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Dalla Toscana ai castelli Romani – Giorno 9

Ultimo giorno in Lazio ma non ultimo giorno di avventure: con questo articolo si conclude l’arco narrativo ambientato in questa splendida regione che ho con piacere riscoperto. Grazie a tutte le esperienze vissute fino ad oggi posso davvero dire che i laziali (almeno, quelli che ho incontrato) sono persone molto accoglienti, pronti a farti sentire a casa, disponibili e oltremodo cortesi. Da Velletri a Frascati, da Albano Laziale a Castel Gandolfo io e Gabriele abbiamo conosciuto realtà ricettive diverse, persone provenienti da background variegati e abbiamo provato al vera ospitalità ricca e “grassa” di questi luoghi. Non mi resta dunque che raccontarvi l’ultima giornata in Lazio: scrivendo queste parole mi sale un po’ di malinconia, spero proprio di tornare presto in questa parte d’Italia che consiglio davvero.

Come sempre vi lascio la tabella per orientarvi con le nostre attività:

Settimo giorno - 9 luglio
Mattina: trekking tra i due laghi – Pomeriggio: esperienza di avvicinamento ai cavalli presso EquiAzione

Sempre svegliati di buon mattino ci dirigiamo verso Castel Gandolfo dove ci aspetta Antonello Lezziero, geologo, guida Kailas e ambientale ed esperto conoscitore di questi luoghi: è un piacere per me approfondire ogni aspetto di un territorio e questa “passeggiata con il geologo” era una delle attività che più ero curiosa di sperimentare. Poter stare in compagnia di un collega è anche una grande occasione per approfondire le mie conoscenze in campo geologico e non solo. Se poi siete in compagnia di Antonello beh… Non potrà che essere una fantastica escursione!

L’indicazione dei sentieri

Giunti al punto di incontro, questa guida esperta ci travolge subito con il suo entusiasmo: il suo sorriso e la sua sicurezza sul percorso ci mettono subito a nostro agio.

Il trekking previsto è di 10 chilometri partendo dal Lago di Albano e giungendo a Nemi, proprio sul Belvedere di cui già vi ho raccontato in questo articolo. Un’esperienza naturalistica alla scoperta del Vulcano Laziale e di come lo studio della geologia di questi luoghi sia importante per le attività di questo territorio.

Si parte, con un passo non troppo sostenuto, verso uno dei luoghi più suggestivi del lago, dove lo si può ammirare in tutta la sua bellezza: si imbocca il sentiero 511 verso Nemi che si sovrappone anche con la Via Francigena. Il trekking è di circa 3 ore e mezza (con passo buono ma non troppo pesante) ed è adatto in generale a tutti dato che il dislivello è di circa 300 metri (non è adatto però a passeggini o carrozzine).

La passeggiata è davvero piacevole e non mancano battute, risate e momenti goliardici grazie alla splendida compagnia di Antonello che ci racconta la storia del Vulcano Laziale e ci chiede come hanno fatto una naturalista e un dottore in cinema ad innamorarsi: la verità è che non lo so nemmeno io ma dopo tanto tempo siamo ancora qui, uniti più che mai.

So che vi ho già anticipato qualcosa sul Vulcano Laziale ma mi piacerebbe cogliere l’occasione di questo articolo per entrare più nei dettagli: con il termine Vulcano Laziale si indica l’attuale paesaggio del territorio dei Castelli Romani e l’area geologica dei Monti Albani. L’area ha una forma circolare dovuta alla presenza del cratere vulcanico che passa per Albano Laziale, Castel Gandolfo, Grottaferrata, Rocca Priora, Velletri e Genzano di Roma. I materiali che costituiscono questa zona sono tipici delle zone vulcaniche e si possono ritrovare da qui fino ad Ardea, Pomezia e parte di Aprilia: i più importanti sono senza dubbio il tufo, il peperino, i sanpietrini.

Il vulcano si formò accumulando i prodotti delle sue prime attività su un basamento più antico di rocce carbonatiche che formavano un’ampia pianura tra la costa e gli Appennini circa 600 mila anni fa. La sua attività si può inquadrare in tre fasi ben distinte:

  • Prima fase o “Tuscolano-Artemisio”
  • Seconda fase o “Delle Faete” o “Dei Campi di Annibale”
  • Terza fase o “Di via dei Laghi”

I geologi e i vulcanologi hanno stimato che il vulcano abbia eruttato circa 297 km³ di metariale vulcanico di cui il 90% durante la prima fase di eruzione. Le ultime manifestazioni risalgono a circa 5000 anni fa: si verificarono esondazioni del Lago Albano e catastrofici Lahar (colate di fango).

Ancora oggi l’area vulcanica è caratterizzata da una discreta attività costituita prevalentemente da emissioni gassose anche altamente tossiche (che spesso provocano una moria di greggi che pascolano nella zona delle emissioni), deformazioni nel terreno e frequenti deboli scosse sismiche: solo raramente sono state potenti e distruttive ma non bisogna sottovalutare mai un vulcano, anche se oggi è classificato come quiescente. Proprio per tale ragione è ben difficile prevedere una fase eruttiva futura che interesserebbe non solo quest’area ma anche quella di Roma: la zona è infatti molto popolosa e un’eruzione potrebbe davvero sconvolgere l’equilibrio dei Castelli Romani e non solo.

Non voglio tediarvi con termini geologici e non voglio nemmeno scrivervi qui una lezione di geologia sui vulcani o sulle fasi del Laziale, ma se avete voglia di approfondire vi consiglio la consultazione di questo sito.

Proseguendo sulla strada che porta a Fontan Tempesta si possono trovare molti punti panoramici che permettono di vedere il lago di Albano in tutto il suo splendore: questi punti, spesso a strapiombo, richiedono di prestare un po’ di attenzione in quanto il sentiero diventa stretto e bisogna camminare in fila indiana senza sporgersi troppo. Un piccolo rischio che però vale tutto il gioco: la vista è eccezionale e la natura è davvero incontaminata! Una delizia per la vista e per il cuore!

Veduta del Lago di Albano

Continuando per il percorso si raggiunge un punto di snodo: la Fontan Tempesta, situata alla fine del Vallone Tempesta. In questa zona si ritrova la foresta originale di questi luoghi composta soprattutto da faggi oggi rimpiazzati dai castagni, piantati dall’uomo. Qui si trovano alcune vascone che raccolgono l’acqua e dissetano gli stanchi camminatori oltre ad un cunicolo scavato a mo’ di grotta probabilmente per convogliare l’acqua. Da buona curiosa quale sono decido di avventurarmici dentro per una decina di metri: il percorso è stretto e angusto e non mancano incontri ravvicinati con insetti notturni e con ragni di buone dimensioni. Insomma, se siete impressionabili da ciò non fatelo! Proseguendo il cunicolo si apre un pochetto e mi permette di camminare senza dover quasi gattonare e di alzare quasi totalmente la testa ma, vedendo che prosegue ma che non cambia assolutamente nulla decido di uscire. Antonello mi conferma che questi cunicoli non sono difficili da trovare in questa zona ma nessuno di essi nasconde un tesoro nascosto… Mannaggia!

Gabriele, esortato da me e da Antonello, è entrato e avrà fatto sì e no due passi per poi tornare indietro: diciamo che i luoghi angusti come questo non sono per niente il suo genere (ha visto troppi film dove le cose non finiscono troppo bene)…

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Il cammino prosegue, osservando il cambio, ancora una volta, della vegetazione che, avvicinandosi verso Nemi, diventa più sporadica ma anche più “esotica”: il bosco maturo lascia infatti spazio ad una vegetazione più ruderale e disturbara composta da robinie e ailanto. Colgo l’occasione per parlare ad Antonello di queste due presenze ingombranti nella Pianura Padana e di come la loro diffusione sia ormai fuori controllo: il problema delle essenze esotiche invasive è quello di andare a sostituirsi completamente a quelle originali, spesso modificando le condizioni del suolo che diventano favorevoli solo alla crescita di alcune piante. Le esotiche invasive in questo si vedono vittoriose rispetto alla flora autoctona e ciò porta ad un incredibile impoverimento nella biodiversità oltre che a problemi di rischio idrogeologico (le robinie, ad esempio, penetrano con le loro radici sui crinali e rendono instabile il terreno, un guaio assai importante soprattutto in zone collinari e ad alta vocazione vitivinicola, come l’Oltrepò Pavese).

Continuando a disquisire di rischio idrogeologico giungiamo infine a Nemi, al belvedere: un piacere è rivedere questo luogo che mi è rimasto nel cuore.

Panorama dal belvedere di Nemi

Qui a Nemi incontriamo il buon Valerio di Visit Castelli Romani che ci sta aspettando per accompagnarci alla Via Sacra: si tratta di una basolata antica risalente all’epoca romana che partiva da Ariccia per giungere fino alla sommità del Monte Cavo dove un tempo si trovava il Tempio di Giove Laziale, il padre degli dei latini.

La strada è larga due metri e mezzo ed è formata da pietra lavica nera fiancheggiata da banchine di peperino e si può percorrere facilmente a piedi e in bicicletta. Purtroppo dell’antico tempio non è rimasto nulla ma sicuramente la passeggiata vale la vista dal Monte Cavo o, se non volete salire fino alla sommità, dal terrazzo panoramico detto l’Occhialone dove si gode di una veduta eccezionale dei Laghi di Albano e di Nemi: questa terrazza si trova a circa 1 chilometro e mezzo da Rocca di Papa imboccando qui la Via Sacra.

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Devo dire che questo panorama è la ciliegina sulla torta di un’escursione interessante e molto piacevole. Guardando i laghi mi sono accorta di essermi innamorata di questo territorio: sospiro e un po’ la malinconia torna a tormentarmi. Penso a quando potrò tornare qui ad ammirare queste bellezze e quando potrò avere il piacere di condividere del tempo di qualità con persone così speciali come quelle che ho incontrato fino ad ora.

Ma non mi devo scoraggiare: mentre scrivo con un gatto sdraiato (anzi, spaparanzato) sulle mie gambe queste parole, ripenso alla dolcezza di quei momenti e sorrido. Del resto il viaggio si vive tre volte: quando si organizza, quando si vive e quando si ricorda.

Dopo aver scattato qualche foto Valerio ci riporta a Castel Gandolfo e qui ci congediamo sia da lui che da Antonello: è stato davvero un piacere condividere questa esperienza naturalistica e geologica con una guida preparata come lui. Se volete scoprire la natura e la storia geologica di questi luoghi affidatevi assolutamente ad Antonello, non ve ne pentirete!

Sono circa le 13 e lo stomaco inizia a dare segni di insofferenza quindi decidiamo di andare a pranzo: per “commemorare” la bontà e il trionfo del gusto decidiamo di pranzare (e di cenare) in due luoghi che ci hanno letteralmente conquistati.

É così che torniamo all’Hosteria Fraschetta per gustarci di nuovo piatti incredibili come spaghetti all’amatriciana e coda alla vaccinara ma anche saltimbocca alla romana e ovviamente uno squisito tiramisù, il più buono! Il piacere della buon cibo laziale e dei Castelli è uno di quelli che più ci manca da quando siamo tornati a Pavia e ricordare quei sapori ci fa venire sempre fame, anche se abbiamo appena terminato il pasto. Insomma, il cibo è piacere e il piacere è cibo. E che cibo!

Dopo un lauto e buonissimo pranzo decidiamo di sfruttare la splendida giornata di sole per esplorare i negozi e le viottole di Castel Gandolfo. É così che incappiamo in un negozio di arte mosaica, La Musa Mosaici, dove subito decido di entrare per ammirare le bellezze create dalle sapienti mani di Marina Rossi, disponibilissima e professionale artista che mi permette anche di scattare qualche fotografia all’interno dell’atelier. Amo l’arte mosaica, la trovo complessa ed affascinante e forse proprio la sua natura, così vicina alle regole matematiche, me l’ha sempre fatta apprezzare: il tutto è più della somma delle parti in quanto con l’insieme delle tessere ottengo un disegno che solo la mente rende poi tridimensionale e reale. Pazzesco vero?

Ovviamente non posso andarmene a mani vuote e così decido di acquistare un bel paio di orecchini costruiti materialmente con due tessere del mosaico: vere opere d’arte!

Ringrazio la gentile e disponibile Marina e proseguo nel breve tour del centro città immortalando scorci e luoghi che la volta precedente non ero riuscita nemmeno a vedere a causa della pioggia violenta.

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Terminato il tour di Castel Gandolfo ci rimane giusto il tempo di andarci a cambiare prima dell’ultima attività prevista: una lezione di avvicinamento ai cavalli organizzata da EquiAzione ai Pratoni del Vivaro. Era da tanto tempo che volevo tornare a cavallo e quando Valerio mi ha proposto questa attività ho fatto letteralmente i salti di gioia. E così, emozionati (anche perchè Gabriele non era mai salito in sella ad un cavallo) e molto elettrizzati abbiamo raggiunto Valerio presso il maneggio.

Prima di iniziare la nostra lezione da “butteri contemporanei“, una sorta di mandriani 2.0, i ragazzi del centro ci spiegano la filosofia che sta dietro a questo progetto sociale: i cavalli qui ospitati, circa una ventina, provegono da realtà di degrado o di abbandono e qui hanno ritrovato la propria degnità. Gli animali vengono educati con la doma dolce e senza nessuna costrizione (non è previsto nemmeno l’uso del morso), mettendo in primo piano il loro benessere piuttosto che la loro capacità di lavoro.

Oltre a ciò, EquiAzione è impegnata nel sociale prestando aiuto ad alcuni membri delle comunità terapeutiche dei Castelli Romani: l’equitazione non convenzionale e il modo di approcciarsi ai cavalli è sicuramente un toccasana per tutti, in particolare per gli ospiti di queste strutture. Un lavoro senza dubbio ammirevole e che spero continui a lungo.

In sella dopo tantissimo tempo!

Alberto, vice presidente di EquiAzione, ci racconta come i cavalli, qui allevati in branco e secondo la loro natura di animali sociali, siano i veri protagonisti di questa associazione: molti di loro sono stati abbandonati proprio davanti al maneggio o sono stati recuperati in condizioni disumane. Qui hanno ritrovato l’armonia e la pace, in un’ambiente protetto e sicuro che ha restituito loro la gioia di vivere.

Non posso che sposare a pieno questa filosofia de “il cavallo al primo posto” considerandolo non come una persona ma come un essere vivente che ha dei bisogni e prova forti sentimenti, sia verso i suoi simili che verso l’uomo.

Dopo aver chiacchierato piacevolmente con Alberto, i ragazzi ci portano al recinto per sellare i cavalli e provare la nostra esperienza di “butteri contemporanei”: all’interno del paddock cercheremo di guidare una piccola madria di cavalli come veri cowboys, seguendo le indicazioni del nostri maestri. É così che incontro la mia dolce cavalla, Mylady, che ha davvero un passo dolce e aggraziato e diventa “mia complice” per questa esperienza: non c’è nemmeno bisogno di “darle gambe”, basta un tocco e lo spostamento delle redini perchè lei sappia cosa fare e dove andare.

Finalmente, dopo tanto tanto, torno a cavallo: per me è stata un’emozione stratosferica, unica, impareggiabile. Ho sempre sognato di possedere dei cavalli miei e di “addestrarli” con la doma dolce e montarne uno domato in questo modo mi ha davvero riempito di gioia.

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Gabriele, un po’ titubante ma comunque molto euforico, ha decisamente apprezzato l’esperienza e, sceso da cavallo, mi ha detto “ora so che cosa provi quando vai a cavallo e davvero capisco il tuo amore per questi animali“.

Non poteva dirmi niente di più dolce.

Questa attività termina però troppo presto e purtroppo siamo costretti a lasciare gli amici di EquiAzione anche se avremmo voluto condividere con loro ancora meravigliosi momenti: spero un giorno di poter tornare qui e apprendere il metodo della doma dolce e di trasmetterla ad altre persone che hanno la mia stessa visione di equitazione.

É giunto anche il momento per noi di salutare per l’ultima volta Valerio: l’emozione è forte e, credetemi, persone come lui non si incontrano tutti i giorni. Valerio e il consorzio Visit Castelli Romani sono il cuore pulsante di un territorio che regala qualunque tipo esperienza, sia essa culturale, culinaria, sportiva, naturalistica. Spero proprio di incontrare nuovamente questo simpaticissimo e assai disponibile ragazzo, è stato davvero un’immenso piacere per noi condividere esperienze e tempo insieme.

Come “Ultima Cena” decidiamo di tornare a Velletri da Paola, da “Osteria da Giovanni Vini e Cucina” per assaggiare nuovamente la mitica “zozzona”. Ve l’ho già detto che me la sogno la notte? Mamma mia, io non so davvero che cosa dire di questo piatto di pasta e della cucina di Paola se non “provatele”.

Termina qui il nostro viaggio ai Castelli Romani: con tanta malinconia e con altrettanta voglia di tornare andiamo a dormire, pronti per sconfinare nella vicina Toscana e per visitare la splendida città di San Gimignano.

Commenti

  • 16 Ottobre 2020

    Un itinerario davvero ricco di attività! Deve essere stato interessante effettuare l’escursione con una guida che vi spiegava tutto. Credo sia un valore aggiunto che ti fa comprendere meglio il territorio e che fa sì che i luoghi rimangano più impressi nella memoria!

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  • 17 Ottobre 2020

    Non ti sei fatta mancare proprio nulla in questo ricchissimo itinerario! Se sei appassionata di mosaici ti consiglio, se non l’hai ancora fatto, di visitare Spilimbergo in Friuli. C’è una delle scuole di mosaici più antiche e prestigiose in Italia ed è possibile visitarle. I loro mosaici sono in molte città del mondo, tra cui New York.

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  • 20 Ottobre 2020

    Ma che spettacolo il lago di Albano! Non conosco affatto queste zone e devo dire che mi hai molto incuriosita . A un certo punto della lettura mi stavo chiedendo: ma dopo tutti questi chilometri non avranno fame? Le tue parole sul cibo mi hanno definitivamente convinta che è un posto da vedere assolutamente 😊

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  • ERMINIA SANNINO
    21 Ottobre 2020

    Ho vissuto a Roma un annetto circa, ma non ho mai esplorato bene i dintorni. Sono stata a Velletri solo perché una mia collega abitava li e ricordo di essere passata per il lago di Albano, per il resto nulla! Non sarebbe male tornarci per conoscere e vedere qualcosa in più.

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