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Vagabondiary: Kasbah Marocco – Parte 2

Continua il mio viaggio alla scoperta dell’autentico Marocco e delle sue mille e più sfaccettature: entriamo dunque nel vivo del racconto grazie alla visita di due dei luoghi cardine di questo maestoso Paese: Meknès e Fès! Siete pronti dunque a scoprire il Vagabondiary: Kasbah Marocco – Parte 2?

Marocco

28 Luglio – 11 Agosto 2024
Media passi giornalieri: 14645 – 112,68 km totali percorsi a piedi – 2340 km percorsi con pullman (circa)

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Cosa troverete nell'articolo

Giorno 4 – Meknès – Fès

Riad Dar Hidaya

Ci svegliamo ristorati e soprattutto meno accaldati del giorno precedente (dato che a Volubilis abbiamo toccato i 40°C): dopo una lauta colazione è ora di seguire la gentilissima Bouchra, padrona di casa ed esperta guida, in un tour alla scoperta delle meraviglie di Meknès. A primo impatto questa città l’abbiamo trovata un po’ caotica dato che la Medina è completamente “ricoperta” da negozi e botteghe di ogni tipo: i venditori fanno a gara per venderti qualsivoglia chincaglieria e non sempre si tratta di artigianato autentico. In particolare è davvero pienissimo di negozi che propongono abbigliamento occidentale di fattura asiatica e sono davvero poche le realtà locali che valorizzano il lavoro sapiente degli artigiani. Nonostante gli oggetti in vendita appaiano spesso locali (lo vedremo ancor di più a Fès) è buona norme analizzare ogni oggetto e diffidare da quelli che costano troppo poco o da quelli “fatti in serie”: purtroppo la massificazione è giunta anche qui.

Raggiungiamo il nostro mezzo e troviamo ad accoglierci un nuovo autista, Hassan, che ci accompagnerà per tutto il resto del viaggio: la sua compagnia sarà molto preziosa perché grazie a lui abbiamo avuto un autentico assaggio di musica marocchina (o forse più di un assaggio dato che le canzoni sono state ripetutamente proposte durante ogni tragitto, con nostra somma gioia) e abbiamo scoperto curiosità e particolarità dei luoghi che abbiamo visitato, raccontate da un vero “local”! La prima tappa è il belvedere della città dove possiamo ammirare l’estensione di Meknès.

Il suq di Meknès all'interno della Medina

Il suq di Meknès all’interno della Medina

Bouchra ci racconta dunque la storia e le origini di questa città che è stata anche capitale del regno marocchino: si tratta di una delle cosiddette “città imperiali” e il suo nome deriva dall’antica tribù berbera dei Miknasa che qui si era insediata nel X secolo. La sua epoca d’oro la visse durante il dominio di Moulay Ismail ibn Sharif in seguito alla sua ascesa al Sultanato del Marocco. La Medina è Patrimonio dell’Umanità UNESCO e scopriremo nel corso della giornata che Moulay Ismail è stato un personaggio chiave per la storia della città e del Paese, tanto da dedicargli un mausoleo visitabile anche dai non credenti musulmani: è proprio qui che ci dirigiamo dopo aver circumnavigato il Palazzo Reale percorrendo la cosiddetta “Via dell’Amore”, così chiamata perché meta di romantiche passeggiate.

Le città imperiali del Marocco sono quattro: Fès, Marrakech, Rabat e Meknès. Benché non vi fosse mai stato un imperatore né un impero si è voluto utilizzare questo appellativo per segnalare le città in cui le varie dinastie regnanti decisero di stabilire la loro residenza: grazie a questa scelta le città in questione sono diventate estremamente importanti dal punto di vista politico, commerciale e artistico.

Il Mausoleo – Moschea di Moulay Ismail è un monumento davvero eccezionale, un capolavoro dell’arte mudejar, ed è una delle poche moschee visitabili da non musulmani: il suo ingresso è composto da più cortili maestosi riccamente decorati dove si può ammirare la maestria degli artisti scalpellini. La nostra guida ci racconta della rocambolesca vita di Moulay Ismail: amico intimo del re Luigi XIV chiese a esso la mano di una delle figlie ma questa, dopo aver scoperto che sarebbe finita in un harem composto da più di 500 donne, rifiutò seccamente. Il Re Sole, imbarazzato ma al contempo sollevato dalla decisione della figlia, si scusò con l’amico e gli inviò in dono due orologi a pendolo che ancora si trovano ai piedi della sua tomba (il pendolo simboleggiava il “no” della ragazza con il suo continuo moto). Moulay Ismail non se la prese troppo ma decise di rispondere al dono con un regalo a sua volta: spedì infatti a Luigi alcune lastre del pregiato Marmo di Carrara (lo stesso impiegato per le decorazioni di questo mausoleo), noto per la sua tenacia, simbolo della testardaggine della figlia.

Il Mausoleo di Moulay Ismail

Il Mausoleo di Moulay Ismail

Nel cortile antistante l’entrata chiediamo a Bouchra di parlarci della sua religione e del ruolo delle donne nel Marocco moderno: la nostra guida è attenta e scrupolosa, ci racconta che qui l’Islam è più “liberale” e che non è imposto come in altri Stati dove si trovano vere e proprie teocrazie. La religione viene vista come un qualcosa di molto personale e la preghiera non deve seguire per forza i dettami del Corano: oggi si dà molta più importanza alla libertà individuale e alla vita privata infatti non tutti i musulmani riescono a recarsi in moschea cinque volte al giorno per pregare. Tocchiamo un tasto cruciale che per “noi occidentali” è sempre fonte di curiosità (e spesso di critiche poco motivate), ovvero il velo (hijab) per le donne: in Marocco non esiste alcun obbligo per esso e una donna è libera (o dovrebbe esserlo) di indossarlo o meno. Certo ci sono ancora molte famiglie “tradizionaliste” che impongono una certa rigidità a riguardo, ma in sostanza nessuna legge obbliga di indossarlo: questo è un grande passo avanti per le donne che qui hanno gli stessi diritti degli uomini e possono lavorare, guidare, recarsi in luoghi pubblici senza essere accompagnate e vestirsi “all’occidentale”. Tutta questa emancipazione l’abbiamo davvero notata nelle grandi città come Fès e Marrakech dove accanto al chador e al niqab si possono osservare persone senza alcun velo e con vestiti aderenti o comunque più sinuosi rispetto a quelli tradizionali.

La tomba di Il Mausoleo di Moulay Ismail e gli orologi a pendolo

La tomba di Il Mausoleo di Moulay Ismail e gli orologi a pendolo

Dopo una lunga e appassionata disquisizione è ora “di togliersi le scarpe e di coprirsi le spalle” e di accedere alla moschea. Entrarvi è stato per me molto emozionante: non mi era mai capitato prima e, nonostante io non sia credente, ho provato qui una certa spiritualità. Tutto è grandioso: i colori bianco avorio e blu notte si mescolano con il color legno del soffitto intagliato e creano un’atmosfera davvero incredibile. Scorgiamo dunque la tomba di Moulay Ismail, non direttamente raggiungibile, e quella di suo figlio: sobrie ma solenni, ci restituiscono l’immagine di sovrani di tutto rispetto. Accanto a esse si trovano i due orologi a pendolo ancora funzionanti e non posso fare a meno di sorridere quando li vedo ricordandomi le parole di Bouchra.

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Terminata la visita la nostra guida ci accompagna alla scoperta della Medina più autentica: osserviamo gli artigiani intagliare il legno e scolpire la pietra con lo scalpellino, ma anche cucire caftani e djellaba (l’abito tradizionale maschile con il cappuccio) con maestria e professionalità.

É giunto il momento di salutarci: la sua guida è stata davvero illuminante e non abbiamo scoperto solo i segreti di Meknés ma anche della cultura marocchina, un vero valore aggiunto che ci ha permesso di comprendere meglio gli usi e i costumi locali e di rapportarci con essi.

Il mercato dei generi alimentari a Meknès

Il mercato dei generi alimentari a Meknès

Raggiungiamo dunque Hassan per dirigerci verso Fès: questa incredibile città sarà la protagonista del pomeriggio e della giornata seguente.

Raggiunto il nostro meraviglioso albergo, il Riad Dar Hidaya, nel cuore della Medina, lasciamo i bagagli e ci concediamo una breve doccia: qui il caldo è più umido che a Meknès e dobbiamo fare scorta di acqua prima di dirigerci alla scoperta del suo centro storico. Il gruppo per la prima volta si divide: il pomeriggio è infatti libero e ognuno decide di esplorare la città come meglio crede. Chi si concede un Hammam, chi preferisce attendere le ore meno calde della giornata per uscire e quindi riposarsi. Io e Uomo Moribondo decidiamo di esplorare la città in solitaria e di raggiungere alcuni luoghi cardine, o almeno in origine il programma era questo: la prima tappa è infatti la conceria Sidi Mousa, una delle due concerie più antiche e grandi di tutta la città.

La conceria Sidi Mousa a Fès

La conceria Sidi Mousa a Fès

Nonostante Google Maps ci indicasse un luogo non siamo riusciti a raggiungerla facilmente e solo con l’aiuto di una “falsa guida” abbiamo trovato l’ingresso della grande bottega Merveilles du Cuir da cui abbiamo potuto osservare la conceria dall’alto. In quel momento non c’erano lavoratori (a causa del caldo infatti lavorano dalla mattina presto fino al primo pomeriggio) ma è stato comunque molto particolare osservare la conceria vuota e farsi spiegare dal bottegaio i processi di lavorazione della pelle:

  • Sbiancatura della pelle con il guano di piccione
  • Primo lavaggio in lavatrice
  • Tintura della pelle (anche più volte a seconda del colore che si vuole ottenere)
  • Secondo lavaggio in lavatrice
  • Asciugatura e lavorazione

In breve sono questi i passaggi che la pelle deve seguire prima di diventare un oggetto di straordinaria fattura: babouche, borse, indumenti, accessori, tutto ciò prende vita grazie alla bravura e alla maestria di conciatori e artigiani che qui prosperano grazie a un commercio solido che vede i maggiori acquirenti nei turisti e nei marocchini facoltosi. Non possiamo fare a meno di acquistare uno splendido paio di babouche blu in pelle di dromedario e capra, perfette da tenere in casa o negli hotel (saranno la mia principale calzatura all’interno dei nostri alloggi).

La Medina di Fés

La Medina di Fés

Da qui poi è iniziato un vero e proprio giro dell’oca condotto dalla nostra “falsa guida”: purtroppo questi personaggi non aspettano altro che accompagnare i turisti in giri davvero complicati. Speravamo, in cuor nostro, che la nostra guida ci conducesse in qualche luogo particolare e al di fuori dei classici itinerari invece, per la maggior parte del tempo, siamo stati costretti a fare un tour tra botteghe già viste a Meknès nella speranza che spendessimo qualcosa per poi dividersi i guadagni con i proprietari. Dopo l’ennesimo negozio ci siamo congedati da esso offrendogli una mancia che lui ha ritenuto insoddisfacente: non è raro infatti incappare in queste situazioni, sta a voi decidere se seguire i locali in un tour abbastanza “commerciale” o fermarsi prima dell’ennesima estenuante trattativa.

Donna Vagabonda e Uomo Moribondo sul "tetto" di Fés

Donna Vagabonda e Uomo Moribondo sul “tetto” di Fés

Di cattivo umore decidiamo di raggiungere il riad cercando però di scattare qualche fotografia: anche a Fès scopriamo che la città è letteralmente invasa dai gatti e in ogni stretto vicolo ne incrociamo moltissimi. Raggiungiamo Piazza Seffarine, famosa per la lavorazione dei metalli (in particolare ottone e bronzo) e rimaniamo estasiati nel vedere gli artigiani all’opera: purtroppo però è sconsigliato fotografare la piazza dato il complesso rapporto che i negozianti hanno con la macchina fotografica.

Le strette e pittoresche vie della Medina di Fès

Le strette e pittoresche vie della Medina di Fès

Dopo esserci persi almeno tre volte a causa del fatto che Google Maps non riusciva ad orientarsi nel dedalo della Medina (la più grande di tutto il Marocco, qui ci abitano più di 70.000 persone) siamo rientrati al riad un pizzico sconfortati. Ci avevano avvertiti che sarebbe stata dura, ma non ci siamo persi d’animo: con il senno di poi possiamo dire di aver visto una Medina autentica e aggrovigliata e che questa esprienza ci ha insegnato a diffidare delle “faux guides”.

Il mezzo di trasporto di Fés, l'asinello

Il mezzo di trasporto di Fés, l’asinello

Dopo l’ennesima doccia decidiamo di continuare l’esplorazione ma mantenendoci vicini al riad, in modo da non perderci e percorriamo in lungo e in largo la via Talaa Sghira, una delle due parallele più importanti per lo shopping. Attenzione perché qui molta pelletteria non è autentica di Fès né del Marocco, quindi diffidate dei prezzi troppo bassi e degli oggetti fatti in serie. Troviamo librerie, piccoli bar, negozi di vestiti e anche dove poter acquistare alcune cartoline: sapete quanto ami spedirle e quindi colgo l’occasione per inviarle anche utilizzando il Postcrossing.

La giornata si conclude con una cena a base di Tajine presso il nostro riad: stanchi ma soddisfatti non vediamo l’ora di scoprire Fès con la visita guidata dell’indomani sperando in un caldo meno asfissiante e in un’esperienza ancor più immersiva.

Spese per questo giorno (conteggiate per due persone)

400 Dirham babouche

1 Dirham pane per pranzo

10 Dirham acqua

100 Dirham souvenir

Totale 511 Dirham

Giorno 5 Fès

Riad Dar Hidaya

Il secondo giorno a Fès si apre con qualche nuvola e un po’ di foschia, preludio di un’altra avventura cocente. Fatta colazione di buon’ora incontriamo la nostra guida per il tour della città, Said. Simpatico, scherzoso e alla mano è pronto a svelarci tutti i segreti della città del cuoio: è così che partiamo per un tour che prima tocca la Fortezza Sud, uno dei belvedere più maestosi della città, e poi si immerge nella Medina.

Fès dalla Fortezza Sud

Fès dalla Fortezza Sud

Noi che abbiamo già avuto il nostro assaggio del centro storico riconosciamo subito alcune vie che abbiamo percorso il giorno prima: questo forse ha rovinato un po’ la sorpresa dell’esperienza, ma di sicuro ci ha permesso di muoverci con più disinvoltura, evitando le strade con indicazione esagonale e percorrendo solo le vie con indicazione rettangolare.

A Fès i nomi delle strade sono riportati su di una mattonella di forma geometrica: se la forma è rettangolare significa che la via ha un inizio e una fine mentre se la forma è esagonale significa che la via è a fondo chiuso.

Grazie alla guida esperta di Said visitiamo luoghi eccezionali come la Madrassa Attarine (l’antica scuola coranica, capolavoro dell’arte mudejar), alcuni negozi di artigianato (compreso quello dove acquisto la mia personale sciarpa in seta di agave e lino per l’escursione nel deserto) e la conceria Chouara: si tratta della più estesa conceria della città e qui ci lavorano moltissime persone addette alle varie fasi della concia. L’odore pungente è alleviato da qualche foglia di menta consegnata all’ingresso della terrazza da cui osserviamo il lavoro instancabile dei conciatori: non si può infatti accedere direttamente alle concerie ma si possono osservare dall’alto di uno dei tanti negozi di pelle che permette l’ingresso gratuito alla terrazza.

La conceria Chouara

La conceria Chouara

Personalmente l’odore non mi ha dato così fastidio, anzi, io sono riuscita a visitare entrambe le concerie senza utilizzare la menta, mentre per Uomo Moribondo e per gli altri compagni è stato necessario alleviare l’olezzo sgradevole. Per mia fortuna dunque avevo le mani libere per concentrarmi totalmente sulla fotografia. É stato davvero interessante vedere i processi di lavorazione e la tintura delle pelli, qualcosa che mai avevo ammirato prima d’ora: un lavoro massacrante, spesso sotto il sole cocente e con metà del corpo immerso in vasche di acqua bollente.

I tintori all'opera

I tintori all’opera

Said ci spiega che non esiste un inndennizzo per il lavoro duro e che i conciatori spesso praticano questo mestiere per tutta la vita: non possiamo fare a meno di riflettere sulle condizioni di questi lavoratori e sul fatto che il processo è quasi del tutto svolto a mano e con fatica, uno sforzo davvero notevole se paragonato poi al guadagno, spesso non molto alto (almeno rispetto agli standard italiani od occidentali).

La concia delle pelli

La concia delle pelli

Il tour termina con un lauto pranzo a base di uno squisito panino imbottito con brochette de poulet (spiedini di pollo, altro must imprescindibile della cucina marocchina ma pure del nostro viaggio) e con un salvataggio: già perché io e Francesca ci siamo rese conto che un piccolo micino si era incastrato in una gabbia per polli e cosi siamo riuscite a liberarlo e, con l’aiuto di un ragazzo, lo abbiamo messo in salvo riconducendolo tra le zampe della sua mamma gatta.

Il gruppo di Kasbah Marocco alla Madrassa Attarine

Il gruppo di Kasbah Marocco alla Madrassa Attarine

Il resto della giornata lo abbiamo trascorso a riposare e a fare gli ultimi acquisti su via Talaa Sghira cercando di sfuggire ai 39 gradi centigradi che iniziavano a farsi pesanti: a suon di docce e acqua gelata non potevano non presentarsi i primi sintomi della “diarrea del viaggiatore” che accompagnerà più o meno tutti noi per giorni: un fastidio non da poco se pensiamo alla tipologia di viaggio che stavamo vivendo. É bene non trascurare questo disturbo dato che, se non opportunamente trattato, può degenerare e diventare anche pericoloso: vi consiglio, se intraprendete un viaggio come questo in Marocco, di iniziare già a casa una cura a base di probiotici e fermenti lattici sempre guidati dal parere del vostro medico curante.

Alla sera decidiamo di cenare tutti insieme presso il ristorante Bouanania: chiediamo espressamente di poterci accomodare in terrazza per osservare la città dall’alto e ascoltare con chiarezza il muezzin che richiama alla preghiera con la sua imperturbabile litania. Qui posso godere di un’ottima compagnia: una mamma gatta che allatta i suoi piccolissimi tre micini, sdraiata proprio accanto al nostro tavolo. Inutile dirvi che ogni momento era buono per una coccola alla famigliola e per nutrire l’instancabile mamma, continuamente assillata dal miagolio dei suoi pargoletti.

Spese per questo giorno (conteggiate per due persone)

190 Dirham sciarpina deserto

85 Dirham pranzo

205 Dihram altri souvenir

25 Dirham merenda

30 Dihram acqua

Totale 535 Dirham

Il nostro viaggio continua alla scoperta del Marocco più autentico e pittoresco: Meknès e Fès ci hanno regalato il primo vero assaggio delle città imperiali e ci hanno incantato con le loro Medine variopinte e intricate!

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Commenti

  • Lisa Trevaligie Travelblog
    17 Settembre 2024

    Che bella idea quella di visitare una conceria locale! Sicuramente un’esperienza altamente autentica, che vi avrà permesso non solo di capire le dinamiche lavorative del posto, ma che vi avrà senz’altro trasmesso emozioni piacevoli. Tu sei come me, capti gatti in pericolo anche a mille miglia di distanza!!!

    rispondi
  • 19 Settembre 2024

    E’ da tanto che desideriamo fare un tour in Marocco. Il tuo racconto su questo viaggio meraviglioso è veramente dettagliato e minuzioso, con ottimi spunti.

    rispondi
  • Marina
    22 Settembre 2024

    Non sapevo ci fosse questa grande popolazione felina in Marocco: il giorno che lo visiterò temo che non avrò occhi altro che per gatti e gattini!!! Soffrendo molto il caldo, eviterò di andare ad agosto, anche se ormai 40 gradi li raggiungiamo tranquillamente anche a Roma in quel periodo.

    rispondi
  • 24 Settembre 2024

    La tua descrizione di Meknès e Fès è così vivida e ricca di dettagli che sembra di camminare al tuo fianco tra le strade delle medine. L’incontro con Bouchra e Hassan ha sicuramente aggiunto profondità culturale all’esperienza.

    rispondi
  • 24 Settembre 2024

    Il Marocco è il mio sogno nel cassetto ed il prossimo viaggio che mi piacerebbe fare. Secondo te, il mese di febbraio è ok per un viaggio on the road in Marocco?

    rispondi
  • antomaio65
    24 Settembre 2024

    Non avevo idea che Meknès fosse così estesa e ricca di dettagli, mentre le concerie di Fès sono da tempo nella mia lista dei desideri per la fotogenicità dei colori. Un viaggio molto bello e ricco di spunti il tuo in Marocco

    rispondi
  • 25 Settembre 2024

    Quanti ricordi mi hai fatto tornare alla mente con il tuo articolo e le tue foto bellissime! Noi abbiamo fatto un viaggio in Marocco on the road organizzando tutto da soli, affittando una macchina, e mi ricordo che una delle cose più fastidiose è stata allontanare i millemila marocchini che ci approcciavano per offrirci qualsiasi cosa, dalle visite guidate agli alloggi. Però è stato ormai quasi 10 anni fa… Ma mi ricordo ancora di come tenevo il rametto di menta sotto il naso visitando le concerie, non avrei proprio potuto farne ma meno!

    rispondi
  • 25 Settembre 2024

    Aspettavo questo aggiornamento sul viaggio in marocco per scoprire nuove tappe del tuo viaggio.

    Meknes l’avevo sentita ma non ne sapevo quasi nulla. Soprattutto la storia tra il Sultano del Marocco e la figlia di Re Luigi XIV. Saggia ragazza ed ancora piu bello il dono del re dopo il rifiuto della figlia.

    Bellissimi gli interni del mausoleo e i dettagli.

    Mi spiace, invece, che avete avuto una brutta esperienza con la guida a Fes. Almeno la cena con la Tajine e il vostro riad host ha rimesso a posto al serata.

    La visita alla concerie dev’essere stata interessante, poter vedere la creazione del lavoro.

    Non vedo l’ora di scoprire le prossime tappe.

    rispondi
  • 26 Settembre 2024

    Il viaggio delle meraviglie!Non ho avuto il piacere di vedere Meknes ma la scopro dalle tue parole. Purtoppo le guide commerciali, quelle che portano a visitare negozi con l’intento di stuzzicare l’acquisto si trovano ed è capitato anche a me, proprio a Fes. In ogni caso è stato interessante, anche solo per vedere da vicino l’aspetto dell’artigianato.

    rispondi
  • Bru
    28 Settembre 2024

    Sono stata in Marocco due volte ma non ho visitato Fes, dalle vostre foto e descrizione è davvero imperdibile. Mi pare un Marocco più autentico e meno contaminato dal turismo che invece ho trovato molto invasivo nella mia seconda volta a Marrakesh.

    rispondi

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