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I weekend a Bologna: la Fontana e la Piazza del Nettuno

Se si pensa a Bologna, probabilmente il primo simbolo che viene in mente è la maestosa fontana del Nettuno, con la statua nera proprio del Dio romano (o greco se consideriamo il suo nome Poseidone), il Dio del mare e delle tempeste, simbolo di potenza incontrastabile. E’ proprio da questa fontana che il mio viaggio per Bologna parte, dalla più iconica delle statue.

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La grandezza della fontana del Nettuno

La fontana del Nettuno, si trova nell’omonima piazza ed è soprannominata al Żigànt in dialetto (il gigante in italiano).

Frutto del lavoro di tre artisti, Zanobio Portigiani, Tommaso Laureti e Giambologna, l’opera è stata costruita per volere del vicedelegato pontificio Pier Donato Cesi per glorificare il governo pontificio del papa Pio IV e fu inizata nel 1563 e terminata nel 1566.

Il tema del Nettuno era particolarmente caro nel ‘500 e venne già affrontato dal Giambologna nel concorso per la fontana di piazza della Signoria a Firenze, poi vinto da Bartolomeo Ammannati.

La fontana poggia su una base di tre gradini al di sopra dei quali è collocata una vasca in macigno locale ricoperto da marmo di Verona. Nel centro della vasca si trova uno zoccolo fiancheggiato da quattro nereidi che si sorreggono i seni e quattro putti che reggono dei delfini, in riferimento ai grandi fiumi del mondo, cioè il Gange, il Nilo, il Rio delle Amazzoni ed il Danubio (simbologia che viene ripresa nella Fontana dei Quattro Fiumi a Roma, dove il Rio delle Amazzoni è sostituito dal Rio de la Plata). Non mancano le decorazioni, con i simboli pontifici che decorano l’opera e simboleggiano la potenza del papato. Sopra il grande piedistallo si erge il Nettuno maestoso, frutto dello scalpello del grande Giambologna che con quest’opera realizzò uno dei più grandi capolavori manieristici.

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Nettuno e sullo sfondo la Basilica di San Petronio

Nettuno è fiero e domina le acque, come il Papa che all’epoca dominava il mondo: la mano del Dio è tesa contro il vento e sembra voler placare i suoi flutti, trasmettendo un esplicito messaggio di esaltazione della figura pontificia e della sua dinastia. Nettuno rimanda per via simbolica al potere che dispensa ricchezza e fertilità intorno a sé, riferimento a un governo generoso ma inviolabile, che però non guarda alla piazza (e quindi al popolo) ma dritto davanti a sé e quindi ai grandi.

Ai lati della vasca ci sono anche quattro iscrizioni in latino, che illustrabo le finalità della fontana:

  • Fori Ornamento (fatta per ornare la piazza);
  • Aere Publico (fatta con soldi pubblici);
  • Populi Commodo (fatta ad uso del popolo);
  • MDLXIIII (eseguita nel 1564; la data, in realtà, è errata siccome l’opera fu portata a compimento nel 1566).

Sulla fontana sono incisi anche i nomi dei quattro committenti, riportati in lettere latine nei quattro cartigli posti tra le nereidi:

  • Pius IIII Pont. Max (Pio IV Pontefice Massimo);
  • Petrus Donatus Caesius Gubernator (Pier Donato Cesi, Cardinale Vice Legato);
  • Carolus Borromaeus Cardinalis (Carlo Borromeo, Cardinale Legato);
  • S.P.Q.B. (Senatus Populusque Bonononiensis, ovvero il Reggimento di Bologna).

La Piazza del Nettuno è quindi uno dei centri nevralgici della vita bolognese, meta turistica e sede dell’edificio Comunale: sulle sue pareti si trova affisso il sacrario dei caduti della resistenza, che tanti sono stati in questa città. Oltre al Comune si trova l’antica Sala Borsa, oggi centro culturale, aula studio e Biblioteca comunale. Sull’altro lato della piazza, di forma rettangolare, si trovano Palazzo del Podestà e Palazzo Re Enzo, che prende il nome dal re Enzo, figlio dell’Imperatore Federico II, che qui venne imprigionato dopo la battaglia di Fossalta del 1249: il palazzo ad oggi ospita fiere e convegni.

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La piazza con Palazzo Re Enzo e Palazzo del Podestà, meglio visibile in Piazza Maggiore

Sui lati minori del rettangolo si trovano la fine di via dell’Indipendenza e l’accesso a Piazza Maggiore, un altro simbolo della famosa città emiliana.

La Piazza si trova inoltre all’incrocio tra via Rizzoli e via Ugo Bassi.

Arrivati non si può che ammirare la maestosità e la potenza della statua, che ispira grandezza e potere. Dopo aver fotografato la statua e la fontana tutta, ricordo una piccola notizia che ho appreso dal mio fidanzato (bolognese d’adozione): dall’aneddotica bolognese proviene una tradizione abbastanza divertente. Giambologna voleva realizzare i genitali più grandi del Nettuno ma la Chiesa era ovviamente contraria ad un gesto ritenuto indecoroso, quindi lo scultore realizzò la scultura in modo tale che da una certa angolazione, il pollice del Nettuno sembrasse in realtà il suo genitale eretto. Questa prospettiva è oggi visibile dalla cosiddetta “pietra della vergogna”, una pietra nera che Giambologna pose proprio per sfida e per dimostrare di essere riuscito nel suo intento nonostante il divieto. Naturalmente una tappa sulla pietra è d’obbligo, e si può appurare proprio che Giambologna era un buontempone!

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Nettuno visto dalla Pietra della Vergogna

Il tridente del Nettuno è stato d’ispirazione per i fratelli Maserati ed è diventato il simbolo della nota casa produttrice di automobili.

Piazza del Nettuno non è solo un simbolo di Bologna, ma è un punto di ritrovo, un luogo senza tempo, un’immagine vivida nei bolognesi ma anche in tutti i turisti che almeno una volta hanno visitato Bologna: ricordo che la prima volta che visitai questa città ero in prima media ed indelebile mi è rimasta l’immagine di questa maestosa fontana. Nettuno, è ormai di fatto entrato indelebilmente nella mia memoria.

Un’escursione in giornata: Brescello

Brescello, piccolo paese della bassa emiliana. Per molti il nome di questo piccolo paesino non dice nulla, per altri è meta addirittura di pellegrinaggio, ma non religioso. Eh sì, perchè Brescello è il paese protagonista delle vicende di due personaggi un po’ bislacchi, di altri tempi: Peppone e Don Camillo, nati dalla penna di Giovannino Guareschi, lo scrittore italiano più tradotto all’estero in assoluto.

Per il lunedì dopo la Pasqua, io e mia madre abbiamo deciso di visitare questo paesino, dalla fama ormai mondiale. Io l’avevo visitato già qualche anno fa, ma ritornarci è sempre un piacere.

La sua posizione è un po’ l’ombelico del mondo, nel senso che si trova in provincia di Reggio Emilia, ma cofina con il comune di Viadana, provincia di Mantova. Siamo nella bassa padana, terra di storie e di sapori.

Arrivate senza difficoltà, parcheggiamo la macchina proprio vicino al centro, chiuso al traffico in occasione dell’afflusso turistico. Notiamo che oltre a tanti italiani, ci sono molti stranieri, soprattutto tedeschi, sulle tracce di quei due personaggi bontemponi: sì, perchè proprio Peppone, il sindaco comunista dai modi un po’ rudi ma dal cuore tenero, e Don Camillo, più un politico che un prete ma sempre pronto a porgere l’alta guancia al suo caro rivale, hanno fatto la fortuna di questo piccolo paese, con un percorso dedicato alla ricerca dei luoghi che hanno fatto da sfondo alle vicende politiche dei nostri protagonisti.

Ci dirigiamo dunque subito verso il Museo di Don Camillo e Peppone, diviso in due sedi: la prima, dove si fanno i biglietti, che mostra fotografie e attrezzi di scena, la seconda, in una sede attigua, dove si trovano locandine, testimonianze e molti gadget dei nostri beniamini. Prima di entrare al museo, ci fermiamo davanti al famoso Carro Armato, protagonista del film “Don Camillo e l’Onorevole Peppone” che doveva essere un carro tedesco, ma in realtà era un carro americano. Da buona appassionata di armi e di guerra, fotografo ogni dettaglio, e faccio attenzione alla targa riportata: un M26, di certo non tedesco! Molti sono i bambini che si fanno immortalare davanti al carro, forse più attirati dal carro in sè che non dalla sua storia nel film.

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Io con il mitico M26.

Non entriamo subito ai musei, in quanti chiusi per la pausa pranzo, allora, dato che il languorino si fa sentire, facciamo tappa alla celebre “Bottega di Don Camillo“, dove la cara Marisa è sempre pronta ad accogliere i clienti con gentilezza e simpatia: il locale è una vera istituzione per gli appassionati del “Piccolo Mondo”, infatti al suo interno si rivivono tutte le scene dei film, con tante fotografie e la memorabilia. L’antipasto di salumi misti e le tagliatelle al culatello, nonchè i ravioli di zucca, sono delle vere specialità. La vera Emilia si respira, e si gusta! E si sà, in pochi possono competere con questa cucina genuina e d’altri tempi, ma sempre molto attuale.

Dopo un lauto pasto, ricordando e ridendo delle vicende dei nostri preferiti, ci dirigiamo verso la piazza principale, la celebre Piazza Matteotti, con il Comune da una parte e la Chiesa di Santa Maria Nascente dall’altra, simbolo dell’eterna lotta tra Don Camillo e Peppone, ma anche dell’eterna amicizia che legava non solo i personaggi, ma anche gli attori che li interpretavano, ovvero Fernandel e Gino Cervi. Entrando nella chiesa, si può ancora vedere il famoso “Cristo parlante”, che consigliava Don Camillo.

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Piazza Matteotti e la Chiesa di Santa Maria Nascente.

Uscendo dalla chiesa ci intrufoliamo nei vicoli, dove vediamo la vecchia campana Gertrude, la casa di Peppone, fino ad arrivare alla mitica stazione di Brescello e alla Madonnina del Borghetto, che Peppone voleva spostare per far largo al progresso.

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Il Cristo parlante.

Tornando ai nostri musei, finalmente riusciamo ad entrare e ad immergerci ancora di più nell’atmosfera del Piccolo Mondo: troviamo la mitica bicicletta da corsa di Camillo, gli abiti dei protagonisti, locandine, fotografie, e perfino tesi di laurea che analizzavano la tecnica e la sceneggiatura dei film.

Ma Brescello non è solo la storia di Don Camillo e Peppone: la città fu fondata dai Cenomani attorno al VII secolo a.C. e poi venne ribattezzata Brixellum dai Romani. Presso il museo archeologico, gemellato con quelli di Don Camillo e Peppone, possiamo rinvenire i resti e le testimonianze dei Romani: anfore di indubbio valore, pervenuteci intatte, piastrelle, statute e mosaici furono ritrovati durante una campagna di scavo solo pochi anni fa. Purtroppo nel museo non si possono scattare fotografie, quindi non mi resta che invitarvi a visitarlo, perchè ne vale proprio la pena.

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La stazione di Brescello.

Dopo una bella giornata, sulle orme di Guareschi, è ora di rientar in Lombardia, con il cuore colmo di gioia e di ricordi.

L’escursione in pillole:

  • Periodo di viaggio: aprile
  • Durata: mezza giornata
  • Difficoltà: 1/5
  • Viaggio organizzato: no
  • Adatto a famiglie e bambini: sì