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Il Museo del mese: il Museo Speleo Paleontologico di Genga

Durante la mia visita alle Grotte di Frasassi, non potevo non cogliere l’occasione di visitare il Museo affiliato speleo paleontologico archeologico di Genga, che conserva il famoso (almeno per noi addetti ai lavori) Ittiosauro di Genga. Perchè affiliato? Perchè con il biglietto per accedere alle Grotte è compreso anche l’ingresso a questo Museo, che forse troppo spesso i turisti saltano per distrazione o perchè non sanno della sua presenza. I turisti, appunto, non i viaggiatori. Eccomi quindi a raccontarvi di questo piccolo e grazioso Museo.

 

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Insegna del Museo

 

Il Museo speleo paleontologico e archeologico di Genga è un museo allestito all’interno del cenobio dell’Abbazzia di San Vittore: il Museo si propone di far conoscere la storia dell’ittiosauro di Genga, nonchè dei fossili ritrovati nei dintorni del comune di Genga e dei resti archeologici di queste zone. Senza dubbio il Museo, di ridotte dimensioni e con tre piccoli piani espositivi, è famoso per il suo rettile giurassico più che per gli altri oggetti esposti.

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L’Ittiosauro è stato ritrovato il 20 luglio nel 1976, in località Camponocecchio, proprio nei dintorni di San Vittore, durante i lavori per la costruzione di una galleria stradale. Vi avevo già parlato degli ittiosauri, in occasione del Museo del mese di Gennaio del 2017 (leggete qui il mio articolo), infatti questo non è il primo che incontro sul mio cammino, ma di sicuro è uno dei più importanti presenti in Italia. Gli ittiosauri sono grandi rettili marini estinti simili agli odierni delfini: questi formidabili predatori marini prosperarono per tutto o quasi il Mesozoico, dal Triassico inferiore (circa 250 milioni di anni fa) al Creatceo superiore, circa 90 milioni di anni fa. La causa della loro estinzione è ancora sconosciuta.  Le molte specie di ittiosauri erano di dimensioni diverse, e variavano da 1 ad oltre 16 metri, respiravano aria, partorivano cuccioli vivi (erano vivipari come i delfini e le balene) e probabilmente a sangue caldo.

La nostra protagonista, che possiamo anche chiamare gengasauro (Gengasaurus nicosiai), o Marta, dato che era una femmina, è vissuta circa 152 milioni di anni fa (Kimmeridgiano-Titonico, Giurassico superiore) nelle odierne Marche. Può essere inquadrata all’interno della famiglia degli oftalmusaridi anche se differisce da Ophthalmosaurus sotto vari aspetti, come la forma del basisfenoide posteriore, la forma del sopraoccipitale, la sfaccettatura assiale dell’omero e l’ulna prossimo-distalmente accorciata. Dopo anni in cui i resti furono abbandonati, il paleontologo Umberto Nicosia iniziò a studiarli ma solo nel 2016 la specie venne ufficialmente descritta. All’interno dell’esofago di questo esemplare, l’unico fin ora trovato, sono stati rinvenuti due denti di squalo del gruppo degli Hexanchiformes.

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Oltre al gengasauro, il museo ospita alcuni fossili di mammiferi ed uno scheletro di Ursus spelaeus (l’Orso delle caverne), oltre ad alcuni manufatti preistorici ritrovati nei dintorni come punte di freccia, lance, vasellame (anche di epoca romana o posteriore).

Il Museo si trova in Via S. Vittore, 60040 San Vittore ed è aperto dal Lunedì al Sabato dalle ore 10:00 alle ore 13:00 e dalle 14:30 alle 18:30, mentre la Domenica e i festivi si osserva l’orario continuato dalle 8:30 alle 19:30.

Il biglietto intero è di 4 euro, mentre il ridotto di 2 euro, gratuito ai visitatori delle grotte, ai ragazzi sotto i 6 anni, ai portatori di handicap e ai residenti del Comune di Genga.

Per ulteriori informazioni visitate il sito ufficiale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il museo di marzo: Il Museo Egizio di Torino

Torino è una città tutta da scoprire, dal fascino antico ma con lo sguardo rivolto al futuro. Come sapete, durante il weekend mi piace visitare posti nuovi e scoprire musei, e mi trovavo qualche tempo fa appunto a Torino: perchè non visitare dunque uno dei musei più famosi al mondo? Ed eccomi qua, al Museo Egizio!

 

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Stralcio del Libro dei Morti

 

Il Museo Egizio di Torino è il più antico museo del mondo interamente dedicato alla civilità nilotica ed è il secondo museo più importante del mondo, dopo quello del Cairo, per valore e quantità di reperti provenienti dall’Antico Egitto. Il Museo ha origini lontane: già nel 1759 l’egittologo Vitaliano Donati, si recò in Egitto per effettuarvi scavi e ritrovò vari reperti, che furono inviati a Torino. Sul finire del 1800 il direttore del museo, Ernesto Schiaparelli, avviò nuove acquisizioni e si mise personalmente a condurre importanti campagne di scavi in Egitto.

Intorno al 1930, la collezione arrivò a contare oltre 30 000 pezzi.

Ad oggi, il Museo presenta più di 37 000 pezzi che coprono il periodo dal paleolitico all’epoca copta. Con i lavori di ristrutturazione ed ampliamento, il museo ha incrementato il suo spazio espositivo, arrivando a costruire una sala tutta interamente dedicata a grandi statue degli Dei.

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La mia visita al museo è durata circa 4 ore, accompagnata da un’esauriente audioguida: i 4 piani del museo sono ben organizzati e suddivisi secondo il criterio cronologico. E’ sbalorditiva la quantità di reperti che si possono osservare, lasciano veramente senza fiato e spaziano dalle mummie ad oggetti di uso comune, dal vasellame ai papiri: tutti i reperti sono ben corredati da spiegazioni bilingue (italiano/inglese) e sono esposti in maniera chiara e con una luce che ne esalta la bellezza.

Ogni anno, migliaia di visitatori giungono al Museo per osservare i fasti dell’Antico Egitto, epoca che incuriosisce ed appassiona ancora oggi, e posso ben affermarlo dopo aver visitato questo meraviglioso museo, adatto a grandi e piccini. Con l’ampliamento e la ristrutturazione si sono aperte anche delle sale in cui avvengono effettuati i restauri, che possono essere osservate tramite un vetro trasparente: in questo modo possiamo vedere come gli archeologi lavorano sui reperti e li rendono eterni.

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Il Museo Egizio vale almeno una visita, e anche di più, perchè ogni volta che si visita ci sembra di scoprire qualcosa di nuovo.

Il Museo è aperto dal lunedì alla domenica, secondo il seguente orario:

Lunedì: 09.00/14.00
Martedì-Domenica: 09.00/18.30

E si trova in Via Accademia delle Scienze 6, Torino.

L’ingresso intero è di 13 euro, mentre il ridotto è di 9 euro. Ulteriori riduzioni sono disponibili per precise categorie di utenti, inoltre il Museo è gratuito per:

– Bambini fino a 5 anni
– Grandi invalidi + Accompagnatori
– Membri International Council of Museums (ICOM)
– Abbonamento Musei Torino Piemonte
– Torino+Piemonte Card

Un Museo alla portata di tutti, che ci invoglia a scoprire sempre di più sull’Antico Egitto e sulle sue bellezze uniche ed incommensurabili.

 

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Il Sarcofago dorato di Merit

 

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale.

 

 

Il museo di gennaio: il Museo Nazionale di Slovenia

Mi trovavo a Lubiana a settembre e, come ormai ben sapete, adoro visitare le città ma anche i musei caratteristici: purtroppo il meteo non è stato clemente durante questo viaggio ma non ci si annoia mai quando si è in viaggio e la pioggia allieta sempre una visita in museo. Dunque perchè non visitare il Museo Nazionale di Slovenia?

 

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Veduta del museo

 

Il museo storico custodisce numerosi oggetti provenienti dallo stato sloveno, sia dal carattere lapideo, che strumenti e manufatti. Il museo ha sede nel palazzo neorinascimentale costruito da Viljem Treo e conta alcune esposizioni permanenti:

  • I tesori preistorici
  • Storie romane
  • Lapidario romano

Nella sezione dei tesori preistorici, sono esposti numerosi manufatti preistorici, tra cui particolari ed antichi strumenti musicali, come il famoso “flauto” dell’uomo di Neandertal di Divje babe.

 

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Strumenti musicali preistorici

 

La sezione delle storie romane raccoglie invece reperti risalenti al periodo in cui la Slovenia era un territorio dell’Impero romano: Lubiana è stata fondata proprio dai romani, con il nome di Emona. La sezione comprende anche dimostrazioni pittoriche e filmati. Correlata è anche la sala dei reperti egizi.

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Il lapidario romano comprende una vasta collezione (quasi 200 pezzi) di monumenti in pietra con iscrizioni romane in latino, quasi tutti provenienti dalla città di Emona.

Il museo è di ridotte dimensioni e si sviluppa tutto su un piano (al piano di sopra risiede il museo di mineralogia e il museo di scienze naturali) ma è assolutamente una chicca da vedere per chi visita Lubiana. La visita è piacevole e molto interessante: le collezioni sono esplicate in due lingue, sloveno e in inglese.

L’ingresso del museo è a pagamento e comprende anche il museo di storia naturale e quello di mineralogia. Il costo è davvero basso se si considera la quantità di oggetti che è possibile vedere (6 euro per gli adulti, 4 euro per studenti e pensionati).

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale cliccando qui.

 

 

Il museo di aprile: il museo archeologico di Candia (Heraklion)

Ho visitato Creta nel 2015 e, da buona appassionata di storia, non potevo esimermi nel vedere i musei archeologici. Quando visito un luogo, che sia una città, una località marittima o montana, mi piace scoprirne la storia, le tradizioni, le origini. Dunque, a Creta, isola della leggendaria civiltà minoica, ho visitato il museo archeologico della città di Candia, oggi Heraklion, capoluogo dell’isola.

Arrivarci dal mio hotel non è stato difficile, grazie all’efficiente rete di bus che collega tutta l’isola alla grande città. Il caldo è afoso, e quindi un luogo fresco è l’ideale per passare la giornata. A circa 10 minuti a piedi dallo scalo dei bus, si trova il museo archeologico. Il museo si trova in via Xanthoudidou 2, proprio nel centro della città.

Mi avvio per fare i biglietti e vedo che per gli studenti non c’è nemmeno da pagare (ottima cosa, mai scontata!). Il museo è uno dei più grandi della Grecia e fu istituito nel 1883 come collezione di antichità. Il museo fu fortemente danneggiato durante il secondo conflitto mondiale ma la collezione sopravvisse miracolosamente intatta.

Il museo si compone di 22 sale, disposte su due piani: la collezione, segue l’ordine cronologico: si ritrovano vari rythoi, cioè vasi per libagioni usati in funzioni religiose, oltre a plastici e ricostruzioni dei principali palazza minoici. Al secondo piano si trovano gli splendidi affreschi (parzialmente ricostruiti) di Cnosso, famosi in tutto il mondo.

Appena entrata mi rendo subito conto della maestosità di questa civilità, così evoluta e progredita, spesso lasciata in disparte sui libri di storia e negli insegnamenti. Creta era fiorente, democratica e molto attiva. Oltre ai famosi vasi, ricorre l’immagine del toro, animale sacro per la civilità cretese. Del toro, si trovano statuette, dipinti, sculture.

Ciò che mi colpisce particolarmente, è la cura per i dettagli nei gioielli: alcuni sono davvero spettacolari, come la famosa spilla a forma con le due api. Le forme e gli intarsi sono stati ripresi dalla gioielleria moderna.

Dopo un bel giro approfondito di circa due ore, passo al secondo piano per vedere i dipinti: rimango davvero stupefatta da questa arte. Gli animali sono rappresentati con dovizia di particolari, con colori accesi e vivaci. I delfini sono quelli che mi colpiscono di più.

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I delfini.

Consiglio a tutti di vedere questo bellissimo museo, se andate a Creta, oltre che a Cnosso che completa naturalmente il “tour” alla scoperta della civilità minoica, concedetevi mezza giornata per visitare questo bellissimo museo.

 

 

I luoghi della storia: il Parco archeologico della Neapolis a Siracusa

Durante il mio viaggio in Sicilia del settembre 2016, ho potuto visitare anche questa meravigliosa perla storica: il Parco archeologico della Neapolis, nella magica Siracusa. Questo eccezionale parco è una delle zone archeologiche più importanti della Sicilia: i reperti appartengono a più epoche della storia siracusana e sono conservati in modo eccezionale. Oltre all’aspetto archeologico, non è secondario l’aspetto naturalistico, infatti il parco conserva numerosi alberi, alcuni dei quali secolari e altri caratteristici della flora mediterranea, come ulivi e melograni.

Alcune nuvole oscurano il sole e questo ci aiuta a non soffrire troppo il caldo, una giornata ideale per una bella escursione tra i resti archeologici. Entrati nel parco, ci sono numerosi sentieri da seguire, con percorsi dedicati. Con calma, decidiamo di farli tutti. Incrocio subito la Chiesa San Nicolò ai Cordari che sta al di sopra della piscina romana.

Mio padre mi racconta che ancora quando lui era picciriddu si parlava dei cordari, e di come facessero le corde, anche se all’epoca non c’erano già più. Superata la piscina romana, si procede verso l’Ara di Ierone, dove rimangono soltanto i basamenti della struttura asportata nel XVI per essere utilizzata nella costruzione delle mura della città. Un vero peccato!

Continuiamo nel giro e si apre davanti a noi il Teatro greco: imponente, ancora ben conservato. Il teatro è già menzionato nel V secolo a.C. da Sofrone, ma assumerà la sua forma attuale solo tra il IV e il III secolo a.C. Importanti modifiche furono apportate al teatro in età augustea. Purtroppo il teatro poi venne abbondato per secoli e sul finire del 1700 riprese l’interesse per quest’opera. Nel 1800 ci furono vere e proprie campagne di scavo e a partire dal 1914  l’Istituto nazionale del dramma antico (INDA) inaugurò nell’antico teatro le annuali rappresentazioni di opere greche. Oggi è un po’ il simbolo del Parco, e qui incontriamo anche la maggiorparte dei turisti, soprattutto stranieri. Ci sono talmente tanti monumenti che è difficile fotografare tutto bene, ma facciamo del nostro meglio.

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Il teatro greco

Appena sopra al teatro, si trova la Grotta del Ninfeo: si pensa che fosse l’antica sede del santuario delle muse, sede della Corporazione degli artisti.

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La Grotta del Ninfeo

Continuiamo nel percorso e visitiamo la Via delle Latomie: il percorso non è visitabile completamente a causa di opere di messa in sicurezza, ma già quello che vediamo è meraviglioso. La latomia del Paradiso è quella più grande e al suo interno si possono osservare grandi cavità, come l’Orecchio di Dionisio  e la Grotta dei Cordari. L’Orecchio di Dionisio è una cavità a forma di orecchio, chiamata così da Caravaggio: la grotta è artificiale, come le altre presenti in questo complesso. Quando entriamo proviamo a parlare a voce un po’ più alta e sentiamo l’eco che rimbomba! Come noi, anche tutti gli altri turisti provano questo simpatico gioco.

Uscendo dall’Orecchio, ci immergiamo nel percorso alberato, dove c’è una piacevole frescura e ci sediamo un po’ su una delle panchine. Qui incontriamo anche dei dolcissimi gattini che vivono qui: mi vengono in mente i gatti della colonia di Largo Argentina, a Roma.

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Mici addormentati…

Sempre tra le latomie, vediamo la testa del drago, una struttura calcarea che ricorda davvero un cattivissimo dragone! Il sole è tornato a splendere sui nostri visi e un fresco venticello ci porta il profumo del sale marino.

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Il Drago!

Dopo qualche ultima foto, usciamo dal parco con in mano un bel bicchiere di granita, come il vero spirito siciliano ci impone!

 

 

Il museo di Febbraio: Pergamonmuseum

Nell’ormai lontano 2012 ho visitato Berlino, e naturalmente una visita al Pergamonmuseum non poteva mancare. Il museo di Pergamo è uno dei più importanti musei archeologici del mondo. Il suo nome deriva dalla città ellenistica di Pergamo in Anatolia, da cui provengono la maggiorparte delle opere esposte.

Nel 1830 fu creato il primo nucleo museale pubblico di opere antiche. L’edificio odierno risale al 1855, quando l’architetto Friedrich August Stüler lo completò. Nel 1930 sorse il nuovo edificio progettato da Alfred Messel e realizzato da Ludwig Hoffmann. Così fu possibile ricostruire gli antichi edifici nelle dimensioni naturali, ponendo le basi al futuro Museo di Pergamo. Fu risparmiato dai bombardamenti più pesanti della Seconda Guerra Mondiale, ma venne comunque danneggiato. Il museo riaprì nel 1953.

Il museo ospita una incredibile collezione di oggetti antichi, la maggiorparte romani e greci, ma anche babilonesi e assire.

 

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Appena sono entrata in questo museo, ho avuto la sensazione che fosse immenso: le opere grandiose che qui sono custodite non hanno smentito il mio presagio. L’altare di Pergamo è immenso, mentre la porta di Ishtar è veramente spettacolare, anche se è solo una riproduzione. Imponente è anche la Porta del Mercato di Mileto.

Una volta dentro, sarete catapultati in un’epoca antica, fatta di magnificenza, di mito e di soprannaturale: tra giganti, fiere e dei, vi immergerete nel mito!

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L’altare di Zeus (Altare di Pergamo)

 

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Se visitate Berlino, non potete assolutamente perdervelo.