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Diario di viaggio: Vienna – Giorno 4

Siamo quasi alla conclusione di questo viaggio meraviglioso, ricco di emozioni e di sapere. Per l’ultima giornata intera a Vienna io e Gabriele abbiamo deciso di dedicarci completamente al meraviglioso Palazzo di Schönbrunn. Alzati di buon mattino, dopo una bella colazione, ci dirigiamo verso il palazzo con l’autobus che ci conduce a destinazione in circa 20 minuti. Arrivati al piazzale antistante il palazzo notiamo che c’è davvero una calca madornale: ebbene, siamo giunti nel punto più caldo di Vienna, nel luogo dove ogni anno più di 5 milioni di turisti si riversano: BENVENUTI A SCHÖNBRUNN!

Diario di viaggio Vienna

Sono circa le 10 e 30, la canicola inizia a farsi sentire anche a Vienna e noi ci mettiamo in fila per acquistare i biglietti. Non li abbiamo comprati online perchè avevamo la Vienna Card con noi e non avremmo potuto ottenere lo sconto se li avessimo acquistati in rete. Così, armati di tanta pazienza, ci siamo sottoposti a più di un’ora di fila per poter visitare il palazzo alle ore…16 e 40! Nessun problema, avevamo tutto il tempo per poter visitare l’Orangerie, il Kronprinzengarten, il parco e il Tiergarten (lo zoo), tutti compresi all’interno del nostro biglietto “Grand Tour”. La prima tappa è quella al Kronprinzengarten, i giardini privati di Meidling: questi piccoli giardini, racchiusi in un muro di siepi, sono stati costruiti intorno al 1745-1750 e presentano aiuole a parterre avvallate delimitate da una piccola bordura. All’interno dei giardini si può passeggiare tranquillamente e lontani dalla calca, sia tra le aiuole che sotto ai graziosi porticati di legno intagliato. Questa parte del palazzo è poco visitata dai più e mostra un angolo riservato e meno conosciuto del complesso monumentale. Dopo più di un’ora di fila è stato poacevole scoprire questa zona ombreggiata e fresca!

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Il Kronprinzengarten

Terminata la visita, ci siamo diretti all’Orangerie, anche questa poco frequentata rispetto al grande parco. L’Orangerie fu fatta costruire dall’imperatore Francesco Stefano nel 1754 per consentire agli aranci e agli altri agrumi di poter trascorrere l’inverno senza patire il gelo. L’Orangerie è lunga 189 metri e larga 10 ed è considerata la maggiore aranceria, assieme a quella di Versailles, di epoca barocca: un luogo molto romatico quello dell’Orangerie che ci ha regalato una dolce e tranquilla visita presso questo storico luogo.

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Dopo questa tappa ci siamo diretti verso il parco di Schönbrunn: questo enorme parco si presenta in stile barocco alla francese e venne progettato da Jean-Nicolas Jadot e Adrian von Steckhoven. Il progetto venne attuato già nel 1695 e non terminò fino al 1699, quando furono costruiti due soli parterre laterali. Con la grande imperatrice Maria Teresa il giardino venne trasformato: i due parterre laterali vennero allargati e resi quelli che vediamo oggi. L’imperatore Francesco Stefano fu anch’esso fautore della trasformazione del parco e proprio qui volle far erigere uno zoo (quello di Schönbrunn è il più antico al mondo) e un giardino botanico. Maria Teresa commissionò poi la costruzione della Gloriette in fondo al giardino, sette anni dopo la morte del marito, e nel medesimo tempo venne anche costruita la grande fontana di Nettuno che ancora oggi troneggia in fondo al viale centrale del grande parco.

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Veduta del parco dalla terrazza con la meridiana

Fu l’imperatore Giuseppe II a disporre l’accesso al pubblico ai giardini imperiali, ancora oggi aperti al pubblico: questo non piacque per nulla all’aristocrazia che si trovava a passeggiare a tu per tu con la popolazione comune. Nonostante alcuni malcontenti, il palazzo divenne un importante luogo di aggregazione per i viennesi.

Il parco si staglia davanti a noi con una bellezza e una grandiosità senza pari: di sicuro questo parco è uno dei più imponenti di tutta l’Europa e non solo. Da amante dei castelli e delle dimore storiche, come ben sapete, è difficile per me rimanere calma e così inizio a saltellare di qua e di là cercando di fotografare il giardino da ogni possibile prospettiva. Bello, bellissimo e non basta questo superlativo per descrivere tutto ciò che abbiamo davanti agli occhi. La facciata interna del palazzo si sposa poi perfettamente con i suoi colori tenui al verde e al giallo dei fiori del parco: un vero e autentico connubio!

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La fontana del Nettuno

Siccome sono un’instancabile camminatrice che non si accontenta mai, decido di tornare più tardi al parco per fotografarlo con un’altra luce: del resto, quando mi ricapiterà ancora? E così, tra una foto e l’altra, giungiamo al divertente “Labirinto classico”, una delle attrazioni più simboliche di Schönbrunn: questo labirinto ha origini tra il 1698 e il 1740 e nel 1998 fu rimpiazzato da un nuovo labirinto il più possibile simile a quello originale. La superficie attuale è di 1715 metri quadrati e al suo interno si trova una piattaforma sopraelevata che permette la visione d’insieme del percorso. Ho sempre trovato molto divertente l’esperienza del labirinto e, da competitiva morbosa, ho subito sfidato Gabriele a chi lo terminasse per primo: aveva scelta secondo voi? Ecco, quindi subito…Via! Dentro al labirinto! Per me è una sfida, sia contro di lui che verso me stessa e così mi sono subito messa a correre per trovare per prima l’uscita, non senza salire sulla piattaforma e osservare Gabriele più sconsolato che divertito (quanta pazienza!). Dopo circa 8 minuti ero fuori dal labirinto: missione compiuta, ho battuto Gabri! Dopo qualche minuto il mio instancabile compagno di viaggio mi raggiunge e ammette la sua amara sconfitta. Non preoccuparti Gab, ce ne saranno ancora tanti di labirinti in cui poterci sfidare!

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Dopo una breve sosta torniamo alla carica, direzione Tiergarten! Se mi seguite da un po’ sapete che visito molto volentieri gli zoo data la loro importanza nel benessere degli animali e nella protezione delle specie: spesso molti vedono i giardini faunistici come un luogo di prigionia per questi animali ma vi posso assicurare che non lo sono affatto (almeno i nostri occidentali). Negli zoo molte persone si prendono cura degli animali, cercando di dar loro il maggior confort possibile. E’ vero, non è come essere liberi, ma questi animali sono nati in cattività e non sopravviverebbero se fossero liberati da un giorno con l’altro: per questo gli zoo rivestono un’enorme importanza nella protezione ex-situ delle specie animali e partecipano a programmi di reintroduzione in natura con i nuovi nati di molte specie.

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Il giardino zoologico di Schönbrunn è stato eletto miglior zoo d’Europa per cinque anni consecutivi e ospita 700 specie animali provenienti da tutti i continenti: dalle giraffe agli oranghi, dagli elefanti africani ai koala. Le star delle zoo sono però i panda giganti (Ailuropoda melanoleuca): lo zoo è l’unico d’Europa ad allevare naturalmente questa specie. Dopo la nascita di Fu Long nel 2007, di Fu Hu nel 2010 e di Fu Bao nel 2013, nel 2016 Yang Yang ha dato alla luce due gemelli, primo panda femmina che si è riprodotto in cattività senza inseminazione artificiale: un evento senza precedenti che fa ben sperare nell’incremento del numero di questi splendidi mammiferi.

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Io non avevo mai visto dal vivo uno tra i miei animali preferiti (che ho anche tatuato, non a caso) ed ero davvero galvanizzata all’idea di poterlo ammirare proprio qui a Vienna. Seguendo la mappa illustrata abbiamo potuto osservare davvero animali straordinari come i leoni marini, i variopinti pappagalli, le numerose specie di scimmie e ancora la ricostruzione di ambienti unici come la foresta pluviale. Di certo, ciò che più ci ha colpito è stato vedere i panda giganti: per ben due volte siamo tornati al recinto di questi incredibili goffi orsi erbivori. Più li guardavo e più avrei voluto stringerli per coccolarli: i panda sono animali molto goffi e spesso rotolano e scivolano. In più passano numerose ore della giornata a dormire, magari dopo un lauto pasto a base di germogli di bambù. Insomma, una vita in vacanza!

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Uno dei panda giganti intenti a pulirsi una zampa

Dopo aver addentato un buon panino con wiener wurst, terminiamo il nostro giro allo zoo e ci dirigiamo verso il Palazzo per visitare i suoi interni. Prima di raccontarvi questa esperienza, vi riporto qualche notizia storica a proposito di questo luogo. Il nome di Schönbrunn venne dato dall’imperatore Mattia che, durante una battuta di caccia in quest’area, vi scoprì una fonte di acqua limpidissima che chiamò schön(er) Brunn, ossia “bella fonte”, da cui il nome, ed è attorno a questa fonte, secondo la tradizione, che si sarebbe costituito poi il castello intero. Il palazzo fu la sede della casa imperiale degli Asburgo dal 1730 al 1918. Dal 1996 il palazzo e il giardino sono stati dichiarati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

L’8 ottobre 1569 l’imperatore Massimiliano II acquisì la proprietà che sorgeva sull’area dell’attuale palazzo, di modo da utilizzarla come propria riserva di caccia. Egli colse anche l’occasione in una parte separata della grande proprietà per installarvi un primitivo zoo con uccelli esotici e i primi pavoni che approdarono a Vienna. Nel 1688 l’architetto Johann Bernhard Fischer von Erlach presenta il “progetto Schönbrunn I” che nelle intenzioni del progettista avrebbe dovuto oscurare la Reggia di Versailles in Francia. La fase attuativa, i cui lavori incominciarono nel 1696, si concretizzò tuttavia in un progetto meno ambizioso che si basava in gran parte sulle strutture già esistenti. I lavori si bloccarono più volte a causa della scarsità di fondi e nel 1705 ancora il castello non aveva preso una forma definitiva. Dopo alcuni anni di disinteresse, fu l’imperatore Carlo VI a prendere in mano le redini delle sorti del castello di Schönbrunn, intendendolo destinare a residenza estiva della famiglia imperiale. Egli però morì prima di riuscire a dare inizio ai nuovi lavori di ampliamento della struttura, che tra il 1743 e il 1749 vennero portati avanti da sua figlia Maria Teresa d’Austria, che si avvalse della perizia dell’architetto Nicolò Pacassi per cambiare radicalmente l’assetto del piccolo palazzotto di caccia. Con l’imperatrice il castello vide il suo massimo splendore e ospitò anche delle rappresentazioni di Joseph Haydn e Wolfgang Amadeus Mozart con conduttori gli stessi compositori.

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Tra il 1805 e il 1809, Napoleone Bonaparte prese residenza al castello di Schönbrunn.

Nel 1830 vi nacque l’imperatore Francesco Giuseppe ed egli qui morì nel 1916, mentre nel 1918 l’imperatore qui Carlo I firmò la sospensione dei lavori del governo imperiale, rimettendosi alla volontà del popolo austriaco; ciò dette inizio al processo che pose fine alla secolare monarchia austriaca tra il 1918 e il 1919. Terminata la proprietà imperiale della struttura, parte di essa venne adibita a scuola per circa 350 bambini, molti dei quali orfani di guerra o figli di famiglie povere. Durante la seconda guerra mondiale, nel 1945, la Gloriette e il palazzo vennero danneggiati dalle bombe degli alleati; il castello divenne il quartier generale locale prima delle truppe russe e poi di quelle inglesi. Il castello e le parti danneggiate vennero ristrutturate in breve tempo.

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Attualmente il palazzo ospita ben 1441 stanze di diversa grandezza, la maggiorparte delle quali adibite a usi governativi. 190 stanze oggi sono aperte al pubblico: sono proprio queste le stanze che abbiamo visitato durante il nostro tour. Purtroppo all’interno del palazzo non si possono scattare fotografie ma vi posso assicurare che in quanto a magnificenza ha ben pochi rivali: oro, argento, intarsi di pregio, arredamento raffinato e lussuoso, tutto fa trasparire l’importanza degli Asburgo che avevano reso con il tempo Schönbrunn un vero e proprio trionfo dell’arte e della bellezza. Il colore oro è predominante, associato al rosso e al rosa, in un connubio davvero potente e regale. La visita al palazzo ci ha profondamente emozionato e ci ha fatto pensare a come dovevano vivere qui i reali di un tempo, in particolare la ormai mitologica Maria Teresa (avete notato quanti articoli che la menzionano ho scritto sul blog? Del resto è stata una figura fondamentale per Pavia e per tutta l’Europa!). La visita si conclude con tanta soddisfazione e, non possiamo negarlo, con un po’ di stanchezza.

L’ultima parte di questo tour lo dedichiamo ancora al parco e alla Gloriette: con le luci più fioche il parco acquista un fascino particolare, caldo e accogliente. Sembra quasi che il Sole, calando, liberi tutto il fascino di questo immenso giardino. Colgo dunque l’occasione di scattare le ultime fotografie, prima di salire sulla Gloriette per godere di un panorama di Vienna incredibile: la città da qui sembra sconfinata ed infinita e avvolge ormai totalmente Schönbrunn, un tempo residenza isolata.

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Il panorama visto dalla Gloriette

I visitatori cominciano ad abbandonare la residenza e i suoi giardini e la luce diventa sempre più fioca. Anche per noi, dopo aver scattato le ultimissime fotografie, è ora di salutare questo luogo maestoso e supersuggestivo. Inizia a salirci un po’ di malinconia perchè è l’ultimo tramonto che vedremo qui a Vienna e l’idea di tornare ci rende un po’ tristi. D’un tratto, però, lo stomaco comincia a brontolare e un nuovo pensiero ci balena in testa: è ora di mangiare una bella Wiener Schnitzel! Con la mente rivolta alla gustosa cena salutiamo dunque Schönbrunn: il nostro cuore trabocca di emozioni meravigliose e, tra una risata e l’altra, ci avviamo in hotel per concludere questa indimenticabile giornata.

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Diario di viaggio: Colonia – Giorni 2 e 3

Continua il mio viaggio a Colonia, tra imprevisti e tempo incerto! La chiusura dei Musei, devo ammetterlo, mi ha colto un po’ alla sprovvista e quindi trovare qualcosa da fare, con la città blindata a causa del Carnevale, non è stato facile, ma la vostra Donna Vagabonda sa adattarsi in qualunque situazione (o almeno ci prova!) e quindi ha cercato nuovi luoghi da scoprire.

Colonia

Una piccola sorpresa

E’ domenica e fa freddo: il vento sferza il mio viso e quello di Gabriele e l’ideale sarebbe proprio un luogo chiuso da visitare, ma le opzioni sono davvero poche. Decidiamo dunque  di dirigerci comunque in centro per fare un giro della città e provare a vedere se il Duomo è aperto. Per nostra grande, anzi grandissima, fortuna, il Duomo è aperto perchè c’è la messa e finalmente riusciamo ad entrarvi, anche se, per ovvi motivi, non possiamo visitarlo a pieno: le guardie ci hanno fermato all’inizio della navata, ma riusciamo comunque a scattare qualche foto e a percepire la grandiosità di questo edificio religioso. La struttura è imponente ed il soffitto così alto trasmetto un senso di superiorità e maestosità. Estasiati, riusciamo a comprendere quanto studio e lavoro ci fossero stati dietro a questa cattedrale.

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Mezzi confortati, usciamo per vedere se almeno i negozi sono aperti e, come mi aspettavo, non lo erano affatto: la domenica in Germania è proprio sacra (come pure il Carnevale!). Spulciando su internet scopriamo però che un luogo aperto c’è: si tratta dello Zoo di Colonia. Curiosi di visitarlo, prendiamo la metro e ci dirigiamo proprio qui.

Un cambio di programma molto apprezzato!

In molte città ho visitato gli zoo e devo dire che ne sono sempre rimasta soddisfatta, soprattutto degli zoo tedeschi: dopo quello di Berlino, di Stoccarda e di Heidelberg, perchè non visitare anche quello di Colonia? Con un po’di amaro in bocca, entriamo dunque in uno dei giardini zoologici più importanti dello Stato, in attesa di ritrovare il sorriso.

Il sorriso, non si è fatto attendere dato che abbiamo subito potuto constatare che gli animali, anche qui, vivono in recinti ampi e dotati di tutti i confort da loro richiesti. Il percorso si snoda iniziando dai cammelli e dagli orsi, fino ad arrivare agli elefanti e ai pinguini. Vedere gli ospiti trattati con rispetto, coccolati e quasi “venerati” ci ha riempito di gioia. Gabriele non visitava uno zoo da quando era davvero troppo piccino e queste sono state le sue impressioni:

virgolette Lo zoo di Colonia si è rivelato una sorpresa tanto inaspettata quanto gradita. Non avendo memoria di altri giardini zoologi è stato davvero un piacere poter vedere di persona tante specie diverse ospitate in riproduzioni dei loro habitat naturali. L’intersa struttura offre inoltre l’opportunità di trascorrere una piacevole giornata a contatto con la natura a dispetto di quasi ogni condizione metereologica, regalando numerose ore di divertimento adatte ad ogni età.

Il tempo ha anche retto molto bene, non ha mai piovuto nonostante un cielo davvero plumbeo e minaccioso.

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La ricchezza faunistica è davvero degna di nota: possiamo trovare parecchi felini, come il Leopardo delle nevi (Panthera uncia) ed il Leone asiatico (Panthera leo persica), numerosi primati come il Gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei) o l’Orangutan (genere Pongo), e ancora una nutrita avifauna come pappagalli, gru, aironi e anatidi. Non possiamo non menzionare le bellissime e simpatiche Giraffe reticolate (Giraffa reticulata) e gli enormi ippopotami (Hippopotamus amphibius). Le dimensioni dello Zoo sono davvero ragguardevoli e per visitarlo tutto, con spiegazione scientifiche della sottoscritta e le tante curiose domande di Gabriele, ci abbiamo messo quasi un’intera giornata! Si può proprio dire che lo Zoo ci abbia salvato in questa mini-vacanza!

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Non siamo riusciti a vedere l’acquario, che si trova proprio di fronte allo zoo, ma chissà che un giorno non torneremo ad ammirare questi meravigliosi animali proprio qui a Colonia!

Stanchi e, finalmente, soddisfatti, decidiamo di rientrare verso il centro per la cena: dato che non siamo rimasti delusi la prima volta, tentiamo ancora la sorte e ci dirigiamo verso il ristorante sotto la stazione di Schweinske per assaporare una Schweinske schnitzel e un succulento curry-wurst! Anche questa volta, il nostro stomaco ha ben gradito!

Verso la fine del nostro weekend lungo

Il weekend sta davvero per terminare, ma abbiamo deciso di ripartire verso l’Italia con un volo a metà pomeriggio, in modo da poterci godere ancora qualche ora in questa città così particolare.

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Curiosi di vedere qualche maschera e confortati da un tiomido sole che spunta, ma solo per pochi istanti, decisiamo di tornare verso il centro della città per fotografare qualche figurante: non rimaniamo delusi perchè il lunedì è il giorno delle parate e riusciamo, nel poco tempo rimasto a disposizione, a fotografare alcune maschere davvero meravigliose. Tutti i partecipanti lanciano fiori e caramelle e la folla si sbraccia nel tentativo di ricevere uno di questi premi. Anche noi veniamo catturati da questa atmosfera giocosa e festante e decisiamo di fermarci per goderci una piccola parte della parata.

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Il tempo, per noi, è però giunto al suo scadere e tornare in Italia ci mette davvero tristezza. E’ ora di salire sul treno che ci conduce all’aeroporto, per poi rimpatriare.

Conserviamo un sapore agrodolce di Colonia e ci promettiamo di rivisitarla, ma non a Carnevale!

Diario di viaggio: Stoccarda e dintorni – Giorno 4

Siamo arrivati all’ultimo giorno a Stoccarda e anche il cielo sembra triste: difatti, ci risvegliamo con un diluvio battente. Nonostante ciò, decidiamo comunque di visitare il Giardino zoologico e botanico di Wilhelma.

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Lungo uno dei sentieri del parco

Questo parco è unico, in quanto combina sia l’elemento botanico che quello zoologico ed è uno dei più grandi della Germania. Aperto da oltre 160 anni, Wilhelma ospita moltissime varietà di piante e specie di animali, tutte nel rispetto della vita, senza forzature o soprusi. E’ importante come i giardini zoologici tedeschi, come quello di Wilhelma, e tanti altri in Europa, svolgano un ruolo fondamentale per la salvaguardia e la tutela di specie minacciate, sia floreali che animali. Donna Vagabonda è quindi orgogliosa di sostenere i progetti a cui aderiscono queste realtà visitandole, sempre mantenendo il rispetto e l’amore per la natura.

L’inaugurazione del parco risale al 1846 ma la fauna arrivò soltanto dopo la II Guerra Mondiale: si contano più di 9000 animali ed oltre 100 specie diverse, mentre per quanto riguarda l’aspetto botanico, ritroviamo circa 6000 specie.

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Attenzione particolare è stata riservata ai primati, che possono vantarsi di vivere in enormi e spaziosi recinti, sia interni che esterni e che offrono ogni agio e confort.

Seguendo i molteplici percorsi che prevedono l’immersione totale del visitatore negli ambienti naturali ricreati non si può che rimanere stupiti davanti alla grande dedizione e passione dello staff del Wilhelma: gli animali adorano gli zoo keeper che lavorano nel parco e più di una volta li osserviamo in comportamenti affettuosi nei loro confronti.

Con un grande ristorante e più punti di ristoro, il parco è progettato per far trascorrere un’intera giornata spensierata a famiglie e non: i cartelli sono esplicativi ed i sentieri solo assolutamente agibili anche da carrozzine e sedie a rotelle. Si respira dunque un clima sereno e gioioso.

Con la metropolitana che si ferma proprio davanti, il parco è facilmente raggiungibile dal centro della città e ci apre le porte moresche pronto ad accoglierci. Davvero tanti, tantissimi animali, ma anche fiori colorati e profumati. Il tempo, nonostante la nostra felicità, ci tira qualche scherzo e con i continui scrosci di pioggia tenta di toglierci il sorriso dal viso, ma non ci riesce, perchè ciò che vediamo è talmente bello che non possiamo farci scoraggiare dalle nuvole bislacche.

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E’ così che incontriamo scimpanzè (Pan troglodytes), volpi volanti (Pteropodidae sp.), okapi (Okapia johnstoni) e gru (Grus sp.) di varie specie. Non possiamo dunque essere felici che questi animali vivano così bene, anche se non nel loro ambiente.

Dopo un lauto pasto al ristorante self-service (ottimi prezzi e grande varietà!) e l’ultimo giro, dobbiamo tornare in albergo per prendere i bagagli e dirigerci in aereoporto.

Finisce così, il nostro viaggio a Stoccarda, ma la Germania mi aspetterà di nuovo, fra poche settimane.

Per leggere gli altri giorni di viaggio:

Giorno 1

Giorno 2

Giorno 3