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Scoprendo Pavia: Fortunago

L’Oltrepò è un territorio ricco di storia e di fascino: tra vigneti, colline e prodotti tipici, davvero non si può non apprezzare ed amare questo territorio dalle mille e più sfaccettature. In primavera mi piace tornare sulle colline per visitare luoghi nuovi e poco conosciuti, ancora lontani da quel circuito del turismo di massa che riempie le piazze e gli alberghi, ma non meno interessanti.

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Tra le vie di Fortunago

Dopo aver visitato Zavattarello ed il suo famoso castello, questa volta vi porto a Fortunago.

Fortunago è un comune della provincia di Pavia di 370 abitanti situato sulle colline che dividono le valli della Coppa e dell’Ardivestra. Grazie alla sua architettura, è stato inserito nel circuito de i borghi più belli d’Italia.

Fortunago è noto fin dal X secolo, quando aveva signori locali vassalli del vescovo di Tortona. Nel 1164 il paese entrò a far parte del territorio soggetto alla città di Pavia. Nel XIV divenne feudo della famiglia Giorgi. Nel XV secolo il feudo passo ai Dal Verme (proprietari anche del castello di Zavattarello che porta ancora oggi il loro nome), poi a  Girolamo Riario, signore di Forlì ed Imola, e infine ai Botta che, acquisendo anche i feudi di Gravanago, Montepicco (comprendente Sant’Eusebio), Rocca Susella e Stefanago dal vescovo di Tortona (anch’egli un Botta), crearono un vasto feudo, elevato ben presto a Marchesato. Nel 1546 esso fu acquistato dai Malaspina di Oramala, già marchesi di Godiasco. Dopo altre vicende, tra cui il passaggio sotto la potente Provincia di Bobbio, nel 1859 Fortunago entrò a far parte della provincia di Pavia.

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Fortunago è un piccolo comune, che si può girare in circa due ore con calma, con piccole vie e case in pietra che ricordano i tempi passati. Arrivati all’ingresso del paese si incontra subito la piccola chiesa di Sant’Antonio, costruita nel 1500. Proseguendo, si sale verso il Municipio e verso la più grande chiesa del paese, quella di San Giorgio: purtroppo quando arrivo è chiusa e quindi non posso visitarla, peccato. Il sentiero della Rocca costeggia tutta la collina che fa da promontorio alla Chiesa e al Comune: si tratta di una passeggiata di corca 10 minuti ad anello, che riporta alla Piazza del Municipio e all’interno del paese a seconda della direzione scelta.

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Fortunago non è solo famoso per la bellezza delle sue viuzze, ma anche perchè è stato la location del film Il Capitale Umano di Paolo Virzì.

Piccola curiosità: a Fortunago è stato battuto il record di preparazione e cottura dell’agnolotto più pesante del mondo con la produzione di un agnolotto di ben 148 chilogrammi!

I luoghi della storia: Il Castello ed il Borgo di Grazzano Visconti

Come sapete, mi trovo spesso a gironzolare tra castelli e borghi medievali. Il territorio pavese e quello piacentino offrono parecchi luoghi interessanti e curiosi che valgono sicuramente una visita almeno una volta nella vita. Più di una volta ho visitato un borgo a me molto caro: quello di Grazzano Visconti (Pc).

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Veduta del centro di Grazzano Visconti

Grazzano Visconti è un fortilizio situato nel comune di Vigolzone, in provincia di Piacenza. Fu costruito nel 1395 da Giovanni Anguissola per risiedervi con la moglie Beatrice Visconti, sorella di Gian Galeazzo Visconti. Rimase proprietà della famiglia Anguissola fino alla morte senza eredi del conte Filippo nel 1870 per passare alla moglie Fanny nata Visconti di Modrone, che ne sono gli attuali proprietari. Il borgo è stato ristrutturato nei primi anni del 900 ma mantiene le caratteristiche medievali di un tempo, conservandone il suo fascino davvero unico. Gli unici edifici ancora storici sono il castello e la Chiesetta di Sant’Anna risalente al XVII secolo.

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Veduta della Corte Antica

Oltre al borgo si trovano il castello ed il parco.

Il castello ha una pianta quadrangolare con quattro torri sui quattro angoli ed è edificato in pietra e laterizio. L’ingrezzo era consentito da un ponte levatoio di cui oggi rimangono solo le tracce. Il fossato invece è ancora presente.

Il grande parco circonda il maniero e misura circa 150.000 m2: aperto solo in determinati periodi dell’anno, ospita la chiesetta, lo studio del Duca, il belvedere, un giardino all’italiana e il labirinto (non può di certo mancare in una residenza nobiliare!). Inoltre, degni di nota, sono i numerosi alberi secolari che vi dimorano, bellezze tutte da preservare e da ammirare con immenso rispetto.

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Ogni anno, il borgo di Grazzano Visconti ospita eventi legati al cosplay, come il Narsilion Fantasy Festival, rievocazioni storiche, mercatini di vario genere (come quello di Natale) e molti altri eventi.

All’interno del borgo ci sono numerose botteghe artigiane, locande e ristoranti che servono piatti tipici della cucina piacentina (immancabile lo gnocco fritto e la squisita coppa di queste zone). Si possono dunque acquistare oggetti battuti in ferro, giocattoli, gadget e souvenir legati alla storia e alle tradizioni di questo fortificato piacentino. Oltre a tutti questi divertimenti, da vedere assolutamente è il museo degli attrezzi agricoli, sotto il porticato della corte vecchia: trattori, aratri e strumenti agricoli raccontano passo passo la storia di un territorio ancora fortemente legato all’agricoltura.

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Visitarlo mi mette sempre di buon uomore ed è sempre l’occasione per scoprire qualche suo nuvo angolo nascosto, tra le mote viuzze che lo caratterizzano. Un tuffo nel passato, tra draghi e streghette che non dispiace mai.

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La statua di Aloisa, la mascotte di Grazzano Visconti

I luoghi della storia: il borgo di Zavattarello

L’Oltrepò è un luogo magico e ricco di storia, con castelli e borghetti tutti da scoprire. Da buona Vagabonda mi piace girare tra i paesini e scoprire la storia di ognuno di noi. Uno dei borgi più belli da visitare è senza dubbio Zavattarello, piccolo comune di 991 abitanti situato nell’alta val Tidone, nel cuore dell’Oltrepò.

 

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L’ingresso del borgo

 

Zavattarello fa parte del circuito dei borghi più belli d’Italia ed è considerato uno dei comuni più pittoreschi e maggiormente caratteristici.

Zavattarello deve il suo nome all’attività che fu prevalente in questo borgo per secoli interi: quella dei ciabattini. Il volgare “savattarellum” indica proprio il luogo dove si confezionano le ciabatte (savatte).

 

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Tra le vie di Zavattarello

 

La sua storia è molto antica, in quanto il paese era feudo dell’Abbazzia di San Colombano di Bobbio e nel 1390 il vescovo di Bobbio cede a Jacopo Dal Verme il castello (denominato ancora oggi Castello dal Verme) e tutto il feudo. Dal 1926 fa parte della provincia di pavia, dopo alcuni anni in cui dal pavese passò sotto il piacentino.

 

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Castel Dal Verme

 

Il borgo è conosciuto, oltre per il suo fascino e gusto delle abitazioni in pietra ed in stile “medievale” per il suo castello, il Castello dal Verme: costruito interamente in pietra, con uno spessore murario di 4 metri, il castello sovrasta il paese e domina la vista dalla sua posizione collinare. Di grandi dimensioni, con più di 40 stanze, è attorniato da un Parco Locale di Interesse Sovracomunale. La sua posizione sopraelevata è chiaramente a scopo difensivo grazie alla vista degli altri castelli della zona (Valverde, Trebecco, Torre degli Alberi, Pietragavina e Trebecco). Oggi il Castello è aperto ai visitatori secondo un orario prestabilito e soltanto alcuni giorni della settimana.

 

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Zavattarello tra salite…E discese!

 

Passeggiare tra queste viuzze rievoca pensieri lontani, e godere di una vista così incredibile non può che mettere di buon’umore. Consiglio tuttavia di visitare Zavattarello d’estate e quando il castello è aperto, dato che, per quanto mi riguarda, non è stato possibile visitarlo in quanto chiuso.

 

 

 

 

Un’escursione in giornata: Brusson e il Forte di Bard

A luglio mi è capitato di fare piccole escursioni in giornata, per visitare nuovi borghi o mete già conosciute: questo ultimo caso riguarda questa escursione in giornata.

Brusson è un piccolo paese di montagna, in Valle d’Aosta e precisamente nella media Val d’Ayas. Il piccolo paese conta circa 800 abitanti e ha origini antiche: nel medioevo il territorio di Brusson faceva parte del patrimonio dell’abbazia di Saint Maurice d’Agaune ma era affittato ai signori di Challant.

Durante il periodo fascista, il nome cambiò in Brussone, per poi ritornare al toponimo originale.

Arrivati al paese, famoso anche per la miniera d’oro di Chamosiraz, ora chiusa e trasformata in museo, si respira subito l’aria fresca di montagna. Il borgo è piacevolmente distribuito su un saliscendi adatto a tutti: corona il tutto uno splendido laghetto artificiale attorniato da un parco giochi e da verdi prati.

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Immergendoci verso il centro si trovano numerose fontane da cui sgorga acqua pura (ma anche gelida!)

Le viuzze sono strette e tortuose e ricordano un luogo d’altri tempi:il fascino della montagna è indiscutibile!

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Passeggiando nei dintorni, si possono scovare farfalle variopinte e fiori d’altura incantevoli, ma Brusson non è solo natura, ma anche cibo: la fontina ed il caratteristico Genepì incorniciano ogni piatto tipico di questa zona, per una cucina conviviale e gustosa.

Dopo il nostro giretto, ci dirigiamo verso il Forte di Bard, scendendo sempre più a sud.

Il Forte di Bard è una meta turistica molto famosa, e le sue origini risalgono al periodo ostrogoto, quando c’era un piccolo presidio all’epoca di Teodorico. Durante il Medioevo fu occupato dalla potente signoria feudale dei Bard fino alla metà del Duecento, quando Amedeo IV di Savoia volle avere personalmente il controllo del forte: da qui in poi il castello rimarrà dominio della famiglia Savoia fino al termine del loro regno. Durante il regno di Carlo Felice di Savoia, l’ingegnere militare Francesco Antonio Olivero ha ideato e costruito l’Opera Ferdinando e l’Opera Mortai; nella parte centrale, l’Opera Vittorio; più in alto, l’Opera Gola e l’Opera Carlo Alberto.

Caduto in disuso dalla fine del XIX secolo, il forte fu poi adibito a carcere militare e, successivamente fino al 1975 a polveriera dell’Esercito Italiano, dopodiché la proprietà passò alla Regione Autonoma Valle d’Aosta.

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Decidiamo di visitare la mostra del noto fotografo Steve McCurry, a cui è dedicata una personale molto interessante e ricca di spunti. Successivamente ci soffermiamo sul Museo del Ferdinando (ne parlo in questo articolo), che è il museo delle fortificazioni.

Dopo una giornata intensa, decido di tornare verso casa, soffisfatta e felice della bellissima esperienza.