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Il Museo del mese di Novembre: il Museo Civico di Storia Naturale di Verona

Come ormai voi lettori sapete, il Museo del Mese è scelto con un sondaggio che avviene all’interno del gruppo Facebook di Donna Vagabonda (cliccate qui per visitarlo ed iscrivervi). Questo mese torniamo a Verona per scoprire le meraviglie del Museo Civico di Storia Naturale.

Museo storia naturale verona

Durante il mio viaggio a Verona (cliccate qui per leggere l’articolo del primo giorno) ho potuto visitare questo incredibile e memorabile museo, che ospita più di 3.000.000 reperti. Sapete che non mi tiro mai indietro quando si tratta di visitare musei, in particolare quelli di storia naturale, perciò una tappa a questo di Verona era davvero d’obbligo.

Entrata_1
L’entrata del museo

Il Museo civico di Storia Naturale ha la sua sede a Palazzo Pompei, uno degli edifici più importanti dal punto di vista storico e architettonico di tutta la città. Nel 1833 il palazzo fu donato dalla famiglia Pompei al Comune di Verona per poter accogliere raccolte d’arte e collezioni scientfiche di pregio. Da allora il nucleo del museo venne ampliato e le sale si arricchirono di reperti e pezzi unici.

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Articolato in 16 sale, il Museo ospita tre sezioni principali: geologia, paleonotologia e zoologia. Di notevole pregio è la sezione dedicata ai fossili ritrovati a Bolca (leggete qui l’articolo inerente a Bolca) che ospita notevoli pezzi: dai pesci alle piante fossili, davvero la sezione è ricca di campioni incredibili, da rimanere senza fiato. Il percorso espositivo si snoda poi attraverso una sezione mineralogica che spiega l’origine e la formazione dei minerali per poi passare alla parte zoologica del museo, che conserva esemplari tassidermizzati tipici del veronese e non solo. Un ottimo focus è stato inserito sull’evoluzione, per mostrare il percorso che ha portato alla differenziazione delle specie e alle loro specializzazioni. Da non trascurare poi la parte dedicata agli insetti, con moltissimi campioni esposti, e la parte geologica, con campioni di roccia tipici della zona del veronese (forse questa è la sezione che più richiederebbe attenzione data la ricchezza di campioni esposti e tavole esplicative).

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Il museo si imposta dunque come un luogo classico per la conoscenza, con espositori semplici e ben descritti: prevale l’antica concezione museale, con campioni esposti e descrizioni da poter leggere per comprendere ciò che stiamo vedendo.

Il museo non è solo un punto di riferimento per i visitatori e per la didattica ma lo è anche per la ricerca scientifica: numerosi sono i campioni che ancora oggi vengono preparati e analizzati. Una comunità scientifica viva e ancora molto fiorente è alle spalle di questo luogo!

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Consiglio vivamente agli appassionati e non solo di visitare questo bel museo, ricco di storia e con un ottimo appofondimento sulla natura del territorio veronese. Non ne rimarrete delusi!

Informazioni utili

 Il Museo civico di Storia Naturale si trova in Lungadige Porta Vittoria, 9, Verona.

Biglietti e costi

  • biglietto intero: € 4,50
  • biglietto ridotto gruppi, anziani (over 60) e studenti: € 3,00
  • biglietto ridotto scuole/ragazzi 8-14 anni (solo accompagnati): € 1,00
  • ingresso gratuito:
    • anziani (over 65) residenti nel Comune di Verona
    • persone con disabilità e loro accompagnatori
    • bambini fino a 7 anni
    • con VeronaCard

Prima domenica del mese tariffa unica: € 1,00 (in caso di mostre in corso e nei mesi di giugno, luglio, agosto e settembre si applicano le tariffe ordinarie di ingresso).

Il Museo di Storia Naturale è aperto al pubblico nei seguenti orari:

  • dal martedì al venerdì dalle 9.00 alle 17.00
  • il sabato, la domenica e i festivi dalle 14.00 alle 18.00

La biglietteria chiude mezz’ora prima dell’orario di fine visita.
Il Museo è chiuso ogni lunedì, il 25 dicembre (Natale), il 1° Gennaio (Capodanno), il giorno di Pasqua, il 1°Maggio.

Nel periodo estivo è prevista una chiusura straordinaria che normalmente comprende l’intera settimana di ferragosto.

Per ulteriori informazioni visitate il sito ufficiale cliccando qui.

Il Museo di Marzo: il Museo civico di Scienze Naturali di Bergamo

Durante l’uscita didattica che ho svolto al primo anno di insegnamento, ho potuto visitare uno dei musei più belli e validi di Scienze Naturali che ci siano nel Nord Italia: si tratta del museo “Enrico Caffi di Scienze Naturali di Bergamo”. Scopriamo insieme la sua storia e le sue collezioni.

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Situato nella Città Alta di Bergamo, vicino al Civico museo archeologico di Bergamo, conserva più di un milione di reperti, con una superficie espositiva di oltre 1800 metri quadrati.

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Il meraviglioso allosauro

Il Museo è nato nel 1871 ed è stato inaugurato ufficialmente nel 1918. Tra le collezioni più antiche, il Museo annovera quella lepidotterologica di Antonio Curò con ben 12.000 esemplari, la Raccolta ornitologica di Giovanni Battista Camozzi Vertova, e la Raccolta malacologica di Giovanni Piccinelli. Il primo direttore fu Enrico Caffi, a cui il museo è stato dedicato, che lo guidò fino al 1947 con una gestione lungimirante e volta ad incrementare le raccolte con reperti sempre più interessanti.

Nel 1960 le collezioni vennero spostate nell’attuale sede, nel Palazzo Visconteo della Cittadella.

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Il Museo è composto di diverse sezioni, molto ben articolate e con pannelli espositivi molto esaustivi: si passa dalla zoologia (con particolare attenzione all’ornitologia e all’entomologia), alla geologia (con un vasto inserto di minerali e rocce), alla paleontologia, forse la sezione più interessante ed “impressionante”: qui, infatti, troviamo un calco a grandezza naturale di uno scheletro di allosauro, che ci impressiona grazie alle sue dimensioni ragguardevoli: questo carnivoro del giurassico non sarà suggestivo forse come il T-Rex, ma è pur sempre stato un superpredatore temibile per tutti gli erbivori del suo tempo. Oltre a questo calco, si trovano importanti fossili del Triassico tutti rinvenuti nelle valli bergamasche. E ancora, degni di nota solo le ammoniti piritizzate, la libellula fossile Italophlebia gervasuttii, i fossili del più antico rettile volante, l’Eudimorphodon ranzii, ed i resti scheletrici degli elefanti (Elephas meridionalis) rinvenuti nelle miniere di lignite della Val Gandino.

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Il Museo è assolutamente adatto a tutti, sia ai grandi che ai piccoli e si dimostra all’altezza anche per le persone non vedenti grazie alle numerose vetrine tattili del percorso “Il museo da toccare” e grazie alle scritte in Braille.

Devo dire che lo scopo del Museo, di mostrare ed intrattenere, è stato assolutamente assolto dato che sia io, che i miei colleghi, che gli studenti (con un’età compresa tra i 14 ed i 19 anni) siamo rimasti davvero soddisfatti dalla visita. Il Museo Caffi si dimostra quindi un bel punto di riferimento delle Scienze Naturali sia del Bergamasco che del Nord Italia.

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Informazioni utili

Il Museo è aperto tutti i giorni con il seguente orario (orario invernale): dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 17:00.

Si può visitare il museo secondo le seguenti tariffe:

Biglietto unico valido contemporaneamente per il Museo di Scienze Naturali e il Museo Archeologico: € 3.00

Abbonamento annuale per l’entrata ad entrambi i musei. Valido un anno dalla data di emissione: € 10.00

L’ingresso è gratuito per le seguenti categorie:

– Minori di 18 anni

– Disabili ed accompagnatori

– Scolaresche ed insegnanti accompagnatori

– Soci dell’Associazione Amici del Museo di Scienze Naturali

– Possessori abbonamento Musei Lombardia

– Amici del Museo Archeologico

Per ulteriori informazioni, visitate il sito internet ufficiale:

http://www.museoscienzebergamo.it/web/

Le meraviglie della natura: i Lavini di Marco

Dopo avervi parlato del Museo Paleontologio di Bolca (clicca qui per leggere il mio articolo), non potevo non parlarvi dei Lavini di Marco, un luogo suggestivo, quasi lunare da quanto è spettacolare. Ho visitato questo luogo sempre durante il mio corso di studi, in occasione della mia visita a Bolca. Dopo questa breve introduzione vi chiederete: beh, che cosa sono questi Lavini di Marco? Scopriamolo insieme!

Lavini di Marco

Immaginate di vedere centinaia di orme di dinosauri, sia carnivori che erbivori. Dite che è impossibile? No, perchè vicino a Rovereto, alle pendici del Monte Zugna, ciò che immaginavate solo, è diventato realtà. Siamo in un’area naturale protetta, nella Provincia di Trento, di più di 35 ettari. L’area è stata classificata come un biotopo, cioè un’area di dimensioni limitate di un’ambiente, dove vivono organismi vegetali ed animali di una stessa specie o di specie diverse, in condizioni fisico-chimiche pressochè costanti.

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Ma le impronte come sono finite lì?

I Lavini di Marco sono una distesa di blocchi di roccia calcarea dovuti a delle frane avvenute in epoca preistorica-storica. Le frane hanno consentito alle impronte di venire “a giorno”, cioè di affiorare e di mostrarsi all’uomo. Così, nel 1990, il biologo e geologo Luciano Chemini li ha scoperti e il paleontologo ed icnologo Giuseppe Leonardi ha cominciato a studiarle, fino ad individuare impronte vecchie di 200 milioni di anni, in pieno Giurassico Inferiore. Il Trentino era molto diverso in quest’epoca passata e le impronte sono state lasciate su una distesa d’acqua popolata da organismi marini i cui scheletri hanno poi creato gli odierni calcari alpini: insomma, un’enorme barriera corallina che si trovava a bassissime profondità. I dinosauri hanno quindi camminato sulla spiaggia e le impronte, grazie a diversi processi geologici e biologici, si sono mantenute fino ad oggi.

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Una pista di impronte di sauropode

Ad oggi, sono stati identificate impronte di Ornitischi Bipedi, e anche delle impronte tridattili più piccole appartenenti a carnivoridi. Da alcune orme ben conservate si è potuto stabilire che si trattava di Teropodi Carnosauri.

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Potete immaginare come per me sia stata una visita davvero stupefacente, in un luogo dove sembra di respirare ancora l’aria che respiravano questi mastodontici rettili. Quando il mio Professore ha organizzato l’escursione, ero euforica. Dunque zaino in spalla, e partenza, per un weekend tutto paleontologico!

L’accesso al sito è libero e il percorso non presenta difficioltà, nemmeno per i bambini. Lungo il percorso, sono stati installati dei pannelli esplicativi. Il percorso dura circa mezzora, dopo aver lasciato l’auto.

Il sito paleontologico dei Lavini di Marco è inserito nell’inventario on line dei Geositi trentini, a cura del Servizio Geologico della Provincia Autonoma di Trento.

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Di seguito, alcune indicazioni su come raggiungere il sito, che comunque è ben segnalato.

Lasciato il parcheggio presso la Grotta Damiano Chiesa e scendendo a ritroso fino alla prima curva, potrete vedere alcune piste e orme isolate lasciate da dinosauri carnivori e altri. Se continuate, troverete il “colatoio Chemini” che vi mostrerà circa 30 piste o rome di sauropodi e teropodi. La parete diventa verticale (il punto forse più difficoltoso) e si raggiunge una vecchia strada militare che vi porterà a vedere due piste di sauropode e una di teropode. A valle della strada forestale da cui siamo partiti si snodano altri tre colatoi disposti ad Y che però io non ho visitato per questioni di tempistiche.

I Lavini di Marco sono un luogo unico, davvero suggestivo ed immancabile nella lista di tutti gli appassionati di natura, di geologia e di dinosauri, oltre che di paleontologia.

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Il sentiero con il panorama

Oltre a queste impronte, in Italia ce ne sono altre, come in Puglia, ad Altamura (non ho avuto ancora l’occasione di vederle).

Consiglio vivamente a tutti i miei lettori appassionati di questo genere di escursioni di visitare i Lavini di Marco, perchè non ne rimarranno delusi.

L’emozione che si prova a vedere le testimonianze di un lontano passato è davvero fortissima: sapere che i dinosauri hanno calcato le nostre terre e hanno lasciato un segno tangibile della loro preenza è, a mio avviso, davvero, formidabile.

Il Museo di febbraio: il museo paleontologico di Bolca

Durante i miei studi, ho avuto l’opportunità di poter visitare tanti luoghi interessanti e di scoprire anche musei che non conoscevo. E’ il caso del museo paleontologico di Bolca, situato nel paese omonimo, in provincia di Verona. Dopo una bella mattinata di ricerca di fossili, dove sono stata anche fortunata a trovare un bel pesciolino, la visita al museo della famiglia Cerato è stata davvero obbligatoria.

Bolca

Già perchè la dinastia dei Cerato gestisce il sito di ricerca ed il museo correlato, che è un vero e proprio Lagerstätte, ossia un sito talmente ricco di reperti da essere definito “eccezionale” per la paleontologia. Grazie ad una concessione risalente alla fine del 1800, la famiglia si è occupata dell’estrazione e della conservazione di notevoli pezzi. I veri protagonisti non sono i grandi rettili del Mesozoico, ma bensì i pesci: il sito infatti viene definito la “Pesciara” di Bolca.

Il giacimento è costituito da strati calcarei dello spessore di circa 19 metri e di limitata estensione. La grande varietà di esseri viventi ha davvero stupito gli scienziati, dato che sono stati rinvenuti sia pesci da barriera corallina (simili a quelli dell’odierno Mar Rosso), sia organismi di fondali bassi e sabbiosi, simili a quelli che oggi possiamo ritrovare presso le coste meridionali del Mar Mediterraneo.

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Nel giacimento di Bolca sono state ben 250 specie di animali fossili (140 generi, 90 famiglie e 19 ordini). Inoltre, eccezionali sono stati i ritrovamenti di cefalopodi, crostacei, meduse e coralli, oltre che piume d’uccello, insetti, carapaci di tartarughe e piante acquatiche e terrestri.

Il perchè ci sia una così grande abbondanza di forme viventi è ancora tutto da spiegare e i paleontologi stanno, ancora oggi, studiando questo giacimento con grande interesse.

Il museo si caratterizza per la spettacolarità dei suoi campioni esposti: impressionanti pesci angelo (ordine dei Perciformes) e razze, pronti ad ammaliare lo spettatore che si trova davvero immerso in una laguna preistorica che lascia letteralmente senza fiato. Un viaggio nello spazio e tra le pieghe del tempo, dove i fossili sembrano prendere vita e traghettarci in lagune lontane e ricche di forme e colori bizzarri.

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I due piani epositivi offrono un’esperienza a tutto tondo e, grazie alla presenza di due grandi acquari marini con specie odierne, non è difficile per il visitatore immaginare la bellezza di questi veri e propri giganti del passato.

Il museo è adatto sia ad adulti che ai piccini, che troveranno di sicuro spettacolari questi maestosi esseri del passato. Accanto al Museo si può inoltre visitare un piccolo shop che propone pezzi in vendita provenienti anche da altri giacimenti, soprattutto esteri.

Consiglio vivamente di approfittare anche della foresteria della famiglia, dove si mangia assai bene e si dorme altrettanto comodamente. La famiglia, propone anche visite guidate al giacimento con attività di raccolta presso le “discariche”, ovvero la zona all’esterno del giacimento dove vengono depositati gli scarti delle lavorazioni, che contengono numerosi piccoli fossili ben visibili ad occhio nudo.

Informazioni utili

Biglietto intero: 4 euro

Biglietto ridotto: 3 euro

Il Museo è aperto tutti i giorni con i seguenti orari:

Orario invernale: dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 18.00

Orario estivo: dalle 9.00-12.00 e dalle 14.00-18.00

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale

http://www.museofossilibolca.eu/

Il Museo di settembre: il Museo Speleo Paleontologico di Genga

Durante la mia visita alle Grotte di Frasassi, non potevo non cogliere l’occasione di visitare il Museo affiliato speleo paleontologico archeologico di Genga, che conserva il famoso (almeno per noi addetti ai lavori) Ittiosauro di Genga. Perchè affiliato? Perchè con il biglietto per accedere alle Grotte è compreso anche l’ingresso a questo Museo, che forse troppo spesso i turisti saltano per distrazione o perchè non sanno della sua presenza. I turisti, appunto, non i viaggiatori. Eccomi quindi a raccontarvi di questo piccolo e grazioso Museo.

 

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Insegna del Museo

 

Il Museo speleo paleontologico e archeologico di Genga è un museo allestito all’interno del cenobio dell’Abbazzia di San Vittore: il Museo si propone di far conoscere la storia dell’ittiosauro di Genga, nonchè dei fossili ritrovati nei dintorni del comune di Genga e dei resti archeologici di queste zone. Senza dubbio il Museo, di ridotte dimensioni e con tre piccoli piani espositivi, è famoso per il suo rettile giurassico più che per gli altri oggetti esposti.

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L’Ittiosauro è stato ritrovato il 20 luglio nel 1976, in località Camponocecchio, proprio nei dintorni di San Vittore, durante i lavori per la costruzione di una galleria stradale. Vi avevo già parlato degli ittiosauri, in occasione del Museo del mese di Gennaio del 2017 (leggete qui il mio articolo), infatti questo non è il primo che incontro sul mio cammino, ma di sicuro è uno dei più importanti presenti in Italia. Gli ittiosauri sono grandi rettili marini estinti simili agli odierni delfini: questi formidabili predatori marini prosperarono per tutto o quasi il Mesozoico, dal Triassico inferiore (circa 250 milioni di anni fa) al Creatceo superiore, circa 90 milioni di anni fa. La causa della loro estinzione è ancora sconosciuta.  Le molte specie di ittiosauri erano di dimensioni diverse, e variavano da 1 ad oltre 16 metri, respiravano aria, partorivano cuccioli vivi (erano vivipari come i delfini e le balene) e probabilmente a sangue caldo.

La nostra protagonista, che possiamo anche chiamare gengasauro (Gengasaurus nicosiai), o Marta, dato che era una femmina, è vissuta circa 152 milioni di anni fa (Kimmeridgiano-Titonico, Giurassico superiore) nelle odierne Marche. Può essere inquadrata all’interno della famiglia degli oftalmusaridi anche se differisce da Ophthalmosaurus sotto vari aspetti, come la forma del basisfenoide posteriore, la forma del sopraoccipitale, la sfaccettatura assiale dell’omero e l’ulna prossimo-distalmente accorciata. Dopo anni in cui i resti furono abbandonati, il paleontologo Umberto Nicosia iniziò a studiarli ma solo nel 2016 la specie venne ufficialmente descritta. All’interno dell’esofago di questo esemplare, l’unico fin ora trovato, sono stati rinvenuti due denti di squalo del gruppo degli Hexanchiformes.

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Oltre al gengasauro, il museo ospita alcuni fossili di mammiferi ed uno scheletro di Ursus spelaeus (l’Orso delle caverne), oltre ad alcuni manufatti preistorici ritrovati nei dintorni come punte di freccia, lance, vasellame (anche di epoca romana o posteriore).

Il Museo si trova in Via S. Vittore, 60040 San Vittore ed è aperto dal Lunedì al Sabato dalle ore 10:00 alle ore 13:00 e dalle 14:30 alle 18:30, mentre la Domenica e i festivi si osserva l’orario continuato dalle 8:30 alle 19:30.

Il biglietto intero è di 4 euro, mentre il ridotto di 2 euro, gratuito ai visitatori delle grotte, ai ragazzi sotto i 6 anni, ai portatori di handicap e ai residenti del Comune di Genga.

Per ulteriori informazioni visitate il sito ufficiale.

Le mostre più belle: Mineralpavia

Da tre anni ormai si ripete il consueto appuntamento con Mineralpavia, Fiera e Borsa-Scambio di Minerali e Fossili.

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Quest’anno, Mineralpavia torna il 27 maggio, domenica, con tante novità e più di 70 espositori provenienti da tutto il nord Italia.

Ormai diventata un appuntamento fisso, la manifestazione si sposta quest’anno in una nuova location, presso il Centro Polifunzionale di San Genesio ed Uniti, in Via Parco Vecchio 21.

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Come per le scorse edizioni, la mostra prevede la vendita e lo scambio di minerali, fossili, monili, pietre preziose, gemme e oggetti preziosi. Mineralpavia è il luogo di ritrovo di appassionati, collezionisti o semplice pubblico attirato dalla bellezza della mineralogia e della paleontologia. Una giornata unica in tutto l’anno, ed una manifestazione senza precedenti all’interno della realtà pavese e del suo territorio: Mineralpavia è infatti l’unica fiera del settore del territorio pavese, che riunisce non soltanto persone della provincia, ma anche di Milano, Torino, Genova, e da tante altre città.

Oltre alla vendita e allo scambio aperto al pubblico, alla manifestazione sarà presente una mostra fotografica naturalistica con le fotografie dei fotografi Milo Ramella, Luciano Girotto e Silvia Moretti, esperti naturalisti.

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Anche quest’anno, l’organizzazione è affidata all’Associazione Mineralogica e Paleontologica Pavese (di cui sono il Presidente), che con tanto entusiasmo cerca di migliorare l’evento sempre di più.

L’ingresso al pubblico è gratuito.

La Fiera Mineralpavia si terrà il giorno 27 maggio 2018 e sarà aperta al pubblico dalle ore 9:00 alle ore 18:30, presso il Centro Polifunzionale di San Genesio ed Uniti (Pv), in via Parco Vecchio 21.

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale, l’evento ufficiale su Facebook o inviate una mail ad info@amppavia.it

Il Museo di Gennaio: il Museo Civico dei fossili di Besano

Il Museo civico dei fossili di Besano si trova nella piccola città di Besano, in provincia di Varese, all’interno di una palazzina dei primi del 1900.
Il museo è nato per ospitare gli importanti fossili ritrovati nella Formazione di Besano: si tratta di una delle località fossilifere più importanti e conosciute in Italia; già Stoppani nel 1862 diresse le prime campagne di scavo.
L’affioramento di Besano è composto da una successione del Triassico Medio e presenta cinque livelli fossiliferi principali, all’interno delle quali si possono suddivedere diverse associazioni faunistiche. Il sito è stato anche inserito all’interno della World Heritage List UNESCO.
Il museo si compone di cinque sale dove sono esposti fossili e calchi, con alcuni pannelli esplicativi. A richiesta, si può optare per la visita guidata.
I fossili esposti sono di invertebrati, piante, pesci, rettili. La star del museo è un gigantesco rettile marino, il Besanosaurus leptorhynchus, un ittiosauro lungo circa 6 metri. I resti di questo animale sono straordinari, infatti lo scheletro è pressochè completo e all’interno dell’addome si possono osservare anche dei piccoli, e ciò ci indica che questo esemplare era femmina.

Oltre al Besanosaurus, possiamo incontrare i resti del Saltriosauro, dinosauro carnivoro del periodo Giurassico.

Per ulteriori informazioni sul museo, cliccate qui.