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Il Museo del mese di Giugno: la camera del tesoro della Münchner Residenz

La Camera del Tesoro è una sezione della Residenza di Monaco di Baviera che si può visitare insieme alla reggia. Ho visitato questo museo durante il mio viaggio a Monaco di Baviera (in questo articolo il primo giorno). Non è casuale che si trovi proprio qui, in quanto la Residenz è stata per secoli la dimora e la sede di governo dei duchi, poi dei principi elettori e infine dei re della Baviera.

Camera del tesoro della Münchner Residenz

La collezione è stata fondata nel 1565 dal duca Alberto V Wittelsbach e si è ampliata nel tempo.

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Collana con perle, smeraldi, rubini e diamanti.

Questo museo ospita oggetti dell’arte orafa dal primo medioevo al classicismo e la raccoltà è una delle più preziose al mondo: non si può non rimanere estasiati dai gioielli della corona e dalle collanne lussuose tempestate di diamanti e smeraldi. La collezione spazia da lavori in cristallo di rocca ad onorificenze, spade da cerimonia, coppe e servizi da tavola. All’interno, tra i molti oggetti, sono conservate la corona dell’imperatrice Cunegonda e i gioielli con rubini della regina Teresa.

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Gioielli della regina Teresa con rubini e diamanti.

All’apparenza piccola, la Camera del Tesoro e in realtà molto grande, e per visitarla senza perdersi nessun gioiello, vi consiglio di prendere l’audioguida compresa nel biglietto: attenzione, per evitare di non trovarne più in italiano, visitate la camera in un giorno non molto affollato, magari durante la settimana. Nelle dieci sale potrete ammirare centinaia di gioielli e di monili. Le sale sono buie quindi se volete fare delle fotografie munitevi di una macchina fotografica reflex che si può configurare in tal senso, il flash infatti è vietato.

I vostri occhi rimarranno incantati, come lo sono stati i miei, davanti a tanta magnificienza.

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Piccolo soprammobile con civetta, intarsiato.

La ricchezza e la potenza erano ben sottolineati da tutti questi pezzi meravigliosi, di certo vederli indossati doveva fare un certo effetto: rispetto ma anche invidia, sicuramente.

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Gioielli reali della Casata Wittelsbach.
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Particolare della corona del Re di Baviera.

Non solo Baviera per questa collezione, ma sicuramente solo bellezza e grandiosità.

Informazioni utili

La Camera del Tesoro della Residenza di Monaco si trova all’interno della Residenza e segue gli stessi orari di apertura del Palazzo.

La Residenza è aperta dalle 9 alle 18 da Aprile a metà Ottobre, dalle 10 alle 17 da Ottobre a Marzo.

Il biglietto solo per il Museo è di 7 euro, mentre il biglietto combinato ResidenzMuseum + Tesoro costa 11,00 euro; il Biglietto combinato ResidenzMuseum + Treasury + Cuvilliés Theatre costa 13,00 euro. Sono disponibili delle riduzioni:

per over 65 anni e studenti i prezzi sono €6,00 per Residence Museo – €6,00 per il Tesoro – €2,50 per il Teatro Cuvilliés. Il Biglietto combinato ResidenzMuseum + Tesoro costa €9,00; il Biglietto combinato ResidenzMuseum + Treasury + Cuvilliés Theatre cosa €10,50.

Per i minori di 18 anni l’ingresso è gratuito.

Diario di viaggio: Monaco di Baviera – Giorno 4

Ultimo giorno a Monaco di Baviera, la tristezza è immensa. Mi alzo di buon mattino, voglio godermi a pieno le ultime ore in questa magnifica città che già mi manca. Oggi il sole splende e mi augura un’ultima radiosa visita. La prima tappa è Odeon Platz, per vedere la Feldherrnhalle, cioè la Loggia dei Marescialli, e la Chiesa di San Gaetano.

Monaco di Baviera

Appena fuori dalla metro mi accoglie una maestosa statua di Ludovico I a cavallo, che è stato anche il Re che ha commissionato la Feldherrnhalle.

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La statua di Ludovico I

Proprio di fronte la vedo e subito mi ricorda la Loggia della Signoria di Firenze. In effetti, l’architetto Friedrich von Gärtner si ispirò proprio a quell’opera per la realizzazione della Loggia. Costruita per onorare gli eroi bavaresi, la Loggia è alta 20 metri e ha una tripla arcata e vi si accede grazie ad una scalinata centrale.

La Loggia ospita le statue del conte di Tilly, condottiero della guerra dei Trent’anni, del conte von Wrede, maresciallo dell’età napoleonica, ed una allegoria dell’esercito bavarese : tutte le statue sono opera di Ferdinand von Miller. Questo luogo riveste anche un’importanza storica rilevate: è qui che finì il putsch della birreria di Adolf Hitler, nel 1923.

 

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Loggia dei Marescialli

Scatto qualche foto e poi mi dirigo nella Chiesa di San Gaetano, proprio adiacente: in questo periodo la facciata era sotto restauro, ma riesco comunque a scattare le foto alle caratteristiche due torri. Entro durante la celebrazione della messa, quindi non riesco a visitare bene la chiesa, per non disturbare lo svolgimento della funzione.

La chiesa venne costruita per volere del Principe Elettore Ferdinando e della moglie, per festeggiare la nascita del loro figlio. Si iniziarono i lavori nel 1663 su progetto dell’architetto Agostino Barelli  e nel 1674 si iniziò a costruire la cupola.

Durante la Seconda Guerra Mondiale la chiesa fu pesantemente bombardata e subì danni enormi. Il restauro fu però assai rapido e questa venne riaperta nel 1955.

Esco dalla Chiesa e mi dirigo verso il giardino della Residenz, che avevo visitato il primo giorno. Coppie felici passeggiano, magari in compagnia del proprio cagnolino, e si scattano romantiche fotografie.

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Gazebo nel giardino

Successivamente decido di visitare il Museo Nazionale Bavarese, il Bayerisches Nationalmuseum, quindi prendo il tram e arrivo alla mia meta. Il nucleo centrale della collezione è la collezione Wittelsbach, donata alla città da Massimiliano II nel 1855. Il museo ha tre piani: al piano seminterrato c’è una bellissima collezione di presepi, soprattutto napoletani, tirolesi e siciliani. Al primo piano trovo una ricca collezione di arte religiosa, mentre all’ultimo piano si trova la collezione di strumenti musicali, di porcellane e di arte in stile Biedermeier.

 

Finisco la visita al museo che è già ora di avviarmi verso l’hotel per ritirare i bagagli, ma prima faccio l’ultima tappa a Marienplatz per una merenda a base dei dolci più buoni di Monaco.

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Presi i bagagli mi dirigo in aereoporto e… Il mio aereo è in ritardo di tre ore e mezza.

Nemmeno l’aereo vuole che torni a casa, a quanto sembra.

Che devo fare? Mi siedo e aspetto, con un giornale del Bayern Monaco e la testa piena di ricordi, ma soprattutto con il cuore pieno di tristezza, perchè è proprio qui che ne ho lasciato un suo pezzo.

Diario di viaggio: Monaco di Baviera – Giorno 3

Il terzo giorno è il giorno del divertimento e della cultura, in particolare artistica.

Monaco di Baviera

Dopo una giornata ventosa, il sole torna a rischiarare il mio viso: giornata perfetta per andare a visitare la mitica Allianz Arena!

 

 

L’Allianz Arena è uno stadio calcistico situato nel quartiere di Fröttmaning. Le due squadre più importanti della città, cioè il Bayern Monaco (di cui sono una tifosa accanita) e il Monaco 1860 hanno incominciato a giocarci dalla stagione 2005-2006. Il gruppo Allianz ha comprato i diritti sul nome per 30 anni, da qui il nome Allianz Arena. È il secondo stadio, dopo il Bernabéu, per altitudine (circa 550 metri). I tedeschi lo chiamano Schlauchboot, cioè “gommone” per via della sua forma.

Arrivata alla fermata della metro per lo stadio, che è sempre super segnalata nelle stazioni dove passa la metro per questa meta, ho iniziato a camminare verso il “gommone”, per circa 10 minuti. L’emozione sale mano a mano che mi avvicino, lo stadio è davvero imponente e ci si sente davvero piccoli.

Lo stadio non può essere visitato al suo interno se non con una visita prenotabile al Museo del Bayern Monaco, che io decido di non fare, avendo poco tempo a disposizione per vedere gli altri monumenti della città (ma che farò prossimamente, quando ritornerò), quindi mi sono diretta dritta dritta allo Store del Bayern Monaco: un paradiso vivente per tutti i tifosi di questa squadra, qui si trova veramente di tutto, per fino il gioco del Monopoli del Bayern Monaco e i biberon per i bimbi. Dopo aver speso una somma imprecisata di soldi esco soddisfatta da questo tempio delle meraviglie. Usciti dallo store si può andare al museo e da lì prenotare la visita guidata all’interno dello stadio: il tutto è a pagamento. Di fianco al banco prenotazioni c’è anche un negozietto sull’Allianz Arena, faccio tappa anche lì e compro una spilletta  e una maglietta come ricordo.

 

Soddisfatta, scatto le ultime fotografie e mi dirigo di nuovo verso la metro, questa volta verso le pinacoteche.

Decido di visitare prima la Alte Pinakothek, museo d’arte situato nella Kunstareal di Monaco: è una delle più antiche gallerie del mondo. Dopo aver fatto il biglietto d’ingresso e aver preso l’audioguida, mi inoltro nelle sale: qui troviamo capolavori di Raffaello, Dürer, Rubens, Bruegel il Vecchio e tanti altri ancora, in particolare della scuola fiamminga e tedesca. Alcuni quadri sono davvero enormi, e la pittura è magistrale.

 

Ora è la volta della Neue Pinakothek, dove si incontrano i capolavori che vanno dal periodo post-Rivoluzione Francese allo stile Liberty.

Entrando faccio il biglietto e inizio subito con pittori famosi, tra cui Segantini, Van Gogh, Gauguin. La collezione impressionista è ampia e piena di capolavori, non possiamo dimenticare le ninfee di Monet. Abbiamo poi opere di Cézanne e di Manet, in particolare “Colazione nell’ atelier“, il mio quadro preferito in assoluto insieme al “Bacio” di Hayez: rimango estasiata da questa opera e la fotografo nei minimi particolari. Le pennellate, i dettagli, il ragazzo. Questo è un vero capolavoro per me.

 

Continuo e trovo ancora capolavori, come “Italia e Germania“di Friedrich Overbeck: questo quadro esprimeva i miei sentimenti in quel momento, il mio cuore era diviso tra la mia nazione natia e quella che speravo diventasse la mia nazione di adozione. Come il pittore cerca di esaltare le bellezze dei due Paesi ritraendo le due donne, allegorie dei due Stati, così io ripercorro nella mente tutte le meraviglie che ho visto di queste due nazioni.

 

Finisco il mio giro con un quadro favoloso, la Madame de Pompadour di François Boucher .

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Boucher – Madame de Pompadour

E’ ormai sera e decido di rincasare in albergo, da lì ci vuole una buona mezz’ora. La cena mi attende!

Rimane sono l’ultimo giorno e già la malinconia è tanta.

Per rileggere il diario di viaggio dei giorni precedenti, questi sono i link:

Primo Giorno

Secondo Giorno

Diario di viaggio: Monaco di Baviera – Giorno 2

Continua il nostro viaggio nella perla bavarese, siamo già al secondo giorno.

Questo giorno è dedicato alla memoria, infatti è prevista una visita guidata al Campo di Concentramento di Dachau e una visita al NS-Dokumentationszentrum.

Monaco di Baviera

Ho prenotato una visita guidata tramite “GetYourGuide”, il sistema di prenotazioni di escursioni e tour guidati affiliato a Booking. La visita guidata, in inglese, partiva da Marienplatz per giungere a Dachau tramite i trasporti pubblici.

La temperatura è gelida, siamo a -19 gradi garantendoci un’atmosfera che ci riporta proprio a quei tempi.

Arrivata a Dachau, scopro di essere l’unica italiana in un gruppo molto eterogeneo: poco male, ho l’occasione di sentire tanti accenti inglesi diversi. Dachau è una cittadina dove il tempo sembra si sia fermato: le persone sono gentili e ci guardano sapendo già perchè siamo lì. Rimane ancora molto del Nazionalsocialismo, in primis le ex caserme utilizzate come accademie delle SS, ora riconvertite come deposito per i mezzi della polizia.

L’autobus mi ha portato proprio davanti all’entrata del campo, oggi tutto innevato. Insieme alla guida Lucia, ragazza estremamente cordiale e molto molto preparata, faccio i biglietti ed inizio ufficialmente il giro.

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L’insegna del Campo di Dachau

Dopo un’introduzione sul cosa sono i campi di concentramento e il perché venissero costruiti, varchiamo la famosa cancellata che riporta la scritta “Arbeit macht frei” – Il lavoro rende liberi.

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“Il lavoro rende liberi”

Sì, perché come molti altri campi di concentramento, questo era un campo di lavoro, non di sterminio, anche se forse ricorderete la famosa scritta sulla cancellata di Auschwitz, che pure era un campo di sterminio. La scritta era di monito sia ai prigionieri, che ai cittadini.

Al contrario della maggior parte dei lager, Dachau venne costruito con il più grande clamore possibile, la cittadinanza doveva vedere che c’era un nuovo campo di prigionia, dove i detenuti lavoravano per il Reich. Che cosa accadesse poi veramente dentro, era solo affare dei prigionieri e dei carcerieri.

Varco il cancello, che apprendo essere una replica della replica, in quanto l’originale e la prima replica sono stati trafugati.

Davanti a me trovo un piazzale innevato, sulla sinistra due baracche ricostruite e sulla destra gli edifici del comando, ancora originali.

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Il centro di comando delle SS

Nonostante il luogo esiga silenzio e rispetto, qualcuno sghignazza e si fa i selfie vicino al cancello…  Davanti a queste manifestazioni mi ripeto che studiare la storia è ancora più importante di quello che si pensi.

Entro al comando e un grande cartellone con tutti i campi di prigionia, di sterminio, di concentramento e altri mi accoglie: il Terzo Reich era disseminato di questi centri e comprendo ancora di più quanto fosse pericoloso all’epoca anche solo avere un’opinione diversa dalla massa: bastava questo per finire in uno dei tanti campi di prigionia.

Sui muri, ci sono ancora le scritte dell’epoca, mentre gli arredi sono solo un ricordo.

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Scritta rimasta sui muri: “vietato fumare”

Le varie sale si snodano e mi accompagnano alla scoperta della storia del Reich tramite i pannelli fotografici. Da amante della storia, soprattutto della Seconda Guerra Mondiale, trovo assai interessante la possibilità di scoprire e approfondire molti aspetti di quel periodo.

All’interno di Dachau, non vi erano tanti ebrei come si possa pensare, ma c’erano molti oppositori politici, malati mentali, omosessuali, semplicemente diversi, apoliti, e così via. Ricordo che questo era un campo di lavoro, non di sterminio, ed era una cosa ben diversa, anche se oggi la differenza ci sembra davvero sottile: anche qui, vediamo i ritratti di scheletri con una casacca a righe, che dovevano essere mantenuti in salute, seppur minima, per lavorare e produrre vestiti e armamenti per la grande macchina bellica. La maggiorparte, però, moriva di stenti.

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Tabella per la distinzione dei prigionieri

Dopo le stanze del comando, ho assistito ad un documentario, in inglese, sulla storia del campo e sulla scoperta del campo da parte dei soldati americani: oltre ai migliaia di prigionieri affamati e a chi non ce l’ha fatta, gli alleati trovarono un treno diretto proprio lì pieno di cadaveri, proveniente da Auschwitz. Le immagini sono tremende, ma necessarie per comprendere: ciò che è successo non dovrebbe succedere mai più, ma purtroppo ancora accade, con i molti genocidi silenziosi del nuovo millennio.

Dopo questo tour, si fa tappa alle prigioni dei “detenuti speciali“, cioè i prigionieri “importanti”, come oppositori politici, membri dell’intelligence straniera, aviatori inglesi, e anche il famoso Johann Georg Elser, uno dei protagonisti dei molti attentati a Hitler: Elser progettò una bomba per uccidere il dittatore nella birreria Bürgerbräukeller di Monaco, ma questo scampò all’attentato per pochi minuti. Purtroppo, Georg Elser non vide mai la liberazione del campo, perchè venne “giustiziato”: il capo della Gestapo, SS-Gruppenführer Heinrich Müller trasmise l’ordine  al comandante del campo, Obersturmbannführer Eduard Weiter. Era il 9 aprile 1945. Da lì a poco sarebbe finita la Seconda Guerra Mondiale.

Al campo transitarono, anche se per pochi giorni, alcuni famigliari degli attentatori dell’Operazione Valchiria, l’attentato a Hitler del 20 luglio 1944.

Usciti dalle prigioni, percorriamo il cammino della memoria, il tragitto che porta dal comando ai forni crematori. Qui il tempo sembra davvero essersi fermato. Una lapide indica l’entrata a questa macabra sezione: i prigionieri che lavoravano in questa parte del campo non potevano avere alcun rapporto con gli altri, e quindi rimanevano isolati.

I forni crematori sono stati in funzione soprattutto nell’ultimo arco temporale della vita del campo. Entriamo nello stabile e non possiamo non passare attraverso i tre step che attendevano i condannati:

  • La camera di disinfezione: dove i prigionieri si dovevano spogliare delle loro divise per passare attarverso le docce.
  • Le docce, che in realtà spruzzavano Zyklon B invece che acqua.
  • Il “deposito dei corpi morti”.
  • I forni crematori.
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L’ingresso delle docce. Il termine “Brausebad” oggi non viene più utilizzato nella lingua tedesca per indicare la doccia, proprio per non ricordare le terribili docce dei campi di concentramento.

Il percorso è silenzioso, e mi sono sentita come in trappola in quegli spazi angusti. Ho appreso dalla nostra guida che questa parte del campo era ad uso “sperimentale”: non eseguendo lo sterminio di massa, le docce servivano come banco di prova. All’interno di queste, i prigionieri designati venivano asfissiati e i carcerieri avevano il compito di osservare in quanto tempo avvenisse la morte e quanto gas servisse, per poi inviare i dati ai campi di sterminio. Questo dettaglio scosse ancora di più le nostre coscienze, mia e degli altri partecipanti, e ci domandammo tutti come un essere umano potesse commettere un crimine del genere con tutta quella leggerezza, come se fosse un lavoro di routine. Eppure, era così.

Lasciata la parte più drammatica del campo, attraversiamo il filo spinato una volta elettrizzato e giungiamo alla “Chiesa della Memoria”, un luogo di raccoglimento per dedicare un pensiero a tutti i morti. Vicino alla chiesa, il Comune di Dachau ha fatto erigere una sala conferenze e tutte le settimane propone serate divulgative sul Campo e sulla storia del Nazionalsocialismo: penso che non poteva fare di meglio, oggi Dachau è il luogo della memoria ma anche il luogo della conoscenza.

Per ultimo, visitiamo le baracche ricostruite e osserviamo come i detenuti passavano i pochi momenti tranquilli. Lucia ci spiega anche che i detenuti, se si comportavano bene e lavoravano, potevano ricevere in cambio del denaro e con questo potevano acquistare le sigarette allo spaccio. Uno spicchio di umanità, forse.

Dopo 5 ore di tour, sono uscita triste ma arricchita da Dachau: ho acquistato anche il libro, che si rivelerà assai interessante ed istruttivo.

Tornata a Monaco non mi sono fermata e subito ho preso un’altra metro per dirigermi al NS-Dokumentationzentrum, il Centro di Documentazione del Nazionalsocialismo.

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Scritta all’ingresso del Centro

L’atmosfera è accogliente e lo staff è come sempre gentilissimo, mi danno l’audioguida interattiva e inizio la mia visita: quattro piani di pannelli e di testimonianze video.

Se vi aspettate di vedere divise, armi e suppellettili, questo non è il posto giusto: come ci tengono a precisare, questo non è un museo, ma un centro di studio e di documentazione sul Nazionalsocialismo, un luogo dove approfondire e riflettere.

Dagli albori del movimento ai movimenti neo-nazisti odierni, il viaggio si snoda per circa 80 anni di storia.

Non manca una ricca sezione dedicata a chi ha voluto dire no a questo indottrinamento, tra cui i coraggiosi ragazzi della Rosa Bianca: i fratelli Hans e Sophie Scholl, Christoph Probst, Alexander Schmorell e Willi Graf.

L’esposizione è davvero immensa, e per apprezzarla tutta non bastano tre ore.

Finita la mia visita, mi accingo al book-shop e acquisto un libro su Claus Schenk von Stauffenberg, la mente dell’Operazione Valchiria e la guida alla mostra, dove ci sono tutti i pannelli con la loro spiegazione.

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Libri acquistati

Uscita dal Centro non posso far a meno di pensare che proprio lì sorgeva il Centro di Comando del Partito Nazionalsocialista e tutto il quartiere pullullava di uffici amministrativi e militari: il cuore dell’ideologia.

La mia giornata finisce qui, ormai è buio e nevica forte, all’insegna della memoria ma soprattutto della grande conoscenza acquisita. Vi lascio con una frase che mi ha colpito più di ogni altra.

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Ultimo pensiero della giornata

Se volete leggere il primo giorno del diario di Monaco, Cliccate Qui.

Mentre per il terzo giorno, Cliccate Qui.

Diario di viaggio: Monaco di Baviera – Giorno 1

München: la perla della Baviera, il gioiello dei Wittelsbach, il capoluogo della cultura e delle diversità. Monaco non è mai semplicemente Monaco, la sua fama la precede e la sua storia la riempie inesorabilmente.

Monaco di Baviera

Arrivata all’aereoporto alle 8 di mattina, con la frenesia di conoscere ogni angolo recondito della città, mi sono avviata alla famosa metro S-Bahn. Per questo viaggio mi sono ripromessa di approfondire la mia conoscenza del tedesco, quale occasione migliore?

Dopo una mezz’ora, sono giunta alla mia destinazione, l’hotel Golden Leaf Altmünchen: l’albergo è accogliente, con alcuni dipinti nella hall che richiamano la nobiltà bavarese. Lasciati i bagagli mi sono diretta verso il centro: a piedi ci vogliono circa 20 minuti.

La prima tappa è il Viktualienmarkt, il mercatino delle specialità bavaresi: qui si può trovare la vera cucina bavarese, con bratwurst mit kartoffeln, birra di ogni genere e dolci squisiti.

A pochi passi la bellissima Marienplatz mi accoglie: l’atmosfera è gioiosa e allegra. Si incontrano tanti monacensi, ma anche tanti italiani, giapponesi, americani, tutti pronti per salire sulla torre del Neue Rathaus: il municipio infatti è stato bombardato durante la Seconda Guerra Mondiale, come riportano le scritte all’interno del corridoio d’ingresso.

 

Dall’alto la vista è meravigliosa, si vede perfino l’Allianz Arena!

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Vista dell’Allianz Arena

Un giretto in centro per annusare l’atmosfera tedesca è quello che ci vuole ora: non può mancare una tappa al Duomo, con i caratteristici campanili, e alla Chiesa di San Michele dove sono sepolti molti regnanti.

 

 

La giornata sembra volare, ma c’è ancora tempo per visitare la Residenz di Monaco, dove hanno vissuto molti Wittelsbach, tra cui Ludovico II di Baviera, der Märchenkönig, il Re delle Fiabe; la visita, accompagnata dall’audioguida in italiano, si divide in due step: la visita alla tesoreria e alla residenza vera e propria. Ho iniziato dalla tesoreria e sono rimasta incantata dallo sfarzo e dalle meravigliose opere di oreficeria e gioielleria. La seconda parte mi ha visto impegnata ad ammirare le numerose camere da letto e di ricevimento dei Principi Elettori, ma anche delle Principesse Elettrici.

 

Si è fatto buio e dunque ho deciso di rientrare alla base: il primo giorno è gia terminato, ma già mi sento un po’ tedesca.

Se volete continuare a leggere il diario di Monaco di Baviera, procedete al secondo giorno, cliccando QUI.