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I luoghi della storia: Torricella Verzate

Come sapete ci tengo molto a valorizzare tramite articoli e fotografie il territorio pavese e l’Oltrepò. E’ così che, quando il tempo lo permette, decido di prendere l’auto e di salire sulle bellissime colline pavesi, alla ricerca di scorci e borghi di altri tempi. Con questo articolo vi voglio far scoprire la piccola cittadina di Torricella Verzate.

Torricella Verzate

Perchè Torricella Verzate? Un giorno di inverno io e Gabriele abbiamo deciso di visitare il Paese e Gabriele ne è rimasto veramente colpito, sia perchè questo luogo è davvero particolare per la presenza di un Santuario così ben visibile e distinguibile, sia perchè nonostante la sua bellezza è davvero poco conosciuto: quel giorno, infatti, non c’era nessuno per le strade e nemmeno nei paraggi del suo Santuario.

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Torricella Verzate da Oliva Gessi, in lontananza Milano

Così, decisa ad approfondire la storia di questo luogo, ho deciso di scrivere al Sindaco di Torricella Verzate, Marco Sensale, il quale mi ha, con grande felicità, riservato una visita guidata presso il Santuario.

Dunque sono tornata a Torricella Verzate, curiosa di scoprire la storia del suo Santuario, accompagnata non solo dal gentile e assai disponibile Marco, ma anche da Don Luciano, storico parroco del Santuario, al quale tutto il Paese (e non solo) deve molto.

Prima di raccontarvi il tour guidato, vi faccio conoscere un po’ di storia, come in ogni mio articolo di questa rubrica.

Torricella Verzate è un piccolo comune di circa 800 abitanti che si trova nell’Oltrepò Pavese, nella valle del torrente Verzate. I primi cenni di questa cittadina risalgono al 972 d.C., all’epoca di Ottone I di Sassonia, che donò i beni fondiari al Papa, facenti parte del Monastero della Croce, fra cui Oliva, Montalto, Mairano e appunto Torricella. Il toponimo di Turricella appare per la prima volta nel XIII ma non è chiaro se si può ricondurre alla località Isella nota dal medioevo.

Nella frazione di Verzate sorgeva una casa dei Templari che, con altri beni del Tempio, fu assegnata agli Ospitalieri di San Giovanni, cui rimase fino all’epoca napoleonica. Tra gli storici e gli studiosi vi è chi ipotizza che i Templari stessi abbiano avuto un ruolo nello sviluppo di Torricella.

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Il nome Torricella deriva dalla presenza di una torre Saracena che si trova a ridosso della Chiesa parrocchiale e del Santuario: già, perchè questa piccola località è famosa per la presenza del Santuario di Santa Maria della Passione. E’ proprio questo il luogo su cui vorrei soffermarmi: il Santuario fu edificato sulla nuda roccia, tra il 1764 e il 1770. La sua posizione sopraelevata e le fondamenta sulla viva pietra ancora ben visibile lo rendono davvero unico e protagonista di tutta la vallata. Il Santuario, oltre che della chiesa, consta di 14 cappellette (ultimate nel 1781) sempre edificate su pietra viva che ripercorrono la Via Crucis: all’interno di esse si trovano 52 statue in terracotta policroma e figure in bassorilievo dell’artista Pietro Ferroni. Tra le cappellette sorge anche la Cappella dedicata ai caduti sul lavoro, sorta su un precedente cimitero di epoca Napoleonica: ancora oggi si possono notare alcuni affreschi ancora più antichi, risalenti al 1600. Questa cappella viene utilizzata per celebrare le messe in ricordo delle vittime sopracitate.

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Il Sindaco è stato ben felice di accogliermi e di accompagnarmi in questo breve tour e mi ha raccontato tutte le vicende del Santuario insieme all’instancabile da Don Luciano: Don Luciano, cinquant’anni architetto e venticinque Sacerdote, ci ha mostrato il luogo nella sua interezza, raccontandoci di come, ad esempio, le Cappellette siano state danneggiate da un vandalo durante gli anni ’70 o di come ha scoperto un antico forno del 1600 ancora funzionante, situato nella Canonica. Un personaggio davvero eclettico Don Luciano, che ha dedicato gli ultimi anni alla scoperta e alla rivalorizzazione del Santuario, mettendolo a disposizione della comunità tutta. E’ a lui e alla generosità degli abitanti di Torricella Verzate che si devono gli importanti lavori di ristrutturazione del Santuario e la costruzione di un percorso adatto alle persone diversamente abili e con carrozzina. Negli occhi del Sindaco Marco (e non solo nei suoi) traspare l’ammirazione per un uomo che con tanta fede ha promosso la conoscenza di Torricella Verzate e del suo Santuario.

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Grazie alla disponibilità del Sindaco e del Parroco, sono dunque entrata nel Santuario per scoprire la bellezza di questo luogo: all’interno ci sono vari affreschi del 1700 e un organo del Lingiardi 1800. Di notevole importanza è anche la Cappella dedicata alle Reliquie della Santa Croce, riammodernata dallo stesso Don Luciano. Oltre a questa cappelletta, ne esiste un’altra, più piccola, posta in posizione rialzata e normalmente non visitabile.

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Il Santuario nasconde molto di più di quello che l’occhio non vede: proprio accanto alla Chiesa sorge la Scala Santa, dedicata alle vittime di incidenti stradali: i gradoni, secondo la tradizione, dovevano essere saliti a ginocchioni, in modo tale da ottenere l’indulgenza da tutti i peccati. Oggi numerose foto adornano le pareti della scalinata e una volta all’anno i parenti delle vittime si ritrovano qui per celebrare una solenne Messa in loro ricordo. La Scala Santa è stata costruita ispirandosi alla celebre Scala Santa della Basilica di San Giovanni in Laterano. Oltre alla presenza della Scala, il Sindaco e il Parroco mi mostrano la meravigliosa grotta sottostante la chiesa, che racchiude le fondamenta non solo della chiesa stessa, ma anche dell’antico castelletto appartenuto alla famiglia Belcredi, che qui sorgeva: di questo antico avamposto si riconosce ancora molto bene un’antica feritoria. Dalla grotta si può ben notare come il Santuario fu costruito sulla pietra viva e come questo luogo sia indissolubilmente legato a queste rocce.

Per ultima, ma non meno importante, visito la Canonica, con soffitto originale settecentesco e vedo il mitico forno con cui, ancora oggi, si preparano gustose pizze: dal 1600 ad oggi, questo forno ha resistito al tempo e agli innumerevoli eventi che hanno caratterizzato questo territorio.

Dopo una interessante ed istruttiva visita di circa un’ora, mi congedo dai miei due accompagnatori, preziosi costruttori di sapere e amanti del loro territorio.

Prima però di lasciare Torricella, parlo con il Sindaco rispetto alla valorizzazione del territorio: entrambi siamo concordi che ciò che manca a questo splendido territorio è la presenza di una rete efficace che valorizzi e promuova l’Oltrepò Pavese: “purtroppo è difficile imboccare una strada comune e i mezzi che si hanno a disposizione sono sempre meno” – mi dice Marco. Comprendo assolutamente ciò che vuol dire Marco e spero vivamente che lo Stato italiano riconosca la bellezza di questo territorio (ma non solo, tutta la Provincia di Pavia) e che incentivi il suo sviluppo. Io, nel mio piccolo, spero che questo articolo attragga persone verso un territorio meraviglioso e che le porti alla scoperta di Torricella Verzate, luogo ricco di storia e di meravigliosa natura.

Ringrazio vivamente il Sindaco Marco Sensale, per avermi fatto da guida e per la sua disponibiltà e il gentile Don Luciano per avermi permesso di scoprire i segreti del Santuario. Grazie di cuore!

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Informazioni tecniche per la visita: il Santuario è normalmente chiuso al pubblico ma si può visitare previo contatto telefonico con il custode. Questo luogo è ben segnalato in tutto il paese e non è difficile arrivarci, sia a piedi che in automobile: un parcheggio proprio al di sotto permette il facile accesso tramite delle scalinate o tramite un percorso per carrozzine.

Parcheggiata l’auto proprio ai piedi del Santuario si gode di una meravigliosa vista sulle colline e sulle Alpi: questo è un luogo di pace e di raccoglimento ma anche ottimo per scattare delle belle fotografie!

Cosa vedere e fotografare: Se volete vedere Torricella Verzate da una prospettiva più ampia e volete scattare delle belle panoramiche vi consiglio di recarvi ad Oliva Gessi, magari a giugno quando ci sono i campi di grano imbionditi, e di scendere sulla strada SP46 in direzione di Corvino San Quirico per godere di una vista su Torricella Verzate e sulle colline davvero unica ed inimitabile! Se siete nei dintorni visitate anche Cigognola, Mornico Losana e Pietra de’ Giorgi! Non ve ne pentirete!

I luoghi della storia: Cigognola e il suo castello

Oltrepò dolce Oltrepò.

Chi mi segue sa quanto sia legata a questa terra, sia perchè ci sono nata sia perchè penso che meriti di essere più valorizzato. Con il blog di Donna Vagabonda mi piacerebbe contribuire in questa valorizzazione, facendo conoscere a voi lettori i luoghi e la bellezza di questo territorio. Questo articolo vi vuole parlare di Cigognola e del suo castello.

Cigognola

Ho visitato questo piccolo comune durante i miei giri in auto in Oltrepò e precisamente a giugno del 2019. Insieme a lui ho fatto tappa a Pietra de’ Giorgi (leggete qui l’articolo), a Mornico Losana e Oliva Gessi.

Cigognola è un comune di circa 1300 abitanti della Provincia di Pavia e, precisamente, si trova all’interno dell’Oltrepò Pavese. Sorge su un colle dominante lo sbocco in pianura della valle Scuropasso.

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Il comune di Cigognola

Il primo cenno storico di Cigognola si trova all’interno del diploma federiciano del 1164, con cui il territorio dell’Oltrepò settentrionale e centrale venne posto sotto la giurisdizione di Pavia: è da qui che si deduce che doveva essere una località fortificata sotto un proprio signore locale (dominus loci).

Cigognola divenne poi signoria della potente casata pavese dei Sannazzaro, principale esponente di parte guelfa in Oltrepò, qui rappresentata da uno dei principali rami della famiglia (i de Cigognola). Nel 1406 furono estromessi, per gli intrighi dei Beccaria di Pavia, che si impadronirono del feudo. Nel 1415 toccò però agli stessi Beccaria farsi da parte, dato che Filippo Maria Visconti scoprì, tramite Giorgio Aicardi, una congiura da loro orchestrata ai suoi danni. Filippo Maria Visconti espropriò i Beccaria del feudo e lo affidò allo stesso Giorgio Aicardi e ai suoi famigliari, che per il privilegio concesso dai Visconti di assumere il loro cognome, diedero origine alla casata dei Visconti Aicardi, detti anche Visconti Scaramuzza dal soprannome di Giorgio.

I Visconti Aicardi Scaramuzza tennero il feudo di Cigognola fino all’estinzione nel XVIII secolo, dopodiché passò a Barbara d’Adda e al figlio di lei, Alberico XII Barbiano di Belgioioso, ultimo feudatario di Cigognola. I feudatari avevano estesissimi beni a Cigognola, comprendenti anche il castello: in epoca napoleonica furono acquistati dai Gazzaniga e passarono per eredità agli Arnaboldi-Gazzaniga e agli attuali proprietari, Brichetto-Arnaboldi.

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L’economia di Cigognola si basa soprattutto sulla coltivazione della vite e alla produzione di vini, con numerose denominazioni di origine locali come il Bonarda dell’Oltrepò Pavese, il Buttafuoco dell’Oltrepò Pavese e il Sangue di Giuda Oltrepò Pavese.

Il paese di Cigognola è noto soprattutto per la presenza di un castello che svetta proprio sulla collina, dominando la valle. Il Castello di Cigognola fu costruito nella prima metà del XIII e aveva scopo difensivo, trovandosi proprio a dominare la valle. Con la fine del medioevo ospità una prestigiosa e ricca corte rinascimentale e divenne un punto di riferimento per la nobiltà del pavese. Ciò che vediamo oggi, però, non è di certo l’aspetto che il castello aveva nel medioevo: all’inizio del 1800 il proprietario Carlo Arnaboldi fece edificare sui resti del castello medioevale il castello odierno, costruito in stile neogotico con merlature ghibelline. Le ristrutturazioni continuarono agli inizi del 1900, con l’aggiunta di arredi déco all’interno.

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Il castello di Cigognola

Durante la Seconda Guerra Mondiale il castello divenne tristemente noto: fu quartier generale dei nazisti durante 1944 che proprio qui avevano individuato una trasmittente che serviva ad indirizzare gli aviolanci degli alleati. La Resistenza qui non ebbe vita facile, infatti all’interno del castello avvennero interrogatori e torture. In molti vennero fucilati, anche giovanissimi, prima che l’Oltrepò divenne terra libera.

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Uno dei monumenti in ricordo dei partigiani scolpiti sui muri del castello

 

Ad oggi, il castello è adibito a residenza privata e, in particolare, ospita una pregiata azienda vitivinicola di proprietà della facoltosa famiglia Moratti: i Moratti infatti sono grandi estimatori dell’Oltrepò Pavese e pionieri nella coltivazione del Nebbiolo, proprio all’interno dei terreni del castello.

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Il castello è stato dichiarato Patrimonio Storico del FAI, sottolineando l’importanza storica di questo edificio. Nonostante ciò il castello non si può visitare, ma è ben visibile dall’esterno.

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Cosa vedere e fotografare: se visitate l’abitato di Cigognola potete procedere e visitare gli altri borghi con castelli, come quello di Pietra de’ Giorgi, quello di Mornico Losana e quello di Montalto Pavese: in tutti questi paesi però i castelli non si possono visitare ma solo ammirare dall’esterno. Nonostante ciò, una visita di sicura la meritano. Non perdete anche l’occasione di visitare il Santuario di Torricella Verzate, a poca distanza da Oliva Gessi.

 

 

I luoghi della storia: il Castello di Argine

Durante le Giornate FAI d’Autunno 2019 ho approfittato di questa iniziativa per visitare un luogo davvero sconosciuto dell’Oltrepò Pavese. Come già saprete tengo molto alla mia terra natia (dato che sono nata a Broni) e con il blog di Donna Vagabonda vorrei valorizzarla il più possibile. E’ così che, sfruttando la possibilità offerta dal FAI, mi sono diretta verso un castello che normalmente è chiuso e che ha aperto le sue porte per la prima volta proprio in occasione di questo evento: si tratta del Castello di Argine.

Argine

Il Castello di Argine si trova nella frazione omonima di Bressana Bottarone, in via Roma. La sua costruzione risale al XIV – XV secolo (più probabilmente alla fine del 1300) ed è stato costruito a scopo difensivo. Il castello presenta tutte le caratteristiche dei castelli pavesi con pianta quadrata e torri quadrate agli angoli, anche se oggi rimangono solo due delle quattro torri originali: una, la principale, è completa di merlature ed è situata sulla destra rispetto all’ingresso principale, mentre l’altra, la minore, è situata nell’angolo sud-est. Una delle caratteristiche che spicca subito all’occhio è la presenza dei mattoni a vista, ancora ben conservati.

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L’ingresso avviene da ovest tramite un portale a forma di arco che immette in un cortile interno a pianta quadrata con facciate ancora parzialmente intonacate. Tuttavia, durante la Giornata del FAI, io sono entrata nel castello tramite quello che era il ponte levatoio che insisteva sul fossato, oggi trasformato in ponticello in muratura fisso. Il fossato, tuttavia, è ancora riempibile.

In origine il castello apparteneva alla famiglia Simonetta, in particolare ad Angelo Simonetta, feudatario di Argine dal 1466. Successivamente il castello passò ai Visconti di Modrone. Terminata la sua destinazione difensiva, il castello viene adibito ad abitazione privata e oggi è di proprietà dei Marchesi Fassati Busca e in particolare del Marchese Ariberto Fassati.

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All’interno della pertinenza del castello si trova anche la piccola Chiesa di Santa Maria Nascente in Argine, in stile “barocchetto” lombardo, risalente ai XVIII secolo.

Devo dire che questa apertura straordinaria ha attirato molti visitatori, sia di Pavia che non (ho incontrato una famiglia proveniente da Lecco durante la visita guidata) e ha permesso alla comunità di conoscere un bene che ancora oggi è pressochè sconosciuto, sia ai pavesi che ai turisti interessati all’Oltrepò. Il fatto che sia abitazione privata purtroppo impedisce ai più la sua scoperta ma spero che un giorno almeno un’ala del castello venga aperta ai visitatori.

La visita guidata, piacevole ed istruttiva, mi ha fatto scoprire la bellezza di questo luogo, una bellezza non sontuosa ma rustica, ben incastonata in un territorio fortemente legato alla campagna e ai suoi frutti. Attraverso la visita ho potuto visitare il salone padronale, due stanze con salottino, la cucina con camino “abitabile”, il giardino, il cortile e la chiesetta. Di sicuro vi avrà incuriosito il termine “abitabile” associato al camino: questa struttura è davvero unica dato che si tratta di un camino abitabile ancora intatto ed originale, dove i commensali o il cuoco potevano sedersi al suo interno e preparare direttamente qui pietanze e piatti saporiti. E’ la prima volta che vedo una struttura del genere, nonostante i tanti camini che ho potuto osservare durante le mie visite ai numerosi e curiosi castelli italiani.

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Una piccola gemma incastonata tra il Po e le colline, il Castello di Argine si può ammirare da fuori e si aggiunge alla lista dei tanti castelli pavesi che ho avuto il piacere di visitare e di conoscere.

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La torre merlata del castello

Per conoscere gli altri castelli pavesi, vi invito a cliccare qui.

I luoghi della Storia: il Castello di Oramala

Se siete miei assidui lettori saprete che l’Oltrepò Pavese ha un posto speciale nel mio cuore: un po’ perchè ci sono nata e un po’ perchè con il blog vorrei farlo conoscerlo al pubblico e valorizzarlo. Durante l’estate (e non solo), mi piace fare dei giretti e delle escursioni in giornata in questo territorio. In questo articolo vorrei parlarvi di un luogo particolare: il Castello di Oramala. Ormai sapete che mi piace esplorare i castelli dell’Oltrepò e scoprirne la storia, le leggende, le tradizioni. Sul blog ho già trattato i castelli di Pietra de’ Giorgi (leggete qui il mio articolo), quello di Montebello della Battaglia (leggete qui il mio articolo), quello di Nazzano (leggete qui il mio articolo), quello di Montesegale (leggete qui il mio articolo), ora è il momento di quello di Oramala.

Oramala

Volevo visitarlo già da qualche tempo e mi chiedevo quando fosse stato possibile dato che si tratta di una residenza privata: la fortuna ha voluto che trovassi il proprietario, l’Ex Senatore Luigi Panigazzi. Nonostante se ne stesse per andare, ha deciso comunque di aprirci le porte del suo meraviglioso maniero.

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Il Castello di Oramala è situato su un promontorio roccioso, affacciato sulla Valle Staffora, presso il centro abitato di Oramala, che ha fatto parte del circuito “I Borghi più belli d’Italia“, e fu costruito dalla Famiglia Malaspina (ormai conoscerete bene questo nome, dato che i Malaspina sono stati spesso protagonisti delle vicende storiche dell’Oltrepò Pavese) nel X secolo. La famiglia fortificò la rocca nel 1474 per esigenze difensive e fece erigere la torre per controllare le eventuali incursioni provenienti dalla valle. Il fortilizio rimase alla famiglia Malaspina sino alla fine del XVIII secolo, quando i marchesi di Oramala, trasferendosi a valle, ne hanno decretato il declino; abbandonato, cominciò ad andare in rovina.

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Il Castello visto da Oramala

Oggi il Castello è proprietà della famiglia Panigazzi, in particolare di Luigi, che assieme al fratello Sergio ha restaurato il fortilizio e lo ha reso alla comunità grazie all’apertura di esso ogni domenica pomeriggio da giugno a ottobre. Della visita si occupa l’Associazione Culturale Spino Fiorito.

Il Castello ha ospitato Federico Barbarossa e, pare, anche il Sommo Poeta Dante Alighieri.

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Approdata all’interno del Castello mi sembra di tornare indietro nel tempo: il restauro è stato imponente ma l’atmosfera è ancora medioevale e gli arredi sono stati scelti con cura per far rivivere al visitatore quella determinata epoca. Si vede però che il Castello non è sempre aperto ai visitatori e sicuramente bisognerà fare ancora molto per renderlo più fruibile. Nonostante ciò, rincuora sapere che nel mio territorio ci sono queste bellezze, a volte un po’ nascoste, ma sempre da riscoprire.

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Vorrei congratularmi dunque con il Signor Luigi che, nonostante la sua età, crede ancora nel suo progetto ed è stato gentile a consentirci di entrare e di fotografare anche la vecchia torre. Speriamo che tanti proprietari di castelli e immobili d’epoca prendano spunto da lui!

Consiglio a tutti di visitare questo maniero, per respirare un’aria antica e deliziosa!

 

 

I luoghi della storia: il Castello di Pietra de’ Giorgi

Durante il mese di giugno ho potuto girovagare un po’ nell’Oltrepò pavese in cerca di scatti che descrivessero la bellezza di questo vasto e poco conosciuto territorio. E’ così che ho potuto visitare il Castello Beccaria di Montebello della Battaglia (leggete qui il mio articolo) e il Tempio della Fraternità a Cella di Varzi (leggete qui il mio articolo).

Attraversando le vallate e sconfinando in diverse pertinenze comunali, ho potuto visitare (almeno dall’esterno) alcuni dei più pittoreschi castelli del mio territorio natio, come nel caso del Castello di Nazzano (leggete qui il mio articolo). Oggi vi porto alla scoperta di un altro Castello, quello di Pietra de’ Giorgi.

Pietra de' giorgi

Situato nel centro del Paese di Pietra de Giorgi, il Castello è uno dei più antichi del territorio poichè risale al 1012 e fu voluto dalla famiglia dei Sannazaro. Prima della costruzione di questa rocca esisteva un precedente castello a Predalino, località che oggi è conosciuta come “Castellone”, ma non rimane più nulla di questa costruzione. Nel 1277 la fazione ghibellina pavese assediò il castello (guelfo a quell’epoca) ma la rocca resistette e non venne espugnata. Stessa sorte toccò all’assedio del gennaio del 1290 ad opera del Marchese del Monferrato, eroicamente respinto. Nel 1402 il castello venne conquistato dalla famiglia Beccaria (ramo di Messer Fiorello I), anch’essa ghibellina e nemica storica della famiglia Sannazzaro che venne dichiarata “ribelle”: ciò che rimase del castello venne donato nel 1406 a Galvagno e Antonio Beccaria, consiglieri del giovane Filippo Maria Visconti. Durante la proprietà dei Beccaria il castello venne restaurato e riportato agli antichi fasti tanto che anche il Paese cambiò il nome il “Pietra Beccaria”. Grazie al matrimonio tra l’ultima erede dei Beccaria, Franceschina, e il nobile Antonio Giorgi, il castello passò sotto la proprietà della famiglia dello sposo. Alla morte di Antonio Giorgi la rocca passò a don Pio Beccaria Giorgi mentre il palazzo adiacente, che oggi ospita il Municipio, passò ai nobili Giorgi di Vistarino. I Vistarino mantennero la proprietà fino a che questa non venne venduta alla Signora Giuseppina Meardi nel 1864 che a sua volta la vendette al comune di Pietra de’ Giorgi nel 1877. La rocca, per passaggi di eredità, passò di proprietà dai Beccaria-Giorgi, agli Eotwos, ai Dal Pozzo: questi ultimi la vendettero agli attuali proprietari, i signori Dosi.

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Attualmente, essendo la rocca un bene privato, questa non si può visitare anche se si può ammirare dall’esterno. L’attuale castello ha una pianta quadrangolare irregolare con cortile interno ed è costruito in pietra locale e mattoni. Ancora oggi si possono notare i fregi di mattoni disposti a dente di sega nella parte alta delle facciate. Delle quattro torri originali oggi è possibile vederne soltanto una, sopravvissuta alle lunghe e perigliose vicende della storia del castello, che, ricordiamolo, era nato a scopo difensivo. Ad oggi, il castello ha una superficie di circa 770 metri quadrati ai quali si aggiungono 590 metri quadrati di cantine e fienili e 100 metri quadrati di abitazione per il custode, al piano terra. Il cortile interno è di circa 160 metri quadrati mentre il terreno di proprietà, suddiviso in giardino e zona boschiva, è di circa 14mila metri quadrati.

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In cuor mio spero sempre che questi beni dall’alto valore storico siano messi a disposizione della comunità affinchè si possano visitare e studiare: mi auguro dunque che il Castello possa risplendere ancora di luce propria, magari ospitando eventi o un museo sulla sua storia.

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Per arrivare a Pietra de’ Giorgi prendete la sp 46 lasciandovi Broni alle vostre spalle, venendo da Stradella e procedendo verso Montebello della Battaglia: da qui prima giungerete all’abitato di Cigognola, anch’esso ospitante un meraviglioso castello e poi arriverete a Pietra de’ Giorgi. Da qua potete proseguire sempre sulla sp 46 per giungere a Mornico e vedere, sempre dall’esterno, il Castello Lorini. La strada è immersa nelle meravigliose colline a vigneto dell’Oltrepò e vi offre numerosi punti panoramici da cui ammirare la bellezza di questo territorio.

I luoghi della storia: il Tempio della Fraternità

L’Oltrepò Pavese offre luoghi dove riflettere e dove raccogliersi in una preghiera: sia per credenti che non, ci sono davvero posti che meritano per forza una visita. Un luogo assolutamente particolare e forse poco conosciuto è il Tempio della Fratermità di Cella di Varzi, situato nella frazione Cella, del Comune di Varzi. Certo, se non siete della zona o se non avete mai visitato Varzi, è difficile scovarlo, a causa anche della sua posizione remota e delle indicazioni che si trovano solo a Varzi e nei dintorni, ma una volta arrivati capirete che una visita DOVEVA essere fatta per forza.

Tempio della Fraternità

Ma che cos’è questo Tempio della Fratellanza? Un luogo di culto? Un luogo di preghiera e di raccogliemento? Un luogo di memoria storica? Ebbene, il Tempio è tutto questo.

La sua costruzione si deve a Don Adamo Accosa, cappellano militare reduce della Seconda Guerra Mondiale: sapete la mia passione circa questo evento e la sua storia, quindi potevo esimermi a scrivere un articolo che verte su questa? Ovviamente no. Ma torniamo a Don Adamo Accosa: Don Adamo doveva costruire una chiesa a Cella, una frazione davvero “tra i monti e i boschi” e, pensando agli orrori che aveva visto e vissuto durante il servizio, si chiese cosa poteva fare per conservare la memoria di tanti soldati che non sono mai tornati a casa. Così, decise di raccogliere dei residuati bellici: dai berretti ai fucili, dalle munizioni alle fotografie dei soldati e con essi costruì la Chiesa e dunque il Tempio della Fraternità, con l’auspicio che l’idea della fratellanza potesse rimanere indelebile in questo luogo e nei cuori dei visitatori. E così molte bombe e molti ordigni sono stati trasformati in oggetti di uso liturgico e in “addobbi” della Chiesa: pensate che l’Urna dell’Altare è proprio una bomba riconvertita e che la vasca battesimale è costituita dall’otturatore di un cannone 305 della corazzata Andrea Doria! Insomma, Don Adamo era davvero creativo oltre che un uomo devoto!

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Don Adamo ebbe anche la fortuna di incontrare casualmente a Parigi l’allora Nunzio Apostolico Monsignor Angelo Roncalli, che diverrà Papa Giovanni XXIII: il futuro pontefice prese a cuore l’iniziativa e la incoraggiò inviando la prima pietra, ricavata dall’altare frantumato della Chiesa di Coutances, distrutta durante lo sbarco in Normandia. Altre pietre vennero inviate per la costruzione, da molte città bombardate o vittime della guerra: Berlino, Dresda, Londra, Varsavia, Montecassino, El Alamein, Hiroshima e Nagasaki.

All’interno della Chiesa vengono conservati numerosi oggetti di vario genere provenienti dai luoghi del conflitto o donati dalle famiglie dei defunti o dei soldati in genere: molte sono le fotografie che testimoniano quanto la guerra troppo presto si portò via dei giovani pieni di vita e speranze. Targhe, fucili, porta-razioni, ma ancora lapidi commemorative, lettere, addirittura una targa che ricorda gli internati italiani, i cosiddetti IMI, come mio nonno paterno.

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Insomma, Don Adamo ha pensato di ricordare tutti, perchè in fondo anche in guerra si potevano stringere rapporti di fratellanza e questo rapporto merita di essere ricordato, come meritano di essere ricordati tutti i ragazzi e le persone che mai sono tornati o che ancora sono tornati e hanno contribuito ad arricchire questo luogo. Anche all’esterno abbiamo “i segni del ricordo”: targhe e monumenti in ricordo di Carabinieri, Carristi, Marinai e tanti altri ancora.

Se scendiamo verso il giardino inferiore possiamo trovare anche uno spazio dedicato all’aviazione con un aereo F-104 Starfigther e altre componenti, tutte ornate di cartellino di riconoscimento: devo ammettere che il buono stato di conservazioni mi ha fatto sorridere, perchè vuol dire che anche una piccola comunità come quella di Cella riesce, nel suo piccolo, a mantenere in buono stato i reperti.

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F-104 Starfigther

Durante la visita il luogo era davvero deserto: io e Gabriele eravamo immersi nel silenzio e nella pace di questo particolare sito e ci siamo goduti una visita approfondita e attenta, scovando anche reperti particolari, non solo italiani. Ciò che ci ha colpito di più sono proprio i reperti raccolti all’interno della Chiesa e la decisione di trasformane alcuni in opere d’arte o in oggetti utili alla liturgia: una nuova vita per un oggetto destinato alla distruzione e a seminare odio, un messaggio forte a chi vuole ed osanna la guerra.

A proposito del Tempio, Gabriele vuole esprimere una personale opinione:

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Senza dubbio una piccola perla nascosta, un luogo unico nel suo genere e ricco di storia in cui è possibile rimanere affascinati sia dalla singolarità dell’archiettura del luogo di culto che dai veicoli presenti all’esterno. Da visitare sicuramente

~ Gabriele

Se siete nella zona di Varzi o comunque in Oltrepò, fate una deviazione e venite ad ammirare questo luogo, così singolare: un monumento che ci voleva, un monumento che doveva essere realizzato e che ancora oggi si arricchisce di testimonianze e ricordi.
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Il Tempio della Fraternità sorge a Cella di Varzi, frazione del Comune di Varzi, in Provincia di Pavia, a circa 700 metri di altitudine. Potete raggiungere il Tempio seguendo due opzioni: la prima parte da Varzi (Via Pietro Mazza) e prosegue imboccando la Strada Provinciale 166. Arrivati al bivio di San Michele di Nivione si può procedere in entrambe le direzioni: se si svolta a destra si arriva a Cella di Varzi salendo e passando alcuni tornanti, mentre se si svolta a sinistra (seconda opzione) si raggiunge il Tempio passando per Fabbrica Curone (strada più lunga). Potete lasciare l’auto sul retro della Chiesa, nel piccolo parcheggio gratuito. Presso il Tempio ci sono anche dei bagni puliti e funzionanti; vi consiglio di portare con voi una macchina fotografica e di farlo visitare anche ai bambini, che di sicuro apprezzeranno il luogo per la sua singolarità. Attenzione però: sul Carro Armato non si può salire!

Il Tempio è aperto tutti i giorni dalle ore 09.00 alle 18.00.
Per prenotazioni comitive ed ulteriori informazioni rivolgersi a:
Don Luigi Bernini, Rettore del Tempio: Tel. +39 0143/323621 Cell. +39 338/9261500

I luoghi della Storia: il Castello e il borgo di Nazzano

Si sa, l’Oltrepò Pavese sa regalare davvero tante emozioni: chi non conosce la splendida cittadina di Varzi, o Fortunago? (leggi qui il mio articolo) E ancora Broni, con le sua cantine vinicole e Voghera, dalla sua storia antica. Ma l’Oltrepò è anche conosciuto per i suoi bellissimi castelli e per i suoi borghi nascosti, come quello di Zavattarello (leggi qui il mio articolo) o quello di Montesegale (leggi qui il mio articolo). C’è poi un piccolissimo borghetto, quasi sconosciuto, che fa parte del comune di Rivanazzano Terme, sulle prime alture: si tratta di Nazzano, minuscolo centro abitato che ospita un castello molto interessante. Scopritelo con me, leggendo la sua storia in questo articolo.

Nazzano

Il Castello di Nazzano è di sicuro molto suggestivo, sia per le sue dubbie origini che per l’imponenza: non si sa per certo quando fu costruito, probabilmente nel XI secolo dalla famiglia Malaspina, anche se molti storici sono concordi sul fatto che ci fosse già una fortificazione precedente risalente prima dell’anno Mille (caratteristica comune di molti castelli e forti).

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Ciò che è certo, è che il Castello fu eretto per dominare la vallata. Nel corso dei secoli è passato di mano molte volte, subendo rimaneggiamenti come per mano dei conti pavesi Mezzabarba, che nel 1613 lo convertirono da fortezza a maniero gentilizio. Nel 1712 il Castello cambiò di nuovo proprietari, passano ai marchesi Rovereto che lo rimodernarono e lo resero simile a come lo possiamo ammirare oggi. Nel 1905, sempre i Rovereto ristrutturarono di nuovo il forte donandogli l’aspetto che vediamo oggi e adibendolo ad abitazione privata.

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Il Castello è completamente costruito in pietro e ospita una cappella e ben 40 stanze,

Il ricetto fortificato era la sede di una delle principali scuole di guerra di tutta l’Europa, fondata da Jacopo Dal Verme.

Oggi il Castello sovrasta ancora quelle magnifiche colline che i Malaspina, i Mezzabarba e i Rovereto ammiravano da queste alture. Oltre al Castello, degno di nota è di sicuro il borghetto, ancora quasi interamente in pietra e dal sapore antico. Tra queste casette si trova anche la Villa San Pietro, di proprietà privata della famiglia Gambaro, che ospita un meraviglioso giardino all’italiana.

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Da brava Vagabonda, non ho potuto fare a meno di visitare questo luogo così ricco di storia, ma che purtroppo, devo sottolineare, non è così ben valorizzato: iniziando dalla cartellonistica, si trova solo un indicazione che dalla strada statale di Rivanazzano indica la presenza del Castello: relativamente poco per una località che merita di sicuro una visita. Il borgo, tuttavia, è abbastanza solitario e anche un pochino desolato in quanto le abitazioni che vi si trovano sono quasi tutte seconde case e i due complessi più interessanti, il Castello e la Villa San Pietro, sono chiusi al pubblico a meno di eventi particolari (più unici che rari). Questo mi sconforta molto perchè si perde una bella occasione per far conoscere la storia e le bellezze di questo territorio, ma purtroppo questa problematica è nota per quasi tutti i Castelli del pavese. Chissà che un giorno, qualche proprietario lungimirante non decida di aprire al pubblico per far conoscere questi tesori, finalmente estratti dal loro forziere.

I luoghi della storia: Zavattarello

L’Oltrepò è un luogo magico e ricco di storia, con castelli e borghetti tutti da scoprire. Da buona Donna Vagabonda mi piace girare tra i paesi di questo territorio e scoprire la storia di ognuno di loro. Uno dei borgi più belli da visitare è senza dubbio Zavattarello, piccolo comune di 991 abitanti situato nell’alta val Tidone, nel cuore dell’Oltrepò.

 

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L’ingresso del borgo

Zavattarello fa parte del circuito dei borghi più belli d’Italia ed è considerato uno dei comuni più pittoreschi e maggiormente caratteristici.

Zavattarello deve il suo nome all’attività che fu prevalente in questo borgo per secoli interi: quella dei ciabattini. Il volgare “savattarellum” indica proprio il luogo dove si confezionano le ciabatte (savatte).

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Tra le vie di Zavattarello

La sua storia è molto antica, in quanto fu ritrovata una necropoli romana. Il nulceo del castello sembra risalire alla fine del X secolo e fu del vescovo di Bobbio fino al 1169 quando fu conquistata dai Piacentini.

Nel 1209, per decisione dell’imperatore Ottone IV,  Zavattarello tornò ad essere possedimento del vescovo di Bobbio. Nonostante ciò il castello rimase un luogo protagonista di lunghe contese tra due fazioni piacentine: quella ghibellina capitanata dalla famiglia Landi e quella guelfa guidata dalla casata degli Scotti. Dopo lotte, battaglie e atti diplomatici, furono i Landi ad ottenere il feudo e Ubertino Landi qui regnò fino alla donazione del feudo ai guelfi piacentini.
Con l’affermazione del casato dei Visconti ci fu l’ascesa dei Dal Verme: nel 1390 il vescovo di Bobbio attribuì il feudo a Jacopo Dal Verme, il primo della casata Dal Verme ad avere possedimenti nell’Oltrepo Pavese.

Dopo alcuni passaggi di mano dettati dalla politica di Ludovico il Moro, i Dal Verme riuscirono a ottenere di nuovo il castello, mantenuto fino al 1975, quando gli eredi Dal Verme lo donarono al Comune. Il Castello venne però bruciato durante la Seconda Guerra Mondiale dai Nazisti, come monito verso la Resistenza.

Nel 1817 Zavattarello passò dalla Diocesi di Bobbio a quella di Tortona e nel 1923, con Bobbio, fu aggregato alla provincia di Piacenza. Le proteste, sfociate in una clamorosa “marcia su Bobbio” nel dicembre 1924, costrinsero le autorità a organizzare un plebiscito che nel 1925 decretò il ritorno del centro sotto la Provincia di Pavia.

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Castel Dal Verme

Il borgo è conosciuto, oltre per il suo fascino e gusto delle abitazioni in pietra che rimandano al Medioevo per il suo castello, il Castello dal Verme: costruito interamente in pietra, con uno spessore murario di 4 metri, il castello sovrasta il paese e domina la vista dalla sua posizione collinare. Di grandi dimensioni, con più di 40 stanze, è attorniato da un parco locale di Interesse Sovracomunale. La sua posizione sopraelevata fa dedurre lo scopo di costruzione, cioè difensivo: grazie alla vista degli altri castelli della zona (Valverde, Trebecco, Torre degli Alberi, Pietragavina). Oggi il Castello è aperto ai visitatori secondo un orario prestabilito e soltanto alcuni giorni della settimana.

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Zavattarello tra salite…E discese!

Passeggiare tra queste viuzze rievoca pensieri lontani, e godere di una vista così incredibile non può che mettere di buonumore.

Cosa vedere e fotografare: l’Oltrepò è terra di castelli, di vigneti e di borghi antichi. Da Zavattarello potete tranquillamente spostarvi a Varzi e all’Eremo di Sant’Alberto di Butrio. Inoltre, grazie alla vicinanza con il confine di regione, potrete raggiungere l’Emilia Romagna molto velocemente. Vi consiglio di visitare il Castello dal Verme e di visitare il borgo quando il castello è aperto, non ve ne pentirete!

I luoghi della storia: il Castello di Montesegale

Durante le giornate del FAI di Primavera si riscoprono luoghi forse un po’ dimenticati, ma che attirano sempre molti appassionati di viaggi e di storia. E’ il caso del Castello di Montesegale, famoso in tutto l’Oltrepo e non solo.

Montesegale

Montesegale era, dal XI secolo, sotto la signoria del Vescovo di Tortona e fu sottoposto al dominio pavese nel 1219 da Federico II di Svevia. Succesivamente, il comune fu infeudato dai conti palatini di Lomello, del ramo di Gambarana, e la loro signoria durò, salvo qualche breve interruzione, fino alla fine del feudalesimo (1797).

Nel 1801 il territorio è annesso alla Francia napoleonica fino al 1814. Dal 1859 fa parte della Provincia di Pavia.

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Il Castello di Montesegale deve il suo aspetto alla Signoria dei Gambarana, che lo resero un punto strategico militare. Questa dimora fu teatro di numerose dispute e battaglie, che videro, quasi sempre, i Gambarana trionfare.

L’edificio, attorniato dal giardino, si trova a destra del Comune di Montesegale (Piazza ai caduti di Nassiriya). Entrati tramite il portone, si apre il cortile rustico che mette in risalto gli edifici in mattone e pietra a vista dell’ala più antica: questi edifici sono prospicenti ad una salita che conduce alla spianata superiore. All’interno del complesso si può ritrovare un piccolissimo borghetto, con un pozzo e scantinati con archinvolti.

La parte più antica è quella posta verso il mezzogiorno e la fortezza è situata sulla sinistra orografica del torrente Ardivestra.

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All’interno del castello, è ospitato un piccolo museo di arte contemporanea che organizza numerosi eventi, soprattutto per far conoscere nuovi artisti emergenti.

Oggi il Castello è proprietà della famiglia Jannuzzelli e non è visitabile se non in occasione di eventi specifici, come le Giornate di Primavera del FAI.

Purtroppo non sono consentite fotografie all’interno del Castello quindi vi propongo soltanto quelle dell’esterno.

Un luogo poco conosciuto tra le nostre colline, ma sicuramente da visitare quando è possibile, purtroppo soltanto alcuni giorni l’anno, data la sua natura di abitazione privata.