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Dalla Toscana ai Castelli Romani – Giorno 7

Siamo quasi giunti al capolinea di questo viaggio ricco di sorprese, di esperienze uniche e irripetibili. Dopo aver visitato Frascati, Ariccia, Rocca di Papa, Castel Gandolfo, Tivoli e altre meraviglie, decidiamo di lasciare Grottaferrata per dirigerci verso Nemi, dove trascorreremo gli ultimi giorni ai Castelli Romani. Prima però di abbandonare questa piccola ma ben attrezzata cittadina ci dirigiamo all’Abbazia di San Nilo dove ci aspettano Lorenzo e Tiziana del Gruppo Archeologico Latino Bruno Martellotta.

Come sempre vi lascio la tabella con le attività previste:

Quinto giorno - 7 luglioSesto giorno - 8 luglioSettimo giorno - 9 luglio
Mattina: visita guidata all’Abbazia di San Nilo di Grottaferrata – spostamento a Nemi – visita del tempio di Diana Nemorense – visita di Nemi
Mattina: visita guidata di Albano Laziale – Pomeriggio: visita guidata alla “Tognazza” – Visita guidata di Velletri
Mattina: trekking tra i due laghi – Pomeriggio: esperienza di avvicinamento ai cavalli presso Buttero contemporaneo

Lasciato il B&B La Casa di Lilì ci siamo diretti verso l’Abbazia greca di San Nilo, propriamente conosciuta con il nome di Monastero Esarchico di Santa Maria di Grottaferrata. Questo luogo è davvero unico in tutta Italia: il Monastero è gestito direttamente dalla Santa Sede e l’Abbazia è una delle tre circoscrizioni ecclesiastiche della Chiesa bizantina cattolica in Italia. I monaci del Monastero esarchico, formanti la Congregazione d’Italia dei Monaci Basiliani, provengono maggiormente da comunità italo-albanesi e praticano liturgia e tradizione secondo il rito bizantino. Attualmente l’Abbazia di Grottaferrata è l’ultimo dei numerosi monasteri bizantini che nel Medioevo erano diffusi in tutta l’Italia meridionale e nella stessa Roma.

L’Abbazia di San Nilo è dunque un luogo davvero particolare date la sua liturgia e le sue tradizioni. Oltre a ciò, dal 1931 è sede del Laboratorio di restauro del libro antico, il primo laboratorio a carattere scientifico per la salvaguardia del patrimonio bibliografico in Italia: è per questo che Grottaferrata è conosciuta come “La Città del Libro”.

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Da tempi immemori i monaci si sono dedicati alla miniatura dei libri e questa tradizione continua ancora oggi: un’arte davvero antica e unica.

Il Monastero fu fondato nel 1004 da Nilo da Rossano, pellegrino straniero in terra straniera (era calabrese e quindi, all’epoca, bizantino) ma punto di riferimento per molti che lo seguirono e lo sostennerò nella fondazione di questo: il Monastero fu l’ultimo ad essere fondato dal santo ed è tuttora l’ultimo rimasto, pensate che coincidenza.

Nilo non vedette però compiuta l’opera dell’abbazia in quanto morì l’anno successivo al suo arrivo nell’attuale zona di Grottaferrata: i lavori terminarono sotto la supervisione di San Bartolomeo. I primi archimandriti, cioè i superiori di un monastero, furono Paolo, Cirillo e San Bartolomeo il Giovane: sotto la loro guida l’abbazia di arricchì notevolmente di decorazioni e possedimenti e in breve tempo il Monastero divenne capofila di ben ventidue succursali sparse in tutta l’Italia centro-merdionale (tra cui la diocesi suburbicaria di Albano e di Colle Peschio nella diocesi suburbicaria di Velletri. Vedete come i Castelli Romani hanno una storia davvero intrecciata?).

Tiziana ci mostra tutte le particolarità di questo edificio storico e religioso, facendoci notare la bellezza in ogni suo angolo: l’esterno della chiesa presenta totalmente integra la struttura originaria del 1004. La porta d’ingresso a essa viene detta “speciosa” per la ricca decorazione che si trova negli stipiti, a bassorilievo in marmo con intarsi di pasta vitrea e di pietre.

L’interno della chiesa era originariamente in stile romanico ma nel 1754 fu rivestito di stucco in stile barocco (usanza assai comune all’epoca); la struttura a tre navate fu però mantenuta. Nel 1665 il cardinale Francesco Barberini, su disegno e progetto di Gian Lorenzo Bernini, volle l’istallazione dell’ iconostasi, assai suggestiva.

Oltre al corpo centrale l’Abbazia è dotata di una cappella, commissionata da Odoardo Farnese, con al suo interno alcuni pregevoli affreschi di Domenichino: uno di essi raffigura San Nilo durante l’incontro con Ottone III di Sassonia, a dimostrazione di quanto il Santo sia importante per questo luogo e non solo.

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Dopo una visita interessante durata circa 1 ora e mezza ci congediamo dalla preparatissima Tiziana (che ringraziamo nuovamente) e partiamo alla volta di Nemi, piccolo borgo che sovrasta il lago omonimo, il più profondo dei laghi dei Castelli. Da questo momento fino al termine del soggiorno in territorio romano alloggeremo presso l’Agriturismo Le Grotte, un luogo davvero tranquillo e vicinissimo a Nemi. La proprietaria, Barbara, ci ha fatto sentire davvero a casa ed è stata sempre molto disponibile a soddisfare ogni nostra richiesta. Consiglio vivamente questa struttura, immersa nel verde e a breve distanza sia da Genzano che da Nemi: qui troverete proprio il luogo giusto per riposare e per godervi il Lago di Nemi… E non solo!

Dopo aver mangiato un boccone veloce ci siamo diretti al Tempio di Diana Nemorense insieme al nostro caro amico Valerio di Visit Castelli Romani: proprio lì ci aspettava Sara Scarselletta, la guida che ci avrebbe accompagnato a scoprire il tempio e la città di Nemi.

Con Sara c’è stato subito un feeling e devo dire che grazie alla sua bravura e al suo essere “alla mano” ho apprezzato ancora di più le due visite.

Giunti al Tempio di Diana, non lontano dal nostro agriturismo, ci siamo addentrati in un luogo dove la sacralità è palpabile, un po’ per l’imponenza e un po’ perchè, con nostra sorpresa, apprendiamo che Diana Aricina, o Nemorense, è ancora venerata da molte persone: purtroppo alcune, poco rispettose di un luogo dall’altissima valenza storica, sono addirittura arrivate a forzare l’ingresso per depositare doni sull’altare. Il Tempio è infatti normalmente chiuso al pubblico a causa degli scavi ed è visitabile solo accompagnati da una guida.

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Il Tempio di Diana sorgeva all’interno del fitto bosco che si affaccia ancora oggi sul Lago di Nemi (chiamato anche Specchio di Diana) ed è risalente all’età del Bronzo. Fu un punto di riferimento religioso assai importante per la Lega Latina che quivi strinse alleanze e patti molto importanti: all’epoca il Tempio si estendeva su una superficie di 45.000 metri quadrati e la superficie era sostenuta da sostruzioni triangoli e da nicchioni semicircolari (alcuni dei quali visibili ancora oggi) in cui probabilmente vi erano alloggiate delle statue. Oltre al tempio vero e proprio, il complesso ospitava numerosi altri edifici come la casa del sacerdote, gli alloggi per i pellegrini e persino un teatro.

Con l’avvento del Cristianesimo il Tempio venne abbandonato e l’area fu utilizzata come cava di materiale lapideo.

Gli scavi che hanno permesso di riportare alla luce solo una piccola parte del complesso iniziarono nel XVII secolo e, salvo i soliti intoppi che sempre si creano quando si parla di arte e cultura, dovrebbero proseguire ancora oggi (ovviamente assai a rilento e con interruzioni che durano anni).

Visitare il Tempio di Diana Nemorense è per noi un’occasione davvero unica in quanto possiamo vedere con i nostri occhi un luogo dedicato alla Diana Aricina, la stessa protagonista del ciclo artistico della Locanda Martorelli, divinità davvero cara alle popolazioni antiche del territorio insieme a Giove Laziale. Ammetto con gioia che grazie a questo soggiorno presso ai Castelli mi sono appassionata molto alle divinità latine e preromane e anche adesso, quando ho tempo, mi piace approfondire questa conoscenza grazie a letture e alla consultazione di guide. Non si finisce mai di imparare, soprattutto per una docente viaggiatrice!

La simpatia di Sara inoltre ci coinvolge particolarmente e ci fa esplorare un mondo nascosto, ricco di segreti e di mistero.

Terminata la visita ci siamo diretti a Nemi sempre in compagnia di Sara che ci ha accompagnato in un breve tour per scoprire questo romantico borgo lacustre: posizionato a 521 metri sul livello del mare, è il secondo comune più piccolo dell’area dei Castelli Romani ed è famoso per la produzione delle fragoline, piccole e gustose. All’interno del suo centro storico, tra il 1927 e il 1932, sono state ritrovate due imponenti navi romane che in origine si pensava appartenessero all’Imperatore Tiberio. Studi approfonditi hanno invece confermato far parte della flotta di Caligola. Oggi le due navi sono conservate proprio vicino al nostro Agriturismo, presso il Museo delle Navi Romane che, indovinate un po’, … Era chiuso per il COVID.

Eh va beh, ormai è una prassi in questo viaggio la rinuncia alla visita dei luoghi culturali. Piccola polemica: la cultura è sempre la prima a fermarsi e l’ultima a ripartire.

NO COMMENT.

Nemi è inoltre stata fregiata della bandiera arancione dal Touring Club Italiano per l’ottima qualità dell’accoglienza e del soggiorno del turista. Un motivo in più per visitarla, non trovate?

Anche il territorio nemorense è stato interessato dall’attività eruttiva del Vulcano Laziale, tra i 600 000 e i 20 000 anni fa circa: il suo è composto, per la maggior parte, da peperino, tufo e materiale vulcanico.

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Presso Nemi si trova anche la leggendaria fonte della ninfa Egeria, compagna di Numa Pompilio che, inconsolabile per la sua morte, si ritirò presso il “nemus Dianae” (il bosco sacro a Diana) e lì fu trasformata per pietà in una fonte d’acqua da Diana, individuata sotto al centro storico di Nemi lungo il lago: di questa leggenda vi parlerò molto presto all’interno di un articolo dedicato solo al ciclo pittorico della Locanda Martorelli.

A Nemi assaggiate le piccole fragoline con la panna montata, lasciatevi incantare dalla vista della Terrazza degli Innamorati, provate a bere l’acqua dalle fontane, frizzante naturalmente.

Tutto a Nemi vi conquisterà!

A Nemi è stato inoltre girato La patente, episodio del film Questa è la vita: l’episodio, con la partecipazione di Totò, è girato da Luigi Zampa per la sceneggiatura di Vitaliano Brancati traendo ispirazione dall’omonima novella di Luigi Pirandello.

Con Sara scopriamo gli angoli piu suggestivi e particolari di Nemi come il meraviglioso belvedere da cui si vede il lago e il piccolo borgo dall’alto: l’atmosfera è rilassata, tranquilla e molto appagante. Nemi è un luogo dove le membra si riaffrancano!

Le sue piccole botteghe, i vicoli stretti, la presenza del lago, tutto ciò rendono Nemi una cittadina vivibile e a misura d’uomo: da un passato glorioso, ricco di tradizioni e di leggende, ad un futuro splendente sperando che il turismo che qua si sta sviluppando sia attento e responsabile e non caciarone e di massa.

Nemi_7

Panorama dal Belvedere

L’ultima tappa nel nostro tour è fissata ai Giardini Pubblici, aperti eccezionalmente per noi dal gestore del bar al suo interno, che ci ha permesso di visitarli in tutta tranquillità: anche da qui la vista sul lago è a dir poco incredibile.

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Lasciamo Sara, ringraziandola della sua splendida compagnia e ci dedichiamo alla visita dei giardini cercando di tirare il fiato: questi giorni sono stati davvero ricchi di esperienze e il fisico, devo ammetterlo, iniziava a presentare il conto.

Anche questa giornata sta per volgere al termine, ormai siamo agli sgoccioli del nostro viaggio ai Castelli Romani e iniziamo a sentire una leggera malinconia sapendo che fra poche ore lasceremo questo territorio unico.

Turismo lento: la zona di Nemi, Genzano e Velletri è forse la zona più tranquilla dei Castelli Romani, quella più raccolta e quella meno turistica. Dedicatevi alla visita di questa zona con uno stile di visita lento, ascoltando il territorio e le persone che vi abitano. Rispetto alla chiassosa (ma non meno bella) Frascati o alla più famosa Ariccia, Nemi è un piccolo gioiello che merita di essere visitato con ritmo pacato e con gli occhi pieni di meraviglia.

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Commenti

  • 4 Settembre 2020

    Concordo a pieno con la tua piccola polemica. Ho ripercorso praticamente le tue stesse zone nei Castelli Romani e ahimè ho dovuto rinunciare a tante, troppe, attrazioni culturali proprio perchè erano chiuse. Ed il colmo è che era agosto e, dopo mesi di chiusura per il lockdown, mi aspettavo ci fosse la riapertura, dato il mese in cui tutti si muovono. No comment, ma bella Nemi.

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  • 4 Settembre 2020

    Questo tuo giro per i Castelli Romani sarà manna per me! Ad Ottobre conto di essere da quelle parti *.* e già non vedo l’ora.

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  • 5 Settembre 2020

    L’Abbazia di San Nilo è stupenda e che dire di Nemi…uno dei miei paesi preferiti dei Castelli Romani dove torno sempre volentieri! 🙂

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  • 8 Settembre 2020

    Ma quante cose belle e interessanti da vedere in questo itinerario. Grazie per averle descritte così bene!

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  • 8 Settembre 2020

    I tuoi itinerari sempre così dettagliati e pieni di curiosità. Davvero un piacere leggerti!

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  • 8 Settembre 2020

    Bellissimo questo tuo viaggio tutto italiano in una zona piena di tesori storici. Un vero peccato la mancata visita a luoghi interessanti a causa della chiusura momentanea o abituale. L’Italia sottovaluta spesso l’interesse per luoghi di minor rilievo e non si organizza di conseguenza. Piacerebbe molto anche a me fare il tuo percorso.

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  • Beatrice
    15 Settembre 2020

    Ho sentito molto spesso parlare di questa zona, in particolare di Nemi, ma non ci sono mai stata. Peccato davvero aver trovato tante porte chiuse!

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  • 16 Settembre 2020

    Bellissimo giro come tutto il resto di questo viaggio!

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  • 17 Settembre 2020

    Articolo dettagliato e veramente ben fatto. Grazie! Anche io ho visitato la Toscana di recente, e stavo pensando onestamente ad un itinerario simile a questo per i prossimi mesi. 🙂

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  • 18 Settembre 2020

    la mia prima idea per le vacanze settembrine ci vedeva sistemati nella zona di Sperlonga, per poi salire a Roma. Nel programmare avevo addocchiato un po’ di giri possibili tra cui Neni, ma non abbiamo trovato la sistemazione adatta, così abbiamo stravolto tutto e abbiamo fatto base a Bracciano. Chiusure per COvid nessuna, ma ho una dettagliata tabella della temperatura corporea miglior di quelle ospedaliere.

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