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Trekking alla Grotta di Monte Cucco

Il recente viaggio in Umbria (estate 2022 NdR) ha portato me e il Pirata a scoprire luoghi naturalistici davvero interessanti: grazie all’invito delle guide di Tra Montana abbiamo potuto vedere con i nostri occhi la bellezza dell’Appennino Umbro-Marchigiano e, in particolare, la zona occupata dallo splendido Parco Regionale del Monte Cucco: è proprio qui che abbiamo incontrato nuovamente il carissimo Antonello Lezziero, guida ambientale escursionistica conosciuta nel 2020 presso i Castelli Romani e che, questa volta, ritroviamo come grande amante dell’Appennino, pronto a guidarci verso un luogo stupefacente ed emozionante: la Grotta di Monte Cucco.

Regione: Umbria
Zona: Appennino Umbro-Marchigiano
Comune: Costacciaro (PG)
Difficoltà escursionistica: E
Dislivello: sentiero 226 CAI Umbria salita m 460 discesa m 350, sentiero 240 CAI Umbria salita m 150 discesa m 40
Abbigliamento: scarpe da trekking, pantaloni lunghi da escursione, maglia termica e/o giubbotto, guantini facoltativi

La nostra esperienza organizzata da Antonello, guida di Tra Montana, ha previsto la visita del Parco del Monte Cucco e della Grotta di Monte Cucco: grazie a un trekking di facile svolgimento si raggiunge l’entrata est di questa suggestiva grotta, esplorabile solo in presenza di una guida certificata. Una volta entrati si scoprono le “vere viscere del Monte Cucco”, una montagna iconica, dall’aspetto bonario e tondeggiante, estremamente interessante sia per quanto riguarda il suo ecosistema sia per le sue fondamenta, caratterizzate da un sistema di gallerie lungo 35 chilometri. Un’escursione indimenticabile, una finestra eccezionale sul Parco del Monte Cucco.

Il Parco del Monte Cucco

Il Parco del Monte Cucco è un’area protetta della regione Umbria istituita nel 1995 che prende il nome dalla montagna omonima.

Si tratta di un parco regionale di ridotte dimensioni, l’estensione è infatti di 105 km², e comprende il territorio di quattro comuni inseriti all’interno della Provincia di Perugia:

  • Il Comune di Scheggia e Pascelupo
  • Il Comune di Costacciaro
  • Il Comune di Sigillo
  • Il Comune di Fossato di Vico

Il simbolo del parco è sicuramente il Monte Cucco, protagonista assoluto di questo territorio: si tratta del rilievo più alto con i suoi 1566 metri e domina il territorio circostante con la sua sagoma estremamente riconoscibile e con la sua vetta senza alberi. Altri monti degni di nota sono il Balze degli Spicchi (1520 metri), il Le Gronde (1373 metri), il Motette (1331 metri), il Culumeo (1261 metri) e il Testagrossa (1175 metri).

Il Parco del Monte Cucco

Il territorio del Parco del Monte Cucco è percorso da due fiumi principali: il fiume Chiascio e il fiume Sentino; oltre a essi si trova il Rio Freddo che costituisce anche l’imponente Forra del Rio Freddo.

La flora del parco è estremamente variegata anche se si può riconoscere una vasta area occupata da splendide faggete: man mano che si procede con l’altezza gli alberi diventano sempre più bassi e tozzi, frutto dell’adattamento al costante vento che lambisce le pendici di questi splendidi monti. Sempre procedendo verso le sommità i faggi lasciano spazio a immense praterie periodicamente sfalciate naturalmente dagli animali d’allevamento che qui vivono bradi e in completa sintonia con l’ambiente, in particolare bovini e cavalli. Oltre ai faggi si possono riconoscere delle splendide querce, degli imponenti frassini e migliaia di specie di fiori, tra cui alcune rare orchidee.

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Per quanto riguarda la fauna il predatore dominante è certamente il leggiadro lupo appenninico, presente con una decina di esemplari. L’animale più numeroso è invece il cinghiale: si tratta di una specie non endemica che ha letteralmente invaso la zona negli anni ’90 e che è in continua crescita, cosa che comporta numerosi problemi ecosistemici e non solo. Un raro animale che invece si mostra solo di rado, se non eccezionalmente, è il gatto selvatico, schivo ma estremamente elegante. Non mancano poi la volpe, l’istrice e alcune specie di vipere.

Vivere il Parco del Monte Cucco

Il Parco del Monte Cucco è un luogo adatto a tutti: grazie alle sue molteplici sfaccettature è in grado infatti di accogliere qualsiasi tipo di viaggiatore, dall’appassionato di camminata nordica a chi ama sfrecciare in deltaplano o ancora a chi vuole godersi semplicemente panorami unici senza dover faticare più di tanto. É un luogo magico dal fascino selvaggio che ammalia e cattura senza che ce ne si renda conto e dona pace a chiunque voglia accedervi. Data la diversità e la ricchezza paesaggistica tutta l’area è riconosciuta come una vera e propria attrazione naturale che spazia dai boschi alle praterie, dalle gole ai borghi dal fascino medioevale e dalla storia secolare.
Come anticipato il luogo più conosciuto e più spettacolare di tutto il parco è senza dubbio la Grotta di Monte Cucco, una delle grotte più estese e interessanti di tutto il territorio italiano, protagonista di questo articolo e del nostro trekking naturalistico.

Sul Monte Cucco, la bellezza di questa natura

 

Oltre a essa si trovano la Grotta di Santa Agnese, uno spettacolare antro facilmente raggiungibile a piedi, l’altopiano del Pian delle Macinare (un eccezionale punto di partenza per i sentieri escursionistici che si snodano per 100 chilometri all’interno dell’area protetta), l’area limitrofa il paese di Sigillo (perfetta per il volo libero e per il deltaplano) e la maestosa Forra di Rio Freddo, splendido canyon naturale solcabile con la canoa (il luogo perfetto per chi ama il torrentismo!)

All’interno del parco non mancano poi rifugi e piccoli ristori dove poter assaporare la cucina locale, come ad esempio Il Nibbio, in località Pian di Monte, splendido ristorante panoramico e vero punto di riferimento per chi decide di risalire sulla Croce del Monte Cucco.

Avrete capito che il Parco del Monte Cucco è un luogo dove non ci si può annoiare e in cui la Natura ha espresso il meglio di sé divertendosi con una tavolozza di colori spumeggiante che vira dall’ocra al verde pino. Qui grandi e piccini possono dare libero sfogo ed esaudire il proprio desiderio di libertà.

Il Trekking alla Grotta di Monte Cucco

Dopo alcuni giorni trascorsi a Gubbio e alla scoperta dei luoghi storici più interessanti del territorio eugubino io e il Pirata ci siamo trasferiti a Costacciaro, dove siamo stati ospiti delle gentilissime guide di Tra Montana presso l’Ostello del Parco: iniziava dunque il nostro viaggio naturalistico alla scoperta delle meraviglie del Monte Cucco. Dopo una lauta colazione ci siamo diretti in auto da Costacciaro alla località di Pian di Monte (Sigillo), facilmente raggiungibile con questo mezzo grazie alla buona qualità delle strade e alla poca presenza di tornanti: arrivati a Pian di Monte vi attenderà un piccolo parcheggio dove potrete parcheggiare e godervi lo spettacolare panorama dell’Appennino Umbro-Marchigiano. Non potrete sbagliare in quanto la strada termina proprio con l’ampio spiazzo e potrete subito notare la casetta mobile, il punto di partenza per le escursioni guidate dai professionisti di Tra Montana.

La vallata dal Monte Cucco

Qui ci attendeva Antonello, pronto per guidarci attraverso questa incredibile esperienza: il suo sorriso magnetico e la tanta voglia di fare ci riportano alla mente i giorni trascorsi nella natura dei Castelli Romani e il sentiero percorso in sua compagnia che ci ha portato ad ammirare lo splendido Lago Albano fino a giungere al meraviglioso borgo di Nemi. Non possiamo che essere entusiasti di questa possibilità che ci si è presentata: ammirare l’imponente Monte Cucco da più prospettive, dalle sue pendici fino alle sue viscere, cosa desiderare di più?

Una volta raggiunti il punto di incontro è possibile scegliere una tra le tre esperienze proposte che qui vi riassumo:

  • Percorso Scoperta – il più corto e più semplice, della durata di due-tre ore, adatto ad un pubblico dagli 8 anni in sù e senza problemi motori
  • Percorso Traversata – il più completo, della durata di quattro-cinque ore, che permette di visitare tutta la parte accessibile dal pubblico della grotta, adatto ad un pubblico dagli 8 anni in sù e senza problemi motori
  • Percorsi Avventura – itinerari a carattere speleologico, della durata di circa cinque ore, adatto anche a principianti con guide speleologiche

Noi abbiamo deciso di affrontare il Percorso Traversata, per avere una visione completa della grotta e per ripercorrere le tracce dei primi esploratori. E così, riunito il gruppo, partiamo alla volta della Grotta di Monte Cucco imboccando il sentiero 226 CAI Gubbio che ci condurrà, in circa un’ora di salita, all’ingresso nord della grotta. Il percorso si snoda attraverso il fianco del monte, in salita ma non ripidissima, alternando momenti soleggiati con alcuni più in penombra. Raggiunto il primo checkpoint Antonello ci consegna i caschetti con le luci, indispensabili per la visita in grotta: i caschetti sono sempre forniti ai visitatori dalle guide certificate e permettono di affrontare la visita in tutta sicurezza ed evitando testate dolorose (soprattutto a me, che sono avvezza al procurarmi ematomi senza capire esattamente come).

La camminata è intervallata da alcune pause in modo che tutto il gruppo possa rimanere compatto e procedere al proprio passo: Antonello ci tiene che tutti affrontino la traversata nella migliore forma fisica, senza affanni e godendosi il panorama. Grazie alla sua profonda conoscenza del territorio siamo in grado di distinguere addirittura il Monte Terminillo in Lazio, l’Amiata in Toscana e il Vettore nelle Marche: la nostra vista spazia dall’Appennino all’Adriatico e ci fa sentire fieri e orgogliosi di poter osservare un simile patrimonio naturalistico. Gli Appennini, al contrario delle Alpi, hanno una conformazione diversa e lo sguardo può totalmente aprirsi godendo del panorama di ben tre regioni (quattro se includiamo l’Umbria): le creste “calve” sono estremamente affascinanti grazie alle praterie mentre sotto di noi i maestosi boschi di faggio tingono di verde intenso i versanti più ripidi.

Salendo verso la Grotta di Monte Cucco

Se decidete d’intraprendere un trekking del genere assicuratevi di avere con voi una buon scorta d’acqua: lungo il tragitto infatti non troverete fonti e non vi sarà possibile rifornirvi. Le temperature, inoltre, possono cambiare rapidamente quindi assicuratevi di affrontare il tutto con un abbigliamento adeguato e traspirante.

Il percorso è composto da una strada sterrata con ciottoli spigolosi per quasi tutta la sua interezza, mentre l’ultimo tratto è un sentiero sterrato vero e proprio, più stretto e impossibile da percorrere se non a piedi o, eventualmente, in mountainbike: fatevi comunque consigliare dalle guide locali e non affrontate mai la montagna senza un’adeguata preparazione tecnica e fisica.

Dopo l’ultima salita giungiamo dunque alla scala in metallo che ci conduce alla porta nord della grotta, una delle quattro vie di accesso all’imponente sistema carsico: prima di proseguire con il mio racconto voglio però inquadrare questo luogo dal punto di vista geologico e naturalistico.

La Grotta di Monte Cucco

La Grotta di Monte Cucco è una delle due grotte comprese all’interno dell’omonimo parco: con un’estensione di circa 35 chilometri e una profondità verticale di -920 metri costituisce uno dei complessi carsici più estesi d’Italia, nonché uno dei più suggestivi. La sua estensione si sviluppa interamente nella proprietà dell’Università degli Uomini Originari e la sua apertura al pubblico risale al 2009: la Grotta di Monte Cucco è infatti visitabile sempre in compagnia di una guida certificata o, se speleologi, chiedendo il permesso all’Università degli Uomini Originari.

Genesi della grotta

Essendo un complesso carsico il ruolo dell’acqua nellla formazione della grotta è assai preponderante: circa un milione di anni fa (che per i geologi è veramente un’inezia dato che si ragiona almeno per decine di milioni d’anni) il movimento delle faglie ha permesso la pentrazione di acqua sottoforma di torrenti che iniziarono a scorrere attraversando tutta la montagna e venendo a contatto con alcune rocce particolari che formano le Anidriti di Burano (costituite da un’alternanza di anidriti, dolomie e dolomie calcaree): questo contatto fece sì che si scatenò una reazione chimica che portò alla formazione di acido solfidrico, il quale corrose le faglie e creò dei giganteschi pozzi, portando di fatto alla formazione della grotta. Il fenomeno cessò 300.000 anni fa e da allora la grotta rimase sostalziamente la stessa.

storia della grotta di Montecucco

L’ingresso principale, lo stesso che anche noi abbiamo imboccato per l’esplorazione, è un pozzo profondo situato sulla parete est del Monte Cucco, conosciuto da secoli dalle popolazioni locali e dagli animali: sono stati infatti trovati dei resti fossili di ungulati e di orso delle caverne (Ursus spelaeus) che si suppone abbiano trovato l’accesso proprio da questo pozzo.

La grotta è tutt’ora in fase di studio e di scoperta e, ad oggi, la più antica traccia di passaggio è datata 1499, anno impresso su una roccia da un anonimo esploratore. A tal proposito il primo espolratore di cui si conosce il nome è Lodovico Santacroce, un colonnello proveniente dalla vicina Fabriano che nel 1551 lasciò i segni del suo passaggio grazie ad alcune scritte in carbone impresse nella grotta.

Passarono gli anni e altri visitatori fecero capolino, ma nessuno mai con un vero interesse scientifico, quanto piuttosto con curiosità e per verificare se, come si diceva, la grotta fosse il luogo dove risiedeva il maligno. La prima vera esplorazione scientifica risale al periodo 1883-1892 e fu ad opera di Giambattista Miliani: alpinisita del Club Alpino Italiano e noto industriale (ancora una volta di Fabriano) riuscì a scoprire molte sale e passaggi diventando, ufficilalmente, il primo a mettere in opera una scala di 30 metri nel pozzo d’ingresso (scala che oggi è stata sostituita da una versione più moderna e agibile dato che si trattava di una struttura in legno a pioli, non proprio il massimo per la sicurezza ma sicuramente estremamente importante per l’esplorazione).

In discesa verso il fondo della grotta

Al seguito di Miliani ci fu anche un’importante scienziata, Margarete Traube Mengarini, la prima donna ad entrare all’interno della grotta di cui si abbiano notizie: questa figura è assai importante per le scienze moderne, per il movimento femminista e per la sottoscritta in quanto si tratta della prima donna ad essersi laureata in Scienze Naturali in Italia, una vera precorritrice del diritto allo studio per il pubblico femminile nonché una grande avventuriera di carattere, appassionata di istologia ma anche di geologia, come testimonia la sua presenza in questa grande campagna di esplorazione. Proprio a questa grande studiosa il Miliani dedicò la seconda sala della grotta, da quel momento ribattezzata Sala Margherita.

Le esplorazioni continuarono e nel 1959 ricevettero un’altra importante spinta grazie al gruppo speleologico CAI di Perugia e nel 2013 altri speleologi allargarono le condotte trovando nuove sale e nuovi ambienti ancora oggi in fase di studio: attualmente la Grotta di Monte Cucco rientra tra le prime 10 grotte più grandi d’Italia.

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Non fu però sempre rose e fiori per chi visitò la grotta: fino al 1997 l’accesso era libero a chiunque volesse affrontare questa avventura ma, a seguito di un grave incidente, la scala del Miliani fu rimossa e la grotta interdetta. Solo nel 2009 fu riaperta al pubblico con un percorso attrezzato e con un impianto elettrico che permetteva di avere una visione d’insieme delle sale più imponenti e facilmente raggiungibili: le visite, da quel momento, furono permesse solo in presenza di guide certificate ed esperte, come il nostro caro amico Antonello.

La nostra visita alla Grotta di Monte Cucco

Giunti all’ingresso e infilate le calde felpine termiche acquistate per l’occasione ci siamo immersi all’interno del buio e freddo ambiente della grotta: l’escursione termica è notevole dato che, all’interno, si trova una temperatura costante di 6 gradi (rispetto a quella esterna abbiamo affrontato uno sbalzo di almeno 25 gradi). Il gelido ambiente mi ha dato subito la carica per affrontare questa nuova avventura dopo la stanchezza accumulata nei giorni precedenti e mi ha fatto battere forte il cuore: mi sono sentita a casa, tra rocce brillanti e gocce tintinnanti. Il mio universo, quello geologico, che mi ha stretta a sé e mai più lasciata andare: eccomi dunque, visibilmente galvanizzata nel sentirmi come un’erede di Margarete, un’altra giovane naturalista che, come lei, esplorava questa grotta (anche se in un contesto diverso). Uno splendido regalo di compleanno in leggero anticipo (24 ore, che saranno mai).

La carica potente di serotonina, dopamina e adrenalina mi ha accompagnato per tutto il percorso rendendomi un vero e proprio stambecco: ho difatti mantenuto il passo e anzi, mi sono addirittura mossa agilmente nonostante la poca luce a disposizione. L’impianto elettrico illumina solo alcuni punti della grotta per evitare di alterare troppo l’ecosistema fragile e delicato di questo luogo: si può pensare che le grotte siano infatti prive di vita ma non è affatto così, semplicemente i vari esseri viventi hanno imparato a farsi piccoli e indiscreti e non è facile osservarli, soprattutto per occhi non avvezzi alla ricerca naturalistica.

Le formazioni rocciose all’interno della grotta, in continuo accrescimento

Man mano che si è proceduto sul percorso, caratterizzato da salite a gradini e dalla presenza di corrimano con corde che aiutano il visitatore a non scivolare, lo spettacolo si è fatto sempre più suggestivo, più tenace, più grandioso: le piccole concrezioni hanno lasciato posto a satalattiti e stalagmiti anche di notevoli dimensioni e a rocce lucide e luccicanti plasmate ancora oggi dall’acqua che, lentamente, scende dalla sommità fino alla base in ben sei mesi. Il silenzio è religioso e solo il tintinnio delle gocce accompagna il gruppo di esploratori cadetti costantemente con il naso all’insù e la bocca aperta per lo stupore.

Un turbinio di emozioni mi ha subito avvolto: mi sono sentita leggera, emozionata, spumeggiante e in grado di poter fare qualunque cosa, il tutto osservando le grandi sale con il rispetto e con l’attenzione che questo luogo pretende e con la consapevolezza che queste grotte così uniche sono dei veri e propri patrimoni da proteggere e da tutelare. Non si possono, infatti, raccogliere campioni di roccia o toccare le concrezioni in crescita: anche solo uno di questi gesti potrebbe alterare irrimediabilmente il delicato equilibrio della Grotta di Monte Cucco.

Mentre procediamo Antonello ci spiega i meccanismi di formazione di queste rocce e la storia delle esplorazioni: tutti ascoltiamo con attenzione cercando di immaginare le emozioni del Miliani e dei primi esploratori, osservando le numerose date impresse con il carbone o con altro materiale sulle rocce più grandi, segni di un glorioso passato di scoperte e meraviglia.

All’interno della Grotta di Monte Cucco

Grazie a questa esperienza percorriamo circa 800 metri di percorso interno attraversando le sale più iconiche e stupefacenti: la Sala Cattedrale, la prima, è caratterizzata dall’enorme soffitto e da un’eco eccellente, tant’è che oggi viene utilizzata anche per spettacoli canori e funzioni religiose; la Sala Margherita, quella con le concrezioni più spettacolari e dal percorso tortuoso; la Sala del Becco, chiamata così per la sua forma stretta e allugata verso l’alto; la piccola Sala delle Fontane, dove è più evidente la caduta dell’acqua e il Passaggio Segreto, il punto più divertente della traversata. Si tratta di un cunicolo stretto e sottile dove bisogna un po’ contorcersi per poter passare: qui si provano le vere emozioni dei precursori e dei pionieri che si inerpicavano tra i cunicoli nella speranza di trovare passaggi comodi. É proprio qui che il caschetto diventa più utile, ma il divertimento è davvero assicurato e la conclusione di questa esplorazione non può che essere più degna.

Una volta affrontato il Passaggio Segreto si procede verso l’ingresso nord a cui si accede con una scala alla marinara: gradini stretti e piccoli pioli a cui aggrapparsi danno un’ulteriore spinta all’esperienza man mano che la luce, da flebile che era, diventa sempre più dirompente. Dalle viscere si risale per 8 metri fino a ritornare alla realtà, al mondo terreno, lasciandoci alle spalle l’onirico e il misterioso.

L’aria calda torna a scaldare i nostri polmoni e la felpa termica diventa un vero ingombro: davanti a noi si apre lo splendido panorama dell’Appennino e, in lontananza, si scorge perfino l’Adriatico, frutto della magia che solo queste catene montuose sanno donare.

Soddisfatti ed euforici ci stringiamo come un vero gruppo di esploratori e ci lasciamo andare ad abbracci e a fotografie di rito per suggellare la nostra nuova amicizia e festeggiare la riuscita dell’impresa: i nostri sorrisi sono di vera soddisfazione e il tutto è allietato dalla consapevolezza che la grotta farà sempre parte del nostro vissuto e sarà un ricordo indelebile del nostro cammino.

Argynnis paphia che si posa sul nostro zaino vagabondo

Ci attende ora la discesa verso valle: da qui si imbocca nuovamente il sentiero 226 CAI Gubbio che ci permette di raggiungere la Croce di Monte Cucco con una piccola deviazione, a 1435 metri. Non si tratta del punto più alto ma di sicuro di uno dei punti più suggestivi e, finalmente, anche io posso dire di aver conquistato una croce, qualcosa che spesso mi è stato preclusa a causa delle salite ripide e ai miei problemi alle anche (che, ahimé, mi precludono tanti trekking favolosi). Con un nuovo spirito e con la consapevolezza che chi, come me, va piano e va lontano, mi fermo ad osservare ancora una voltra il panorama e a sospirare: mi sento fotunata a poter godere di una simile vista e grata di poter vivere questa unica e scoppiettante esperienza.

La discesa verso Pian del Monte

Scendendo il percorso 226 diventa, per un tratto, il 240, fino a condurci al primo punto di rifugio dove riconsegnamo le luci e i caschetti, così preziosi per questa visita nell’oscurità. Manca ormai poco al rientro e le strade nostre e di Antonello stanno per separarsi, non prima però di aver gustato delle vere prelibatezze insieme presso Il Nibbio!

Congedatici dal gruppo rimaniamo solo noi tre, soddisfatti e felici come non mai, con una fame da lupi e con la voglia di ripercorrere a parole le nostre gesta appena concluse: tra sorrisi, battute, e racconti più seri, l’atmosfera è distesa, allegra, compiaciuta. L’ottimo pasto è il capitolo finale di un viaggio che si sta pian piano avviando alla conclusione, con un pizzico di tristezza e tanta nostalgia.

Alla Croce di Monte Cucco

Il trekking nel Parco di Montecucco mi ha fatto definitivamente innamorare dell’Umbria e delle sue incredibili montagne: la natura prorompente, le vedute infinite, l’aria sferzante, l’acqua cristallina, il sorriso di Antonello, l’accoglienza degli eugubini e degli abitanti di Costacciaro, i crostini, le verdure in pastella, i borghi incantevoli… Potrei andare avanti per ore ma mi fermo qui, sperando di avervi fatto assaporare l’autenticità di questo territorio.

Scoprire Costacciaro e le sue meraviglie: il Comune di Costacciaro rientra totalmente all’interno del Parco del Monte Cucco. Da qui è possibile infatti raggiungere numerosi luoghi del Parco come il Pian delle Macinare, la Forra del Rio Freddo, la Valle delle Prigioni. Se poi volete alloggiare a Costacciaro per godervi a pieno il territorio io vi consiglio l’Ostello del Parco, gestito dalle disponibilissime Guide di Tra Montana, un luogo autentico nel cuore del borgo storico.

Rimanete poi informati sulle attività di Pro Costacciaro: numerosi sono gli eventi estivi adatti a tutte le famiglie, come Notti d’Autore, un festival dedicato all’astronomia con attività e laboratori per grandi e piccini!

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Commenti

  • Lisa Trevaligie Travelblog
    13 Agosto 2022

    Mi sarebbe tanto piaciuto fare un escursione sul Monte Cucco ma con la bambina non è stato possibile affrontare il tragitto. Spero che il prossimo anno Si decida a fare qualche passo in più, altrimenti la lascio con una baby sitter in albergo. L’Umbria merita di essere esplorata a piedi

    rispondi
  • 13 Agosto 2022

    Ma che spettacolo questo trekking, e che meraviglia le grotte!

    Non ci sono ancora stata, ma spero di poter recuperare presto 🥰

    Grazie mille Eliana

    rispondi
  • Zelda
    14 Agosto 2022

    Non conoscevo questo lato trekking alla Grotta di Monte Cucco. Amo l’ambiente e probabilmente potrebbe piacere anche al mio babbo che ama il queste cose. Le foto sono meravigliose!

    rispondi
  • 15 Agosto 2022

    Ho iniziato da poco ad appassionarmi al trekking e questo sembra davvero super interessante, il percorso traversata con l’arrivo alle grotte sembra fattibile anche se forse ci metterei un po’ più del tempo consigliato!

    rispondi
  • Libera
    19 Agosto 2022

    Il parco di Monte Cucco deve essere davvero un’oasi di pace. Poi secondo me, in questo periodo regala anche quel sano distacco dalla quotidianità, che in estate ci vuole.

    rispondi
  • 20 Agosto 2022

    Questo posto è davvero uno spettacolo della natura. Non lo conoscevo è ti ringrazio per averne parlato penso che ci andrò prossimamente ma farò il percorso più breve perché non sono esperta di trekking.

    rispondi
  • 24 Agosto 2022

    Che panorama incredibile da qui!
    Non sono espertissima di trekking, ma è un percorso che mi piacerebbe fare! Adoro le grotte che si formano in questo modo, quasi come se la natura, in qualche modo, volesse creare dei posti meravigliosi!

    rispondi
  • 2 Settembre 2022

    Bellissimo questo trekking, il dislivello non è molto, per caso ti ricordi i chilometri? Intanto me lo segno!

    rispondi
  • 16 Settembre 2022

    Ma che posto meraviglioso Eliana! Pensa che ci abito abbastanza vicino eppure non lo conoscevo la Grotta del Monte Cucco, magari ci potrei andare una delle prossime domeniche

    rispondi

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