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I luoghi della storia: il Tempio della Fraternità

L’Oltrepò Pavese offre luoghi dove riflettere e dove raccogliersi in una preghiera: sia per credenti che non, ci sono davvero posti che meritano per forza una visita. Un luogo assolutamente particolare e forse poco conosciuto è il Tempio della Fratermità di Cella di Varzi, situato nella frazione Cella, del Comune di Varzi. Certo, se non siete della zona o se non avete mai visitato Varzi, è difficile scovarlo, a causa anche della sua posizione remota e delle indicazioni che si trovano solo a Varzi e lnei dintorni, ma una volta arrivati capirete che una visita DOVEVA essere fatta per forza.

Tempio della Fraternità

Ma che cos’è questo Tempio della Fratellanza? Un luogo di culto? Un luogo di preghiera e di raccogliemento? Un luogo di memoria storica? Ebbene, il Tempio è tutto questo.

La sua costruzione si deve a Don Adamo Accosa, cappellano militare reduce della Seconda Guerra Mondiale: sapete la mia passione circa questo evento e la sua storia, quindi potevo esimermi a scrivere un articolo che verte su questa? Ovviamente no. Ma torniamo a Don Adamo Accosa: Don Adamo doveva costruire una chiesa a Cella, una frazione davvero “tra i monti e i boschi” e, pensando agli orrori che aveva visto e vissuto durante il servizio, si chiese cosa poteva fare per conservare la memoria di tanti soldati che non sono mai tornati a casa. Così, decise di raccogliere dei residuati bellici: dai berretti ai fucili, dalle munizioni alle fotografie dei soldati e con essi costruì la Chiesa e dunque il Tempio della Fraternità, con l’auspicio che l’idea della fratellanza potesse rimanere indelebile in questo luogo e nei cuori dei visitatori. E così molte bombe e molti ordigni sono stati trasformati in oggetti di uso liturgico e in “addobbi” della Chiesa: pensate che l’Urna dell’Altare è proprio una bomba riconvertita e che la vasca battesimale è costituita dall’otturatore di un cannone 305 della corazzata Andrea Doria! Insomma, Don Adamo era davvero creativo oltre che un uomo devoto!

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Don Adamo ebbe anche la fortuna di incontrare casualmente a Parigi l’allora Nunzio Apostolico Monsignor Angelo Roncalli, che diverrà Papa Giovanni XXIII: il futuro pontefice prese a cuore l’iniziativa e la incoraggiò inviando la prima pietra, ricavata dall’altare frantumato della Chiesa di Coutances, distrutta durante lo sbarco in Normandia. Altre pietre vennero inviate per la costruzione, da molte città bombardate o vittime della guerra: Berlino, Dresda, Londra, Varsavia, Montecassino, El Alamein, Hiroshima e Nagasaki.

All’interno della Chiesa vengono conservati numerosi oggetti di vario genere provenienti dai luoghi del conflitto o donati dalle famiglie dei defunti o dei soldati in genere: molte sono le fotografie che testimoniano quanto la guerra troppo presto si portò via dei giovani pieni di vita e speranze. Targhe, fucili, porta-razioni, ma ancora lapidi commemorative, lettere, addirittura una targa che ricorda gli internati italiani, i cosiddetti IMI, come mio nonno paterno.

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Insomma, Don Adamo ha pensato di ricordare tutti, perchè in fondo anche in guerra si potevano stringere rapporti di fratellanza e questo rapporto merita di essere ricordato, come meritano di essere ricordati tutti i ragazzi e le persone che mai sono tornati o che ancora sono tornati e hanno contribuito ad arricchire questo luogo. Anche all’esterno abbiamo “i segni del ricordo”: targhe e monumenti in ricordo di Carabinieri, Carristi, Marinai e tanti altri ancora.

Se scendiamo verso il giardino inferiore possiamo trovare anche uno spazio dedicato all’aviazione con un aereo F-104 Starfigther e altre componenti, tutte ornate di cartellino di riconoscimento: devo ammettere che il buono stato di conservazioni mi ha fatto sorridere, perchè vuol dire che anche una piccola comunità come quella di Cella riesce, nel suo piccolo, a mantenere in buono stato i reperti.

Cella_4
F-104 Starfigther

Durante la visita il luogo era davvero deserto: io e Gabriele eravamo immersi nel silenzio e nella pace di questo particolare sito e ci siamo goduti una visita approfondita e attenta, scovando anche reperti particolari, non solo italiani. Ciò che ci ha colpito di più sono proprio i reperti raccolti all’interno della Chiesa e la decisione di trasformane alcuni in opere d’arte o in oggetti utili alla liturgia: una nuova vita per un oggetto destinato alla distruzione e a seminare odio, un messaggio forte a chi vuole ed osanna la guerra.

A proposito del Tempio, Gabriele vuole esprimere una personale opinione:

virgoletteSenza dubbio una piccola perla nascosta, un luogo unico nel suo genere e ricco di storia in cui è possibile rimanere affascinati sia dalla singolarità dell’archiettura del luogo di culto che dai veicoli presenti all’esterno. Da visitare sicuramente

~ Gabriele

Se siete nella zona di Varzi o comunque in Oltrepò, fate una deviazione e venite ad ammirare questo luogo, così singolare: un monumento che ci voleva, un monumento che doveva essere realizzato e che ancora oggi si arricchisce di testimonianze e ricordi.

consigli

Il Tempio della Fraternità sorge a Cella di Varzi, frazione del Comune di Varzi, in Provincia di Pavia, a circa 700 metri di altitudine. Potete raggiungere il Tempio seguendo due opzioni: la prima parte da Varzi (Via Pietro Mazza) e prosegue imboccando la Strada Provinciale 166. Arrivati al bivio di San Michele di Nivione si può procedere in entrambe le direzioni: se si svolta a destra si arriva a Cella di Varzi salendo e passando alcuni tornanti, mentre se si svolta a sinistra (seconda opzione) si raggiunge il Tempio passando per Fabbrica Curone (strada più lunga). Potete lasciare l’auto sul retro della Chiesa, nel piccolo parcheggio gratuito. Presso il Tempio ci sono anche dei bagni puliti e funzionanti; vi consiglio di portare con voi una macchina fotografica e di farlo visitare anche ai bambini, che di sicuro apprezzeranno il luogo per la sua singolarità. Attenzione però: sul Carro Armato non si può salire!

Il Tempio è aperto tutti i giorni dalle ore 09.00 alle 18.00.
Per prenotazioni comitive ed ulteriori informazioni rivolgersi a:
Don Luigi Bernini, Rettore del Tempio: Tel.  +39 0143/323621 Cell. +39 338/9261500

Il Museo del Mese: il Centro di documentazione sul Nazionalsocialismo di Colonia

Ogni volta che visito una città tedesca cerco sempre di esplorare i musei, in particolare quelli sulla storia di questo Paese. Al contrario dell’Italia, la Germania ha deciso di aprire dei Centri di Documentazione riguardanti gli anni bui della dittatura nazista, in modo che questo periodo storico non fosse dimenticato e soprattutto per imparare a non cadere di nuovo nella trappola del razzismo e del fanatismo: dalla storia si può solo che imparare e la Germania ha ben imparato a non cancellare le tracce di questo orrendo passato, ma anzi di mostrarle a tutti per far comprendere gli orrori che la specie umana può contemplare. In una chiave di conoscenza e di coscienza di ciò che è accaduto, il Paese ha deciso di aprire i Centri di Documentazione sul Nazionalsocialismo, luoghi dove si possono consultare documenti inerenti, visionare filmati e fotografie, osservare oggetti di uso quotidiano e non della dittatura e conoscere attraverso testimonianze che cosa voleva dire vivere sotto il regime ed essere un perseguitato. Colonia è tra le città che ospitano un NS-Dokumentationszentrum assieme a Monaco di Baviera (leggete qui il mio articolo) e questo centro è tra i più completi e ricchi.

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Il Centro di documentazione sul Nazionalsocialismo di Colonia venne creato a seguito di una risoluzione del consiglio comunale del 13 dicembre 1979 ed è il più grande museo regionale della memoria per le vittime del Nazismo di tutta la Germania. Tuttavia, soltanto nel 1987 nacque il Centro come lo intendiamo oggi, cioè visibitabile (prima era solo un luogo di ricerca accademica). Come spesso accade in questi casi, il Centro o il Museo è stato ricavato all’interno della ex sede della Gestapo, cioè la polizia segreta nazista. Oltre a ciò, il Centro si ricopre di una forte carica emotiva dato che nel cortile  interno di questo palazzo ospitante centinaia di persone, sul fine della guerra, vennero ammassate e assassinate.

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All’interno del centro si trova un percorso espositivo permanente e un memoriale sulle vittime della Gestapo.

Il Partito Nazionalsocialista ebbe un’influenza molto forte sulla città di Colonia e anche qui si instaurò un clima di odio e di soppressione: il Centro di Documentazione ci mostra, attraverso fotografie e documenti esposti, come tutta la vita dei cittadini fosse controllata e incanalata all’interno delle logiche perverse della dittatura. Il Centro si costituisce così testimonianza diretta attraverso gli oggetti della vita omologante e scandita di quell’epoca. Non mancano anche alcune onoreficenze naziste, come la Croce delle Madri Tedesche, che veniva conferita alle madri di famiglie numerose, sempre nell’ottica dell’esaltazione della razza ariana.

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Ciò che però forse lascia più stupiti e sgomenti, sono i documenti e le fotografie dei migliaia di perseguitati che a Colonia vennero spediti letteralmente presso i campi di concentramento e di sterminio. Possiamo qui osservare i documenti di identità di queste vittime, le fotografie, i loro volti: davanti a queste testimonianze non si può che chiedersi come fosse stato possibile questo odio e questo abominio.

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Lasciata l’esposizione permanente, io e Gabriele ci siamo diretti verso la parte più buia di questo luogo: le prigioni. All’interno di queste si possono riconoscere ancora i segni della prigionia, come scritte e disegni lasciati dai condannati. Era proprio qui che la Gestapo torturava le vittime per estorcere informazioni. Spesso da queste prigioni le vittime non uscivano vive.

Qui sotto, nelle prigioni, l’aria si fa pesante, mesta di ricordi, quasi soffocante: tutti noi visitatori osserviamo in religioso silenzio questi luoghi di aberrazione, passando una per una le celle fino ad arrivare al cortile: questo non è visitabile, ma si può facilmente vedere attraverso una vetrata. Nella nostra mente si concretizzano immagini di morte e la tristezza ci assale. In fondo, però, è giusto che noi giovani possiamo visitare questi luoghi e renderci conto di quanta sofferenza, quanto odio e quanta malvagità l’uomo può provare e far provare.

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Dopo circa due ore di visita lasciamo il NS-Dokumentationszentrum ricchi di una nuova esperienza vissuta e contenti di aver visto come, anche a Colonia, la memoria sia ben conservata e accessibile a tutti, senza censure né vergogna ma, invece, con grande consapevolezza.

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Foto e testimonianze

Orari e Tariffe

Il NS-Dokumentationszentrum di Colonia si trova in Appellhofplatz 23-25 ed è raggiungibile con la metro omonima “Appellhofplatz” o a 10 minuti a piedi dalla stazione centrale.

Il NS-Dokumentationszentrum di Colonia è aperto dal Martedì al Venerdì dalle 10.00 alle 18.00, il Sabato e la Domenica dalle 1.00 alle 18.00.

Ogni primo giovedì del mese l’apertura sarà dalle 10.00 alle 22.00.

Il Centro è chiuso il lunedì e durante la festività del Carnevale.

Il prezzo di entrata è di 4,50 euro per gli adulti e di 2,00 euro per il ridotto.

L’ingresso è gratuito per i minori di 6 anni e per i residenti fino a 18 anni.

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale.

Diario di viaggio: Colonia – Giorno 1

Colonia 1-4 Marzo 2019

Era da tanto che volevo scrivere un nuovo diario di viaggio e finalmente è arrivata la giusta occasione. Benchè questo sia breve e costituito solo da tre giorni, penso sia uno dei più particolari che abbia mai scritto. Colonia, la città del Carnevale e del folklore, la vedetta sul Reno, è la protagonista di questa serie di articoli. Desideravo ardentemente tornare in Germania, chi mi segue lo sa quanto ami questa terra, al punto di sentirmi a casa quando ho l’occasione di visitarla, e quindi mi sono detta: perchè non visitare Colonia? Non ci ero mai stata, ed era ora di rimediare a questa mancanza!

Colonia

Partenza dall’Italia e arrivo a Colonia

Dopo aver pianificato il tutto nei minimi dettagli (leggete il mio articolo a riguardo), è giunto il momento di partire! Viaggiare dopo una giornata di lavoro non è mai il massimo, ma bisogna ottimizzare il tempo per trarne più vantaggi possibili, dunque bando alle ciance, zaino in spalla e valigia alla mano…Si parte! Da Bergamo, io e Gabriele partiamo alla volta di Colonia con un volo diretto di circa 1 ora e 10 minuti con la compagnia di volo RyanAir: è la prima volta che viaggio con loro e devo dire che non mi è dispiaciuto affatto! Con la tariffa “priority” ho potuto portare due bagagli a mano e saltare la fila al banco d’imbarco: un bel vantaggio! Sono così elettrizzata, stavo contando i giorni al mio ritorno in Germania dopo due anni di assenza e non vedevo l’ora di aggiungere un altro Land a quelli già visitati.

Dopo un’ora e dieci di volo un po’ turbolento, arriviamo all’aeroporto di Colonia con tanta voglia di raggiungere il nostro albergo. La prima tappa è però la stazione del treno, o meglio, della S-Bahn che ci porterà direttamente alla stazione centrale della città (Hauptbahnof). Un gentile addetto ci aiuta con i biglietti e in men che non si dica ci troviamo sul treno: con 3 euro a testa raggiungiamo il cuore di Colonia in meno di 20 minuti, ah l’efficienza tedesca come mi mancava!

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La Hauptbahnof

Arrivati in stazione non possiamo non notare la calca che si riversa verso i binari e verso la città, ma siamo davvero troppo stanchi per dare un’occhiata al suo esterno (benchè siamo proprio ai piedi del Duomo), così decidiamo di mangiare qualcosa di caldo e veloce presso il KFC della stazione: siccome in Germania esigo da me stessa di parlare tedesco, ordino la cena proprio nella lingua che amo di più e devo dire che me la sono cavata egregiamente! Incoraggiata dal mio piccolo successo, decido dunque di parlare tedesco ovunque mi è possibile. Dopo una buona e lauta cena a base di pollo fritto e patatine, è ora di dirigerci verso il nostro albergo, l’Hotel im Wasserturm di Colonia, a sole 4 fermate di metro dalla stazione centrale. L’imponenza della struttura, che si trova davvero in una posizione vantaggiosa, ci sorprende: l’ex cisterna dell’acqua è stata trasformata in un hotel di lusso davvero particolare. Finalmente entriamo e ci viene affidata la camera numero 902 al nono piano: la vista della città è sbalorditiva ma ora ciò che ci preme di più è infilarci sotto le coperte, abbiamo proprio bisogno di dormire!

Inizia la vacanza!

Il risveglio con me non è mai tardivo, infatti alle 8 sono già in piedi e ho voglia di visitare la meravigliosa Colonia. Butto giù il povero Gabriele dal letto, che non avrebbe disdegnato un’altra ora di sonno, e ci dirigiamo verso la sala colazioni dell’hotel: un buffet ben assortito e un’accoglienza degna dei migliori alberghi ci attendono! Notiamo come la clientela sia tutta tedesca e come non ci siano nè italiani nè altri visitatori provenienti da altre realtà: questo albergo continua a sorprendermi! Dopo la dolce colazione, prendiamo la metro numerno 18 (o 16, è indifferente) a Poststrasse verso il Duomo, che è la stessa fermata della Stazione Centrale. L’atmosfera carnevalesca si può respirare già sulla metro, dato che incontriamo parecchie persone vestite per l’occasione, di ogni età.

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Arrivati al Duomo notiamo subito la sua imponenza e maestosità. La cattedrale è costruita in stile gotico e si ispira alle chiese di Amiens e di Beauvais: i lavori per la sua costruzione iniziarono il 15 agosto del 1248, giorno in cui l’arcivescovo Corrado di Hochstaden posò la prima pietra. Oltre alla sua magnificenza, incredibile è anche la storia della sua costruzione: infatti, questa durò ben 600 anni e terminò solo nel 1880! L’odierna chiesa venne costruita allo scopo di ospitare le reliquie dei Re Magi. Nel 1880 il completamento di quella che all’epoca era la più grande cattedrale di tutta la Germania venne festeggiato con un grande ed importante evento nazionale a cui presenziò anche il Kaiser Guglielmo I. Con le sue due Torri cuspidate di ben 157 metri d’altezza, è la seconda chiesa più alta dello Stato tedesco dopo il Duomo di Ulma ed è la terza più alta del mondo. La facciata è la più grande del mondo per un edificio religioso.

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Il Duomo resistette a ben 14 bombardamenti che la città subì durante la Seconda Guerra Mondiale: venne comunque danneggiato durante il conflitto e i lavori di restauro terminarono nel 1956. Tutta questa magnificenza e questa fama ci avevano proprio convinto a scegliere Colonia come meta da visitare, tra tutte le città della Germania ma…Non abbiamo potuto visitare il Duomo.

La brutta notizia

Ebbene sì, durante il Carnevale la chiesa viene chiusa per motivi di sicurezza, così come la Camera del Tesoro e la Torre del Duomo. Vedere la chiesa tutta transennata e chiusa ci ha fatto intristire non poco: potevamo aspettarcelo, ma davvero non lo abbiamo previsto. Un po’ scoraggiati, ci dirigiamo verso l’Ufficio del Turismo per ritirare la nostra Colonia Card, che ci permette di viaggiare sulle linee del trasporto pubblico gratuitamente e di avere una riduzione sui biglietti delle principali attrazioni tedesche. All’ufficio del turismo scopriamo un’altra assurda e davvero incredibile verità: i musei sono tutti chiusi per il carnevale, da sabato a martedì compreso e alcuni addirittura fino a giovedì.

Questa proprio non ci voleva. Siamo venuti a Colonia per visitare il suo centro suggestivo, per vedere il Duomo e per apprezzare i suoi importanti musei: alla fine invece non riusciamo nemmeno a vedere il famoso Museo d’Arte della fondazione Wallraf-Richartz. Solo oggi, il primo giorno, i musei sono aperti, ma oggi è anche il giorno migliore per visitare il centro, che non è ancora chiuso e transennato per le sfilate. Che fare dunque? Decidiamo di visitare il centro per metà giornata e poi visitare il museo “più piccolo”, cioè il NS-Dokumentations-zentrum, il Centro di Documentazione sul Nazionalsocialismo.

Sono rimasta davvero indispettita dalla risonanza che ricopre il Carnevale in questa città: capisco che è una festa davvero sentita ma chiudere i musei mi sembra davvero esagerato. Inoltre, sia su Google che sui siti dei Musei, la chiusura non è per niente segnalata: a saperlo, avrei forse scelto un’altra meta, molto più tranquilla e senza il “peso” del Carnevale. Se volete dunque visitare Colonia per apprezzare il suo lato culturale, non venite durante i festeggiamenti del Carnevale!

Non ci scoraggiamo!

La “mazzata” l’abbiamo sentita eccome, ma non ci facciamo perdere d’animo: abbiamo tutto il centro da scoprire e il tempo, benchè non sia dei migliori, ci sta risparmiando la pioggia, dunque iniziamo il tour della città! Le vie del centro sono ricche di negozi delle più prestigiose firme della moda e delle grandi marche di vestiti e non solo. Non possiamo non visitare la boutique della famosa Acqua di Colonia, il 4711, che attira davvero moltissimi turisti, soprattutto asiatici. L’Acqua di Colonia compratela qui, perchè in altri negozi il prezzo sale, così come in aeroporto!

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La via più importante mi ricorda la via dello shopping di Heidelberg: questa struttura è tipica dei centri storici “ricostruiti” dopo la guerra: di antico è rimasto ben poco e i palazzi moderni hanno rimpiazzato le vecchie macerie. Una visita secondo me lo merita il negozio Elbenwald: da grande nerd e appassionata di Star Wars, Harry Potter e di videogiochi, entrare in questo negozio è stato come entrare in una fiaba grazie agli innumerevoli gadget e magliette che offre. Davvero, non fatevi scappare l’occasione di vederlo!

Dopo aver fatto qualche acquisto, ci dirigiamo verso Neumarkt per respirare un po’ di atmosfera carnevalesca: la piazza è letteralmente invasa dai tedeschi in festa, tutti travestiti con abiti bizzarri, con colori sgargianti. Cerchiamo di immergerci in questa atmosfera festante ma veniamo lettarlmente risucchiati dalla folla. Dopo 10 minuti di confusione e di birra che scorre a fiumi, riusciamo a defilarci per fotografare meglio situazione: i tedeschi prendono davvero troppo sul serio il Carnevale!

E’ già ora di pranzo, così decidiamo di fermarci all’interno della Neumarkt Galerie per cercare un posticino sfizioso: eccoci dunque all’interno di un BackWerk, uno dei tipici “take away” tedeschi: in Germania questi piccoli “prendi e porta” sono molto comuni, soprattutto all’interno dei centri commerciali e delle stazioni ferroviarie. Ricordo di aver mangiato presso queste strutture anche a Stoccarda e a Berlino, dunque conoscevo già la qualità del cibo. Il rapporto qualità/prezzo è stupefacente e la scelta è ampia: dal dolce al salato potrete acquistare ciò che vorrete e spendere davvero poco. Non mancano poi le bevande calde e quelle fredde, quindi se vorrete bere un caffè non dovrete cercare un ulteriore bar! Con un buon Pretzel ci gustiamo il pranzo, pronti per ripartire!

Il tempo ci sta regalando una giornata tutto sommato discreta, quindi ci dirigiamo verso l’Alter Markt e la Colonia “vecchia” per scattare qualche fotografia: come per Neumarkt, la piazza è blindata con transenne e spalti. Purtroppo ciò impedisce di apprezzare a pieno la bellezza della piazza e la presenza delle caratteristiche casette colorate a causa delle misure di sicurezza adottate per proteggere la piazza stessa: anche il Municipio, il più antico della Germania, risulta penalizzato da queste misure, dato che la piazza stessa su cui sorge la facciata è chiusa. Ci limitiamo, con grande amarezza, a scattare dove riusciamo e ci dirigiamo verso la riva del Reno.

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La vista qui è meravigliosa: si vede tutta la città aldilà del Reno, nonchè il meraviglioso Hohenzollernbrücke, un simbolo della città. Il Ponte Hohenzollern è un ponte ferroviaro che attraversa il Reno, in asse con l’abside del Duomo. Il ponte venne costruito dal 1946 al 1948 in sostituzione di un ponte precedentemente distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale. Oltre ad essere un ponte ferroviario, il ponte ha anche un passaggio pedonale e permette il passaggio alla riva opposta. Ciò che ci lascia sbigottiti, oltre all’imponenza dell’opera, è il fatto che il ponte è costellato da lucchetti, tanto da guadagnarsi il titolo di Ponte più romantico della Germania! Di solito non apprezzo i lucchetti sui ponti, ma qui sono davvero un valore aggiunto perchè ricoprono tutto il ponte, dividendo naturalmente i binari con il passaggio pedonale.

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Giunti dalla parte opposta non possiamo che ammirare il Duomo incorniciato dal Ponte: una vista classica di Colonia, ma davvero suggestiva: solo questa, vale davvero il viaggio in questa città!

Ci sediamo per ammirare questa vista spettacolare, accoccolati e contenti di essere in Germania, nonostante tutte le disavventure.

Torniamo alla Colonia vecchia e scattiamo ancora qualche fotografia prima di arrivare all’ora di cena: l’atmosfera del Carnevale ci ha davvero disorientato e anche un po’ spossato perciò decidiamo di dirigerci verso il NS – Dokumentations Zentrum.

Verso la conclusione della giornata

Con una sola fermata di metro, arriviamo ad Appellhofplatz e ci dirigiamo verso il Museo, che si trova all’interno della ex sede della Gestapo (proprio come a Lione, leggete qui il mio articolo a riguardo): grazie alla Colonia Card abbiamo una piccola riduzione sul biglietto d’entrata (utile come sempre acquistare le Card, come ho fatto già in numerose altre città italiane ed estere) e possiamo entrare per goderci questa esperienza così particolare. Ho già visitato il NS – Dokumentations Zentrum di Monaco (leggi qui il mio articolo a riguardo) e mi aspettavo un’esperienza analoga: in un certo senso le mie aspettative non sono state disattese, dato che il museo, sviluppato su tre piani, offre una prospettiva della vita durante gli anni bui del Nazismo, in particolare nella città di Colonia. Con molte testimonianze cartacee, oggetti e video proiettati, il museo si propone di mostrare la vita dei tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale, la propaganda e la persecuzione verso gli Ebrei e non solo. Non voglio anticiparvi molto perchè approfondirò questo Museo con un articolo a lui dedicato.

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Soddisfatti ma molto stanchi, ci ritiriamo in camera per una doccia prima di uscire per consumare l’ultimo pasto. L’unico neo del nostro hotel è quello di non trovarsi in un quartiere ricco di ristoranti, quindi dobbiamo tornare in centro per gustarci una cena tedesca. Non dobbiamo faticare molto, perchè già in stazione centrale, nella Markt Halle, troviamo un ristorante della famosa catena Schweinske, specializzata in cucina tedesca: non sarà proprio come mangiare in una Brauhaus ma già alle 17:30 i locali erano stracolmi di tedeschi in festa, alle 19 la situazione non era migliorata, perciò bisogna adattarsi con quello che si ha, e alla fine non ci è mica dispiaciuto! Con una Jäger – und Sammlerschwein Schnitzel e un Hamburger con Bacon, la cena è servita!

E’ ora di rientare, la stanchezza ci pervade e dobbiamo rifare l’itinerario per i giorni seguenti, dati i numerosi imprevisti capitati: dove andremo? Lo scoprirete nel prossimo articolo del Diario di Viaggio di Colonia!

Per leggere la pianificazione del viaggio, cliccate qui.

Il Museo di dicembre: il Centro per la storia della resistenza e della deportazione di Lione

Lione è stata per molto tempo una roccaforte per la Resistenza in Francia: moltissimi partigiani si nascondevano delle strette vie della Vecchia Lione e nei numerosi passaggi segreti dei palazzi a nord della città. Il 26 maggio del 1944 la Gestapo decise di stabilire proprio in questa città una base molto articolata e importante ed è proprio qui, in Avenue Berthelot 14 che oggi sorge il Centro per la storia della resistenza e della deportazione.

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Oggetti di alcuni cittadini deportati

Al contrario di molte città (anche italiane, purtroppo), Lione si è dimostrata sensibile nel non demolire il tremendo passato, ma anzi ha deciso di riconvertire i tristi luoghi simboli del nazionalsocialismo in veri e propri musei, come anche in molti casi la Germania ha fatto.

Il Museo, come molti altri del suo genere, è in realtà un centro di studi e di documentazione, che conserva molto materiale cartaceo che testimonia la vita dei lionesi durante l’occupazione nazista. La scure si è abbattuta con forza in questa città e molte testimonianze di deportati sono raccolte in lettere e documenti conservati nell’eposizione permanente, che si articola in tre sezioni fondamentali: “l’impegno”, “la propaganda”, “lo spazio e il tempo”.

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Documenti necessari per spostarsi in città e altri

Il Centro nasce proprio allo scopo di preservare la memoria storica e di insegnare ai giovani a guardare al passato per non ripetere gli errori compiuti. Oltre allo spazio espositivo permanente, il Museo è impreziosito da ricostruzioni a grandezza naturale di case durante l’occupazione o di “basi segrete” con documenti riprodotte e armi. E’ forse questa la parte più originale del Centro, perchè ci proietta proprio in un’altra epoca, che sembra così distante ma che in realtà non lo è.

Il pubblico ha inoltre a sua disposizione diversi documenti audiovisivi e iconografici, un centro di documentazione, uno spazio per i giovani, un auditorium e delle esposizioni temporanee.

Oltre al Centro di Documentazione sul Nazionalsocialismo visitato a Monaco di Baviera (leggete qui il mio articolo), questo museo entra di diritto tra i musei più belli finora visitati sulla Seconda Guerra Mondiale in generale. Grazie alla Lyon Card, ancora una volta siamo riusciti ad entrare gratis e a goderci a pieno l’esperienza immersiva all’interno di questa particolare realtà. L’unico peccato è quello di non aver visto molta affluenza di pubblico, perchè spesso questi musei sono poco conosciuti e segnalati anche nelle guide, quando in realtà sono tra i più interessanti dal punto di vista storico e antropologico.

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Una sensazione di tragicità ma anche di ardente speranza ci ha pervaso alla fine della visita, perchè siamo stati contenti di vedere come Lione abbia voluto ricordare i suoi martiri e la sua gente, ma anche il periodo storico difficile e delicato che ha avvolto tutta l’Europa. Cosa che di certo l’Italia fa ancora fatica a fare, nonostante di occasioni e buoni propositi ce ne siano.

Centro per la storia della resistenza e della deportazione
14, avenue Berthelot 69007 Lyon Guillotière (7° arrondissement).
04-78-72-23-11.
Dal mercoledì alla domenica, dalle 9:00 alle 17:30.
Prezzo: 3,80 euro, gratis con la Lyon Card.

Per altre informazioni, consultate il sito ufficiale.

I luoghi della storia: la capanna del Partigiano

In Oltrepò le testimonianze delle battaglie tra partigiani e soldati tedeschi sono numerose. I documenti riportano le date e gli scontri, che furono sanguinosi per entrambe le fazioni. C’è un luogo, vicino a Varzi, che è diventato un simbolo di quel truce periodo: è la capanna di Primula Rossa, il partigiano delle colline.

Varzi era un punto strategico, trovandosi tra il piacentino e il pavese, e non molto distante da Voghera, dove la presenza dei tedeschi non era da sottovalutare. E’ proprio nel varzese, e sulle colline dell’Oltrepò che nasce la figura, quasi leggendaria, di Primula Rossa, cioè Angelo Ansaldi, nativo proprio di Varzi, classe 1921.

Nel 1944, in piena guerra civile tra partigiani, tedeschi e combattenti della RSI, fonda una banda di giovani, senza aderire alle più importanti impostazioni politiche (la Garibaldi o la Usoppo, per esempio).

Al suo fianco troviamo il carabiniere Nando Dellagiovanna, che morirà durante il rastrellamento estivo dell’agosto del 1944. Angelo si dimostra scaltro e un buono stratega, facendosi notare nella sua prima azione, il disarmo  del presidio fascista di San Sebastiano: siamo in Val Curone, proprio accanto a Varzi. Dopo un mese, la banda di giovani si unisce con la garibaldina “Capettini”, ingrandendo le file partigiane. Primula Rossa diventa un incubo per i suoi nemici, che lo cercano disperatamente, senza mai trovarlo, sopravvivendo a due grossi rastrellamenti, fino al 17 gennaio del ’45, dove viene catturato a Bralello, frazione del comune di Brallo di Pregola, in alta collina. Prigioniero e ferito, subisce l’amputazione della gamba sinistra.

Viene rilasciato per uno scambio di prigioneri e torna trionfalmente a capo della Capettini, nonostante la sua grave menomazione. Continuò la sua opera, fino a dichiarare Varzi libera con la Liberazione d’Italia.

Una figura sicuramente importante per la storia delle valli qui intorno, tanto da rendere la casetta dove si nascondeva un vero e proprio monumento. E’ così, che a giugno mi sono messa in cammino per raggiungere questo luogo. La passeggiata parte da Nivione e non è molto impegnativa: si prende un piccolo sentiero e si procede fino agli spettacolari calanchi: questo fenomeno geomorfologico di erosione è ben visibile in questa zona, in quanto le rocce argillose subiscono un effetto di dilavamento. Il risultato è la produzione di solchi più o meno profondi e allungati, dovuti all’erosione stessa e al ruscellamento. I calanchi sono molto diffusi in Oltrepo’, ma anche a Canossa e alle Crete Senesi. E’ piacevole osservare come queste forme naturali sembrano in realtà derivate dalla mano di un pittore un po’ eccentrico.

Superati i calanchi, si procede verso la casetta e dopo una breve salita si arriva alla meta: la piccola casetta è semplice, e si staglia sulla collina, proprio in una posizione di dominanza della vallata e dei dintorni.

 

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La Casa del Partigiano.

La vista è eccezionale e si può intuire facilmente come la Primula Rossa sia riuscito ad assicurarsi questa zona, grazie alla posizione riparata e nascosta, ma soprattutto strategica.

 

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Vista di Varzi.

 

La casa è aperta al visitatore, con alcune sedie e un tavolino: qui si riuniscono i cacciatori o semplicemente chi è di passaggio, per riposare o per una bella bevuta in compagnia.

 

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L’interno della casa.

 

La casa è aperta al visitatore, con alcune sedie e un tavolino: qui si riuniscono i cacciatori o semplicemente chi è di passaggio, per riposare o per una bella bevuta in compagnia.

Sul muro è riporta la seguente targa, segno di riconoscenza verso la mitica Primula Rossa.

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La Crocetta, la Casa di Primula Rossa.

Non mi resta dunque che sedermi anche io, ed ammirare la vallata, immaginando di essere la Primula Rossa, che spera in un’avvenire migliore e in un futuro roseo, di pace, senza più guerre.