Il Museo del Mese di Novembre: il Museo dell’occupazione della Lettonia
Il racconto del mio viaggio a Riga inizia da uno dei suoi musei più iconici e importanti, situato nel cuore della città vecchia, Vecriga: il Museo dell’occupazione della Lettonia, un luogo di memoria e testimonianze storiche che raccontano il periodo più buio della nazione lettone, iniziato con la sua occupazione da parte delle truppe naziste e terminato solo con la caduta nel Muro di Berlino e la conseguente indipendenza dal blocco URSS. Pronti a scoprirlo insieme?
Cosa troverete in questo articolo
Il Museo dell’occupazione della Lettonia
Il Museo dell’Occupazione della Lettonia (in lingua lettone Latvijas Okupācijas muzejs) è un museo giovane, nato dall’esigenza di raccontare un passato terribilmente recente, ovvero quello dell’occupazione del Paese prima da parte della Germania nazista (1941-1944) e poi dall’Unione Sovietica (fino al 1991). Aperto nel 1993 questo luogo si pone ai visitatori come punto di riferimento storico e di ricordo del periodo più buio del cosiddetto secolo breve vissuto terribilmente da questa nazione che, nonostante ciò, ha saputo rialzarsi e affermarsi come Stato indipendente con una sua cultura, una sua storia, una sua coscienza.

Il Museo dell’occupazione della Lettonia
Il percorso espositivo
Il Museo dell’occupazione della Lettonia è composto da tre sezioni principali:
- La prima è dedicata agli avvenimenti che condussero all’occupazione nazista, avvenuta dopo una prima occupazione sovietica;
- La seconda è dedicata all’occupazione vera e propria, tedesca e poi sovietica (seconda occupazione);
- La terza è dedicata all’attività del KGB e si trova all’interno di un edificio diverso, il Palazzo del KGB (presso l’edificio principale potrete visitare le prime due sezioni).
Il percorso espositivo si articola in maniera cronologica e permette al visitatore, attraverso supporti audiovisivi in doppia lingua lettone/inglese, di ripercorrere tutte le tappe storiche di queste deammatiche vicende.

Il Museo dell’occupazione della Lettonia: la Lettonia prima dell’occupazione
La prima sezione si apre con un video breve dedicato alla situazione dell’Europa durante il periodo nazista: il regime instaurato da Adolf Hitler ha sempre avuto un’anima imperialista e l’occupazione di territori vicini era ritenuta fondamentale per dare origine alla “Grande Germania” pensata dal dittatore: in poco tempo Slovacchia, Repubblica Ceca e Austria sono entrate a far parte dei suoi domini e la stessa sorte tocca ai Paesi Baltici, tra cui la Lettonia. Il Patto Molotov – von Ribbentrop sancisce ufficialmente le sfere d’influenza e i territori spartiti tra le due superpotenze, ovvero la Germania nazista e l’Unione Sovietica.
Inizia dunque un periodo fatto di eccidi, deportazioni, distruzione sistematica dell’identità lettone: chiunque avesse collaborato in precedenza con l’Unione Sovietica, fosse contrario al regime nazionalsocialista o non rispettasse i “canoni della razza” veniva deportato o direttamente ucciso. Immediatamente ebbe luogo l’eliminazione della popolazione ebraica e rom, portando a una serie di esecuzioni di massa presso Rumbula e altri luoghi del Paese. Il ghetto di Riga venne rapidamente occupato dagli ebrei provenienti dalla Repubblica Ceca, dalla Germania e dall’Austria.

Il Museo dell’occupazione della Lettonia: ricostruzione di un vagone merci per la deportazione delle persone
Durante questo periodo assai buio morirono circa 90.000 persone di cui circa 70.000 ebrei, 2.000 gitani e numerosi oppositori politici contrari al regime.
L’itinerario prosegue nella seconda sezione, la più corposa, in cui sono presenti numerose ricostruzioni, come quella di una cella o quella di un vagone merci in cui venivano stipati i deportati da inviare presso i campi di concentramento. L’esposizione si focalizza dunque sulla seconda occupazione sovietica, la più lunga, conclusa solo nel 1991, anno in cui la Lettonia riottenne l’indipendenza. Le condizioni di vita purtroppo non migliorarono e, nonostante la fine del secondo conflitto mondiale, il regime impose una limitazione significativa delle libertà individuali: chiunque avesse idee diverse da quelle sovietiche veniva incarcerato e spesso torturato e spedito nei gulag siberiani.

Il dramma della guerra raccontato al Museo dell’occupazione della Lettonia
Nonostante la martellante propaganda di una Russia benevola, “Madre” e protettrice, e la campagna di integrazione dei paesi baltici all’URSS furono compiute diverse deportazioni di massa e adottata una politica di incoraggiamento per i russi che intendevano trasferirsi in Lettonia. Nel 1949 il Consiglio dei Ministri sovietico emise un decreto relativo “all’espulsione e alla deportazione” dalla Lettonia di “tutti i kulaki e le loro famiglie, le famiglie di banditi e nazionalisti” e altre categorie di persone. Secondo le stime oltre 20.000 baltici sono stati deportati tra il 1940 e il 1953 e almeno 75.000 furono imprigionati nei gulag.
Fotografie, video, ma anche riproduzioni audio, oggetti, indumenti, reperti del periodo dell’occupazione sono esposti in maniera interattiva: attraverso teche, cassetti ma anche dispositivi utilizzabili da grandi e piccini. L’esposizione è dunque ricca e stimolante e può avere più piani di lettura: ci si può concentrare sugli eventi in generale oppure approfondire nel dettaglio con storie individuali di prigionieri, sopravvissuti, testimoni di un periodo storico straziante.

Il Museo dell’occupazione della Lettonia: la fine dell’occupazione tedesca e l’inizio della seconda occupazione sovietica
Il percorso, per le tematiche trattate, è molto crudo e diretto: per i bambini è quindi stata pensata una piccola mascotte, un orsetto di nome Miks, che ripercorre la tragedia della seconda guerra mondiale e dell’occupazione. Miks è inserito all’interno di diorami interattivi e può essere “aiutato” a scappare, nascondersi, sopravvivere interagendo con lui attraverso pulsanti e manopole. Un’idea davvero originale e un modo per far comprendere anche ai più piccoli l’orrore di questi avvenimenti.
L’ultima parte è dedicata al sentimento anti-URSS e alla coscienza lettone: alla fine degli anni ’80 e fino all’indipendenza si iniziò a percepire il profumo del vento del cambiamento e numerosi cittadini si coordinarono per mettere in atto azioni di resistenza. Siamo al capitolo finale della storia dell’Unione Sovietica e la voglia di cambiamento è palpabile. Infine, nel 1991, giunse la tanto agognata firma sul trattato di indipendenza: nasce ufficialmente la Repubblica di Lettonia, indipendente e più viva che mai.

Nella Resistenza anche le donne avevano un ruolo di primo piano: la scrittura di lettere, dispacci, comunicazioni
Presso gli ultimi allestimenti si conclude la storia del piccolo orsetto Miks che, finalmente, ritrova la sua casa e può vivere felice all’interno di un Paese libero e indipendente. Un lieto fine che rispetta anche quello della travagliata storia della Lettonia.
La mia visita al Museo dell’occupazione della Lettonia
L’ultimo giorno del mio soggiorno a Riga ho voluto dedicarlo a luoghi simbolo di questa capitale, in primis il Museo dell’occupazione della Lettonia: insieme a Mamma Vagabonda, anche lei amante della storia, abbiamo deciso di dedicare l’intera mattinata alla visita di questo luogo così importante.
In compagnia di numerosi visitatori di tutte le età e di ogni provenienza abbiamo compiuto un viaggio nel viaggio: la Lettonia fu uno dei Paesi a pagare di più in termini di vittime e di rastrellamenti durante la Seconda Guerra Mondiale e quella che poteva sembrare una liberazione si è rivelata poi una seconda occupazione, una repressione senza fine dell’anima lettone e della sua popolazione.

I lettoni prima dell’occupazione: inizia la storia di Miks e delle sue avventure
Il Museo si sviluppa su due piani e l’allestimento è a dir poco eccezionale: un museo interattivo, con ricostruzioni fedeli, documenti autentici, testimonianze dure, ma necessarie. Un luogo dove è possibile davvero ripercorrere ogni tappa senza alcun filtro: tutto è allestito in modo da far sentire il visitatore vicino alla popolazione lettone, in modo da farlo immedesimare con la realtà di questa nazione.
É un luogo spietato, ma necessario: alcune testimonianze possono colpire le persone più sensibili, per questo sono presenti numerose panchine dove potersi fermare e riflettere. Del resto la storia è la nostra grande Maestra, sta a noi ascoltarla e comprendere i suoi insegnamenti per non commettere gli stessi errori (che puntualmente, invece, continuiamo a compiere).

Il mito di Lenin nel Comunismo dopo la morte di Stalin
Udire il cigolio delle rotaie e dei vagoni merci, osservare le fotografie delle esecuzioni di massa, vedere gli orrori dell’occupazione con i propri occhi, ma anche comprendere come il popolo lettone è sempre stato resistente a queste forme di violenza, è davvero toccante: le attività partigiane si sono sviluppate nell’arco di tutte le occupazioni e si sono differenziate in molteplici forme, dalla stampa ad azioni di guerriglia. Il popolo lettone ha dimostrato sempre di opporsi a queste ingiustizie, pagando un prezzo sempre più alto.
Osservare gli ultimi documenti, soprattutto quelli dedicati all’indipendenza, mi ha fatto un certo effetto: è incredibile pensare che esistano nazioni così giovani che sono praticamente mie coetanee. Quando sono venuta al mondo la Lettonia era solo un Stato neonato dalle macerie di più di mezzo secolo di distruzione e repressione. E ora è un luogo apprezzato e amato dal turismo, una nazione indipendente facente parte dell’Unione Europea, un Paese con tanta voglia di riscatto.
Informazioni utili
Il Museo dell’occupazione della Lettonia si trova a Riga, presso Latviešu strēlnieku laukums 1, Lettonia.
Il museo è aperto tutti i giorni dalle 10:00 alle 18:00.
Chiusura per i giorni: 1 Gennaio – 23/24 Giugno – 24/25/26/31 Dicembre
Per ulteriori informazioni visitate il sito ufficiale.



Lisa Trevaligie-Travelblog
Non certo un perorso facile da affrontare, ma necessario per poter entrare nel tessuto della nazione e capire davvero il sognificato delle occupazioni che qui Si sono susseguite, senza tregua, portando solo morte e distruzione. Credo che tocchi fortemente le corde dell’animo questo museo.
Donna Vagabonda
Sì sì, è un museo che davvero non lascia indifferenti, un luogo di memoria che davvero è imprescindibile. Pensare a che cosa ha passato il popolo non può davvero non emozionare.
Silvia The Food Traveler
Riga è nei mie progetti di viaggio da qualche anno (avevo anche prenotato il volo tempo fa ma poi ho dovuto annullare tutto, non ricordo nemmeno più per quale motivo). Questa sarà sicuramente una tappa che vorrò fare perché mi permetterebbe di approfondire un capitolo di storia di cui ho pochi ricordi – anzi, ti ringrazio per avermi dato la possibilità di rispolverarli con questo articolo.
Mi ha fatto tornare in mente il Museo del Comunismo di Praga: una tappa non prevista che è stata molto interessante che permette di non diventare e di approfondire un capitolo buio della storia della città.
Donna Vagabonda
Grazie a te! Non ho visitato il Museo del Comunismo di Praga, ma sono certa che le sensazioni e le emozioni siano molto simili. Questo di Riga è un museo davvero imprescindibile!
Claudia
Non conoscevo questo museo e trovo che siano quelli più emozionanti e che permettano di scoprire la storia del paese di alcuni decenni prima. Prima o poi visiterò Riga, me lo segno. Grazie per avermelo fatto scoprire Eliana!
Donna Vagabonda
Grazie a te Claudia, sono contenta di far scoprire con il blog luoghi poco conosciuti, ma assolutamente meritevoli di attenzione!
Marina
Sto programmando un viaggio in Lettonia per il prossimo anno e credo che una visita a questo museo sia una tappa indispensabile per conoscere la storia di questa nazione.
Donna Vagabonda
Sono sicura che ti piacerà molto, sia Riga che questo museo!
Claudia
Non conosco assolutamente la Lettonia e sono piuttosto ignorante sulla sua storia quindi questo museo mi ha sorpreso. Mi sembra un ottimo punto di partenza per capire la città e il suo passato
Donna Vagabonda
Sì è un museo ricco e molto toccante e ripercorre davvero un secolo di storia di questo giovanissimo Paese!
Paola Bertoni
I Paesi Baltici mi ispirano molto per un viaggio e la Lettonia è sulla mia lista. Se riuscirò ad andarci non mi perderei per nulla questo museo che sembra il punto di partenza perfetto per capire il Paese.