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Intervista a Maricla Pannocchia

Il blog di Donna Vagabonda mi permette quotidianamente di entrare in contatto con persone diverse, appassionate di viaggi e di avventure, sensibili a tematiche sociali e ambientali. Grazie a questo progetto ho conosciuto, e continuo a conoscere, viaggiatori e viaggiatrici, studiosi, volontari, promotori di un turismo di prossimità prezioso, scrittori e molte altre figure. É così che ho conosciuto Maricla Pannocchia, scrittrice e attivista, che grazie alla sua attività riesce a dare voce agli ultimi. Scoprite con me chi è e di cosa si occupa in questa intervista!

1) Maricla Pannocchia: presentati, chi sei e perché ti piace viaggiare?

È difficile presentarmi, perché penso di essere costantemente in mutamento, comunque posso dire che sono nata e cresciuta in un paesino della Toscana, dove mi sono sempre sentita come un pesce fuor d’acqua. Le persone lì hanno una mentalità fissa e quella in cui sono cresciuta era una famiglia disfunzionale e tossica, pertanto non mi sono mai sentita apprezzata o incoraggiata, anzi. Sin da piccola, sognavo di unire le mie più grandi passioni, ovvero il viaggio e la scrittura, per raccontare di situazioni e persone di cui in Occidente la gente sente parlare poco (e, spesso, male).

Un animo ribelle se vogliamo, che non ha accettato di rimanere chiusa all’interno di una realtà opprimente ma che ha spiccato il volo alla ricerca della libertà.

Maricla Pannocchia e i tempi di Angkor Wat

Maricla Pannocchia e i tempi di Angkor Wat

2) Cambogia e Maricla: perché hai scelto di essere una expat e perché proprio in Cambogia?

In realtà non ho deciso né di diventare un’expat né di vivere qui, nel senso che non sono partita con l’idea di trasferirmi. Ho sentito parlare della Cambogia per tanti anni da quando, ancora adolescente, ho iniziato a seguire l’attrice Angelina Jolie – molto impegnata nel sociale e con un forte amore per questo Paese – che è stata, per tanti anni, il mio role model. Grazie ai suoi diari di viaggio e al modo in cui ha raccontato la Cambogia, ho iniziato prima a incuriosirmi e poi a innamorarmi di questo Paese. Ho svolto anche delle mie ricerche e, nel luglio 2022, sono partita alla volta di Phnom Penh.

Un luogo misterioso e ricco di fascino, la Cambogia, spesso snobbato da molti viaggiatori che preferiscono altre mete, forse spaventati da un passato davvero tragico e da un turismo ancora in via di sviluppo.

3) Com’è il tuo stile di vita in Cambogia?

Hai avuto difficoltà a interagire con una cultura così diversa da quella di appartenenza?

In realtà, forse perché ho avuto tutti questi anni di “preparazione”, quando sono arrivata qui non mi sono sentita confusa o spersa come avrei potuto sentirmi se fossi arrivata, per esempio, in India. È vero che il modo di vivere dei cambogiani è diverso dal nostro e penso che ci sia tanto da imparare da loro, tuttavia, se si viene qui con il cuore aperto e la mentalità libera da pregiudizi e dall’astrusa idea che l’Occidente sia in qualche modo migliore e abbia qualcosa da insegnare, è possibile integrarsi senza troppe difficoltà. Io ormai ho diversi amici cambogiani e, sinceramente, mi sento – almeno in parte – cambogiana. Riguardo al mio stile di vita, diciamo che è vario, essendo freelance ci sono giorni in cui scrivo tantissimo e altri in cui neanche accendo il computer. Il mio scopo è quello d’interagire con le persone e raccontare come si vive davvero qui, quindi vado spesso nei villaggi, ma ho anche bisogno di “staccare” emotivamente da ciò che quelle esperienze portano con sé quindi, per esempio, ogni tanto vado al cinema (il costo di un biglietto, qui, è sui 3 dollari) e passo molto tempo in piscina.

Non solo scrittrice ma anche una sorta di reporter che vuole documentare la vita di persone normali, senza narrazioni fantasiose ma riportando esattamente com’è la realtà, con tutti i pregi e i difetti.

Maricla e uno degli ultimi sopravvissuti alla prigione S21 di Phnom Penh

Maricla e uno degli ultimi sopravvissuti alla prigione S21 di Phnom Penh

4) Quali sono i luoghi che in Cambogia si devono assolutamente visitare?

Dipende molto da chi si è, da cosa si vuole vedere e da quanto tempo si ha a disposizione. Sicuramente, non si può venire in Cambogia e non visitare Angkor Wat. È importante ricordare, però, che la Cambogia è molto di più dei suoi templi. Consiglio anche la visita ai luoghi del genocidio, quantomeno al Museo del Genocidio e ai Cheung ek Killing Fields, entrambi a Phnom Penh. Suggerisco, infine, di prepararsi prima del viaggio, leggendo e guardando film sull’argomento (consiglio “Per primo hanno ucciso mio padre” di Loung Ung, specialmente il libro ma anche la versione cinematografica, che trovate su Netflix) perché ho incontrato tanti turisti che sono arrivati qui senza saperne niente e, secondo me, è fondamentale dedicare del tempo al capire il più possibile quest’agghiacciante parte della Storia del Paese, che ha ancora degli strascichi sulla vita quotidiana di molti locals.

A mio parere è fondamentale, quando si viaggia, informarsi sulla storia e sulle usanze di un luogo, soprattutto se si tratta di Paesi esteri che hanno storie e culture anche molto diverse dalle nostre. Il rispetto deve essere la base di ogni viaggio e in luoghi come la Cambogia non si può non tener conto del genocidio perpetrato e di come abbia sconvolto totalmente le sorti di questo Stato.

5) Hai mai fatto delle esperienze sostenibili in Cambogia? Quali consigli?

Se intendi dire esperienze di volontariato, no, anzi, ne approfitto per scoraggiare chiunque dal farle, a meno di non avere delle competenze o qualifiche specifiche (penso, per esempio, ai medici) e, magari, anche un bel po’ di tempo a disposizione. Dato che vivo qui, oltre ad andare regolarmente nei villaggi e interagire con le persone del posto, per poi scriverne, insegno scrittura creativa ai bambini di una Onlus che si trova in un villaggio a mezz’ora da Siem Reap, Lovely Hearts. Lo faccio proprio perché vivo qui e, con i bambini, si è creata una relazione di continuità. Qui, purtroppo, molti bambini (e non solo) vivono situazioni difficili, e a volte sono soli o comunque non ricevono affetto, quindi si attaccano subito a chiunque. È chiaro come fare volontariato per una o due settimane possa far subire loro il trauma del distacco. Quest’argomento sarebbe davvero lungo, perché io sono contraria al “volonturismo” e penso che, prima di partire, una persona debba chiedersi perché vuole fare quell’esperienza. Purtroppo nella maggior parte dei casi è per nutrire un profilo Instagram o per risparmiare su vitto e alloggio che, a volte, vengono offerti in cambio del volontariato (sì, ho conosciuto diverse persone che mi hanno candidamente detto di fare volontariato così da non pagarsi un letto in camerata in ostello). Vedo, insomma, ancora molte persone che partono con il “complesso del salvatore bianco.”

Un problema davvero poco affrontato eppure così presente: c’è ancora l’idea, molto ancorata, che gli occidentali debbano partire per fare ammenda di qualcosa, di un errore, di un fatto storico. Questa concezione viene poi sfalsata ulteriormente per poter rimediare vitto e alloggio e alla fine il volontariato diventa solo un mezzo per ottenere beneficio personale. Attenzione vagabondi, riflettete sempre sulle motivazioni che vi spingono a fare un viaggio, soprattutto se volete fare volontariato.

6) Sei molto attiva nel sociale, vuoi raccontare la tua esperienza?

Ho già accennato quello che faccio qui, comunque, come dicevo all’inizio, ho sempre avuto questo bisogno di fare qualcosa per cambiare il mondo. Crescendo, ho capito che cambiare il mondo è impossibile, ma cambiando la vita di una persona, in realtà cambiamo il suo mondo. Prima di venire qui in Cambogia, ho partecipato a una missione umanitaria in un campo profughi spontaneo al confine turco-siriano, con la Onlus italiana “Support and Sustain Children”, poi sono stata ad Atene, dove ho scritto di rifugiati e migranti e, quando vivevo a Roma, ho conosciuto tanti rifugiati, molti dall’Afghanistan, dall’Ucraina e da diversi Paesi africani. Ad alcuni di loro insegnavo l’italiano, ma la mia parte preferita era l’interazione umana che si veniva a creare. Penso che tante persone che si avvicinano al mondo del sociale lo facciano con le intenzioni non chiare, magari pensando che “dobbiamo fare la carità” a chi sta peggio di noi, ma per me non è così. Passare del tempo con queste persone, che sia una famiglia di rifugiati siriani che vive in una tenda in Turchia o una di cambogiani in un villaggio sperso nel niente, è un vero e proprio onore. È difficile da spiegare, ma in questi contesti mi sento, oltre che privilegiata per la vita che ho e ho avuto e per le opportunità che mi sono state date, anche onorata di essere in loro presenza perché si vengono a creare degli scambi umani così intensi, come sono difficili da trovare, ormai, nel mondo consumista, sempre proiettato verso la prossima innovazione tecnologica o perso, ormai, nei meandri dei social.

Queste esperienze sono state senza dubbio fonte di arricchimento personale per Maricla e per chiunque le abbia vissute: nel mio piccolo penso di aver esperienziato, seppur brevemente, questi sentimenti durante il mio viaggio in Madagascar. Non ero lì per fare volontariato né per scopi umanitari ma sentire di poter aiutare, anche con piccoli gesti, persone che non hanno avuto le mie stesse opportunità a causa di difficili situazioni è stato qualcosa di unico nel suo genere.

Maricla e i bimbi della scuola Onlus Lovely Hearts

Maricla e i bimbi della scuola Onlus Lovely Hearts

7) Quali consigli daresti a chi vuole visitare per la prima volta la Cambogia?

Come ho detto prima è importante partire da chi si è e da quanto tempo abbiamo a disposizione per poi capire cosa vogliamo ricevere da questo viaggio. Personalmente, quando decido la meta per un prossimo viaggio, non mi chiedo cosa voglio vedere a livello di attrazioni turistiche ma cosa voglio portare a casa. A maggio avevo bisogno di staccare per un po’ dalla complessità e dalla “pesantezza” di questo Paese, così sono andata per una settimana a Kuala Lumpur. In quel caso cercavo la modernità e lo svago. Adesso ho deciso che tornerò in Malesia per esplorarne gli aspetti più naturali, perché cerco esperienze che mi portino a contatto con la natura e gli animali… chiediti, dunque, cosa vuoi imparare, cosa vuoi ricevere e cosa sei disposto a dare. Per il resto suggerisco di non fermarsi ai templi di Angkor o ai luoghi più turistici, ma di fare amicizia con un autista di tuc tuc o un altro local e farsi portare anche nei villaggi meno noti, quelli dove i turisti non vanno. Lì scoprirai la vera Cambogia.

Un viaggio, sia esso breve o lungo, intercontinentale o dietro casa, deve essere sempre affrontato con motivazioni profonde: la voglia di scoprire e di mettersi in gioco, di aiutare, di valorizzare un territorio, di arricchirsi in maniera personale. Ogni viaggio è dunque un’avventura personale e questo Maricla ce lo ha trasmesso in maniera diretta, senza escamotage ma con la sincerità di chi davvero ama viaggiare.

Ringrazio di cuore Maricla per il suo tempo e per la sua intervista e le auguro davvero ogni bene e fortuna. Sono sicura che il tuo continuo viaggiare e il tuo incessante raccontare sarà per te una vera fonte di gioia e di arricchimento!

Lascio qui i recapiti di Maricla, per conoscerla meglio e per contattarla

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Commenti

  • 14 Luglio 2023

    Bellissima questa intervista a Maricla, davvero interessante leggere i suoi racconti sulla Cambogia e i suoi consigli sui viaggi.

    Rispondi
  • 15 Luglio 2023

    Beh devo dire che Maricla ha avuto davvero coraggio. La Cambogia non deve essere una nazione facile da vivere ma vedo che lei Si è ambientata immediatamente nel tessuto dei posti, sfruttandolo a suo favore. Un plauso a lei.

    Rispondi
      • 19 Agosto 2023

        Ci vorrebbero più persone così. pronte a mettersi in gioco per poter poi, non solo vivere l’esperienza, ma raccontarla al mondo.

        Rispondi
  • Bru
    16 Luglio 2023

    Brava Eliana mi è piaciuto molto questa tua intervista a Maricla, trovo molto interessante sentire raccontare luoghi da chi ci vive e li conosce bene

    Rispondi
  • Libera
    18 Luglio 2023

    Davvero interessante poter leggere della storia di Maricla. Penso sia di esempio per tanti viaggiatori che magari vorrebbero trasferirsi all’estero o visitare luoghi che non rientrano nelle solite rotte turistiche e hanno bisogno solo di un pò di incoraggiamento.

    Rispondi
  • 18 Luglio 2023

    Ho divorato questa intervista a Maricla. Mi ha molto colpito in particolare una cosa che ha detto: “sinceramente, mi sento – almeno in parte – cambogiana”. Una frase che fa capire come si sia sentita a casa in un paese che è così diverso da quello di origine, e che fa pensare che spesso viene più naturale sentirsi accolti a migliaia di chilometri dal nostro paese di origine. Sottoscrivo al 100% quello che dice sul volontariato, che troppo spesso purtroppo viene considerato come un modo per viaggiare gratis, mentre in realtà richiede una preparazione professionale molto specifica.

    Rispondi
  • 23 Luglio 2023

    Leggere esperienze di altre expat è sempre interessante e stimolante, ancora di più quando si tratta della scelta di vivere in un paese non europeo. Complimenti a Maricla che non conoscevo.

    Rispondi
  • 11 Agosto 2023

    Davvero interessante questa intervista, soprattutto sul lato del volontariato non avevo forse mai pensato al distacco e al trauma che possono subire. Interessante prospettive in questo articolo

    Rispondi

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