Scoprendo Pavia: l’Oasi di Sant’Alessio

La provincia di Pavia è ricca di bellezze naturali e di monumenti storici dal fascino immutabile. Un luogo che mi sta particolarmente a cuore e che, purtroppo, non è ancora così conosciuto, è l’Oasi di Sant’Alessio.

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L’Oasi di Sant’Alessio è un’Area naturale protetta situata a Sant’Alessio con Vialone, a pochi chilometri da Pavia, nella provincia ominima. L’Area naturale racchiuse una grande varietà di flora e fauna, non solo europea ma anche esotica. L’Oasi ospita sia animali liberi, come Ardeidi, Corvidi, Passeriformi, che animali rinchiusi in recinti e voliere.All’interno della riserva si possono intraprendere due percorsi tematici: il percorso tropicale e quello europeo.

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Il percorso tropicale ospita la stragrande maggioranza della fauna: all’interno si possono osservare insetti, pesci, rettili e uccelli, oltre che alcuni mammiferi come il bradipo didattilo (Choloepus didactylus) e l’ocelot (Leopardus pardalis). Il percorso racchiude vere e proprie aree con ricostruzioni di ambienti tropicali, con flora variegata e sfavillante, dove gli animali possono essere più a loro agio. In molti casi, come per il percorso europeo, il visitatore può interagire con fauna e flora, sempre nel rispetto di queste, cercando di arrecare il minor disturbo possibile.

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Il percorso europeo è più corto rispetto a quello tropicale ed ospita soprattutto pesci e uccelli tipici del continente europeo, come il luccio (Esox lucius) o l’airone rosso (Ardea purpurea). Rispetto al percorso tropicale, quello europeo è caratterizzato dalla presenza di capannine di osservazione e ripari sopraelevati che permettono l’osservazione in sicurezza e senza particolare disturbo degli animali.

L’Oasi di Sant’Alessio è un luogo adatto sia ai grandi che ai piccini, e permette di conoscere meglio la natura grazie alla sua struttura e ai pannelli informativi. Oltre ai percorsi, sono previste anche attività collaterali, come spettacoli di falconeria e corsi di fotografia naturalistica.

Quando si entra nell’Oasi sembra di entrare in un serraglio magico, fatto di colori e profumi, che regala emozioni e giornate indimenticabili. Da naturalista, consiglio vivamente a tutti una visita a questa area protetta, e di insegnare ai più piccoli ad apprezzare la natura e a rispettarla, in quanto è parte di tutto ciò che noi facciamo e viviamo.

I luoghi della storia: Castel Lueghi

Negli ultimi anni mi è capitato più volte di visitare la Slovenia, sia in ambito universitario (e quindi prettamente naturalistico) che per svago. Avendo visitato quasi tutte le mete più “turistiche”, ho deciso di fare tappa anche ad un famoso castello: Castel Lueghi.

 

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Castel Lueghi

 

Il Castello risale al XIII secolo e da sempre conserva la fama di “fortezza inespugnabile” in quanto situato all’interno di una grotta carsica su una parete di roccia alta 123 metri. La rocca è la più grande costruita in una grotta, tanto che è stata inserita nel Guinness dei primati proprio per questa sua peculiarità.

 

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Veduta del Castello

 

Il Castello ha visto il suo massimo spledore durante la vita del Cavaliere Erasmo, tanto che si parla proprio di “Periodo di Erasmo”: ancora oggi, a luglio, si tiene la giostra di Erasmo dove avvengono vari tornei e dove il villaggio adiacente e gli abitanti si travestono con abiti medievali.

Ma chi era questo Erasmo? Scopriamolo insieme.

Erasmo Lueger (o di Lueg) era un signorotto del luogo che divenne barone nel 1478. Il baronetto era solito compiere scorrerie e scorribande in paesi e borghi non lontani da Lueghi e, per non farsi catturare, si nascondeva proprio nel suo castello. Il sovrano, Federico III d’Asburgo, naturalmente non era a conoscenza di queste sue malefatte e all’inizio questo cavaliere misterioso, che donava parte del bottino ai suoi sudditi o agli indigente, divenne il “Robin Hood sloveno”. Grazie ad un cunicolo che collegava il maniero al fiume Vipacco, Erasmo poteva nascondersi e conservare i viveri per un possibile assedio che difatti poi avvenne, una volta scoperte le sue attività tutt’altro che lecite. L’assedio durò per parecchio tempo data l’inespugnabilità della roccaforte e grazie al cunicolo che permetteva i rifornimenti provenienti dall’altra parte della montagna. Soltanto grazie al tradimento di un servo erasmo venne ucciso: il servitore rivelò la posizione della camera da letto (o secondo alcuni storici, del bagno) dove Erasmo era solito sostare ad una certa ora del giorno e così un colpo di canone ben assestato colpì la stanza ed Erasmo dentro di essa.

 

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Una delle stanze del Castello

 

La storia romantica di Erasmo attira ancora oggi moltissimi visitatori che vengono incuriositi per vedere le stanze del bandito sloveno, magari dopo un giro alle grotte di Postumia, come io stessa ho fatto. Il Castello è diventato famoso anche perchè è stato il set cinematografico del film Armour of God, del 1986, che vede il famoso attore Jackie Chan come protagonista.

 

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Veduta dal Castello

 

Gli amanti del genere fantasy saranno contenti di sapere che il celebre scrittore George R.R. Martin ha visitato il Castello nel 2011 per trarre ispirazione per le sue opere: chissà che qualche sua rocca in “Game of Thrones” non sia ispirata proprio a questo magico e romantico castello!

Se volete ammirare un luogo suggestivo e ricco di fascino, visitate sicuramente Castel Lueghi.

 

 

 

 

 

Il lago di Como e le sue bellezze: Varenna

Inauguro questa rubrica con l’intenzione di visitare quanti più luoghi possibili che si affacciano sul Lago di Como. Dopo aver visitato Bellagio qualche anno fa, in questo periodo mi trovo spesso a visitare Lecco e la sua provincia (ma non solo) e devo dire che le mie alte aspettative non sono state assolutamente deluse. Sul lago più famoso d’Italia sorgono paesini fatati e città incantate, dove il tempo sembra proprio fermarsi. E’ questo il caso di Varenna, uno dei borghi più pittoreschi del Lago.

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Varenna vista dal Castello di Vezio

Varenna è un piccolo comune italiano di 783 abitanti della provincia di Lecco, affacciato sull’omonimo lago, proprio di fronte a Bellagio, a cui è collegata tramite un servizio di traghetti lacustri. Le prime notizie della sua fondazione risalgono al 769 quando era nota come villaggio di pescatori: all’epoca era alleata di Milano, durante l’epoca dei Comuni. Nel 1126 il piccolo centro venne completamente distrutto dai comaschi e gli esuli si rifugiarono presso l’Isola Comacina, che subì la stessa sorte nel 1169. Gli abitanti tornarono dunque a Varenna e istituirono il quartiere Insula nova, nome che poi venne esteso all’intero borgo. Ancora oggi, ogni anno, si ricorda l’esodo dei comacini e l’accoglienza dei varennesi durante la festa di San Giovanni, il 24 giugno. I famosi artigiani di ceramiche chiamati Maestri Comacini sono i discendenti di questa gente.

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Varenna dalla Camminata dei Patriarchi

Arrivata a Varenna non posso che rimanere estasiata dalla bellezza e della peculiarità del borghetto: le case colorate si stagliano sulla baia affollata e trepidante, che finalmente è popolata dopo un freddo inverno. I turisti, stranieri e non, si contendono un posto sulle panchine per gustarsi un gelato o fanno a gara per godersi un aperitivo in uno dei numerosi bar che sorgono sulla Camminata dei Patriarchi, il sentiero del Lungolago che connette il centro fino alla stazione. Nonostante la grande calca, Varenna ispira calma e tranquillità e sembra davvero immutata nel corso del tempo. Una volta sconosciuta al grande turismo, oggi le strutture ricettive non mancano e ce ne sono davvero per tutti i gusti.

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Veduta della città

Varenna è anche la sede di numerose ville in stile liberty e di giardini sontuosi, come quelli di Villa Cipressi e Villa Monastero, purtroppo non sempre aperti al pubblico.

Inoltre, non lontano da Varenna ci sono due attrazioni che sicuramente vanno visitate: il Castello di Vezio e la sorgente del Fiumelatte. Il Castello di Vezio è una struttura militare che fa parte del territorio di Varenna, da cui si gode di una vista mozzafiato sulla baia e sulla città stessa, mentre il Fiumelatte è un piccolo corso d’acqua caratterizzato da acque molto chiare e da un percorso di soli 250 metri, che si immette come immissario nel Lago di Como.

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Il Fiumelatte

Il corso del fiume è intermittente, in quanto rappresenta il troppieno di un sistema carsico non ancora raggiunto da nessuno che inizia nel Moncodeno (Grignone). Nel 1992 una colorazione con fluoresceina (colorante atossico) nell’Abisso W Le Donne, situato lungo la Cresta di Piancaformia, dimostrò il collegamento tra Fiumelatte e le cavità carsiche del Grignone. Già Leonardo da Vinci rimase colpito da questo corso d’acqua e lo descrisse nel suo Codice Atlantico.

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Nei pressi della località Fiumelatte sorge anche un monumento commemorativo in memoria dei partigiani della 55ª brigata garibaldina Rosselli fucilati l’8 gennaio 1945 in seguito alla cattura avvenuta a Esino Lario. I sei compagni trovarono la morte tornando verso valle per avvisare il comando dell’avvenuto sconfinamento in Svizzera.

Varenna è dunque un luogo ricco di storia, di cultura e di bellezze naturali, tutte de scoprire e da vivere nelle fresche giornate di primavera.

Un mese ad Heidelberg: il castello di Schwetzingen

Durante il mese trascorso in Germania, e precisamente ad Heidelberg, ho visitato molti luoghi storici e castelli fiabeschi. In una bella giornata estiva, con un brillante sole che mi ha accompagnato per tutta la giornata (stranamente!), ho potuto visitare il castello di Schwetzingen, situato nella cittadina omonima.

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Il Palazzo visto dai giardini

Schwetzingen, conosciuta come la “Piccola Versailles” del Palatinato, è stata l’abitazione estiva del Principe Elettore Carlo Teodoro del Palatinato, che ne fece un luogo lussuoso e ricco di fascino. Precedentemente costruita come una fortezza e poi come una residenza di caccia, Schwetzingen divenne un luogo brulicante di cultura e un centro focale per l’arte tedesca.

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L’elemento architettonico di maggio rilievo è senza dubbio il “circolo”, una serie di edifici ad un piano disposti a semicerchio su entrambi i lati del castello. Questa particolarità è unica in Europa e si trova soltanto presso questa residenza. Nella parte settentrionale del circolo il Principe fece costruire un bellissimo teatro secondo lo stile rococò che ancora oggi ospita spettacoli di lirica durante il festival musicale di Schwetzingen.

Ma ciò che colpisce di più, senza dubbio, è la maestosità dei giardini. L’architetto più famoso che ci mise la sua firma fu Nicolas de Pigage che costruì l’orangerie, il teatro stesso ed altri elementi del parco. la superficie del complesso supera i 72 ettari e per visitarla tutta occorre almeno mezza giornata.

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Nel parco si trovano numerosi laghetti, rifugio di molti uccelli e di odonati, e fontane che regalano spettacoli acquatici davvero unici. Degna di nota è la moschea costruita proprio nel centro del parco nord, che regala un’atmosfera orientaleggiante ed unica.

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Da buona curiosa e vagabonda, non posso che ammirare le bellezze di questi giardini, esplorando ogni angolo recondido per cercare l’inquadratura perfetta e per scoprirne i segreti. E’ così che incontro un’enorme varietà di uccelli, tra cui verdoni (Chloris chloris) e picchi muratori (Sitta europaea), oltre che un numero davvero elevato di odonati di varie specie, come il frecciazzurra puntanera (Orthetrum cancellatum) che stranamente si fa fotografare!

Che si voglia venire qui per trascorrere un lieto pomeriggio o per riposarsi, c’è davvero l’imbarazzo della scelta: si possono scattare fotografie, si può leggere un libro all’ombra dei tanti alberi, o farsi una bella passeggiata ristoratrice.

Scoprendo Pavia: il Ponte Coperto

Da grande affezionata della mia città, voglio aprire una nuova rubrica che racconti i segreti di Pavia, sempre in ottica “vagabonda”, con il mio stile.

Iniziamo con un piccolo spaccato di storia, scoprendo le radici di Ticinum Papia.

Il primo insediamento in area pavese si deve ad antiche popolazioni della Gallia, probabilmente Levi, Marici o Insubri. La città vera e propria venne però fondata dai Romani, e questo è ben evidente dalla pianta rimasta intatta, a castrum (accampamento militare). Con il declino dell’Impero Romano, la città venne saccheggiata ripetutamente fino alla conquista dei Longobardi, che nel 572 ne fecero la capitale del loro regno in ascesa: da questo momento la città assunse il nome di Papia, perdendo il toponimo di Ticinum affibiatole dai Romani.

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Facendo un piccolo balzo, arriviamo all’epoca di Federico Barbarossa: Pavia fu fedele all’imperatore durante le guerre con la Lega Lombarda. Successivamente venne annessa al Ducato di Milano, sotto il dominio della famiglia Visconti. E’ il 1360.

Pavia torna protagonista sulla scena europea grazie alla famosa Battaglia di Pavia, combattuta il 24 febbraio 1525 tra i Francesi e gli Imperiali spagnoli: questi ultimi furono i vincitori perché il capitano di ventura Cesare Hercolani, ferendo il cavallo del re Francesco I di Francia, ne permise la cattura, meritandosi il soprannome di vincitore di Pavia e la gratitudine dell’imperatore spagnolo Carlo V d’Asburgo.

Successivamente, la città vide molte dominazioni dal XVIII al XIX secolo: spagnoli, francesi ed austriaci se la contesero insieme ad altre grandi città lombarde, fino al 1859 quando divenne parte del Regno di Sardegna, il futuro Regno d’Italia.

Pavia è dunque una città ricca di storia e di fascino, che conserva molto bene gli antichi splendori del passato. Molti illustri personaggi sono passati da qui, tra cui Napoleone Bonaparte, Ugo Foscolo, Ada Negri, Camillo Golgi, Lazzaro Spallanzani, Maria Teresa d’Austria, e molti altri ancora. Tutti, a loro modo, hanno contribuito alla grandezza di questa città, oggi ancora molto visitatada turisti attirati dalle sue bellezze architettoniche e dai suoi monumenti.

Con questa rubrica vorrei farvi conoscere più nel dettaglio i suoi luoghi, i suoi scorci, la sua storia.

Dopo il Castello Visconteo, Piazza della Vittoria e la Basilica di San Michele ora è la volta del Ponte Coperto.

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Il Ponte Coperto visto dal Borgo Basso, in lontananza il Duomo

Chi conosce Pavia o comunque ne ha sentito parlare almeno una volta, sa che il Ponte Coperto è il simbolo per eccellenza di questa città. Ritratto nelle vecchie cartoline, nelle stampe, nella maggiorparte delle fotografie di Pavia, il Ponte Coperto è la star della capitale dei Longobardi.

Il Ponte collega due parti della città, il Borgo Basso e il Lungo Ticino, quindi il centro storico con il resto della città.

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Il Ponte di sera

La sua struttura è molto caratteristica: ha cinque arcate ed è completamente coperto con due portali all’estremità e una piccola cappella religiosa al centro. Poggia sui resti del vecchio Ponte Coperto, risalente al XIV secolo e distrutto a causa dei bombardamenti durante l’ultimo conflitto mondiale. Il Ponte attuale è stato costruito nel 1949, ricalcando quello antico. Le origini però sono ancora più lontane: già in epoca romana era presente un primo ponte che collegava le due rive del fiume proprio all’altezza di quello odierno. Di questo primo ponte si possono facilmente vederne i resti nei periodi di magra del fiume, adagiati sul fondo.

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L’interno del Ponte

Sulla costruzione del ponte trecentesco c’è una curiosa leggenda: si narra che sia stato addirittura il diavolo a volervo costruire, travestito da passante, in cambio dell’anima del primo uomo che lo avesse attraversato: l’Arcangelo Michele però si accorse dell’inganno e fece passare per primo non uomo, ma bensì un caprone. La leggenda è molto suggestiva ma in realtà il ponte venne costruito nel 1351 sui ruderi del ponte romano, su progetto di Giovanni da Ferrera e di Jacopo da Cozzo. Il ponte, completato nel 1354, era coperto e dotato di dieci arcate irregolari e di due torri alle estremità, che servivano per la difesa; l’aspetto di questo ponte, anche se con sole sei arcate, è visibile negli affreschi di Bernardino Lanzani (1524 circa) all’interno della chiesa di San Teodoro.

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I resti dell’antico Ponte e la prima arcata del Ponte Nuovo

Purtroppo i bombardamenti nel settembre del 1944 da parte delle forse alleate danneggiarono l’antico ponte e ne fecero crollare un’arcata. Per timore dei crolli a causa della forte corrente del fiume, si decise di demolire il ponte trecentesco per costruire l’attuale Ponte Coperto. Oggi, un’epigrafe ricorda questo momento e recita:

“Sull’antico varco del ceruleo Ticino, ad immagine del vetusto Ponte Coperto, demolito dalla furia della guerra, la Repubblica Italiana riedificò”.

Nel 2005, in occasione del 50° anniversario della morte dello scienziato Albert Einstein, nella parte centrale del ponte è stata posta una targa con queste parole:

“An die schöne Brücke in Pavia habe ich oft gedacht”.

(“Ho spesso pensato a quel bel ponte di Pavia”)

iscrizione tratta da una frase che il grande Einstein scrisse in una lettera del 1947 indirizzata ad un’amica italiana e che si riferiva al periodo da lui trascorso, quando aveva solo 15 anni, a Pavia. La sua famiglia, infatti, si era trasferita anche a Pavia (in via Ugo Foscolo 11) doveva aveva trascorso circa un anno.

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Il Borgo Basso

Proprio vicino al Ponte Coperto, nel quartiere del Borgo Basso, sorge la statua in bronzo della Lavandaia, simbolo di tutte quelle donne che numerose andavano sulle rive del Ticino, all’ombra del Ponte, per lavare i panni e lasciarli asciugare al sole. La Lavandaia è anche il ricordo dei tempi passati e della fatica di tante donne che dovevano occuparsi della casa, lavoro tutt’altro che semplice.

Sulle sponde del Ticino, a poca distanza dal Ponte, sorge una vasta area verde denominata “Parco Vul”: è il Parco più visitato dai pavesi e non solo, e si estende per entrambe le rive del fiume dal Ponte Coperto fino al Ponte delle Libertà (ex Ponte dell’Impero): qui in primavera e in estate è piacevole sostare sulle rive per un pic nic, per una passeggiata, per una partita a pallone. Troverete studenti, bimbi e tante persone che vogliono divertirsi o semplicemente godersi la tranquillità del fiume.

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Il Ponte coperto e la Lavandaia

Il Ponte dunque, si è riappropriato del suo posto ed oggi consente a tanti cittadini e turisti di godersi uno spettacolo unico, quello del grande fiume Ticino.

Curiosità sul Ponte Coperto…

  • Il Ponte Coperto poggia sui resti del ponte trecentesco, che ancora conserva il suo incipit e si può osservare standoci comodamente sopra.
  • Il Ponte ospita spesso bancarelle e mercatini, soprattutto d’estate.
  • Sui numerosi “balconcini” del Ponte, ci sono molti lucchetti che simboleggiano le storie d’amore degli innamorati.

Per visitare Pavia, puoi alloggiare presso (tutti rigorosamente provati da Donna Vagabonda!) …

Per visitare Piazza della Vittoria, puoi parcheggiare in…

  • Parcheggio Area Cattaneo (Viale Nazario Sauro)
  • Parcheggio Viale Indipendenza (Viale Indipendenza)
  • Corso Garibaldi
  • Via Santa Clara
  • Lugo Ticino Sforza
  • Lungo Ticino Visconti
  • Parcheggio di Viale Oberdan

Un mese ad Heidelberg: Rothenburg ob der Tauber

Il mese che ho trascorso ad Heidelberg mi ha permesso di conoscere molte cittadine situate nei dintorni, ma non solo nel Baden. Una delle escursioni a cui ho partecipato era a Rothenburg ob der Tauber, la famosa città del Natale, in Baviera.

 

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Piazza del Mercato

 

Rothenburg è una tipica cittadina medievale, con alte mura e case colorate costruite secondo questo stile. Sembra quasi un paese delle favole e ricorda molto il paesino francese in cui è ambientata la vicenda de “La Bella e la Bestia”.

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Rothenburg fonda le sue radici nel 950 d.C., data in cui si fa risalire la fortezza che si trovava al posto dell’odierno giardino del castello del Conte di Combrug-Rothenburg.

 

L’edificazione della città avvenne all’incirca nel 1170 e la prima fortificazione è ancora visbile attraverso i luoghi de la cantina vecchia, la fossa antica, il mercato dei lattai, la Sülzengasse e la Küblergasse. Le mura e le torri sono state costruite nel XIII secolo. Le torri Weisse Turm e Markusturm, con il famoso arco Röderbogen, sono ancora intatte.

Nel 1274 Rotheburg ottenne dal Re Rodolfo I d’Asburgo lo statuto di città libera dell’Impero.

 

La città raggiunse la sua fioritura sotto il governo del sindaco Heinrich Toppler (1373-1408), grazie alle sue abilità diplomatiche e di capitano militare.

Durante la guerra dei trent’anni la cittadina venne occupata dai francesi nel 1645 e questo evento portò malattie e disgrazie.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, Rothenburg venne parzialmente distrutta ma venne salvata dalla decisione catastrofica di raderla al suolo da un generale americano. Dalle macerie è riuscita a rinascere e ancora oggi riesce ad affascinare grazie alla sua storia secolare.

Purtroppo, come spesso accade in estate in Germania, quando arrivo a Rothenburg il tempo non è dei migliori, anzi uno scroscione mi accoglie: non mi perdo d’animo e seguo, insieme al mio gruppo, la guida che purtroppo parla solo tedesco. Nonostante le mille difficoltà, riesco comunque a vedere le principali attrazioni della città.

 

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Il cammino della guardia e le mura antiche

 

Il tour inizia con una camminata sotto le mura e sul cammino di guardia, dove ci sono numerose epigrafi con nomi di personaggi legati alla città di Rothenburg. Dalle mura antiche procediamo verso il centro passando per la famosissima Plönlein, lo slargo della strada principale con la famosa acsetta gialla e le due torri, Sieberstor e Kobolzellertor.

 

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La Plönlein

 

Nonostante il cattivo tempo, la città è gremita di turisti ed è difficile scattare fotografie tra la pioggia e la ressa.

Il tour continua verso la piazza più famosa del piccolo paese, la Marktplatz, o piazza del mercato, in cui si affacciano numerosi edifici di importanza storica come il rathaus (Municipio) e il Ratstrinkstube del 1466 con il meccanismo di un orologio che ad ogni ora, dalle 11 alle 15, mette in movimento diverse figure riproducenti la scena del Meistertrunk, ovvero la bevuta del Borgomastro: si tratta di una grande manifestazione che dura quattro giorni nel periodo di Pentecoste (18 – 21 maggio) e comprende sfilate in costume e la danza dei pastori. La rievocazione trae origine dalla guerra dei trent’anni: le truppe imperiali guidate dal generale Tilly vinsero sulla città ma con enormi perdite, così il comandante decise di uccidere i membri del consiglio comunale per vendetta. Per evitare questo massacro, la figlia del dispensiere decise di imbonire il vendicativo Tilly porgendogli con grazia un enorme boccale di vino. L’impresa riuscì e Tilly decise di revocare la sua decisione a patto che uno dei consiglieri comunali avesse vuotato tutto d’un fiato il gigantesco boccale appena offertogli e così il borgomastro fece. Il boccale era davvero enorme, conteneva ben 3 litri e 1/4 di vino!

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Dopo qualche fotografia, ci dirigiamo verso la chiesa parrocchiale di San Giacomo risalente al XIV-XV secolo, che ospita numerose opere d’arte, come l’Heiligblutaltar (l’Altare del Sangue), capolavoro dello scultore Tilman Riemenschneider che lo realizzò fra il 1500 e il 1505 per accogliere una reliquia del Santo Sangue racchiusa in una capsula di cristallo di rocca. Di squisita fattura, il trittico raffigura l’Entrata di Gesù a Gerusalemme (ala destra), l’Ultima Cena (centro) e il Monte degli Ulivi (ala sinistra). L’altare è conservato nella cappella omonima posta nel coro occidentale.

 

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L’Altare del sangue

 

Dopo la visita alla chiesa è ora di pranzo e abbiamo un’ora e mezza per goderci la città prima del rientro ad Heidelberg: sono nel paese del Natale, quindi perchè non visitare i numerosi negozi che vendono oggetti a tema? C’è davvero l’imbarazzo della scelta! Palline, decorazioni, oggetti per l’albero, tutto per rendere il Natale una festa gioiosa e… Pomposa! Ce n’è davvero per tutti i gusti, dalle palline dipinte a mano raffiguranti uccellini e animali di vario genere, a quelle più scherzose raffiguranti dolciumi e caramelle. Occhio ai prezzi però: non tutto è economico a Rothenburg e se volete la vera qualità preparatevi a sganciare qualche euro in più, ma dopo tutto ne vale la pena, perchè qui è proprio Natale tutto l’anno!

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Purtroppo il sole non vuole far proprio capolino, ma nonostante tutto Rothenburg è una perla bavarese che proprio non può mancare all’appello se visitate il sud della Germania: la sua atmosfera vi rapirà letteralmente e la sua storia vi intrigherà al punto da volerla visitare non una, ma molte volte.

Per leggere altri articoli sul mio mese ad Heidelberg o sulle mie visite in Germania, non perdetevi:

Un mese ad Heidelberg: Heidelberg e le sue meraviglie

Un mese ad Heidelberg: Bamberg

I luoghi della storia: lo Studentenkarzer di Heidelberg

I luoghi della storia: il Castello di Heidelberg

Diario di viaggio: Stoccarda e dintorni – giorno 1

Diario di viaggio: Monaco di Baviera – Giorno 1


 

I luoghi della storia: Il Castello ed il Borgo di Grazzano Visconti

Come sapete, mi trovo spesso a gironzolare tra castelli e borghi medievali. Il territorio pavese e quello piacentino offrono parecchi luoghi interessanti e curiosi che valgono sicuramente una visita almeno una volta nella vita. Più di una volta ho visitato un borgo a me molto caro: quello di Grazzano Visconti (Pc).

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Veduta del centro di Grazzano Visconti

Grazzano Visconti è un fortilizio situato nel comune di Vigolzone, in provincia di Piacenza. Fu costruito nel 1395 da Giovanni Anguissola per risiedervi con la moglie Beatrice Visconti, sorella di Gian Galeazzo Visconti. Rimase proprietà della famiglia Anguissola fino alla morte senza eredi del conte Filippo nel 1870 per passare alla moglie Fanny nata Visconti di Modrone, che ne sono gli attuali proprietari. Il borgo è stato ristrutturato nei primi anni del 900 ma mantiene le caratteristiche medievali di un tempo, conservandone il suo fascino davvero unico. Gli unici edifici ancora storici sono il castello e la Chiesetta di Sant’Anna risalente al XVII secolo.

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Veduta della Corte Antica

Oltre al borgo si trovano il castello ed il parco.

Il castello ha una pianta quadrangolare con quattro torri sui quattro angoli ed è edificato in pietra e laterizio. L’ingrezzo era consentito da un ponte levatoio di cui oggi rimangono solo le tracce. Il fossato invece è ancora presente.

Il grande parco circonda il maniero e misura circa 150.000 m2: aperto solo in determinati periodi dell’anno, ospita la chiesetta, lo studio del Duca, il belvedere, un giardino all’italiana e il labirinto (non può di certo mancare in una residenza nobiliare!). Inoltre, degni di nota, sono i numerosi alberi secolari che vi dimorano, bellezze tutte da preservare e da ammirare con immenso rispetto.

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Ogni anno, il borgo di Grazzano Visconti ospita eventi legati al cosplay, come il Narsilion Fantasy Festival, rievocazioni storiche, mercatini di vario genere (come quello di Natale) e molti altri eventi.

All’interno del borgo ci sono numerose botteghe artigiane, locande e ristoranti che servono piatti tipici della cucina piacentina (immancabile lo gnocco fritto e la squisita coppa di queste zone). Si possono dunque acquistare oggetti battuti in ferro, giocattoli, gadget e souvenir legati alla storia e alle tradizioni di questo fortificato piacentino. Oltre a tutti questi divertimenti, da vedere assolutamente è il museo degli attrezzi agricoli, sotto il porticato della corte vecchia: trattori, aratri e strumenti agricoli raccontano passo passo la storia di un territorio ancora fortemente legato all’agricoltura.

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Visitarlo mi mette sempre di buon uomore ed è sempre l’occasione per scoprire qualche suo nuvo angolo nascosto, tra le mote viuzze che lo caratterizzano. Un tuffo nel passato, tra draghi e streghette che non dispiace mai.

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La statua di Aloisa, la mascotte di Grazzano Visconti

Il museo di aprile: la Collezione delle Cere Anatomiche “Luigi Cattaneo”

ATTENZIONE

Il contenuto di questo articolo potrebbe urtare la sensibilità delle persone. Avviso che il suddetto articolo contiene immagini forti e non adatte ad un pubblico facilmente impressionabile. Sconsiglio dunque la lettura e la visione a queste persone.

Durate i miei frequenti soggiorni a Bologna, ho deciso di visitare il maggior numero di musei possibili di questa meravigliosa città d’arte. Dopo il Museo di Mineralogia e il Museo di Zoologia, rimaniamo sempre in ambito scientifico con la Collezione delle Cere Anatomiche “Luigi Cattaneo”.

La Collezione fa sempre parte del circuito “Sistema Museale di Ateneo” ed è gestito dall’Università di Bologna.

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Alcuni preparati delle ossa delle braccia e delle gambe

La Collezione si propone di produrre un nuovo sapere scientifico attraverso le cere anatomiche prodotte tra il XVIII ed il XIX secolo: le cere anatomiche erano modelli preparati dagli scienziati e dai medici per poter studiare più approfonditamente il corpo umano e le sue patologie. Lo studio sui cadaveri è stato per molto tempo osteggiato in molti paesi europei e quindi, in origine, le cere erano un ottimo sostituto per portare avanti gli studi anatomici. Il calco veniva eseguito prima in gesso sull’organo o sulla parte del corpo selezionata e poi ricoperto e modellato in cera, dipinto e arricchito il più possibile di dettagli. Dietro a queste preparazioni c’erano veri e proprio maestri di un mestiere ormai perduto.

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L’interno della sala maggiore

La Collezione Cattaneo si propone di illustrare sia l’antaomia normale che quella patologica, con numerosi preparati non solo in cera, ma anche in secco ed in vitro. Oltre ai preparati, che comprendono anche feti con gravi patologie, si ritrovano crani e ossa di varie parti del corpo.

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Il museo ha origine nel 1742 quando Papa Benedetto XIV commissionò all’accademico Ercole Lelli (il fondatore della ceroplastica anatomica) il progetto di una Camera Anatomica che contenesse statue e modelli del corpo umano. A Lelli, succedettero Anna Morandi e Giovanni Manzolini, oltre che altri famosi ceroplasti. L’anatomo-patologo Cesare Taruffi ampliò la collezione arricchendola di molti preparati patologici. Il museo è oggi dedicato a Luigi Cattaneo, illustre scienziato pavese che a Bologna ha lavorato portando il suo sapere e le sue conoscenze: l’istituto anatomico, grazie a lui, ricevette un nuovo forte impulso e si rinnovò grazie all’ammodernament odei preparati didattici e alla realizzazione definitiva di questo luogo didattico, aperto al pubblico dal 2002.

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Il Museo si trova presso il dipartimento di Biochimica, in Via Irnerio 48, Bologna.

L’ingresso al museo è gratuito e c’è la possibilità di partecipare a visite guidate con soli 2 euro.

La visita non guidata è di circa 1 ora e comprende le tre sale del museo.

Il Museo è aperto dal lunedì alla domenica secondo orari diversi a seconda degli orari estivi e/o invernali.

Per ulteriori informazioni, visitate il Sito Ufficiale.