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Il Forte Montecchio Nord

Durante il mese di agosto passato (2021 N.d.R), ho potuto trascorrere molto tempo in Valsassina alla scoperta di luoghi meravigliosi e unici. Avendo fissato la mia base a Casargo ho potuto perlustrare i dintorni di questo bel paese e non solo, infatti mi sono spinta anche sul lago e più a nord come a Chiavenna e a Colico. É proprio in questo ultimo comune che vi porto alla scoperta di un luogo unico: il Forte Montecchio Nord.

Storia del Forte Montecchio Nord

Il Forte “Aldo Lusardi” al Montecchio Nord di Colico, o semplicemente il Forte Montecchio Nord, è un’opera fortificata realizzato tra il 1912 e il 1914 nell’ambito della Frontiera Nord, il sistema difensivo italiano verso la Svizzera noto come “Linea Cadorna”. Il forte ricopriva un ruolo prettamente strategico in quanto avrebbe permesso alle truppe di controllare eventuali incursori svizzeri provenienti dalla Valchiavenna e austriaci provenienti dalla Valtellina.

Il Forte venne costruito sull’altura a nord-est della stazione ferroviaria di Colico (denominata Montecchio Nord), una delle quattro colline rocciose che dominano l’Alto Lario e lo sbocco del fiume Adda nel Lago di Como.

Il Forte Montecchio Nord dal campo

Allo scoppio della prima guerra mondiale il forte non era ancora stato completato ma il 6 dicembre 1914 risultava armato e operativo: oltre alla costruzione del forte vennero approntate altre opere di difesa come il piazzamento di una batteria da 75 mm sotto il castello di Vezio e la predisposizione di alcune postazioni sul monte Legnone e sul Legnoncino.

Nonostante la forte importanza strategica del forte, durante il primo conflitto mondiale il Montecchio non fu mai protagonista di battaglie o di azioni di guerra. Nel luglio del 2015 il forte fu privato dei cannoni a causa di esigenze strategiche e solo nel marzo del 2018 Badoglio ordinò il riarmamento del forte temendo un’imminente invasione austriaca, cosa che poi non avvenne. Nel 1939 il comando passò al 40° Gruppo artiglieria del 12° settore della Guardia di frontiera che impiegò il forte come luogo di addestramento delle truppe.

Veduta dal Forte Montecchio Nord

Durante la seconda guerra mondiale il forte venne utilizzato sempre per l’esercitazione e l’addestramento della guarnigione: nonostante il tutto fosse davvero duro i soldati vissero una vita tranquilla e al riparo da qualunque azione bellica. Venne per fino installato un campo di bocce per i momenti ludici e alcuni militari del forte furono scritturati come comparse nel film I promessi sposi di Mario Camerini. La “placida” vita del forte venne però scossa dall’armistizio dell’8 settembre 1943: un reparto tedesco entrò nella struttura con l’iniziale intento di deportare l’intera guarnigione in Germania – furono attimi di vera tensione. Per fortuna dei soldati italiani questo non avvenne e il presidio continuò.

Sotto la Repubblica Sociale Italiana il forte si trovò nell’occhio del ciclone a causa della sua posizione strategica: gli Alleati intensificarono i bombardamenti anche se il forte non fu mai considerato un obiettivo primario da parte dei bombardieri che preferirono concentrarsi su punti più strategici come la stazione ferroviaria di Colico.

Nonostante la presenza della Resistenza, il forte non fu mai nemmeno attaccato dai partigiani, anzi fu utilizzato come base operativa per oltre un centinaio di militari italo-tedeschi in funzione antipartigiana. Al termine del 1944 venne inviato il tenente della RSI Alberto Orio al forte per evitare possibili insurrezioni e proteggere il forte da attacchi partigiani: qui egli scoprì che 6 militari progettavano di rovesciare il comando e di consegnare il forte ai partigiani stessi. La condanna a morte fu la pena per questi uomini che vennero inviati a Como per l’esecuzione: il 25 aprile 1945 sarebbero stati giustiziati ma per loro fortuna quel giorno ci fu l’insurrezione generale e si salvarono.

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Il 20 aprile del 1945, quasi a guerra conclusa, il forte passò sotto il comando della Wermacht e gli eventi precipitarono: i tedeschi il 16 aprile piazzarono due mitragliatrici in direzione dell’abitato di Colico contro un’eventuale insurrezione; il giorno precedente ci fu un tentativo da parte del parroco di Colico di convincere la guarnigione a deporre le armi ma fu un insuccesso. Il 26 dunque la guarnigione del forte scagliò il primo e ultimo attacco della sua storia contro le mitragliatrici e un soldato tedesco morì. Si creò dunque una faida intestina tra tedeschi e italiani all’interno del forte che per fortuna fu sanata dopo attimi di pura tensione: il comandante della Wermacht e la guarnigione si arresero. Una delegazione del Comitato di Liberazione Nazionale quindi si incaricò di occuparsi del forte: i prigionieri tedeschi furono inviati presso il collegio del Sacro Cuore, mentre i soldati italiani che parteciparono alla rivolta lasciarono la struttura in abiti civili facendo sparire ogni traccia della loro permanenza.

Ma la storia del Montecchio non finisce qui: il 27 aprile il Duce Mussolini, insieme a Clara Petacci e ad altri gerarchi fascisti, venne consegnato dai tedeschi ai partigiani nei pressi di Dongo. I partigiani consentirono il via libera per i soldati della Wermacht e trattennero i prigionieri. Alla testa del comando tedesco c’era il capitano Hans Fallmeyer che, liberatosi del “carico ingombrante” dei prigionieri, si diresse verso la natia patria. Nei pressi di Colico la sua colonna fu fermata sotto la minaccia del forte Montecchio e si dovette interruppere la marcia: nonostante i tedeschi fossero in ritirata il nuovo comandante del forte, Battista Canclini, chiese al CNL di aprire il fuoco e furono sparati 5 colpi, nessuno dei quali andò a segno. Fallmeyer però pensò di essere sotto attacco e fece riparare i suoi soldati presso l’abitato di Colico e iniziò i contatti telefonici con il comando della 52esima brigata Garibaldi di stanza a Morbegno. Il giorno seguente, verso le 15:00, una telefonata dal comando di Morbegno comunicò al CLN di Colico di preparare una stanza in cui tenere un importante incontro richiedendo la presenza di un interprete tedesco. Alle 16:10 giunse presso l’albergo Isolabella di Colico un’automobile con bandiera bianca da dove scese il capitano tedesco: prima di iniziare le trattative, questi volle la presenza del maresciallo tedesco preso prigioniero durante la liberazione del forte. All’arrivo di Fallmeyer iniziarono le trattative: dopo una serrata discussione, fu steso un accordo su quattro punti (tra cui il via libera per i tedeschi verso la Svizzera) e venne firmata la resa con i delegati della 52ª Brigata Garibaldi e del CLN.

La strana vicenda terminò nel migliore dei modi, senza spargimenti di sangue, il resto è storia.

I cannoni del Montecchio tuonarono l’ultima volta in occasione delle solenni esequie tributate a Leopoldo Scalcini, avvocato, tenente e partigiano che durante la Resistenza comandò una formazione di partigiani tra le montagne di Colico prima di cadere vittima dei fascisti per opera di una spia. Nel 1947 la salma di Scalcini, insieme a quella di altri suoi uomini, fu riesumata e seppellita a Colico dove gli furono tributati in onore venti colpi di cannone sparati verso la conca del monte Legnone.

Da quel momento i cannoni tacquero per sempre e oggi sorvegliano, sorgnoni, il lago di Como.

La mia visita al Forte Montecchio Nord

Era l’ultima domenica che avremmo trascorso tutti insieme in Valsassina, mancava solo il fratello del Pirata e la rispettiva compagna, ma per il resto tutto il ramo della famiglia da parte di Gabriele era al completo. Così, dopo una bella grigliata, ci siamo detti che potevamo visitare il Forte Montecchio Nord, non lontano da Casargo dopo tutto. Nonostante in molti avessero già visto il forte tutti hanno accolto la mia proposta con piacere e così nel primo pomeriggio ci siamo diretti al forte per scoprire la sua storia e i suoi segreti.

Pagato il biglietto la nostra esperta ed entusiasta guida, Alice, ci ha accompagnato all’interno del perimetro varcando il cancello d’ingresso: il forte è stato musealizzato dal 2009 e da allora è possibile visitarlo con visita guidata. Appena entrata la mia attenzione è stata catturata dal suo stato di conservazione: al contrario di altri forti, rimaneggiati e/o distrutti dai conflitti, questo sembrava non essere stato scalfito dalle pieghe del tempo e probabilmente il fatto di non essere mai stato attacco ha plasmato il suo successo in epoca odierna.

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Noto che lo spazio è ragguardevole e che se fosse stato bombardato questo luogo avrebbe potuto rispondere egregiamente grazie ai cannoni installati (due 149/35 Schneider in cupola corazzata e due italiani costruiti su licenza francese).

Alice ci ha raccontato la storia del forte e ci ha fatto visitare gli spazi ancora ben conservati come la mensa, i bagni, la polveriera, il camminamento interno e ovviamente i cannoni: la visita, iniziata dal cortile esterno dove le truppe facevano addestramento e non solo, si conclude proprio sul “tetto” del forte dove sono situate le bocche dei cannoni, gli unici ancora funzionanti in Italia di questo tipo. Insieme a lei abbiamo immaginato la vita dei soldati, sia di quelli della prima che della seconda guerra mondiale, una vita dura, di sacrifici, di fedeltà assoluta non sempre verso uno Stato altrettanto leale. Al contrario di alcuni miei compagni di escursione non sono rimasta tanto sconvolta della vita rigorosa dei soldati, del resto sono figlia di militare e so che cosa significa la disciplina, il rigore, anche se non l’ho provato direttamente sulla mia pelle.

La vita nel forte era una vita scandita da orari precisi, da routine quasi soffocanti, da gesti che assomigliavano più a rituali: i soldati condividevano tutto, gioie e dolori, fatica e allegria, disperazione e speranze. Nonostante gli uomini di questa guarnigione non avessero mai conosciuto la trincea, il fango, lo sporco e la paura della guerra aperta, non dovevano passarsela così bene.

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Ciò che mi ha colpito di più ovviamente è l’area dei cannoni: era la prima volta che visitavo la sala dove sono installati cannoni come questi, di queste dimensioni. Mi sono sentita piccola piccola a pensare che questi potevano sparare colpi da 50 chili e fino a 12 chilometri di distanza. Ho immaginato il tonfo dello sparo, la responsabilità dell’artigliere, la paura da entrambe le parti. Il cannone è talmente grande che gli si può girare attorno osservando il sistema di tiro: contate che il blocco cupola da solo pesa 99.830 kg, mentre la sola canna pesa 3.800 kg, dei veri e propri “mostri”!

La visita guidata è stata piacevole e interessante, mai noiosa e ha illustrato con dovizia di particolari tutte le zone che vengono visitate: non sono mancati poi aneddoti e curiosità che Alice ha saputo raccontarci con grande professionalità.

L’esperienza termina con la visita alle cupole, la parte più alta del forte: qui si può vedere il panorama circostante e immaginare le traiettorie dei colpi saparati dai cannoni – fa strano poter venire a contatto con le bocche di fuoco, un tempo strumento di morte ed oggi attrazione turistica e fa pensare come tutto ciò che accade nella storia può portare, in fin dei conti, a risvolti positivi.

Consiglio vivamente di visitare il Forte Montecchio Nord: questo luogo è perfetto per gli appassionati di storia ma anche per chi è attratto da luoghi insoliti e non comuni.

Andar per il lago: il lago di Como è ricchissimo di luoghi storici e unici che potranno attirare la vostra attenzione. Se rimaniamo sulla sponda lecchese potrete dirigervi al Castello di Vezio e visitare la splendida cittadina di Varenna: qui non perdetevi l’occasione di scoprire la deliziosa Villa Monastero! Se invece volete visitare l’altra sponda potete dirigervi a Villa del Balbianello, un vero gioiello comasco!

Commenti

  • 8 Ottobre 2021

    Non conosco proprio questa zona, men che meno il forte Montecchio Nord. La storia, ovviamente é di quelle che vanno raccontate e mai dimenticate e come sempre, grazie a te questo accade!

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  • 8 Ottobre 2021

    Ciao carissima! Ti ringrazio per avermi fatto conoscere questo splendido Forte!
    Prima o poi ci andrò! Amo tutti i musei del mondo e qui, non posso non vedere questo 🙏🥰

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  • ERMINIA SANNINO
    9 Ottobre 2021

    Hai fatto bene a trascinare tutta la famiglia in questa avventura. Visitare luoghi poco conosciuto a volte si svelano sorprendenti.

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  • 12 Ottobre 2021

    Sembra molto bello questo posto ed è anche vicino a casa, dato che vivo a Monza 😉 Lo terrò in considerazione per qualche gita fuori porta! 😊

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  • 12 Ottobre 2021

    Adoro i forti come quello che hai descritto nel tuo articolo; ce ne sono molti anche nell’entroterra di Imperia e mi sono divertita a visitarne qualcuno, soprattutto nella zona di Nava. Questo però non lo avevo mai sentito nominare, me lo sono segnata così andrò a visitarlo!

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