Archivi tag: Natura

Un’escursione in giornata: Casargo

Durante l’ultima estate, ho avuto modo di poter conoscere la Valsassina. Dopo Lecco, era assolutamente un obbligo “quasi morale” dover conoscere la sua valle, ricca di storia e bellezze naturali. Non potevo che iniziare da uno dei borghi più caratteristici e famosi della valle, Casargo.

 

Casargo_centro_1
Il carattestico paese di Casargo

 

Il caratteristico paese si trova disteso su di un fondovalle, con alle spalle il maestoso Monte Legnone, a 800 metri di quota s.l.m. Le sue frazioni si trovano sparse in due valli diverse, la Val Casargo e la Val Muggiasca. Il territorio di Casargo comprende anche due stazioni sciistiche abbastanza famose, l’Alpe Giumello e l’Alpe di Paglio. Dall’Alpe Giumello si può godere di una fantastica vista del bacino lariano e della sponda comasca, dopo una breve passeggiata di circa 20 minuti a passo leggero, su un sentiero quotidianamente battuto. Dall’Alpe di Paglio, partono invece numerosi trekking e scampagnate, verso il famoso Pian delle Betulle e verso le Alpi Orobie.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Giunti a Casargo, si possono degustare prelibatezze locali come i famosi formaggi della Valsassina e la polenta. Il piccolo paese si snoda in vicoletti caratteristici e prati verdi dove ancora possiamo incontrare numerose galline e capre, tra cui le famose Capre Orobiche, di cui Casargo è bandiera: ogni anno infatti, si tiene una famosa mostra su questa razza autoctona che mira a preservare e tutelare questo animale, simbolo della montagna e della vita pastorizia.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Casargo può non essere famosa come Cortina d’Ampezzo o Curmayeur, in quanto non è meta di turismo di massa e di lusso, ma è entrata a pieno titolo nei miei luoghi del cuore, grazie alle persone che me l’hanno fatta scorpire. E’ per me dunque un rifugio sicuro, un luogo di pace, dove posso dedicarmi a me stessa e dove posso riincontrare una natura rigogliosa e sempre ricca di sorprese. A Pian delle Betulle, infatti, ho trascorso un intero pomeriggio presso un piccolo laghetto, dove ho incontrato numerose specie di Odonati, le libellule, che, come il mio lettore sa, sono i miei insetti preferiti: numerose sono le specie che qui volano, e che si lasciano anche avvicinare senza troppa paura, come l’Aeshna juncea, di cui ho scattato bellissime fotografie.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Come dimenticare poi le piacevoli passeggiate nei dintorni, come all’Alpe Giumello, dove si gode di una vista davvero mozzafiato sul lago. Vicino a Casargo, inoltre, si trovano numerosi alberi pluricentenari e ben 19 monumentali censiti dalla Guardia Forestale: la prossima estate sarà l’occasione per vederli!

La pace in questi luoghi si può palpare con mano, ed è per questo che ben presto ritornerò, per godere ancora dello spettacolo che solo la Natura può offrire.

 

 

 

 

 

Il Museo del Mese: il Museo della Confluenza di Lione

Durante il mio viaggio a Lione sono riuscita a visitare moltissimi muesei e luoghi culturali. Nessuno di questi però è stato così particolare come il Museo delle Confluenze, così chiamato a causa della sua posizione, alla confluenza tra il fiume Rodano e la Saona.

 

Confluenze_copertina
I grandi reperti fossili del Museo

 

Il Museo delle Confluenze si propone di far vivere al visitatore un viaggio incredibile attarverso la storia non solo dell’uomo, ma della Terra e degli esseri viventi, in un’avventura che tocca tutti i continenti per rimanere stupiti di quanto il nostro Pianeta sia bello e variegato.

Attraverso 3 piani espositivi, di cui uno per le mostre temporanee e due per l’allestimento permanente, il museo vi proietterà in universi sconosciuti, cercando sempre di essere esplicativo e alla portata di tutti. Si scopre dunque l’origine della vita, grazie alla straordinaria storia dell’evoluzione, mostrando reperti fossili e modelli a grandezza aumentata, oltre che video interativi e pannelli dettagliati. La disposizione delle sale è diversa dall’allestimento classico, dove i reperti sono mostrati in teche più o meno grandi: al Museo delle Confluenze il visitatore è immerso in prima persona in quella che è una vera e propria esperienza didattica, dove l’uomo è non solo il protagonista, ma anche colui che deve farsi carico di amare e proteggere questa bellissima diversità di esseri viventi e forme di vita, di culture e tradizoni.

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Gli esseri viventi, umani e non, tessono nel mondo una rete di legami variegati, un ordito in cui tutto è connesso e correlato. Il percorso si sviluppa in modo naturale attraverso questi legami, rappresentati da 27 km di corde. Questa scenografia, interamente metaforica, rende inoltre tangibili i legami asimmetrici che uniscono le diverse specie del mondo vivente.

Oltre al focus sul legame degli esseri viventi, una buona parte della mostra permanente è incentrata sull’uomo e sulla sua evoluzione, con le più grandi scoperte scientifiche e meccaniche in esposizione.

 

Confluenze_1
Le scoperte tecnologiche del Museo

 

Grande spazio è dato anche alle mostre temporanee, posizionate al piano terra del Museo: con 4 spazi ampi e articolati, il Museo offre una grande varietà di esposizioni temporanee.

Durante la mia visita a luglio del 2018, sono rimasta davvero colpita dall’allestimento e dalle mostre. Con la Lyon Card sono entrata gratis (di nuovo, grande acquisto questa Lyon Card!) e sono rimasta davvero estasiata da tutto ciò che mi è stato mostrato: le mostre temporanee su Hugo Pratt, il maestro creatore di Corto Maltese, Lo Spirito del Giappone, che mostrava le tradizioni giapponesi fatte di esseri mistici e mostruosi, La Mostra sui Tuareg, con suppellettili e abiti di questa fantastica popolazione nomade, e la Mostra sugli allestimenti museali, su cosa si deve mostrare in un museo oppure no, sono state esperienze davvero uniche e assai costruttive, in spazi molto grandi e ben allestiti.

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Il Museo di trova a Lione, in 86 quai Perrache e segue i seguenti orari:

Martedì, mercoledì e venerdì 11:00 – 19:00
Giovedì 11:00 – 22:00
Sabato, Domenica e festivi 10:00 – 19:00
Chiuso il lunedì, il 1° gennaio, il 1° maggio, il 1° novembre e il 25 dicembre
Chiusura degli sportelli 18:15 | giovedì alle 21:15
Aperto il lunedì di Pasqua, 6 aprile 2015 e il lunedì di Pentecoste, 25 maggio 2015.

Il costo dei biglietti è il seguente:

Adulti tariffa piena — 9 €
Adulti a partire dalle 17:00 — 6 €
Giovani 18-25 anni impiegati — 5 €

Ingresso gratuito su presentazione di un giustificativo
Giovani fino a 18 anni, liceali, apprendisti e studenti fino a 26 anni
Tessere ICOM, stampa, guida conferenziere.

Accesso gratuito e prioritario per i detentori della Lyon City Card
Il pass cultura e tempo libero di Lione, in vendita agli sportelli del museo.

 

 

Alla scoperta della natura della Slovenia: il Lago di Bohinj

Anche quest’anno ho avuto modo di trascorrere qualche giorno in Slovenia per ammirare la natura e la bellezza di questi luoghi. Vi ho già parlato delle bellissime Cascate Savica (leggete il mio articolo cliccando qui) e adesso vi voglio parlare del Lago di Bohinj, proprio a 15 minuti dalle cascate già menzionate.

Bohinj_3
Il Lago di Bohinj

Il Lago di Bohinj è il più esteso lago sloveno permanente, contando sui suoi 4350 metri di lunghezza e una larghezza massima di 1250 metri ed è inserito all’interno del Parco Nazionale del Tricorno. Forse meno conosciuto del suo vicino Lago di Bled, Bohinj non ha però nulla da invidiare al suo “amico” più famoso: le acque cristalline solo balneabili e, grazie alla campagna turistica messa in atto dalla città, oggi anche Bohinj è una meta appetibile per vacanzieri e turisti. Bohinj in realtà non comprende solo il lago, ma anche le montagne omonime i cui si possono distinguere le cime di Črna prst (1844 m), di Rodica (1966 m) e del Vogel (1922 m), l’altipiano carsico di Komna, la vallata dei laghi del Tricorno, l’altipiano di Fusine, che si innalza sul lago, e la parte sud occidentale dell’altipiano del Pokljuka. Arrivare a Bohinj non è difficile: il Lago è raggiungibile tramite la strada che porta anche a Bled, dalla valle della Sava, oppure tramite la ferrovia dalla linea Nova Gorica-Most Na Soci- Podbrdo-Bohinisko Bistrica.

Bohinj_5
Il Ponte che attraversa il Lago di Bohinj.

Le acque limpide del lago sono l’habitat ideale di numerose specie ittiche come le trote (Salmo trutta), bottatrici (Lota lota), salmerini alpini (Salvelinus alpinus), sanguinerole (Phoxinus phoxinus) e cavedani (Squalius cephalus). Nel piccolo centro abitato di Bohinj si può riconoscere una chiesa romanica intitolata a San Giovanni Battusta e una delle statue dedicate al leggendario camoscio Zlatorog. Secondo la leggenda il camoscio ha le corna d’oro ed è accompagnato sempre da tre vergini, che sorvegliano il tesoro custodito dall’ungulato. Un giorno, un cacciatore uccise il mitico camoscio ed il sangue di Zlatorog sgorgò tra le montagne e i laghi intorno al Triglav, la più alta vetta delle Alpi Giulie. Infine, un fiore meraviglioso, nacque dal terreno e donò a Zlatorog nuova vita.

Bohinj_4
La chiesetta vista dal Lago.

A pochi chilometri dal lago di Bohinj, potrete salire sulla funivia del Vogel per ammirare questa bellissima vallata o ancora potrete visitare le Cascate Savica.

Se siete in Slovenia, non perdetevi la vista di questo meraviglioso lago, ne vale proprio la pena!

I luoghi della storia: il Monte Santo di Lussari

Durante il mio brevissimo viaggio tra Tarvisio e la Slovenia, che probabilmente ripeterò l’anno prossimo alla scoperta di nuovi luoghi, ho visitato uno dei simboli del tarvisiano e di tutto il territorio di confine: il Monte Santo di Lussari.

Lussari_5 (5)
Il Monte Lussari

Il Monte Santo di Lussari, detto anche detto anche Svete Višarje, “Le sante alture”, in sloveno, Mont Sante di Lussari in friulano e Luschariberg in tedesco è una montagna che fa parte delle Alpi Giulie. Si trova nel comune di Tarvisio, a sud della frazione di Camporosso, da cui è raggiungibile sia a piedi (tramite il sentiero del Pellegrino) che con la telecabina.

Con un’altezza di 1789 metri s.l.m. gode di una certa notorietà grazie al suo piccolo santuario, posto proprio sulla vetta del monte, costruito nel XVI secolo.

Dalla sommità del monte si gode di un grande e mozzafiato panorama: si può ammirare la conca del tarvisiano e le sue montagne circostanti, come il gruppo del Mangart e quello del Jôf di Montasio. Ancora, da qui partono numerosi sentieri escursionistici, tra cui quello che porta alla  Cima del cacciatore a 2.071 m s.l.m.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Arrivata con la telecabina, dopo circa 15 minuti di salita, partendo da 805 metri, assisto subito al meraviglioso spettacolo che il Lussari offre: il santuario la fa da protagonista, seppur così piccolo, intorno alle imponenti vette che lo circondano. La giornata è bella e la luce offre la possibilità di scattare bellissime fotografie, soprattutto in questo momento, al tramonto.

Secondo la leggenda, il Santuario venne costruito proprio qui dopo che nel 1360 si sono verificati degli eventi “miracolosi”: un pastore trova le pecore del proprio gregge inginocchiate attorno ad un cespuglio e con grande stupore si accorge che al centro del cespuglio si trova una statuetta di una Madonna col Bambino. Attonito da questo fatto, il pastore decide di consegnare la statuetta al parroco di Camporosso ma il giorno seguente la statua viene trovata di nuovo nel cespuglio e l’episodio si ripete fino ad una terza volta. A questo punto, il patriarca di Aquileia, impone la costruzione di una cappelletta, di cui oggi non ci sono più tracce. L’edificio di oggi, come ho già detto, ha origini nel XVI secolo e nel corso dei secoli ha subito alcuni danneggiamenti: nel 1807 viene colpita da un fulmine e nel 1915 venne bombardata, ma venne sempre ricostruita.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Oltre al piccolo santuario e alla relativa croce, sono sorti numerosi piccoli esercizi commerciali e ristoranti con camere annesse, dove potrete gustare specialità regionali e piatti tipici delle montagne di questi luoghi. Se volete portare a casa un ricordo poi, avete l’imbarazzo della scelta.

Il Monte Lussari viene chiamato anche il monte delle amicizie perchè da sempre è stato meta di pellegrinaggio di tre popoli: quello italiano, quello sloveno e quello tedesco, essendo proprio in corrispondenza dei confini deografici di questi paesi (almeno i confini storici, mutati nel corso del tempo).

Lussari è anche un luogo per gli amanti dello scii, grazie alla sua stazione sciistica che porta ogni anno moltissimi sportivi a cimentarsi sulle svariete piste, spesso protagoniste di campionati mondiali o Coppa Europa.

Monte Lussari è dunque un bellissima tappa per una gita fuori porta, se visitate il tarvisiano, oppure se volete godere di una dolce giornata ammaliati dalle vette più belle delle Giulie.

 

Alla scoperta della natura della Slovenia: le cascate Savica

Anche quest’anno, come ormai da 4 anni a questa parte, sono stata in Slovenia a visitare il suo entroterra. Dopo aver visto la capitale Lubiana l’anno scorso (leggete qui il mio primo articolo del Diario di viaggio), e le grotte due anni fa (leggete qui il mio racconto sulle Grotte di Postumia), quest’anno sono stata nella parte nord per visitare i laghi più famosi ed importanti: naturalmente Bled e Bohinj, ma prima di parlarvi di loro, volevo parlarvi di un luogo assolutamente magico e per molti sconosciuto: le cascate Savica.

 

Bohinj_1
Le cascate Savica

 

Le cascate Savica si trovano a circa 15 minuti di auto dal lago di Bohinj, e sono ben segnalate da questa località. Arrivarci dunque è piuttosto semplice (anche perchè la strada è una sola). Si trovano nella parte nordoccidentale della Slovenia. Si trattano di cascate alte 78 metri a doppia biforcazione (biforcazione a lettera A), alimentate da un lago carsico (il Lago Nero) che giace a 500 metri di altezza sopra alle cascate stesse.

 

Savica_2
Panorama durante la salita

 

Arrivarci non è difficile: una volta lasciata l’auto nel parcheggio a pagamento, si inizia una salita facile fino all’ingresso (anch’esso a pagamento) delle cascate. Da qui inizia una salita di più di 500 gradoni percorribile in circa mezz’ora: attenzione, i gradoni non sono proprio leggeri, ma per fortuna durante la salita sono previste alcune soste attrezzate con panchine e tavolini. Certo, chi è abituato a salire in fretta non avrà problemi, ma per gli altri ci vorrà un poco di pazienza. Consiglio di portarvi scarpe da trekkinge leggere ed una buona scorta d’acqua, alcuni passaggi non sono così semplici, soprattutto per i bambini. La salita è praticamente tutta nel bosco e mentre si sale, si possono ammirare scorci di inaudita bellezza!

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Una volta arrivati, lo spettacolo è davvero ripagante della fatica: le cascate si stagliano davanti a noi con magnificenza, e si riescono ben a fotografare nonostante non ci sia un accesso diretto (per motivi di sicurezza si può ammirare soltanto ad una distanza mantenuta da un cancello). Oltre a poterle ammirare in piedi per scattare qualche fotografia, le si può anche ammirare comodamente seduti sotto una tettoia che offre ristoro.

Le cascate sono state visitate nel tempo da illustri visitatori, come dall’arciduca Giovanni d’Asgurgo – Lorena, che le visitò nel 1807, a cui è dedicata la targa davanti alle cascate stesse, da France Prešeren e dal Barone Žiga Zois. Nel 1916 l’esercito Austro-Ungarico sostò qui durante la Prima Guerra Mondiale e costruì una base logistica e di rifornimento.

Non è difficile osservare anche la fauna che popola le cascate: se avete un buon occhio, potrete facilmente riconoscere i buffi merli acquaioli (Cinclus cinclus) e le ballerine gialle (Motacilla cinerea). Io purtroppo non avevo l’obiettivo giusto per fotografarle a dovere, ma ci ho provato 😉

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Se visitate questi luoghi, non perdetevi l’occasione di vedere le cascate Savica, che portano la loro acqua fino al lago di Bohinj, anch’esso straordinario.

Le meraviglie della natura: le Grotte di Frasassi

Durante la mia vacanza a Marotta, ho deciso di visitare l’entroterra marchigiano per scoprire alcune delle sue bellezze. E’ così dunque che ho deciso di fare tre tappe per visitare tre meraviglie: le Grotte di Frasassi, Fabriano e Urbino. In questo primo articolo vi parlerò delle Grotte di Frasassi, tra le più famose e sorprendenti d’Europa.

Frasassi_2
La Sala delle Candeline

Le Grotte di Frasassi sono delle grotte carsiche sotterranee che si trovano nelle Marche, in provincia di Ancona, sotto la pertinenza del comune di Genga, all’interno del Parco naturale regionale della Gola della Rossa e di Frasassi.

Frasassi_4
Il percorso delle grotte

Le Grotte sono state scoperte il 25 settembre del 1971 per caso, quando un gruppo di escursionisti del Gruppo Speleologico Marchigiano CAI di Ancona sentirono una corrente fredda che proveniva dal sottosuolo: gli intrepidi esploratori cercarono dunque di individuare la fonte della corrente e capirono ben presto di aver a che fare con una grotta non comune. Rolando Silvestri e la sua spedizione guidata da Giancarlo Cappanera dunque partirono per l’esplorazione ed è così che scoprirono l’Abisso Ancona, il primo antro visitabile con il giro turistico ancora oggi: si tratta di una enorme cavità che ha un’estensione di 160 x 120 metri e un’altezza di 200, dimensioni talmente ragguardevoli che il Duomo di Milano può essere contenuto senza problemi al suo interno.

Frasassi_8
L’Abisso Ancona con il “Dante”

Le esplorazioni continuarono per tutto il corso dell’anno e si scoprirono anche collegamenti tra le varie sale che pian piano “venivano allo scoperto”. E’ così che veniva battezzato tutto il complesso “Grotte di Frasassi” che ancora oggi probabilmente, come molte altre grotte corsiche, non è stato scoperto del tutto definitivamente. In data odierna il complesso è lungo più di 20 chilometri ed oltre all’Abisso Ancona sono note la “Sala delle Candeline“, forse la più famosa ed iconica, che deve il suo nome per la presenza di stalagmiti di forma cilindrica, piccole e circondate da un anello di roccia che ricorda un piatto bianco, la “Sala 200“, denominata così per la lunghezza del suo corridoio, appunto 200 metri, la “Sala dell’Orsa” per la presenza di un masso che è stato scolpito dall’acqua tanto da farlo assomigliare ad un’orsa, e d altre interessanti sale, come quella dell’Infinito, chiamata così perchè sembrava non avesse una fine quando fu scoperta.

Le grotte mantengono un clima costante durante tutto l’anno, con una temperatura di 14-15 °C ed un’umidità realtiva prossima al 100%: è per questo che viene consigliato di indossare una felpa durante la visita.

Questo slideshow richiede JavaScript.

All’interno delle Grotte si possono ammirare tre forme create da un processo di stratificazione del carbonato di calcio: le stalattiti, le stalagmiti e le cortine parietali. Ma come si formano queste meravigliose forme?

L’acqua che scorre attraverso le cavità carsiche e che discende dal terreno al sottosuolo veicola il biossido di carbonio presente nelle rocce calcaree creando un processo chimico (idrogenazione) che a sua volta porta alla creazione dell’idrogenocarbonato di calcio, un sale che esiste soltanto in soluzione: la formula del fenomeno è qui sotto riportata.

[H2O+CO2+CaCO3 = Ca(HCO3)]

Con questo fenomeno si determina il trasferimento di piccole quantità di carbonato di calcio (CaCO3) che, grazie ad uno stillicidio che dura millenni e milioni di anni, finisce per formare le concrezioni che possiamo vedere ancora oggi, con una crescita media di 1 centimetro all’anno. E’ chiaro che il processo è molto lento ed è proprio studiando le forme più grandi si può stimare quando si siano formate le prime stalattiti o stalagmiti. Le bizzarre forme che queste concrezioni assumono hanno portato gli speleologi a dare loro un nome: è così che possiamo trovare “le Canne d’organo“, la “Spada di Damocle” (la più grande stalattite, di 7,40 metri di altezza e 150 cm di diametro), la “Fetta di pancetta” (la prima cortina parietale che si vede nel tour turistico), il “Cammello” ed il “Dromedario“, giusto per annoverarne qualcuna. Oltre alle forme si trovano anche dei laghetti in cui ristagna l’acqua dello stillicidio e dei pozzi profondi anche 25 metri.

Frasassi_6
Le “Canne d’organo”

All’interno della grotta non penetra alcun tipo di luce naturale e questo ha portato allo sviluppo di una fauna e di un’ecosistema unici al mondo, come per tutte le grotte: all’interno del complesso di Frasassi si sono scoperte 67 specie tra cui alcune endemiche. Sono presenti decide di specie diverse di pipistrelli, con una colonia di oltre 12.000 miniotteri comuni (Minipterus schreibersii), il geotritone italiano (Speleomantes italicus), la salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata) e il tritone italiano (Lissotriton italicus). Di notevole importante è anche la presenza di Niphargus ictus, un piccolo crostaceo troglobio che vive nelle pozze di acqua sulfurea, e di almeno altre 2 specie del genere Niphargus (N.frasassianus, N.montanarius).

La visita alle Grotte parte ogni 10 minuti dal parcheggio convenzionato, dove si aqcuistano anche i biglietti, appena fuori dal comune di Genga, frazione di Genga stazione. Dopo aver fatto i biglietti, una navetta gratuita vi porterà direttamente alle Grotte ed una guida vi porterà alla scoperta del magnifico ambiente ipogeo. La zona della partenza del tuor è inoltre attrezzata con numerose bancarelle che vendono ricordini e souvenir, oltre che con molti baracchini che vi possono offrire pasti veloci e snack.

L’ambiente delle grotte è un’ambiente delicato, quindi come tale va rispettato e compreso: non si possono toccare le concrezioni e ci si deve attenere al rispetto delle regole sempre ed in ogni caso.

Il percorso èd è di facile accesso per tutti, sia per gli adulti che per i bambini.

Come ben sapete la vostra Donna Vagabonda non è nuova alla visita dell’ambiente di grotta (vi ricordo l’articolo sulle Grotte di Postumia) e ogni volta che posso visito volentieri le grotte: direi che Frasassi non poteva mancare nella mia lista, che ancora si deve assai arricchire!

Per scoprire di più sulle Grotte di Frasassi, visitate il sito ufficiale.

Rileva lingua
Afrikaans
Albanese
Amarico
Arabo
Armeno
Azero
Basco
Bengalese
Bielorusso
Birmano
Bosniaco
Bulgaro
Catalano
Cebuano
Ceco
Chichewa
Cinese semp
Cinese trad
Coreano
Corso
Creolo Haitiano
Croato
Curdo
Danese
Ebraico
Esperanto
Estone
Filippino
Finlandese
Francese
Frisone
Gaelico scozzese
Galiziano
Gallese
Georgiano
Giapponese
Giavanese
Greco
Gujarati
Hausa
Hawaiano
Hindi
Hmong
Igbo
Indonesiano
Inglese
Irlandese
Islandese
Italiano
Kannada
Kazako
Khmer
Kirghiso
Lao
Latino
Lettone
Lituano
Lussemburghese
Macedone
Malayalam
Malese
Malgascio
Maltese
Maori
Marathi
Mongolo
Nepalese
Norvegese
Olandese
Pashto
Persiano
Polacco
Portoghese
Punjabi
Rumeno
Russo
Samoano
Serbo
Sesotho
Shona
Sindhi
Singalese
Slovacco
Sloveno
Somalo
Spagnolo
Sundanese
Svedese
Swahili
Tagiko
Tailandese
Tamil
Tedesco
Telugu
Turco
Ucraino
Ungherese
Urdu
Usbeco
Vietnamita
Xhosa
Yiddish
Yoruba
Zulu
Afrikaans
Albanese
Amarico
Arabo
Armeno
Azero
Basco
Bengalese
Bielorusso
Birmano
Bosniaco
Bulgaro
Catalano
Cebuano
Ceco
Chichewa
Cinese semp
Cinese trad
Coreano
Corso
Creolo Haitiano
Croato
Curdo
Danese
Ebraico
Esperanto
Estone
Filippino
Finlandese
Francese
Frisone
Gaelico scozzese
Galiziano
Gallese
Georgiano
Giapponese
Giavanese
Greco
Gujarati
Hausa
Hawaiano
Hindi
Hmong
Igbo
Indonesiano
Inglese
Irlandese
Islandese
Italiano
Kannada
Kazako
Khmer
Kirghiso
Lao
Latino
Lettone
Lituano
Lussemburghese
Macedone
Malayalam
Malese
Malgascio
Maltese
Maori
Marathi
Mongolo
Nepalese
Norvegese
Olandese
Pashto
Persiano
Polacco
Portoghese
Punjabi
Rumeno
Russo
Samoano
Serbo
Sesotho
Shona
Sindhi
Singalese
Slovacco
Sloveno
Somalo
Spagnolo
Sundanese
Svedese
Swahili
Tagiko
Tailandese
Tamil
Tedesco
Telugu
Turco
Ucraino
Ungherese
Urdu
Usbeco
Vietnamita
Xhosa
Yiddish
Yoruba
Zulu

La funzione vocale è limitata a 200 caratteri

Rileva lingua
Afrikaans
Albanese
Amarico
Arabo
Armeno
Azero
Basco
Bengalese
Bielorusso
Birmano
Bosniaco
Bulgaro
Catalano
Cebuano
Ceco
Chichewa
Cinese semp
Cinese trad
Coreano
Corso
Creolo Haitiano
Croato
Curdo
Danese
Ebraico
Esperanto
Estone
Filippino
Finlandese
Francese
Frisone
Gaelico scozzese
Galiziano
Gallese
Georgiano
Giapponese
Giavanese
Greco
Gujarati
Hausa
Hawaiano
Hindi
Hmong
Igbo
Indonesiano
Inglese
Irlandese
Islandese
Italiano
Kannada
Kazako
Khmer
Kirghiso
Lao
Latino
Lettone
Lituano
Lussemburghese
Macedone
Malayalam
Malese
Malgascio
Maltese
Maori
Marathi
Mongolo
Nepalese
Norvegese
Olandese
Pashto
Persiano
Polacco
Portoghese
Punjabi
Rumeno
Russo
Samoano
Serbo
Sesotho
Shona
Sindhi
Singalese
Slovacco
Sloveno
Somalo
Spagnolo
Sundanese
Svedese
Swahili
Tagiko
Tailandese
Tamil
Tedesco
Telugu
Turco
Ucraino
Ungherese
Urdu
Usbeco
Vietnamita
Xhosa
Yiddish
Yoruba
Zulu
Afrikaans
Albanese
Amarico
Arabo
Armeno
Azero
Basco
Bengalese
Bielorusso
Birmano
Bosniaco
Bulgaro
Catalano
Cebuano
Ceco
Chichewa
Cinese semp
Cinese trad
Coreano
Corso
Creolo Haitiano
Croato
Curdo
Danese
Ebraico
Esperanto
Estone
Filippino
Finlandese
Francese
Frisone
Gaelico scozzese
Galiziano
Gallese
Georgiano
Giapponese
Giavanese
Greco
Gujarati
Hausa
Hawaiano
Hindi
Hmong
Igbo
Indonesiano
Inglese
Irlandese
Islandese
Italiano
Kannada
Kazako
Khmer
Kirghiso
Lao
Latino
Lettone
Lituano
Lussemburghese
Macedone
Malayalam
Malese
Malgascio
Maltese
Maori
Marathi
Mongolo
Nepalese
Norvegese
Olandese
Pashto
Persiano
Polacco
Portoghese
Punjabi
Rumeno
Russo
Samoano
Serbo
Sesotho
Shona
Sindhi
Singalese
Slovacco
Sloveno
Somalo
Spagnolo
Sundanese
Svedese
Swahili
Tagiko
Tailandese
Tamil
Tedesco
Telugu
Turco
Ucraino
Ungherese
Urdu
Usbeco
Vietnamita
Xhosa
Yiddish
Yoruba
Zulu

La funzione vocale è limitata a 200 caratteri

Alla scoperta della natura della Slovenia: le grotte di Postumia

Quando si pensa alla Slovenia, non si può non pensare alla sua natura rigogliosa e florida. Questo piccolo e grazioso paese è uno dei luoghi più verdi d’Europa e ospita bellezze naturali famose e nascoste. I boschi, i parchi, la fauna spettacolare, ma forse la vera bellezza si trova nel sottosuolo: con un sistema carsico che attraversa tutto il Paese dando vita a spettacolari grotte, non si può dire di aver visitato questo paese se non si è fatta una tappa ad una di esse. E’ così che la vostra Donna Vagabonda vi porta alla scoperta delle Grotte di Postumia, prima tappa della sua nuova rubrica “alla scoperta della natura della Slovenia”.

 

_MG_0278(FILEminimizer)
Le Grotte di Postumia

 

Con una profondità di 115 metri e una lunghezza di più di 20 chilometri, la grotte di Postumia sono forse le più famose di tutta la Slovenia, se non di tutta l’Europa. Sono le grotte più estese del Carso e sono ricche di stalagmiti e stalattiti che si formano attraverso processi che richiedono migliaia di anni. Queste concrezioni sono costituite da carbonato di calcio che si deposita grazie all’afflusso di acqua. La temperatura delle grotte è piuttosto bassa e la media è di 8 °C.

 

_MG_0263(FILEminimizer)
Incredibili stalagmiti e stalattiti all’interno delle grotte

 

La loro storia ha origini antiche: le grotte erano già conosviute dagli uomini preistorici che qui vi trovavano riparo. Dal XIII secolo le grotte divennero un luogo di visita ma solo nel 1689 vennero pubblicate le prime descrizioni. Nel 1872 venne costruita una rete ferroviaria a scartamento ridotto all’interno delle grotte che ancora oggi si utilizza per le visite: quelle di Postumia sono le uniche al mondo ad avere un trenino. In tutte le grotte è necessaria la presenza di una guida accompagnatrice, la visita è di circa 1 ora e mezza.

Per quanto le grotte possano sembra un ambiente ostile alla vita, in realtà si possono trovare delle specie animali formidabili che si sono adattate alla pressoché assenza di luce. L’animale più iconico è senza dubbio il Proteus anguinus, anfibio urodelo completamente acquatico che vive esclusivamente nella regione carsica. Questo animale è completamente cieco ma ha sviluppato eccenzionalmente gli altri sensi, con cui riesce a rapportarsi e ad adattarsi all’ambiente. Purtroppo non è facile da osservare e la sua natura schiva lo rende quasi mitologico.

 

_MG_0232(FILEminimizer)
Un’incredibile varietà di forme che l’acqua modella ancora oggi.

 

Ad oggi le ricerche hanno indivisuato bem 84 specie animali, di cui 36 terrestri (soprattutto insetti) e 48 acquatiche. La maggiorparte delle specie ha risentito dell’impatto turistico sulle grotte, perciò si è ritirata nelle parti non accessibili al pubblico. Tuttavia si può visitare il Vivaio del Proteus, che è aperto tutti i giorni ed ospita anche il famoso “draghetto” delle grotte.

 

_MG_0242(FILEminimizer)
Sembra quasi un paesaggio surreale…

 

La visita alle grotte è di certo emozionante, un’esperienza particolare e diversa da tutte le altre. Se non siete mai stati in una grotta, vi consiglio di iniziare proprio da Postumia, in quanto il percorso è semplice e divertente (e anche meno impegnativo rispetto a quello delle Grotte di San Canziano), inoltre potrete trovare anche un ristorante, un hotel e alcuni negozi di souvenir.

Per ulteriori informazioni rigurdanti le grotte di Postumia, visitate il sito ufficiale.

Le bellezze del Lago di Como: Lecco

Dopo Acquate (leggi qui il mio articolo), Varenna (leggi qui il mio articolo) e Vezio (leggi qui il mio articolo) non potevo non scrivere un articolo su una delle città simbolo del Lago di Como: Lecco.

 

Lecco_6
Le barche ormeggiate sul lungolago

 

Lecco , forse non famosa come Como ma altrettanto bella ed interessante, mi è cara per le mie vicende sentimentali e appena posso cerco sempre di tornarci per passeggiare tra le sue vie e per ammirare il bellissimo lago dal famoso lungolago, dove tante coppie, amici, famiglie o semplici persone passeggiano e ammirano la maestosità delle montagne e della natura tutta.

Lecco si trova nel braccio sud-orientale del Lago di Como ed è il capoluogo della Provincia omonima. Alle spalle della città si trova la Valsassina e subito dietro le Alpi Bergamasche.

Questo slideshow richiede JavaScript.

La città ha origini antiche: alcuni resti archeologici hanno dimostrato la presenza di insediamenti celtici prima dell’arrivo dei Romani. Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente i Franchi presero il controllo del castrum.

L’Imperatore Ottone I trascorse molto tempo a Lecco e dopo il suo regno, la città divenne un possesso del monastero di Sant’Ambrogio. Successivamente la città seguì le vicende storiche  dei Duchi di Milano e della Lombardia tutta.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lecco è una città famosa non solo per la presenza del meraviglioso Lago, ma perchè molti personaggi illustri sono nati e/o vissuti qui: il più illustre e senz’altro Alessandro Manzoni, che ambientò proprio in questa città e nei dintorni i suoi famosi Promessi Sposi, tanto che ancora oggi è presente la sua famosa casa, trasformata in un museo della sua vita e della sua opera più celebre. Da non dimenticare poi il celebre geologo e paleontologo Antonio Stoppani, che a lungo ha studiato le montagne che circondano la città e non solo, oltre che Antonio Ghislanzoni, giornalista e poeta.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lecco ha un grazioso e piccolo centro storico, incrocio tra le vie Bovara, Mascari e Volta, dove sono concentrati numerosi negozi, bar e ristoranti. Appena adiacente al lungolago si può trovare Piazza Cermenati, dove spesso sono presenti concerti e mercatini, e Piazza XX Settembre, il fulcro della città, con il Palazzo delle Paure, costruito tra il 1902 ed il 1905, chiamato così perchè fino al 1964 era sede dell’Intendenza di Finanza, del Catasto e della Dogana. Oggi questa architettura ospita mostre ed esposizioni temporanee e fa parte del sistema museale della città.

Sul lungolago è piacevole fare una passeggiata all’ombra dei platani, oppure incontrarsi per un aperitivo con gli amici, o semplicemente godersi la bellezza del Lago e dei monti circostanti, tra cui il San Martino. Le acque però non sono balneabili in questa zona a causa del traffico marittimo e quindi se volete fare il bagno dovrete salire un pochino, verso Lierna o Varenna stessa.

Se cercate un po’ di relax o volete fuggire al lago per qualche giorno, non fatevi scappare una bella visita a Lecco, magari con un bel giretto in barca!

 

 

 

 

 

 

 

Alla scoperta della natura della Slovenia: la nuova rubrica di Donna Vagabonda

Negli ultimi anni, sia per via dei miei studi che per piacere, mi è capitato di visitare la Slovenia e anche quest’anno non mancherò a questo appuntamento che si può quasi definire fisso.

_MG_0278
L’interno delle grotte di Postumia

La Slovenia, placido stato che confina con l’Italia, condivide con noi italiani molte tradizioni e soprattutto molta storia. Non capisco come mai, ma dai viaggiatori di solito è una meta snobbata o è un luogo “da toccata e fuga”, io invece penso che sia un Paese di rara bellezza e dal fascino indiscutibile, con i suoi edifici bianchi e con l’impronta degli antichi Imperi Centrali, con la sua natura incontaminata che non ha nulla da invidiare con i Grandi Parchi Americani, e con la gentilezza del suo popolo, che è sempre disposto a farti conoscere la cultura e le tradizioni.

Non posso dire di aver visitato tutta la Slovenia, sarebbe davvero impensabile, ma con questa rubrica voglio proporvi alcuni luoghi che mi hanno regalato emozioni davvero uniche: vi ho già raccontato del mio diario di viaggio di Lubiana (leggi qui il primo articolo) e del Castel Lueghi (leggi qui il mio articolo), dei Musei Nazionali (leggi qui e qui), ora vorrei approfondire l’aspetto più naturalistico e selvaggio di questo paese fiabesco: grotte, orsi, cavalli e tanto verde vi aspettano in questa nuova rubrica.

Continuate a seguirmi Vagabondi!

Scoprendo Pavia: l’Oasi di Sant’Alessio

La provincia di Pavia è ricca di bellezze naturali e di monumenti storici dal fascino immutabile. Un luogo che mi sta particolarmente a cuore e che, purtroppo, non è ancora così conosciuto, è l’Oasi di Sant’Alessio.

Fenicottero_1

L’Oasi di Sant’Alessio è un’Area naturale protetta situata a Sant’Alessio con Vialone, a pochi chilometri da Pavia, nella provincia ominima. L’Area naturale racchiuse una grande varietà di flora e fauna, non solo europea ma anche esotica. L’Oasi ospita sia animali liberi, come Ardeidi, Corvidi, Passeriformi, che animali rinchiusi in recinti e voliere.All’interno della riserva si possono intraprendere due percorsi tematici: il percorso tropicale e quello europeo.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Il percorso tropicale ospita la stragrande maggioranza della fauna: all’interno si possono osservare insetti, pesci, rettili e uccelli, oltre che alcuni mammiferi come il bradipo didattilo (Choloepus didactylus) e l’ocelot (Leopardus pardalis). Il percorso racchiude vere e proprie aree con ricostruzioni di ambienti tropicali, con flora variegata e sfavillante, dove gli animali possono essere più a loro agio. In molti casi, come per il percorso europeo, il visitatore può interagire con fauna e flora, sempre nel rispetto di queste, cercando di arrecare il minor disturbo possibile.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Il percorso europeo è più corto rispetto a quello tropicale ed ospita soprattutto pesci e uccelli tipici del continente europeo, come il luccio (Esox lucius) o l’airone rosso (Ardea purpurea). Rispetto al percorso tropicale, quello europeo è caratterizzato dalla presenza di capannine di osservazione e ripari sopraelevati che permettono l’osservazione in sicurezza e senza particolare disturbo degli animali.

L’Oasi di Sant’Alessio è un luogo adatto sia ai grandi che ai piccini, e permette di conoscere meglio la natura grazie alla sua struttura e ai pannelli informativi. Oltre ai percorsi, sono previste anche attività collaterali, come spettacoli di falconeria e corsi di fotografia naturalistica.

Quando si entra nell’Oasi sembra di entrare in un serraglio magico, fatto di colori e profumi, che regala emozioni e giornate indimenticabili. Da naturalista, consiglio vivamente a tutti una visita a questa area protetta, e di insegnare ai più piccoli ad apprezzare la natura e a rispettarla, in quanto è parte di tutto ciò che noi facciamo e viviamo.