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I borghi più belli secondo le Travel Blogger Italiane

L’estate del 2021 è stata un’estate di prossimità e all’insegna della scoperta del Bel Paese: molte travel blogger e amanti dei viaggi si sono infatti rivolti a proposte del territorio e dintorni riscoprendo il piacere di visitare anche luoghi non lontani da casa. La pandemia da COVID-19 ha quindi avuto un risvolto positivo almeno sul turismo del nostro Paese: molte strutture hanno fatto registrare il tutto esaurito per i tre mesi estivi con un vero e proprio rilancio dei borghi e dei piccoli paesi dell’entroterra. Su questa scia ho chiesto ad alcune viaggiatrici facenti parte del gruppo delle Travel Blogger Italiane quali sono i borghi italiani più suggestivi: scopriamoli insieme!

 

Annalisa

Tre Valigie Travel Blog

gaeta

Gaeta, la meravigliosa “Perla del Tirreno”, vanta due deliziosi centri storici in cui perdersi tra storia e tradizioni. Il quartiere medievale della città è entrato da qualche anno nella classifica dei Borghi più belli d’Italia e con i suoi preziosi monumenti e le chiese di una bellezza estasiante è uno dei luoghi da vedere assolutamente durante una vacanza nel Lazio.

Il golfo, abbracciato dalle montagne circostanti, regala paesaggi pazzeschi che spaziano dalle isole pontine fino a Ischia e al Golfo di Napoli.
I due centri storici, diversi tra loro ma altrettanto caratteristici, sono da esplorare in modalità lenta godendosi ogni singolo scorcio. Gaeta Medievale è il fulcro della movida e fonte inesauribile di arte e architettura risalenti a ogni periodo storico.

Dai romani ai Longobardi tante sono state le popolazioni che su questo tratto di costa hanno lasciato un segno del loro passaggio: ogni monumento, ogni chiesa, ogni colonna porta tracce di antiche civiltà regalando al visitatore un esperienza unica nel suo genere.

Dalla Cattedrale di San Francesco che si erge fiera sul promontorio di Monte Orlando, alla sottostante Cappella D’Oro, rifugio di Papa Pio IX e custode di volte di oro zecchino nonché di preziosi affreschi, è piacevole arrampicarsi per il dedalo di scalinate fino a raggiungere il famoso Castello Angioino Aragonese, testimone delle più famose vicende d’Italia.

Gaeta medievale vista dal Parco Regionale di Monte Orlando

E come non parlare della leggenda della Montagna Spaccata e della straordinaria bellezza delle falesie a picco sul mare, uniche nei colori e nella conformazione, che è possibile ammirare nel Parco Regionale Urbano di Monte Orlando?

Lasciandosi alle spalle Gaeta Medievale e passeggiando sul lungomare si arriva fino al porto delle paranze, i pescherecci del golfo di Gaeta. Perdersi nelle tradizioni locali non è mai stato così facile.

Una chiacchiera con i pescatori, uno sguardo al mercato del pesce e si entra nel budello gaetano, fatto di basoli antichi quanto la storia della città.

Tra botteghe artigiane e palazzetti dalle facciate colorate, il borgo dei pescatori avvolge il visitatore tra i profumi dei panni stesi al sole e delle tielle appena sfornate. E a proposito di tielle, famoso piatto tipico locale, la città di Gaeta regala grandi emozioni anche per il palato. Tra i piatti da assaggiare assolutamente durante una visita nel borgo, oltre alla già citata tiella, trovi la “votapiatto di calamarelle” e gli spaghetti con il sugo di spagnolette, pomodori autoctoni che si coltivano solo in questa zona, resi succosi e sapidi grazie ai terreni sabbiosi della costa.

Il borgo dei pescatori e la Chiesa degli Scalzi

Puoi concludere la tua vista a Gaeta tuffandoti nelle sue acque cristalline e crogiolandoti al sole sulle sue spiagge (ben sette!) di sabbia fine e dorata. E puoi farlo in ogni stagione, perché a Gaeta il clima è sempre mite grazie alla posizione strategica del promontorio su cui si stende la città.

Claudia e Ilaria

Trottole in viaggio

Osimo

Osimo è un borgo di circa trentamila abitanti. Siamo sulle colline marchigiane, a pochi chilometri dal capoluogo Ancona e non lontano dalla Riviera del Conero.

I suoi abitanti, gli Osimani, sono anche conosciuti con l’appellativo di “senza testa” e la spiegazione del perché di questo nome la troviamo nell’atrio di ingresso dell’edificio che ospita il Comune. Ad accogliervi troverete dodici statue di origine romana, tutte acefale. L’ipotesi più probabile del perché non abbiano le teste è riconducibile al fatto che si tratti di sculture incompiute. Altre leggende più accattivanti raccontano che probabilmente fu un atto di sfregio durante qualche battaglia ospitata nella cittadina.

Nell’atrio del Comune di Osimo, oltre alle famose statue senza testa potete trovare altri reperti storici risalenti alla dominazione romana.
Merita attenzione anche il loggiato del palazzo comunale: la sua pavimentazione in vetro, lascia scoprire i reperti portati alla luce solo alcuni anni fa da recenti scavi. Oltre a resti di edifici e scheletri è stata rinvenuta una statua di donna, probabilmente riconducibile a Plotina, moglie di Traiano.

Gli scavi del loggiato del comune di Osimo fanno presagire ai turisti che il sottosuolo della città sia ricco di reperti storici. Infatti la maggior parte del centro storico di Osimo è attraversato da grotte, in parte visitabili. Le grotte del Cantinone sono gallerie scavate nella roccia che si sviluppano a ridosso delle mura romane che cingono il centro storico.

Ma da Osimo si vede il mare? Certo che sì! Basta passeggiare fino ai giardini di Piazza Nuova. In questo meraviglioso belvedere vi si aprirà una vista a 180 gradi, che spazia dai monti Sibillini, alla riviera adriatica.
Nelle vicinanze potete fare una sosta al Duomo: la cattedrale dedicata a San Leopardo ospita le spoglie del cardinale nella cripta. Piccolo dettaglio che noterete subito: la chiesa mostra sulla piazza la sua navata longitudinale, un assetto anomalo per le chiese che
vedono l’ingresso principale sempre sul lato corto.

Il Santo patrono di Osimo è però San Giuseppe da Copertino, protettore degli studenti, a lui è dedicata una chiesa che ospita anche un convento francescano. Dedicate del tempo per visitare la chiesa e il chiostro adiacente. Al suo interno potete trovare numerose preghiere rivolte al Santo dagli studenti che cercavano una benedizione durante il loro percorso universitario.
Il centro di Osimo è ricco di palazzi storici: uno di questi è il Palazzo Campana, una volta sede del primo liceo della città, oggi adibito a ospitare mostre d’arte e cultura.

Infine un piccolo consiglio: se decidete di visitare Osimo, consigliamo di parcheggiare al Maxiparcheggio, il cui costo giornaliero è di soli 2€. Per arrivare in pochi minuti in centro storico vi basterà prendere il “Tiramisù”, un impianto di risalita dal nome super dolce con partenze dal parcheggio.

Barbara

Wanderlust in travel

Roccatederighi

Un destino che trabocca d’amore: amore per le arti, per la storia, per il tempo, per la campagna, per la gastronomia, per il vino, per la bellezza e per la vita!

Ecco, chiunque sia stato in Toscana ne torna innamorato!

Con un’aria classica e di campagna, nella città natale di Dante Alighieri, Leonardo Da Vinci, Michelangelo e Macchiavelli, il tempo scorre a un ritmo più lento, che è di grande ispirazione per godersi ogni momento in stile “slow travel”, termine che in italiano significa godersi il viaggio – e tutte le sue sorprese – senza fretta.

Barbara a Roccatederighi

Luoghi così si trovano quasi ovunque in questa regione, amata e ricercata dai turisti perché offre esperienze emozionanti e indimenticabili. Un bell’esempio è Roccatederighi, una città quasi fantasma che si trova nella Maremma Grossetana.

Situato sopra uno sperone roccioso, nella frazione di Roccastrada (GR), nel cuore dell’alta Maremma, si trova questo piccolo borgo-castello medievale che è letteralmente scolpito nella roccia.

La storia ci racconta che era già conosciuta nel 952 con il nome di Rocca Norsina e fu solo nel 1239 che cambiò nome, prendendo spunto dalla famiglia Tederighi che la dominò per molti anni a partire dal 1200.

Veduta di Roccatederighi

Per accedervi bisogna attraversare il suo portone d’ingresso ad arco tondo, dove si vede ancora l’inferriata che difendeva la città dagli eventuali aggressori.
Un’altra particolarità di questa porta è che è talmente piccola che non concede l’accesso alle macchine!

Ecco perché è così magica: il tempo lì si è fermato e i suoi vicoli sono pieni di storia, una sorta d’atmosfera surreale e antica che vi sorprenderà!
In alto al paese si trova la Torre dell’Orologio, ricostruita nel 1911 per celebrare il 50° anniversario dell’Unità d’Italia; salendo ancora, si trova la Chiesa di San Martino, risalente al X secolo.
La vista da lassù è qualcosa di spettacolare, perderete lo sguardo su tutta la pianura maremmana, con i suoi paesaggi suggestivi, come una cartolina.
Una visita a questo borgo vi lascerà una tale sensazione di pace e di ampio respiro, che vi verrà voglia di tornarci spesso e di vederlo in tutte le stagioni.

Rossella

Family Planet

Bussana vecchia

Bussana Vecchia è un piccolo borgo dell’entroterra ligure nei pressi di Sanremo (Imperia). Non potete perdere una visita se siete nei paraggi, soprattutto se amate l’arte e i piccoli borghi ricchi di storia e di fascino.

La storia che sta dietro a questo luogo è tanto affascinante quanto incredibile, legata ad una vera e propria rinascita. Nel 1887 Busana venne colpita da un violento terremoto che la danneggiò profondamente. La cittadina iniziò prima a svuotarsi per poi diventare una vera città fantasma.
E così rimase, per più di sessant’anni, fino a quando il ceramista torinese Clizia decise di trasformarlo in un vero e proprio borgo artistico. Chiamò così altri artisti provenienti da tutta Europa che non resistettero al fascino di quel luogo così fuori dal tempo. Decisero quindi di ripopolarla: alcuni si trasferirono qui, altri vi tornavano ogni anno per periodi più o meno lunghi. Le case più agibili vennero recuperate e alcuni edifici ristrutturati.
Fu così che verso la fine degli anni ‘60 la comunità contava una trentina di creativi.

Oggi Bussana è famosa per le sue case colorate, per le installazioni e per i piccoli atelier che formano un vero e proprio laboratorio a cielo aperto nell’entroterra ligure.

Bussana è accessibile solo a piedi, potrete lasciare la macchina all’ingresso del paese. Contate circa un’ora per la vostra visita.

Una volta arrivati il consiglio è semplicemente quello di perdervi tra le sue viuzze dove poter ammirare le sue botteghe e gli atelier che sorgono nelle costruzioni in pietra. Ma ancora murales, sculture, affreschi, qualche piccolo punto ristoro e molti i gatti che vi accompagneranno durante la vostra visita. Uno degli edifici più suggestivi da vedere è la vecchia chiesa di Sant’Egidio che non fu mai ristrutturata e che ancora conserva le tracce di quelli che erano gli stucchi e le pitture originarie.
Il suo campanile scampò miracolosamente al terremoto tanto che per i suoi abitanti rimane un vero simbolo della sua rinascita.

Altro punto di interesse degno di nota, lungo la via del Mare, sono gli scavi archeologici della Villa romana di Bussana, un’antica villa di epoca romana del I-II secolo d.C.

Claudia

Diario dal mondo

Cornello dei Tasso

In Alta in Val Brembana si trova Cornello dei Tasso, uno dei borghi più belli d’Italia dal 2003.

Un tempo al centro di importanti scambi commerciali e di passaggio di persone e merci che si svolgevano con la Valtellina lungo la Via Mercatorum, la più antica strada della Valle Brembana, è una delle località bergamasche dove meglio si è conservata la struttura urbanistica ed architettonica medioevale. Interessante curiosità legata a questo borgo è la sua relazione con la famiglia da cui deriva il suo nome: l’antica famiglia Tasso, da cui discese l’autore Torquato Tasso, proprio qui stablì una delle prime imprese multinazionali europee, quello del servizio postale tra l’impero asburgico e gli altri stati d’Europa.

Cornello dei Tasso

La società si chiamava “Compagnia dei Corrieri della Serenissima” ed erano in 32 soci, la maggior parte provenienti proprio dalla Val Brembana. Le spedizioni avvenivano soprattutto tra Roma, Milano ed Innsbruck. I Tasso avevano ideato un sistema di spedizione a staffetta, inizialmente a piedi, e in seguito perfezionata con l’uso del cavallo e delle diligenze, così che una lettera impiegava solo 24 per arrivare a Milano da Venezia.

Veduta del borgo di Cornello dei Tasso

L’imperatore d’Austria Massimiliano d’Asburgo affidò alla famiglia Tasso l’organizzazione delle poste dell’impero, e questo diede ancora più risalto al borgo di Cornello dei Tasso. Nonostante l’isolamento di Cornello intorno al ‘500 ne comportò il declino commerciale, lo stesso isolamento secolare ha favorito la conservazione dell’originario tessuto urbanistico originaria che, salvo alcuni rimaneggiamenti della seconda metà del Novecento, appare ancora oggi nella sua fisionomia medievale. Da non perdere la via porticata, la chiesa e il museo del Tasso, che ospita il primo francobollo emesso al mondo, il famoso Penny Black, affrancato ad una lettera del 1840. Il borgo è molto raccolto e non ci vorrà molto per visitarlo tutto, ma vale assolutamente una visita se vi trovate in zona.

Marina

Maraina in viaggio

Tarquinia, Scarperia e Longobucco

Tarquinia

Tarquinia è un centro abitato antichissimo. Più antico di Roma, per capirci.

Gli Etruschi vivevano sulle colline oggi occupate dal borgo e dal suo territorio da diversi secoli prima di Cristo.

Il Santuario dell’Ara della Regina, su un colle poco distante dall’abitato attuale, era un vero e proprio luogo di culto internazionale – stando alle proporzioni dell’epoca. Le necropoli etrusche, tra cui quella dei Monterozzi è la più nota, ci parlano di una società ricca, aristocratica, amante degli agi e della cultura greca, come emerge da certi miti rappresentati sui vasi e dalla rappresentazione stessa del banchetto, che ricorre spesso nelle tombe.

Ma andiamo con ordine e partiamo dall’inizio.

Etruschi.

Necropoli dei Monterozzi: si tratta di 20 tombe a camera scavate nel ventre della terra. Le camere funerarie sono tutte affrescate con scene che rimandano al momento del banchetto aristocratico animato da danzatrici e suonatori di flauto; in altri casi si evocano scene di caccia; in altre ancora sono i demoni dell’Oltretomba, Karun dagli occhi spiritati, ad essere raffigurati sulle pareti delle camere.

Ma l’esperienza etrusca a Tarquinia non si esaurisce qui: il Museo Archeologico Nazionale, allestito in uno splendido palazzo medievale nel borgo di Tarquinia, è un excursus che ci accompagna passo passo alla scoperta degli Etruschi di Tarquinia. Tra sarcofagi scolpiti in pietra a sarcofagi dipinti, da vasi dipinti di importazione greca a vasi realizzati da artisti etruschi, il Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia è un viaggio ampio e variegato attraverso la storia dei più antichi tarquiniesi, prima che i Romani, con la loro conquista, cancellassero questa cultura davvero eccezionale. Un museo assolutamente da visitare.

Il borgo di Tarquinia è di impianto medievale, anche se alcuni palazzi sono successivi: al medioevo risalgono le chiese romaniche più antiche, che ci riportano indietro nel tempo, quando la religione era davvero una cosa sacra e le chiese erano buie ed estremamente spirituali.

scarperia

Scarperia è un borgo medievale splendido e piccolissimo nel cuore del Mugello, il territorio appenninico che separa Firenze da Bologna. Molti lo conosceranno per il Circuito del Mugello. Ebbene, vi assicuro che dal borgo di Scarperia si sente il rombo dei motori in pista quando girano, sia che si tratti di bolidi a quattroruote, sia che si tratti di moto.

La piccola piazza del borgo di Scarperia è dominata dallo splendido palazzo medievale dei Vicari. Sulla facciata sono apposti tantissimi stemmi di famiglie nobili medievali e rinascimentali, il che arricchisce ulteriormente questo luogo.

Il Palazzo dei Vicari è aperto al pubblico e visitabile: al suo interno, tra le tante cose, colpisce l’attenzione un meccanismo di orologio messo a punto da Leon Battista Alberti, ma in effetti Firenze non era lontana da Scarperia neanche allora. Oltre alla storia del Palazzo e del borgo, si scoprirà un’altra storia, ben più interessante anche se – forse – meno nobile: quella dell’arte della coltellineria.

Ebbene sì, Scarperia è nota fin dal medioevo per la produzione di lame e coltelli. Nel borgo si trovano ancora alcuni negozi che vendono coltelli prodotti artigianalmente. L’arte della coltellineria è antica e nel Palazzo dei Vicari è allestito il Museo dei Ferri Taglienti, dedicato proprio a questa nobile e antica arte. IlMuseo non parla solo dell’attività di Scarperia, ma anche delle altre tradizioni di coltelleria presenti in Italia oppure all’estero. Il tutto esponendo esemplari di coltelli davvero notevoli per perizia artistica e bellezza. Poco fuori dal Palazzo dei Vicari si trova ancora un’antica fucina che oggi riveste un ruolo importante nella didattica per i bambini (ma anche per gli adulti, perché no).

Tra mantici, strumenti per la forgia, calderoni, martelli e incudini, la Fucina del Coltellinaio di Scarperia è uno dei luoghi più suggestivi di tutto il Mugello.

Longobucco

Longobucco è un borgo piccolo abbarbicato alla sua montagna; siamo nel cuore dell’altopiano della Sila, sul versante che da lì a pochi km vira verso la costa Jonica. Da qui comunque il mare è ben lontano, tutto è immerso nel verde dei boschi e nel grigio della roccia.

Longobucco, forse proprio a questo suo isolamento, in una stretta gola, ha sviluppato un artigianato suo molto peculiare: un artigianato legato alla produzione di tessuti. Innanzitutto, i versanti rocciosi del territorio sono ricchi di piante di ginestra che se d’estate colorano le montagne di giallo con i loro fiori, durante tutto l’anno forniscono con i loro steli materia prima per intessere tessuti.

La produzione più particolare di Longobucco è infatti quella dei tessuti in fibre di ginestra: al tatto lievemente ruvide e fresche, in realtà le coperte realizzate in questo modo sono piuttosto isolanti e calde. L’ideale per gli abitanti di Longobucco che in passato dovevano affrontare inverni piuttosto rigidi,
soprattutto stando appresso alle greggi di pecore. Ed ecco che l’altra produzione importante di tessuti è in lana: coperte e copriletti dai disegni molto
particolari, spesso simbolici, dalle fantasie piuttosto estrose e colorate che è possibile visitare in due spazi museali: il primo è il Museo diffuso di Longobucco, comunale, dove sono raccolte alcune belle coperte e tessuti di produzione storica. L’altro museo invece è privato ed è il racconto di un produttore di tessuti di
Longobucco, la famiglia Celestino, che ha aperto al pubblico il suo opificio storico, con i suoi telai, ma anche con fotografie storiche e documenti appesi alle pareti, a dimostrazione del fatto che la storia dei singoli concorre a costruire quella del luogo. Quella della famiglia Celestino è un’attività che ha attraversato
praticamente tutto il Novecento: è stato il primo vero e proprio “ginestrificio” d’Italia, fortemente sostenuto, negli anni Trenta, dal governo fascista che la vedeva come una produzione autarchica, di sussistenza assolutamente da premiare in quanto produzione locale, contro ogni forma di importazione
dall’estero.

elisa

Un viaggio in mente

Dozza

Dozza è un piccolo borgo della provincia di Bologna, famoso per i suoi murales. In questa località, fin dagli anni sessanta, si svolge ogni due anni la rassegna “Il Muro Dipinto” che ha trasformato nel tempo le facciate delle case di Dozza.

Il borgo è diventato così una galleria d’arte a cielo aperto in cui ammirare dipinti in un itinerario a piedi che si svolge tra Via XX Settembre e Via Edmondo de Amicis. Tra i murales più famosi di Dozza vanno citati l’Angelo di Dozza, un murales del 1993 realizzato da Giuliana Bonazza, l’Arcobaleno di Alfonso Frasnedi realizzato nel 2000 e l’opera Koncept “Dozza”, realizzata nel 2000 dall’artista Michal Strjecek.

Girando nel borgo si incontrano tante opere e ognuno si affeziona a dipinti più o meno conosciuti, è sempre una bella sorpresa scoprire nuovi murales man mano che si esplora il paese.

L’Arcobaleno di Dozza

Oltre che per i suoi murales, Dozza merita una visita anche per la sua imponente Rocca Sforzesca, una residenza-museo in cui ammirare arredi storici e dipinti delle famiglie Campeggi e Malvezzi che hanno abitato la rocca dal XVI secolo, fino al 1960. La rocca si visita facilmente, seguendo un percorso guidato ricco di pannelli informativi che conduce il visitatore fino al torrione. Raggiunta la cima della rocca si può ammirare un magnifico panorama della campagna circostante e incredibile ma vero, si incontra anche un drago dormiente! Infatti, in una cella visibile appena prima di giungere al torrione, riposa il drago Frystan. Il drago si sveglia ogni due anni, per due soli giorni durante la biennale d’arte del fantastico, Fantastika.

L’Angelo di Dozza

Concluso il percorso all’interno della rocca, si può scendere nelle cantine del castello, dove ha sede l’Enoteca Regionale dell’Emilia-Romagna. Qui è possibile acquistare vini provenienti non solo dal territorio di Dozza, ma da tutta la regione, oltre a vari prodotti tipici come: marmellate, sughi e conserve.
Dozza è sicuramente un borgo che merita una visita, qui vi divertirete a cercare e fotografare i murales più belli. Non perdetevi la visita alla Rocca Sforzesca e all’Enoteca Regionale dell’Emilia-Romagna, il posto perfetto per acquistare un bel ricordo da portare a casa con voi.

Domenica

Spunti di Viaggio

Chianalea di Scilla

Chianalea di Scilla è un borgo di pescatori che sembra sorgere per magia dalle acque del Mar Tirreno, nel profondo Sud della Calabria! Un borgo che fa parte del Comune di Scilla, in provincia di Reggio Calabria, inserito nel novero dei Borghi più Belli d’Italia!

Conosciuto dalla stampa internazionale e dagli instagrammer di mezzo mondo per i bellissimi scorci ed i panorami che si aprono sulla Costa Viola, le Isole Eolie e lo Stretto di Messina, questo piccolo Borgo gioiello, per me è da sempre un luogo del cuore!

Prendetevi del tempo per viverlo pienamente, visitandolo magari al di fuori dell’alta stagione estiva, per cogliere “la voce del mare” e vedere al lavoro i pescatori, intenti a rimagliare le reti o sistemare le barche allo Scaro Alaggio, fra altre mille altre barche colorate. La passeggiata che dal porticciolo vi porterà nel cuore di Chianalea di Scilla, è un susseguirsi di vicoli e vicoletti che si aprono sul mare e sulle casette, letteralmente abbarbicate sugli scogli! Se il mare qui domina su tutto, il borgo di Chianalea di Scilla è dominato dall’alto dal Castello dei Ruffo di Calabria, una fortezza arroccata sulla mitica rupe di Scilla, che ti consiglio di visitare assolutamente! Dagli affacci e passaggi del castello, che prende il nome da un’antica casata nobiliare, si può ammirare uno dei panorami più belli dell’intera Calabria, con una vista che spazia dal sottostante borgo di Chianalea allo Stretto di Messina, sino alle isole Eolie!

Panorama di Chianalea di Scilla

Il Castello si può visitare al costo di € 2,00, con ingresso gratuito per i bambini fino a 10 anni e gli over 70. I panorami dall’alto sul borgo e sullo Stretto rievocano l’antica radice greca di questi luoghi, ma anche le leggende e i miti che intorno a quest’area strategica gravitavano! Perché Scilla e Cariddi, sono due i “mostri” che hanno avuto un posto importante nell’Odissea di Omero, ma anche in molte altre storie e leggende popolari, che si tramandano da millenni.

Se ti lasci trasportare dalle magiche atmosfere di questi luoghi, potresti ancora sentire il canto delle Sirene che cercarono di incantare Ulisse!
Scherzo, o quasi!

Il porticciolo di Chinalea di Scilla

Di cose da vedere e da fare a Chianalea di Scilla e Scilla (e nei dintorni), ce ne sono davvero tantissime, ma potresti sempre decidere di goderti il momento e vivere profondamente il tuo soggiorno in questo Borgo di Calabria, esplorandone tutti gli angoli!

Di sicuro, non dovresti perdere di:

  • Ammirare la vista sulla rupe di Scilla e marina Grande dal Belvedere di San Giorgio
  • Degustare il tipico Street food scillese, il panino con il pesce-spada, o un’ottima granita
  • Pigroneggiare sulla spiaggia di Marina Grande di Scilla, in attesa del tramonto
  • Cenare in uno dei ristoranti sul mare a Chianalea di Scilla
  • Dormire in uno dei piccoli hotel o B&B, ricavati da quelli che un tempo erano le abitazioni dei pescatori a Chianalea.

Il mio luogo del cuore aspetta anche te per stregarti!

Come arrivare a Chianalea di Scilla? Se siete in auto, la via preferenziale da percorrere è l’ex A3 Salerno – Reggio Calabria, oggi rinominata Autostrada del Mediterraneo. Se provenite da Sud o da nord, non importa: imboccate lo svincolo autostradale per Scilla, proseguite sino a Marina Grande e da qui, sino al porticciolo di Chianalea di Scilla. In alternativa, potete percorrere la strada statale ss 18 da Reggio Calabria a Scilla. Per chi arriva in aereo, l’aeroporto di riferimento per l’area dello Stretto di Messina è il “Tito Minniti” di Reggio Calabria. Per chi predilige i voli low-cost, atterrerà all’aeroporto di Lamezia Terme. Da qui, potrà arrivare sino a Scilla con il treno, i bus o noleggiando un’auto.

Sara

La  Principessa dei Viaggi

Barolo

Vi chiederete perché ho deciso di parlare proprio di Barolo comune piemontese che si trova in provincia di Cuneo: perché in questo piccolo paese si produce uno dei migliori vini del Piemonte che è diventato famoso in tutto il mondo: il Barolo.

Sito nel cuore delle Langhe e famoso per la sua forma di sperone è diventato Patrimonio dell’Umanità. Piccolo ma pieno di fascino, per visitarlo al meglio, l’Ideale è perdersi tra le sue stradine fino ad arrivare ad ammirare il suo imponente castello. Si narra che la sua costruzione risalga al X secolo per difendere la zona dalle scorribande ungare e saracene. Finì poi in mano alla famiglia Falletti famiglia influente costituita da banchieri ed esponenti dell’alta borghesia. Fu abitato da Giulia Colbert che, quando morì, lasciò l’intero patrimonio alla sua fondazione l’Opera Pia Barolo che con il lascito, ristrutturò il castello. Al suo interno sono visitabili le sale della biblioteca fatta costruire da Silvio Pellico amico e consigliere dei marchesi e il museo delle Contadinerie.

Pensate che il primo metodo di vinificazione fu sperimentato proprio da Giulia Colbert ultima proprietaria del Castello Falletti di Barolo, che ospita proprio al suo interno l’Enoteca Regionale del Barolo in cui si può trovare e degustare il Barolo DOGC. All’interno infatti si trova il Wine Museum che è uno spazio dedicato alla storia del vino, in coesistono due anime – storica e multimediale – che mescolate insieme danno vita ad un’immersione emotiva e sensoriale nella cultura del vino. La visita si sviluppa attraverso 25 sale in cui si percorrono varie aree tematiche come: il rapporto tra il vino, arte e cucina, le origini della produzione del vino e in particolare del Barolo, la storia del Castello e dei suoi abitanti ed infine la degustazione.

Dopo un buon pranzo a base di specialità piemontesi quali il vitello tonnato, gli agnolotti e il fritto misto alla piemontese il tutto innaffiato da ottimi vini DOCG, prendete la macchina e raggiungete la cappella del Barolo a La Morra. Vi consiglio di parcheggiare l’auto e poi fare la salita a piedi, per godere del bellissimo
paesaggio in mezzo ai filari. Dopo una lunga camminata troverete ad attendervi un’insolita opera a ridosso delle vigne. La cappella della SS. Madonna delle Grazie costruita nel 1914 come riparo temporaneo dalle grandinate per i contadini che lavoravano nelle vigne, dopo anni di abbandono fu acquistata dalla famiglia Cerreto e venne trasformata da Sol LeWitt e David Tremlett in una delle attrazioni più visiate dal territorio. Ai due artisti è venuto in mente davanti ad un buon bicchiere di Barolo di riqualificare l’edificio, trasformandola in un’opera d’arte contemporanea dai colori accesi. Ad oggi è una delle opere più fotografate di tutte le Langhe.

Libera

Liberamente Traveller

Santarcangelo di Romagna

Santarcangelo di Romagna è meritatamente annoverato tra i borghi più belli d’Italia. Si trova nell’entroterra riminese, tra verdi e morbidi colli ai quali, i tetti rossi del borgo, donano un inconfondibile tocco di colore!
Si tratta di uno di quei luoghi della nostra bella Italia che sembrano fuori dal tempo, usciti dalla tavolozza di un pittore e messi lì, a completa disposizione dei visitatori. Per questo motivo, dimenticate a casa la fretta e, dopo aver parcheggiato l’auto, soffermatevi per alcuni minuti presso la centralissima piazza Ganganelli. Qui, attorno alla fontana che si erge nel centro della piazza, si svolge lentamente la vita del borgo, animata da suoni e colori delle bancarelle che propongono tessuti oppure piccoli manufatti di artigianato locale. Sentite anche voi questo rintocco? È il Campanone, che svetta dai suoi 25 metri, nella parte alta della cittadina.

Libera tra le vie di Santarcangelo

Pensate che non lontano da questa torre campanaria si erge la Rocca Malatestiana, dove sembra abbia avuto luogo la storia d’amore tra Paolo e Francesca, raccontata da Dante Alighieri nella sua Divina Commedia. Quello che mi ha colpito, durante il mio girovagare alla ricerca dei più bei punti panoramici del
borgo, è l’accuratezza con cui porte e finestre di ogni casa, sono state addobbate: fiori colorati e piante aromatiche disposte in pratici vasetti, utensili legati alla vita familiare e simpatici mici sdraiati al sole.

Veduta di Santarcangelo di Romagna

Un consiglio: prima di lasciare il borgo, fate come me: visitate la sua rete di cunicoli sotterranei. Dovete sapere che qui c’è una vera e propria città sotto la città. Si tratta di grotte di origine antichissima che durante la Seconda Guerra Mondiale divennero dei rifugi.

Pensate che moltissimi cittadini di Santarcangelo e dintorni, dovettero rifugiarsi qui per scampare ai bombardamenti che durano anche molti mesi.
Oggi, alcune di queste cavità, vengono adoperate per conservare il vino tipico di questa terra: il Sangiovese.

Buon viaggio e …prosit!

Federica

Appunti di Zelda

Diano Castello

Diano Castello sorge su un piccolo colle che domina l’intera valle Dianese, con i suoi ricchi alberi di ulivo e le distese di viti che ci ricorda la produzione di uno dei vini più importanti della zona il Vermentino. 

Diano Castello nasce come borgo nel Medioevo, intorno al X secolo, dovute alle incursioni saracene che spaventavano i villaggi lungo la costa ligure, costringendo così agli abitanti a rifugiarsi nell’entroterra. La popolazione creò così un “castrum” e da qui il nome “Castrum Diani”, ovvero un borgo fortificato in cima a un colle. Questo permetteva agli abitanti di avvistare pericoli e di difendersi e prepararsi con largo anticipo, protetti da solide mura.

L’accesso al borgo avveniva attraverso quattro porte:

  • Porta del Borgo, a nord;
  • Porta della Marina, a sud;
  • Porta del Portello di San Pietro a est;
  • Porta del Mercato a ovest.
A far da “guardiana” in tutto il borgo è la chiesa parrocchiale di S. Nicola da Bari. La chiesa venne costruita tra il 1699 ed il 1725 ad opera dell’architetto Giobatta Marvaldi e del figlio Giacomo Filippo; lo stile principale è quello classico barocco. L’interno della chiesa è ad unica navata a forma ovoidale, creata per dare continuità armonica tra il vano centrale, il presbiterio e la parete di fondo. Lungo le vie del borgo si possono ancora trovare palazzi signorili delle famiglie più potenti del borgo, li si riconosce grazie a grandi scalinate, portali e decorazioni medievali che ornano le facciate di cui sono ancora ben conservati.
Diano Castello è conosciuta come la patria del Vermentino, un vino bianco prodotto da uve che crescono sulle colline e nei terrazzamenti che circondano il borgo. Il Vermentino ha un aspetto giallo paglierino con riflessi verdolini chiari, dal sapore fruttato da una nota sapida persistente. Viene abbinato principalmente con piatti a base di pesce e crostacei, anche crudi.

Claudia

Dammi La Mano

Cison di Valmarino

Cison di Valmarino, in provincia di Treviso, è uno dei Borghi più Belli d’Italia ed è anche Bandiera Arancione del TCI. Adagiato ad una modesta altitudine sulle Colline del Prosecco, domina la Valsana, vicino al confine con la provincia bellunese.
Il borgo è piccolo e contenuto, ma molto prezioso: conta circa 2.600 abitanti su una superficie di una trentina di kmq. Come la maggior parte dei borghi italiani, la sua origine è romana. Con i longobardi diventa il Feudo Valmareno, ma il nome “Cison” – che significa “disboscato” – deriva dalla bonifica realizzata
nel XII secolo. Nel centro, in Piazza Roma, potrete visitare il Palazzo del Municipio, il Teatro della Loggia e il Museo della Radio d’Epoca.

Cison di Valmarino vista da Castelbrando

Castelbrando è oggi una struttura ricettiva, ma è comunque visitabile con un piccolo contributo per utilizzare l’ascensore. Ne vale la pena per ammirare la splendida visuale sulla Valsana e sul borgo di Cison e fare la conoscenza del Cedro del Libano monumentale che si trova tra le mura.

La piazzetta, la cattedrale, il Castello, meritano tutti una visita, ma a mio avviso sono soprattutto le passeggiate che si possono compiere nei suoi dintorni che meglio rendono l’idea non solo del paesaggio, ma anche della vita rurale che le popolazioni conducevano a Cison di Valmarino.

È il caso della Via dell’Acqua/dei Mulini che costeggia il torrente Rujo, tramite la quale si arriva anche al Bosco delle Penne Mozze che commemora gli alpini caduti in battaglia, perfetta da fare con i bambini.

Ponte dei Sassi

Chi ha voglia di camminare un po’ può arrivare al Bivacco dei Loff sulle prealpi Bellunesi, ma anche percorrere in auto o in bici il passo San Boldo, lungo la Strada dei Cento Giorni, è un’esperienza molto paesaggistica e c’è anche un museo per conoscerne la storia molto particolare.

Eventi interessanti: la manifestazione “Artigianato Vivo” che si tiene in agosto e che vede la città riempirsi di bancarelle e laboratori artistici, ma anche “Bosco Incantato – Sulle Vie dell’Acqua” che si tiene ogni 25 Aprile tra il borgo e i boschi, portando in scena spettacoli e attività per i più piccoli.

Francesca

#Wanderbeach

Gallipoli e Otranto

Gallipoli

Chi l’ha detto che Gallipoli è solo mare? Gallipoli a settembre si spopola, vanno via tutti, e chi è veramente interessato alla storia della città ne approfitta per venire a scoprirla grazie al suo clima mite e alle belle giornate, che tra alti e bassi dureranno fino a novembre/dicembre. Non c’è periodo più bello per conoscere veramente la città anche se è inverno non fa freddo, infatti non è difficile vedere persone a maniche corte anche a novembre. Soltanto il centro storico della città, un’isoletta dal diametro di 1km circa, ha 33 chiese che ogni confraternita legata agli antichi mestieri portava avanti e le abbelliva. La confraternita più ricca era quella degli Bastasi, gli scaricatori di porto, e la sua chiesetta era quella di Santa Maria della Purità, proprio quella che si affaccia sull’omonima spiaggetta. È stata più volte affrescata, ma a causa dell’ umidità che deteriorava gli affreschi, fu ricoperta di tele dipinte da abili pittori del regno di Napoli. Durante gli ultimi lavori di restauro è stato rinvenuto e reso accessibile un ulteriore dipinto che si trova sotto la tela delle porte d’entrata. Oggi si può vedere in via esclusiva perché coloro che lo mettono a disposizione per sostenere i costi di manutenzione dovuti di un delicatissimo meccanismo di apertura chiedono un contributo. Quindi, grazie a questo prezioso meccanismo potete ammirare un affresco tenuto nascosto e salvaguardato dalle rovine del tempo, ma al tempo stesso molto più antico e importante. Tante sono le bellezze storiche e i musei presenti in questa città imperdibili da visitare oltre ai fantastici scorci e agli angoli più caratteristiche della città.

Otranto

Otranto diede il nome alla Terra d’Otranto, che spesso troverete su tutte le cartine antiche. Una terra ricca, florida, grazie al suo incessante commercio e ruolo principale all’interno del bacino del Mediterraneo, un tempo insieme alla potenza marittima di Taranto, e Gallipoli, fu un luogo cruciale per le Crociate dove tutti gli approvvigionamenti avvenivano in questo territorio, perché terra più vicina alla Terra Santa dove si combattevano queste battaglie. La Terra d’Otranto è famosa anche per i cavalieri templari e per la storia millenaria che parte dagli ultimi rilevamenti in zona di Porto Badisco dai primi esemplari di Homo Sapiens.
Ma come dice il proverbio “Molti nemici, molto onore” più era il prestigio più aumentavano gli attacchi ricevuti, infatti tutte le coste salentine furono continuamente saccheggiate nel corso degli anni, ma Otranto fu quella che patì maggiormente tutti questi saccheggi e, nella cattedrale di Otranto, sono ancora esposti gli 800 martiri di Otranto che sacrificarono la loro vita in cambio della propria libertà di esprimere la propria fede durante i saccheggi ottomani.

Veronica

Oggi dove andiamo

Camogli

Arrivando in questo piccolo angolo di paradiso ligure che è Camogli si rimane subito folgorati dai colori delle case e dal profumo di focaccia che si diffonde nell’aria. Il paese si trova a metà strada fra il Promontorio di Portofino e Genova, ed è il perfetto compromesso per coloro che vogliono trascorrere in un’unica vacanza sia momenti di relax che di avventura. Sono infatti tantissime le gite che si possono organizzare: camminare nei sentieri immersi nel bosco per arrivare ai borghi irraggiungibili di Punta Chiappa e San Fruttuoso. Oppure si può rimanere nel borgo, andando alla scoperta del Castello della Dragonara, il quale ospita tutto l’anno mostre ed esposizioni.

Il porticciolo di Camogli

Un tempo borgo di pescatori, che ancora oggi attraccano i loro pescherecci nel porticciolo, Camogli offre esperienze di ogni genere, offrendo ottime opportunità anche per gli amanti della cucina. Sia il centro pedonale che il porticciolo e la passeggiata sul mare sono costellati di ristoranti e locali, dove è possibile degustare piatti a base di pesce e degustare l’ottima cucina ligure. Per tutti gli amanti del mare, del sole e dell’abbronzatura, Camogli è il luogo adatto per rilassarsi e stendersi sull’asciugamano sentendo il rumore del mare che si infrange sulla battigia; la spiaggia è comodamente raggiungibile direttamente dalla passeggiata.

La passeggiata di Camogli

Non solo Camogli, ma anche Portofino, Rapallo e Recco sono destinazioni che meritano di essere assolutamente visitate, che si affacciano direttamente sul mare vicino a Camogli. Insomma, decisamente un borgo da non perdere!

Raffaella

Raf Around the World

Sappada, Cividale e Pesariis

Sappada

Includere Sappada tra i borghi più belli del Friuli Venezia Giulia potrebbe essere una scelta in grado di far storcere il naso a qualcuno. Non per la bellezza del luogo (sulla quale non si discute), ma per il fatto che solo nel 2017 Sappada è stata annessa alla Provincia di Udine. Fino ad allora Sappada apparteneva alla Provincia di Belluno in Veneto, poi, attraverso un referendum, la popolazione ha espresso la volontà di voler far parte del Friuli Venezia Giulia. In fondo, Sappada è sempre stato un borgo particolare, in bilico tra la cultura del Cadore e le tradizioni della Carnia, ma con un carattere tutto suo. Qui infatti si parla il dialetto sappadino, una parlata di origine germanica con forti influenze carinziane.

Circondata dalle maestose cime delle Alpi Carniche e delle Dolomiti Pesarine, Sappada con i suoi 1245 metri sul livello del mare è il più alto comune del Friuli. Si compone di 15 borgate, ognuna delle quali ha una propria chiesa e una fontana principale. Le borgate Granvilla, Palù e Bach costituiscono il centro commerciale e turistico del paese. Ma sono le borgate Pill, Mühlbach, Cottern, Hoffe, Fontana, Kratten, Soravia, Ecche e Puiche quelle più affascinanti che costituiscono la cossidetta Sappada Vecchia.
Infatti, gli amanti dell’architettura che vengono a visitare Sappada non possono non passeggiare per Sappada Vecchia. Qui le tradizionali case di legno sappadine decorate con fiori e sculture si susseguono una dopo l’altra creando scorci davvero suggestivi. Questi edifici sono costruiti con una tipica tecnica locale chiamata block bau, in cui le travi di legno vengono sovrapposte in senso orrizonatale e incastrate negli spigoli.
Gli amanti delle passeggiate, invece, non possono perdersi le suggestive Cascatelle di Mühlbach. Qui, attraverso un sentiero ricavato nella roccia, si risale il rio Mühlbach per raggiungere la cascata più grande. Una passeggiata breve, ma completamente immersa tra il verde del bosco e il suono del ruscello.

Cividale

Seguendo la strada più breve che da Udine porta verso il confine con la Slovenia, prima di inerpicarsi su per le colline friulane, si passa per Cividale. Antica capitale longobarda, oggi questo bel borgo friulano è la destinazione preferita per chi vuole fare una passeggiata nella storia e nella natura. La cittadina di Cividale è attraversata dalle acque turchesi del fiume Natisone, le cui spettacolari forre sono una meta molto frequentata dagli amanti della canoa. A collegare le due sponde cittadine del borgo, c’è il mitico Ponte del Diavolo. Si dice che questo ponte sia stato costruito dal Diavolo in persona che, considerata l’impossibilità degli abitanti locali di erreggerlo in un punto considerato molto impervio, ha offerto il suo aiuto in cambio dell’anima del primo passante. Fu così che nacque il celebre ponte, ma il diavolo venne beffato dai cividalesi che fecero attraversare il ponte da un cane e non da una persona.

Leggende a parte, Cividale è davvero un borgo ricco di storia. Camminando tra le sue stradine acciotolate, è ancora possibile vedere eleganti dimore nobiliari e persino una suggestiva casa di origine medievale. Tra le testimonianze artistiche più suggestive ci sono l’Ipogeo Celtico e il Tempietto Longobardo. Il primo, la cui origine è ancora avvolta nel mistero, consiste in alcune misteriose cavità sotterranee comunicanti tra loro. Il secondo, invece, ospitato nel complesso monastico di Santa Maria in Valle, è un capolavoro dell’arte tardomedievale per gli affreschi e gli stucchi che lo decorano.

Cividale, infine, è anche un borgo perfetto per gli appassionati di cucina. Una passeggiata enogastronomica può iniziare con un aperitivo (meglio se a base di un buon calice di vino locale) in uno dei bellissimi locali storici di Piazza Paolo Diacono. Si può proseguire, poi, con un gustoso pranzo con i prodotti tipici della zona (imperdibile una generosa porzione di frico con la polenta) in uno dei piccoli ristoranti nascosti nei vicoli cittadini. Non si può, però, lasciare Cividale prima di aver assaggiato (ed eventualmente acquistato da uno dei produttori locali) la gubana, dolce tipico delle Valli del Natisone, con un ripieno a base di uvetta e frutta secca.

Pesariis

In Friuli Venezia Giulia, nel cuore delle Alpi Carniche, si trova la Val Pesarina, altrimenti detta la Valle del Tempo per la sua fama nel campo dell’orologeria. Qui, lungo il vivace corso del torrente Pesarina, tra le Dolomiti Pesarine a nord e i verdi pascoli che separano questa valle dalla Val Lumiei di Sauris a sud, sorge il piccolo borgo di Pesariis. Questo centro montano è un vero e proprio museo all’aria aperta. Proprio qui, dal 1725, ha sede la celebre fabbrica di orologi dei Fratelli Solari che ha regalato a Pesariis l’appellativo di “paese degli orologi”.

Basta muovere qualche passo nel centro del paese per rendersi conto dell’importanza locale di questa industria manifattutiera. Tra le suggestive case di sasso perfettamente conservate e gli spioventi tetti di scandole (tipiche tegole carniche realizzate in legno), si sviluppa un percorso pedonale che porta a visitare ben dodici orologi monumentali. Dall’orologio a palette a quello a scacchiera, dalla classica meridiana al calendario perpetuo gigante, passeggiare per Pesariis è davvero come entrare in una dimensione senza tempo. Sarà per le architetture tradizionali che impreziosiscono le case del borgo, sarà per le strette vie di ciotoli quasi deserte, ma in questo borgo il tempo sembra davvero essersi fermato. Sempre a proposito di tempo, gli appassionati potranno terminare la visita al paese degli orologi visitando il Museo dell’Orologeria Pesarina. Invece, gli amanti della montagna e delle passeggiate potranno percorrere uno dei numerosi sentieri che attraversano le montagne attorno a Pesariis: ce n’è per tutti i gusti, dai più facili e panoramici ai più difficili ed adrenalici. A partire proprio dal sentiero che, partendo dal centro del paese e passando per la sede della fabbrica Solari, conduce alla cascata di Fuas, un breve ma suggestivo itinerario che descrive perfettamente la bellezza un po’ selvaggia e un po’ ritrosa di questo angolo di Friuli Venezia Giulia.

Federica

My Travel Planner

Morano Calabro

Amo la Calabria intera, così diversa dal resto d’Italia, ma se c’è un borgo che mi è rimasto particolarmente nel cuore, quello è Morano. Già esercita il suo fascino visto da lontano. Un presepe, questo sembra. Arrampicato su un monte perfettamente conico, l’abitato ne segue il profilo. Intorno, quasi a proteggerlo, i monti Pollino, Serra Dolcedorme e Serra del Prete. Uno scenario naturale meraviglioso.

Morano è bello visto di giorno, quando si distinguono bene le tante case alte e strette che sembrano aggrappate l’una alle altre. È bello al tramonto, quando la pietra delle case si veste d’arancio. E lo è di notte, quando i lampioni accesi trasformano Morano in un presepe illuminato da tante lucine. Va poi percorso tutto Morano, attraverso le sue stradine, le scalinate e i sottopassi che ti portano dal basso all’alto del paese o viceversa. Punto di riferimento sono Via Domenico Cappelli, la via più grande che lo attraversa tutto, e la cupola maiolicata della Collegiata di Santa Maria Maddalena che spicca, colorata d’ocra e verde, fra i tetti rossi delle case.

Veduta di Morano Calabro

È un paese molto curato Morano. In ogni angolo si ritrova l’orgoglio dei moranesi per il proprio paese. Nella cura che c’è ovunque, nelle tradizioni tenute vive. Nelle vecchie fotografie in bianco e nero appese sulla via principale e nei piccoli vicoli del Rione Giudea arricchiti da decorazioni, versi scritti sulle porte, targhe di legno che indicano i mestieri dei vecchi abitanti e piccole installazioni. C’è poi la Morano più ricca, quella delle tante chiese che ospitano opere preziose, e quella dei palazzi antichi nobiliari dagli splendidi portoni. A Natale, con la rappresentazione del presepe vivente, si ha un presepe nel presepe. Se poi i tetti sono tutti imbiancati dalla neve, l’incanto è completo. Sembra strano pensare alla neve in Calabria, ma qui in inverno arriva il gelo. In molti nel corso degli anni lo hanno dovuto abbandonare per trovare lavoro altrove, spesso oltre oceano. Ma nessuno l’ha dimenticato e torna appena può.

Le case di Morano

Perché Morano è un paese che non si dimentica!

Vi è piaciuto questo viaggio tra i borghi più belli d’Italia secondo le Travel Blogger iTaliane? Scoprite altri borghi scegliendo dal carosello!

Commenti

  • 11 Ottobre 2021

    Ciao Eliana!

    Che bello leggere di così tanti borghi Italiani? Mille idee per viaggi, weekend e gite fuori porta!
    Il mio preferito? Tutti … E tutte brave le colleghe che hanno scritto!
    Un articolo utilissimo …

    Grazie mille per avermi ospitata,🙏
    Mimì

    reply
  • 11 Ottobre 2021

    Bellissimo lavoro ragazze, avete raccolto un sacco di idee per dei weekend in Italia! Molti di questi borghi non li ho mai visitati, prenderò sicuramente spunto per qualche viaggetto

    reply
  • 12 Ottobre 2021

    Che belli questi articoli a più mani e quanti bei borghi sono stati menzionati.
    Conosco solamente quello di Dozza, poco distante da dove vivo. Un altro borgo nel bolognese conosciuto per i suoi affreschi è San Giovanni in Persiceto, famoso per la Piazzetta degli Inganni – in questo comune, poi, si mangia divinamente. Consiglio “L?officina del gusto” che propone un’ottima cotoletta con crema di parmigiano e fette di culatello. Una bontà

    reply
  • 12 Ottobre 2021

    Oh mamma sono indietrissimo! Conosco tutti quelli della Liguria e Barolo, ma sul resto mi trovi imprepara! Molto bello questo articolo perché mi ha dato qualche ispirazione per i prossimi viaggi!

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  • 13 Ottobre 2021

    Grazie per aver ospitato il mio racconto su Cornello dei Tasso. Sicuramente una carrellata di borghi stupendi, tutti da visitare!

    reply
  • 13 Ottobre 2021

    Caspita! Questo articolo è una vera antologia di bellezza e me lo salvo per il futuro. Mi sono incantata a leggere di tanti borghi della nostra bella Italia alcuni conosciuti e amati e altri per me completamente nuovi che mi hanno fatto venire voglia di partire subito alla volta, per esempio, di Cison di Valmarino e non solo per il prosecco!

    reply
  • Bru
    13 Ottobre 2021

    Un’articolo bellissimo, davvero complimenti a te Eliana per l’idea, e a tutte le care travel blogger italiane, alcuni borghi li conoscevo altri li ho scoperti oggi leggendovi

    reply
  • 13 Ottobre 2021

    Fantastica questa guida! Anche perché più della metà dei borghi citati non li conoscevo (a parte quelli nella mia regione, Friuli Venezia Giulia). Certo che l’Italia nasconde davvero tantissime perle, tutte da esplorare. Ottimo lavoro, complimenti a tutte!

    reply
  • 13 Ottobre 2021

    Bellissim post, ammetto che non conoscevo il 90% di questi borghi e ho allungato la mia lista di tantissimo! L’Italia è così bella da nord a sud e ci sono delle chicche in ogni regione e questo post ne è la prova.

    reply
  • 15 Ottobre 2021

    Sono posti talmente belli che ti viene voglia di vederli tutti!
    è stato un piacere partecipare a questa iniziativa parlando della mia Toscana 😉

    reply
  • 15 Ottobre 2021

    La maggior parte dei borghi citati in questo articolo li conosco solo di nome, ma ho letto con piacere i riferimenti al borgo di Barolo, che desidero visitare da tempo. Ora che ho scoperto l’Enoteca Regionale del Barolo, devo solo organizzarmi e partire!

    reply
  • Lisa Trevaligie Travelblog
    15 Ottobre 2021

    E’ stato davvero un piacere partecipare al tuo articolo con la mia città, Gaeta, e scoprire i borghi selezionati delle altre Travel Blogger Italiane. E’ venuto su davvero un capolavoro, utilissimo a chi cerca esperienze da fare in Italia all’insegna dell’autenticità.

    reply
  • ERMINIA SANNINO
    15 Ottobre 2021

    Molti di questi borghi li conosco esclusivamente grazie alle Travel Blogger Italiane e devo dire che durante il 2020 e il 2021 incluso mi hanno fatto sognare e viaggiare con la mente, come sempre fai anche tu. Spero di poter visitare tutti questi borghi prima o poi.

    reply
  • 17 Ottobre 2021

    A volte ci dimentichiamo quanta bellezza abbiamo nel nostro paese. Complimenti a tutte per la scelta di questi favolosi Borghi!

    reply

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