Donna Vagabonda incontra i fotografi del Wildlife Photographer of the Year 2025
Ultimo aggiornamento il 28 Gennaio 2026 a cura di Donna Vagabonda
L’ultima edizione del prestigioso concorso fotografico Wildlife Photographer of the Year (2025, NdR), è stata un vero successo per la fotografia naturalistica italiana: l’importante riconoscimento di Young Wildlife Photographer of the Year è stato vinto proprio da un fotografo nostrano, ovvero Andrea Dominizi che con il suo scatto After the Destruction ha posto l’attenzione del grande pubblico sulla distruzione degli habitat e delle foreste vista dagli occhi composti di una creatura piccola e indiscreta, ovvero un coleottero cerambicide.
Non solo Andrea però ha trionfato in questa edizione: ben 5 sono stati i fotografi italiani premiati, ovvero Andrea Dominizi, Gabriella Comi, Fortunato Gatto, Philipp Egger e Roberto Marchegiani, portando lustro alla fotografia naturalistica italiana.
Da fotografa e da grande appassionata della disciplina questo evento non poteva passare inosservato e, dopo aver scritto l’articolo dedicato proprio a questa 61esima edizione, sono stata contattata da Gabriella Comi per disquisire di questa competizione di prim’ordine. Alla fine della nostra piacevole chiacchierata abbiamo deciso di contattare gli altri fotografi vincitori.
Il risultato?
Quest’articolo dal titolo “Donna Vagabonda incontra i fotografi del Wildlife Photographer of the Year 2025” scritto a più mani con un’intervista esclusiva a questi grandi appassionati!
Siete pronti per scoprire con me i loro segreti? Iniziamo!
Cliccate qui per leggere l’articolo dedicato all’articolo del Wildlife Photographer of the Year 2025
Cosa troverete in questo articolo
Donna Vagabonda incontra i fotografi del Wildlife Photographer of the Year 2025
Andrea Dominizi
Young Wildlife Photographer of the Year 2025

Andrea Dominizi
Sono un grande sostenitore del concetto della sublime natura, dove in confronto a noi è immensa e in ogni momento potrebbe spezzarci
Ciao! Benvenuto sul blog di Donna Vagabonda! Complimenti per essere uno dei migliori fotografi naturalisti premiati presso il Wildlife Photographer of the Year! Come ti senti? Parlaci un po’ di te!
Da dove nasce la tua passione per la fotografia naturalistica? Quando hai iniziato a esplorare questa particolare branca della fotografia?
Se senti la parola “Natura” che cosa provi? Come ti senti quando sei a contatto con essa?
Quali sono i soggetti che ami di più immortalare e perché?
Raccontami del tuo scatto… Come lo hai realizzato? Cosa hai provato mentre lo realizzavi? É stato difficile?

Donna Vagabonda incontra i fotografi del Wildlife Photographer of the Year 2025 – Andrea Dominizi – After the Destruction
Quale attrezzatura fotografica possiedi? Quanto secondo te è importante il tipo di attrezzatura rispetto alla bravura e alla fortuna che serve sempre quando si immortala la Natura?
Ti saresti mai immaginato che il tuo scatto venisse selezionato e premiato dal più prestigioso concorso fotografico naturalistico?
La 61esima edizione del Wildlife Photographer of the Year è stata davvero eccezionale per i fotografi italiani: come ti sei sentito a rappresentare l’Italia con il tuo scatto?
Quali saranno i tuoi prossimi viaggi e dove concentrerai la tua attenzione fotografica?
Cosa vorresti dire ai fotografi che vogliono partecipare al Wildlife Photographer of the Year? Li incoraggeresti in questa sfida?
Per scoprire le fotografie di Andrea, visitate il suo profilo Instagram.
Gabriella Comi
Menzione d’onore: Comportamento Mammiferi

Gabriella Comi
Inevitabilmente, l’Africa: una passione e un incanto a cui non posso né voglio sottrarmi.
Ciao! Benvenuta sul blog di Donna Vagabonda! Complimenti per essere uno dei migliori fotografi naturalisti premiati presso il Wildlife Photographer of the Year! Come ti senti? Parlaci un po’ di te!
Da dove nasce la tua passione per la fotografia naturalistica? Quando hai iniziato a esplorare questa particolare branca della fotografia?
Se senti la parola “Natura” che cosa provi? Come ti senti quando sei a contatto con essa?
Fotografare è un po’ una forma di meditazione. I momenti più belli sono quando sono talmente concentrata e immersa nella scena che mi dimentico anche di me stessa, mi dimentico di esistere come individuo perché mi sento parte del tutto.
Quali sono i soggetti che ami di più immortalare e perché?
Raccontami del tuo scatto… Come lo hai realizzato? Cosa hai provato mentre lo realizzavi? É stato difficile?

Donna Vagabonda incontra i fotografi del Wildlife Photographer of the Year 2025 – Gabriella Comi – Wake-up call
Quale attrezzatura fotografica possiedi? Quanto secondo te è importante il tipo di attrezzatura rispetto alla bravura e alla fortuna che serve sempre quando si immortala la Natura?
Per la fotografia naturalistica vera invece, quella senza trucchetti come le esche o altri strattagemmi per attirare gli animali, ovviamente la fortuna di trovarsi al posto giusto nel momento giusto fa almeno il 50% della foto! La bravura… sta nel creare le condizioni giuste perché quel momento accada: studiare molto le specie che si vogliono fotografare, studiare il comportamento per cercare di prevedere dove e quando trovare l’animale, immaginare rapidamente come si muoverà per visualizzare dove posizionarsi per l’inquadratura migliore. E ovviamente anche scegliere una guida esperta e eticamente responsabile che ti aiuti. Molto fa anche l’esperienza: per ogni foto riuscita ci sono cento errori fatti in precedenza nella stessa situazione che quando torni a casa ti mordi le mani, la frase che urlo più spesso mentre edito le foto è “MA COSA CAVOLO STAVO PENSANDOOO“. In presenza di fauna selvatica quasi mai si ha tempo di riflettere molto sui setting della fotocamera, un attimo e l’animale è andato.
Ti saresti mai immaginato che il tuo scatto venisse selezionato e premiato dal più prestigioso concorso fotografico naturalistico?
La 61esima edizione del Wildlife Photographer of the Year è stata davvero eccezionale per i fotografi italiani: come ti sei sentito a rappresentare l’Italia con il tuo scatto?
Quali saranno i tuoi prossimi viaggi e dove concentrerai la tua attenzione fotografica?
Cosa vorresti dire ai fotografi che vogliono partecipare al Wildlife Photographer of the Year? Li incoraggeresti in questa sfida?
Per scoprire le fotografie di Gabriella, visitate il suo profilo Instagram.
Fortunato Gatto
Menzione d’onore: Arte della natura

Fortunato Gatto
Non è la macchina fotografica a definirci fotografi, ma piuttosto la curiosità e la capacità di meravigliarsi
Ciao! Benvenuto sul blog di Donna Vagabonda! Complimenti per essere uno dei migliori fotografi naturalisti premiati presso il Wildlife Photographer of the Year! Come ti senti? Parlaci un po’ di te!
avanti è importante e sono felice di poterne far parte.
In genere i plot twist arrivano verso la fine, ma te ne svelo uno fin da subito: non mi definisco un appassionato di fotografia. Amo profondamente la bellezza che mi circonda; la macchina fotografica è semplicemente lo strumento attraverso cui la osservo, la interpreto e, successivamente, la condivido. Se dovessi ricorrere a un’immagine più poetica direi che il fotografo è come un proiettore emozionale: esplora, empatizza, coglie suggestioni e le restituisce in forma di visione fotografica. Lo fa mettendo in gioco tutto sé stesso, dal proprio bagaglio culturale al vissuto, fino alla sensibilità che lo contraddistingue.
Per quanto riguarda il concorso mi sento senza dubbio fortunato. Allo stesso tempo considero questo riconoscimento un’occasione per rafforzare la mia missione: continuare a condividere un messaggio di bellezza e ricordare, soprattutto alle nuove generazioni, che il nostro pianeta è ancora un luogo straordinario, capace di ispirare meraviglia. È preservandolo che preserviamo noi stessi e il nostro futuro.
Da dove nasce la tua passione per la fotografia naturalistica? Quando hai iniziato a esplorare questa particolare branca della fotografia?
La prima macchina fotografica è arrivata circa 20 anni fa, in seguito a un percorso di ricerca personale. In quel periodo storico della mia vita ho suonato e ho disegnato, ma è poggiando l’occhio sul mirino della macchina fotografica che ho compreso quale fosse la forma espressiva attraverso la quale avrei potuto sviluppare il mio linguaggio personale unendolo alla passione per la Natura.
Se senti la parola “Natura” che cosa provi? Come ti senti quando sei a contatto con essa?
circonda è per me un fattore determinante. Ci sono momenti in cui non fotografo perché durante il percorso artistico esploro più fasi, da quella razionale e scientifica, con la quale acquisisco le nozioni territoriali, sino alla dimensione metafisica, dove ad un certo punto si fondono scienza e spiritualità. La realizzazione dello scatto è in realtà l’emanazione del benessere sensoriale. È questo che voglio condividere con le persone. Vorrei lavorare su un piano esperienziale e di comunicazione che possa trasmettere il benessere dei sensi a chi, per motivi personali, non ha questo privilegio.
Quali sono i soggetti che ami di più immortalare e perché?
che può avere anche una derivazione antropologica, per poi approfondire il territorio sotto svariati aspetti: geologia, morfologia, specie autoctone, endemismi, tutto ciò che genera in me una profonda fascinazione e contribuisce a costruire una relazione più consapevole con il luogo. In questo momento tengo in considerazione molti fattori e, nell’esigenza di espandere il mio raggio ispirazionale, sto sviluppando un crescente interesse verso i popoli nativi e le loro mitologie. Le considero un punto di partenza potente: profondamente immaginifico, ma al tempo stesso autentico.
Sono relativamente poco interessato all’idea di essere il primo tra gli “esploratori” di un territorio. Credo piuttosto che la vera unicità risieda nell’approfondimento e nell’approccio creativo. Proprio per questo sto imparando a restringere il mio campo d’azione, concentrandomi su porzioni di paesaggio sempre più circoscritte. Posso soffermarmi settimane su una singola spiaggia, alla ricerca della metafora ideale, così come in una foresta o nella tundra autunnale.
La stagionalità e l’impatto meteorologico mi affascinano profondamente. Non a caso vivo in Scozia, uno dei luoghi dal clima più selvaggio in assoluto. Nel tempo ho sviluppato un’attrazione quasi irresistibile verso questi ambienti tumultuosi: sensazioni soverchianti e, per certi versi, insondabili. E forse è proprio questo il loro fascino, il fatto che sia richiesto un certo livello di astrazione. Chissà, magari questo magnetismo è il segno più evidente che siano i territori a scegliere noi, e non il contrario.
Raccontami del tuo scatto… Come lo hai realizzato? Cosa hai provato mentre lo realizzavi? É stato difficile?
Empatizzare con ciò che mi circonda è il primo passo del mio processo creativo: è il momento in cui l’osservazione si trasforma in legame e comprensione. È da qui che nasce la scintilla che mi permette di andare oltre il convenzionale, verso una forma di testimonianza più consapevole e creativa.
Per dare un po’ di contesto, mi trovavo in Islanda, nei pressi del ghiacciaio Vatnajökull, e ciò che stavo osservando era una semplice pozza d’acqua ghiacciata. Quell’inverno si rivelò sorprendentemente atipico: nonostante il freddo intenso, il clima risultava insolitamente secco. In condizioni simili, il ghiaccio può assumere una straordinaria varietà di forme. Il suo aspetto varia in funzione della velocità di congelamento, della presenza di sostanze disciolte, dell’umidità dell’aria circostante e della quantità e dimensione delle bolle d’aria intrappolate.
Nel momento in cui ho iniziato a riconoscere un disegno emergente nella superficie ghiacciata la mia immaginazione ha preso il sopravvento. Stavo cercando ciò che amo definire una “meta-immagine”: una metafora naturale in cui è la natura stessa a offrire sia la tela sia l’opera. Attraverso un piccolo frammento di ghiaccio, il Cigno Ghiacciato si è lentamente rivelato ai miei occhi, come una manifestazione effimera di arte naturale.

Donna Vagabonda incontra i fotografi del Wildlife Photographer of the Year 2025 – Fortunato Gatto – Frozen Swan
Quale attrezzatura fotografica possiedi? Quanto secondo te è importante il tipo di attrezzatura rispetto alla bravura e alla fortuna che serve sempre quando si immortala la Natura?
Ti saresti mai immaginato che il tuo scatto venisse selezionato e premiato dal più prestigioso concorso fotografico naturalistico?
La 61esima edizione del Wildlife Photographer of the Year è stata davvero eccezionale per i fotografi italiani: come ti sei sentito a rappresentare l’Italia con il tuo scatto?
Mi auguro che anche in Italia esista questa stessa volontà. In tal senso mi sarebbe piaciuto conoscere il punto di vista delle principali istituzioni italiane rispetto al nostro exploit londinese, ma non mi pare vi sia stato un riscontro significativo, così come da parte dei media e delle testate giornalistiche, spesso più orientate alla diffusione di notizie negative che alla valorizzazione di contenuti culturali di spessore.
Quali saranno i tuoi prossimi viaggi e dove concentrerai la tua attenzione fotografica?
Accanto alla Scozia, che rappresenta la mia dimora, esplorerò l’Alaska attraverso diverse stagioni. Ho già trascorso del tempo lì in autunno in più occasioni e tornarvi in condizioni nuove rappresenta una naturale evoluzione del mio percorso. Con un po’ di fortuna potrò condividere di più su questo lavoro nel corso dei prossimi anni.
Cosa vorresti dire ai fotografi che vogliono partecipare al Wildlife Photographer of the Year? Li incoraggeresti in questa sfida?
In questa prospettiva il premio non è una semplice medaglia, ma una cassa di risonanza in cui i principi, se capaci di ispirare le nuove generazioni, possono diffondersi in modo dirompente. Credo che, lavorando insieme, possiamo contribuire alla nascita di un nuovo Rinascimento Sensoriale, fondato su una rinnovata etica ambientale e su un ritorno ai valori essenziali.
Per scoprire le fotografie di Fortunato, visitate il suo profilo Instagram.
Roberto Marchegiani
Menzione d’onore: Animali nel loro ambiente

Roberto Marchegiani
Mi sono reso conto che ciò che mi interessava davvero non era “catturare” l’animale, ma raccontare il suo rapporto con l’ambiente che lo circonda
Ciao! Benvenuto sul blog di Donna Vagabonda! Complimenti per essere uno dei migliori fotografi naturalisti premiati presso il Wildlife Photographer of the Year! Come ti senti? Parlaci un po’ di te!

Donna Vagabonda incontra i fotografi del Wildlife Photographer of the Year 2025 – Roberto Marchegiani – Shadowlands
Se senti la parola “Natura” che cosa provi? Come ti senti quando sei a contatto con essa?
Quali sono i soggetti che ami di più immortalare e perché?
Raccontami del tuo scatto… Come lo hai realizzato? Cosa hai provato mentre lo realizzavi? É stato difficile?

Donna Vagabonda incontra i fotografi del Wildlife Photographer of the Year 2025 – Roberto Marchegiani – The calm after the storm
Quale attrezzatura fotografica possiedi? Quanto secondo te è importante il tipo di attrezzatura rispetto alla bravura e alla fortuna che serve sempre quando si immortala la Natura?
Ti saresti mai immaginato che il tuo scatto venisse selezionato e premiato dal più prestigioso concorso fotografico naturalistico?
La 61esima edizione del Wildlife Photographer of the Year è stata davvero eccezionale per i fotografi italiani: come ti sei sentito a rappresentare l’Italia con il tuo scatto?
Quali saranno i tuoi prossimi viaggi e dove concentrerai la tua attenzione fotografica?
Cosa vorresti dire ai fotografi che vogliono partecipare al Wildlife Photographer of the Year? Li incoraggeresti in questa sfida?
Bisogna avere una visione personale, essere pazienti e coerenti nel tempo.
Non cercare la foto “che vince”, ma quella che racconta davvero ciò che si è vissuto.
Per scoprire le fotografie di Roberto, visitate il suo profilo Instagram.
Philipp Egger
Vincitore di categoria Ritratti di animali

Philipp Egger
Per me ogni viaggio è un atto di ascolto, non di conquista. È lì che nasce il mio lavoro
Ciao! Benvenuto sul blog di Donna Vagabonda! Complimenti per essere uno dei migliori fotografi naturalisti premiati presso il Wildlife Photographer of the Year! Come ti senti? Parlaci un po’ di te!
Mi chiamo Philipp Egger, sono un fotografo e filmmaker naturalista delle Alpi. La montagna è il mio spazio vitale, il luogo dove osservo, aspetto, imparo. Il mio lavoro nasce da progetti a lungo termine, spesso solitari, e cerca di raccontare la Natura non solo nella sua bellezza, ma anche nella sua fragilità, nella sua durezza e nei suoi silenzi.
Da dove nasce la tua passione per la fotografia naturalistica? Quando hai iniziato a esplorare questa particolare branca della fotografia?
La fotografia è diventata il mio modo di “cacciare” senza ferire. Invece di inseguire animali, inseguo istanti — quei momenti rari in cui l’anima della Natura si rivela. Attraverso le immagini cerco di dare una voce a ciò che spesso resta invisibile o inascoltato.
Ho iniziato a fotografare seriamente molti anni fa, ma solo con il tempo ho capito che la fotografia naturalistica, per me, non è solo un genere fotografico: è un linguaggio, una forma di rispetto, un dialogo silenzioso con il mondo naturale.
Se senti la parola “Natura” che cosa provi? Come ti senti quando sei a contatto con essa?
Quali sono i soggetti che ami di più immortalare e perché?
Non fotografo ciò che è raro, ma ciò che mi fa sentire qualcosa. Attraverso le immagini cerco di rendere visibile l’invisibile, di mostrare l’anima della Natura. Negli ultimi anni mi sono avvicinato sempre di più anche a temi difficili: la morte, la trasformazione, il ciclo naturale. Credo che la fotografia naturalistica non debba mostrare solo ciò che è “bello”, ma anche ciò che è vero.
Raccontami del tuo scatto… Come lo hai realizzato? Cosa hai provato mentre lo realizzavi? É stato difficile?
Tutto questo aveva un unico scopo: entrare nel suo mondo senza essere percepito. Il gufo reale è estremamente schivo e sensibile al disturbo. Per questo ho scelto un accesso lungo e difficile, attraversando un territorio impervio e inaccessibile. Ho scalato gole, mi sono calato per oltre quaranta metri nel vuoto, per poi risalire dall’altro lato. Solo così ho potuto avvicinarmi senza infrangere l’equilibrio di quel luogo.
Una volta arrivato non restava che attendere. Immobile. Invisibile. Fino a quando è accaduto l’impossibile: il gufo si è avvicinato a pochi metri da me. In quell’istante non ho provato euforia, ma una calma assoluta, quasi sacra. Come se fossi stato accettato, per un breve momento, nel suo mondo. È stato difficile, sì. Ma Shadowhunter non è solo una fotografia. È il risultato di anni di rispetto, dedizione e fiducia. È un incontro tra due presenze nella notte e il tentativo di rendere visibile l’anima di un essere che vive nell’ombra.

Donna Vagabonda incontra i fotografi del Wildlife Photographer of the Year 2025 – Philipp Egger – Shadowhunter
Quale attrezzatura fotografica possiedi? Quanto secondo te è importante il tipo di attrezzatura rispetto alla bravura e alla fortuna che serve sempre quando si immortala la Natura?
Detto questo, l’attrezzatura da sola non crea una fotografia. Può aiutare, può rendere possibile ciò che altrimenti non lo sarebbe, ma non sostituisce la conoscenza del soggetto, la pazienza, il tempo e la sensibilità. E poi c’è la fortuna — quella sottile linea invisibile che esiste sempre nella fotografia naturalistica. La differenza, però, è che la fortuna arriva più spesso quando sei pronto ad accoglierla.
Ti saresti mai immaginato che il tuo scatto venisse selezionato e premiato dal più prestigioso concorso fotografico naturalistico?
La 61esima edizione del Wildlife Photographer of the Year è stata davvero eccezionale per i fotografi italiani: come ti sei sentito a rappresentare l’Italia con il tuo scatto?
Quali saranno i tuoi prossimi viaggi e dove concentrerai la tua attenzione fotografica?
Per me ogni viaggio è un atto di ascolto, non di conquista. È lì che nasce il mio lavoro.
Cosa vorresti dire ai fotografi che vogliono partecipare al Wildlife Photographer of the Year? Li incoraggeresti in questa sfida?
Per scoprire le fotografie di Philipp, visitate il suo profilo Instagram.
Conclusione
É stato per me un immenso onore poter conoscere, seppur virtualmente, questi grandi fotografi naturalisti: non solo fotografi, ma persone che elevano la Natura in ogni loro gesto e con ogni loro pensiero. La fotografia è dunque un mezzo di espressione, un linguaggio universale volto ad un fine più grande: quello della salvaguardia dell’immenso patrimonio naturale che ci circonda.
Con i loro scatti Andrea, Gabriella, Fortunato, Roberto e Philipp comunicano un sentimento che va al di là di qualunque immaginazione, qualcosa di tangibile e puro che dovrebbe muovere ogni nostra azione.
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