I luoghi della storia: il borgo di Zavattarello

L’Oltrepò è un luogo magico e ricco di storia, con castelli e borghetti tutti da scoprire. Da buona Vagabonda mi piace girare tra i paesini e scoprire la storia di ognuno di noi. Uno dei borgi più belli da visitare è senza dubbio Zavattarello, piccolo comune di 991 abitanti situato nell’alta val Tidone, nel cuore dell’Oltrepò.

 

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L’ingresso del borgo

 

Zavattarello fa parte del circuito dei borghi più belli d’Italia ed è considerato uno dei comuni più pittoreschi e maggiormente caratteristici.

Zavattarello deve il suo nome all’attività che fu prevalente in questo borgo per secoli interi: quella dei ciabattini. Il volgare “savattarellum” indica proprio il luogo dove si confezionano le ciabatte (savatte).

 

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Tra le vie di Zavattarello

 

La sua storia è molto antica, in quanto il paese era feudo dell’Abbazzia di San Colombano di Bobbio e nel 1390 il vescovo di Bobbio cede a Jacopo Dal Verme il castello (denominato ancora oggi Castello dal Verme) e tutto il feudo. Dal 1926 fa parte della provincia di pavia, dopo alcuni anni in cui dal pavese passò sotto il piacentino.

 

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Castel Dal Verme

 

Il borgo è conosciuto, oltre per il suo fascino e gusto delle abitazioni in pietra ed in stile “medievale” per il suo castello, il Castello dal Verme: costruito interamente in pietra, con uno spessore murario di 4 metri, il castello sovrasta il paese e domina la vista dalla sua posizione collinare. Di grandi dimensioni, con più di 40 stanze, è attorniato da un Parco Locale di Interesse Sovracomunale. La sua posizione sopraelevata è chiaramente a scopo difensivo grazie alla vista degli altri castelli della zona (Valverde, Trebecco, Torre degli Alberi, Pietragavina e Trebecco). Oggi il Castello è aperto ai visitatori secondo un orario prestabilito e soltanto alcuni giorni della settimana.

 

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Zavattarello tra salite…E discese!

 

Passeggiare tra queste viuzze rievoca pensieri lontani, e godere di una vista così incredibile non può che mettere di buon’umore. Consiglio tuttavia di visitare Zavattarello d’estate e quando il castello è aperto, dato che, per quanto mi riguarda, non è stato possibile visitarlo in quanto chiuso.

 

 

 

 

Un’escursione in giornata: Consonno

Durante le mie frequenti visite a Lecco, città meravigliosa e ricca di storia, mi sposto spesso anche nella sua provincia, cercando qualche luogo suggestivo e affascinante. E’ questo il caso di Consonno, una frazione del comune di Olginate. Insieme al mio inseparabile compagno e alla nostra amica comune Francesca, decidiamo di metterci in auto e di fare rotta verso il famoso “paese fantasma”, di nome e di fatto dato che questa frazione è una città fantasma dal 1976 a seguito all’abuso edilizio avvenuto negli anni ’60 di una frana avvenuta proprio nel 1976.

 

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Il Minareto ed il panorama da Consonno

 

Lasciata la macchina a circa un chilometro dal paese (la frana ha distrutto la strada che collegava direttamente Consonno agli altri centri) percorriamo un tratto a piedi fino a ritrovarci davanti a ciò che resta oggi di un grande progetto, la “Città dei Balocchi”. Ma Consonno ha origini piuttosto antiche: le prime notizie storiche risalgono ad una pergamena del 1085 dove veniva citato un piccolo paesino di nome “Cussono” che nel 1162 divenne proprietà del monastero benedettino di Civate. Nel 1412 nacque il comune di Consonno mediante un giuramento di fedeltà prestato a Filippo Maria Visconti per mezzo di alcuni procuratori.

Nel 1853 Consonno, arrivato ormai a 230 abitanti, fu inserito nel distretto XI di Oggiono. Nel 1928 il comune di Consonno, che contava quasi 300 abitanti, venne aggregato al vicino comune di Olginate ma pochi anni dopo, in seguito alle due guerre mondiali, si spopolò fino ad arrivare ad avere circa 50 abitanti. Fino al 1960 la cittadina, anche se distante dal paese, viveva grazie alle attività artigianali e alla ricchezza dei campi da coltivare.

Ciò che in realtà vediamo oggi è il risultato degli ultimi anni di vista di Consonno: con l’arrivo del conte Mario Bagno si decise di cambiare radicalmente il volto del borgo, distruggendo le antiche case per far posto a nuovi palazzi. Non appena i lavori iniziarono, era chiaro che il conte avrebbe voluto costruire una “Las Vegas” in Brianza. Gli unici edifici risparmiati furono la Chiesa, la Canonica ed il cimitero.

 

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La Chiesa di Consonno

 

A causa degli interventi massicci, si venne ad intaccare l’equilibrio idrogeologico del territorio che ben presto fece sentire “la sua voce”: una prima frana venne innescata nel 1967 ma i lavori continuarono. L’anno dopo iniziarono ad essere costruiti alberghi e ristoranti con richiami a diverse culture, come una pagoda cinese ed il celebre minareto, che ci accoglie all’entrata del paese. La fama del piccolo centro crebbe ed attirò personaggi famosi della musica e dello spettacolo. La fama ebbe vita breve perchè nel 1976 una nuova grossa frana distrusse la via che da Olginate conduceva a Consonno e tutti i sogni del conte vennero spazzati via, nonostante un ultimo tentativo di rilancio nel 1981. Il conte morì nel 1995 e per anni Consonno fu tristemente conosciuta a causa dei suoi spazi malsani e malfamati, ritrovo di tossicidipendenti e piccole gag che razziavano quel poco che rimaneva. Nel 2007 i partecipanti di un rave party danneggiarono ulteriormente le strutture fatiscenti rimaste.

 

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Ciò che rimane delle finestre…

 

Arrivati al paesello l’atmosfera è spettrale: vetri infranti, graffiti, le rovine di fasti ormai lontani danno l’impressione di un passato glorioso ma di un futuro inesistente. Il silenzio è tombale ed è interrotto soltanto da altri “visitatori” come noi, che sono venuti incuriositi per osservare ciò che rimane di Consonno. Decidiamo di addentrarci nei vecchi appartamenti sotto il Minareto, stando attenti ai vetri e ai cocci rotti per terra: ormai tutto è abbandonato e i graffiti testimoniano le razzie di molti approfittatori.

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Provo un senso di inquietudine e anche un po’ di tristezza a vedere tutto questo degrado. Sì, l’atmosfera è davvero suggestiva, ma ormai tutto è senza vita e sembra un perfetto luogo per girare un film dell’orrore. Tra l’altro Consonno è stata anche il set per il film “I figli di Annibale” e di uno spot pubblicitario dei jeans della Levi’s.

 

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Il vecchio furgone abbandonato

 

Quali prospettive per questa frazione? Gli eredi del conte stanno cercando di vendere ciò che rimane online per avviare un progetto di riqualificazione. Nel 2007 fu fondata l’associazione “Amici di Consonno” che ha ottenuto in comodato la proprietà e la ex tavola calda che è stato ristrutturato e rinominato “Bar la Spinada”, aperto dal lunedì di Pasqua ad ottobre. L’associazione si occupa inoltre di organizzare numerosi eventi per rilanciare questo luogo. La speranza è quella di rivedere la rinascita di Consonno, che non venga costruita tutta da capo ma che venga valorizzata per quello che è.

 

 

 

Diario di viaggio: Napoli – giorno 2

Eccomi arrivata al secondo giorno di Napoli, purtroppo l’ultimo dato che l’indomani è già ora di ritornare a casa: purtroppo solo una toccata e fuga ma l’idea è proprio quella di ritornarci.

Oggi la giornata è all’insegna del bel tempo, almeno per quanto riguarda la mattina: decidiamo dunque di partire di buon’ora per tornare verso il centro. Prima tappa: la famosa Via Toledo.

Via Toledo è una delle arterie principali di Napoli ed è lunga più di 1 chilometro. E’ forse la via più famosa per quanto riguarda lo shopping della città partenopea: la sua costruzione fu voluta dal viceré Pedro Álvarez de Toledo nel 1536. La strada correva lungo la vecchia cinta muraria occidentale di epoca aragonese che per gli ampliamenti difensivi proprio di don Pedro fu resa obsoleta e quindi eliminata.

Nel corso dei secoli la sua fama è stata accresciuta tramite i viaggi del Grand Tour e di alcune citazioni nelle canzoni napoletane.

Oggi via Toledo è ricca di negozi di grandi e famosi marchi: ficchiamo anche noi il naso in qualche negozio, tra cui ovviamente il Disney Store, che non può mancare alla lista dei “must”.

Arrivati in fondo alla via, siamo praticamente giunti alla famosa Piazza del Plebiscito, la piazza più famosa di Napoli e una delle piazze più famose d’Italia.

 

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La Piazza può essere suddivisa in due parti distinte: la prima è ai piedi della Basilica di San Francesco di Paola e segue una conformazione semi circolare (l’immagine che tutti abbiamo della Piazza) mentra la secona ha forma rettangolare ed è determinata nei lati brevi dalle cortine dei palazzi gemelli e nel lato lungo dal profilo del palazzo Reale.

All’intreno della Piazza ci sono le due statue equestri di Carlo III di Borbone e di suo figlio Ferdinando I realizzate dal famoso scultore Antonio Canova.

Già vista “in veste notturna”, siamo catturati dal suo fascino pittoresco e dalla sua magnificenza: rimaniamo per un bel po’ ad osservarla, godendoci uno spettacolo davvero unico.

Dopo aver scattato le consuete foto, ci dirigiamo verso Castel dell’Ovo, ammirando la meravigliosa costiera napoletana ed il Vesuvio, che da lontano si staglia sull’orizzonte, come un guardiano di questa città, così calmo eppure insidioso.

 

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Il maestoso Vesuvio

 

Castel dell’Ovo è il castello più antico di Napoli ed è uno degli elementi che spiccano maggiormente nel celebre panorama del golfo partenopeo. Il curioso nome deriva da una leggenda secondo la quale il poeta Virgilio nascose nelle segrete un uovo che mantenesse in piedi tutta la fortezza. La rottura dell’uovo sarebbe stata la rovina per Napoli e per il Castello stesso.

 

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Dato che il Castello è aperto al pubblico, decidiamo di fare in un giretto attarverso le sue mura ed il basamento, e scattare qualche meravigliosa fotografia proprio dalle sue alture. Risalendo lungo i camminamenti, mi ritorna alla mente la fiction “Elisa di Rivomborsa – Parte seconda”: quando Elisa giunge a Napoli, la prima cosa che vede è proprio il Castel dell’Ovo ed è qui che Gaetano l’accoglie con il suo cocchio trainato dal ciuchino. Sembra di tornare indietro con il tempo!

Il Castello è proprio suggestivo e ricco di angoli nascosti, tutti da esplorare. Non possono mancare le fotografie canoniche.

 

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Il Vesuvio da Castel dell’Ovo

 

Ci soffermiamo un pochino qui e ci godiamo l’aria frizzantina del mattino (nonostante sia l’inizio dell’anno ci sono ben 16 gradi, tutt’altra cosa rispetto alla gelida Pavia!) e rimpiangiamo il fatto che non sia già primavera nel nostro gelido nord. Verso mezzogiorno dobbiamo lasciare il Castello, perchè i nostri amici Napoletani Gian Marco e Sabrina ci aspettano per un pranzo ed un bel pomeriggio insieme.

 

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I meravigliosi dolci del Caffè Gambrinus

 

Con questi due napoletani doc, la città è ancora più bella e, tra un aneddoto e l’altro, la giornata scorre più veloce del previsto! Sapori, leggende, storie antiche: Napoli è tutto questo.

Purtroppo arriviamo a sera che siamo stanchi e malinconici, perchè l’indomani dobbiamo partire: è stata proprio una toccata e fuga ma il desiderio è quello di ritornare al più presto, per goderci ancora una volta la meravigliosa aria partenopea!

 

 

 

 

 

Scoprendo Pavia: La Chiesa di San Michele

Da grande affezionata della mia città, voglio aprire una nuova rubrica che racconti i segreti di Pavia, sempre in ottica “vagabonda”, con il mio stile.

Iniziamo con un piccolo spaccato di storia, scoprendo le radici di Ticinum Papia.

Il primo insediamento in area pavese si deve ad antiche popolazioni della Gallia, probabilmente Levi, Marici o Insubri. La città vera e propria venne però fondata dai Romani, e questo è ben evidente dalla pianta rimasta intatta, a castrum (accampamento militare). Con il declino dell’Impero Romano, la città venne saccheggiata ripetutamente fino alla conquista dei Longobardi, che nel 572 ne fecero la capitale del loro regno in ascesa: da questo momento la città assunse il nome di Papia, perdendo il toponimo di Ticinum affibiatole dai Romani.

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Facendo un piccolo balzo, arriviamo all’epoca di Federico Barbarossa: Pavia fu fedele all’imperatore durante le guerre con la Lega Lombarda. Successivamente venne annessa al Ducato di Milano, sotto il dominio della famiglia Visconti. E’ il 1360.

Pavia torna protagonista sulla scena europea grazie alla famosa Battaglia di Pavia, combattuta il 24 febbraio 1525 tra i Francesi e gli Imperiali spagnoli: questi ultimi furono i vincitori perché il capitano di ventura Cesare Hercolani, ferendo il cavallo del re Francesco I di Francia, ne permise la cattura, meritandosi il soprannome di vincitore di Pavia e la gratitudine dell’imperatore spagnolo Carlo V d’Asburgo.

Successivamente, la città vide molte dominazioni dal XVIII al XIX secolo: spagnoli, francesi ed austriaci se la contesero insieme ad altre grandi città lombarde, fino al 1859 quando divenne parte del Regno di Sardegna, il futuro Regno d’Italia.

Pavia è dunque una città ricca di storia e di fascino, che conserva molto bene gli antichi splendori del passato. Molti illustri personaggi sono passati da qui, tra cui Napoleone Bonaparte, Ugo Foscolo, Ada Negri, Camillo Golgi, Lazzaro Spallanzani, Maria Teresa d’Austria, e molti altri ancora. Tutti, a loro modo, hanno contribuito alla grandezza di questa città, oggi ancora molto visitatada turisti attirati dalle sue bellezze architettoniche e dai suoi monumenti.

Con questa rubrica vorrei farvi conoscere più nel dettaglio i suoi luoghi, i suoi scorci, la sua storia.

Dopo il Castello Visconteo e Piazza della Vittoria, ora è la volta della Basilica di San Michele Maggiore.

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La maestosa Basilica di San Michele

La Basilica di San Michele Maggiore è un capolavoro dello stile romanico lombardo, nonché una delle principali chiese e attrazioni della città e risale ai secoli XI e XII.

La costruzione della Basilica iniziò verso la fine del XI secolo, sui resti di una prima chiesa che fu distrutta da un incendio nel 1004. La Basilica venne terminata entro l’anno 1155 dato che sappiamo che lunedì 17 aprile del suddetto anno Federico Barbarossa si fece incoronare Re d’Italia proprio all’interno di San Michele, all’età di 32 anni.

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San Michele si discosta dalle altre chiese cittadine grazie e soprattutto per via della sua architettura: la facciata è costituita da fragile pietra arenaria color ocra, che subisce imperturbabile i danni causati dal tempo e dagli agenti atmosferici. Preservare un tale monumento richiede studi ed interventi costanti, in una continua sfida tra uomo e avversità. La meravigliosa facciata è adornata da un immenso repertorio di sculture a tema sacro e profano, tra queste si possono ricordare San Michele arcangelo e il drago, Annunciazione, Madonna col bambino presenti sul portale.

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Madonna col Bambino

La conformazione architettonica prevede una pianta a croce latina con un transetto molto sviluppato. Le dimensioni sono notevoli (lunghezza: 55 metri; larghezza al transetto: 38 metri).

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L’altare maggiore risale al 1383 e all’interno di una teca riposta in questo ci sono conservate le reliquie di tre santi:

  • Sant’Ennodio
  • San Eleucadio
  • Sant’Aldo eremita

La Basilica si distingue anche per il numero di reliquie conservate non solo all’interno dell’altare maggiore, ma anche nelle cripte.

Tra queste ricordo quelle di:

  • San Massimo vescovo di Pavia
  • San Cornelio
  • San Carlo Borromeo

Oggi la Basilica è meta di molti turisti ed è uno dei simboli più famosi non solo di Pavia, ma della Lombardia tutta, grazie alle sue meravigliose peculiarità uniche e senza tempo.

Grazie alla sua posizione facilmente raggiungibile (proprio nel cuore del centro storico, collegata ad uno dei viali più belli di Pavia, Corso Garibaldi), è una delle tappe obbligate per chi vuole visitare la città.

Un gioiello raro, da preservare e rispettare.

Curiosità sulla Basilica di San Michele…

  • San Michele è una delle poche chiese in stile romanico con la facciata in arenaria ad essere giunta fino a noi
  • La Chiesa conserva in totale 235 reliquie, di cui 11 tra santi e beati
  • La Basilica vide svolgersi riti solenni e incoronazioni, tra cui ben tre incoronazioni di re italici: Berengario I (a. 888), Lodovico III (a. 900), Ugo (a. 926), Berengario II col figlio Adalberto (a. 950), Arduino d’Ivrea (a. 1002), Enrico il Santo (a. 1004) e, molto più tardi l’anno 1155 « in dominica Iubilate » Federico I, il Barbarossa.

Per visitare Pavia, puoi alloggiare presso (tutti rigorosamente provati da Donna Vagabonda!) …

Per visitare Piazza della Vittoria, puoi parcheggiare in…

  • Parcheggio Area Cattaneo (Viale Nazario Sauro)
  • Parcheggio Viale Indipendenza (Viale Indipendenza)
  • Corso Garibaldi
  • Via Santa Clara
  • Viale Giacomo Cattaneo
  • Piazza Petrarca
  • Piazza Castello

Un mese ad Heidelberg: Heidelberg e le sue meraviglie

Nell’estate del 2017 ho deciso di intraprendere un viaggio in solitaria per studiare il tedesco e così mi sono iscritta alla International Summer School of German Language di Heidelberg, tutta frebbricitante per la nuova avventura che stava per cominciare. Detto fatto, dopo l’iscrizione in un batter d’occhio era ora di partire! E così, dal 2 agosto al 2 di settembre mi sono trasferita ad Heidelberg, per vivere questa emozionante esperienza in terra teutonica.

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La statua della Madonna con Bambino a Kornmarkt ed il Castello sullo sfondo

Questa rubrica non può che iniziare con la sua protagonista, Heidelberg, perla del Baden-Württemberg, città storica incastonata nella valle del fiume Neckar.

La città è un importante centro industriale grazie alle numerose industrie del tabacco, meccaniche, elettrotecniche e cartarie. E’ tuttavia per l’Università che questo centro è conosciuto: l’Università di Heidelberg è la più antica della Germania, fondata del 1386 da Roberto I.

La città fu fondata nel XII secolo ma la sua storia risale fino al tempo dei Celti e dei Romani, che si stabilirono qui su insediamenti già esistenti dell’età della pietra. Nei pressi di Heidelberg, Daniel Hartmann scoprì il 21 ottobre 1907 la mandibola del noto Homo heidelbergensis, da cui deriva il più famoso Homo neanderthalensis. I resti sono conservati al Museo del Palatinato (leggi la mia visita in questo articolo).

La più antica testimonianza scritta su Heidelberg è del 1196 e la costruzione primitiva del suo famoso castello fu innalzata nel XIII secolo. Il Palatinato, regione storica in cui si trova Heidelberg, divenne sempre più importante nel Medioevo, e i suoi Conti divennero elettori del Sacro Romano Impero grazie alla Bolla d’oro del 1356. Nel 1386 Roberto I fondò l’Università ed Heidelberg si porta così sulla scena della storia.

Nell’ultima legge promulgata dal Sacro Romano Impero (Reichsdeputationshauptschluss), il Palatinato fu abolito, e i territori alla destra del Reno, quindi anche Heidelberg, furono riuniti al Granducato di Baden.

All’inizio del secolo XIX la città sul Neckar divenne uno dei luoghi simbolici del romanticismo tedesco.

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Con l’avvento del Nazismo, la città fu sconvolta dalla persecuzione razziale e dalle deportazioni (numerose sono infatti le pietre d’inciampo poste in tutta la città). Più di 6000 Ebrei vennero deportarti nei campi di concentro, la maggiorparte a Dachau (leggi il mio viaggio a Dachau, in questo articolo). Heidelberg era una città importante per la Wehrmacht, piena di ospedali militari, che non subì pesanti bombardamenti. Il 29 marzo del 1945 l’esercito tedesco fece saltare il Ponte Vecchio durante la ritirata, il giorno dopo le truppe americane entrarono in città senza incontrare resistenza.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale Heidelberg rifiorì e divenne un centro turistico rinomato in tutta l’Europa.

Chi la visita per la prima volta, non può che rimanere sbalordito dal profumo di storia che si respira in questa città: da Marktplatz, a Bismarckplatz, moderno ed antico si amalgamano in un tripudio di bellezza. Che si arrivi in auto o in treno, Heidelberg è ben servita di parcheggi e mezzi pubblici.

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Per le tappe prettamente “turistiche” non si può non visitare il suo Castello, che domina tutta la città dalla sua posizione sopraelevata, il Ponte Vecchio, ricostruito esattamente come l’originale, il Carcere studentesco (leggete del Carcere in questo articolo), luogo affascinante e ricco di leggende, la festosa Hauptstraße ricca di negozi all’ultima moda, la Heiliggeistkirche,
imponente chiesa protestante di Marktplatz.

I palazzi storici e il fiume Neckar incorniciano questa città meravigliosa e vivibile, che offre tanto di giorno quanto di sera: se durante le ore più calde possiamo rilassarci all’ombra degli alberi del giardino del Castello, di notte la città si anima di giovani che frequentano i numerosi Kneipe di Untere Straße, ritrovi musicali e ricchi di vita.

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Se la giornata è bella, si può fare un piacevole giro in battello sul Neckar, con la possibilità di effetuare crociere anche in altre città con punto di partenza Heidelberg. Gli amanti delle passeggiate non disdegneranno la Philosophenweg, la camminata dei filosofi, un percorso tra i boschi che ci permette di scorgere la città dall’altra sponda del fiume, e Königstuhl, il punto più alto della città, raggiungibile tramite la stessa cabinovia che collega il centro storico con il Castello (biglietto acquistabile con un sovrapprezzo).

Da ricordare come attrazioni lo Zoo di Heidelberg, nel quartiere di Neunheim, e i vari negozi dell’antiquariato, sparsi in tutta la città.

Per gli amanti della squisita cucina tedesca, consiglio vivamente i ristoranti Weisser Schwan (in Hauptstraße) e Vetter’s Alt Heidelberger Brauhaus (in Steingasse). Se invece siete nostalgici e avete voglia di un buon espresso italiano, niente è meglio di Peppino, sempre in Hauptstraße, dove l’ospitalità è di casa e dove potrete ritrovare il gusto autentico della nostra amata Italia.

Non mi rimane che consigliarvi questa città, anche per viverci, perchè una volta visitata, ve ne innamorete letteralmente.

Diario di viaggio: Napoli – giorno 1

E’ tradizione che per le vacanze di Natale o comunque per i primi dell’anno si faccia un viaggio. Ormai sono anni che seguo con rigore questa abitudine e anche il 2018 non è da meno. Così, spinta dalla voglia di viaggiare e incuriosita dalle bellezze nostrane (era da tanto che non visitavo una città d’arte), decido di partire per tre giorni, direzione: Napoli.

 

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La celebre Piazza del Plebiscito

 

Era da tanto tempo che volevo visitare la città partenopea, ma non avevo trovato nessuno con cui condividere questa esperienza, fino a settembre scorso. Complice poi la voglia di mare, il voler andare a trovare alcuni amici che abitano proprio a Napoli e la curiosità per una delle città più famose d’Italia, decido dunque di organizzare e così, come mi piace fare, in una sera prenoto sia il treno che l’alloggio. Chi mi segue sa che non amo tergiversare!

Dopo essere salita sul Frecciarossa e aver fatto 5 ore di viaggio, mi ritrovo dunque a Napoli e subito posso notare quanto sia pittoresca e ricca di spirito, grazie al suo colorato dialetto e alla gentilezza dei napoletani. Il nostro B&B si trova subito in Piazza Garibaldi, a pochi passi dalla stazione, in una posizione ottima per i servizi pubblici e per raggiungere il centro. Tempo di tirare un attimo il fiato e subito ci immergiamo nella coloratissima Napoli, tra statue del presepe, sfogliatelle calde e canzoni neomelodiche.

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Ci dirigiamo subito verso il Quartiere San Lorenzo e davvero ci perdiamo tra mille bancarelle e negozietti. Napoli è davvero bellissima e subito ci colpisce e ci travolge. Dato che ci piace girare a piedi, vogliamo percorrere più strada possibile per vedere il maggior numero di attrazioni, e così visitiamo la Basilica di San Lorenzo, tra le più antiche della città. Carlo I d’Angiò a partire dal 1270, iniziò a sovvenzionare la ricostruzione della basilica e del convento, in una mescolanza di stile gotico e francescano. Successivamente, la badilica fu protagonista di importanti eventi storici per la città: nel 1343 Francesco Petrarca soggiornò presso il suo convento e sempre qui sembra che Giovanni Boccaccio si innamorò di Fiammetta, la bella Maria d’Aquino, figlia del re Roberto d’Angiò.

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Guidati da una luce sempre più fioca (ma che risalta sempre di più la bellezza della città), percorriamo i suoi vicoli fino ad arrivare al celebre Maschio Angioino: il Castel Nuovo è uno storico castello medievale e rinascimentale, nonché uno dei simboli di Napoli. Il castello si trova proprio su piazza del Municipio. La costruzione del nucleo antico si deve sempre a Carlo I d’Angiò, anche se non vi si stabilì mai. Assegnato il progetto all’architetto francese Pierre de Chaulnes, i lavori per la costruzione del Castrum Novum presero il via nel 1279 per terminare appena tre anni dopo. Il successore di Carlo I, Carlo II lo Zoppo si trasferì con la famiglia e la corte presso la nuova residenza, che fu da lui ampliata e abbellita. Con l’ascesa al trono di Roberto d’Angiò il castello divenne un notevole centro di cultura grazio al suo mecenatismo.

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Nel 1443 Alfonso d’Aragona, che nel frattempo aveva conquistato il trono di Napoli, stabilì nel castello una corte e ristrutturò la fortezza ancora una volta. L’importanza del castello come centro del potere regale venne sottolineata dall’inserimento in corrispondenza dell’ingresso dell’arco trionfale, capolavoro del Rinascimento napoletano ed opera di Francesco Laurana, insieme a molti artisti di varia provenienza. Di grande importanza è anhe la “sala dei Baroni” (oggi dedicata ai Consigli Comunali) dove si svolse l’epilogo della famosa congiura dei baroni, ordita contro Ferdinando I, il figlio di Alfonso: nel 1486 il re invitò tutti i congiurati in questa sala col pretesto di una festa di nozze che segnasse la fine delle ostilità: i baroni accorsero ma il re fece sbarrare le porte dai suoi soldati e fece arrestare tutti i congiurati ponendoli con la condanna a morte. Devo dire che questa immagine mi fa tornare in mente le celebri “Nozze Rosse” della serie tv Il Trono di Spade… Non so a voi!

Non visitiamo l’interno in quanto chiuso a causa dell’orario, ma per questa breve toccata e fuga non avremo tempo per visitarei musei, eprciò ci accontentiamo di scattare qualche fotografia. Poco distante dal Maschio Angioino troviamo la famosa Piazza del Plebiscito, assolutamente affascinante anche con l’odore della notte che prepotente si impadronisce della città. Non racconterò qui la sua storia, né la descriverò, in quanto l’indomani avremo modo di godercela anche con la luce del sole, ma soprattutto con più calma.

 

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Piazza del Plebiscito di sera

 

Ormai si è fatto buio ed è ora di tornare verso Piazza Garibaldi: ci attende un’altra bella camminata, ma siamo felici e molto soddisfatti, quindi la stanchezza passa in secondo piano. Dopo essere rientrati e dopo una bella doccia ristoratrice, non vediamo l’ora di assaporare il piatto più famoso di Napoli: la pizza!

Decidiamo di non andare troppo lontano e ci dirigiamo verso il Ristorante – Trattoria Ieri, Oggi e Domani e siamo subito catturati dalle atmosfere del celebre film con Sofia Loren: le pellicole appese, le fotografie del set alle pareti e, naturalmente, una pizza da sogno.

Primo giorno a Napoli: vissuto a 100 all’ora!

 

 

 

Un mese ad Heidelberg: Bamberg

Durante il mese in cui ho vissuto in Germania, precisamente ad Heidelberg, ho potuto visitare alcune città non troppo distanti, grazie alle numerose escursioni organizzate dall’Università. E’ questa la volta di Bamberg, o Bamberga italianizzata.

 

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La Statua dell’Imperatrice Cunegonda

 

Bamberga è una città bavarese situata nell’Alta Franconia, sul fiume Regnitz. Città Patrimonio dell’Unesco, è un centro solare dalle radici antiche, famoso per la produzione di birra e per i suoi monumenti tutti da scoprire.

Bamberga era già popolata nel 600 d.C. per la maggior parte da Slavi.

Durante il Medioevo, la città passa “di mano” e cambia feudo molte volte, fino a diventare dominio imperiale (tale rimarrà fino al 973).

Per un breve periodo Bamberga fu il centro del Sacro Romano Impero. Enrico II e sua moglie Cunegonda, entrambi annoverati frai i Santi della Chiesa cattolica, sono seppelliti nella cattedrale.

Dalla metà del XIII secolo in poi i vescovi divennero anche principi dell’Impero e nei secoli seguenti Bamberga venne governata dai suoi vescovi che promossero la costruzione di edifici monumentali.

Bamberga diventa tristemente famosa durante il XVII secolo, dove è protagonista della scena storica a causa dei processi alle streghe che qui ci sono stati: sotto il governo del principe vescovo Johann Georg II von Fuchs Dornheim venne fondato il Drudenhaus, il Carcere delle streghe. Fino al 1632 vennero condannate più di 300 persone a Bamberga e solo con l’invasione delle truppe svedesi si è riusciti a porre fine al massacro e al governo del vescovo.

Nel 1647 fu fondata l’Università di Bamberga, con il nome di Academia Bambergensis con le facoltà di Teologia e Filosofia.

Con la mediatizzazione, Bamberga perse la sua indipendenza nel 1803, entrando a far parte del Regno di Baviera.

Dopo la Prima Guerra Mondiale, il Governo regionale bavarese si rifugil a Bamberga in seguito ad un’insurrezione comunista. Nel febbraio del 1926 Adolf Hitler tenne qui la Conferenza di Bamberga e nel 1933 ci fu il Rogo di libri, esattamente il 1º luglio.

Dopo la Seconda guerra mondiale Bamberga apparteneva alla Zona di occupazione americana.

Con una storia così ricca e variegata, Bamberga è oggi un luogo simbolo della Baviera e della Germania tutta, che attira ogni anni migliaia di turisti da tutto il mondo.

 

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La “Piccola Venezia”

 

Arrivata in questa graziosa cittadina, vengo subito catturata dal colore sgargiante delle sue abitazioni (la Klein-Venedig, la Piccola Venezia), che in una bella giornata come questa risalta ancora di più. Il tour prevede la visita dei monumenti principali, e così ci dirigiamo subito verso il centro storico: molti sono gli edifi storici con riportate targhe e incisioni che testimoniano il passato assai ricco di questa città bavarese. Molte sono anche le insegne delle birrerie, ancora oggi in funzione, che naturalmente attirano appassionati e non solo.

 

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Un’antica birreria

 

Passeggiando procediamo lungo i ponti e incontriamo la Statua di Cunegonda, e subito accanto il Vecchio municipio (Altes Rathaus) del 1386 costruito nel messo del fiume Regnitz ed accessibile attraverso due ponti. All’interno ospita la Sammlung Ludwig, una delle maggiori collezioni di porcellana d’Europa che purtroppo non riesco a visitare, a causa del poco tempo a disposizione. Gli affreschi di Johann Anwander sono spettacolari e attirano subito l’attenzione grazie ai motivi architettonici a trompe-l’oeil.

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Dopo qualche minuto raggiungo il cuore della città, il Kaiserdom: il Duomo Imperiale è la cattedrale della città. Fondata nel 1004 per volere dell’Imperatore Enrico II il Santo, è una delle sette cattedrali imperiali tedesche (assieme al Duomo di Magonza, quello di Worms,  quello di Spira, la Cattedrale di Acquisgrana, il Duomo di Francoforte, e la Basilica di Königslutter, chiamata così perchè ospita la tomba dell’Imperatore e di sua moglie Cunegonda. Il Duomo è uno degli esempi più splendidi dell’architettura romanica.

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Dopo aver visitato l’interno, che è davvero spettacolare, scatto qualche foto della cittadella medioevale che ancora rimane intatta con il suo fascino d’altri tempi.

E’ ormai ora di pranzo e naturalmente un buon piatto di carne e crauti non può mancare presso il ristorante Kachelofen.

Il pomeriggio è dedicato alla visita alla Residenza Nuova, la Neue Residenz, l’antico palazzo dei principi-vescovi, che sorge proprio in Piazza del Duomo. Oggi ospita la Biblioteca di Bamberga, la Galleria di Stato ed un’importante pinacoteca.

I lavori per la costruzione di questa residenza iniziarono nel 1608. L’edificio viene poi ampliato nel 1697 grazie all’arcivescovo Lothar Franz von Schönborn: i lavori terminarono nel 1703.Durante questi lavori vennero realizzate le sale di rappresentanza più belle, come la Marmosaal, la Spiegelgalerie e la Kaisersaal. Dal 1803 divenne residenza reale fino alla conquista napoleonica.

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Nel 1919 si installano nel palazzo il governo dello Stato di Baviera con il ministro presidente Johannes Hoffmann, e il Landtag della Baviera, che adottarono la costituzione democratica bavarese nella Galleria degli Specchi.

La visita di questa residenza vale proprio la pena, anche se le sale da vedere non sono molte. Per ultimo, visito il giardino, con il favoloso roseto, che ospita numerose varietà davvero intriganti.

E’ ora di tornare a casa, dopo una visita che so che rimarrà sempre nel mio cuore.

Diario di viaggio: Lubiana e Bled – giorno 3

L’ultimo giorno in Slovenia non l’ho passato nella capitale, bensì a Bled. Incuriosita da ciò che mi avevano detto alcuni amici in proposito, decidi di visitare questa graziosa località situata sull’omonimo lago, a circa un’ora di auto da Lubiana. Purtroppo, ancora una volta, il tempo atmosferico mi è avverso e parto dalla città con una pioggia battente… Speriamo nel bel tempo una volta arrivata là!

 

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Il Lago di Bled

 

Bled è una piccola cittadina situata nel nord-ovest del paese, conosciuta principalmente per il suo lago di origine glaciale: al centro di questo si trova una piccola isola su cui è stata costruita una chiesa dedicata a San Martino. L’isola, tra l’altro, è l’unica isola lacustre della Slovenia e può essere raggiunta tramite alcune barchette a noleggio.

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Arrivata presso il piccolo centro, cerco subito un comodo parcheggio per fare il giro del lago. Il tempo sembra migliorare ma non canto vittoria, infatti poco dopo il mio arrivo ricomincia a piovere, ma questa volta si tratta solo di brevi scrosci. Nonostante ciò, il lago è assai suggestivo e la vista è impressionante.

Il giro del lago è lungo circa due chilometri, ma non lo faccio tutto, perchè preferisco fermarmi e scattare qualche foto: tra l’altro, durante la mia visita, si stanno svolgendo i campionati mondiali di canottaggio, quindi non posso perdermi l’occasione di immortalare un simile evento!

 

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Pronti per la partenza!

 

Dopo essermi goduta il lago, decido di visitare il Castello di Bled, poco distante, che domina il bellissimo lago: il castello medievale è costruito su una rocca che sovrasta il lago ed è probabilmente il più antico castello sloveno. Le origini risalgono al XI secolo, quando l’imperatore Enrico II decise di concedere in donazione il feudo ai vescovi di Bressanone che qui eressero il Castello, successivamente passato sotto il governo degli Asburgo nel 1278. Il Castello non venne mai abitato, ma aveva una funzione difensiva in quanto si trova su un promontorio che permette di contollare tutta la valle circostrante. Nel medioevo furono costruite le alte torri e consolidato il sistema di fortificazione.

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La struttura caratteristica di questa roccaforte è doppia e la parte bassa è collegata a quella superiore tramite una scalinata. All’interno dei due cortili si trovano alcune botteghe, come la conceria e il negozio di souvenir, ed un bar dove pranzare: io non sono da meno e mi mangio un bel panino con salame godendomi la vista illuminata da un timido sole.

Presso il secondo terrazzo si trovano anche un museo della storia antica di Bled e la cappella del Castello.

Dopo qualche piccola compera al negozio di souvenir e qualche fotografia, decido di rientrare verso Lubiana. Ormai sono arrivata alla fine di questo “viaggio-lampo” e l’indomani dovrò rimettermi in viaggio verso l’Italia.

 

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Il tempo sembra essersi fermato a Bled…

 

Lubiana e Bled mi hanno colpito molto, scoprire queste bellezze dell’Europa dell’Est è stato veramente magico. Storie, miti, leggende: la Slovenia ne è ricca e le sfoggia con grande maestria, costruendo attrazioni per grandi e piccini, sempre all’avanguardia ma con un fascino del passato.

Questo viaggio in Slovenia segna la fine dei miei viaggi all’estero del 2017: la Camargue, Stoccarda, Heidelberg, Monaco di Baviera e Lubiana. Il 2018 sarà ancora più ricco!

Per leggere gli altri giorni, cliccate sui link sottostanti:

Giorno 1

Giorno 2

 

 

 

 

I luoghi della storia: la Certosa di Pavia

Pavia ha proprio tante bellezze architettoniche e la sua provincia nasconde tesori tutti da scoprire. E’ il caso del monumento, forse, più conosciuto del suo territorio: la Certosa di Pavia.

 

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La facciata della Chiesa

 

La Certosa di Pavia è un complesso monumentale storico che comprende un monastero e un santuario, situato nel comune ominimo, a circa otto chilometri da Pavia.

Il complesso è stato edificato alla fine del XIV secolo per volere di Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano, ed assomma in sé diversi stili, dal tardo-gotico italiano al rinascimentale.

Dal 1866 il complesso è stato dichiarato monumento nazionale e, ad oggi, è proprietà del demanio dello Stato italiano, anche se qui vi risiedono ancora alcuni monaci cistercensi, che si occupano della manutenzione e della gestione.

L’accesso avviene attraverso un grande portone che conduce direttamente nel giardino davanti alla Chiesa, composto di piccole aiuole e siepi disposte in modo geometrico. Arrivati alla Chiesa, si rimane davvero senza fiato per il numero incredibile di bassorilievi inseriti sulla facciata, che raffigurano scene mistiche o importanti personaggi del passato.

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Uno dei bassorilievi

 

L’interno ha una pianta a croce latina, divisa in tre navate con abside e transetto, coperta da volte a crociera su archi a sesto acuto. La pianta è la stessa di un’altra chiesa molto importante di Pavia, quella di Santa Maria del Carmine, precedente opera di uno degli architetti che qui lavorarono: Bernardo da Venezia.

Nonostante gli orari di apertura, non sempre è visitabile per intero la Chiesa, quindi ci si accontenta spesso di vedere soltanto la prima navata. Un peccato per questo luogo così interessante.

 

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La prima navata

 

Oltre alla Chiesa, vi sono i musei della Certosa, che ospitano una gipsoteca ed una pinacoteca: la prima ospita i calchi dei bassorilievi della facciata, mentre la seconda, al piano superiore, ospita ritratti dei Signori di Pavia e quadri raffiguranti scene bibliche.

 

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Il monastero si apre su due chiostri, il chiostro piccolo ed il chiostro grande, visitabile soltanto con la visita guidata: ancora oggi, presso il grande, sono ospitate le cellette dei monaci di clausura, che vivono in spazi ristretti, dediti alla preghiera e al lavoro. I monaci presenti ancora oggi, mantengono uno stile di vita semplice e basilare, e si dedicano, come un tempo, alla coltivazione di erbe officinali e medicinali: da qui vengono create le famose “tisane dei monaci” acquistabili nel piccolo shop difronte al museo.

 

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La Certosa è uno dei simboli del territorio di Pavia, un gioiello da visitare e da rispettare, una meraviglia architettonica e storica da conoscere ed appezzare.

L’ingresso alla Certosa è gratuito, così come è quello del museo.

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Non solo i monaci abitano qui…

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale.

 

 

 

I luoghi della storia: lo Studentenkarzer di Heidelberg

Uno dei luoghi simbolo della città di Heidelberg è senza dubbio la sua Università: fu la prima ad essere fondata da Roberto I nel 1386 e ancora oggi è un simbolo di prestigio per la città e per la Germania tutta. Qui, più di 30.000 studenti ogni anno passano il loro tempo dedicandosi allo studio con dedizione e passione, ma non sempre fu così.

Si sa, qualche volta si incontravano degli studenti svogliati, che non si impegnavano e che addirittura tiravano qualche scherzo ai professori o ai compagni: spirito gogliardico? Può essere, ma l’Università non prendeva questo fenomeno sottogamba e così decise di aprire un vero e proprio carcere studentesco. Lo Studentenkarzer venne aperto nel 1778 e rimase in attività fino al 1914, con lo scopo di punire gli studenti che non mantenevano un comportamento adeguato.

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Chi veniva sorpreso ubriaco, a commettere comportamenti scorretti o in equivoche compagnie, veniva rinchiuso in questa struttura a tre piani, altra e stretta, con piccole celle come un vero carcere. I tempi di detenzione varivano da tre giorni fino a quattro settimane. Gli studenti, però, non si annoiavano così tanto, dato che sono riusciti a dipingere tutto il complesso, disegnando volti anonimi e insegne cavalleresche e lasciando un ricordo della loro permanenza.

E’ così che troviamo nomi, città, date, testimonianze di giovani che forse erano considerati troppo esuberanti per la rigida morale che veniva strettamente seguita.

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Il luogo ha un certo fascino e quando si visita sembra di tornare indietro nel tempo, anche se trasmette, devo confessare, una certa inquietudine, con tutti questi strani affreschi, segno di una gioventù che rimane fissata tra le pagine del tempo.

Il Carcere Studentesco si trova vicino all’Università, ad Augustinergasse 2, ed è visitabile previo acquisto di un biglietto presso lo shop dell’Università adiacente.

Non sarà difficile scorgerlo grazie all’insegna caratteristica.

Lo Studentenkarzer è visitabile dal martedì al sabato.