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Diario di Viaggio: Varsavia – Giorno 2

Ed eccoci giunti al secondo giorno di questo viaggio indimenticabile e fuori dagli schemi: Varsavia, la coloratissima e moderna capitale polacca, ci sta piacendo sempre di più e il suo pittoresco centro storico ha fatto da cornice al primo giorno del nostro viaggio.

 

 

Il secondo giorno è dedicato alla storia: la mattina decidiamo infatti di visitare la Sinagoga più antica della capitale, il quartiere del ghetto e il Museo dell’Insurrezione di Varsavia, mentre il pomeriggio io mi dedicherò alla scoperta del Parco Łazienki e dei suoi dintorni mentre mia madre rimarrà a riposare in hotel.

Svegliate di buon mattino e dopo una colazione abbondante e buonissima ci incamminiamo verso la Sinagoga Nożyk di Varsavia e il quartiere ebraico: non è la prima volta che io visito una Sinagoga, la prima è stata la visita a quella di Budapest, mentre per mia madre era una novità assoluta. Prima di entrare ci siamo sottoposte ai controlli di sicurezza di routine, dopodichè, biglietti alla mano, siamo entrate: il silenzio era tombale, non c’era nessuno oltre a noi.

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La struttura, in stile neobizantino, è semplice ma accogliente e a vederla adesso non si direbbe che durante l’occupazione nazista fu trasformata in una stalla dai soldati: questa sinagoga è l’unica nel centro di Varsavia ad essere sopravvissuta alle distruzioni dell’Olocausto e ancora oggi si trova all’interno del quartiere “del Ghetto”, contraddistinto dagli altri grazie alla presenza di una striscia sulla pavimentazione stradale che ne indica i confini. L’edificio presenta una facciata di stile eclettico con elementi neobizantini e neorinascimentali. L’interno è a tre navate con ampi matronei sopraelevati e una capacità di 600 posti a sedere.

La sinagoga su via Twarda nacque da un’iniziativa privata di Zalman e Ryfka Nożyk, una ricca famiglia di mercanti ebrei residenti nel quartiere attorno a piazza Grzybowski.

Nel 1914 la famiglia donò la sinagoga alla comunità ebraica di Varsavia assieme ad un fondo per il suo mantenimento. Con l’occupazione del 1939 la sinagoga divenne il fulcro del ghetto e inizialmente gli ebrei poterono continuare a pregare e a frequentarla fino al 1941 quando questo luogo venne chiuso ed occupato dalle truppe naziste che lo impiegarono come magazzino e stalla.

Con la fine della guerra e l’inizio della dittatura comunista la sinagoga riaprì ma solo fino al 1968 a causa delle politiche antireligiose delle autorità comuniste. La struttura cadde in profondo degrado e soltanto nel 1983 essa venne riaperta.

Con il crollo del regime comunista la sinagoga fu sottoposta ad alcuni lavori di restauro che la videro rifiorire: oggi è un luogo di culto ma anche una sala concerti e manifestazioni culturali, nonché sede dell’Unione delle comunità ebraiche della Repubblica di Polonia e della Comunità ebraica di Varsavia.

In religioso silenzio osserviamo le navate, il matroneo, le sue panche e il Libro Sacro: la sacralità di questo luogo è palpabile e trovarcisi all’interno è per noi un vero onore. É come se sentissimo un carico di responsabilità, come se qualcosa giacesse sulle nostre teste ma quel qualcosa non era opprimente, non era schiacciante, era piuttosto un respiro di fiducia, un “vedi? Nonostante tutto sono ancora qui” – che dire, ho provato un’emozione indescrivibile nonostante io sia atea (a dimostrazione che i luoghi di culto sono fatti per accogliere tutti, indistintamente).

Dopo aver fotografato i suoi interni e gli esterni ci dirigiamo nel cuore del quartiere del ghetto dove si possono trovare ancora edifici risalenti al periodo bellico (14 Próżna): ovviamente non sono agibili ma si possono ben osservare dall’esterno.

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Gironzolando nei dintorni rimaniamo estasiate dalla bellissima facciata della Chiesa di Ognissanti: proviamo ad entrare ma notiamo che in quel momento era in corso un funerale (e te pareva, sempre quando cerco di entrare in una Chiesa!), così in modo disinvolto ci siamo allontanate e dirette verso il Museo dell’Insurrezione di Varsavia.

Con il tram Metro Świętokrzyska 04 siamo giunte al museo in circa 20 minuti: qui abbiamo trovato, non senza sorpresa, moltissimi visitatori tanto da dover fare la fila per entrare, non ce lo aspettavamo!

Il Museo dell’Insurrezione di Varsavia è diverso da qualunque museo che io abbia visitato: diretto, ricco e ospitato in un ambiente con un “attegiamento freddo” (tanto da riportarci perfettamente a quei giorni).

I 3000 metri quadrati di esposizione offrono al visitatore più di 800 oggetti esposti (dalle divise alle armi, dai documenti ai volantini e molto altro) e circa 1500 fotografie, film e suoni registrati. Il museo riguarda l’evento della Rivolta di Varsavia (in polacco Powstanie Warszawskie): questa fu l’azione insurrezionale dell’Esercito nazionale polacco che fra il 1º agosto ed il 2 ottobre 1944 combatté contro le truppe tedesche di occupazione allo scopo di liberare la città di Varsavia prima dell’arrivo dell’Armata Rossasovietica, giunta ormai alle porte della capitale polacca. La Rivolta, eroica e drammatica, fu soffocata nel sangue dalle forze naziste.

La resa dell’Esercito Nazionale fu siglata il 2 ottobre 1944. I tedeschi riconobbero agli insorti ed ai civili catturati lo status di prigionieri di guerra, tutelati quindi dalla convenzione di Ginevra, ma imposero la deportazione di quasi mezzo milione di persone in previsione dell’esecuzione di un ordine di Adolf Hitler. Himmler, riguardo alla rivolta, disse:

«Ogni abitante deve essere ucciso, senza fare prigionieri. Che la città sia rasa al suolo e resti come terribile esempio per l’intera Europa.»

L’attuazione delle condizioni di resa fu veramente surreale: i civili ed i militari polacchi sfilarono orgogliosamente per la città, consegnandosi ai militari tedeschi mentre a pochi chilometri di distanza, oltre la Vistola, stazionava inattivo quello stesso esercito sovietico che altrove stava combattendo vittoriosamente contro la Wehrmacht. Nonostante le numerose richieste di aiuto da parte dei polacchi, né gli Alleati né i Sovietici si mossero per offrire sostegno agli insorti, cosa che la Polonia non dimenticò di rimarcare in seguito.

Una volta sgomberata dalla popolazione, Varsavia fu distrutta, casa per casa, da corpi delle SS sottratti al combattimento per tale scopo.

Il museo dunque ripercorre questo evento drammatico e tutti i suoi risvolti con testimonianze uniche fornite dai reperti in esposizione. La luce fioca e la disposizione su più piani e livelli rendono il luogo davvero suggestivo: il visitatore può entrare in contatto con una realtà quasi ancora tangibile.

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Visitare il Museo dell’Insurrezione di Varsavia è davvero un’esperienza emozionante: volti, voci, documenti, oggetti ci riportano ad un’epoca buia che però non va dimenticata o cancellata per non ripetere gli stessi errori del passato.

Personalmente mi sono soffermata molto sulle fotografie dei “ribelli” e sui loro carteggi: grazie alla presenza delle didascalie in inglese, oltre che in polacco, sono riuscita molto bene a comprendere ciò che stavo osservando.

Un senso di timore e angoscia non può che salire data la mia profonda conoscenza del periodo storico: immagino cosa può aver vissuto questa città oppressa e cosa abbia provato a rivoltarsi senza l’aiuto esterno di nessuno. Un’azione eroica che purtroppo diede vita ad un’ulteriore repressione e distruzione. Varsavia non è stata più la stessa da quell’evento e forse proprio da quella distruzione è nata, come un germoglio, una città che ora urla a gran voce “vita”!

Penso che una città come questa non possa essere apprezzata a pieno senza conoscere la sua storia e questo museo offre davvero uno spunto di riflessione profonda: se venite a Varsavia non perdetevelo!

Molto presto leggerete un focus solo sul museo, continuate a rimanere sintonizzati su Donna Vagabonda per scoprire di più su questo luogo!

Terminata la visita e mangiato un panino al volo ho accompagnato mia madre in hotel per godersi un pomeriggio di riposo; io ovviamente non potevo stare ferma e dunque mi sono presa un pomeriggio in solitaria per scoprire questa città da vera Vagabonda!

Dato che a Vienna non ero riuscita a noleggiare un monopattino elettrico (e questa cosa mi era rimasta davvero sul gozzo), non mi sono fatta scrupoli e ho rimediato in questa occasione: proprio di fronte all’hotel ho trovato numerosi monopattini elettrici della ditta Lime, ne ho scelto uno e ho impostato il navigatore sul mio smartphone, destinazione Parco Łazienki! Non vi dico quanto mi sono divertita a sfrecciare (in tutta sicurezza e sempre all’interno corsie preposte) sul mio mostro della strada a due ruote!

É stato fantastico e per nulla complicato grazie alle numerose piste ciclabili nuove e praticamente presenti ovunque! Sentivo l’aria fresca tra i capelli e una sensazione di libertà oltremisura: non potevo rinunciare a questa sensazione e così durante l’estate 2020 Gabriele mi ha regalato un monopattino elettrico che utilizzo molto per spostarmi nella mia città (anche se non senza difficoltà… Rimpiango Varsavia e la sua efficiente rete di piste ciclabili!).

In circa 15-20 minuti sono giunta al Parco: non ho avuto difficoltà a parcheggiare il mio mezzo dati i numerosi spazi adibiti e così sono entrata in questo maestoso e gigantesco polmone verde. Il parco è uno dei maggiori parchi pubblici di Varsavia e si estende su 76 ettari; si trova nel quartiere di Śródmieście che è parte della “Strada Reale” (Trakt Królewski), un insieme di strade che collega il Castello Reale con il Palazzo di Wilanów, a sud della città (che avrei visitato il giorno seguente).

Fu progettato nel XVII secolo da Tielman van Gameren come “parco per i bagni” (da cui il nome) per il nobile Stanisław Herakliusz Lubomirski e nel XVIII secolo fu trasformato dal re polacco Stanislao II Augusto Poniatowski in un sito con palazzi, ville, capricci architettonici e monumenti.

Nel 1918 divenne ufficialmente parco pubblico e oggi è anche un’attrattiva turistica della città a cui io ovviamente non sono riuscita a resistere: adoro visitare i parchi e sapendo dell’esistenza di questo immenso “giardino verde” non potevo non accingermi.

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Con fare disinvolto e con gli occhi all’insù mi sono volutamente persa tra i numerosi sentierini che il parco offre, tutti molto puliti e ordinati. Sentivo numerosi vocalizzi come quelli delle cinciallegre e dei picchi muratori così sono andata alla loro ricerca: nonostante non avessi l’obiettivo adeguato sono riuscita ad osservare questi uccelli e a scattare qualche fotografia (anche se non proprio degna di nota). Diversamente è andata con gli scoiattoli rossi: il parco ne ospita tantissimi e alcuni sono molto confidenti dato che le persone portano loro ghiande e cibo: decisa a scattare la foto perfetta mi sono messa in cammino per trovare l’attimo fuggente (che non sapevo si sarebbe manifestato solo il giorno seguente, argh!).

Scoiattolo rosso

Dopo aver scattato numerose foto al parco agli scoiattoli mi sono diretta verso il fulcro del parco: il Palazzo sull’acqua. Prima di assumere la forma odierna e diventare una pinacoteca, il palazzo conteneva una camera da bagno decorata da cui derivò il nome alla costruzione. I bagni originali furono progettati dall’architetto Tylman van Gameren in stile barocco e ancora oggi sono contenuti all’interno delle mura del Palazzo. Modificato e ricostruito nei corso dei due decenni a partire dal 1772, l’ex edificio per i bagni venne trasformato definitivamente nel palazzo che vediamo oggi: a questa costruzione presero parte numerosi artisti e architetti come Domenico Merlini e Jan Chrystian Kamsetzer, i pittori Jan Bogumił Plersch e Marcello Bacciarelli e scultori come Giacomo Monaldi, Andrzej Le Brun, e Franciszek Pinek.

Il Palazzo quel giorno era chiuso ma questo è stato solo che un vantaggio in quanto ho potuto realizzare dei bellissimi scatti dell’esterno senza che ci fosse nessuno: mi sono completamente dedicata a questo luogo che così tanto mi ha colpito.

Il silenzio era piacevole ed interrotto solo dai canti degli uccelli, sembrava un vero paradiso! Mi sono seduta proprio di fronte a questa costruzione ad ammirare il piccolo e tranquillo laghetto e questo luogo che sembrava essere uscito da una favola. Il colore bianco del palazzo è quasi abbagliante e sembra riportare indietro nel tempo ed epoche scintillanti e aristrocratiche.

 

Vedute reali…

Varsavia sarà anche proiettata verso il futuro ma di sicuro ha un’anima antica e un passato più che glorioso!

Oltre al palazzo ci sono altre numerose architetture che ho scoperto con tanta meraviglia, come l’anfiteatro o il monumento a Chopin.

Il parco è insomma tutto da visitare e da vivere, con occhi sognanti e con un ritmo lento in modo da non perdersi nemmeno un dettaglio!

Il monumento a Chopin

Con la ripromessa di tornarci il giorno seguente con mia mamma, decisi di visitare l’adiacente Orto Botanico universitario (Ogród Botaniczny Uniwersytetu Warszawskiego).

Sapete quanto io ami visitare questi luoghi e se è possibile durante i miei viaggi mi accingo sempre a scoprire orti botanici e giardini botanici, nonché zoologici, quindi non potevo farmi scappare la visita a questo anche grazie alla sua posizione così comoda: l’orto è letteralmente attaccato al parco e quindi facile da raggiungere a piedi.

L’Orto Botanico di Varasavia fu fondato nel 1818 grazie all’impegno del botanico Professor Michał Szubert. Costruito all’interno dei giardini reali nella parte nord del Parco Łazienki, l’orto occupava una superficie di 22,5 ettari e fu diviso dal suo creatore in tre parti: una zona scientifica, occupata dalle piante sistemate in modo sistematico affinché lo studio fosse preciso e approfondito, la parte pomologica dove ancora oggi è ospitato un frutteto piantato per lo studio del giardinaggio e una parte aperta al pubblico più simile ad un giardino-parco.

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A causa delle rivolte di metà ‘800, l’Università venne chiusa e l’orto botanico venne ridimensionato a 3 ettari, la superficie che ancora oggi occupa. Facendo un salto temporale giungiamo al periodo della Rivolta di Varsavia, nel 1944, quando le serre e gli edifici dell’orto vennero rasi al suolo e l’orto cadde in una profonda decadenza. Soltanto con gli anni ’60 del 900 questo luogo tornò a vedere la luce grazie al lavoro encomiabile del Professor Bolesław Hryniewiecki, del Dottor Roman Kobendza together e del Dottori Wacław Gajewski.

Oggi l’Orto Botanico di Varsavia svolge una fondamentale attività di ricerca e protezione sulla flora autoctona polacca e su moste specie vegetali e animali incluse nella lista CITES: la mission di questo luogo è l’educazione al rispetto di queste specie protette e in pericolo, nonché la conoscenza dell’organismo CITES da parte della popolazione e la messa in atto di azioni di conservazione di queste specie rare.

Un luogo così ricco di meraviglie e con una mission così importante non poteva non attirare la mia attenzione e così acquistai il biglietto e mi diressi alla scoperta di uno degli Orti Botanici più interessanti e ben curati che io abbia mai visto: i percorsi sono ben segnalati e le piante hanno tutte un’etichetta identificativa chiara.

Numerose sono poi le panchine dove fermarsi a riposare e ammirare le bellezze di questo orto, un luogo di cultura ma anche di pace.

Mentre vagabondavo alla ricerca di essenza particolari e protette mi sono accorta che tra le siepi qualcosa si muoveva e insieme a due turisti sloveni ci siamo messi a cercare: un piccolo topoo selvatico a dorso striato (Apodemus agrarius) si muoveva guardingo sotto le foglie, in cerca di cibo (ringrazio gli amici volontari del WWF Sud Milano Alessandro ed Eleonora per il riconoscimento). Rimanemmo lì ad osservarlo per un bel po’ di minuti fino a che il piccolo roditore non trovò qualche seme da sgranocchiare: fu uno spettacolo davvero tenero! É incredibile come anche le piccole cose assumano un sapore leggiadro e quasi commovente quando si è in viaggio!

Il piccolo roditore

Ricaricate le batterie e terminata la visita ho recuperato il mitico monopattino elletrico e mi sono diretta a tutta birra verso il centro storico: qui decisi di concedermi una dolce pausa con un buon dolce per poi prepararmi alla salita sul punto panoramico (Taras Widokowy na dzwonnicy kościoła św. Anny), lo storico Campanile di Sant’Anna: dopo una sacalata composta da 150 gradini (non esiste ascensore) mi sono trovata davanti una vista spettacolare della Piazza del Castello e del centro storico. Meravigliosa, unica. Incredibile che con solo 10 zł (circa 2 euro e 20 centesimi) si possa godere di uno spettacolo così di primordine!

Il Campanile di Sant’Anna con il punto panoramico

Mi concedo un ultimo giro in centro ammirando le bellezze di questo luogo unico Patrimonio dell’Unesco: mi dirigo verso la Basilica Arcicattedrale di San Giovanni Battista e poi verso i negozi di souvenir; colgo l’occasione di portare a casa qualche ricordo di Varsavia e della Polonia come magliette e piccoli oggetti di ceramica dipinti a mano.

Varsavia tra amtico e moderno dal Campanile di Sant’Anna

Il pomeriggio ormai sta volgendo al termine e la luce del tramonto inizia a palesarsi: verso le 19.00 decido di rientrare in hotel anche perchè mia madre ormai mi ha dato per dispersa! Dopo una doccia rigenerante io e mamma ci godiamo una cena squisita sempre al ristorante dell’Hotel Metropol: pierogi e carne di anatra ci aspettano!

Per leggere il primo articolo su Varsavia cliccate qui

Per leggere altri articoli sulla Polonia, cliccate qui

 

 

 

Commenti

  • 8 Gennaio 2021

    Varsavia, così come tutta la Polonia, è uno di quei viaggi che da anni sto coccolando mentalmente; però non sono ancora riuscita a visitarla. Prima o poi devo farlo, perchè sono molto affascinata dalla sua storia e ci sono dei luoghi che vorrei vedere con i miei occhi!

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  • Lisa Trevaligie Travelblog
    12 Gennaio 2021

    Una città sempre letta e conosciuta dai libri di storia, che mi piacerebbe davvero “vivere” in maniera totale. Non credo sia una di quelle città da vedere correndo durante un week end. La sua storia è molto molto interessante, come i suoi luoghi di interesse.

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  • ERMINIA SANNINO
    12 Gennaio 2021

    Varsavia è nella mia lista dei desideri. Mi piacerebbe combinarla con qualche altra città e visitare i suoi musei e i suoi palazzi. É una città con grande importanza storica che mi affascina molto.

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      • ERMINIA SANNINO
        14 Gennaio 2021

        Si, é un ottima idea!

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  • 12 Gennaio 2021

    Sinceramente Varsavia non è in cima alla mia lista dei desideri… dal tuo articolo devo ammettere che invece merita parecchio e devo rivalutarla mi sa 😜

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  • 12 Gennaio 2021

    Trovo bellissima innanzitutto l’idea di una vacanza con tua mamma: noi l’abbiamo fatto un paio di volte poi ultimamente tutti i progetti si sono arenati – avevamo in mente Budapest, chissà quando potremo metterlo in pratica. Ma sto divagando, torniamo a Varsavia: una storia travagliata e difficile, di cui ignoravo tanti aspetti. Dopo aver visto Cracovia mi sono ripromessa di vedere anche Varsavia, anzi in realtà di organizzare un viaggio on the road attraverso la Polonia.

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  • 12 Gennaio 2021

    Varsavia è nella mia wish list da un pò, desidererei visitare la Sinagoga in quanto appassionata di cultura ebraica.

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  • 13 Gennaio 2021

    Stupendo e assolutamente esaustivo questo tuo racconto su Varsavia! Da tempo ce l’ho nella lista delle città da vedere e non vedo l’ora che arrivi quel giorno. Mi interessa moltissimo la Varsavia vecchia, le cicatrici lasciate dalla guerra, ma anche il suo lato più moderno. E che dire dei bellissimi parchi dove potersi rilassare? Questa città ha davvero tutto!

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  • 13 Gennaio 2021

    Città di contrasti con questa traccia indelebile della storia, hai perfettamente ragione, complimenti un articolo ricco di spunti e dettagli preziosi sulla città.

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  • 14 Gennaio 2021

    Mi piacerebbe tantissimo visitare Varsavia e questo articolo fa proprio al caso mio e del mio ragazzo. Sono sicura che lui vorrà vedere il Museo dell’insurrezione. Gli piacciono molto i reperti utilizzati durante le guerre.

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  • 16 Gennaio 2021

    proiezione verso il futuro e passato glorioso sono caratteristiche che ho trovato anche in Cracovia, unica città polacca che ho visitato. Varsavia mi manca, perciò ho trovato molto utile il tuo articolo!

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  • 18 Gennaio 2021

    E’ una delle capitali che mi mancano in Europa e e sono molto curiosa.. vado a leggere anche l’articolo sul tuo primo giorno! Bellissima l’idea di girare in monopattino, la terrò presente se ci andrò!

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  • valekappa90
    18 Gennaio 2021

    Dopo aver visitato Cracovia, la mia primissima volta in Polonia, sogno di andare a Varsavia! Ne ho sentito parlare molto bene, e il tuo articolo conferma e arricchisce questa bella impressione. Mi piace molto la tua definizione: una città moderna e colorata ma con un’anima antica e un passato glorioso! Non vedo l’ora di conoscerla!

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  • 19 Gennaio 2021

    Sono stata a Varsavia più di 20 anni fa e dalla tua descrizione deve essere cambiata tantissimo. Ero piccola e mi ricordo un centro storico carinissimo e tante bancarelle che vendevano oggetti in ambra, bellissimi… Il tuo racconto mi ha fatto venire la curiosità di tornarci nuovamente, per scoprire il suo lato più moderno, giovanile e green. Ultimamente sono stata a Cracovia e mi ha colpito tantissimo in positivo, penso che Varsavia mi farebbe lo stesso effetto!

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  • 20 Gennaio 2021

    Varsavia è una delle mete che mi è sfuggita per un pelo, mi è sempre rimasto il pallino di poterla visitare un giorno. Dal tuo racconto capisco che è una città ricca di storia e molto interessante, più di quanto avessi immaginato, spero di riuscire a visitarla presto!

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