I luoghi della storia: il Castagno dei Cento Cavalli

Sempre rimanendo in Sicilia, durante il mio viaggio del 2016, ho cercato di visitare luoghi nascosti e ricchi di storie e leggende: seguendo questa linea, non poteva mancare uno dei luoghi più affascinanti della bella Trinacrira, il Castagno dei Cento Cavalli.

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Il Castagno dei 100 Cavalli.

Si narra che una Regina, con al seguito cento cavalieri e dame fu sorpresa da un temporale durante una battuta di caccia e nelle vicinanze di un albero, trovò riparo insieme al suo numeroso seguito. Il temporale continuò fino a sera e la regina si passò sotto le fonde di quell’albero, un castagno, la notte in compagnia, si dice, di uno o più amanti fra i cavalieri del suo seguito.

Il Castagno dei Cento Cavalli è un albero di castagno plurimillenario, che si trova nel Parco dell’Etna in territorio del comune di Sant’Alfio (CT). E’ il castagno più famoso e più grande d’Italia ed è stato protagonista di una grande campagna naturalistica, fin dall’antichità, per la sua tutela. Nel 1982 il Corpo forestale dello Stato lo ha inserito nel patrimonio italiano dei monumenti verdi, forte di 22.000 alberi di notevole interesse, ed evidenziato tra i soli 150 di eccezionale valore storico o monumentale.

 

Se non si è della zona non è così facile trovarlo, tanto che io e mio padre abbiamo dovuto chiedere indicazioni a più di una persona, e alla fine un gentile signore ci ha persino accompagnato proprio davanti all’albero. Lasciata l’automobile nel parcheggio adiacente, abbiamo subito ammirato questo spettacolo naturale: non possiamo fare come la Regina, che si è appartata sotto le fronde, perchè una recinzione protegge dai vandali il nostro Castagno, ma le fronde comunque superano di molto questa barriera. Alcuni pannelli spiegano la leggenda e ci sembra di vedere proprio lì, la nostra nobildonna con il suo seguito. La giornata, inoltre, si presta molto bene, perchè siamo continuamente sorpresi dagli scrosci di pioggia.

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La Pace del Castagno.

Non sappiamo ancora oggi chi possa essere questa famosa regina, forse Giovanna d’Aragona oppure l’imperatrice Isabella d’Inghilterra, ma anche Giovanna I d’Angiò. La leggenda è sicuramente frutto di fantasia popolare ma ha avuto molto seguito, tanto che alcuni poeti  cantarono questa storia, come Giuseppe Borrello, Giuseppe Villaroel e Carlo Parini.

L’albero è davvero immenso, e il Castagno sembra abbracciarci, ma anche tenerci a distanza con i suoi ricci: albero benevolo ma anche riservato, se vogliamo contraddistinguerlo con connotati tipicamente umani.

Vicino al Castagno troviamo anche un ristorante, ma abbiamo già mangiato a Zafferana (leggete qui), quindi sarà sicuramente per la prossima volta. Dopo aver scattato numerose fotografie, decidiamo di lasciare il Castagno alla sua quiete, guardiano di terre nascoste e di regine infreddolite.

 

 

Il museo di aprile: il museo archeologico di Candia (Heraklion)

Ho visitato Creta nel 2015 e, da buona appassionata di storia, non potevo esimermi nel vedere i musei archeologici. Quando visito un luogo, che sia una città, una località marittima o montana, mi piace scoprirne la storia, le tradizioni, le origini. Dunque, a Creta, isola della leggendaria civiltà minoica, ho visitato il museo archeologico della città di Candia, oggi Heraklion, capoluogo dell’isola.

Arrivarci dal mio hotel non è stato difficile, grazie all’efficiente rete di bus che collega tutta l’isola alla grande città. Il caldo è afoso, e quindi un luogo fresco è l’ideale per passare la giornata. A circa 10 minuti a piedi dallo scalo dei bus, si trova il museo archeologico. Il museo si trova in via Xanthoudidou 2, proprio nel centro della città.

Mi avvio per fare i biglietti e vedo che per gli studenti non c’è nemmeno da pagare (ottima cosa, mai scontata!). Il museo è uno dei più grandi della Grecia e fu istituito nel 1883 come collezione di antichità. Il museo fu fortemente danneggiato durante il secondo conflitto mondiale ma la collezione sopravvisse miracolosamente intatta.

Il museo si compone di 22 sale, disposte su due piani: la collezione, segue l’ordine cronologico: si ritrovano vari rythoi, cioè vasi per libagioni usati in funzioni religiose, oltre a plastici e ricostruzioni dei principali palazza minoici. Al secondo piano si trovano gli splendidi affreschi (parzialmente ricostruiti) di Cnosso, famosi in tutto il mondo.

Appena entrata mi rendo subito conto della maestosità di questa civilità, così evoluta e progredita, spesso lasciata in disparte sui libri di storia e negli insegnamenti. Creta era fiorente, democratica e molto attiva. Oltre ai famosi vasi, ricorre l’immagine del toro, animale sacro per la civilità cretese. Del toro, si trovano statuette, dipinti, sculture.

Ciò che mi colpisce particolarmente, è la cura per i dettagli nei gioielli: alcuni sono davvero spettacolari, come la famosa spilla a forma con le due api. Le forme e gli intarsi sono stati ripresi dalla gioielleria moderna.

Dopo un bel giro approfondito di circa due ore, passo al secondo piano per vedere i dipinti: rimango davvero stupefatta da questa arte. Gli animali sono rappresentati con dovizia di particolari, con colori accesi e vivaci. I delfini sono quelli che mi colpiscono di più.

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I delfini.

Consiglio a tutti di vedere questo bellissimo museo, se andate a Creta, oltre che a Cnosso che completa naturalmente il “tour” alla scoperta della civilità minoica, concedetevi mezza giornata per visitare questo bellissimo museo.

 

 

Diario di viaggio: Madagascar – giorno 9

Dopo due giorni di mare e di tranquillità, è ora di tornare a Toliaria.

Si replica dunque, quella bizzarra scena dei carretti flottanti (leggete qui) e quindi, dopo una parte di tragitto coperta dal motoscafo, arrivano gli instancabili bovidi in mezzo al mare a raccattarci. Tornati in città, abbiamo giusto mezz’ora per prendere possesso della camera dell’albergo e per prepararci ad una nuova escursione.

Il caldo martellante torna come nostro compagno di viaggio, ed è proprio quello che non ci vuole per l’escursione della giornata: con il nostro nuovo autista, ci dirigiamo alla foresta dei Baobab di Ifaty, non molto lontana dalla città.

Anche qui, la natura è lussureggiante e i Baobab, in realtà di diverse specie, dominano completamente un terreno arido.

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L’inizio del percorso.

La nostra guida ci descrive dunque le più importanti specie presenti e, con il naso all’insù, ammiriamo questi strani alberi dalla forma bizzarra: alcuni sembrano addirittura sdoppiarsi! Molte famiglie sono a me sconosciute, nonostante i miei approfonditi studi botanici: poco male, siamo qui anche per scoprire!

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Cucù!

La passeggiata dura mezza giornata, fino alle 14 circa. Oltre ai baobab, riusciamo a scorgere un animaletto alquanto elusivo: si tratta del Microcebo murino (Microcebus murinus) che ci spia tra le fronde degli alberi: questo piccolo lemure malgascio è notturno e vederlo di giorno non è così facile, infatti passa la maggiorparte del suo tempo a dormire in nidi sferici di foglie e rami. Ciò che colpisce di più sono proprio i suoi occhi molto grandi e rotondi. Nonostante la nostra presenza, il microcebo non sembra spaventato, infatti ci osserva, ci scruta e poi si congeda con uno sbadiglio tornandosene nella sua tana con un rapido guizzo.

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Microcebo murino.

Dopo una lunga passeggiata, ci ritroviamo al punto di ristoro dove una serie di carretti trainati dagli zebù ci riportano all’inizio del tour.

Il nostro furgoncino ci attende e ci porta sulle spiagge di Ifaty, in una piccola baia: al ristorantino locale, mangiamo del buon pesce alla griglia. C’è chi al pomeriggio fa il bagno e chi si rilassa sulle sdraio messe a diposizione dal ristorante. Io preferisco questa seconda possibilità, e ne approfitto per schiacciare un pisolino.

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La spiaggia di Ifaty.

Prima del tramonto, torniamo verso la città. Durante il viaggio di ritorno noto un cartellone pubblicitario di un negozio che vende gemme e minerali: non perdo tempo, appena tornata in albergo chiedo subito informazioni relative all’ubicazione e così un gentile turista francese mi dice che il proprietario è un suo amico da anni e che può accompagnarmi lui stesso. Non potevo desiderare di meglio: insieme a lui prendiamo un taxi e ci dirigiamo al negozio.

Entrati ci si rivela un magnifico mondo di pietre preziose: rubini e zaffiri la fanno da padrone, ma anche opali, tormaline e altre gemme illuminano i nostri occhi. Nonostante tutta questa abbondanza, non riesco a trovare nessun grezzo, quindi chiedo al proprietario se ha il materiale che sto cercando: sconsolato, mi dice che tratta solo tagliato e che quindi non ha ciò che cerco. Sono un po’ abbacchiata, ma subito il gentile signore mi dice che c’è una bella opportunità per acquistare: ad Antananarivo c’è un mercato, chiamato “La Digue” dove vendono parecchio grezzo malgascio di tutti i minerali conosciuti, spesso anche lui si rifornisce lì per acquistare materiale da taglio.

Mi scrive il nome su un bigliettino e io lo ringrazio di cuore. Insieme al mio nuovo amico francese, torniamo in hotel e chiedo alla Coordinatrice informazioni su La Digue: nemmeno a farlo apposta, La Digue sarà la tappa finale del nostro tour malgascio e ci passeremo la mattinata intera prima di ritornare in Italia! La giornata non poteva concludersi meglio! Ma c’è di più: alla sera, siamo ospiti di un ristorante italiano, il Corto Maltese che ci riporta un po’ alla nostra lontana Italia: qui mangiamo specialità italiane con un pizzico di malgascio. Come dessert, non la crepes, bensì il mio dolce preferito: il soufflé al cioccolato.

Contenta e soddifatta, me ne torno in hotel e mi addormento, sognando nuove avventure.

 

 

Un’escursione in giornata: Genova e i Rolli

Dopo una lunga assenza, dovuta a viaggi ed impegni di vario genere, torno a scrivere una bella escursione in giornata. Il 2 aprile sono stata invitata a Genova dalla mia amica Chiara, genovese DOC. Non era la prima volta che visitavo questa ex Repubblica Marinara, e non sarà nemmeno l’ultima, ma devo dire che ogni volta che la vedo l’apprezzo di più. Da città portuale, Genova può sembrare industrializzata ed ostile, ma invece ci riserva tanti luoghi storici di impareggiabile bellezza. In una giornata non si può apprezzare tutta, ma consiglio comunque di farci un salto.

Il 2 aprile era il “Rolliday” la giornata dove i Palazzi dei Rolli venivano aperti al pubblico alle visite: quale migliore occasione per ritornare ad una città a me cara?

Il mio viaggio inizia da Pavia, con un treno per Genova Brignole: è qui che trovo Chiara, che mi aspetta per un vero e autentico tour della bella Genova. Dopo una buona colazione insieme, ci dirigiamo verso il centro, visitando prima la Chiesa di Santo Stefano: la chiesa è uno dei luoghi di culto più famosi di Genova e si trova proprio sopra la via XX Settembre , importante via del centro della città, ed è un esempo significativo di architettura romanica presente nel capoluogo ligure.

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La Chiesa di Santo Stefano.

La chiesa è anche il luogo dove venne battezzato Cristoforo Colombo. Purtroppo non possiamo attardarci a fare fotografie al suo interno, in quanto si stava celebrando un battesimo.

Sempre sulla scia di Cristoforo Colombo, l’illustre esploratore, decidiamo di visitare la sua antica dimora, a pochi passi da via XX Settembre. Prima di raggiungerla, incappiamo in una libreria, dove sempre si trovano libri interessanti da portare a casa: come a Verona e in tutte le città che visito, una tappa in libreria ci vuole sempre.

Raggiungiamo ora la casa del navigatore e troviamo una folla che gremisce la sua entrata: non ci scoraggiamo e ne visitiamo l’interno: non era per niente piccola, anzi!

La casa si trova a breve distanza Porta Soprana, e l’esploratore ci ha abitato tra il 1455 e il 1470: in quell’anno il giovanissimo Cristoforo aveva 4 anni.

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Porta Soprana.

La casa ha subito molti cambiamenti dalla sua costruzione originale e quello che ne rimane oggi è probabilmente una ricostruzione dei primi anni del Settecento. Nonostante ciò, il fascino antico rinascimentale si respira ancora e pensare di camminare proprio dove viveva, correva e giocava il piccolo Cristoforo è molto emozionante!

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Replica di uno dei libri appartenuti ai Colombo.

Dopo la visita alla dimora, passiamo tra i Caruggi di Genova, dove Chiara mi fa vedere i luoghi di ritrovo dei giovani e dei suoi amici, fino ad arrivare al Porto Antico: zona che conosco molto bene ma che è sempre bello rivedere. Purtroppo non abbiamo il tempo per visitare l’Acquario o il Museo del Mare, così ci accontentiamo di fare un salto da Eataly e di goderci il panorama dall’alto della terrazza.

Scese a terra, cerchiamo una tipica trattoria dove mangiare del buon pesce, e subito dopo ci dirigiamo verso i famosi Rolli. I Rolli di Genova erano, al tempo dell’antica Repubblica, le liste dei palazzi e delle dimore eccellenti delle famiglie nobili che ambivano a ospitare ricchi e potenti in transito per le visite di stato. I Rolli vennero costruiti a partire dal 1576 e ancora oggi l’elenco è conservato nell’Archivio di Stato di Genova. Oggi, molti dei Palazzi dei Rolli sono Patrimonio dell’Umanità Unesco e sono stati acquisiti dall’Università di Genova, che è responsabile anche del buon mantenimento di queste perle.

Quelli che visitiamo noi sono 4 in tutto.

Iniziando da Palazzo Giacomo e Pantaleo Balbi, ora sede della facoltà di Lettere: possiamo visitare solo la terrazza e l’aula Magna dove oggi si tengono le sedute di laurea. all’interno si trovano i ritratti di alcuni nobili genovesi molto importanti e dove altri dipinti sono stati trafugati.

Continuando il nostro giro con il Palazzo Balbi-Senarega, uno dei più belli in assoluto: anche qui, la visita non sarà completa, ma soltanto di alcune stanze. Oggi è sede della facoltà di Giurisprudenza. All’interno, troviamo una cappelletta e una sala finemente affrescata, che funge oggi da Aula Magna: qui troviamo tutte le virtù raffigurate allegoricamente, in un intreccio di simboli e di figure naturali. Proseguendo al piano superiore, ci accoglie il busto di Garibaldo, fino a raggiungere la sala dei Liguri, anche questa finemente affrescata.

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Soffitto e controsoffitto dell’Aula Magna.

La visita continua con Palazzo Reale: è questo il più spettacolare che visitiamo. La costruzione del palazzo cominciò tra il 1618 e il 1620 ad opera di Stefano Balbi e Gio Francesco Balbi II, la cui potente famiglia – quella dei Balbi – era già coinvolta nel processo di pianificazione e costruzione di altri edifici della via che avrebbe portato il loro nome.

Nel 1677 la famiglia Balbi vendette il palazzo alla famiglia Durazzo che lo ampliò.

Nel 1823 gli eredi lo vendettero al re di casa Savoia che lo adibì a residenza ufficiale e nel 1919 divenne demanio dello Stato.

Oggi il palazzo conserva i mobili originari e le opere di importanti artisti genovesi del Seicento come Bernardo Strozzi, il Grechetto, Giovanni Battista Gaulli detto il Baciccio, Domenico Fiasella insieme a capolavori dei Bassano, Tintoretto, Luca Giordano, Antoon Van Dyck, Simon Vouet e Guercino. Incantevole è la Sala degli Specchi che mi ricorda molto quella della Residenza di Monaco di Baviera (rimando a leggere qui): avere un salone ricco di specchi aiutava a far percepire gli spazi come dilatati e inoltre era molto in voga tra le famiglie nobili. Ritroviamo ancora i letti a baldacchino tipici della nobiltà, alti e stretti, e una miriade di piccole stanze ad uso della nobildonna di casa.

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La Sala degli Specchi.

Oltre alla parte interna, è meraviglioso l’esterno, con un ninfeo e un bellissimo cortile lastricato. Dai piani nobili si risale alla terrazza, da dove si gode una meravigliosa vista del Porto Antico, del Mar Ligure e anche della facciata interna del Palazzo.

La visita termina al cortile di Palazzo Doria-Tursi, dove è esposta anche una mostra fotografica.

E’ ora però di salutare Genova, il treno mi attende, per il ritorno a Pavia. La saluto con la promessa di tornarci molto presto, dato che ancora ho molto da scoprire. Chiara purtroppo rimane a Genova, ma la rivedrò molto presto a Pavia.

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Io e Chiara, felici davanti alla carrozza Balbi, Palazzo Reale.

 

L’escursione in pillole:

  • Periodo di viaggio: aprile
  • Durata: una giornata
  • Difficoltà: 1/5
  • Viaggio organizzato: no
  • Adatto a famiglie e bambini: sì