I luoghi della storia: Palazzo Ducale a Mantova

Se decidete di visitare Mantova, non potete perdervi l’attrazione principale della città: il Palazzo Ducale. Io l’ho visitato tre volte e l’ultima in occasione di un viaggio d’Istruzione con una delle mie classi e ne sono rimasta molto colpita, sia per la grandezza del luogo che per le opere quivi custodite. Che aspettiamo? Scopriamo insieme i suoi segreti!

Mantova

Il Palazzo Ducale, o reggia dei Gonzaga, è stato dal 1308 la residenza dei nobili della città: prima dei Bonacolsi e successivamente dei Gonzaga, che scalzarono i precedenti proprietari e divennero i nuovi signori di Mantova fino al loro declino e all’arrivo degli austriaci con Maria Teresa d’Austria.

Siccome ogni duca e signore ha voluto ingrandire il Palazzo, ritagliandosi uno spazio personale per sé e per le proprie opere, oggi il complesso misura più di 35.000 metri quadrati, solo parzialmente visitabili: questa mole innalza il Palazzo a seconda reggia più estesa in Europa dopo i palazzi Vaticani. Si contano più di 500 stanze, 8 cortili e ben 7 giardini (di cui uno pensile).

Le varie parti del Palazzo hanno anche età di verse: il primo complesso venne fatto costruire dalla famiglia Bonacolsi nel XIII secolo ma è solo con i Gonzaga che il Castello divenne ciò che possiamo ammirare ora: il duca Guglielmo incaricò prima il prefetto delle Fabbriche Giovan Battista Bertani perché collegasse i vari edifici in forma organica e poi Bernardino Facciotto che completò l’integrazione di giardini, piazze, loggiati, gallerie, esedre e cortili, fissando definitivamente l’aspetto della residenza ducale.
Nei quattro secoli di dominazione gonzaghesca la reggia si espanse gradualmente, sia con aggiunta di nuove costruzioni, sia modificando quelle esistenti. Si formarono diversi nuclei che presero il nome di:

Del complesso facevano parte anche alcuni edifici e cortili demoliti, tra i quali la Palazzina della Paleologa e il Teatro di corte.

L’interno del palazzo è quasi spoglio poiché, in seguito a ristrettezze finanziarie, i Gonzaga, iniziando dal duca Ferdinando, alienarono opere d’arte e arredi. Ulteriori spogliazioni furono causate dal sacco di Mantova del 1630 e dalle sottrazioni dell’ultimo duca Ferdinando Carlo di Gonzaga-Nevers, riparato a Venezia nel 1707.

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Il Castello di San Giorgio, che fa parte del Palazzo Ducale

Con il biglietto acquistato direttamente in piazza Sordello, potrete visitare tutte le parti aperte al pubblico del complesso, che sono di sicuro poche rispetto al numero generale, ma non per questo meno interessanti e belle. Degna di nota (da sola questa può valere la visita) è la celebre Camera degli Sposi, dipinta da Andrea Mantegna per celebrare la grandezza del suo committente, Ludovico III Gonzaga. La stanza si trova nel complesso del Castello di San Giorgio (sempre di pertinenza del Palazzo Ducale), nel torrione di nord-est ed ha un accesso separato rispetto al complesso principale. Per via della delicatezza degli affreschi, il numero massimo di persone a cui è consentita l’entrata è di 25 massimo.

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La decorazione della stanza venne commissionata a Mantegna in quanti pittore di corte dal 1460 e in origine questa camera aveva due funzioni: quella di camera da letto di rappresentanza e quella di sala delle udienze.

La sequenza degli eventi raffigurata nella stanza non è ancora del tutto chiara agli studiosi: sulla parete principale possiamo osservare Ludovico che riceve una lettera, dove probabilmente si dichiara che Francesco, il suo primogenito, fu investito della carica di Cardinale mentre in quella adiacente troviamo Francesco stesso che torna a Mantova nel 1472 in occasione della sua investitura ad abate commendatario di Sant’Andrea.

La camera viene detta “degli Sposi” non tanto per il fatto di essere una camera nuziale, ma per l’affresco che raffigura Ludovico e sua moglie, Barbara del Brandeburgo, in posizione dominante rispetto a tutti gli altri personaggi affrescati.

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L’oculo sul soffitto

Dopo la morte del protagonista di questa magnifica stanza, la camera cadde a poco a poco in rovina, fino ad essere esposta perfino alle intemperie e solo dal 1875 venne rivalutata e restaurata man mano, fino a riacquisire la sua notorietà perduta. Oggi la Camera degli Sposi viene visitata soprattutto per osservare l’oculo, cioè l’affresco della finestra circolare sul soffitto: si tratta di un tondo aperto illusionisticamente verso il cielo, che doveva ricordare il celebre oculo del Pantheon, il monumento antico per eccellenza celebrato dagli umanisti. Nell’oculo, scorciati secondo la prospettiva da “sott’in su”, si vede una balaustra dalla quale si sporgono una dama di corte, accompagnata dalla serva di colore, un gruppo di domestiche, una dozzina di putti, un pavone (riferimento agli animali esotici presenti a corte, piuttosto che simbolo cristologico) e un vaso, sullo sfondo di un cielo azzurro. Per rafforzare l’impressione dell’oculo aperto, Mantegna dipinse alcuni putti pericolosamente in bilico aggrappati al lato interno della cornice, con vertiginosi scorci dei corpicini paffutelli. Il suggestivo oculo è forse il motivo più pressante per una visita al complesso del Palazzo Ducale, ma non l’unico.

 

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Dopo averla visitata, infatti, vi consiglio di prestare la stessa attenzione ai dettagli al resto del corpo visitabile del Palazzo, in particolare alla Sala da Ballo, che ricorda molto la Sala degli Specchi di Versailles. Adiacente alla Sala da Ballo si trova la tela più famosa di tutto il complesso:  La Trinità adorata dalla famiglia Gonzaga opera di Pietro Paolo Rubens realizzata per la chiesa della Santissima Trinità nel 1605. La vicenda di questa tela è assolutamente straordinaria: durante l’invasione Napoleonica, i francesi tentarono di trafugare l’opera ma incontrarono delle difficoltà nel trasporto in quanto la tela risultava troppo grande ed in ingombrante: così, venne tagliata in pezzi. Dopo la sconfitta di Napoleone e la fine del suo Impero, i mantovani riottennero la tela ormai mutilata ma si impegnarono al massimo per recuperare la maggiorparte dell’opera. Oggi possiamo vederla quasi del tutto integra se non per alcune parti conservate, per fortuna, nei musei più prestigiosi del mondo.

Il Palazzo riserva ancora tantissime sorprese, tra cui la Sala dello Zodiaco, con il soffitto affrescato da Lorenzo Costa il Giovane nel 1579. La sala viene anche ricordata come la sala di Napoleone I, in quanto fu la stanza da letto del Bonaparte. Il soffitto è ricco di simbologia in quanto ogni figura rappresenta un concetto ben preciso: per esempio, la coppa dei sacrifici e delle libagioni allude all’immortalità del casato dei Gonzaga, e la Dea Diana, raffigurata in dolce attesa, è la trasfigurazione di Eleonora d’Austria.

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Ancora, una menzione la meritano le sale degli Arazzi, ben quattro, con stupendi arazzi intrecciati a mano chiamati “raffaelleschi” perchè si basano su cartoni con disegno preparatorio di Raffaello.

Il Palazzo Ducale a Mantova è la meta preferita di tutti i viaggiatori che si apprestano a visitare la città: nonostante l’abbia visitato ben tre volte, ci tornerei immediatamente perchè in ogni visita ho scoperto qualcosa di nuovo, qualche aneddoto o curiosità in più rispetto alla visita precedente. Vi consiglio caldamente di prenotare la visita per la Camera degli Sposi (per i gruppi è addirittura obbligatoria la prenotazione).

Mantova è davvero una città straordinaria, ricca di storia e di monumenti affascinanti. Se avete ancora del tempo dopo la visita al Palazzo e al Centro storico (con la bellissima Basilica di Sant’Andrea), optate per una bella navigazione sui Laghi di Mantova con uno dei tanti battelli: la vista sulla città è spettacolare e in più potrete godere di una spiegazione chiara ed esaustiva sulla formazione dei Laghi e sull’ecosistema lacustre.

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Il Palazzo Reale visto dal battello

Diario di viaggio: Colonia – giorni 2 e 3

Continua il mio viaggio a Colonia, tra imprevisti e tempo incerto! La chiusura dei Musei, devo ammetterlo, mi ha colto un po’ alla sprovvista e quindi trovare qualcosa da fare, con la città blindata a causa del Carnevale, non è stato facile, ma la vostra Donna Vagabonda sa adattarsi in qualunque situazione (o almeno ci prova!) e quindi ha cercato nuovi luoghi da scoprire.

Colonia

Una piccola sorpresa

E’ domenica e fa freddo: il vento sferza il mio viso e quello di Gabriele e l’ideale sarebbe proprio un luogo chiuso da visitare, ma le opzioni sono davvero poche. Decidiamo dunque  di dirigerci comunque in centro per fare un giro della città e provare a vedere se il Duomo è aperto. Per nostra grande, anzi grandissima, fortuna, il Duomo è aperto perchè c’è la messa e finalmente riusciamo ad entrarvi, anche se, per ovvi motivi, non possiamo visitarlo a pieno: le guardie ci hanno fermato all’inizio della navata, ma riusciamo comunque a scattare qualche foto e a percepire la grandiosità di questo edificio religioso. La struttura è imponente ed il soffitto così alto trasmetto un senso di superiorità e maestosità. Estasiati, riusciamo a comprendere quanto studio e lavoro ci fossero stati dietro a questa cattedrale.

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Mezzi confortati, usciamo per vedere se almeno i negozi sono aperti e, come mi aspettavo, non lo erano affatto: la domenica in Germania è proprio sacra (come pure il Carnevale!). Spulciando su internet scopriamo però che un luogo aperto c’è: si tratta dello Zoo di Colonia. Curiosi di visitarlo, prendiamo la metro e ci dirigiamo proprio qui.

Un cambio di programma molto apprezzato!

In molte città ho visitato gli zoo e devo dire che ne sono sempre rimasta soddisfatta, soprattutto degli zoo tedeschi: dopo quello di Berlino, di Stoccarda e di Heidelberg, perchè non visitare anche quello di Colonia? Con un po’di amaro in bocca, entriamo dunque in uno dei giardini zoologici più importanti dello Stato, in attesa di ritrovare il sorriso.

Il sorriso, non si è fatto attendere dato che abbiamo subito potuto constatare che gli animali, anche qui, vivono in recinti ampi e dotati di tutti i confort da loro richiesti. Il percorso si snoda iniziando dai cammelli e dagli orsi, fino ad arrivare agli elefanti e ai pinguini. Vedere gli ospiti trattati con rispetto, coccolati e quasi “venerati” ci ha riempito di gioia. Gabriele non visitava uno zoo da quando era davvero troppo piccino e queste sono state le sue impressioni:

virgolette Lo zoo di Colonia si è rivelato una sorpresa tanto inaspettata quanto gradita. Non avendo memoria di altri giardini zoologi è stato davvero un piacere poter vedere di persona tante specie diverse ospitate in riproduzioni dei loro habitat naturali. L’intersa struttura offre inoltre l’opportunità di trascorrere una piacevole giornata a contatto con la natura a dispetto di quasi ogni condizione metereologica, regalando numerose ore di divertimento adatte ad ogni età.

Il tempo ha anche retto molto bene, non ha mai piovuto nonostante un cielo davvero plumbeo e minaccioso.

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La ricchezza faunistica è davvero degna di nota: possiamo trovare parecchi felini, come il Leopardo delle nevi (Panthera uncia) ed il Leone asiatico (Panthera leo persica), numerosi primati come il Gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei) o l’Orangutan (genere Pongo), e ancora una nutrita avifauna come pappagalli, gru, aironi e anatidi. Non possiamo non menzionare le bellissime e simpatiche Giraffe reticolate (Giraffa reticulata) e gli enormi ippopotami (Hippopotamus amphibius). Le dimensioni dello Zoo sono davvero ragguardevoli e per visitarlo tutto, con spiegazione scientifiche della sottoscritta e le tante curiose domande di Gabriele, ci abbiamo messo quasi un’intera giornata! Si può proprio dire che lo Zoo ci abbia salvato in questa mini-vacanza!

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Non siamo riusciti a vedere l’acquario, che si trova proprio di fronte allo zoo, ma chissà che un giorno non torneremo ad ammirare questi meravigliosi animali proprio qui a Colonia!

Stanchi e, finalmente, soddisfatti, decidiamo di rientrare verso il centro per la cena: dato che non siamo rimasti delusi la prima volta, tentiamo ancora la sorte e ci dirigiamo verso il ristorante sotto la stazione di Schweinske per assaporare una Schweinske schnitzel e un succulento curry-wurst! Anche questa volta, il nostro stomaco ha ben gradito!

Verso la fine del nostro weekend lungo

Il weekend sta davvero per terminare, ma abbiamo deciso di ripartire verso l’Italia con un volo a metà pomeriggio, in modo da poterci godere ancora qualche ora in questa città così particolare.

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Curiosi di vedere qualche maschera e confortati da un tiomido sole che spunta, ma solo per pochi istanti, decisiamo di tornare verso il centro della città per fotografare qualche figurante: non rimaniamo delusi perchè il lunedì è il giorno delle parate e riusciamo, nel poco tempo rimasto a disposizione, a fotografare alcune maschere davvero meravigliose. Tutti i partecipanti lanciano fiori e caramelle e la folla si sbraccia nel tentativo di ricevere uno di questi premi. Anche noi veniamo catturati da questa atmosfera giocosa e festante e decisiamo di fermarci per goderci una piccola parte della parata.

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Il tempo, per noi, è però giunto al suo scadere e tornare in Italia ci mette davvero tristezza. E’ ora di salire sul treno che ci conduce all’aeroporto, per poi rimpatriare.

Conserviamo un sapore agrodolce di Colonia e ci promettiamo di rivisitarla, ma non a Carnevale!

Un’escursione in giornata: Bobbio

La Provincia di Pavia confina con la Provincia di Piacenza, facilmente raggiungibile attraverso molte vie, ed il piacentino è un territorio ricco di luoghi suggestivi e storici, come ad esempio Grazzano Visconti (leggi qui il mio articolo) e Bobbio, per citarne alcuni davvero celebri. Ed è proprio di questa città che voglio parlarvi in questo articolo.

Bobbio

 

Bobbio o Bòbi in dialetto bobbiese e piacentino, è un comune di 3574 situato nella famosa Val Trebbia, che Hernest Hemingway definì “la valle più bella del mondo”, di origine romana. La sua storia si intreccia fortemente con quella di San Colombano, che qui giunse dopo un lungo pellegrinaggio: proprio a Bobbio, il Santo fondò un’Abbazia che divenne un centro culturale importantissimo, famoso ancora oggi grazie al suo ruolo ricoperto in passato. Nel 1014 Bobbio ebbe il titolo di Città e all’inizio del XII divenne Libero comune. Bobbio ed il suo territorio fece parte della Provincia di Genova fino all’Unità d’Italia e poi passò prima alla Provincia di Pavia e, successivamente, a quella di Piacenza.

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Bobbio è inserito all’interno del circuito dei Borghi più belli d’Italia ed è Bandiera Arancione del Touring Club Italiano: il suo centro storico conserva ancora numerosi edifici medioevali in pietra e molte chiese imponenti e importanti.

Questo piccolo centro abitato è un comune montano e si affaccia sul fiume Trebbia: è qui, sulle sue sponde, che si trova uno dei più bei ponti del Nord Italia: il Ponte Gobbo, uno dei simboli della città. Inoltre, si trova ai piedi del monte Penice e sul confine tra la Provincia di Pavia e quella di Piacenza. L’area bobbiese è circondata da ovest a nord dalle cime del Monte Penice, Sassi Neri, Pan Perduto e Pietra Corva. Da sud ad ovest troviamo le cime del Bricco di Carana, della Costa Ferrata e il Monte Gazzolo, oltre che altre cime minori.

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Per visitare Bobbio, da Pavia, ho scelto di percorrere la strada statale del Penice, fino a scollinare e arrivare al Passo del Penice, ritrovo di molti motociclisti che gui si godo l’aria fresca e un buon panino con la coppa. Dopo circa un’ora e mezza, sono giunta a Bobbio. La giornata è magnifica ed il sole risplende su di me e Gabriele. Lasciata l’auto proprio vicino al centro, in uno dei numerosi parcheggi gratuiti (ma molto gremiti d’estate!), iniziamo subito la nostra visita prima di fermarci a mangiare un boccone. Subito, siamo rapiti dal fascino della pietra e dalle case antiche. Perdersi in questi vicoletti è una gioia, soprattutto perchè davvero tanto c’è da vedere e in ogni angolo! Entriamo, su consiglio di un signore anziano esperto del luogo, nella Chiesa di Santa Maria dell’Aiuto, dove subito rimaniamo estasiati dagli affreschi e dalla figura sacra della sua protettrice. Dopo un rapido giretto di perlustrazione, lo stomaco comincia a languire e dunque ci dirigiamo verso i numerosi locali che offrono Gnocco Fritto e salumi tipici della zona.

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Sazi, ci dirigiamo di nuovo verso il centro, contenti della quasi mancanza totale di turisti. Visitiamo così il Monastero e l’Abbazia di San Colombano, con il meraviglioso mosaico ritrovato solo negli anni ’80 e conservato in maniera eccezionale, e ancora il Duomo di Santa Maria Assunta, proprio di fronte alla piazza principale, Piazza del Duomo. Da qui, scendiamo, dopo aver scattato numerose foto, verso il Trebbia, per ammirare e attarversare il bellissimo Ponte Gobbo, o  Ponte del Diavolo: il suo secondo nome deriva da una leggenda, nata per la sua curiosa architettura. Nel Medioevo, la sua struttura era ritenuta talmente ingegnosa che non si poteva credere che fossero stati gli uomini a progettare una tale opera, ma che il Demonio ci avesse messo lo zampino. In realtà, il ponte è stato costruito in epoca romana, senza nessun intervento demoniaco. Oltre a questa credenza, esiste anche una leggenda secondo cui San Colombano fu contattato dal demonio che gli promise di realizzare un ponte in una notte, in cambio della prima anima mortale che lo avesse attraversato. Il Santo accettò e così il Diavolo chiamò altri diavoletti per erigere il ponte, che avevano una statura diversa (motivo per cui, secondo la leggenda, il ponte ha le volte di dimensioni diverse). San Colombano, una volta visto il ponte ultimato, fece sostare sulla nuova opera un cagnolino e così il Diavolo, sentitosi preso in giro, ritornò all’inferno dopo aver tirato un calcio al suo ponte, facendolo diventare anche sghembo.

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Molte sono le leggende che avvolgono la storia del Ponte, ma di sicuro è indubbia la sua bellezza: attraversandolo, si può ammirare il meraviglioso e cristallino Trebbia, che in moltissimi amano frequentare per farvi il bagno (noi inclusi!).

Dal Ponte, si gode di una meravigliosa vista della città e dei suoi campanili: una vista molto romantica, e davvero suggestiva! Le foto più belle forse le ho scattate qui, ma lascio a voi il giudizio, anchesì detto “ardua sentenza”.

Dopo aver visitato il Ponte, ci dirigiamo di nuovo all’Abbazia di San Colombano, per visitare il Museo civico e il Museo dei minerali, uniti sotto il nome di Museo della Città: la guida ci ha accolto davvero calorosamente e ci ha mostrato un video che descriveva la storia della città, dopodichè ci ha accompagnato a scoprire i reperti custoditi. Il piccolo museo, seppur con pochi reperti e ancora in allestimento, ci ha colpito positivamente perchè è risultato chiaro nel veicolare informazioni utili ed interessanti. Oltre ad alcuni manufatti rinvenuti sul territorio cittadino, abbiamo ammirato la sezione dei minerali, ricca di campioni della Val d’Aveto e della Val Trebbia. Non voglio anticiparvi oltre su questo interessante museo, che scoprirete fra qualche tempo sempre sul mio blog.

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Un’ultima visita è dedicata alle viottole del centro, che tanto ci hanno colpito. E’ ora di tornare a casa e di lasciare Bobbio e il piacentino, con un ricordo meraviglioso e la tanta voglia di ritornarvi.

consigli

Se raggiungete Bobbio da Pavia, non perdetevi l’occasione di fare un bel viaggio panoramico in automobile attarverso l’Oltrepò Pavese fino al Penice, seguendo la strada statale.

Una volta a Bobbio, non perdetevi la visita al Ponte e al Museo della Città. Se visitate Bobbio durante la settimana, prendetevi un momento per visitare anche il Castello Malaspina – Dal Verme: noi purtroppo lo abbiamo trovato chiuso a causa dell’orario invernale.

Attraversate il Ponte Gobbo per godere della vista eccezionale della città!

D’estate, trascorrete una piacevola giornata in Val Trebbia fermandovi a Bobbio e a Marsaglia: tra le due cittadine ci sono bellissime spiagge dove poter fare ul bagno nel Trebbia!

Non dimenticatevi di mangiare lo gnocco fritto con la coppa piacentina, qui è squisito!

I luoghi della Storia: il Castello e il borgo di Nazzano

Si sa, l’Oltrepò Pavese sa regalare davvero tante emozioni: chi non conosce la splendida cittadina di Varzi, o Fortunago? (leggi qui il mio articolo) E ancora Broni, con le sua cantine vinicole e Voghera, dalla sua storia antica. Ma l’Oltrepò è anche conosciuto per i suoi bellissimi castelli e per i suoi borghi nascosti, come quello di Zavattarello (leggi qui il mio articolo) o quello di Montesegale (leggi qui il mio articolo). C’è poi un piccolissimo borghetto, quasi sconosciuto, che fa parte del comune di Rivanazzano Terme, sulle prime alture: si tratta di Nazzano, minuscolo centro abitato che ospita un castello molto interessante. Scopritelo con me, leggendo la sua storia in questo articolo.

Nazzano

Il Castello di Nazzano è di sicuro molto suggestivo, sia per le sue dubbie origini che per l’imponenza: non si sa per certo quando fu costruito, probabilmente nel XI secolo dalla famiglia Malaspina, anche se molti storici sono concordi sul fatto che ci fosse già una fortificazione precedente risalente prima dell’anno Mille (caratteristica comune di molti castelli e forti).

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Ciò che è certo, è che il Castello fu eretto per dominare la vallata. Nel corso dei secoli è passato di mano molte volte, subendo rimaneggiamenti come per mano dei conti pavesi Mezzabarba, che nel 1613 lo convertirono da fortezza a maniero gentilizio. Nel 1712 il Castello cambiò di nuovo proprietari, passano ai marchesi Rovereto che lo rimodernarono e lo resero simile a come lo possiamo ammirare oggi. Nel 1905, sempre i Rovereto ristrutturarono di nuovo il forte donandogli l’aspetto che vediamo oggi e adibendolo ad abitazione privata.

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Il Castello è completamente costruito in pietro e ospita una cappella e ben 40 stanze,

Il ricetto fortificato era la sede di una delle principali scuole di guerra di tutta l’Europa, fondata da Jacopo Dal Verme.

Oggi il Castello sovrasta ancora quelle magnifiche colline che i Malaspina, i Mezzabarba e i Rovereto ammiravano da queste alture. Oltre al Castello, degno di nota è di sicuro il borghetto, ancora quasi interamente in pietra e dal sapore antico. Tra queste casette si trova anche la Villa San Pietro, di proprietà privata della famiglia Gambaro, che ospita un meraviglioso giardino all’italiana.

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Da brava Vagabonda, non ho potuto fare a meno di visitare questo luogo così ricco di storia, ma che purtroppo, devo sottolineare, non è così ben valorizzato: iniziando dalla cartellonistica, si trova solo un indicazione che dalla strada statale di Rivanazzano indica la presenza del Castello: relativamente poco per una località che merita di sicuro una visita. Il borgo, tuttavia, è abbastanza solitario e anche un pochino desolato in quanto le abitazioni che vi si trovano sono quasi tutte seconde case e i due complessi più interessanti, il Castello e la Villa San Pietro, sono chiusi al pubblico a meno di eventi particolari (più unici che rari). Questo mi sconforta molto perchè si perde una bella occasione per far conoscere la storia e le bellezze di questo territorio, ma purtroppo questa problematica è nota per quasi tutti i Castelli del pavese. Chissà che un giorno, qualche proprietario lungimirante non decida di aprire al pubblico per far conoscere questi tesori, finalmente estratti dal loro forziere.

Il Museo di Marzo: il Museo civico di Scienze Naturali di Bergamo

Durante l’uscita didattica che ho svolto al primo anno di insegnamento, ho potuto visitare uno dei musei più belli e validi di Scienze Naturali che ci siano nel Nord Italia: si tratta del museo “Enrico Caffi di Scienze Naturali di Bergamo”. Scopriamo insieme la sua storia e le sue collezioni.

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Situato nella Città Alta di Bergamo, vicino al Civico museo archeologico di Bergamo, conserva più di un milione di reperti, con una superficie espositiva di oltre 1800 metri quadrati.

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Il meraviglioso allosauro

Il Museo è nato nel 1871 ed è stato inaugurato ufficialmente nel 1918. Tra le collezioni più antiche, il Museo annovera quella lepidotterologica di Antonio Curò con ben 12.000 esemplari, la Raccolta ornitologica di Giovanni Battista Camozzi Vertova, e la Raccolta malacologica di Giovanni Piccinelli. Il primo direttore fu Enrico Caffi, a cui il museo è stato dedicato, che lo guidò fino al 1947 con una gestione lungimirante e volta ad incrementare le raccolte con reperti sempre più interessanti.

Nel 1960 le collezioni vennero spostate nell’attuale sede, nel Palazzo Visconteo della Cittadella.

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Il Museo è composto di diverse sezioni, molto ben articolate e con pannelli espositivi molto esaustivi: si passa dalla zoologia (con particolare attenzione all’ornitologia e all’entomologia), alla geologia (con un vasto inserto di minerali e rocce), alla paleontologia, forse la sezione più interessante ed “impressionante”: qui, infatti, troviamo un calco a grandezza naturale di uno scheletro di allosauro, che ci impressiona grazie alle sue dimensioni ragguardevoli: questo carnivoro del giurassico non sarà suggestivo forse come il T-Rex, ma è pur sempre stato un superpredatore temibile per tutti gli erbivori del suo tempo. Oltre a questo calco, si trovano importanti fossili del Triassico tutti rinvenuti nelle valli bergamasche. E ancora, degni di nota solo le ammoniti piritizzate, la libellula fossile Italophlebia gervasuttii, i fossili del più antico rettile volante, l’Eudimorphodon ranzii, ed i resti scheletrici degli elefanti (Elephas meridionalis) rinvenuti nelle miniere di lignite della Val Gandino.

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Il Museo è assolutamente adatto a tutti, sia ai grandi che ai piccoli e si dimostra all’altezza anche per le persone non vedenti grazie alle numerose vetrine tattili del percorso “Il museo da toccare” e grazie alle scritte in Braille.

Devo dire che lo scopo del Museo, di mostrare ed intrattenere, è stato assolutamente assolto dato che sia io, che i miei colleghi, che gli studenti (con un’età compresa tra i 14 ed i 19 anni) siamo rimasti davvero soddisfatti dalla visita. Il Museo Caffi si dimostra quindi un bel punto di riferimento delle Scienze Naturali sia del Bergamasco che del Nord Italia.

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Informazioni utili

Il Museo è aperto tutti i giorni con il seguente orario (orario invernale): dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 17:00.

Si può visitare il museo secondo le seguenti tariffe:

Biglietto unico valido contemporaneamente per il Museo di Scienze Naturali e il Museo Archeologico: € 3.00

Abbonamento annuale per l’entrata ad entrambi i musei. Valido un anno dalla data di emissione: € 10.00

L’ingresso è gratuito per le seguenti categorie:

– Minori di 18 anni

– Disabili ed accompagnatori

– Scolaresche ed insegnanti accompagnatori

– Soci dell’Associazione Amici del Museo di Scienze Naturali

– Possessori abbonamento Musei Lombardia

– Amici del Museo Archeologico

Per ulteriori informazioni, visitate il sito internet ufficiale:

http://www.museoscienzebergamo.it/web/

I luoghi della Storia: l’Eremo di Sant’Alberto di Butrio

Con questa primavera arrivata in netto anticipo, posso finalmente tornare ad esplorare le zone del mio caro e amato Oltrepò Pavese. Molti sono i luoghi da visitare e altrettanti sono gli articoli da scrivere. Cominciamo dunque un nuovo viaggio e un nuovo anno alla scoperta di questo interessante e peculiare territorio, partendo da un luogo molto conosciuto e apprezzato: l’Eremo di Sant’Alberto di Butrio.

Sant'Alberto

L’Eremo di Sant’Alberto di Butrio si trova in provincia di Pavia, in frazione Abbadia Sant’Alberto, facente parte del comune di Ponte Nizza, a 687 s.l.m.

L’Eremo porta il nome del suo costruttore, Sant’Alberto, che nel 1030 decise di lasciare la vita civile per isolarsi e andare ad abitare nella vicina valletta del Borrione. Dopo aver guarito miracolosamente un figlio muto del marchese Casasco, questi, come segno di riconoscenza, gli edificò una chiesa romanica e a Sant’Alberto si unirono altri seguaci, costituendo una comunità di eremiti che costruirono il monastero, di cui oggi rimane solamente una piccola ala: il chiostrino ed il pozzo. Negli anni seguenti, l’Eremo assunse notevole importanza per i fedeli e Sant’Alberto rimane qui come abate fino alla sua morte, avvenuta nel 1073. L’importanza di questo luogo continuò a crescere, tanto da divenire un centro spirituale di una vastissima zona, nonchè rifugio del re d’Inghilterra Edoardo II Plantageneto: un documento del 1877 attesta che il re qui morì e fu sepolto inizialmente proprio in questo Eremo. Si ritiene, inoltre, che qui vi abbiano soggiornato anche Federico Barbarossa e Dante Alighieri.

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L’accesso all’Eremo di Sant’Alberto di Butrio

Verso la metà del XV secolo, l’eremo incominciò il periodo di decadenza.

Nel 1543 gli ultimi monaci lasciarono l’eremo per trasferirsi nell’Abbazia di San Pietro di Breme. Vi rimase solo un sacerdote addetto alla cura delle anime. Seguirono tre secoli di quasi abbandono totale, durante i quali il monastero e parte della torre furono distrutti.

Solo nel 1900, anno in cui avvenne la riesumazione dei resti di Sant’Alberto, il monastero riprese vita, sotto la direzione di don Orione.
Nel 1921 gli Eremiti della Divina Provvidenza ripopolarono l’Eremo e tra di essi ce ne fu uno che ancora oggi viene ricordato con molta devozione, grazie alla sua vita riconosciuta per santità, penitenza e preghiera: frate Ave Maria. Durante la visita, potrete anche vedere la stanza e gli effetti personali di questa particolare personalità, considerato un pilastro di questo luogo sacro.
L’Eremo oggi è aperto al pubblico e organizza numerose attività per i fedeli ed i pellegrini.

 

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L’Eremo è uno dei luoghi più amati dell’Oltrepò Pavese e forse uno dei più conosciuto vista la sua fama che, certe volte, proprio lo precede. Lasciata l’auto proprio davanti all’edificio, ci si trova davanti ad un luogo mistico e sacro, silenzioso e accogliente. L’interno della piccola chiesa parrocchiale di Santa Maria ricorda quelle antiche pievi di campagna che ricorrono in romanzi e racconti. Io non sono credente, ma non disdegno la visita a questi luoghi per apprendere la loro storia e ammirare le loro bellezze artistiche e architettoniche.
Questo luogo sacro può essere visitato per intero e ancora oggi si può osservare l’antico edificio costituito dal chiostrino e dal pozzo: penso che proprio queste parti siano le più suggestive e belle. Affianco al pozzo si trovano alcune panchine dove poter riposare e godersi una meravigliosa vista sulla vallata circostante, meditando o pensando.
L’Eremo di Sant’Alberto è proprio un luogo di pace, di tranquillità e di solitudine, non vista come una pena ma come un’occasione per ritrovare, nel silenzio, il contatto con la propria spiritualità.

 

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Personalmente trovo che questo luogo sia uno dei più apprezzabili del nostro territorio e vale la pena una visita, soprattutto d’inverno, quando il flusso turistico non è ancora al suo apice, ma anzi si può visitare senza calca e con tranquillità. Non ho avuto occasione di poter visitare le Grotte di Sant’Alberto, non molto distanti dall’Eremo, ma questa sarà una buona occasione per tornarvi per ammirare le bellezze di questo favoloso luogo!
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Veduta dell’Eremo

Diario di viaggio: Colonia – Giorno 1

Colonia 1-4 Marzo 2019

Era da tanto che volevo scrivere un nuovo diario di viaggio e finalmente è arrivata la giusta occasione. Benchè questo sia breve e costituito solo da tre giorni, penso sia uno dei più particolari che abbia mai scritto. Colonia, la città del Carnevale e del folklore, la vedetta sul Reno, è la protagonista di questa serie di articoli. Desideravo ardentemente tornare in Germania, chi mi segue lo sa quanto ami questa terra, al punto di sentirmi a casa quando ho l’occasione di visitarla, e quindi mi sono detta: perchè non visitare Colonia? Non ci ero mai stata, ed era ora di rimediare a questa mancanza!

Colonia

Partenza dall’Italia e arrivo a Colonia

Dopo aver pianificato il tutto nei minimi dettagli (leggete il mio articolo a riguardo), è giunto il momento di partire! Viaggiare dopo una giornata di lavoro non è mai il massimo, ma bisogna ottimizzare il tempo per trarne più vantaggi possibili, dunque bando alle ciance, zaino in spalla e valigia alla mano…Si parte! Da Bergamo, io e Gabriele partiamo alla volta di Colonia con un volo diretto di circa 1 ora e 10 minuti con la compagnia di volo RyanAir: è la prima volta che viaggio con loro e devo dire che non mi è dispiaciuto affatto! Con la tariffa “priority” ho potuto portare due bagagli a mano e saltare la fila al banco d’imbarco: un bel vantaggio! Sono così elettrizzata, stavo contando i giorni al mio ritorno in Germania dopo due anni di assenza e non vedevo l’ora di aggiungere un altro Land a quelli già visitati.

Dopo un’ora e dieci di volo un po’ turbolento, arriviamo all’aeroporto di Colonia con tanta voglia di raggiungere il nostro albergo. La prima tappa è però la stazione del treno, o meglio, della S-Bahn che ci porterà direttamente alla stazione centrale della città (Hauptbahnof). Un gentile addetto ci aiuta con i biglietti e in men che non si dica ci troviamo sul treno: con 3 euro a testa raggiungiamo il cuore di Colonia in meno di 20 minuti, ah l’efficienza tedesca come mi mancava!

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La Hauptbahnof

Arrivati in stazione non possiamo non notare la calca che si riversa verso i binari e verso la città, ma siamo davvero troppo stanchi per dare un’occhiata al suo esterno (benchè siamo proprio ai piedi del Duomo), così decidiamo di mangiare qualcosa di caldo e veloce presso il KFC della stazione: siccome in Germania esigo da me stessa di parlare tedesco, ordino la cena proprio nella lingua che amo di più e devo dire che me la sono cavata egregiamente! Incoraggiata dal mio piccolo successo, decido dunque di parlare tedesco ovunque mi è possibile. Dopo una buona e lauta cena a base di pollo fritto e patatine, è ora di dirigerci verso il nostro albergo, l’Hotel im Wasserturm di Colonia, a sole 4 fermate di metro dalla stazione centrale. L’imponenza della struttura, che si trova davvero in una posizione vantaggiosa, ci sorprende: l’ex cisterna dell’acqua è stata trasformata in un hotel di lusso davvero particolare. Finalmente entriamo e ci viene affidata la camera numero 902 al nono piano: la vista della città è sbalorditiva ma ora ciò che ci preme di più è infilarci sotto le coperte, abbiamo proprio bisogno di dormire!

Inizia la vacanza!

Il risveglio con me non è mai tardivo, infatti alle 8 sono già in piedi e ho voglia di visitare la meravigliosa Colonia. Butto giù il povero Gabriele dal letto, che non avrebbe disdegnato un’altra ora di sonno, e ci dirigiamo verso la sala colazioni dell’hotel: un buffet ben assortito e un’accoglienza degna dei migliori alberghi ci attendono! Notiamo come la clientela sia tutta tedesca e come non ci siano nè italiani nè altri visitatori provenienti da altre realtà: questo albergo continua a sorprendermi! Dopo la dolce colazione, prendiamo la metro numerno 18 (o 16, è indifferente) a Poststrasse verso il Duomo, che è la stessa fermata della Stazione Centrale. L’atmosfera carnevalesca si può respirare già sulla metro, dato che incontriamo parecchie persone vestite per l’occasione, di ogni età.

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Arrivati al Duomo notiamo subito la sua imponenza e maestosità. La cattedrale è costruita in stile gotico e si ispira alle chiese di Amiens e di Beauvais: i lavori per la sua costruzione iniziarono il 15 agosto del 1248, giorno in cui l’arcivescovo Corrado di Hochstaden posò la prima pietra. Oltre alla sua magnificenza, incredibile è anche la storia della sua costruzione: infatti, questa durò ben 600 anni e terminò solo nel 1880! L’odierna chiesa venne costruita allo scopo di ospitare le reliquie dei Re Magi. Nel 1880 il completamento di quella che all’epoca era la più grande cattedrale di tutta la Germania venne festeggiato con un grande ed importante evento nazionale a cui presenziò anche il Kaiser Guglielmo I. Con le sue due Torri cuspidate di ben 157 metri d’altezza, è la seconda chiesa più alta dello Stato tedesco dopo il Duomo di Ulma ed è la terza più alta del mondo. La facciata è la più grande del mondo per un edificio religioso.

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Il Duomo resistette a ben 14 bombardamenti che la città subì durante la Seconda Guerra Mondiale: venne comunque danneggiato durante il conflitto e i lavori di restauro terminarono nel 1956. Tutta questa magnificenza e questa fama ci avevano proprio convinto a scegliere Colonia come meta da visitare, tra tutte le città della Germania ma…Non abbiamo potuto visitare il Duomo.

La brutta notizia

Ebbene sì, durante il Carnevale la chiesa viene chiusa per motivi di sicurezza, così come la Camera del Tesoro e la Torre del Duomo. Vedere la chiesa tutta transennata e chiusa ci ha fatto intristire non poco: potevamo aspettarcelo, ma davvero non lo abbiamo previsto. Un po’ scoraggiati, ci dirigiamo verso l’Ufficio del Turismo per ritirare la nostra Colonia Card, che ci permette di viaggiare sulle linee del trasporto pubblico gratuitamente e di avere una riduzione sui biglietti delle principali attrazioni tedesche. All’ufficio del turismo scopriamo un’altra assurda e davvero incredibile verità: i musei sono tutti chiusi per il carnevale, da sabato a martedì compreso e alcuni addirittura fino a giovedì.

Questa proprio non ci voleva. Siamo venuti a Colonia per visitare il suo centro suggestivo, per vedere il Duomo e per apprezzare i suoi importanti musei: alla fine invece non riusciamo nemmeno a vedere il famoso Museo d’Arte della fondazione Wallraf-Richartz. Solo oggi, il primo giorno, i musei sono aperti, ma oggi è anche il giorno migliore per visitare il centro, che non è ancora chiuso e transennato per le sfilate. Che fare dunque? Decidiamo di visitare il centro per metà giornata e poi visitare il museo “più piccolo”, cioè il NS-Dokumentations-zentrum, il Centro di Documentazione sul Nazionalsocialismo.

Sono rimasta davvero indispettita dalla risonanza che ricopre il Carnevale in questa città: capisco che è una festa davvero sentita ma chiudere i musei mi sembra davvero esagerato. Inoltre, sia su Google che sui siti dei Musei, la chiusura non è per niente segnalata: a saperlo, avrei forse scelto un’altra meta, molto più tranquilla e senza il “peso” del Carnevale. Se volete dunque visitare Colonia per apprezzare il suo lato culturale, non venite durante i festeggiamenti del Carnevale!

Non ci scoraggiamo!

La “mazzata” l’abbiamo sentita eccome, ma non ci facciamo perdere d’animo: abbiamo tutto il centro da scoprire e il tempo, benchè non sia dei migliori, ci sta risparmiando la pioggia, dunque iniziamo il tour della città! Le vie del centro sono ricche di negozi delle più prestigiose firme della moda e delle grandi marche di vestiti e non solo. Non possiamo non visitare la boutique della famosa Acqua di Colonia, il 4711, che attira davvero moltissimi turisti, soprattutto asiatici. L’Acqua di Colonia compratela qui, perchè in altri negozi il prezzo sale, così come in aeroporto!

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La via più importante mi ricorda la via dello shopping di Heidelberg: questa struttura è tipica dei centri storici “ricostruiti” dopo la guerra: di antico è rimasto ben poco e i palazzi moderni hanno rimpiazzato le vecchie macerie. Una visita secondo me lo merita il negozio Elbenwald: da grande nerd e appassionata di Star Wars, Harry Potter e di videogiochi, entrare in questo negozio è stato come entrare in una fiaba grazie agli innumerevoli gadget e magliette che offre. Davvero, non fatevi scappare l’occasione di vederlo!

Dopo aver fatto qualche acquisto, ci dirigiamo verso Neumarkt per respirare un po’ di atmosfera carnevalesca: la piazza è letteralmente invasa dai tedeschi in festa, tutti travestiti con abiti bizzarri, con colori sgargianti. Cerchiamo di immergerci in questa atmosfera festante ma veniamo lettarlmente risucchiati dalla folla. Dopo 10 minuti di confusione e di birra che scorre a fiumi, riusciamo a defilarci per fotografare meglio situazione: i tedeschi prendono davvero troppo sul serio il Carnevale!

E’ già ora di pranzo, così decidiamo di fermarci all’interno della Neumarkt Galerie per cercare un posticino sfizioso: eccoci dunque all’interno di un BackWerk, uno dei tipici “take away” tedeschi: in Germania questi piccoli “prendi e porta” sono molto comuni, soprattutto all’interno dei centri commerciali e delle stazioni ferroviarie. Ricordo di aver mangiato presso queste strutture anche a Stoccarda e a Berlino, dunque conoscevo già la qualità del cibo. Il rapporto qualità/prezzo è stupefacente e la scelta è ampia: dal dolce al salato potrete acquistare ciò che vorrete e spendere davvero poco. Non mancano poi le bevande calde e quelle fredde, quindi se vorrete bere un caffè non dovrete cercare un ulteriore bar! Con un buon Pretzel ci gustiamo il pranzo, pronti per ripartire!

Il tempo ci sta regalando una giornata tutto sommato discreta, quindi ci dirigiamo verso l’Alter Markt e la Colonia “vecchia” per scattare qualche fotografia: come per Neumarkt, la piazza è blindata con transenne e spalti. Purtroppo ciò impedisce di apprezzare a pieno la bellezza della piazza e la presenza delle caratteristiche casette colorate a causa delle misure di sicurezza adottate per proteggere la piazza stessa: anche il Municipio, il più antico della Germania, risulta penalizzato da queste misure, dato che la piazza stessa su cui sorge la facciata è chiusa. Ci limitiamo, con grande amarezza, a scattare dove riusciamo e ci dirigiamo verso la riva del Reno.

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La vista qui è meravigliosa: si vede tutta la città aldilà del Reno, nonchè il meraviglioso Hohenzollernbrücke, un simbolo della città. Il Ponte Hohenzollern è un ponte ferroviaro che attraversa il Reno, in asse con l’abside del Duomo. Il ponte venne costruito dal 1946 al 1948 in sostituzione di un ponte precedentemente distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale. Oltre ad essere un ponte ferroviario, il ponte ha anche un passaggio pedonale e permette il passaggio alla riva opposta. Ciò che ci lascia sbigottiti, oltre all’imponenza dell’opera, è il fatto che il ponte è costellato da lucchetti, tanto da guadagnarsi il titolo di Ponte più romantico della Germania! Di solito non apprezzo i lucchetti sui ponti, ma qui sono davvero un valore aggiunto perchè ricoprono tutto il ponte, dividendo naturalmente i binari con il passaggio pedonale.

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Giunti dalla parte opposta non possiamo che ammirare il Duomo incorniciato dal Ponte: una vista classica di Colonia, ma davvero suggestiva: solo questa, vale davvero il viaggio in questa città!

Ci sediamo per ammirare questa vista spettacolare, accoccolati e contenti di essere in Germania, nonostante tutte le disavventure.

Torniamo alla Colonia vecchia e scattiamo ancora qualche fotografia prima di arrivare all’ora di cena: l’atmosfera del Carnevale ci ha davvero disorientato e anche un po’ spossato perciò decidiamo di dirigerci verso il NS – Dokumentations Zentrum.

Verso la conclusione della giornata

Con una sola fermata di metro, arriviamo ad Appellhofplatz e ci dirigiamo verso il Museo, che si trova all’interno della ex sede della Gestapo (proprio come a Lione, leggete qui il mio articolo a riguardo): grazie alla Colonia Card abbiamo una piccola riduzione sul biglietto d’entrata (utile come sempre acquistare le Card, come ho fatto già in numerose altre città italiane ed estere) e possiamo entrare per goderci questa esperienza così particolare. Ho già visitato il NS – Dokumentations Zentrum di Monaco (leggi qui il mio articolo a riguardo) e mi aspettavo un’esperienza analoga: in un certo senso le mie aspettative non sono state disattese, dato che il museo, sviluppato su tre piani, offre una prospettiva della vita durante gli anni bui del Nazismo, in particolare nella città di Colonia. Con molte testimonianze cartacee, oggetti e video proiettati, il museo si propone di mostrare la vita dei tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale, la propaganda e la persecuzione verso gli Ebrei e non solo. Non voglio anticiparvi molto perchè approfondirò questo Museo con un articolo a lui dedicato.

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Soddisfatti ma molto stanchi, ci ritiriamo in camera per una doccia prima di uscire per consumare l’ultimo pasto. L’unico neo del nostro hotel è quello di non trovarsi in un quartiere ricco di ristoranti, quindi dobbiamo tornare in centro per gustarci una cena tedesca. Non dobbiamo faticare molto, perchè già in stazione centrale, nella Markt Halle, troviamo un ristorante della famosa catena Schweinske, specializzata in cucina tedesca: non sarà proprio come mangiare in una Brauhaus ma già alle 17:30 i locali erano stracolmi di tedeschi in festa, alle 19 la situazione non era migliorata, perciò bisogna adattarsi con quello che si ha, e alla fine non ci è mica dispiaciuto! Con una Jäger – und Sammlerschwein Schnitzel e un Hamburger con Bacon, la cena è servita!

E’ ora di rientare, la stanchezza ci pervade e dobbiamo rifare l’itinerario per i giorni seguenti, dati i numerosi imprevisti capitati: dove andremo? Lo scoprirete nel prossimo articolo del Diario di Viaggio di Colonia!

Per leggere la pianificazione del viaggio, cliccate qui.