Samburu National Reserve
Approdiamo ancora una volta in Africa per scoprire la prima esperienza con la savana kenyota: รจ giunto infatti il momento di tornare virtualmente alla prima riserva in cui ho alloggiato e in cui ho sperimentato l’esperienza del safari. Sto parlando della Samburu National Reserve!
Un’area protetta di ridotte dimensioni rispetto ai piรน grandi Amboseli e Tsavo Est e Tsavo Ovest, ma non meno suggestiva: la sua varietร di ecosistemi, la presenza di molti predatori e una ricchissima avifauna rendono Samburu una delle tappe obbligate per chi vuole scoprire un Kenya diverso e ricco di sorprese!
Siete pronti a partire con me?
Twende!


Cosa troverete in questo articolo
Per orientarsi
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Kenya 10-19 Luglio 2026
Un viaggio organizzato con Territori Africa con la collaborazione di Asili Adventures Safari.
Per saperne di piรน sulla riserva visitate il sito ufficiale.
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La Riserva Nazionale Samburu
La Riserva Nazionale Samburu, in inglese Samburu National Reserve, รจ un’area protetta situata nella parte centrale del Kenya, a nord del fiume Ewaso Ng’iro, al confine con la Buffalo Springs National Reserve e la Shaba National Reserve. Il suo nome deriva dall’etnia nilotica dei Samburu che abita questa zona del Paese. Nonostante le sue dimensioni la Riserva Samburu comprende diversi habitat compresi tra gli 800 metri s.l.m del fiume Ewaso Ng’iro e i 1230 metri s.l.m. del Monte Koitogor; si possono facilmente distinguere:
- Foresta rivierasca in corrispondenza del fiume
- Foresta di Palma Dom e acacia
- Savana arborea
- Savana arbustiva
- Savana piana
Ciรฒ permette un’importante varietร nella fauna: sono infatti presenti gli elefanti africani di savana (Loxodonta africana), i bufali africani (Syncerus caffer), i leoni meridionali (Panthera leo melanochaita), i leopardi (Panthera pardus pardus) e i ghepardi (Acinonyx jubatus).

Mappa di Samburu National Reserve – cortesia samburureserve.com
Storia della Riserva
La Samburu National Reserve รจ conosciuta non soltanto per la sua straordinaria biodiversitร , ma anche per una storia ricca e complessa nella quale cultura, pastorizia, ricerca scientifica e conservazione della fauna si sono intrecciate nel corso del tempo.
Questo territorio รจ infatti profondamente legato alla popolazione Samburu, un popolo di pastori seminomadi che da generazioni vive in questa regione e la cui economia tradizionale si basa soprattutto sull’allevamento di bovini, capre, pecore e cammelli. Il rapporto con il territorio e con le sue risorse รจ da sempre fondamentale per la sopravvivenza delle comunitร locali, che hanno sviluppato sistemi di spostamento stagionale proprio per adattarsi all’ariditร dell’ambiente.

La Riserva Nazionale di Samburu: ambiente di savana arbustiva e francolino golagialla
La nascita dell’area protetta, tuttavia, non fu un processo improvviso e soprattutto non puรฒ essere considerata esclusivamente come il risultato di una scelta delle comunitร locali: le prime forme di protezione della fauna risalgono infatti al periodo coloniale britannico, quando negli anni Quaranta vennero istituite diverse riserve nel Kenya settentrionale.
L’area dell’attuale Samburu National Reserve fu formalmente designata come game reserve nel 1948, all’interno del sistema di gestione delle aree faunistiche dell’epoca. Questi primi modelli di conservazione erano perรฒ molto diversi da quelli odierni e potevano entrare in conflitto con l’utilizzo tradizionale del territorio da parte delle popolazioni pastorali.
Un momento fondamentale arrivรฒ nel 1962 quando il Samburu County Council prese in considerazione la creazione di una riserva lungo il corso dell’Ewaso Ng’iro. Un ruolo importante fu svolto anche dall’Elsa Appeal, che mise a disposizione 6.000 sterline per contribuire alla realizzazione delle infrastrutture necessarie alla nuova riserva. Il contributo fu determinante per permettere la costruzione delle prime strutture e delle strade utilizzate per l’osservazione della fauna.
Con l’indipendenza del Kenya, nel 1963, la gestione passรฒ alle autoritร locali Samburu.
La storia della conservazione a Samburu รจ legata anche ad alcune figure che hanno contribuito a rendere il Kenya famoso in tutto il mondo. Tra queste troviamo George e Joy Adamson, celebri per il loro lavoro sui grandi felini e per la storia di Elsa, la leonessa resa famosa dal libro e dall’omonimo film Born Free. La loro attivitร di conservazione interessรฒ anche l’area di Samburu e le vicine Shaba e Meru, contribuendo a diffondere a livello internazionale l’attenzione verso la fauna del Kenya.
Un altro nome fondamentale รจ quello del biologo e zoologo Iain Douglas-Hamilton, pioniere nello studio scientifico degli elefanti africani. La sua attivitร di ricerca nella regione di Samburu ha permesso di studiare per decenni il comportamento, gli spostamenti e la struttura sociale degli elefanti. Nel 1993 Douglas-Hamilton fondรฒ Save the Elephants, organizzazione che ancora oggi ha a Samburu uno dei suoi principali centri di ricerca e conservazione. La riserva รจ cosรฌ diventata una sorta di laboratorio naturale per lo studio degli elefanti e degli ecosistemi delle terre aride.
Nel corso degli anni anche il turismo ha assunto un ruolo sempre piรน importante, infatti tra gli anni Ottanta e Novanta Samburu divenne una destinazione sempre piรน conosciuta per i safari e iniziarono a svilupparsi lodge e campi tendati. L’obiettivo della conservazione contemporanea รจ perรฒ quello di trovare un equilibrio tra attivitร turistica, tutela dell’ambiente e necessitร delle comunitร locali, evitando che il turismo stesso diventi una fonte di pressione eccessiva sul territorio.

Riserva Nazionale di Samburu: safari in auto e giraffa reticolata sullo sfondo
La conservazione dell’area, infatti, non si limita ai confini della Samburu National Reserve. Attorno alla riserva si รจ sviluppata una rete di community conservancies, territori nei quali le comunitร locali partecipano direttamente alla gestione delle risorse naturali e alla protezione della fauna. Questo modello rappresenta un’evoluzione importante rispetto alla conservazione “fortress“, nella quale gli animali venivano protetti attraverso la separazione dalle attivitร umane: nelle conservancies, invece, l’obiettivo รจ permettere a persone e fauna selvatica di condividere il paesaggio, garantendo contemporaneamente alle comunitร benefici economici e maggiore controllo sul proprio territorio.
Oggi Samburu National Reserve รจ quindi inserita in un ecosistema molto piรน ampio, collegato alle vicine Buffalo Springs e Shaba National Reserves e alle numerose conservancies comunitarie. Queste aree permettono alla fauna di spostarsi attraverso un paesaggio che non puรฒ essere semplicemente suddiviso in “zone per gli animali” e “zone per le persone”: molti grandi mammiferi percorrono infatti distanze considerevoli alla ricerca di acqua, cibo e territori adatti alla riproduzione. Le conservancies hanno per questo un ruolo fondamentale nel mantenimento dei corridoi ecologici e nella connessione tra gli habitat.

Il paesaggio brullo – e magnifico – della Riserva Nazionale di Samburu
I Samburu Special Five
Il fiume Ewaso Ng’iro rappresenta ancora oggi uno degli elementi fondamentali di quest’ecosistema. In una regione caratterizzata da un clima arido e dalla scarsitร d’acqua il suo corso crea una vera e propria fascia di vegetazione ripariale, offrendo nutrimento alla fauna e alle comunitร umane. Lungo il fiume si concentrano infatti numerosi animali, soprattutto durante i periodi piรน secchi, e proprio la disponibilitร d’acqua rende questa zona particolarmente importante per la biodiversitร .
Samburu รจ inoltre famosa per la presenza dei cosiddetti “Samburu Special Five“, cinque specie caratteristiche degli ecosistemi aridi del Kenya settentrionale: la giraffa reticolata (Giraffa reticulata), la zebra di Grevy (Equus grevyi), lo struzzo della Somalia (Struthio molybdophane), il gerenuk (Litocranius walleri) e l’orice beisa (Oryx beisa). La loro presenza rappresenta una delle principali peculiaritร naturalistiche della riserva, insieme a elefanti, grandi carnivori e a un’avifauna estremamente ricca: l’area ospita oltre 450 specie di uccelli, un numero sorprendente se si considera il carattere prevalentemente arido del territorio. Tra le specie piรน caratteristiche troviamo la spettacolare faraona vulturina (Acryllium vulturinum), facilmente riconoscibile per il piumaggio blu intenso, il lungo collo nudo e le caratteristiche penne bianche e nere del petto. ร una delle specie simbolo delle regioni aride dell’Africa orientale e rappresenta uno degli incontri piรน affascinanti per i birdwatcher come la vostra Vagabonda!
Le sfide di oggi della Riserva Nazionale Samburu

Samburu National Reserve, perรฒ, non รจ un eden al di fuori del mondo: cambiamento climatico, siccitร sempre piรน difficili da affrontare, perdita e frammentazione degli habitat, bracconaggio e conflitto tra esseri umani e fauna selvatica richiedono un monitoraggio costante. La scarsitร d’acqua rappresenta un problema particolarmente importante: durante le stagioni piรน secche, persone, bestiame e animali selvatici sono spinti a concentrarsi intorno alle poche fonti idriche disponibili, aumentando inevitabilmente le possibilitร di incontro e di conflitto.
Per affrontare queste problematiche vengono portati avanti programmi di educazione ambientale, monitoraggio della fauna, gestione dei pascoli, prevenzione del bracconaggio e interventi per ridurre il conflitto tra comunitร e animali selvatici. I ranger delle conservancies svolgono inoltre un ruolo fondamentale nella sorveglianza del territorio e nella raccolta di dati sulla fauna. In questo sistema la conservazione non รจ quindi soltanto responsabilitร dei parchi e dei loro ranger, ma diventa un progetto condiviso che coinvolge comunitร locali, ricercatori, organizzazioni ambientaliste, autoritร e operatori turistici.
La storia di Samburu รจ dunque anche la storia di un cambiamento: da un modello di protezione della fauna nato durante il periodo coloniale, spesso caratterizzato dalla separazione tra uomo e Natura, a una concezione sempre piรน orientata alla convivenza e alla partecipazione delle comunitร locali.
Ed รจ forse proprio questa la sfida piรน importante per il futuro di Samburu: riuscire a proteggere una biodiversitร straordinaria senza dimenticare che questo paesaggio non รจ soltanto la casa degli animali selvatici, ma anche quella delle persone che lo abitano e lo attraversano da generazioni.
La mia esperienza alla Riserva Nazionale di Samburu
Giorno 1
L’arrivo al lodge e l’incontro con un batuffolino azzurro
Nel primo pomeriggio del secondo giorno di viaggio raggiungo la Riserva Nazionale di Samburu insieme a Papร Vagabondo e al nostro instancabile e sempre gentilissimo autista Davido, il migliore che potessimo desiderare per un viaggio come quello che abbiamo vissuto in Kenya.
Dopo aver superato la Buffalo Springs National Reserve ed espletato tutte le pratiche di ingresso ci immergiamo nell’indimenticabile atmosfera di Samburu: il primo safari vero e proprio sarebbe iniziato nel tardo pomeriggio, quando gli animali sarebbero stati piรน attivi e facili da osservare.
E cosรฌ raggiungiamo il nostro alloggio, immerso nella savana della riserva, ovvero il Sopa Lodge Samburu: 15 cottage dotati di tutti i comfort necessari, spaziosi e sempre puliti in maniera impeccabile, costruiti senza deturpare il paesaggio, ma seguendo lo stile architettonico delle capanne della popolazione locale, corredati da una magnifica e rinfrescante piscina, una spaziosa zona bar e un delizioso ristorante situato proprio davanti a una pozza artificiale frequentata da molti erbivori e uccelli. Qui vengono preparati piatti seguendo le tradizioni locali, valorizzando la materia prima con ricette semplici e gustose: di sicuro uno dei migliori luoghi dove ho potuto pranzare e cenare in Kenya!
Il primo pranzo รจ stato molto veloce per la vostra Vagabonda: numerosi uccelli infatti affollavano la pozza, deliziandomi con i loro colori vivaci e i loro canti melodiosi. Insomma, mica potevo starmene in panciolle mentre l’avifauna del Kenya era proprio davanti ai miei occhi! E dunque tra un boccone e l’altro sono riuscita a immortalare parecchie specie, tra cui il piccolo e magnifico astrilde testa blu (Uraeginthus cyanocephalus), conosciuto in inglese come Cordon-bleu: mi ha sempre fatto sorridere il suo nome anglosassone e finalmente potevo osservarne alcuni in Natura. Sono piccoli, paffuti e, naturalmente, azzurri.

Astrilde testablu fotografato presso il Sopa Lodge Samburu
Dopo un fugace ma davvero rilassante tuffo in piscina siamo pronti per partire alla scoperta di Samburu: alle 16 Davido ci aspettava aitante sul mitico mezzo, una Toyota Land Cruiser verde scuro, pronto ad accompagnarci alla nostra prima avventura nella savana!
Il primo safari
Samburu mi ha subito rapita per il colore della sua vegetazione: brulla, spinosa, quasi inospitale con le sue sfumature plumbee e kaki, ma per me assolutamente irresistibile. Quell’insieme di colori riesce a donarmi una pace estrema, una sensazione di benessere e moltissima energia da poter spendere nell’osservazione della fauna selvatica.
Subito abbiamo stabilito una regola con Davido: sรฌ all’osservazione e alla ricerca degli animali, no al disturbo.
Per me รจ stata una regola imprescindibile e ho ribadito piรน volte che avrei preferito vivere qualche incontro e scattare qualche fotografia in meno piuttosto che disturbare gli animali. La pressione esercitata dai safari, in alcune aree particolarmente frequentate, puรฒ infatti diventare insostenibile: la presenza ravvicinata e prolungata dei veicoli puรฒ provocare stress, interrompere le normali attivitร degli animali e, in alcuni casi, indurli ad allontanarsi o a modificare i propri comportamenti.

Cercopiteco verde ci osserva incuriosito mentre si dร una grattatina
Il rischio รจ particolarmente evidente con i grandi predatori, che possono essere circondati da numerosi veicoli proprio mentre stanno cacciando, nutrendosi, riposando o accudendo i propri piccoli. Un animale che tenta ripetutamente di allontanarsi perchรฉ disturbato ci sta giร comunicando qualcosa: abbiamo superato il limite.
Il privilegio di poter osservare gli animali nel loro ambiente naturale non ci dร il diritto di invadere il loro spazio, interrompere le loro attivitร o pretendere che si comportino secondo le nostre esigenze fotografiche, dopotutto รจ bene ribadire come questa sia la loro terra e noi qui non siamo altro che ospiti.
Un incontro formidabile
Dopo nemmeno una mezz’ora ecco che la ricetrasmittente di Davido inizia a suonare all’impazzata: voci indistinte segnalano la presenza di qualcosa di molto importante, o di molto grosso. Il nostro driver non vuole anticiparci nulla, preferendo mantenere viva in noi la curiositร e alimentando la nostra impazienza. D’un tratto scorgiamo altre automobili correre in tutta fretta verso una destinazione e una pattuglia di ranger dร delle indicazioni a tutti chiedendo di mantenere una certa distanza per non disturbare gli animali: รจ ormai chiaro che devono esserci dei predatori, ma quali? Un leopardo? Uhm no, l’ambiente non sarebbe quello ideale vista la mancanza di alberi dove potersi arrampicare. Leoni? Puรฒ essere, perchรฉ no? Ma alla fine… ecco qualcosa di totalmente inaspettato: una femmina di ghepardo con due cuccioli di circa 6 mesi si sta riposando all’ombra di un cespuglio, sempre attenta alle scorribande delle due piccole pesti.

Mamma ghepardo e i suoi due cuccioli camminano nell’erba alta
Nonostante l’evidente distanza e l’impossibilitร di scattare fotografie valevoli sono davvero emozionata: รจ infatti la prima volta che osservo i ghepardi in Natura e poter ammirare giร il primo giorno una femmina con due cuccioli รจ davvero fenomenale, un colpo di fortuna memorabile!
Gli instancabili cuccioli corrono avanti e indietro, cimentandosi in agguati furtivi e in divertenti acrobazie, coinvolgendo anche la mamma, poco incline perรฒ al gioco e piuttosto attenta a che nessuno si avvicini troppo.
Dopo una decina di minuti la famigliola decide di sparire tra gli aridi cespugli, allontanandosi silenziosamente e con grazia.
Che incontro, che emozione… eย questo รจ solo l’inizio!
Le Regine di Samburu
Lasciata la famiglia di ghepardi, con gli occhi lucidi e il cuore che batte all’impazzata, non ci vuole molto prima che la ricetrasmittente riprenda a vociare. Con il proseguire del viaggio imparerรฒ a distinguere alcuni nomi di animali, ma per ora tutto รจ sconosciuto di questa lingua cosรฌ musicale quale รจ lo Swahili. Fatto sta che Davido inverte la marcia per accompagnarci verso la prossima “caccia” (fotografica, รจ ovvio!).
Non lontano dal fiume Ewaso Ng’iro, sopra ad un terrazzamento, c’รจ un branco in movimento: leonesse!
Ebbene sรฌ, ecco il primo incontro con il predatore piรน iconico di tutta l’Africa: un pride di sette leonesse e un giovanissimo maschio, non ancora contraddistinto dalla presenza della criniera, si sta dirigendo verso la scarpata. Totalmente incuranti delle autovetture che iniziano ad accalcarsi le fiere Regine di Samburu hanno un unico obiettivo: riposarsi all’ombra di alcuni cespugli. Con il respiro pesante, aggravato dall’aria secca e intrisa di polvere, le leonesse si posizionano sulla scarpata, mantenendo sempre il contatto visivo e sbuffando. I loro sguardi penetranti mi trafiggono anima e corpo: giovani, in salute, aitanti, le leonesse mostrano un’ottima forma. Chissร dov’รจ il maschio dominante? Il Re? Non lo abbiamo visto. Forse รจ intento a spolpare una carcassa cacciata dalle leonesse, piรน probabilmente sta sonnecchiando sornione sotto qualche acacia.

Le Regine di Samburu: leonesse al tramonto
Una brezza leggera lambisce il nobile viso dei felini, mimetizzati completamente dall’erba alta. Il loro sguardo, verso l’infinito della savana, sembra comunicare speranza verso il futuro: il numero dei leoni รจ fortemente diminuito nel corso dell’ultimo secolo in gran parte del continente africano e la specie continua ad affrontare numerose minacce. Tra queste vi sono soprattutto la perdita e la frammentazione degli habitat, la diminuzione delle prede selvatiche e il conflitto con le comunitร umane; a queste si aggiungono poi il bracconaggio e il commercio illegale.

L’attesa – leonesse alla Riserva di Samburu
La progressiva trasformazione e frammentazione degli habitat puรฒ infatti spingere i leoni a vivere sempre piรน vicino agli insediamenti umani. In queste aree, oltre alle prede selvatiche, possono incontrare il bestiame allevato dalle comunitร locali, come bovini, capre e pecore. La predazione del bestiame puรฒ dunque provocare la reazione dei pastori e portare all’uccisione dei grandi felini per ritorsione, alimentando un circolo vizioso che rende ancora piรน difficile la loro conservazione.

Osservando l’orizzonte – leonesse a Samburu
Per questo motivo una parte sempre piรน importante dei programmi di conservazione mira non soltanto a proteggere i leoni, ma anche a ridurre le occasioni di conflitto con le comunitร locali. Il monitoraggio degli animali attraverso radiocollari, la presenza di ranger e community scouts, l’educazione alla conservazione e il coinvolgimento diretto delle popolazioni sono strumenti fondamentali per comprendere gli spostamenti dei predatori e intervenire prima che si verifichino situazioni problematiche. A Samburu programmi di ricerca hanno coinvolto anche guerrieri Samburu nella sorveglianza e nella tutela dei leoni che si spostano al di fuori delle aree protette.

Riserva Nazionale Samburu: una guida รจ pronta a immortalare le leonesse
L’obiettivo รจ quindi quello di interrompere il circolo vizioso tra predazione del bestiame e uccisione dei predatori, favorendo una convivenza possibile tra fauna selvatica e comunitร pastorali. Le community conservancies rappresentano proprio uno degli strumenti piรน importanti in questa direzione: mantenere aperti i corridoi faunistici e coinvolgere direttamente le popolazioni nella gestione del territorio permette infatti di proteggere contemporaneamente la fauna, le risorse naturali e i mezzi di sussistenza delle comunitร locali.
Cosรฌ come sono giunte ai nostri occhi, eccole che piano piano si allontanano verso un boschetto di acacie: le lasciamo alla loro marcia silenziosa e solenne.

Giovane leonessa osserva le automobili
Indimenticabile finale
ร quasi il tramonto e ancora non sono sazia di Natura: come giร vi raccontavo durante il mio viaggio in Uganda, il safari รจ come una droga e “piรน animali vedi e piรน ne vuoi vedere”. ร cosรฌ che, non molto distanti dal branco di leonesse, incontriamo una mandria di elefanti, con alcuni piccoli intenti a cibarsi. Alcuni di loro mettono in atto un comportamento piuttosto particolare: afferrano e distruggono i nidi degli uccelli tessitori, arrivando talvolta a estrarne il contenuto. Si tratta di un comportamento osservato e documentato in diverse popolazioni di elefanti, ma le sue motivazioni non sono ancora del tutto chiare. ร stato ipotizzato che gli elefanti possano essere interessati alle uova o ad altri materiali presenti nei nidi, eventualmente anche per integrare alcuni nutrienti e minerali, ma non esiste una spiegazione univoca e definitivamente accertata.

Elefante si ciba di nidi di tessitori
Ancora una volta osservare un comportamento simile nel suo ambiente naturale ci ricorda quanto siano complessi gli ecosistemi e quanto, nonostante decenni di studi, siano ancora numerosi i comportamenti animali che attendono di essere completamente compresi.
Ci attardiamo a fotografare alcune faraone vulturine e il Sole ormai รจ tramontato: รจ ora dunque di ritornare presso il lodge ma…
Un momento.
C’รจ qualcosa proprio sulla strada verso il Sopa: un’altra jeep turistica รจ ferma proprio in mezzo al sentiero. Non riusciamo a superarla e Davido non riesce a carpire il motivo per cui si sia fermata proprio davanti a noi. Come due falchi io e Papร Vagabondo puntiamo l’obiettivo, cercando di capire a cosa siano rivolti gli scatti concitati dei turisti di fronte a noi
D’un tratto tra i cespugli si muove qualcosa, molto lontano: si tratta di un incontro molto fortunato con una Iena striata sudanese (Hyaena hyaena dubbah)!
Un esemplare solitario probabilmente uscito dalla sua tana al calar della luce, in caccia o in perlustrazione: purtroppo non sono riuscita a realizzare scatti definiti dell’esemplare, ma averla vista per pochi secondi mi ha comunque molto emozionata! Secondo Davido siamo stati davvero molto fortunati e per lui รจ paragonabile all’incontro con un caracal (uno dei miei felini preferiti, che non ho mai avuto l’opportunitร di osservare in Natura).
Questo momento sancisce definitivamente la fine del primo giorno di safari: si poteva fare meglio? Direi proprio di no!

Iena striata tra i cespugli spinosi
Giorno 2
Il risveglio di Samburu
Ore 4.50, suona la sveglia: รจ ora di un nuovo giorno dedicato al safari!
Dopo un’abbondante colazione alle 5:30 siamo pronti a partire per “catching new unforgettable memories!” come dice sempre il nostro carissimo Davido!
Il Sole fa capolino sugli irti cespugli di Samburu, annunciando un nuovo giorno di sopravvivenza, di caccia, di fuga e di ricerca. La savana non dorme mai e giร a quest’ora possiamo ammirare i bizzarri gerenuk in piedi sulle zampe posteriori intenti a strappare e a masticare i germogli piรน teneri. Qualche giraffa solitaria si aggira nel bush, i velocissimi dik-dik sfrecciano tagliandoci la strada e sparendo tra le piante spinose della riserva. Numerosi buceretti beccogiallo orientali (Tockus flavirostris) fanno la spola sulle fronde piรน alte.
Decidiamo di avventurarci in una zona scoscesa chiamata Soroi Larsens, dove l’auto รจ messa a dura prova a causa del pietrisco sulla strada. Siamo in alto, ai piedi delle montagne e il paesaggio รจ qualcosa di sensazionale: le sfumature grigio-kaki tingono la vallata, creando un ambiente primordiale, inospitale per uno sguardo disattento, ma brulicante di vita: quella piccola, indiscreta, degli animali che qui si sono adattati, come numerosi uccelli tessitori (Ploceus sp.) o il pigliamosche grigio africano (Bradornis microrhynchus).
Una speranza per il futuro
Pian piano scendiamo verso il fiume e proprio davanti ai nostri occhi increduli ci ritroviamo davanti la famiglia di ghepardi che abbiamo osservato il giorno prima.
Lรฌ, soli con lei.
Nessun altro.
Rimaniamo sbigottiti da questo incontro cosรฌ casuale e per qualche breve istante rimaniamo in silenzio a scrutarci. Mamma ghepardo, appurato che non fossimo una minaccia, con lo sguardo fisso verso di noi annusa con interesse il nostro strano e bizzarro odore. I cuccioli, dietro di lei, sembrano essere impazienti di proseguire con le loro marachelle e, non appena ricevuto il via libero dalla madre, ricominciano con buffi inseguimenti e prove di lotta che un giorno diventeranno per loro un’arma per la sopravvivenza.

Mamma Ghepardo e cucciolo
Con il cuore straripante di amore e gratitudine, i lucciconi e il respiro sospeso, osservo quella famiglia per quasi un’ora, stretta nella commozione e nell’incredulitร : non solo eravamo riusciti ad osservarli il giorno precedente, ma ora la fortuna ci concedeva un incontro del tutto esclusivo. Quegli occhi aranciati con sfumature cannella, il corpo sinuoso adatto agli scatti e agli inseguimenti e quelle macchie, cosรฌ tonde e uniche per ogni mantello: come le zebre, le tigri e le giraffe anche i ghepardi hanno mantelli tutti diversi, ognuno รจ infatti รจ proprio di un determinato individuo. Penso, ancora una volta, come la Natura sia artista e maestra di qualunque talento umano.

Cucciolo di ghepardo ci scruta: che carino!
Mentre io e Papร Vagabondo siamo intenti a scattare e a riprendere quell’indimenticabile incontro Davido si premunisce di informare i ranger della posizione della famiglia, in modo da tenerla sempre sotto controllo: il ghepardo nella popolazione dell’Africa orientale attualmente ricondotta alla sottospecie Acinonyx jubatus jubatusย รจ classificato come Vulnerabile (Vulnerable) dalla IUCN. La specie deve affrontare numerose minacce, tra cui soprattutto la perdita e la frammentazione dell’habitat, la riduzione delle prede selvatiche, il conflitto con le attivitร umane e il bracconaggio.
A queste problematiche si aggiunge una caratteristica genetica particolarmente importante: il ghepardo presenta infatti una diversitร genetica estremamente bassa, dovuta a drastici cali della popolazione avvenuti nel corso della sua storia evolutiva. Questa ridotta variabilitร genetica puรฒ favorire fenomeni di consanguineitร e rappresenta una potenziale vulnerabilitร per la specie, rendendola piรน esposta agli effetti di malattie e ai cambiamenti ambientali.

Mamma ghepardo avanza
La situazione รจ ulteriormente complicata dal fatto che il ghepardo necessita di territori molto ampi e tende a vivere anche al di fuori delle aree protette, entrando cosรฌ piรน facilmente in contatto con le attivitร umane. La conservazione della specie non puรฒ quindi limitarsi alla protezione delle riserve, ma deve necessariamente comprendere anche la tutela dei corridoi faunistici e il coinvolgimento delle comunitร locali. Il nostro incontro รจ quindi davvero importante alla luce della situazione conservazionistica del ghepardo: osservare due cuccioli pieni di vita e in salute รจ un segnale incoraggiante per la sopravvivenza di questa peculiare specie.
Rari incontri
Lasciata la famiglia di ghepardi e ancora euforici per questo incontro indimenticabile scendiamo verso il fiume alla ricerca degli erbivori. Verso la zona di Elephant Bedroom รจ infatti molto facile incontrare giraffe e, appunto come indica il nome, anche gli elefanti.
Proprio prima di dirigerci verso le sponde dell’Ewaso Ng’iro incontriamo una coppia di aquile marziali (Polemaetus bellicosus) all’interno del loro imponente nido. Si tratta della piรน grande aquila africana, un magnifico rapace che puรฒ raggiungere quasi un metro di lunghezza e un’apertura alare superiore ai due metri e mezzo. ร un predatore al vertice della catena alimentare, capace di cacciare una grande varietร di prede, dai mammiferi agli uccelli fino ai rettili.

Coppia di aquile marziali
Il loro nido รจ davvero impressionante: costruito con grossi rami e rivestito internamente di materiale vegetale puรฒ raggiungere dimensioni notevoli e viene spesso riutilizzato dalla coppia per diversi anni. Le aquile marziali sono infatti territoriali e formano coppie che possono mantenere il legame per piรน stagioni riproduttive. La riproduzione รจ perรฒ piuttosto lenta: generalmente la coppia nidifica ogni due anni e la femmina depone solitamente un solo uovo, che viene incubato per circa 45-50 giorni. Il giovane rimane poi a lungo dipendente dai genitori, raggiungendo l’indipendenza soltanto dopo diversi mesi.
Proprio per queste caratteristiche, unite alla necessitร di territori molto estesi, l’aquila marziale รจ particolarmente vulnerabile alle trasformazioni dell’ambiente e alla diminuzione delle prede. La specie รจ oggi classificata Endangered (EN), In Pericolo, dalla IUCN e le sue popolazioni sono in diminuzione in diverse parti dell’Africa. La perdita e la frammentazione dell’habitat, la riduzione delle prede e il conflitto con le attivitร umane rappresentano alcune delle principali minacce.
La coppia, intenta a sistemare i rami del proprio nido, รจ molto attenta alla presenza di altri rapaci e subito si mostra infastidita dal passaggio, non lontano, di un bateleur (Terathopius ecaudatus), conosciuto anche come falco giocoliere. Anche questa spettacolare specie รจ oggi classificata Endangered (EN), In Pericolo, dalla IUCN.
Osservare contemporaneamente due grandi rapaci africani, entrambi minacciati, รจ stato uno di quegli incontri che ricordano quanto sia preziosa la biodiversitร di Samburu, ma anche quanto sia fragile. Dietro la bellezza di un volo o di un nido si nasconde infatti una storia di adattamenti, territori immensi e una sopravvivenza che, per queste magnifiche specie, รจ tutt’altro che scontata.
Questo viaggio in Kenya, come quello in Uganda, mi ha permesso di osservare numerose specie minacciate dall’estinzione e mi ritengo dunque molto fortunata ad averle potute immortalare con relativa facilitร : la mia testimonianza fotografica permette infatti di raccogliere dati preziosi per la salvaguardia di queste specie grazie alla condivisione di queste ultime sul portale INaturalist dove potete sempre trovare le mie osservazioni.
La marcia degli Elefanti
Decidiamo dunque di raggiungere il letto del fiume dove incontriamo numerose giraffe e alcuni martin pescatore testagrigia (Halcyon leucocephala) intenti a cacciare. Osserviamo un nutrito branco di elefanti dall’altra parte del fiume: almeno una ventina di esemplari di diverse etร . Decidiamo di fermarci per un po’ di tempo in quanto sembra che alcuni di essi vogliano attraversare il fiume, con buona pace di alcuni babbuini verdi molto infastiditi dalla presenza dei pachidermi: il loro vociare infatti era ben distinguibile, ma si sa che i babbuini sono molto irascibili, dunque non abbiamo dato particolare peso ai loro lamenti, cosa che nemmeno i grandi erbivori hanno fatto.

Martin pescatore testagrigia in osservazione
Dopo nemmeno dieci minuti l’imponente branco inizia la sua traversata!
Con una lunga e concitata marcia gli elefanti si mettono in fila e attraversano senza difficoltร le acque del fiume in secca, senza farsi mancare qualche momento ludico e lunghe bevute. Noi siamo lรฌ, nel posto giusto al momento giusto (e posso ben dirlo, sรฌ in Kenya รจ accaduto piรน volte, fortuna o destino? Chi lo sa…) e in men che non si dica ben 27 pachidermi marciano verso di noi, tranquilli e convinti della loro direzione.
Ci siamo dunque trovati letteralmente accerchiati dagli elefanti che incuriositi si avvicinano all’automobile: la nostra calma e il nostro silenzio li convincono subito che non siamo una minaccia. Potrebbero infatti intimidirci o addirittura caricarci visto l’altissimo numero di cuccioli nel branco, ma non lo fanno. Davido รจ pronto a indietreggiare in qualunque momento, ma gli elefanti non mostrano segni di insofferenza o di aggressivitร , dunque perchรฉ dargliene un eventuale motivo?

Branco di elefanti attraversa il fiume dirigendosi verso di noi!
Il branco รจ composto da esemplari di ogni etร , quasi tutte femmine. La matriarca, severa e possente, non ci perde mai di vista, nonostante sia impegnata a masticare le foglie coriacee degli alberi che qui formano un magnifico boschetto. I cuccioli sono invece i piรน irrequieti e spesso simulano lotte e inseguimenti, trasformando ogni momento in un’occasione di gioco.
Tra loro notiamo un cucciolo con una zampa gravemente deformata: una grande massa ricopre la tibia fino al ginocchio e gli impedisce di tenere il passo dei suoi coetanei. Nonostante l’evidente difficoltร il piccolo non viene perรฒ lasciato indietro dal branco. Al contrario le femmine adulte gli rimangono accanto, creando quasi uno scudo intorno a lui e, tra un passo e l’altro, sembrano incoraggiarlo a proseguire. Tra queste, probabilmente, c’รจ anche la madre. Con il suo passo lento e claudicante quel piccolo รจ certamente piรน vulnerabile di un individuo sano, soprattutto in presenza di predatori. Eppure il branco continua ad accompagnarlo, adattando in qualche modo i propri spostamenti alle sue difficoltร .

Gli elefanti giungono in prossimitร della nostra auto
ร uno degli aspetti piรน affascinanti della societร degli elefanti: questi animali vivono in gruppi caratterizzati da forti legami sociali e mostrano comportamenti di assistenza nei confronti degli individui in difficoltร . Non possiamo sapere cosa stesse realmente accadendo nella mente di quelle femmine, nรฉ se il loro comportamento avrebbe avuto lo stesso esito in ogni circostanza, ma osservare quel piccolo protetto e accompagnato dal branco รจ stato un momento che difficilmente dimenticheremo.
Perchรฉ, almeno quel giorno, il branco non ha lasciato indietro nessuno.
L’attacco dei giganti
Salutati gli elefanti รจ ora di tornare al lodge per pranzo: siamo talmente euforici da non provare quasi alcun appetito! Il tempo di un lauto pasto, di un tuffo in piscina e… Via, verso un nuovo safari!
Samburu ha in serbo ancora incontri straordinari: pensavamo di aver visto giร tutto ciรฒ che potevamo aspettarci, ma forse il meglio doveva ancora arrivare (giudicherete voi da questo racconto quale sia stato l’incontro piรน magico).
Chiediamo infatti a Davido di non soffermarci solo sugli animali piรน spettacolari, ma anzi di dare molto piรน risalto all’avifauna e alle interazioni comportamentali della fauna: non voglio essere solo spettatrice e cogliere lo scatto piรน iconico, ma osservare l’etologia delle specie presenti, dunque ci soffermiamo a lungo davanti a un maschio anziano di elefante mentre si diletta presso il fiume: questo mastodontico “nonno” ama tenere la proboscide attorcigliata a una delle zanne, quasi come se questa parte del corpo potesse cosรฌ riposare. La sua espressione calma, rilassata e sonnacchiosa ci mostra la sua etร : un esemplare davvero molto anziano, ma comunque ancora in forze, tanto da risalire la sponda del fiume senza affanni.

Elefante maschio anziano con “proboscide rilassata”
Dopo quest’incontro ci dirigiamo verso la bassa savana dato che si inizia a notare del movimento: alcune automobili si sono fermate per immortalare tre giraffe maschio. L’erba bassa aiuta a far risaltare la loro statura e la loro possanza. Dopo le foto di rito le auto si allontanano alla ricerca di qualcosa di forse piรน interessante, ma io chiedo a Davido di rimanere.
C’รจ qualcosa infatti che non mi convince fino in fondo: tre giraffe maschio nel fiore dell’etร cosรฌ vicine, con i loro corpo a contatto, con espressione vigile.
No, non mi convince.
E ben presto scopro di aver ragione.
Improvvisamente la piรน grande si allontana lasciando soli i due elementi piรน giovani che subito prendono a ondeggiare quasi all’unisono, fino a che…
L’attacco dei Giganti!
I due iniziano a colpirsi con il collo, dapprima con cauti movimenti, poi con sempre maggior forza e decisione. Non sono piรน cuccioli, ma probabilmente non hanno ancora raggiunto la piena maturitร , motivo per cui stanno mettendo alla prova la propria forza attraverso quello che viene chiamato necking, un comportamento caratteristico dei maschi di giraffa.
Affiancati, intrecciano e fanno oscillare i loro lunghi colli, colpendosi con la testa e con la parte superiore del corpo. A tratti sembra davvero di assistere a una sorta di incontro di lotta libera: lo schiocco sordo dei corpi che entrano in contatto, la fierezza con cui si contorcono, gli sguardi fissi l’uno sull’altro.
Il necking รจ un comportamento sociale attraverso il quale i maschi possono stabilire rapporti di dominanza e gerarchie e, negli esemplari adulti, puรฒ essere collegato anche all’accesso alle femmine. Quello a cui stiamo assistendo sembra dunque una vera e propria prova di forza: ciascuno cerca di stabilire la propria dominanza sull’altro.
L’interazione continua per almeno dieci minuti, finchรฉ l’adulto, decisamente piรน alto e vigoroso, non si interpone tra loro, quasi a fare da paciere. La sua presenza sembra interrompere per un momento il confronto, ma la tregua dura poco: lo scontro riprende ancora per altri cinque minuti, fino a quando i due contendenti decidono finalmente di lasciarsi alle spalle la disputa e si avvicinano a un cespuglio per concedersi uno spuntino.
Questo scambio di battute, duello tra due giovani giganti, รจ davvero incredibile, e poterlo osservare nella sua interezza, riuscendo anche a immortalarne ogni fase, รจ a dir poco mozzafiato!

Tre giraffe reticolate: la piรน alta fa da “paciere” tra le due dopo una sessione di necking
Orici, struzzi e…
Lasciate le giraffe ci dirigiamo quindi verso la savana arbustiva, allertati da una comunicazione con la ricetrasmittente: presso una piana arida e assolata raggiungiamo altre autovetture intente a immortalare uno splendido branco di orice beisa, un’altra specie considerata Endangered (EN), In Pericolo dalla IUCN, nonchรฉ a mio avviso la piรน elegante gazzella presente nel parco. Il branco pascola tranquillo all’ombra di alcuni radi cespugli, rimanendo sempre vigile e non distogliendo mai lo sguardo dalle autovetture: manteniamo infatti una certa distanza per evitare di spaventarli e di disturbarli, sempre mettendo al primo posto il loro benessere.

Struzzo somalo femmina cammina leggiadra tra i cespugli del bush
D’un tratto ecco un susseguirsi di comunicazioni alla radio e Davido, assicuratosi che avessimo scattato tutte le fotografie necessarie, si dirige in tutta fretta presso una zona con arbusti fitti e a foglia larga, non lontano dal fiume. Lรฌ incontra alcuni ranger che gli forniscono nuove indicazioni: ci avviciniamo dunque a uno di questi cespugli e spegniamo il motore. Con il suo fido binocolo Davido percepisce il movimento di qualcosa di grosso al di sotto delle fronde e, seppur con molta fatica, riusciamo a distinguere la nostra “nuova preda fotografica”: un leopardo adulto!
Riusciamo ad assicurarci della sua presenza solo grazie al suo respiro sonnacchioso e al movimento del suo mantello maculato. Ovviamente non volevamo disturbare il suo riposo, motivo per cui ranger e guide si organizzano allo scopo di ritornare, di tanto in tanto, a controllare se fosse ancora presente.
Nel corso della giornata saremmo tornati ben tre volte a fare visita a questo bellissimo esemplare di leopardo che non si รจ mai mosso dal suo nascondiglio, ben intento a dormire profondamente.
Nel frattempo veniamo inoltre avvertiti della presenza di un altro leopardo vicino al fiume, ma nonostante la presenza di molti ranger e di altrettante automobili non siamo cosรฌ fortunati da incontrarlo sul nostro percorso.
Ci dirigiamo dunque verso altre parti del parco dove incontriamo una magnifica coppia, un maschio e una femmina, di struzzi della Somalia (Struthio molybdophanes). Gli struzzi sono proprio buffi, con quel collo lungo e quasi completamente privo di piume e un portamento che, quando non sono intenti a correre, puรฒ apparire quasi goffo. Si muovono con un’andatura curiosamente elegante e ondeggiante, facendo oscillare il lungo collo a ogni passo.
Li osservo e non posso fare a meno di pensare che siano degni eredi del T-Rex, come se fossero giunti direttamente dal Cretaceo!
E, in un certo senso, la mia impressione non รจ poi cosรฌ lontana dalla realtร : gli uccelli discendono infatti da una linea evolutiva di dinosauri teropodi e sono gli unici dinosauri sopravvissuti all’estinzione di massa che segnรฒ la fine del Cretaceo, circa 66 milioni di anni fa. Certo lo struzzo della Somalia non รจ un “dinosauro rimasto immutato” dal Cretaceo: รจ il risultato di milioni di anni di evoluzione e di adattamenti al proprio ambiente, ma guardandolo avanzare nella savana, con quelle zampe lunghissime, il collo nudo e l’andatura inconfondibile, รจ davvero difficile non fare un piccolo viaggio indietro nel tempo!
Sorrido pensando a quanto possano essere sorprendenti i meccanismi dell’evoluzione: non esiste un progetto prestabilito, ma un continuo susseguirsi di variazioni e selezioni che, nel corso di milioni di anni, puรฒ produrre forme di vita tanto “strane” quanto perfettamente adattate al loro ambiente.
La giornata sta ormai avviandosi alla sua conclusione, il Sole infatti sta calando concedendoci gli ultimi istanti di luce. Davido non si dร perรฒ per vinto in merito al leopardo, il suo animale preferito: vuole a tutti i costi farcelo incontrare. Dal cespuglio tutto tace e con il giungere delle tenebre รจ estremamente complesso tracciare il predatore, il Principe della notte africana.
Dopo giri che sembrano non portarci da nessuna parte e con la luce ormai affievolita arriva una chiamata che fa compiere a Davido un’inversione mozzafiato: l’automobile imbocca la strada sterrata piรน comoda e alla velocitร della luce ci dirigiamo verso una radura con cespugli spinosi e bassi. C’รจ solo un’altra automobile, ma la cosa non ci stupisce dato l’orario, eppure l’emozione della nostra guida รจ palpabile.

Leopardo maschio in lontananza: dopo un giorno intero trascorso a cercarlo… Eccolo qua!
Un leopardo, un maschio adulto, nel pieno del suo vigore, improvvisamente fa capolino. Non รจ lo stesso esemplare osservato nel cespuglio, che in seguito avremmo scoperto essere una femmina, ma diverso, pronto per la caccia. La sua coda all’insรน, il suo continuo fiutare e il marcare il territorio ci indicano che il leopardo sta sottolineando chi รจ il vero “capo” di quell’area. Inoltre lo sguardo vigile e puntato verso l’orizzonte ci fa intuire il suo comportamento predatorio. Non si ferma e non si degna neppure di osservarci mentre noi, al contrario, non sappiamo piรน come immortalarlo. Le sue enormi zampe graffiano il terreno e il suo manto maculato sembra brillare con la luce della Luna. Ormai รจ buio pesto e il leopardo, cosรฌ come รจ apparso, scompare silenzioso.

Il leopardo passa per pochi istanti vicino alla nostra automobile!
Rientrati in tutta fretta al lodge le altre guide ci aspettano al parcheggio, impazienti di scoprire i frutti della nostra pazienza: alla fine ci eravamo riusciti e avevamo visto il tanto agognato leopardo. Emozionati e con il cuore palpitante mostriamo le prime fotografie di quell’incontro alle guide e loro si congratulano con noi e con Davido: siamo davvero fieri di avere lui come guida, un vero e proprio cacciatoreย di ricordi!
Giorno 3
Non รจ ancora tempo di salutarti, Samburu.
Ore 4.50, la sveglia suona di nuovo. Dovremmo essere stanchi e sonnacchiosi, ma l’adrenalina mi fa sentire totalmente sotto dose, come spesso capita durante i miei viaggi, soprattutto quelli nel Continente Vero.
Siamo giร arrivati all’ultima mattinata, alle ultime ore prima di lasciare Samburu, dove posso ben dire di aver lasciato un pezzettino di cuore. L’ultima alba a Samburu non puรฒ che regalarci un ultimo, straordinario incontro.
Dopo nemmeno mezz’ora dalla nostra partenza dal Sopa Lodge riceviamo una chiamata: Davido, in preda all’agitazione, schiaccia l’acceleratore e ci conduce a Leopard Rock per incontrare lei…
Il leopardo addormentato.
Proprio lei, ci diranno in seguito i ranger: la femmina che il giorno precedente avevamo cercato e tracciato senza successo.
E ora eccola lรฌ.

Magnifica visione del leopardo disteso sul ramo di acacia
Accoccolata su un grande tronco secco di acacia, sdraiata su un possente ramo, con lo sguardo rilassato illuminato dalle prime luci dell’alba e gli occhi ancora socchiusi, sornioni. Una splendida femmina, aitante e vigorosa.
Per un leopardo arrampicarsi sugli alberi รจ tutt’altro che un’impresa: questi magnifici felini sono eccellenti arrampicatori e utilizzano spesso i rami e le chiome degli alberi come luoghi di riposo, di osservazione e, soprattutto, come rifugio per mettere al sicuro le proprie prede dai competitori. In quella posizione, perรฒ, lei sembra semplicemente baciata dal Sole, come se fosse salita fin lassรน proprio per godersi il tepore delle prime luci del giorno.
“Non รจ ancora tempo di salutarti, Samburu“- penso tra me e me.
Dobbiamo goderci questo stupendo ultimo incontro con i felini della riserva.
Davido ringrazia calorosamente la guida che lo ha chiamato e si perde, come noi, nell’immensitร di quegli occhi color paglierino. Rimaniamo in sua compagnia per quasi mezz’ora, osservandola mentre sonnecchia placidamente, fino a quando decide di scendere e di arrampicarsi su un altro albero, piรน alto e ombreggiato, lontano dal rumore delle auto che nel frattempo iniziano ad accalcarsi.

Lo sguardo indimenticabile del leopardo
Scattiamo soltanto qualche altra fotografia e poi la lasciamo al suo meritato riposo. Ci appare evidente come cercasse un luogo piรน tranquillo nel quale potersi isolare al fine di concedersi un bel pisolino. Probabilmente aveva trascorso parte della notte a caccia e doveva aver bisogno di recuperare energie: i leopardi dopotutto sono prevalentemente notturni e crepuscolari e durante le ore piรน calde della giornata tendono a riposare.
Con il calore che aumenta e il Sole che si fa sempre piรน intenso la Principessa della Notte si ritira dunque in un luogo piรน appartato, dove poter riposare senza rinunciare alla possibilitร di monitorare ciรฒ che accade intorno a lei.
Noi, invece, ripartiamo in silenzio.
Abbiamo appena vissuto il nostro ultimo incontro con un grande felino di Samburu e, forse proprio per questo, vorremmo poter fermare il tempo.
Samburu ci ha stupito, ancora una volta.
Ci ha fatto attendere, sperare, emozionare, divertire, commuovere.
Ci ha conquistati.
Con il cuore stretto in gola e gli occhi lucidi mi volto verso quella distesa sconfinata di sagome spettrali, arsa eppure accogliente.



Bru
Una carrellata di immagini bellissime che toccano il cuore, complimenti davvero sei riuscita a catturare tutta la magia di questo luogo
Donna Vagabonda
Grazie di cuore Cinzia! Sono felice che tu abbia apprezzato le mie fotografie! ๐ฅฐ
Lisa Trevaligie Travelblog
La parte che mi ha colpito di piรน รจ il racconto degli incontri con gli animali, soprattutto quello con i ghepardi e i loro cuccioli. Si percepisce bene lโemozione di trovarsi davanti a certe scene, ma senza trasformare tutto nel solito racconto da safari perfetto. Anche il discorso sul rapporto tra turismo, animali e comunitร locali aggiunge qualcosa in piรน al viaggio. Samburu, dopo aver letto questo racconto, รจ sicuramente una di quelle destinazioni che terrei in considerazione per un futuro viaggio in Kenya.
Donna Vagabonda
Mi fa davvero piacere sapere di aver trasmesso tutta l’emozione di questi incontri nell’articolo e sono felice che tu abbia apprezzato anche la parte dedicata al turismo responsabile e alla tutela degli animali, per me sempre imprescindibile.
Sabina
Wow, che emozioni! Me le hai fatte vivere tutte col tuo bellissimo racconto! Mi sono ritrovata molto nel tuo modo di vivere il contatto con la natura e gli animali, con quella curiositร e quel rispetto che sento anche miei. ร un parco che conosco ancora solo sulla carta, ma i tuoi incontri e le tue fotografie me lo hanno fatto scoprire in modo davvero coinvolgente. Hai avuto la fortuna di fare avvistamenti incredibili e le tue foto sono davvero spettacolari. Un altro parco che entra nella mia lista ๐
Donna Vagabonda
Sono felice di avere nuovamente la conferma che siamo sulla stessa lunghezza d’onda! Samburu mi ha totalmente stregata: la sua varietร di ambienti, gli incontri indimenticabili… Samburu รจ spettacolare!
Claudia
Non conoscevo questa riserva ma ho trovato la sua storia molto interessante e soprattutto il modo in cui il rapporto tra uomo e animali si รจ evoluto nella storia. Mi รจ anche piaciuto che gli special 5 di questa riserva non siano necessariamente i big 6 classici
Donna Vagabonda
Sรฌ ha i suoi “special 5” che sono riuscita a vedere tutti, alcuni piรน volte come il gerenuk e la giraffa reticolata. Una riserva magnfica a dir poco!
Antonella Maiocchi
Ma che foto hai fatto?! Tutte bellissime, hai saputo cogliere attimi pazzeschi, bravissima. Ti invidio molto per essere riuscita a vedere lo scontro tra i maschi di giraffa, ho cercato di immaginarla molte volte.
Donna Vagabonda
Anto… Sono ancora emozionata adesso a pensarci! ร stato semplicemente magico… Ci ho lasciato il cuore! Il necking รจ stato, a dir poco, stupefacente! Mi sono proprio commossa! ๐
Paola
Che esperienza memorabile il primo safari e che fortuna nel vedere mamma ghepardo coi suoi cuccioli. Noi abbiamo scelto la Tanzania come prima volta perchรฉ รจ il paese con la piรน alta concentrazione di animali di vario tipo in tutta l’Africa, ma prima o poi arriverร anche la volta del Kenya.
Donna Vagabonda
Eravamo partiti con lo Zambia, poi abbiamo attenzionato la Tanzania e infine siamo finiti in Kenya. Insomma, tipico mio e di mio padre! La Tanzania, ovviamente, รจ nella lista!
Arianna Lombardo
L’Africa ti rapisce il cuore! Ogni volta che vedo immagini di safari, peraltro bellissime, vorrei tornare a provare quelle splendide atmosfere. La riserva vedo che offre tanti incontri, la famiglia di ghepardi top!
Donna Vagabonda
Sรฌ questa riserva offre davvero tanti incontri interessanti e siamo stati molto fortunati ad aver incrociato i ghepardi!
Grazie per l’apprezzamento alle foto!
Mama Dunia Travel
Bellissimo reportage! Samburu racconta un volto del Kenya diverso da quello delle mete piรน conosciute. Complimenti per il racconto e per le splendide immagini!
Donna Vagabonda
Sรฌ Samburu non รจ all’interno dei classici tour del Kenya, e posso dire meno male? ร un luogo eccezionale, brullo, che va oltre alla classica bellezza di riserve piรน famose. Mi รจ rimasta davvero nel cuore!
Grazie per i tuoi complimenti!