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Le meraviglie della natura: le Grotte di Frasassi

Durante la mia vacanza a Marotta, ho deciso di visitare l’entroterra marchigiano per scoprire alcune delle sue bellezze. E’ così dunque che ho deciso di fare tre tappe per visitare tre meraviglie: le Grotte di Frasassi, Fabriano e Urbino. In questo primo articolo vi parlerò delle Grotte di Frasassi, tra le più famose e sorprendenti d’Europa.

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La Sala delle Candeline

Le Grotte di Frasassi sono delle grotte carsiche sotterranee che si trovano nelle Marche, in provincia di Ancona, sotto la pertinenza del comune di Genga, all’interno del Parco naturale regionale della Gola della Rossa e di Frasassi.

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Il percorso delle grotte

Le Grotte sono state scoperte il 25 settembre del 1971 per caso, quando un gruppo di escursionisti del Gruppo Speleologico Marchigiano CAI di Ancona sentirono una corrente fredda che proveniva dal sottosuolo: gli intrepidi esploratori cercarono dunque di individuare la fonte della corrente e capirono ben presto di aver a che fare con una grotta non comune. Rolando Silvestri e la sua spedizione guidata da Giancarlo Cappanera dunque partirono per l’esplorazione ed è così che scoprirono l’Abisso Ancona, il primo antro visitabile con il giro turistico ancora oggi: si tratta di una enorme cavità che ha un’estensione di 160 x 120 metri e un’altezza di 200, dimensioni talmente ragguardevoli che il Duomo di Milano può essere contenuto senza problemi al suo interno.

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L’Abisso Ancona con il “Dante”

Le esplorazioni continuarono per tutto il corso dell’anno e si scoprirono anche collegamenti tra le varie sale che pian piano “venivano allo scoperto”. E’ così che veniva battezzato tutto il complesso “Grotte di Frasassi” che ancora oggi probabilmente, come molte altre grotte corsiche, non è stato scoperto del tutto definitivamente. In data odierna il complesso è lungo più di 20 chilometri ed oltre all’Abisso Ancona sono note la “Sala delle Candeline“, forse la più famosa ed iconica, che deve il suo nome per la presenza di stalagmiti di forma cilindrica, piccole e circondate da un anello di roccia che ricorda un piatto bianco, la “Sala 200“, denominata così per la lunghezza del suo corridoio, appunto 200 metri, la “Sala dell’Orsa” per la presenza di un masso che è stato scolpito dall’acqua tanto da farlo assomigliare ad un’orsa, e d altre interessanti sale, come quella dell’Infinito, chiamata così perchè sembrava non avesse una fine quando fu scoperta.

Le grotte mantengono un clima costante durante tutto l’anno, con una temperatura di 14-15 °C ed un’umidità realtiva prossima al 100%: è per questo che viene consigliato di indossare una felpa durante la visita.

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All’interno delle Grotte si possono ammirare tre forme create da un processo di stratificazione del carbonato di calcio: le stalattiti, le stalagmiti e le cortine parietali. Ma come si formano queste meravigliose forme?

L’acqua che scorre attraverso le cavità carsiche e che discende dal terreno al sottosuolo veicola il biossido di carbonio presente nelle rocce calcaree creando un processo chimico (idrogenazione) che a sua volta porta alla creazione dell’idrogenocarbonato di calcio, un sale che esiste soltanto in soluzione: la formula del fenomeno è qui sotto riportata.

[H2O+CO2+CaCO3 = Ca(HCO3)]

Con questo fenomeno si determina il trasferimento di piccole quantità di carbonato di calcio (CaCO3) che, grazie ad uno stillicidio che dura millenni e milioni di anni, finisce per formare le concrezioni che possiamo vedere ancora oggi, con una crescita media di 1 centimetro all’anno. E’ chiaro che il processo è molto lento ed è proprio studiando le forme più grandi si può stimare quando si siano formate le prime stalattiti o stalagmiti. Le bizzarre forme che queste concrezioni assumono hanno portato gli speleologi a dare loro un nome: è così che possiamo trovare “le Canne d’organo“, la “Spada di Damocle” (la più grande stalattite, di 7,40 metri di altezza e 150 cm di diametro), la “Fetta di pancetta” (la prima cortina parietale che si vede nel tour turistico), il “Cammello” ed il “Dromedario“, giusto per annoverarne qualcuna. Oltre alle forme si trovano anche dei laghetti in cui ristagna l’acqua dello stillicidio e dei pozzi profondi anche 25 metri.

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Le “Canne d’organo”

All’interno della grotta non penetra alcun tipo di luce naturale e questo ha portato allo sviluppo di una fauna e di un’ecosistema unici al mondo, come per tutte le grotte: all’interno del complesso di Frasassi si sono scoperte 67 specie tra cui alcune endemiche. Sono presenti decide di specie diverse di pipistrelli, con una colonia di oltre 12.000 miniotteri comuni (Minipterus schreibersii), il geotritone italiano (Speleomantes italicus), la salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata) e il tritone italiano (Lissotriton italicus). Di notevole importante è anche la presenza di Niphargus ictus, un piccolo crostaceo troglobio che vive nelle pozze di acqua sulfurea, e di almeno altre 2 specie del genere Niphargus (N.frasassianus, N.montanarius).

La visita alle Grotte parte ogni 10 minuti dal parcheggio convenzionato, dove si aqcuistano anche i biglietti, appena fuori dal comune di Genga, frazione di Genga stazione. Dopo aver fatto i biglietti, una navetta gratuita vi porterà direttamente alle Grotte ed una guida vi porterà alla scoperta del magnifico ambiente ipogeo. La zona della partenza del tuor è inoltre attrezzata con numerose bancarelle che vendono ricordini e souvenir, oltre che con molti baracchini che vi possono offrire pasti veloci e snack.

L’ambiente delle grotte è un’ambiente delicato, quindi come tale va rispettato e compreso: non si possono toccare le concrezioni e ci si deve attenere al rispetto delle regole sempre ed in ogni caso.

Il percorso èd è di facile accesso per tutti, sia per gli adulti che per i bambini.

Come ben sapete la vostra Donna Vagabonda non è nuova alla visita dell’ambiente di grotta (vi ricordo l’articolo sulle Grotte di Postumia) e ogni volta che posso visito volentieri le grotte: direi che Frasassi non poteva mancare nella mia lista, che ancora si deve assai arricchire!

Per scoprire di più sulle Grotte di Frasassi, visitate il sito ufficiale.

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Alla scoperta della natura della Slovenia: le grotte di Postumia

Quando si pensa alla Slovenia, non si può non pensare alla sua natura rigogliosa e florida. Questo piccolo e grazioso paese è uno dei luoghi più verdi d’Europa e ospita bellezze naturali famose e nascoste. I boschi, i parchi, la fauna spettacolare, ma forse la vera bellezza si trova nel sottosuolo: con un sistema carsico che attraversa tutto il Paese dando vita a spettacolari grotte, non si può dire di aver visitato questo paese se non si è fatta una tappa ad una di esse. E’ così che la vostra Donna Vagabonda vi porta alla scoperta delle Grotte di Postumia, prima tappa della sua nuova rubrica “alla scoperta della natura della Slovenia”.

 

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Le Grotte di Postumia

 

Con una profondità di 115 metri e una lunghezza di più di 20 chilometri, la grotte di Postumia sono forse le più famose di tutta la Slovenia, se non di tutta l’Europa. Sono le grotte più estese del Carso e sono ricche di stalagmiti e stalattiti che si formano attraverso processi che richiedono migliaia di anni. Queste concrezioni sono costituite da carbonato di calcio che si deposita grazie all’afflusso di acqua. La temperatura delle grotte è piuttosto bassa e la media è di 8 °C.

 

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Incredibili stalagmiti e stalattiti all’interno delle grotte

 

La loro storia ha origini antiche: le grotte erano già conosviute dagli uomini preistorici che qui vi trovavano riparo. Dal XIII secolo le grotte divennero un luogo di visita ma solo nel 1689 vennero pubblicate le prime descrizioni. Nel 1872 venne costruita una rete ferroviaria a scartamento ridotto all’interno delle grotte che ancora oggi si utilizza per le visite: quelle di Postumia sono le uniche al mondo ad avere un trenino. In tutte le grotte è necessaria la presenza di una guida accompagnatrice, la visita è di circa 1 ora e mezza.

Per quanto le grotte possano sembra un ambiente ostile alla vita, in realtà si possono trovare delle specie animali formidabili che si sono adattate alla pressoché assenza di luce. L’animale più iconico è senza dubbio il Proteus anguinus, anfibio urodelo completamente acquatico che vive esclusivamente nella regione carsica. Questo animale è completamente cieco ma ha sviluppato eccenzionalmente gli altri sensi, con cui riesce a rapportarsi e ad adattarsi all’ambiente. Purtroppo non è facile da osservare e la sua natura schiva lo rende quasi mitologico.

 

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Un’incredibile varietà di forme che l’acqua modella ancora oggi.

 

Ad oggi le ricerche hanno indivisuato bem 84 specie animali, di cui 36 terrestri (soprattutto insetti) e 48 acquatiche. La maggiorparte delle specie ha risentito dell’impatto turistico sulle grotte, perciò si è ritirata nelle parti non accessibili al pubblico. Tuttavia si può visitare il Vivaio del Proteus, che è aperto tutti i giorni ed ospita anche il famoso “draghetto” delle grotte.

 

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Sembra quasi un paesaggio surreale…

 

La visita alle grotte è di certo emozionante, un’esperienza particolare e diversa da tutte le altre. Se non siete mai stati in una grotta, vi consiglio di iniziare proprio da Postumia, in quanto il percorso è semplice e divertente (e anche meno impegnativo rispetto a quello delle Grotte di San Canziano), inoltre potrete trovare anche un ristorante, un hotel e alcuni negozi di souvenir.

Per ulteriori informazioni rigurdanti le grotte di Postumia, visitate il sito ufficiale.