I luoghi della Storia: il Castello e il borgo di Nazzano

Si sa, l’Oltrepò Pavese sa regalare davvero tante emozioni: chi non conosce la splendida cittadina di Varzi, o Fortunago? (leggi qui il mio articolo) E ancora Broni, con le sua cantine vinicole e Voghera, dalla sua storia antica. Ma l’Oltrepò è anche conosciuto per i suoi bellissimi castelli e per i suoi borghi nascosti, come quello di Zavattarello (leggi qui il mio articolo) o quello di Montesegale (leggi qui il mio articolo). C’è poi un piccolissimo borghetto, quasi sconosciuto, che fa parte del comune di Rivanazzano Terme, sulle prime alture: si tratta di Nazzano, minuscolo centro abitato che ospita un castello molto interessante. Scopritelo con me, leggendo la sua storia in questo articolo.

Nazzano

Il Castello di Nazzano è di sicuro molto suggestivo, sia per le sue dubbie origini che per l’imponenza: non si sa per certo quando fu costruito, probabilmente nel XI secolo dalla famiglia Malaspina, anche se molti storici sono concordi sul fatto che ci fosse già una fortificazione precedente risalente prima dell’anno Mille (caratteristica comune di molti castelli e forti).

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Ciò che è certo, è che il Castello fu eretto per dominare la vallata. Nel corso dei secoli è passato di mano molte volte, subendo rimaneggiamenti come per mano dei conti pavesi Mezzabarba, che nel 1613 lo convertirono da fortezza a maniero gentilizio. Nel 1712 il Castello cambiò di nuovo proprietari, passano ai marchesi Rovereto che lo rimodernarono e lo resero simile a come lo possiamo ammirare oggi. Nel 1905, sempre i Rovereto ristrutturarono di nuovo il forte donandogli l’aspetto che vediamo oggi e adibendolo ad abitazione privata.

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Il Castello è completamente costruito in pietro e ospita una cappella e ben 40 stanze,

Il ricetto fortificato era la sede di una delle principali scuole di guerra di tutta l’Europa, fondata da Jacopo Dal Verme.

Oggi il Castello sovrasta ancora quelle magnifiche colline che i Malaspina, i Mezzabarba e i Rovereto ammiravano da queste alture. Oltre al Castello, degno di nota è di sicuro il borghetto, ancora quasi interamente in pietra e dal sapore antico. Tra queste casette si trova anche la Villa San Pietro, di proprietà privata della famiglia Gambaro, che ospita un meraviglioso giardino all’italiana.

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Da brava Vagabonda, non ho potuto fare a meno di visitare questo luogo così ricco di storia, ma che purtroppo, devo sottolineare, non è così ben valorizzato: iniziando dalla cartellonistica, si trova solo un indicazione che dalla strada statale di Rivanazzano indica la presenza del Castello: relativamente poco per una località che merita di sicuro una visita. Il borgo, tuttavia, è abbastanza solitario e anche un pochino desolato in quanto le abitazioni che vi si trovano sono quasi tutte seconde case e i due complessi più interessanti, il Castello e la Villa San Pietro, sono chiusi al pubblico a meno di eventi particolari (più unici che rari). Questo mi sconforta molto perchè si perde una bella occasione per far conoscere la storia e le bellezze di questo territorio, ma purtroppo questa problematica è nota per quasi tutti i Castelli del pavese. Chissà che un giorno, qualche proprietario lungimirante non decida di aprire al pubblico per far conoscere questi tesori, finalmente estratti dal loro forziere.

Il Museo di Marzo: il Museo civico di Scienze Naturali di Bergamo

Durante l’uscita didattica che ho svolto al primo anno di insegnamento, ho potuto visitare uno dei musei più belli e validi di Scienze Naturali che ci siano nel Nord Italia: si tratta del museo “Enrico Caffi di Scienze Naturali di Bergamo”. Scopriamo insieme la sua storia e le sue collezioni.

Caffi

Situato nella Città Alta di Bergamo, vicino al Civico museo archeologico di Bergamo, conserva più di un milione di reperti, con una superficie espositiva di oltre 1800 metri quadrati.

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Il meraviglioso allosauro

Il Museo è nato nel 1871 ed è stato inaugurato ufficialmente nel 1918. Tra le collezioni più antiche, il Museo annovera quella lepidotterologica di Antonio Curò con ben 12.000 esemplari, la Raccolta ornitologica di Giovanni Battista Camozzi Vertova, e la Raccolta malacologica di Giovanni Piccinelli. Il primo direttore fu Enrico Caffi, a cui il museo è stato dedicato, che lo guidò fino al 1947 con una gestione lungimirante e volta ad incrementare le raccolte con reperti sempre più interessanti.

Nel 1960 le collezioni vennero spostate nell’attuale sede, nel Palazzo Visconteo della Cittadella.

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Il Museo è composto di diverse sezioni, molto ben articolate e con pannelli espositivi molto esaustivi: si passa dalla zoologia (con particolare attenzione all’ornitologia e all’entomologia), alla geologia (con un vasto inserto di minerali e rocce), alla paleontologia, forse la sezione più interessante ed “impressionante”: qui, infatti, troviamo un calco a grandezza naturale di uno scheletro di allosauro, che ci impressiona grazie alle sue dimensioni ragguardevoli: questo carnivoro del giurassico non sarà suggestivo forse come il T-Rex, ma è pur sempre stato un superpredatore temibile per tutti gli erbivori del suo tempo. Oltre a questo calco, si trovano importanti fossili del Triassico tutti rinvenuti nelle valli bergamasche. E ancora, degni di nota solo le ammoniti piritizzate, la libellula fossile Italophlebia gervasuttii, i fossili del più antico rettile volante, l’Eudimorphodon ranzii, ed i resti scheletrici degli elefanti (Elephas meridionalis) rinvenuti nelle miniere di lignite della Val Gandino.

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Il Museo è assolutamente adatto a tutti, sia ai grandi che ai piccoli e si dimostra all’altezza anche per le persone non vedenti grazie alle numerose vetrine tattili del percorso “Il museo da toccare” e grazie alle scritte in Braille.

Devo dire che lo scopo del Museo, di mostrare ed intrattenere, è stato assolutamente assolto dato che sia io, che i miei colleghi, che gli studenti (con un’età compresa tra i 14 ed i 19 anni) siamo rimasti davvero soddisfatti dalla visita. Il Museo Caffi si dimostra quindi un bel punto di riferimento delle Scienze Naturali sia del Bergamasco che del Nord Italia.

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Informazioni utili

Il Museo è aperto tutti i giorni con il seguente orario (orario invernale): dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 17:00.

Si può visitare il museo secondo le seguenti tariffe:

Biglietto unico valido contemporaneamente per il Museo di Scienze Naturali e il Museo Archeologico: € 3.00

Abbonamento annuale per l’entrata ad entrambi i musei. Valido un anno dalla data di emissione: € 10.00

L’ingresso è gratuito per le seguenti categorie:

– Minori di 18 anni

– Disabili ed accompagnatori

– Scolaresche ed insegnanti accompagnatori

– Soci dell’Associazione Amici del Museo di Scienze Naturali

– Possessori abbonamento Musei Lombardia

– Amici del Museo Archeologico

Per ulteriori informazioni, visitate il sito internet ufficiale:

http://www.museoscienzebergamo.it/web/

I luoghi della Storia: l’Eremo di Sant’Alberto di Butrio

Con questa primavera arrivata in netto anticipo, posso finalmente tornare ad esplorare le zone del mio caro e amato Oltrepò Pavese. Molti sono i luoghi da visitare e altrettanti sono gli articoli da scrivere. Cominciamo dunque un nuovo viaggio e un nuovo anno alla scoperta di questo interessante e peculiare territorio, partendo da un luogo molto conosciuto e apprezzato: l’Eremo di Sant’Alberto di Butrio.

Sant'Alberto

L’Eremo di Sant’Alberto di Butrio si trova in provincia di Pavia, in frazione Abbadia Sant’Alberto, facente parte del comune di Ponte Nizza, a 687 s.l.m.

L’Eremo porta il nome del suo costruttore, Sant’Alberto, che nel 1030 decise di lasciare la vita civile per isolarsi e andare ad abitare nella vicina valletta del Borrione. Dopo aver guarito miracolosamente un figlio muto del marchese Casasco, questi, come segno di riconoscenza, gli edificò una chiesa romanica e a Sant’Alberto si unirono altri seguaci, costituendo una comunità di eremiti che costruirono il monastero, di cui oggi rimane solamente una piccola ala: il chiostrino ed il pozzo. Negli anni seguenti, l’Eremo assunse notevole importanza per i fedeli e Sant’Alberto rimane qui come abate fino alla sua morte, avvenuta nel 1073. L’importanza di questo luogo continuò a crescere, tanto da divenire un centro spirituale di una vastissima zona, nonchè rifugio del re d’Inghilterra Edoardo II Plantageneto: un documento del 1877 attesta che il re qui morì e fu sepolto inizialmente proprio in questo Eremo. Si ritiene, inoltre, che qui vi abbiano soggiornato anche Federico Barbarossa e Dante Alighieri.

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L’accesso all’Eremo di Sant’Alberto di Butrio

Verso la metà del XV secolo, l’eremo incominciò il periodo di decadenza.

Nel 1543 gli ultimi monaci lasciarono l’eremo per trasferirsi nell’Abbazia di San Pietro di Breme. Vi rimase solo un sacerdote addetto alla cura delle anime. Seguirono tre secoli di quasi abbandono totale, durante i quali il monastero e parte della torre furono distrutti.

Solo nel 1900, anno in cui avvenne la riesumazione dei resti di Sant’Alberto, il monastero riprese vita, sotto la direzione di don Orione.
Nel 1921 gli Eremiti della Divina Provvidenza ripopolarono l’Eremo e tra di essi ce ne fu uno che ancora oggi viene ricordato con molta devozione, grazie alla sua vita riconosciuta per santità, penitenza e preghiera: frate Ave Maria. Durante la visita, potrete anche vedere la stanza e gli effetti personali di questa particolare personalità, considerato un pilastro di questo luogo sacro.
L’Eremo oggi è aperto al pubblico e organizza numerose attività per i fedeli ed i pellegrini.

 

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L’Eremo è uno dei luoghi più amati dell’Oltrepò Pavese e forse uno dei più conosciuto vista la sua fama che, certe volte, proprio lo precede. Lasciata l’auto proprio davanti all’edificio, ci si trova davanti ad un luogo mistico e sacro, silenzioso e accogliente. L’interno della piccola chiesa parrocchiale di Santa Maria ricorda quelle antiche pievi di campagna che ricorrono in romanzi e racconti. Io non sono credente, ma non disdegno la visita a questi luoghi per apprendere la loro storia e ammirare le loro bellezze artistiche e architettoniche.
Questo luogo sacro può essere visitato per intero e ancora oggi si può osservare l’antico edificio costituito dal chiostrino e dal pozzo: penso che proprio queste parti siano le più suggestive e belle. Affianco al pozzo si trovano alcune panchine dove poter riposare e godersi una meravigliosa vista sulla vallata circostante, meditando o pensando.
L’Eremo di Sant’Alberto è proprio un luogo di pace, di tranquillità e di solitudine, non vista come una pena ma come un’occasione per ritrovare, nel silenzio, il contatto con la propria spiritualità.

 

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Personalmente trovo che questo luogo sia uno dei più apprezzabili del nostro territorio e vale la pena una visita, soprattutto d’inverno, quando il flusso turistico non è ancora al suo apice, ma anzi si può visitare senza calca e con tranquillità. Non ho avuto occasione di poter visitare le Grotte di Sant’Alberto, non molto distanti dall’Eremo, ma questa sarà una buona occasione per tornarvi per ammirare le bellezze di questo favoloso luogo!
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Veduta dell’Eremo

Diario di viaggio: Colonia – Giorno 1

Colonia 1-4 Marzo 2019

Era da tanto che volevo scrivere un nuovo diario di viaggio e finalmente è arrivata la giusta occasione. Benchè questo sia breve e costituito solo da tre giorni, penso sia uno dei più particolari che abbia mai scritto. Colonia, la città del Carnevale e del folklore, la vedetta sul Reno, è la protagonista di questa serie di articoli. Desideravo ardentemente tornare in Germania, chi mi segue lo sa quanto ami questa terra, al punto di sentirmi a casa quando ho l’occasione di visitarla, e quindi mi sono detta: perchè non visitare Colonia? Non ci ero mai stata, ed era ora di rimediare a questa mancanza!

Colonia

Partenza dall’Italia e arrivo a Colonia

Dopo aver pianificato il tutto nei minimi dettagli (leggete il mio articolo a riguardo), è giunto il momento di partire! Viaggiare dopo una giornata di lavoro non è mai il massimo, ma bisogna ottimizzare il tempo per trarne più vantaggi possibili, dunque bando alle ciance, zaino in spalla e valigia alla mano…Si parte! Da Bergamo, io e Gabriele partiamo alla volta di Colonia con un volo diretto di circa 1 ora e 10 minuti con la compagnia di volo RyanAir: è la prima volta che viaggio con loro e devo dire che non mi è dispiaciuto affatto! Con la tariffa “priority” ho potuto portare due bagagli a mano e saltare la fila al banco d’imbarco: un bel vantaggio! Sono così elettrizzata, stavo contando i giorni al mio ritorno in Germania dopo due anni di assenza e non vedevo l’ora di aggiungere un altro Land a quelli già visitati.

Dopo un’ora e dieci di volo un po’ turbolento, arriviamo all’aeroporto di Colonia con tanta voglia di raggiungere il nostro albergo. La prima tappa è però la stazione del treno, o meglio, della S-Bahn che ci porterà direttamente alla stazione centrale della città (Hauptbahnof). Un gentile addetto ci aiuta con i biglietti e in men che non si dica ci troviamo sul treno: con 3 euro a testa raggiungiamo il cuore di Colonia in meno di 20 minuti, ah l’efficienza tedesca come mi mancava!

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La Hauptbahnof

Arrivati in stazione non possiamo non notare la calca che si riversa verso i binari e verso la città, ma siamo davvero troppo stanchi per dare un’occhiata al suo esterno (benchè siamo proprio ai piedi del Duomo), così decidiamo di mangiare qualcosa di caldo e veloce presso il KFC della stazione: siccome in Germania esigo da me stessa di parlare tedesco, ordino la cena proprio nella lingua che amo di più e devo dire che me la sono cavata egregiamente! Incoraggiata dal mio piccolo successo, decido dunque di parlare tedesco ovunque mi è possibile. Dopo una buona e lauta cena a base di pollo fritto e patatine, è ora di dirigerci verso il nostro albergo, l’Hotel im Wasserturm di Colonia, a sole 4 fermate di metro dalla stazione centrale. L’imponenza della struttura, che si trova davvero in una posizione vantaggiosa, ci sorprende: l’ex cisterna dell’acqua è stata trasformata in un hotel di lusso davvero particolare. Finalmente entriamo e ci viene affidata la camera numero 902 al nono piano: la vista della città è sbalorditiva ma ora ciò che ci preme di più è infilarci sotto le coperte, abbiamo proprio bisogno di dormire!

Inizia la vacanza!

Il risveglio con me non è mai tardivo, infatti alle 8 sono già in piedi e ho voglia di visitare la meravigliosa Colonia. Butto giù il povero Gabriele dal letto, che non avrebbe disdegnato un’altra ora di sonno, e ci dirigiamo verso la sala colazioni dell’hotel: un buffet ben assortito e un’accoglienza degna dei migliori alberghi ci attendono! Notiamo come la clientela sia tutta tedesca e come non ci siano nè italiani nè altri visitatori provenienti da altre realtà: questo albergo continua a sorprendermi! Dopo la dolce colazione, prendiamo la metro numerno 18 (o 16, è indifferente) a Poststrasse verso il Duomo, che è la stessa fermata della Stazione Centrale. L’atmosfera carnevalesca si può respirare già sulla metro, dato che incontriamo parecchie persone vestite per l’occasione, di ogni età.

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Arrivati al Duomo notiamo subito la sua imponenza e maestosità. La cattedrale è costruita in stile gotico e si ispira alle chiese di Amiens e di Beauvais: i lavori per la sua costruzione iniziarono il 15 agosto del 1248, giorno in cui l’arcivescovo Corrado di Hochstaden posò la prima pietra. Oltre alla sua magnificenza, incredibile è anche la storia della sua costruzione: infatti, questa durò ben 600 anni e terminò solo nel 1880! L’odierna chiesa venne costruita allo scopo di ospitare le reliquie dei Re Magi. Nel 1880 il completamento di quella che all’epoca era la più grande cattedrale di tutta la Germania venne festeggiato con un grande ed importante evento nazionale a cui presenziò anche il Kaiser Guglielmo I. Con le sue due Torri cuspidate di ben 157 metri d’altezza, è la seconda chiesa più alta dello Stato tedesco dopo il Duomo di Ulma ed è la terza più alta del mondo. La facciata è la più grande del mondo per un edificio religioso.

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Il Duomo resistette a ben 14 bombardamenti che la città subì durante la Seconda Guerra Mondiale: venne comunque danneggiato durante il conflitto e i lavori di restauro terminarono nel 1956. Tutta questa magnificenza e questa fama ci avevano proprio convinto a scegliere Colonia come meta da visitare, tra tutte le città della Germania ma…Non abbiamo potuto visitare il Duomo.

La brutta notizia

Ebbene sì, durante il Carnevale la chiesa viene chiusa per motivi di sicurezza, così come la Camera del Tesoro e la Torre del Duomo. Vedere la chiesa tutta transennata e chiusa ci ha fatto intristire non poco: potevamo aspettarcelo, ma davvero non lo abbiamo previsto. Un po’ scoraggiati, ci dirigiamo verso l’Ufficio del Turismo per ritirare la nostra Colonia Card, che ci permette di viaggiare sulle linee del trasporto pubblico gratuitamente e di avere una riduzione sui biglietti delle principali attrazioni tedesche. All’ufficio del turismo scopriamo un’altra assurda e davvero incredibile verità: i musei sono tutti chiusi per il carnevale, da sabato a martedì compreso e alcuni addirittura fino a giovedì.

Questa proprio non ci voleva. Siamo venuti a Colonia per visitare il suo centro suggestivo, per vedere il Duomo e per apprezzare i suoi importanti musei: alla fine invece non riusciamo nemmeno a vedere il famoso Museo d’Arte della fondazione Wallraf-Richartz. Solo oggi, il primo giorno, i musei sono aperti, ma oggi è anche il giorno migliore per visitare il centro, che non è ancora chiuso e transennato per le sfilate. Che fare dunque? Decidiamo di visitare il centro per metà giornata e poi visitare il museo “più piccolo”, cioè il NS-Dokumentations-zentrum, il Centro di Documentazione sul Nazionalsocialismo.

Sono rimasta davvero indispettita dalla risonanza che ricopre il Carnevale in questa città: capisco che è una festa davvero sentita ma chiudere i musei mi sembra davvero esagerato. Inoltre, sia su Google che sui siti dei Musei, la chiusura non è per niente segnalata: a saperlo, avrei forse scelto un’altra meta, molto più tranquilla e senza il “peso” del Carnevale. Se volete dunque visitare Colonia per apprezzare il suo lato culturale, non venite durante i festeggiamenti del Carnevale!

Non ci scoraggiamo!

La “mazzata” l’abbiamo sentita eccome, ma non ci facciamo perdere d’animo: abbiamo tutto il centro da scoprire e il tempo, benchè non sia dei migliori, ci sta risparmiando la pioggia, dunque iniziamo il tour della città! Le vie del centro sono ricche di negozi delle più prestigiose firme della moda e delle grandi marche di vestiti e non solo. Non possiamo non visitare la boutique della famosa Acqua di Colonia, il 4711, che attira davvero moltissimi turisti, soprattutto asiatici. L’Acqua di Colonia compratela qui, perchè in altri negozi il prezzo sale, così come in aeroporto!

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La via più importante mi ricorda la via dello shopping di Heidelberg: questa struttura è tipica dei centri storici “ricostruiti” dopo la guerra: di antico è rimasto ben poco e i palazzi moderni hanno rimpiazzato le vecchie macerie. Una visita secondo me lo merita il negozio Elbenwald: da grande nerd e appassionata di Star Wars, Harry Potter e di videogiochi, entrare in questo negozio è stato come entrare in una fiaba grazie agli innumerevoli gadget e magliette che offre. Davvero, non fatevi scappare l’occasione di vederlo!

Dopo aver fatto qualche acquisto, ci dirigiamo verso Neumarkt per respirare un po’ di atmosfera carnevalesca: la piazza è letteralmente invasa dai tedeschi in festa, tutti travestiti con abiti bizzarri, con colori sgargianti. Cerchiamo di immergerci in questa atmosfera festante ma veniamo lettarlmente risucchiati dalla folla. Dopo 10 minuti di confusione e di birra che scorre a fiumi, riusciamo a defilarci per fotografare meglio situazione: i tedeschi prendono davvero troppo sul serio il Carnevale!

E’ già ora di pranzo, così decidiamo di fermarci all’interno della Neumarkt Galerie per cercare un posticino sfizioso: eccoci dunque all’interno di un BackWerk, uno dei tipici “take away” tedeschi: in Germania questi piccoli “prendi e porta” sono molto comuni, soprattutto all’interno dei centri commerciali e delle stazioni ferroviarie. Ricordo di aver mangiato presso queste strutture anche a Stoccarda e a Berlino, dunque conoscevo già la qualità del cibo. Il rapporto qualità/prezzo è stupefacente e la scelta è ampia: dal dolce al salato potrete acquistare ciò che vorrete e spendere davvero poco. Non mancano poi le bevande calde e quelle fredde, quindi se vorrete bere un caffè non dovrete cercare un ulteriore bar! Con un buon Pretzel ci gustiamo il pranzo, pronti per ripartire!

Il tempo ci sta regalando una giornata tutto sommato discreta, quindi ci dirigiamo verso l’Alter Markt e la Colonia “vecchia” per scattare qualche fotografia: come per Neumarkt, la piazza è blindata con transenne e spalti. Purtroppo ciò impedisce di apprezzare a pieno la bellezza della piazza e la presenza delle caratteristiche casette colorate a causa delle misure di sicurezza adottate per proteggere la piazza stessa: anche il Municipio, il più antico della Germania, risulta penalizzato da queste misure, dato che la piazza stessa su cui sorge la facciata è chiusa. Ci limitiamo, con grande amarezza, a scattare dove riusciamo e ci dirigiamo verso la riva del Reno.

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La vista qui è meravigliosa: si vede tutta la città aldilà del Reno, nonchè il meraviglioso Hohenzollernbrücke, un simbolo della città. Il Ponte Hohenzollern è un ponte ferroviaro che attraversa il Reno, in asse con l’abside del Duomo. Il ponte venne costruito dal 1946 al 1948 in sostituzione di un ponte precedentemente distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale. Oltre ad essere un ponte ferroviario, il ponte ha anche un passaggio pedonale e permette il passaggio alla riva opposta. Ciò che ci lascia sbigottiti, oltre all’imponenza dell’opera, è il fatto che il ponte è costellato da lucchetti, tanto da guadagnarsi il titolo di Ponte più romantico della Germania! Di solito non apprezzo i lucchetti sui ponti, ma qui sono davvero un valore aggiunto perchè ricoprono tutto il ponte, dividendo naturalmente i binari con il passaggio pedonale.

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Giunti dalla parte opposta non possiamo che ammirare il Duomo incorniciato dal Ponte: una vista classica di Colonia, ma davvero suggestiva: solo questa, vale davvero il viaggio in questa città!

Ci sediamo per ammirare questa vista spettacolare, accoccolati e contenti di essere in Germania, nonostante tutte le disavventure.

Torniamo alla Colonia vecchia e scattiamo ancora qualche fotografia prima di arrivare all’ora di cena: l’atmosfera del Carnevale ci ha davvero disorientato e anche un po’ spossato perciò decidiamo di dirigerci verso il NS – Dokumentations Zentrum.

Verso la conclusione della giornata

Con una sola fermata di metro, arriviamo ad Appellhofplatz e ci dirigiamo verso il Museo, che si trova all’interno della ex sede della Gestapo (proprio come a Lione, leggete qui il mio articolo a riguardo): grazie alla Colonia Card abbiamo una piccola riduzione sul biglietto d’entrata (utile come sempre acquistare le Card, come ho fatto già in numerose altre città italiane ed estere) e possiamo entrare per goderci questa esperienza così particolare. Ho già visitato il NS – Dokumentations Zentrum di Monaco (leggi qui il mio articolo a riguardo) e mi aspettavo un’esperienza analoga: in un certo senso le mie aspettative non sono state disattese, dato che il museo, sviluppato su tre piani, offre una prospettiva della vita durante gli anni bui del Nazismo, in particolare nella città di Colonia. Con molte testimonianze cartacee, oggetti e video proiettati, il museo si propone di mostrare la vita dei tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale, la propaganda e la persecuzione verso gli Ebrei e non solo. Non voglio anticiparvi molto perchè approfondirò questo Museo con un articolo a lui dedicato.

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Soddisfatti ma molto stanchi, ci ritiriamo in camera per una doccia prima di uscire per consumare l’ultimo pasto. L’unico neo del nostro hotel è quello di non trovarsi in un quartiere ricco di ristoranti, quindi dobbiamo tornare in centro per gustarci una cena tedesca. Non dobbiamo faticare molto, perchè già in stazione centrale, nella Markt Halle, troviamo un ristorante della famosa catena Schweinske, specializzata in cucina tedesca: non sarà proprio come mangiare in una Brauhaus ma già alle 17:30 i locali erano stracolmi di tedeschi in festa, alle 19 la situazione non era migliorata, perciò bisogna adattarsi con quello che si ha, e alla fine non ci è mica dispiaciuto! Con una Jäger – und Sammlerschwein Schnitzel e un Hamburger con Bacon, la cena è servita!

E’ ora di rientare, la stanchezza ci pervade e dobbiamo rifare l’itinerario per i giorni seguenti, dati i numerosi imprevisti capitati: dove andremo? Lo scoprirete nel prossimo articolo del Diario di Viaggio di Colonia!

Per leggere la pianificazione del viaggio, cliccate qui.