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I luoghi della storia: il Castello di Hohenzollern

La Germania, si sa, è un Paese ricco di fascino e di storia e se siete appassionati di castelli e rocche antiche, non potete perdervi assolutamente una visita al castello di Hohenzollern. Il castello, in tedesco Burg Hohenzollern, appartiene alla nobile famiglia prussiana degli Hohenzollern e si trova non lontano dalla città di Stoccarda, nella regione del Baden. La nobile dinastia visse qui dall’Alto Medioevo alla prima guerra mondiale. La rocca si trova posizionata sull’omonimo Monte, di altudine di 855 metri, e rientra nella giurisdizione del comune di di Bisingen.

 

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Il cortile interno  del castello

 

L’esatta data di costruzione non si conosce, ma la rocca appare menzionata la prima volta in un documento scritto che si fa risalire al 1267. Sappiamo però che nel 1423 il castello viene completamente distrutto. Nel 1454 il castello venne ricostruito e durante la Guerra dei Trent’anni subì molti passaggi di mano e cadde irrimediabilmente in rovina. Fu Federico Guglielmo I di Prussia, il famoso “Re Sergente” a voler ripristinare la grandezza di questa fortezza e nel 1850 tutti poterono di nuovo ammirare la maestosità di Burg Hohenzollern. Tuttavia il castello non tornò abitato completamente in modo continuativo dato che gli Hohenzollern si trovavano in Prussia dall’origine e rimase dunque un luogo di visita e di turismo, soprattutto dopo il 1952, quando il Principe Luigi Ferdinando di Prussia si occupò anche degli interni e dell’arredamento, rendendo il castello un vero e proprio museo.

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Naturalmente, come spesso capita durante i miei viaggi (e chi mi segue lo sa fin troppo bene), quando ho visitato il castello il tempo non era dei migliori (anzi era proprio pessimo!) e quindi le poche foto che ho scattato non sono eccezionali: se non altro sembra di essere tornati indietro nel tempo, ma non durante un banchetto o una parata militare, bensì in uno sfondo abbastanza horrorifico! Grazie all’imponenza e alla massiccia fortificazione del castello, sembra proprio di essere in una rocca infestata di fantasmi che nella nebbia vogliono fare qualche scherzetto di dubbio gusto!

 

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Il cortile interno e l’entrata del castello

 

Il castello è visitabile soltanto con una guida tramite un tour in tedesco o in inglese ed è stato riarredato secondo lo stile originale. Oltre alle stanze, si possono visitare le cantine (dove venivano custodite le riserve di cibo), i sotterranei (dove oggi c’è una splendida collezione di medaglie e oggetti preziosi) e la cappella privata.

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Al castello si giunge tramite l’auto, che viene lasciata in un parcheggio convenzionato, il quale fornirà ai turisti una navetta che vi porterà direttamente all’entrata (a pagamento) oppure dal parcheggio si può raggiungere a piedi (con un cammino non proprio semplice).

Se siete nel Baden non potete assolutamente perdervi questo castello, un vero gioiello tedesco!

 

 

 

 

Un mese ad Heidelberg: Friburgo in Brisgovia

Friburgo in Brisgovia è stata l’ultima città tedesca visitata durante il mio mese studio in Germania. Stavo tornando a casa in auto e ho deciso all’ultimo momento di deviare verso Friburgo, per una toccata e fuga, anche se questa città merita di sicuro di più. Friburgo è situata nella Germania sud-occidentale ed è la quarta città del Baden-Württemberg per grandezza dopo Stoccarda, Mannheim e Karlsruhe.

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Le caratteristiche case colorate e la Schwabentor

Vicina al confine francese, questa città si trova in una posizione davvero unica, dato che è posizionata sul confine tra la fosse tettonica del Reno Superiore (Oberrheingraben) e la Foresta Nera (Schwarzwald). La faglia tra queste due zone geologiche passa proprio attraverso il territorio urbano, dividendo la città in due: i quartieri occidentali si trovano in pianura mentre quelli orientali posano sul pendio della Foresta Nera.

Friburgo ha origini medioevali: nel 1091 i duchi Zähringen costruirono un castello sullo Schlossberg. La posizione geografica favorevole e la presenza di molte miniere di argenti garantirono alla città un certo benessere. Nel 1457 venne costruita l’Università per volere dell’arciduca Albrecht VI. La cuittà si oppose alla Riforma protestante e divenne una importante roccaforte cattolica dell’Alto Reno. Nel frattempo la città passò sotto il dominio asburgico e nel 1651 divenne capoluogo dell’Austria Anteriore. Nel corso della Guerra dei trent’anni la città passò ripetutamente da un dominio all’altro (quello francese e quello austriaco), subendo numerosi assedi da entrambe le parti.  Nel 1805 Napoleone annesse Friburgo e con lei gran parte dell’Austria Anteriore al neo costituito Granducato del Baden.

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Nel corso della Seconda guerra mondiale la città subì danni rilevanti, il 27 novembre 1944 un pesante bombardamento rase al suolo l’intera parte settentrionale della città vecchia e gran parte di quella occidentale. La città venne successivamente ricostruita rispettando la planimetria originale.

La vostra Vagabonda poteva perdersi l’occasione di visitare una città così ricca di storia?

Arrivata e lasciata l’automobile non distante dal centro, mi dirigo nel suo centro storico per una breve fugace visita. La cattedrale è di certo l’architettura più suggestiva che visito: il famoso Münster, costruito tra la fine del 1400 ed il 1513, è il simbolo della città con il suo stile gotico prorompente. La chiesa si affaccia sulla piazza del mercato storico e gli edifici che la circondano sono tutti colorati, ricchi di dettagli e assai belli da vedere!

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Il fascino tedesco qui è molto forte e non posso che perdermi tra le varie bancarelle e i negozi della città. Friburgo poi è circondata da minuscoli ruscelletti (Freiburger Bächle) da cui scorre l’acqua, che rendono la città ancora più particolare.

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Uno dei famosi ruscelletti

La città è racchiusa in alcune mura e possiede, come Rothenburg ob der Tauber (leggi qui il mio articolo) alcune porte famose come la Schwabentor.

Purtroppo non ho il tempo di visitarla per bene e di vedere i suoi musei, ma solo di scattare qualche foto di questa meravigliosa città, ripromettendomi di tornarci per conoscerla meglio.

Ah, prima di andare via non posso non comprare un orologio cucù, che qui vengono venduti in vari formati e misure. Potevo forse resistere?

Un mese ad Heidelberg: Rothenburg ob der Tauber

Il mese che ho trascorso ad Heidelberg mi ha permesso di conoscere molte cittadine situate nei dintorni, ma non solo nel Baden. Una delle escursioni a cui ho partecipato era a Rothenburg ob der Tauber, la famosa città del Natale, in Baviera.

 

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Piazza del Mercato

 

Rothenburg è una tipica cittadina medievale, con alte mura e case colorate costruite secondo questo stile. Sembra quasi un paese delle favole e ricorda molto il paesino francese in cui è ambientata la vicenda de “La Bella e la Bestia”.

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Rothenburg fonda le sue radici nel 950 d.C., data in cui si fa risalire la fortezza che si trovava al posto dell’odierno giardino del castello del Conte di Combrug-Rothenburg.

 

L’edificazione della città avvenne all’incirca nel 1170 e la prima fortificazione è ancora visbile attraverso i luoghi de la cantina vecchia, la fossa antica, il mercato dei lattai, la Sülzengasse e la Küblergasse. Le mura e le torri sono state costruite nel XIII secolo. Le torri Weisse Turm e Markusturm, con il famoso arco Röderbogen, sono ancora intatte.

Nel 1274 Rotheburg ottenne dal Re Rodolfo I d’Asburgo lo statuto di città libera dell’Impero.

 

La città raggiunse la sua fioritura sotto il governo del sindaco Heinrich Toppler (1373-1408), grazie alle sue abilità diplomatiche e di capitano militare.

Durante la guerra dei trent’anni la cittadina venne occupata dai francesi nel 1645 e questo evento portò malattie e disgrazie.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, Rothenburg venne parzialmente distrutta ma venne salvata dalla decisione catastrofica di raderla al suolo da un generale americano. Dalle macerie è riuscita a rinascere e ancora oggi riesce ad affascinare grazie alla sua storia secolare.

Purtroppo, come spesso accade in estate in Germania, quando arrivo a Rothenburg il tempo non è dei migliori, anzi uno scroscione mi accoglie: non mi perdo d’animo e seguo, insieme al mio gruppo, la guida che purtroppo parla solo tedesco. Nonostante le mille difficoltà, riesco comunque a vedere le principali attrazioni della città.

 

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Il cammino della guardia e le mura antiche

 

Il tour inizia con una camminata sotto le mura e sul cammino di guardia, dove ci sono numerose epigrafi con nomi di personaggi legati alla città di Rothenburg. Dalle mura antiche procediamo verso il centro passando per la famosissima Plönlein, lo slargo della strada principale con la famosa acsetta gialla e le due torri, Sieberstor e Kobolzellertor.

 

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La Plönlein

 

Nonostante il cattivo tempo, la città è gremita di turisti ed è difficile scattare fotografie tra la pioggia e la ressa.

Il tour continua verso la piazza più famosa del piccolo paese, la Marktplatz, o piazza del mercato, in cui si affacciano numerosi edifici di importanza storica come il rathaus (Municipio) e il Ratstrinkstube del 1466 con il meccanismo di un orologio che ad ogni ora, dalle 11 alle 15, mette in movimento diverse figure riproducenti la scena del Meistertrunk, ovvero la bevuta del Borgomastro: si tratta di una grande manifestazione che dura quattro giorni nel periodo di Pentecoste (18 – 21 maggio) e comprende sfilate in costume e la danza dei pastori. La rievocazione trae origine dalla guerra dei trent’anni: le truppe imperiali guidate dal generale Tilly vinsero sulla città ma con enormi perdite, così il comandante decise di uccidere i membri del consiglio comunale per vendetta. Per evitare questo massacro, la figlia del dispensiere decise di imbonire il vendicativo Tilly porgendogli con grazia un enorme boccale di vino. L’impresa riuscì e Tilly decise di revocare la sua decisione a patto che uno dei consiglieri comunali avesse vuotato tutto d’un fiato il gigantesco boccale appena offertogli e così il borgomastro fece. Il boccale era davvero enorme, conteneva ben 3 litri e 1/4 di vino!

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Dopo qualche fotografia, ci dirigiamo verso la chiesa parrocchiale di San Giacomo risalente al XIV-XV secolo, che ospita numerose opere d’arte, come l’Heiligblutaltar (l’Altare del Sangue), capolavoro dello scultore Tilman Riemenschneider che lo realizzò fra il 1500 e il 1505 per accogliere una reliquia del Santo Sangue racchiusa in una capsula di cristallo di rocca. Di squisita fattura, il trittico raffigura l’Entrata di Gesù a Gerusalemme (ala destra), l’Ultima Cena (centro) e il Monte degli Ulivi (ala sinistra). L’altare è conservato nella cappella omonima posta nel coro occidentale.

 

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L’Altare del sangue

 

Dopo la visita alla chiesa è ora di pranzo e abbiamo un’ora e mezza per goderci la città prima del rientro ad Heidelberg: sono nel paese del Natale, quindi perchè non visitare i numerosi negozi che vendono oggetti a tema? C’è davvero l’imbarazzo della scelta! Palline, decorazioni, oggetti per l’albero, tutto per rendere il Natale una festa gioiosa e… Pomposa! Ce n’è davvero per tutti i gusti, dalle palline dipinte a mano raffiguranti uccellini e animali di vario genere, a quelle più scherzose raffiguranti dolciumi e caramelle. Occhio ai prezzi però: non tutto è economico a Rothenburg e se volete la vera qualità preparatevi a sganciare qualche euro in più, ma dopo tutto ne vale la pena, perchè qui è proprio Natale tutto l’anno!

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Purtroppo il sole non vuole far proprio capolino, ma nonostante tutto Rothenburg è una perla bavarese che proprio non può mancare all’appello se visitate il sud della Germania: la sua atmosfera vi rapirà letteralmente e la sua storia vi intrigherà al punto da volerla visitare non una, ma molte volte.

Per leggere altri articoli sul mio mese ad Heidelberg o sulle mie visite in Germania, non perdetevi:

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Diario di viaggio: Monaco di Baviera – Giorno 1


 

Un mese ad Heidelberg: Heidelberg e le sue meraviglie

Nell’estate del 2017 ho deciso di intraprendere un viaggio in solitaria per studiare il tedesco e così mi sono iscritta alla International Summer School of German Language di Heidelberg, tutta frebbricitante per la nuova avventura che stava per cominciare. Detto fatto, dopo l’iscrizione in un batter d’occhio era ora di partire! E così, dal 2 agosto al 2 di settembre mi sono trasferita ad Heidelberg, per vivere questa emozionante esperienza in terra teutonica.

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La statua della Madonna con Bambino a Kornmarkt ed il Castello sullo sfondo

Questa rubrica non può che iniziare con la sua protagonista, Heidelberg, perla del Baden-Württemberg, città storica incastonata nella valle del fiume Neckar.

La città è un importante centro industriale grazie alle numerose industrie del tabacco, meccaniche, elettrotecniche e cartarie. E’ tuttavia per l’Università che questo centro è conosciuto: l’Università di Heidelberg è la più antica della Germania, fondata del 1386 da Roberto I.

La città fu fondata nel XII secolo ma la sua storia risale fino al tempo dei Celti e dei Romani, che si stabilirono qui su insediamenti già esistenti dell’età della pietra. Nei pressi di Heidelberg, Daniel Hartmann scoprì il 21 ottobre 1907 la mandibola del noto Homo heidelbergensis, da cui deriva il più famoso Homo neanderthalensis. I resti sono conservati al Museo del Palatinato (leggi la mia visita in questo articolo).

La più antica testimonianza scritta su Heidelberg è del 1196 e la costruzione primitiva del suo famoso castello fu innalzata nel XIII secolo. Il Palatinato, regione storica in cui si trova Heidelberg, divenne sempre più importante nel Medioevo, e i suoi Conti divennero elettori del Sacro Romano Impero grazie alla Bolla d’oro del 1356. Nel 1386 Roberto I fondò l’Università ed Heidelberg si porta così sulla scena della storia.

Nell’ultima legge promulgata dal Sacro Romano Impero (Reichsdeputationshauptschluss), il Palatinato fu abolito, e i territori alla destra del Reno, quindi anche Heidelberg, furono riuniti al Granducato di Baden.

All’inizio del secolo XIX la città sul Neckar divenne uno dei luoghi simbolici del romanticismo tedesco.

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Con l’avvento del Nazismo, la città fu sconvolta dalla persecuzione razziale e dalle deportazioni (numerose sono infatti le pietre d’inciampo poste in tutta la città). Più di 6000 Ebrei vennero deportarti nei campi di concentro, la maggiorparte a Dachau (leggi il mio viaggio a Dachau, in questo articolo). Heidelberg era una città importante per la Wehrmacht, piena di ospedali militari, che non subì pesanti bombardamenti. Il 29 marzo del 1945 l’esercito tedesco fece saltare il Ponte Vecchio durante la ritirata, il giorno dopo le truppe americane entrarono in città senza incontrare resistenza.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale Heidelberg rifiorì e divenne un centro turistico rinomato in tutta l’Europa.

Chi la visita per la prima volta, non può che rimanere sbalordito dal profumo di storia che si respira in questa città: da Marktplatz, a Bismarckplatz, moderno ed antico si amalgamano in un tripudio di bellezza. Che si arrivi in auto o in treno, Heidelberg è ben servita di parcheggi e mezzi pubblici.

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Per le tappe prettamente “turistiche” non si può non visitare il suo Castello, che domina tutta la città dalla sua posizione sopraelevata, il Ponte Vecchio, ricostruito esattamente come l’originale, il Carcere studentesco (leggete del Carcere in questo articolo), luogo affascinante e ricco di leggende, la festosa Hauptstraße ricca di negozi all’ultima moda, la Heiliggeistkirche,
imponente chiesa protestante di Marktplatz.

I palazzi storici e il fiume Neckar incorniciano questa città meravigliosa e vivibile, che offre tanto di giorno quanto di sera: se durante le ore più calde possiamo rilassarci all’ombra degli alberi del giardino del Castello, di notte la città si anima di giovani che frequentano i numerosi Kneipe di Untere Straße, ritrovi musicali e ricchi di vita.

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Se la giornata è bella, si può fare un piacevole giro in battello sul Neckar, con la possibilità di effetuare crociere anche in altre città con punto di partenza Heidelberg. Gli amanti delle passeggiate non disdegneranno la Philosophenweg, la camminata dei filosofi, un percorso tra i boschi che ci permette di scorgere la città dall’altra sponda del fiume, e Königstuhl, il punto più alto della città, raggiungibile tramite la stessa cabinovia che collega il centro storico con il Castello (biglietto acquistabile con un sovrapprezzo).

Da ricordare come attrazioni lo Zoo di Heidelberg, nel quartiere di Neunheim, e i vari negozi dell’antiquariato, sparsi in tutta la città.

Per gli amanti della squisita cucina tedesca, consiglio vivamente i ristoranti Weisser Schwan (in Hauptstraße) e Vetter’s Alt Heidelberger Brauhaus (in Steingasse). Se invece siete nostalgici e avete voglia di un buon espresso italiano, niente è meglio di Peppino, sempre in Hauptstraße, dove l’ospitalità è di casa e dove potrete ritrovare il gusto autentico della nostra amata Italia.

Non mi rimane che consigliarvi questa città, anche per viverci, perchè una volta visitata, ve ne innamorete letteralmente.

Un mese ad Heidelberg: Bamberg

Durante il mese in cui ho vissuto in Germania, precisamente ad Heidelberg, ho potuto visitare alcune città non troppo distanti, grazie alle numerose escursioni organizzate dall’Università. E’ questa la volta di Bamberg, o Bamberga italianizzata.

 

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La Statua dell’Imperatrice Cunegonda

 

Bamberga è una città bavarese situata nell’Alta Franconia, sul fiume Regnitz. Città Patrimonio dell’Unesco, è un centro solare dalle radici antiche, famoso per la produzione di birra e per i suoi monumenti tutti da scoprire.

Bamberga era già popolata nel 600 d.C. per la maggior parte da Slavi.

Durante il Medioevo, la città passa “di mano” e cambia feudo molte volte, fino a diventare dominio imperiale (tale rimarrà fino al 973).

Per un breve periodo Bamberga fu il centro del Sacro Romano Impero. Enrico II e sua moglie Cunegonda, entrambi annoverati frai i Santi della Chiesa cattolica, sono seppelliti nella cattedrale.

Dalla metà del XIII secolo in poi i vescovi divennero anche principi dell’Impero e nei secoli seguenti Bamberga venne governata dai suoi vescovi che promossero la costruzione di edifici monumentali.

Bamberga diventa tristemente famosa durante il XVII secolo, dove è protagonista della scena storica a causa dei processi alle streghe che qui ci sono stati: sotto il governo del principe vescovo Johann Georg II von Fuchs Dornheim venne fondato il Drudenhaus, il Carcere delle streghe. Fino al 1632 vennero condannate più di 300 persone a Bamberga e solo con l’invasione delle truppe svedesi si è riusciti a porre fine al massacro e al governo del vescovo.

Nel 1647 fu fondata l’Università di Bamberga, con il nome di Academia Bambergensis con le facoltà di Teologia e Filosofia.

Con la mediatizzazione, Bamberga perse la sua indipendenza nel 1803, entrando a far parte del Regno di Baviera.

Dopo la Prima Guerra Mondiale, il Governo regionale bavarese si rifugil a Bamberga in seguito ad un’insurrezione comunista. Nel febbraio del 1926 Adolf Hitler tenne qui la Conferenza di Bamberga e nel 1933 ci fu il Rogo di libri, esattamente il 1º luglio.

Dopo la Seconda guerra mondiale Bamberga apparteneva alla Zona di occupazione americana.

Con una storia così ricca e variegata, Bamberga è oggi un luogo simbolo della Baviera e della Germania tutta, che attira ogni anni migliaia di turisti da tutto il mondo.

 

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La “Piccola Venezia”

 

Arrivata in questa graziosa cittadina, vengo subito catturata dal colore sgargiante delle sue abitazioni (la Klein-Venedig, la Piccola Venezia), che in una bella giornata come questa risalta ancora di più. Il tour prevede la visita dei monumenti principali, e così ci dirigiamo subito verso il centro storico: molti sono gli edifi storici con riportate targhe e incisioni che testimoniano il passato assai ricco di questa città bavarese. Molte sono anche le insegne delle birrerie, ancora oggi in funzione, che naturalmente attirano appassionati e non solo.

 

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Un’antica birreria

 

Passeggiando procediamo lungo i ponti e incontriamo la Statua di Cunegonda, e subito accanto il Vecchio municipio (Altes Rathaus) del 1386 costruito nel messo del fiume Regnitz ed accessibile attraverso due ponti. All’interno ospita la Sammlung Ludwig, una delle maggiori collezioni di porcellana d’Europa che purtroppo non riesco a visitare, a causa del poco tempo a disposizione. Gli affreschi di Johann Anwander sono spettacolari e attirano subito l’attenzione grazie ai motivi architettonici a trompe-l’oeil.

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Dopo qualche minuto raggiungo il cuore della città, il Kaiserdom: il Duomo Imperiale è la cattedrale della città. Fondata nel 1004 per volere dell’Imperatore Enrico II il Santo, è una delle sette cattedrali imperiali tedesche (assieme al Duomo di Magonza, quello di Worms,  quello di Spira, la Cattedrale di Acquisgrana, il Duomo di Francoforte, e la Basilica di Königslutter, chiamata così perchè ospita la tomba dell’Imperatore e di sua moglie Cunegonda. Il Duomo è uno degli esempi più splendidi dell’architettura romanica.

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Dopo aver visitato l’interno, che è davvero spettacolare, scatto qualche foto della cittadella medioevale che ancora rimane intatta con il suo fascino d’altri tempi.

E’ ormai ora di pranzo e naturalmente un buon piatto di carne e crauti non può mancare presso il ristorante Kachelofen.

Il pomeriggio è dedicato alla visita alla Residenza Nuova, la Neue Residenz, l’antico palazzo dei principi-vescovi, che sorge proprio in Piazza del Duomo. Oggi ospita la Biblioteca di Bamberga, la Galleria di Stato ed un’importante pinacoteca.

I lavori per la costruzione di questa residenza iniziarono nel 1608. L’edificio viene poi ampliato nel 1697 grazie all’arcivescovo Lothar Franz von Schönborn: i lavori terminarono nel 1703.Durante questi lavori vennero realizzate le sale di rappresentanza più belle, come la Marmosaal, la Spiegelgalerie e la Kaisersaal. Dal 1803 divenne residenza reale fino alla conquista napoleonica.

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Nel 1919 si installano nel palazzo il governo dello Stato di Baviera con il ministro presidente Johannes Hoffmann, e il Landtag della Baviera, che adottarono la costituzione democratica bavarese nella Galleria degli Specchi.

La visita di questa residenza vale proprio la pena, anche se le sale da vedere non sono molte. Per ultimo, visito il giardino, con il favoloso roseto, che ospita numerose varietà davvero intriganti.

E’ ora di tornare a casa, dopo una visita che so che rimarrà sempre nel mio cuore.

I luoghi della storia: il Castello di Heidelberg

Il Castello di Heidelberg è uno dei simboli della città, un classico per chi visita questa perla sul Neckar.

Raggiungibile sia a piedi (circa 20 minuti in salita) sia tramite la funicolare a pagamento, il Castello dai mattoni rossi è un luogo suggestivo e ricco di fascino.

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Quello che si definisce Schloß, in realtà sono le rovine del Castello stesso, ciò che rimane dopo la Guerra dei Trent’anni e la guerra del 1689: il maniero fu infatti distrutto dai Francesi e degli interni rimane molto poco. Ciò che possiamo osservare sono gli ampliamenti dell’edificio gotico del XIII secolo.

Il Castello è stato costruito intorno al 1300 come fortezza difensiva, tipica funzione dei castelli medievali; l’edificio più antico e ancora oggi osservabile è il Palazzo di Ruprecht (Roberto) che conserva al suo interno un elegante camino rinascimentale. Il Palazzo di Ottheinrich è il primo palazzo tedesco che presenta sfarzose facciate (oggi conserva il Museo della Farmacia, leggi questo articolo per approfondire questo museo) ed è considerato un dei maggiori esponenti dell’arte rinascimentale tedesca, mentre l’edificio meglio conservato è sicuramente il Palazzo di Friedrich sulla cui facciata è presenta la galleria degli antenati dei principi.

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Dopo la distruzione, il Castello è stato restaurato solo in parte ma forse è proprio questa sua caratteristica che lo rende unico ed inimitabile.

Lo Schloß è completato da un bellissimo giardino, fatto costruire da Friedrich V: i grandi prati e la maestosa fontana centrale incorniciano piacevolmente questo meraviglioso castello.

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Sia che si giunga a piedi o tramite la funivia, si rimane senza parole ad osservare la magnificenza delle mura e l’atmosfera tra il gotico ed il medievale che si respira.

Il castello è reso un luogo turistico grazie alle visite guidate e per la presenza di un piccolo bar dove si può tranquillamente pranzare prima della visita. Ma il catsello non è amato soltanto dai visitatori che da ogni parte d’Europa giungono per ammirarlo, ma anche dagli abitanti di Heidelberg che si fermano, come ho fatto io, anche per un bel pomeriggio intero per fare un pic-nic o per leggere un piacevole libro.

Le numerose panchine permettono di riposarsi e di ammirare la città vista dall’alto, con una delle più belle vedute di tutta Heidelberg.

 

Diario di viaggio: Stoccarda e dintorni – giorno 4

Siamo arrivati all’ultimo giorno a Stoccarda e anche il cielo sembra triste: difatti, ci risvegliamo con un diluvio battente. Nonostante ciò, decidiamo comunque di visitare il Giardino zoologico e botanico di Wilhelma.

 

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Lungo uno dei sentieri del parco

 

Questo parco è unico, in quanto combina sia l’elemento botanico che quello zoologico ed è uno dei più grandi della Germania. Aperto da oltre 160 anni, Wilhelma ospita moltissime varietà di piante e specie di animali, tutte nel rispetto della vita, senza forzature o soprusi. E’ importante come i giardini zoologici tedeschi, come quello di Wilhelma, e tanti altri in Europa, svolgano un ruolo fondamentale per la salvaguardia e la tutela di specie minacciate, sia floreali che animali. Donna Vagabonda è quindi orgogliosa di sostenere i progetti a cui aderiscono queste realtà visitandole, sempre mantenendo il rispetto e l’amore per la natura.

L’inaugurazione del parco risale al 1846 ma la fauna arrivò soltanto dopo la II Guerra Mondiale: si contano più di 9000 animali ed oltre 100 specie diverse, mentre per quanto riguarda l’aspetto botanico, ritroviamo circa 6000 specie.

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Attenzione particolare è stata riservata ai primati, che possono vantarsi di vivere in enormi e spaziosi recinti, sia interni che esterni e che offrono ogni agio e confort.

In molteplici percorsi che prevedono l’immersione totale del visitatore negli ambienti naturali ricreati, non si può che rimanere stupiti davanti alla grande dedizione e passione dello staff del Wilhelma: gli animali adorano gli zoo keeper che lavorano nel parco e più di una volta li osserviamo in comportamenti affettuosi nei loro confronti.

Con un grande ristorante e più punti di ristoro, il parco è progettato per far trascorrere un’intera giornata spensierata a famiglie e non: i cartelli sono esplicativi ed i sentieri solo assolutamente agibili anche da carrozzine e sedie a rotelle. Si respira dunque un clima sereno e gioioso.

Con la metropolitana che si ferma proprio davanti, il parco è facilmente raggiungibile dal centro della città e ci apre le porte moresche pronto ad accoglierci. Davvero tanti, tantissimi animali, ma anche fiori colorati e profumati. Il tempo, nonostante la nostra felicità, ci tira qualche scherzo e con i continui scorsci di pioggia tenta di toglierci il sorriso dal viso, ma non ci riesce, perchè ciò che vediamo è talmente bello che non possiamo farci scoraggiare dalle nuvole bislacche.

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E’ così che incontriamo scimpanzè (Pan troglodytes), volpi volanti (Pteropodidae sp.), okapi (Okapia johnstoni) e gru (Grus sp.) di varie specie. Non possiamo dunque essere felici che questi animali vivano così bene, anche se non nel loro ambiente.

Dopo un lauto pasto al ristorante self-service (ottimi prezzi e grande varietà!) e l’ultimo giro, dobbiamo tornare in albergo per prendere i bagagli e dirigerci in aereoporto. Finisce così, il nostro viaggio a Stoccarda, ma la Germania mi aspetterà di nuovo, fra poche settimane.

Per leggere gli altri giorni di viaggio:

Giorno 1

Giorno 2

Giorno 3

Diario di viaggio: Stoccarda e dintorni – giorno 2

Con un bel sole e la prospettiva di una giornata molto intensa, siamo pronte per metterci in viaggio, zaino in spalla, destinazione: Schloss Solitude e Ludwigsburg.

Raggiungere Schloss Solitude non è difficile dal nostro quartiere, basta prendere un autobus di linea che porta direttamente al famoso castello: le indicazioni sono chiare ed il tragitto è di soli 40 minuti.

Il castello Solitude, o Schloss Solitude in lingua tedesca, è una residenza suburbana dei Duchi del Württemberg eretta in stile rococò: la residenza fu commissionata da Carlo II Eugenio del Württemberg come luogo di pace e tranquillità (da qui il nome Solitude). La costruzione fu affidata a Philippe de la  Guêpière ed i lavori iniziarono nel 1763. Il castello fu completato quattro anni dopo. Oltre al castello, Carlo II Eugenio fece commissionare la costruzione della Solitude Allee, il lungo viale che porta fino a Ludwigsburg, ancora oggi intatto. Nel XX secolo il castello cadde però in abbandono, fino agli 70 quando la Repubblica Federale Tedesca lo restaurò. Oggi Solitude e gli edifici annessi ospitano la Akademie Schloss Solitude, volta alla promozione di giovani artisti.

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Schloss Solitude

Arrivate al castello quello che proviamo è proprio ciò che cercava Carlo II Eugenio: pace e tranquillità. L’interno del castello è visitabile solo con una visita guidata in tedesco o in inglese ma è prevista solo una visita all’ora, quindi decidiamo di attendere girovagando per il bellissimo giardino, dove troviamo molte famiglie tedesche trascorrere una bella giornata in compagnia: chi legge un libro, chi gioca con il proprio cane, o chi fa un pic nic. Adoro la spontaneità dei tedeschi!

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Dopo la piacevole visita guidata, in cui però non ho potuto scattare fotografie, torniamo verso Stoccarda per prendere la metropolitana: direzione Ludwigsburg! Da notare come i castelli nei dintorni di Stoccarda siano ben collegati con la capitale dello stato del Baden, l’efficienza è massima. Dopo circa mezz’ora di metro, arriviamo alla ridente citadina: il sole è alto e fa caldo, quindi decidiamo prima di pranzare e aspettare che la calura estiva passi leggermente, poi ci dirigiamo al sontuoso castello, distante 20 minuti a piedi dala stazione. La passeggiata è piacevole e ci permette di scoprire la dolce atmosfera di questo ridente borgo: sembra di essere in un paese delle favole!

Il castello di Ludwigsburg si palesa a noi come un luogo magico e meraviglioso, con il suo immenso parco e i giardini circostanti. Il castello è stato costruito per volere del duca Eberardo Ludovico di Württemberg a partire dal 1704, che fondò anche la città. L’immensa residenza conta 452 stanze e si sviluppa in 4 ali ed è in stile barocco, seguendo lo stile architettonico dei palazzi imperiali di Vienna e Praga. Dal 1718 Ludwigsburg divenne la residenza ufficialae del duca e la città fu elevata a capitale del Württemberg. Con la costruzione del Palazzo Nuovo a Stoccarda, la residenza reale torna nella prima capitale e sotto il regno di  Federico I del Württemberg, il Castello di Ludwigsburg venne eletto a residenza estiva e i giardini vennero modificati in parte, trasformandoli in stile inglese.

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Quello che si palesa davanti a noi è un trionfo di bellezza e di sontuosità: i colori tenui, i giardini, le ampie stanze, tutto è meraviglioso! Ammaliate dall’imponenza di questa residenza, decidiamo di visitare alcuni suoi musei, come quello delle ceramiche e quello degli abiti d’epoca (purtroppo non si potevano scattare fotografie nemmeno qui), per poi dirigerci ai sontuosi giardini: per ammirarli bisogna pagare un biglietto a parte, ma i soldi sono davvero ben spesi! Il roseto, il laghetto, le statute e le architetture rendono unico tutto ciò che vediamo! Ci sembra di essere a Versailles, una Versailles in miniatura. Con un dolce in mano ci sediamo su una delle panchine e ci godiamo un po’ il fresco, si sta annuvolando e la temperatura è diventata gradevole. Non riusciamo tuttavia visitare tutti i giardini a causa dell’orario di chiusura ravvicinato: un consiglio, passate tutta la giornata a Ludwigsburg e dedicate la mattina ai musei ed il pomeriggio ai giardini, non ne rimarrete delusi affatto! Inoltre, d’estate, sono allestite delle piccole bancarelle dove poter acquistare cibo e bevande ed è possibile anche pranzare all’interno del ristorante dei giardini.

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E’ dunque ora di tornare a Stoccarda, con occhi sognanti e grande soddisfazione.

Per leggere il primo giorno a Stoccarda, cliccate qui.

Diario di viaggio: Stoccarda e dintorni – giorno 1

Con tre giorni liberi e la voglia di tornare in Germania, io e mia madre decidiamo di partire per Stoccarda, città storica della regione del Baden-Württemberg e capitale del distretto amministrativo omonimo. Perchè proprio Stoccarda? Cercavamo una meta vicina, in Germania, che si potesse visitare in quattro giorni, e così la scelta è ricaduta su questa città, che non ci ha per niente deluso!

Dopo essere arrivate all’aereoporto, ci dirigiamo verso il nostro albergo, l’Hotel am Feuersee, grazioso hotel a conduzione famigliare non lontano dal centro città, nel quartiere di Feuersee appunto, a soli 10 minuti a piedi dalla Königstraße, la strada principale di Stoccarda.

Appena fuori dall’hotel, c’è già un monumento da vedere: la chiesa evangelica di San Giovanni. La chiesa è stata costruita durante il 19esimo secolo ed inaugurata nel 1876 ed è in stile gotico, come molte chiese evangeliche tedesche. Vicino alla chiesa sorge il piccolo laghetto artficiale di Feuersee, da cui il quartiere prende il nome. Dopo aver fotografato i suoi simpatici abitanti, alcune oche, cigni e germani, ci dirigiamo verso il centro.

 

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Facciata della chiesa di San Giovanni.

 

In men che non si dica siamo sulla Königstraße e qui vediamo la Stoccarda che vive e che gioisce: decine di negozi aperti, turisti affaccendati a spendere e macchine di lusso che sfrecciano. Eh si, perchè Stoccarda è la città delle automobili: imarchi d’auto Mercedes-Benz, Maybach-Motorenbau e Porsche provengono tutti da questa zona, così come le multinazionali Bosch e Mahle. Una città industriosa ed industriale, ma dal fascino storico, che captiamo subito dalle chiese antiche e dai palazzi sontuosi. Le piccole piazze nascoste, le statue dei grandi filosofi e l’atmosfera che si respira ci fa davvero sorridere, finalmente siamo tornate in Germania!

 

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Schillerplatz

 

Stoccarda, nonostante tutto, è completamente diversa da Monaco di Baviera (leggi il mio diario di viaggio di Monaco di Baviera, iniziando da qui), ma non per questo meno bella! Mentre camminiamo, sotto un tiepido sole, notiamo musei e palazzi da visitare.

 

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La Torre di Mercurio

 

Arriviamo dunque alla famosa Schlossplatz, la piazza del Palazzo Nuovo: il Palazzo nuovo è stato il palazzo dei duchi e dei re della regione. Costruito per volere del duca Carlo II Eugenio di Württemberg nel 1744, è l’ultimo grande palazzo cittadino costruito nella Germania meridionale. L’imponenza della sua struttura richiama chiaramente Versailles, anche se oggi, al contrario del suo “rivale” francese, non è visitabile al suo interno in quanto ospita degli uffici ministeriali, anche se spesso viene affitata una sua ala per cerimonie ed eventi. Il Palazzo, che è davvero enorme, è attorniato da uno stupendo parco.

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Perchè Stoccarda, oltre ad essere la città delle automobili, è anche la “città verde” della Germania, con numerosi parchi e giardini. I tedeschi adorano riposarsi al sole e leggere un libro, e noi non siamo da meno, così, dopo aver scattato un po’ di foto, ci sdraiamo al sole godendoci il tepore della giornata.

Dopo esserci riposate un pochino, ci dirigiamo verso uno dei luoghi che volevo visitare da anni: il museo di Claus von Stauffeberg. Chi mi segue dall’inizio della mia avventura, sa quanto questa figura sia per me importante, per gli altri rimando alle seguenti pagine:

Su di me

Diario di viaggio: Monaco di Baviera – Giorno 2

Non posso quindi non visitare il piccolo museo nella sua città, che raccoglie i suoi oggetti personali e quelli della sua famiglia (in particolare del fratello Berthold, anche lui fucilato per l’attentato del 20 aprile). L’emozione è tanta, benchè l’esposizione sia davvero minima, in quanto molti dei suoi averi sono stati distrutti dalla rappresaglia nazista. Quel che c’è basta a farmi vivere un’esperienza molto toccante e commovente. Non si potevano scattare foto, quindi mostrerò solo l’esterno di questo memoriale. Prima di uscire mi intrattengo a chiacchierare con il custode/carriere che è anche uno dei curatori dell’esposizione: gli racconto di quanto ammiri Claus von Stauffenberg e di quanto la sua figura sia importante per me. Il curatore rimane colpito dal vedere che anche un’italiana conosce la storia di questo eroe e mi stringe la mano in segno di amicizia e rispetto. Naturalmente non posso esimermi dall’acquistare la biografia completa in tedesco di Stauffenberg, ovviamente.

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Con il groppone in gola, e lo stomaco brontolante, ci dirigiamo verso il mercato coperto, per il pranzo: il mercato coperto, appena dietro al museo, ci accoglie con tantissime bancarelli e con una moltitudine di cibi. Non facciamo fatica a trovare qualcosa da sgranocchiare; la varietà dei negozi è enorme, e non si vendono soltanto cibarie e leccornie, ma anche oggetti per la casa e per il giardino. Oltre agli stand, c’è anche un ristorantino che sembra molto invitante.

 

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Il mercato coperto.

 

E’ ora di continuare il nostro tour, e proseguiamo per la Königstraße infilando la testa nei numerosi negozi e centri commerciali fino a sera.

La giornata finisce presto, con un piacevole itinerario già segnato e con la dolce sensazione di essere di nuovo in terra teutonica.

Pronte dunque per il secondo giorno!

 

 

 

 

Il museo di ottobre: la Staatsgalerie Stuttgart – La pinacoteca di Stoccarda

Mi trovavo a Stoccarda a giugno, durante i miei innumerevoli giri per il mondo, e ovviamente non potevo perdermi l’occasione di visitare la pinacoteca della città, essendo, come ormai sapete, appasionata di arte, in particolare di pittura.

La Staatsgalerie Stuttgart è una delle pinacoteche tedesche più importanti, sia per la propria architettatura che per la collezione che copre davvero secoli di storia. L’edificio originale fu costruito per ordine del Re Guglielmo I del Württemberg tra il 1838 e il 1843. L’architetto James Stirling ci pone la firma più di 100 anni dopo, realizzando l’ampliamento e donandogli l’aspetto che vediamo oggi.

 

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La Porta Rossa – Marc Chagall

 

Con circa 400 opere, la galleria ospita dipinti d’arte alto-tedesca, italiana, olandese e del cassicismo svevo, propri di questa regione. Notevole è la collezione relativa al XX secolo, con grandi opere del movimento “Die Brücke” (prime su tutte le opere di Ernst Ludwig Kirchner), spaziando poi a Kandiskij o a Schlemmer. Troviamo anche tele di Picasso, fino a tempi ancora più recenti, dove non mancano Warhol e Fontana. Oltre alle pitture, sono presenti anche sculture ed istallazioni, sempre moderne e post-moderne.

Tra le varie sale, non mancano quelle della pittura del 1700, con i grandi paesaggi e le immense vedute, soprattutto di artisti italiani.

 

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Veduta di una baia con resti antichi e di un veliero durante una tempesta – Leonardo Coccorante

 

Il museo, facilmente raggiungibile tramite la metropolitana, con la fermata a pochi passi dall’edificio, è aperto tutti i giorni della settimana tranne il lunedì, ed oltre alla collezione permanente ospita molte mostre temporanee, dando spazio ad artisti emergenti o mostrando collezioni private.

Da buona amante dell’arte e del periodo impressionista, non posso fare a meno che cercare opere riconducibili a quel periodo, e così faccio: trovo subito un’intera ala della pinacoteca che ospita opere di Monet e Pissarro, tra le più famose ed iconiche.

Per maggiori informazioni, visitate il sito ufficiale della Pinacoteca.

Presto leggerete il mio diario di viaggio di Stoccarda, non perdetevelo!