Alla scoperta della natura della Slovenia: il Vintgar Bled

Dopo ben cinque anni in cui ho visitato la Slovenia posso ben dire di conoscere questo Paese così ospitale e ricco di meraviglie. Ho sempre vissuto esperienze positive in questo incredibile Stato e posso affermare con certezza che la sua natura è davvero tutta da scoprire: conosciuta per le sue maestose grotte (ho scritto due articoli a riguardo, cliccate qui per le Grotte di San Canziano e qui per le Grotte di Postumia), la Slovenia può vantarsi di essere la nazione più verde d’Europa ed è ricca di corsi d’acqua, foreste rigogliose e dolci e romantici laghetti (di cui senz’altro il più famoso è il Lago di Bled). Ed è proprio a Bled che vi porto oggi ma non per scoprire le bellezze del suo lago (ne ho parlato in questo articolo infatti) ma per parlarvi della gola di Bled, il Vintgar Bled.

Vintgar Bled

La gola si trova a circa 4 chiometri dalla famosa cittadina turistica, nelle immediate vicinanze di Gorje e si è formata grazie all’azione erosiva del fiume Radovna. Questa formazione naturale è lunga ben 1,6 chilometri e si snoda tra le pareti dei monti Hom (834 metri) e Boršt (931 metri): il fiume Radovna si mostra al visitatore con un flusso rapido, caratterizzato da cascatelle, rapide e cateratte. Gli sloveni, che sono molto acuti, sono riusciti a costruire un bel percorso pedonale lungo tutta la gola fino alla cascata di Šum. Il Vintgar Bled è anche il punto d’ingresso al Parco Nazionale del Tricorno.

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Il sentiero pedonale risale al 1893 dopo che la gola fu scoperta nel 1891 da Jakob Žumer, sindaco di Gorje, e dal cartografo e fotografo Benedikt Lergetporer. Ma come si è formata una gola così profonda? Cerco di fare chiarezza utilizzando termini semplici: la gola è stata creata dal fiume Radovna che ha scavato gli strati di roccia formando sempre di più una parte depressa rispetto alla posizione originale. L’erosione verticale è stata davvero immensa e contemporaneamente si assissteva al sollevamento tettonico del blocco di pietra calcarea sloveno, da una parte, e l’abbassamento del bacino di Lubiana, dall’altra. Alla fine dell’ultima era interglaciale il fiume Radovna aveva scavato due terzi della profondità dell’intera gola e, dopo la fine dell’ultima era glaciale, 10.000 anni fa, ne aveva scavato ancora un terzo. La gola fu dunque scavata dal fiume ed influenzata nella sua creazione da eventi tettonici molto intensi.

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Sull’origine del nome “Vintgar” ci sono due ipotesi: la prima ci spiega che il nome deriva dal termine tedesco Weingarten (giardino del vino), in riferimento ai vigneti presenti nei dintorni, in particolare vicino a Podhom, mentre l’altra fa riferimento al fatto che la sezione della gola ricorda un calice di vino. Dopo il battesimo di questa nome con il nome di “Vintgar”, anche altre gole in Slovenia vennero nominate in questo modo.

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Naturalmente l’ambiente che si è creato in questa gola è davvero particolare e questo ha fatto sì che si sviluppassero specie di piante tipiche di questo microambiente come l’Aconito screziato (Aconitum variegatum), pianta estremamente velenosa e ma facilmente riconoscibile grazie al suo fiore viola dalla forma particolare somigliante ad un elmo.

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Aconitu variegatum

Se vi piace la natura e amate il trekking allora questo luogo fa proprio per voi: la passeggiata, praticamente tutta in piano, si snoda attraverso le pareti rocciose tramite ponti in legno e piattaforme. Durante la mia visita ho davvero visto gente di tutte le età (addirittura madri con passeggini!) che si è cimentata in questa piacevole escursione. Le due entrate (una è dotata di parcheggio ed è quella più conosciuta, all’inizio della gola, mentre l’altra si trova nei pressi di Gorje, alla fine della gola, in corrispondenza della cascata Šum) sono entrambe dotate di biglietteria (15 euro è il costo di un biglietto andata e ritorno per gli adulti) e di bagni per i visitatori.

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La gola è aperta da aprile a novembre, nei mesi invernali è invece chiusa per motivi di sicurezza.

La visita al Vintgar di Bled è una delle più belle esperienze che ho vissuto in questo favoloso Paese: il cammino è in ottime condizioni e vede ogni anno un numero sempre più crescente di visitatori. Mi auguro che il vicino Friuli Venezia Giulia prenda esempio di questo grande successo turistico per riaprire il sentiero dell’Orrido dello Slizza, ormai chiuso da troppo tempo.

consigli

La passeggiata lungo il sentiero del Vintgar di Bled è adattata a tutti, grandi e piccini, perfino per i nostri amici a quattro zampe (sempre dotati di guinzaglio). Vi consiglio di visitare il Vintgar di Bled all’orario di apertura ed evitare le maggiori ore di punta, soprattutto se volete scattare delle fotografie suggestive senza rischiare di essere spintonati da visitatori poco rispettosi. Lasciate pure l’auto presso i parcheggi convenzionati a pagamento, in particolare a quello che si trova a Podhom 57, 4247 Spodnje Gorje (5 euro per tutto il giorno, custodito) e proseguite a piedi verso l’entrata della gola. Nel pomeriggio invece recatevi al lago di Bled per completare la visita di questa località (senza tralasciare il suggestivo castello).

Come abbigliamento vi consiglio scarpe da trekking leggere e abbigliamento comodo, come pantaloni da escursione. Non uscite mai dal sentiero altrimenti rischiate di scivolare in acqua: il fiume non è profondo ma la corrente è molto forte. Non correte rischi inutili!

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale.

Diario di viaggio: Scozia – Giorno 3

Prosegue il mio viaggio on the road alla scoperta della magnifica Scozia, terra selvaggia ricca di storia, fauna e leggende. Dopo la meravigliosa giornata passata sull’Isola di May alla scoperta degli uccelli costieri è ora di lasciare l’East Lothian per dirigersi a nord, verso Stonheaven. Inizia dunque il terzo giorno alla scoperta della magnifica “Alba”.

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L’itinerario prevedeva un unico viaggio verso la seconda tappa di questo viaggio: Stonehaven. Prima però di visitare la cittadina (che sarebbe stata anche la nostra base per la notte), ci saremmo diretti allo splendido Dunnottar Castle, uno dei castelli su scogliera più suggestivi di tutta la Gran Bretagna.

Svegliati di buon mattino e fatta la nostra seconda colazione alla scozzese, saliamo a bordo della nostra automobile, direzione Dunnottar Castle. Il tempo sembra clemente e non si prospetta nessuna perturbazione, almeno per oggi. Le autostrade e tutte le strade sono senza pedaggio e il nostro viaggio procede tranquillamente. Dopo aver superato Edimburgo e la A90 notiamo lungo la strada le indicazioni per una dimora storica, un certo “Scone Palace“. Le indicazioni si fanno sempre più presenti e ci invogliano a dare un’occhiata: del resto, il tempo è buono, siamo in orario e una deviazione dall’itinerario può solo che farci bene. Dunque usciamo dall’autostrada per dirigerci verso questo luogo che ci ha davvero incuriosito. Il paesaggio che si apre davanti a noi è ben diverso da quello costiero: distese di campagna dalle sfumature verdi-gialle, meravigliosi piccoli villagi sparsi e, in lontananza, dolci declivi che si perdono a vista d’occhio. La Scozia inerna è molto affascinante e il Tayside, la regione in cui ci troviamo, sembra davvero poter offrire molto anche al “turista per caso” (come noi in questa occasione).

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Dopo circa un’ora e mezza di viaggio raggiungiamo la nostra meta: Scone Palace. Lo spettacolo che ci si apre davanti agli occhi è incredibile: un meraviglioso palazzo in stile gotico tardo georgiano, con un parco davvero enorme. Il colore dell’arenaria rossa fa spiccare ancora di più questa costruzione che si staglia su un piccolo declivio. Scattate alcune foto decidiamo di visitare gli interni di questo Palazzo, che scopriamo essere davvero importante dal punto di vista storico.

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Lo Scone Palace

Scone era originariamente il sito di una chiesa paleocristiana e in seguito un priorato agostiniano. Il palazzo, costruito dopo la chiesa, è stato sede dei conti di Mansfield per oltre 400 anni. All’inizio del XIX secolo il palazzo fu ampliato dall’architetto William Atkinson. Nel 1802, David Murray, III conte di Mansfield, commissionò ad Atkinson l’ampliamento del palazzo, mantenendo le caratteristiche degli edifici dell’abbazia gotica medievale su cui fu costruito. I lavori di architettura paesaggistica intorno al palazzo furono intrapresi da John Claudius Loudon. Loudon era, come Atkinson, incaricato di progettare un paesaggio che rimanesse in linea con il significato storico di Scone. Ma perchè Scone è così importante per la storia scozzese? Perchè fu per quasi 1000 anni il luogo di incoronazione dei re scozzesi e il luogo della Pietra di Scone (oggi la Pietra di Scone si trova all’interno del Castello di Edimburgo). Il palazzo viene considerato un’attrazione turistica a 5 stelle ed è per questo che la sua presenza è fortemente segnalata lungo le strade nei dintorni e della regione.

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Essendo poi il castello aperto al pubblico non ci si deve stupire che questa sia una meta davvero apprezzata dai visitatori. Gli interni, che non si possono fotografare, sono ben curati e molto lussuosi: alcuni soffitti a volta, originali, sono stati restaurati e si possono ancora ammirare. Inoltre, il palazzo racchiude una collezione d’arte e di oggetti come ceramiche, avori, piatti e suppellettili davvero pregevole. La residenza è bene privato ma è aperta al pubblico per ammirare le sue bellezze. Dopo aver visto gli interni è ora di dirigerci verso il vasto parco: non lo visitiamo tutto altrimenti avremmo fatto tardi per la prossima tappa, ma quello che vediamo ci può davvero bastare. Questa deviazione ci ha fatto conoscere un luogo che non ho trovato segnalato nelle guide che possedevo ma che davvero merita una visita!

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Dopo una rapida sosta ad un fastfood per pranzo (non amo particolarmente i fastfood ma quando viaggio on the road ogni luogo è buono per il pranzo e KFC in Scozia è molto presente), arriviamo nel primo pomeriggio al Castello di Dunnottar.

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Dunnottar Castle

Il tempo è sereno e spira una brezza piacevole. Già dal parcheggio, che si trova di fronte l’inizio del cammino per raggiungere il castello, si nota quanto questo luogo sia suggestivo: il castello di Dunnottar si trova su un promontorio a picco sul Mare del Nord, collegato alla terra ferma soltanto da un piccolo istmo. Non è difficile capire perchè fu costruito proprio in questo luogo: la sua posizione difensiva è straordinaria grazie ai suoi cinquanta metri di altitutidine e data la sua unica via d’accesso (uno stretto e tortuoso sentiero in pendenza che si snoda lungo la parete di roccia). Lo sperone isolato di roccia nera su cui sorge il castello,si staglia sulle scogliere a strapiombo della circostante Tornyhive Bay. Ad oggi rimangono solo poche costruzioni in piedi e di esse poche sono ben riconoscibili, come il mastio, mentre di altre rimangono soltanto ruderi: in realtà ciò che viene indicato come Dunnottar Castle non era solo un fortilizio ma una piccola cittadella fortificata che è stata teatro di molte vicende violente e sanguinose.

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Le origini della cittadella di Dunnottar restano, tuttavia, ancora molto incerte: le prime menzioni del forte risalgono agli Annali di Ulster nei quali si parla di un assedio avvenuto a Duin Foither nel 681. In seguito si hanno notizie di questo luogo a causa di una battaglia avvenuta intorno al 900 tra re Donald II e i vichinghi. Il silenzio storico piomba di nuovo su questo luogo fino al XII secolo, quando Guglielmo I di Scozia, detto il Leone, utilizzò il castello come centro amministrativo: da questo momento si hanno riferimenti storici frequenti e attendibili.

Nel 1296, Edoardo I d’Inghilterra conquistò il forte, ma già l’anno seguente William Wallace riprese Dunnottar dando fuoco alla chiesa presente, all’originario castello in legno e all’esercito inglese che vi si nascondeva all’interno. All’interno del castello ci sono dei pannelli che raccontano questa vicenda e di come il mitologico Wallace sconfisse l’esercito inglese.

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Nel XIV secolo il castello venne acquisito dalla famiglia dei Keith. Nel 1392 sir William Keith decise di erigere un castello sul promontorio sostituendo tutte le fortificazioni originarie in legno con costruzioni in pietra. Le strutture più imponenti rimangono tuttora il mastio, o torre a “L”, e la sala da ballo, tra le più grandi di tutta la Scozia, lunga ben 35 metri. Dunnottar divenne una delle fortezze più importanti del Regno scozzese e i Keith, divenuti ora Earl Marischals, dovevano ora sovrintendere a tutte le cerimonie di corte e custodire i gioielli della corona scozzese, gli Honours of Scotland. Questo periodo storico vede Dunnottar ai massimi splendori, ma due eventi tragici lo renderanno ancora più famoso nella storia della Scozia: il primo avvenne nel 1652 quando il forte rimase l’unico baluardo contro l’avanzata inglese sotto la guida di Oliver Cromwell, deciso a conquistare il castello che custodiva i gioielli della corona e le carte private di Re Carlo II, portate via dal castello di Edimburgoio. Dunnottar sembrava inespugnabile, ma i cannoni inglesi decretarano la fine della resistenza della roccaforte e i 70 uomini del castello si arresero: tuttavia, non fu una sconfitta totale per gli scozzesi: Cromwell non trovò né le carte, nascoste sotto i vestiti di una donna del villaggio, né i gioielli che vennero nascosti sotto il pavimento della chiesa di Kinneff. Tuttavia non fu questo l’avvenimento più sanguinoso della storia di Dunnottar. Il forte vide i suoi giorni peggiori nel 1685: in questo anno vennero rinchiusi in un sotterraneo tutt’ora presente 167 covenantes (122 uomini e 45 donne), promotori dell’autonomia religiosa della Scozia. Queste persone vennero ritenute colpevoli di non aver riconosciuto l’autonomia del re in ambito ecclesiastico. E così questi prigionieri vennero torturati e uccisi all’interno di questo sotterraneo: il luogo è tutt’ora visitabile e fa stringere davvero il cuore. Il declino di Dunnottar fu da qui inesorabile: nel 1715 il decimo Conte Maresciallo prese parte all’insurrezione giacobita e fu condannato per tradimento: i suoi possedimenti furono confiscati e il castello fu smantellato. L’antica fortezza che per oltre 400 anni aveva resistito a ribellioni e assedi venne presa dai soldati della nuova dinastia e ridotta in polvere.

Nel 1925, però, i nuovi proprietari, i visconti di Cowdray, avviarono un’imponente opera di restauro: ad oggi il forte si presenta ancora in rovina ma è indubbiamente una delle fortezze più scenografiche di tutta la Scozia. Una piccola curiosità: proprio qui nel castello di Dunnottar il regista Franco Zeffirelli ha ambientato la trasposizione cinematografica dell’Amleto. Di certo la scelta è stata davvero azzeccata.

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La scogliera a capofitto

Passeggiando sulla spianata e osservando i resti di questo castello si intuisce come tanta storia si sia fatta proprio qui: quante battaglie, quanto sangue e quanta disperazione. Nonostante si possano vedere pochi edifici o percepirli come tale il mio pensiero va a quando questa cittadella era viva e pulsante e mi immagino un assedio o uno scontro tra lanceri e altri guerreri. Mi intrattengo al castello per circa un’ora e mezza e scatto le mie foto: non mi perdo nemmeno la visita al sotterraneo dove furono torturati tutte quelle vittime, il luogo è davvero da brividi e quasi sembra di sentire le urla strazianti di quegli innocenti.

Terminata la visita è ora di risalire verso l’automobile: il sentiero non è proprio banale e la salita è abbastanza ripida quindi vi consiglio di non prenderla sottogamba ma di affrontarla poco alla volta, senza correre. Tornati all’auto decidiamo di visitare lo Stoneheaven War Memorial, il monumento che ricorda le vittime delle due guerre mondiali e, in senso lato, di tutte le guerre: il mezzo lo si può parchieggiare in un piccolo spiazzo e si procede a piedi per circa 10 minuti. Il monumento, ben visibile anche dal castello di Dunnottar, si trova su una piccola collinetta ed è sempre accessibile mediante un piccolo cancelletto. Il monumento è stato progettato dall’architetto locale John Ellis e fu inaugurato nel 1923. Da allora, il monumento è luogo di commemorazione e rispetto per tutte le vittime scozzesi dei grandi conflitti.

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La baia di Dunnottar e il War Memorial

La giornata sta per volgere al termine e, prima di cena, decidiamo di raggiungere il nostro piccolo Guesthouse: il Woodside of Glasslaw Guesthouse, un piccolo B&B a conduzione famigliare di proprietà della Signora Eileen (mia omonima!). Dopo una bella accoglienza calorosa ci dirigiamo alla piccola città di Stoneheaven per scoprire il suo caratteristico porticciolo. Parcheggiata l’auto decidiamo di scattare qualche foto della piccola e caratteristica baia: il porto è il punto nevralgico del paesino e tutti i cittadini si riversano nei numerosi pub e ristoranti che proprio qui sorgono.

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Stonheaven dal War Memorial

Purtroppo quella sera c’era davvero il pienone nei locali per una festa propria della città e noi siamo dovuti ripiegare su un ristorante italiano, l’unico ristorante aperto in quella sera. Io di solito non mangio mai italiano all’estero e ho i miei buoni motivi: ahimè anche questa volta sono rimasta molto delusa non tanto dai piatti ma dal modo di fare del gestore che ha preso il pretesto per non farci lo scontrino (adducendo scuse inutili) e per servirci con superficialità (e che prezzi rispetto alla media!).

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Dopo una cena infelice torniamo dunque al nostro alloggio, stanchi e un po’ amareggiati a causa della cena ma febbricitanti al pensiero di continuare questo viaggio. Una nuova giornata ci aspetta!

Per leggere altri articoli riguardo la Scozia cliccate i link sottostanti:

Scozia – Giorno 1

Scozia – Giorno 2

Le mie esperienze da Travel Blogger: intervista a Sophia di Traveladdict

Dopo due interviste a Travel Blogger che stimo molto non potevo di certo fermarmi e così oggi vi propongo questa nuova intervista ad una Travel Blogger molto simpatica che ho avuto modo di conoscere tramite Instagram: si chiama Sophia ed è Travel Blogger di Traveladdict. Scopriamo insieme chi è!

Racconta qualcosa di te

Mi chiamo Sophia e sono una ragazza di 23 anni, umbra di nascita, ma romana d’adozione: sì, perché da quasi 5 anni studio nella capitale. Sono all’ultimo anno di giornalismo, un corso che mi sta permettendo di coltivare la mia grande passione per la scrittura, passione che spero di poter coniugare un giorno con quella per i viaggi e magari di poter trasformare un passatempo in un lavoro diventando proprio giornalista nel mondo travel. Sono un’eterna sognatrice ma sono anche molto determinata. Tanti sogni, anche quelli in apparenza più strani, diventano spesso veri e propri progetti ed è molto difficile che io demorda. La passione per i viaggi la coltivo da anni, forse in maniera quasi inconscia, ma sicuramente è esplosa totalmente con il mio primo viaggio oltreoceano: quello a New York. Un viaggio unico, che sicuramente non dimenticherò mai.

Una ragazza molto molto giovane ma determinata e già con un grande obiettivo: diventare giornalista nel mondo dei viaggi. Di sicuro la sua determinazione la porterà a scoprire sempre nuove mete e a realizzare sempre nuovi sogni!

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La mia intervistata Sophia

Come si chiama il tuo blog e perché? Da quanto tempo lo hai aperto?

Il mio blog si chiama Traveladdict. Ho scelto questo nome perché rappresenta pienamente quella che è la mia più grande passione: i viaggi. Una passione così grande, così forte, così irrefrenabile da diventare quasi “un’ossessione”, nell’accezione positiva del termine.
Ho aperto il blog da poco più di un anno, anche se devo ammettere di non essere riuscita a curarlo e ad aggiornarlo quanto avrei voluto finora e spero prossimamente di potergli dedicare molto più tempo ed energie.

Un’altra ragazza affetta dalla cosiddetta “Sindrome del Viaggiatore” o Wanderlust, che sente sempre un’irrefrenabile voglia di viaggiare e di esplorare nuove mete. Il primo anno di blog, e lo dico per esperienza, è il più difficile in quanto non si conoscono ancora bene i meccanismi sottesi alla sua gestione e non si è ancora deciso un ritmo vero e proprio. Non preoccuparti Sophia, vedrai che il tuo blog continuerà a crescere grazie alla tua forza di volontà!

Che cosa ti ha spinto ad aprire un blog di viaggi?

Avevo aperto un profilo Instagram a tema travel da qualche mese, proprio poco prima della mia partenza per New York. Lo avevo fatto perché avevo voglia di poter condividere la mia grande passione per il mondo con qualcuno che potesse comprenderla pienamente, ricevendo utili consigli, scambiando opinioni e magari mostrando quel pizzico d’Italia e di mondo che avevo già visto dal mio punto di vista. Approdata su questo social, un vero e proprio mondo si è aperto davanti ai miei occhi, un mondo di persone stimolanti, interessanti, con molta più esperienza di me che ho iniziato a seguire e dalle quali ho cercato di carpire spunti e suggerimenti di viaggi. Ma per quanto Instagram mi piaccia molto, la dimensione della scrittura viene purtroppo messa in secondo piano in questo social o, a volte, è quasi del tutto assente. Da qui la voglia di raccontare in maniera più approfondita e personale in un’altra sede che me lo permettesse e l’idea di aprire un blog. Pur non essendo esperta nè di grafica nè di SEO ci ho provato e devo dire che non me ne sono affatto pentita. Voglio solo impegnarmi molto nello studio per cercare di migliorarmi nella gestione del blog, che è una grande possibilità di espressione e di racconto personale.

E’ incredibile come l’idea del blog di viaggio nasca dalle situazioni più diverse ed eterogenee: le due Travel Blogger che finora ho intervistato hanno creato il loro blog da una situazione completamente diversa e questo vale anche per me. Ciò dimostra come i blog di viaggio non siano per niente omologati ma anzi esprimono le sfaccettature del proprio creatore: Sophia in questo progetto ci crede e il suo blog lo dimostra!

Che messaggio vuoi trasmettere ai tuoi lettori?

Il messaggio che spero davvero di trasmettere è la passione per ciò che racconto. Ogni volta che salgo su un aereo, ogni volta che una nuova partenza si avvicina, provo un mix di adrenalina, di eccitazione, di ansia, di curiosità e ogni viaggio è per me un grandissimo momento di crescita che cerco a mio modo di raccontare e di trasmettere. Se anche un briciolo del mio entusiasmo e della mia emozione arriva a chi mi legge, allora sono felicissima.

Il viaggio come esperienza di cambiamento positivo, come concentrato di allegria e adrenalina, come qualcosa di indispensabile: questa è la vera essenza del viaggio per Sophia e per tutte le Travel Blogger che ho conosciuto.

Qual è la cosa più difficile per una Travel Blogger?

A mio avviso la cosa più difficile, soprattutto oggi in cui i blog a tema viaggi sono innumerevoli, è avere qualcosa di interessante da dire. Credo che sia fondamentale costruire un proprio stile, che sia unico, originale. Uno stile che non ci omologhi agli altri, ma al contrario che ci differenzi, però obiettivamente può non essere facile. Così come è oggettivamente difficile arrivare a farsi conoscere e a sfondare nel mondo del travel blogging, ma sono sicura che con tanto studio e costanza, ma soprattutto con passione si possano raggiungere ottimi risultati. Sono infatti convinta che la chiave e il motore di tutto debba essere sempre e soprattutto la passione.

Diciamo le cose come stanno: chiunque può aprire un blog e più o meno tutti lo possono aprire a tema viaggio (basta vedere ora come molti influencer puntino proprio al viaggio come attività per il loro successo). Farlo funzionare, però, è tutta un’altra storia. Alcuni blog soffrono della mancanza di verve o sono standardizzati: danno quelle quattro indicazioni di base e non esprimono, ad esempio, pareri o opinioni del proprio autore. Sophia ha posto l’accento su un problema che affligge molti blog, soprattutto quelli nati da poco: che cosa ho da dire? Come lo dico? Io credo che bisogna aprire la mente e lasciar sfogare la propria immaginazione. Lo stile si creerà da sè dopo un po’ di pratica, di studio e soprattutto grazie alla tanta passione del blogger.

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Una delle foto scattate da Sophia: il lago di Livigno

Dove pensi ti porterà il tuo blog?

Ad essere sincera non lo so. Credo di dover lavorare sodo, in termini di tempo da dedicargli e in termini di studio. Però una cosa che so è che amo scrivere, amo viaggiare e amo parlare di ciò che ho visto e se posso essere utile a qualcuno nel mio piccolo, come altri lo sono stati a me, ciò mi rende immensamente felice. Perciò per il momento mi occupo del blog e del mio profilo Instagram con tranquillità e come un passatempo, sperando un giorno che ciò possa trasformarsi in un progetto più articolato.

Vedrai che con l’attenzione adeguata e con la tua passione il tuo blog ti porterà moltissime soddisfazioni e crescerà e cambierà con te, sempre con l’entusiasmo che ti contraddistingue!

Qual è il viaggio che più ti è rimasto nel cuore? Perché?

A questa domanda rispondo sempre menzionando due viaggi che sono e saranno per sempre nel mio cuore. Il primo è il mio primo vero viaggio che ho fatto con i miei nonni e mio zio a 12 anni. Le tappe principali sono state Parigi e Londra, un sogno per me che fino a quel momento non avevo mai visto nessuna grande metropoli, tranne Roma, e anche perchè volevo davvero visitare Londra. Ogni piccolo dettaglio era fonte di stupore, tutto era magico attraverso i miei occhi di ragazzina di provincia.
Il secondo viaggio del cuore è sicuramente quello a New York, il primo oltre oceano, il mio viaggio di laurea triennale accompagnata da alcune mie amiche. Un sogno realizzato inaspettatamente, l’euforia per il mio volo così lungo, il primo timbro sul passaporto, la voglia di andare alla scoperta della Grande Mela, che quasi mi sembrava di conoscere dopo averla ammirata in tantissimi film. È stato tutto sorprendente, devo ammettere che ancora non ho realizzato completamente di aver visitato una metropoli così straordinaria.

Tre grandi città, così diversa tra loro ma che hanno saputo accogliere la sognante Sophia e farla appassionare al nostro incredibile mondo!

Quale invece ti ha deluso e perché?

Devo dire che non c’è un viaggio che mi ha deluso, ogni viaggio a suo modo mi ha lasciato qualcosa, mi ha fatto scoprire qualcosa di nuovo e mi ha regalato emozioni. Sicuramente ci sono state mete che mi sono piaciute di più e altre che mi sono piaciute di meno, questo sì, ma non mi sono mai pentita di un viaggio fatto.

Anche io, come Sophia, non mi sono mai pentita delle scelte che ho fatto per quanto concerne i viaggi: è vero, a volte la meta scelta risulta meno curiosa o intrigante di altre ma, come dice anche lei, ogni viaggio lascia sempre qualcosa.

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Una delle foto scattate da Sophia: Vico Equense

Qual è il tuo viaggio dei sogni? Perchè?

Il mio viaggio dei sogni è l’Australia, da sempre.

Forse perché amo i canguri, sin da quando ero bambina, forse perché la sua notevole lontananza la rende ai miei occhi ancora più particolare e affascinante. Inoltre, amando la natura le praterie incontaminate, i ranch, anche i suoi territori aridi e infine l’oceano, mi hanno sempre affascinata. Senza considerare il fatto che uno dei telefilm che amavo di più da bambina era ambientato proprio in una fattoria australiana. Proprio per questo motivo i recenti avvenimenti (gli incendi divampati nel Paese) mi hanno davvero rattristata molto e spero un giorno di poter visitare questa terra bellissima e di trovarla bella, meravigliosa e rigogliosa.

L’Australia, terre di mandriani, di animali bizzarri e di avventure: questo probabilmente è l’idea che questo incredibile Paese suscita in noi. Io non ci sono stata (non ancora) ma sicuramente è una meta particolare e non adatta a tutti.

Scrivi tre parole che definiscono il tuo “viaggio tipico”

Stancante, Emozionante, Avventuroso.

Mi piace come l’aggettivo “stancante” sia in prima posizione: anche i miei viaggi sono spesso duri fisicamente e forse è per questo che si chiamano viaggi e non vacanze! Credo che io e Sophia condividiamo la stessa idea del viaggio tipico e di questo sono proprio felice.

Hai un commento riguardo questa intervista?

Ti ringrazio molto Eliana per questa interessante intervista, di cui sono davvero onorata. Il motivo per cui ho deciso di entrare nel mondo social e di aprire un blog è proprio per la bellezza del racconto e della condivisione. La parte bella della rete è proprio fare rete e conoscere persone che hanno le nostre stesse passioni, proprio come successo con te.
Grazie ancora!

Grazie a te Sophia! Mi ha fatto piacere conoscerti e scoprire il tuo bel blog che sono sicura diventerà sempre più ricco e completo! Sono contenta che la passione per i viaggi sia sempre più diffusa tra i più giovani e sono ancora più felice per il fatto che così giovane hai già intrapreso un progetto così ambizioso! Credi sempre in te stessa e racconta sempre ciò che provi nei tuoi viaggi: io non vedo l’ora di scoprirlo!

Riferimenti

Blog: www.addict.travel.blog

Instagram: https://www.instagram.com/travel__addictw/

Diario di viaggio: Vienna – Giorno 4

Siamo quasi alla conclusione di questo viaggio meraviglioso, ricco di emozioni e di sapere. Per l’ultima giornata intera a Vienna io e Gabriele abbiamo deciso di dedicarci completamente al meraviglioso Palazzo di Schönbrunn. Alzati di buon mattino, dopo una bella colazione, ci dirigiamo verso il palazzo con l’autobus che ci conduce a destinazione in circa 20 minuti. Arrivati al piazzale antistante il palazzo notiamo che c’è davvero una calca madornale: ebbene, siamo giunti nel punto più caldo di Vienna, nel luogo dove ogni anno più di 5 milioni di turisti si riversano: BENVENUTI A SCHÖNBRUNN!

Diario di viaggio Vienna

Sono circa le 10 e 30, la canicola inizia a farsi sentire anche a Vienna e noi ci mettiamo in fila per acquistare i biglietti. Non li abbiamo comprati online perchè avevamo la Vienna Card con noi e non avremmo potuto ottenere lo sconto se li avessimo acquistati in rete. Così, armati di tanta pazienza, ci siamo sottoposti a più di un’ora di fila per poter visitare il palazzo alle ore…16 e 40! Nessun problema, avevamo tutto il tempo per poter visitare l’Orangerie, il Kronprinzengarten, il parco e il Tiergarten (lo zoo), tutti compresi all’interno del nostro biglietto “Grand Tour”. La prima tappa è quella al Kronprinzengarten, i giardini privati di Meidling: questi piccoli giardini, racchiusi in un muro di siepi, sono stati costruiti intorno al 1745-1750 e presentano aiuole a parterre avvallate delimitate da una piccola bordura. All’interno dei giardini si può passeggiare tranquillamente e lontani dalla calca, sia tra le aiuole che sotto ai graziosi porticati di legno intagliato. Questa parte del palazzo è poco visitata dai più e mostra un angolo riservato e meno conosciuto del complesso monumentale. Dopo più di un’ora di fila è stato poacevole scoprire questa zona ombreggiata e fresca!

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Il Kronprinzengarten

Terminata la visita, ci siamo diretti all’Orangerie, anche questa poco frequentata rispetto al grande parco. L’Orangerie fu fatta costruire dall’imperatore Francesco Stefano nel 1754 per consentire agli aranci e agli altri agrumi di poter trascorrere l’inverno senza patire il gelo. L’Orangerie è lunga 189 metri e larga 10 ed è considerata la maggiore aranceria, assieme a quella di Versailles, di epoca barocca: un luogo molto romatico quello dell’Orangerie che ci ha regalato una dolce e tranquilla visita presso questo storico luogo.

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Dopo questa tappa ci siamo diretti verso il parco di Schönbrunn: questo enorme parco si presenta in stile barocco alla francese e venne progettato da Jean-Nicolas Jadot e Adrian von Steckhoven. Il progetto venne attuato già nel 1695 e non terminò fino al 1699, quando furono costruiti due soli parterre laterali. Con la grande imperatrice Maria Teresa il giardino venne trasformato: i due parterre laterali vennero allargati e resi quelli che vediamo oggi. L’imperatore Francesco Stefano fu anch’esso fautore della trasformazione del parco e proprio qui volle far erigere uno zoo (quello di Schönbrunn è il più antico al mondo) e un giardino botanico. Maria Teresa commissionò poi la costruzione della Gloriette in fondo al giardino, sette anni dopo la morte del marito, e nel medesimo tempo venne anche costruita la grande fontana di Nettuno che ancora oggi troneggia in fondo al viale centrale del grande parco.

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Veduta del parco dalla terrazza con la meridiana

Fu l’imperatore Giuseppe II a disporre l’accesso al pubblico ai giardini imperiali, ancora oggi aperti al pubblico: questo non piacque per nulla all’aristocrazia che si trovava a passeggiare a tu per tu con la popolazione comune. Nonostante alcuni malcontenti, il palazzo divenne un importante luogo di aggregazione per i viennesi.

Il parco si staglia davanti a noi con una bellezza e una grandiosità senza pari: di sicuro questo parco è uno dei più imponenti di tutta l’Europa e non solo. Da amante dei castelli e delle dimore storiche, come ben sapete, è difficile per me rimanere calma e così inizio a saltellare di qua e di là cercando di fotografare il giardino da ogni possibile prospettiva. Bello, bellissimo e non basta questo superlativo per descrivere tutto ciò che abbiamo davanti agli occhi. La facciata interna del palazzo si sposa poi perfettamente con i suoi colori tenui al verde e al giallo dei fiori del parco: un vero e autentico connubio!

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La fontana del Nettuno

Siccome sono un’instancabile camminatrice che non si accontenta mai, decido di tornare più tardi al parco per fotografarlo con un’altra luce: del resto, quando mi ricapiterà ancora? E così, tra una foto e l’altra, giungiamo al divertente “Labirinto classico”, una delle attrazioni più simboliche di Schönbrunn: questo labirinto ha origini tra il 1698 e il 1740 e nel 1998 fu rimpiazzato da un nuovo labirinto il più possibile simile a quello originale. La superficie attuale è di 1715 metri quadrati e al suo interno si trova una piattaforma sopraelevata che permette la visione d’insieme del percorso. Ho sempre trovato molto divertente l’esperienza del labirinto e, da competitiva morbosa, ho subito sfidato Gabriele a chi lo terminasse per primo: aveva scelta secondo voi? Ecco, quindi subito…Via! Dentro al labirinto! Per me è una sfida, sia contro di lui che verso me stessa e così mi sono subito messa a correre per trovare per prima l’uscita, non senza salire sulla piattaforma e osservare Gabriele più sconsolato che divertito (quanta pazienza!). Dopo circa 8 minuti ero fuori dal labirinto: missione compiuta, ho battuto Gabri! Dopo qualche minuto il mio instancabile compagno di viaggio mi raggiunge e ammette la sua amara sconfitta. Non preoccuparti Gab, ce ne saranno ancora tanti di labirinti in cui poterci sfidare!

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Dopo una breve sosta torniamo alla carica, direzione Tiergarten! Se mi seguite da un po’ sapete che visito molto volentieri gli zoo data la loro importanza nel benessere degli animali e nella protezione delle specie: spesso molti vedono i giardini faunistici come un luogo di prigionia per questi animali ma vi posso assicurare che non lo sono affatto (almeno i nostri occidentali). Negli zoo molte persone si prendono cura degli animali, cercando di dar loro il maggior confort possibile. E’ vero, non è come essere liberi, ma questi animali sono nati in cattività e non sopravviverebbero se fossero liberati da un giorno con l’altro: per questo gli zoo rivestono un’enorme importanza nella protezione ex-situ delle specie animali e partecipano a programmi di reintroduzione in natura con i nuovi nati di molte specie.

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Il giardino zoologico di Schönbrunn è stato eletto miglior zoo d’Europa per cinque anni consecutivi e ospita 700 specie animali provenienti da tutti i continenti: dalle giraffe agli oranghi, dagli elefanti africani ai koala. Le star delle zoo sono però i panda giganti (Ailuropoda melanoleuca): lo zoo è l’unico d’Europa ad allevare naturalmente questa specie. Dopo la nascita di Fu Long nel 2007, di Fu Hu nel 2010 e di Fu Bao nel 2013, nel 2016 Yang Yang ha dato alla luce due gemelli, primo panda femmina che si è riprodotto in cattività senza inseminazione artificiale: un evento senza precedenti che fa ben sperare nell’incremento del numero di questi splendidi mammiferi.

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Io non avevo mai visto dal vivo uno tra i miei animali preferiti (che ho anche tatuato, non a caso) ed ero davvero galvanizzata all’idea di poterlo ammirare proprio qui a Vienna. Seguendo la mappa illustrata abbiamo potuto osservare davvero animali straordinari come i leoni marini, i variopinti pappagalli, le numerose specie di scimmie e ancora la ricostruzione di ambienti unici come la foresta pluviale. Di certo, ciò che più ci ha colpito è stato vedere i panda giganti: per ben due volte siamo tornati al recinto di questi incredibili goffi orsi erbivori. Più li guardavo e più avrei voluto stringerli per coccolarli: i panda sono animali molto goffi e spesso rotolano e scivolano. In più passano numerose ore della giornata a dormire, magari dopo un lauto pasto a base di germogli di bambù. Insomma, una vita in vacanza!

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Uno dei panda giganti intenti a pulirsi una zampa

Dopo aver addentato un buon panino con wiener wurst, terminiamo il nostro giro allo zoo e ci dirigiamo verso il Palazzo per visitare i suoi interni. Prima di raccontarvi questa esperienza, vi riporto qualche notizia storica a proposito di questo luogo. Il nome di Schönbrunn venne dato dall’imperatore Mattia che, durante una battuta di caccia in quest’area, vi scoprì una fonte di acqua limpidissima che chiamò schön(er) Brunn, ossia “bella fonte”, da cui il nome, ed è attorno a questa fonte, secondo la tradizione, che si sarebbe costituito poi il castello intero. Il palazzo fu la sede della casa imperiale degli Asburgo dal 1730 al 1918. Dal 1996 il palazzo e il giardino sono stati dichiarati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

L’8 ottobre 1569 l’imperatore Massimiliano II acquisì la proprietà che sorgeva sull’area dell’attuale palazzo, di modo da utilizzarla come propria riserva di caccia. Egli colse anche l’occasione in una parte separata della grande proprietà per installarvi un primitivo zoo con uccelli esotici e i primi pavoni che approdarono a Vienna. Nel 1688 l’architetto Johann Bernhard Fischer von Erlach presenta il “progetto Schönbrunn I” che nelle intenzioni del progettista avrebbe dovuto oscurare la Reggia di Versailles in Francia. La fase attuativa, i cui lavori incominciarono nel 1696, si concretizzò tuttavia in un progetto meno ambizioso che si basava in gran parte sulle strutture già esistenti. I lavori si bloccarono più volte a causa della scarsità di fondi e nel 1705 ancora il castello non aveva preso una forma definitiva. Dopo alcuni anni di disinteresse, fu l’imperatore Carlo VI a prendere in mano le redini delle sorti del castello di Schönbrunn, intendendolo destinare a residenza estiva della famiglia imperiale. Egli però morì prima di riuscire a dare inizio ai nuovi lavori di ampliamento della struttura, che tra il 1743 e il 1749 vennero portati avanti da sua figlia Maria Teresa d’Austria, che si avvalse della perizia dell’architetto Nicolò Pacassi per cambiare radicalmente l’assetto del piccolo palazzotto di caccia. Con l’imperatrice il castello vide il suo massimo splendore e ospitò anche delle rappresentazioni di Joseph Haydn e Wolfgang Amadeus Mozart con conduttori gli stessi compositori.

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Tra il 1805 e il 1809, Napoleone Bonaparte prese residenza al castello di Schönbrunn.

Nel 1830 vi nacque l’imperatore Francesco Giuseppe ed egli qui morì nel 1916, mentre nel 1918 l’imperatore qui Carlo I firmò la sospensione dei lavori del governo imperiale, rimettendosi alla volontà del popolo austriaco; ciò dette inizio al processo che pose fine alla secolare monarchia austriaca tra il 1918 e il 1919. Terminata la proprietà imperiale della struttura, parte di essa venne adibita a scuola per circa 350 bambini, molti dei quali orfani di guerra o figli di famiglie povere. Durante la seconda guerra mondiale, nel 1945, la Gloriette e il palazzo vennero danneggiati dalle bombe degli alleati; il castello divenne il quartier generale locale prima delle truppe russe e poi di quelle inglesi. Il castello e le parti danneggiate vennero ristrutturate in breve tempo.

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Attualmente il palazzo ospita ben 1441 stanze di diversa grandezza, la maggiorparte delle quali adibite a usi governativi. 190 stanze oggi sono aperte al pubblico: sono proprio queste le stanze che abbiamo visitato durante il nostro tour. Purtroppo all’interno del palazzo non si possono scattare fotografie ma vi posso assicurare che in quanto a magnificenza ha ben pochi rivali: oro, argento, intarsi di pregio, arredamento raffinato e lussuoso, tutto fa trasparire l’importanza degli Asburgo che avevano reso con il tempo Schönbrunn un vero e proprio trionfo dell’arte e della bellezza. Il colore oro è predominante, associato al rosso e al rosa, in un connubio davvero potente e regale. La visita al palazzo ci ha profondamente emozionato e ci ha fatto pensare a come dovevano vivere qui i reali di un tempo, in particolare la ormai mitologica Maria Teresa (avete notato quanti articoli che la menzionano ho scritto sul blog? Del resto è stata una figura fondamentale per Pavia e per tutta l’Europa!). La visita si conclude con tanta soddisfazione e, non possiamo negarlo, con un po’ di stanchezza.

L’ultima parte di questo tour lo dedichiamo ancora al parco e alla Gloriette: con le luci più fioche il parco acquista un fascino particolare, caldo e accogliente. Sembra quasi che il Sole, calando, liberi tutto il fascino di questo immenso giardino. Colgo dunque l’occasione di scattare le ultime fotografie, prima di salire sulla Gloriette per godere di un panorama di Vienna incredibile: la città da qui sembra sconfinata ed infinita e avvolge ormai totalmente Schönbrunn, un tempo residenza isolata.

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Il panorama visto dalla Gloriette

I visitatori cominciano ad abbandonare la residenza e i suoi giardini e la luce diventa sempre più fioca. Anche per noi, dopo aver scattato le ultimissime fotografie, è ora di salutare questo luogo maestoso e supersuggestivo. Inizia a salirci un po’ di malinconia perchè è l’ultimo tramonto che vedremo qui a Vienna e l’idea di tornare ci rende un po’ tristi. D’un tratto, però, lo stomaco comincia a brontolare e un nuovo pensiero ci balena in testa: è ora di mangiare una bella Wiener Schnitzel! Con la mente rivolta alla gustosa cena salutiamo dunque Schönbrunn: il nostro cuore trabocca di emozioni meravigliose e, tra una risata e l’altra, ci avviamo in hotel per concludere questa indimenticabile giornata.

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I luoghi della Storia: il Giardino Giusti

Durante il mio soggiorno a Verona avvenuto durante le vacanze pasquali del 2019 (leggete qui il primo giorno del Diario di viaggio), ho potuto visitare luoghi favolosi ricchi di storia e di bellezza. Uno di questi è il Giardino Giusti, facente parte del Palazzo Giusti, nel quartiere della Veronina. Questo giardino è forse una meta poco conosciuta per chi visita Verona per la prima volta, tuttavia è secondo me una tappa davvero da non trascurare.

Giardino Giusti

Il Giardino, così come il Palazzo, prende il nome dalla famiglia Giusti, di origine Toscana stabilitasi a Verona per sviluppare l’industria della tintura della lana. Nel 1406 Provolo Giusti acquistò un’area situata vicino all’antica via Postumia e qui la famiglia, nel corso degli anni, utilizzò gli spazi dell’attuale giardino per far bollire i calderoni in cui la lana veniva trattata. Nel corso del XVI secolo l’area produttiva venne convertita in palazzo di rappresentanza e il giardino venne realizzato piantando cipressi, bossi, piccole fontane e grotte. Il principale artefice del giardino fu il conte Agostino Giusti, mecenate e appassionato di arte e musica, fiduciaro dei Veneziani. Il conte volle realizzare un giardino con stile vicino a quelli medicei, punto di riferimento estetico dei nobili giardini dell’epoca: la parte più antica del giardino è impostata geometricamente ed è chiusa da una fila di cipressi tra i quali spunta il famoso Cipresso di Goethe, vecchio di oltre seicento anni, ammirato e descritto proprio dal poesta nel “Viaggio in Italia” del 1817:

Stamane poi per tempo, mi ha stupito che mentre tutti venivano dal mercato portando in mano un ricordo di quello, o fiori, o legumi, od aglio, tutti volgessero lo sguardo ad un ramoscello di cipresso, che portavo in mano, dal quale pendevano i frutti a foggia di quelli del pino. Inoltre, avevo alcune pianticelle di capperi in fiore. Tutti mi guardavano, uomini donne, ragazzi, e parevano trovare la cosa strana.

Avevo tolto quei rami nel giardino Giusti, il quale giace in un’amena posizione, e dove sorgono cipressi giganteschi, a grande altezza, a forma di piramide. È probabile che nei tassi tagliati artificialmente in punta dei giardini del settentrione, si sia voluto imitare quest’albero stupendo, i cui rami tutti, giovani e vecchi, dalla base al vertice si drizzarno tutti verso il cielo. Desso vive non meno di tre secoli e si può pertanto dire meritevole di venerazione; giudicandoli dal tempo in cui fu piantato il giardino Giusti, questi avrebbero di già raggiunta quell’età rispettabile.

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Il Cipresso di Goethe

Il viale di cipressi termina naturalmente in una grotta sormontata da un mascherone da cui dovevano uscire lingue di fuoco e fumo, per stupire i visitatori.

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Con il diffondersi della moda del Grand Tour, il Giardino Giusti divenne una tappa molto nota per i viaggiatori che amavano sostare qui a Verona per scoprire le sue bellezze. E’ così che molti poeti, letterati e membri delle casate reali più importanti visitarono il giardino: tra questi bisogna sicuramente annotare Mozart, Goethe, l’Imperatore Giuseppe II d’Asburgo-Lorena, il Re Carlo Felice di Savoia e lo Zar Alessandro I di Russia.

Ancora oggi il giardino mostra tutti gli elementi tipici del Cinquecento: gli alberi esotici, le statue mitologiche degli dei greci come Diana, Afrodite, Apollo, i vasi con gli agrumi e le fontane. Nella parte bassa del giardino, oltre al viale di cipressi, si trova un piccolo labirinto alla destra del viale alberato, considerato tra i più antichi d’Europa, mentre a sinistra si trova il parterre all’italiana, con il giardinetto ad agrumi e la vaseria. Verso la fine del viale di cipressi si trova una parte boscosa rigogliosa, pensata per stupire il visitatore e per creare un grande senso di meraviglia. Da qui, una piccola scala conduce alla parte alta del giardino dove si trova un bellissimo belvedere: la vista sul giardino è molto d’impatto e notevole è anche il panorama di Verona, visto da una prospettiva unica.

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Il Giardino Giusti è dunque un esempio meraviglioso di giardino all’italiana ancora intatto e mantenuto con rigore e dedizione. Spesso questo luogo non è contemplato all’interno degli itinerari di chi visita Verona, quando invece dovrebbe essere una tappa fissa del viaggiatore, a mio parere. Oltre al giardino, si può visitare una parte di Palazzo Giusti: il palazzo fu costruito nel XVI secolo e ha un impianto classico ad U. Qui vi ebbe sede per lungo tempo l’Accademia Filarmonica che poi costruì il Teatro Filarmonico.

Consiglio vivamente di visitare il Giardino Giusti e di ammirare le bellezze di questo luogo autentico e dall’indubbia importanza storica.

Ringrazio lo IAT Verona – Ufficio del Turismo per avermi offerto la possibilità di visitare questo museo con il Pass per Blogger.

Il Museo del mese di Gennaio: il Naturhistorisches Museum di Vienna

Ed eccoci arrivati ad un nuovo anno e…Ad un nuovo museo! Sul gruppo di Facebook avete votato come Museo del mese di Gennaio il Naturhistorisches Museum di Vienna e dunque scopriamolo insieme.

Naturhistorisches Museum di Vienna

Ho visitato questo museo durante il mio ultimo viaggio nella capitale austriaca, nell’asgoto del 2019 (leggete qui l’articolo a riguardo) e ne sono rimasta letteralmente incantata.

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L’entrata del museo

Il Museo di Storia Naturale di Vienna è uno dei più grandi musei del suo genere in Europa e nel mondo, con più di 20 milioni di oggetti e reperti all’interno della propria collezione. Il museo è stato costruito per ospitare l’enorme collezione naturalistica della famiglia imperiale degli Asburgo e fu aperto in contemporanea al suo “museo gemello”, il Kunsthistorisches Museum, nel 1889. Parlo di “museo gemello” in quanto gli edifici ospitanti sono stati costruiti tra il 1872 ed il 1891 sulla Ringstraße secondo i progetti di Gottfried Semper e Karl von Hasenauer e hanno la stessa struttura.

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Con 39 sale espositive disposte su due piani, una sala per le mostre temporanee e un ristorante, il museo accoglie i visitatori mostrando lo splendore delle collezioni asburgiche che possono vantare pezzi unici e straordinari, come il meteorite “Tissint” proveniente da Marte o ancora la splendida collezione entomologica risalente al 1876, comprendente numerosi campioni provenienti da tutto il mondo.

Il museo di Storia Naturale di Vienna ha un impianto tradizionale ed è arricchito da pannelli espositivi e piccoli spazi multimediali, per un’esperienza più immersiva. Il tipo di esposizione è classico ma non per questo meno interessante di altri (del resto, data la mole di pezzi in esposizione, questa è la scelta più azzeccata). Le numerose sale ospitano pezzi e reperti compresi in tutte le scienze naturali: mineralogia, paleontologia, antropologia, zoologia. Manca solo la botanica all’interno di questa vasta esposizione.

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Il pezzo più rilevante della collezione è senza dubbio la famosa Venere di Willendorf, una statuetta di undici centimetri risalente a circa 28.000 anni fa, rinvenuta nel 1908 da Josef Szombathy nella valle del Wachau, in Bassa Austria. La Venere è un capolavoro della scultura e dell’arte paleolitica e mostra una donna raffigurata con un corpo steatopico: la grandezza dei seni e della vulva indicavano prosperità e fertilità nella cultura primitiva (e non solo) ed è per questo che questa statuetta è stata così modellata. Alla Venere di Willendorf è dedicata un’intera stanza, chiamata “Gabinetto di Venere”.

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La Venere di Willendorf

Di notevole pregio sono anche i numerosi reperti tassidermizzati di animali a rischio di estinzione o addirittura estinti, spesso ultime testimonianze di esseri viventi ormai scomparsi. Il museo ospita anche un Planetario digitale con una cupola di 8,5 metri di diametro e con una tecnologia fulldome.

La sezione forse più impressionante è quella paleontologica che ospita gli scheletri di alcune specie iconiche del Mesozoico come Diplodocus, Allosaurus e Iguanodon. Di grande impatto è di sicuro l’animatrone di allosauro a grandezza naturale che sicuramente regala sorrisi ed emozioni al visitatore.

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Molto interessante è anche la Sala dei Meteoriti che ospita la collezione di meteoriti più grande e antica del mondo: ben 1100 campioni sono esposti per la gioia di tutti gli appassionati.

Per visitare tutto il museo e le mostre temporanee il tempo di permanenza che vi consiglio è di almeno quattro ore data la mole imponente di reperri esposti. Il museo è adatto sia a grandi che ai piccini, che sicuramente apprezzeranno le meraviglie esposte.

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Visitare questo museo è stata una delle più belle e complete esperienze che ho vissuto a Vienna e di sicuro se volete scoprire l’anima autentica di questa città non potete non inserire questo luogo all’interno del vostro itinerario!

Informazioni utili

Il Naturhistorisches Museum di Vienna si trova presso Maria-Theresien-Platz, Vienna.

Il museo è aperto da giovedì a lunedì dalle ore 9 alle ore 18.30. Il mercoledì il museo è aperto dalle ore 9 alle ore 21. Il martedì è il giorno di chiusura.

Il biglietto intero è di 12 euro, quello ridotto per studenti è di 7 euro, per i bambini e i ragazzi con meno di 19 anni l’entrata è gratuita.

Per i possessori di Vienna Card l’ingresso è di 10 euro.

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale.

Donna Vagabonda: il bilancio di 3 anni di blog e avventure

Anche quest’anno ho deciso di scrivere un articolo sul bilancio del blog a tre anni dalla sua apertura: a volte i bilanci sono antipatici, noiosi e lunghi da redarre ma penso sia doveroso farne uno dato che ormai Donna Vagabonda ha concluso il suo terzo anno, il migliore di tutti.

Bilancio_3anni

Già, chi lo avrebbe mai detto? Il 2019 è stato l’anno più proficuo per il blog che ha più che raddoppiato le sue visite e il numero dei visitatori grazie anche all’incremento degli articoli pubblicati e alle iniziative portate avanti.

Ma questo non è un articolo autocelebrativo, anzi. Donna Vagabonda vuole partire da questo articolo per migliorarsi ancora di più, per offrirvi un’esperienza sempre più ricca e variegata. Grazie anche ai risultati del sondaggio che alcuni di voi hanno compilato, ho potuto stendere un bilancio e il suo sunto è contenuto in questo articolo.

Ecco qualche dato, semplice e chiaramente consultabile.

Come saprete gli articoli del blog vengono “racchiusi” in alcune categorie, di seguito trovate quelle che ne contengono di più.

  • Diario di viaggio
  • I luoghi della storia
  • Un’escursione in giornata
  • Scoprendo Pavia
  • Il Museo del Mese
  • Le mie esperienze da Travel Blogger
  • Le mostre più belle
  • Pianificazione del viaggio

Di queste categorie gli articoli che più vi sono piaciuti (e che più avete letto) sono i seguenti:

Devo dire che alcuni articoli non mi aspettavo che piacessero così tanto, ma è proprio vero che sul web si cercano anche le chicche e luoghi poco conosciuti e sono contenta che con Donna Vagabonda possiate trovare anche alcune di queste località.

Ora veniamo al sondaggio, vi presento di seguito tre grafici, i più indicativi.

Visitatori-e-regioni.png

Come potete osservare da questo grafico il numero maggiore di visitatori proviene dalla mia regione di appartenenza, cioè dalla Lombardia. E’ curioso poi vedere visitatori provenienti dal Centro Italia più che dalle regioni confinanti della Lombardia. Prossimo obiettivo? Attirare lettori provenienti da tutta Italia!

Età

Così come nel 2018, la maggioranza dei miei lettori è compresa nella fascia d’età tra i 26 e i 36 anni: un pubblico di millenials dunque, interessato ai viaggi e alla scoperta del mondo. Per le altre categorie c’è una buona parità. Sicuramente come obiettivo c’è quello di intercettare più fasce di età, in modo tale da avere un pubblico più eterogeneo possibile.

Quante volte consulti il blog

Questo è il grafico di cui vado più fiera: noto con estremo piacere che i lettori consultano molto spesso il blog, anche una volta a settimana. Questo per me è un grande traguardo perchè significa che vi piace come scrivo e ciò che pubblico.

Vi ho poi chiesto che cosa si potrebbe migliorare e qualcuno mi ha detto che bisognerebbe inserire più video oltre che fotografie: questo è un ottimo consiglio perchè effettivamente il social che utilizzo di meno è YouTube in quanto preferisco fotografare che fare video, ma di sicuro incrementerò anche questo tipo di media. Se volete seguirmi sul canale YouTube, cliccate qui.

In molti poi mi hanno detto di continuare così, di non smettere di tramsettere le mie passioni per i viaggi, per la natura e per la storia: state tranquilli che non smetterò mai di veicolarle, sia con il blog che con i social!

Inoltre, qualcuno mi ha scritto che vorrebbe vedermi più “protagonista” dei miei scatti: io di solito non mi fotografo a meno che non ci siano occasioni davvero particolari e anche sui social pubblico poco che riguarda me stessa. A quanto pare dovrò mostrarmi di più! Non mancherò dunque di onorare questo impegno.

Ringrazio dunque tutti i miei lettori, chi mi segue sui social, chi mi onora acquistando le mie fotografie, chi lascia un like sui profili social e chi mi chiama “Donna Vagabonda” quando mi incontra a Pavia o in altri luoghi.

MA…C’è un MA.

Sapete che io accetto sempre le critiche se queste sono costruttive e rivolte con educazione. Ebbene, vorrei dedicare qualche parola a chi ha utilizzato il sondaggio per insultarmi: già, perchè purtroppo è accaduto anche questo. Beh, vorrei dire a queste persone che i vostri insulti mi hanno fatto solo capire ancor di più che ce la devo mettere tutta, che devo amare ancora di più il blog di Donna Vagabonda e di continuare a più non posso. Vi ringrazio, cari haters, per avermi motivato ancora di più e per aver dedicato il vostro tempo a compilare il sondaggio: in fondo, questa è la vittoria più grande per me, dato che mi avete donato la cosa più preziosa, il vostro tempo.

Perciò avanti tutta, senza guardarsi alle spalle, verso nuovi viaggi e nuove mete!

Per festeggiare questo 2019 ricco di viaggi e di emozioni, ecco a voi un video con tutti i viaggi più importanti di Donna Vagabonda!

Il prossimo viaggio? Scopritelo leggendo questo articolo.

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Avanti tutta verso un nuovo anno ricco di avventure!