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Il Museo del mese di Gennaio: il Naturhistorisches Museum di Vienna

Ed eccoci arrivati ad un nuovo anno e…Ad un nuovo museo! Sul gruppo di Facebook avete votato come Museo del mese di Gennaio il Naturhistorisches Museum di Vienna e dunque scopriamolo insieme.

Naturhistorisches Museum di Vienna

Ho visitato questo museo durante il mio ultimo viaggio nella capitale austriaca, nell’asgoto del 2019 (leggete qui l’articolo a riguardo) e ne sono rimasta letteralmente incantata.

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L’entrata del museo

Il Museo di Storia Naturale di Vienna è uno dei più grandi musei del suo genere in Europa e nel mondo, con più di 20 milioni di oggetti e reperti all’interno della propria collezione. Il museo è stato costruito per ospitare l’enorme collezione naturalistica della famiglia imperiale degli Asburgo e fu aperto in contemporanea al suo “museo gemello”, il Kunsthistorisches Museum, nel 1889. Parlo di “museo gemello” in quanto gli edifici ospitanti sono stati costruiti tra il 1872 ed il 1891 sulla Ringstraße secondo i progetti di Gottfried Semper e Karl von Hasenauer e hanno la stessa struttura.

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Con 39 sale espositive disposte su due piani, una sala per le mostre temporanee e un ristorante, il museo accoglie i visitatori mostrando lo splendore delle collezioni asburgiche che possono vantare pezzi unici e straordinari, come il meteorite “Tissint” proveniente da Marte o ancora la splendida collezione entomologica risalente al 1876, comprendente numerosi campioni provenienti da tutto il mondo.

Il museo di Storia Naturale di Vienna ha un impianto tradizionale ed è arricchito da pannelli espositivi e piccoli spazi multimediali, per un’esperienza più immersiva. Il tipo di esposizione è classico ma non per questo meno interessante di altri (del resto, data la mole di pezzi in esposizione, questa è la scelta più azzeccata). Le numerose sale ospitano pezzi e reperti compresi in tutte le scienze naturali: mineralogia, paleontologia, antropologia, zoologia. Manca solo la botanica all’interno di questa vasta esposizione.

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Il pezzo più rilevante della collezione è senza dubbio la famosa Venere di Willendorf, una statuetta di undici centimetri risalente a circa 28.000 anni fa, rinvenuta nel 1908 da Josef Szombathy nella valle del Wachau, in Bassa Austria. La Venere è un capolavoro della scultura e dell’arte paleolitica e mostra una donna raffigurata con un corpo steatopico: la grandezza dei seni e della vulva indicavano prosperità e fertilità nella cultura primitiva (e non solo) ed è per questo che questa statuetta è stata così modellata. Alla Venere di Willendorf è dedicata un’intera stanza, chiamata “Gabinetto di Venere”.

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La Venere di Willendorf

Di notevole pregio sono anche i numerosi reperti tassidermizzati di animali a rischio di estinzione o addirittura estinti, spesso ultime testimonianze di esseri viventi ormai scomparsi. Il museo ospita anche un Planetario digitale con una cupola di 8,5 metri di diametro e con una tecnologia fulldome.

La sezione forse più impressionante è quella paleontologica che ospita gli scheletri di alcune specie iconiche del Mesozoico come Diplodocus, Allosaurus e Iguanodon. Di grande impatto è di sicuro l’animatrone di allosauro a grandezza naturale che sicuramente regala sorrisi ed emozioni al visitatore.

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Molto interessante è anche la Sala dei Meteoriti che ospita la collezione di meteoriti più grande e antica del mondo: ben 1100 campioni sono esposti per la gioia di tutti gli appassionati.

Per visitare tutto il museo e le mostre temporanee il tempo di permanenza che vi consiglio è di almeno quattro ore data la mole imponente di reperri esposti. Il museo è adatto sia a grandi che ai piccini, che sicuramente apprezzeranno le meraviglie esposte.

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Visitare questo museo è stata una delle più belle e complete esperienze che ho vissuto a Vienna e di sicuro se volete scoprire l’anima autentica di questa città non potete non inserire questo luogo all’interno del vostro itinerario!

Informazioni utili

Il Naturhistorisches Museum di Vienna si trova presso Maria-Theresien-Platz, Vienna.

Il museo è aperto da giovedì a lunedì dalle ore 9 alle ore 18.30. Il mercoledì il museo è aperto dalle ore 9 alle ore 21. Il martedì è il giorno di chiusura.

Il biglietto intero è di 12 euro, quello ridotto per studenti è di 7 euro, per i bambini e i ragazzi con meno di 19 anni l’entrata è gratuita.

Per i possessori di Vienna Card l’ingresso è di 10 euro.

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale.

Diario di Viaggio: Vienna – Giorno 3

Ed eccoci arrivati al terzo giorno a Vienna, alla metà del viaggio. Oggi è una giornata molto molto speciale perchè si tratta del mio compleanno: il 7 agosto infatti la vostra Donna Vagabonda ha compiuto 27 anni! Quale miglior modo di trascorrere il proprio compleanno se non in viaggio? Ormai è una tradizione che si ripete!

Diario di viaggio Vienna

Per questo giorno speciale io e Gabriele abbiamo deciso di visitare i favolosi musei di Storia Naturale e di Storia dell’Arte, ma prima una tappa la merita il Parlamento. In questo momento il Parlamento, normalmente ben visibile, è in ristrutturazione, dunque ciò che si può visitare gratuitamente è il cantiere, o meglio, il container che mostra il cantiere: questo è arricchito da informazioni riguardo all’edificio e all’intervento di restauro. La visita, seppur breve, è comunque interessante ed è un modo di valorizzare un bene che altrimenti sarebbe chiuso al pubblico.

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Una foto dal Cantiere del Parlamento

Dopo qualche minuto giungiamo in Piazza Maria Teresa, dove troneggiano due musei: il Museo di Storia Naturale di Vienna e il Museo di Storia dell’Arte di Vienna. Al centro della piazza si trova la celebre Statua di Maria Teresa, voluta dall’Imperatore Francesco Giuseppe per commemorare la sovrana illuminata, simbolo di saggezza e di sicurezza del potere. Per l’esecuzione del monumento a Maria Teresa, venne richiesto dal 1874 l’intervento di tre scultori: Johannes Benk, Carl Kundmann e Caspar Zumbusch che realizzarono un progetto comune, dividendosi poi i compiti nella realizzazione delle diverse statue bronzee che compongono il monumento. Al monumento occorsero 13 anni per essere completato, con un peso totale di 44 tonnellate. Sulla cima più alta risiede la figura dell’imperatrice che da sola raggiunge i 6 metri di altezza. La sovrana si trova seduta sul suo trono, in cima alla composizione, mentre impugna nella mano sinistra uno scettro e la prammatica sanzione, mentre con la mano destra saluta il suo popolo. Seduti intorno al trono sul cornicione stanno delle personificazioni allegoriche delle virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza, temperanza.

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Il Monumento di Maria Teresa

Ad ognuno dei quattro lati si trova un timpano con un rilievo ed una statua indipendente, ispirata a personaggi chiave che guidarono il governo di Maria Teresa:

Il monumeto riempie davvero la piazza e ci fa sentire molto piccoli al cospetto dell’austera Imperatrice che, dall’alto, protegge e guida ancora tutti gli austriaci e chi fa visita ai due musei. Di certo questo monumento è uno dei più iconici di Vienna e uno dei più famosi. Una piccola copia in miniatura si può osservare al Museo del Belvedere (leggete qui per saperne di più sul museo) e l’avevamo vista solamente il giorno prima.

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Il Museo di Storia Naturale con il Monumento di Maria Teresa

Dopo aver scattato qualche foto ci dirgiamo all’interno del primo museo, quello di Storia Naturale: in realtà io questi musei li avevo già visitati durante il mio primo viaggio a Vienna, ma avevo anche un’età diversa e molte cose le ho viste un po’ frettolsamente. Oggi finalmente posso rigodere di uno spettacolo senza pari. Il Museo di Storia Naturale di Vienna è uno dei più grandi di questo genere al mondo, nonchè il più grande di tutta l’Austria. Venne pensato per custodire l’enorme collezione naturalistica degli Asburgo e infatti risiede nel complesso della Hofburg. Fu aperto nel 1889 assieme al Kunsthistorisches Museum (il Museo di Storia dell’Arte, proprio di fronte).

Il Museo si articola su più piani ed è particolarmente imponente, nonchè estremamente ricco di oggetti e manufatti esposti. Le sezioni spaziano dalla mineralogia alla paleontologia, dall’entomologia alla zoologia, dalla geologia all’antropologia. Insomma, tutte le scienze naturali sono ben rappresentate e possono contare su un’esposizione coinvolgente e assai accattivante: accanto alla presentazione in stile “classico- museale” (con tutti i pezzi esposti e denominati da un cartellino), numerosi sono i pannelli didattici ed interattivi, anche per bambini. Insomma, cosa posso desiderare di più per il mio compleanno? E infatti la prima sezione che decido di visitare è quella dei miei amati minerali: intere sale con pezzi da collezione ed estetici perfettamente conservati, catalogati ed esposti. I miei occhi sono assolutamente a cuoricino e Gabriele deve trascinarmi fuori a forza, altrimenti ero ancora nella prima sala! Il mio fare da cicerone coinvolge totalmete il mio compagno che, alla fine e nonostante tutto, sorride sempre alle mie spiegazioni astruse sulla formazione e sulla composizione di queste meraviglie della natura. Notevole è anche la sezione dedicata alla gemmologia, con gemme di caratura eccezionale, veramente da urlo!

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Dopo più di un’ora e mezza passata tra queste sale, decidiamo di procedere verso la parte paleontologica e antropologica: qui sono conservati degli scheletri praticamente completi di dinosauri oltre che degli animatroni in dimensioni naturali di alcuni grandi dinosauri del passato, come l’allosauro. Di notevole interesse è la presenza nel museo della famosissima Venere di Willendorf, ospitata in una sala praticamente esclusiva.

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Dopo aver visitato tutto il primo piano, ci accingiamo a visitare anche il secondo, tutto o quasi dedicato alla zoologia e alle sue branche: di notevole interesse è di sicuro la collezione entomologica che risale al 1793 e venne poi ampliata negli anni. Non poteva poi mancare una ricchissima collezione di avifauna, con uccelli tassidermizzati provenienti da ogni continente. Per me è veramente la manna.

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La Venere di Willendorf

Dopo ben 4 ore passate all’interno del museo sentiamo che la fame inizia a farsi sentire: decidiamo di mangiare qualcosa di veloce ed optiamo per un panino con il currywurst, acquistato a pochi metri dai musei. La giornata è nuvolosa ma la pioggia non è una minaccia quindi ci sediamo su una delle panchine della piazza e ci gustiamo il nostro mega panino riempito di salse e di paprika. Gabriele ha scelto di provare una variante piccante e le sue papille hanno davvero urlato! Insomma, Vienna non solo è bella ma ci offre anche momenti di puro divertimento. Le risate non mancano mai!

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Sazi e contenti decidiamo di dirigerci verso il secondo museo, quello di Storia dell’Arte. Anche questo museo è diviso in vari piani e ospita capolavori dell’arte antica, greca, romana, medioevale, rinascimentale, fino al ‘600. Tra sculture, pitture, oggetti e opere d’arte varie, il museo ospita mezzo milione di pezzi. La collezione originaria appartiene, ancora una volta, agli Asburgo e il museo espone opere di Antonello da Messina, Giovanni Bellini, Tiziano Vecellio, Correggio, Giorgione, Lorenzo Lotto, Jan Brueghel il Vecchio, Jan Brueghel il Giovane, Giuseppe Arcimboldo, Albrecht Dürer, Parmigianino, Raffaello Sanzio, Pieter Paul Rubens e di molti altri artisti. Oltre ai dipinti sono presenti anche altre collezioni: la collezione egizia orientale (Ägyptisch- Orientalische Sammlung), la collezione delle antichità romane e greche (Antikensammlung), quella della scultura e delle arti decorative (Kunstkammer), il gabinetto numismatico (Münzkabinett), la biblioteca (Museumsbibliothek).

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Un museo del genere, come quello di Storia Naturale, bisognerebbe visitarlo a più riprese, data la mole e la diversità dei reperti esposti. Le sezioni che più ci colpiscono sono quella dell’arte greca e, naturalmente, della pittura. Ricordo ancora quando ho visitato la prima volta il museo con mia zia Gianfranca: il suo entusiasmo era alle stelle e mi descriveva minuziosamente le tecniche di realizzazione o la storia dell’artista. Di sicuro, la mia passione per l’arte proviene da questi suoi racconti. Ricordo ancora molto bene quanto rimasi colpita dai ritratti di Velázquez o dalla maestosità della neve dipinta da Bruegel, ma anche dalle curiose composizioni dell’Arcimboldo. In questa occasione ho potuto apprezzare ancora di più l’esposizione, avendo acquisito una maggiore conoscenza della storia dell’arte. A mio parere questo museo completa chiaramente la collezione del Belvedere (leggete qui il mio articolo a riguardo) e riesce ad emozionare come pochi altri.

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Come per l’altro museo, la visita è durata circa 4 ore, intense e molto emozionanti. Un bellissimo ricordo mi ha lasciato la presenza di una signora che stava dipingendo un quandro di Bruegel il Vecchio presente al suo interno: si tratta de “Cacciatori nella neve”. La Signora stava dipingendo questa bellissima opera con estrema calma e concentrazione: ogni sua pennellata faceva trasparire la bellezza sia della sua nuova opera che di quella da cui derivava. La presenza di questa pittrice ha sicuramente donato un tocco in più, poetico e romantico, alla nostra esperienza. Io, naturalmente, non potevo non fotografarla!

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Dopo otto ore (forse qualcosa in più) intense ed emozionanti, dediciamo di lasciare i musei per dirigerci verso il centro e precisamente verso l’Hotel Sacher. Naturalmente il nome di questo luogo avrà risvegliato in voi una certa voglia di torta al cioccolato…Ed è proprio per quello che ci siamo andati! Non è un vero compleanno senza una buona torta e qui forse si può assaggiare la migliore di tutte: l’Hotel Sacher è uno dei pochissimi luoghi dove appunto si può gustare la celebre Torta Sacher ideata da Franz Sacher.

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Arrivati notiamo subito la lunga fila per entrare ma questo non ci scoraggia: a tutti i costi siamo determinati a gustare la torta. Dopo un’attesa di circa un’ora, finalmente ci fanno salire al primo piano e ci fanno accomodare ad un tavolino per due con vista sulla via. La sala da tè è ordinata e lussuosa, i camerieri sono tutti ben vestiti e indossano guanti bianchi. Sembra proprio di essere in un ambiente esclusivo! Arrivati i menù, decidiamo di ordinare: per me una fetta della classica Torta Sacher con panna montata e cioccolata mentre Gabri sceglie lo strudel, sempre con cioccolata. Le papille gustative cantavano una melodia gioiosa e il nostro palato sprizzava gioia da tutti i pori. CHE BONTA’!

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I dolci più buoni dell’intero universo!

Questo dolce ci vale come cena e quindi decidiamo di rientrare, stanchi dalla giornata così ricca di eventi e soddisfatti per aver visto così tante meraviglie. Il mio compleanno non poteva essere più elettrizzante e divertente. Grazie Vienna per avermi regalato tutte queste emozioni!

Per leggere il primo giorno del diario di viaggio, cliccate qui.

Per leggere il secondo giorno del diario di viaggio, cliccate qui.

Per leggere la pianificazione di questo viaggio, cliccate qui.

Per leggere altri articoli sull’Austria, cliccate qui.

Il Museo del mese di Novembre: il Museo Civico di Storia Naturale di Verona

Come ormai voi lettori sapete, il Museo del Mese è scelto con un sondaggio che avviene all’interno del gruppo Facebook di Donna Vagabonda (cliccate qui per visitarlo ed iscrivervi). Questo mese torniamo a Verona per scoprire le meraviglie del Museo Civico di Storia Naturale.

Museo storia naturale verona

Durante il mio viaggio a Verona (cliccate qui per leggere l’articolo del primo giorno) ho potuto visitare questo incredibile e memorabile museo, che ospita più di 3.000.000 reperti. Sapete che non mi tiro mai indietro quando si tratta di visitare musei, in particolare quelli di storia naturale, perciò una tappa a questo di Verona era davvero d’obbligo.

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L’entrata del museo

Il Museo civico di Storia Naturale ha la sua sede a Palazzo Pompei, uno degli edifici più importanti dal punto di vista storico e architettonico di tutta la città. Nel 1833 il palazzo fu donato dalla famiglia Pompei al Comune di Verona per poter accogliere raccolte d’arte e collezioni scientfiche di pregio. Da allora il nucleo del museo venne ampliato e le sale si arricchirono di reperti e pezzi unici.

 

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Articolato in 16 sale, il Museo ospita tre sezioni principali: geologia, paleonotologia e zoologia. Di notevole pregio è la sezione dedicata ai fossili ritrovati a Bolca (leggete qui l’articolo inerente a Bolca) che ospita notevoli pezzi: dai pesci alle piante fossili, davvero la sezione è ricca di campioni incredibili, da rimanere senza fiato. Il percorso espositivo si snoda poi attraverso una sezione mineralogica che spiega l’origine e la formazione dei minerali per poi passare alla parte zoologica del museo, che conserva esemplari tassidermizzati tipici del veronese e non solo. Un ottimo focus è stato inserito sull’evoluzione, per mostrare il percorso che ha portato alla differenziazione delle specie e alle loro specializzazioni. Da non trascurare poi la parte dedicata agli insetti, con moltissimi campioni esposti, e la parte geologica, con campioni di roccia tipici della zona del veronese (forse questa è la sezione che più richiederebbe attenzione data la ricchezza di campioni esposti e tavole esplicative).

 

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Il museo si imposta dunque come un luogo classico per la conoscenza, con espositori semplici e ben descritti: prevale l’antica concezione museale, con campioni esposti e descrizioni da poter leggere per comprendere ciò che stiamo vedendo.

Il museo non è solo un punto di riferimento per i visitatori e per la didattica ma lo è anche per la ricerca scientifica: numerosi sono i campioni che ancora oggi vengono preparati e analizzati. Una comunità scientifica viva e ancora molto fiorente è alle spalle di questo luogo!

 

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Consiglio vivamente agli appassionati e non solo di visitare questo bel museo, ricco di storia e con un ottimo appofondimento sulla natura del territorio veronese. Non ne rimarrete delusi!

Ringrazio lo IAT Verona – Ufficio del Turismo per avermi offerto la possibilità di visitare questo museo con il Pass per Blogger.

Informazioni utili

 Il Museo civico di Storia Naturale si trova in Lungadige Porta Vittoria, 9, Verona.

Biglietti e costi

  • biglietto intero: € 4,50
  • biglietto ridotto gruppi, anziani (over 60) e studenti: € 3,00
  • biglietto ridotto scuole/ragazzi 8-14 anni (solo accompagnati): € 1,00
  • ingresso gratuito:
    • anziani (over 65) residenti nel Comune di Verona
    • persone con disabilità e loro accompagnatori
    • bambini fino a 7 anni
    • con VeronaCard

Prima domenica del mese tariffa unica: € 1,00 (in caso di mostre in corso e nei mesi di giugno, luglio, agosto e settembre si applicano le tariffe ordinarie di ingresso).

Il Museo di Storia Naturale è aperto al pubblico nei seguenti orari:

  • dal martedì al venerdì dalle 9.00 alle 17.00
  • il sabato, la domenica e i festivi dalle 14.00 alle 18.00

La biglietteria chiude mezz’ora prima dell’orario di fine visita.
Il Museo è chiuso ogni lunedì, il 25 dicembre (Natale), il 1° Gennaio (Capodanno), il giorno di Pasqua, il 1°Maggio.

Nel periodo estivo è prevista una chiusura straordinaria che normalmente comprende l’intera settimana di ferragosto.

Per ulteriori informazioni visitate il sito ufficiale cliccando qui.

Inaugurazione del Museo Kosmos di Pavia

Da molto tempo era in programma una ristrutturazione del Museo di Storia Naturale di Pavia, spesso chiuso e non così famoso per il turista che veniva a visitare la mia città. Forse per la sua posizione leggermente decentralizzata rispetto a quella della sede dell’Università centrale, o forse per altri motivi, il Museo è stato lasciato sempre un po’ a sè stesso e pochi, pavesi e non, conoscevano la sua storia.

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Dopo un periodo di ristrutturazione, il 21 settembre 2019 viene inaugurato il nuovo Museo di Scienze Naturali: Kosmos.

Donna Vagabonda non poteva non essere presente a questo grande ed atteso evento: moltissime persone, curiosi, invitati, grandi e piccini si sono presentati alle 10:30 ansiose di vedere il Museo restituito alla propria città. Siamo così in tanti che veniamo ospitati presso il cortile antestante l’ingresso del Museo.

Numerosi sono stati gli interventi degli ospiti, ma uno su tutti mi ha catturato: quello del Rettore Universitario Fabio Rugge, che parla del museo come un luogo di ritrovo, di cultura, di scienza, un luogo dove tutti possono ammirare le bellezze naturali e reperti unici della collezione universitaria.

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Kosmos è stato pensato come un viaggio alla scopera della natura attraverso alcune personalità eccelse, primo tra tutti Lazzaro Spallanzani, che tanto ha donato all’Università di Pavia. Kosmos è un museo che si libera della sua veste “pragmatica” da museo ottocentesco e vuole far immergere il visitatore in un mondo fatto di storia e di scienza, dove i reperti vengono esposti in modo moderno e coinvolgente: oltre alla collezione, ci sono numerose installazioni interattive e dinamiche, per un’esperienza immersiva e per tutte le età. Dalla zoologia all’anatomia comparata, dalla paleontologia alle stranezze studiate dagli scienziati, il museo Kosmos saprà catturare l’attenzione di tutti i suoi visitatori.

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Nonostante la calca incredibile, sono riuscita ad assaporare almeno l’essenza di questo museo: lo trovo, rispetto all’esposizione precedente, molto più immediato e coinvolgente, soprattutto per i più piccoli. I reperti sono stati accuratamente selezionati per essere del giusto numero, nè pochi nè troppi. Forse avrei inserito qualche informazione in più sui campioni, soprattutto nella parte dedicata alla paleontologia (di solito, è buona pratica indicare il luogo e l’anno di ritrovamento dei fossili e questo mancava in alcuni pezzi esposti). Interessante il focus sui fossili di Bolca (leggete qui il mio articolo riguardo al Museo di Bolca) e curiosa la sezione di anatomia comparata, che ospita anche il curioso vitello ciclope (la testa di un vitello con un solo occhio).

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Il museo affonda le sue radici nel Periodo Asburgico, infatti fu Maria Teresa a volerlo; Lazzaro Spallanzani lo diresse per quasi trent’anni e lo arricchì di una collezione zoologica tra le più antiche del mondo: in questa si trovano un coccodrillo del Nilo (Crocodylus niloticus), un ippopotamo (Hippopotamus amphibius), uno squalo mako a pinne corte (Isurus oxyrhynchus) e un tursiope (Tursiops truncatus). Con gli anni le collezioni si sono incrementate grazie a numerosi personaggi di spicco, come Torquato Taramelli, Leopoldo Maggi, Pietro Pavesi, Giuseppe Balsamo Crivelli.

Un’inaugurazione sentita e molto partecipata quella del Museo Kosmos, che ha acceso in me anche la speranza di vedere sempre più luoghi culturali di Pavia migliorati e resi di nuovo alla cittadinanza.

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Di sicuro, tornerò a far visita a questo Museo con più calma e più tranquillità, in modo da godermi a pieno questa ritrovata esposizione.

Non mi resta, ormai,  che consigliarvi la visita al Museo!

Per saperne di più, visitate il sito ufficiale.

Diario di viaggio: Verona – giorno 3

Cari amici e amiche, siamo giunti quasi al termine del viaggio a Verona, un viaggio ricco di emozioni, dove siamo riusciti a gustarci la leggendaria ospitalità veneta e dove il divertimento non è certo mancato.

Se non avete ancora letto il primo giorno, rimediate cliccando qui e non perdetevi il secondo giorno cliccando qui! Se invece siete interessati alla pianificazione di questo viaggio, leggete l’articolo cliccando qui!

Verona (2)

L’itinerario di questa giornata seguirà alcune tappe principali:

  • La Basilica di Sant’Anastasia
  • Il Duomo
  • Il Ponte di Pietra
  • Castel San Pietro
  • Il Teatro Romano
  • Giardino Giusti
  • Il Museo di Storia Naturale

Due pilastri della cristianità: Santa Anastasia e il Duomo

Ancora una volta la sveglia suona presto (non esiste che in vacanza si dorma, per buona pace di Gabriele) e dopo una bella colazione ci si mette subito in cammino verso la Basilica di Sant’Anastasia, che si trova poco distante dalla nostra base di partenza. Una volta entrati e mostrato il pass (anche qui non senza un’opportuna verifica della sua veridicità), rimaniamo subito estasiati dalla grandezza e dalla maestosità di questo luogo sacro. Verona sembra la città delle grandi Chiese ed è proprio così: in nessuna città che ho mai visitato ho visto tanta grandiosità (eccetto Roma).

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la Chiesa è in realtà intitolata al santo domenicano Pietro Martire, tuttavia è conosciuta con il nome di Sant’Anastasia dato che in questo luogo si trovava un antico edificio di culto ariano dedicato ad Anastasia di Sirmio martire sotto le persecuzione di Diocleziano.

La costruzione dell’edificio che oggi possiamo vedere ebbe inizio nel 1260 ad opera di Manfredo Roberti, vescovo di Verona, su richiesta dei frati domenicani che ancora non avevano un proprio luogo di culto. Il cantiere ebbe inizio nel 1290 e fin da subito beneficiò di numerose donazioni e lasciti testamentari, come quelli degli appartenenti ai Della Scala. Caduta la signoria scaligera i lavori ebbero dei rallentamenti ma con la ritrovata stabilità politica successiva alla dedizione a Venezia ripresero alacremente. La chiesa venne consacrata solennemente il 22 ottobre 1471 dal cardinale e vescovo di Verona Giovanni Michiel, tuttavia i lavori continuarono per oltre due secoli non arrivando mai a completare la facciata.

All’interno della chiesa si possono ammirare tele e affreschi di noti maestri della pittura veronese e non, quali: Pisanello, Altichiero, Liberale da Verona, Stefano da Zevio, Nicolò Giolfino, e tanti altri.

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Forse il motivo di tante visite è proprio l’affresco di Pisanello di San Giorgio e la Principessa, che si trova sopra l’arco della cappella Pellegrini: questa è una delle opere più famose del tardo gotico. Si tratta di un’affresco esterno alla cappella solo parzialmente conservato, di datazione incerta (tra il 1433 e il 1438 o tra il 1444 e il 1446). A causa delle numerose infiltrazioni di acqua provenienti dal tetto della chiesa, l’affresco è solo parzialmente osservabile e il restauro sarebbe davvero complicato da operare.

La Chiesa è impressionante per la sua bellezza e per la sua grandezza: il soffitto è alto e crea un’atmosfera ariosa e molto suggestiva.

Dopo aver visitato la Basilica di Sant’Anastasia, ci dirigiamo verso il Duomo, la chiesa forse più importante di Verona (anche se è una dura lotta tra San Zeno, San Fermo, Sant’Anastasia).

Purtroppo anche il Duomo ci ha presentato una sgradevole sorpresa: dopo aver verificato la veridicità del nostro documento, ci hanno dato i bigleitti senza l’audioguida gratuita (che veniva data a tutti i visitatori). Non abbiamo fatto rimostranze e siamo entrati perchè non ci sembrava il caso, anche se forse, con il senno di poi, sarebbe stato meglio far valere i nostri diritti.

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La facciata posteriore del Duomo con la scultura dell’Angelo

In ogni caso la bellezza del Duomo è indiscutibile e di sicuro siamo rimasti estasiati anche da questo luogo. Passiamo ora alla descrizione consueta: la struttura attuale sorge nel luogo in cui venne edificata, nel IV secolo, la prima chiesa cristiana della città, probabilmente ad opera di San Zeno. La struttura primordiale venne rasa al suolo dal terremoto del 1117. La costruzione della nuova cattedrale fu iniziata tre anni dopo e terminò nel 1187. Risale al cinquecento l’attuale sistemazione della facciata mentre il campanile, costruito su un precedente campanile romanico, venne rialzato fino a 30 metri da Michele Sanmicheli e solo nel primo Novecento venne portato all’altezza attuale (circa 75 metri): nonostante tutto, il campanile non è stato ancora terminato dato che manca la cuspide. Una leggenda vuole che questo sia dovuto al fatto che nessun edificio potesse superare in altezza la Torre dei Lamberti ma la realtà ci dice che è per mancanza di fondi che non venne completato (ma la leggenda rimane comunque molto suggestiva!).

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L’interno della Chiesa è diviso in tre navate da pilastri molto alti in marmo rosso di Verona che sostengono le arcate gotiche. Le prime tre cappelle di ogni lato presentano un aspetto unitario. La navata centrale è conclusa dalla cappella maggiore ed è stata realizzata dall’architetto Michele Sanmicheli. Le cappelle laterali sono arricchite da numerose sculture ed opere pittoriche, per lo più rinascimentali, la più famosa è quella con il dipinto dell’Assunzione della Vergine (1535) opera di Tiziano, mentre tra gli altri figurano molti artisti veronesi.

I veri protagonisti della storia veronese: i Romani

Dopo queste due bellissime chiese, ci dirigiamo verso il Ponte di Pietra e il Teatro romano, decidendo di visitare questo ultimo monumento prima del pranzo. A dire il vero, nella mia immensa ignoranza, non pensavo ci fosse un Teatro romano a Verona (dato che l’Arena si prende tanti meriti) e quindi quando l’ho scoperto sono rimasta un po’ sbigottita, ma non delusa affatto: se da una parte l’Arena ci testimonia una presenza romana importante, non sono nemmeno da sottovalutare la bellezza e l’importanza di questo luogo. Il Teatro romano è un teatro costruito all’aperto nel I secono a.C. presso il colle di San Pietro, all’interno delle mura romane e sulla sponda sinistra del fiume Adige. Il Teatro romano fa parte del Museo archeologico cittadino e viene adoperato come spazio teatrale durante l’estate: proprio qui viene ospitata l’Estate teatrale veronese sin dal 1948. Quest’ultimo è anche uno dei più grandi e antichi dell’Italia settentrionale.

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Ciò che possiamo osservare oggi sono i resti del Teatro originale dato che la primitiva struttura fu scossa da numerosi danni dovuti al tempo, agli eventi naturali e derivati dalla sepoltura al di sotto di edifici fatiscenti. Nel 1834 un ricco commerciante, Andrea Monga, acquistò i terreni dove un tempo sorgeva il Teatro e condusse degli scavi: la meraviglia fu tanta quando scoprì i resti. Non riuscì però a vedere compiuti i lavoro di demolizione e di scavo ma la sua opera non rimase incompiuta dato che il comune di Verona, nel 1904, acquistò la zona e li proseguì. Oggi possiamo vedere la cavea e la gradinata, molte arcate delle loggie e alcuni importanti resti della scena, oltre che i muri portanti dell’edificio scenico. Se si risale verso la sommità del colle si possono vedere anche i resti del tempio che coronava la struttura originale. Il Teatro era solo parzialmente visitabile a causa degli allestimenti che si stavano adoperando in vista degli spettacoli estivi, ma è stato comunque molto suggestivo vedere ancora una volta una traccia della magnificenza dell’epoca romana. Oltre al Teatro abbiamo visitato anche il Museo archeologico di Verona, istituito proprio qui nel 1924: non voglio anticiparvi nulla, perchè scriverò un articolo a riguardo, quindi vi racconto solo che il Museo è un importante luogo che custodisce numerosi reperti romani con circa 600 opere esposte nelle sale e con 150 altre opere esposte nella zona del chiostro esterno della Chiesa dell’ex convento qui costruito dalla congregazione dei Gesuati di San Girolamo sul colle di San Pietro.

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Dal chiostro si gode anche di una splendida veduta di Verona e in particolare del suo Ponte Pietra: il ponte è l’unico rimasto costruito nell’epoca romana ed è lungo 92,8 metri e larco 7,2 metri. Costituito da 5 arcate, di cui due sono di epoca romana insieme alla spalla sinistra, fu rimaneggiato dagli Scaligeri che costruirono la spalla destra con la soprastante torre e l’arco adiacente  e ancora dai venziani che costruirono le due arcate rimanenti con il grande tondo.

Pausa Focaccia e poi su fino a Castel San Pietro!

Se Verona continua a stupirci per quanto riguarda la sua ricchezza culturale, non può che fare lo stesso con il suo cibo e i suoi chioschetti: ancora una volta Moreno colpisce nel segno dato che ci ha consigliato un posticino davvero favoloso per mangiare una…Focaccia! La Focacceria Ponte Pietra si trova infatti a pochi passi dal Ponte Pietra e offre focacce di tutti i gusti e di tutte le misure! Assaporarla e gustarla davanti al Ponte Pietra o sulle rive dell’Adige è sicuramente una rilassante esperienza!

Con la pancia piena e un po’ accaldati ci rigiamo verso Castel San Pietro: decidiamo di raggiungerlo tramite la funicolare, dove troviamo un’addetta all’accoglienza molto simpatica e premurosa! Io poi adoro le funicolari e di solito non me ne faccio sfuggire nemmeno una durante i miei viaggi: sono stata in quella di Bergamo e in quella di Lione, ad esempio. La funicolare ci porta dunque al colle San Pietro dove è situato l’omonimo edificio militare: si tratta di una caserma asburgica costruita su un precedente fortificato, oggi però inutilizzata. L’interno è diventato un parco pubblico e il piazzale merdionale, dove arriva proprio la funciolare, è la meta preferita per chi vuole ammirare Verona dall’alto. In effetti lo spettacolo della città da questa prospettiva è sensazionale e di sicuro vale la pena salire fino a qui per vedere i tetti della bella città veneta.

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Per scendere decidiamo di non usufruire della funicolare ma di proseguire a piedi lungo la stradina stretta che ci riporta al Ponte di Pietra: a scenderla è un conto, a salirla…Beh le mi anche avrebbero qualcosa di ridire (niente in realtà di così eccezionale eh, in una  buona mezz’ora a passo lento si sale, ma purtroppo ho a che fare con due anche già compromesse quindi meglio non sforzarle più di tanto!).

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Verona in tutto il suo splendore

Tra cipressi e glicini: il Giardino Giusti e il suo Palazzo

Scesi soddisfatti, decidiamo di visitare la penultima tappa prefissata della giornata: il Giardino Giusti e il suo Palazzo.

Palazzo e Giardino Giusti non rientrano all’interno del nostro Pass dato che si tratta di beni privati ma di certo non è stato questo a farci desistere, anzi!

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Il Palazzo è stato costruito nel XVI secolo insieme all’omonimo giardino, considerato dagli esperti e non solo uno dei più belli esempi di giardino all’italiana. Durante la sua vita, il giardino fu modificato più volte e grande attenzione gli fu riservata dopo la Seconda Guerra Mondiale dato che molte piante furono stroncate dai massicci bombardamenti e dalle vicende belliche. L’aspetto della struttura che oggi possiamo ammirare è quello che gli ha donato Agostino Giusti, Cavaliere della Repubblica Veneta e Gentiluomo del Granduca di Toscana. Nel 1583 sempre Agostino insieme alla moglie Alda Malaspina trasferirono presso il Palazzo la loro residenza. Oggi sono visitabili sia l’Appartamento 900, in cui vissero i due coniugi, e il Giardino: la famiglia Giusti vi abitò fino al 1944, quando fu reso inagibile dai bombardamenti. La parte restante del Palazzo venne requisita come comando della Luftwaffe fin dal 1943. L’appartamento venne restaurato nel 1954 da Alberto e Mary Farina, che lo presero in affitto vitalizio dai Giusti e che vi abitarono dal 1954 al 1984.

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Non voglio raccontarvi di più di questo luogo storico, anche perchè, come per il Teatro Romano, vorrei dedicargli un articolo a sè: non me ne vogliate ma questi sono luoghi talmente belli e ricchi di storia che vorrei proprio venissero approfonditi sul blog, così come per il Museo di Storia Naturale, di cui leggerete qualche informazione a breve.

Il Giardino è davvero meraviglioso e ben curato, sebbene richieda una manutenzione continua: la pulizia e l’ordine devono essere sempre mantenuti e il visitatore deve trovare questo luogo sempre accogliente e a misura d’uomo. Numerose sono le aree dove possiamo sederci e rilassarci, lontani dal caos della vita ferenetica o anche solo dal traffico cittadino: i glicini profumati rendono il muro di confine una dolcezza per gli occhi e i cipressi sembrano traghettarci verso la Toscana. La vista dal belvedere, sul cosiddetto “Mascherone” per via del volto grottesco qui scolpito, mostra il giardino in tutta la sua bellezza, e non solo quello: da questa terrazza si presta anche Verona a dare il suo spettacolo di bellezza, ancora una volta.

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Non può mancare il Museo di Storia Naturale

Dopo esserci riposati all’ombra, cullati da una piacevole brezza, decidiamo, anche se con un po’ di stanchezza, di dirigerci verso l’ultima tappa di questo penultimo giorno a Verona: Il Museo di Storia Naturale di Verona. Il Museo non può mancare assolutamente: durante la mia visita a Verona del 2016 non ero riuscita a visitarlo per mancanza di tempo ma questa volta non me lo sono fatta sfuggire. Tra l’altro, Gabriele adora i musei di Storia Naturale e quello di Verona vale sicuramente una visita!

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Il Museo è ospitato presso Palazzo Pompei, uno degli edifici più importanti dal punto di vista architettonico e storico di Verona e si compone di sedici sale espositive, della biblioteca e degli uffici museali. Le sezioni toccano le più importanti scienze: la zoologia, la geologia, la paleontologia, la mineralogia. Le collezioni del museo sono incrementate  dalle numerose campagne di ricerca (floristiche, faunistiche, paleontologiche e preistoriche) svolte nel territorio veronese, in Italia e nelle missioni all’estero, da donazioni e acquisti. Il Museo ospita e conserva un patrimonio naturalistico che ha oggi una consistenza di oltre 3.000.000 di esemplari. Ovviamente non tutto il patrimonio è esposto, ma se volete apprezzarlo davvero a pieno, dovete assolutamente dedicarvi almeno due ore del vostro tempo.

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Usciti da questo fantastico museo dove siamo rimasti a bocca a parte soprattutto per la grande mole di fossili provenienti da Bolca e dal Veronese (leggete qui il mio articolo a riguardo) decidiamo di rientrare in B&B per una doccia e per un attimo di riposo: alla sera ci attende una buona cena presso il Ristorante Pizzeria Torre 5 che mi avevano consigliato e che non ci ha affatto delusi.

Con un po’ di malinconia ci apprestiamo a rientrare in camera dopo una bella passeggiata rilassante al chiaro di luna, allietati ancora una volta dalla vista dell’Arena e dai vicoli che ci riportano verso il nostro Bed and Breakfast.

Ringrazio ancora una volta lo IAT Verona – Ufficio del Turismo per la grande opportunità che ci ha riservato.

Per ulteriori informazioni e riferimenti:

IAT Verona – Ufficio del Turismo

Basilica di Sant’Anastasia

Duomo di Verona

Museo Archeologico al Teatro Romano

Giardino Giusti

Museo di Storia Naturale

Riferimenti: #visitverona, #visitveneto, #veronatouristoffice, #IatVerona, #Verona e @veronatouristoffice.

Diario di viaggio: Lubiana e Bled – giorno 2

Una giornata intensa mi aspetta a Lubiana! Ora che la città mi è più famigliare, è ora di visitare i suoi angoli più nascosti. Purtroppo il meteo non è dalla mia parte e mi risveglio sotto il diluvio più insistente: non è una novità quando viaggio, quindi non mi faccio scoraggiare e decido di iniziare a visitare i musei più importanti e famosi della città: Il Museo Nazionale di Slovenia (leggi qui il mio articolo), il Museo di Storia Naturale e la Galleria Nazionale (Narodna galerija) che si trovano tutti nel quartiere dei Musei, difronte al Parco Tivoli.

Parcheggiato nei dintorni, mi dirigo subito al Museo Nazionale di Slovenia, che ospita una grande quantità di reperti archeologici dell’età Romana, quando Lubiana era ancora un piccolo insediamento provinciale del vasto Impero. Epigrafi, capitelli, resti di colonne: le testimonianze sono numerose e molto interessanti.

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Al primo piano si trova invece il Museo di Storia Naturale: un museo all’avanguardia, di modeste dimensioni ma con molti reperti interessanti. Degna di nota è la collezione mineralogica intitolata al mineralogista Sigmund Zois, nato a Trieste e vissuto a Lubiana: Zois è stato un grande scienziato del 1700 e un’illuminista dalle grandi vedute. E’ stata una delle figure di spicco della scienza slovena e ancora oggi il premio scientifico sloveno più prestigioso è il “Premio Zois”: lo scienziato è stato anche colui che ha scoperto e classificato la Zoisite, un minerale molto importante del gruppo degli epidoti (conosciuta e apprezzata è la varietà Tanazanite).

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La collezione Zois è molto variegata ed è legata più alla sistematica che all’esteticità. Oltre ai minerali, sono presenti molti campioni di fossili anche di un certo spessore e sono stati ricostruiti diorami di alcuni ecosistemi che si possono ritrovare in Slovenia. Le sale sono ampie e ben descritte, in sloveno e in inglese. Non mancano anche le attività per i più piccoli, con schede interattive e attività ludiche. Un museo attento alle esigenze di tutti, grandi e piccini, come molti musei sloveni.

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Dato che il tempo non migliora, decido di dedicarmi ad un altro museo, questa volta una pinacoteca: la Galleria Nazionale.

La Narodna galerija è la principale galleria slovena per l’arte antica e custodisce la più grande collezione d’arte figurativa dall’alto medioevo al XX secolo. La collezione è suddivisa secondo il criterio cronologico e ospita più di 600 opere europee e slovene, che ripercorrono tutti i più grandi periodi artistici, dalbarocco all’impressionismo sloveno, dall’arte sacra medioevale al neoclassicismo.

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Il museo è grande ed ospita davvero moltissime opere: è frequentato da molti turisti e dagli sloveni stessi, infatti non mancano le scolaresche o i semplici cittadini.

Ormai è ora di pranzo, e decido di tornare verso il centro. Con un pranzo al volo, decido poi di andare a visitare il Castello di Lubiana.

 

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L’interno del castello

Il Castello è stato riscostruito nel 2960 in stile medievale su preesistenti fortificazioni e si trova collocato in cima alla collina nel centro storico di Lubiana. Il castello è menzionato per la prima volta nel 1144 come sede del Ducato di Carinzia, e fu distrutto nel 1335 quando il ducato entrò nell’Impero austro-ungarico. Tra il 1485 ed il 1495 fu ricostruito come lo vediamo oggi. Dopo il periodo napoleonico la fortezza viene adibita a prigione fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

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Il Castello visto dal centro storico

Oggi il Castello è un’attrazione turistica che vale davvero la pena visitare: si può salire sulla torre e vedere tutta Lubiana, in una delle viste più belle. Inoltre, si possono visitare le prigioni, gli interni e numerose sale oggi trasformate in musei di vario genere. Il cortile è sede di spettacoli ed eventi: al suo interno c’è anche un ristorante.

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Vista di Lubiana dalla Torre del Castello

Il Castello è raggiungibile sia in auto che tramite una funicolare ed io preferisco accedervi grazie a questa, che è davvero molto suggestiva!

Dopo la visita al Castello, sfrutto il tempo leggermente migliorati per fare un bel giro tra le vie del centro ed in battello sul fiume: per fortuna la pioggia mi grazia!

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Dopo una giornata così impegnativa, è ora di tornare in albergo a riposare. A cena, naturalmente, si va al ristorante Das Ist Valter.

 

 

 

 

Il Museo del mese di Marzo: il Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue di Venezia

Nel 2014 mi trovavo a Venezia, e non potevo non visitare uno dei musei di Storia Naturale e più belli presenti in Italia: il Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue di Venezia!

Museo Venezia

Così, passeggiando tra i vicoli, ho raggiunto la mia meta. Il museo si trova all’interno del Fontego dei Turchi, importante e lussuoso palazzo affacciato sul Canal Grande. E’ stato fondato nel 1923 e l’inaugurazione si ebbe nel 1932.

Il museo è stato frutto di un rinnovamento nel 2011, che ha visto l’ampliamento dell’area espositiva di 16 nuove sale.

Appena entrati non si può fare a meno di notare l’imponente sceletro di Ouranosaurus nigeriensis, un calco dell’originale, scoperto dall’archeologo Giancarlo Ligabue in Niger, durante una sua spedizione del 1972-1973: questo scheletro è uno dei più completi e integri tra tutti quelli scoperti. L’ouranosauro era un grosso dinosauro ornitopode del Cretaceo, che vivea nell’odierna Africa. E’ parente del più famoso Iguanodon ed è facilmente riconoscibile grazie alla vela che porta sulla schiena. Da comparazioni anatomiche del crani, simile a quello di alcuni adrosauri, soprattutto per la presenza del becco largo e della struttura ossea in cima al muso, potrebbe essere un precursore di questi dinosauri, anche se la dentatura è quella degli iguanodontidi. Lo scheletro è imponente e, data la mia passione per gli erbivori, gli scatto una miriade di fotografie. Di fianco, si trova anche lo scheletro di Sarcosuchus imperator, il più grande coccodrillo della storia.

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Lo scheletro di Ouranosauro

Continuando con la visita, il percorso si snoda “sulle tracce della vita” che racconta la nascita della vita tra i fossili, fino all’arrivo dell’uomo.

Proseguendo si incontrano altre sale interessanti, addirittura è stata ricostruita una wunderkammer del 1500-1600: queste camere delle meraviglie erano molto in voga in passato nelle case dei nobili collezionisti, che volevano far ammirare ai loro ospiti animali esotici impagliati o piante particolari sempre provenienti da mondi lontani. Erano gli anni delle grandi esplorazioni, ma questa tradizione continuò per parecchio tempo.

Nel museo, si trovano anche molti animali tassidermizzati, come i pappagalli, con la loro descrizione.

Al piano terra, si trova una delle sezioni più belle e quella più interattiva: quella sulla biologia marina. Qui si trova un’imponente acquario lungo 5 metri che permette di ricostruire l’ecosistema di Tegnùe.

La sezione continua con una bellissima parte interattiva sui cetacei, dove si possono udire le vocalizzazioni di questi stupendi animali e imparare a distinguerli: un modo divertente, anche per i più piccoli, di conoscere queste specie che spesso sono minacciate.

Una visita interessante, altamente didattica e che piacerà sicuramente ai grandi e ai piccini! Se visitate Venezia non perdetevi questo meraviglioso museo!

Informazioni utili

Il Museo di Storia Naturale di Venezia si trova presso Santa Croce 1730, Venezia

Il Museo osserva i seguenti orari di apertura:

  • Dal 1 novembre al 31 maggio: dal martedì al venerdì 9 – 17 (ultimo ingresso ore 16.30) sabato e domenica 10.30 – 17 (ultimo ingresso ore 16.30)
  • Dal 1 giugno al 31 ottobre : dal martedì al venerdì 10 – 18 (ultimo ingresso ore 17.30) sabato e domenica 10.30 – 18 (ultimo ingresso ore 17.30)
  • Chiuso tutti i lunedì, il 25 dicembre, il 1 gennaio, 1 maggio

Di seguito, i prezzi dei biglietti:

Biglietto a prezzo intero: 8,00 euro
Biglietto a prezzo ridotto: 5,50 euro

Per altre informazioni visitate il sito ufficiale del museo

Diario di viaggio: New York – Giorno 5

Per il penultimo giorno a New York, non potevo che dedicarmi completamente all’unico e mitico Museo Americano di Storia Naturale: protagonista della fortunata serie di Una Notte al Museo, ma anche scenario del film animato “4 dinosauri a New York” per chi ancora se lo ricorda, questo per me è un tempio della conoscenza, il Sacro Graal del Naturalista.

Diario New York

Il museo, fondato nel 1869, è composto da numerose aree:

e non basta una giornata per visitarlo tutto per bene: entro tramite l’ingresso della metro alle ore 10:00 circa, ne esco all’orario di chiusura alle 17:45 quasi spinta fuori dalle guardie.

Tutto è una meraviglia, tutto ciò che vedo: dai dinosauri, agli habitat ricostruiti, alla mostra tematica sui vulcani, alla sezione sull’antropologia, con tante testimonianze di popoli lontani.

Come Naturalista di mestiere e di fatto, è per me un onore fare da guida alle mie compagne di viaggio: iniziando dalle sale paleontologiche, ricopriamo l’evoluzione dei grandi rettili mesozoici, con qualche ospite d’eccezione: il T-Rex la fa da padrone, come re dell’esposizione e del Cretaceo.

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Scheletro di T-Rex.

Ma non mi fermo solo ad ammirare il grande predatore, mi dirigo, passando per i grandi mammiferi del Cenozoico, alla sala degli Adrosauri, i miei dinosauri preferiti: questi bizzarri dinosauri con il becco di anatra erano placidi e tranquilli erbivori, vissuti nel Cretaceo Superiore, l’ultima era dei grandi rettili. Da sempre, da quando ero una bimba, ho amato il Parasaurolophus, il grande dinosauro con la cresta che fungeva da cassa risonanza per comunicare con i propri simili. Ebbene, vedendo il suo cranio ho pianto dalla commozione. Non lo avevo mai visto dal vivo, e vederlo lì, enorme rispetto a me, è stata l’emozione più forte provata in questo viaggio. Le mie compagne di viaggio mi guardano un po’ svanite, meno che mia zia Franca, che riesce a comprendermi. Niente, le lacrime sono copiose, è come se avessi ricevuto una vincita colossale, non so come spiegarlo. Potevo quasi toccarlo, era davvero da lasciare senza fiato.

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La mia emozione davanti al cranio di Parasaurolofo

Mi fermo per più di 20 minuti in questa sala, quasi tutti spesi per la mia star ovviamente. Continuo nel giro e appena dopo trovo uno shop del museo: non posso non comprare il pupazzetto del mio Parasaurolofo!

La visita prosegue e mi trattengo ora nella sezione zoologica, con tutti i diorami dei vari biomi e ambienti naturali: la savana, la tundra, e poi la sezione ornitologica, la mia preferita insieme a quella paleontologica e geologica. Tanti bei pennuti per la gioia dei miei occhi, e da buone appassionate di ornitologia, io e mia zia ci intratteniamo almeno un’ora a tentare di riconoscerli tutti: sull’avifauna americana abbiamo qualche lacuna, ma su quella europea è difficile battere questo duo! Il resto della compagnia si distacca e ci lascia tra le braccia del sapere: si prosegue, in un vero e proprio labirinto di piani e sale espositive. Non è facile orientarci, infatti spesso dobbiamo consultare la mappa: negli USA è tutto immenso, anche il museo.

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Diorama con gli struzzi

E’ la volta della parte antropologica, con tante belle testimonianze degli amerindi, che vanno a chiudere il cerchio disegnato con il Museo sulla storia degli Indiani (ne parlo in questo articolo). E poi i popoli arabi, gli Inuit, i copricapi degli Indios. Elencare tutto sarebbe davvero impossibile.

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Maschere tribali

Proseguiamo, verso il planetario interattivo: molto interessante la presentazione all’interno! Da qui, un volo sui pianeti e sulle stelle, per poi passare alla mostra tematica sui vulcani, che affronta in modo semplice e chiaro la vulcanologia come disciplina: fotografie, grafici, strumenti interattivi aiutano la comprensione, insieme a video e a testimonianze audio di chi è sopravvissuto ai grandi disastri provicati dai vulcani, come l’eruzione del Monte Sant’Elena: da brividi come la nostra Terra sia meravigliosa ma, al tempo stesso, spietata.

L’ultima sezione rimasta è quella mineralogica, non meno bella: qui mia zia mi definisce “rullo compressore parte terza”…Non è difficile capire il perchè!

Purtroppo, è ora di uscire perchè il museo sta per chiudere. Di sicuro la visita avrebbe richiesto almeno altre 4 o 5 ore per essere ritenersi completa. Dispiaciute di non poterci ritornare presto, siamo comunque soddisfatte della nostra splendida visita durata un giorno intero. Concludiamo la giornata con una bella passeggiata al Central Park, facendo un po’ di Birdwatching: i cardinali rossi non si fanno di certo desiderare!

Per leggere gli altri giorni del diario:

Giorno 1

Giorno 2

Giorno 3

Giorno 4