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Diario di viaggio: Scozia – Giorno 7

Prosegue il mio racconto di questo viaggio spettacolare, unico e indimenticabile: non c’è che dire, la Scozia è un luogo che mi è rimasto nel cuore e, ogni volta che ne parlo o che ne scrivo, mi emoziono immensamente e ritorno con la mente a quei luoghi brulli, temprati dalla pioggia e dal vento, ma così affascinanti e senza tempo. In questo articolo vi racconterò dei miei spostamenti e delle mie avventure tra Inverness, la costa est, il Loch Ness e l’Isola di Skye: pronti a partire con me?

Da Inverness al Loch Ness

Lasciata di buon mattino Inverness io e #PapàVagabondo ci siamo diretti verso una delle mete che eravamo ansiosi di visitare: l’Isola di Skye. Qui avremmo dovuto fare un’altra escursione a largo delle coste di quest’isola per ammirarne gli splendidi uccelli marini (oltre che goderci gli splendidi panorami selvaggi di quest’aspra terra). Siccome durante il tragitto vi sono numerosi luoghi interessanti, il programma iniziale era quello di raggiungere Skye nel tardo pomeriggio e di soffermarci per qualche giorno, ma non c’è viaggio vagabondo che si rispetti senza gli imprevisti!

La prima tappa di questa discesa tra le Highlands è il famoso Loch Ness (letteralmente “Lago di Ness”), il lago più famoso al mondo: la casa di Nessie, il grande mostro marino che, si narra, abiti questo profondo e incantevole lago incastonato tra le colline. Su Nessie e sulla sua esistenza si è detto e fatto di tutto, ma senza dubbio intorno al suo mito si è creato un vero e proprio business e sono molti gli scozzesi che hanno dedicato la loro vita a questa leggenda, tanto da creare un vero e proprio museo sul Loch Ness e sulle esplorazioni alla ricerca di Nessie.

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Inaspettatamente quando siamo giunti in questo luogo (da notare, più turistico che interessante) non pioveva, ma un bell’acquazzone è iniziato mentre eravamo all’interno del museo e si è protratto per almeno un paio d’ore (tanto per cambiare).

Il Loch Ness Centre and Exibition è un luogo per i veri amanti del mistero e della leggenda di Nessie: al suo interno si trovano numerosi oggetti, fotografie, strumenti dedicati alla storia delle esplorazioni alla ricerca di Nessie, ma anche numerosi pannelli didattici sulla storia della formazione del lago, sulle sue caratteristiche e sui progetti di conservazione di questo luogo. Un luogo senza dubbio molto folkloristico ma a tratti fin troppo “eccessivo”: una visita pare quasi obbligata, ma attenzione al costo elevato (9 sterline e 50 a testa non sono proprio noccioline, però ogni tanto si possono visitare questi luoghi un po’ fuori dagli schemi).

Dopo una visita al centro vi consiglio di lasciare l’auto e dirigervi sulle sponde del Loch Ness: l’atmosfera è calma e rilassante, il vento fresco è piacevole e i colori scuri del lago risultano decisamente magnetici. A prescindere dalla leggenda del “Mostro” il Loch Ness è sicuramente un luogo naturalistico mozzafiato che vi regalerà scorci incredibili e scatti indimenticabili. A poca distanza dal Loch Ness Centre and Exibition, presso la cittadina di Dumnadrochit, si trova uno dei castelli più interessanti di tutta la Scozia: il Castello di Urquhart. E la vostra Donna Vagabonda poteva non visitare un luogo come questo, affacciato sul lago e dalle caratteristiche uniche?

Il Castello di Urquhart

Il castello di Urquhart è il terzo castello più visitato della Scozia, dopo quello di Edimburgo e quello di Stirling: sia per la sua vicinanza al Loch Ness, sia per il suo fascino e le sue origini incerte, è di sicuro una delle mete più ambite di tutti i visitatori della regione.

Non si hanno notizie precise sulla sua costruzione, ma probabilmente i nuclei più antichi risalgono al ‘500 d.C. quando il monaco San Columba giunse in Scozia per diffondere il Cristianesimo tra i Pitti: pare che proprio nei pressi di Urquhart si trovasse la casa di un anziano signore pitto di nome Emchath che venne battezzato proprio da San Columba. Non ci sono certezze circa l’ubicazione della casa dell’uomo ma una spilla ritrovata potrebbe suggerire che si trovasse proprio in questi luoghi e che vi fosse un insediamento antecedente la costruzione del castello.

La leggenda di Nessie pare si sia sviluppata proprio durante il periodo di San Columba: secondo la leggenda e alcuni documenti i primi “avvistamenti” si sono verificati proprio in questi tempi.

Le prime testimonianze del castello vero e proprio risalgono al periodo compreso tra il XII e il XIII secolo, quando il Re Alessandro II concesse la sua gestione all’usciere personale Thomas de Lundin. Il castello passò di mano numerose volte fino a che Edoardo I d’Inghilterra lo assediò e lo conquistò e diede via alle Guerre d’Indipendenza scozzesi. Nel 1307 il mitico Robert Bruce marciò verso Great Glene e conquistò, tra gli altri, anche il castello di Urquhart e, da questo momento in poi, l’edificio divenne di proprietà reale e la sua gestione venne affidata ad alcuni Governatori.

Le rovine del Castello di Urquhart

Il castello divenne poi mira di conquista del clan scozzese dei MacDonald, i cui membri provenienti dalle isole volevano espandere il loro territorio sulla Scozia occidentale e per anni imperversarono conquistando e conquistando terre e possedimenti. Grandi battaglie ma soprattutto grandi razzie furono qui compiute: la più celebre fu sicuramente quella del 1545 (“The Great Raid”) che vide i MacDonald rubare alla famiglia dei Grant numerosissimi capi di bestiame, materassi, biancheria, pistole, polvere da sparo e tre barche di grandi dimensioni.

Urquhart tornò protagonista nel 1688 durante la Gloriosa Rivoluzione di William d’Orange (il futuro William III d’Inghilterra), il quale mirava a distruggere la resistenza dei Giacobiti, fedeli allo spodestato James VII: la famiglia Grant, fedele al sovrano olandese, schierò 200 uomini a protezione del luogo e dei territori e, dopo un durissimo assedio e in inferiorità numerica, riuscirono a prevalere sui sostenitori di James. Dopo che i soldati se ne andarono il castello cadde in rovina e fu dimenticato.

Di tutti i castelli che ho visitato in Scozia questo mi ha ricordato molto quello di Dunnottar, nonostante siano resistite molte meno testimonianze rispetto al castello della costa ovest scozzese.

Passarono parecchi secoli fino a giungere al 1911: l’ultima proprietaria del castello, Caroline Dowager, Contessa di Seafield, passò a miglior vita e, secondo suo volere, il castello passò prima sotto la sovraintendenza della Commissioners oh His Majesty’s Works and Public Buildings, dopodiché alla Historic Scotland che ne conserva ancora oggi la proprietà: i resti del castello vennero messi in sicurezza e si creò il camminamento che permette oggi ai visitatori di accedere ai suoi locali e alle sue rovine.

Una storia travagliata, quella di Urquhart, che però ha portato le sue rovine ad una nuova luce: il sito è davvero pregevole e una visita non può mancare; il panorama sul Loch Ness è poi tra i più suggestivi, soprattutto se si considera il castello come parte integrante del paesaggio. Dopo il pagamento del biglietto la visita è libera e si possono osservare ancora molte strutture appartenenti al passato glorioso di questa fortezza: la Torre dei Grant (l’edificio più alto del complesso), la prigione, i resti della sala grande.

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All’interno si respira un’aria solenne, ma anche misteriosa: chissà quante ne hanno viste queste pietre che ancora, imperiture, sono sopravvissute e sopravvivranno anche a noi: la storia tormentata del luogo fa subito immaginare epoche di guerre, carestie, assedi, malattie, ma anche balli fastosi, matrimoni combinati, alleanze strette davanti a possenti camini e cacciagione arrosto. Nonostante siano sopravvissute a noi quasi esclusivamente delle rovine, queste sono di fondamentale importanza per la storia scozzese e per comprendere meglio ciò che accadeva durante “l’epoca dei grandi castelli”.

In questo castello ho avuto anche la gradita sorpresa di trovare dei connazionali, spinti così a Nord dalla bellezza del Loch Ness: la famiglia, vicentina di origine, era interessata a visitare il lago e il castello di Dunnottar e poi si sarebbe spinta verso Fort William e, infine, a Edimburgo. A distanza di anni ricordo ancora i loro volti: era già da una settimana che ero lontana da casa ed è stato piacevole ritrovare dei connazionali proprio qui.

Il castello di Eilean Donan

Lasciato il Castello di Urquhart ci siamo diretti verso un altro simbolo scozzese: il Castello di Eilean Donan.

Credo che questo sia il primo castello di cui abbia mai sentito parlare: forse per l’iconicità della sua struttura, forse per la sua posizione, forse perché è stato il set di moltissimi film (come, tra l’altro, uno dei miei preferiti, Elizabeth – The Golden Age).

Lungo la strada che ci ha condotti alla meta, la A882, ho potuto ammirare i più intriganti paesaggi delle Highlands, scavati da piccoli torrenti che confluiscono tutti in laghi scuri ma tremendamente suggestivi: la tavolozza di colori era ricca e variegata e spaziava dal verde chiaro al grigio, dal lilla al giallo, dal plumbeo al cobalto – un vero e proprio spettacolo per gli occhi. Credo proprio che, in quanto a paesaggi, questo sia stato il giorno più ricco e più variegato: a ogni piazzola di sosta ci fermavamo per scattare un vero e proprio set fotografico. Una leggera pioggerellina poi rendeva tutto più fiabesco, più mistico e più sacro.

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Quei luoghi, quei luoghi mi sono penetrati nel cuore come una lama e mi hanno fatto innamorare follemente della Scozia, della sua natura, delle sue leggende, del suo folklore, dei suoi paesaggi: mi sono sentita ingorda di bellezza e ho continuato a chiedere a #PapàVagabondo di fermarsi per poter soddisfare la mia smania di fotografare (non che gli dispiacesse, del resto siamo due fotografi super incalliti)!

Lungo la strada, inoltre, abbiamo trovato alcuni suonatori di cornamusa in abiti tipici scozzesi, con il Kilt o con il Tartan, che allietavano i viaggiatori con il loro suono soave ed estremamente patriottico: un elemento distintivo della Scozia è proprio il suono della cornamusa, la Great Highland Bagpipe, e anche chi non è mai stato qui, se dovesse pensare a questo Paese, subito penserebbe al suono di tale strumento.

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Arrivati a Eilean Donan abbiamo subito capito che la Scozia ha investito davvero molto su questo sito: un intero villaggio ruota sull’economia del castello e tutto è superattrezzato per la visita, con un tourist information enorme che fa anche da negozio di souvenir e in cui si acquista il biglietto per la visita. La bassa marea e la poca acqua hanno creato un paesaggio quasi spettrale, ma davvero affascinante: il verde brillante e il marrone terra qui si mescolano benissimo con il grigio focato delle mura. Già dall’esterno la sensazione che si ha è quella di un castello importante, austero e assai ben tenuto – è così è anche all’interno.

E a un tratto… Eilean Donan Castle

Come tutti i castelli scozzesi anche quello di Eilean Donan ha una storia davvero travagliata e particolare: costruito la prima volta nel 1220 da Alessandro II di Scozia come baluardo difensivo contre le continue incursioni vichinghe, è stato probabilmente uno dei rifugi di Robert Bruce durante la fuga dall’esercito inglese (ormai avete capito che in quasi tutti i castelli, soprattutto quelli più antichi, c’è lo zampino di Robert Bruce e oggi questo è un tratto distintivo e fa acquisire al castello interesse da parte del pubblico). Dal XIII secolo divenne la dimora del famoso clan Mackenzie di Kintail e dal 1511 il Clan MacRae, in qualità di protettori dei Mackenzie, ne divenne connestabile.

Il suonatore di cornamusa e il Castello di Eilean Donan

Il 1719 fu un anno cruciale per il castello: venne infatti occupato da alcune truppe spagnole con lo scopo di far nascere una nuova rivolta giacobita, ma gli inglesi non si fecero sorprendere, distrussero a cannonate il castello e sconfissero le truppe straniere. Da quel momento il castello cadde in totale rovina e solo nel 1912 il tenente colonnello John MacRae-Gilstrap (che lo aveva acquistato) decise di restaurarlo, un’opera che durò 20 anni esatti: il ponte ad archi che collega il castello alla terra ferma è stato costruito durante quegli anni ed oggi è impiegato dai visitatori per raggiungere questa splendida dimora. Ancora oggi il castello è la dimora del Clan MacRae e, grazie alla sua opera e a quella della The Conchra Charitable Trust, oggi il castello è tornato a risplendere di luce propria.

Da sottolineare come l’isola di Donan si presenti come un luogo incredibile, sia a livello naturalistico che geograficamente, dato che si trova alla congiunzione di tre laghi, il Loch Long a nord, il Loch Alsh a ovest e il Loch Duich a sud-est: grazie alla stretta vicinanza al mare si può assistere, come è capitato a noi, al fenomeno delle maree e quindi il paesaggio è assai mutevole, conferendo ulteriore fascino a questo luogo.

Il Castello di Eilean Donan è uno dei primi siti che ho scelto di visitare quando ho organizzato il viaggio in Scozia, sia perché ero attratta dal fatto che fosse stato un set cinematografico, sia perché tutte le persone che mi avevano parlato di questa terra incantata mi avevano detto: “Vai assolutamente a vedere Eilean Donan, non puoi non andarci!”

E così ho fatto.
E il mio cuore lì è rimasto.

Con il biglietto d’ingresso io e #PapàVagabondo abbiamo visitato tutti gli interni che ancora oggi vengono utilizzati come dimora e possono essere utilizzati come location per eventi, matrimoni e meeting (e credetemi, se non fosse un po’ scomodo logisticamente io un pensiero per il mio di matrimonio ce lo farei, ma ahimé non è proprio agevole): dalle cucine alle stanze, dal salone d’onore al cortile, è stato davvero interessante vedere le differenze tra questo castello, più antico e molto più “medioevaleggiante” rispetto a quello di Fyvie. Le possenti mura in pietra donano a questa residenza un’aura di mistero ma anche uno charme unico al mondo. Eilean Donan Castle è sicuramente un luogo che deve essere incluso all’interno di un itinerario alla scoperta della Scozia, un “must see” di cui non potrete non innamorarvi: la sua posizione, la sua architettura, la sua austerità, tutto è indelebile nella mia memoria. Credo che alla sua sagoma io abbia dedicato circa 200 scatti (non esagero, penso di averlo fotografato da ogni angolazione possibile e ne sono letteralmente rimasta stregata).

Donna Vagabonda al Castello di Eilean Donan

E prima di Skye… L’imprevisto

Siamo rimasti a Eilean Donan per almeno 3 ore, il tempo del resto era come se si fosse fermato e valeva la pena soffermarsi anche più del dovuto. Dopo aver acquistato alcuni ricordini e pensieri da portare a casa ci siamo quindi rimessi in auto verso Skye: il nostro prossimo alloggio sarebbe stato a Skaebost, nel cuore dell’Isola, un luogo abbastanza isolato ma comodo perché dotato di un parcheggio privato. Avevamo ancora quasi due ore di auto prima della meta e ci aspettavamo ancora tante fotografie e un viaggio tranquillo, se non fosse che…

Bang!

All’altezza di Balmacara non riusciamo a evitare una brutta buca sulla strada e un cerchione è letteralmente uscito dalla sua posizione, facendo spostare la ruota dal suo asse. Non passa molto che ci accorgiamo del danno e siamo costretti a fermarci: il danno c’era (ed era importante) e non sarebbe stato possibile proseguire a lungo. Sento ancora il tonfo dell’auto per quella buca e il brivido lungo le nostre schiene a causa di quel danno – cosa avremmo potuto fare? Come prima mossa abbiamo cercato i meccanici nella zona e uno era segnalato poco prima dello Skye Bridge, nel paese di Kyle of Lochalsh: di corsa ci siamo messi in auto verso la meta.

Giunti dal meccanico, colmi della speranza di poter risolvere in fretta, arriva una brutta notizia: il meccanico non aveva gli strumenti necessari per sistemare il tutto e quindi dovevamo per forza proseguire per Skye verso un altro esperto del mestriere che avrebbe potuto aiutarci.

Non vi dico quanto era profondo il nostro sconforto, ma soprattutto quanto era palpabile la paura di rimanere a piedi e, a giudicare dalle parole di costui, dovevamo intervenire il prima possibile.

E cosi abbiamo varcato la soglia di Skye non pieni di gioia per essere giunti in un luogo simbolo della Scozia, ma con l’ansia di dover far fronte ad un problema non proprio banalissimo (senza contare il fatto che mio padre non parla inglese e spiegare a degli scozzesi che cosa fosse successo, il perché e il percome spettavano alla sottoscritta).

Siamo dunque riusciti, viaggiando a circa 30 all’ora, a raggiungere Broadfoard e a trovare l’officina segnalataci: ci siamo anche potuti “consolare” dato che oltre a noi vi erano dei camperisti che avevano riscontrato un problema simile ad una ruota, sempre a causa di una buca. Forrtunatamente i meccanici, gentilissimi, ci hanno consentito di utilizzare un’automobile sostitutiva: il lavoro sarebbe stato svolto in circa 3 ore. Rincuorati decidiamo di esplorare i dintorni mentre il tempo andava a peggiorare (e quando mai) e così ci siamo diretti verso nord-est e subito ci ha colpito la massiccia presenza di pecore sulla strada: le Scottish Blackface sono gli ovini più allevati nel Regno Unito ed effettivamente era strano che non ne avessimo ancora visti. Dopo qualche chilometro ne avevamo contate una cinquantina:

Skye è ufficialmente il paradiso delle pecore!

Questa bizzarra visione ci ha risollevato il morale e ci ha fatto tornare il sorriso. Ci siamo fermati più volte a fotografare questi simpatici animali, sempre mantenendo una distanza di sicurezza e senza recare loro disturbo: attenzione però, a Skye le vere padrone solo proprio loro! Se decidete quindi di scoprire quest’isola in auto come abbiamo fatto noi sappiate che loro hanno precedenza su tutto e tutti e quindi dovrete adeguare il vostro passo alla loro presenza: suonare il clacson non è visto di buon occhio e si potrebbero spaventare gli animali e provocare in loro delle reazioni non proprio positive. Armatevi dunque di pazienza, siete a Skye, uno dei luoghi più suggestivi al mondo, godetevi il panorama e… le pecore!

Un simpatico montone mi fissa…

Dopo aver immortalato gli ovini in lungo e in largo abbiamo raggiunto la piccola cascata di Eas a ‘Bhradain, ben visibile dalla strada e facilmente raggiungibile a piedi: tra uno scroscio e l’altro è stato proprio bello poter immortalare questo luogo, così silenzioso ma anche prepotentemente selvatico.

La splendida cascata di Eas a ‘Bhradain

Scattare le fotografie ha definitivamente fatto scomparire le preoccupazioni e così, dopo qualche tappa obbligata per ammirare gli scorci selvaggi di Skye, siamo tornati all’officina per ritirare l’automobile. Per fortuna che l’abbiamo fatta controllare perché anche un altro pneumatico aveva risentito della botta e quindi è stato necessario intervenire anche su quello. L’auto è stata comunque sottoposta a diagnostica completa e, finalmente, eravamo pronti a ripartire verso il nostro B&B dove una doccia calda ci attendeva per smaltire tutta questa avventura.

La fine del giorno

Era ormai quasi sera quando abbiamo raggiuto il nostro alloggio, il 40 Bernisdale – The Sabhal, una piccola ma deliziosa guesthouse gestita da Rachel, una giovane ragazza molto motivata e gentilissima. Al nostro arrivo lei non c’era, ma ci ha fatto trovare senza alun problema le chiavi pronte proprio presso il nostro alloggio, situato nella dependance. La stanza, in stile un po’ country un po’ shabby chic, era abbastanza spaziosa e funzionale, perfetta per noi stanchi viaggiatori.

Dopo una doccia calda ho subito cercato un luogo per cenare; la cittadina più vicina è Portree quindi è proprio lì che si sono indirizzate le mie ricerche: fui subito atratta da The Lower Deck, un ristorante che offriva cibo tipico scozzese e dell’Isola di Skye.

E andiamo!

Bene.

La fila per cenare faceva presagire ad una lunga serata, e così è stato: quasi due ore prima di potersi sedere ma, alla fine…

Godimento puro, puro!

Il Lower Deck è proprio il tipico ristorante che propone piatti succosi, invitanti e abbondanti, rispettando i sapori tipici della Scozia e concentrandosi sulla proposta di pesce e molluschi: cozze, salmone, pescato locale, fish and chips, ma anche alcuni tagli di carne scelta. Oltre al ristorante i proprietari gestiscono l’adiacente chiosco di fish and chips, perfetto per un pranzo al volo nell’atmosfera magica di Portree (se volete saperne di più sul Lower Deck leggete questo mio articolo a riguardo).

La rocambolesca giornata termina qui, tra le coperte del letto del The Sabhal, con un tenporale violento e con la pancia piena e la mente ricca di emozioni.

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Commenti

  • Lisa Trevaligie Travelblog
    12 Luglio 2022

    Territori di raro splendore. Hai fatto un viaggio davvero fantastico e le tue foto rendono bene l’idea di quanto questi posti siano magici, quasi fiabeschi. Mi intriga moto il lago di Lochness sai? Mi piacerebbe andare sulle sue sponde ed aspettare di vedere il famoso mostro! Chissà che io non abbia fortuna…

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  • 12 Luglio 2022

    Gli imprevisti fanno parte del viaggio, ma da quel che leggo l’avete risolta alla grande!!!
    Le foto sono splendide, mi fai venir voglia di prendere il primo volo! Di certo prima di andare in scozia tornerò a leggermi tutti i tuoi diari di viaggio!

    rispondi
  • Bru
    12 Luglio 2022

    Certo che mi è piaciuto questo articolo e sicuramente leggerò anche gli altri che parlano della Scozia, un luogo dove non sono mai stata ma che vorrei tanto vedere

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  • 12 Luglio 2022

    Un altro bellissimo diario di viaggio! La Scozia è rimasta nel cuore anche a me, e direi che tutto è finito bene, nonostante l’imprevisto non da poco.
    Sono d’accordo con te che Loch Ness sia più turistico che interessante, ma comunque il castello di Urquhart merita una visita perché è molto scenografico. Ma mai quanto quello di Eilean Donan. A Skye spero di poter dedicare presto il tempo che merita perché mi sono fermata per poco tempo.

    rispondi
  • 12 Luglio 2022

    La Scozia è uno di quei paesi che ci passerei almeno un mese per visitarlo in lungo e in largo, tu hai fatto un tour bellissimo che ti invidio, compreso Lochness anche se ormai è un sito prevalentemente turistico.

    rispondi
  • Eliana
    13 Luglio 2022

    Ma sai che non vedo l’ora di programmare un viaggio in Scozia! Ai bambini piacerebbe molto il lago di Loch Ness. Il museo è bello per loro, che ne dici?

    rispondi
  • Marina
    13 Luglio 2022

    Avendo visitato solo (e brevemente) Edimburgo, sto seguendo ed invidiando questo tuo viaggio in Scozia!! Mi stai facendo davvero sognare di vedere presto questi luoghi che desidero visitare da tanto tempo.

    rispondi
  • Tamara
    15 Luglio 2022

    Non è un vero viaggio se non accadono imprevisti, l’importante è riuscire sempre a risolverli, parola di “Ugo e Pina Fantozzi” (ovvero io mio marito ad ogni viaggio!).

    rispondi
  • 16 Luglio 2022

    Stupendo questo resoconto di viaggio e menomale che la disavventura con la buca non vi ha impedito di godere della giornata! Purtroppo sono cose che succedono ma sopratutto quando si è in un posto sconosciuto spaventano un pò di più!

    rispondi
  • Libera
    18 Luglio 2022

    La Scozia è da parecchio nei miei programmi anche perché visitarla vorrebbe dire esaudire un sogno del mio compagno . Speriamo di andarci presto

    rispondi

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