie. In una lingua di terra è davvero impressionante vedere tanta diversità!

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Uno villaggio di pescatori, verso Lokaro.

Dopo aver percorso un breve tratto attraverso il bosco, saliamo sulle rocce e vediamo la nostra meta. Il vento è forte e ci porta l’odore di salsedine. Impossibile non ricordare Anakao e l’escursione a Nosy Ve. I ricordi sono piacevoli ma anche un po’ malinconici, perchè non ci torneremo probabilmente più tra quei lidi. Il dono di un viaggiatore, di un vagabondo, è però quello di saper dire addio ai luoghi che visita ma di conservarne per sempre il ricordo. Così, dopo la nostalgia, continuiamo, tra qualche battuta e qualche aneddoto, verso la spiaggia.

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Dopo il bosco, ecco la radura rocciosa.
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L’ingresso della spiaggia.

Arrivati, qualche temerario fa il bagno. E’ uscito un timido sole ma l’acqua è molto fredda. Mi limito dunque a sdraiarmi sotto gli alberi e a pranzare con il mio panino al salame. Ci sono molti bambini che giocano, che si divertono, per di più del luogo.

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Il promontorio.

La spiaggia è incontaminata, non è molto conosciuta e il turismo di massa non l’ha ancora raggiunta, ed è meglio così.

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La spiaggia di Lokaro.

Dopo qualche ora, torniamo verso la nostra barchetta, per rientrare in città. Dopo una breve sosta in albergo, la guida ci porta in un piccolo quartiere dove gli artigiani creano delle vere meraviglie: tessuti, copricuscini, pupazzi e manufatti in legno. Gli aritgiani, di entrambi i sessi, ci ospitano nei loro laboratori: dei piccoli container, tutti in fila, molto accoglienti: sono dei veri e proprio negozi, tutti colorati. Non ci facciamo dunque sfuggire l’occasione di fare qualche acquisto: io compro dei copricuscini con disegnati i Maki, cioè i lemuri, precisamente i catta. Dopo qualche acquisto, la giornata scorre libera. Rientrati di nuovo in hotel, decidiamo di fare una piccola passeggiata a piedi. Non siamo in centro e il quartiere è molto tranquillo. Vediamo persone di ogni colore e questa mescolanza rende unico il Madagascar: niente è più bello della diversità, perchè è proprio lì che si vede l’uguaglianza. Tutti ci sorridono, ci salutano, anche se non ci conoscono. Questa autenticità non l’ho più ritrovata.

E’ ora di cena e ci aspetta un lauto pasto: carne di zebù come portata principale. Voi direte, che novità? Lo so, ma me la gusto, ancora per poco.

Passata la notte, è giunto il momento di salutare Fort-Dauphin ed il Madagascar. Purtroppo siamo arivati alla fine del viaggio. L’aereo ci riporta a Tanà ma qui ho finalmente la possibilità di visitare il mercato di La Digue: appena ci arriviamo, noto subito le bancarelle con i minerali. Ad un occhio non esperto sembra tutto bellissimo, ma i mercanti abili hanno notato subito che io cercavo qualcosa di speciale. Non passano 10 minuti che sono asserragliata da venditori e commercianti, che tentanto di offrirmi la mercanzia per pochi spiccioli. E’ così che conludo i migliori affari della mia vita mineralogica: alla fine, con un bottino di acquermarine, tormaline, rubini e zaffiri (e 200 euro in meno nel portafoglio), posso ritenermi soddisfatta delle trattavie e degli acquisti.

E’ ora di salutare definitivamente il Madagascar, terra di colori, sapori, sorrisi e pietre preziose. Un viaggio straordinario alla scoperta di un paese che tanto può dare.

Ciao Madagascar e arrivederci Africa, verso nuove avventure!

Diario di viaggio: Madagascar – Giorno 10

Siamo quasi alla fine di questo meraviglioso viaggio, ma le avventure non sono di certo concluse! Di buon mattino, ci dirigiamo verso l’aereoporto, direzione Tolagnaro, o se volete, Fort – Dauphin.

Diario Madagascar

I controlli sono severi, anche per i voli interni, e non mancano anche scene divertenti: vi ricordate i minerali che avevo acquistato a Fianarantsoa? (Se non ve li ricordate, vi rimando all’articolo dedicato, clliccate qui).  Ecco, i miei minerali sono stati accuratamente avvolti dentro un sacchetto della biancheria intima. A chi capita il controllo casuale della valigia? Ovviamente a me, quindi ho dovuto aprire il valigione e tirare fuori ogni cosa, pure il sacchetto della biancheria e i miei minerali, probabilmente tra uno spostamento e l’altro, sono finiti dentro ad un paio di mutandine (pulite eh!): le hanno tirate fuori e li hanno visti. Pure loro, le guardie, si sono messe a ridere. La scena è stata oltremodo imbarazzante, e ha smorzato un po’ di tensione, nonostante avessi tutti i documenti in regola.

Dopo il bizzarro controllo saliamo sull’aereo e arriviamo a Tolagnaro: non la visiteremo oggi, perchè alloggeremo all’interno di una riserva privata non lontano dalla città, Nahampoana.

Dopo tanta aridità vista a Toliara, è bello ritornare nella lussureggiante foresta. La riserva privata consta di 50 ettari di pura natura, dove ovviamente non mancano i bellissimi lemuri. Quando arriviamo, il tempo non è dei migliori e dal caldo asfissiante siamo tornati a temperature tutt’altro che amichevoli: felpa pesante, camicia, pantaloni lunghi… Insomma, ancora l’inverno, e ancora la pioggia. Dopo aver sistemato i bagagli nel piccolo lodge, dove dormiamo in grosse camerate da 5-6 persone, ci dirigiamo a pranzo prima dell’escursione. Il cibo è molto buono, e non mancano alcuni ospiti curiosi in cerca di qualcosa da mangiare: tre lemuri dal collare (Eulemur collaris) si avvicinano senza indugi in cerca di qualcosa da sgranocchiare. Il responsabile della riserva ci raggiunge e ci dice che questi lemuri sono molto amichevoli e si aspettano sempre qualcosa, così ci dà della frutta e noi gliela posiamo in un piatto: la curiosità e la golosità hanno il sopravvento, così abbiamo tre nuovi compagni per il pranzo.

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L’allegro trio si gusta il pranzo.

Dopo il nostro desinare, siamo pronti a visitare la riserva: questa escursione sarà una delle più emozionanti, in quanto i lemuri del parco sono abituati al contatto umano e non si spaventano facilmente. Dopo pochi istanti, incontriamo i catta, che, appena vedono la guida, scendono dagli alberi incuriositi: notiamo con grande meraviglia che alcune femmine stringono i piccoli al corpo: è la prima volta che vediamo i cuccioli di lemure! La guida ci dice che hanno una settimana, e quindi sono ancora totalmente dipendenti dalla madre: il loro musino dolce e curioso mi porta a scattare una quantitativo indecifrabile di fotografie.

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Mamma e piccolo.

La nostra guida ci fornisce inoltre della frutta essiccata, da dare ai lemuri, e in poco tempo mi ritrovo accerchiata da queste buffe palle di pelo. Dopo circa un’ora insieme ai catta, proseguiamo, fino ad incontrare i miei lemuri preferiti: i sifaka di Verraux (Propithecus verreauxi). I lemuri ballerini, come li chiamano qui, sono semplicemente unici, proprio come li immaginavo: sono più grossi rispetto a tutti gli altri che abbiamo visto, e sono subito riconoscibili grazie al loro colore bianco e marrone. La cosa più straordinaria è vederli saltellare: anche loro sono subito incuriositi dalla nostra presenza e si avvicinano, sapendo che abbiamo il cibo. La guida, che li conosce molto bene, li chiama con alcuni vocalizzi e questi iniziano a saltellare verso di lui. E’ una delle scene più belle che abbia mai visto.

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Questi lemuri adorano dondolare sui rami.

Anche tra i sifaka vediamo i cuccioli, un po’ più grandi rispetto a quelli dei catta. Sono al settimo cielo, che emozione stare insieme a questi animali!

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Mamma e piccolo sifaka.

L’escursione prosegue per quasi tutta la giornata, ma non troviamo altri lemuri, quindi ci godiamo la vegetazione davvero unica di questa riserva.

E’ quasi sera, e ci riposiamo al lodge, dato che inizia anche a piovere. Prima che la giornata finisca, aspettiamo che faccia buio per l’escursione in notturna: dopo un’ora di incessante pioggia finalmente siamo pronti ad uscire nuovamente alla scoperta degli animali notturni. Sentiamo numerosi rumori, e rimaniamo in attesa. Dopo 10 minuti scorgiamo, guardingo, un microcebo: è piccolissimo, sembra un topolino con due occhioni grandi grandi che ci scrutano. Rimane immobile, giusto il tempo di qualche scatto, e poi si dilegua tra i cespugli. Riusciamo a vedere solo lui durante il piccolo trekking, ma siamo comunque soddisfatti.

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Il microcebo.

Ritorniamo al lodge e ceniamo. Si conclude qui, un’altra giornata meravigliosa.

Per leggere gli altri giorni del Diario,

Giorno 1

Giorno 2

Giorno 3

Giorno 4

Giorno 5

Giorno 6

Giorno 7

Giorno 8

Giorno 9

Diario di viaggio: Madagascar – Giorno 9

Dopo due giorni di mare e di tranquillità, è ora di tornare a Toliaria.

Diario Madagascar

Si replica dunque quella bizzarra scena dei carretti flottanti (leggete qui) e quindi, dopo una parte di tragitto coperta dal motoscafo, arrivano gli instancabili bovidi in mezzo al mare a raccattarci. Tornati in città, abbiamo giusto mezz’ora per prendere possesso della camera dell’albergo e per prepararci ad una nuova escursione.

Il caldo martellante torna come nostro compagno di viaggio, ed è proprio quello che non ci vuole per l’escursione della giornata: con il nostro nuovo autista, ci dirigiamo alla foresta dei Baobab di Ifaty, non molto lontana dalla città.

Anche qui, la natura è lussureggiante e i Baobab, in realtà di diverse specie, dominano completamente un terreno arido.

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L’inizio del percorso.

La nostra guida ci descrive dunque le più importanti specie presenti e, con il naso all’insù, ammiriamo questi strani alberi dalla forma bizzarra: alcuni sembrano addirittura sdoppiarsi! Molte famiglie sono a me sconosciute, nonostante i miei approfonditi studi botanici: poco male, siamo qui anche per scoprire!

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Cucù!

 

La passeggiata dura mezza giornata, fino alle 14 circa. Oltre ai baobab, riusciamo a scorgere un animaletto alquanto elusivo: si tratta del Lepilemure dai piedi bianchi (Lepilemur leucopus) che ci spia tra le fronde degli alberi. Questo piccolo lemure malgascio è notturno e vederlo di giorno non è così facile, infatti passa la maggiorparte del suo tempo a dormire in nidi sferici di foglie e rami. Ciò che colpisce di più sono proprio i suoi occhi molto grandi e rotondi. Nonostante la nostra presenza, il lemure non sembra spaventato, infatti ci osserva, ci scruta e poi si congeda con uno sbadiglio tornandosene nella sua tana con un rapido guizzo.

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Dopo una lunga passeggiata, ci ritroviamo al punto di ristoro dove una serie di carretti trainati dagli zebù ci riportano all’inizio del tour.

Il nostro furgoncino ci attende e ci porta sulle spiagge di Ifaty, in una piccola baia: al ristorantino locale, mangiamo del buon pesce alla griglia. C’è chi al pomeriggio fa il bagno e chi si rilassa sulle sdraio messe a diposizione dal ristorante. Io preferisco questa seconda possibilità, e ne approfitto per schiacciare un pisolino.

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La spiaggia di Ifaty.

Prima del tramonto, torniamo verso la città. Durante il viaggio di ritorno noto un cartellone pubblicitario di un negozio che vende gemme e minerali: non perdo tempo, appena tornata in albergo chiedo subito informazioni relative all’ubicazione e così un gentile turista francese mi dice che il proprietario è un suo amico da anni e che può accompagnarmi lui stesso. Non potevo desiderare di meglio: insieme a lui prendiamo un taxi e ci dirigiamo al negozio.

Entrati ci si rivela un magnifico mondo di pietre preziose: rubini e zaffiri la fanno da padrone, ma anche opali, tormaline e altre gemme illuminano i nostri occhi. Nonostante tutta questa abbondanza, non riesco a trovare nessun grezzo, quindi chiedo al proprietario se ha il materiale che sto cercando: sconsolato, mi dice che tratta solo tagliato e che quindi non ha ciò che cerco. Sono un po’ abbacchiata, ma subito il gentile signore mi dice che c’è una bella opportunità per acquistare: ad Antananarivo c’è un mercato, chiamato “La Digue” dove vendono parecchio grezzo malgascio di tutti i minerali conosciuti, spesso anche lui si rifornisce lì per acquistare materiale da taglio.

Mi scrive il nome su un bigliettino e io lo ringrazio di cuore. Insieme al mio nuovo amico francese, torniamo in hotel e chiedo alla Coordinatrice informazioni su La Digue: nemmeno a farlo apposta, La Digue sarà la tappa finale del nostro tour malgascio e ci passeremo la mattinata intera prima di ritornare in Italia! La giornata non poteva concludersi meglio! Ma c’è di più: alla sera, siamo ospiti di un ristorante italiano, il Corto Maltese che ci riporta un po’ alla nostra lontana Italia. Qui mangiamo specialità italiane con un pizzico di malgascio. Come dessert, non la crepes, bensì il mio dolce preferito: il soufflé al cioccolato.

Contenta e soddifatta, me ne torno in hotel e mi addormento, sognando nuove avventure.

Per gli altri giorni del Diario di viaggio, cliccate sotto:

Giorno 1

Giorno 2

Giorno 3

Giorno 4

Giorno 5

Giorno 6

Giorno 7

Giorno 8

 

 

Diario di viaggio: Madagascar – Giorno 8

Un altro giorno sta per iniziare in terra malgascia, tra sole e mare.

Diario Madagascar

Oggi è una giornata speciale, una di quelle che non si dimenticano: per la prima volta, farò un’escursione di Whale watching. Il Whale watching è l’osservazione dei cetacei in mare aperto, con un’imbarcazione o un gruppo di esse e con l’ausilio di binocoli e attrezzature specializzate. E’ un’attività importante, sia per far conoscere il meraviglioso mondo di questi mammiferi marini, sia per studiarli (è uno dei pochi metodi non invasivi), sia per monitorarli. Noi non abbiamo motonavi con radar o strumenti sofisticati, ma una pagoda governata dalla guida locale va benissimo per le nostre esigenze. Già scalpito, stiamo per partire e non vediamo l’ora di vedere le Megattere: in questo periodo, infatti, popolano questi mari caldi per dare alla luce i loro piccoli e per accoppiarsi nuovamente.

Una brezza frizzante spira, e ci vuole una felpina per ripararsi da essa. Finalmente partiamo e dopo circa mezz’ora la nostra imbarcazione si ferma e c’è un silenzio surreale. Con il binocolo avvistiamo un gruppo di megattere non lontano da noi. Stanno nuotando e si dirigono proprio verso la nostra direzione. Teniamo spenti i motori, per non disturbarle: probabilmente sono a caccia. Iniziamo a vedere i dorsi, meravigliosi: già l’emozione è incalcolabile. Ho provato tante emozioni nel vedere gli animali nel loro habitat, ma quello che ho provato nel vedere i cetacei  è diverso da tutto il resto: sono animali mansueti, potenti, ma pur sempre vulnerabili. Il traffico marino disturba in modo sostanziale la loro vita e se non si ricorrerà ai ripari, molte popolazioni vedranno l’estinzione, se non addirittura certe specie.

Dopo i dorsi, vediamo qualche esemplare, sempre più vicino, fare lobtailing e flipperslapping, cioè schiaffeggiare la pinna caudale e quelle pettorali. Le balene comunicano con i loro simili tramite queste manifestazioni comportamentali, e ci regalano uno spettacolo straordinario. Purtroppo fotografarle al momento preciso non è per niente facile, anzi. Nonostante ciò, non riesco a trattenere la felicità, sono così entusiasta che non riesco a tacere per un momento. Fino a che, qualcuosa mozza davvero il mio fiato: una megattera effettua un breaching, il famoso salto o tuffo. Con tutta la sua magnificenza, questo cetaceo di almeno 12 metri si tuffa davanti a noi, ed esce quasi completamente dall’acqua, proprio con un guizzo. Questo comportamento è il più spettacolare ed è stato osservato in quasi tutte le specie di cetaceo. Il salto è talmente ampio, che le onde che provoca spostano la nostra piccola pagoda. Applaudiamo, come davanti ad uno spettacolo. E, per fare il bis, subito dopo un’altra megattera replica, lanciandosi di lato e provocando un’altra serie di onde. Siamo davvero stupefatti da tanta bellezza. Dopo questo show incredibile, le balene mostrano ancora lo sfiatatoio, sbuffando e respirando, e poi, pian piano, si allontanano, immergendosi sempre di più.

Che dire, favoloso. So che le parole non riescono a rendere perfettamente questo spettacolo, ma non potevo non descrivervelo.

Ora, la prossima tappa della nostra escursione, programmata con le guide il giorno prima, è il piccolo isolotto di Nosy Ve: questo piccolo atollo ricorda forse il più famoso Nosy Be, indubbiamente una delle località turistiche più gettonate del Madagascar, ma è completamente diverso. Su questa isola non ci sono costruzioni, in quanto si tratta di un’area di nidificazione del fetonte codarossa, un uccello di mare della famiglia dei Phethontidae: questa specie nidifica sulle isole dell’oceano Indiano, e Nosy Ve è un luogo importante proprio per dare alla luce i piccoli.

Il fetonte codarossa è riconoscibile dalle lunghe penne timoniere centrali caudali, che sono di colore rosso intenso. Il dimorfismo sessuale è quasi inesistente, in quanto maschi e femmine hanno livrea simile.

I fetonti sono uccelli singolari, non imparentati nè con i pellicani, nè con le cicogne, ma che hanno una parentela alla lontana con i procellariformi.

Questi uccelli nidificano sulla terra ferma, su scogliere e anche su falesie ed entrambi i genitori covano e si prendono cura della prole.

Quando arriviamo sull’isola, la guida ci dice che è possibile fare un giro tra i nidi dei fetonti, in quanto molti pulli sono già nati. Posso farmi scappare una possibilità del genere? Insieme alla mia inseparabile zia, ci addentriamo tra i nidi che si trovano sotto i bassi arbusti.

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L’inizio del percorso dei nidi.

Molti fetonti sono a caccia di pesci, quindi il nido è scoperto, perciò possiamo vedere bene i piccoli: sono dei batuffoli bianchi candidi, con il becco nero lungo. Non piangono e non sono impauriti. I genitori rimasti ai nidi sono totalmente tranquilli e si fanno scattare numerose fotografie in compagnia dei pulcini: la guida ci dice che nessuno qui li disturba, e quindi hanno imparato a tollerare la nostra presenza, anche perchè quasi nessuno viene a visitare i nidi, se non alcuni ricercatori e alcuni turisti interessati. Non capisco perchè questi uccelli debbano essere meno interessanti delle balene, ma va beh, sono gusti. Per me, vedere i piccoli dei fetonti è un’altra esperienza magnifica di questa giornata: osservare i pulletti da vicino poi, è abbastanza raro. Scatto tante foto e poi ritorniamo dal gruppo, che intanto sta facendo il bagno nelle limpide acque cristalline dell’isola.

E’ già mezzogiorno, e i pescatori stanno tornando per portarci il pranzo: cucineremo tutto con il fuoco del falò. Dopo circa un’ora, è pronto: pesce fresco appena pescato, aragoste e patate dolci. Cosa desiderare di più? E’ tutto squisito, e anche la compagnia è davvero ottima. Insieme alla giornata del mio compleanno, questo è il giorno che più mi ha rapito.

La giornata pare finita, ma non è così: il giorno prima la guida ci aveva chiesto se volevamo fare un po’ di snorkeling durante l’escursione. E che faccio, dico di no?

Avete già capito, e già mi ero premunita prima di partire dall’Italia con maschera e boccaglio. Così, mentre una parte del gruppo si dirige verso Anakao, io ed altri ci facciamo accompagnare nella zona della barriera corallina. Mi tuffo e subito si apre un altro mondo fatto di colori: sembra un dipinto, dove i protagonisti sono i pesci, i coralli e le stelle marine. Qui ho potuto osservare una biodiversità incredibile, dove i pesci farfalla l’hanno fatta da padrone. Mi addentro anche a maggiore profondità, dove la piattaforma si fa più ripida, per vedere anche i pesci nascosti negli anfratti, ed indirizzo i miei compagni verso questi. Non c’è niente da fare, la natura è davvero spumeggiante.

Dopo circa due ore di snorkeling, torniamo ad Anakao, dove una bella doccia calda con il secchio mi aspetta. Credete che sia stanca? Certo che no! Il sole sta quasi tramontando, ma io mi siedo in riva al mare e guardo l’orizzonte, estasiata da cotanta bellezza.

Per cena, si prospetta una bella scorpacciata di pesce, allietata da un gruppo musicale che suona strumenti particolari e la chitarra. E’ così romantico, così dolce.

Sembra essere passato tutto così in fretta, ma non sono triste, perchè in ricordo rimarrà vivo per sempre nel mio cuore.

Per gli altri articoli del Madagascar, cliccate in basso

Giorno 1

Giorno 2

Giorno 3

Giorno 4

Giorno 5

Giorno 6

Giorno 7

Diario di viaggio: Madagascar – Giorno 7

Dopo essermi svegliata con un ginocchio nero, a causa della scivolata clamorosa fatta al Parco dell’Isalo (ebbene sì, sono riuscita ad inciampare anche lì), parto alle 4:00 di mattina verso la nuova destinazione: Toliara.

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Da Toliara, però, ci sposteremo subito ad Anakao.

/: infatti, a metà strada, si fonde il radiatore del nostro furgoncino. Con grande disperazione di tutti noi (è già il terzo guasto in una settimana) arriviamo a Toliara alle 9 passate: non visiteremo questo grande centro durante il nostro soggiorno se non al ritorno da Anakao e di sfuggita.

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La strada verso Toliara, con i grandi Baobab.

Arriviamo al luogo dove prenderemo una barca per Anakao, situata a sud di Toliara. Qui salutiamo Riza, il nostro fidato autista compagno di mille avventure: non lo rivedremo più, purtroppo. Ormai, era diventato un viaggiatore come noi.

Sta per accadere qualcosa di veramente bizzarro: da questo piccolo porticciolo, la barca che ci aspetta è ormeggiata molto più avanti rispetto a dove siamo noi. Come raggiungerla allora, con tutte le valigie?

Ebbene, nel modo più bizzarro che possiate immaginare.

Non a piedi.

Non a nuoto.

Non con un’altra imbarcazione.

E allora… Come?!

Semplice, con un piccolo carretto trainato dagli zebù.

Non potete immaginare la scena di questi carretti flottanti trainati dai bovini fino a metà mare: è pratica consueta a quanto pare. Pensavamo di averle viste tutte: dopo le valigie perdute, i lemuri curiosi, la sanguisuga attaccata al piede di un nostro compagno, i tre guasti al furgoncino, la mia scivolata su una bella roccia appuntita… Infine, il carretto “marino” degli zebù. Questo è stato il mezzo di trasporto più insolito di tutti, lo devo ammettere.

Arrivati al nostro motoscafo, ci dirigiamo ad Anakao: il sole è ormai alto sulle nostre teste e il mare è cristallino. Avvicinandoci sempre di più alla terra ferma, notiamo un fondale spettacolare: stelle marine e sabbia bianca. E’ il paradiso? No, è il Madagascar.

Siccome le peripezie non sono finite, la barca non ci porta fino a riva, quindi scendiamo e camminiamo in acqua (per altro, gelida) fino al nostro approdo. Le valigie “arriveranno” (si spera!).

Giunti alla nostra meta, veniamo accolti dalla proprietaria dell’Hotel Safari Vezo, proprio davanti alla spiaggia. Sembra di stare ai caraibi: fa caldo e una tiepida brezza salmastra ci rincuora da tutta la stanchezza.

Qui alloggiamo in bungalow per due persone, molto singolari in quanto… Manca l’acqua corrente! Ci si lava con i secchi, due a persona, uno di acqua calda e una di fredda. Il bagno non c’è nel bungalow, ma c’è un bagno comune al di fuori. Non ci importa, è comunque tutto bellissimo. Per fortuna, le valigie sono giunte a noi, quelle che almeno sono arrivate con l’aereo all’inizio del viaggio. Dei bagali di mia zia, purtroppo, ancora nessuna traccia.

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La preparazione dei secchi d’acqua.

La fame si fa sentire, quindi ci accomodiamo nella sala da pranzo, un grande bungalow di legno con i tavoli anch’essi in legno. Qui, gusto la più buona insalata di calamari e polpo dell’intera umanità. Non l’ho più mangiata così buona, ve lo posso assicurare.

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L’insegna del ristorante dell’hotel, con una vecchia ancora recuperata non molto lontano.

Il mare su di me ha uno strano effetto: mi chiama, mi fa sentire meglio che in qualunque altro posto. Qui svaniscono preoccupazioni e pensieri, e non mi sento lontana da casa: mi sento a casa. La brezza scompiglia i miei capelli, ed è come se una voce mi cantasse una dolce melodia. Il mare è davvero magico.

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La bellezza del mare di Anakao

Dopo pranzo, una bella dormita ci vuole. Dopodichè, visito il villaggio di pescatori affianco all’aberghetto. Non faccio il bagno, perchè sento un po’ di freddo. Oggi la giornata scorre tranquilla e pacata, per recuperare le forze dai giorni intensi appena passati. Verso sera, ci accordiamo con alcune guide locali per l’escursione del giorno successivo, di cui però non vi anticipo assolutamente niente.

La sera si conclude con una bella scorpacciata di pesce (che strano, niente zebù!) e con i racconti di mia zia sui luoghi più bizzarri che ha mai visitato durante i suoi giri intorno a questo bislacco mondo.

Per leggere gli altri articoli sul diario del Madagascar:

Giorno 1

Giorno 2

Giorno 3

Giorno 4

Giorno 5

Giorno 6

Diario di viaggio: Madagascar – Giorno 6

Secondo giorno all’Isalo, per vivere a pieno questo bellissimo parco.

Diario Madagascar

Si parte, come sempre, di buon’ora per un trekking che durerà l’intera giornata. Oggi fa molto caldo e il sole picchia sulle nostre teste. Entriamo nella parte più conosciuta ed estesa del parco, dove il clima è quasi desertico e pare di essere nella più famosa Monument Valley: qui, però, le rocce non sono rosse mattone ma di un bell’arancio vivo e assumono forme straordinarie, come quella a tartaruga.

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La tartaruga

La natura scolpisce e modella con una tale gioia che è impossibile non rimanere senza fiato. Oltre alle bellezze naturali, nelle insenature che si sono formate dal modellamento degli agenti atmosferici, l’uomo ne ha ricavato delle tombe: l’etnia Bara, infatti, è solita seppellire i defunti in queste cavità e poi ricoprirle di mattoni.

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Tomba nella roccia

Il trekking non è tra i più semplici, si rischia spesso di scivolare perchè il percorso è stretto e tortuoso, ma con calma arriviamo ad una terrazza incantata: una vista mozzafiato merita assolutamente qualche scatto!

Superate le due ore di salita, c’è la discesa, che ci porta direttamente sulle rive del fiume: qui fa fresco e possiamo fare una pausa per immergere un po’ i piedini stanchi. L’acqua fresca è una manna per le nostre membra e qualche compagno di viaggio si azzarda addirittura a fare un bagno! Io mi accontento di avere i piedi freschi e il viso ristorato.

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Il rivolo che ci ristora…

Dopo questa piacevole pausa, il sentiero si snoda attraverso una piana arida, dove vediamo numerosi piedi di elefanti (Pachypodium horombense): queste buffe piante, dall’aspetto tozzo e simpatico, sono endemiche del Madagascar. Le guardo con un sorriso e le immortalo. Vagamente ricordano le piante grasse, anche se non lo sono affatto.

Per ora non abbiamo incontrato nessuna specie di lemure, ma la mia impazienza è presto ripagata: dopo un altro trekking di due ore arriviamo ad un’area attrezzata per i turisti, con i tavolini, dove poter mangiare qualcosa. Qui troviamo i lemuri: curiosi, impacciati, maldestri e divertenti.

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Simpaticone!

Sono docili, si lasciano avvicinare perchè i turisti gli danno della frutta secca. Ci sono dei cartelli che ammoniscono: niente cibo se non frutta, e devo dire che i turisti sono piuttosto diligenti. Invogliati da una banana, si avvicinano e mi toccano tutte le mani: con le loro dita paffute e morbide, tastano tutto ciò che è possibilmente commestibile e addirittura arrivano ad annusarmi la faccia, saltando sulle mie spalle. Gli scatti sono fenomenali, sia ai catta che ai lemuri dalla fronte rossa. Sono proprio questi ultimi i più socievoli e curiosi.

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Curiosità…

Rimango più di un’ora ad immortalarli e tutti non possono fare a meno di notare che con me i lemuri sono molto amichevoli, non solo per l’offerta della banana, ma proprio perchè sentono che non voglio fare loro del male, quindi si lasciano accarezzare. Molti miei compagni di viaggio non sono così coraggiosi e lasciano tutto il divertimento per me. Meno male!

E’ ora di proseguire, con un’altra ora di trekking per visitare la Cascata delle Ninfe: il canyon ricorda molto quello delle scimmie, che avevamo visitato il giorno prima. La vegetazione torna ad essere rigogliosa e lussureggiante e anche l’umidità si alza. Il cambiamento di ambienti è davvero incredibile: si passa dall’aridità delle arenarie alla spumeggiante flora delle rive del fiume. Arrivati alla cascata, lo spettacolo è davvero impagabile: il fiume forma una piscina naturale e la cascata non fa mai mancare l’acqua. I colori sono strepitosi e il silenzio è interrotto soltanto dal canto di alcuni uccelli. Mancano solo le Ninfe, che ci immaginiamo essere bellissime, con i loro corpi nudi e ridenti immersi nelle acque fresche di questo Eden.

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La Cascata delle Ninfe

Ci riposiamo per un po’ e poi è ora di ritornare, siamo quasi al tramonto e non vogliamo perdere lo spettacolo più atteso della giornata: il tramonto alla Finestra dell’Isalo.

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Tramonto dalla finestra…

Arriviamo in tempo a vedere il sole che ci saluta attraverso questa finestra: un’apertura nella roccia che ci inquadra una giornata che volge al termine, semplicemente unica.

Per leggere gli altri articoli, cliccate qui sotto.

Primo giorno

Secondo giorno

Terzo giorno

Quarto giorno

Quinto giorno

Settimo giorno

Diario di viaggio: Madagascar – Giorno 5

Siamo già al quinto giorno,  e mi pare di appartenere ormai a questa terra. Lasciare Ambalavao mi dispiace, perchè la giornata di ieri è stata proprio meravigliosa! Il dispiacere, tuttavia, viene subito soppiantato dalla curiosità, in quanto stiamo per andare al Parco dell’Isalo, uno dei parchi più famosi del Madagascar!

Diario Madagascar

Ci vogliono quasi 4 ore per arrivare a Ranohira, il piccolo villaggio dove pernotteremo due notti. Il paesaggio è sempre più spettacolare, con questa terra rossa e le rocce che diventano sempre più brune.

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Immensità…

A livello geologico ci stiamo spostando da una formazione magmatica ad una formazione sedimentaria. Durante il viaggio troviamo moltissime persone che camminano, spesso scalze, con carretti e merci.

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Appena ci fermiamo, veniamo subito raggiunti dai bambini.

Tutti ci guardano, sorridendo. Salutiamo con gioia e subito ricambiano. I più entusiasti sono i bambini, come sempre: è straordinario vederli così contenti con il poco che hanno.

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Sguardi…

Dopo aver scaricato i bagagli all’ hotel Les Toiles de l’Isalo, albergo confortevole, con camere ampie e luminose, facciamo un piccolo giro in paese dove per la prima volta troviamo un negozio che vende le cartoline: ne approfittiamo per fare un po’ di compere. Dopo il pranzo al sacco, ci dirigiamo verso il Canyon del Lemuri, che fa parte del Parco dell’Isalo: ci troviamo ancora nella provincia di Fianarantsoa, ma siamo già al confine con quella di Toliara, la prossima tappa del nostro viaggio.

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Siamo ormai nel Parco dell’Isalo

Il parco si estende per oltre 80.000 ettari e comprende il Massiccio dell’Isalo, un insieme di formazioni rocciose arenarie che formano anche due canyon: quello del topi e quello dei lemuri, che è quello che visitiamo proprio in questa giornata. Anche questo parco è ricco di flora e fauna: numerose sono le specie vegetali endemiche, come il piede d’elefante (Pachypodium horombense) che troviamo durante il trekking del giorno seguente, e l’orchidea Erasanthe henrici isaloensis, un endemismo ristretto alle gole dell’Isalo, che però non troviamo.

Per quanto riguarda la fauna, non mancano i simpaticissimi lemuri: ben rappresentati sono i catta e i lemuri dalla fronte rossa (Eulemur rufus), che incontreremo sempre il giorno seguente.

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Verso il Canyon…

Arriviamo al canyon, e anche qui non mancano numerosi bimbi che ci seguono sorridenti, questa volta non chiedendo l’elemosina, ma sempre molto curiosi. Decidono di accompagnarci insieme alla nostra guida tra le strette gole del Canyon dei lemuri. Per entrare, dobbiamo guadare un piccolo corso d’acqua: alcuni dei miei compagni sono in difficoltà per questo ostacolo, mentre i bimbi corrono e ridono nell’acqua. Per loro, nessun problema!

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Il Canyon dei lemuri

Iniziamo il nostro trekking di circa tre ore, per nulla faticoso a mio avviso. Incontriamo ancora un simpatico camaleonte, sempre un Furcifer oustaleti, che ci guarda sospettoso. Dopo circa un’ora tra rocce e corsi d’acqua incontriamo i Maki, i lemuri catta. Sono in alto, giocano e saltano da un ramo all’altro, non curanti della nostra presenza. Il loro sguardo è sempre simpatico e bizzarro, con quel musetto all’insù.

 

Il paesaggio è totalmente diverso da Anja, ed il canyon ricorda più una foresta pluviale, con felci e piante acquatiche. La cosa più divertente è arrampicarsi sulle rocce, per ammirare meglio il panorama: è incredibile la varietà degli ambienti che si può ritrovare in questo paese!

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Addentriamoci sempre di più…

Pian piano si fa buio, ed è dunque giunto il momento di tornare indietro. Anche i bimbi decidono di tornare a casa dalle mamme, che li abbracciano amorevolmente appena li vedono. Il nostro furgoncino ci aspetta per riportarci all’hotel, dove una rilassante doccia ci attende. Per cena? Zebù, naturalmente.

Per leggere gli altri giorni, di seguito i link:

Giorno 1

Giorno 2

Giorno 3

Giorno 4

 

 

 

 

Diario di viaggio: Madagascar – Giorno 4

Dopo aver dormito bene, la mattina inizia fin troppo presto! La quarta giornata è una delle giornate che più ho apprezzato in questo viaggio. Alle 9:00 il furgone è già pronto, direzione Ambalavao!

Diario Madagascar

Il cielo è terso e il paesaggio intorno a noi cambia man mano che ci avviciniamo alla nostra meta. Gli aridi campi lasciano il posto a numerosi terrazzamenti e il territorio diventa più collinare. Stiamo entrando nel territorio delle Montagne di Andringitra: queste montagne sono il risultato dell’evento magmatico Pan-Africano, noto ai geologi. Si tratta di una formazione granitica eccezionale, erosa e modellata dagli agenti atmosferici, che ci regala dei paesaggi mozzafiato dove possiamo distinguere vette modellate ed Inselberg. Oltre a queste montagne, un altro massiccio granitico si estende davanti a noi, i graniti Andringitreani, che coprono un’area di circa 200 x 25 chilometri ad ovest di Fianarantsoa e Ambalavao.

 

Le rocce grigie, il terreno rosso e il cielo blu creano un paesaggio davvero mozzafiato, uno spettacolo unico, sia a livello geologico che naturalistico, nonchè una manna per i miei occhi che non aspettavano altro di vedere questo spettacolo della natura: che ci posso fare, sono una naturalista di nome e di fatto. Tutti i miei compagni vedono soltanto delle rocce grigie, io ci vedo una formazione sensazionale ed immagino le associazioni mineralogiche. Altro che Sindrome di Stendhal davanti ad un quadro, a me viene davanti a simili spettacoli!

La prima tappa è il mercato del bestiame: su una collina i capi tribù e i commercianti si ritrovano per la compravendita di zebù. Ogni tribù  ha colori diversi che mostra con orgoglio grazie alle coperte con cui si adornano le spalle. Vediamo strette di mano, abbracci, contrattazioni. Ci avviciniamo e apprendiamo che il mercato è uno dei luoghi di ritrovo più importanti per tutta la comunità dei dintorni. Oltre agli anziani capitribù, vediamo anche dei giovani divertirsi con un motorino: potrebbero avere la mia età, e mi ricordano i miei coetanei.

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Mercato del bestiame

Dopo il mercato ci dirigiamo verso la riserva Anja, per vedere i lemuri, questa volta i lemuri Catta, chiamati “Maki”. La nostra guida ci porta alla scoperta della riserva, in un tour lungo l’intera giornata. I primi animali che vediamo non sono lemuri, ma sono i bellissimi Inseparabili del Madagascar (Agapornis canus), piccolo pappagallo endemico. Lo riconosco immediatamente, da pappagallara senza speranza, e spiego un po’ di cose anche alla guida, che non era preparata sull’avifauna in modo così serrato: eh va beh, devo sempre farmi notare se si parla di natura. Proseguiamo e troviamo anche un bellissimo camaleonte, un Furcifer oustaleti, anche questo endemico del Madascar!

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Agapornis canus
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Furcifer oustaleti

Ci addentriamo nella riserva, che si presenta con aree più desertiche, intervallate a zone con più alberi: è proprio sugli alberi che vediamo i primi “Maki” che si puliscono e giocano. La loro peculiarità è la caratteristica coda ad anelli, che ricorda un po’ quella dei procioni. Sono lemuri diurni, abbastanza diffusi in Madagascar. Sono arborei, ma spesso passano molto tempo a terra: anche noi li troviamo a terra, che prendono il sole su una piccola roccia, a pancia in su. Come la maggiorparte dei lemuri, viono in branchi, dove è di solito una femmina il leader del gruppo. I gruppi sono molto territoriali tra loro.

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Catta che gioca con le foglie

Continuiamo nella nostra escursione e scaliamo qualce roccia imponente con le corde e arrampicandoci: la vista è davvero unica, sembriamo così piccoli in confronto alla vastità della natura!

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Sul tetto del Madagascar

Continuiamo con la nostra escursione, e troviamo altri catta: ci guardano e chiudono gli occhi, beati, al sole. Che animali pigroni! Continuiamo e troviamo altri due camaleonti, sempre della stessa specie, ma con incredibili differenze!

 

Il nostro giro termina dopo 5 ore indimenticabili. Da Anja torniamo ad Ambalavao e decido di fare un giretto per la piccola città. Dopodichè raggiungo la mia compagna di viaggio, mia zia Gianfranca e ci riposiamo nel nostro piccolo alberghetto a bungalow, il più bello che troverò qui in Madagascar. Ambalavao è la città della Bougainvillea e il nostro piccolo alberghetto non è da meno, con delle piante imponenti, tutte fiorite!

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Tripudio di colori

Alla sera ci avviamo al piccolo ristorante dell’hotel dove mangiamo benissimo e degustiamo anche il vino locale, dato che Ambalavao è uno dei maggiori centri vitivinicoli del paese. Per finire, i miei compagni di viaggio mi fanno una bella sorpresa e fanno preparare una torta panino con la marmellata. Dopotutto, quel giorno era il mio compleanno.

Andiamo a dormire contenti e felici, soprattutto io. Questo Madagascar mi ha già rapito il cuore.

Per leggere gli altri giorni, cliccate qui sotto

Giorno 1

Giorno 2

Giorno 3

Ringrazio gli amici di CAMALEONTiamo Italia per il riconoscimento delle specie di camaleonte.