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Scoprendo Pavia: l’Orto botanico

Da grande affezionata della mia città, voglio aprire una nuova rubrica che racconti i segreti di Pavia, sempre in ottica “vagabonda”, con il mio stile.

Iniziamo con un piccolo spaccato di storia, scoprendo le radici di Ticinum Papia.

Il primo insediamento in area pavese si deve ad antiche popolazioni della Gallia, probabilmente Levi, Marici o Insubri. La città vera e propria venne però fondata dai Romani, e questo è ben evidente dalla pianta rimasta intatta, a castrum (accampamento militare). Con il declino dell’Impero Romano, la città venne saccheggiata ripetutamente fino alla conquista dei Longobardi, che nel 572 ne fecero la capitale del loro regno in ascesa: da questo momento la città assunse il nome di Papia, perdendo il toponimo di Ticinum affibiatole dai Romani.

 

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Facendo un piccolo balzo, arriviamo all’epoca di Federico Barbarossa: Pavia fu fedele all’imperatore durante le guerre con la Lega Lombarda. Successivamente venne annessa al Ducato di Milano, sotto il dominio della famiglia Visconti. E’ il 1360.

Pavia torna protagonista sulla scena europea grazie alla famosa Battaglia di Pavia, combattuta il 24 febbraio 1525 tra i Francesi e gli Imperiali spagnoli: questi ultimi furono i vincitori perché il capitano di ventura Cesare Hercolani, ferendo il cavallo del re Francesco I di Francia, ne permise la cattura, meritandosi il soprannome di vincitore di Pavia e la gratitudine dell’imperatore spagnolo Carlo V d’Asburgo.

Successivamente, la città vide molte dominazioni dal XVIII al XIX secolo: spagnoli, francesi ed austriaci se la contesero insieme ad altre grandi città lombarde, fino al 1859 quando divenne parte del Regno di Sardegna, il futuro Regno d’Italia.

Pavia è dunque una città ricca di storia e di fascino, che conserva molto bene gli antichi splendori del passato. Molti illustri personaggi sono passati da qui, tra cui Napoleone Bonaparte, Ugo Foscolo, Ada Negri, Camillo Golgi, Lazzaro Spallanzani, Maria Teresa d’Austria, e molti altri ancora. Tutti, a loro modo, hanno contribuito alla grandezza di questa città, oggi ancora molto visitatada turisti attirati dalle sue bellezze architettoniche e dai suoi monumenti.

Con questa rubrica vorrei farvi conoscere più nel dettaglio i suoi luoghi, i suoi scorci, la sua storia.

Dopo il Castello Visconteo, Piazza della Vittoria e la Basilica di San Michele, il Ponte Coperto, e le Torri medioevali, della Chiesa di Santa Maria del Carmine, ora è la volta dell’Orto botanico.

 

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Facciata dell’Orto botanico

 

Essendomi laureata in Scienze Naturali, ho studiato per 5 anni (la durata del mio percorso di studi) all’interno delle aule dell’Orto, e mi sono anche laureata proprio qui. E’ un luogo per me molto caro e che spero ogni giorni di vedere rifiorire, come le bellissime rose delle sue aiuole.

Voluto da Maria Teresa d’Austria, Imperatrice austriaca e sovrana illuminata, viene fondato nel 1773 come struttura museale dell’Università. Ancora oggi, sorge nella sede originale, sull’area dell’antica canonica lateranense di sant’Epifanio, di cui oggi rimane solo il chiostro.  L’idea originale di istituire una cattedra di botanica fu di Fulgenzio Witman e nel 1772, il conte Carlo Giuseppe di Firmian, plenipotenziario degli Asburgo per la Lombardia, consigliò di adottare come esempio per la realizzazione l’Orto botanico di Padova.

L’anno dopo i botanici Valentino Brusati e Giovanni Battista Borsieri incominciarono i lavori per la costruzione della sede e nel 1774 venne insediato il Laboratorio di Chimica. Nel 1777 arrivò all’Orto il naturalista trentino Giovanni Antonio Scopoli che assunse la sua direzione e piantò il famoso “Platano di Scopoli”. Durante la sua direzione, Scopoli intratenne moltissimi rapporti con i più importanti botanici europei, tra cui Adanson, Allioni, Arduin, Banks, Gessner, Gleditsch, Gmelin, Haller, Jacquin, Linneo.

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La riorganizzazione dell’Orto continuò anche sotto la direzione di Domenico Nocca e Giovanni Briosi, che nel 1883 aggiunse le serre calde ancora presenti. L’opera di rinnovamento terminò con la Seconda Guerra Mondiale e ad oggi non ci sono stati molti cambiamenti rispetto alla fine del 1800, puntando sempre più (ahinoi) ad un regime di risparmio economico piuttosto che di rinnovamento. Oggi il Direttore è il Professor Francesco Bracco.

Oggi l’Orto botanico fa parte del Sistema Museale di Ateneo e della Rete degli Orti Botanicidella Lombardia, partecipando alle relative attività coordinate di carattere museale, didattico e scientifico.

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L’organizzazione attuale dell’Orto è così composta:

  • collezioni viventi di piante in-situ, localizzate nella Riserva Naturale Integrale “Bosco S. Negri”, distaccata dall’Orto;
  • collezioni viventi di piante ex-situ quali il Roseto, l’Aiula del Te, la serra delle orchidee, la Serra tropicale Tomaselli, la Serra delle piante utilitarie Briosi, le Serre Scopoliane, il Platano di Scopoli, l’Arboreto, le Aiule delle piente autoctone della Pianura Lombarda;
  • collezioni di essiccati, conservate nell’erbario all’interno dell’edificio dipartimentale annesso all’Orto;
  • collezioni viventi di semi, conservate nella banca del germoplasma;
  • Centro Didattico della Riserva Naturale Integrale “Bosco S. Negri”.

La Riserva Naturale Integrale “Bosco S. Negri” è una riserva integrale, cioè con accesso consentito soltanto per motivi di studio e si trova vicino a Zerbolò (PV). Rappresenta uno degli ultimi lembi di foresta planiziale lombarda. Siccome non è visitabile, è stato istituito un centro didattico per la cittadinanza che permette di conoscere l’ambiente peculiare del bosco di pianura, le specie che lo popolano e la loro classificazione, il suo e le sue caratteristiche.

La banca del germoplasma nasce nel 2004 nell’ambito delle iniziative promesse dal Centro Regionale per la Flora Autoctona (CFA) della Regione Lombardia a tutela della flora spontanea. La banca ospita sia semi di piante autoctone che di cultivar di interesse agronomico, in particolare le Landraces, cioè le antiche varietà agricole lombarde e pavesi in particolare. La Banca collabora con altre realtà nazionali ed internazionali, in particolare con la Millenium seed Bank di Kew, in Gran Bretagna. Il resonsabile delle attività della Banca è il Professor Graziano Rossi. Per ulteriori informazioni riguardo alla Banca, cliccate qui.

L’Erbario risale al 1780 e la sua collezione è tutt’ora in incremento. L’organizzazione comprende un Erbario dedicato alle vascolari (suddiviso a sua volta in Erbario Lombardo con circa 23000 essicati, Erbario Generale e raccolte personali) e uno crittogamico (composto da raccolte Lichenologiche, Briologiche, Algologiche, Micologiche e di Myxomiceti).

L’Arboreto ospita molte specie arboree ed arbustive, tra cui il grande Platano di Scopoli, un esemplare di Platanus hybrida piantato da Scopoli nel 1778, un albero monumentale sotto stretta tutela che ad oggi arriva a misurare 55 metri di altezza e 7,30 metri di circonferenza ad un 1 metro dalla base. E’ il simbolo dell’Orto, anche se non è osservabile tutti i giorni.

 

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Il maestoso platano di Scopoli

 

All’interno delle aiuole possiamo trovare una meravigliosa collezione di azalee (Rhododendron indicum), che fioriscono in varie colorazioni in primavera e di rose suddivise in tre settori: le rose selvatiche, le rose antiche e gli ibridi moderni.

La Serra caldo umida ospita numerose specie esotiche di grandi dimensioni, quali palme, pteridofite, aracee, euforbiacee, liliacee e marantacee, mentre la Serre delle piante utilitarie ospita numerose esotiche da frutto, aromatiche, ornamentali e da legno. Le Serre scopoliane oggi sono utilizzate per scopi didattici.

All’interno dell’Orto si trovano anche un laghetto per le piante acquatiche, alcune vasche per la riproduzione della Marsilea quadrifolia e alcune statue come il “Quadrivio delle 4 stagioni”.

Non tutti sanno che l’Orto è aperto dal lunedì al giovedì, dalle ore 9:00 alle 12:30 e dalle 14:30 alle 17:00, mentre venerdì è aperto dalle 9 alle 12:30 1e la visita è gratuita.

sarebbe lunedi al giovedì dalle 9.00 – 12.30 14.30 – 17.00

Durante il weekend vengono organizzati spesso eventi, come la Mostra-Mercato delle antiche Varietà Agricole o la Festa del Roseto, sempre aperte al pubblico gratuitamente.

Se invece si volesse avere una visita guidata, sia in gruppo che con le scuole, si deve contattare l’Associazione Amici dell’Orto Botanico.

Consiglio a tutti di venire a vedere il nostro Orto Botanico, luogo di rara bellezza e ancora oggi punto di ritrovo per studiosi e appassionati, nonché polo universitario che ospita le ex-facoltà di Scienze della Natura e Biologia.

 

 

 

 

Scoprendo Pavia: la Chiesa di Santa Maria del Carmine

Da grande affezionata della mia città, voglio aprire una nuova rubrica che racconti i segreti di Pavia, sempre in ottica “vagabonda”, con il mio stile.

Iniziamo con un piccolo spaccato di storia, scoprendo le radici di Ticinum Papia.

Il primo insediamento in area pavese si deve ad antiche popolazioni della Gallia, probabilmente Levi, Marici o Insubri. La città vera e propria venne però fondata dai Romani, e questo è ben evidente dalla pianta rimasta intatta, a castrum (accampamento militare). Con il declino dell’Impero Romano, la città venne saccheggiata ripetutamente fino alla conquista dei Longobardi, che nel 572 ne fecero la capitale del loro regno in ascesa: da questo momento la città assunse il nome di Papia, perdendo il toponimo di Ticinum affibiatole dai Romani.

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Facendo un piccolo balzo, arriviamo all’epoca di Federico Barbarossa: Pavia fu fedele all’imperatore durante le guerre con la Lega Lombarda. Successivamente venne annessa al Ducato di Milano, sotto il dominio della famiglia Visconti. E’ il 1360.

Pavia torna protagonista sulla scena europea grazie alla famosa Battaglia di Pavia, combattuta il 24 febbraio 1525 tra i Francesi e gli Imperiali spagnoli: questi ultimi furono i vincitori perché il capitano di ventura Cesare Hercolani, ferendo il cavallo del re Francesco I di Francia, ne permise la cattura, meritandosi il soprannome di vincitore di Pavia e la gratitudine dell’imperatore spagnolo Carlo V d’Asburgo.

Successivamente, la città vide molte dominazioni dal XVIII al XIX secolo: spagnoli, francesi ed austriaci se la contesero insieme ad altre grandi città lombarde, fino al 1859 quando divenne parte del Regno di Sardegna, il futuro Regno d’Italia.

Pavia è dunque una città ricca di storia e di fascino, che conserva molto bene gli antichi splendori del passato. Molti illustri personaggi sono passati da qui, tra cui Napoleone Bonaparte, Ugo Foscolo, Ada Negri, Camillo Golgi, Lazzaro Spallanzani, Maria Teresa d’Austria, e molti altri ancora. Tutti, a loro modo, hanno contribuito alla grandezza di questa città, oggi ancora molto visitatada turisti attirati dalle sue bellezze architettoniche e dai suoi monumenti.

Con questa rubrica vorrei farvi conoscere più nel dettaglio i suoi luoghi, i suoi scorci, la sua storia.

Dopo il Castello Visconteo, Piazza della Vittoria e la Basilica di San Michele, il Ponte Coperto, e le Torri medioevali, ora è la volta della Chiesa di Santa Maria del Carmine.

La Chiesa di Santa Maria del Carmine è uno dei più importanti luoghi di culto di pavia ed uno dei più importanti esempi dello stile architettonico gotico lombardo.La costruzione iniziò nel 1374 ma proseguì molto a rilento dato che i Visconti erano impegnati nella costruzione della Certosa di Pavia (leggi qui il mio articolo) e venne ultimata solo nel 1461. La costruzione avvenne per opera dei carmelitani dove era già edificata la chiesa romanica dei Santi Faustino e Giovita.

Di sicuro, ciò che colpisce instantaneamente è l’imponente facciata che domina l’omonima piazza: l’ispirazione è romanica ma le deorazioni sono senza dubbio gotico-lombarde. I portali sono 6 e dividono la facciata in cinque campi verticali. La parte centrale è occupata da un grande rosone estremamente elaborato realizzato in cotto: nella parte più esterna sono raffigurate delle teste di angeli mentreai lati del rosone, nelle due nicchie si trovano le statue dell’arcangelo Gabriele e della Vergine Annunziata. Al di sopra del rosone vi è una nicchia che accoglie un bassorilievo raffigurate il Padre Eterno.

La Chiesa ha una pianta a croce latina a tre navate: la navata centrale, di altezza doppia rispetto alle minori, è suddivisa in quattro campate quadrate che, nelle navate laterali, sono suddivise a loro volta in due campatelle quadrate aperte su due cappelle sempre di pianta quadrata. Nel presbitero è collocato l’altare di marmo che ha subito un pesante intervento di restauro nel 1832 (molte parti della facciata, compresa la facciata, hanno subito dei restauri nel 1800). L’altare è sovrastato da un tempietto circolare con il Cristo trionfante. Nella parete absidale, sopra l’altare si apre una vetrata policroma raffigurante al centro la Madonna in trono con il Bambino.

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Lungo le due navate si sviluppano otto cappelle per ognuno dei due lati: per il lato destro si annoverano la Cappella del Crocifisso, la seconda Cappella, la Cappella di San Pio X, la Cappella dell’Angelo Custode, la Cappella dell’Assunta, la Cappella di Sant’Anna, l’Ex Cappella di San Giulio, la Cappella dell’Immacolata, mentre nella parte sinistra si hanno la Cappella del Battistero, la seconda Cappella, la Cappella del Beato Contardo Ferrini, la quarta Cappella, la Cappella di bernardino da Feltre, la Cappella di San Giuseppe, la Cappella di San Giovanni Bosco, la Cappella del Sacro Cuore.

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Il Campanile è risalente il 1450 ed è caratterizzato da una trifora adorna di colonne di marmo. Riccamente decorato, è uno dei simboli della città e svetta maestoso sul centro di Pavia.

Nella piazza del Carmine, proprio davanti alla facciata, si trovava la Chiesa della Santissima Trinità, oggi trasformata in appartamenti residenziali, mentre difronte alla Chiesa si trova Palazzo Langosco-Orlandi, palazzo residenziale di epoca rinascimentale.

 

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Palazzo Langosco-Orlandi.

 

 

Curiosità su Santa Maria del Carmine

  • Nel chiostro ha sede il Liceo Scientifico Taramelli.
  • La torre campanaria è la più alta di tutta la città.

 

Per visitare Pavia, puoi alloggiare presso (tutti rigorosamente provati da Donna Vagabonda!) …

Per visitare Piazza della Vittoria, puoi parcheggiare in…

  • Parcheggio Area Cattaneo (Viale Nazario Sauro)
  • Parcheggio Viale Indipendenza (Viale Indipendenza)
  • Piazza Petrarca
  • Piazza Botta
  • Piazza Ghislieri

 

Scoprendo Pavia: le torri della città

Da grande affezionata della mia città, voglio aprire una nuova rubrica che racconti i segreti di Pavia, sempre in ottica “vagabonda”, con il mio stile.

Iniziamo con un piccolo spaccato di storia, scoprendo le radici di Ticinum Papia.

Il primo insediamento in area pavese si deve ad antiche popolazioni della Gallia, probabilmente Levi, Marici o Insubri. La città vera e propria venne però fondata dai Romani, e questo è ben evidente dalla pianta rimasta intatta, a castrum (accampamento militare). Con il declino dell’Impero Romano, la città venne saccheggiata ripetutamente fino alla conquista dei Longobardi, che nel 572 ne fecero la capitale del loro regno in ascesa: da questo momento la città assunse il nome di Papia, perdendo il toponimo di Ticinum affibiatole dai Romani.

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Facendo un piccolo balzo, arriviamo all’epoca di Federico Barbarossa: Pavia fu fedele all’imperatore durante le guerre con la Lega Lombarda. Successivamente venne annessa al Ducato di Milano, sotto il dominio della famiglia Visconti. E’ il 1360.

Pavia torna protagonista sulla scena europea grazie alla famosa Battaglia di Pavia, combattuta il 24 febbraio 1525 tra i Francesi e gli Imperiali spagnoli: questi ultimi furono i vincitori perché il capitano di ventura Cesare Hercolani, ferendo il cavallo del re Francesco I di Francia, ne permise la cattura, meritandosi il soprannome di vincitore di Pavia e la gratitudine dell’imperatore spagnolo Carlo V d’Asburgo.

Successivamente, la città vide molte dominazioni dal XVIII al XIX secolo: spagnoli, francesi ed austriaci se la contesero insieme ad altre grandi città lombarde, fino al 1859 quando divenne parte del Regno di Sardegna, il futuro Regno d’Italia.

Pavia è dunque una città ricca di storia e di fascino, che conserva molto bene gli antichi splendori del passato. Molti illustri personaggi sono passati da qui, tra cui Napoleone Bonaparte, Ugo Foscolo, Ada Negri, Camillo Golgi, Lazzaro Spallanzani, Maria Teresa d’Austria, e molti altri ancora. Tutti, a loro modo, hanno contribuito alla grandezza di questa città, oggi ancora molto visitatada turisti attirati dalle sue bellezze architettoniche e dai suoi monumenti.

Con questa rubrica vorrei farvi conoscere più nel dettaglio i suoi luoghi, i suoi scorci, la sua storia.

Dopo il Castello Visconteo, Piazza della Vittoria e la Basilica di San Michele, il Ponte Coperto ora è la volta delle Torri medioevali.

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Le tre torri in Piazza Leonardo da Vinci

Pavia è chiamata anche la città delle 100 torri dato che nel Medioevo vennero erette numerosi torri e ad oggi ne rimangono sessanta, di cui solo 6 integre, sparse per il centro storico della città. Le torri sorsero nel XII secolo, quando era molto accesa la competizione tra le famiglie più potenti della città: la funzione era di rappresentanza e per mostrare la propria potenza all’interno di un’epoca dove le famiglie facevano costruire monumenti ed edifici per mostrare il proprio prestigio. Le più famose si trovano in Piazza Leonardo da Vinci, proprio di frontre al complesso universitario più antico della città. Le tre torri sono a base quadrata di circa 5,5 metri di lato, con una muratura di laterizio punteggiata da buche pontaie. La più iconica è forse quella dell’orologio, realizzato solo tra il 1775 ed il 1792, quindi molto dopo la costruzione originale.

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Tutte le torri presentano le medesime caratteristiche: pianta quadrangolare, dimensione del lato unitaria, struttura quasi sempre in mattoni, buon sviluppo in altezza. Anche la Torre Civica di Pavia aveva le medesime caratteristiche, prima di crollare tragicamente nel 1989.

C’è una leggenda che narra l’origine delle cento Torri, leggiamola insieme:

Si racconta che un tempo esistesse una donna, una strega, che abitava in una baracca sulla riva del Ticino, nascosta dagli alberi che in quel tempo infestavano le sponde del fiume. La donna usciva solo di notte per andare alla ricerca di erbe e radici con le quali confezionava gli infusi di felicità.

Vecchia e brutta, zoppa e strabica, la sua vista produceva un senso di paura, eppure qualcuno andava a cercarla.

Donne o ragazze che si recavano da lei perché insegnasse loro il sistema per mantenersi giovani o di trovare un marito, oppure erano giovani uomini poco intraprendenti che le si rivolgevano perché li aiutasse ad accendere il cuore di qualche ragazza ritrosa.

In questi casi la vecchia strega vendeva i propri infusi.

Ogni tanto, però, arrivava anche qualche pavese di alto rango, di quelli chiamati dal popolo “i sciur dlà cità”, i quali chiedevano consigli per diventare potenti, sempre più potenti per dominare la città.

La megera li riceveva tutti, li ascoltava e tutti venivano da lei imbrogliati, ma felici ritornavano alle loro dimore: ognuno di questi credeva di essere stato il solo ad essere stato ricevuto dalla strega.

La domanda che uno si pone a questo punto è sempre: cosa diceva la strega a questi signori della città? La risposta era sempre la stessa: “chi vicino o incorporata nella propria casa avesse costruito la torre più alta avrebbe preso il dominio di Pavia e su tutti i pavesi”. Ecco che Pavia si riempì di torri e da allora prende il nome di “città dalle cento torri”.

Diciamo che c’è un fondo di verità in questa leggenda, proprio perchè le torri servivano per stabilire la supremazia e mostrare la potenza delle famiglie gentilizie.

Le Torri sono ben visibili dall’alto e si possono incontrare girovagando nel centro, procedendo dall’Università verso Corso Garibaldi.

Nelle buche pontaie trovano riparo i numerosi parrocchetti dal collare (Psittacula krameri) che si spostano per tutta la città, facendo tappa al Castello Visconteo e poi alle Torri, cantando e strillando con la loro voce acuta: uno spettacolo per tutti i pavesi e i turisti!

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I numerosi parrocchetti nelle buche pontaie

Curiosità sulle Torri Medioevali

  • Le Torri sono uno dei simboli di Pavia tanto che la città è conosviuta come la città delle 100 Torri ma non solo a Pavia troviamo le Torri con la medesima struttura: da San Gimignano a Bologna, da Asti ad Alba, le Torri hanno conquistato le città medioevali.
  • Sulle Torri di Pavia, al contrario di altre, non si può salire, a causa della ristrettezza degli interni, quindi si possono ammirare soltanto dall’esterno.

Per visitare Pavia, puoi alloggiare presso (tutti rigorosamente provati da Donna Vagabonda!) …

 

Per visitare Piazza della Vittoria, puoi parcheggiare in…

  • Parcheggio Area Cattaneo (Viale Nazario Sauro)
  • Parcheggio Viale Indipendenza (Viale Indipendenza)
  • Corso Garibaldi
  • Via Santa Clara
  • Piazza Ghislieri
  • Piazza Petrarca

 

Scoprendo Pavia: Fortunago

L’Oltrepò è un territorio ricco di storia e di fascino: tra vigneti, colline e prodotti tipici, davvero non si può non apprezzare ed amare questo territorio dalle mille e più sfaccettature. In primavera mi piace tornare sulle colline per visitare luoghi nuovi e poco conosciuti, ancora lontani da quel circuito del turismo di massa che riempie le piazze e gli alberghi, ma non meno interessanti.

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Tra le vie di Fortunago

Dopo aver visitato Zavattarello ed il suo famoso castello, questa volta vi porto a Fortunago.

Fortunago è un comune della provincia di Pavia di 370 abitanti situato sulle colline che dividono le valli della Coppa e dell’Ardivestra. Grazie alla sua architettura, è stato inserito nel circuito de i borghi più belli d’Italia.

Fortunago è noto fin dal X secolo, quando aveva signori locali vassalli del vescovo di Tortona. Nel 1164 il paese entrò a far parte del territorio soggetto alla città di Pavia. Nel XIV divenne feudo della famiglia Giorgi. Nel XV secolo il feudo passo ai Dal Verme (proprietari anche del castello di Zavattarello che porta ancora oggi il loro nome), poi a  Girolamo Riario, signore di Forlì ed Imola, e infine ai Botta che, acquisendo anche i feudi di Gravanago, Montepicco (comprendente Sant’Eusebio), Rocca Susella e Stefanago dal vescovo di Tortona (anch’egli un Botta), crearono un vasto feudo, elevato ben presto a Marchesato. Nel 1546 esso fu acquistato dai Malaspina di Oramala, già marchesi di Godiasco. Dopo altre vicende, tra cui il passaggio sotto la potente Provincia di Bobbio, nel 1859 Fortunago entrò a far parte della provincia di Pavia.

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Fortunago è un piccolo comune, che si può girare in circa due ore con calma, con piccole vie e case in pietra che ricordano i tempi passati. Arrivati all’ingresso del paese si incontra subito la piccola chiesa di Sant’Antonio, costruita nel 1500. Proseguendo, si sale verso il Municipio e verso la più grande chiesa del paese, quella di San Giorgio: purtroppo quando arrivo è chiusa e quindi non posso visitarla, peccato. Il sentiero della Rocca costeggia tutta la collina che fa da promontorio alla Chiesa e al Comune: si tratta di una passeggiata di corca 10 minuti ad anello, che riporta alla Piazza del Municipio e all’interno del paese a seconda della direzione scelta.

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Fortunago non è solo famoso per la bellezza delle sue viuzze, ma anche perchè è stato la location del film Il Capitale Umano di Paolo Virzì.

Piccola curiosità: a Fortunago è stato battuto il record di preparazione e cottura dell’agnolotto più pesante del mondo con la produzione di un agnolotto di ben 148 chilogrammi!

Scoprendo Pavia: l’Oasi di Sant’Alessio

La provincia di Pavia è ricca di bellezze naturali e di monumenti storici dal fascino immutabile. Un luogo che mi sta particolarmente a cuore e che, purtroppo, non è ancora così conosciuto, è l’Oasi di Sant’Alessio.

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L’Oasi di Sant’Alessio è un’Area naturale protetta situata a Sant’Alessio con Vialone, a pochi chilometri da Pavia, nella provincia ominima. L’Area naturale racchiuse una grande varietà di flora e fauna, non solo europea ma anche esotica. L’Oasi ospita sia animali liberi, come Ardeidi, Corvidi, Passeriformi, che animali rinchiusi in recinti e voliere.All’interno della riserva si possono intraprendere due percorsi tematici: il percorso tropicale e quello europeo.

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Il percorso tropicale ospita la stragrande maggioranza della fauna: all’interno si possono osservare insetti, pesci, rettili e uccelli, oltre che alcuni mammiferi come il bradipo didattilo (Choloepus didactylus) e l’ocelot (Leopardus pardalis). Il percorso racchiude vere e proprie aree con ricostruzioni di ambienti tropicali, con flora variegata e sfavillante, dove gli animali possono essere più a loro agio. In molti casi, come per il percorso europeo, il visitatore può interagire con fauna e flora, sempre nel rispetto di queste, cercando di arrecare il minor disturbo possibile.

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Il percorso europeo è più corto rispetto a quello tropicale ed ospita soprattutto pesci e uccelli tipici del continente europeo, come il luccio (Esox lucius) o l’airone rosso (Ardea purpurea). Rispetto al percorso tropicale, quello europeo è caratterizzato dalla presenza di capannine di osservazione e ripari sopraelevati che permettono l’osservazione in sicurezza e senza particolare disturbo degli animali.

L’Oasi di Sant’Alessio è un luogo adatto sia ai grandi che ai piccini, e permette di conoscere meglio la natura grazie alla sua struttura e ai pannelli informativi. Oltre ai percorsi, sono previste anche attività collaterali, come spettacoli di falconeria e corsi di fotografia naturalistica.

Quando si entra nell’Oasi sembra di entrare in un serraglio magico, fatto di colori e profumi, che regala emozioni e giornate indimenticabili. Da naturalista, consiglio vivamente a tutti una visita a questa area protetta, e di insegnare ai più piccoli ad apprezzare la natura e a rispettarla, in quanto è parte di tutto ciò che noi facciamo e viviamo.

Scoprendo Pavia: La Chiesa di San Michele

Da grande affezionata della mia città, voglio aprire una nuova rubrica che racconti i segreti di Pavia, sempre in ottica “vagabonda”, con il mio stile.

Iniziamo con un piccolo spaccato di storia, scoprendo le radici di Ticinum Papia.

Il primo insediamento in area pavese si deve ad antiche popolazioni della Gallia, probabilmente Levi, Marici o Insubri. La città vera e propria venne però fondata dai Romani, e questo è ben evidente dalla pianta rimasta intatta, a castrum (accampamento militare). Con il declino dell’Impero Romano, la città venne saccheggiata ripetutamente fino alla conquista dei Longobardi, che nel 572 ne fecero la capitale del loro regno in ascesa: da questo momento la città assunse il nome di Papia, perdendo il toponimo di Ticinum affibiatole dai Romani.

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Facendo un piccolo balzo, arriviamo all’epoca di Federico Barbarossa: Pavia fu fedele all’imperatore durante le guerre con la Lega Lombarda. Successivamente venne annessa al Ducato di Milano, sotto il dominio della famiglia Visconti. E’ il 1360.

Pavia torna protagonista sulla scena europea grazie alla famosa Battaglia di Pavia, combattuta il 24 febbraio 1525 tra i Francesi e gli Imperiali spagnoli: questi ultimi furono i vincitori perché il capitano di ventura Cesare Hercolani, ferendo il cavallo del re Francesco I di Francia, ne permise la cattura, meritandosi il soprannome di vincitore di Pavia e la gratitudine dell’imperatore spagnolo Carlo V d’Asburgo.

Successivamente, la città vide molte dominazioni dal XVIII al XIX secolo: spagnoli, francesi ed austriaci se la contesero insieme ad altre grandi città lombarde, fino al 1859 quando divenne parte del Regno di Sardegna, il futuro Regno d’Italia.

Pavia è dunque una città ricca di storia e di fascino, che conserva molto bene gli antichi splendori del passato. Molti illustri personaggi sono passati da qui, tra cui Napoleone Bonaparte, Ugo Foscolo, Ada Negri, Camillo Golgi, Lazzaro Spallanzani, Maria Teresa d’Austria, e molti altri ancora. Tutti, a loro modo, hanno contribuito alla grandezza di questa città, oggi ancora molto visitatada turisti attirati dalle sue bellezze architettoniche e dai suoi monumenti.

Con questa rubrica vorrei farvi conoscere più nel dettaglio i suoi luoghi, i suoi scorci, la sua storia.

Dopo il Castello Visconteo e Piazza della Vittoria, ora è la volta della Basilica di San Michele Maggiore.

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La maestosa Basilica di San Michele

La Basilica di San Michele Maggiore è un capolavoro dello stile romanico lombardo, nonché una delle principali chiese e attrazioni della città e risale ai secoli XI e XII.

La costruzione della Basilica iniziò verso la fine del XI secolo, sui resti di una prima chiesa che fu distrutta da un incendio nel 1004. La Basilica venne terminata entro l’anno 1155 dato che sappiamo che lunedì 17 aprile del suddetto anno Federico Barbarossa si fece incoronare Re d’Italia proprio all’interno di San Michele, all’età di 32 anni.

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San Michele si discosta dalle altre chiese cittadine grazie e soprattutto per via della sua architettura: la facciata è costituita da fragile pietra arenaria color ocra, che subisce imperturbabile i danni causati dal tempo e dagli agenti atmosferici. Preservare un tale monumento richiede studi ed interventi costanti, in una continua sfida tra uomo e avversità. La meravigliosa facciata è adornata da un immenso repertorio di sculture a tema sacro e profano, tra queste si possono ricordare San Michele arcangelo e il drago, Annunciazione, Madonna col bambino presenti sul portale.

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Madonna col Bambino

La conformazione architettonica prevede una pianta a croce latina con un transetto molto sviluppato. Le dimensioni sono notevoli (lunghezza: 55 metri; larghezza al transetto: 38 metri).

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L’altare maggiore risale al 1383 e all’interno di una teca riposta in questo ci sono conservate le reliquie di tre santi:

  • Sant’Ennodio
  • San Eleucadio
  • Sant’Aldo eremita

La Basilica si distingue anche per il numero di reliquie conservate non solo all’interno dell’altare maggiore, ma anche nelle cripte.

Tra queste ricordo quelle di:

  • San Massimo vescovo di Pavia
  • San Cornelio
  • San Carlo Borromeo

Oggi la Basilica è meta di molti turisti ed è uno dei simboli più famosi non solo di Pavia, ma della Lombardia tutta, grazie alle sue meravigliose peculiarità uniche e senza tempo.

Grazie alla sua posizione facilmente raggiungibile (proprio nel cuore del centro storico, collegata ad uno dei viali più belli di Pavia, Corso Garibaldi), è una delle tappe obbligate per chi vuole visitare la città.

Un gioiello raro, da preservare e rispettare.

Curiosità sulla Basilica di San Michele…

  • San Michele è una delle poche chiese in stile romanico con la facciata in arenaria ad essere giunta fino a noi
  • La Chiesa conserva in totale 235 reliquie, di cui 11 tra santi e beati
  • La Basilica vide svolgersi riti solenni e incoronazioni, tra cui ben tre incoronazioni di re italici: Berengario I (a. 888), Lodovico III (a. 900), Ugo (a. 926), Berengario II col figlio Adalberto (a. 950), Arduino d’Ivrea (a. 1002), Enrico il Santo (a. 1004) e, molto più tardi l’anno 1155 « in dominica Iubilate » Federico I, il Barbarossa.

Per visitare Pavia, puoi alloggiare presso (tutti rigorosamente provati da Donna Vagabonda!) …

Per visitare Piazza della Vittoria, puoi parcheggiare in…

  • Parcheggio Area Cattaneo (Viale Nazario Sauro)
  • Parcheggio Viale Indipendenza (Viale Indipendenza)
  • Corso Garibaldi
  • Via Santa Clara
  • Viale Giacomo Cattaneo
  • Piazza Petrarca
  • Piazza Castello

I luoghi della storia: il Castello di Montesegale

Durante le giornate del FAI di Primavera si riscoprono luoghi forse un po’ dimenticati, ma che attirano sempre molti appassionati di viaggi e di storia. E’ il caso del Castello di Montesegale, famoso in tutto l’Oltrepo e non solo.

Montesegale era, dal XI secolo, sotto la signoria del Vescovo di Tortona e fu sottoposto al dominio pavese nel 1219 da Federico II di Svevia. Succesivamente, il comune fu infeudato dai conti palatini di Lomello, del ramo di Gambarana, e la loro signoria durò, salvo qualche breve interruzione, fino alla fine del feudalesimo (1797).

Nel 1801 il territorio è annesso alla Francia napoleonica fino al 1814. Nel 1859 alla provincia di Pavia.

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Il Castello di Montesegale deve il suo aspetto alla Signoria dei Gambarana, che lo resero un punto strategico militare. Questa dimora fu teatro di numerose dispute e battaglie, che videro, quasi sempre, i Gambarana trionfare.

L’edificio, attorniato dal giardino, si trova a destra del Comune di Montesegale (Piazza ai caduti di Nassiriya). Entrati tramite il portone, si apre il cortile rustico che mette in risalto gli edifici in mattone e pietra a vista dell’ala più antica: questi edifici sono prospicenti ad una salita che conduce alla spianata superiore. All’interno del complesso si può ritrovare un piccolissimo borghetto, con un pozzo e scantinati con archinvolti.

La parte più antica è quella posta verso il mezzogiorno e la fortezza è situata sulla sinistra orografica del torrente Ardivestra.

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All’interno del castello, è ospitato un piccolo museo di arte contemporanea che organizza numerosi eventi, soprattutto per far conoscere nuovi artisti emergenti.

Oggi il Castello è proprietà della famiglia Jannuzzelli e non è visitabile se non in occasione di eventi specifici, come le Giornate di Primavera del FAI.

Purtroppo non sono consentite fotografie all’interno del Castello quindi vi propongo soltanto quelle dell’esterno.

Un luogo poco conosciuto tra le nostre colline, ma sicuramente da visitare quando è possibile, purtroppo soltanto alcuni giorni l’anno, data la sua natura di abitazione privata.

Scoprendo Pavia: Piazza della Vittoria

Da grande affezionata della mia città, voglio aprire una nuova rubrica che racconti i segreti di Pavia, sempre in ottica “vagabonda”, con il mio stile.

Iniziamo con un piccolo spaccato di storia, scoprendo le radici di Ticinum Papia.

Il primo insediamento in area pavese si deve ad antiche popolazioni della Gallia, probabilmente Levi, Marici o Insubri. La città vera e propria venne però fondata dai Romani, e questo è ben evidente dalla pianta rimasta intatta, a castrum (accampamento militare). Con il declino dell’Impero Romano, la città venne saccheggiata ripetutamente fino alla conquista dei Longobardi, che nel 572 ne fecero la capitale del loro regno in ascesa: da questo momento la città assunse il nome di Papia, perdendo il toponimo di Ticinum affibiatole dai Romani.

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Facendo un piccolo balzo, arriviamo all’epoca di Federico Barbarossa: Pavia fu fedele all’imperatore durante le guerre con la Lega Lombarda. Successivamente venne annessa al Ducato di Milano, sotto il dominio della famiglia Visconti. E’ il 1360.

Pavia torna protagonista sulla scena europea grazie alla famosa Battaglia di Pavia, combattuta il 24 febbraio 1525 tra i Francesi e gli Imperiali spagnoli: questi ultimi furono i vincitori perché il capitano di ventura Cesare Hercolani, ferendo il cavallo del re Francesco I di Francia, ne permise la cattura, meritandosi il soprannome di vincitore di Pavia e la gratitudine dell’imperatore spagnolo Carlo V d’Asburgo.

Successivamente, la città vide molte dominazioni dal XVIII al XIX secolo: spagnoli, francesi ed austriaci se la contesero insieme ad altre grandi città lombarde, fino al 1859 quando divenne parte del Regno di Sardegna, il futuro Regno d’Italia.

Pavia è dunque una città ricca di storia e di fascino, che conserva molto bene gli antichi splendori del passato. Molti illustri personaggi sono passati da qui, tra cui Napoleone Bonaparte, Ugo Foscolo, Ada Negri, Camillo Golgi, Lazzaro Spallanzani, Maria Teresa d’Austria, e molti altri ancora. Tutti, a loro modo, hanno contribuito alla grandezza di questa città, oggi ancora molto visitatada turisti attirati dalle sue bellezze architettoniche e dai suoi monumenti.

Con questa rubrica vorrei farvi conoscere più nel dettaglio i suoi luoghi, i suoi scorci, la sua storia.

Dopo il Castello Visconteo, è il momento di approfondire uno dei simboli più conosciuti di Pavia, la capitale dei Longobardi: Piazza della Vittoria.

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Piazza della Vittoria di sera

In origine Piazza Grande, rinominata “della Vittoria” dopo la Prima Guerra Mondiale, fu aperta dai Visconti alla fine XIV secolo ampliando l’area dell’antico foro romano. Oggi la piazza conserva i fasti antichi del medioevo, ed è cinta da una serie di porticati trecenteschi che delimitano la sua pianta rettangolare.

Piazza della Vittoria si trova quasi all’incrocio del Cardo (Strada Nuova) e del Decumano (Corso Cavour) ed è adiacente alla splendida Piazza Duomo.

Da sempre, la Piazza è ritrovo di persone e luogo di scambi commerciali: in origine il mercato si trovava qui (oggi è in Piazza Petrarca, non molto distante) e ancora oggi la Piazza ospita molti esercizi commerciali, fra i quali bar, ristoranti e negozi di abbigliamento.

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Oltre agli esercizi commerciali, Piazza della Vittoria ospita il Palazzo del Broletto e il palazzo gotivo “dei Diversi”, oltre che alla ex Chiesa di Santa Maria Gualtieri, oggi luogo di ritrovo per conferenze ed eventi di varia natura.

Il Broletto di Pavia risale al XII secolo e venne eretto per volere del vescovo San Damiano. La parte più antica presenta un portico sorretto da arcate a sesto acuto mentre la parte superiore, in stile rinascimentae, ospita una loggia a doppio ordine sulla quale si apre una grande sala che un tempo veniva utilizzata per le adunanze. Il famoso orologio che possiamo vedere sulla facciata risale al 1872. Durante il ventennio fascista fu la sede del Partito Fascista, mentre oggi il Broletto ospita attività ed eventi culturali, come mostre fotografiche (tra cui quella di Doisneau).

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Scrutando tra i vari palazzi si può scorgere qualche testimonianza dei tempi passati, come affreschi e dipinti antichi. Piazza della Vittoria è il luogo fulcro della vita nottura di Pavia, soprattutto d’estate, grazie ai numerosi dehors offerti dai locali. In ogni periodo dell’anno la piazza brulica di vita, grazie anche al Mercato Coperto che proprio sotto di essa ha la sua sede e che si estende fino a Piazza Cavagneria, dietro al Broletto.

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Piazza della Vittoria in bianco e nero

Curiosità su Piazza della Vittoria…

  • Da Piazza della Vittoria si può accedere al Mercato Coperto attraverso 3 ingressi
  • Piazza della Vittoria è tra le piazze più centrali di Pavia, e confina strettamente con Piazza del Duomo, Piazza Cavagneria e l’incrocio tra Strada Nuova e Corso Cavour
  • Il Broletto, in origine, era la sede del Comune.

Per visitare Pavia, puoi alloggiare presso (tutti rigorosamente provati da Donna Vagabonda!) …

Per visitare Piazza della Vittoria, puoi parcheggiare in…

  • Parcheggio Area Cattaneo (Viale Nazario Sauro)
  • Parcheggio Viale Indipendenza (Viale Indipendenza)
  • Viale XI Febbraio
  • Piazza Ghislieri
  • Viale Giacomo Cattaneo
  • Piazza Petrarca
  • Piazza Castello

Scoprendo Pavia: Il Castello Visconteo

Da grande affezionata della mia città, voglio aprire una nuova rubrica che racconti i segreti di Pavia, sempre in ottica “vagabonda”, con il mio stile.

Iniziamo con un piccolo spaccato di storia, scoprendo le radici di Ticinum Papia.

Il primo insediamento in area pavese si deve ad antiche popolazioni della Gallia, probabilmente Levi, Marici o Insubri. La città vera e propria venne però fondata dai Romani, e questo è ben evidente dalla pianta rimasta intatta, a castrum (accampamento militare). Con il declino dell’Impero Romano, la città venne saccheggiata ripetutamente fino alla conquista dei Longobardi, che nel 572 ne fecero la capitale del loro regno in ascesa: da questo momento la città assunse il nome di Papia, perdendo il toponimo di Ticinum affibiatole dai Romani.

 

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Facendo un piccolo balzo, arriviamo all’epoca di Federico Barbarossa: Pavia fu fedele all’imperatore durante le guerre con la Lega Lombarda. Successivamente venne annessa al Ducato di Milano, sotto il dominio della famiglia Visconti. E’ il 1360.

Pavia torna protagonista sulla scena europea grazie alla famosa Battaglia di Pavia, combattuta il 24 febbraio 1525 tra i Francesi e gli Imperiali spagnoli: questi ultimi furono i vincitori perché il capitano di ventura Cesare Hercolani, ferendo il cavallo del re Francesco I di Francia, ne permise la cattura, meritandosi il soprannome di vincitore di Pavia e la gratitudine dell’imperatore spagnolo Carlo V d’Asburgo.

Successivamente, la città vide molte dominazioni dal XVIII al XIX secolo: spagnoli, francesi ed austriaci se la contesero insieme ad altre grandi città lombarde, fino al 1859 quando divenne parte del Regno di Sardegna, il futuro Regno d’Italia.

Pavia è dunque una città ricca di storia e di fascino, che conserva molto bene gli antichi splendori del passato. Molti illustri personaggi sono passati da qui, tra cui Napoleone Bonaparte, Ugo Foscolo, Ada Negri, Camillo Golgi, Lazzaro Spallanzani, Maria Teresa d’Austria, e molti altri ancora. Tutti, a loro modo, hanno contribuito alla grandezza di questa città, oggi ancora molto visitatada turisti attirati dalle sue bellezze architettoniche e dai suoi monumenti.

Con questa rubrica vorrei farvi conoscere più nel dettaglio i suoi luoghi, i suoi scorci, la sua storia, cominciando dal suo simbolo storico: il Castello Visconteo.

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Il Castello Visconteo visto da Piazza Castello.

Questo Castello è stato costruito da Galeazzo II Visconti, nel 1360. Oltre al castello, ancora presente e ben conservato, si volle costruire anche un parco da caccia che si doveva estendere fino alla Certosa di Pavia: oggi i resti di questo immenso parco costituiscono il Parco della Vernavola.

Il Castello di Pavia era una splendida dimora, sede della corte dei Visconti, colta e raffinata: tutto ciò è rimarcato e confermato dalla presenza delle grandi bifore esterne e dagli affreschi delle sale interne, tutto riconducibile al gusto gotico internazionale.

 

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Questo castello era molto importante non soltanto per i Visconti, ma anche per Ludovico il Moro, che proprio qui sposò Beatrice d’Este, figlia di Ercole I d’Este, duca di Ferrara, il 17 gennaio 1491.

Nonostante le mutilazioni del 1525 a causa della Battaglia di Pavia, il castello si presenta pressoché nella sua splendida interezza, grazie anche ai restauri avvenuti tra il 1920 ed il 1930 da parte del Comune, che lo acquistò nei primi anni del 1900.

 

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Il Castello oggi ospita i musei civici ed il museo del Risorgimento, oltre che molte mostre ed eventi come concerti e festival di vario genere.

Raggiungibile da più parti della città, il Castello è circondato da un bellissimo parco su 4 lati e dal suo fossato: durante le giornate primaverili ed estive, è piacevole soffermarsi su una delle numerose panchine per leggere un bel libro o per godersi un po’ di riposo durante una passeggiata alla scoperta del centro storico. Se venite a Pavia, di certo non potete evitare questa perla della città!

Curiosità sul Castello Visconteo…

  • Il fossato del Castello ospita una delle più grandi colonie feline della città, ma avvicinare i gatti non è per nulla facile!
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Uno dei gatti della colonia felina.
  • Tra le fessure delle mura del Castello risiedono centinaia di Parrocchetti dal Collare (Psittacula Krameri): sappiate che qui, più che in ogni altro luogo di Pavia, li potrete osservare!
  • Il Parco del Castello ospita la statua di due cani da caccia.
  • Il Parco del Castello è intitolato a Papa Giovanni Paolo II, che ha visitato la città nel 1984.
  • Nel fossato del Castello si possono osservare molti resti del muro settentrionale del Castello stesso.

Per visitare Pavia, puoi alloggiare presso (tutti rigorosamente provati da Donna Vagabonda!) …

Per visitare il Castello Visconteo, puoi parcheggiare in…

  • Parcheggio Area Cattaneo (Viale Nazario Sauro)
  • Parcheggio Viale Indipendenza (Viale Indipendenza)
  • Viale XI Febbraio
  • Viale Argonne
  • Viale Giacomo Cattaneo
  • Piazza Petrarca
  • Piazza Castello