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Il Museo del mese di Novembre: il Museo Civico di Storia Naturale di Verona

Come ormai voi lettori sapete, il Museo del Mese è scelto con un sondaggio che avviene all’interno del gruppo Facebook di Donna Vagabonda (cliccate qui per visitarlo ed iscrivervi). Questo mese torniamo a Verona per scoprire le meraviglie del Museo Civico di Storia Naturale.

Museo storia naturale verona

Durante il mio viaggio a Verona (cliccate qui per leggere l’articolo del primo giorno) ho potuto visitare questo incredibile e memorabile museo, che ospita più di 3.000.000 reperti. Sapete che non mi tiro mai indietro quando si tratta di visitare musei, in particolare quelli di storia naturale, perciò una tappa a questo di Verona era davvero d’obbligo.

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L’entrata del museo

Il Museo civico di Storia Naturale ha la sua sede a Palazzo Pompei, uno degli edifici più importanti dal punto di vista storico e architettonico di tutta la città. Nel 1833 il palazzo fu donato dalla famiglia Pompei al Comune di Verona per poter accogliere raccolte d’arte e collezioni scientfiche di pregio. Da allora il nucleo del museo venne ampliato e le sale si arricchirono di reperti e pezzi unici.

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Articolato in 16 sale, il Museo ospita tre sezioni principali: geologia, paleonotologia e zoologia. Di notevole pregio è la sezione dedicata ai fossili ritrovati a Bolca (leggete qui l’articolo inerente a Bolca) che ospita notevoli pezzi: dai pesci alle piante fossili, davvero la sezione è ricca di campioni incredibili, da rimanere senza fiato. Il percorso espositivo si snoda poi attraverso una sezione mineralogica che spiega l’origine e la formazione dei minerali per poi passare alla parte zoologica del museo, che conserva esemplari tassidermizzati tipici del veronese e non solo. Un ottimo focus è stato inserito sull’evoluzione, per mostrare il percorso che ha portato alla differenziazione delle specie e alle loro specializzazioni. Da non trascurare poi la parte dedicata agli insetti, con moltissimi campioni esposti, e la parte geologica, con campioni di roccia tipici della zona del veronese (forse questa è la sezione che più richiederebbe attenzione data la ricchezza di campioni esposti e tavole esplicative).

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Il museo si imposta dunque come un luogo classico per la conoscenza, con espositori semplici e ben descritti: prevale l’antica concezione museale, con campioni esposti e descrizioni da poter leggere per comprendere ciò che stiamo vedendo.

Il museo non è solo un punto di riferimento per i visitatori e per la didattica ma lo è anche per la ricerca scientifica: numerosi sono i campioni che ancora oggi vengono preparati e analizzati. Una comunità scientifica viva e ancora molto fiorente è alle spalle di questo luogo!

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Consiglio vivamente agli appassionati e non solo di visitare questo bel museo, ricco di storia e con un ottimo appofondimento sulla natura del territorio veronese. Non ne rimarrete delusi!

Informazioni utili

 Il Museo civico di Storia Naturale si trova in Lungadige Porta Vittoria, 9, Verona.

Biglietti e costi

  • biglietto intero: € 4,50
  • biglietto ridotto gruppi, anziani (over 60) e studenti: € 3,00
  • biglietto ridotto scuole/ragazzi 8-14 anni (solo accompagnati): € 1,00
  • ingresso gratuito:
    • anziani (over 65) residenti nel Comune di Verona
    • persone con disabilità e loro accompagnatori
    • bambini fino a 7 anni
    • con VeronaCard

Prima domenica del mese tariffa unica: € 1,00 (in caso di mostre in corso e nei mesi di giugno, luglio, agosto e settembre si applicano le tariffe ordinarie di ingresso).

Il Museo di Storia Naturale è aperto al pubblico nei seguenti orari:

  • dal martedì al venerdì dalle 9.00 alle 17.00
  • il sabato, la domenica e i festivi dalle 14.00 alle 18.00

La biglietteria chiude mezz’ora prima dell’orario di fine visita.
Il Museo è chiuso ogni lunedì, il 25 dicembre (Natale), il 1° Gennaio (Capodanno), il giorno di Pasqua, il 1°Maggio.

Nel periodo estivo è prevista una chiusura straordinaria che normalmente comprende l’intera settimana di ferragosto.

Per ulteriori informazioni visitate il sito ufficiale cliccando qui.

Il Museo di Settembre: il Museo archeologico al Teatro Romano di Verona

Il sondaggio di questo mese, che avviene tutti i mesi sul Gruppo di Donna Vagabonda, ha visto vincitore un Museo molto particolare e forse non così noto: si tratta del Museo archeologico al Teatro Romano di Verona. Come già saprete, ho visitato Verona lo scorso aprile (leggi qui il primo articolo riguardante il mio Diario di Viaggio) e sono rimasta molto affascinata da questa città, unica e davvero magica.

Scopriamo dunque insieme i segreti di questo Museo Archeologico.

Museo Teatro Romano

Il Museo archeologico al Teatro Romano è un centro di esposizione permanente di tipo archeologico ubicato a Verona, precisamente nella sede quattrocentesca del convento dei Gesuati, affianco al Teatro Romano. Il Museo venne istituito nel 1924 e accoglie i reperti che precedentemente erano esposti presso il museo civico Porta Vittoria: i pezzi provengono da collezioni private donate al Comune di Verona e comprendono elementi romani, urne etrusche, statue in bronzo, epigrafi e vasi. In tutto, il museo conta circa 600 opere a cui si aggiungono altri 150 manufatti esposti nel chiostro esterno e nell’area del Teatro. Il Museo è articolato in 10 sezioni: dalla 1 alla 7 si trovano al piano superiore del Chiostro mentre le altre al piano sottostante che comprende il cortile del Chiostro, la Chiesa di S. Girolamo e il refettorio dei monaci gesuati. Dal cortile, inoltre, si gode di una bella vista sulla città.

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Il Teatro Romano

La prima sezione mostra la vita a Verona ai tempi dei romani, la seconda è adibita invece alla necropoli e qui vi si illustrano le tecniche di sepoltura ad inumazione e cremazione adottate in epoca romana. Nella terza sezione si trova un calco di un pilastro riccamente decorato con ornati e girali, come esempio di ornamento degli edifici pubblici romani ed altri elementi architettonici dell’epoca. Nella quarta sezione si trova esposto il plastico ottocentesco dell’Arco dei Gavi e nella quinta è inveve esposto un plastico settecentesco dell’Anfiteatro Arena, la celebre Arena di Verona, realizzato dal 1770 al 1780. Sempre in questa sezione si trova uno spettacolare mosaico romano rinvenuto in una casa all’esterno delle Mura romane della città (in via Diaz 18) nel 1935: il mosaico raffigura in modo eccezionale tre scene di Gladiatori in combattimento vale a dire il gladiatore vincente, il gladiatore sconfitto e quello graziato. Incredibile come anche lontano da Roma la bellezza e la ricchezza della sua civiltà abbia lasciato segni indelebili!

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Nella sesta sezione troviamo l’illustrazione della forma attuale del Teatro Romano di Verona e varie ricostruzione storiche, oltre a stampe antiche, capitelli, cornici in marmo, Sfingi e Oscilla decorative. Nella settima sezione vi è una bella vetrina con alcune sculture Egizie ritrovate sempre nella zona del Teatro Romano e della Chiesa di Santo Stefano: proprio in questo ultimo luogo sorgeva un Tempio pagano dedicato a due divinità egizie: Iside e Serapide. L’ottava sezione è allestita all’interno del Refettorio e le vetrine contengono sculture in bronzo e altri oggetti. Oltre a questi, si trovano sculture in marmo sempre ritrovate a Verona e al centro del Refettorio si trova un altro splendido mosaico che raffigura pesci e grandi felini. Nella penultima sezione si trovano altre sculture in marmo e una grande statua romana di oratore con testa di Antonio Canova. Nell’ultima sezione  imvece sono esposte delle vetrinette con reperti di piccole dimensioni come bronzetti di divinità, piatti, piccole anfore e statue votive.

Completa lo splendido allestimento il cortile e la Chiesa di San Girolamo, dove sono esposti capitelli, materiale marmoreo e altri reperti.

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Il Museo Archeologico al Teatro Romano è dunque un museo imperdibile, sia per gli amanti dell’archeologia, sia per tutti i visitatori della città: mai avrei pensato di trovare a Verona così tante testimonianze romane ancora ben preservate ed esposte in un Museo dall’allestimento fresco e adatto a tutte le esigenze.

Info e Costi

Il Museo è aperto al pubblico nei seguenti orari:
  • il lunedì dalle 13.30 alle 19.30
  • dal martedì alla domenica dalle 8.30 alle 19.30

Il costo dei biglietti è il seguente:

  • biglietto intero: € 4,50
  • biglietto ridotto gruppi (sup. 15 unità), agevolazioni, anziani sup. 60: € 3,00
  • biglietto ridotto scuole (dalle primarie alle secondarie di secondo grado) e ragazzi (8-14 anni, solo accompagnati): € 1,00
  • ingresso gratuito:
    • anziani con età superiore a 65 anni residenti nel Comune di Verona
    • persone con disabilità e loro accompagnatori
    • con VeronaCard
    • Da ottobre a maggio ingresso a 1 euro la prima domenica del mese

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale cliccando qui.

Diario di viaggio: Verona – giorno 4

Cari amici e amiche, siamo giunti al termine del viaggio a Verona, un viaggio davvero ricco di divertimento e di emozioni vissute con il piede sull’acceleratore. Come già vi ho raccontato, Verona mi ha davvero lasciato un ricordo stupendo e tanta voglia di ritornarci, di nuovo, per assaporare la sua ospitalità.

Se non avete ancora letto il primo giorno, rimediate cliccando qui, per il secondo giorno invece cliccate qui e per il terzo giorno cliccate qui. Se invece siete interessati alla pianificazione di questo viaggio, leggete l’articolo cliccando qui!

Verona (2)

L’itinerario di questa giornata seguirà alcune tappe principali:

  • La Chiesa di San Fermo Maggiore
  • Il Museo degli Affreschi G.B. Cavalcaselle
  • La Tomba di Giulietta

Purtroppo, essendo l’ultimo giorno, più di così non siamo riusciti a vedere: il treno che ci avrebbe riportato a casa sarebbe partito nel primissimo pomeriggio quindi ci siamo accontentati di fare tre tappe, non vicinissime alla nostra base.

San Fermo: due chiese in una sola

La Chiesa di San Fermo Maggiore sorge a pochi passi da Piazza delle Erbe, sulla riva destra dell’Adige. Secondo la tradizione in questo luogo nel 304 d.C. subirono il martirio i santi Fermo e Rustico e dalla devozione popolare na nacque la Chiesa odierna, anche se questa risale al VIII secolo. Tra il 1065 ed il 1143 i benedettini ristrutturarono completamente il complesso presente e fecero costruire due chiese in stile romanico: la prima inferiore, ancora oggi visitabile, per conservare le reliquie, l’altra superiore per le celebrazioni più popolari ed affollate. Inoltre diedero inizio alla costruzione del campanile, che venne terminato solo intorno al XIII secolo.

La Chiesa Superiore odierna si deve alla presenza dei francescani, dopo aver preso il posto dei benedettini, che la ricostruirono e conclusero nel 1350. La chiesa inferiore rimase comunque un luogo molto riservato e solo dal 1946 fu riaperta al culto. Una notizia particolare merita di essere riportata: nel 2018 è stata ritrovata nel chiostro della chiesa una tomba, probabilmente del maestro templare Arnau de Torroja, morto a Verona nel 1184

La Chiesa Superiore presenta un’unica navata con cinque absidi; all’interno si possono riconoscere L’Altare Maggiore, l’Altare Nichesola, in stile rinascimentale, l’altare Della Torre del XVIII secolo in stile barocco, e l’altare del presbitero dove sono custodite oggi le reliquie dei santi Fermo e Rustico. Seguono altri tre altari: quello di san Raffaele, quello di san Nicola e quello di san Francesco, che custodisce le reliquie di san Gualfardo.

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All’interno della Chiesa Superiore si trova la Cappella Alighieri, realizzata tra il 1545 e il 1558, dove sono sepolti gli ultimi discendenti diretti del sommo poeta Dante Alighieri. Pensavate che mi facessi sfuggire l’occasione di vedere qualcosa che riguarda il mio amato poeta? Appunto!

Degna di nota è anche la Cappella Brenzoni decorata dall’affresco di Pisanello e dall’opera scultorea di Nanni di Bartolo.

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La Chiesa Inferiore si raggiunge tramite una scala antica che la collega al chiostro: di dimensioni notevolmente ridotte rispetto alla Superiore, presenta alcuni affreschi di inizio XIV secolo che raffigurano la Vergine e Gesù; la struttura della Chiesa conserva l’impianto originale a croce latina e lo stile romanico: quattro navate dividono la chiesa con tre file di massicce colonne in pietra e questa struttura, la cui spartizione è poco diffusa, così suggestiva, rende l’edificio molto originale.

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La visita a San Fermo è piacevole e molto particolare, proprio per la presenza dei due edifici di culto: ancora una volta il nostro pass ci ha permesso di entrare senza problemi all’interno di questo luogo e di goderne ogni dettaglio.

Il Museo degli Affreschi e la Tomba di Giulietta

Dopo aver visitato San Fermo decidiamo di recarci presso la Tomba di Giulietta, che si trova nel complesso del Museo degli Affreschi “Giovanni Battista Cavalcaselle”: da San Fermo sono circa 12 minuti a piedi. Il Museo degli Affreschi è un museo facente parte dei musei civici di Verona, situato nel convento di San Francesco. Inaugurato nel 1973, raccoglie molti affreschi che provengono da palazzi storici della città che vanno dal X secolo al XVI secolo. Il Museo fu intitolato allo studioso di storia dell’arte Giovanni Battista Cavalcaselle, originario di Legnago, in provincia di Verona.

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Il Museo ospita numerose opere degne di nota, prima fra tutti “La cavalcata di Carlo V e Clemente VII” dipinta da Jacopo Ligozzi e dalla sua bottega: l’opera risiedeva nella residenza dei Fumanelli a Verona, sita in via Santa Maria in Organo. L’affresco si compone in tutto di 13 parti ed è conservato in una sala “in solitario” per la sua grandezza e magnificenza: si tratta di un’opera alta 2 metri e 30 e lunga 40 metri. Oltre ai protagonisti dell’opera, Carlo V e Clemente VII, si incontrano numerose ed importanti personalità come Bonifacio Paleologo, marchese del Monferrato, con lo scettro imperiale, Francesco Maria della Rovere, duca d’Urbino e prefetto di Roma, con la spada imperiale, Carlo III duca di Savoia con la corona e Filippo di Baviera con il globo. Carlo V è un personaggio molto particolare per quanto mi riguarda, dato il suo forte legame con Pavia: è proprio nella mia città che sconfisse Francesco I e consolidò il suo potere su queste terre, grazie alla vittoria della Battaglia di Pavia. Di sicuro avete già sentito parlare di lui, leggendo i miei articoli.

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Degni di nota sono anche gli affreschi di Palazzo Fiorio della Seta, anch’essi di grandi dimensioni e realizzati da due artisti veronesi tra i più famosi: Domenico Brusasorzi e Bernardino India o ancora “Gli Imperatori romani” di Altichiero da Zevio, affreschi che Cansignorio della Scala commissionò all’artista nel 1364 per rendere ancora più imponente la sua reggia veronese.

Il Museo ospita anche la celebre “Tomba di Giulietta”: si tratta di un sarcofago di marmo rosso che doveva ospitare il corpo della giovane. La tradizione vuole che proprio in tale sede fosse il luogo della sepoltura dei due amanti. Sin dai primi anni del 1800 la tomba, purtroppo, divenne meta di una sorta di culto superstizioso, tanto che molto spesso i visitatori ne asportavano dei frammenti, rovinando l’intonaco. Non si sa con estrema certezza se davvero questo sarcofago accolge il corpo della “presunta” Giulietta o di qualche altra nobildonna, ma, restando nel mito, non potevamo non visitarla dopo aver già visitato la Casa di Giulietta e il suo Balcone famoso.

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La conclusione del nostro viaggio

Conclusa la nostra visita la malinconia inizia a pervaderci: sono gli ultimi attimi trascorsi a Verona ed è difficile pensare che il nostro viaggio si sia già concluso così, in un batter d’occhio. Verona: per molti è solo il Balcone di Giulietta o l’Arena, ma la città dona al proprio visitatore accorto molto più di questo. Profumi dalle osterie, sorrisi da parte dei propri cittadini, storia millenaria in ogni angolo, musei ricchi e alla portata di chiunque. Verona per noi è stata una vera rivelazione, una città che abbiamo abbracciato e che ci accoglierà nuovamente, sempre con la sua atmosfera, unica. Ci dirigiamo dunque verso il centro per un pranzo al sacco molto veloce: patatine, crocchette di pollo e panzerotti e poi via, verso la stazione dei treni di Verona Porta Nuova.

Ringrazio di nuovo in modo molto sentito lo IAT Verona – Ufficio del Turismo, che ci ha davvero fornito uno strumento incredibile per apprezzare al meglio ciò che la città offre.

Speriamo dunque di rivederci presto, o Bella Verona.

Questo non è l’ultimo articolo su Verona: sarete contenti di sapere che ne mancano ancora alcuni, in primis sui Musei e sul Giardino Giusti, che vedrete pubblicati con lo scorrere dei mesi. Se volete scegliere il Museo del Mese (dove troverete spesso un Museo di Verona tra cui scegliere), ricordatevi di votarlo nel sondaggio che compare all’inizio di un nuovo mese, all’interno del Gruppo Facebook “Donna Vagabonda – il Gruppo di chi viaggia sognando“!

Diario di viaggio: Verona – giorno 3

Cari amici e amiche, siamo giunti quasi al termine del viaggio a Verona, un viaggio ricco di emozioni, dove siamo riusciti a gustarci la leggendaria ospitalità veneta e dove il divertimento non è certo mancato.

Se non avete ancora letto il primo giorno, rimediate cliccando qui e non perdetevi il secondo giorno cliccando qui! Se invece siete interessati alla pianificazione di questo viaggio, leggete l’articolo cliccando qui!

Verona (2)

L’itinerario di questa giornata seguirà alcune tappe principali:

  • La Basilica di Sant’Anastasia
  • Il Duomo
  • Il Ponte di Pietra
  • Castel San Pietro
  • Il Teatro Romano
  • Giardino Giusti
  • Il Museo di Storia Naturale

Due pilastri della cristianità: Santa Anastasia e il Duomo

Ancora una volta la sveglia suona presto (non esiste che in vacanza si dorma, per buona pace di Gabriele) e dopo una bella colazione ci si mette subito in cammino verso la Basilica di Sant’Anastasia, che si trova poco distante dalla nostra base di partenza. Una volta entrati e mostrato il pass (anche qui non senza un’opportuna verifica della sua veridicità), rimaniamo subito estasiati dalla grandezza e dalla maestosità di questo luogo sacro. Verona sembra la città delle grandi Chiese ed è proprio così: in nessuna città che ho mai visitato ho visto tanta grandiosità (eccetto Roma).

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la Chiesa è in realtà intitolata al santo domenicano Pietro Martire, tuttavia è conosciuta con il nome di Sant’Anastasia dato che in questo luogo si trovava un antico edificio di culto ariano dedicato ad Anastasia di Sirmio martire sotto le persecuzione di Diocleziano.

La costruzione dell’edificio che oggi possiamo vedere ebbe inizio nel 1260 ad opera di Manfredo Roberti, vescovo di Verona, su richiesta dei frati domenicani che ancora non avevano un proprio luogo di culto. Il cantiere ebbe inizio nel 1290 e fin da subito beneficiò di numerose donazioni e lasciti testamentari, come quelli degli appartenenti ai Della Scala. Caduta la signoria scaligera i lavori ebbero dei rallentamenti ma con la ritrovata stabilità politica successiva alla dedizione a Venezia ripresero alacremente. La chiesa venne consacrata solennemente il 22 ottobre 1471 dal cardinale e vescovo di Verona Giovanni Michiel, tuttavia i lavori continuarono per oltre due secoli non arrivando mai a completare la facciata.

All’interno della chiesa si possono ammirare tele e affreschi di noti maestri della pittura veronese e non, quali: Pisanello, Altichiero, Liberale da Verona, Stefano da Zevio, Nicolò Giolfino, e tanti altri.

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Forse il motivo di tante visite è proprio l’affresco di Pisanello di San Giorgio e la Principessa, che si trova sopra l’arco della cappella Pellegrini: questa è una delle opere più famose del tardo gotico. Si tratta di un’affresco esterno alla cappella solo parzialmente conservato, di datazione incerta (tra il 1433 e il 1438 o tra il 1444 e il 1446). A causa delle numerose infiltrazioni di acqua provenienti dal tetto della chiesa, l’affresco è solo parzialmente osservabile e il restauro sarebbe davvero complicato da operare.

La Chiesa è impressionante per la sua bellezza e per la sua grandezza: il soffitto è alto e crea un’atmosfera ariosa e molto suggestiva.

Dopo aver visitato la Basilica di Sant’Anastasia, ci dirigiamo verso il Duomo, la chiesa forse più importante di Verona (anche se è una dura lotta tra San Zeno, San Fermo, Sant’Anastasia).

Purtroppo anche il Duomo ci ha presentato una sgradevole sorpresa: dopo aver verificato la veridicità del nostro documento, ci hanno dato i bigleitti senza l’audioguida gratuita (che veniva data a tutti i visitatori). Non abbiamo fatto rimostranze e siamo entrati perchè non ci sembrava il caso, anche se forse, con il senno di poi, sarebbe stato meglio far valere i nostri diritti.

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La facciata posteriore del Duomo con la scultura dell’Angelo

In ogni caso la bellezza del Duomo è indiscutibile e di sicuro siamo rimasti estasiati anche da questo luogo. Passiamo ora alla descrizione consueta: la struttura attuale sorge nel luogo in cui venne edificata, nel IV secolo, la prima chiesa cristiana della città, probabilmente ad opera di San Zeno. La struttura primordiale venne rasa al suolo dal terremoto del 1117. La costruzione della nuova cattedrale fu iniziata tre anni dopo e terminò nel 1187. Risale al cinquecento l’attuale sistemazione della facciata mentre il campanile, costruito su un precedente campanile romanico, venne rialzato fino a 30 metri da Michele Sanmicheli e solo nel primo Novecento venne portato all’altezza attuale (circa 75 metri): nonostante tutto, il campanile non è stato ancora terminato dato che manca la cuspide. Una leggenda vuole che questo sia dovuto al fatto che nessun edificio potesse superare in altezza la Torre dei Lamberti ma la realtà ci dice che è per mancanza di fondi che non venne completato (ma la leggenda rimane comunque molto suggestiva!).

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L’interno della Chiesa è diviso in tre navate da pilastri molto alti in marmo rosso di Verona che sostengono le arcate gotiche. Le prime tre cappelle di ogni lato presentano un aspetto unitario. La navata centrale è conclusa dalla cappella maggiore ed è stata realizzata dall’architetto Michele Sanmicheli. Le cappelle laterali sono arricchite da numerose sculture ed opere pittoriche, per lo più rinascimentali, la più famosa è quella con il dipinto dell’Assunzione della Vergine (1535) opera di Tiziano, mentre tra gli altri figurano molti artisti veronesi.

I veri protagonisti della storia veronese: i Romani

Dopo queste due bellissime chiese, ci dirigiamo verso il Ponte di Pietra e il Teatro romano, decidendo di visitare questo ultimo monumento prima del pranzo. A dire il vero, nella mia immensa ignoranza, non pensavo ci fosse un Teatro romano a Verona (dato che l’Arena si prende tanti meriti) e quindi quando l’ho scoperto sono rimasta un po’ sbigottita, ma non delusa affatto: se da una parte l’Arena ci testimonia una presenza romana importante, non sono nemmeno da sottovalutare la bellezza e l’importanza di questo luogo. Il Teatro romano è un teatro costruito all’aperto nel I secono a.C. presso il colle di San Pietro, all’interno delle mura romane e sulla sponda sinistra del fiume Adige. Il Teatro romano fa parte del Museo archeologico cittadino e viene adoperato come spazio teatrale durante l’estate: proprio qui viene ospitata l’Estate teatrale veronese sin dal 1948. Quest’ultimo è anche uno dei più grandi e antichi dell’Italia settentrionale.

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Ciò che possiamo osservare oggi sono i resti del Teatro originale dato che la primitiva struttura fu scossa da numerosi danni dovuti al tempo, agli eventi naturali e derivati dalla sepoltura al di sotto di edifici fatiscenti. Nel 1834 un ricco commerciante, Andrea Monga, acquistò i terreni dove un tempo sorgeva il Teatro e condusse degli scavi: la meraviglia fu tanta quando scoprì i resti. Non riuscì però a vedere compiuti i lavoro di demolizione e di scavo ma la sua opera non rimase incompiuta dato che il comune di Verona, nel 1904, acquistò la zona e li proseguì. Oggi possiamo vedere la cavea e la gradinata, molte arcate delle loggie e alcuni importanti resti della scena, oltre che i muri portanti dell’edificio scenico. Se si risale verso la sommità del colle si possono vedere anche i resti del tempio che coronava la struttura originale. Il Teatro era solo parzialmente visitabile a causa degli allestimenti che si stavano adoperando in vista degli spettacoli estivi, ma è stato comunque molto suggestivo vedere ancora una volta una traccia della magnificenza dell’epoca romana. Oltre al Teatro abbiamo visitato anche il Museo archeologico di Verona, istituito proprio qui nel 1924: non voglio anticiparvi nulla, perchè scriverò un articolo a riguardo, quindi vi racconto solo che il Museo è un importante luogo che custodisce numerosi reperti romani con circa 600 opere esposte nelle sale e con 150 altre opere esposte nella zona del chiostro esterno della Chiesa dell’ex convento qui costruito dalla congregazione dei Gesuati di San Girolamo sul colle di San Pietro.

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Dal chiostro si gode anche di una splendida veduta di Verona e in particolare del suo Ponte Pietra: il ponte è l’unico rimasto costruito nell’epoca romana ed è lungo 92,8 metri e larco 7,2 metri. Costituito da 5 arcate, di cui due sono di epoca romana insieme alla spalla sinistra, fu rimaneggiato dagli Scaligeri che costruirono la spalla destra con la soprastante torre e l’arco adiacente  e ancora dai venziani che costruirono le due arcate rimanenti con il grande tondo.

Pausa Focaccia e poi su fino a Castel San Pietro!

Se Verona continua a stupirci per quanto riguarda la sua ricchezza culturale, non può che fare lo stesso con il suo cibo e i suoi chioschetti: ancora una volta Moreno colpisce nel segno dato che ci ha consigliato un posticino davvero favoloso per mangiare una…Focaccia! La Focacceria Ponte Pietra si trova infatti a pochi passi dal Ponte Pietra e offre focacce di tutti i gusti e di tutte le misure! Assaporarla e gustarla davanti al Ponte Pietra o sulle rive dell’Adige è sicuramente una rilassante esperienza!

Con la pancia piena e un po’ accaldati ci rigiamo verso Castel San Pietro: decidiamo di raggiungerlo tramite la funicolare, dove troviamo un’addetta all’accoglienza molto simpatica e premurosa! Io poi adoro le funicolari e di solito non me ne faccio sfuggire nemmeno una durante i miei viaggi: sono stata in quella di Bergamo e in quella di Lione, ad esempio. La funicolare ci porta dunque al colle San Pietro dove è situato l’omonimo edificio militare: si tratta di una caserma asburgica costruita su un precedente fortificato, oggi però inutilizzata. L’interno è diventato un parco pubblico e il piazzale merdionale, dove arriva proprio la funciolare, è la meta preferita per chi vuole ammirare Verona dall’alto. In effetti lo spettacolo della città da questa prospettiva è sensazionale e di sicuro vale la pena salire fino a qui per vedere i tetti della bella città veneta.

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Per scendere decidiamo di non usufruire della funicolare ma di proseguire a piedi lungo la stradina stretta che ci riporta al Ponte di Pietra: a scenderla è un conto, a salirla…Beh le mi anche avrebbero qualcosa di ridire (niente in realtà di così eccezionale eh, in una  buona mezz’ora a passo lento si sale, ma purtroppo ho a che fare con due anche già compromesse quindi meglio non sforzarle più di tanto!).

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Verona in tutto il suo splendore

Tra cipressi e glicini: il Giardino Giusti e il suo Palazzo

Scesi soddisfatti, decidiamo di visitare la penultima tappa prefissata della giornata: il Giardino Giusti e il suo Palazzo.

Palazzo e Giardino Giusti non rientrano all’interno del nostro Pass dato che si tratta di beni privati ma di certo non è stato questo a farci desistere, anzi!

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Il Palazzo è stato costruito nel XVI secolo insieme all’omonimo giardino, considerato dagli esperti e non solo uno dei più belli esempi di giardino all’italiana. Durante la sua vita, il giardino fu modificato più volte e grande attenzione gli fu riservata dopo la Seconda Guerra Mondiale dato che molte piante furono stroncate dai massicci bombardamenti e dalle vicende belliche. L’aspetto della struttura che oggi possiamo ammirare è quello che gli ha donato Agostino Giusti, Cavaliere della Repubblica Veneta e Gentiluomo del Granduca di Toscana. Nel 1583 sempre Agostino insieme alla moglie Alda Malaspina trasferirono presso il Palazzo la loro residenza. Oggi sono visitabili sia l’Appartamento 900, in cui vissero i due coniugi, e il Giardino: la famiglia Giusti vi abitò fino al 1944, quando fu reso inagibile dai bombardamenti. La parte restante del Palazzo venne requisita come comando della Luftwaffe fin dal 1943. L’appartamento venne restaurato nel 1954 da Alberto e Mary Farina, che lo presero in affitto vitalizio dai Giusti e che vi abitarono dal 1954 al 1984.

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Non voglio raccontarvi di più di questo luogo storico, anche perchè, come per il Teatro Romano, vorrei dedicargli un articolo a sè: non me ne vogliate ma questi sono luoghi talmente belli e ricchi di storia che vorrei proprio venissero approfonditi sul blog, così come per il Museo di Storia Naturale, di cui leggerete qualche informazione a breve.

Il Giardino è davvero meraviglioso e ben curato, sebbene richieda una manutenzione continua: la pulizia e l’ordine devono essere sempre mantenuti e il visitatore deve trovare questo luogo sempre accogliente e a misura d’uomo. Numerose sono le aree dove possiamo sederci e rilassarci, lontani dal caos della vita ferenetica o anche solo dal traffico cittadino: i glicini profumati rendono il muro di confine una dolcezza per gli occhi e i cipressi sembrano traghettarci verso la Toscana. La vista dal belvedere, sul cosiddetto “Mascherone” per via del volto grottesco qui scolpito, mostra il giardino in tutta la sua bellezza, e non solo quello: da questa terrazza si presta anche Verona a dare il suo spettacolo di bellezza, ancora una volta.

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Non può mancare il Museo di Storia Naturale

Dopo esserci riposati all’ombra, cullati da una piacevole brezza, decidiamo, anche se con un po’ di stanchezza, di dirigerci verso l’ultima tappa di questo penultimo giorno a Verona: Il Museo di Storia Naturale di Verona. Il Museo non può mancare assolutamente: durante la mia visita a Verona del 2016 non ero riuscita a visitarlo per mancanza di tempo ma questa volta non me lo sono fatta sfuggire. Tra l’altro, Gabriele adora i musei di Storia Naturale e quello di Verona vale sicuramente una visita!

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Il Museo è ospitato presso Palazzo Pompei, uno degli edifici più importanti dal punto di vista architettonico e storico di Verona e si compone di sedici sale espositive, della biblioteca e degli uffici museali. Le sezioni toccano le più importanti scienze: la zoologia, la geologia, la paleontologia, la mineralogia. Le collezioni del museo sono incrementate  dalle numerose campagne di ricerca (floristiche, faunistiche, paleontologiche e preistoriche) svolte nel territorio veronese, in Italia e nelle missioni all’estero, da donazioni e acquisti. Il Museo ospita e conserva un patrimonio naturalistico che ha oggi una consistenza di oltre 3.000.000 di esemplari. Ovviamente non tutto il patrimonio è esposto, ma se volete apprezzarlo davvero a pieno, dovete assolutamente dedicarvi almeno due ore del vostro tempo.

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Usciti da questo fantastico museo dove siamo rimasti a bocca a parte soprattutto per la grande mole di fossili provenienti da Bolca e dal Veronese (leggete qui il mio articolo a riguardo) decidiamo di rientrare in B&B per una doccia e per un attimo di riposo: alla sera ci attende una buona cena presso il Ristorante Pizzeria Torre 5 che mi avevano consigliato e che non ci ha affatto delusi.

Con un po’ di malinconia ci apprestiamo a rientrare in camera dopo una bella passeggiata rilassante al chiaro di luna, allietati ancora una volta dalla vista dell’Arena e dai vicoli che ci riportano verso il nostro Bed and Breakfast.

Ringrazio ancora una volta lo IAT Verona – Ufficio del Turismo per la grande opportunità che ci ha riservato.

Per ulteriori informazioni e riferimenti:

IAT Verona – Ufficio del Turismo

Basilica di Sant’Anastasia

Duomo di Verona

Museo Archeologico al Teatro Romano

Giardino Giusti

Museo di Storia Naturale

Riferimenti: #visitverona, #visitveneto, #veronatouristoffice, #IatVerona, #Verona e @veronatouristoffice.

 

Il Museo di Giugno: il Museo di Castelvecchio

Dal sondaggio svolto all’interno del Gruppo di Facebook, voi lettori avete scelto a maggioranza il Museo del mese di Giugno tra quelli proposti: si tratta del Museo di Castelvecchio.

Durante la mia visita a Verona ho potuto visitare numerosi ed importanti musei: io e Gabriele amiamo i musei e cerchiamo sempre di visitarne il più possibile all’interno di una città. Che siano musei d’arte, musei di scienze o di altro genere, ci piace molto imparare la storia e scoprire i segreti di ciò che è custodito in questi “templi della cultura”. Eccoci dunque al Museo di Castelvecchio, il primo Museo di Verona a cui dedico un articolo.

Museo di Castelvecchio

Il Museo di Castelvecchio si trova nella fortezza scaligera di Castelvecchio (leggete qui il mio articolo a riguardo) ed è uno dei musei più importanti di Verona, dedicato soprattutto all’arte italiana ed europea. Il museo venne restaurato e allestito secondo i criteri moderni di esposizione tra il 1958 e il 1974 da Carlo Scarpa.

I settori in cui il museo è diviso sono i seguenti: scultura, pittura italiana e straniera, armi antiche, ceramiche, oreficerie, miniature e quello delle antiche campane cittadine.
Il museo è tutto sommato recente dato che solo dal 1924 il Castello è stato adibito ad ospitare le collezioni civiche di arte veronese, opere che andavano dall’alto medioevo al Settecento. Durante la Seconda Guerra Mondiale la città fu pesante bombardata e Castelvecchio venne danneggiato seriamente: i tedeschi in fuga fecero saltare tutti i ponti sull’Adige, compreso il Ponte di Castelvecchio. Fu Carlo Scarpa il risponsabile designato dei restauri, che donò nuova linfa al museo e al castello tutto. Scarpa non fece distinzioni tra il restauro del Castello e quello del museo, trattando il complesso come un tutt’uno.

Museo_targa
La targa dìentrata del Museo

Il restauro e l’allestimento furono opera in realtà del lavoro congiunto di un team guidato da Scarpa e che comprendeva il progettista, i collaboratori, lo staff del museo, l’architetto Arrigo Rudi, l’ingegnere Carlo Maschietto, il geometra Angelo Rudella, il falegname Fulvio Don, gli amministratori, l’ufficio tecnico del comune e tanti altri.

Il Museo si apre con la collezione di scultura romanica. Tra le opere più significative possiamo ammirare:

  • Crocifisso e dolenti, opera del Trecento in tufo (originariamente dipinto) del Maestro di Sant’Anastasia, proveniente dalla chiesa di San Giacomo di Tomba;
  • Sarcofago dei santi Sergio e Bacco, bassorilievo del 1179;
  • Santa Cecilia e santa Caterina, sculture del XIV secolo del Maestro di Sant’Anastasia;
  • Statua equestre di Cangrande della Scala, proveniente dal complesso gotico delle Arche scaligere;
  • Statua equestre di Mastino II della Scala anch’essa proveniente dalle Arche Scaligere.

 

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Passata la sezione delle sculture, inizia la collezione più consistente, cioè quella di pittura, divisa in più sale e su più livelli. Si inizia con la pittura veronese e veneta: notevoli sono i quadri di Pisanello (qui presente con la celebre Madonna della Quaglia), Altichiero, Michelino da Besozzo (con la Madonna del roseto). Si giunge poi alla sezione delle opere veronesi a cavallo del Rinascimento con Jacopo Bellini, Domenico e Francesco Morone, padre e figlio, e Liberale da Verona. Non mancano i capolavori di grandi maestri come una Madonna col Bambino in piedi su un parapetto di Giovanni Bellini, il Cristo in pietà di Filippo Lippi e la Sacra Famiglia e una Santa di Andrea Mantegna. Si passa poi al Cinquecento e al Seicento con alcune opere di Paolo Caliari detto il Veronese (come la Pala Bevilacqua-Lazise e il Compianto sul Cristo morto), Jacopo Tintoretto, Paolo Farinati e Alessandro Turchi detto l’Orbetto.

Del Settecento è presente uno dei protagonisti, il Tiepolo, con un quadro quale Eliodoro saccheggia il tempio.

 

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Oltre ai dipinti si possono ammirare alcuni disegni del progetto di Carlo Scarpa e alcune armi riunite in una collezione molto interessante che comprende anche armature medievali e rinascimentali. In questa raccolta possiamo ammirare la spada di Cangrande della Scala.

Nel novembre 2015 il Museo fu colpito da una disgrazia: 3 rapinatori entrarono e rubarono ben 17 opere. La lista delle opere trafugate è la seguente:

  • Antonio Pisano detto Pisanello, Madonna col bambino, detta Madonna della quaglia, tempera su tavola, cm 54×32;
  • Jacopo Bellini, San Girolamo penitente, tempera su tavola, cm 95×65;
  • Giovanni Benini, Ritratto di Girolamo Pompei, olio su tela, cm 85×63;
  • Andrea Mantegna, Sacra Famiglia con una santa, tempera su tela, cm 76×55,5;
  • Giovanni Francesco Caroto, Ritratto di giovane con disegno infantile, olio su tavola, cm 37×29;
  • Giovanni Francesco Caroto, Ritratto di giovane monaco benedettino, olio su tela, cm 43×33;
  • Jacopo Tintoretto, Madonna allattante, olio su tela, cm 89×76;
  • Jacopo Tintoretto, Trasporto dell’arca dell’alleanza, olio su tavola, cm 28×80;
  • Jacopo Tintoretto, Banchetto di Baltassar, olio su tavola, cm 26,5×79;
  • Jacopo Tintoretto, Sansone, olio su tavola, cm 26,5×79;
  • Jacopo Tintoretto, Giudizio di Salomone, olio su tavola, cm 26,5×79,5;
  • Cerchia di Jacopo Tintoretto, Ritratto maschile, olio su tela, cm 54×44;
  • Domenico Tintoretto, Ritratto di Marco Pasqualigo, olio su tela, cm 48×40;
  • Bottega di Domenico Tintoretto, Ritratto di ammiraglio veneziano, olio su tela, cm 110×89;
  • Peter Paul Rubens, Dama delle licnidi, olio su tela, cm 76×60;
  • Hans de Jode, Paesaggio noto anche come Paesaggio con cascata, olio su tela, cm 70×99;
  • Hans de Jode, Porto di mare, olio su tela, cm 70×99.

 

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Dopo alcuni mesi di indagini dei Carabinieri per la Tutela del patrimonio Culturale si è giunti all’arresto di ben 12 persone dislocate tra la Moldavia e Verona. Tutti i dipinti sono stati ritrovati intatti il 6 maggio del 2016 in Ucraina, pronti per la spedizione in Moldavia. Dalla fine del 2016 possiamo di nuovo ammirare queste splendide opere d’arte di nuovo nel museo, fruibili a tutti per essere contemplate con ritrovata gioia. Il furto delle opere d’arte è purtroppo molto frequente nei Musei e non sempre le opere vengono ritrovate. A queste tele è andata proprio bene!

 

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Per visitare il Museo con attenzione occorrono almeno 3 ore data la mole imponente di reperti di vario genere: la peculiarità di questo Museo è anche quella di poterlo ammirare su più livelli, percorrendo camminamenti e percorsi che si snodano attraverso le varie sale del Castello e le torri. Il percorso è dunque pensato non solo per ammirare le collezioni, ma per apprezzare tutto Castelvecchio e la città di Verona dall’alto. Il Museo dunque dona al visitatore un’esperienza a tutto tondo, che permette la sua immersione nel mondo dell’arte ma anche nella storia di Verona e dei suoi Signori. Di certo, ci troviamo davanti ad un museo non convenzionale, che supera l’idea della staticità delle collezioni e che permette al visitatore di apprezzare a pieno ogni sfaccettatura di una città che sempre si mostra al passo coi tempi con le sfide che il turismo propone.

Ringrazio lo IAT Verona – Ufficio del Turismo per avermi offerto la possibilità di visitare questo museo con il Pass per Blogger.

Se volete saperne di più su Verona e i suoi monumenti, visitate il blog e leggete i seguenti articoli:

Verona – Pianificazione del Viaggio

Verona – Arrivo e prima sera

Verona – Giorno 2

Verona – Giorno 3

Informazioni utili

Il Museo di Castelvecchio si trova in Corso Castelvecchio 2, a Verona, proprio nel centro della città, a pochi minuti a piedi dall’Arena e da Piazza delle Erbe.

Il Museo di Castelvecchio è aperto al pubblico nei seguenti orari:

  • il lunedì dalle 13.30 alle 19.30
  • dal martedì alla domenica dalle 8.30 alle 19.30

L’ultimo ingresso è alle 18.45

Il Museo è chiuso il lunedì mattina, la mattina del 1° gennaio e il 25 dicembre.

Di seguito, il prezzo dei biglietti:

  • biglietto intero € 6,00
  • biglietto ridotto gruppi (sup. 15 unità), agevolazioni, anziani sup. 60: € 4,50
  • biglietto ridotto scuole (dalle primarie alle secondarie di secondo grado) e ragazzi (8-14 anni, solo accompagnati): € 1,00
  • biglietto cumulativo musei Castelvecchio/Maffeiano intero: € 7,00
  • biglietto cumulativo musei Castelvecchio/Maffeiano ridotto: € 5,00
  • ingresso gratuito:
    • anziani con età superiore a 65 anni residenti nel Comune di Verona
    • persone con disabilità e loro accompagnatori
    • con VeronaCard

Da ottobre a maggio, prima domenica del mese tariffa unica: € 1,00

 

 

Diario di viaggio: Verona – giorno 2

Eccoci al secondo giorno del Diario di Viaggio di Verona, ansiosi di scoprire la storia e le bellezze di questa città che tanto calorosamente ci ha accolto.

Se non avete ancora letto il primo giorno, rimediate cliccando qui!

Verona (2)

L’itinerario di questa giornata seguirà alcune tappe principali:

  • L’Arena di Verona
  • Il Museo di Castelvecchio
  • La Basilica di San Zeno Maggiore
  • La Basilica di San Lorenzo
  • Piazza delle Erbe
  • Le Arche scaligere
  • La Casa di Romeo
  • Torre dei Lamberti
  • La Casa di Giulietta

Di buon mattino decidiamo di dirigerci verso il simbolo di Verona: la sua Arena.

L’Arena e i suoi segreti

L’Arena si trova in Piazza Bra, proprio nel centro nevralgico della città, in una zona pedonabile, facilmente raggiungibile da ogni angolo della cittadina. L’Arena di Verona è un anfiteatro romano tra i più perfettamente conservati fino ad oggi. Sulla data di costruzione ci sono ancora delle controversie ma probabilmente fu costruita tra il I ed il II secolo D.C.. L’arena, un tempo come oggi, attira a sè numerosi visitatori, ansiosi di vedere i numerosi spettacoli che ancora oggi si tengono al suo interno: se una volta erano i gladiatori a divertire la folla, oggi numerosi cantanti e orchestre si contendono il palco veronese. Ma l’Arena non risplendette sempre di luce propria: le invasioni barbariche e il progessivo declino dell’Impero romano portarono all’abbandono progressivo della città e delle sue strutture e, di conseguenza, dell’Arena. Con l’affermazione del Cristianesimo vi fu l’abbandono dei giochi gladiatori, e l’inefficienza degli organismi pubblici nella conservazione del monumento fu un’ulteriore spinta verso il suo abbandono. Molto probabilmente il crollo della facciata o anello esterno è dovuto ad una serie di eventi sismici avutisi in Italia Settentrionale dal medioevo fino al terremoto più disastroso del 1117. A seguito delle diverse scosse sismiche sono crollate le arcate dell’anello esterno, di cui rimangono integre oggi soltanto le 4 arcate della cosiddetta Ala.

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Purtroppo l’Arena era solo parzialmente visibitabile a causa del fatto che stessero allestendo il palco per un imminente concerto ma anche così non ha perso il suo fascino. Grazie al pass per blogger dell’Ufficio del Turismo (IAT Verona) siamo entrati gratuitamente per documentare la nostra esperienza con le nostre fotografie e con questo articolo. L’Arena è suggestiva e imponente e, anche se la vediamo solo da una prospettiva, risulta comunque molto impressionante. Ciò che mi colpisce di più non è però la grandezza in sè ma il materiale di costruzione dell’Arena e di gran parte degli edifici della città veneta: non è difficile scorgere tra le gradinate o sulla pavimentazione della città delle belle e conservate ammoniti. Già, avete capito bene, ammoniti, cefalopodi marini oggi estinti. Il materiale che è stato utilizzato è una pietra da taglio dove il Rosso Ammonitico risalta: la cavatura dei monti circostanti che ancora oggi si opera ha dato vita a materiali lapidei ricchi di fossili, in particolare, appunto ammoniti. Dunque se vedete i gusci di questi organismi su qualche parete o su di un marciapiede non stupitevi!

Dopo aver scattato qualche fotografia, siamo pronti per dirigerci verso la prossima meta, promettendoci che un giorno torneremo all’Arena per vedere un bel concerto!

Prossima tappa? Naturalmente Castelvecchio!

Castelvecchio e la sua storia

Castelvecchio è un castello attualmente adibito ad ospitare il museo civico. Le sue dimensioni e la sua imponenza ne fanno il monumento militare più importante della dinastia degli Scaligeri. Lo avevo già visitato la prima volta che ero venuta a Verona, così come l’Arena, ma avevo proprio voglia di rivederlo con occhi nuovi! Del resto, quando si cambia prospettiva, le cose ci appaiono più belle, no?

Dunque eccoci qua pronti ad una bella full-immertion dell’arte medioevale e rinascimentale: già, perchè la collezione del museo è davvero ragguardevole!

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Il Castello nasce come avamposto difensivo indissolubilmente collegato al fiume, tant’è che il ponte costruito serviva proprio come via di fuga esclusiva nel caso di un attacco. Le vicende che avvolgono la sua costruzione sono lunghe e complesse: dopo una prima costruzione avvenuta ad opera di Alberto I della Scala, nel 1298, l’intervento definitivo voluto da Cangrande II della Scala, riconducibile al 1354, configura un vero e proprio castello urbano. Il complesso fortificatorio fu portato a compimento nel 1376 da Antonio e Bartolomeo della Scala, con la costruzione del Mastio. Durante la signoria viscontea e la costruzione di Castel San Pietro, la funzione difensiva di Castel Vecchio diminuì sensibilmente. In epoca veneta il Castello venne adibito a residenza del castellano e del cappellano, nonchè a caserma, arsenale, armeria, magazzino per le riserve alimentari e polveriera. Una parte del Mastio venne adibita a carcere. Nel 1759 Castelvecchio divenne sede del Veneto Militar Collegio, istituito per la formazione di ingegneri da inquadrare in un corpo tecnico militare. Con l’arrivo di Napoleone il Castello tornò ad essere un arsenale e molti fabbricati della corte vennero smantellati. Sotto gli Asburgo, di nuovo, il Castello si riconvertì e divenne una caserma, destinazione mantenuta anche dal Regno d’Italia.

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Il Museo di Castelvecchio venne allestito tra il 1958 e il 1974 da Carlo Scarpa e oggi ospita le seguenti aree: scultura, pittura italiana e straniera, armi antiche, ceramiche, oreficerie, miniature e le antiche campane cittadine. La visita al Museo ci occupa buona parte della mattinata, dato che la collezione ha meritato davvero un’occhio di riguardo: tra i grandi artisti non mancano maestri come Pisanello (con la celebre Madonna della Quaglia), Altichiero, Giovanni Bellini con la sua Madonna col Bambino in piedi su un parapetto, Filippo Lippi con il suo Cristo in pietà e la Sacra Famiglia e un Santa di Andrea Mantegna (che ormai viene eletto dalla sottoscritta “Pittore dell’anno” dopo averlo apprezzato a Mantova (leggi qui il mio articolo a riguardo). Non vi approfondisco di più la visita dato che scriverò un articolo solo sul Museo. Ciò che forse appreziamo di più è proprio la location di questo bellissimo Museo, degna di un grande Museo internazionale: dal camminatoio del Castello si possono raggiungere inoltre un piccolo cortile interno pensile e una strettoia che conduce ad un torione da cui si gode una bellissima vista sull’Adige e sul Ponte di Castel Vecchio: il sole e la sua luce rendono le fotografie favolose. Se venite a Verona non potete non visitare Castel Vecchio, anche solo per questo panorama (se proprio non vi piace l’arte!).
Se volete saperne di più sul Museo, leggete il mio articolo a riguardo clicando qui!

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E’ ormai l’una e lo stomaco inizia a stringersi: per pranzo decidiamo di mangiare qualcosa al volo, senza fermarci per troppo tempo in un luogo e la nostra attenzione (nonchè il nostro palato) vengono attirati da una piccola panineria: Mordimi Verona! Questa però non è solo una panineria, ma una panuozzeria! Infatti, vengono serviti squisiti panuozzi preparati al momento: l’atmosfera è quasi quella di una salumeria e la varietà di ingredienti di sicuro vi accontenterà (i panuozzi possono subire anche delle variazioni quindi non rimarrete di sicuro a stomaco vuoto).

Con un panuozzo ai pomodori secchi, funghi e speck e con uno con il crudo, è ora di rimetterci in marcia verso la nuova meta! Direzione? La Basilica di San Zeno Maggiore!

Tra religione e venerazione: la Basilica di San Zeno

Grazie alla deliziosa passeggiata sull’Adige e alla brezza delicata che ci accompagna, riusciamo a smaltire il lauto pranzo semplicemente camminando verso una delle zone della città che preferisco: il quartiere di San Zeno. Questo quartiere non è così turistico ma si dimostra comunque molto accogliente grazie alle numerose osterie e alla presenza della Basilica, in posizione forse un po’ defilata rispetto al cuore del centro storico, ma non per questo tralasciabile.

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La Basilica di San Zeno è uno dei capolavori del romanico in Italia, nonchè una delle Chiese più importanti della città insieme a Sant’Anastasia, San Fermo ed il Duomo. Ospita capolavori inestimabili come la pala di San Zeno del nostro ormai beniamino Andrea Mantegna. Già la Chiesa originale, eretta da Teodorico il Grande, venne dedicata al santo, che morì nel 380 d.C., ma questa venne distrutta nel IX secolo. Venne costruita una seconda Chiesa distrutta poi dagli Ungari durante il X secolo. Di nuovo, la Chiesa venne ricostruita e le spoglie del Santo vennero riportate qui dai santi eremiti Benigno e Caro, considerati a quel temo gli unici degni di toccare il corpo del Santo. La chiesa prende l’attuale forma e struttura sotto il vescovo Raterio nel 967. Il terremoto del 1117 che danneggiò anche l’Arena, non risparmiò San Zeno che però non venne rasa al suolo. Il restauro arrivata ai giorni nostri è frutto degli architetti Giovanni e Nicolò da Ferrara che si occuparono anche dei rifacimenti del soffitto e dell’abside in stile gotico (siamo ormai nel 1398).

San Zeno è indubbiamente una delle Chiese più imponenti e alte della città: il suo interno è diviso in tre navate ed il soffitto è davvero alto, ma non come il campanile che raggiunge i 72 metri. Ciò che probabilmente attira di più i visitatori è la Pala di San Zeno del Mantegna: si rappresenta una sacra conversazione con la Madonna col Bambino al centro, contornata da angeli musici e cantori, e quattro santi su ciascuno dei lati. La Vergine si trova su un alto scranno, decorato da bassorilievi marmorei che sbalzano con forza sulla superficie dipinta. Ai suoi piedi si trova un tappeto, vero lusso esotico per l’epoca. Nel 1797, durante le soppressioni napoleoniche, la pala venne requisita e inviata a Parigi nel Museo Napoleone, futuro Louvre. Degno di nota è anche l’enorme portone decorato con 24 formelle bronzee, ora chiuso per motivi di sicurezza.

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Dopo San Zeno ci siamo diretti di nuovo verso il centro, passando per l’Arsenale Franz Joseph I e per la piccola e nascosta, ma non meno suggestiva, Basilica di San Lorenzo.

Verso il centro

Attraversando la Porta dei Borsari, giungiamo in Piazza delle Erbe e alle Arche scaligere.

Piazza delle Erbe è la piazza più antica di Verona e sorge sopra l’area del foro romano: nell’antichità era il centro della vita politica ed economica. Il monumenro più antico della piazza è la fontana Madonna Verona, simbolo della Piazza stessa insieme al Leone di San Marco. La fontana è stata costruita con materiali di epoca romana e fu voluta da Cansignorio della Scala. La statua è ornata di cartiglio tra le mani e reca impresso il vecchio motto del Comune che così recita “a questa città portatrice di giustizia e amante di lode”. Altro monumento storico è il capitello, detto Tribuna. Viene datato intorno al XIII secolo, periodo in cui venne utilizzato per varie cerimonie: in particolare sotto di esso sedevano i podestà per la cerimonia dell’insediamento e là prestavano giuramento i pretori.

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Le Arche Scaligere costituiscono un complesso funerario in stile gotico della famiglia degli Scaligeri che ospita le tombe di Cangrande a cui Dante dedica il Paradiso, Cansignorio e Mastino II. Le Arche possono essere viste solo da fuori ma rimangono comunque un monumento molto importante da non perdere.

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Proprio affianco delle Arche Scaligere sorge la Casa di Romeo: purtroppo non si può visitare quindi ciò che possiamo ammirare è semplicemente un portone in legno. Beh, non si può avere tutto dalla vita!

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Prima di dirigerci verso la Casa di Giulietta e il suo celebre balcone, decidiamo di salire sulla Torre dei Lamberti: qui siamo protagonisti di un episodio un poco spiacevole, in quanto l’addetta alla vendita dei biglietti ha avuto non poche rimostranze rispetto al nostro pass e la sua scenata, perchè è stata proprio una scenata, ha infastidito ed imbarazzato non solo noi, ma anche gli altri visitatori e i colleghi. Peccato davvero perchè fino ad adesso tutti i dipendenti dei musei e dei luoghi visitati erano stati molto gentili e disponibili. Con un po’ di amarezza riusciamo comunque a salire sulla Torre e il nostro cattivo umore viene spazzato completamente via dallavista di cui si gode: tutta la città è ai nostri piedi letteralmente e possiamo distinguere bene Castel Vecchio e la Basilica di San Zeno, tra i monumenti che abbiamo visitato. Con i suoi 84 metri di altezza è l’edificio più alto della città. La costruzione iniziò nel 1172 per volere della famiglia nobile dei Lamberti, di cui si hanno poche notizie.

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La Torre, che al tempo era alta solo 37 metri, venne integrata nel Palazzo del Consiglio, sorto in seguito all’istituzione del Libero Comune. Dotata nel 1295 di due campane il Rengo e la Marangona venne denominata “Torre delle Campane”. Purtroppo, nel 1403, un fulmine abbattè la cima e solo nel 1448 iniziarono i lavori di restauro che si conclusero 16 anni più tardi. Nel 1779 la Torre venne dotata dell’orologio e dal 1972 è aperta al pubblico. La Torre dei Lamberti è di sicuro un luogo molto suggestivo: se siete amanti dei panorami non potete perdervela. Non fatevi spaventare dai 368 scalini: potete evitarli quasi in toto grazie all’ascensore! Quindi il primo piano è raggiungibile pressochè da tutti.

“Ma tu chi sei che avanzando nel buio della notte inciampi nei miei più segreti pensieri?”

Siamo quasi al compimento del nostro itinerario previsto per oggi: magari non vi sembrerà che abbiamo visto molto, ma davvero, più di così non potevamo vedere! Cosa manca? Beh, il luogo più iconico di Verona: la casa di Giulietta.

Se girottate per il centro e, ad un certo punto, notate una calca terribile, bene, siete arrivati alla Casa di Giulietta. Tutti, ma proprio tutti vogliono vedere il famoso balcone da cui Giulietta si era affacciata per il incontrare il suo amato Romeo nella celebre tragedia shakespeariana. Simbolo di amore, fedeltà e dolcezza, il balcone può essere visitato entrando nella Casa della nobildonna. La tragedia del drammaturgo inglese ha mescolato elementi fantasiosi con altri realistici e la casa di Giulietta rientra nella seconda categoria che vi ho menzionato: sono esistite effettivamente due famiglie di nome Montecchi e Capuleti (il nome esatto è però Cappelletti): dei Cappelletti si ha conoscenza della loro presenza fino agli anni della permanenza di Dante a Verona, proprio presso questa casa, dove la loro presenza è testimoniata dallo stemma del cappello sulla chiave di volta dell’arco di entrata al cortile della casa. I Montecchi, importanti mercanti ghibellini veronesi, furono veramente coinvolti in lotte sanguinose per il controllo del potere a Verona, in particolare con la famiglia guelfa dei Sambonifacio, ma non si hanno notizie di rivalità con i Cappelletti.

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I Montecchi e i Cappelletti vengono citati anche da Dante nella Divina Commedia, esattamente nel canto VI del Purgatorio. Questo luogo divenne nel XIV un hospitium a Capello, e la nuova famiglia Capello che vi risiedeva risulta aver esercitato il mestiere di speciari (cioè farmacisti) ancora alla fine del XV secolo. Dal XVII al XIX secolo divenne uno stallo con albergo. L’aspetto della casa è stato modellato fra il 1937 e 1940 da Antonio Avena tramite una serie di fantasiosi restauri voluti per ricreare l’antica scenografia rinascimentale, ispirandosi, indirettamente,  anche al dipinto di Hayez Il bacio(la mia opera italiana preferita). Anche il balcone (prima c’era la ringhiera di una casa popolare) è risultato dall’assemblaggio di resti marmorei del XIV secolo.

La Casa può essere visitata acquistando il biglietto e al suo interno si può vedere la Statua originale di Giulietta (quella del cortile è una copia) realizzata nel 1969 dallo sculture Nereo Costantini: l’originale si trova all’interno a causa dell’usura che stava riportando per un’usanza che i turisti hanno, cioè quella di toccare il seno destro della nobildonna. Si dice che porti fortuna! Sarà vero? Non siamo superstiziosi ma io e Gabriele una toccatina l’abbiamo data!

La casa è disposta su più piani ed ospita alcuni oggetti dell’epoca Rinascimentale, come abiti e ceramiche e un letto utilizzato nel film Romeo e Giulietta di Zeffirelli. Una piccola parte interattiva permette di scrivere una lettera a Giulietta: un’iniziativa carina per i bimbi. Ciò che però spinge molti visitatori ad acquistare il biglietto (non così tanti però rispetto a quelli che si riversano nel cortile) è scattare una foto dal balcone di Giulietta: anche noi ci stringiamo su questo simbolico manufatto e ci guardiamo languidi negli occhi. Eh va beh! Sono melensa ogni tanto anche io, e poi scusatemi ma siamo nella città dell’Amore!

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Stanchi, affamati e con tanta voglia di riposare, decidiamo di risparmiare le ultime forze e di dirgerci presso un ristorante che ci aveva colpito durante la prima sera, quando abbiamo passeggiato per qualche minuto in Piazza Erbe: si tratta de Tèta de Giulieta, trattoria tipica veronese che propone piatti della tradizione e pizze dal cornicione alto. In molti non si fermano presso questo bel ristorante per paura che offra un menù troppo turistico ma non è così! La simpatia del proprietario e la gentilezza dei camerieri ci hanno fatto subito sentire a casa e non è stato per niente difficile godersi una bella cena a base di pesce e pizza: ultima chicca di una giornata davvero meravigliosa.

Per leggere l’articolo sulla pianificazione del viaggio, cliccate qui.

Per leggere l’articolo riaguardo all’arrivo ed il primo giorno a Verona, cliccate qui.

Per leggere l’articolo sul terzo giorno a Verona, cliccate qui.

Ringrazio ancora una volta lo IAT Verona – Ufficio del Turismo per la grande opportunità che ci ha riservato.

Per ulteriori informazioni e riferimenti:

IAT Verona – Ufficio del Turismo

Arena di Verona

Museo di Castelvecchio

Basilica di San Zeno

Torre dei Lamberti

Casa di Giulietta e Balcone

Riferimenti: #visitverona, #visitveneto, #veronatouristoffice, #IatVerona, #Verona e @veronatouristoffice.

Diario di viaggio: Verona – Arrivo e prima sera

Cari Vagabondi, lettori di vecchia e nuova data, inizio con piacere un nuovo Diario di viaggio che ha come protagonista una delle città più belle che abbia mai visitato: si tratta di Verona.

Verona (2)

Dopo avervi anticipato la preparazione del viaggio (leggete qui il mio articolo a riguardo), ora partiamo subito a razzo nel raccontarvi tutte le vicende che io e Gabriele abbiamo vissuto in questo viaggio, che ci siamo goduti dal 17 al 20 aprile 2019.

Di seguito, trovate la mappa dei nostri itinerari creati con Google My Maps, per mostrarvi tutti i nostri spostamenti, i luoghi visitati e i ristoranti in cui abbiamo mangiato.

Se volete cambiare la visuale e/o vedere i tragitti singolarmente, 
cliccate sull'icona in alto a sinistra

Dopo aver viaggiato con un treno Intercity da Pavia a Milano Centrale e con un Frecciarossa da Milano Centrale a Verona Porta Nuova, ci siamo diretti alle banchine degli autobus per raggiungere il centro storico: tramite la linea 73 siamo giunti alla fermata San Fermo e da qui abbiamo raggiunto a piedi la nostra “base”: il Bed and Breakfast Casa più Piazza Erbe. L’accoglienza di Moreno, il proprietario, ci ha subito fatto assaporare l’ospitalità genuina veneta, che in tanti ci avevano solo raccontato. Grazie alle sue indicazioni, abbiamo segnato sul nostro palmares alcune locande tipiche della città e alcuni luoghi dove poterci fermare per un pranzo in velocità. Il B&B si trova nella centralissima Piazza Navona, proprio dietro a Piazze Erbe, al Palazzo della Ragione e al leggendario Balcone di Giulietta.

Dopo esserci rinfrescati decidiamo di iniziare ad esplorare la città senza però fermarci presso i luoghi turisitici per una visita, a causa dell’ora ormai non consona (erano circa le 17.30): la prima tappa è stata l’Ufficio del Turismo IAT Verona, in via degli Alpini numero 9. Per raggiungerlo abbiamo dato anche uno sguardo all’Arena e naturalmente non sono mancate le prime foto del viaggio.

 

 

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Presso l’Ufficio del Turismo IAT Verona abbiamo ritirato la lettera-pass che mi era stata riservata dalle gentilissime Elena e Letizia, con cui avevo preso contatto prima della nostra partenza. Questo pass ci permetterà di visitare numerosi luoghi (musei, chiese, punti di interesse) gratuitamente e di goderci al meglio la nostra esperienza. Attenzione però! Il pass viene concesso soltanto ai travelblogger, quindi se non lo siete non potete farne richiesta. Per i visitatori e i turisti c’è la Verona Card, che vi consiglio assolutamente di fare, in quanto vi dà diritto all’ingresso gratuito nelle principali attrazioni della città, con una durata di 24 o 48 ore (leggete qui per ulteriori informazioni), oltre che all’uso illimitato dei mezzi pubblici.

La gentilezza degli addetti dell’ufficio e la cordialità con cui ci hanno accolto sono state davvero degne di nota! Consiglio a tutti i miei lettori di visitare almeno una volta l’Ufficio IAT per chiedere informazioni riguardo al proprio soggiorno di Verona: gli addetti ci hanno infatti consegnato delle cartine utili per pianificare al meglio la nostra gita e ci hanno mostrato le interessanti iniziative che vengono offerte anche ai bambini, non solo agli adulti.

Fieri e contenti di questa grande opportunità, ci dirigiamo verso l’Arena e ci sediamo per studiare al meglio tutte le tappe da percorrere nei giorni seguenti. Dopo aver scattato qualche fotografia, decidiamo di fermarci a cena presso “Le Cantine de l’Arena, luogo consigliatoci dal simpatico Moreno. Non so perchè, ma io e Gabriele abbiamo deciso di cenare per tutte le sere a base di pesce e pizza (io pesce ovviamente, e lui pizza, perchè proprio non ne riesce a fare meno!) e quindi decidiamo di iniziare la nostra “sfida culinaria a base di pesce e pizza” proprio qui. Grazie alla gradevole temperatura, decidiamo di accomodarci fuori, per godere di una splendida vista sull’Arena. Il ristorante non è il solito “turistico”, ma anzi offre piatti della cucina veronese e veneta molto gustosi, con portate giuste e con un buon impiattamento. La vera bellezza del ristorante risiede però nei locali interni: i prosciutti appesi, gli affreschi floreali e i tavoli di legno ci hanno trasmesso la vera essenza dell’osteria tipica, che tanto amiamo ricercare.

 

 

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Stanchi ma sazi, decidiamo di goderci la Verona serale, senza però rifugiarci in altri locali: la stanchezza del viaggio (e del lavoro mattuttino) iniziano a farsi ben sentire, quindi di buon’ora rientriamo alla base, non senza prima aver dato uno sguardo, molto indiscreto, al Balcone di Giulietta tramite la terrazza panoramica del negozio di souvenir “Romeo e Giulietta”.

 

 

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Questa calma e questo silenzio sono davvero unici, dato che tale luogo è il più visitato della città, perciò ce lo godiamo in silenzio, scattando qualche fotografia. E’ ora di rientrare, con la mente affollata già di nomi di luoghi, con la pancia piena di buon cibo e con il cuore scalpitante per le mille avventure che ci attendevano.

consigli

Verona è una città estremamente collegata con i mezzi e facile da raggiungere da ogni luogo di provenienza: da Milano partono numerosi treni per Verona, sia ad alta velocità che non.  Verona è famosa per alcuni eveni fieristici ricorrenti, come il Vinitaly e Fiera Cavalli Verona. Per godersi appieno la città vi consiglio un viaggio di almeno tre giorni. Se non siete amanti dei musei, avrete comunque modo di godervi le panoramiche e i luoghi d’interesse come le Chiese, il Balcone e la Tomba di Giulietta, la veduta da Castel San Pietro e Castelvecchio con il suo ponte. L’efficente rete di trasporti pubblici vi consente di poter scegliere alloggi anche al di fuori del Centro Storico, che è comunque quasi completamente ed esclusivamente pedonabile. Verona ha anche una rete di bike-sharing che potete sfruttare. Una volta arrivati, vi consiglio di far visita all’Uffico del Turismo IAT di Verona per ricevere informazioni utili circa la vostra visita. Verona è inoltre una città Dog-Friendly, infatti molti locali offrono l’accesso agli amici a quattro zampe.

Per leggere l’articolo sulla pianificazione del viaggio, cliccate qui.

Per leggere l’articolo sul secondo giorno del diario di viaggio, cliccate qui.

Per leggere l’articolo sul terzo giorno del diario di viaggio, cliccate qui.

Riferimenti: #visitverona, #visitveneto, #veronatouristoffice, #IatVerona, #Verona e @veronatouristoffice.

Pianificazione del viaggio: Verona 2019

Dopo l’articolo scritto per la pianificazione del viaggio a Colonia (leggete qui) è giunto il momento di scrivere l’articolo per la pianificazione del prossimo viaggio, ormai imminente: questa volta rimaniamo in Italia, precisamente a Verona.

Verona

Verona

17 Aprile – 20 Aprile

Bridge Ponte Pietra in Verona on Adige river
Immagine tratta da https://www.destinationitalia.com/it/destination/verona/

Verona, città storica e famosa per la Tragedia di Shakespeare “Romeo e Giulietta”, si trova in Veneto nella parte sud-occidentale della regione. E’ la seconda città per abitanti per popolazione, dopo Venezia.

cartina_verona.jpg
Posizione di Verona. Immagine tratta da https://www.tomveelers.nl/cartina-ditalia-verona/

Budget: 560 euro in due (circa).
Vaccinazioni: nessuna obbligatoria.
Visti: nessun visto obbligatorio, necessaria Carta d’Identità o documento di riconoscimento da fornire all’host.
Viaggiare Sicuri: dalla Farnesina non risultano esserci problematiche relative ad un viaggio a Verona ed in Italia in senso lato. Per ulteriori informazioni, visitate il Sito ufficiale.
Perchè ho scelto Verona: durante le vacanze pasquali mi piace prendermi del tempo per esplotrare città vicine e mete non troppo distanti dalla mia base. Verona l’ho già visitata nel 2016 sempre nello stesso periodo ma volevo tornarci per vedere ciò che non ero riuscita a visitare in quella occasione. Tra l’altro, Gabriele non ha mai visitato questa città del Veneto, quindi abbiamo colto la palla al balzo e abbiamo optato per questa meta, così romantica e ricca di storia.
La scelta dell’Hotel: come sempre, mi sono affidata al mio portale di hotel preferito, Booking, che mi ha sempre assicurato cancellazione gratuita e servizi adeguati, corrispondenti a quelli descritti. Ho prenotato a novembre per aprile e già molte strutture risultavano esaurite: essendo una città comoda e non molto distante, che non richiede un’attrezzatura particolare, abbiamo deciso di alloggiare in un bed and breakfast, precisamente presso il B&B Casapiù Piazza Erbe, situato in pieno centro storico della città.
La scelta del treno: per questo viaggio ho deciso di raggiungere la città con il treno, mezzo che uso abitualmente per spostarmi e per visitare l’Italia (oltre che con l’automobile). Prenotando con largo anticipo, ho trovato delle offerte molto vantaggiose per il Frecciarossa. In poco più di due ore, giungeremo a Verona (sperando nella puntualità del servizio!)
Itinerario: a Verona la città è tutta da gustare e godere. Una volta scelta la destinazione, ho provveduto a contattare l’Ufficio del Turismo di Verona, per conoscere eventuali programmi personalizzati per i Travel Blogger e subito l’Ufficio è stato così gentile e solerte da dedicarmi un pass gratuito per tutti i siti di interesse più importanti. Inoltre, mi ha fornito una piantina della città e numerose brochure con indicazioni utili. Insomma, ci sanno proprio fare a Verona! La collaborazione è stata dunque avviata e mi impegnerò a scrivere più articoli possibili e a pubblicare più foto che mai di questa favolosa città (non sarà difficile, mi conoscete!). Di sicuro, una visita non può mancare all’ Anfiteatro Arena, al Museo di Castelvecchio, alla Casa di Giulietta, all’Orto Botanico, alla Basilica di Santa Anastasia, al Duomo, al Museo Civico di Storia Naturale, alla Torre dei Lamberti e alla Funicolare di Castel San Pietro. In linea di massima,una volta arrivati faremo un giro perlustrativo del centro e per prendere le distanze tra noi e la base, in modo da pianificare al meglio i nostri spostamenti, visitando già il centro storico con Piazza delle Erbe e Piazza dei Signori e l’Arena (solamente dall’esterno). Il primo giorno vorremmo visitare i il Balcone di Giulietta, la Casa di Romeo, il Museo di Castelvecchio e l’Arena di Verona, per poi procedere verso il Duomo e Santa Anastasia. Il secondo giorno lo dedicheremo invece all’Orto Botanico, al Museo di Storia Naturale e alla Funicolare di Castel San Pietro più tutto ciò che non abbiamo visto il primo giorno. L’ultima mezza giornata è sempre libera, in modo tale da completare il nostro tour. Sembrano tante cose da voler vedere ma con il nostro “passo da montagna” e con un po’ di fortuna da parte del meteo, riusciremo a vedere tutto o quasi. Del resto, abbiamo due giorni interi e due mezze giornate e niente è impossibile!
Cosa portare in valigia: a Verona la temperatura prevista oscilla tra i 12 e i 20 gradi, in linea con il periodo in cui ci troviamo. L’abbigliamento sarà più leggero che pesante, anche se una felpa di pile non può mai mancare. Una giacchetta e l’ombrello sempre a portata saranno dei must.
Prima di partire: bisogna sempre spulciare sui siti specializzati per scoprire eventi e promozioni: abbiamo notato che è possibile prenotare le visite e i biglietti online per molti musei e attrazioni e questo può essere davvero utile. Inoltre, l’Ufficio del Turismo ci segnala che al Museo di Scienze Naturali si sta tenendo una bella mostra fotografica sull’Etiopia: non possiamo proprio perdercela!
Tag e hastag: #visitverona, #visitveneto, #veronatouristoffice, #IatVerona, #Verona e @veronatouristoffice

Per scoprire altri eventi o informazioni su Verona, visitate il sito dell’Ufficio del Turismo.

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Il Museo di febbraio: il museo paleontologico di Bolca

Durante i miei studi, ho avuto l’opportunità di poter visitare tanti luoghi interessanti e di scoprire anche musei che non conoscevo. E’ il caso del museo paleontologico di Bolca, situato nel paese omonimo, in provincia di Verona. Dopo una bella mattinata di ricerca di fossili, dove sono stata anche fortunata a trovare un bel pesciolino, la visita al museo della famiglia Cerato è stata davvero obbligatoria.

Bolca

Già perchè la dinastia dei Cerato gestisce il sito di ricerca ed il museo correlato, che è un vero e proprio Lagerstätte, ossia un sito talmente ricco di reperti da essere definito “eccezionale” per la paleontologia. Grazie ad una concessione risalente alla fine del 1800, la famiglia si è occupata dell’estrazione e della conservazione di notevoli pezzi. I veri protagonisti non sono i grandi rettili del Mesozoico, ma bensì i pesci: il sito infatti viene definito la “Pesciara” di Bolca.

Il giacimento è costituito da strati calcarei dello spessore di circa 19 metri e di limitata estensione. La grande varietà di esseri viventi ha davvero stupito gli scienziati, dato che sono stati rinvenuti sia pesci da barriera corallina (simili a quelli dell’odierno Mar Rosso), sia organismi di fondali bassi e sabbiosi, simili a quelli che oggi possiamo ritrovare presso le coste meridionali del Mar Mediterraneo.

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Nel giacimento di Bolca sono state ben 250 specie di animali fossili (140 generi, 90 famiglie e 19 ordini). Inoltre, eccezionali sono stati i ritrovamenti di cefalopodi, crostacei, meduse e coralli, oltre che piume d’uccello, insetti, carapaci di tartarughe e piante acquatiche e terrestri.

Il perchè ci sia una così grande abbondanza di forme viventi è ancora tutto da spiegare e i paleontologi stanno, ancora oggi, studiando questo giacimento con grande interesse.

Il museo si caratterizza per la spettacolarità dei suoi campioni esposti: impressionanti pesci angelo (ordine dei Perciformes) e razze, pronti ad ammaliare lo spettatore che si trova davvero immerso in una laguna preistorica che lascia letteralmente senza fiato. Un viaggio nello spazio e tra le pieghe del tempo, dove i fossili sembrano prendere vita e traghettarci in lagune lontane e ricche di forme e colori bizzarri.

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I due piani epositivi offrono un’esperienza a tutto tondo e, grazie alla presenza di due grandi acquari marini con specie odierne, non è difficile per il visitatore immaginare la bellezza di questi veri e propri giganti del passato.

Il museo è adatto sia ad adulti che ai piccini, che troveranno di sicuro spettacolari questi maestosi esseri del passato. Accanto al Museo si può inoltre visitare un piccolo shop che propone pezzi in vendita provenienti anche da altri giacimenti, soprattutto esteri.

Consiglio vivamente di approfittare anche della foresteria della famiglia, dove si mangia assai bene e si dorme altrettanto comodamente. La famiglia, propone anche visite guidate al giacimento con attività di raccolta presso le “discariche”, ovvero la zona all’esterno del giacimento dove vengono depositati gli scarti delle lavorazioni, che contengono numerosi piccoli fossili ben visibili ad occhio nudo.

Informazioni utili

Biglietto intero: 4 euro

Biglietto ridotto: 3 euro

Il Museo è aperto tutti i giorni con i seguenti orari:

Orario invernale: dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 18.00

Orario estivo: dalle 9.00-12.00 e dalle 14.00-18.00

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale

http://www.museofossilibolca.eu/

Le nuove mete 2019: viaggi futuri di Donna Vagabonda!

Quest’anno voglio scrivere un nuovo articolo, non ho mai trattato viaggi che ancora non ho fatto, ma volevo anticiparvi le mie mete future. A meno che non succeda qualcosa di grave (e spero proprio di no!), le previsioni di viaggio sono queste:

MARZO 2019: Colonia

Ja! Auf Deutchland! Finalmente si torna in Germania, questa volta in Assia, per vedere una delle più belle città dell’ovest, Colonia, famosa per il cioccolato e per la sua meravigliosa cattedrale. Dopo 18 mesi di assenza dalla terra delle mie radici, ci si torna per 4 giorni in vista del Carnevale! Una toccata e fuga ma sempre un’occasione per poter respirare un po’ di aria teutonica e ricaricare le batterie!

Colonia

APRILE 2019: Verona

Ho visitato Verona nel 2016 (tanto che ho scritto un breve articolo su questa città) ma la mia voglia di rivederla e di scattare nuove fotografie non si è chietata e quindi ho già prenotato per 4 giorni nella bella città di Romeo e Giulietta. In occasione delle vacanze di Pasqua, dunque, si torna in Veneto! Oltre alle attrazioni tipiche, vorrei visitare il Museo di Storia Natuale e l’Orto botanico, sperando di trovare tanti fiori da immortalare. Di sicuro, una gita fuori porta culturalmente e naturalisticamente avvincente e con Gabriele la città sarà ancora più romantica!

verona

LUGLIO 2019: Senegal e Casamance

Dopo ben 5 anni finalmente tornerò in Africa. Una mancanza che si fa sentire fin troppo, irrimediabile se non con un viaggio nella terra che amo di più, la mia Africa. Dopo il Madagascar (leggete il mio diario di viaggio dal primo giorno), tornerò in Africa continentale per scoprire la natura selvaggia e le tradizioni di un Paese affascinante e ancora poco conosciuto al turismo di massa (e meno male!). Come mai il Senegal? In verità cercavo una destinazione non troppo faticosa e non troppo lontana, dato che viaggerò insieme a mio padre che non ha mai sperimentato che cosa voglia dire viaggiare in un gruppo di persone sconosciute e soprattutto sperimentare l’Africa, con tutte le sfide che di sicuro un viaggio del genere (17 giorni!) comporta. Un safari che attraverserà tutto lo Stato, passando anche per il Gambia e toccando natura incontaminata ed ex città coloniali, dove non mancheranno le sorprese e soprattutto tante, tantissime fotografie!

senegal

AGOSTO 2019: Vienna

Dopo un viaggio così impegnativo come quello in Senegal secondo voi potevo fermarmi? Ma certamente no! E così ho già prenotato una bella settimana a Vienna, in vista del mio compleanno. Vienna, la capitale asburgica e una delle città più belle del vecchio continente, l’ho visitata già nel 2009 come viaggio regalo della Maturità (mamma mia come vola il tempo!) e conservo un bellissimo ricordo di questa esperienza, la prima con la mia zia giramondo! Purtroppo non posso replicare facendo Vienna-Budapest, ma di certo non mancheranno occasioni per visitare anche la perla del Danubio! Gabriele non ha mai visitato Vienna, quale migliore occasione del mio compleanno per regalarci questo viaggio così ricco e interessante dal punto di vista storico?

vienna

AGOSTO 2019: Tarvisio – Villach – Maribor

Tornata da Vienna, è ora di ripartire per un classico di fine estate: il Friuli e la Slovenia. Scegliendo come base ancora la comodissima Tarvisio, questa volta punterò a visitare i Laghi del Predil e la Slovenia orientale, con la città di Maribor, senza dimenticare Villach e quindi passando per l’Austria. Una settimana di viaggio in auto verso mete stupende dal fascino mitteleuropeo che ci porterà a scoprire la storia di città piccole ma molto caratteristiche, sempre in compagnia del mio inseparabile papà.

maribor

AGOSTO – SETTEMBRE 2019: Valsassina

Non può certo mancare qualche giorno di relax completo in Valsassina, a casa di Gabriele, per riprendersi dai viaggi ravvicinati e per godersi delle belle passeggiate in mezzo ai prati verdi dei dintorni di Casargo. Staccare la spina, ma sempre con la voglia di non fermarsi mai!

Per ora queste sono le mete che la vostra Vagabonda visiterà, ma chissà se ce ne saranno altre! Di sicuro, il 2019 si prospetta ricco di avventure e di viaggi tutti all’insegna della scoperta e del divertimento!