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I viaggi dei Vagabondi: la Jamaica secondo Irene e Giuseppe

Il primo articolo sui viaggi dei Vagabondi proviene da una coppia di viaggiatori abituali, Irene e Giuseppe, che hanno deciso di raccontarci il loro viaggio in Jamaica, svolto dal 2 al 10 giugno del 2018. Per loro, è stato il primo viaggio su un’isola caraibica, un’esperienza coinvolgente e divertente.

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Il meraviglioso mare della Jamaica

Il viaggio è stato organizzato tramite un’agenzia di viaggi che ha consigliato loro un hotel davvero meraviglioso, il Veraclub Negril, presso la località di Negril, nella parte occidentale dell’isola. Con un volo di 14 ore (comprensivo di scalo tecnico a Varadero, Cuba), Irene e Giuseppe sono approdati su una delle isole più carismatiche e pittoresche dei Caraibi.

Ma perchè proprio la Jamaica? Ci risponde Giuseppe

virgolette Per la nostra prima volta ai Caraibi volevamo visitare un luogo pittoresco e divertente, dove il divertimento non mancasse ma nemmeno il relax. Tutti abbiamo un’immagine ben precisa della Jamaica, un luogo di svago, patria del Reggae e del Reggaeton. Volevamo vedere se effettivamente un’isola caraibica fosse in grado di farci svagare ma al contempo rilassare.

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E Irene e Giuseppe sono tornati davvero felici ed entusiasti da questa esperienza!

Durante il loro soggiorno sono riusciti a rilassarsi e a godersi la tranquilla atmosfera jamaicana, attorniati da alcuni personaggi “sopra le righe” che con il loro motto “No Problem” offrivano cannabis da fumare sulla spiaggia: il consumo di erba è infatti legale in questa isola e molti turisti non perdono l’occasione di fumare questa droga.

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Non sono mancate le occasioni per partecipare a qualche escursione! Immancabile la traversata del fiume Black River per osservare il mangrovieto intricato e i coccodrilli americani (Crocodylus acutus), che numerosi popolano le rive del fiume. Oltre a ciò, una visita non poteva essere negata all’iconica Bamboo Avenue, una via molto importante percorsa dagli schiavi impiegati nelle piantagioni di tabacco e canna da zucchero. La strada è interamente bordata da piante di bamboo e conduce alle antiche piantagioni. Irene ci racconta:

virgolette Attraversare la stessa via percorsa dagli schiavi è stato molto toccante. Sembrava di vedere ancora queste persone piegate dal caldo afoso, in fila per accedere ai campi. Un’esperienza molto forte.

Non è mancato naturalmente il divertimento, con una bella gita tramite imbarcazioni locali verso il Pelican Bar in acqua: da qui si può godere di una vista mozzafiato sul Mar dei Caraibi, con tramonti davvero da cartolina! Un sorso di rum dentro ad una bella noce di cocco e tutto diventa magico.

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Una visita la meritava di certo il famoso Rick’s Cafe, un bar molto caratteristico situato in prossimità di una scogliera alta 30 metri, dove i locali e i turisti fanno a gara per il tuffo più spettacolare: esperienza davvero da provare!

Per ultima, ma non per importanza, l’escursione alle suggestive cascate Ys, luogo di pace e tranquillità immerso nella natura.

Per quanto riguarda la cucina, imperdibili sono le frittelle di gamberi piccanti, cucinate come street food in grossi barili, assieme all’immancabile pollo fritto. L’hotel con trattamento “All Inclusive” preparava delle specialità gustose, come il pesce locale alla piastra con riso bianco, una vera prelibatezza!

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Irene e Giuseppe sono rimasti colpiti da questo viaggio transoceanico che ha soddisfatto a pieno le loro aspettative. Consigliano questo tour a coppie di viaggiatori di tutte le età, ma non ai bambini, in quanto molti luoghi non erano accessibili per il giovanissimo pubblico.

Un’escursione in giornata: Sestri Levante

La Liguria è una regione a me molto cara e soprattutto d’esate mi piace fare delle piccole gite per visitare i paesini più caratteristici. Un’escursione deve essere assolutamente fatta a Sestri Levante, la “città dei due mari”, piccola ma molto famosa.

 

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La famosa Baia del Silenzio

 

Località di mare meno rinomata delle vicine Portofino e Rapallo, ma non per questo meno interessante, la cittadina si tova tra due baie, quella del Silenzio e della Delle Favole (è da qui che deriva il suo famoso epiteto). Situata nel Levante ligure, fa parte della provincia di Genova e si affaccia ad oriente sul golfo del Tigullio.

Sorge sulla piana alluvionale del torrente Gromolo a ridosso di un promontorio roccioso proteso verso il mare ed unito alla terraferma da un istmo che divide la Baia delle Favole (chiamata in questo modo perchè lo scrittore Hans Christian Andersen soggiornò a Sestri Levante) da quella del Silenzio.

 

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La Baia delle Favole

 

Le sue origini risalgono al periodo dell’antico popolo dei Liguri: Sestri Levante era costruita da un isolotto consistente nel promontorio attuale. In epoca romana la cittadina era chiamata Segesta Tigulliorum ed era un importante centro commerciale, soprattutto per gli scambi marittimi. Durante l’epoca medievale il comune si espanse ed entrò all’interno dell’orbita di Genova, che in quegli anni era rivale dell’altra Repubblica Marinara, quella di Pisa. La piccola cittadina fu poi protagonista di tentativi di assalto e di saccheggi, fino all’epoca Napoleonica, dove nel 1797 rientrò nel Dipartimento dell’Entella, all’interno della Repubblica Ligure. Nel 1815 Sestri Levante venne inglobata all’interno del Regno di Sardegna e successivamente nel Regno d’Italia con l’unificazione italiana.

Arrivata a Sestri Levante, un giro nel piccolo centro storico è assolutamente d’obbligo: come molti borghetti liguri, il centro si snoda attraverso piccoli caruggi variopinti, con diverse case che presentano pitture a Trompe-l’oeil sulle loro facciate. La via principale del centro porta alla famosa Baia del Silenzio, in inverno deserta ma gremita a partire dalla bella stagione. E’ solo aprile ma le alte temperature hanno incoraggiato i turisti che qui si sono accampati con gli ombrelloni per fare il primo bagno della stagione. Anche io, come tanti, decido di pucciare almeno i piedi, anche perchè l’acqua è ancora molto fredda!

 

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E’ quasi l’una del pomeriggio e le vie si fanno più praticabili, molti turisti sono a pranzo o a godersi la siesta, quindi è venuto il momento di godersi un bel pranzetto presso la Sciamadda dei Vinaccieri Ballerini, una trattoria tipica di Sestri che serve piatti gustosi e succulenti. Assolutamente da provare!

Dopo un lauto pranzo, faccio ancora un piccolo giretto tra le vie, infilando il naso in qualche negozio. Torno poi verso il mare, per salutarlo e godermi la dolce brezza che nel frattempo si è alzata.

 

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La Baia del Silenzio gremita dai turisti

 

Purtroppo è ora di rimettersi in viaggio, sia per evitare di trovare il massiccio traffico del ritorno, sia perchè per tornare a casa ci vogliono almeno due ore. Saluto dunque Sestri Levante, che è sempre bella da visitare.

L’escursione in pillole:

  • Periodo di viaggio: aprile
  • Durata: mezza giornata
  • Difficoltà: 1/5
  • Viaggio organizzato: no
  • Adatto a famiglie e bambini: sì

 

 

 

Il museo di luglio: il museo del mare e della marineria di Loano

Quando mi capita torno sempre a Loano, piccolo paese della Riviera Ligure di Ponente. Non tutti lo sanno, ma a Loano c’è un museo del mare e della marineria: una realtà un che attrae scolaresche e appassionati.

 

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Panoramica del museo

 

Il museo è una vera istituzione: da oltre 10 anni (inaugurazione nel 2005) l’Associazione Lodanum, con la collaborazione del Comune di Loano, ha realizzato l’esposizione permanente all’interno del Palazzo Kursaal. Ciò che colpisce subito, entrando nella sala espositiva, è l’imponente numero di reperti collezionati: i modelli di imbarcazioni la fanno da padrone, ma non mancano spaccati di vita dei marinai loanesi. Documenti, fotografie (che a me piacciono tanto), ma anche diari di bordo, abbigliamento da marinai e una collezione di conchiglie.

Quando si entra in questo museo si è catapultati in un viaggio che sembra lontano, ci sembra di stare su un brigantino e di spiegare le vele.

Rispetto alla prima volta che lo avevo visto, cioè l’anno scorso, gli allestimenti sono migliorati, ma purtroppo manca comunque un occhio esperto a molti cimeli: le didascalie non ci sono per tuo il materiale custodito (ci sono delle fascette da berretti della Kriegsmarine e della Regia Marina della Seconda Guerra Mondiale, pezzi molto belli ma nascosti rispetto al resto e senza una spiegazione) e anche per la parte “naturalistica” le informazioni sono un pochino carenti. Non ne facciamo una colpa all’associazione, ma davvero mancano gli esperti e gli appassionati, realtà che purtroppo incontrano tutte le associazioni di amatori.

Nonostante qualche pecca, assolutamente risolvibile, il museo rimane un luogo davvero unico, che ci mostra la storia di Loano e della sua vita sul mare, da metà del 1800 ad oggi.

Il museo è aperto in estate tutte le sere, dalle 20:30 alle 23:00, mentre nelle altre stagioni è aperto il giovedì e il sabato dalle 15:00 alle 18:00.

L’entrata è a offerta libera.

 

 

 

 

 

Diario di viaggio: Madagascar – giorni 11 e 12

Siamo agli sgoccioli di questo viaggio, ma ancora ci sono molte meraviglie da scoprire.

Si parte, come sempre, di buon’ora e si torna a Fort – Dauphin, per alloggiare per le ultime due notti in hotel. Dopo aver scaricato i bagagli ci raggiunge una nuova guida che ci accompagnerà per tutta la giornata. Il programma prevede un bel trekking per raggiungere la spiaggia di Lokaro. La spiaggia può essere raggiunta solo tramite navigazione e un trekking: zaino in spalla e si parte!

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Tramite il nostro motoscafo, dopo circa 40 minuti, arriviamo sulla terra ferma: ora ci aspetta un trekking di circa un’ora, in piano. Purtroppo il tempo non è dei migliori, c’è molto vento e fare il bagno non sembra essere l’idea migliore. Camminando vediamo un’incredibile varietà di ambienti, dal bosco alla costa, dalle piante succulenti alle mangrovie. In una lingua di terra è davvero impressionante vedere tanta diversità!

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Uno villaggio di pescatori, verso Lokaro.

Dopo aver percorso un breve tratto attraverso il bosco, saliamo sulle rocce e vediamo la nostra meta. Il vento è forte e ci porta l’odore di salsedine. Impossibile non ricordare Anakao e l’escursione a Nosy Ve. I ricordi sono piacevoli ma anche un po’ malinconici, perchè non ci torneremo probabilmente più tra quei lidi. Il dono di un viaggiatore, di un vagabondo, è però quello di saper dire addio ai luoghi che visita ma di conservarne per sempre il ricordo. Così, dopo la nostalgia, continuiamo, tra qualche battuta e qualche aneddoto, verso la spiaggia.

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Dopo il bosco, ecco la radura rocciosa.
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L’ingresso della spiaggia.

Arrivati, qualche temerario fa il bagno. E’ uscito un timido sole ma l’acqua è molto fredda. Mi limito dunque a sdraiarmi sotto gli alberi e a pranzare con il mio panino al salame. Ci sono molti bambini che giocano, che si divertono, per di più del luogo.

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Il promontorio.

La spiaggia è incontaminata, non è molto conosciuta e il turismo di massa non l’ha ancora raggiunta, ed è meglio così.

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La spiaggia di Lokaro.

Dopo qualche ora, torniamo verso la nostra barchetta, per rientrare in città. Dopo una breve sosta in albergo, la guida ci porta in un piccolo quartiere dove gli artigiani creano delle vere meraviglie: tessuti, copricuscini, pupazzi e manufatti in legno. Gli aritgiani, di entrambi i sessi, ci ospitano nei loro laboratori: dei piccoli container, tutti in fila, molto accoglienti: sono dei veri e proprio negozi, tutti colorati. Non ci facciamo dunque sfuggire l’occasione di fare qualche acquisto: io compro dei copricuscini con disegnati i Maki, cioè i lemuri, precisamente i catta. Dopo qualche acquisto, la giornata scorre libera. Rientrati di nuovo in hotel, decidiamo di fare una piccola passeggiata a piedi. Non siamo in centro e il quartiere è molto tranquillo. Vediamo persone di ogni colore e questa mescolanza rende unico il Madagascar: niente è più bello della diversità, perchè è proprio lì che si vede l’uguaglianza. Tutti ci sorridono, ci salutano, anche se non ci conoscono. Questa autenticità non l’ho più ritrovata.

E’ ora di cena e ci aspetta un lauto pasto: carne di zebù come portata principale. Voi direte, che novità? Lo so, ma me la gusto, ancora per poco.

Passata la notte, è giunto il momento di salutare Fort-Dauphin ed il Madagascar. Purtroppo siamo arivati alla fine del viaggio. L’aereo ci riporta a Tanà ma qui ho finalmente la possibilità di visitare il mercato di La Digue: appena ci arriviamo, noto subito le bancarelle con i minerali. Ad un occhio non esperto sembra tutto bellissimo, ma i mercanti abili hanno notato subito che io cercavo qualcosa di speciale. Non passano 10 minuti che sono asserragliata da venditori e commercianti, che tentanto di offrirmi la mercanzia per pochi spiccioli. E’ così che conludo i migliori affari della mia vita mineralogica: alla fine, con un bottino di acquermarine, tormaline, rubini e zaffiri (e 200 euro in meno nel portafoglio), posso ritenermi soddisfatta delle trattavie e degli acquisti.

E’ ora di salutare definitivamente il Madagascar, terra di colori, sapori, sorrisi e pietre preziose. Un viaggio straordinario alla scoperta di un paese che tanto può dare.

Ciao Madagascar e arrivederci Africa, verso nuove avventure!

Un’escursione in giornata: Genova e i Rolli

Dopo una lunga assenza, dovuta a viaggi ed impegni di vario genere, torno a scrivere una bella escursione in giornata. Il 2 aprile sono stata invitata a Genova dalla mia amica Chiara, genovese DOC. Non era la prima volta che visitavo questa ex Repubblica Marinara, e non sarà nemmeno l’ultima, ma devo dire che ogni volta che la vedo l’apprezzo di più. Da città portuale, Genova può sembrare industrializzata ed ostile, ma invece ci riserva tanti luoghi storici di impareggiabile bellezza. In una giornata non si può apprezzare tutta, ma consiglio comunque di farci un salto.

Il 2 aprile era il “Rolliday” la giornata dove i Palazzi dei Rolli venivano aperti al pubblico alle visite: quale migliore occasione per ritornare ad una città a me cara?

Il mio viaggio inizia da Pavia, con un treno per Genova Brignole: è qui che trovo Chiara, che mi aspetta per un vero e autentico tour della bella Genova. Dopo una buona colazione insieme, ci dirigiamo verso il centro, visitando prima la Chiesa di Santo Stefano: la chiesa è uno dei luoghi di culto più famosi di Genova e si trova proprio sopra la via XX Settembre , importante via del centro della città, ed è un esempo significativo di architettura romanica presente nel capoluogo ligure.

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La Chiesa di Santo Stefano.

La chiesa è anche il luogo dove venne battezzato Cristoforo Colombo. Purtroppo non possiamo attardarci a fare fotografie al suo interno, in quanto si stava celebrando un battesimo.

Sempre sulla scia di Cristoforo Colombo, l’illustre esploratore, decidiamo di visitare la sua antica dimora, a pochi passi da via XX Settembre. Prima di raggiungerla, incappiamo in una libreria, dove sempre si trovano libri interessanti da portare a casa: come a Verona e in tutte le città che visito, una tappa in libreria ci vuole sempre.

Raggiungiamo ora la casa del navigatore e troviamo una folla che gremisce la sua entrata: non ci scoraggiamo e ne visitiamo l’interno: non era per niente piccola, anzi!

La casa si trova a breve distanza Porta Soprana, e l’esploratore ci ha abitato tra il 1455 e il 1470: in quell’anno il giovanissimo Cristoforo aveva 4 anni.

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Porta Soprana.

La casa ha subito molti cambiamenti dalla sua costruzione originale e quello che ne rimane oggi è probabilmente una ricostruzione dei primi anni del Settecento. Nonostante ciò, il fascino antico rinascimentale si respira ancora e pensare di camminare proprio dove viveva, correva e giocava il piccolo Cristoforo è molto emozionante!

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Replica di uno dei libri appartenuti ai Colombo.

Dopo la visita alla dimora, passiamo tra i Caruggi di Genova, dove Chiara mi fa vedere i luoghi di ritrovo dei giovani e dei suoi amici, fino ad arrivare al Porto Antico: zona che conosco molto bene ma che è sempre bello rivedere. Purtroppo non abbiamo il tempo per visitare l’Acquario o il Museo del Mare, così ci accontentiamo di fare un salto da Eataly e di goderci il panorama dall’alto della terrazza.

Scese a terra, cerchiamo una tipica trattoria dove mangiare del buon pesce, e subito dopo ci dirigiamo verso i famosi Rolli. I Rolli di Genova erano, al tempo dell’antica Repubblica, le liste dei palazzi e delle dimore eccellenti delle famiglie nobili che ambivano a ospitare ricchi e potenti in transito per le visite di stato. I Rolli vennero costruiti a partire dal 1576 e ancora oggi l’elenco è conservato nell’Archivio di Stato di Genova. Oggi, molti dei Palazzi dei Rolli sono Patrimonio dell’Umanità Unesco e sono stati acquisiti dall’Università di Genova, che è responsabile anche del buon mantenimento di queste perle.

Quelli che visitiamo noi sono 4 in tutto.

Iniziando da Palazzo Giacomo e Pantaleo Balbi, ora sede della facoltà di Lettere: possiamo visitare solo la terrazza e l’aula Magna dove oggi si tengono le sedute di laurea. all’interno si trovano i ritratti di alcuni nobili genovesi molto importanti e dove altri dipinti sono stati trafugati.

Continuando il nostro giro con il Palazzo Balbi-Senarega, uno dei più belli in assoluto: anche qui, la visita non sarà completa, ma soltanto di alcune stanze. Oggi è sede della facoltà di Giurisprudenza. All’interno, troviamo una cappelletta e una sala finemente affrescata, che funge oggi da Aula Magna: qui troviamo tutte le virtù raffigurate allegoricamente, in un intreccio di simboli e di figure naturali. Proseguendo al piano superiore, ci accoglie il busto di Garibaldo, fino a raggiungere la sala dei Liguri, anche questa finemente affrescata.

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Soffitto e controsoffitto dell’Aula Magna.

La visita continua con Palazzo Reale: è questo il più spettacolare che visitiamo. La costruzione del palazzo cominciò tra il 1618 e il 1620 ad opera di Stefano Balbi e Gio Francesco Balbi II, la cui potente famiglia – quella dei Balbi – era già coinvolta nel processo di pianificazione e costruzione di altri edifici della via che avrebbe portato il loro nome.

Nel 1677 la famiglia Balbi vendette il palazzo alla famiglia Durazzo che lo ampliò.

Nel 1823 gli eredi lo vendettero al re di casa Savoia che lo adibì a residenza ufficiale e nel 1919 divenne demanio dello Stato.

Oggi il palazzo conserva i mobili originari e le opere di importanti artisti genovesi del Seicento come Bernardo Strozzi, il Grechetto, Giovanni Battista Gaulli detto il Baciccio, Domenico Fiasella insieme a capolavori dei Bassano, Tintoretto, Luca Giordano, Antoon Van Dyck, Simon Vouet e Guercino. Incantevole è la Sala degli Specchi che mi ricorda molto quella della Residenza di Monaco di Baviera (rimando a leggere qui): avere un salone ricco di specchi aiutava a far percepire gli spazi come dilatati e inoltre era molto in voga tra le famiglie nobili. Ritroviamo ancora i letti a baldacchino tipici della nobiltà, alti e stretti, e una miriade di piccole stanze ad uso della nobildonna di casa.

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La Sala degli Specchi.

Oltre alla parte interna, è meraviglioso l’esterno, con un ninfeo e un bellissimo cortile lastricato. Dai piani nobili si risale alla terrazza, da dove si gode una meravigliosa vista del Porto Antico, del Mar Ligure e anche della facciata interna del Palazzo.

La visita termina al cortile di Palazzo Doria-Tursi, dove è esposta anche una mostra fotografica.

E’ ora però di salutare Genova, il treno mi attende, per il ritorno a Pavia. La saluto con la promessa di tornarci molto presto, dato che ancora ho molto da scoprire. Chiara purtroppo rimane a Genova, ma la rivedrò molto presto a Pavia.

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Io e Chiara, felici davanti alla carrozza Balbi, Palazzo Reale.

 

L’escursione in pillole:

  • Periodo di viaggio: aprile
  • Durata: una giornata
  • Difficoltà: 1/5
  • Viaggio organizzato: no
  • Adatto a famiglie e bambini: sì

 

 

Diario di viaggio: Madagascar – giorno 8

Un altro giorno sta per iniziare in terra malgascia, tra sole e mare.

Oggi è una giornata speciale, una di quelle che non si dimenticano: per la prima volta, farò un’escursione di Whale watching. Il Whale watching è l’osservazione dei cetacei in mare aperto, con un’imbarcazione o un gruppo di esse e con l’ausilio di binocoli e attrezzature specializzate. E’ un’attività importante, sia per far conoscere il meraviglioso mondo di questi mammiferi marini, sia per studiarli (è uno dei pochi metodi non invasivi), sia per monitorarli. Noi non abbiamo motonavi con radar o strumenti sofisticati, ma una pagoda governata dalla guida locale va benissimo per le nostre esigenze. Già scalpito, stiamo per partire e non vediamo l’ora di vedere le Megattere: in questo periodo, infatti, popolano questi mari caldi per dare alla luce i loro piccoli e per accoppiarsi nuovamente.

Una brezza frizzante spira, e ci vuole una felpina per ripararsi da essa. Finalmente partiamo e dopo circa mezz’ora la nostra imbarcazione si ferma e c’è un silenzio surreale. Con il binocolo avvistiamo un gruppo di megattere non lontano da noi. Stanno nuotando e si dirigono proprio verso la nostra direzione. Teniamo spenti i motori, per non disturbarle: probabilmente sono a caccia. Iniziamo a vedere i dorsi, meravigliosi: già l’emozione è incalcolabile. Ho provato tante emozioni nel vedere gli animali nel loro habitat, ma quello che ho provato nel vedere i cetacei (questa e altre volte) è diverso da tutto il resto: sono animali mansueti, potenti, ma pur sempre vulnerabili. Il traffico marino disturba in modo sostanziale la loro vita e se non si ricorrerà ai ripari, molte popolazioni vedranno l’estinzione, se non addirittura certe specie.

Dopo i dorsi, vediamo qualche esemplare, sempre più vicino, fare lobtailing e flipperslapping, cioè schiaffeggiare la pinna caudale e quelle pettorali. Le balene comunicano con i loro simili tramite queste manifestazioni comportamentali, e ci regalano uno spettacolo straordinario. Purtroppo fotografarle al momento preciso non è per niente facile, anzi. Nonostante ciò, non riesco a trattenere la felicità, sono così entusiasta che non riesco a tacere per un momento. Fino a che, qualcuìosa mozza davvero il mio fiato: una megattera effettua un breaching, il famoso salto, o tuffo. Con tutta la sua magnificenza, questo cetaceo di almeno 12 metri si tuffa davanti a noi, ed esce quasi completamente dall’acqua, proprio con un guizzo. Questo comportamento è il più spettacolare ed è stato osservato in quasi tutte le specie di cetaceo. Il salto è talmente ampio, che le onde che provoca spostano la nostra piccola pagoda. Applaudiamo, come davanti ad uno spettacolo. E, per fare il bis, subito dopo un’altra megattera replica, lanciandosi di lato e provocando un’altra serie di onde. Siamo davvero stupefatti da tanta bellezza. Dopo questo show incredibile, le balene mostrano ancora lo sfiatatoio, sbuffando e respirando, e poi, pian piano, si allontanano, immergendosi sempre di più.

Che dire, favoloso. So che le parole non riescono a rendere perfettamente questo spettacolo, ma non potevo non descrivervelo.

Ora, la prossima tappa della nostra escursione, programmata con le guide il giorno prima, è il piccolo isolotto di Nosy Ve: questo piccolo atollo ricorda forse il più famoso Nosy Be, indubbiamente una delle località turistiche più gettonate del Madagascar, ma è completamente diverso: intanto, su questa isola non ci sono costruzioni, in quanto si tratta di un’area di nidificazione del fetonte codarossa, un uccello di mare della famiglia dei Phethontidae: questa specie nidifica sulle isole dell’oceano Indiano, e Nosy Ve è un luogo importante proprio per dare alla luce i piccoli.

Il fetonte codarossa è riconoscibile dalle lunghe penne timoniere centrali caudali, che sono di colore rosso intenso. Il dimorfismo sessuale è quasi inesistente, in quanto maschi e femmine hanno livrea simile.

I fetonti sono uccelli singolari, non imparentati nè con i pellicani, nè con le cicogne, ma che hanno una parentela alla lontana con i procellariformi.

Questi uccelli nidificano sulla terra ferma, su scogliere e anche su falesie ed entrambi i genitori covano e si prendono cura della prole.

Quando arriviamo sull’isola, la guida ci dice che è possibile fare un giro tra i nidi dei fetonti, in quanto molti pulli sono già nati. Posso farmi scappare una possibilità del genere? Insieme alla mia inseparabile zia, ci addentriamo tra i nidi che si trovano sotto i bassi arbusti.

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L’inizio del percorso dei nidi.

Molti fetonti sono a caccia di pesci, quindi il nido è scoperto, perciò possiamo vedere bene i piccoli: sono dei batuffoli bianchi candidi, con il becco nero lungo. Non piangono e non sono impauriti. I genitori rimasti ai nidi sono totalmente tranquilli e si fanno scattare numerose fotografie in compagnia dei pulcini: la guida ci dice che nessuno qui li disturba, e quindi hanno imparato a tollerare la nostra presenza, anche perchè quasi nessuno viene a visitare i nidi, se non alcuni ricercatori e alcuni turisti interessati. Non capisco perchè questi uccelli debbano essere meno interessanti delle balene, ma va beh, sono gusti. Per me, vedere i piccoli dei fetonti è un’altra esperienza magnifica di questa giornata: osservare i pulletti da vicino poi, è abbastanza raro. Scatto tante foto e poi ritorniamo dal gruppo, che intanto sta facendo il bagno nelle limpide acque cristalline dell’isola.

E’ già mezzogiorno, e i pescatori stanno tornando per portarci il pranzo: cucineremo tutto con il fuoco del falò Dopo circa un’ora, è pronto: pesce fresco appena pescato, aragoste e patate dolci. Cosa desiderare di più? E’ tutto squisito, e anche la compagnia è davvero ottima. Insieme alla giornata del mio compleanno, questo è il giorno che più mi ha rapito.

La giornata pare finita, ma non è così: il giorno prima la guida ci aveva chiesto se volevamo fare un po’ di snorkeling durante l’escursione. E, dico di no?

Avete già capito, e già mi ero premunita prima di partire dall’Italia con maschera e boccaglio. Così, mentre il resto del gruppo si dirige verso Anakao, io ed altri ci facciamo accompagnare nella zona della barriera corallina. Mi tuffo e subito si apre un altro mondo fatto di colori: sembra un dipinto, dove i protagonisti sono i pesci, i coralli e le stelle marine. Qui ho potuto osservare una biodiversità incredibile, dove i pesci farfalla l’hanno fatta da padrone. Mi addentro anche a maggiore profondità, dove la piattaforma si fa più ripida, per vedere anche i pesci nascosti negli anfratti, ed indirizzo i miei compagni verso questi. Non c’è niente da fare, la natura è davvero spumeggiante.

Dopo circa due ore di snorkeling, torniamo ad Anakao, dove una bella doccia calda con il secchio mi aspetta. Credete che sia stanca? Certo che no! Il sole sta quasi tramontando, ma io mi siedo in riva al mare e guardo l’orizzonte, estasiata da cotanta bellezza.

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Tramonto meraviglioso…

Per cena, si prospetta una bella scorpacciata di pesce, allietata da un gruppo musicale che suona strumenti particolari e la chitarra. E’ così romantico, è così dolce.

Sembra essere passato tutto così in fretta, ma non sono triste, perchè in ricordo rimarrà vivo per sempre nel mio cuore.

Per gli altri articoli del Madagascar

Giorno 1

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Giorno 5

Giorno 6

Giorno 7

 

 

 

 

 

 

Diario di viaggio: Madagascar – giorno 7

Dopo essermi svegliata con un ginocchio nero, a causa della scivolata clamorosa fatta al Parco dell’Isalo (ebbene sì, sono riuscita ad inciampare anche lì), parto alle 4:00 di mattina verso la nuova destinazione: Toliara. Da Toliara, però, ci sposteremo subito ad Anakao. Il viaggio da Ranohira a Toliara è lungo circa 5 ore, e non avviene senza inconvenienti: infatti, a metà strada, si fonde il radiatore del nostro furgoncino. Con grande disperazione di tutti noi (è già il terzo guasto in una settimana) arriviamo a Toliara alle 9 passate: non visiteremo questo grande centro durante il nostro soggiorno se non al ritorno da Anakao e di sfuggita.

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La strada verso Toliara, con i grandi Baobab.

Arriviamo al luogo dove prenderemo una barca per Anakao, situata a sud di Toliara. Qui salutiamo Riza, il nostro fidato autista compagno di mille avventure: non lo rivedremo più, purtroppo. Ormai, era diventato un viaggiatore come noi.

Sta per accadere qualcosa di veramente bizzarro: da questo piccolo porticciolo, la barca che ci aspetta è ormeggiata molto più avanti rispetto a dove siamo noi. Come raggiungerla allora, con tutte le valigie?

Ebbene, nel modo più bizzarro che possiate immaginare.

Non a piedi.

Non a nuoto.

Non con un’altra imbarcazione.

E allora… Come?!

Semplice, con un piccolo carretto trainato dagli zebù.

Non potete immaginare la scena di questi carretti flottanti trainati dai bovini fino a metà mare: è pratica consueta a quanto pare. Pensavamo di averle viste tutte: dopo le valigie perdute, i lemuri curiosi, la sanguisuga attaccata al piede di un nostro compagno, i tre guasti al furgoncino, la mia scivolata su una bella roccia appuntita… Infine, il carretto “marino” degli zebù. Questo è stato il mezzo di trasporto più insolito di tutti, lo devo ammettere.

Arrivati al nostro motoscafo, ci dirigiamo ad Anakao: il sole è ormai alto sulle nostre teste, e il mare è cristallino. Avvicinandoci sempre di più alla terra ferma, notiamo un fondale spettacolare: stelle marine e sabbia bianca. E’ il paradiso? No, è il Madagascar.

Siccome le peripezie non sono finite, la barca non ci porta fino a riva, quindi scendiamo e camminiamo in acqua (per altro, gelida) fino al nostro approdo. Le valigie “arriveranno” (si spera!).

Giunti alla nostra meta, veniamo accolti dalla proprietaria dell’Hotel Safari Vezo, proprio davanti alla spiaggia. Sembra di stare ai caraibi: fa caldo e una tiepida brezza salmastra ci rincuora da tutta la stanchezza.

Qui alloggiamo in bungalow per due persone, molto singolari in quanto… Manca l’acqua corrente! Ci si lava con i secchi, due a persona, uno di acqua calda e una di fredda. Il bagno non c’è nel bungalow, ma c’è un bagno comune al di fuori. Non ci importa, è comunque tutto bellissimo. Per fortuna, le valigie sono giunte a noi, quelle che almeno sono arrivate con l’aereo all’inizio del viaggio. Dei bagali di mia zia, purtroppo, ancora nessuna traccia.

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La preparazione dei secchi d’acqua.

La fame si fa sentire, quindi ci accomodiamo nella sala da pranzo, un grande bungalow di legno con i tavoli anch’essi in legno. Qui, gusto la più buona insalata di calamari e polpo dell’intera umanità. Non l’ho più mangiata così buona, ve lo posso assicurare.

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L’insegna del ristorante dell’hotel, con una vecchia ancora recuperata non molto lontano.

Il mare su di me ha uno strano effetto: mi chiama, mi fa sentire meglio che in qualunque altro posto. Qui svaniscono preoccupazioni e pensieri, e non mi sento lontana da casa: mi sento a casa. La brezza scompiglia i miei capelli, ed è come se una voce mi cantasse una dolce melodia. Il mare è davvero magico.

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La bellezza del mare di Anakao

Dopo pranzo, una bella dormita ci vuole. Dopodichè, visito il villaggio di pescatori affianco all’aberghetto. Non faccio il bagno, perchè sento un po’ di freddo. Oggi la giornata scorre tranquilla e pacata, per recuperare le forze dai giorni intensi appena passati. Verso sera, ci accordiamo con alcune guide locali per l’escursione del giorno successivo, di cui però non vi anticipo assolutamente niente.

La sera si conclude con una bella scorpacciata di pesce (che strano, niente zebù!) e con i racconti di mia zia sui luoghi più bizzarri che ha mai visitato durante i suoi giri intorno a questo bislacco mondo.

Per leggere gli altri articoli sul diario del Madagascar:

Giorno 1

Giorno 2

Giorno 3

Giorno 4

Giorno 5

Giorno 6

I luoghi della storia: la fortezza di Spinalonga a Kalidon

Per inaugurare questa sezione, ho scelto una fortezza che ho visitato nel 2015: la fortificazione di Spinalonga, sull’isola di Kalidon, a Creta, Grecia.

Mi trovavo in vacanza a Creta, e, siccome non so starmene una settimana in panciolle al sole, decisi di partecipare ad un’escursione guidata proposta dal mio tour operator “I viaggi del Turchese”, cioè la visita a questa fortificazione veneziana.

Il pulman mi ha portato fino al piccolo borgo caratteristico di Aghios Nikólaose da lì presi un piccolo battello che mi fece proprio scendere su questa piccola isola. La fortezza si vedeva già dalla nave: ciò era importante per i veneziani, dato che serviva per proteggere la baia dalle incursioni nemiche. Il forte è situato all’imbocco del golfo di Mirabello. La costruzione di una serie di fortificazioni iniziò nel 1579, sulle rovine di un’antica acropoli. Creta cadde però in mano ai Turchi nel 1669 e, dopo un lungo assedio, i veneziani riuscirono a difendere l’isola, così da mantenere un controllo sulle rotte commerciali verso il Levante. La presenza veneziana non durò però a lungo, e nel 1715 avvenne la definitiva capitolazione dopo tre mesi di assedio.

L’isola passò quindi sotto la dominazione ottomana, che la mantenne fino al XX secolo, quando gli stessi turchi vennero cacciati da Creta. Da qui in poi Spinalonga perde la sua funzione difensiva e si trasforma in un lebbrosario, l’ultimo d’Europa, che restò in attività dal 1903 a 1957, ospitando dalle 300 alle 400 persone.

Oggi l’isola è disabitata e la fortezza è diventata un’importante attrazione turistica, raggiungibile da Aghios Nikólaos, da Elounda e da Plaka.

Dopo la visita guidata e il caldo torrido, il viaggio mi porta alla vicina spiaggia di Kolokitha per un bel bagno di circa un’ora tra le acque cristalline e i pesci.

L’escursione si conclude con un giretto ad Aghios Nikólaos e un bel gelato al cioccolato.

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Una delle tante viuzze per lo shopping

La mia escursione in pillole:

  • Periodo di viaggio: agosto
  • Durata: una giornata
  • Difficoltà: 2/5
  • Viaggio organizzato: sì, con tour operator “Viaggi del Turchese” e con la collaborazione dell’hotel Themis Beach
  • Adatto a famiglie e bambini: sì