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Dalla Toscana ai Castelli Romani – giorno 8

Siamo giunti al penultimo giorno di permanenza ai Castelli Romani e di certo questo giorno è tra i più impegnativi sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista emotivo: in questa giornata scopriremo la cittadina di Albano Laziale con i suoi resti romani e la storia davvero secolare e poi ci dirigeremo a Velletri dove saremo ospiti di Gian Marco Tognazzi presso la casa museo e azienda vitivincola “La Tognazza” per poi concludere con una visita guidata della città. Siete pronti dunque a partire alla scoperta di questi luoghi?

Come sempre vi lascio la tabella con le attività che andremo a svolgere

Sesto giorno - 8 luglioSettimo giorno - 9 luglio
Mattina: visita guidata di Albano Laziale – Pomeriggio: visita guidata alla “Tognazza” – Visita guidata di Velletri
Mattina: trekking tra i due laghi – Pomeriggio: esperienza di avvicinamento ai cavalli presso Buttero contemporaneo

La giornata, come ormai avrete capito leggendo il Diario di Viaggio, inizia presto come al solito per essere puntuali all’appuntamento con la nostra guida Andjelka Rajic che ci aspetta al Museo archeologico di Villa Ferrajoli di Albano Laziale. Lasciata l’automobile proprio vicino all’entrata del museo, una ragazza vivace e davvero solare ci accoglie: è proprio Andjelka che dedicherà la mattinata e parte del pomeriggio per farci scoprire le bellezze di questo Castello Romano.

Si parte dunque subito in quarta all’esplorazione del Museo di Villa Ferrajoli, il museo archeologico (ma non solo) della città e uno dei più importanti dei Castelli Romani: la nostra guida ci mette subito a nostro agio chiedendoci come mai avevamo scelto di compiere questo viaggio, come siamo venuti a conoscenza dei Castelli e come mai Donna Vagabonda si chiama così. Conversare con lei è stato non piacevole, di più! Oltre ad essere una preparatissima guida è anche una persona squisita con cui trascorrere del tempo di vera qualità!

Il museo espone una bella collezione di reperti archeologici ritrovati ad Albano e non solo, inoltre ha dedicato un intero piano alla storia geologica dei Castelli mostrando anche con modelli e campioni l’evoluzione del territorio: la manna per i miei occhi! Andjelka così mi passa “lo scettro” della guida e per un attimo torno tra i “miei sassi” gioiosa e contenta di infondere una conoscenza e una passione che è sempre molto viva in me. Il museo non è grandissimo ma espone con chiarezza i suoi pezzi forti della collezione e merita una visita: se volete scoprire di più sulla sua storia e sulle sue collezioni vi invito a iscrivervi al gruppo Facebook di Donna Vagabonda e di votarlo al sondaggio de “Il Museo del Mese”.

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Terminata la visita al museo, Andjelka ci porta scoprire i resti romani (e non solo) sparsi nella città: Albano è davvero un luogo ricco di meraviglie e ogni angolo trasuda storia forse più che in ogni altro posto visitato. Ma come potrebbe essere altrimenti per la “vecchia Albalonga” che ha dato i natali a Roma? É così che giungiamo alla vicina Porta Pretoria che, un tempo, costituiva l’ingresso principale all’accampamento della Legione Partica. Chi mastica un po’ di storia romana sa che era vietato lo stanziamento dei legionari all’interno della città: è proprio qui che sta l’essenza della storia di Albano Laziale. In occasione della campagna contro i Parti, l’imperatore Settimio Severo decise di raccogliere tre legioni (oltre a quelle già esistenti): al rientro dalla vittoriosa spedizione, la II Parthica si accampò presso l’odierna Albano Laziale diventando così la prima lezione stanziata in Italia in due secoli. La funzione della II era atipica in quanto non era schierata a difesa di una provincia romana ma fungeva da riserva strategica per la difesa dei confini e come deterrente per una eventuale rivolta da parte degli usurpatori. I Castra Albana divennero quindi un vero e proprio accampamento dove fu costruito anche un anfiteatro, ancora oggi esistente. La città di Albano ha creato anche un museo apposito di cui tra poco leggerete.

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La porta si staglia ancora oggi imponente e massiccia, riportata alla luce in seguito ai bombardamenti del secondo conflitto mondiale e si trova all’interno del centro città, in Via de Gasperi.

La terza tappa del tour ci porta alla scoperta di una chiesa, spesso chiusa al pubblico: la Chiesa di Santa Maria della Rotonda.

Goethe descrive Albano con queste parole “Al disegno e alla pittura, il cielo e la terra invitano qui come in nessun altro luogo”

La Chiesa di Maria Santissima della Rotonda, o meglio il santuario, è un importante luogo di culto mariano del Lazio che occupa un antico edificio rotondo di costruzione romana risalente al I secolo ricollegabile alla villa di Domiziano a Castel Gandolfo. Fu probabilmente un ninfeo o un tempio e l’edifico venne riconvertito ad uso cristiano all’epoca di Costantino il Grande, tra il IX e l’XI secolo.

L’interno della Chiesa

Di impianto appunto rotondo, l’edificio è sobrio e incastonato tra altre architetture e può sfuggire ad un occhio poco attento o ad un turista che visita per la prima volta Albano: suggestivo e ricordante il famoso Pantheon, conserva ancora alcuni pavimenti originali a mosaico.

Un luogo davvero particolare e con una storia interessante alle spalle. Terminata la visita ci siamo diretti verso il luogo più suggestivo e spettacolare che io abbia mai visto in quanto imponenza e valenza storica: i Cisternoni di Albano Laziale.

Siti in Via Aurelio Saffi, i Cisternoni sono delle cisterne imponenti fatte erigere dagli architetti della II Legione Partica per garantire l’approvigionamento di acqua all’accampamento e agli edifici circostanti. Con i lati maggiori rispettivamente lunghi 47,9 e 45,5 metri, i cisternoni (o più propriamente detti la Grande Cisterna) furono costruiti direttamente tramite l’escavazione del banco roccioso e in parte in muratura. La divisione in 5 Navate crea un senso di imponenza e di maestosità che non si trovano da nessuna altra parte d’Italia e d’Europa (so che ne esistono di simili solo a Istanbul). La loro dimensione garantisce un magazzino di ben 10.000 metri cubi d’acqua e ancora oggi sono perfettamente funzionanti tant’è che sono stati svuotati soltanto di recente, permettendone la visita.

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Avete presente “La Compagnia dell’Anello”? Quando Frodo e i suoi compagni visitano le Miniere di Moria? Ecco, la sensazione è stata la stessa per me: con gli occhi all’insù e la bocca letteralmente spalancata, ho ammirato questo capolavoro di ingegneria antica in religioso silenzio. Le parole erano semplicemente volate via. Qualcosa di così imponente io davvero non l’ho mai visto, nemmeno il Colosseo o i grattacieli di New York mi hanno trasmesso così tanta maestosità. E pensare che questo autentico gioiello è a due passi da Roma, ancora precluso per molti dato che le visite guidate sono pochissime e la possibilità di vederli non è scontata.

Davvero, se visitate Albano Laziale chiedete di fare un tour che comprenda anche e soprattutto i Cisternoni, non vi perdonereste di non averli visti, parola mia.

Io e Gabriele ci voltiamo verso Andjelka che, soddisfatta, ci lancia sguardi di intesa, sapendo di aver colpito davvero nel segno.

Prima di pranzo ci dirigiamo verso l’ultimo monumento previsto per la mattinata: l’Anfiteatro Severiano.

Situato proprio al confine tra Albano e Castel Gandolfo, è stato edificato dalle maestranze della Legione Albana all’inizio del III secolo d.C.. Come per i Cisternoni anche l’Anfiteatro, costruito per intrattenere le truppe e le rispettive famiglie, è stato realizzando scavando in parte nel banco roccioso e in parte in muratura. Nel corso dei secoli fu trasformato in una cava per materiale lapideo, siamo nel Medioevo, e in un cimitero cristiano.

Dell’edificio originale oggi rimane solo il primo piano sostenuto da circa trenta fornici, una parte degli ingressi trionfali e tutta la cavea che vanta un’asse maggiore di 113 metri. Secondo gli studi si crede che in origine questo luogo fosse alto ben 22 metri: un teatro imponente per una legione assai importante.

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L’estasi derivata dalla visita ai Cisternoni svanisce nel vedere questo luogo trascurato e abbandonato: l’erba non viene tagliata da mesi (causa Covid? Chi lo sa) e non è raro trovare bottiglie e altri rifiuti abbandonati da chissà chi. Tanta è l’amarezza osservando le pessime condizioni in cui si trova: prima di tutto non è accessibile direttamente al pubblico (come pure i Cisternoni) e Andjelka deve usare una chiave per togliere il lucchetto, secondo è davvero lasciato lì, senza alcun riguardo. Di fronte a tutto questo scempio cerco di trovare una risposta ad un’unica domanda che mai come quest’anno mi martella le tempie: di chi è la responsabilità (o peggio, la colpa)? Perchè qui si deve parlare di colpa. Essere Travel Blogger non vuol dire sorridere e osannare sempre e comunque perchè si temono ripercussioni (da parte di chi?).

NO!

Essere Travel Blogger, e quindi giornalisti di viaggio, è ammettere anche quando le cose non vanno bene (come per Civita di Bagnoregio o per il Mitreo di Marino, ricordate?) e mostrare ai lettori la realtà dei fatti, nuda e cruda: forse non servirà a nulla ma intanto smuoviamo qualche coscienza (sempre che ci sia). Un luogo importante come questo in un contesto così altamente culturale quali sono i Castelli Romani (e l’orbita di Roma) NON DEVE rimanere abbandonato a sè stesso ma deve rifiorire ed essere punto di riferimento per studiosi, archeologici, storici e visitatori, italiani o meno.

L’Italia è un Paese meraviglioso, ricchissimo di luoghi unici che dovrebbero avere una voce: Donna Vagabonda si adopera da sempre per questo. Mi auguro che altri Travel Blogger e operatori del settore facciano altrettanto.

Dopo questo excursus, doveroso a mio avviso, continuiamo con il nostro tour.

Dopo aver visitato l’anfiteatro ci dirigiamo in Piazza San Paolo da cui si può vedere Albano dall’alto da una prospettiva molto particolare. Continuando a chiacchierare con Andjelka ci accorgiamo che è già ora di pranzo: quest’oggi saremo ospiti di Laura e Catia Cammarata presso il loro Ristorante e Associazione Enogastronomica “Al Grottino Vino e Cucina“.

Al Grottino con la mitica Catia

Il ristorante ci ha offerto la possibilità di degustare un pranzo preparato secondo le antiche ricette romane, con ingredienti rigorosamente provenienti dal territorio e con preparazioni studiate e minuziose: è così che assaggiamo un delizioso maiale cucinato con carote e mele, un incredibile patè di olive e una pasta con vero cacio romano. E ancora delle squisite polpette con favolosa cicorietta dei Castelli. Il tutto è stato servito in ciotole e degustato con i cucchiai dato che durante l’Epoca Romana non esisteva la forchetta.

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Che dire? Un’esperienza di “Historia Gusti” incredibile, davvero fuori dal comune, che ci ha fatto balzare indietro nel tempo e ci ha fatto conoscere questa realtà autentica e vera di Catia e Laura. “Al Grottino” è un luogo magico, dove tradizione e attenzione per il territorio sono mattoni fondamentali per l’esperienza culinaria e la degustazione. Mai avremmo immaginato di trovare ai Castelli un luogo così peculiare che organizza anche serate culturali e dispone di un serio e professionale servizio di catering. Non vi nascondo che per una eventuale mostra fotografica ai Castelli a Villa Cavalletti mi piacerebbe avere Laura e Catia al mio fianco nell’organizzazione di un bel banchetto per gli ospiti: del resto cortesia e genuinità vanno davvero di pari passo qui!

Il pranzo ci ha davvero fatto tornare il sorriso e ci ha rinfrancato del tutto. Ora siamo pronti per la seconda parte del tour che ci porterà a scoprire altri angoli di Albano Laziale. Puntualissima, Andjelka ci raggiunge e noi ci congediamo dalle fantastiche #ragazzedelgrottino.

Ci dirigiamo dunque al Parco di Villa Doria Pamphili e ai resti della Villa di Pompeo Magno per poi procedere verso il Museo Seconda Legione Partica che racconta la storia della legione e dei Castra Albana.

Il Parco di Villa Doria Pamphili

Il museo, di ridotte dimensioni ma assai ricco di manufatti e oggetti in esposizione, si apre con delle fedeli riproduzioni degli equipaggiamenti e dei vestiari delle più importanti figure della legione. Non mancano poi i reperti archeologici come l’Ara di Cassio Severiano, il centurione di più alto rango dei Trarii della prima corte. Numerosi sono anche gli oggetti di uso comune che raccontano la vita all’interno della legione come piatti in terra sigillata africana, anfore per il vino, l’olio o il “garum”(salsa piccante a base di pesce usata per condire i cibi), nonché lampade ad olio di forme differenti. Oltre a noi ci sono altri giovani visitatori: un gruppo di ragazzi di un centro estivo di Ciampino venuto qui per documentare la bellezza e la ricchezza del Museo, per un progetto organizzato dallo stesso centro. Il custode, Angelo (soprannominato Angelo Custode) è ben lieto di fare da guida sia a noi che a loro e di fornire, con enorme entusiasmo, tutte le informazioni possibili inerenti la legione e la storia di Albano.

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L’ultima tappa del nostro tour è la visita alle terme di Cellomaio, costruite per volere dell’imperatore Caracalla per riallacciare i rapporti con i legionari di Albano in rivolta dopo l’uccisione del fratello Geta. I resti sono imponenti e il complesso, ancora ben visibile, è costruito da tre piani con torri agli angoli. L’edificio fu trasformato in roccaforte durante il Medioevo e successivamente è stato occupato da abitazioni civili e ad oggi è quasi totalmente conservato nella sua interezza.

Il tour si conclude qui anche se ci sono tanti altri luoghi da vedere ma purtroppo il tempo è tiranno e nel pomeriggio sono previste altre attività. Ci congediamo da Andjelka che ci ha davvero fatto scoprire una città viva e ricca di monumenti straordinari, una realtà pulsante all’interno dei Castelli Romani, un luogo che consigliamo vivamente di visitare per scoprirne la storia, le tradizioni, i sapori e gli splendidi monumenti.

Insieme ad Andjelka in una giornata meravigliosa!

Dopo essere tornati presso il nostro alloggio e aver fatto una doccia di volata ci siamo diretti verso Velletri per un’esperienza unica, soprattutto per Gabriele: una degustazione di vini presso lAzienda vitivinicola e Casa Museo “La Tognazza” di Ugo Tognazzi.

Il navigatore non ci aveva ancora preso in giro… Fino ad oggi! Almeno 3 volte siamo finiti in vicoli stretti e sperduti tra le campagne ma alla fine siamo arrivati alla Tenuta dove ci attendevano Valerio, Simona Ottaviani di Sprojects, responsabile delle attività della Casa Museo di Ugo Tognazzi e Gian Marco Tognazzi, figlio di Ugo e proprietario della Tenuta e della Casa Museo “Casa Vecchia”. Non immaginavamo di avere l’onore di conoscere questo grande artista e “protettore” della visione enogastronomica del padre Ugo, visionario della cucina e precursore del KM 0.

La targa all’ingresso della “Casa Vecchia”

Gian Marco ci accoglie presso la casa di Ugo come “suoi amici” dicendoci che questo è un luogo dove “se ride, se scherza, se magna, se beve e se po fa come cazzo ce pare” – perchè suo padre voleva e avrebbe voluto così. Il tour inizia con la storia raccontata dall’attore proprietario della “Casa Vecchia” un luogo nato dalla competizione tra il padre e Vittorio Gassman: tra i due amici c’era sempre stata una sana rivalità e quando uno dei due si metteva in testa qualcosa allora l’altro, di rimando, doveva eguagliare e superare in grandezza e stranezza l’idea del rivale. É così che, saputo dell’acquisto di una casa ai Castelli di Vittorio, Ugo decise di “tornare” alle origini, alla campagna, e di acquistare una proprietà a Velletri che, nel corso degli anni, sarebbe proprio diventata “La Tognazza”.

Una visione innovativa quella di Ugo che aveva compreso, prima di tutti gli altri, come la materia prima fosse fondamentale per la riuscita di un buon piatto. La ristorazione di oggi e la valorizzazione del territorio erano stati concepiti negli anni ’60 da un attore innamorato delle sue origini contadine.

La casa è stata modificata per volere dello stesso Ugo per renderla sempre più eclettica e per superare in grandezza quella di Vittorio fino a che proprio Vittorio decise di vendere la sua proprietà e Ugo rimase “fregato”. Nonostante ciò la passione per la cucina e per la terra spinsero Ugo a trasformare la casa in una tenuta dove produrre vino e prodotti ortofrutticoli. Gian Marco ci racconta di come suo padre fosse da sempre appassionato del mondo agricolo e che lui stesso passava ore nell’orto, tra le vigne, a zappare o a curare le piante. La sua passione poi veniva trasmessa grazie al suo amore per la cucina, innovativa per un’epoca di consumismo e dove la direzione era quella del grande supermercato. Un po’ snobbato per una visione “bizzarra” che poi avrebbe preceduto il KM 0, Ugo non si abbattè e continuò a perseguirla trasmettendo questo amore anche a Gian Marco che, con un capitale iniziale abbastanza limitato, decise di buttarsi sul mercato come produttore di vino: è così che nasce “La Tognazza” come azienda vitivinicola, quasi come una scomessa, e oggi è un punto di riferimento per il buon vino e per la sperimentazione in questo campo.

Benvenuti alla Tognazza!

Nell’essere precursore arriviamo quasi alla “follia” di Ugo: all’interno del cortile della casa si trovano dei binari per un tram.

Un Tram

Ugo infatti aveva richiesto una fermata facoltativa presso la sua “Tognazza” sulla ferrovia Roma-Velletri (che mai è stata concessa) e secondo il suo progetto sarebbe stato possibile visitare la tenuta con un tram che lui stesso aveva acquistato. Purtroppo questo sogno non fu mai realizzato per evidenti problemi logistici.

Gian Marco ci racconta con molta enfasi e procurandoci parecchie risate della “storia dell’acqua”. Ovviamente, se si vuole coltivare la terra, l’acqua è indispensabile e senza di essa non si può fare nulla e Ugo lo sapeva. Così l’attore chiamò un rabdomante che, in preda ad un delirio tremens, disse di aver trovato l’acqua. Ugo non se lo fece ripetere e cominciò a far trivellare il giardino.

Dopo 15 metri

NIENTE.

Dopo 50 metri

NIENTE.

Dopo 300 metri si trovò un BLOCCO DI GRANITO.

TRIVELLIAMO ANCHE IL GRANITO!!!!

Dopo il blocco e altri metri finalmente…

L’ACQUA!

E la falda era talmente ricca e buona che andò ad alimentare perfino Velletri. Ma come si poteva portare l’acqua in superficie? Non è petrolio quindi non zampilla e che si fa?

L’attore ha fatto costruire una centralina elettrica che forniva energia alle due pompe per estrarla. Vi rendete conto?

Gli annedoti sul padre sono davvero ricchi di divertimento ma Gian Marco si fa serio e ci tiene a raccontarci la sua idea di produzione del vino e del suo commercio: si è posto il problema di come produrre un buon vino ma allo stesso tempo lontano dalla retorica “baronale” che circonda l’enologia. La produzione quindi punta alla qualità ma la sua distribuzione riflette la vera identità del Tognazzi: la Zingarata.

“Si produce seriamente e si distribuisce cazzeggiando”

Una realtà quindi diversa dalle altre,

MOLTO ENO, POCO LOGICA.

Una filosofia unica che si adatta a chi vuole divertirsi e degustare un buon vino in compagnia. Dopo averci raccontato dunque la storia della nascita dell’Azienda e dell’avverarsi del sogno del padre, Gian Marco ci invita ad entrare alla Casa Vecchia: questa è stata trasformata in un vero e proprio museo dove sono esposte fotografie, vestiti di scena, copioni, locandine pubblicitarie e gli arredi originari tra cui il mitico tavolo dove Ugo, Mario Monicelli, Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni e altri luminari del cinema si riunivano e si lasciavano andare ai piaceri del vino. 

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É proprio qui, attorno a questo tavolo, che è stata inventata la “Supercazzola” e dove è nata l’idea di pellicole divenute immortali. Si respira un’atmosfera gioviale e davvero autentica, per nulla snob ma anzi amichevole e accogliente. Io e Gabriele siamo letteralmente incantati dalle parole del nostro anfitrione e scopriamo un Ugo Tognazzi forse un po’ diverso dalle sue parole ma sempre molto scanzonato e divertente, un uomo che davvero ne ha combinate di ogni durante la sua esistenza e che forse ha lasciato questa vita troppo presto. Mentre scherziamo e ridiamo ci troviamo seduti al mitico tavolo e assaggiamo i vini de “La Tognazza”: io che non sono amante del vino sono riuscita davvero apprezzare soprattutto il Tapioco, un bianco fermo molto ricco ma delicato (non ne so niente di vini e di studio dei sapori di essi, mi vergogno ma lo descrivo “a modo mio”). Oltre ad esso assaggiamo La Voglia Matta e l’Antani, anche loro davvero gustosi.

Emozione palpabile… Chi l’avrebbe mai detto che avremmo conosciuto proprio Gian Marco Tognazzi?

Vi lascio un commento di Gabriele su questa esperienza, dato che lui l’ha vissuta ancora più intensamente:

La Tognazza si presenta come il sogno di ogni cinefilo e il traguardo di ogni amante del buon vino. In pratica una meta imprescindibile per tutti coloro che si trovano nei pressi di Velletri. Mai avrei sperato di poter sedere allo stesso tavolo che un tempo diede ristoro ad un numero imprecisato di “mostri sacri” del cinema italiano: un’emozione incredibile che solo una location come questa può regalare.

Gustare il vino alla Tognazza, ripercorrere la storia di uno dei più grandi attori e luminari della cucina italiana, ridere e commentare il viaggio con Gian Marco, Simona e Valerio… Direi che questa è una delle più belle esperienze mai vissute dalla sottoscritta, a prescindere dai viaggi. Mi sono sentita davvero a casa e tutto questo grazie ad una convivialità spontanea e mai forzata. Nessuna soggezione, solo tanta voglia di ridere e trascorrere tempo di qualità.

Ci siamo talmente ambientati alla Casa Vecchia che abbiamo perso completamente il senso del tempo: Simona ci avverte che a Velletri ci stanno aspettando per un breve tour della città e poi saremo a cena presso l’Osteria da Giovanni vini e cucina.

Prendiamo l’auto e ci dirigiamo subito a in città dove ci aspetta Sara, storica dell’arte ed esperta di Velletri. Purtroppo data l’ora non potevamo visitare i musei e la visita sarà ridotta all’osso ma possiamo comunque ammirare le bellezze di uno dei più importanti Castelli Romani. La prima tappa è la Basilica Cattedrale di San Clemente, il principale luogo di culto della città. La prima edificazione risale al IV secolo e l’edificio odierno venne costruito dopo che un terremoto aveva distrutto il precedente, siamo tra il 1659 e il 1662. Sicuramente da notare sono gli affreschi trecenteschi e quelli medioevali all’interno della cripta, dove sono conservate le reliquie dei Santi martiri Ponziano ed Eleuterio. La visita, quasi fulminea in quanto siamo arrivati proprio all’orario di chiusura, termina con la visione del portale rinascimentale del 1512 di Trojano di Palestrina.

L’interno della basilica

La seconda tappa è Porta Napoletana e mentre la raggiungiamo Sara ci racconta la storia di Velletri che è diversa da tutte le altre: dal XIII secolo era amministrata in forma di repubblica dove vi erano un Consiglio Maggiore, un Sindaco, i Connestabili con funzioni di guide militari e un Podestà con potere giudiziario. Da qui Velletri si è fregiata di essere “città libera“, slegata dalle dinamiche dei territori vicini ma molto influenzata dal potente potere papale che purtroppo determinerà la fine dell sua libertà in modo definitivo nel 1591.

Lo storico motto cittadino è “Est mihi libertas papalis et imperialis” (Io ho libertà del Papa e dell’Imperatore), che testimonia la grande importanza avuta nel Medioevo da Velletri come libero comune

Giunti a Porta Napoletana non possiamo non notarne l’imponenza: si tratta di una porta costituita da un corpo centrale con massicci torrioni laterali di forma semicircolare. Questa porta fu costruita come via d’accesso alla città e qui per entrare si “pagava la gabella“, il dazio doganale. Mentre assistiamo alla guida interessante e mai banale di Sara, ci raggiunge il Consigliere Mauro Leoni, delegato alla valorizzazione del centro storico, che ci ringrazia di essere venuti a Velletri e dell’interessamento verso i Castelli Romani. É sempre un piacere incontrare i rappresentanti di un Comune, soprattutto quando si è in viaggio: questo denota attenzione verso la propria città e verso i suoi ospiti.

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La visita prosegue, salendo e scendendo dai vicoli di Velletri, una città quasi sospesa nel tempo che per certi scorci mi ricorda Napoli, ricca di chiese e di monumenti interessanti. Purtroppo, a causa del poco tempo a disposizione, non possiamo soffermarci molto in un solo punto, altrimenti avremmo fatto tardi a cena. Degno di una visita è sicuramente il Museo civico archeologico di Velletri che custodisce un monumentale sarcofago del II sec. d.C., divenuto l’emblema del patrimonio archeologico della città. Da non dimenticare anche l’Area archeologica delle Stimmate: in un solo luogo viene ripercorsa la storia veliterna dall’Età del Ferro al 1602 con la costruzione della Chiesa delle Santissime Stimmate di S. Francesco, passando per l’antica Roma e per l’epoca del dominio volsco sulle zone. Purtroppo non possiamo visitare il sito a causa dell’orario di chiusura e di questo siamo davvero molto dispiaciuti.

Ormai erano passate le 20 e 45 e la stanchezza iniziava davvero a farsi sentire, oltre che la fame. Siamo costretti a congedarci da Sara e da Simona che tanto si augurano di rivederci per scoprire meglio insieme la città di Velletri. Non mancherà assolutamente occasione dato che ci siamo letteralmente innamorati dei Castelli Romani!

Le ringraziamo davvero molto per il tempo trascorso assieme e ci ripromettiamo di vederci presto: Sara e Simona sono persone squisite e il tempo con loro è davvero volato!

Giungiamo dunque all’Osteria da Giovanni Vini e Cucina dove ci accoglie la simpatica e sorridente Paola, proprietaria del ristorante.

Ah Paola… Quanto mi mancano le tue gustose pietanze!

Già avete capito che qui “se magna bene” da questa piccola introduzione. La ristoratrice, alla mano e molto gentile, decide di farci provare una degustazione di piatti tipici dei Castelli e di Roma, con porzioni che poco riguardano il concetto di degustazione (e meno male, a noi ce piace magnà!). Si inizia con un piatto che mi è rimasto nel cuore e che ho provato a replicare: “A Zozzona”. Tagliatelle di pasta fresca con guanciale croccante, porcini e spolverata di tartufo nero.

IO NON HO MAI MANGIATO UNA PASTA COSì BUONA.

Di sicuro questo è il miglior piatto di pasta dei Castelli Romani, senza alcun dubbio!

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Era talmente buona che ho chiesto di fare il bis: e che vi devo dì…

Gabriele invece si è gustato delle pappardelle al cinghiale altrettanto gustose. Come secondi siamo andati davvero sul classico: coda alla vaccinara per me e trippa alla romana per lui. Mamma mia ragazzi… Che bontà! Pure le zucchine gratinate al forno con rosmarino sono state una vera goduria…

Per concludere non poteva mancare il tiramisù, anch’esso davvero gustoso.

Che dire, Paola ci ha conquistato con la sua cucina semplice ma davvero succulenta e con i suoi modi di fare gentili e premurosi. Mentre saldavo il conto le ho detto che l’indomani sarei tornata… E così ho fatto, ma questa è un’altra storia che vi racconterò in un nuovo articolo sui Castelli.

La penultima giornata ai Castelli si conclude qui, tra emozioni, risate e felicità estrema. La malinconia ci ha pervaso durante il rientro presso il nostro alloggio ma eravamo consapevoli che il giorno seguente avremmo provato ancora fantastiche esperienze.

Per leggere altri articoli sui Castelli Romani, cliccate qui.

Buon cibo ed esperienze uniche: vi consiglio vivamente di visitare Albano Laziale e Velletri dedicandovi anche un giorno per ciascuna di queste città. Non perdetevi la visita ai musei, validi e davvero ricchi di oggetti unici. Se poi volete fare un’esperienza culinaria davvero particolare allora dirigetivi Al Grottino per provare una vera e propria esperienza culinaria di altri tempi. La sera non risparmiatevi e preparatevi per una cena coi fiocchi da Paola presso Vini e Cucina di Velletri: le vostre papille gustative canteranno!

Il vino d’autore: se siete appassionati di cinema non perdete la possibilità di visitare La Tognazza, distante solo pochi minuti da Velletri. Vi troverete catapultati davvero in un mondo magico e bizzarro, il mondo di Ugo Tognazzi, che tanto amava questa casa. Se volete acquistare gli squisiti vini, visitate il sito ufficiale.

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Commenti

  • 23 Settembre 2020

    Ragazzi che bel giretto avete fatto, come sempre corredato di tante belle foto! Mi piace scoprire di più della nostra Italia.

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  • 25 Settembre 2020

    Da quello che ricordo, non credo nè di essere mai stata a Velletri nè ad Albano Laziale, ma solo leggere il tuo post mi ha dato l’impressione di essere lì con te. Mi piace molto il tuo stile narrativo, i tuoi diari di viaggio sono sempre così ricchi di informazioni. Ci sta pure la nota critica, almeno per smuovere i piani alti che non sempre fanno le cose con criterio. Per quanto riguarda la visita alla casa museo e cantina di Ugo Tognazzi, capisco la tua emozione, davvero uno dei più grandi attori italiani di tutti i tempi. Non conoscevo la sua passione per i vini, a tal punto di realizzare una cantina!

    Rispondi
  • 25 Settembre 2020

    Non sono mai stata nè ad Albano Laziale e nè a Velletri. La visita al museo e alla cantina di Ugo Tognazzi sembra molto interessante. Sicuramente una meta da tenere in considerazione.

    Rispondi
  • 25 Settembre 2020

    Queste zone, purtroppo, sono spesso prese sottogamba, eppure sono così antiche da poter essere considerate parte dell’origine della cultura occidentale! Grazie per il tuo racconto, lo troveremo utilissimo per una visita ai Castelli Romani! 🙂

    Rispondi
  • Veronica G.
    28 Settembre 2020

    Così vicine eppure io queste zone non le conoscevo proprio ed è stato bello leggerne nel tuo blog. Tanti consigli e soprattutto frasi giuste che non vengono riportate spesso. Dobbiamo mantenere bene le bellezze storiche e paesaggistiche che abbiamo a disposizione e non lasciarle abbandonate a se.. chissà se mai lo capiremo.

    Rispondi
  • sferri81
    29 Settembre 2020

    Hai fatto proprio un bel giro, condivido con te la sincerità di riportare i fatti così come sono e denunciare quando ci sono realtà abbandonate a sé stesse e da migliorare in modo evidente. Mi sarebbe piaciuto molto visitare la cantina di Ugo Tognazzi, grandissimo!

    Rispondi
  • Martina alias Madi
    8 Ottobre 2020

    Ciao! Molto interessante questo articolo! La zona dei castelli romani mi affascina molto e mi piacerebbe molto vedere scoprire questa terra. Mi sono segnata un paio di cose interessanti dal tuo articolo, spero di poter organizzare presto questo viaggio! 🙂

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