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Guida a un safari sostenibile

Africa, mia amata Africa: ormai lo sapete, io amo questo continente che definisco affettuosamente come il “Continente Vero”. Nessun altro luogo infatti mi trasmette le emozioni che provo qui: completo rilassamento e distacco da ogni preoccupazione, voglia di esplorare e di scoprire, il sentirsi piccolissimi di fronte a una Natura talmente sconfinata da dominare anima e cuore.

Viste le mie esperienze in Uganda e in Kenya in fatto di safari ho deciso di scrivere una guida a un safari sostenibile, per aiutarvi a scegliere con cognizione e criterio un’esperienza indimenticabile rispettosa dell’ambiente e delle popolazioni locali.

Siete pronti a scoprirla?

Twende!

Il safari: che cos’è e come nasce

Il termine safari indica un’escursione naturalistica in parchi, aree protette e riserve, con l’obiettivo primario di avvistare la fauna selvatica. É un termine ricorrente quando si decide di visitare l’Africa, ma può essere utilizzato anche in altri luoghi, mantenendo la sua connotazione.

Guida a un safari sostenibile: leonessa si avvicina ad un auto presso la Riserva Nazionale Masai Mara in Kenya

Guida a un safari sostenibile: leonessa si avvicina ad un auto presso la Riserva Nazionale Masai Mara in Kenya

Spesso quest’esperienza è indicata con il termine di “safari fotografico” o “fotosafari”, in quanto lo scopo è quello di avvistare e immortalare gli animali. Il termine deriva dalla lingua swahili e indica un “lungo viaggio”, significato che mantiene dato che i viaggi alla scoperta della fauna selvatica e l’esplorazione dei parchi e delle riserve può durare più giorni. Da sottolineare inoltre come il termine inglese game drive sia un sinonimo di questa particolare attività.

Come si svolge il safari

Il safari di norma si svolge di giorno, dall’alba al tramonto, con o senza pause, in fuoristrada o con piccoli pulmini 4×4. I veicoli possono essere completamente aperti, con tettuccio apribile o chiusi e ciò dipende dalle regole dei vari parchi. Di norma il safari notturno non è consentito, a meno di possedere autorizzazioni particolari o per scopo di ricerca. Il safari è condotto da una o più guide, definite driver, che dovrebbero avere una formazione specifica per questo tipo di escursione: la conoscenza dei sentieri, delle abitudini degli animali, il rispetto della popolazione, della fauna, della flora e delle regole dell’area protetta sono requisiti essenziali per definire un buon driver.

Guida a un safari sostenibile: solo i ranger sono autorizzati ad effettuare fuoripista nella maggior parte delle riserve.

Guida a un safari sostenibile: solo i ranger sono autorizzati ad effettuare fuoripista nella maggior parte delle riserve

In alcuni parchi, come l’Etosha in Namibia o la Riserva Nazionale di Samburu in Kenya, è possibile mediante richiesta di un permesso svolgere il safari in autonomia, sempre con un mezzo 4×4. In molti parchi è poi possibile trovare aree di sosta attrezzate e protette in cui scendere in sicurezza dai veicoli e consumare un pranzo al sacco all’interno di una lunch box, come per esempio nella Riserva Nazionale del Masai Mara, sempre in Kenya, o presso il Parco Nazionale Regina Elisabetta in Uganda (non lontano dalla Kyambura Gorge): spesso presso queste aree sono anche presenti dei bagni attrezzati.

É possibile svolgere anche safari a piedi o in bicicletta sempre in compagnia di guide autorizzate e ranger armati: queste esperienze non sono consentite ovunque, specialmente se la presenza di predatori o animali di grossa taglia potrebbe minacciare l’incolumità dei visitatori. Questo tipo di safari è consentito in Uganda, nel Parco Nazionale della Foresta Impenetrabile di Bwindi, presso il Parco Nazionale Mgahinga Gorilla, oppure in Madagascar.

Grazie al safari a piedi presso il Parco Nazionale Foresta Impenetrabile di Bwindi è possibile osservare in maniera ravvicinata i gorilla di montagna

Grazie al safari a piedi presso il Parco Nazionale Foresta Impenetrabile di Bwindi è possibile osservare in maniera ravvicinata i gorilla di montagna

Un’altra tipologia di safari estremamente interessante è il safari in barca sui grandi fiumi e sui laghi: è possibile infatti osservare numerose specie di uccelli e gli animali che si abbeverano sulle sponde del corso d’acqua, un momento eccezionale per ammirare una fauna variegata che svolge particolari attività o con comportamenti non facilmente osservabili altrove. Un esempio è il safari fotografico sul Nilo Bianco in Uganda.

L’impatto ambientale dei safari

L’attività del safari può avere risvolti sia positivi che negativi sull’ambiente, sulla fauna e sulla flora e sulla popolazione locale, in particolare:

Fattori positivi Fattori negativi
Conoscenza e osservazione della fauna e della flora selvatica Comportamenti scorretti dei passeggeri e/o della guida in presenza di animali selvatici
Possibilità di fotografare la fauna selvatica in maniera ravvicinata Il non rispetto delle corrette distanze che porta alla modifica dei comportamenti degli animali
Contatto con la popolazione locale Rischio di scegliere una guida estranea al contesto del safari e non adeguatamente formata
Citizen Science e raccolta dati da parte dei visitatori Scelta di tour operator non rispettosi dell’ambiente, delle tradizioni e delle popolazioni locali
Incontro con realtà attive nella salvaguardia dell’ambiente, della fauna e della flora Utilizzo di mezzi non adeguati per il safari, fuoripista non autorizzati, richiesta di ulteriori somme di denaro rispetto a quanto concordato preventivamente
Possibilità di impiego per guide e personale dei lodge costruiti all’interno delle aree protette Costruzione di strutture ricettive all’interno delle aree protette che devono essere il più possibile eco-friendly ed essere dotate di sistemi di riciclo e smaltimento dei rifiuti. Le strutture devono essere rifornite da mezzi pesanti che transitano all’interno del parco creando un impatto negativo sull’ambiente

Questi sono solo alcuni aspetti positivi e negativi che si possono riscontrare facendo un safari. Dobbiamo comunque tener presente che il safari, a prescindere, ha un impatto sull’ambiente in quanto attività umana che presuppone, nella maggior parte dei casi, l’utilizzo di un mezzo di trasporto.

Un numero eccessivo di automobili spaventa la fauna e modifica i comportamenti degli animali.

Un numero eccessivo di automobili spaventa la fauna e modifica i comportamenti degli animali

Un esempio ben documentato riguarda il disturbo delle attività da cui dipende la sopravvivenza degli animali. La presenza eccessiva di veicoli turistici può infatti interferire con la caccia dei grandi predatori, alterandone il comportamento e, in alcuni casi, riducendone il successo venatorio.

(vedi fonte)

Fonte bibliografica: Mkanda, F. X. & Chomba, C. (2009) – The effects of vehicle congestion on the environment – an EIA in the Ngorongoro Crater. Studio di valutazione dell’impatto ambientale condotto nel Ngorongoro Crater: lo studio documenta cambiamenti comportamentali in leoni e ghepardi associati all’avvicinamento dei veicoli turistici e interferenze con le attività di caccia dei carnivori.

Questo effetto è particolarmente evidente nei ghepardi, predatori prevalentemente diurni e più sensibili al disturbo: diversi studi hanno documentato come la presenza di numerosi veicoli possa interrompere le loro attività di caccia, allontanarli dalle prede e ridurre drasticamente la probabilità di successo.

(vedi fonti)

Fonte bibliografica numero 2: Caro, T. M. (1994) – Cheetahs of the Serengeti Plains: Group Living in an Asocial Species. Chicago: University of Chicago Press. L’opera costituisce uno dei principali riferimenti sul comportamento e sulla caccia del ghepardo nel Serengeti e viene citata da studi successivi per gli effetti della concentrazione dei veicoli sul successo venatorio.

Fonte bibliografica numero 3: Okello, M. M., Manka, S. G. & D’Amour, D. E. (2008) – The relative importance of large mammal species for tourism in Amboseli National Park, Kenya. Tourism Management, 29(4), 751–760. https://doi.org/10.1016/j.tourman.2007.08.003. Gli autori rilevano che il ghepardo era la specie con il maggior numero medio di veicoli presenti durante le osservazioni e riportano, sulla base di Caro (1994), che concentrazioni superiori a sei veicoli possono ridurne sensibilmente il successo di caccia.

Anche i leoni possono risentire della presenza di veicoli: osservazioni condotte nel cratere di Ngorongoro hanno documentato cambiamenti nel loro comportamento, compresi episodi di allontanamento e possibili interferenze con l’alimentazione.

(vedi fonte)

Fonte bibliografica numero 4: Mkanda, F. X. & Chomba, C. (2009) – The effects of vehicle congestion on the environment – an EIA in the Ngorongoro Crater. Le osservazioni riportate nello studio comprendono leoni che si allontanavano in seguito all’avvicinamento dei veicoli e un episodio nel quale la presenza di veicoli potrebbe aver interferito con l’alimentazione di una leonessa e dei suoi cuccioli.

Come riconoscere un safari davvero responsabile?

E ora veniamo a ciò che noi come viaggiatori possiamo fare, ovvero scegliere in maniera oculata. Data l’enorme offerta turistica, soprattutto per i Paesi come Kenya, Tanzania, Namibia, Sudafrica e Botswana, è importante per un viaggatore consapevole potersi districare all’intero delle innumerevoli offerte (a volte anche poco trasparenti) che garantiscono safari facili, dove si osservano sempre gli animali e le visite ai villaggi come mezzo per la sostenibilità delle tribù locali.

Il termine sostenibile è spesso abusato e potrebbe nascondere pratiche di greenwashing, dunque prima di prenotare è meglio svolgere accurati controlli.

Assicuratevi di mantenere sempre la giusta distanza: le due zebre non erano infastidita dalla mia presenza e hanno continuato a pascolare senza mostrare segni di nervosismo

Assicuratevi di mantenere sempre la giusta distanza: le zebre non erano infastidita dalla mia presenza e hanno continuato a pascolare senza mostrare segni di nervosismo

Un primo elemento da verificare è la presenza di una certificazione di sostenibilità riconosciuta: a livello internazionale uno dei principali riferimenti è il Global Sustainable Tourism Council (GSTC) che ha elaborato uno specifico standard per i tour operator. I criteri riguardano la gestione della sostenibilità, i benefici per le comunità locali, la tutela del patrimonio culturale e la riduzione degli impatti ambientali. Lo standard comprende inoltre un criterio specifico dedicato al benessere degli animali, che richiede agli operatori di formare guide e autisti sulle corrette modalità di osservazione della fauna e di adottare misure per evitare interazioni invasive e disturbo degli animali.

Un altro programma che vale la pena conoscere è Travelife rivolto a tour operator e agenzie di viaggio: il livello Travelife Certified prevede un processo di verifica indipendente e più di 200 criteri relativi, tra le altre cose, alla biodiversità, alla conservazione della Natura, alle comunità locali, alle condizioni di lavoro, alla catena di fornitura e al benessere animale. È importante però ricordare che una certificazione di questo tipo riguarda la gestione complessiva dell’azienda e non significa che ogni singola escursione o ogni singolo safari sia automaticamente privo di impatti.

Per un safari, tuttavia, la certificazione dell’operatore è soltanto il primo passo. È altrettanto importante capire come viene condotta concretamente l’osservazione degli animali: infatti un operatore serio dovrebbe avere regole precise riguardo alla distanza dagli animali, al numero di veicoli presenti durante un avvistamento, alla durata della permanenza e al comportamento dei driver. Dovrebbero essere vietati l’inseguimento degli animali, l’accerchiamento, il blocco delle loro traiettorie e qualsiasi comportamento finalizzato esclusivamente a ottenere una fotografia migliore.

Accoppiamento tra due elefanti: spegnere il motore e mantenersi ad una distanza adeguata permette di immortalare questi momenti unici - Parco Nazionale delle Cascate Murchison - Uganda

Accoppiamento tra due elefanti: spegnere il motore e mantenersi ad una distanza adeguata permette di immortalare questi momenti unici – Parco Nazionale delle Cascate Murchison – Uganda

Questo aspetto è particolarmente importante perché, come vi ho già raccontato, la presenza dei veicoli può interferire con attività fondamentali come la predazione.

Un riferimento concreto arriva dal Kenya: la Kenya Professional Safari Guides Association (KPSGA) ha elaborato un proprio codice di condotta per le guide professionali che comprende indicazioni sul rispetto della fauna, sulle distanze, sulla velocità dei veicoli e sulla necessità di evitare rumori e comportamenti che possano disturbare gli animali. Anche Ecotourism Kenya invita i visitatori a verificare la qualificazione delle guide e richiama l’importanza di un turismo rispettoso dell’ambiente e delle comunità locali.

Ma c’è una domanda che, secondo me, ogni viaggiatore dovrebbe fare porsi di prenotare:

“Cosa succede se durante il safari chiedo al driver di avvicinarsi troppo a un animale?”

La risposta corretta dovrebbe essere molto semplice: il driver deve saper dire di no.

Il cliente non dovrebbe mai avere il potere di decidere quanto avvicinarsi a un animale selvatico, se inseguirlo, interrompere il suo riposo o modificare il suo comportamento per ottenere una fotografia. Un buon professionista dovrebbe mettere il benessere della fauna davanti alla richiesta del turista, anche di fronte alla possibilità di ricevere un compenso extra per le sue prestazioni.

Lo stesso principio vale per le interazioni artificiali con gli animali: bisogna prestare attenzione a proposte che prevedano di nutrire, attirare, toccare o manipolare animali selvatici per renderli più facilmente osservabili o fotografabili. Gli standard internazionali sul turismo responsabile considerano queste pratiche particolarmente problematiche e raccomandano che le interazioni con la fauna selvatica siano non invasive e attentamente gestite. Purtroppo, e mi è capitato di osservarlo in prima persona, vi sono strutture ricettive che addirittura forniscono questo “servizio” al fine di attirare clienti convinti che questa pratica sia volta al bene degli animali, quando in realtà modifica il loro comportamento e li rende dipendenti da una fonte di cibo non naturale.

Infine la sostenibilità di un safari non riguarda soltanto gli animali: un viaggio può essere realmente responsabile solo quando contribuisce alle comunità locali e alla conservazione del territorio. Attraverso l’impiego di personale locale, la collaborazione con strutture e fornitori del posto, il sostegno a progetti di conservazione e una distribuzione trasparente dei benefici economici del turismo.

Le popolazioni locali non devono subire gli effetti negativi di un safari, ma anzi devono trarre benefici da queste attività - Gruppo di Maasai - Riserva Nazionale Masai Mara - Kenya

Le popolazioni locali non devono subire gli effetti negativi di un safari, ma anzi devono trarre benefici da queste attività – Gruppo di Maasai – Riserva Nazionale Masai Mara – Kenya

Prima di prenotare un safari: 10 domande da fare al tour operator

Non abbiate timore di chiedere spiegazioni al vostro tour operator: un’azienda sostenibile vi fornirà risposte precise e puntuali, senza nascondersi dietro a slogan poco trasparenti o senza tergiversare con discorsi ambigui e poco chiari. Di seguito ecco 10 domande che potete rivolgere all’agenzia di viaggio per verificare che la vostra esperienza sia sostenibile.

1. Avete una certificazione di sostenibilità verificabile?

Chiediamo quale certificazione possieda l’operatore e da quale organismo sia stata rilasciata. Certificazioni come Travelife Certified o certificazioni conformi agli standard del Global Sustainable Tourism Council (GSTC) sono verificabili e prevedono criteri e controlli specifici.

2. Quali regole adottate per osservare gli animali senza disturbarli?

Un operatore serio dovrebbe avere un vero e proprio codice di comportamento per il wildlife watching: distanza dagli animali, limiti di permanenza, modalità di avvicinamento e procedure da seguire durante gli avvistamenti.

3. Quanti veicoli possono avvicinarsi contemporaneamente a un animale?

La presenza di numerosi veicoli può interferire con il comportamento della fauna, dunque chiediamo se esistono limiti al numero di mezzi, distanze minime e regole per evitare di accerchiare o bloccare gli animali.

4. Cosa fate se un animale mostra segnali di stress o cerca di allontanarsi?

Questa è una domanda fondamentale: un buon operatore dovrebbe prevedere che il comportamento dell’animale venga prima della fotografia o dell’esigenza del turista e che il veicolo si allontani quando la situazione lo richiede.

5. I vostri driver possono rifiutare una richiesta del cliente che potrebbe disturbare la fauna?

Per esempio avvicinarsi troppo, inseguire un animale, tagliargli la strada, accerchiarlo o aspettare che assuma una determinata posizione per una fotografia. Il rispetto dell’animale deve prevalere sulle richieste del cliente.

6. Come vengono formati e qualificati driver e guide?

Chiediamo quali corsi abbiano seguito, se possiedano qualificazioni riconosciute e se ricevano una formazione specifica sulla fauna, sulla conservazione e sul comportamento corretto durante gli avvistamenti. Gli anni di esperienza sul campo non determinano automaticamente una buona conoscenza del territorio e della fauna.

7. Utilizzate cibo, richiami o altri sistemi per attirare gli animali?

In un safari dedicato alla fauna selvatica gli animali dovrebbero essere osservati nel loro ambiente naturale senza modificare artificialmente il loro comportamento per garantire un avvistamento o una fotografia.

8. In che modo contribuite concretamente alla conservazione?

Non fermiamoci alla parola “sostenibile”, ma chiediamo quali progetti vengano effettivamente sostenuti, con quali modalità e, quando possibile, se esistano dati o informazioni verificabili sui contributi destinati alla conservazione.

9. Quali benefici ricevono le comunità locali?

Un turismo realmente responsabile dovrebbe produrre benefici anche per le persone che vivono nei territori visitati. Possiamo chiedere se l’operatore impiega personale locale, collabora con imprese locali o sostiene progetti a beneficio delle comunità.

10. Posso leggere il vostro codice di comportamento per i safari?

Questa potrebbe essere la domanda più semplice e, allo stesso tempo, una delle più rivelatrici: un operatore che prende sul serio il wildlife watching dovrebbe essere in grado di spiegare chiaramente le proprie regole e, idealmente, metterle a disposizione dei viaggiatori.

Di seguito una breve tabella riassuntiva su ciò che un viaggiatore dovrebbe verificare prima della prenotazione:

Cosa verificare Buon segnale Campanello d’allarme
Certificazione Travelife Certified / standard GSTC verificabile Solo “eco-friendly” sul sito
Guide Formate e qualificate Nessuna informazione
Fauna Codice di osservazione scritto “Ci avviciniamo quanto basta per scattare indimenticabili fotografie”
Veicoli Distanze e limiti definiti Inseguimenti/accerchiamenti
Animali Nessun contatto o alimentazione Feedings/selfie
Fotografie Si rispetta l’animale Si modifica il comportamento per la foto
Driver Può rifiutare richieste dannose Il cliente decide sempre
Comunità Lavoro e benefici locali Nessuna informazione
Conservazione Contributi/progetti verificabili Donazioni vaghe o nessuna donazione
Trasparenza Politiche e certificazioni verificabili Solo slogan
I safari a piedi sono tra i più suggestivi: quando ci si avvicina ai primati si deve però tenere la mascherina per evitare la trasmissione di agenti patogeni - Parco Nazionale Mgahinga Gorilla - Uganda

I safari a piedi sono tra i più suggestivi: quando ci si avvicina ai primati si deve però tenere la mascherina per evitare la trasmissione di agenti patogeni – Parco Nazionale Mgahinga Gorilla – Uganda

Guida a un safari sostenibile: conclusioni

Se si è alle prime esperienze è normale che la voglia di osservare gli animali ci possa far trascurare questi aspetti, ma ricordiamoci che senza il benessere della fauna non sarà possibile, soprattutto in futuro, continuare a vivere questo tipo di esperienze in quanto gli animali saranno sempre più influenzati dalla pressione antropica e modificheranno in maniera irreversibile i loro comportamenti.

Non dobbiamo dunque scegliere un safari soltanto in base alla quantità di animali che potremmo osservare: niente inseguimenti, accerchiamenti, richiami, cibo o avvicinamenti esasperati per immortalare l’animale.

É nostro dovere in quanto viaggiatori rispettare l’ambiente che ci apprestiamo a osservare e che ci ospiterà per il nostro prossimo viaggio: l’esperienza sostenibile, che si tratti di un safari o di una qualunque altra attività, deve essere sempre una priorità, per noi e per chi viaggia insieme a noi. Questo, senza dubbio, potrebbe incidere sul costo finale del vostro viaggio: guide preparate, mezzi sostenibili, strutture ricettive con standard da rispettare portano a investimenti a lungo termine in formazione e utilizzo di materie riciclabili e attenti all’ambiente, ma se vogliamo davvero fare la differenza ed essere viaggiatori consapevoli sappiamo che tutto questo sarà ripagato con un’esperienza indimenticabile che fa bene tanto a noi quanto al Pianeta.

Per un safari sostenibile osserviamo gli animali senza interferire con i loro comportamenti: una fotografia come questa permette di osservare le leonesse nel loro ambiente, contestualizzando la fotografia ed evitando il disturbo e la distruzione della savana - Riserva Nazionale Samburu - Kenya

Per un safari sostenibile osserviamo gli animali senza interferire con i loro comportamenti: una fotografia come questa permette di osservare le leonesse nel loro ambiente, contestualizzando la fotografia ed evitando il disturbo e la distruzione della savana – Riserva Nazionale Samburu – Kenya

Con questo articolo ho voluto fare chiarezza su cosa sia il safari e come capire se sia davvero sostenibile: buone pratiche, indicazioni, comportamenti corretti da seguire e da adottare. Per un’esperienza indimenticabile ci vuole attenzione all’ambiente, agli animali e alle popolazioni locali: sarà per voi un viaggio indimenticabile e un safari che vi permetterà di percepire a pieno l’anima selvaggia del Continente Vero!

E voi avete mai vissuto un safari? Era sostenibile? Conoscevate queste buone pratiche? Fatemelo sapere nei commenti!

Scoprite questo e altri articoli sui miei viaggi in Africa con questo carosello!

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