Archivi tag: Madagascar

Disagi di viaggio: quando la meta sembra irraggiungibile

Dopo il mio viaggio a Vienna ho deciso di scrivere un Guest Post sulle disavventure capitate durante i viaggi. E’ vero, non può sempre andare tutto liscio, ma certe avventure sono da raccontare e, a volte, da dimenticare! A Vienna abbiamo avuto disagi in aeroporto, il giorno della nostra ripartenza, ma questo non è niente in confronto a ciò che alcune amiche Travel Blogger hanno voluto raccontarmi! In questo articolo leggerete dunque due mie esperienze da incubo e i racconti di Marica, Eleonora e Paola sui loro viaggi…Da incubo!

Disagi di viaggio

Il primo viaggio in aereo: Formentera. Dal paradiso all’incubo.

La prima pessima esperienza che vi voglio raccontare è quella che ho vissuto a Formentera, durante il mio primissimo viaggio con spostamento in aereo. Avevo 8 anni e con i miei genitori ho visitato l’idilliaca isola delle Baleari quando ancora era sconosciuta ai più. Ebbene, la vacanza sembrava essere stata divina, il mare era splendido, il cibo fantastico. Cosa avrebbe potuto rovinare un’esperienza simile? Solo l’attesa del volo di ritorno di ben 11 ore.

Alle 16 giunse presso il nostro Hotel l’addetta del Tour Operator che ci informò che il nostro volo era in ritardo di due ore e che, per evitare altri disguidi, saremmo stati portati presso una struttura della stessa catena ad Ibiza, dove potevamo tranquillamente cenare. Alle 18.30 sarebbe tornata con il pulmino per portarci in aeroporto.

Dopo l’iniziale fibrillazione ci adattammo a questo cambiamento e gustammo una cena tutto sommato discreta. Alle 19.30 ritornò l’addetta che ci informò che il volo aveva accumulato altre 4 ore di ritardo (salendo così a 6 ore) e che non potevamo rimanere nella struttura perciò ci avrebbero condotto all’aeroporto. La tensione cominciava a salire pericolosamente, ma, nonostate tutto, cercammo di mantenere la calma (altri turisti non furono così pacati).

Giunti all’aeroporto e sistemati sulle prime seggiole disponibili, l’addetta ci comunicò che NON C’ERA L’AEREO. Ma come non c’era l’aereo? Che cos’è, un film comico? Lo sarebbe davvero stato se non fosse che ci trovavamo nella realtà nuda e cruda. A quanto pare per un problema tecnico di prenotazioni, il volo previsto che ci avrebbe riportato in Italia non esisteva e quindi non saremmo partiti quella sera. La tensione esplose e tutti minacciavano esposti e denunce.

Come è finita? Dopo altre 5 ore finalmente un aereo atterrò a Ibiza: era partito appositamente dall’Italia per recuperare noi poveri sbandati e sarebbe rientrato a Milano dopo uno scalo a Roma. Insomma, Formentera ci voleva proprio tenere con sè a tutti i costi!

jordi-vich-navarro-JO5CT2EXXz0-unsplash.jpg
Photo by Jordi Vich Navarro on Unsplash

Viaggio in Madagascar…Senza valigie!

Un altro bel disguido di viaggio mi capitò in Madagascar, nel 2014. Dopo un volo di più di 10 ore finalmente atterrai ad Antananarivo assieme a mia zia. Dopo i controlli di routine ci disponemmo in fila per recuperare i nostri bagagli. Tra la stanchezza ed il fuso eravamo abbastanza provate ma cercammo comunque di rimanere lucide. Dall’aereo giunsero soltanto alcune valigie…E le altre? Quella di mia zia, ad esempio, non si era vista nemmeno con il binocolo, così come altri 12 bagagli di altri membri del gruppo di partenza. Dove erano finite le valigie? Come mai non erano sull’aereo?

Durante il viaggio di 12 giorni alcune valigie riuscirono a recapitarle mentre altre no. Indovinate tra quelle non recapitate quale c’era? Esatto, quella di mia zia. Purtroppo ci si deve adattare in questi casi e così abbiamo condiviso tutto, dai vestiti alla biancheria intima, perchè in giro per il Paese non siamo mai riuscite a trovare un negozio di abbigliamento.

Al termine del nostro viaggi davamo per dispersa la valigia ma, proprio prima del check-in per rientrare in Italia, il nostro referente ci dice che la valigia è sana e salva e ci avrebbe aspettato a Linate. Dov’era finita durante quell’interminabile viaggio? In un posto assai sperduto, a Lakselv. Questo nome forse non vi dirrà granchè, ma se vi dico Capo Nord? Ecco, e a quanto pare il suo viaggio non era ancora terminato perchè avrebbe dovuto raggiungere un porto ancora più remoto attraverso un postale.

Insomma, questa valigia invece che andare a sud è andata a nord: solo una piccola deviazione? Non lo sapremo mai, fatto sta che al nostro rientro, per fortuna, la valigia era lì ad aspettarci, ancora chiusa con il suo lucchetto e con i vestiti puliti e profumati, come se non fosse accaduto nulla.

mad_30

Vediamo ora le esperienze delle amiche Travel Blogger!

Grechina

Mauritius…Senza passeggino!

By Marica – Bambini Giramondo

Il mese scorso siamo partiti per il nostro viaggio di nozze con i bambini, direzione Mauritius. Un viaggio di quasi venti ore considerando lo scalo e gli spostamenti da/per l’aeroporto.

E come in tutti i viaggi che si rispettino, l’imprevisto è dietro l’angolo.

Arrivati a Roma Fiumicino con l’euforia di chi sta per prendere un aereo, facciamo il check-in per bagagli, che andranno in stiva, e passeggino trio che consegneremo direttamente all’imbarco ed utilizzeremo durante lo scalo.

Dopo sei ore di volo atterriamo a Dubai, senza passeggino. Al banco informazioni della compagnia ci assicurano che arriverà direttamente a Mauritius. Utilizziamo i passeggini forniti gratuitamente in aeroporto fino all’imbarco successivo.

Altre sei ore di volo, atterriamo stanchi ma felici. Al ritiro bagagli però il nostro trio non c’è.

Non ci resta che andare all’ufficio bagagli per chiedere informazioni. Qui compiliamo il PIR (Property Irregularity Report), un modulo con codice alfanumerico che consente la localizzazione del bagaglio smarrito. Rilasciamo una descrizione dettagliata e ci comunicano che il giorno successivo avremmo ricevuto il passeggino direttamente in hotel.

Così è stato, tutto si è risolto per il meglio ma abbiamo comunque perso più di un’ora in aeroporto per sporgere denuncia, dopo un lungo viaggio e con due bimbi piccoli.

Il sistema di localizzazione dei bagagli tuttavia ci è sembrato efficiente ma al ritorno non abbiamo voluto rischiare, il passeggino è andato in stiva diretto a Roma.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Riferimenti

BLOG: https://www.bambinigiramondo.it/

INSTAGRAM: https://www.facebook.com/bambinigiramondo/

FACEBOOK: https://www.facebook.com/bambinigiramondo/

Grechina

A 4000 metri senza mezzi di trasporto…In Bolivia!

By Eleonora – Avventure Ovunque

Si sa che quando si viaggia in Sudamerica bisogna essere pronti ad adattarsi un po’ e non si può organizzare tutto in anticipo. E infatti noi, prima della partenza, non eravamo riusciti a trovare informazioni precise sui pullman per raggiungere la cittadina di Tupiza, in Bolivia, partendo dalla capitale, Sucre. Una volta arrivati alla stazione dei pullman di Sucre, abbiamo però scoperto che ogni mattina c’è un pullman che arriva a Potosí giusto in tempo per poterne prendere un altro diretto a Tupiza: perfetto!

Chiaramente però, il nostro pullman è arrivato a Potosí giusto cinque minuti dopo la partenza di quello per Tupiza. Che credo sia stato l’unico pullman di tutto il Sudamerica a partire in orario, ma sorvoliamo.

Una volta appurato di aver perso la coincidenza, ci siamo quindi trovati a cercare di capire come fare. Avremmo potuto aspettare la sera e prendere un pullman notturno, ma non avevamo voglia di viaggiare di notte. E comunque non ci andava nemmeno di aspettare un intero pomeriggio in una stazione degli autobus. Prima di partire avevo però letto su internet che ci sono anche degli altri pullmini, con sei o sette posti, che non hanno orari precisi ma partono semplicemente quando sono pieni. Chiedendo un po’ in giro ho quindi scoperto che questi pullmini a Potosí partono dal “vecchio” terminal dei pullman. Noi ovviamente eravamo in quello “nuovo”. Nessun problema però, perché una ragazza ci ha gentilmente indicato la strada, dicendo che ci sarebbero voluti circa 20 minuti a piedi.

Dopo aver caricato gli zaini sulle spalle, ci siamo quindi avventurati fuori dal terminal. Pochi passi e già ci mancava il fiato: Potosí si trova a oltre 4000 metri di altitudine, dove l’ossigeno comincia ad essere poco e camminare con uno zaino da 12 chili sulle spalle inizia ad essere una mezza impresa. Abbiamo guardato la strada davanti a noi ed era tutta in salita. Abbiamo controllato su Google Maps e si trattava di 3 chilometri. Non era possibile che riuscissimo ad arrivare vivi, figuriamoci fare quella strada in 20 minuti.

Abbiamo allora deciso di fare l’unica cosa possibile: prendere un taxi. Davanti alla stazione mi sarei aspettata di trovarne a dozzine, considerato che in Bolivia di solito spuntano come funghi. Invece no, nulla. Ne abbiamo trovato solo uno. Da fuori aveva l’aria un po’ malandata, ma d’altro canto non avevamo grande scelta. Dopo aver contrattato il prezzo della corsa, siamo quindi saliti. E certo, il fatto che i sedili fossero tutti diversi tra loro era un po’ strano. Diciamo che tutto in quella macchina dava l’idea che fosse stata assemblata dal nulla con pezzi presi a caso qua e là. Ma il momento di vero disagio è stato quando abbiamo visto che il tassista non aveva la chiave: per far partire l’auto stava usando direttamente i cavi elettrici!

Dopo averne lette di tutti i colori prima della partenza, a proposito di rapimenti, truffe ed estorsioni, nel trovarci in quella situazione un po’ di agitazione non ci è mancata. Però alla fine è andato tutto bene. Siamo arrivati a destinazione, abbiamo recuperato gli zaini e non ci è successo nulla di male. Ma sono momenti che ci ricorderemo per sempre!

Questo slideshow richiede JavaScript.

Riferimenti:

BLOG: www.avventureovunque.it

Grechina

La Costa Azzurra da dimenticare!

By Paola – Pasta Pizza Scones

Alla maggior parte delle persone che conosco la Costa Azzurra fa venire in mente vacanze di lusso, cene in ristoranti vista mare, passeggiate mano nella mano sul lungomare e croissant appena sfornati a colazione. A me invece viene in mente la catena di hotel Balladins (e le cozze, moules frites in tutti i modi).

La prima volta che andai a Cannes, una decina di anni fa, fu in vacanza con un mio ex fidanzato. Inizialmente avevamo programmato di andare in Croazia, ma dopo lunghe discussioni davanti all’ingresso dell’autostrada mi convinse che per una settimana aveva più senso andare in Costa Azzurra anziché perdere un giorno di viaggio (partivamo da Torino). Io ovviamente ero furiosa, mi ero letta tutta la guida dei Balcani e avevo una valigia piena di abitini hippie-chic perfetti per la Croazia e totalmente fuori luogo per la Francia. Accettai il cambiamento di programma solo perché avevamo già perso due ore e lui era irremovibile (e al volante, altrimenti la discussione non sarebbe proprio neanche iniziata).
Non avendo prenotato arrivammo a Cannes da perfetti sprovveduti, senza sapere che c’era un festival delle barche o qualcosa del genere per cui tutti gli hotel erano pieni. Un receptionist ci suggerì però di provare fuori città, all’Hotel Balladins, una sistemazione semplice per famiglie, ed effettivamente lì trovammo un posto per dormire non troppo caro. La stanza però era sporchissima, con il soffitto così basso che lo toccavo alzando le mani, alla vasca mancava un lato di copertura e in bagno c’erano dei fili elettrici scoperti. Sembrava una stanza dismessa in attesa di ristrutturazione. Dopo una notte da incubo, al mattino mi feci rimborsare la seconda notte e investimmo buona parte del nostro budget per spostarci in un cinque stelle, l’unico altro hotel di Cannes con camere libere in quei giorni.
In realtà ho scoperto anni dopo che la catena Balladins è davvero una catena di hotel basici, neanche tutti così orrendi, ma l’hotel Le Cannet di Cannes continua tutt’oggi a venire sconsigliato da quasi tutti i viaggiatori per le sue camere così prive di comfort. Per il resto la vacanza in Costa Azzurra andò benissimo, ma quella notte in hotel è stata davvero indimenticabile.

Da questa esperienza comunque ho imparato: mai lasciare il volante ai compagni di viaggio fino a quando non si è già ad almeno un terzo del percorso, mai fidarsi della definizione “hotel semplice per famiglie” e portarsi sempre dietro la carta di credito per scappare nel più vicino hotel di lusso in caso di necessità.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Riferimenti:

BLOG e articoli su viaggi da incubo: https://pastapizzascones.com/viaggi-da-incubo-europa-asia-africa/

Grechina

Storie da incubo, che mai avremmo voluto vivere ma che oggi, forse, ci fanno apprezzare ancora di più i nostri viaggi e ci strappano un sorriso dalle labbra.

E voi quali disavventure avete vissuto? Raccontatemele nei commenti o inviatemele via mail a donnavagabonda@gmail.com!

Diario di viaggio: Madagascar – giorni 11 e 12

Siamo agli sgoccioli di questo viaggio, ma ancora ci sono molte meraviglie da scoprire.

Si parte, come sempre, di buon’ora e si torna a Fort – Dauphin, per alloggiare per le ultime due notti in hotel. Dopo aver scaricato i bagagli ci raggiunge una nuova guida che ci accompagnerà per tutta la giornata. Il programma prevede un bel trekking per raggiungere la spiaggia di Lokaro. La spiaggia può essere raggiunta solo tramite navigazione e un trekking: zaino in spalla e si parte!

Mad_106

Tramite il nostro motoscafo, dopo circa 40 minuti, arriviamo sulla terra ferma: ora ci aspetta un trekking di circa un’ora, in piano. Purtroppo il tempo non è dei migliori, c’è molto vento e fare il bagno non sembra essere l’idea migliore. Camminando vediamo un’incredibile varietà di ambienti, dal bosco alla costa, dalle piante succulenti alle mangrovie. In una lingua di terra è davvero impressionante vedere tanta diversità!

Mad_105
Uno villaggio di pescatori, verso Lokaro.

Dopo aver percorso un breve tratto attraverso il bosco, saliamo sulle rocce e vediamo la nostra meta. Il vento è forte e ci porta l’odore di salsedine. Impossibile non ricordare Anakao e l’escursione a Nosy Ve. I ricordi sono piacevoli ma anche un po’ malinconici, perchè non ci torneremo probabilmente più tra quei lidi. Il dono di un viaggiatore, di un vagabondo, è però quello di saper dire addio ai luoghi che visita ma di conservarne per sempre il ricordo. Così, dopo la nostalgia, continuiamo, tra qualche battuta e qualche aneddoto, verso la spiaggia.

Mad_108
Dopo il bosco, ecco la radura rocciosa.
Mad_110
L’ingresso della spiaggia.

Arrivati, qualche temerario fa il bagno. E’ uscito un timido sole ma l’acqua è molto fredda. Mi limito dunque a sdraiarmi sotto gli alberi e a pranzare con il mio panino al salame. Ci sono molti bambini che giocano, che si divertono, per di più del luogo.

Mad_109
Il promontorio.

La spiaggia è incontaminata, non è molto conosciuta e il turismo di massa non l’ha ancora raggiunta, ed è meglio così.

Mad_107
La spiaggia di Lokaro.

Dopo qualche ora, torniamo verso la nostra barchetta, per rientrare in città. Dopo una breve sosta in albergo, la guida ci porta in un piccolo quartiere dove gli artigiani creano delle vere meraviglie: tessuti, copricuscini, pupazzi e manufatti in legno. Gli aritgiani, di entrambi i sessi, ci ospitano nei loro laboratori: dei piccoli container, tutti in fila, molto accoglienti: sono dei veri e proprio negozi, tutti colorati. Non ci facciamo dunque sfuggire l’occasione di fare qualche acquisto: io compro dei copricuscini con disegnati i Maki, cioè i lemuri, precisamente i catta. Dopo qualche acquisto, la giornata scorre libera. Rientrati di nuovo in hotel, decidiamo di fare una piccola passeggiata a piedi. Non siamo in centro e il quartiere è molto tranquillo. Vediamo persone di ogni colore e questa mescolanza rende unico il Madagascar: niente è più bello della diversità, perchè è proprio lì che si vede l’uguaglianza. Tutti ci sorridono, ci salutano, anche se non ci conoscono. Questa autenticità non l’ho più ritrovata.

E’ ora di cena e ci aspetta un lauto pasto: carne di zebù come portata principale. Voi direte, che novità? Lo so, ma me la gusto, ancora per poco.

Passata la notte, è giunto il momento di salutare Fort-Dauphin ed il Madagascar. Purtroppo siamo arivati alla fine del viaggio. L’aereo ci riporta a Tanà ma qui ho finalmente la possibilità di visitare il mercato di La Digue: appena ci arriviamo, noto subito le bancarelle con i minerali. Ad un occhio non esperto sembra tutto bellissimo, ma i mercanti abili hanno notato subito che io cercavo qualcosa di speciale. Non passano 10 minuti che sono asserragliata da venditori e commercianti, che tentanto di offrirmi la mercanzia per pochi spiccioli. E’ così che conludo i migliori affari della mia vita mineralogica: alla fine, con un bottino di acquermarine, tormaline, rubini e zaffiri (e 200 euro in meno nel portafoglio), posso ritenermi soddisfatta delle trattavie e degli acquisti.

E’ ora di salutare definitivamente il Madagascar, terra di colori, sapori, sorrisi e pietre preziose. Un viaggio straordinario alla scoperta di un paese che tanto può dare.

Ciao Madagascar e arrivederci Africa, verso nuove avventure!

Diario di viaggio: Madagascar – giorno 10

Siamo quasi alla fine di questo meraviglioso viaggio, ma le avventure non sono di certo concluse! Di buon mattino, ci dirigiamo verso l’aereoporto, direzione Tolagnaro, o se volete, Fort – Dauphin.

I controlli sono severi, anche per i voli interni, e non mancano anche scene divertenti: vi ricordate i minerali che avevo acquistato a Fianarantsoa? Se non ve li ricordate, vi rimando qui. Ecco, i miei minerali sono stati accuratamente avvolti dentro un sacchetto della biancheria. A chi capita il controllo casuale della valigia? Ovviamente a me, quindi ho dovuto aprire il valigione e tirare fuori ogni cosa, pure il sacchetto della biancheria e i miei minerali, probabilmente tra uno spostamento e l’altro, sono finiti dentro ad un paio di mutandine (pulite eh!) e niente, le hanno tirate fuori e li hanno visti. Pure loro, le guardie, si sono messe a ridere. la scena è stata oltremodo imbarazzante, e ha smorzato un po’ di tensione, nonostante avessi tutti i documenti in regola.

Dopo il bizzarro controllo saliamo sull’aereo e arriviamo a Tolagnaro: non la visiteremo oggi, perchè alloggeremo all’interno di una riserva privata non lontano dalla città, Nahampoana.

Dopo tanta aridità vista a Toliara, è bello ritornare nella lussureggiante foresta. La riserva privata, consta di 50 ettari di pura natura, dove ovviamente non mancano i bellissimi lemuri. Quando arriviamo, il tempo non è dei migliori e dal caldo asfissiante siamo tornati a temperature tutt’altro che amichevoli: felpa pesante, camicia, pantaloni lunghi… Insomma, ancora l’inverno, e ancora la pioggia. Dopo aver sistemato i bagagli nel piccolo lodge, dove dormiamo in grosse camerate da 5-6 persone, ci dirigiamo a pranzo prima dell’escursione. Il cibo è molto buono, e non mancano alcuni ospiti curiosi in cerca di qualcosa da mangiare: tre lemuri dal collare (Eulemur collaris) si avvicinano senza indugi in cerca di qualcosa da sgranocchiare. Il responsabile della riserva ci raggiunge e ci dice che questi lemuri sono molto amichevoli e si aspettano sempre qualcosa, così ci dà della frutta e noi gliela posiamo in un piatto: la curiosità e la golosità hanno il sopravvento, così abbiamo tre nuovi compagni per il pranzo.

Mad_74
L’allegro trio si gusta il pranzo.

Dopo il nostro desinare, siamo pronti a visitare la riserva: questa escursione sarà una delle più emozionanti, in quanto i lemuri del parco sono abituati al contatto umano e non si spaventano facilmente. Dopo pochi istanti, incontriamo i catta, che, appena vedono la guida, scendono dagli alberi incuriositi: notiamo con grande meraviglia che alcune femmine stringono i piccoli al corpo: è la prima volta che vediamo i cuccioli di lemure! La guida ci dice che hanno una settimana, e quindi sono ancora totalmente dipendenti dalla madre: il loro musino dolce e curioso mi porta a scattare una quantitativo indecifrabile di fotografie.

Mad_73
Mamma e piccolo.

La nostra guida ci fornisce inoltre della frutta essiccata, da dare ai lemuri, e in poco tempo mi ritrovo accerchiata da queste buffe palle di pelo. Dopo circa un’ora insieme ai catta, proseguiamo, fino ad incontrare i miei lemuri preferiti: i sifaka di Verraux (Propithecus verreauxi). I lemuri ballerini, come li chiamano qui, sono semplicemente unici, proprio come li immaginavo: sono più grossi rispetto a tutti gli altri che abbiamo visto, e sono subito riconoscibili grazie al loro colore bianco e marrone. La cosa più straordinaria è vederli saltellare: anche loro sono subito incuriositi dalla nostra presenza e si avvicinano, sapendo che abbiamo il cibo. La guida, che li conosce molto bene, li chiama con alcuni vocalizzi e questi iniziano a saltellare verso di lui. E’ una delle scene più belle che abbia mai visto.

Mad_72
Questi lemuri adorano dondolare sui rami.

Anche tra i sifaka, vediamo i cuccioli, un po’ più grandi rispetto a quelli dei catta. Sono al settimo cielo, che emozione stare insieme a questi animali!

Mad_71
Mamma e piccolo sifaka.

L’escursione prosegue per quasi tutta la giornata, ma non troviamo altri lemuri, quindi ci godiamo la vegetazione davvero unica di questa riserva.

E’ quasi sera, e ci riposiamo al lodge, dato che inizia anche a piovere. Prima che la giornata finisca, aspettiamo che faccia buio per l’escursione in notturna: dopo un’ora di incessante pioggia finalmente siamo pronti ad uscire nuovamente alla scoperta degli animali notturni. Sentiamo numerosi rumori, e rimaniamo in attesa. Dopo 10 minuti scorgiamo, guardingo, un microcebo: è piccolissimo, sembra un topolino con due occhioni grandi grandi che ci scrutano. Rimane immobile, giusto il tempo di qualche scatto, e poi si dilegua tra i cespugli. Riusciamo a vedere solo lui durante il piccolo trekking, ma siamo comunque soddisfatti.

Mad_75
Il microcebo.

Ritorniamo al lodge e ceniamo. Si conclude qui, un’altra giornata meravigliosa.

 

Per leggere gli altri giorni del Diario,

Giorno 1

Giorno 2

Giorno 3

Giorno 4

Giorno 5

Giorno 6

Giorno 7

Giorno 8

Giorno 9

Diario di viaggio: Madagascar – giorno 9

Dopo due giorni di mare e di tranquillità, è ora di tornare a Toliaria.

Si replica dunque, quella bizzarra scena dei carretti flottanti (leggete qui) e quindi, dopo una parte di tragitto coperta dal motoscafo, arrivano gli instancabili bovidi in mezzo al mare a raccattarci. Tornati in città, abbiamo giusto mezz’ora per prendere possesso della camera dell’albergo e per prepararci ad una nuova escursione.

Il caldo martellante torna come nostro compagno di viaggio, ed è proprio quello che non ci vuole per l’escursione della giornata: con il nostro nuovo autista, ci dirigiamo alla foresta dei Baobab di Ifaty, non molto lontana dalla città.

Anche qui, la natura è lussureggiante e i Baobab, in realtà di diverse specie, dominano completamente un terreno arido.

Mad_65
L’inizio del percorso.

La nostra guida ci descrive dunque le più importanti specie presenti e, con il naso all’insù, ammiriamo questi strani alberi dalla forma bizzarra: alcuni sembrano addirittura sdoppiarsi! Molte famiglie sono a me sconosciute, nonostante i miei approfonditi studi botanici: poco male, siamo qui anche per scoprire!

Mad_67
Cucù!

 

La passeggiata dura mezza giornata, fino alle 14 circa. Oltre ai baobab, riusciamo a scorgere un animaletto alquanto elusivo: si tratta del Lepilemure dai piedi bianchi (Lepilemur leucopus) che ci spia tra le fronde degli alberi: questo piccolo lemure malgascio è notturno e vederlo di giorno non è così facile, infatti passa la maggiorparte del suo tempo a dormire in nidi sferici di foglie e rami. Ciò che colpisce di più sono proprio i suoi occhi molto grandi e rotondi. Nonostante la nostra presenza, il microcebo non sembra spaventato, infatti ci osserva, ci scruta e poi si congeda con uno sbadiglio tornandosene nella sua tana con un rapido guizzo.

Mad_66

Dopo una lunga passeggiata, ci ritroviamo al punto di ristoro dove una serie di carretti trainati dagli zebù ci riportano all’inizio del tour.

Il nostro furgoncino ci attende e ci porta sulle spiagge di Ifaty, in una piccola baia: al ristorantino locale, mangiamo del buon pesce alla griglia. C’è chi al pomeriggio fa il bagno e chi si rilassa sulle sdraio messe a diposizione dal ristorante. Io preferisco questa seconda possibilità, e ne approfitto per schiacciare un pisolino.

Mad_68
La spiaggia di Ifaty.

Prima del tramonto, torniamo verso la città. Durante il viaggio di ritorno noto un cartellone pubblicitario di un negozio che vende gemme e minerali: non perdo tempo, appena tornata in albergo chiedo subito informazioni relative all’ubicazione e così un gentile turista francese mi dice che il proprietario è un suo amico da anni e che può accompagnarmi lui stesso. Non potevo desiderare di meglio: insieme a lui prendiamo un taxi e ci dirigiamo al negozio.

Entrati ci si rivela un magnifico mondo di pietre preziose: rubini e zaffiri la fanno da padrone, ma anche opali, tormaline e altre gemme illuminano i nostri occhi. Nonostante tutta questa abbondanza, non riesco a trovare nessun grezzo, quindi chiedo al proprietario se ha il materiale che sto cercando: sconsolato, mi dice che tratta solo tagliato e che quindi non ha ciò che cerco. Sono un po’ abbacchiata, ma subito il gentile signore mi dice che c’è una bella opportunità per acquistare: ad Antananarivo c’è un mercato, chiamato “La Digue” dove vendono parecchio grezzo malgascio di tutti i minerali conosciuti, spesso anche lui si rifornisce lì per acquistare materiale da taglio.

Mi scrive il nome su un bigliettino e io lo ringrazio di cuore. Insieme al mio nuovo amico francese, torniamo in hotel e chiedo alla Coordinatrice informazioni su La Digue: nemmeno a farlo apposta, La Digue sarà la tappa finale del nostro tour malgascio e ci passeremo la mattinata intera prima di ritornare in Italia! La giornata non poteva concludersi meglio! Ma c’è di più: alla sera, siamo ospiti di un ristorante italiano, il Corto Maltese che ci riporta un po’ alla nostra lontana Italia: qui mangiamo specialità italiane con un pizzico di malgascio. Come dessert, non la crepes, bensì il mio dolce preferito: il soufflé al cioccolato.

Contenta e soddifatta, me ne torno in hotel e mi addormento, sognando nuove avventure.

 

 

Diario di viaggio: Madagascar – giorno 8

Un altro giorno sta per iniziare in terra malgascia, tra sole e mare.

Oggi è una giornata speciale, una di quelle che non si dimenticano: per la prima volta, farò un’escursione di Whale watching. Il Whale watching è l’osservazione dei cetacei in mare aperto, con un’imbarcazione o un gruppo di esse e con l’ausilio di binocoli e attrezzature specializzate. E’ un’attività importante, sia per far conoscere il meraviglioso mondo di questi mammiferi marini, sia per studiarli (è uno dei pochi metodi non invasivi), sia per monitorarli. Noi non abbiamo motonavi con radar o strumenti sofisticati, ma una pagoda governata dalla guida locale va benissimo per le nostre esigenze. Già scalpito, stiamo per partire e non vediamo l’ora di vedere le Megattere: in questo periodo, infatti, popolano questi mari caldi per dare alla luce i loro piccoli e per accoppiarsi nuovamente.

Una brezza frizzante spira, e ci vuole una felpina per ripararsi da essa. Finalmente partiamo e dopo circa mezz’ora la nostra imbarcazione si ferma e c’è un silenzio surreale. Con il binocolo avvistiamo un gruppo di megattere non lontano da noi. Stanno nuotando e si dirigono proprio verso la nostra direzione. Teniamo spenti i motori, per non disturbarle: probabilmente sono a caccia. Iniziamo a vedere i dorsi, meravigliosi: già l’emozione è incalcolabile. Ho provato tante emozioni nel vedere gli animali nel loro habitat, ma quello che ho provato nel vedere i cetacei (questa e altre volte) è diverso da tutto il resto: sono animali mansueti, potenti, ma pur sempre vulnerabili. Il traffico marino disturba in modo sostanziale la loro vita e se non si ricorrerà ai ripari, molte popolazioni vedranno l’estinzione, se non addirittura certe specie.

Dopo i dorsi, vediamo qualche esemplare, sempre più vicino, fare lobtailing e flipperslapping, cioè schiaffeggiare la pinna caudale e quelle pettorali. Le balene comunicano con i loro simili tramite queste manifestazioni comportamentali, e ci regalano uno spettacolo straordinario. Purtroppo fotografarle al momento preciso non è per niente facile, anzi. Nonostante ciò, non riesco a trattenere la felicità, sono così entusiasta che non riesco a tacere per un momento. Fino a che, qualcuìosa mozza davvero il mio fiato: una megattera effettua un breaching, il famoso salto, o tuffo. Con tutta la sua magnificenza, questo cetaceo di almeno 12 metri si tuffa davanti a noi, ed esce quasi completamente dall’acqua, proprio con un guizzo. Questo comportamento è il più spettacolare ed è stato osservato in quasi tutte le specie di cetaceo. Il salto è talmente ampio, che le onde che provoca spostano la nostra piccola pagoda. Applaudiamo, come davanti ad uno spettacolo. E, per fare il bis, subito dopo un’altra megattera replica, lanciandosi di lato e provocando un’altra serie di onde. Siamo davvero stupefatti da tanta bellezza. Dopo questo show incredibile, le balene mostrano ancora lo sfiatatoio, sbuffando e respirando, e poi, pian piano, si allontanano, immergendosi sempre di più.

Che dire, favoloso. So che le parole non riescono a rendere perfettamente questo spettacolo, ma non potevo non descrivervelo.

Ora, la prossima tappa della nostra escursione, programmata con le guide il giorno prima, è il piccolo isolotto di Nosy Ve: questo piccolo atollo ricorda forse il più famoso Nosy Be, indubbiamente una delle località turistiche più gettonate del Madagascar, ma è completamente diverso: intanto, su questa isola non ci sono costruzioni, in quanto si tratta di un’area di nidificazione del fetonte codarossa, un uccello di mare della famiglia dei Phethontidae: questa specie nidifica sulle isole dell’oceano Indiano, e Nosy Ve è un luogo importante proprio per dare alla luce i piccoli.

Il fetonte codarossa è riconoscibile dalle lunghe penne timoniere centrali caudali, che sono di colore rosso intenso. Il dimorfismo sessuale è quasi inesistente, in quanto maschi e femmine hanno livrea simile.

I fetonti sono uccelli singolari, non imparentati nè con i pellicani, nè con le cicogne, ma che hanno una parentela alla lontana con i procellariformi.

Questi uccelli nidificano sulla terra ferma, su scogliere e anche su falesie ed entrambi i genitori covano e si prendono cura della prole.

Quando arriviamo sull’isola, la guida ci dice che è possibile fare un giro tra i nidi dei fetonti, in quanto molti pulli sono già nati. Posso farmi scappare una possibilità del genere? Insieme alla mia inseparabile zia, ci addentriamo tra i nidi che si trovano sotto i bassi arbusti.

Mad_60
L’inizio del percorso dei nidi.

Molti fetonti sono a caccia di pesci, quindi il nido è scoperto, perciò possiamo vedere bene i piccoli: sono dei batuffoli bianchi candidi, con il becco nero lungo. Non piangono e non sono impauriti. I genitori rimasti ai nidi sono totalmente tranquilli e si fanno scattare numerose fotografie in compagnia dei pulcini: la guida ci dice che nessuno qui li disturba, e quindi hanno imparato a tollerare la nostra presenza, anche perchè quasi nessuno viene a visitare i nidi, se non alcuni ricercatori e alcuni turisti interessati. Non capisco perchè questi uccelli debbano essere meno interessanti delle balene, ma va beh, sono gusti. Per me, vedere i piccoli dei fetonti è un’altra esperienza magnifica di questa giornata: osservare i pulletti da vicino poi, è abbastanza raro. Scatto tante foto e poi ritorniamo dal gruppo, che intanto sta facendo il bagno nelle limpide acque cristalline dell’isola.

E’ già mezzogiorno, e i pescatori stanno tornando per portarci il pranzo: cucineremo tutto con il fuoco del falò Dopo circa un’ora, è pronto: pesce fresco appena pescato, aragoste e patate dolci. Cosa desiderare di più? E’ tutto squisito, e anche la compagnia è davvero ottima. Insieme alla giornata del mio compleanno, questo è il giorno che più mi ha rapito.

La giornata pare finita, ma non è così: il giorno prima la guida ci aveva chiesto se volevamo fare un po’ di snorkeling durante l’escursione. E, dico di no?

Avete già capito, e già mi ero premunita prima di partire dall’Italia con maschera e boccaglio. Così, mentre il resto del gruppo si dirige verso Anakao, io ed altri ci facciamo accompagnare nella zona della barriera corallina. Mi tuffo e subito si apre un altro mondo fatto di colori: sembra un dipinto, dove i protagonisti sono i pesci, i coralli e le stelle marine. Qui ho potuto osservare una biodiversità incredibile, dove i pesci farfalla l’hanno fatta da padrone. Mi addentro anche a maggiore profondità, dove la piattaforma si fa più ripida, per vedere anche i pesci nascosti negli anfratti, ed indirizzo i miei compagni verso questi. Non c’è niente da fare, la natura è davvero spumeggiante.

Dopo circa due ore di snorkeling, torniamo ad Anakao, dove una bella doccia calda con il secchio mi aspetta. Credete che sia stanca? Certo che no! Il sole sta quasi tramontando, ma io mi siedo in riva al mare e guardo l’orizzonte, estasiata da cotanta bellezza.

Mad_57
Tramonto meraviglioso…

Per cena, si prospetta una bella scorpacciata di pesce, allietata da un gruppo musicale che suona strumenti particolari e la chitarra. E’ così romantico, è così dolce.

Sembra essere passato tutto così in fretta, ma non sono triste, perchè in ricordo rimarrà vivo per sempre nel mio cuore.

Per gli altri articoli del Madagascar

Giorno 1

Giorno 2

Giorno 3

Giorno 4

Giorno 5

Giorno 6

Giorno 7

 

 

 

 

 

 

Diario di viaggio: Madagascar – giorno 7

Dopo essermi svegliata con un ginocchio nero, a causa della scivolata clamorosa fatta al Parco dell’Isalo (ebbene sì, sono riuscita ad inciampare anche lì), parto alle 4:00 di mattina verso la nuova destinazione: Toliara. Da Toliara, però, ci sposteremo subito ad Anakao. Il viaggio da Ranohira a Toliara è lungo circa 5 ore, e non avviene senza inconvenienti: infatti, a metà strada, si fonde il radiatore del nostro furgoncino. Con grande disperazione di tutti noi (è già il terzo guasto in una settimana) arriviamo a Toliara alle 9 passate: non visiteremo questo grande centro durante il nostro soggiorno se non al ritorno da Anakao e di sfuggita.

mad_51
La strada verso Toliara, con i grandi Baobab.

Arriviamo al luogo dove prenderemo una barca per Anakao, situata a sud di Toliara. Qui salutiamo Riza, il nostro fidato autista compagno di mille avventure: non lo rivedremo più, purtroppo. Ormai, era diventato un viaggiatore come noi.

Sta per accadere qualcosa di veramente bizzarro: da questo piccolo porticciolo, la barca che ci aspetta è ormeggiata molto più avanti rispetto a dove siamo noi. Come raggiungerla allora, con tutte le valigie?

Ebbene, nel modo più bizzarro che possiate immaginare.

Non a piedi.

Non a nuoto.

Non con un’altra imbarcazione.

E allora… Come?!

Semplice, con un piccolo carretto trainato dagli zebù.

Non potete immaginare la scena di questi carretti flottanti trainati dai bovini fino a metà mare: è pratica consueta a quanto pare. Pensavamo di averle viste tutte: dopo le valigie perdute, i lemuri curiosi, la sanguisuga attaccata al piede di un nostro compagno, i tre guasti al furgoncino, la mia scivolata su una bella roccia appuntita… Infine, il carretto “marino” degli zebù. Questo è stato il mezzo di trasporto più insolito di tutti, lo devo ammettere.

Arrivati al nostro motoscafo, ci dirigiamo ad Anakao: il sole è ormai alto sulle nostre teste, e il mare è cristallino. Avvicinandoci sempre di più alla terra ferma, notiamo un fondale spettacolare: stelle marine e sabbia bianca. E’ il paradiso? No, è il Madagascar.

Siccome le peripezie non sono finite, la barca non ci porta fino a riva, quindi scendiamo e camminiamo in acqua (per altro, gelida) fino al nostro approdo. Le valigie “arriveranno” (si spera!).

Giunti alla nostra meta, veniamo accolti dalla proprietaria dell’Hotel Safari Vezo, proprio davanti alla spiaggia. Sembra di stare ai caraibi: fa caldo e una tiepida brezza salmastra ci rincuora da tutta la stanchezza.

Qui alloggiamo in bungalow per due persone, molto singolari in quanto… Manca l’acqua corrente! Ci si lava con i secchi, due a persona, uno di acqua calda e una di fredda. Il bagno non c’è nel bungalow, ma c’è un bagno comune al di fuori. Non ci importa, è comunque tutto bellissimo. Per fortuna, le valigie sono giunte a noi, quelle che almeno sono arrivate con l’aereo all’inizio del viaggio. Dei bagali di mia zia, purtroppo, ancora nessuna traccia.

mad_56
La preparazione dei secchi d’acqua.

La fame si fa sentire, quindi ci accomodiamo nella sala da pranzo, un grande bungalow di legno con i tavoli anch’essi in legno. Qui, gusto la più buona insalata di calamari e polpo dell’intera umanità. Non l’ho più mangiata così buona, ve lo posso assicurare.

mad_55
L’insegna del ristorante dell’hotel, con una vecchia ancora recuperata non molto lontano.

Il mare su di me ha uno strano effetto: mi chiama, mi fa sentire meglio che in qualunque altro posto. Qui svaniscono preoccupazioni e pensieri, e non mi sento lontana da casa: mi sento a casa. La brezza scompiglia i miei capelli, ed è come se una voce mi cantasse una dolce melodia. Il mare è davvero magico.

mad_54
La bellezza del mare di Anakao

Dopo pranzo, una bella dormita ci vuole. Dopodichè, visito il villaggio di pescatori affianco all’aberghetto. Non faccio il bagno, perchè sento un po’ di freddo. Oggi la giornata scorre tranquilla e pacata, per recuperare le forze dai giorni intensi appena passati. Verso sera, ci accordiamo con alcune guide locali per l’escursione del giorno successivo, di cui però non vi anticipo assolutamente niente.

La sera si conclude con una bella scorpacciata di pesce (che strano, niente zebù!) e con i racconti di mia zia sui luoghi più bizzarri che ha mai visitato durante i suoi giri intorno a questo bislacco mondo.

Per leggere gli altri articoli sul diario del Madagascar:

Giorno 1

Giorno 2

Giorno 3

Giorno 4

Giorno 5

Giorno 6

Diario di viaggio: Madagascar – giorno 6

Secondo giorno all’Isalo, per vivere a pieno questo bellissimo parco. Si parte, come sempre, di buon’ora per un trekking che durerà l’intera giornata. Oggi fa molto caldo e il sole picchia sulle nostre teste. Entriamo nella parte più conosciuta ed estesa del parco, dove il clima è quasi desertico e sembra quasi di essere nella più famosa Monument Valley: ma qui, le rocce non sono rosse mattone, sono di un bell’arancio vivo e assumono forme straordinarie, come quella a tartaruga.

mad_49
La tartaruga

La natura scolpisce e modella con una tale gioia che è impossibile non rimanere senza fiato. Oltre alle bellezze naturali, nelle insenature che si sono formate dal modellamento degli agenti atmosferici, l’uomo ne ha ricavato delle tombe: l’etnia Bara, infatti, è solita seppellire i defunti in queste cavità e poi ricoprirle di mattoni.

mad_48
Tomba nella roccia

Il trekking non è tra i più semplici, si rischia spesso di scivolare perchè il percorso è stretto e tortuoso, ma con calma arriviamo ad una terrazza incantata: una vista mozzafiato merita assolutamente qualche scatto!

Superate le due ore di salita, c’è la discesa, che ci porta direttamente sulle rive del fiume: qui fa fresco e possiamo fare una pausa per immergere un po’ i piedini stanchi. L’acqua fresca è una manna per le nostre membra e qualche compagno di viaggio si azzarda addirittura a fare un bagno! Io mi accontento di avere i piedi freschi e il viso ristorato.

mad_46
Il rivolo che ci ristora…

Dopo questa piacevole pausa, il sentiero si snoda attraverso una piana arida, dove vediamo numerosi piedi di elefanti (Pachypodium horombense): queste buffe piante, dall’aspetto tozzo e simpatico, sono endemiche del Madagascar. Le guardo con un sorriso e le immortalo. Vagamente ricordano le piante grasse, anche se non lo sono affatto.

Per ora non abbiamo incontrato nessuna specie di lemure, ma la mia impazienza è presto ripagata: dopo un altro trekking di due ore arriviamo ad un’area attrezzata per i turisti, con i tavolini, dove poter mangiare qualcosa. Qui, troviamo i lemuri: curiosi, impacciati, maldestri e divertenti.

mad_45
Simpaticone!

Sono docili, si lasciano avvicinare perchè i turisti gli danno della frutta secca. Ci sono dei cartelli che ammoniscono: niente cibo se non frutta, e devo dire che i turisti sono piuttosto diligenti. Invogliati da una banana, si avvicinano e mi toccano tutte le mani: con le loro dita paffute e morbide, tastano tutto ciò che è possibilmente commestibile e addirittura arrivano ad annusarmi la faccia, saltando sulle mie spalle. Gli scatti sono fenomenali, sia ai catta che ai lemuri dalla fronte rossa. Sono proprio questi ultimi i più socievoli e curiosi.

mad_44
Curiosità…

Rimango più di un’ora ad immortalarli, e tutti non possono fare a meno di notare che con me i lemuri sono molto amichevoli, non solo per l’offerta della banana, ma proprio perchè sentono che non voglio fare loro del male, quindi si lasciano accarezzare. Molti miei compagni di viaggio non sono così coraggiosi e lasciano tutto il divertimento per me.

E’ ora di proseguire, con un’altra ora di trekking per visitare la Cascata delle Ninfe: il canyon ricorda molto quello delle scimmie, che avevamo visitato il giorno prima. La vegetazione torna ad essere rigogliosa e lussureggiante e anche l’umidità si alza. Dall’aridità delle arenarie alla spumeggiante flora delle rive del fiume. Arrivati alla cascata, lo spettacolo è davvero impagabile: il fiume forma una piscina naturale e la cascata non fa mai mancare l’acqua. I colori sono strepitosi e il silenzio è interrotto soltanto dal canto di alcuni uccelli. Mancano solo le Ninfe, che ci immaginiamo essere bellissime, con i loro corpi nudi e ridenti immersi nelle acque fresche di questo Eden.

mad_43
La Cascata delle Ninfe

Ci riposiamo per un po’ e poi è ora di ritornare, siamo quasi al tramonto e non vogliamo perdere lo spettacolo più atteso della giornata: il tramonto alla Finestra dell’Isalo.

mad_42
Tramonto dalla finestra…

Arriviamo in tempo a vedere il sole che ci saluta attraverso questa finestra: un’apertura nella roccia che ci inquadra una giornata che volge al termine, semplicemente unica.

Diario di viaggio: Madagascar – giorno 5

Siamo già al quinto giorno,  e mi pare di appartenere ormai a questa terra. Lasciare Ambalavao mi dispiace, perchè la giornata di ieri è stata proprio meravigliosa! Il dispiacere viene subito soppiantato dalla curiosità, in quanto stiamo per andare al Parco dell’Isalo, uno dei parchi più famosi del Madagascar! Ci vogliono quasi 4 ore per arrivare a Ranohira, il piccolo villaggio dove pernotteremo due notti. Il paesaggio è sempre più spettacolare, con questa terra rossa e le rocce che diventano sempre più brune.

mad_40
Immensità…

Da una formazione magmatica stiamo passando ad una formazione sedimentaria. Durante il viaggio troviamo moltissime persone che camminano, spesso scalze, con carretti e merci.

mad_39
Appena ci fermiamo, veniamo subito raggiunti dai bambini.

Tutti ci guardano, sorridendo. Salutiamo con gioia e subito ricambiano. I più entusiasti sono i bambini, come sempre: è straordinario vederli così contenti con il poco che hanno.

mad_33
Sguardi…

Dopo aver scaricato i bagagli all’ hotel Les Toiles de l’Isalo, albergo confortevole, con camere ampie e luminose, facciamo un piccolo giro in paese dove per la prima volta troviamo un negozio che vende le cartoline: ne approfittiamo per fare un po’ di compere. Dopo il pranzo al sacco, ci dirigiamo verso il Canyon del Lemuri, che fa parte del Parco dell’Isalo: ci troviamo ancora nella provincia di Fianarantsoa, ma siao già al confine con quella di Toliara, la prossima tappa del nostro viaggio.

mad_38
Siamo ormai nel Parco dell’Isalo

Il parco si estende per oltre 80.000 ettari e comprende il Massiccio dell’Isalo, un insieme di formazioni rocciose arenarie che formano anche due canyon: quello del topi e quello dei lemuri, che è quello che visitiamo proprio in questa giornata. Anche questo parco è ricco di flora e fauna: numerose sono le specie vegetali endemiche, come il piede d’elefante (Pachypodium horombense) che troviamo durante il trekking del giorno seguente, e l’orchidea Erasanthe henrici isaloensis, un endemismo ristretto alle gole dell’Isalo, che però non troviamo.

Per quanto riguarda la fauna, non mancano i simpaticissimi lemuri: ben rappresentati sono i catta e i lemuri dalla fronte rossa (Eulemur rufus), che incontreremo sempre il giorno seguente.

mad_41
Verso il Canyon…

Arriviamo al canyon, e anche qui non mancano numerosi bimbi che ci seguono sorridenti, questa volta non chiedendo l’elemosina, ma sempre molto curiosi. Decidono di accompagnarci insieme alla nostra guida tra le strette gole del Canyon dei lemuri. Per entrare, dobbiamo guadare un piccolo corso d’acqua: alcuni dei miei compagni sono in difficoltà per questo ostacolo, mentre i bimbi corrono e ridono nell’acqua. Per loro, nessun problema!

mad_37
Il Canyon dei lemuri

Iniziamo il nostro trekking di circa tre ore, per nulla faticoso a mio avviso. Incontriamo ancora un simpatico camaleonte, sempre un Furcifer oustaleti, che ci guarda sospettoso. Dopo circa un’ora tra rocce e corsi d’acqua incontriamo i Maki, i lemuri catta. Sono in alto, giocano e saltano da un ramo all’altro, non curanti della nostra presenza. Il loro sguardo è sempre simpatico e bizzarro, con quel musetto all’insù.

Il paesaggio è totalmente diverso da Anja, ed il canyon ricorda più una foresta pluviale, con felci e piante acquatiche. La cosa più divertente è arrampicarsi sulle rocce, per ammirare meglio il panorama: è incredibile la varietà degli ambienti che si può ritrovare in questo paese!

mad_34
Addentriamoci sempre di più…

Pian piano si fa buio, è quindi ora di tornare indietro. Anche i bimbi decidono di tornare a casa dalle mamme, che li abbracciano amorevolmente appena li vedono. Il nostro furgoncino ci aspetta per riportarci all’hotel, dove una rilassante doccia ci attende. Per cena? Zebù, naturalmente.

Per leggere gli altri giorni, di seguito i link:

Giorno 1

Giorno 2

Giorno 3

Giorno 4

 

 

 

 

Diario di viaggio: Madagascar – giorno 4

Dopo aver dormito bene, la mattina inizia fin troppo presto! La quarta giornata è una delle giornate che più ho apprezzato in questo viaggio. Alle 9:00 il furgone è già pronto, direzione Ambalavao!

Il cielo è terso e il paesaggio intorno a noi cambia man mano che ci avviciniamo alla nostra meta. Gli aridi campi lasciano il posto a numerosi terrazzamenti e il territorio diventa più collinare. Stiamo entrando nel territorio delle Montagne di Andringitra: queste montagne sono il risultato dell’evento magmatico Pan-Africano, noto ai geologi. Si tratta di una formazione granitica eccezionale, erosa e modellata dagli agenti atmosferici, che ci regala dei paesaggi mozzafiato dove possiamo distinguere vette modellate ed Inselberg. Oltre a queste montagne, un altro massiccio granitico si estende davanti a noi, i graniti Andringitreani, che coprono un’area di circa 200 x 25 chilometri ad ovest di Fianarantsoa e Ambalavao.

Le rocce grigie, il terreno rosso e il cielo blu creano un paesaggio davvero mozzafiato, uno spettacolo unico, sia a livello geologico che naturalistico, nonchè una manna per i miei occhi che non aspettavano altro di vedere questo spettacolo della natura: che ci posso fare, sono una naturalista di nome e di fatto. Tutti i miei compagni vedono soltanto delle rocce grigie, io ci vedo una formazione sensazionale ed immagino le associazioni mineralogiche. Altro che Sindrome di Stendhal davanti ad un quadro, a me viene davanti a simili spettacoli!

La prima tappa è il mercato del bestiame: su una collina i capi tribù e i commercianti si ritrovano per la compravendita di zebù. Ogni tribù  ha colori diversi che mostra con orgoglio grazie alle coperte con cui si adornano le spalle. Vediamo strette di mano, abbracci, contrattazioni. Ci avviciniamo e apprendiamo che il mercato è uno dei luoghi di ritrovo più importanti per tutta la comunità dei dintorni. Oltre agli anziani capitribù, vediamo anche dei giovani divertirsi con un motorino: potrebbero avere la mia età, e mi ricordano i miei coetanei.

mad_26
Mercato del bestiame

Dopo il mercato ci dirigiamo verso la riserva Anja, per vedere i lemuri, questa volta i lemuri Catta, chiamati “Maki”. La nostra guida ci porta alla scoperta della riserva, in un tour lungo l’intera giornata. I primi animali che vediamo non sono lemuri, ma sono i bellissimi Inseparabili del Madagascar (Agapornis canus), piccolo pappagallo endemico. Lo riconosco immediatamente, da pappagallara senza speranza, e spiego un po’ di cose anche alla guida, che non era preparata sull’avifauna in modo così serrato: eh va beh, devo sempre farmi notare se si parla di natura. Proseguiamo e troviamo anche un bellissimo camaleonte, un Furcifer oustaleti, anche questo endemico del Madascar!

mad_24
Agapornis canus
mad_25
Furcifer oustaleti

Ci addentriamo nella riserva, che si presenta con aree più desertiche, intervallate a zone con più alberi: è proprio sugli alberi che vediamo i primi “Maki” che si puliscono e giocano. La loro peculiarità è la caratteristica coda ad anelli, che ricorda un po’ quella dei procioni. Sono lemuri diurni, abbastanza diffusi in Madagascar. Sono arborei, ma spesso passano molto tempo a terra: anche noi li troviamo a terra, che prendono il sole su una piccola roccia, a pancia in su. Come la maggiorparte dei lemuri, viono in branchi, dove è di solito una femmina il leader del gruppo. I gruppi sono molto territoriali tra loro.

mad_29
Catta che gioca con le foglie

Continuiamo nella nostra escursione e scaliamo qualce roccia imponente con le corde e arrampicandoci: la vista è davvero unica, sembriamo così piccoli in confronto alla vastità della natura!

mad_30
Sul tetto del Madagascar

Continuiamo con la nostra escursione, e troviamo altri catta: ci guardano e chiudono gli occhi, beati, al sole. Che animali pigroni! Continuiamo e troviamo altri due camaleonti, sempre della stessa specie, ma con incredibili differenze!

Il nostro giro termina dopo 5 ore indimenticabili. Da Anja torniamo ad Ambalavao e decido di fare un giretto per la piccola città. Dopodichè raggiungo la mia compagna di viaggio, mia zia Gianfranca e ci riposiamo nel nostro piccolo alberghetto a bungalow, il più bello che troverò qui in Madagascar. Ambalavao è la città della Bougainvillea e il nostro piccolo alberghetto non è da meno, con delle piante imponenti, tutte fiorite!

mad_31
Tripudio di colori

Alla sera ci avviamo al piccolo ristorante dell’hotel dove mangiamo benissimo e degustiamo anche il vino locale, dato che Ambalavao è uno dei maggiori centri vitivinicoli del paese. Per finire, i miei compagni di viaggio mi fanno una bella sorpresa e fanno preparare una torta panino con la marmellata. Dopotutto, quel giorno era il mio compleanno.

Andiamo a dormire contenti e felici, soprattutto io. Questo Madagascar mi ha già rapito il cuore.

Per leggere gli altri giorni, cliccate qui sotto

Giorno 1

Giorno 2

Giorno 3

Ringrazio gli amici di CAMALEONTiamo Italia per il riconoscimento delle specie di camaleonte.

 

Diario di viaggio: Madagascar – giorno 3

Sono già tre giorni che sono lontana da casa, in una realtà completamente diversa da ciò che siamo abituati a vedere. Nonostante avessi già visitato due paesi africani, Egitto e Tunisia, la cultura e i modi di fare che ci sono qui, nell’Africa meridionale, sono completamente diversi.

Ci svegliamo verso le 9:00 e facciamo una bella colazione, e poi ci dirigiamo verso il Parco nazionale di Ranomafana, uno dei parchi più importanti del Madagascar. All’entrata di accoglie una bellissima Palma del Viaggiatore (Ravenala madascariensis), uno dei simboli del Paese.

mad_16
La Palma del Viaggiatore

Il parco, letteralmente chiamato “acqua calda”, è situato in una zona montuosa (600 – 1400 m) e occupa una superficie di 410 km² ricoperti da una fitta foresta pluviale. La foresta pluviale è caratterizzata da un enorme abbondanza di specie vegetali e animali: per le specie arboree, si possono riconoscere le famiglie delle Apocynaceae, Euphorbiaceae, Rubiaceae e Arecaceae. Importante per l’economia del paese è il palissandro (Dalbergia spp.), inoltre ci sono diverse specie di orchidee dei generi Bulbophyllum e Eulophiella, alcune delle quali abbiamo osservato anche noi.

Per quanto riguarda la fauna, questo è il regno dei lemuri, infatti se ne contano ben 12 specie, alcuni diurni come l’apalemure dorato (Hapalemur aureus), l’apalemure grigio (Hapalemur griseus), il prolemure dal naso largo (Prolemur simus), il sifaka di Milne Edwards (Propithecus edwardsi), il lemure dal ventre rosso (Eulemur rubriventer) e l’Eulemur rufus, ed altri notturni come il microcebo rosso (Microcebus rufus), l’aye-aye (Daubentonia madagascariensis), il lepilemure dal collo chiaro (Lepilemur microdon), il chirogaleo bruno (Cheirogaleus major) e l’Avahi peyrierasi.

Altri mammiferi presenti sono il fossa (Cryptoprocta ferox), il fanaloka (Fossa fossana), la mangusta dalla coda cerchiata (Galidia elegans), il tenrec comune (Tenrec ecaudatus) e il rarissimo tenrec acquatico (Limnogale mergulus).

Il parco ospita numerose specie di uccelli tra cui specie endemiche quali l’astore di Henst (Accipiter henstii), il forapaglie codapiumosa di Seebohm (Amphilais seebohmi), il garrulo dalle orecchie gialle (Crossleyia xanthophrys), la mesena bruna (Mesitornis unicolor), la falsa nettarinia ventregiallo (Neodrepanis hypoxantha), la colomba azzurra del Madagascar (Alectroenas madagascariensis) e il vanga di Pollen (Xenopirostris polleni).

Sono presenti numerose specie di rettili (tra cui gechi, camaleonti e boa) e anfibi (Aglyptodactylus madagascariensis, Boophis arcanus, Boophis boppa, Boophis bottae, Boophis erythrodactylus, Blommersia blommersae, Heterixalus alboguttatus, Mantella baroni, Mantella bernhardi, Mantella madagascariensis, Mantidactylus spp., Platypelis grandis, Scaphiophryne marmorata, Scaphiophryne spinosa).

Accompagnati dalla guida locale Clariz, ci inoltriamo nel fitto della foresta: il clima è davvero umido anche se c’è il sole e le foglie sono tutte bagnate e anche noi ci bagnamo in fretta.

mad_15
Verso il fitto della foresta…

Tanti suoni, tanti rumori, ci fanno capire che qui il regno non è dell’uomo, bensì della bizzarra fauna che abita nel cuore della foresta. Siamo tutti elettrizzati, vogliamo assolutamente vedere i lemuri, anche se sappiamo che non sarà facile. Clariz è in contatto con altri tre ranger tramite il telefonino, che lo avvertono se vengono avvistati i lemuri, in modo tale da poter raggiungere la loro posizione. Siamo fortunati, già dopo 15 minuti di cammino, la nostra guida viene chiamata, un lemure è stato avvistato!

Raggiungiamo il più velocimente possibile il ranger, arrampicandoci sulle radici degli alberi e saltellando sulla terra bagnata: sembra che stiamo scappando da qualcosa!

Arriviamo ed ecco che scorgiamo un lemure dalla fronte rossa! Tra le foglie è difficile scorgerlo, come è quasi impossbile fargli una foto. Scatto ma è davvero arduo metterlo a fuoco. Mi fermo e lo ammiro, è spettacolare vederlo: la piccola palla di pelo arruffata sta riposando, prende il sole e sta in panciolle. Sono animali pacati, paurosi, e molto buffi. Bisogna stare in silenzio, altrimenti si spaventa, del resto sono prede e hanno paura degli animali più grandi di loro. Nella foresta c’è il fossa che li preda, ma non siamo così fortunati da poterlo vedere.

mad_17
Lemure dalla fronte rossa

Non facciamo nemmeno tempo a goderci la sua vista, che Clariz riceve un’altra chiamata: due lemuri avvistati! Per fortuna non molto lontani, così ci precipitiamo ed eccoli lì, sono due lemuri dal ventre rosso, maschio e femmina! Abbracciati, accoccolati tra loro: stanno dormendo, ma si accorgono presto di noi e si svegliano. Sbadigliano felici, non sembrano disturbati da noi, infatti ci guardano dritti negli occhi, senza scappare. Dopo aver appurato che non siamo lì per fargli del male, si fanno grooming a vicenda e si leccano in viso. Sembrano proprio affiatati! Decidono quindi di andarsene, probabilmente a cercare del cibo.

mad_18
Lo sguardo del lemure dal ventre rosso, un maschio: sembra dirci “che cos’hai da guardare?”

Procediamo nella nostra passeggiata e arriva un’altra telefonata: alla risposta anche Clariz si esalta: il ranger ha trovato ben due Sifaka di Milne-Edwards! Accorriamo, mentre Clariz ci dice che questa specie è difficile da osservare, perchè è molto schiva, e vederne addirittura due è un evento eccezionale! Dopo circa 5 minuti arriviamo sul luogo e la scena è davvero spettacolare: i due esemplari stanno giocando, si dondolano sulle liane e sui rami, proprio ad altezza uomo. Ogni tanto sentiamo qualche bizzarro vocalizzo, si vede che si stanno divertendo! Si avvicinano quasi a noi, come se non ci fossimo. E’ una sensazione sbalorditiva, qualcosa che va aldilà della nostra immaginazione: questi lemuri sono molto più grossi rispetto agli altri, e hanno dei rotondi occhi gialli. L’emozione è davvero tantisssima, non vorremo andarcene da lì, ma purtroppo se ne vanno prima i lemuri. Che dire, siamo assolutamente soddisfatti!

Camminiamo verso il punto di osservazione della riserva, ci vuole circa un’ora. Purtroppo non riceviamo altre telefonate dai ranger, non osserviamo più lemuri dunque. Ma non siamo delusi, anzi! Al punto di osservazione troviamo ancora un’altra sorpresa, un grazioso geco diurno del Madagascar (Phelsuma madagascariensis)! Sta lì, sulla colonna di legno e tira fuori la sua lingua. Ci fa proprio simpatia!

mad_21
Una tavolozza di colori il nostro geco.

Ora ci dirigiamo verso l’ingresso del parco, ci vogliono circa due ore. Siamo così felici, continuiamo a parlare dei lemuri e dell’emozione che abbiamo provato nel vederli.

Arrivati all’ingresso è ora di pranzo, decidiamo quindi di fermarci nel ristorante del parco stesso, e pranziamo, ridendo e scherzando: questi momenti uniscono ancora di più il gruppo e ci fanno scoprire qualcosa di nuovo di ognuno.

E’ ora di andare, direzione Fianarantsoa! Ci vuole circa 1 ora e mezza per arrivare. Fianarantsoa, comunemente detta “Fianar”, è un grande agglomerato urbano, capoluogo della provincia omonima e della regione di Haute Matsiatra. Scarichiamo i bagagli e iniziamo a girare per la città, accompagnati dai bambini del luogo che parlano un misto tra francese e italiano e che ci fanno da guida. E’ quasi il tramonto e decidiamo di rientrare. La giornata era andata fin troppo bene per finire così, infatti non finisce proprio con un sorriso: in albergo non c’è acqua calda per un guasto e tutti gli ospiti sono arrabbiati. Anche noi vorremmo farci una doccia, ma è quasi impossibile. Mentre si attende l’acqua calda, faccio un giretto sotto l’hotel, dove c’è una galleria di negozi: lì trovo un negozio di minerali che espone pezzi notevoli. Che faccio, non compro nulla? Eh no! Infatti, acquisto un berillo varietà smeraldo e un corindone varietà rubino. Il sorriso torna subito sulle mie labbra.

mad_22
Veduta di Fianaratsoa

Dato che l’acqua calda non arriva, decidiamo di rimandare la doccia dopo cena. Mangiamo in un piccolo ristorante locale in compagnia anche del nostro autista Riza, e poi ritorniamo in hotel. L’acqua è tiepida, meglio che niente, quindi non perdiamo tempo e ci laviamo. Il letto, almeno, è comodo.

Il giorno dopo sarà un altro giorno all’insegna della natura, verso Ambalavao e la Riserva Anja!

Se volete leggere gli altri giorni:

Giorno 1

Giorno 2